06 Giu 2026
Le scoperte enoiche di Benny

Chianti Arezzo Art Experience. Alla scoperta del Chianti Aretino

Non capita spesso di poter vivere e raccontare grandi eventi nel cuore pulsante della propria città, e ricevere l’invito per partecipare alla prima giornata professionale del format diffuso nell’ambito della Chianti Lovers Week mi ha riempito di orgoglio e di una profonda felicità. Così mi sono alzata presto e, nonostante le previsioni meteo non fossero delle migliori, mi sono diretta a piedi verso il centro.

Mentre camminavo, un pallido sole ha iniziato a filtrare tra le nuvole, quasi a volermi salutare e ad annunciare la bellissima giornata che mi attendeva. Ogni singolo passo sul lastricato che da casa mi conduce verso Piazza Grande è ormai parte di me, un percorso familiare dopo tanti anni vissuti fra queste mura. È stata questa emozione, intima e vibrante, ad accompagnarmi oltre Porta San Lorentino, pronta a immergermi in questa nuova esperienza.

La Chianti Lovers Week sbarca ad Arezzo

Arezzo non è solo la città dell’oro o della storica Fiera Antiquaria, che da sempre ne anima le strade ogni prima domenica del mese; e non è nemmeno soltanto la “Città del Natale” che tanto successo ha riscosso negli ultimi anni. Arezzo è, soprattutto, una delle culle più antiche e ricche di storia della Toscana. Le sue radici etrusche e romane si intrecciano armoniosamente con testimonianze medievali e rinascimentali, disegnando un paesaggio urbano di straordinaria suggestione. Camminando tra le sue vie si respira un’atmosfera unica, sospesa tra capolavori d’arte assoluti – come il ciclo di affreschi di Piero della Francesca – e tradizioni secolari capaci ancora oggi di accendere l’anima della comunità.

La massima espressione di questa identità è la celebre Giostra del Saracino. Questo antico torneo equestre in costume, per due volte all’anno, trasforma la splendida Piazza Grande in un vibrante teatro di sfida medievale: la prima edizione si disputa in notturna il penultimo sabato di giugno, mentre la rivincita si gioca in diurna la prima domenica di settembre, richiamando appassionati da ogni angolo del mondo.

Il legame indissolubile tra la grande bellezza storica e la cultura enoica ha trovato la sua massima espressione in una prima volta assoluta per la città: il debutto di una tappa ufficiale ad Arezzo. L’evento si inserisce nel più ampio e prestigioso palinsesto della Chianti Lovers Week 2026, il grande appuntamento diffuso promosso dal Consorzio Vino Chianti DOCG.
Una settimana interamente dedicata alle eccellenze vinicole toscane che unisce territori, produttori e realtà locali in un ricco calendario di incontri, nata proprio dalla sinergia tra le storiche sottozone del Chianti e le istituzioni di riferimento.

Strada del Vino Terre di Arezzo: il braccio operativo

A raccogliere questa importante sfida e a fare da fondamentale braccio operativo sul territorio è stata l’associazione Strada del Vino Terre di Arezzo. Sotto la guida della Presidente Eleonora Bianchi e con l’energia della Consigliera del Consorzio del Chianti Anastasia Mancini – figura di spicco della viticoltura locale nonché Presidente regionale del Movimento Turismo del Vino Toscana – l’ente ha coordinato una macchina organizzativa impeccabile. Il risultato è stato un format diffuso, contemporaneo e fortemente esperienziale, capace di trasformare il cuore monumentale di Arezzo in un teatro a cielo aperto per gli amanti del vino.
L’evento ha previsto una distinzione netta tra i due momenti: la prima giornata, il 6 maggio, è stata riservata a un ristretto gruppo di giornalisti e operatori di settore. Un’esperienza ad alto livello di preparazione, pensata per immergersi nelle caratteristiche peculiari del Chianti aretino attraverso degustazioni guidate e confronti mirati. Ben diversa è stata poi la giornata successiva del 9 maggio con l’apertura al pubblico in un format fortemente esperienziale.

Un inizio sopra le nuvole: la Fraternita dei Laici e l’orologio astronomico

Nel cuore del centro storico, Piazza Grande ci accoglie con la maestosità del Palazzo della Fraternita dei Laici, un luogo denso di secoli di storia. Ad accoglierci è stato il Primo Rettore, il dottor Pier Luigi Rossi, che con calorose parole ci ha introdotto in questo monumento che unisce arte, fede e carità.

Un’emozione particolare è stata salire sulla torre dell’orologio astronomico, un capolavoro del sedicesimo secolo che continua a scandire il tempo con il suo meccanismo originale, regalandoci una vista impareggiabile su tutta la città, mentre il vento scompigliava i capelli. Prima di iniziare i lavori di blind tasting e approfondimento del territorio, questo punto di osservazione privilegiato ha rappresentato un’emozione inaugurale meravigliosa, permettendoci di respirare e ammirare Arezzo.

La comunicazione e la tecnica: Cristiano Cini

A suggellare l’alto valore comunicativo e tecnico della giornata è stata la presenza delle telecamere di Wine TV, guidate da un punto di riferimento della sommellerie e della divulgazione enoica: Cristiano Cini. Aretino di nascita e profondo conoscitore di queste terre, Cini ha partecipato ai lavori muovendosi con naturalezza in una duplice, autorevole veste.

Da un lato, nel ruolo di Direttore di Wine TV, ha coordinato il racconto mediatico dell’evento, portando la sensibilità di un canale televisivo che da anni dà voce ai territori del vino italiano. Dall’altro, in qualità di Presidente di AIS Toscana, ha incarnato il rigore tecnico e la passione didattica dell’Associazione Italiana Sommelier, evidenziando quanto la formazione e l’approccio professionale siano determinanti per decodificare e valorizzare una sottozona complessa e ricca di sfumature come quella del Chianti aretino.

La sua partecipazione ha tracciato una linea chiara: per far emergere l’identità ancora inespressa del territorio serve una narrazione che sappia unire la precisione tecnica del calice alla forza della comunicazione contemporanea. Con queste premesse e sotto gli occhi attenti degli esperti e dei media, ci siamo finalmente diretti verso le nostre postazioni per dare inizio alla sessione di blind tasting.

Chianti Annata. Una contemporaneità che trasuda storia

Dal dibattito e dalle degustazioni alla cieca sono emersi alcuni punti salienti che mi fa piacere condividere, proprio per delineare in modo più netto i tratti di riconoscimento di questa tipologia di Chianti, al momento meno conosciuta rispetto ad altre sottozone. Nella versione Annata è emersa con forza una grande espressività territoriale che, pur nel rispetto delle inevitabili differenze legate ai diversi tipi di suolo, alle esposizioni e allo stile dei singoli produttori, ha mostrato un filo conduttore chiarissimo.

I vini hanno espresso, pur nelle loro peculiari sfaccettature, la freschezza tipica del Sangiovese toscano e una vibrante sapidità che ha reso gli assaggi estremamente gustosi. Ma il vero punto di forza è la beva agile, un dinamismo nel calice che rende questa versione del Chianti aretino straordinariamente attuale e perfettamente in linea con le evoluzioni del gusto contemporaneo, che ricerca immediatezza e piacevolezza senza mai rinunciare al carattere. tani i punti di vista espressi, ma secondo me una cosa da evidenziare è stata che nessuno aveva dubbi in merito al fatto che nei calici ci fosse proprio un Chianti!

Tre sorsi d’identità

Nove gli assaggi blind di Chianti Annata e alcune interpretazioni sono riuscite a colpire nel segno. A fare da apripista ci ha pensato il Chianti 2024 di Mannucci Droandi.  Un inizio importante,  dove il Sangiovese sposa un 10% di vitigni storici recuperati (Barsaglina, Marsaglina e Gralima), offrendo una biodiversità nel calice che profuma di futuro.
Su una sponda di vibrante purezza si colloca il Chianti 2024 di Cincinelli: un Sangiovese in purezza teso e nitido, che conquista per la sua progressione e si congeda con una chiusura finissima di elicriso.
Un cambio di passo temporale ci porta infine al Chianti 2023 dei Fratelli Bonaccini, un vino in cui ho riscontrato uno spessore diverso e, soprattutto, una sapidità magnetica, profonda e intrigante. Figlio di una lavorazione tradizionale condotta esclusivamente in acciaio e cemento, questo uvaggio – che accanto all’80% di Sangiovese vede un saldo del 20% diviso tra Canaiolo e Malvasia Lunga – dimostra quanto la freschezza e la facilità di beva possano camminare di pari passo con un’intelaiatura di grande carattere e persistenza.

Elevarsi nel calice: la struttura del Chianti Superiore

Salendo di livello con la versione Superiore, la qualità e la complessità dei vini è certamente cresciuta, offrendo una panoramica di calici strutturati e profondi, capaci di ampliare notevolmente l’orizzonte degli abbinamenti gastronomici. Sebbene per certi palati internazionali queste espressioni possano inizialmente risultare meno ruffiane, a tratti austere e lontane da  morbidezze rassicuranti, la chiave di lettura risiede nella loro autenticità. In questo caso, la sfida per il futuro è soprattutto comunicativa: c’è bisogno di fare ulteriore cultura del vino, spiegando al consumatore come quell’apparente spigolosità sia in realtà una dote di carattere. Attraverso l’abbinamento gastronomico corretto, centrato e stimolante, questo volto del Chianti si rivela una scelta vincente, capace di esaltare la tavola proprio grazie alla sua fiera personalità.

Un assaggio superiore

Tra i cinque campioni in assaggio, a ridefinire i contorni di questa scommessa è spiccatamente emerso il Chianti Superiore di Tenuta Scrafana (il “Benintende”), una realtà splendida che sorge sulle colline di Montevarchi, nel cuore del Valdarno Superiore. Qui, in un areale unico che risente di un’antichissima origine lacustre preistorica, i vigneti affondano le radici in un mosaico di suoli composti da argilla e sabbia, con presenza di scheletro; un terroir prezioso che regala ai vini una nitidezza espressiva fuori dal comune.
La cantina sceglie per questo calice un percorso interpretativo rigoroso e rispettoso della materia prima, affidandosi esclusivamente a vinificazioni in solo acciaio e cemento. Il risultato nel calice è un sorso di trascinante eleganza, che poggia dritto su una bellissima spalla acida, arricchito da sfumature di erbe officinali e da un leggero, nobile tocco amaricante di liquirizia che rende la persistenza finale incredibilmente profonda e appagante. Negli anni ho visto crescere questa realtà e testarne alla cieca la qualità mi conferma ciò che avevo intravisto già qualche anno fa. Una prova magistrale di come il Sangiovese, in questo specifico lembo di terra aretina, sappia coniugare verticalità e finezza.

Il nodo della Riserva: alla ricerca del perfetto equilibrio territoriale

La versione Riserva è stata senza dubbio quella che ha acceso maggiormente il dibattito tra noi esperti, stimolando una riflessione profonda sulle sue future chiavi interpretative. In questo particolare momento storico, la tipologia Riserva vive una complessità diffusa in molte denominazioni italiane, faticando a trovare una narrazione chiara e immediata per il consumatore, specialmente quello internazionale.

Negli assaggi della giornata è emerso a tratti un marcato esercizio di stile da parte dei produttori. Alla ricerca di un vino estremamente complesso, concentrato e distintivo per il blasone della propria azienda, si è talvolta rischiato di sovraccaricare la materia, finendo per coprire parzialmente l’identità territoriale e quel filo conduttore che unisce il Chianti aretino. La via tracciata dal confronto è dunque una richiesta di sottrazione: l’obiettivo futuro da ricercare risiede in versioni più eleganti, sussurrate e scorrevoli, capaci di far emergere la vera nobiltà e il fascino autentico del territorio aretino senza forzature.

Convivialità e i sapori del centro storico: la sosta in Chiantineria

Dopo l’intensa e stimolante sessione di degustazione, la giornata ha trovato il suo naturale e piacevole prosieguo in un pranzo nel cuore del centro storico. Per l’occasione siamo stati ospiti alla Chiantineria, un locale che si contraddistingue per una filosofia chiara: valorizzare i piatti locali attraverso l’uso di materie prime rigorosamente a km 0 e una selezione attenta di vini del territorio, e non solo. È stato un momento di preziosa convivialità, dove i sapori della tradizione aretina hanno dialogato magnificamente con le espressioni enoiche locali, permettendoci di continuare a scambiare opinioni e impressioni in un’atmosfera rilassata e autentica.
Tra le diverse proposte, il mio piatto preferito in assoluto sono stati i pici con ragù di Chianina, che ha trovato un matrimonio d’amore perfetto nell’abbinamento con il Chianti di Buccia Nera, capace di ripulire il palato con la sua freschezza e la sua spalla acida. A chiudere in bellezza questa sosta golosa, nel segno della più pura ospitalità toscana, non potevano certo mancare il Vin Santo e i cantucci artigianali, il rito finale perfetto prima di rimettersi in cammino.

Grande arte e l’eredità di Vasari

Ma Arezzo non smette mai di sorprendere e, subito dopo pranzo, la nostra giornata si è arricchita di una straordinaria immersione culturale grazie a una visita guidata d’eccezione. Accompagnati da una guida esperta, ci siamo diretti verso uno dei gioielli più preziosi e intimi della città: Casa Vasari. Entrare in quella che fu la dimora privata del celebre artista, architetto e biografo Giorgio Vasari è un’esperienza che lascia senza fiato. Camminare tra le sale magistralmente affrescate da lui stesso, come la celebre Sala del Camino o la Camera della Fama, permette di toccare con mano il genio del Rinascimento e di capire quanto il senso della bellezza sia radicato in queste terre. In questo contesto, è stato bellissimo e quasi contagioso osservare lo stupore negli occhi dei colleghi giornalisti e degli esperti che non conoscevano Arezzo o non la visitavano da tempo. C’era una meraviglia genuina nel perdersi con lo sguardo tra i dettagli dei soffitti vasariani.
Il pomeriggio è poi continuato con un tour guidato tra i vicoli e le piazze del centro storico. Camminare per Arezzo significa imbattersi, passo dopo passo, in una stratificazione storica millenaria: dalla suggestiva asimmetria di Piazza Grande alla facciata romanica di Santa Maria della Pieve, fino agli scorci medievali che si aprono improvvisi verso l’alto.

Uno sguardo al futuro della denominazione

In conclusione, questo evento ha svelato l’identità profonda del Chianti aretino. Ha messo in luce il valore delle 21 aziende che hanno reso possibile un simile confronto. Si tratta di realtà molto diverse tra loro. Ognuna ha la propria storia, ma tutte sono in cerca di una voce comune da esprimere nel calice. Si sono messe in gioco in un programma ricco e articolato. Prima si sono offerte ai palati degli esperti nelle sessioni tecniche alla cieca. Poi, sabato 9 maggio, si sono aperte all’abbraccio e all’entusiasmo del grande pubblico.

Spero di poter approfondire ciascuna di queste cantine in futuro. La mia intenzione è di accompagnere l’evoluzione di questa sottozona che sento molto vicina. Una sfida affascinante specialmente da raccontare all’estero. Bisogna superare il vecchio cliché nostalgico del fiasco e dimostrare invece l’attenzione al dettaglio. Il Chianti ha svestito i panni della cartolina vintage e si afferma ormai come moderno interprete del terroir toscano. La strada per dare voce ai Colli Aretini è tracciata. Il cammino è appena iniziato e racconterò ogni passo con immenso piacere.

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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