Il Gran Finale della Convention tra Pesaro e Senigallia
Il sabato della mia prima Convention Nazionale delle Donne del Vino è iniziato con un’emozione che difficilmente dimenticherò. Ritrovarsi a Pesaro, eletta Capitale Italiana della Cultura 2024, insieme a centinaia di colleghe giunte da ogni angolo d’Italia, mi ha trasmesso il senso profondo della nostra associazione. Dalle coste della Sardegna alle vigne della Sicilia, fino alle pianure della Lombardia: eravamo tutte lì, unite da una passione comune e dalla voglia di fare rete, nonostante i sacrifici e i chilometri percorsi. È stato un colpo d’occhio straordinario vedere così tanta competenza e determinazione femminile riunita in un unico luogo.
Palazzo Ducale: tra visioni future e note immortali
La giornata è entrata nel vivo nella solennità di Palazzo Ducale, dove le note di Gioacchino Rossini hanno accolto l’inizio dei lavori, rendendo omaggio al genio che ha reso Pesaro famosa nel mondo. All’interno della Sala Metaurense, il convegno istituzionale “Le nuove Frontiere del Vino” ha segnato un momento di riflessione cruciale. Non è stato solo un confronto tecnico, ma un dialogo strategico su come noi, come Donne del Vino, possiamo tracciare nuove rotte in un mercato globale che cambia rapidamente.
Al termine, il light lunch servito nelle sale del Palazzo è stato un inno all’ospitalità marchigiana: i piatti del territorio hanno dialogato magistralmente con i vini delle produttrici locali, creando un
La Palla di Pomodoro: un dialogo tra bronzo e mare
Rigenerate dal pranzo, ci siamo concesse una passeggiata verso il lungomare, culminata davanti alla celebre Sfera Grande, meglio conosciuta come la “Palla di Pomodoro”. Quest’opera monumentale di Arnaldo Pomodoro, scultore marchigiano di fama mondiale nato a Morciano di Romagna, è molto più di una scultura. E’ un simbolo di apertura e complessità.
Pomodoro, celebre per le sue forme geometriche che rivelano all’interno un ingranaggio complesso e frammentato, ha voluto rappresentare con questa sfera di bronzo la duplicità dell’esistenza: la perfezione della forma esterna che si contrappone alla vitalità tormentata del nucleo interno. Posizionata strategicamente davanti all’Adriatico, la Sfera sembra assorbire la luce del sole e il riflesso dell’acqua, instaurando un dialogo continuo tra l’ingegno umano e la forza della natura.
Casa Rossini: genio musicale e arte del “buon palato”
Non potevamo lasciare Pesaro senza rendere omaggio al suo cittadino più illustre visitando Casa Rossini. Entrare nelle stanze del “Cigno di Pesaro” significa scoprire non solo il compositore di capolavori come Il Barbiere di Siviglia, ma anche un uomo che considerava la gastronomia un’estensione della musica. Rossini era un gourmet raffinatissimo, un “gran palato” che amava definire il mangiare, l’amare e il cantare come “i quattro atti di un’opera comica”. L’esempio più celebre del suo amore per la tavola è senza dubbio il Filetto alla Rossini.
La leggenda narra che fu creato appositamente per lui dallo chef del Café Anglais di Parigi: un tournedos di manzo adagiato su crostone di pane, sormontato da una fetta di foie gras e impreziosito da scaglie di tartufo nero e una riduzione di Madeira. Una ricetta opulenta e armoniosa che riflette perfettamente la personalità di Rossini. Un uomo che ha saputo trasformare il piacere della vita in un’arte immortale, lasciandoci in eredità non solo spartiti, ma una vera e propria filosofia della gioia.
Il sogno della Rotonda a mare: tramonti fiammeggianti e lune da urlo
Dopo un breve passaggio in hotel per indossare l’abito da sera, ci siamo dirette verso Senigallia per quello che sarebbe stato il culmine della serata. Percorrere il pontile che conduce alla mitica Rotonda a Mare è stato come attraversare un confine tra la realtà e il sogno. Situata in Piazzale della Libertà e simbolo indiscusso della “Spiaggia di Velluto”, questa struttura è un iconico edificio in stile razionalista con suggestioni Liberty, inaugurato nella sua forma attuale nel 1933. Entrare in quel guscio bianco dalla celebre forma a conchiglia, reso immortale dalla voce vellutata di Fred Bongusto, toglie il fiato: l’architettura sembra galleggiare sulle onde, regalando la sensazione di essere a bordo di un nobile transatlantico immobile, pronto a salpare verso l’infinito. Oggi la Rotonda, dopo attenti restauri, è un centro di prestigio per eventi d’arte e cultura, ma quella sera era il nostro palcoscenico privato sull’Adriatico.
Un convivio di luce: tramonto e luna
L’aperitivo sulla terrazza ci ha accolte con uno spettacolo della natura che nessuna fotografia potrebbe restituire appieno. Un tramonto fiammeggiante ha iniziato a dipingere il cielo di tinte porpora e oro, mentre le nuvole si trasformavano in pennellate infuocate riflesse sullo specchio del mare. In quel momento, sorseggiando le eccellenze dei vini marchigiani con il vento salmastro tra i capelli, la bellezza del paesaggio si è fusa con la qualità del calice, trasformando il terroir in un’esperienza multisensoriale fatta di mare, luce e brezza. Con l’imbrunire, l’atmosfera si è fatta ancor più rarefatta: una luna magnetica e solenne è sorta dall’orizzonte, tracciando sulla superficie marina una scia d’argento che pareva illuminare la strada verso la cena di gala. In questo scenario onirico, vissuto in totale armonia, ho compreso che la mia prima Convention era stata un rito di passaggio umano. L’ingresso in una famiglia di donne coraggiose, eleganti e straordinariamente unite.
Cattedrali sotterranee a Frasassi
La domenica ci ha riportato nell’abbraccio della natura più primordiale con la visita alle Grotte di Frasassi, nel territorio di Genga (An). Ci troviamo di fronte a uno dei complessi ipogei più spettacolari al mondo, un labirinto sotterraneo di oltre 30 chilometri che lascia senza fiato per la sua maestosità. Qui, il tempo sembra essersi fermato: le stalattiti, che pendono dal soffitto come fragili ricami di calcare, e le stalagmiti, che sorgono dal suolo come colonne di templi antichi, crescono al ritmo impercettibile di pochi millimetri ogni secolo.
Sebbene l’Italia vanti un patrimonio carsico ricchissimo, Frasassi si distingue a livello globale per le dimensioni ciclopiche delle sue sale, come l’Abisso Ancona, una cavità talmente vasta che potrebbe contenere agevolmente il Duomo di Milano. Nel mondo esistono pochi sistemi paragonabili per estensione e conservazione, rendendo questa tappa non solo una visita turistica, ma un’immersione profonda nelle “viscere” della terra, dove l’acqua e la roccia hanno scolpito cattedrali di una bellezza che trascende l’umano.
Al Marchese del Grillo: tra storia, cinema e nobiltà
Dallo stupore sotterraneo siamo risalite verso la luce di Fabriano per raggiungere una location intrisa di fascino: la villa del Marchese del Grillo. Questa dimora storica del XVIII secolo non è solo un esempio sublime di architettura aristocratica, con le sue sale affrescate e i giardini curati, ma è un luogo che vive nell’immaginario collettivo grazie alla figura del Marchese Onofrio del Grillo. Il celebre nobile, reso immortale dall’interpretazione cinematografica di Alberto Sordi, era noto per le sue beffe e la sua goliardia, ma la sua residenza estiva racconta una storia di estrema raffinatezza. Soggiornare tra queste mura significa respirare l’atmosfera di un’epoca in cui il lusso incontrava la quiete della campagna marchigiana, offrendo oggi una cornice d’eccellenza che unisce l’ospitalità di alto livello a una memoria storica vibrante.
La sfida del tempo: Masterclass sui bianchi d’eccezione
Proprio questa location unica è stata il palcoscenico di una delle tappe più tecniche dell’intero tour: una Masterclass dedicata alla straordinaria longevità dei bianchi marchigiani. Guidate da un panel di esperti, abbiamo sfidato il pregiudizio che relega i bianchi a una pronta beva immediata, scoprendo invece come l’acidità e la struttura di queste uve sappiano evolvere in capolavori di complessità. Accanto ai giganti come il Verdicchio e alla riscoperta della Ribona, a colpirmi profondamente è stato il Bianchello del Metauro (Biancame). In un panorama enologico che spesso rincorre strutture imponenti, il Bianchello mi ha entusiasmata per la sua incredibile freschezza e un tenore alcolico contenuto, che lo rende un vino estremamente attuale, dinamico e di grande bevibilità. Un calice che parla di contemporaneità pur affondando le radici in una tradizione millenaria, capace di mantenere una vivacità sorprendente anche con il passare degli anni. Dopo la degustazione, il pranzo nelle eleganti sale della villa ha suggellato la giornata, con una cucina del territorio che ha saputo dialogare armoniosamente con le annate storiche appena scoperte.
Dopo abbiamo fatto tappa nel borgo di Morro d’Alba. Qui l’incontro con la Cantina Vicari e il loro straordinario lavoro sulla Lacrima è stato così intenso e ricco di spunti che ho deciso di dedicarvi uno spazio esclusivo. Un vitigno così unico e un’azienda così dinamica meritano un racconto a parte, che troverete nel mio prossimo articolo.
Il congedo: arte, devozione e orizzonti storici
L’ultima giornata, lunedì, ha toccato le corde più intime della spiritualità con la visita al Santuario della Madonna di Loreto. Entrare nella Santa Casa, cuore pulsante di devozione universale e scrigno di tesori artistici inestimabili, è stato un momento di raccoglimento profondo che ha sospeso per un attimo il ritmo incalzante del nostro tour. Tra quelle mura cariche di storia e preghiera, abbiamo respirato la solennità di una terra che sa essere custode di una fede millenaria tanto quanto dei suoi vigneti. È stato un preludio di silenzio necessario prima del gran finale, un passaggio che ha unito la sacralità della storia alla bellezza del paesaggio marchigiano.
La Santa Casa di Loreto è uno dei tesori più preziosi della cristianità: secondo la tradizione, si tratta dell’abitazione di Maria a Nazaret, il luogo dove avvenne l’Annunciazione. La storia (e la ricerca storica) racconta che le tre pareti di pietra furono trasportate dai crociati — la famiglia Angeli — via mare nel 1294, per salvarle dall’invasione in Terra Santa. All’interno, l’atmosfera cambia drasticamente: il contrasto tra la maestosa Basilica rinascimentale esterna e l’umiltà di quei mattoni nudi e antichi crea un’energia mistica quasi tangibile. È un luogo di silenzio assoluto, dove la pietra sembra trasudare secoli di preghiere.
Particolarmente toccante è stata la visita alla Cappella del Tesoro (o Sala del Pomarancio), un gioiello d’arte decorato con affreschi spettacolari che narrano la vita della Vergine. Entrare in questo spazio guidate dal racconto storico, permette di percepire quel senso di sacro che solo pochi luoghi al mondo sanno infondere: un’emozione che trascende la religione per diventare un’esperienza spirituale universale, un incontro profondo con le radici della nostra cultura.
Il Fortino Napoleonico: sentinella di pietra nella Baia del Conero
L’ultimo atto di questo viaggio straordinario si è consumato al Fortino Napoleonico di Portonovo, incastonato come un diamante nella baia del Conero. E’ una struttura difensiva che sembra sorgere direttamente dalle acque dell’Adriatico. Fu costruito nel 1810 per ordine di Eugène de Beauharnais, viceré d’Italia e figliastro di Napoleone. Aveva lo scopo preciso di proteggere il fianco meridionale di Ancona e impedire lo sbarco delle navi inglesi durante il blocco continentale. La sua architettura è affascinante e strategica: la struttura bassa e massiccia presenta una caratteristica pianta a “V” rivolta verso il mare, progettata non solo per mimetizzarsi tra le rocce bianche del Conero, ma anche per deviare i colpi di cannone nemici.
La storia del Fortino è fatta anche di recuperi e leggende, come quella che narra dell’utilizzo dei materiali provenienti dalle rovine della vicina Abbazia di San Benedetto per completarne la costruzione in tempi record. Dopo la caduta di Napoleone, questo avamposto militare visse una seconda vita come rifugio per pescatori e doganieri, rischiando per lungo tempo l’abbandono.
Oggi, trasformato in una residenza d’epoca di estremo fascino, il Fortino conserva intatto il suo spirito di “sentinella”, offrendo una delle viste più iconiche e suggestive sulle scogliere del Conero. Pranzare tra queste mura cariche di storia significa toccare con mano un passato eroico, diventato oggi un tempio indiscusso dell’ospitalità e della bellezza marchigiana.
Arrivederci
Davanti a un pranzo d’eccezione che profumava di mare e salsedine, i nostri sguardi si sono persi tra l’azzurro dell’Adriatico e il verde del monte, abbracciando l’intero orizzonte marchigiano per un ultimo saluto. Ci siamo congedate con il profumo del mare addosso e una consapevolezza nuova: le Marche ci hanno regalato molto più di una Convention tecnica. Ci hanno donato una prospettiva preziosa sul valore della nostra unione, ricordandoci che il racconto del vino è, prima di tutto, un racconto di persone, di territori e di una sorellanza che sa guardare lontano.
Per me è solo un arrivederci!
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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La Santa Casa di Loreto è uno dei tesori più preziosi della cristianità: secondo la tradizione, si tratta dell’abitazione di Maria a Nazaret, il luogo dove avvenne l’Annunciazione. La storia (e la ricerca storica) racconta che le tre pareti di pietra furono trasportate dai crociati — la famiglia Angeli — via mare nel 1294, per salvarle dall’invasione in Terra Santa. All’interno, l’atmosfera cambia drasticamente: il contrasto tra la maestosa Basilica rinascimentale esterna e l’umiltà di quei mattoni nudi e antichi crea un’energia mistica quasi tangibile. È un luogo di silenzio assoluto, dove la pietra sembra trasudare secoli di preghiere.