Primo vineria con cucina. Un viaggio nei sapori e nel calore
Ci sono luoghi dove vai per mangiare, e poi ci sono quelli in cui torni ancora e ancora, perché ogni visita si trasforma in un’esperienza da vivere e ricordare. Primo – vineria con cucina appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria: un luogo dove il cibo incontra l’anima, e ogni dettaglio racconta una storia di accoglienza autentica, gusto e passione.
Accolto dal sorriso contagioso di Guido e Giuseppe, padroni di casa, genuini, simpatici e pieni di passione, ho capito subito che questa non sarebbe stata una semplice cena, una delle tante a cui ho partecipato. È stata una cena dove la degustazione ha assunto connotati ben precisi: simpatica, divertente e piacevole.

Guido mi illustra i piatti che avrò il piacere di provare, piatti pensati, equilibrati che raccontano un territorio e insieme una visione quella del simpaticissimo chef Salvatore che si palesa, mi stringe la mano e mi sorride con il savoir faire da buon napoletano.
La sua cucina è fatta con tecnica ma soprattutto con cuore.
Guido consegna la carta dei vini: è una piccola chicca, ben curata, con etichette che parlano di territorio, artigianalità e ricerca.

Ho in mano un bellissimo calice e Giuseppe versa un bel vino rosso. E inizia a presentarmelo e raccontarmelo. Un rosso dal profilo intenso e mediterraneo, che racconta la Puglia con orgoglio e carattere. Susumaniello Igp Zolla del 2022.
Al naso sprigiona note di frutti rossi maturi, prugna, amarena, con sfumature speziate di liquirizia, pepe nero e tutto balsamico.
Al palato è morbido, strutturato, con tannini presenti ma ben integrati e una buona freschezza che bilancia la ricchezza del frutto. Il finale è lungo, con ritorni fruttati e una piacevole nota sapida.

Talmente buono che insieme al simpatico Giuseppe il primo bicchiere vola via come se non fosse stato mai riempito.
Ed ecco che Guido presenta e serve il primo piatto di questa lunga e piacevole cena.
Rocher di vitella. Stracotto di vitella morbidissimo lavorato come una pralina e avvolto da una croccante granella di nocciole. Una veloce immersione nella friggitrice – tre secondi, il tempo giusto per sigillare la perfezione – e il tutto è servito su una colatura vellutata di provola affumicata. Un boccone che gioca con consistenze, calore e intensità portando in tavola un’idea che sorprende al primo morso, conquista al secondo e al terzo ti lascia estasiato.
Dopo questo piatto credo che il gioco inizi a diventare serio, si sono presentati con un piatto audace e sono sicuro continueranno a stupirmi.

Guido serve un piatto di mafalde con ragù di cervo. La Mafalda accoglie con la sua consistenza corposa un ragù di cervo profondo e avvolgente, reso elegante da una riduzione di datterino rosso che regala dolcezza e vivacità.
L’emulsione al caprino, da standing ovation, aggiunge un tocco di classe lattico e pungente, spezzando con intelligenza la carnosità del piatto, mentre il tocco di genio dello chef Salvatore è la spolverata di cacao amaro perché gioca sul filo dell’amaro, chiudendo con una nota terrena e inaspettata.
Mi alzo vado in cucina e mi complimento con Salvatore, gli stringo la mano e gli dico bravo perché mi ha regalato un piatto con un equilibrio studiato che unisce forza e delicatezza. Un primo piatto che racconta una bella storia e mi fa vedere la personalità di Salvatore con grande classe.

Guido serve un piatto che parla sottovoce, ma lascerà sicuramente il segno.
Il filetto di maialino, cotto a bassa temperatura, mantiene tutta la sua tenerezza e succosità, esaltando la delicatezza naturale della carne. La brunoise di verdure saltate al wook per me è uno spettacolo, un inno alla gioia. Introduce una componente vivace, giocando su freschezza e sapori, croccantezza e precisione di taglio, mentre la demi glacé ai profumi di giardino avvolge il piatto con note aromatiche sottili, quasi sussurrate, che evocano erbe fresche, terra bagnata e stagioni che cambiano. Un piatto che regala emozioni, un insieme armonico dove nulla è lasciato al caso. Un piatto che non urla, anche se dovrebbe, ma racconta con eleganza il valore del dettaglio e della tecnica ben applicata da Salvatore. Un piatto che con felicità riporto vuoto in cucina e applaudo per il piccolo sogno che mi è stato regalato.
Primo è il posto dove il gusto incontra l’accoglienza vera, quella che non si insegna. Dove si va per scoprire qualcosa di nuovo ma ci si sente subito a casa. Dove il vino scorre, ma senza fretta. Dove ogni dettaglio conta.

Una serata che è andata ben oltre le aspettative. Ho trovato accoglienza vera grazie alla simpatia e alla passione di Guido e Giuseppe, e ho avuto il piacere di conoscere lo chef Salvatore, napoletano di cuore e anima, che sa mettere nei piatti calore, tecnica e personalità.
Un luogo dove la cucina si intreccia con l’ospitalità, e ogni dettaglio è pensato per farti sentire nel posto giusto,
In un mondo dove spesso la forma prevale sulla sostanza, Guido e Giuseppe ci ricordano che la buona cucina è prima di tutto una questione di autenticità. Ci tornerò? Assolutamente si ma in compagnia di tanti amici.

Roberto Silvio De Pascale
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