A San Valentino il cuore batte Nobile
Montepulciano – Mentre il mondo celebra l’amore con i classici cliché, la stampa internazionale si ritrova tra le mura della Fortezza di Montepulciano per un appuntamento che di romantico ha soprattutto il legame indissolubile tra uomo e territorio. Il 14 febbraio 2026 segna il debutto nel calice del Vino Nobile di Montepulciano, tappa cruciale della Settimana delle Anteprime di Toscana inaugurata solo poche ore prima a Firenze con PrimAnteprima.
In un contesto geopolitico complesso, segnato dalle incertezze dei mercati e dalla nuova “stagione dei dazi”, il Nobile risponde con la forza della sua identità. Come sottolineato durante l’apertura fiorentina dalla vicepresidente Stefania Saccardi, la Toscana del vino non si ferma, e Montepulciano ne è il perfetto esempio: un mix di eleganza storica e innovazione che, proprio nel giorno degli innamorati, si svela ai critici e agli operatori di tutto il mondo. WineTales Magazine è sceso in campo per raccontarvi…
Dimenticate i cioccolatini
Se venerdì Firenze mi aveva salutata con un sole benevolo e un cielo terso, la mattinata di sabato ha deciso di mettere alla prova la mia determinazione. In direzione Montepulciano il panorama si è trasformato: una pioggia fitta, battente, quasi ostinata. L’impossibilità di usare il treno e la scelta obbligata dell’auto hanno reso il viaggio complesso, una di quelle sfide che però, per un giornalista appassionato, finiscono per dare un sapore più intenso all’obiettivo raggiunto. Arrivare nella “Perla del Cinquecento” sotto l’acqua non ha scalfito l’entusiasmo, anzi, ha reso l’ingresso in Fortezza ancora più gratificante. Partecipare all’Anteprima del Nobile non è mai un atto dovuto. È una denominazione che ritengo fondamentale, capace di esprimersi con una voce propria, orgogliosamente distinta dalle altre “corazzate” regionali. Qui il Sangiovese — biotipo Prugnolo Gentile — trova una declinazione che sa di terra e di storia, con un carattere identitario che non cerca di scimmiottare nessuno.
In Sala Paul Harris: il rito della degustazione alla cieca
Alle nove del mattino, il silenzio della Sala Paul Harris al primo piano è stato il compagno ideale per l’inizio dei lavori. Questa è la fase che amo di più: una sessione impegnativa, metodica, dove i campioni si susseguono rigorosamente “bendati”. Degustare alla cieca permette di ascoltare il vino senza condizionamenti, lasciando che sia solo il calice a parlare.
Ho scelto di invertire l’ordine consueto, partendo dalla selezione “I Quadri” di Bindella – Tenuta Vallocaia 2023. È un vino che amo profondamente e che, nel tempo, riesce sempre a trasmettermi vibrazioni speciali. A dispetto di un’annata complessa, si è confermato una certezza: un sorso che già oggi soddisfa i palati più esigenti. Provare per credere.
Il mio percorso è proseguito con le Riserve, per poi approdare ai campioni dell’annata, che mi aspettavo più irruenti. Al contrario, ho riscontrato un certo garbo stilistico, anche se non tutti gli assaggi hanno fatto “palpitare” il cuore al primo incontro. Nel giorno degli innamorati, è giusto dire che molti di questi vini sono promesse di felicità che richiederanno ancora un po’ di bottiglia per esprimere tutto il loro potenziale. Quello che cerco in un Nobile è la coerenza: ho trovato vini estremamente invitanti, con un sorso molto bilanciato corpo e acidità. La gestione della parte fenolica è stata accorta: tannini presenti ma non irruenti, capaci di regalare note profonde che ricordano l’eleganza aromatica del vermouth o del bitter, con una chiusura pulita che invoglia subito a essere bevuto di nuovo.
Visioni istituzionali, l’eredità di Redi e Rating Annata 2025
Mentre procedevo con la mia analisi puntigliosa, la Sala Harris si animava con i saluti istituzionali, seguiti attraverso gli schermi in sala. Un momento centrale è stata la presentazione degli Eventi Redi: una serie di appuntamenti che celebrano Francesco Redi, l’autore che definì il Nobile «il Re d’ogni vino». È un legame indissolubile tra letteratura e viticoltura che rende questo borgo un unicum mondiale. Durante la mattinata è stato presentato lo studio della Fondazione Siena Lab e l’analisi dell’andamento climatico 2025.
Un’annata sfidante per Montepulciano, caratterizzata da una primavera piovosa che ha richiesto grande attenzione in vigna per la gestione fitosanitaria, seguita da un’estate calda ma con ottime escursioni termiche tra giorno e notte nel mese di agosto, fondamentali per preservare i profumi e l’acidità tipica del vitigno.
Il Consorzio ha assegnato 4 stelle concludendo che si tratta un’ottima annata, solida e di grande equilibrio, pur senza raggiungere la perfezione assoluta delle 5 stelle.
Dalla blind al volto: l’identità del Nobile in Sala Maria Russo
Dopo un buffet a base di eccellenze locali, nel pomeriggio sono scesa al piano terra, nella Sala Maria Russo. Qui il mio lavoro per Winetales si è fatto più diretto: il contatto con i produttori mi ha permesso di approfondire gli assaggi che avevano catturato la mia attenzione al mattino, trasformando finalmente i numeri dei campioni bendati in volti, mani e storie di vigne. È il momento in cui la tecnica lascia spazio al racconto e la valutazione si arricchisce di umanità, di fortunati assaggi di botte e anche le altre etichette. ma parliamo di assaggi!
Le nuove annate 2023: promesse da attendere
Il panorama della 2023 ha confermato la solidità delle grandi firme del territorio. Nomi come Poliziano e Boscarelli restano certezze assolute, sebbene in questa fase i loro campioni si presentino con una certa esuberanza giovanile. Sono vini che scalpitano, ancora leggermente irruenti rispetto alla loro consueta e celebrata cifra stilistica di eleganza. Tuttavia, la materia è viva e sono certa che il tempo in bottiglia saprà smussare questi spigoli, conducendoli verso quella piacevolezza armoniosa che li contraddistingue. In questo scenario, alcuni assaggi hanno saputo distinguersi per una leggibilità più immediata o per prospettive interessanti.
Talosa “Alboreto” 2023 (Pievi Le Grazie e San Biagio): In un’annata per niente facile, questa etichetta emerge per la sua vitalità. Il sorso è dinamico, capace di mantenere una progressione in bocca scattante che sfocia in una chiusura estremamente piacevole.
Manvi “Arya” (Pievi Gracciano e Valardegna): Una rivelazione inaspettata. Non conoscevo questa realtà, che si è presentata con un assaggio dal naso accattivante e una bocca di estrema coerenza; un calice che invita alla scoperta.
Az. Agr. Raspanti (Pievi Ascianello e Cerliana): Un assaggio che “prende per il naso” grazie a un profilo floreale di rara pulizia, impreziosito da accenni balsamici che donano respiro e profondità al bouquet.
Az. Agr. Crociani (Pieve Caggiole): Una conferma felice, in cui ho intravisto una crescita stilistica significativa rispetto agli anni passati. Un percorso di precisione che sembra aver trovato oggi una nuova consapevolezza.
Le Riserve e i “Fuoriclasse”: quando il tempo si fa nobile
Se le nuove annate ci hanno raccontato il potenziale futuro, è con le Riserve e le annate leggermente più mature che abbiamo toccato con mano la vera sostanza di Montepulciano. Qui non si parla solo di tecnica, ma di calici che sanno emozionare per profondità e coerenza.
Az. Agr. Crociani, Riserva: Un vino che richiede pazienza e ascolto. Lasciandolo respirare nel calice, si è aperto con generosità: sono emerse note speziate intriganti avvolte in un frutto pieno e corposo, testimone di un’ottima gestione della materia prima.
Bindella – Tenuta Vallocaia 2022: Un assaggio che non delude mai. Qui il Sangiovese si presenta nella sua essenza più pura, con una precisione stilistica che è ormai un marchio di fabbrica della tenuta. Passando a quelli che definirei i “punti fermi” della giornata — quelle realtà che rappresentano una garanzia assoluta nel panorama del Nobile — ho incontrato espressioni di altissimo profilo.
Il Macchione 2022: Un vino incredibilmente succoso e attuale, capace di parlare un linguaggio moderno senza tradire la tradizione. Una menzione speciale va all’incontro pomeridiano con il produttore, che mi ha permesso di scoprire una piccola perla: il suo Carmenere. Prodotto in pochissime bottiglie, è un assaggio raro che racconta la voglia di sperimentare con intelligenza.
Contucci, Nobile 2021: Lo ribadisco con convinzione: è un vino didattico nel senso più nobile del termine, ma capace di restare profondamente emozionante. Una beva garantita che non stanca mai, firma inconfondibile di una storia centenaria.
Podere Tiberini “Podere Le Caggiole” 2022: Molto buono, una di quelle certezze che si ripresentano puntuali a ogni assaggio. Un vino solido, figlio di un terroir benedetto.
Tenuta Golo 2022: Una bellissima scoperta durante la sessione blind. Dopo averlo notato al mattino, ho avuto il piacere di parlarne con Elia della Tenuta nel pomeriggio. È una realtà che trasmette un entusiasmo contagioso e realizza vini garbati e stuzzicanti; sono certa che andrò presto a visitarli in azienda.
Lombardo, Riserva 2020: Ha mostrato una splendida evoluzione nel tempo. La sua nota balsamica è diventata avvolgente, capace di conquistare il palato con una progressione elegante e un finale di grande respiro.
Generazione Rosso: l’identità scattante del territorio
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda dal titolo “Generazione Rosso”: Il futuro del Rosso di Montepulciano attraverso l’occhio dei giovani produttori. Un dibattito acceso e di rara freschezza che ha indagato il futuro del Rosso di Montepulciano attraverso lo sguardo dei suoi giovani produttori. A moderare l’incontro è stato Simon Staffler, firma autorevole di Falstaff ed esperto di critica enologica internazionale, una figura che ha dimostrato di “sapere il fatto suo”, portando una preparazione tecnica solida unita a un occhio estremamente attuale sulle dinamiche di mercato contemporanee.
Il futuro del Rosso di Montepulciano attraverso l’occhio dei giovani produttori.
Sotto la sua guida, il dibattito è scaturito in un confronto diretto e vivace, dove i giovani volti delle aziende leader — da Francesco Carletti di Poliziano a Sebastiano De Ferrari per Boscarelli, passando per Federico Fastelli de Le Berne, Matteo Frangiosa per La Ciarliana, Niccolò Tiberini per Podere Tiberini e Anton Zaccheo per Carpineto — si sono messi in gioco dialogando senza filtri con alcuni dei giornalisti più influenti del settore. Il confronto con firme del calibro di Alessandra Piubello, Andrea Gori, Jean Marco Palmieri, Francesco Saverio Russo, Raffaele Vecchione e Stefania Vinciguerra ha generato un flusso di impressioni reali, lontane dai soliti discorsi d’ufficio. Ne è emerso che il Rosso di Montepulciano ha finalmente smesso di sentirsi, ingiustamente, un “fratello minore”. Al contrario, ha rivendicato con orgoglio una propria dignità stilistica: quella di un vino fresco, scattante e dinamico. Un prodotto capace di proporsi come la risposta più intelligente e contemporanea per una ristorazione che cerca bevibilità immediata e carattere senza rinunciare a quel DNA territoriale che lo lega al Nobile. Un dialogo che ha tenuto l’attenzione altissima, confermando che il futuro della denominazione è in mani consapevoli e pronte a comunicare il vino con un linguaggio nuovo.
Conclusioni
Lascio Montepulciano prima della cena di gala, con il palato appagato da una precisione stilistica che cresce di anno in anno. La pioggia fuori continua a cadere, ma rientro verso casa con la certezza che il Nobile non teme le intemperie, né quelle del cielo né quelle dei mercati. Quest’anno, a San Valentino, il regalo più bello è stato un calice che sa di radici e di futuro.
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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