01 Giu 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Alla scoperta di Argillae e Sirio Anfore (parte II)

Biodiversità per vini eccellenti

C’eravamo lasciati dopo l’interessante immersione nel mondo di Sirio Anfore a Città della Pieve, per dirigerci ad Allerona, dove si estende l’Azienda Agricola Argillae. Questa vasta tenuta copre oggi circa 120 ettari complessivi, ma solo 15 di questi sono dedicati ai vigneti. I restanti ettari sono un prezioso scrigno di boschi, ulivi, seminativi dati in gestione, un lago e altre forme di biodiversità, elementi essenziali che contribuiscono a creare un ecosistema equilibrato e a garantire la produzione di uve eccellenti. I vigneti godono di un’ottima esposizione est-ovest, ad un’altitudine compresa tra i 150 e i 300 metri sul livello del mare. e di un microclima ideale per la viticoltura, diverso tuttavia dal più noto areale orvietano. È importante sottolineare che la posizione di Allerona, pur essendo in Umbria, si trova al confine nord con la zona della DOC Orvieto.

La nascita dell”Impero Bonollo

L’azienda Argillae affonda le sue radici nel sogno del Cavaliere del Lavoro Giuseppe Bonollo, una figura che non necessita di lunghe presentazioni nel panorama imprenditoriale italiano. La sua vicenda inizia in un contesto familiare di grande tradizione: figlio di un distillatore la cui attività ottenne il primo certificato italiano nel lontano 1908, rendendola la più storica d’Italia, Giuseppe era il primogenito di ben dieci fratelli. La sua vita fu segnata da una precoce assunzione di responsabilità, visto che il padre venne a mancare quando lui aveva appena 27 anni. Da quel momento, partendo dalla prima distilleria a Formigine, in provincia di Modena, Giuseppe intraprese un ambizioso progetto di espansione. Nel contesto del secondo dopoguerra italiano, le condizioni erano ideali per chi, come lui, possedeva una tale visione e determinazione. Si trasferì ad Anagni per sfruttare gli incentivi destinati allo sviluppo delle aziende nel Mezzogiorno, aprendo successivamente stabilimenti anche in Toscana e nel Lazio. Il suo obiettivo era chiaro: fornire a ogni fratello maschio un proprio stabilimento da gestire, garantendo loro indipendenza economica e consolidando così un vero e proprio impero familiare.

Un sogno vinicolo: dalla distilleria all’eccellenza di Argillae

È proprio grazie all’intuito e alla tenacia di Giuseppe Bonollo che la sua distilleria divenne la più grande d’Italia. Anni trascorsi a seguire le “campagne acquisti” delle vinacce, essenziale per assicurarsi le materie prime migliori, fecero germogliare in lui il desiderio di possedere un’azienda vinicola tutta sua. Così, a fine carriera, a metà degli anni ’80, il Cavaliere Bonollo decise di realizzare questo sogno personale: avviare un’azienda dedicata alla produzione di grandi vini. Inizialmente concepito come un “hobby costoso” – un investimento dettato dalla passione per l’altissima qualità che lui stesso ricercava – questo progetto ha subito una svolta decisiva nel 2015. L’ingresso in azienda della nipote Giulia Di Cosimo ha segnato un vero e proprio punto di svolta, trasformando l’iniziale passione in un progetto ambizioso e virtuoso che oggi definisce l’identità di Argillae.

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Giulia Di Cosimo: un nuovo inizio e la vocazione ritrovata

Il vero e proprio cambio di rotta e la piena realizzazione del progetto del nonno sono arrivati nel 2015 con l’ingresso in azienda di Giulia Di Cosimo. Nonostante una carriera finanziaria già ben avviata, Giulia comprende che la sua vera vocazione è altrove: è legata alla terra e alle sue radici familiari. Questo “passaggio di consegna” dal nonno alla nipote ha segnato l’inizio di una nuova fase. L’obiettivo primario di Giulia fin dall’inizio è stato valorizzare l’azienda e l’intero territorio, dando vita a un percorso culturale che portasse “l’Orvieto DOC” in tutta Italia. Sotto la sua guida, Argillae ha intrapreso un’opera di ridimensionamento e riprogettazione, trasformandosi in un esempio virtuoso di sostenibilità e qualità, un vero faro per il mondo del vino.

Orvieto DOC e le sue molteplici anime

Giulia Di Cosimo diventa presto una figura di spicco nel panorama enologico locale. Non solo è l’anima di Argillae ma ricopre anche il ruolo di vice presidente del Consorzio Orvieto DOC. e in questa veste ci ha ricordato che questa denominazione è una delle poche DOC interregionali italiane, estendendosi su territori sia dell’Umbria che del Lazio. Come lei stessa ama sottolineare, si dovrebbe parlare di “Orvieti” al plurale, poiché è possibile distinguere più identità e anime diverse all’interno della stessa denominazione. Soprattutto dal punto di vista geologico del territorio: in mentre in alcuni areali prevale la componente vulcanica (legata all’attività del vulcano di Bolsena), e in altri quella calcarea, il nome stesso dell’azienda, Argillae, svela il fattore principale su cui si basa la qualità e la tipicità dei suoi vini. Qui, infatti, la presenza di argille plioceniche è dominante, rendendo i terreni di Allerona i più argillosi dell’intera denominazione. Questa diversità arricchisce enormemente il panorama vinicolo, offrendo un ventaglio di espressioni uniche sotto un unico grande nome.

Un terroir che fa la differenza: argilla e carbonato di calcio

I terreni di Argillae sono il segreto della qualità dei loro vini. Principalmente composti da strati calcareo-argillosi, questi suoli mantengono una freschezza superiore rispetto ad altre zone della DOC Orvieto. L’argilla è cruciale perché trattiene l’acqua in modo efficace mentre la componente calcarea assicura un drenaggio ideale che riduce i problemi di ristagno idrico. Ancora più affascinante è scoprire che il calcare (carbonato di calcio) deriva principalmente da residui marini che donano mineralità e la sapidità ai vini e una profondità unica.

I fossili pliocenici: memorie di un mare antico nel vino

Nei terreni di Argillae troviamo un’abbondante presenza di fossili risalenti all’era pliocenica. Questi reperti sono la chiara prova che milioni di anni fa un mare antico ricopriva gran parte della regione. La storia di questo mare preistorico è incredibilmente ricca: finora, ad Allerona sono stati scoperti ben tre scheletri di cetacei, attribuibili a balene di piccola taglia, oltre a un terzo scheletro di dimensioni maggiori probabilmente appartenente a una balenottera. A questi si aggiunge la famosa “ambra grigia fossile” che testimonia la frequentazione dell’area anche da parte di capodogli. Consiglio una visita al Museo dei Cicli Geologici Evolutivi presso l’ex Dopolavoro dove un percorso espositivo aggiornato vi guiderà attraverso la storia geologica dell’area di Allerona e Orvieto.

L’Impegno Eco-Friendly di Argillae

Una volta entrata in azienda, Giulia Di Cosimo ha impresso una chiara direzione verso la sostenibilità, mettendo in atto diversi progetti all’avanguardia. La sostenibilità è il cuore della filosofia di Argillae, un principio che si riflette sia nell’architettura della cantina che nelle pratiche agricole. L’edificio è stato progettato per integrarsi perfettamente nel paesaggio. Al piano terra si trovano le aree di affinamento e stoccaggio dei vini in serbatoi d’acciaio termocontrollati. Il piano inferiore, interamente sotterraneo per ridurre l’impatto visivo e i consumi energetici, ospita la suggestiva sala delle botti, la cui architettura si ispira al maestoso Duomo di Orvieto. La politica e la filosofia di sostenibilità di Argillae sono un vero “win win game“: fare qualcosa di buono per l’ambiente porta benefici concreti anche all’azienda. Le bottiglie, per esempio, sono leggere, riducendo i costi di trasporto, e le etichette sono prodotte con carta riciclata, unendo il risparmio economico al rispetto delle foreste e a una gestione responsabile delle risorse. Sono tante piccole attenzioni che, sommate, fanno una differenza enorme. Giulia ci crede profondamente: vive in un posto bellissimo e desidera preservarlo, lasciando un ambiente migliore per le generazioni future.

La sostenibilità in vigna

L’impegno per una viticoltura sostenibile si concretizza in diverse pratiche virtuose: le operazioni di potatura e vendemmia sono eseguite esclusivamente a mano, la concimazione avviene unicamente con fertilizzanti naturali come lo stallatico, il ripristino dell’azoto nel suolo è favorito dalla piantumazione di favino, il sistema di riscaldamento sfrutta una caldaia a bio masse e le acque reflue vengono riciclate attraverso un efficiente impianto di fitodepurazione. Questa costante attenzione all’ambiente e alla salute del consumatore guida l’azienda nella continua ricerca del miglioramento del prodotto, attraverso la qualità delle materie prime e l’adozione di processi produttivi rispettosi. In questo contesto, i vini hanno un’altra storia da raccontare: quella del territorio e delle sue argille.

La fitodepurazione: bellezza naturale per acque pulite

Mi ha colpito molto l’impianto di fitodepurazione di Argillae: è una vera meraviglia! Dimostra come la sostenibilità possa fiorire in bellezza. Sembra un giardino incantato, con roseti bianchi tra i filari e iris vivaci che adornano le vasche di depurazione. Questi iris non sono solo un tocco estetico; la loro funzionalità è cruciale. Sono loro, infatti, a purificare in modo 100% naturale tutte le acque reflue della cantina. È affascinante osservare come la natura stessa si trasformi in una soluzione ecologica, creando un ambiente non solo funzionale ma anche visivamente splendido.

Imhoff e fitodepurazione: un sistema integrato

Il processo di fitodepurazione ad Argillae è una dimostrazione di ingegno e sostenibilità. Le acque reflue della cantina – che derivano dal lavaggio di vasche, botti e pavimenti, attività che richiedono quantità significative d’acqua – vengono convogliate in un sistema complementare e altamente efficace. Il primo passo è il passaggio attraverso due vasche Imhoff. Queste servono come pre-trattamento, un sistema di sedimentazione primaria che svolge un ruolo cruciale nel separare i solidi dai liquidi. Questa fase preliminare non solo migliora notevolmente la qualità dell’acqua, ma ottimizza anche l’efficienza del successivo processo di fitodepurazione.

La magia degli iris: acqua pura e benefici economici

Dopo la pre-filtrazione nelle vasche Imhoff, l’acqua passa all’impianto di fitodepurazione vero e proprio. Questo è progettato come una piscina, con strati di sassolini di diverse granulometrie e tubature microforate. Il cuore del sistema risiede nelle colonie batteriche che prosperano sull’apparato radicale degli iris piantati nelle vasche. Questi batteri, grazie al loro metabolismo specifico, “mangiano” le sostanze organiche inquinanti, trasformando l’acqua in un liquido pulito e privo di residui. È un esempio perfetto di come “la natura mangia la natura”. L’acqua così purificata può essere riutilizzata in cantina, previa sterilizzazione tramite raggi  UV, o reimmessa nel fiume, chiudendo un ciclo virtuoso. Questo approccio non è solo etico, ma porta anche un notevole vantaggio economico, eliminando i costi di smaltimento delle acque reflue. La manutenzione è minima, limitandosi all’irrigazione degli iris quando il consumo d’acqua in cantina è ridotto, garantendo la loro vitalità. inoltre la quantità di piante è calibrata per gestire anche i picchi di consumo durante la vendemmia.

L’anfora dei sogni: il progetto Argillae-Sirio Anfore

Prima di passare alla degustazione, Giulia ci ha guidato in cantina per raccontarci una storia di collaborazione e resilienza. Nonostante il parere negativo del suo enologo, Giulia era determinata a realizzare un sogno filosofico: far riposare i vini in anfore create con l’argilla dei suoi stessi vigneti, un richiamo diretto al nome e all’anima di Argillae. La sfida era creare contenitori che fossero uno “scrigno” della terra d’origine. Dopo innumerevoli difficoltà e la ricerca di diverse fornaci, riuscì a farsi produrre tre anfore per avviare questa audace sperimentazione, che, nonostante le titubanze iniziali, diede risultati promettenti, concretizzando il suo primo vino in anfora.

La crisi, la soluzione e l’innovazione Sirio Anfore

Due estati fa, ad agosto, l’imprevisto: una delle anfore si crepò, rischiando di compromettere un’intera annata. Nel panico, Giulia cercò disperatamente una soluzione, e l’unico a risponderle e offrirle aiuto immediato fu Fabrizio Ratti di Sirio Anfore. Giulia espresse il desiderio di nuove anfore realizzate con la sua argilla, ma Fabrizio, consapevole delle sfide tecniche, le spiegò che non poteva garantire un risultato ottimale senza la sua formulazione brevettata “high-Tech”. Tuttavia, la sua creatività lo portò a una proposta innovativa: creare un’anfora con la ceramica microporosa altamente tecnica di Sirio Anfore, ma con un “cappotto” esterno, un involucro, realizzato proprio con l’argilla di Giulia. Questa soluzione geniale non solo garantiva la sicurezza del vino, ma permetteva a Giulia di realizzare il suo sogno filosofico: il vino, nato dall’argilla, torna a riposare nella stessa preziosa argilla da cui è nato, creando un legame indissolubile e un’identità unica.

Le delizie di Argillae: inizio spumeggiante con “Centopercento” ARgillae

Dopo aver esplorato a fondo la filosofia e la storia di Argillae, è il momento di deliziare il palato con i loro vini, accompagnati dalle squisite pietanze preparate dal marito di Giulia, della rinomata Trattoria “Da Carlo” a Orvieto, proprio a due passi dal Duomo. (Se vi trovate in zona, un salto è d’obbligo: sarete coccolati da un vero oste e gusterete piatti genuini!).
Abbiamo iniziato questo viaggio sensoriale con l’Argillae Centopercento, uno spumante Brut Metodo Charmat che incanta fin dal primo sorso. Nasce da un vigneto promiscuo di quasi 50 anni, un vero mosaico di varietà autoctone come Grechetto, Drupeggio, Verdello e Malvasia. Il risultato è un vino incredibilmente beverino, che prepara perfettamente il palato alle scoperte successive.

Un sorso di freschezza: Orvieto Superiore DOC

Dopo l’effervescenza iniziale, il nostro percorso è proseguito con l’Orvieto Superiore DOC 2023, un vino che trovo ideale per i giovani, grazie alla sua beva agile e vibrante. Questo vino riesce a esprimere al meglio la freschezza dei vitigni che lo compongono: Grechetto, Procanico, Malvasia, Sauvignon Blanc e Chardonnay.
Al naso, emergono subito le classiche note agrumate, accompagnate da leggeri sentori di frutta tropicale e delicati fiori di acacia. Il profilo olfattivo è completato da un tocco “dolce” e delicato che ricorda un “profumo da signora”, accentuandone la profondità e l’eleganza. Alla beva, il vino si presenta agile e incredibilmente fresco, con un’acidità ben bilanciata che lo rende estremamente scorrevole e di grande gradevolezza. È un invito a un secondo sorso, perfetto per accompagnare momenti di convivialità spensierata.

Omaggio all’arte e alla tradizione: Grechetto e “La Panata”

La nostra degustazione è proseguita con due vini che raccontano storie profonde, legate all’arte e alla tradizione umbra. Abbiamo assaggiato il Grechetto, un vitigno autoctono che qui esprime al meglio la sua eleganza e la mineralità del territorio.
A seguire, un vino speciale, nato per commemorare un’occasione significativa: il 500° anniversario della scomparsa del pittore Luca Signorelli, autore del magnifico Giudizio Universale nella Cappella Nova del Duomo di Orvieto. e poi ancora abbiamo degustato “Panata”, il cui nome evoca un’antica consuetudine delle osterie: la “panata” era infatti il contenitore da un litro utilizzato per servire il vino sfuso, un richiamo alla convivialità e all’autenticità di un tempo.
Queste storie, ricche di dettagli e fascino, meritano una narrazione più approfondita e ve la racconterò in seguito.

Primo d’Anfora: il cerchio dell’argilla che si chiude

Concludiamo la nostra carrellata di assaggi con Primo d’Anfora, un vino che rappresenta la quintessenza della filosofia di Argillae e che ci ha chiarito molto le idee sull’utilizzo dell’anfora. Ottenuto da uve selezionate di Grechetto, Malvasia e Drupeggio, provenienti dalla “Vigna Vecchia”, un vigneto di oltre 45 anni, questo vino è il frutto del profondo desiderio di Giulia Di Cosimo di creare un’espressione che chiudesse un ciclo vitale.
Questo primo vino aziendale, figlio di tale filosofia, deve il suo nome al particolare processo di vinificazione e affinamento. La fermentazione e l’affinamento sulle fecce per 8-9 mesi avvengono interamente in anfore di terracotta da 500 litri, realizzate inizialmente con l’argilla estratta direttamente dai vigneti dell’Azienda. come già detto oggi si utilizzano le anfore in ceramica microporosa di Sirio Anfore, rivestite esternamente con l’argilla dei terreni di Argillae, garantendo così sicurezza e un legame indissolubile con il territorio. Dopo il passaggio in anfora, seguono due anni di ulteriore affinamento in bottiglia, che ne garantiscono la migliore espressione aromatica e una notevole longevità. Le anfore di terracotta, infatti, offrono il vantaggio di un’adeguata aerazione del mosto grazie alla loro porosità, senza apportare sapori esterni come il legno.

Note Degustative

Primo d’Anfora si presenta con un colore giallo intenso, raffinato e intrigante. Al naso, il bouquet rivela lentamente i suoi profumi, con note di sambuco e agrumi che si alternano a sentori di muschio e mandorla. Le note floreali cedono progressivamente il passo a quelle fruttate e di sottobosco. Al palato, il vino è ricco e morbido all’inizio, sviluppandosi in modo ampio e persistente durante il sorso, per concludere con un finale sapido e una fresca acidità. È un grande bianco dai terreni argillosi che non teme la sfida del tempo. nessun segno di pesantezza e ossidazione. grande soddisfazione e ottima beva!

Il fil rouge della degustazione

Durante la nostra visita, abbiamo avuto il privilegio di immergerci nelle diverse espressioni enologiche di Argillae, guidati dalla passione e dalla profonda conoscenza di Giulia. La degustazione, effettuata in abbinamento con portate provenienti dal ristorante Da CArlo (il marito di Giulia), ha confermato la filosofia aziendale: vini che riflettono autenticamente il terroir, espressione di un equilibrio tra tradizione e innovazione e, soprattutto, liberi da preconcetti.
Il fil rouge che lega tutti i vini di Argillae, dai più semplici ai più complessi, è senza dubbio il territorio argilloso. Notevole corpo e persistenza, avvolgono il palato con una ricchezza inaspettata. inoltre la forte presenza di carbonato di calcio conferisce ai vini un’enorme freschezza, con pH che si attestano intorno a 3.20/3.10. Questa acidità così spiccata, da ricordare quella di  vini nati in territori a clima freddo, è il segreto della loro longevità, e scolpisce i vini in una maniera unica e inconfondibile.

In Conclusione: Sostenibilità e una Visione Inclusiva dell’Orvieto DOC

La nostra visita ad Argillae, nel cuore verde dell’Umbria, è stata un’esperienza illuminante che ci ha permesso di toccare con mano un approccio alla sostenibilità a 360 gradi. L’azienda non si limita a un’etichetta, ma la vive concretamente in ogni pratica agricola e architettonica, dimostrando un rispetto profondo per l’ambiente e il consumatore.
Giulia Di Cosimo, con la sua passione e la sua profonda conoscenza, è stata una guida eccezionale, non solo illustrandoci le caratteristiche tecniche di ogni vino, ma rivelandoci la storia e la filosofia che li animano. La sua visione di un “Orvieto plurale” si traduce in vini che, pur rispettando la ricca tradizione, osano esplorare nuove sfaccettature, sempre con un occhio di riguardo alla sostenibilità e all’autenticità. La sua influenza come vice presidente del Consorzio Orvieto DOC la rende una vera ambasciatrice di questa terra, capace di promuovere un’immagine dinamica e innovativa dei suoi prodotti.

Una nuova visione sul mondo dei vini in Anfora

Abbiamo infine sfatato un luogo comune troppo diffuso nel mondo del vino: quello che l’utilizzo dell’anfora implichi necessariamente vini ambrati, fortemente macerati o con difetti. Qui abbiamo scoperto che, con maestria e sensibilità, l’anfora diventa uno strumento per esaltare la purezza del frutto e la profonda mineralità del terroir, dando vita a vini eleganti, complessi e di straordinaria personalità.
Siamo certi che, da oggi, la vostra visione sul mondo del vino in anfora sarà molto diversa. Vi invito a seguirci nei prossimi articoli, dove esploreremo altre aziende che, con un approccio simile, grazie all’uso delle anfore riescono a creare vere e proprie eccellenze. A presto, quindi, e alla prossima scoperta enoica di Benny!

Benedetta Costanzo

Le scoperte enoiche di Benny
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