29 Giu 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Cantina Masciarelli. Abruzzo oltre confine

 

L’Incontro con Marina Cvetic e l’Abruzzo che accoglie

La Convention Nazionale delle Donne del Vino in Abruzzo ha regalato momenti indimenticabili. Tra le tappe più significative c’è stata senza dubbio la visita alla Cantina Masciarelli. Ad accoglierci, con la sua eleganza e la sua forza, Marina Cvetic, custode di una storia straordinaria e di un’eredità vinicola che ha ridefinito il volto dell’Abruzzo enologico.
Di Marina, fin dal primo incontro a Opera Wine, mi ha colpito l’estrema semplicità. Una qualità inscindibile dalla sua grande intelligenza e dalla sua chiara visione che la rende determinata nel perseguire gli obiettivi. Nonostante le sue origini croate, Marina vive in Italia da molti anni e si esprime sempre in modo efficace e puntuale. Il suo legame con l’Abruzzo e con il mondo del vino ha radici profonde, nate da un incontro destinato a cambiare la sua vita. Quello con Gianni Masciarelli. Era un incontro quasi predestinato. Marina, infatti, aveva già studiato tecnologie alimentari a Belgrado e mosso i primi passi nel mondo del vino grazie al nonno. Così, quando si sono incontrati, è stato subito amore a tutti i livelli: personale, professionale e per la terra. Un sodalizio che ha dato vita non solo a una famiglia, ma a un’azienda di grandissimo successo.

Gianni Masciarelli: territorio e cuore

Appena arrivate a San Martino sulla Marrucina (CH), dove sorgono Villa Gemma e la cantina, sono rimasta rapita dal paesaggio circostante. Pochi giorni in Abruzzo e sono diventati familiari i profili imponenti della Maiella e del Gran Sasso. E poi tutti i monti intorno che sembrano abbracciare e proteggere i vigneti, gli abruzzesi e chi visita questa terra.
Marina ci ha guidato attraverso il racconto di Gianni Masciarelli, un pioniere visionario la cui avventura inizia nel 1981, partendo da soli due ettari presi in affitto dal nonno Umberto. La sua determinazione, la sua passione e la sua profonda conoscenza del territorio hanno trasformato un piccolo sogno in una delle realtà più note e imponenti d’Abruzzo. Oggi, l’azienda Masciarelli vanta 300 ettari vitati distribuiti su tutte e quattro le province abruzzesi, con una produzione di 2,2 milioni di bottiglie e un potenziale di 2,5 milioni. Queste si suddividono in sette linee distintive: Villa Gemma, Iskra, Marina Cvetic, Castello di Semivicoli, Gianni Masciarelli, Linea Classica e La Botte di Gianni. Un successo che testimonia la sua capacità di valorizzare i vitigni autoctoni e di elevare la qualità del vino abruzzese a livelli internazionali.

Artigianalità su larga scala

Nonostante le quasi due milioni e mezzo di bottiglie prodotte, i Masciarelli restano veri artigiani del vino. Sebbene gli ettari vitati siano numerosi e diffusi, ognuno di essi è curato da tanti artigiani della vigna. È proprio questa sommatoria di artigianalità diffusa che costituisce la cifra distintiva e il segreto della qualità intrinseca della Cantina Masciarelli. Questo approccio si riflette anche nella cura meticolosa nella scelta dei luoghi da impiantare a vigneto. L’azienda procede su due fronti: da una parte, c’è l’ascolto attento dei “vecchi” custodi della memoria di un territorio, coloro che ne conoscono la vocazione fin dai tempi antichi; dall’altra, c’è la voglia di guardare al futuro e utilizzare strumentazioni all’avanguardia e sofisticate. Queste macchine non sostituiscono l’uomo, ma lo supportano, alleggerendone le fatiche e permettendo anche un controllo a distanza. Questo consente a chi cura le vigne di vivere il proprio lavoro in modo più sopportabile ed efficace, unendo tradizione e innovazione per il massimo rispetto del territorio e del prodotto finale.

 

Un legame profondo: visione e insegnamento

Il racconto di Marina ha svelato non solo la nascita di un’azienda, ma l’essenza di una vita condivisa. La sua storia con Gianni, un sodalizio alimentato dalla passione, ha dato forma al progetto Masciarelli. Ogni parola di Marina ha evocato un passato di sfide vinte e intuizioni brillanti, mostrando una fiducia incrollabile nel potenziale di questa terra. La sua narrazione ha messo in luce la grandezza di Gianni come produttore, ma anche il suo profondo legame con l’Abruzzo e la sua visione audace.

Il sogno di Gianni: radici, visione e Abruzzo di qualità

Gianni Masciarelli iniziò a impiantare i primi vigneti nel 1979 (alcuni sono ancora produttivi) avviando l’azienda nel 1981. Già nel 1984 registrò il marchio Masciarelli nel mondo, dimostrando una visione lungimirante e la capacità di anticipare i tempi. Fin dall’inizio, Gianni non promosse la sua azienda, ma il Montepulciano d’Abruzzo. Voleva riscattare questa terra contadina, spesso sottovalutata per la qualità dei suoi prodotti. La sua dedizione fu profonda. Pagò al nonno l’affitto dei primi ettari, un insegnamento prezioso: niente è regalato nella vita. Questa lezione lo spinse a realizzare il sogno di trasformare l’Abruzzo in una regione che produce vini di pregio, non solo vini da taglio per il centro-nord. Gianni ha creduto così tanto in questo sogno che oggi, parlando di Abruzzo di qualità – dal Montepulciano al Trebbiano – lo dobbiamo alla visione di questo vignaiolo. Un po’ visionario, un po’ poeta, profondamente innamorato della sua terra e di sua moglie Marina, la quale ha sposato l’uomo, il vignaiolo e il suo grande sogno, portandolo avanti, anche dopo la sua scomparsa, con commovente dedizione.

L’innovazione francese al servizio dell’Abruzzo

Gianni ha letteralmente portato la Francia in Abruzzo. I suoi primi viaggi in Champagne gli avevano dato il senso della qualità. Questi viaggi hanno cambiato la sua visione del vino. Introdusse il sistema di allevamento a Guyot negli anni ’80, una potatura corta a spalliera. Questo metodo, inventato in Champagne da Jules Guyot nell’Ottocento, sostituì la pergola abruzzese, l’alberata e il tendone, sistemi più votati alla quantità che alla qualità. Ha poi tutelato con fervore le vigne vecchie. Sebbene producano meno, apportano una qualità innegabile al prodotto finale. Introdusse anche le barrique di rovere francese. Tuttavia, non puntò sulle varietà internazionali. Il suo obiettivo era chiaro: produrre grandi vini con le varietà autoctone di Trebbiano, Montepulciano e Pecorino. e’ riuscito così a rendere internazionale un Abruzzo ancora molto arretrato e chiuso.

La Cantina: tre dimensioni di visione

La visione di Masciarelli si estendeva oltre il semplice concetto di cantina. Per Gianni, la cantina era innanzitutto il vigneto stesso, il luogo naturale dove tutto ha inizio. Poi c’è la cantina di cemento, lo spazio fisico dove si trovano le botti e tutti i contenitori per l’affinamento. È qui che il vino riposa e si evolve. Infine, c’è la cantina del cielo, un concetto più etereo e suggestivo, che richiama la dimensione spirituale e quasi cosmica del loro lavoro. Un luogo dove il vino si eleva, connettendosi con l’infinito, proprio come il “cielo stellato” che accoglie i visitatori. Questa triplice visione sottolinea la profonda connessione tra terra, lavoro umano e aspirazione. Gianni ha saputo portare questa filosofia in ogni aspetto dell’azienda.

Volta stellata e l’uovo di vetro: magia e futuro

Uno dei momenti più emozionanti della visita è stato l’ingresso in cantina. Un vero e proprio “cielo stellato” ci ha lasciate a bocca aperta. Una volta all’interno, alzando lo sguardo, è possibile persino individuare le costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore. Un’atmosfera magica e quasi mistica. Simboleggia la visione cosmica di Gianni. Rappresenta la sua capacità di sognare in grande. Di connettere la terra al cielo attraverso il frutto del suo lavoro.
Abbiamo dunque degustato una prova di botte di un magnifico Chardonnay. Riposerà in legno per un altro anno.
La visita ha riservato anche una sorprendente novità: un “uovo di vetro” che racchiude un vino ancora non disponibile all’assaggio. Un’anteprima affascinante che promette nuove esperienze sensoriali e che dimostra la continua ricerca e innovazione che anima l’azienda Masciarelli. Mantiene viva l’eredità di Gianni e la proietta nel futuro.

 

Marina: la forza che prospera e ispirano

La vicenda di Marina, unita a quella di Gianni, è un esempio di notevole forza. Dopo la sua prematura scomparsa, Marina ha ripreso le redini, circondandosi di un team sempre più orientato al femminile. Ha impresso quell’impronta distintiva che solo una donna sa dare, elevando ulteriormente la qualità e l’eccellenza. Così, ha proseguito la missione di Gianni, diventando un’ambasciatrice globale della viticoltura abruzzese, portando avanti con dedizione e competenza un’eredità di valore inestimabile.

Il fascino antico di Castello di Semivicoli

Dopo la profonda immersione nella storia e nei vini della cantina, la giornata è proseguita al Castello di Semivicoli per una cena speciale. Questo palazzo seicentesco a Casacanditella (CH) fu acquistato da Gianni nel 2004 come regalo per Marina.
Dopo un restauro conservativo durato cinque anni, oggi è una dimora di charme. È circondata da vigneti e uliveti, e conserva intatto il suo fascino storico. La cena è stata curata dal Resident Chef Mario Di Giovanni, che ha esaltato i sapori del territorio. Il piatto che mi è rimasto nel cuore è stato senza dubbio la piramide di carciofi con crema di carote e nocetta di caprino. Una specialità raffinata che ha deliziato i miei sensi!

Una cena animata da una “scintilla!”

Durante la cena, tra le varie proposte di vini in abbinamento, abbiamo avuto il piacere di gustare Iskra, un Montepulciano d’Abruzzo che Gianni aveva dedicato proprio a Marina. Iskra, parola che in slavo significa “scintilla”, fu il nome scelto da Gianni per esprimere l’amore e la passione che lo legavano alla moglie, una vera e propria scintilla che aveva illuminato la sua vita e il suo lavoro. Un vino non solo espressione del territorio, ma anche simbolo di un legame profondo e indissolubile.

Non solo vino, ma emozioni da raccontare

Potrei continuare a lungo a parlarvi dei Masciarelli e dei loro vini, ma mi riservo di raccontarvi altro più avanti. La sensazione che mi è rimasta dentro è chiara: la Cantina Masciarelli non è solo un luogo di produzione, ma un tempio di passione e visione. Questa visita ha lasciato un segno importante nel cuore delle Donne del Vino. Ha confermato la forza e la bellezza del vino abruzzese. Ha ribadito la potenza di un legame e della determinazione quando si ha la visione giusta.

Verso nuove avventure

Come diceva Gianni: “Non vendo vino, vendo emozioni”. Faccio un po’ mia questa frase. Anche io non scrivo di vino, ma scrivo di emozioni. Chi mi conosce sa quanto sia vero. Vi invito a seguirmi ancora nelle mie avventure, non solo enologiche, guardando sempre verso nuove scoperte. Presto uscirà un’altra storia di questa splendida Convention delle Donne del Vino. A presto!!

Benedetta Costanzo

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