ABC della Degustazione con Villa Simone
13 Ott 2026
L'ABC della Degustazione

ABC della Degustazione con Villa Simone

 

Villa Simone protagonista di ABC della Degustazione in un percorso tra Frascati, Malvasia e Cesanese. Un racconto che unisce vino, cucina e territorio, mostrando come gli abbinamenti possano trasformare ogni calice in un’esperienza capace di rivelare nuove sfumature.

 

Il vino incontra la cucina

Spesso in alcune serate in cui il vino arriva al tavolo e si prende immediatamente tutta l’attenzione.  Per fortuna ce ne sono altre in cui il vino trova qualcuno con cui parlare.

Quella sera, a raccontare la storia di Villa Simone, c’erano i calici, certo, ma anche una cucina raffinata, piatti pensati con cura e un ristorante capace di trasformare una degustazione in un vero percorso gastronomico.

ABC della Degustazione con Villa SimonePerché quando vino e cibo vengono messi nelle condizioni giuste di incontrarsi, succede qualcosa di molto interessante: cambia il vino, cambia il piatto e, spesso, cambia anche la nostra percezione di entrambi.

A guidarci nel mondo di Villa Simone è stata ancora una volta Sara Costantini, con quella capacità che ormai conosco bene di raccontare la propria famiglia e il proprio territorio con grande naturalezza.

Villa Simone nasce nel cuore dei Castelli Romani, a Monte Porzio Catone, in un territorio vulcanico e collinare dove il microclima è influenzato anche dalla vicinanza del mare. La famiglia Costantini lavora qui da generazioni e ha costruito nel tempo una produzione profondamente legata alle varietà autoctone e alla vocazione del territorio.

E proprio da qui è iniziato il nostro viaggio.

Il primo calice è stato il Malvasia Spumante Brut.

Un’apertura vivace e fragrante, con un perlage fine, note di frutta tropicale, fiori bianchi, ginestra e mela verde. La freschezza e la componente minerale gli danno quella piacevolezza che invita immediatamente al secondo sorso.

Ma quella sera il calice non arrivava mai da solo.

Davanti a noi comparivano piatti curati, eleganti, costruiti per accompagnare il vino senza sovrastarlo. E proprio con il Brut abbiamo iniziato a capire quanto un abbinamento studiato possa cambiare la percezione di quello che abbiamo nel bicchiere.

Il vino sembrava acquistare nuove sfumature a ogni boccone.

E questo, per me, è uno degli aspetti più belli delle degustazioni ABC: quando smettiamo di chiederci semplicemente “mi piace?” e iniziamo a domandarci “cosa succede se lo assaggio insieme a questo?”

Dal perlage siamo passati al secondo vino, il Villa dei Preti Frascati Superiore DOCG.

UABC della Degustazione con Villa Simonen’etichetta che nasce dalle uve dei vigneti di Monte Porzio, tra le zone più alte della denominazione, su terreni vulcanici, poco profondi e ricchi di scheletro. Nel bicchiere si presenta giallo paglierino con riflessi verdognoli, con profumi eleganti di pera e fiori bianchi e una bocca sapida e strutturata.

È uno di quei vini che raccontano bene cosa significhi parlare di territorio.

Perché il Frascati, quando viene prodotto con attenzione, riesce ad avere quella leggerezza che non significa affatto semplicità. C’è freschezza, c’è sapidità, c’è una componente minerale che torna nel finale e che lo rende particolarmente versatile a tavola.

E infatti l’abbinamento gastronomico ha continuato a seguirne la direzione, giocando proprio sulla delicatezza e sulla componente sapida.

ABC della Degustazione con Villa SimonePoi è arrivato La Torraccia a cambiare il ritmo della serata.

Un rosso che porta con sé una storia familiare molto particolare: le prime etichette firmate da Piero Costantini risalgono agli anni Settanta, quando dai vigneti di famiglia produceva il Rosso Piceno “La Torraccia”, che venne inserito anche nel catalogo Bolaffi di Luigi Veronelli tra i migliori vini del mondo. Oggi quello stesso nome vive in una nuova espressione, il Lazio IGP di Villa Simone.

La sua base è costituita da Cesanese e altre varietà autoctone minori, raccolte manualmente in piccole cassette. La vinificazione prevede macerazione a temperatura controllata e delestage, mentre il vino affina in barrique per un periodo compreso tra sei e dodici mesi.

Nel bicchiere è intenso, con profumi di frutti rossi sotto spirito e spezie dolci. Al palato è strutturato e ben equilibrato, caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto a piatti importanti, carni rosse, arrosti e formaggi di media stagionatura.

Ed è stato proprio l’incontro con la cucina a far emergere tutta questa parte del vino.

La portata che lo accompagnava aveva una presenza completamente diversa rispetto ai piatti iniziali e il calice sembrava adeguarsi, diventando più morbido, più profondo, quasi più narrativo.

È in momenti come questo che capisco quanto sia importante, durante una degustazione, non avere fretta di arrivare al vino successivo. Ogni vino ha bisogno del suo tempo e ogni piatto può raccontarne una versione diversa.

A chiudere la serata è arrivato il Passito Malvasia del Lazio IGP. Cambiando completamente registro.

Il colore giallo oro con riflessi ambrati anticipa un vino intenso e avvolgente, nato dalla surmaturazione naturale delle uve fino all’appassimento, resa possibile dalle caratteristiche dei terreni, dall’esposizione e dal microclima dei vigneti.

Al naso arrivano la confettura di albicocca, la frutta secca e una delicata nota di vaniglia. In bocca è dolce, seducente e strutturato.

E proprio perché il finale meritava qualcosa di speciale, anche l’abbinamento gastronomico ha seguito la stessa strada, accompagnando il passito verso quella dimensione in cui dolcezza, consistenza e profumi si incontrano.

Un ultimo boccone. Un ultimo sorso. E quella sensazione che arriva quando sai che la serata è praticamente finita, ma vorresti rimanere ancora qualche minuto a tavola. Forse è questo che mi è piaciuto di più di questa degustazione con Villa Simone.

ABC della Degustazione con Villa Simone

 

Il vino non è mai rimasto isolato. Ha dialogato con il cibo, con il ristorante, con le persone sedute al tavolo e con le storie che Sara ci ha raccontato. Abbiamo attraversato quattro vini e, insieme a loro, quattro momenti completamente diversi: la freschezza delle bollicine, l’eleganza del Frascati Superiore, la profondità de La Torraccia e la dolcezza intensa della Malvasia. Ma soprattutto abbiamo ricordato una cosa che durante le serate ABC mi piace ripetere spesso: degustare significa anche imparare a mettere insieme le sensazioni.

Un profumo può ricordarci qualcosa. Un vino può cambiare davanti a un piatto. Una portata può farci scoprire un lato del calice che da soli non avevamo notato. Alla fine, forse, è proprio questo il bello di stare a tavola. Che il vino diventa una parte della storia, ma la storia prende forma davvero quando ci sono persone, cibo e conversazioni da condividere.

 

Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.

E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.