26 Ott 2024
Le scoperte enoiche di Benny

Fivi 2023. Il cuore del vino italiano batte a Bologna

I Vignaioli Indipendenti: Custodi di un Territorio

Con l’avvicinarsi della 13ª edizione del Mercato FIVI, che si terrà per la seconda volta a Bologna, è il momento perfetto per rivivere l’emozione e l’energia dell’anno scorso. Questo racconto appassionato, di chi c’è stato, vuole essere un faro: magari troverete ispirazione per visitare le cantine di cui vi parlerò, o deciderete di unirvi a noi al prossimo appuntamento!
Prima di immergerci nell’atmosfera vibrante del Mercato, è doveroso fare una breve introduzione su chi sono i Vignaioli Indipendenti (FIVI). Essere un Vignaiolo Indipendente non è solo una qualifica, ma una vera e propria filosofia di vita e di lavoro che pone l’uomo al centro della filiera. Questi produttori si distinguono per un impegno totale: seguono l’intero ciclo produttivo, dalla cura della vite all’imbottigliamento del vino, garantendo la massima espressione del loro terroir.
Il loro marchio di riconoscimento, noto come “Ampelio”, è un simbolo potente che ne riassume la filosofia. Il marchio raffigura un Vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma inconfondibile di una bottiglia. Questo dettaglio iconico sottolinea l’impegno totale: il Vignaiolo FIVI coltiva solo le proprie vigne, vinifica esclusivamente la propria uva nella propria cantina e imbottiglia personalmente il proprio vino. Dietro ogni singola bottiglia c’è il volto, la passione e il nome di un individuo o di una famiglia, a garanzia di un legame indissolubile con il territorio e la sua unicità.

Il fascino di Bologna: un Mercato rinnovato

Il 12° Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI, svoltosi per la prima volta a BolognaFiere dal 25 al 27 novembre 2023, è stato un evento cruciale. Dopo anni trascorsi a Piacenza, il trasferimento a Bologna era atteso con curiosità e ha segnato una svolta importante.
Le impressioni sulla nuova location sono state, in generale, molto positive, specialmente in termini di logistica e immagine. Il principale punto di forza è stata la migliore accessibilità: Bologna è un nodo nevralgico dei trasporti italiani, ben collegata da autostrade e alta velocità, rendendo la fiera raggiungibile più comodamente, persino in giornata, per operatori e visitatori da tutto il Paese. Inoltre, la struttura di BolognaFiere ha garantito spazi più ampi e moderni, consentendo una migliore distribuzione dei ben 720 produttori presenti. Questo ha contribuito a mitigare l’affollamento che a volte aveva caratterizzato le precedenti edizioni. Anche la logistica interna è risultata migliorata, facilitando l’allestimento e la gestione dei servizi, come il fondamentale punto ritiro acquisti.
Tuttavia, il trasferimento ha portato con sé anche qualche inevitabile aspetto da affinare. A differenza di Piacenza, dove il polo fieristico era vicino al centro, BolognaFiere è più distante dalla città. Questo ha reso necessario l’utilizzo di mezzi pubblici o taxi per molti, incidendo sui tempi e sui costi di chi non era automunito. Un altro punto critico sollevato da alcuni è stato il costo e la gestione del parcheggio, un tema comune nelle grandi strutture fieristiche.

Nonostante questi piccoli “rodaggi” tipici di un grande trasloco, la manifestazione ha dimostrato una crescita notevole, sia in termini di presenze che di qualità dell’offerta, confermando la decisione di spostarsi a Bologna come un passo strategico per la crescita del movimento FIVI.

🍷 Gli assaggi del cuore e le nuove scoperte

Sebbene la quantità di vini in degustazione fosse impressionante – oltre 700 produttori presenti – voglio raccontarvi le etichette che mi hanno davvero colpito, un mix tra “giocare in casa” e scoperte inattese.

Toscana: Tra Arezzo e la Maremma (La mia scoperta Bio)

Ho voluto iniziare il mio percorso con il sapore di casa, visitando Podere Pomaio (Toscana, in provincia di Arezzo). Essendo io stessa residente ad Arezzo, è stato un vero piacere assaggiare i loro vini, espressione di un territorio che conosco e amo. I loro Sangiovese, coltivati con attenzione alla sostenibilità e all’agricoltura biologica e biodinamica, esprimono finezza e struttura, confermando l’ottimo lavoro che la cantina sta portando avanti.
Sempre in Toscana, la sorpresa è stata l’incontro con Poggio ai Quadri. L’azienda si trova nel cuore della Maremma Toscana (vicino a Massa Marittima, in provincia di Grosseto) e la loro filosofia di produzione è interamente biologica. Il loro Ciliegiolo, per esempio, che ho avuto modo di assaggiare, si è rivelato di un colore rosso rubino limpido, con note fresche di piccoli frutti rossi. Il loro approccio attento e rispettoso in vigna e in cantina restituisce etichette di grande pulizia e identità territoriale, un vero esempio di come si possa unire qualità enologica e rispetto per la biodiversità.

L’Irpinia che canta: struttura ed eleganza campana

Dalla Toscana sono passata in Campania, precisamente in Irpinia, per farvi conoscere l’azienda Tenuta Cavalier Pepe. Situata a Sant’Angelo all’Esca (Avellino), la tenuta è gestita con passione e visione da Milena Pepe.
Milena è la nipote del fondatore, Angelo Pepe, e ha portato una ventata di internazionalità e rinnovamento in cantina. Dopo aver studiato e lavorato a lungo all’estero, è tornata in Irpinia per dedicarsi alla Tenuta, coniugando la profonda tradizione vinicola del nonno con tecniche e sensibilità moderne. Oggi, Milena porta avanti con determinazione la valorizzazione dei grandi vitigni autoctoni campani come l’Aglianico, il Fiano e il Greco. Cavalier Pepe è sinonimo di vini eleganti e potenti che racchiudono l’essenza di un territorio unico.

L’assaggio imperdibile è stato l’Opera Mia Taurasi DOCG. Questo vino è il risultato della vinificazione in purezza delle uve Aglianico provenienti dalle migliori menzioni della denominazione (come Carazita e Pesano). Il vino affina per ben 12 mesi in barrique di rovere francese, seguiti da 24 mesi in vasche di cemento e poi un ulteriore affinamento in bottiglia, garantendo una complessità straordinaria. L’Opera Mia coniuga la potenza del vitigno con un’eleganza quasi sussurrata, regalando al naso note complesse di frutti rossi maturi, amarena, mirtillo, caffè e cioccolato. In bocca è strutturato, profondo, con una trama tannica fine ed elegante, meritandosi l’appellativo di “Barolo del Sud”. Un vero capolavoro enologico che ha meritato la sosta.

Campi Flegrei: La Falanghina “Salata” de La Sibilla

Continuando a muoverci in Campania, ma abbandonando le montagne dell’Irpinia per la costa vulcanica, ho fatto una sosta doverosa ai Campi Flegrei, nell’area di Bacoli e Pozzuoli. La Sibilla prende il nome dalla celebre Sibilla Cumana, la sacerdotessa che vaticinava in esametri tra mito e storia. L’azienda è un’ode a questa terra antichissima, dove le vigne affondano le radici in suoli di cenere, lapilli e sabbia vulcanica.
Una delle peculiarità qui è la sopravvivenza della vite su piede franco (non innestata), grazie alla natura vulcanica dei terreni che ha storicamente tenuto lontana la fillossera. Tuttavia, non tutte le vigne de La Sibilla sono a piede franco, ma molte delle parcelle più vecchie e preziose godono di questa condizione, esaltando la purezza del vitigno. Questa è la filosofia de La Sibilla: fare vini che raccontino la storia geologica e marina del territorio.

La protagonista assoluta che ho assaggiato è stata la Falanghina Campi Flegrei DOC “La Cruna del Lago”. Già al naso si avvertono note agrumate intense, di erbe mediterranee e un sentore distintivo di zolfo e mare. Ma è al palato che regala un’esperienza unica: la sua sapidità è così pronunciata da risultare quasi salata, una vera e propria traccia lavica che si unisce a una freschezza vibrante. “La Cruna del Lago” è un vino che non è solo bevanda, ma un sorso di storia e minerale, l’abbinamento perfetto per la cucina di mare.

Calabria: il riscatto autoctono con Terre di Balbia

Lasciando il Sud più noto per la costa flegrea, ci spostiamo in una Calabria ambiziosa, precisamente ad Altomonte (Cosenza), per incontrare Terre di Balbia. L’azienda è stata rilanciata con vigore nel 2014 dall’ingegnere edile Giuseppe Chiappetta, che ha trasformato la sua profonda passione per il vino in un progetto di alta qualità e forte identità territoriale, in collaborazione con l’enologo salentino Gianfranco Fino.
Giuseppe ha scommesso sul potenziale della sua terra e, in particolare, sul recupero dei vitigni autoctoni. La sua filosofia è chiara: produrre Cru in purezza da agricoltura biologica. I loro vini si concentrano su tre vitigni principali: il Magliocco Dolce per il rosso di punta (Fervore), il Gaglioppo per il rosato (Ligrezza) e il Merlot (Blandus), l’unica uva internazionale rimasta dalla precedente proprietà, interpretata con eleganza calabrese.
Il mio incontro con Giuseppe Chiappetta è avvenuto, in realtà, durante una visita speciale in occasione della mia nomination per la Notte Rosa del Vino a Trebisacce – un evento che celebra le eccellenze in rosa, a riprova della sua dedizione anche verso i Rosati da Gaglioppo.
La qualità in cantina è palpabile e in continua ascesa, grazie a vinificazioni rispettose che mirano a esaltare il carattere del frutto e del terroir argilloso-calcareo della zona. I vini di Terre di Balbia, in particolare il Magliocco Dolce (Fervore), dimostrano grande struttura e profondità, unite a una beva sempre pulita ed equilibrata. È un’azienda che incarna una bellissima filosofia di riscatto per la viticoltura calabrese.

La leggerezza e la simpatia del Prosecco

Dopo i rossi di struttura, un intermezzo di piacevolezza e brio era d’obbligo. L’ho trovato allo stand di Siro Merotto, un’azienda veneta specializzata nelle bollicine, in particolare nel Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. L’incontro con  Siro, figura chiave dell’azienda, è stato una ventata di freschezza e spontaneità. Con lui ho assaggiato un Prosecco Superiore che era l’incarnazione della leggerezza e della convivialità. Non solo il vino era di grande pulizia, con un perlage fine e profumi floreali e fruttati, ma l’atmosfera allo stand era di una contagiosa simpatia. Un’esperienza che ci ricorda come il vino non sia solo tecnica, ma anche e soprattutto piacere, conversazione e leggerezza d’animo.

Romagna: Il Calore del Sangiovese e il Cuore di Bertinoro

Dal Prosecco leggero ci spostiamo verso il calore della Romagna, una regione che per me ha sempre un posto speciale nel cuore. La Romagna non è solo terra di Sangiovese e Albana, ma è anche il luogo in cui ho avuto l’onore di essere insignita, nel 2021, come Miglior Comunicatore dell’Albana nell’ambito del Master dell’Albana. Un risultato di cui sono molto orgogliosa, che mi ha spinto a conoscere in lungo e in largo le cantine più rappresentative del territorio.

Tra gli assaggi imperdibili a Bologna c’è stata Tenuta La Viola, che si trova a Bertinoro (FC), un cru romagnolo d’eccellenza. L’azienda è guidata dalla passione di Stefano Gabellini, il proprietario, e dalla competenza dell’enologo Emilio Plentore. La loro filosofia è duplice: esaltare il Sangiovese autentico di Bertinoro e, al contempo, sperimentare con i cosiddetti “Super Romagna”.

Con Stefano e l’enologo Emilio abbiamo ripercorso l’intera gamma. Abbiamo iniziato con il Bolleggio, il loro vino vivace e informale; si tratta di un rifermentato in bottiglia a base di Sangiovese e uve bianche locali che dona un sorso fresco, secco e piacevolmente rustico, perfetto per brindare con leggerezza. Siamo passati poi al Sangiovese Classico, un vino che esprime la vera anima del terroir di Bertinoro. Infine, abbiamo assaggiato il vino che Stefano definisce il “Super Romagna”: mi riferisco a etichette come il P. (Punto), un rosso importante ottenuto da un blend di uve internazionali (come il Merlot e/o il Cabernet Sauvignon) in taglio con il Sangiovese. Questo vino è l’esempio della loro visione che coniuga l’identità romagnola con una struttura e una complessità internazionale. I vini di Tenuta La Viola uniscono potenza e bevibilità, rispecchiando la generosità e la franchezza di questa terra, e l’incontro con Stefano e Emilio è sempre un momento di sincera convivialità.

Trentino: L’Elogio della Biodinamica con Cantina Pisoni

Lasciando il calore della Romagna, il viaggio nel cuore pulsante dei Vignaioli Indipendenti ci porta in Trentino, nella Valle dei Laghi, per incontrare Cantina Pisoni. L’incontro con Marco Pisoni non è stata solo una degustazione, ma una vera e propria lezione sulla filosofia. L’azienda, forte di una tradizione che risale al 1852, è certificata biologica dal 2008 e adotta con convinzione i dettami della biodinamica, un approccio che Marco trasmette con grande consapevolezza e rispetto. La scelta è quella di fare un vino che sia espressione autentica e non depauperata del territorio, un patrimonio da lasciare intatto alle nuove generazioni. L’assaggio che più mi ha colpito, in questo contesto di rispetto assoluto per la natura, è stato il Rebo. Questo vino incarna la storia e l’innovazione trentina: il vitigno Rebo nasce infatti da un incrocio tra Merlot e Teroldego, selezionato negli anni ’50 dal ricercatore Rebo Rigotti a San Michele all’Adige. Pisoni, insieme ad altri vignaioli della zona, è tra i pochi a valorizzare questo vitigno per la produzione del Reboro, un vino rosso di grande pregio e serbevolezza. Il Reboro della Cantina Pisoni è un rosso di grande struttura, ottenuto tramite un parziale appassimento delle uve (che lo lega alla tradizione del Vino Santo trentino). Il suo profilo è intenso e complesso: al naso spiccano profumi di frutta rossa matura e confettura, insieme a note speziate. In bocca è pieno, morbido e vellutato, con una lunghissima persistenza. È un “gioiello prezioso” che dimostra la straordinaria capacità del Trentino di creare grandi rossi da invecchiamento, frutto di una scelta etica e produttiva di altissimo livello.

Trentino: La Nuova Generazione e la Piana Rotaliana (Bellaveder)

Rimanendo in Trentino, ma spostandoci idealmente verso la celebre Piana Rotaliana, ho incontrato i giovani produttori di Bellaveder, un’azienda che guarda al futuro con radici ben salde nella terra. Qui, la famiglia Tonegatti porta avanti una tradizione di qualità, ma con l’energia e l’innovazione della nuova generazione in cantina. La loro filosofia è valorizzare al massimo l’anima della Piana Rotaliana, terra d’elezione per il Teroldego, combinando tradizione e tecniche enologiche moderne.
Al banco, è stato affascinante degustare il confronto tra i due grandi rossi autoctoni. Il Teroldego Rotaliano si è presentato con la sua classica struttura: un rosso vibrante, ricco di frutto e dai tannini che ne promettono la longevità. Il Lagrein, invece, ha offerto un sorso più morbido e vellutato, spesso con note speziate e un corpo più avvolgente, dimostrando la versatilità del terroir trentino anche su uve che richiedono maggiore complessità estrattiva. La mia attenzione è stata poi catturata dai bianchi, in particolare dalla loro Selezione Faedi. Questo nome indica una linea di alta qualità, proveniente dalle loro migliori parcelle, dove si concentrano vitigni come il Pinot Grigio o lo Chardonnay. La Selezione Faedi si è distinta per l’eleganza, una grande mineralità e una persistenza notevole. Sono vini di una pulizia impeccabile che mostrano il potenziale trentino non solo sui rossi potenti, ma anche sui bianchi di grande struttura, gestiti con la freschezza e la visione dei giovani Tonegatti.

Piemonte: Il Nebbiolo Vulcanico di Le Piane a Boca

Per il gran finale, ci spostiamo in Alto Piemonte, nel Novarese, un territorio che sta vivendo una vera e propria rinascita. L’azienda simbolo di questo riscatto è Le Piane, situata nel comune di Boca. Questa realtà è intrinsecamente legata alla passione e alla tenacia dello svizzero Christoph Kuenzli, il proprietario e enologo, che si innamorò di queste terre negli anni Novanta.
Christoph e il suo team – in particolare il vignaiolo Nicola del Boca e il cantiniere Sergiy Zhukov – sono i custodi di un sogno iniziato con Antonio Cerri, l’ultimo vignaiolo storico della zona, che convinse Kuenzli a rilevare la sua vigna. L’amore per il lavoro e il rispetto per il terroir vulcanico (costituito da ghiaie porfiriche ricche di minerali) sono il cuore della loro filosofia.

Gli assaggi col Giampi

Ho avuto il piacere di rivedere queste figure che incarnano la dedizione totale alla qualità, in particolare Giampiero Renolfi (che tutti chiamano affettuosamente Giampi), il responsabile della rete vendita Italia. È una figura che si incontra sempre volentieri agli eventi e durante le masterclass, perché la sua conoscenza e l’amore per il lavoro arricchiscono ogni degustazione.
Insieme a Giampi, abbiamo ripercorso l’espressione pura dei vini di Boca. Abbiamo assaggiato il Nebbiolo Colline Novaresi DOC, l’etichetta d’ingresso, un vino che esprime l’immediatezza del Nebbiolo d’altura, giocato su note di freschezza e una piacevole mineralità vulcanica. Poi, il Mimmo 2019 (Vino Rosso), un blend dedicato a Domenico (detto Mimmo), storico e fedele collaboratore, che è un omaggio all’amicizia e al lavoro manuale, offrendo un sorso più morbido e accessibile. Immancabile è stato il Boca DOC 2018, il capolavoro della casa, un blend storico di Nebbiolo (85%) e Vespolina (15%). L’annata 2018 dimostra già la sua stoffa: grande eleganza, tannino levigato e una profondità aromatica eccezionale. Infine, il Piane 2021 (Colline Novaresi DOC), un secondo vino rosso incentrato su una maggioranza di Croatina, che offre una struttura importante, bilanciata da una vena acida vibrante. I vini di Le Piane sono la testimonianza che la qualità estrema può risorgere grazie a persone che, come Giampi, Kuenzli e il loro team, amano il loro lavoro e la terra che lo rende possibile.

Conclusioni: Non Solo Vino, ma Amicizia e Passione

Potrei continuare a raccontare all’infinito i profumi e le storie assaggiate in questi due giorni intensi trascorsi a BolognaFiere, ma temo di aver finito l’inchiostro! Mi riservo quindi di dedicare articoli futuri alle molte altre splendide realtà che meritano di essere raccontate.
Il vero valore aggiunto di questa due giorni, oltre ai grandi vini, è stato senza dubbio la compagnia. Ho avuto il piacere di condividere gran parte degli assaggi con la grande amica e comunicatrice Claudia Riva di SanSeverino, e con altre fantastiche donne del mondo del vino. Vivere esperienze così arricchenti, scambiare pareri e passione con loro, è sempre un elemento insostituibile che alimenta la voglia di continuare questo viaggio. L’appuntamento è quindi alla prossima avventura enologica! Vi invito caldamente a segnare in agenda il 13° Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI, che tornerà a BolognaFiere dal 23 al 25 novembre 2024.

Benedetta Costanzo
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