11 Gen 2026
Le scoperte enoiche di Benny

Emozioni e scoperte indelebili del mio 2025 enologico

Memorie di un anno tra passione, territori e grandi assaggi

Il 2025 si è appena concluso e, voltandomi indietro, sento ancora addosso il calore dei racconti e la persistenza di certi sorsi che hanno reso questo anno indimenticabile. È stato un viaggio lungo dodici mesi, un percorso arricchente che mi ha vista protagonista tra i banchi del Vinitaly, immersa nell’eleganza di Eccellenze di Toscana, circondata dall’energia pura dei vignaioli del FIVI e rapita dalle vette del Trento DOC. Ogni evento ha aggiunto una sfumatura nuova alla mia identità di Wine Specialist, ma sono state le esperienze vissute col cuore, quelle che vanno oltre l’etichetta, a restare davvero incise nella mia memoria. In questo excursus dei miei ricordi più indelebili, un posto speciale spetta senza dubbio al Merano Wine Festival, che quest’anno mi ha regalato molto più della semplice degustazione, facendomi vivere per la prima volta l’emozione del Catwalk.

Valpolicella nel cuore l’incanto del 1968 di Bertani

Tra i ricordi che porterò con me per sempre del 2025, spicca l’incontro con la storia della Valpolicella, un territorio che sento visceralmente mio e che quest’anno mi ha regalato una delle soddisfazioni professionali più grandi. A giugno, infatti, ho finalmente conseguito il titolo di Valpolicella Wine Specialist seguendo il percorsi VEP (Valpolicella education program), un traguardo cercato con determinazione e di cui sono immensamente orgogliosa; rappresenta per me non solo un punto d’arrivo accademico, ma il riconoscimento di una passione profonda per questa terra tra le più vocate d’Italia. Essere una specialista di questo territorio significa, per me, avere la responsabilità e il privilegio di dialogare costantemente con il suo passato.

Che onore!

Ho avuto l’onore di farlo attraverso una delle cantine simbolo dell’eccellenza veronese: Bertani. Nella magnifica cornice del Merano Wine Festival ho avuto il privilegio di assaggiare bottiglie che sono veri e propri monumenti liquidi. Se l’Amarone Classico 1981 si è presentato con un profilo che aveva purtroppo smarrito parte del suo smalto originario, è stata l’annata 1968 a regalarmi un brivido autentico. Trovare una bottiglia di quasi sessant’anni ancora così vibrante, capace di raccontare una freschezza e un’integrità del frutto quasi commoventi, è stato per me il sugello perfetto di questo anno di studi e di amore per la Valpolicella. Questo assaggio non è stato solo un test sensoriale, ma una conferma emotiva: mi ha ricordato perché amo così tanto questo mestiere, dove il vino grande si fa custode del tempo e sfida i decenni con nobile e inesauribile fierezza.

Il debutto al Catwalk: l’apice del Metodo Classico

La ciliegina sulla torta di questo anno è stata però la mattina in cui, con una voglia vibrante, mi sono svegliata pronta per il mio primo Catwalk Champagne & more. È stata un’apoteosi di eleganza dove l’Italia ha brillato con luce propria. E’ stato il mio primo Catwalk a darmi una conferma chiara: le bollicine d’eccellenza hanno guadagnato terreno ben oltre i confini della Champagne, vedendo l’Italia protagonista con territori che sanno sfidare il tempo con orgoglio. Il mondo delle bollicine oggi non parla più solo francese, ma ha trovato nel Metodo Classico italiano un interprete di un’eleganza e una forza dirompenti. Durante il Trento DOC Festival, la partecipazione a masterclass di altissimo profilo mi ha permesso di toccare con mano potenzialità ormai confermate in termini di longevità, verticalità e quella “lama acida” che rende il sorso indimenticabile. Perla del Garda si è rivelata ancora una volta una certezza con il suo Brut Nature 2013, presentato nella sua iconica bottiglia scura . Un vino che dopo oltre dieci anni mantiene una freschezza sorprendente e una mineralità tagliente. Anche la Franciacorta di Bosio ha lasciato il segno; se il Girolamo Bosio 2017 mi ha conquistata per la sua struttura e verticalità, è stato il B.C. 2013 Dosaggio Zero a regalarmi l’emozione più pura, una riserva magnifica nella sua complessità terziaria. E come non citare il mito de La Scolca? Il loro D’Antan Brut Millesimato 2013, un Cortese in purezza con dieci anni di affinamento, ha espresso una nobiltà regale, con note di miele e pasticceria che non temono alcun confronto d’oltralpe.

Oltre i confini del perlage

Tra i Vignaioli Indipendenti mi ha colpito la realtà di Marco Capra, quarta generazione di viticoltori a Santo Stefano Belbo, sospesa tra Langhe, Roero e Monferrato. Dal 2014, Marco ha preso le redini dell’innovazione aziendale, portando una ventata di qualità che però non dimentica mai il legame viscerale con la tradizione piemontese. La scoperta che più mi è rimasta nel cuore è l’Alta Langa DOCG “Seitremenda”, un vino che è il simbolo della sua filosofia: metodo classico, cura artigianale e storie di famiglia. La genesi di questa bollicina è un racconto meraviglioso: nel 2010, con la nascita della figlia Elisabetta, Marco aveva già in cantina il progetto di un grande spumante.

Con l’istituzione della DOCG Alta Langa, quel sogno ha preso forma in un millesimato che riposa almeno 36 mesi sui lieviti. Il nome stesso, “Seitremenda”, è un gioco simbolico geniale: contiene i numeri 6 e 3, che richiamano proprio i 36 mesi di affinamento, ma vuole anche trasmettere l’energia e la brillantezza di una bambina vivace. Le etichette, illustrate da Alice Lotti con immagini legate all’infanzia, completano un progetto che nel calice rivela una complessità e una freschezza vibranti. Incontrare queste piccole produzioni, fatte di visioni coraggiose e amore paterno, mi ha confermato quanto il Metodo Classico italiano sia oggi capace di emozionare profondamente, portando nel bicchiere non solo vino, ma vita vera.

Riflessione: Non sono mancati i momenti di riflessione critica, specialmente durante il MWF in cui ho potuto fare un confronto fra champagne e altre bollicine. Se da un lato ho trovato vini grandiosi, dall’altro ho riscontrato etichette con note un po’ troppo approssimative per essere considerate l’apice mondiale. Proprio per questo porto nel cuore solo le vere eccellenze, auspicando per il futuro un livello ancora più alto. La sorpresa più curiosa per me? Una bollicina albanese che mi ha fatto pensare a una mia grande amica e donna: un metodo classico pulito e intrigante che mi ha ricordato quanto il mondo del vino sia vasto e capace di sorprenderci proprio dove non ce lo aspettiamo.

Artigianato che stupisce: tra fuori salone e sapori del sud

Ma il 2025 è stato anche l’anno in cui ho riscoperto il valore della manualità e dell’ingegno artigiano, specialmente durante il Fuori Salone meranese, una fucina di eccellenze vere. Nel Cilento ho incontrato il progetto innovativo di Rosa Ferro e suo marito Alfonso Esposito, “Il Dono dell’Erba”. Alfonso mi ha raccontato come la loro premiata “Carta Aglio” nasca dal recupero della tunica dell’aglio, lavorata secondo un sapiente metodo medievale. Vedere come uno scarto possa trasformarsi in una carta così elegante e materica è stata una lezione di sostenibilità e bellezza. Sempre rimanendo nel Cilento, ho scoperto la prelibatezza dell’Oliva Salella Ammaccata dell’Azienda Agricola Salella, un Presidio Slow Food dove ogni oliva viene schiacciata a mano con una pietra di mare: un rito di pazienza che sfida la velocità moderna.

Il Sud mi ha colpita al cuore anche attraverso la Calabria, grazie al carisma della Chef Federica Di Lieto e all’originalità di Birra Cala. Sentire dalla voce dei produttori come questa birra artigianale, nata con ingredienti identitari, sia stata utilizzata da Federica per creare piatti capaci di raccontare la terra calabrese in modo nuovo, mi ha dimostrato che l’innovazione e le radici possono camminare insieme, creando un’identità gastronomica potente e indimenticabile.

Viaggi studio, formazione e impegno Sociale

Il mio 2025 non è stato segnato solo dai banchi d’assaggio, ma da un percorso di crescita umana e intellettuale che mi ha permesso di non perdere mai la bussola. Fondamentale è stato il cammino condiviso con le Donne del Vino, un’associazione che è per me fonte costante di ispirazione e confronto. Insieme abbiamo intrapreso viaggi studio, visitato mostre e attraversato territori, in Italia e all’estero, per osservare il mondo del vino con uno sguardo plurale e consapevole. Tra tutti, porto nel cuore La convention Nazionale in Abruzzo e  il Viaggio in Sardegna — di cui vi ho raccontato ogni dettaglio in un articolo dedicato. Terre che mi hanno rigenerato con la loro forza ancestrale e le loro tradizioni ancora intatte.

La formazione è stata l’altro grande pilastro di quest’anno.

Avere l’opportunità di sedere a lezione davanti a luminari come il Professor Attilio Scienza e altri grandi maestri del settore è un privilegio che nutre quotidianamente la mia professionalità, permettendomi di approfondire le radici scientifiche e storiche di ciò che verso nel calice. Ma la mia ricerca di senso è andata oltre la viticoltura: la lezione con Darya Majidi sull’Intelligenza Artificiale ha aperto finestre nuove sul futuro, sfidandomi a capire come la tecnologia possa integrarsi con l’umanesimo e la narrazione autentica.

Tutte queste esperienze hanno un filo conduttore: la volontà di migliorare il mondo attraverso la consapevolezza. Per questo, ho dedicato con orgoglio parte del mio tempo a eventi a sostegno dei centri antiviolenza, convinta che il vino possa e debba essere anche un veicolo di solidarietà e un amplificatore per battaglie civili necessarie. Raccontare il vino, per me, oggi significa questo: unire la competenza tecnica alla lotta per una società più giusta, trasformando ogni incontro e ogni viaggio in uno strumento per navigare verso un futuro più consapevole e inclusivo.

Conclusioni

Lascio alle spalle un 2025 incredibilmente arricchente, fatto di incontri, aziende che andrò a cercare ancora e ricordi indelebili. Questo viaggio mi ha donato una consapevolezza nuova e una gratitudine immensa per chi mette il cuore in ogni bottiglia. Il meglio, ve lo assicuro, deve ancora essere raccontato. Preparate il calice, la caccia continua anche in questo 2026!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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