“Un Senso…”: dove il fuoco della brace incontra l’anima del rock
A Borgo Podgora, appena fuori Latina, c’è un piccolo angolo di mondo dove il profumo della carne alla brace si mescola alle note di Vasco Rossi. È qui che, da novembre 2007, Barbara e Alberico accolgono i clienti nel loro ristorante “Un Senso…”, un omaggio dichiarato al rocker emiliano, ma soprattutto alla cultura del buon cibo e della convivialità.
Appena varcata la soglia, è la musica di Vasco a dare il benvenuto. Le sue canzoni riecheggiano tra le pareti ricoperte di foto, citazioni e sciarpette da concerto, mentre il profumo della brace comincia già a raccontare una storia di passione e qualità. Barbara e Alberico ti accolgono con il sorriso di chi ha fatto della ristorazione una missione di famiglia.

Incontro subito Alberico e Barbara che mi accolgono con un sorriso discreto e gentile. Alberico mi stringe la mano con fermezza, poi torna subito alla brace, lasciandomi nelle mani di Barbara, che con garbo e gentilezza mi accompagna al tavolo.
Nella saletta in cui ci troviamo il locale è intimo, raccolto, con tovaglie a quadri bianche e rosse che ricordano la cucina delle case di una volta, ma poi Barbara mi svela la nuova sala con tavoli e pareti curate, una bellissima novità che sorprende.
Mi faccio portare il menù così da scoprire la loro proposta gastronomica che guarda molto più lontano, spaziando dalle carni italiane a tagli pregiati esteri. Il menù è pensato per tutti i gusti: grigliate miste, tagliate, arrosticini, bistecche, panini imbottiti, piadine e una selezione accurata di contorni e dolci artigianali.
Tra le specialità più recenti, Barbara mi racconta della carne di Bisonte, sorprendente per tenerezza e valori nutrizionali. Ricchissima di ferro (il 70% in più rispetto al manzo), povera di colesterolo (appena lo 0,035%), contiene omega-3, omega-6 e vitamine come la B6 e la B12. Una scelta ideale per chi ama la carne ma cerca anche equilibrio e benessere.

Dopo aver curiosato nel locale, guardato il menù finalmente Barbara con gentilezza mi fa accomodare al mio tavolo, uno di quelli con la classica tovaglia rossa e bianca a quadri. Mi serve subito un po’ d’acqua e, dopo qualche istante, torna con il primo antipasto: un piatto che è già un piccolo viaggio gastronomico.
Arriva una coppa di mangalica, razza suina originaria dei Balcani e diffusa soprattutto in Ungheria, oggi allevata anche in Italia da realtà virtuose come Divina Fortitudo, che ne hanno fatto un prodotto di nicchia nazionale. Questo salume ha una caratteristica inconfondibile: la marezzatura intensa del grasso, che dona alla coppa un sapore rotondo, elegante e persistente. Si scioglie in bocca, sprigionando un profumo ricco ma mai invadente, con note che ricordano la nocciola e le spezie dolci.
Accanto, una ricottina di bufala fresca, compatta e cremosa, sormontata da mirtilli rossi che aggiungono un tocco di acidità e dolcezza, giocando con il sapido del salume e la morbidezza del latticino. A completare il piatto, un sorprendente formaggio inglese stagionato e affinato con mango e zenzero: un connubio audace tra la piccantezza aromatica dello zenzero e il fruttato tropicale del mango, che dona al morso un equilibrio tra dolcezza e speziatura davvero inaspettato.

Un antipasto che unisce tradizione contadina e sperimentazione gastronomica, raccontando tre mondi diversi in un unico piatto. Il tutto accompagnato da ottimo pane casereccio e un calice di vino scelto con cura, serviti da Barbara con la sua solita attenzione e gentilezza.
Poi arriva la tartare di manzo, servita con sobrietà e precisione. La carne, tagliata al coltello, è di una freschezza assoluta: ha un colore vivo, brillante, e una consistenza che si scioglie in bocca. Ogni boccone è un’esplosione di sapore autentico, essenziale, che esalta la qualità della materia prima senza bisogno di troppi condimenti. Un filo d’olio extravergine, un tocco di sale e qualche spezia dosata con misura bastano a completare un piatto che convince per equilibrio e delicatezza. È una tartare che parla di verità, di rispetto per l’ingrediente, e che arriva al palato con la stessa forza con cui la brace racconta la sua storia.
A quel punto mi alzo e mi avvicino alla brace, attratto dal profumo intenso che avvolge la sala. Alberico è lì, al centro del suo regno di fuoco, con la camicia leggermente arrotolata e il sorriso di chi sa esattamente cosa sta facendo. Con fare caloroso e orgoglioso, mi mostra un taglio di carne polacca Kimi: 31 giorni di frollatura, una marezzatura perfetta e una consistenza che promette meraviglie. “Guarda qui che spettacolo,” mi dice, mentre fa roteare il pezzo tra le mani. C’è qualcosa di teatrale nel modo in cui lo mostra, come se stesse presentando un’opera d’arte viva, pronta a trasformarsi.

Scelgo una costata generosa, che Alberico poggia con rispetto sulla griglia rovente. Il crepitio della carne che incontra il calore è un suono che mette appetito, un preludio a quello che verrà. Lui la gira con calma, controlla ogni lato, annusa l’aria come un direttore d’orchestra annuserebbe le note. La voglio quasi al sangue accenno con voce quasi timida, e lui annuisce con un cenno d’intesa, come a dire “ci penso io”.
Quando la carne mi viene servita, il taglio è perfetto, la crosticina esterna è brunita, croccante, mentre l’interno è succoso, tenero, dal colore rosso vivo. Al primo morso sento un’esplosione di sapore: la carne è saporita, avvolgente, con una leggera nota affumicata della brace che si fonde alla dolcezza naturale del grasso ben distribuito. Ogni boccone è pieno, rotondo, appagante.
Al fianco della costata, arriva un contorno che è una coccola: patate al cacio e pepe, cremose, calde, con una spolverata abbondante di pecorino e la nota pungente e aromatica del pepe nero appena macinato. Sono l’accompagnamento perfetto, un abbraccio morbido e sapido che esalta ancora di più il carattere deciso della carne.
Il finale è degno di nota, una vera esperienza sensoriale che chiude la cena con intensità e stile. Barbara arriva con un distillato ricco e sorprendente: il Caramello Salato Mantovani, un liquore che fonde eleganza italiana e calore caraibico. Composto per il 75% da grappa invecchiata e per il 25% da rum caraibico affinato per 15 anni, è un blend audace e raffinato. Al naso rivela note di caramello, legno dolce e spezie calde, mentre in bocca è cremoso e vellutato, con una nota sapida che equilibra perfettamente la dolcezza. Un distillato avvolgente e armonico, capace di lasciare una lunga scia aromatica, intensa ma elegante.

E proprio quando pensi che la cena abbia detto tutto, Barbara torna al tavolo con un ultimo gesto di cura per un ultimo brindisi: “Meno Ventuno”, una specialità glaciale firmata Mantovani. Servito a temperatura sottozero, colpisce per il contrasto fra la freschezza al palato e la profondità del gusto. È un elisir di liquirizia calabrese, intenso ma mai invasivo, con armoniose note di limone che ne esaltano la rotondità e ne amplificano la bevibilità. Un sorso pulito e rigenerante, perfetto per salutare la serata con un sorriso e la promessa di tornare. Fresco, balsamico e sorprendente, questo liquore chiude la cena con una carezza pulita e rigenerante, lasciando il palato appagato e lo spirito leggero.
Da “Un Senso…” non si esce solo sazi: si esce avvolti da un’energia calda e familiare, con il sorriso di chi ha appena vissuto qualcosa di autentico. Qui ogni piatto racconta una storia, ogni taglio di carne è una dichiarazione d’amore per la brace, ogni dettaglio – dal vino al dolce, fino all’ultimo sorso – è pensato per accogliere e sorprendere.

Se amate il cibo che sa emozionare, i luoghi che parlano di passione e verità, lasciatevi guidare dal profumo del fuoco e dal ritmo di Vasco. Andate a scoprirli. Sedetevi a quel tavolo con la tovaglia a quadri, fatevi raccontare la carne da Alberico e lasciate che Barbara vi coccoli, passo dopo passo.
Perché qui il buon cibo non è solo gusto. È memoria, calore, anima.
È un senso. E vale la pena viverlo fino in fondo.
Roberto Silvio De Pascale
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