07 Dic 2024
Il buon vivere

Mattia e la famiglia Scarbolo. Il vino è come un vascello

 

Partendo da Udine inizia il mio viaggio in direzione sud verso Palmanova cittadina patrimonio dell’Unesco e più precisamente fuori le mura di Lauzacco, una frazione di Pavia di Udine, microcosmo enologico. Un posto piccolo, poche case ma ben curate dove è piacevole passeggiare.

Ci troviamo nella zona Doc Friuli-Grave, dove incontro Mattia uno dei figli di Valter proprietari dell’Azienda Agricola Valter Scarbolo, un ragazzo davvero simpatico, che con poche parole mi fa entrare nel suo bellissimo mondo, la sua stretta di mano mi ha trasmesso tutto l’amore del lavoro che fa e l’amore per la sua terra.

Mattia ha voluto parlarmi della sua regione che io conosco davvero poco. Il Friuli-Venezia Giulia è una delle più piccole regioni d’Italia, collocata all’estremo nord-est del nostro paese, culla della tradizione mitteleuropea e terra colorata dalle sfumature dei diversi popoli e culture che l’hanno abitata nei secoli.

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Come uno scrigno ripieno di gioielli, il Friuli è un ambiente variopinto ed unico. Accarezzato da freschi venti orientali e temperate brezze marine, è un compendio di numerosi elementi naturali che inizia con le Alpi a nord, le colline ad est che separano dalla Penisola Balcanica, la Pianura Friulana ad ovest, prosecuzione della Val Padana, ed il Mar Adriatico a sud, accessibile tramite le lagune ed il Carso.

La complessità della superficie si ripete anche nel sottosuolo: il Friuli presenta le rocce sedimentarie più antiche di tutta la penisola italiana ed i processi pedogenetici hanno generato un ricchissimo corredo di profili compositi e polimorfici, riflessi nelle più di 130 unità pedo geografiche della regione.

Queste caratteristiche, assieme all’unicità del microclima – a cavallo tra il tenore mediterraneo ed il clima continentale, contraddistinto da importanti escursioni termiche che permettono una maturazione lenta ed equilibrata delle uve – sono il presupposto ideale per la coltivazione della vite e l’ottenimento di vini equilibrati ed eleganti.

La loro storia inizia da lontano con nonno Gino, un contadino in una famiglia di mezzadri, come le generazioni precedenti, cantiniere responsabile della produzione vinicola dei proprietari terrieri dove viveva la famiglia Scarbolo a Chiasalpo, un villaggio a pochi chilometri da Cividale. Era responsabile non solo della produzione vinicola ma anche della vinificazione per il Conte.

Gino, stagione dopo stagione sviluppò una particolare propensione e consapevolezza del fare il vino che è rimasto come un segno nella famiglia Scarbolo.

Negli anni ’50, a ridosso della Riforma Agraria, si trasferì assieme ai fratelli ed alle famiglie a Lauzacco, dove comprarono qualche ettaro di terreno per continuare a lavorare, con la grande differenza che questa volta era in proprio, e lui piantò anche 1 ettaro di vigneto, cultivar a cui si era ormai affezionato.

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Iniziò a produrre vini, che vendeva localmente in damigiana, passarono così alcuni decenni senza grandi cambiamenti e così Gino gettò le fondamenta per l’azienda che oggi Scarbolo è diventata.

Nel 1982 il papà Valter, dopo una breve esperienza da “colletto bianco” decise di prendere il testimone dell’azienda agricola da Gino (il fratello e la sorella di suo padre, invece, presero strade di vita diverse) e di dedicarsi esclusivamente al ruolo di vignaiolo. Valter che era cresciuto respirando la dedizione e la passione di suo padre, decise di studiare viticoltura ed enologia per intraprendere lo stesso percorso ma puntando ad un salto di qualità: piantò il suo primo vigneto ispirandosi alla scuola francese, caratterizzata da sesti d’impianto fitti e rese basse, ed abbandonò le damigiane, iniziando così ad imbottigliare il vino e nel 1982 uscì con il suo primo imbottigliamento.

Anno dopo anno, i vigneti aumentarono e l’azienda iniziò ad assumere il profilo di oggi. La traccia disegnata da quelle ruote partite 60 anni fa, tutt’oggi è stata intrapresa dai figli di Valter e Maria Grazia, Lara e Mattia, che con dedizione propositiva hanno dato inizio ad un nuovo capitolo di questa storia.

Mattia ormai insieme a Lara ha preso il testimone da Valter e sono diversi anni che vivono l’azienda attivamente e fanno il possibile per essere complementari. Lara è un enologo e tutt’oggi insieme al papà decide come creare i loro vini, che vengono studiati attentamente da entrambi ed insieme si dedicano alla cantina mentre Mattia si dedica alla vigna, mentre la mamma Maria Grazia aiuta in ufficio.

La loro è una bellissima storia ed i vini che producono che Mattia in cantina mi ha fatto provare sono davvero buonissimi, vini di una particolare identità , di grande equilibrio nel calice e raffinati. Mi hanno colpito soprattutto i colori dei loro vini intensi allo sguardo e i profumi che sprigionano.

Il loro Pinot Grigio è davvero eccezionale. Nei loro vini si respira tutta l’artigianalità della produzione e la passione di tutta la famiglia Scarbolo.

In prossimità della loro cantina, crescono vitigni nativi come il Friulano, il Refosco, la Ribolla Gialla e internazionali come il Pinot Grigio, lo Chardonnay, il Sauvignon.

L’intera pianura è formata da suoli di origine alluvionale, grossolani nella parte settentrionale della Doc, più minuti man mano che i fiumi proseguono il loro corso.

Il papà di Mattia, Valter intraprese il percorso vitivinicolo nelle Grave del Friuli, una zona che negli anni ha elaborato una pessima reputazione. Ed a metà anni ’90 è riuscito ad entrare con forza nel mercato statunitense, dove il Pinot Grigio la faceva da padrone, e naturalmente questa cultivar diventò la protagonista in azienda. Così, eventualmente si trovarono associati a due realtà (le Grave ed il Pinot Grigio) abbastanza sfigate se si pensa a progetti votati alla ricerca di qualità ed al lavoro dedito e certosino.

Allora, il papà Valter prima e Lara ed Mattia poi, hanno deciso di fare i bastian contrari e provare a dimostrare che ci può essere qualcosa che va oltre rispetto a ciò che viene raccontato e fatto ora.

Per quanto riguarda il Pinot Grigio, la loro attenzione è su tre vinificazioni: una ramata (la vinificazione più storica, in cui la separazione della buccia dal succo avviene per alzata di cappello, donando al vino l’iconico colore), che è anche l’unico vino comunale (ovvero proveniente da più vigneti), poi lavorano una vinificazione in bianco, dalla vigna più vecchia che riporta fortuitamente anche significative quantità di calcare attivo, ed una pienamente macerata, le cui uve provengono da un altro vigneto dove risiedono alcune viti soggette ad acinellatura, una fenomenale risorsa per questa vinificazione. In quanto a cloni, per adesso ne hanno solo uno, ma proprio questo inverno andranno a raccogliere delle marze da un vigneto storico massale e Mattia sta seguendo un progetto di vite da seme.

Andare controcorrente è nel loro DNA. Non per un vuoto desiderio di provocare fine a sé stesso, bensì perché credono nel dare vita alla forza delle proprie idee anche quando non sono riflesse da trend di mercato.

Mattia mi racconta che ormai sono vitivinicoltori da tre generazioni, e lavorano per comunicare l’eccezionalità dei loro terroir nelle Grave del Friuli.

Oltre ai tre vini citati sopra, il loro perno centrale, fanno anche un uvaggio bianco da Chardonnay, Sauvignon, e Tocai – questo è stato un modo di fare uso di due vigneti che hanno risparmiato dalla “decimazione” del 2020, quando Lara ed Mattia hanno rimosso 15 ettari (così da concentrarci solo su 13) e smesso di fare 10 vini per focalizzarsi su soli 5. L’uvaggio è anche una vinificazione abbastanza rappresentativa del Friuli (con il fenomenale Collio bianco, sebbene usano alcune varietà diverse). L’altro vino è un Refosco dal Peduncolo Rosso, che li sta divertendo molto perché trovano una grande sfida l’interpretarlo in forma delicata e di beva; perciò, sono in fase ti prove varie (forse hanno trovato la quadra questa vendemmia con una macerazione semi-carbonica). Ma Mattia dice di portar pazienza, aspettare e tornare per poter gustare la nuova vendemmia.

In una terra vocata ai vini bianchi, la loro prima “selezione” è stata un vino rosso in appassimento che mostrasse il “muscolo” ed un’identità inaspettata, oltre ai vini macerati e l’uvaggio, testimoni del patrimonio vinicolo friulano, con cui si esprimono già dai primi anni 2000.

Mattia e Lara credono in vini equilibrati, pazienti, e persistenti. L’equilibrio tra le caratteristiche varietali ed il percorso enologico intrapreso in cantina.

La pazienza nell’attesa – non hanno un bisogno fisiologico di consumare vino, non c’è fretta: rilasciano i loro vini quando si possono esprimere al meglio, forti di un adeguato respiro evolutivo.

La persistenza di vini pieni, caratterizzati da accattivante tensione, mineralità, e gradazione alcolica che riflettono il loro terroir.

Mattia sorridendo dice che Il vino è un ambasciatore del terroir, e non bisogna dimenticarlo.
Quando conobbi Mattia la prima volta viaggiava tantissimo, ormai invece viaggia poco (circa 1 mese all’anno contro i 4 mesi quando faceva il puro commerciale e l’intera struttura aziendale e mercati erano entrambi molto diversi).

Prendendosi cura della campagna, la maggior parte del suo tempo è ormai qua. E si diverte molto, molto di più! Diciamo che l’equilibrio tra tanta solitudine e pace con una spruzzata di vita sociale e festiva quando va a vendere sono una dimensione che a Mattia piace molto.

Dopo una storia così lunga e non banale mi viene da chiedergli se in realtà c’è un segreto nascondo in una azienda con tanta storia. Mattia sorride, ma non crede ci siano segreti. Ognuno trova la propria formula tra le mille mila variabili che si accumulano nella propria vita. Piuttosto, a guidarli sono l’ardente desiderio di riscatto e la credenza che questo può avvenire solo con dedizione senza compromessi ed onestà intellettuale.

Per questo, in una regione trainata dai Colli, hanno coscientemente ed orgogliosamente investito nella pianura, dove hanno identificato una mancata realizzazione di valore, certi che si possono invece raggiungere risultati di altissimo calibro

Mattia parla dei simboli che li rappresentano, le ruote.

Proprio come le Ruote, non si fermano mai e colgono ogni occasione per fare meglio.

Mattia racconta che giorno dopo giorno li aspettano nuove sfide ed opportunità e sta’ a loro saper interpretare al meglio ogni momento e… Far girare le ruote

Le ruote rappresentano la ciclicità della vita, che seppur costellata di deviazioni e sfide, ci presenta sempre un’alternativa, una seconda possibilità, un’occasione per fare meglio oggi consci delle lezioni di ieri.

Valori profondi, ben radicati contraddistinguono Mattia e la sua famiglia e con essi i loro vini. Sono una famiglia che è riuscita a domare il carattere forte del Friuli e del suo territorio raccontando una storia di tradizione enologica moderna e accattivante.

Una bellissima realtà da conoscere, da raccontare e da scoprire, motivo per cui vi invito a visitare il loro sito, la loro pagina Instagram nonché ad andare a trovarli in azienda, un posto rinnovato da poco ma che dentro racchiude l’essenza di Gino, della sua storia e delle sue tradizioni arrivate a Mattia e a Lara.

 

 

Roberto Silvio De Pascale

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