Sisters – Dove l’amore si fa piatto
Dopo una mattinata passata tra le vetrine romane, il caldo di Latina Scalo mi avvolge come una coperta d’estate. Salgo su un taxi, affamato e stanco, con una sola richiesta: “Portami in un posto dove si mangia bene, davvero bene”. Il motore si spegne di fronte a un’insegna semplice ma evocativa: Sisters.
Immagino subito due sorelle. E appena varco la soglia, la realtà supera l’immaginazione: due bellissime gemelle, occhi vispi, sorrisi pieni di luce, mi accolgono con una grazia naturale che scalda il cuore. C’è qualcosa nei loro modi – gentili, accorti, sinceri – che mi fa sentire atteso, come se questo incontro fosse scritto da qualche parte.
Mi fanno accomodare, e tra un sorriso e un bicchiere d’acqua fresca, mi raccontano la loro storia ma prima si presentano: Simona e Stefania. Dal 2009 lavorano fianco a fianco, unite da una passione che non si è mai spenta. Da qualche anno con loro c’è anche Alessandro, compagno di Simona e anima della cucina.

Nel marzo 2025, decidono di rinnovare tutto, e non solo nell’arredo: trasformano un sogno in un luogo vero, dove la passione per il cibo e l’accoglienza diventano esperienza viva.
Simona resta con me a chiacchierare, mentre Stefania corre fra i tavoli. Alla mia domanda più intima – “E mamma e papà?” – Simona sorride con dolcezza e dice:“Sono la nostra forza silenziosa. Sempre con noi, in ogni scelta, in ogni piatto, in ogni passo che facciamo. Sono il nostro cuore dietro le quinte. Ci guidano, ci ispirano, ci ricordano ogni giorno da dove veniamo.”
E così, con il cuore già toccato, mi preparo a lasciarmi conquistare dalla loro cucina e chiedo a Simona di decidere lei cosa farmi provare, perché sono sicuro che resterò senza parole.

Si comincia con un piatto di crudi ma Stefania mi sorprende con un calice di Kius Brut dell’azienda Carpineti, servito ben ghiacciato. Bollicine fini, persistenti, quasi timide, che poi esplodono in bocca in un abbraccio elegante e minerale. Al naso, si avvertono note di crosta di pane, fiori bianchi e agrumi: è un vino che accarezza, pulisce, prepara. Un brindisi silenzioso all’eleganza della semplicità.
Questo piatto è un viaggio sensoriale: scampi locali, gambero rosso di Mazara del Vallo, carpaccio di spigola con salsa di ciliegie, gambero gobbetto, tartare di gambero rosa con mela verde, tartare di tonno rosso con pesca, mela verde e pomodoro concassé.
Quel piatto di crudi è una composizione poetica, una tavolozza di colori marini e accenti fruttati che racconta la cucina di Sisters in tutta la sua eleganza. Gli scampi locali si sciolgono in bocca come seta marina, il gambero rosso di Mazara del Vallo sprigiona dolcezza e sapidità in perfetto equilibrio, mentre il carpaccio di spigola con salsa di ciliegie è un incontro audace, sorprendente, dove il mare si lascia corteggiare da un frutto maturo anche se qualche domanda me la lascia.
Il gambero gobbetto, più delicato e aromatico, prepara il palato alla freschezza brillante della tartare di gambero rosa con mela verde, che gioca sul filo dell’acidità e della dolcezza con raffinata leggerezza. Infine, la tartare di tonno rosso accoglie pesca, mela verde e pomodoro concassé in un abbraccio succoso e profondo: un sorso d’estate che esplode al primo morso.
È un piatto che non racconta solo il pesce, ma la creatività, la tecnica e il coraggio. Un piatto che vibra come una canzone ben scritta: melodico, armonico, memorabile.
Un assaggio e capisci che qui, al Sisters, anche il mare ha imparato a parlare il linguaggio dell’anima.

Faccio un’osservazione a Stefania sul carpaccio di spigola con salsa di ciliegie, suggerendo un’alternativa agrumata. Alessandro, che viene al tavolo con gentilezza, sorride e mi dice: “Hai ragione. È una modifica che farò sicuramente”.
Questo è il segreto di Sisters: ascoltare, accogliere, migliorarsi con umiltà e passione.
Il ritmo del pranzo è perfetto, come una sinfonia: arriva un soutè di cozze e vongole, caldo, profumato, con un fondo così buono da invocare la scarpetta. Le cozze volano nel piatto come se ballassero, e le vongole sembrano cantare, ma la scarpetta è il gesto che più di tutti suggella l’amore per il piatto.
E poi, su un lungo piatto, si dispongono come per incanto: alici fritte, calamaro alla piastra su purè di patate, carpaccio di polpo, scampi grigliati e un’insalata di mare con cozze, vongole, carote e calamaro. Ogni elemento è curato, ogni sapore ha il suo spazio.
Quel lungo piatto arriva in tavola come una scena teatrale pronta ad andare in scena: elegante, misurata, vibrante. Ogni assaggio è un atto, ogni ingrediente ha il suo ruolo, e la regia – ancora una volta – è firmata dalla mano attenta e appassionata di Alessandro.

Le alici fritte aprono il sipario con il loro profumo irresistibile: croccanti, leggere, sapide quanto basta, sprigionano tutto il buono del mare popolare, quello sincero, quello che emoziona. A seguire, il calamaro alla piastra è una carezza appena scottata che si adagia su un purè di patate vellutato: la morbidezza del calamaro e il profumo della terra delle patate che abbracciano il mare con delicatezza.
Il carpaccio di polpo racconta di cotture perfette e di marinature discrete: tenero, elegante, con quel gusto minerale che accarezza il palato e invita a chiudere gli occhi. Gli scampi grigliati, profumati e appena bruciacchiati al punto giusto, portano il fuoco in questo viaggio marino, mentre l’insalata di mare con cozze, vongole, carote e calamaro è un tuffo nei sapori autentici della tradizione, rielaborati con rispetto e gusto.

Un piatto che non vuole stupire con effetti speciali, ma con la forza del saper fare bene, con amore. Tutto è calibrato, tutto è armonico. Come una famiglia che sa stare a tavola insieme, ogni sapore lascia spazio all’altro, in un equilibrio perfetto.
Un piatto che profuma di Mediterraneo e di mani che conoscono il mare.
A seguire, sulle portate di mare più strutturate, Stefania cambia rotta e sorridendo arriva al tavolo e mi versa un Petrara della cantina MonteCorvino, proveniente da Sermoneta, nel cuore pulsante della provincia di Latina. Nel calice, il vino è dorato, con riflessi che ricordano l’ambra e la luce delle isole siciliane. All’olfatto è un viaggio: note di fiori gialli, agrumi canditi, pietra focaia. In bocca è teso, vibrante, con una sapidità vulcanica che sorregge ogni sorso.
Simona mi guarda, con quella luce negli occhi che solo chi ama davvero il proprio lavoro può avere. “Spero di stupirti con il primo, uno dei miei preferiti”, mi dice. E ha ragione.
Le linguine cacio e pepe di scampi sono un’ode alla fusione perfetta tra terra e mare, un’armonia che sorprende e conquista. Il piatto arriva fumante, profumato, avvolto da un’aroma che sa di casa e di viaggi lontani.

La pasta è al dente, ruvida, generosa, abbracciata da una crema setosa di scampi che ne esalta la morbidezza, mentre la nota pungente e persistente del pecorino romano accende il palato con carattere. Il pepe, dosato con equilibrio, risveglia ogni papilla, preparandola alla dolcezza succosa dello scampo fresco, adagiato come un gioiello sulla sommità del piatto.
È un piatto che non chiede permesso: entra in scena con eleganza, ma con tutta la forza del suo sapore. Il mare accarezza il Lazio, e insieme danzano in bocca in un connubio che non vorresti finisse mai.
Un primo da ricordare, un incontro che racconta il territorio, la tecnica e soprattutto la passione di chi lo ha pensato. Un primo che è emozione pura perché riesce a rievocare un piatto della tradizione e renderlo innovatico e sublime.
I secondi arrivano in tavola come un bis sussurrato ma potente, capace di chiudere gli occhi e far sognare.

Il tataki di tonno è un piccolo capolavoro di tecnica e sensibilità: la superficie appena scottata custodisce un cuore tenero, rosso vivo, che si scioglie in bocca come burro. È adagiato su un letto di verdure croccanti tagliate al coltello, che raccontano freschezza e manualità, mentre la menta fresca irrompe nel piatto come un soffio d’estate. A legare il tutto, una salsa agrodolce, intensa ma armonica, che accarezza il palato con un gioco sottile di contrasti: dolce e acido, umami e freschezza. Ogni forchettata è un passo di danza sensoriale, una carezza raffinata.
Accanto, arriva la frittura di calamari e gamberi, dorata e fragrante. Il profumo è quello della felicità semplice, del mare nei giorni di festa. Il morso rivela una croccantezza delicata, una frittura leggera che non unge, che lascia spazio alla dolcezza della carne dei calamari e dei gamberi. È una frittura che sa di artigianalità, di leggerezza, di mani esperte che non hanno fretta. Un secondo che non ha bisogno di presentazioni, perché è sincero, schietto, perfetto.
Due piatti, due anime del mare: una elegante e creativa, l’altra popolare e irresistibile. Entrambe emozionano.
Simona sorridendo mi dice: “ovviamente senza il dolce non puoi alzarti”. E così quasi remissivo le dico ok, procedi pure con il dolce.
Il dolce arriva in punta di piedi, ma conquista il cuore con la forza di una carezza ben assestata.
È una cheesecake al caramello salato, vellutata e seducente. La base friabile accoglie una crema avvolgente, setosa, che profuma di latte e amore. Ma è il caramello salato a firmare l’incantesimo: denso, lucente, con quel tocco sapido che esalta e spezza la dolcezza, rendendo ogni cucchiaio un piccolo, goloso capolavoro.
Un dessert che non chiude, ma prolunga il piacere. Che non spegne, ma accende ricordi. Che lascia sul palato e nel cuore l’eco di una pausa vissuta con intensità.

Una dichiarazione d’amore, sì — per chi cucina, per chi assaggia, per la vita.
Sisters non è solo un ristorante. È una storia di famiglia, di passione, di rispetto
È un luogo dell’anima, dove il tempo si scioglie tra sorrisi sinceri e profumi di casa. È un abbraccio che arriva prima ancora del primo assaggio, è quella luce negli occhi di chi ti accoglie e ti fa sentire parte di qualcosa di autentico.
Qui, ogni piatto ha una storia, ogni ingrediente ha una voce, ogni gesto è un atto d’amore.
E allora vieni.

Lascia fuori la fretta, siediti, respira.
Assaggia il mare, la terra, l’affetto.
Perché da Sisters non si mangia soltanto: si vive un’emozione.
E si riparte diversi, con un pezzetto di bellezza in più nel cuore.
Grazie Simona, Stefania e Alessandro,
per aver messo nei piatti ciò che oggi manca ovunque:
la verità.
Per aver cucinato, per aver sorriso. Ma soprattutto, per averci messo l’anima.
Roberto Silvio De Pascale
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