03 Apr 2026
Il buon vivere

Nando, Grottaferrata. L’amore per la pizza romana dove la memoria diventa gusto

 

Sui Colli Romani, a Grottaferrata, ci sono indirizzi che non cercano di imporsi, ma che finiscono per restare.
Nando è uno di questi.
Il nome non è solo un’insegna: è una storia. Nando era il nonno di uno dei soci, e proprio qui gestiva un ristorante classico. Oggi quello spazio cambia forma, ma non perde identità. La memoria diventa pizza, e la pizza diventa linguaggio contemporaneo.
Qui non si viene per cercare effetti speciali.
Si viene per capire quanto può essere precisa, riconoscibile e concreta una pizza romana fatta bene.

 

IL MAESTRO PIZZAIOLO ALFONSO CORRADO

Davanti al forno c’è Alfonso Corrado, pizzaiolo con una formazione che nasce in cucina, ereditata dal padre cuoco, e che nel tempo si è trasformata in un lavoro sempre più profondo sull’impasto.

La sua passione per la pizza non è un punto di partenza casuale, ma una scelta precisa. Se la cucina gli ha dato le basi, è nella pizza che trova la sua strada. In particolare, nella teglia — che ancora oggi considera un riferimento fondamentale del suo percorso — dove ha iniziato a lavorare sugli impasti e a costruire una propria identità.

Oggi la sua espressione si concentra sulla pizza romana, ma senza dimenticare le origini. In prospettiva, l’idea di tornare anche sulla teglia resta aperta, come naturale evoluzione di un percorso che non si considera mai concluso.

La pizza che propone da Nando è chiara nella sua impostazione:
Bassa come la vera pizza romana, Croccante e ricca di gusto.

nando pizzeria

L’obiettivo non è la leggerezza fine a se stessa, ma l’equilibrio: un impasto che si lascia mangiare con facilità, ma che resta riconoscibile per struttura e carattere.

Dal punto di vista tecnico, la scelta è quella di un impasto diretto, con circa 24 ore di lievitazione. Una soluzione che gli permette di gestire un equilibrio stabile tra maturazione e lavorabilità.

Ma per Alfonso i numeri non bastano.

Maturazione e idratazione sono fondamentali, certo, ma non sono ciò che definisce davvero il risultato.
La differenza la fa la cura quotidiana.

L’impasto cambia ogni giorno e va seguito, interpretato, accompagnato fino alla cottura. È un lavoro di costanza, più che di intuizione.

Fare una buona pizza, per lui, significa tenere insieme tutte le fasi: la gestione dell’impasto la stesura della pizza, la cottura e per finire il condimento.

Ogni passaggio ha lo stesso peso.

nando pizzeria

Il gesto tecnico che lo rappresenta maggiormente è legato alla cottura, che considera uno dei momenti più delicati. Ma allo stesso tempo è consapevole che una buona cottura è possibile solo se tutto ciò che viene prima è stato fatto nel modo corretto.

Le sue pizze non cercano complessità.
Sono volutamente semplici, costruite su ingredienti chiari e riconoscibili.

Il pomodoro, in questo senso, è centrale. Insieme alla mozzarella rappresenta la base della sua idea di pizza: ingredienti fondamentali, apparentemente semplici, ma decisivi per il risultato finale.

La scelta delle materie prime segue le stagioni, ma è anche guidata dall’esperienza: negli anni ha imparato a riconoscere ciò che funziona davvero per il cliente, senza perdere la propria identità.

Le nuove pizze nascono sempre da un confronto interno.
A volte da un ingrediente.
A volte da un’idea.
A volte da un piatto da reinterpretare.

Poi arrivano le prove.

E se non convince, non entra in menu.

Tra tutte, la pizza che più lo rappresenta è la quattro pomodori con ovolina.
Un progetto su cui ha lavorato a lungo e che continua a perfezionare. Non è un punto d’arrivo, ma un riferimento costante.

Se deve definire la sua pizza in tre parole, non ha dubbi: romana, leggera e gustosa.

LA DEGUSTAZIONE

Si parte con una birra bionda servita ghiacciata.

Il bicchiere è freddo, quasi velato, la schiuma compatta. Il primo sorso è netto, pulito, dissetante. Serve a preparare il palato, ad azzerarlo. È l’inizio giusto, quello che non invade ma accompagna.

I fritti

I fritti arrivano caldi, asciutti, con una doratura uniforme che anticipa già la mano in cucina.

Il supplì classico si rompe sotto i denti con una croccantezza sottile, mai aggressiva.
Dentro, il riso è cremoso, avvolgente, e la mozzarella fila con naturalezza, senza eccessi. Il morso è pieno ma equilibrato, e lascia una sensazione pulita.

nando pizzeria

Il tonnarello cacio e pepe fritto gioca su una doppia consistenza.
All’esterno è compatto, leggermente croccante; all’interno resta morbido, con il pepe che arriva subito e il pecorino che chiude il gusto. È un passaggio tecnico che funziona perché non perde identità.

Lo zitone con spuntature cambia registro.
Il morso è più deciso, più ricco. L’interno è morbido, quasi cremoso, mentre l’esterno mantiene una croccantezza evidente. Il sapore è profondo, pieno, con un richiamo diretto alla tradizione campana. È il fritto che resta di più.

La pizza

Tra le quattro pizze consigliate dal maestro — quelle più identitarie, quelle con più carattere — arriva l’Arrabbiatissima.

La base è sottile, asciutta, croccante.
Al taglio si percepisce subito la fragranza, al morso si conferma con una struttura precisa.

Il pomodoro all’arrabbiata entra deciso, seguito dalla ’nduja che aggiunge profondità e rotondità. Il peperoncino si sviluppa in modo progressivo, senza mai coprire, mentre il prezzemolo e il pecorino chiudono con una nota fresca e sapida.

L’assenza della mozzarella è una scelta che definisce il piatto:
il morso è più diretto, il gusto è più leggibile, la pizza resta leggera fino alla fine

È una pizza che si mangia con facilità, ma che lascia il segno.
Una di quelle che raccontano davvero la mano del pizzaiolo.

Si chiude con il romanozzo, ispirato al maritozzo romano e farcito con Nutella.

L’impasto è soffice, leggero, con una struttura ariosa che cede subito al morso senza opporre resistenza. La superficie è appena dorata, mentre l’interno resta morbido e caldo, quasi vaporoso.

La Nutella entra piena, avvolgente, con una dolcezza rotonda che si distribuisce in modo uniforme senza risultare eccessiva. Non è una farcitura invasiva: accompagna, non copre.

Il contrasto tra la leggerezza dell’impasto e la cremosità della farcitura crea un equilibrio immediato, che rende il morso appagante ma mai pesante.

È un finale che funziona perché non cerca di stupire: è goloso, è diretto. è riconoscibile

E soprattutto chiude la degustazione con quella semplicità ben costruita che resta.

Nando è una pizzeria che lavora sulla precisione, non sull’effetto.

Tutto è leggibile: l’impasto, gli ingredienti, le scelte.
Ma quello che resta davvero non è solo la tecnica.

È il momento in cui Alfonso lascia il forno, si avvicina al tavolo e ti serve la pizza in prima persona.
C’è un sorriso sincero, mai costruito. Quello di chi sa cosa sta portando e lo fa con orgoglio, senza bisogno di spiegarlo.

È lì che capisci tutto.

Sui Colli Romani, in un contesto dove la tradizione spesso si limita a replicarsi, Nando riesce a fare qualcosa di più difficile: portarla avanti, con misura e consapevolezza.

Se cerchi una pizza romana fatta bene, questo è un indirizzo da segnare.

Ma soprattutto, è uno di quei posti in cui torni.

 

 

Roberto Silvio De Pascale
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