08 marzo Eccellenza di Toscana. Ed è subito Donna
Alla Leopolda il calice si tinge di valori
Varcare la soglia della Stazione Leopolda a Firenze ha sempre il sapore di un ritorno a casa. Farlo l’8 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Donna, trasforma ogni passo in un gesto di consapevolezza. Non è solo una data sul calendario; è il momento in cui ci fermiamo a commemorare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, senza mai dimenticare le discriminazioni e le violenze che, purtroppo, segnano ancora troppe cronache. È con questo spirito, fatto di orgoglio e memoria, che ho partecipato anche quest’anno a Eccellenza di Toscana, e ancora una volta, il vino è diventato il linguaggio per raccontare la forza femminile.
Un’anima di ferro e storia nel cuore di Firenze
Ci sono stata innumerevoli volte, eppure ogni volta mi chiedo quanto i visitatori ne conoscano davvero la storia. La Stazione Leopolda non è solo un “contenitore” di eventi; è la prima stazione ferroviaria costruita a Firenze, inaugurata nel 1848 e dedicata al Granduca Leopoldo II di Toscana. Nata per collegare Firenze a Livorno, con la sua architettura neoclassica e le sue imponenti navate industriali, ha visto passare treni, merci e persone, prima di essere dismessa e rinascere come tempio della cultura e del gusto. Oggi, tra i suoi alti soffitti, non risuona più il vapore delle locomotive, ma il brusio degli appassionati e il tintinnio dei cristalli, mantenendo intatto quel fascino di “snodo” dove le idee e le eccellenze si incontrano.
Un 2026 nel segno delle donne
Non è un anno qualunque. Il 2026 assume un significato profondo a livello globale: la FAO (Food and Agriculture Organization)ha infatti proclamato ufficialmente l’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici (International Year of the Woman Farmer). Un riconoscimento che mette finalmente al centro chi, con dedizione e competenza, cura la terra e ne custodisce il futuro.
In questo clima di orgoglio femminile, l’Italia brilla con una luce speciale grazie a Cristina Mercuri, la nostra prima Master of Wine donna. Il suo traguardo non è solo un titolo accademico, ma una solida conferma della professionalità che le donne sanno portare nel comparto, colmando un gap culturale storico e portando il linguaggio del vino italiano a un livello di competenza internazionale senza precedenti.
Il Valore della Squadra: AIS e gli Incontri del Cuore
Questa volta, però, più che in altri articoli, voglio far trasparire l’emozione e l’orgoglio che ho provato. Non vi racconterò solo di assaggi, ma di persone. Dietro ogni etichetta ci sono progetti e vite che racchiudono sogni e la voglia di realizzare qualcosa che vada oltre il semplice prodotto.
Innanzitutto, voglio ringraziare i colleghi AIS Toscana, sempre presenti e fondamentali per la buona riuscita di questi eventi. Senza l’impegno in prima fila dei sommelier guidati dal mio delegato Massimo Rossi, senza la loro competenza e la loro indiscussa professionalità, nulla di tutto questo sarebbe possibile. Sono loro il motore silenzioso ed elegante di queste giornate.
E poi ci sono stati gli incontri. Ho rivisto amici che non incrociavo da tempo e maestri del calibro di Roberto Bellini e Luca Radicchi. Scambiarci un saluto, poche parole ma cariche di affetto, ha reso la giornata ancora più gioiosa, ricordandomi quanto questo mondo sia fatto, prima di tutto, di legami autentici.
Un maestro d’eccezione: Valentino Tesi e il Trento DOC
Tra i momenti in cui ho “riscoperto” persone e ispirazioni, c’è stata senz’altro la masterclass sul Trento DOC guidata da Valentino Tesi, Miglior Sommelier d’Italia 2019-20. Per me non è un nome come un altro: l’anno in cui ho disputato il mio primo concorso AIS come Miglior Sommelier di Toscana è stato lo stesso in cui lui ha raggiunto il vertice dei suoi successi nazionali.
Inoltre, Valentino è ambasciatore di due territori a cui sono legata profondamente: il Chianti Classico e la Vernaccia di San Gimignano. Ho avuto la fortuna di averlo come docente alla scuola concorsi e ogni volta che ci rivediamo rappresenta per me una fonte di ispirazione. Anche questa volta ha centrato l’obiettivo, trasmettendo con la sua solita maestria la grandezza di una denominazione che non smette di stupire.
Eccellenza che sfida le bollicine mondiali
La masterclass ci ha svelato i segreti di una produzione che sa distinguersi con forza nel panorama degli spumanti internazionali. Il Trento DOC, infatti, non teme confronti, nemmeno con i cugini d’oltralpe. Negli ultimi due anni, questa denominazione ha raggiunto traguardi storici: basti pensare che in contesti prestigiosi come il Champagne & Sparkling Wine World Championships, l’Italia (trainata proprio dalle eccellenze trentine) ha spesso superato la Francia per numero di medaglie d’oro, confermandosi come la regione spumantistica più premiata al mondo. Un primato che ribadisce come la freschezza e la sapidità delle nostre bollicine di montagna abbiano ormai conquistato il palato della critica internazionale, posizionandosi ai vertici delle classifiche mondiali.
Un viaggio sensoriale tra suoli e storia
Il culmine della masterclass è stato un vero e proprio viaggio mozzafiato, iniziato con l’assaggio del Millesimato Perlé Ferrari 2019 Brut Riserva (con una sboccatura recentissima del 2025), per poi addentrarci nella complessità di cinque diverse Riserve. Tra queste, la Riserva del Fondatore 2020 Brut di Mach ha mostrato tutta la solidità della Fondazione Edmund Mach, ma è stata l’emozione del Graal 2017 di Altemasi a rapirmi. Una Riserva che ha svelato un’evoluzione e una complessità nel calice davvero degne di nota, confermando come il tempo sia un alleato prezioso per queste bollicine di montagna. Valentino ci ha guidati con una narrazione agile ma profonda, intrecciando l’analisi dei suoli alle storie delle cantine che hanno reso celebre la denominazione. Il tempo è letteralmente volato, ma la ricchezza di quanto appreso e assaggiato è rimasta impressa, pronta a essere custodita tra i ricordi più preziosi di questa edizione.
Il Cuore delle Donne del Vino
Vedere dietro i banchi d’assaggio le colleghe dell’associazione Donne del Vino, di cui faccio parte con orgoglio, restituisce il senso profondo di questa manifestazione. È un impegno che va oltre; è una testimonianza di eleganza e professionalità. Tra le eccellenze presenti, spicca il lavoro di Laura Carrera, vice delegata DDV Toscana, con la sua azienda Agricola Ludus.
Situata sulle colline di Gambassi Terme, l’azienda beneficia di un microclima unico dove i vigneti respirano l’influenza delle acque termali locali, elemento che conferisce alle uve una spiccata mineralità. La storia di Agricola Ludus è un profondo atto d’amore iniziato nel 2015: fu allora che il suocero di Laura, ispirato dalla nascita della piccola Ludovica, scelse di coltivare questa terra per tramandarle i valori ricevuti da nonno Sestino. Oggi, Laura Carrera rappresenta la mente e il cuore pulsante del progetto, guidando con determinazione un percorso ecosostenibile pensato per le generazioni future e fondato, sin dalle origini, su tecniche di coltivazione rispettose dell’ambiente.
Eccentricità vincente: Alba 2024 di Agricola Ludus
È proprio da questa visione che nasce l’Alba 2024, premiato tra i Migliori 101 vini della Toscana 2026 come “vino bianco più eccentrico per uso di vitigni”. Un riconoscimento che celebra l’audacia di un blend composto da Petit Manseng, Sauvignon Blanc e Pinot Bianco. Ciò che mi ha colpita profondamente è la gestione magistrale della tecnica: pur affrontando una macerazione e sostando due mesi sulle fecci fini, Alba 2024 non cade mai nelle derive dell’ossidazione, ma si esprime con una complessità vibrante e pulitissima. È la prova tangibile che un macerato non deve necessariamente trasformarsi in un “orange” estremo, ma può e deve mantenere un’eleganza superiore.
Versatilità e visione moderna
Assaggiandolo, si percepisce immediatamente come questo vino sia stato pensato per sfidare i canoni classici. La sua struttura, figlia di una materia prima eccellente, lo rende il compagno ideale per la cucina moderna e le sperimentazioni fusion, grazie a una miriade di abbinamenti possibili che spaziano ben oltre i confini della tradizione. È un vino che parla un linguaggio attuale, perfetto per chi cerca nel calice non solo qualità, ma anche una personalità distintiva e una capacità di adattamento gastronomico davvero rara.
Vini rari: un dialogo tra identità e territorio
Un altro momento di altissimo profilo è stata la masterclass “Vini Rari delle Donne del Vino”, condotta con la consueta maestria dal Presidente AIS Toscana, Cristiano Cini. In questa occasione, nove produttrici hanno svelato bottiglie preziose, veri e propri oggetti da collezione destinati a un pubblico di nicchia. Parliamo di produzioni limitatissime, spesso al di sotto delle 2500 unità, con punte di poche centinaia di esemplari. Seguendo il tema nazionale dell’associazione, “Donne, Vino e Cibo”, ogni produttrice ha illustrato la propria realtà tratteggiando l’abbinamento ideale con un piatto del territorio. Ne è scaturito un dialogo perfetto tra gusto, cultura e identità, dove il vino diventa il racconto liquido di una tradizione che si rinnova.
Eccellenza per pochi: i protagonisti
La carrellata dei sorsi rari è stata un susseguirsi di emozioni e scoperte tecniche:
Antonella Manuli (Fattoria La Maliosa): Ha presentato UNI 2024, un Toscana IGT da uve Procanico prodotto in soli 2.394 esemplari. Un macerato di grande carattere che Antonella ha scelto di accostare a una mousse di salmone affumicato alle erbe, un abbinamento che gioca sapientemente con la struttura del vino.
Laura Carrera (Agricola Ludus): Del suo pluripremiato Alba 2024 (2.500 bottiglie) abbiamo già esplorato l’eccentricità e l’eleganza. In questa sede, l’abbinamento proposto è stato un carciofo cotto a bassa temperatura con riduzione di pecorino: un accostamento audace che esalta la sapidità e la pulizia del sorso.
Laura Marzari (Fortulla): Ha svelato il Pelagico 2023, Costa Toscana IGT Bianco da Petit Manseng in purezza. Una rarità da sole 1.000 bottiglie che mi ha colpita per la sua versatilità: perfetto sia nell’eleganza di un’ostrica, sia nella schiettezza di un tagliere di formaggi e salumi toscani.
Irene Batistini (Tenuta La Batistina): Insieme alla sorella Margherita, Irene porta avanti con energia un progetto giovane nato nel 2019 sulle solide basi dell’azienda di famiglia. Il loro Quantisassi 2022, un Cabernet Sauvignon Suvereto DOCG prodotto in sole 1.498 bottiglie, ha mostrato una struttura imponente, ideale per sostenere la ricchezza di un piatto della tradizione come il cinghiale in umido.
Erika Ciappelli (Az. Agr. Galognano): Con il suo Laforesta 2021 (Chianti Colli Senesi DOCG), Erika ci ha riportato alle radici del territorio. Si tratta di un blend di Sangiovese, Ciliegiolo, Colorino e Canaiolo proveniente da vigneti storici di oltre 50 anni. Le 2.300 bottiglie prodotte racchiudono un sorso autentico, esaltato dall’abbinamento territoriale con il crostone alla “gota” di Colle Val d’Elsa, una guancia bollita e speziata che ne ha richiamato perfettamente la spinta aromatica.
Silvia Ghezzi (Camigliano): Uno dei miei preferiti in assoluto è stato il Paesaggio Inatteso 2020, una selezione di Brunello di Montalcino DOCG prodotta in soli 2.000 esemplari. Mi ha conquistata per una complessità rara e per quei tocchi balsamici così evidenti ed eleganti, che lo rendono il compagno perfetto per carni stufate, brasati o selvaggina nobile.
Diletta, figlia di Elisabetta Geppetti (Fattoria Le Pupille): È stato emozionante ascoltare questa giovanissima donna mentre presentava Le Pupille 2020, un Syrah Toscana IGT da appena 1.600 bottiglie. Mi ha colpita la sua educazione mista a un trasporto fresco e umile: una passione contagiosa che promette di dare continuità a una delle realtà più prestigiose della Maremma.
Antonella D’Isanto (I Balzini): Per chiudere in bellezza, Antonella ha presentato una vera rarità : I Balzini Gold Label 2021, un Merlot in purezza (Rosso Colli della Toscana Centrale IGT) con una tiratura confidenziale di sole 388 bottiglie e 260 magnum. Un vino di un’eleganza setosa, capace di riempire il calice con la sua maestosità. Abbinamento ideale con un patè di fagiano.
Il sogno realizzato: IOsonoDonatella
Il momento più toccante della masterclass è stato riservato a un vino che è molto più di una selezione: IOsonoDonatella 2019, un Brunello di Montalcino DOCG prodotto in appena 287 bottiglie. Per me, Donatella non è solo la Delegata Toscana delle Donne del Vino, ma un autentico punto di riferimento. Questo vino nasce come un’autocelebrazione necessaria, il sigillo su un traguardo che inizialmente sembrava una scommessa impossibile.
Donatella ha rievocato con estrema franchezza gli inizi della sua avventura, nata dallo scorporo dall’azienda di famiglia. Si ritrovò con una struttura interamente da ristrutturare e terreni che allora sembravano meno vocati: ammette lei stessa di non aver avuto grandi certezze, ma chi la conosce sa che la sua determinazione non ha confini. C’è voluto tempo per capire la propria strada e trovare uno stile che si distaccasse dal passato, ma oggi che l’azienda è matura — con vigne adulte, edifici restaurati e un mercato che abbraccia 44 paesi — Donatella ha capito di avercela fatta.
Il suo sogno è diventato reale e ha scelto di firmarlo con un’etichetta che riporta un anello femminile con il suo stemma, proprio come si usava nel Medioevo per certificare la propria firma. Ho provato una forte emozione ascoltando le sue parole: mi sono chiesta quante persone possano dire oggi, con tale orgoglio e totale assenza di presunzione, di avercela davvero fatta. In quel sorso di Brunello non c’è solo l’eccellenza di Montalcino, ma tutta la forza di una donna che ha vinto la sua sfida più grande.
L’abbinamento per questo vino? Stavolta lo faccio io. È con i propri sogni. Mai smettere di provarci!
La vocazione per il Carmignano: Edoardo Ceri
Dopo aver ripercorso con voi le masterclass, non è rimasto molto spazio in questo articolo per parlare degli assaggi. Quindi decido di raccontarvene solo uno: una realtà capace di scaldare davvero il cuore. Voglio presentarvi Edoardo Ceri di Tenuta Ceri, giovane viticoltore “per vocazione, non per tradizione”, che sta provando a realizzare un’intuizione e un sogno.
L’ho incontrato di recente anche allo Slow Wine Fair a Bologna, dove ho avuto modo di approfondire la conoscenza di questo ragazzo schietto e genuino. In lui vedo un potenziale promettente: ha la capacità di unire una visione moderna a una sincerità d’altri tempi, è ciò può rendere il suo progetto vincente. Edoardo è uno dei tredici produttori che oggi tengono viva l’antica e piccolissima area di Carmignano, terra già celebrata nel 1716 dal bando di Cosimo III de’ Medici. Lo fa con l’umiltà preziosa di chi sa mettersi in ascolto della propria terra per estrarne il meglio, avvalendosi di una cantina innovativa e sostenibile. un vero gioiello che spero di visitare prestissimo.
Identità e visione: dal Trebbiano all’Arrendevole
Il viaggio nel calice è iniziato con il Trebbiano CampiSalti. Subito profumi freschi e delicati ma decisamente accattivanti. I grappoli vengono diraspati, pigiati e pressati per poi fermentare nei tulipe di cemento non vetrificato, dove il vino affina per ulteriori sei mesi sulle fecce fini.
Anche il Rosato Alillacanta si è rivelato molto attuale, ideale per i momenti conviviali grazie al suo vivido color ramato e a un gusto fresco e sapido, arricchito da note fruttate gustose; in questo caso, alla macerazione a freddo di dodici ore segue lo stesso accurato procedimento del bianco.
Il percorso è proseguito con il Barco Reale “Barbocchio”, un vino versatile, succoso e dal carattere piacevolmente rustico ma estremamente serbevole, dove il frutto e la freschezza dominano la scena. Ma è salendo di complessità che si scopre la vera stoffa di Edoardo, fino a giungere alla mitica Riserva “L’Arrendevole”: qui l’eleganza del sorso ti toglie il respiro e capisci che la sua visione è quella giusta.
Tra i banchi, mongolfiere e nuovi orizzonti
Infine passeggiando tra i banchi, ecco quello dell’ANAG, dove il mio sguardo è stato catturato da una realtà che ho imparato ad amare e di cui ho già raccontato ampiamente le gesta. Parlo di Al.Ma. Toscana. È stato un piacere immenso ritrovare Alessio e Matteo, le menti e i cuori dietro questo progetto che fonde sapienza artigianale e una visione sognante del territorio.
Proprio in occasione di Vinicoli 2025, nel mio speciale sul Salotto di Beba, avevo descritto l’emozione che si prova sorseggiando il loro Gin Airo.
Non è solo un distillato, ma un vero e proprio omaggio al mondo delle mongolfiere e alla leggerezza del volo. Ritrovarlo qui, tra le eccellenze della Leopolda, conferma quanto la ricerca botanica di Alessio e Matteo sia riuscita a catturare quell’essenza eterea e pulita che lo contraddistingue. Come avevo già avuto modo di svelare nel mio articolo sul Salotto di Beba, l’anima di questo gin risiede nel sapiente equilibrio tra erba pepe, erba luigia e dragoncello.
Queste botaniche conferiscono al sorso una verticalità aromatica e una freschezza vibrante, che sembrano quasi sollevare il palato. Un gin che non smette di stupirmi per la sua capacità di essere, allo stesso tempo, tecnicamente corretto e profondamente evocativo, proprio come un viaggio nel cielo toscano. In questa occasione ho riscontrato un netto miglioramento nel profilo complessivo. Il riposo in bottiglia ha donato ad Airo un’armonia invidiabile. Se questo è l’inizio, ne vedremo delle belle.
Dopo L’Eccellenza l’amicizia
Dopo le emozioni, i grandi assaggi e gli incontri che hanno scandito questa giornata così intensa, ho voluto concedermi un ultimo regalo, forse il più prezioso. Ho scelto di concludere la serata circondata da amiche care e vere, in un clima di totale affinità e sintonia. Tra risate spontanee e la certezza di trovarmi nel posto giusto con le persone giuste, ho capito che il vino, in fondo, è il pretesto più nobile per celebrare la vita e i legami che restano. Cin!
Le scoperte enoiche di Benny
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