15 Giu 2026
Le Bischerate di un Sommelier

Pieve dei Medici. Il Carmignano secondo Edoardo Pratesi

Un ragazzo che “mangia il fumo alle schiacciate”

In toscano, dire che qualcuno “mangia il fumo alle schiacciate” è un grande elogio.

Cosa significa?  Semplice… descrive una persona straordinariamente sveglia, lesta, arguta e fulminea nel capire o nell’anticipare le cose. È il classico elogio toscano alla prontezza di spirito e alla furbizia intuitiva.

Pieve dei Medici. Il Carmignano secondo Edoardo PratesiEdoardo Pratesi, classe 92, prima di laurearsi in Enologia e Viticoltura nel 2014 aveva già comprato un appezzamento di terreno per impiantare il suo vigneto. L’ha unita a una piccola parcella del nonno Piero, e con qualche attrezzo di famiglia ha iniziato l’avventura vitivinicola nel cuore di Carmignano, un territorio che gli Etruschi e i Medici vollero per sé.

Non c’è stata una grande cerimonia di inaugurazione. Non c’è stato un comunicato stampa.

Questo è il dettaglio che conta. Non ha aspettato la laurea, le credenziali. Ha iniziato mentre era ancora studente. Ha piantato il suo vigneto. Ha capito, prima ancora di laurearsi che il vino non si impara solo a lezione. Si impara in vigna. Si impara ascoltando il terreno.

Quando nel 2014 ha ricevuto la laurea in enologia, non era un ragazzo che imparava un mestiere nuovo, era un ragazzo che confermava solamente quello che già aveva imparato nella pratica.

 

Il Territorio

Chi conosce la Toscana sa che Carmignano non è Montalcino. Non è Brunello, non è Vino Nobile di Montepulciano. Carmignano è una cosa più piccola, più intima, più vera. Carmignano è una Toscana meno conosciuta, meno turistica, più consapevole di sé. E’ un territorio di circa 500 ettari vitati, circondato da vigneti più celebri, ma dotato di una propria personalità. È accogliente, ricca di tradizioni, storia e di una straordinaria capacità produttiva frutto della sua conformazione geologica particolare. Per questo motivo gli Etruschi ne fecero luogo prediletto. Per questo, secoli più tardi, la famiglia dei Medici volle possedere terre in questi luoghi. E’ da qui che nasce il nome “Pieve dei Medici”. Un nome che risuona di storia, di potere, di visione.

Pieve dei Medici. Il Carmignano secondo Edoardo Pratesi

Gli inizi

Nel 2010, il panorama del vino italiano stava già cambiando. I grandi nomi—Brunello, Barbaresco, Barolo—avevano già consolidato la loro reputazione internazionale. C’era una nuova ondata. C’era gente che guardava ai territori meno blasonati, che cercava di reinterpretare zone dimenticate con visione moderna. Edoardo Pratesi, a 18 anni, aveva già capito che Carmignano poteva essere parte di questa nuova narrativa.

Non era scontato. Un ragazzo poteva facilmente pensare: “Vado a Montalcino, vado a Montepulciano, vado dove il mercato è già consolidato”. Invece Edoardo ha guardato a Carmignano. Ha scelto di essere il primo della sua generazione a dire: “Qui, in questo territorio minore, c’è qualcosa da raccontare”.

Quando si dice che qualcuno “mangia il fumo alle schiacciate”, si parla di questa capacità. Non è intelligenza nel senso di alto quoziente intellettivo. È furbizia intuitiva. È sentire quale vento soffia prima che le nuvole cambino forma. È sapere dove il mercato andrà prima che tutti gli altri lo abbiano capito.

Edoardo lavora oggi su circa 5 ettari, ripartiti con criterio: 2,5 ettari a Sangiovese, 1 ettaro a Cabernet Sauvignon, 1 ettaro a Trebbiano, 0,5 ettari a San Colombano. I vigneti sono allevati con i tradizionali sistemi dell’archetto toscano e del Guyot, tecniche che permettono un controllo maniacale della pianta e della qualità dell’uva.

L’agricoltura biologica: Una scelta di principio

Pieve dei Medici ha completato nel 2026 l’iter di certificazione biologica, coronando un percorso di conversione avviato nel 2022.

La visione di Edoardo è cristallina: fare un prodotto di eccellenza iniziando dalla vigna. Per questo, ogni gesto è ossessivo, la vigna è curata con sovescio e attenzione costante al verde. Per Edoardo, l’agricoltura biologica non è una scelta di marketing ma una responsabilità. Nessun pesticida di sintesi, nessuna chimica. Solo prodotti approvati e testati: rame, zolfo e oli essenziali di arancia amara. Trattamenti che vanno ripetuti più frequentemente, che comportano problemi maggiori, ma che permettono a Edoardo di mantenersi fedele a una convinzione semplice: non cedere alla modernità della chimica.

 

I vini come espressione della visione di Edoardo

Edoardo ha scelto di raccontare il vino attraverso i tessuti. Non è una coincidenza. È la fotografia di una famiglia intera, di radici profonde e di una visione: fare eccellenza che rimanga nel cuore.

Quando Edoardo ha pensato ai nomi dei suoi vini, ha guardato verso suo padre Giampietro. Non a caso: suo padre disegna tessuti per mestiere. Anzi, l’intera famiglia di Edoardo ha radici profonde nel mondo tessile della provincia di Prato, un sapere che è nel DNA familiare.

Ed è stato naturale che quell’influenza si trasformasse in ispirazione. I vini di Pieve dei Medici portano i nomi dei tessuti. Nomi che raccontano storia, complessità, texture, tradizione. CARDATO in onore del classico tessuto di Prato; GABARDINA, tessuto nobile e complesso; VELLUTO, importante e delicato; CASENTINO, la tradizione di un tessuto senza tempo. E nel 2026 arriverà FLANELLA.

Non è una semplice questione di marketing, ma di visione poetica. Ogni nome porta con sé una storia, una trama, una visione.

 

GABARDINA – Il Carmignano che incarna la ricerca

Pieve dei Medici. Il Carmignano secondo Edoardo PratesiGABARDINA è la punta di diamante di Edoardo: il Carmignano DOCG nella sua forma più nobile e consapevole. Composto da 80% Sangiovese e 20% Cabernet Sauvignon, questo vino racchiude il dualismo della tradizione toscana arricchita da una prospettiva internazionale.

Il processo produttivo è una riflessione sulla pazienza. Il Sangiovese riposa 10 mesi in botti di secondo e terzo passaggio, per mantenere una freschezza serpeggiante. Il Cabernet, al contrario, trascorre lo stesso periodo in botti di rovere toscano nuovo, acquisendo struttura e definizione. Solo dopo questa separazione consapevole, i due vini vengono assemblati e riposano ancora 10 mesi in bottiglia prima della messa in commercio. Il risultato è una bevibilità straordinaria unita a una profondità non comune. Gabardina è il vino che rimane nel bicchiere come rimane nel cuore.

 

CARDATO – La sfida del rosso moderno

Con CARDATO, Edoardo esce completamente dai confini della DOCG per fare esattamente come gli pare—e il risultato è straordinario. Un vino in purezza: 50% Sangiovese e 50% Cabernet Sauvignon, un equilibrio che potrebbe sembrare sfacciato, ma che in bocca rivela tutta la sua intelligenza.

Il Cabernet trascorre 8 mesi in barrique nuove di rovere francese, il Sangiovese rimane in acciaio per mantenere la sua vivacità. Successivamente vengono assemblati e riposano 6 mesi in bottiglia. Ciò che emerge è un rosso strutturato, di livello, che riesce a coniugare una trama tannino elegante con una freschezza e una bevibilità estrema. Cardato è il vino di Edoardo che, sorridendo, confessa: “Qui faccio quello che voglio”.

 

VELLUTO – Il rosato consapevole

Pieve dei Medici. Il Carmignano secondo Edoardo PratesiSe c’è una categoria di vini spesso sottovalutata, è il rosato. Edoardo, con VELLUTO, intende dimostrare che quando è fatto con consapevolezza, il rosato è tutt’altro che compromesso.

VELLUTO è un rosato da Sangiovese in purezza, realizzato per metà con il metodo del salasso e per metà con pressatura soffice. Il risultato è un vino che racchiude l’eleganza e la complessità del Sangiovese in una veste più delicata e fresca. La pressatura completa del grappolo, incluso il raspo, conferisce al vino una struttura inaspettata e una mineralità sottile. È classificato come IGT perché il disciplinare del Barco Reale, oltre ad uve in percentuale stabilita, consente unicamente il salasso. Edoardo invece usa uvaggi in percentuale nettamente diversa pressandone una parte in modo soffice, cosa che rende il prodotto nettamente diverso da quelli di Carmignano. Lui in definitiva sa che ha creato qualcosa di fantastico: un rosato che seduce e stupisce.

 

CASENTINO – Il Vin Santo consacrato al tempo

CASENTINO è il divino Vin Santo di Pieve dei Medici. Composto da 80% Trebbiano e 20% San Colombano, questo vino è la celebrazione della pazienza e della tradizione.

Le uve vengono essiccate sui classici cannicci fino a Natale, quando raggiungono la concentrazione desiderata. Solo allora vengono pigiate e inserite in piccole botti di castagno toscano, dove riposano per un minimo di 3 anni, spesso fino a 5. È un processo dove il tempo non è un nemico, ma un alleato consapevole. Il risultato è un vino ambrato, intenso e ricco di note di frutta secca, di miele, di spezie, con un equilibrio perfetto tra dolcezza e acidità. È il vino che conclude il pasto come una benedizione.

 

FLANELLA – Il nuovo bianco (2026)

Nel 2026 arriverà FLANELLA, il nuovo bianco di Edoardo: 60% San Colombano e 40% Trebbiano, dalla vendemmia 2025. Un vino a cui Edoardo tiene molto. Trascorre almeno 4 mesi in barrique con frequenti batonnage per acquisire corpo e struttura. L’attesa promette bene.

Un dettaglio che racconta il carattere di Edoardo: usa solo barrique fatte con legni provenienti dalla Toscana. Non è purismo, è consapevolezza. È la scelta di non scendere a compromessi sulla qualità, mantenendo al con tempo una radice territoriale non negoziabile.

 

Il packaging

Due anni fa è arrivata Giulia, la compagna di Edoardo che insieme al fratello Matteo hanno avuto un’intuizione che ha trasformato il modo di raccontare i vini di Pieve dei Medici: gli shopper.

Non si tratta di freddi contenitori di cartone. Ogni shopper è realizzato esattamente con il tessuto che dà il nome al vino. GABARDINA arriva in un vero tessuto Gabardina; CARDATO in tessuto cardato; VELLUTO nel delicato tessuto di velluto. È un connubio che riempie l’occhio e il cuore. Un valore aggiunto enorme che trasforma l’acquisto di una bottiglia in un’esperienza estetica e concettuale.

È bellezza che non è solo forma, ma coerenza narrativa dal vigneto alla tavola.

Oggi sia Giulia che Matteo si occupano dei social, mentre Matteo con estrema competenza e dedizione cura in modo impeccabile la commercializzazione e le degustazioni in cantina e all’esterno.

Pieve dei Medici. Il Carmignano secondo Edoardo Pratesi

I fichi secchi di Carmignano: presidio Slow Food di una tradizione

Oltre ai vini, Edoardo produce un prodotto ricercatissimo riconosciuto come presidio Slow Food: i fichi secchi della varietà Dottato. Non è una novità di marketing—è una tradizione radicata nei poderi di Carmignano, una consuetudine che ogni famiglia locale mantiene, tramandata di generazione in generazione.

Il metodo è sempre lo stesso, collaudato dal tempo: i fichi vengono tagliati a metà senza dividerli completamente, poi posti su stuoie ad appassire sotto il sole. Una volta raggiunta la giusta consistenza, vengono accoppiati due a due, con l’inserimento nel mezzo di piccoli semini di anice. È un processo che richiede una dedizione straordinaria, una manodopera specializzata sempre più rara, e una quantità di attenzioni manuale che non può essere meccanicizzata.

La produzione rimane limitata, consapevolmente, ma i fichi secchi di Carmignano si vendono da soli. In particolare in zona e ai clienti storici che, anno dopo anno, prenotano le quantità necessarie. E quando la malattia del fico (Aclees taiwanensis) colpisce (come accade sporadicamente) la produzione ne risente inevitabilmente. Ma è proprio questa scarsità, unita all’assoluta qualità, che rende il fico secco di Carmignano un tesoro tutto da scoprire.

L’olio extravergine di oliva: l’altro capolavoro biologico

Pieve dei Medici punta molto anche sull’olio extravergine di oliva biologico, ricavato da cultivar nobili: Moraiolo, Leccio, Frantoio e Piangente. Un olio che racchiude la complessità del territorio di Carmignano, con note di carciofo, mandorla, erba fresca, e dotato di una mineralità che parla del terreno.

Un impegno che Edoardo sta portando avanti è quello di far riconoscere il suo olio extravergine di Carmignano come presidio Slow Food. Il suo prodotto viene da ulivi secolari, la raccolta è fatta a mano e in pieno regime biologico. È una sfida consapevole, perché sa che la qualità parla da sola, ma anche che il riconoscimento istituzionale può aiutare a proteggere e valorizzare il suo prodotto che rischia di essere sommerso dall’anonimato globale del mercato. Vai Edoardo…Ce la farai sicuramente. La tua caparbietà e il tuo costante impegno ti daranno tante soddisfazioni!!

La cantina e il punto vendita

Chi visita Pieve dei Medici rimane colpito da un dettaglio che dice tutto di Edoardo: l’ordine e la pulizia maniacali. La vigna è ordinata, la cantina è pulitissima, il punto vendita è curato in ogni minimo dettaglio. È la consapevolezza che grande enologia inizia da spazi dove la pulizia non è vanità, ma protezione della qualità.

Edoardo sa che per fare un prodotto di eccellenza, devi curare prima la vigna, poi la cantina, poi il punto vendita. Ogni spazio è un’estensione della visione di Edoardo.

Oggi Pieve dei Medici produce circa 10.000 bottiglie all’anno. Un numero che rispecchia una scelta: la qualità non ha fretta. Vendono a terzi circa metà dell’uva raccolta, una pratica che consente di mantenere i vigneti in equilibrio perfetto, senza sfruttamento.

Edoardo Pratesi è un giovane che ama l’agricoltura. Ha tante idee, tanta voglia di lavorare, e la rara capacità di non scendere a compromessi. In un’epoca dove la velocità è valore assoluto, Edoardo sceglie la pazienza, sceglie il biologico. In un’epoca di superficialità, sceglie di raccontare i suoi vini attraverso i tessuti della sua famiglia.

Pieve dei Medici non è un progetto di lusso. È un progetto di eccellenza consapevole. È un luogo dove ogni dettaglio, dal sovescio alla scelta della barrique, fino al packaging dice la stessa cosa: qui si fa vino come natura insegna, come la tradizione testimonia, come il futuro merita.

Nel bicchiere di Gabardina, di Cardato o di Velluto, è possibile riconoscere questa visione. È possibile bere il territorio, la famiglia, la storia, la consapevolezza. Poche aziende riescono a racchiudere così tanto in una bottiglia. Edoardo ce l’ha già fatta.

 

Lino Vellucci – Le Bischerate di un Sommelier