02 Mar 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Benny School. Si fa presto a dire vitigni!

Benvenuti a tutti gli appassionati di vino e ai curiosi! Oggi, in questo articolo della Benny School, ci immergeremo nel mondo affascinante della viticoltura, esplorando alcune delle varietà d’uva più diffuse e scoprendo le storie che si celano dietro i loro nomi. Non solo, ma daremo uno sguardo ai vini più preziosi e alle regioni che li producono, e faremo chiarezza su una distinzione fondamentale: quella tra Vecchio e Nuovo Mondo.

Quando si pensa ai vitigni più diffusi, la mente corre subito a nomi celebri come Cabernet Sauvignon o Chardonnay. Ebbene, i dati globali ci riservano qualche sorpresa. Il vitigno più coltivato al mondo è una varietà a bacca bianca di origine spagnola: l’Airén. Spesso poco conosciuto al di fuori della Spagna, dove viene principalmente usato per la produzione di vini da tavola e brandy, questo vitigno ha dominato a lungo le classifiche.

Bacche rosse, bacche bianche e un’Intrigante via di mezzo

Ecco i vitigni più coltivati divisi per colore:

  • A Bacca Rossa: troviamo il Cabernet Sauvignon. Questo gigante di Bordeaux è diventato il re indiscusso a livello globale, grazie alla sua capacità di adattarsi a climi diversi e produrre vini strutturati e longevi. Altri colossi sono il Merlot, noto per la sua morbidezza, e il Tempranillo, la spina dorsale dei grandi vini spagnoli come la Rioja.
  • A Bacca Bianca: l vitigno a bacca bianca più coltivato al mondo è l’Airén 🥂. È in particolare diffuso nella regione de La Mancha. Questo vitigno si caratterizza per la sua straordinaria resistenza alla siccità e al caldo, oltre che per l’elevata produttività, peculiarità che lo hanno reso una delle varietà più importanti in Spagna. Un altro colosso della categoria, spesso più conosciuto a livello internazionale, è l’Ugni Blanc, che in Italia è noto come Trebbiano. Questo vitigno è tra i più piantati al mondo, soprattutto in Francia e in Italia, dove viene utilizzato per la produzione di vini bianchi leggeri e ad alta acidità, ma anche, in Francia, come base per la distillazione del Cognac e dell’Armagnac. Non possiamo poi non menzionare lo Chardonnay, originario della Borgogna, che si è diffuso in ogni angolo del globo, offrendo una versatilità straordinaria. Può dare vita a vini freschi e minerali in climi freddi o a vini ricchi e burrosi in climi più caldi. Tra gli altri, spicca il Sauvignon Blanc, famoso per i suoi profumi di erbe e agrumi.
  • A Bacca Grigia: Questa categoria non ha un proprio “gigante” in termini di estensione, ma è importante menzionare vitigni come il Pinot Grigio. Questa varietà, che presenta una buccia con una colorazione che va dal grigio al rosa-brunastro, è una mutazione genetica del Pinot Noir. In Italia e in altre parti del mondo è molto apprezzata per i suoi vini freschi e leggeri.
Il paesaggio vitivinicolo italiano

E in Italia? La situazione è un po’ diversa. Sebbene alcuni dei vitigni internazionali menzionati siano molto diffusi anche nel nostro Paese, le classifiche sono dominate da varietà autoctone che riflettono la ricchezza dei nostri territori. Tra i vitigni rossi, il più coltivato in assoluto è il Sangiovese, cuore pulsante di grandi vini toscani come il Chianti e il Brunello di Montalcino, ma diffuso anche in molte altre regioni. A seguire, troviamo il Montepulciano, tipico dell’Abruzzo, e il Merlot, un vitigno internazionale che ha trovato in Italia un terroir ideale. Per quanto riguarda i vitigni bianchi, il più coltivato è il Trebbiano (il nostro Ugni Blanc), seguito da varietà come il Catarratto in Sicilia e il Pinot Grigio che, come abbiamo visto, è molto popolare a livello internazionale ma ha trovato in Italia la sua patria d’elezione.

Vini da record

Se la quantità è una cosa, il valore economico ne è un’altra. I vini più costosi al mondo non provengono dai vitigni più coltivati, ma spesso da vitigni autoctoni e da terroir unici. Il vino più costoso al mondo è quasi sempre un Romanée-Conti della Borgogna. Questo vino, prodotto in quantità minuscole da un piccolo vigneto monopolio, è l’espressione massima del Pinot Noir. Altri vini che raggiungono quotazioni stratosferiche includono i Grand Cru di Bordeaux e i vini della Napa Valley, in California.

Territori d’eccellenza

Tra le regioni vinicole più rinomate al mondo non possiamo non citare la Toscana, che merita un ruolo di primo piano non solo in Italia ma a livello globale. Questa regione è la culla del Sangiovese e produce alcuni dei vini più iconici e prestigiosi d’Italia. Pensiamo al Chianti Classico 🍇, con il suo inconfondibile Gallo Nero, al maestoso Brunello di Montalcino e al nobile Vino Nobile di Montepulciano. La Toscana è famosa anche per i cosiddetti “Super Tuscans“, vini che, pur non rispettando i disciplinari tradizionali e utilizzando spesso vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon e Merlot, hanno conquistato il mercato mondiale per la loro eccellente qualità e il loro stile moderno.

Le zone più vocate per la produzione di vini di altissimo pregio sono quindi:

  • Borgogna (Francia): La culla del Pinot Noir e dello Chardonnay, dove il concetto di terroir raggiunge la sua massima espressione.
  • Bordeaux (Francia): Famosa per i suoi blend a base di Cabernet Sauvignon e Merlot.
  • Napa Valley (California, USA): Un esempio di successo del Nuovo Mondo, con Cabernet Sauvignon di grande struttura e concentrazione.
  • Piemonte (Italia): Con i suoi vini iconici come il Barolo e il Barbaresco, a base di Nebbiolo.
  • Toscana (Italia) come visto in precedenza.
Vecchio e Nuovo Mondo: una distinzione filosofica

Infine, capiamo la differenza cruciale tra Vecchio e Nuovo Mondo. Questa non è solo una distinzione geografica, ma rappresenta due approcci molto diversi alla viticoltura e alla produzione del vino. Vecchio Mondo: Si riferisce alle regioni vinicole storiche d’Europa (Francia, Italia, Spagna, Germania, ecc.). Qui la tradizione è fondamentale. Le leggi e i regolamenti (come le A.O.C. francesi o le D.O.C.G. italiane) sono molto rigidi e mettono in risalto il terroir (il microclima, il suolo e il paesaggio) e il vitigno. I vini tendono ad avere un’acidità più elevata, un alcol più basso e a riflettere in modo netto il luogo di provenienza.
Nuovo Mondo: Include le regioni vinicole al di fuori dell’Europa (USA, Australia, Cile, Sudafrica, Argentina, Nuova Zelanda, ecc.). Qui l’approccio è più innovativo e tecnologico. L’attenzione è spesso rivolta al vitigno (il nome è in etichetta) e allo stile del vino, che deve essere fruttato, accessibile e pronto da bere. I vini del Nuovo Mondo tendono ad avere un corpo più pieno, un’alcolicità più elevata e un frutto più esuberante, spesso grazie a climi più caldi. In sintesi, mentre il Vecchio Mondo celebra il terroir e la tradizione, il Nuovo Mondo sperimenta e innova, pur prendendo sempre più spunto dalle radici del passato. Entrambi offrono un’esperienza unica e un’infinita varietà di stili da scoprire.

Un mondo in perenne movimento

Studiare il vino non significa solo memorizzare etichette o imparare a roteare un bicchiere; significa mettersi in ascolto di un organismo vivente che respira al ritmo del pianeta. È importante capire che, sebbene i dati che vi ho condiviso siano una fotografia fedele dell’oggi, la pellicola della storia continua a scorrere velocemente. Come ama ricordare Eugenio Sartori, DG di Vivai Rauscedo e profondo conoscitore delle radici del mondo:

“Il mondo del vino non è un porto statico, ma un mare in tempesta che si evolve costantemente, sospinto dalle mode, dai desideri dei consumatori e dalla sfida silenziosa dei cambiamenti climatici.”

La classifica dei vitigni è lo specchio di questa metamorfosi. Se ci guardiamo alle spalle, nel 1990, il podio era abitato da nomi che oggi suonano quasi come leggende dimenticate, come la Sultaniye o il Rkatsiteli. Erano i giganti di un’epoca che oggi hanno lasciato il passo alla nobiltà del Cabernet e alla versatilità dello Chardonnay. Domani le carte potrebbero essere rimescolate ancora una volta dal calore del sole o da una nuova, inaspettata sete di bellezza. Credo che la vera ebbrezza non venga solo dal sorso, ma dalla conoscenza. Perché quando conosci la storia di un vitigno che ha viaggiato per secoli per arrivare nel tuo bicchiere, quel vino smette di essere solo una bevanda e diventa un racconto, una resistenza, un’emozione. Guardate tutto da mille punti di vista, restate affamati di sapere e non smettete mai di essere curiosi. Ogni bottiglia è un orizzonte nuovo: siate pronti a scoprirlo.

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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