Paolo e Noemia D’Amico. Il Paese delle Meraviglie
Lazio, Castiglione in Teverina, Viterbo
Mi vuoi dire per favore quale strada devo prendere per uscire da qui?
Dipende in gran parte da dove vuoi andare.
Non mi importa dove
Allora non importa nemmeno quale strada prendi
(Alice nel paese delle meraviglie)
Passando sotto un arco di rampicanti sempreverdi, si viene accolti in un giardino composto non solo da angoli nascosti illuminati dal sole, ma si entra in un vero e proprio mondo incantato. Ci si dimentica di essere nel 2026, si dimentica la propria vita, si dimentica tutto ciò che è normale e ciò che non lo è: si deve essere pronti ad accettare una realtà diversa, una di quelle sorprendenti.
Se io avessi un mondo come piace a me, lá, tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe come è! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe.
Quindi siete pronti a vivere la realtà secondo Paolo e Noemia D’Amico? Un viaggio nell’immaginario mondo dell’arte che racconta la fantasia. Ci si trova quindi a camminare per i giardini detti “sospesi” e in qualche modo non si pensa più alla cantina o al vino, ai filari di vite, alla vinificazione, ma la visita si trasforma, come per magia, in altro…”ciò che è, non sarebbe…”
Proprio per questo ci si sente un po’ come Alice nel Paese delle Meraviglie: ogni strada è quella giusta, ogni strada può essere quella sbagliata. Ma su una cosa si rimane certi: si viene rapiti dall’arte rappresentativa, diffusa per questi enormi giardini.
Un labirinto composto, ordinato, in ogni nicchia una scultura, pezzi originali di artisti contemporanei che guardano il visitatore facendosi ammirare e a ogni radura una strana realtà che costringe a osservarsi dentro.
Sparsi in quella che vuole essere la rappresentazione della vegetazione caotica, rigogliosa, prolifica di una foresta pluviale, proprio all’entrata del giardino, scopriamo tucani appollaiati su trespoli, alligatori nascosti da spighe, un gorilla in placida attesa. Avanzando poi tra mura di siepi e fiori, si rivelano degli spazi con specchi quadrati, i quali riflettono la femminilità da triplici punti di vista, troviamo atleti in tensione verticale davanti al vuoto della vallata, volti che guardano e corpi nudi intangibili, quasi evanescenti.
Ma lì è un mondo al contrario: è un camminare per perdersi e nel perdersi riconoscersi, ricordando e affrontando sé stessi. Il viaggio di Alice, il nostro viaggio, si dipana da luoghi angusti, a quelli più aperti, dove si riesce perfino a vedere una torre in un piccolo oblò vuoto di una scultura fatta di specchi di metallo lucido e distorcente: funzionale a distorcere la realtà che vi si rispecchia dentro, come fosse una metafora, solida e tangibile.
Come Alice anche noi potremmo avere il nostro Stregatto: si può infatti scorgere, dietro ad un muro di foglie, un topolino, sorpreso da chi lo sta guardando, nell’atto di scrivere un murales con vernice bianca e un pennello nella zampa. È un originale di Bansky e ciò che è scritto sul muro è una frase simbolo dell’ artista, un grido anticonformista: “Because i am Worthless” (perché io non valgo niente).
Vedere arte disposta in un contesto bucolico è davvero raro e aiuta a immedesimarsi, calandosi completamente nell’ambiente, al punto che diventa talmente suggestivo da far perdere l’orientamento e a dirla davvero tutta, il piacere di perdersi è quasi una volontà cosciente.
Eppure siamo nella Valle dei Calanchi, nel Lazio, esattamente al confine con l’Umbria e davanti a noi un panorama che non ci lascia mai, per tutta la durata del percorso. L’idea di Paolo e Noemia è unire arte all’arte della vinificazione, scegliendo una zona territoriale dove l’espressione della mineralità è piena e completa, dato i suoli profondamente vulcanici. Hanno quindi dato vita alla cantina a loro immagine e somiglianza, dopo mille e mille viaggi; suggestiva, armonica, artistica e gotica.
I giardini sospesi si sviluppano su tutta la parte esterna della cantina sottostante, coprendone completamente la superficie. Camminando verso il limitare dei giardini, si incontrano i filari di vite e ci si ricorda di essere all’interno di una cantina: eleganti e sinuosi, tutti capitanati da cespugli di rose candide, rose bianche per la maggior parte e quasi ci si aspetterebbe di vedere, da un momento all’altro, sbucando da dietro un cespuglio, La Regina di Cuori mentre grida a gran voce che le rose vengano dipinte di rosso.
E poi si scende… Si va in cantina. Cambia completamente il mood e l’ambiente: dal respiro profondo, suggestione artistica, ridente natura, ci troviamo in un lungo corridoio al buio di candelabri che proiettano la loro flebile luce su barrique ai due lati delle pareti mattonate.
La penombra la fa da padrona. Non c’è più Alice stupita e incuriosita, qui siamo nel lungo corridoio nel quale lei è caduta dentro, per metri e metri, senza trovare mai il fondo. È il tunnel dove ogni oggetto, ogni ricordo è affisso alle pareti o sospeso nello spazio e nel tempo, messo lì a rievocare sensazioni e ricordi.
Un lungo corridoio che da un’estremità all’altra, porta in alcune stanze che sono lì a ricordare e dare risalto alla vita dei proprietari, passata e presente e soprattutto porta nel posto dove il vino, rigorosamente di un certo livello qualitativo, viene dato alla luce.
Stanze colme di ricordi che troviamo anche impilati in grandi scaffali pieni di bottiglie d’annata, tutte completamente impolverate. Si viene catapultati in questo sogno suggestivo, dove bere anche solo un calice di vino, riporta alla memoria sensoriale, ricordi di situazioni di un’altra epoca, delle nostre precedenti vite in questa. Ci si immerge completamente nell’esperienza di una cantina gotica, nell’esperienza di una degustazione fatta di parole e fantasia, immagini e suggestioni.
E insistente la penombra accompagna, in quella che diventa una cantina dal sapore decadente ottocentesco, la degustazione e il sentore del vino che viene influenzato dal contesto subendo, involontariamente, cambiamenti nella sostanza e nel significato empirico.
L’uscita da questo tunnel senza fine si scorge lontana: una luce c’è e accompagna l’avventore fuori le mura della cantina, fuori dall’esperienza, fuori e dentro la conoscenza di sé stessi, come fuori e dentro la cantina, come fuori e dentro il labirinto dei giardini sospesi.
Dopo aver conosciuto il Paese delle Meraviglie, noi, come Alice, riusciamo a uscire alla luce di un sole che ci invade i pensieri e li rischiara, dopo aver vissuto nella tana del coniglio e aver affrontato l’esperienza interiore più suggestiva mai fatta.
Torniamo alla nostra realtà, non credendo a ciò che si è appena vissuti: una realtà al contrario!
È impossibile solo se pensi che lo sia
IL PERCORSO IN BREVE:
MATTINA
- Visita alla Cantina Paolo e Noemia D’Amico
POMERIGGIO
- Passeggiata a Castiglione in Teverina e il suo Museo del vino.
PRANZO
- Ristorante “Il Vecchio Mulino” a Lubriano
SUGGERIMENTI
Se al “Vecchio Mulino” hanno disponibili i Pici all’aglione, non esitate a sceglierli, non rimarrete delusi!
Ilaria Muscio – Il taccuino delle gite (fuori porta)
Su Instagram è @La Vinoteque Ilaria Muscio