28 Set 2026
C’era una volta Cantine Dei in contrappunto di armonie
Toscana, Montepulciano
Oggi è facile dimenticarsi di salvare, di recuperare, di aggiustare e valorizzare. Viviamo dove l’accentramento dei valori in valori sbagliati, millantati, desemantizzati, non fa comprendere empaticamente il racconto della realtà culturale di un territorio, di un patrimonio. Non si vive più il concetto di valorizzazione: non si riesce a far comprendere a pieno il significato di una tradizione.
Non esiste più lo sforzo per scoprire e far scoprire la “rarità”, l’unicità, la perla all’interno della conchiglia, per quanto essa possa essere ostile ad aprirsi: a quanto pare la scoperta di un mondo all’interno di quella conchiglia, ormai, non vale più la fatica che richiede l’aprirla. Si punta sul già forte, sul conosciuto, sulla facile propaganda, sulla veloce comunicazione, sul certo risultato prevedibile.
La scommessa invece, la reale ricchezza, sarebbe credere nel sostegno del patrimonio che si possiede in quanto Paese così ricco e pieno di ogni tipo di eccezionalità territoriale. Sono proprio le innumerevoli particolarità a renderci così preziosi nel panorama mondiale.
Questo principio e questo scopo trova terreno fertile a Montepulciano: credere nella propria terra d’origine è diventato nel corso degli anni l’obiettivo della Patron di Cantine Dei.
Crederci al punto da far costruire il suo regno, inerpicato all’interno di boschi di alberi con le loro fronde e rami selvaggi, percorrendo sentieri nascosti coperti da varietà di arbusti, attraversando scorci tanto belli da suscitare continui stupori alla vista e il suo castello, circondato da un fitto bosco che si estende per ettari e protegge ciò che vi è all’interno, dalla realtà infida e superficiale che si trova al di fuori di esso.
Lei capì sin da subito il bisogno di creare cultura di tradizione e far conoscere l’importanza di quel tesoro nascosto entro quelle mura di travertino. Si concesse, quindi, la libertà e il tempo di comprendere il valore di ciò che la circondava e trovare di conseguenza un modo per farlo capire al mondo esterno, nel momento in cui sarebbe stata pronta, regalando un’identità tradizionale a tutti coloro che avrebbero saputo apprezzarla.
Signore e Signori…
…C’era una volta una bambina. C’era una volta Maria Caterina Dei.
C’era l’amore di un nonno, Alibrando Dei, per l’arte e c’era la sua lungimiranza proiettata a futuri progetti vitivinicoli, in una zona vocata a vini di importante struttura.
C’era il travertino, personaggio quasi tangibile nella storia della famiglia Dei, in quanto possidenti di giacimenti.
C’era anche l’amore di un padre, Glauco Dei: il suo amore cristallizzato in tante scaglie sottili di travertino, compresse tra loro, per dare vita al sogno di quella bambina che in un giardino del 1700 passava le sue giornate in sublime compagnia di statue artistiche, disseminate nella ricca vegetazione del suo bellissimo regno. Sola e autentica arte che prendeva forma per difendere ogni suo sogno.
Maria Caterina Dei crescendo comincio però a chiedersi perché dovesse restare tutto lì, così nascosto, in modo che solo lei potesse vederlo. Perché non portare al di fuori quel mondo che amava e aveva tanto amato da bambina?
Perché non far capire che tutto poteva essere diverso dalla regola, da com’era sempre stato? Che tutto poteva essere possibile, se solo si fosse riusciti a far apprezzare la tradizione, se solo si facesse caso alle piccole cose.
Se solo si riuscisse a far capire che la differenza a questo mondo la fa chi sa dove e cosa guardare e chi riesce ad apprezzare il più piccolo acino di uva all’interno di un calice di vino.
Il Nobile di Montepulciano appunto: un vino nobile in tutte le sue accezioni.
Elegante, complesso, dai mille volti e vinificato, in questo caso, in numerose declinazioni dalle mani e dall’inventiva acuta di quella bambina che crescendo si era cominciata a preoccupare del patrimonio tradizionale e così era riuscita in un compito davvero arduo: creare dall’artigianalità un mondo, un’identità in cui rivedersi e far si che chiunque avesse voltuto potesse rivedercisi a sua volta. Era stata lungimirante, caratteristica sicuramente di famiglia.
Per questi suoi principi, un amorevole padre, pur di vedere tale sogno realizzato negli occhi della figlia e renderla felice, iniziò a costruire, ideare e creare con le sue mani…armonia.
Cominciò a seguire la melodia che Maria Caterina intonava quotidianamente. Trasportato da quelle note, ogni giorno, dava vita con il duro lavoro, a un castello, una cantina, fatta di accordi e travertino.
Quando l’amore di una figlia si propaga diventando vibrazione sonora e liquefacendo la potenza della terra e quando l’amore per un territorio si manifesta con il Nobile di Montepulciano che in un anfiteatro ha il suo trono, ci si rende conto che quella che era una bambina chiusa nel suo regno a creare mondi con le sue idee rendendole liquide, alla fine è riuscita ad aprire finalmente le porte alla realtà esterna per poter raccontare la sua verità; stabilendo le sue regole per tutti coloro che hanno l’attenzione e i sogni di riuscire ad ascoltare la sua musica che incanalandosi attraverso quella scala a chiocciola, per quell’immenso anfiteatro, arriva rimbombando tra le mura, direttamente al cuore di ognuno suggerendogli di destarsi dall’inconsapevolezza.
Un vino che all’interno degli ampi spazi si può sentire con il cuore e ascoltare chiudendo gli occhi, percependo le vibrazioni.
C’era una volta l’amore di una cantina per il suo territorio: vi presento Cantine Dei.
IL PERCORSO IN BREVE:
MATTINA:
Visita a Cantine Dei a Montepulciano godendo del racconto della padrona di casa e facendovi coinvolgere dalla natura artistica di un luogo e di un vino.
POMERIGGIO:
Visita a Montepulciano una realtà racchiusa in piccole vie lastricate, a stretto contatto con panorami mozzafiato e cultura locale.
Un salto fino in cima nella torre del comune per respirare l’aria del paese, merita la visita.
PRANZO/APERITIVO:
Vi consiglio di fermarvi, durante la passeggiata, per fare un aperitivo d’obbligo, un pasto veloce, ma confortevole a “La Vineria di Montepulciano”: locale piccino e accogliente, tramandato di padre in figlio con l’unico scopo di far provare le tradizioni toscane a tutto quel mondo che lì si ferma per un momento di ristoro e curiosità.
Ormai divenuto uno dei fulcri centrali per le sue tipicità a Montepulciano, saprà sorprendervi con ogni tipologia di tagliere salumi e formaggi e specialità in ogni modalità di lavorazione. Salumi di ogni tipo, ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati, anche quelli più temerari, adagiati su spianatoie di legno di davvero ogni grandezza. E non dimenticate le focacce fumanti! Non potete non provarle, conforteranno il cuore.
Basterà solo entrare e sedersi davanti al caratteristico specchio delle dediche che domina tutta la parete della sala principale e iniziare da quel momento a lasciarvi andare in un viaggio gustativo, assaporando metaforicamente e non, tutto ciò che la vostra fantasia poteva solo immaginare fino a quel momento.
Non lesinate con i primi: grandi portate delle ricette più tipiche, non faranno altro che stuzzicare la vostra curiosità di gola. D’altronde non c’è niente di più bello che cedere e abbandonarsi alle tentazioni.
Non certo, quindi, il posto giusto per trattenervi, men che meno per non degustare caratteristiche enologiche locali: una grande scelta di vini, per far onore al nome del locale, è sapientemente proposta dai cinque padroni di casa. Fatevi consigliare! Ce n’è di tutti i tipi, ma non aspettatevi gradazioni alcoliche basse: se si entra in “La Vineria di Montepulciano” dovrete essere pronti a immergervi completamente nello stile di vita autoctono, ergo, degustate vini che riescano ad accompagnare nel calice e nel cuore le portate consistenti che verranno presentate alle vostre papille gustative.
Non ve ne pentirete…e magari, dopo aver goduto della bellezza e corposità culinaria di Montepulciano, una passeggiata sarà sicuramente imperativo farla.
SUGGERIMENTI:
“Cantine Dei” ha dato vita da qualche anno anche all’Osteria Dei, ristorante adiacente alla cantina, magistralmente portato avanti dallo chef Michele Mastrosanti.
Vetrate immense per tutta la facciata principale del locale che affacciano direttamente sul giardino, adornato da composizioni artistiche statuarie, vi ispireranno a intraprendere un sogno: il sogno della padrona di casa Maria Caterina Dei, in quelle che sono le tradizioni culinarie del luogo.
Tutto il menù segue la stagionalità delle materie prime, allo scopo di ricreare l’autenticità tradizionale di quello che è il principio su cui si fonda sia la cucina che la cantina stessa. L’orto, vicino l’Osteria Dei, ci regala prodotti sempre di primissima qualità che vengono sapientemente scelti dallo chef per poi diventare parte del suo percorso immaginativo con il fine di ricreare un’esperienza non soltanto culinaria, ma di identità locale.
Il tutto corredato e accompagnato dai vini della Cantina Dei che sapranno essere ottimi compagni di viaggio ad ogni portata, semplicemente chiudendo gli occhi, abbandonandovi ai sentori nel calice e lasciandovi trasportare nel sogno di Cantine Dei.
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