Cantina L'Avventura Piglio
20 Ott 2026
L'ABC della Degustazione

ABC della degustazione con L’Avventura

 

Da un’idea nata davanti a un bicchiere di vino fino a una cantina da 65.000 bottiglie l’anno. A Piglio, Stefano e Gabriella hanno trasformato L’Avventura in un progetto che unisce Cesanese, Passerina, agricoltura organico-rigenerativa e inclusione sociale, dimostrando come il vino possa diventare strumento di relazione, territorio e felicità condivisa.

 

La storia che racconto oggi è nata in modo semplice, davanti a un bicchiere di vino e a un panorama.

Stefano e Gabriella erano seduti sulla terrazza di quella che, qualche anno più tardi, sarebbe diventata la loro casa. Sorseggiando un calice guardando i vigneti intorno, hanno pensato di provare a fare il vino. Una di quelle idee che arrivano leggere, quasi per gioco, e che poi, piano piano, iniziano a prendere posto nella vita.

Cantina L'Avventura PiglioEra il 2015 quando ad agosto comprarono il primo terreno. Poco dopo scoprirono di avere pochissimo tempo per utilizzare i diritti di impianto disponibili: serviva costituire l’azienda agricola in appena quarantotto ore. Sulla strada per il notaio, dentro quella corsa contro il tempo, nacque un nome che sembrava già contenere tutto quello che stavano vivendo: L’Avventura.
E da allora è rimasto lì, sulla porta della cantina, sulle bottiglie, sulle etichette, dentro una storia che nel frattempo è cresciuta molto più di quanto probabilmente avrebbero immaginato quel giorno.

La prima vendemmia arrivò nel 2016, con circa 5.000 bottiglie di Cesanese e Passerina. C’erano entusiasmo e inesperienza, insieme a tutta quella parte del vino che ha poco a che vedere con il romanticismo delle vigne: pratiche, etichette, burocrazia, produzione, vendita. Un mondo da imparare mentre l’azienda prendeva forma.
I vigneti sono aumentati nel tempo, insieme alle vecchie vigne recuperate da persone del territorio che non riuscivano più a occuparsene. Ogni appezzamento ha portato con sé qualcosa di diverso: un suolo, un’esposizione, una temperatura, una storia. Oggi quelle differenze si ritrovano nel bicchiere e raccontano, ognuna a modo proprio, il territorio da cui provengono.

Nel 2019 è arrivato il Casale Verdeluna che è uno dei dettagli più belli di questa storia: era proprio quella casa dalla cui terrazza, qualche anno prima, Stefano e Gabriella avevano immaginato di fare vino.
Prima di comprarla, Stefano aveva già iniziato a occuparsi dei vigneti della proprietà. In qualche modo quel luogo era entrato nella loro vita prima ancora di diventare loro.
Da allora L’Avventura ha trovato qui la propria casa, tra cantina, vigneti, ristorazione e accoglienza. Un luogo dove il vino si produce, si racconta e si vive.

Cantina L'Avventura PiglioOggi la produzione è arrivata intorno alle 65.000 bottiglie, una crescita importante rispetto a quelle prime 5.000. La filosofia, invece, parte ancora dallo stesso punto: la vigna.
L’agricoltura biologica è stata una scelta fin dall’inizio. Negli ultimi anni il lavoro si è orientato verso un’agricoltura organico-rigenerativa, con una particolare attenzione alla vitalità del terreno. Le erbe spontanee vengono lasciate crescere, il favino viene utilizzato per il sovescio e le lavorazioni del suolo sono ridotte al minimo.
È una viticoltura che chiede tempo e osservazione. Nei periodi di siccità, la differenza si percepisce anche sotto i piedi: un terreno vivo riesce a conservare meglio l’umidità e a mantenere la propria struttura. Negli anni, nelle vigne più vecchie, Stefano e Gabriella hanno visto cambiare anche le uve, con bucce più spesse, colori più intensi e una maggiore concentrazione che per il Cesanese, un vitigno delicato e tutt’altro che semplice da accompagnare durante l’anno, è un aspetto prezioso.

Qui lo si interpreta cercando soprattutto equilibrio. Struttura, intensità, ma anche quella piacevolezza che permette al vino di arrivare al bicchiere senza chiedere troppo a chi lo beve.

Campanino, affinato in acciaio, è la versione più fresca e immediata.
Picchiatello mette insieme acciaio e grandi contenitori di legno, lasciando al vino il tempo di trovare il proprio equilibrio.
Amor è più morbido e avvolgente, con il passaggio in barrique a regalargli rotondità e una maggiore componente aromatica.
Camere Pinte ha invece un passo diverso. Nasce da vigne vecchie e da nuovi impianti dedicati a una produzione più selezionata, con rese più basse e un affinamento più lungo. Nel bicchiere arriva profondo, elegante, complesso.

È stato proprio Camere Pinte a regalare a L’Avventura una delle soddisfazioni che Stefano e Gabriella ricordano con più piacere: durante una masterclass a Vinitaly, in una degustazione che comprendeva anche il Sassicaia 2018, fu il vino dell’azienda a raccogliere il maggior numero di preferenze.

La Passerina occupa un altro posto speciale, essendo stata uno dei primi vini prodotti dall’azienda. Vinificata in purezza, al naso è delicata, con agrumi, pera e fiori bianchi; in bocca cambia registro, mostrando sapidità, struttura e una persistenza che sorprende.
Da questa uva nasce anche Con Te Lollo (o Conte Lollo come lo chiamano scherzosamente loro), la versione passita dedicata a Lorenzo, figlio di Stefano. Le uve vengono selezionate e lasciate appassire prima della pressatura. Il risultato è un vino completamente secco, ricco e morbido, nel quale l’appassimento amplifica la parte aromatica senza perdere equilibrio.

A L’Avventura anche i nomi delle bottiglie hanno qualcosa da raccontare.

Saxa richiama la pietra dei Monti Ernici e porta sull’etichetta i colori della terra, del cielo e del sole. Sciamante nasce dall’unione tra “scia” e “spumante”, con un richiamo alla notte di San Lorenzo, patrono di Piglio. Picchiatello arriva invece dal nome con cui Stefano e i suoi amici si chiamavano da bambini. Amor custodisce una coincidenza curiosa. Il nome apparteneva già alla precedente attività agricola del casale e soltanto in seguito si sono accorti che, letto al contrario, diventa Roma.

Anche il logo della cantina racconta una piccola storia: un albero, un grappolo d’uva, un trattore e due mani che si stringono. La natura, il lavoro, il vino e le persone riuniti in un’unica immagine. Sotto il nome L’Avventura c’è una frase: “Produttori di felicità”.

Accanto al vino esiste un progetto di inclusione che coinvolge persone con disabilità nelle attività agricole, nella vendemmia, nella trasformazione dell’uva e nei laboratori creativi. Alcuni filari vengono affidati ai partecipanti, che possono vivere concretamente il lavoro della vigna e seguire l’uva nel suo percorso.
Cantina L'Avventura PiglioSono nate anche ventidue etichette a partire dai loro disegni, diventate bottiglie destinate alla raccolta fondi.
Mi è rimasta impressa l’idea di quei disegni: qualcosa nato dalla creatività di una persona che diventa parte di una bottiglia, viaggia, arriva su una tavola e incontra qualcun altro. Un piccolo segno capace di uscire dal proprio mondo e continuare il viaggio.
C’è anche il teatro, con un laboratorio che accompagna i partecipanti per mesi fino allo spettacolo finale.
Il vino rimane il cuore de L’Avventura, ma intorno a quel vino si è costruito un mondo fatto di persone, relazioni, esperienze e possibilità.

La terrazza da cui tutto è partito, Stefano e Gabriella seduti davanti a quelle vigne, con un’idea ancora tutta da immaginare.
Da allora sono arrivate migliaia di bottiglie, nuovi vigneti, una cantina, un ristorante, persone e incontri che hanno dato al progetto una forma diversa.

Stefano e Gabriella non avevano bisogno di sapere fin dall’inizio dove li avrebbe portati un’idea. A loro è bastato riconoscerla e avere la giusta dose di follia per seguirla.

Quella terrazza è ancora lì e continua a guardare le vigne. Solo che oggi, al posto di un pensiero detto per gioco, ci sono bottiglie, persone e un luogo che ha imparato a raccontare la propria storia attraverso il calice.

 

Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.

E ricordati sempre: nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.