19 Ago 2025
Il buon vivere

Le Trame rosa di Sardegna

 

Ci sono viaggi che restano impressi non solo per i luoghi che attraversano, ma per il modo in cui intrecciano emozioni, sapori e ricordi. E luoghi in cui il tempo sembra fermarsi, sospeso tra la brezza marina e il profumo di macchia mediterranea. La mia vacanza nel Nord della Sardegna è stata proprio questo: un invito alla lentezza, al piacere autentico, un mosaico di attimi che ancora oggi porto dentro, illuminati da un mare cristallino, da una luce unica e da un vino che ha dato il ritmo e il respiro di ogni sera.
Il mio rifugio è  il Resort Le Dune, a pochi minuti da Badesi, località che si apre sul Golfo dell’Asinara con le sue lunghissime spiagge bianche, sospeso tra la macchia mediterranea e la distesa infinita di spiagge. La spiaggia di Li Junchi diventa ogni mattina il mio orizzonte: sabbia finissima, mare cristallino e il maestrale che porta con sé note salmastre, quasi un condimento naturale per i sensi.


Il risveglio è un abbraccio: il vento che scivolava tra le dune, il profumo di ginepro e lentisco, la sabbia bianchissima che brillava sotto il sole, e l’acqua trasparente che mutava continuamente colore, dal verde smeraldo all’azzurro più profondo. Camminare lungo quei chilometri di litorale è come muoversi dentro un quadro, un orizzonte che sembra non finire mai, dove il mare e il cielo si confondono. Il resort, elegante ma discreto, custodisce questa bellezza con rispetto, quasi in punta di piedi, offrendo agli ospiti non solo ospitalità ma un senso di appartenenza a un luogo magico.
La mia prima sera a Lo Scorfano, uno dei ristoranti di questo meraviglioso resort, ha segnato l’inizio di un viaggio nel viaggio. Più che un ristorante, Lo Scorfano si apre come un piccolo villaggio segreto: nove stanze, ognuna con un’anima diversa, che raccontano un percorso fatto di luci soffuse, di profumi che svelano la cucina passo dopo passo. L’ingresso, avvolto da lampade calde tra gli alberi, conduce in un mondo sospeso, intimo, quasi teatrale.
Appena arrivato, il sommelier mi ha accolto con un prosecco e un invito speciale: scendere nella cantina. Le pareti fresche, gli scaffali colmi di bottiglie, la selezione firmata Delphina: un tesoro di etichette che raccontano l’isola nella sua interezza. È lì che mi ha parlato di un vino che avrebbe accompagnato tutta la mia vacanza: Trame, Rosato Nieddera IGT.
Un nome che sembra già racchiudere un destino. Trame nasce dal vitigno autoctono Nieddera, coltivato nella Valle del Tirso, vicino a Oristano. È un’uva antica, di cui si trovano tracce ai tempi dei Fenici e dei Romani, e che per secoli ha rischiato di scomparire. In sardo “Nieddera” significa nera, per il colore della sua buccia, ma dentro custodisce una polpa chiara che, senza artifici né miscugli, regala naturalmente il suo colore rosato. È un’uva che nasce già rosata, capace di donare vini unici per freschezza e vivacità.


Il primo sorso di Trame è stato rivelatore: fresco, vivace, elegante, con note di melograno, piccoli frutti rossi e fiori di campo. Un vino che non si limita a dissetare, ma racconta una storia: la storia di una terra che resiste, di produttori che hanno voluto salvarlo dall’oblio, di un’isola che nel vino sa esprimere la sua voce più autentica. Ogni calice era un ponte invisibile tra il passato e il presente, tra chi ha coltivato quelle vigne e chi oggi le assapora.

Il mio tavolo, intanto, era adagiato sotto un grande albero, illuminato da piccole luci sospese che sembravano stelle vicine. Mi sono lasciato guidare dal buffet: crudité di mare, pesci cotti al vapore, fritture leggere accompagnate da salse delicate. Raggiungo poi il banco dei primi, dove lo chef mi aspetta con un sorriso cordiale. Mi illustra le proposte del giorno e davanti ai miei occhi inizia a preparare un risotto ai frutti di mare. Lenta e sicura, la sua mano dosa il brodo, aggiunge i frutti del mare, rimescola e lascia che il riso prenda vita. Quando finalmente lo assaggio, scopro un piatto squisito, cremoso e intenso, che racchiude il respiro stesso della costa. La cena è proseguita con una spigola al sale, non meno sorprendente del risotto, perfetta nella sua semplicità, accompagnata da verdure grigliate che sapevano di brace e di terra. Infine, in una delle piccole stanze del ristorante, trovo un tavolo imbandito di dolci: un piccolo paradiso illuminato da luci soffuse, dove creme, torte e pasticcini celebrano la dolcezza dell’isola.


Eppure, al di là della cucina, ciò che ha reso quella serata indimenticabile è stata la compagnia. Eravamo insieme, tutti: mia moglie, mia figlia, le mie due sorelle, i miei inseparabili cognati, le nipotine che ridevano di gusto, i miei genitori con i loro occhi che brillavano di una felicità semplice. Ci scambiavamo parole, sorrisi, ricordi. E mentre il vino Trame riempiva i calici, sembrava tessere davvero un filo invisibile tra di noi, intrecciando le generazioni, le voci e le emozioni.


In quel momento ho capito che il buon vivere non è soltanto un luogo, un piatto o un vino. È un intreccio, proprio come il nome di quel rosato: una trama di famiglia, di mare, di luci, di silenzi, che insieme compongono l’armonia di una serata che resterà per sempre nel cuore.

Roberto Silvio De Pascale

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