29 Mar 2026
Le scoperte enoiche di Benny

Cenerentola Orcia Doc. Leggere il vino attraverso il suo tempo

Verticale di Cenerentola Orcia Doc dal 2001 al 2020

Di eventi nel nostro settore se ne seguono tanti. Capita spesso di trovarsi tra colleghi giornalisti per degustare verticali di etichette di punta o orizzontali di annate particolarmente significative. Ma partecipare all’evento di lunedì 23 marzo alla Fattoria del Colle è stato diverso. Sono stata onorata di far parte di questo gruppo, perché Donatella Cinelli Colombini ha saputo, ancora una volta, realizzare qualcosa di più intrigante e utile del solito. Per me, questa giornata non è stata solo una sequenza di assaggi, ma un vero punto di riflessione su come il vino sappia farsi cultura e memoria collettiva.

Chi è Donatella Cinelli Colombini: Visione e Coraggio

Per capire il progetto “Cenerentola”, bisogna prima guardare alla donna che l’ha ideato. Donatella Cinelli Colombini non è solo una produttrice, ma una pioniera che ha scardinato gli schemi del mondo del vino. Nel 1998, lasciando l’azienda di famiglia, ha dato vita a una realtà unica di 376 ettari, chiamandola con il suo nome e riunendo, sotto un unico brand, il Casato a Montalcino e la Fattoria del Colle a Trequanda.
Sempre dal 1998, il Casato ha preso il nome di Casato Prime Donne, diventando la prima cantina al mondo che produce Brunello con uno staff interamente femminile. Un segnale di rottura e innovazione senza precedenti in Italia. Poco dopo, nel 1999, veniva istituito il Premio Casato Prime Donne, consolidando il legame indissolubile tra il mondo del vino, la cultura e il valore sociale.

Se volete approfondire la storia e l’importanza di questo riconoscimento, potete leggere il mio racconto dettagliato della XXIV edizione del Premio Casato Prime Donne.

Fattoria del Colle a Trequanda nasce con l’obiettivo di valorizzare non solo il Sangiovese, ma anche vitigni storici dimenticati, come il Foglia Tonda, in un territorio allora considerato “minore” rispetto ai giganti vicini. È qui che nasce la sfida: dimostrare che anche una “Cenerentola” può trasformarsi in regina grazie alla cura, alla ricerca e a una visione che mette il territorio al centro di tutto.

Pillole di Wine Education: Verticale vs Orizzontale

Per chi si sta avvicinando ora al mondo della degustazione professionale, ecco una breve guida per orientarsi tra i termini usati in questo articolo:

Degustazione Verticale: Si degusta lo stesso vino (stessa etichetta e produttore) ma di annate diverse. Serve a capire come il vino evolve nel tempo, l’influenza del clima nelle varie vendemmie e la coerenza stilistica della cantina negli anni.
Degustazione Orizzontale: Si degustano vini diversi (spesso della stessa zona o tipologia) ma della stessa annata. Serve a confrontare come produttori differenti abbiano interpretato la medesima vendemmia e le sfumature del terroir in un preciso momento storico.

Un viaggio nel tempo tra suoni e immagini

La verticale di dieci annate è stata condotta coralmente da Donatella Cinelli Colombini, Ilaria Lorini (Miglior Sommelier d’Italia 2025) ed Enrico Pelagatti (sociologo e genero di Donatella). Insieme a loro abbiamo rotto i canoni della degustazione accademica per entrare in una dimensione narrativa.. Ogni calice è stato accompagnato da un inquadramento storico: la musica di quell’anno, i film cult, i cambiamenti nel design e nella moda. Abbiamo dato concretezza all’idea che il vino interpreti la civiltà del suo tempo. Non si è trattato solo di analizzare tannini e acidità, ma di rivivere momenti di vita attraverso il vetro, culminando con la presentazione della nuova Orcia Riserva 2020, un vino che guarda al futuro con una consapevolezza profonda.

Il vino come laboratorio di idee e sintesi culturale

Per portarvi con me in questa esperienza, dobbiamo chiarire subito un punto fondamentale: non è stata una semplice verticale di dieci annate. È stato un vero e proprio laboratorio di idee, un percorso per comprendere come, nonostante il mondo sia cambiato radicalmente negli ultimi anni, il vino continui a essere un pilastro della nostra cultura.
Oggi il concetto di “arte” non si esaurisce più nella musica, nella pittura o nella letteratura. Più che mai, la cultura passa attraverso l’espressione di prodotti, anche commerciali, capaci di rappresentare, in modo sintetico e credibile, uno stile di pensiero e di vita. Il vino svolge esattamente questa funzione: riesce a interpretare quel sentire umano che muta nel tempo, diventando testimone della nostra evoluzione.

Il vignaiolo come direttore d’orchestra

Durante la degustazione, è emersa una riflessione affascinante: il produttore è come un direttore d’orchestra che interpreta un’opera di Beethoven. Non può cambiare la partitura e le battute scritte sullo spartito, ma può interpretarle in modo unico. Allo stesso modo, noi non possiamo cambiare la vigna — che è il nostro spartito naturale — ma possiamo cambiare il modo di interpretarla in base allo stile di vino che vogliamo ottenere. Così come una direzione di Toscanini sarà profondamente diversa da una di Muti, pur trattandosi dello stesso pezzo, così ogni annata di Cenerentola ha riflettuto la sensibilità del momento e la mano sapiente in cantina, pur restando fedele alla propria terra.

Foglia Tonda: l’anima ribelle che ha trovato la sua “quadra”

Il segreto che rende unica e speciale questa Cenerentola risiede in un vitigno senese quasi dimenticato: il Foglia Tonda. Abbandonato per quasi un secolo, il suo recupero è stato una storia fatta di intuizioni, tentativi e, a volte, necessari errori. La sfida principale è stata arginare la sua naturale esuberanza produttiva; un lavoro lungo, segnato da qualche insuccesso iniziale ma sostenuto dalla ricerca scientifica.

Fondamentale è stato il supporto del professor Cesare Intrieri dell’Università di Bologna e la visione dell’enologa Valérie Lavigne dell’Università di Bordeaux. È stata proprio quest’ultima a guidare la sperimentazione per individuare l’affinamento ideale, scegliendo piccoli contenitori da 5-7 hl in rovere francese, realizzati a mano in selezionate tonnellerie. Oggi, dopo anni di prove, il Foglia Tonda ha trovato il suo equilibrio perfetto, regalando a Cenerentola una personalità che non teme confronti.

L’estetica del potere: i primi anni Duemila (2001 – 2008)

L’inizio del viaggio (annate 2001, 2004, 2006, 2007) ci riporta in un mondo che cercava l’impatto. Erano gli anni dei loghi ostentati nella moda e di un design muscolare. Parallelamente, il vino inseguiva la concentrazione e la potenza, con un uso del legno che sottolineava il prestigio. In questo scenario nasceva la sfida del Foglia Tonda, un vitigno antico recuperato dall’oblio per affiancare il Sangiovese, dando vita a un’identità che allora muoveva i primi passi in un territorio, l’Orcia, ancora tutto da scoprire.

La svolta dell’equilibrio: il post-2008

La crisi economica mondiale ha segnato uno spartiacque non solo nei consumi, ma anche nella sensibilità estetica. Come evidenziato durante l’assaggio delle annate successive (2013, 2016), il baricentro si è spostato. Meno sovrastrutture e più sottrazione: il lusso è diventato discreto, il design più essenziale e il vino ha iniziato a cercare l’eleganza e la freschezza. La Cenerentola del 2013 segna la maturità: arrivano i primi grandi riconoscimenti internazionali e il vino smette di voler “impressionare” per iniziare a “raccontare” con orgoglio le proprie radici.

L’ascesa di una “Principessa” tra design e vitigni ritrovati

Il percorso di Cenerentola verso l’eccellenza è segnato da simboli precisi. Nel 2015 compare la corona in etichetta: un segnale del consolidamento di questo vino come una delle espressioni più originali della nuova enologia italiana, fondata sul rispetto dell’artigianalità. Per celebrare questa metamorfosi, Donatella Cinelli Colombini ha immaginato un “abito di luce” spettacolare: una lampada-scrigno prodotta in una special edition di soli 50 esemplari magnum.

Questa creazione, autentico gioiello del Made in Tuscany, fonde l’artigianato d’arte medievale con le tecnologie d’avanguardia. Legno di recupero dalle botti ancora macchiate di vino per la base e il coperchio, mentre le pareti in plexiglas si illuminano rivelando una pioggia di corone principesche. Il design richiama le grandi architetture romanico-gotiche toscane, come la Torre di Pisa e il Campanile di Giotto, giocando sul contrasto materico tra il “vissuto” del legno e la trasparenza moderna. Dietro questa opera batte un cuore creativo corale: Simone Nannipieri, Renzo Francini e Giammaria Belcore gli artefici. Ma la nobiltà di questo vino risiede anche nel recupero della terra: nel 2019, Donatella Cinelli Colombini ha riunito i produttori di Foglia Tonda in un forum dedicato, trasformando quello che era un vitigno autoctono quasi scomparso in uno dei protagonisti più interessanti della viticoltura toscana contemporanea.

L’era della consapevolezza

Arrivando ai giorni nostri (2017, 2018), il dialogo si sposta sui temi della sostenibilità e dell’autenticità artigianale. Il culmine di questo percorso è l’Orcia Doc Riserva 2020, presentata in una tiratura esclusiva di sole 200 magnum numerate. Figlia di un’annata meteorologicamente complessa — tra gelate e picchi di calore — la 2020 è un inno alla resilienza della vite. Il risultato è un sorso di grande sostanza, dove il Sangiovese e il Foglia Tonda, affinati separatamente in legni francesi, trovano una sintesi perfetta. Il packaging, un astuccio bianco e oro, richiama la fiaba originaria, ma il contenuto è pura espressione di un territorio riconosciuto dall’Unesco per la sua bellezza e integrità. D’altronde, come ama ricordare la stessa Donatella Cinelli Colombini con lo slogan da lei coniato, l’Orcia è “la Doc più bella del mondo”.

  La Riserva 2020: tra memoria collettiva e vita privata

Parlare dell’annata 2020 significa inevitabilmente confrontarsi con una delle pagine più buie della nostra storia recente. Il lockdown e l’ombra della pandemia hanno segnato profondamente la percezione del tempo e delle relazioni. Eppure, proprio in questo contrasto, l’intervento di Violante Gardini ha saputo regalare un’emozione autentica: nonostante le restrizioni e le incertezze di quell’anno, il 2020 è stato per lei e per Enrico Pelagatti l’anno del “sì”, celebrato proprio tra le mura della Fattoria del Colle.

Questa Orcia Doc Riserva 2020, prodotta in tiratura limitatissima, porta dunque con sé un significato che va oltre l’enologia. Nel calice avvertiamo una potenzialità ancora inespressa, vibrante, che sembra custodire la forza di un progetto di vita che fiorisce e continua. È un vino che non racconta solo una vendemmia difficile, ma la vittoria degli affetti e la continuità di una stirpe legata alla terra.

Un tuffo nel Medioevo: la Zuppa di Dante

La cura del dettaglio alla Fattoria del Colle non si esaurisce nel calice, ma prosegue a tavola in una vera full immersion territoriale. Dopo la degustazione, il pranzo raffinato ci ha riportato alle radici della cucina toscana più autentica. A colpirmi è stata in particolare la “Zuppa di Dante”, un piatto che segue fedelmente la logica dei ricettari medievali.

Dimenticate i classici ingredienti moderni: qui la tradizione è filologica. Niente spinaci, ma il carattere deciso del cavolo nero e quello più dolce delle bietole; niente fagioli bianchi, sostituiti dai fagioli dall’occhio, piccoli e saporiti, protagonisti indiscussi dei pasti di un tempo. È un piatto che non solo nutre, ma spiega visivamente come ogni singolo particolare alla Fattoria del Colle sia pensato per far rivivere la storia, rendendo l’esperienza gastronomica un capitolo coerente di questo viaggio nel tempo.

Un appuntamento con il futuro

L’evento si è concluso con un dono prezioso che custodirò gelosamente: la bottiglia numero 122 di 200 della Riserva Orcia Doc Cenerentola. Ho deciso di non aprirla subito. Aspetterò anni, lasciando che il tempo faccia il suo corso, per degustarla in un contesto che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Sarà allora, tra un decennio o forse più, che tornerò a raccontarvi come questa “principessa” si sarà evoluta e quale nuova civiltà si rifletterà nel suo riflesso rubino.

Il vino oltre il calice

L’esperimento della Fattoria del Colle ha confermato che degustare significa decodificare una civiltà. Attraverso immagini e suoni, le dieci tappe della verticale hanno mostrato che la Cenerentola non è più la “sorella minore” dei grandi rossi toscani, ma una regina che interpreta con estrema sensibilità i desideri e i valori del mondo contemporaneo.

Un ponte tra ieri e oggi

Di questa giornata intensa e coinvolgente mi è rimasta, sopra ogni cosa, una consapevolezza: il vino sa interpretare la civiltà del suo tempo con una precisione sorprendente. In questa occasione non si è trattato solo di analizzare tecnicamente tannini e acidità; è stato un modo per rivivere momenti di vita — quelli di Donatella, ma anche quelli italiani e mondiali.
È stato emozionante tuffarsi in quello che sembrava un passato forse non così lontano, eppure i passaggi che ci hanno portato all’oggi sono stati tantissimi e profondi. Siamo passati dai ritmi più lenti delle prime annate di Cenerentola a un mondo iper-connesso, un presente che per tanti punti di vista è molto più veloce e complesso.
Uscendo dalla Fattoria del Colle, porto con me l’idea che ogni bottiglia custodita in cantina non sia solo vino, ma una capsula del tempo capace di ricordarci chi eravamo e di raccontarci, con un sorso, quanto cammino abbiamo percorso per diventare chi siamo oggi.

Le scoperte enoiche di Benny
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