21 Mag 2025
Il buon vivere

Le mescita. Il tempio segreto del vino naturale a Monteverde

A pochi passi da Villa Sciarra, nel cuore di Monteverde, c’è un luogo che merita di essere scoperto con lentezza e curiosità: La Mescita. Sorge negli spazi che un tempo ospitavano la storica vineria Litro, e oggi è un’enoteca contemporanea specializzata in vini naturali, dove ogni bottiglia racconta una storia.Ad accogliermi c’è Vincenzo, volto sorridente e presenza autentica. Con una stretta di mano calorosa mi invita a varcare la soglia e a lasciarmi guidare nel suo mondo, fatto di etichette indipendenti, profumi veri e scelte fatte col cuore.

Se non la conosci fidati, stai vivendo davvero male. Dimenticate le enoteche patinate con calici enormi e camerieri che parlano come sommeliers illuminati. Qui il vino è protagonista senza snobismi: la carta è un viaggio attraverso l’Italia dei piccoli produttori, con qualche incursione europea da veri intenditori.

Vincenzo mi mostra le sue bottiglie che parlano di terra, fermentazioni spontanee e zero chimica. Ridendo mi dice che sono capitato nel paradiso di chi cerca emozioni nel bicchiere.

Mi sono seduto in un tavolo che di storie ne ha da raccontare, mi arriva il primo calice di vino, che non sarà di certo l’ultimo e lascio che il tempo rallenti per godermi questa esperienza afrodisiaca.

Nel bicchiere ho un trebbiano macerato che sa di albicocche e fiori secchi, una bella scoperta.

Il cibo? Non sarà di certo un contorno ma un capitolo fondamentale di questa esperienza.

Arriva quello che Vincenzo definisce l’uovo perfetto, di agricoltura bio, un azienda del viterbese. Un uovo che rispetta la gallina allevata libera e a terra. Ci sono piatti che parlano con discrezione, senza effetti speciali, ma che al primo morso raccontano tutto: territorio, tecnica e buon gusto. È il caso di questo uovo che ho davanti ai miei occhi illuminati di felicità, preparato con cavolo nero, parmigiano, erbe spontanee, burro e pane abbrustolito.

Il primo impatto sicuramente è rustico e avvolgente: il pane abbrustolito regala struttura, croccante e leggermente affumicato, pronto a raccogliere la morbidezza dell’uovo. Uovo cremoso, che si insinua tra le foglie scure del cavolo nero, in un contrasto di dolcezza e amaro che gioca alla perfezione. Il parmigiano è quel gioco di prestigio che viene fatto in cucina per aggiungere sapidità e umami, mentre le erbe spontanee portano quella nota vegetale e selvatica che spezza la monotonia.

Il piatto ormai è vuoto, quasi pulito, ha saputo raccontarmi la cucina istintiva e ragionata di questa enoteca, pochi ingredienti, ma di carattere, combinati con precisione.

Ovviamente la mia degustazione non si ferma qui con grande celerità arriva un secondo piatto. È un piatto che potrei definire un classico che puoi trovare ovunque ma è stato rivisitato con grande personalità

Il club sandwich è uno di quei piatti che, quando fatti bene, diventano un’arte. Dimenticate la versione anonima da brunch distratto o da hotel di lusso senz’anima: quello della Mescita è un club sandwich con identità e sostanza.

Il pane non è un semplice companatico, ma un protagonista, tostato alla perfezione, croccante fuori e ancora morbido dentro, pronto a raccogliere una farcitura studiata nei minimi dettagli.

L’insalata di pollo protagonista del piatto, è anche il suo cuore, con carne succosa e ben condita, lontana anni luce dal solito petto di pollo stoppaccioso. Le patate e la cipolla arrosto sono secondo me il colpo di genio di chi è in cucina: dolci e caramellate aggiungono profondità e rotondità, bilanciando le note sapide e grasse.

Il tutto è legato da una strepitosa maionese vellutata e ben dosata che evita ogni eccesso di untuosità e avvolge gli ingredienti con equilibrio.

Sicuramente rispetta la tradizione ma la porta ad un livello superiore, con materie prime di qualità e un’attenzione maniacale ai dettagli. Saporito, armonico e con il giusto twist creativo.

E poi ovviamente arriva il caffè. Serio, selezionato, estratto con la cura di un orologio svizzero. Sicuramente segno di una caffetteria di livello, con una scelta di chicchi che farebbe impallidire le solite torrefazioni industriali. Se sei abituato al caffè bruciato del bar sotto casa, preparati a cambiare prospettiva.

Davanti ai miei occhi ho una bella tazza di caffè doppio di “Senhor Niquino” del Brasile 100% arabica.

Questo caffè diventa una vera dichiarazione di intenti, un’esperienza da vivere interamente.

Appena è arrivata la tazza, il primo impatto è stato tutto olfattivo: note di cioccolato fondente, nocciola e un accenno di caramello che salgono morbide e avvolgenti. Il primo sorso conferma le aspettative: corpo pieno, rotondo con un’acidità delicata e perfettamente bilanciata. È un caffè che gioca sulla dolcezza naturale e su una finezza aromatica che resta a lungo sul palato, chiudendo con una persistenza elegante e mai invadente. Fino a oggi non mi sarei mai definito un intenditore di caffè — lo bevevo, punto. Ma dopo questo doppio espresso, giuro che potrei anche aprire un blog. Un sorso così buono da farmi dimenticare che ero venuto per il vino: qui, il buon bere non conosce confini. Nemmeno quelli della tazzina. Termino con piacere questa bellissima esperienza, saluto con affetto Vincenzo che sicuramente rivedrò presto ed esco da questo posto che mi rimarrà nel cuore. Sicuramente un posto per chi ama il vino vero, senza trucchi e compromessi. Per chi sa che bere naturale non significa bere acido e difettoso e per chi vuole scappare dai locali mainstream e infilarsi in un angolo di Roma che profuma di autenticità

La mescita è un posto dove si beve bene, si mangia meglio e si respira un’atmosfera rilassata, senza l’ansia di dover dimostrare qualcosa a qualcuno. Monteverde ha il suo piccolo tempio del gusto. Ora che lo sai, non hai più scuse.

Roberto Silvio De Pascale

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