09 Giu 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Le Donne del Vino in viaggio tra le vigne di Carmignano

Sulle tracce dei Medici nelle vigne antiche di Montalbano

La giornata di lunedì 26 maggio 2025 è stata un’autentica immersione nella storia e nella cultura del territorio del Montalbano, circondato dai profili collinari resi celebri dai disegni di Leonardo da Vinci. Un’esperienza indimenticabile organizzata con maestria dalle Donne del Vino della Toscana, un percorso che ha saputo fondere l’eleganza dei vini con la profondità della tradizione manifatturiera, lasciando un segno nel cuore di ogni partecipante.
Il nostro viaggio è iniziato nel cuore pulsante del Montalbano, una terra dove le radici della viticoltura affondano in un passato glorioso, strettamente legato alla potente famiglia Medici. È qui che, secoli fa, il Granduca Cosimo III de’ Medici, con il suo celebre Bando del 1716, tracciava i confini di una delle prime denominazioni vinicole al mondo: il Carmignano.

Villa Artimino: Fascino mediceo e rinascita enologica

La nostra visita a Villa Artimino è stata impreziosita dall’accoglienza di Annabella Pascale, figura chiave nella rinascita di questa tenuta storica. Anna è la nipote del leggendario ciclista Giuseppe Olmo, un campione che non solo ha lasciato il segno nel mondo dello sport, ma che si innamorò profondamente di questi luoghi e, una volta ritiratosi dalle competizioni, ne divenne proprietario negli anni ’60. Fu lui a intuire il potenziale di questa vasta proprietà, avviando un progetto lungimirante che le generazioni successive hanno portato avanti. La sua visione ha permesso di preservare e valorizzare non solo la magnifica Villa La Ferdinanda, ma l’intero complesso, inclusi i suoi preziosi terreni agricoli.

La trasformazione di Artimino: Un Relais di lusso nel Gruppo Meliá Collection

Negli ultimi anni, la Tenuta di Artimino ha intrapreso un percorso di significativa evoluzione, trasformandosi in un relais di lusso di alto livello grazie all’ingresso nel prestigioso Gruppo Meliá Collection. Far parte di questo gruppo significa entrare in un network selezionato di hotel e resort che si distinguono per la loro autenticità, storia e servizio personalizzato, offrendo esperienze uniche e di alta qualità. Artimino ha saputo coniugare il fascino storico della villa medicea con le esigenze dell’ospitalità moderna, offrendo un’esperienza esclusiva ai suoi ospiti.

Degustazione in cantina: Un assaggio del futuro di Artimino

La visita alla magnifica Villa La Ferdinanda, gioiello Patrimonio UNESCO, ha trovato il suo culmine in una degustazione che ci ha offerto un’intuizione chiara delle ambizioni e della direzione enologica di Artimino. Tre vini, ognuno con la sua storia e le sue potenzialità, hanno svelato il carattere di questa terra.
Abbiamo iniziato con il Vin Ruspo, il celebre rosato di Carmignano, un vino che non è solo freschezza, ma anche un pezzo di storia. Il suo nome, “Ruspo”, deriva dal verbo toscano “ruspare”, ovvero “portar via”, in riferimento al metodo tradizionale di produzione: il mosto veniva “ruspato via” dalle vasche dove le uve rosse maceravano per pochissimo tempo, quel tanto che bastava per acquisire il delicato colore rosato, prima che potesse donare al vino struttura e tannini più marcati. Un vino che incarna la leggerezza e la vivacità del territorio, perfetto per un sorso estivo.

Dal Chianti Montalbano  al Carmignano DOCG

Successivamente, il Chianti Montalbano Tenuta Artimino ci ha conquistato con la sua giovinezza e la sua vitalità. Al naso, un’esplosione di frutta fresca, con note predominanti di ciliegie e more, che lo rendono un vino vibrante e immediato, espressione autentica del Sangiovese del Montalbano.
Infine, l’apice della degustazione è stato il Poggilarca 2021 Carmignano DOCG. Questo vino si è presentato subito più profondo e corposo, rivelando sentori balsamici che si fondono armoniosamente con eleganti note speziate. Una complessità e un’intriganza (termine da me coniato che sta per vino intrigante ed elegante!) che promettono un’evoluzione affascinante nel tempo, sottolineando la vocazione del Carmignano a vini di struttura e longevità. Questa tripletta di assaggi ha dimostrato la capacità di Artimino di spaziare da espressioni fresche e fruttate a vini di maggiore complessità e profondità, tracciando una strada chiara verso l’eccellenza.

Tenuta di Capezzana: un patrimonio di storia

Dalla Villa Medicea di Artimino, il nostro viaggio ci ha condotto alla Tenuta di Capezzana, un nome che da secoli è sinonimo di passione e dedizione al vino, un vero pilastro nella storia del Carmignano. Ad accoglierci è stata Beatrice Contini Bonacossi, custode di una tradizione familiare che si intreccia profondamente con quella di questo luogo millenario.

La Pergamena del 804 d.C.: Radici millenarie a Capezzana

Beatrice ci ha guidato attraverso i secoli di storia della Tenuta, un racconto affascinante che ci ha riportato  ben oltre i confini del Rinascimento. Durante lo studio delle antiche carte presso l’Archivio di Stato, condotto da sua sorella Sandra, è emersa una scoperta straordinaria: un’antica pergamena, redatta in latino, che testimonia come a Capezzana si producessero vino e olio in tempi antichissimi, addirittura nell’804 d.C. Questa incredibile rivelazione posiziona la Tenuta di Capezzana tra le più antiche realtà vitivinicole documentate al mondo, un vero tesoro storico che sottolinea la vocazione intrinseca di questa terra alla viticoltura. La pergamena è oggi esposta all’entrata della Tenuta, a testimonianza tangibile di una tradizione che affonda le sue radici in un passato millenario.

Il pranzo e la degustazione: Un viaggio sensoriale tra i vini di Capezzana

Dopo il coinvolgente racconto storico, abbiamo avuto il privilegio di esplorare la Tenuta e poi di sederci a tavola per un pranzo delizioso, accompagnato da una degustazione approfondita dei vini di Capezzana, che hanno espresso tutta la loro territorialità e identità.

Chardonnay IGT Toscana 2024

Abbiamo iniziato con lo Chardonnay IGT Toscana 2024, servito come splendida introduzione al nostro pasto. Questo vino, pur essendo un monovitigno internazionale, è frutto di un’attenta vinificazione che ne esalta la freschezza e l’eleganza. Di solito, gli Chardonnay di Capezzana vengono fermentati e/o affinati in acciaio per preservarne la fragranza e la vivacità, talvolta con un breve passaggio in legno per conferire complessità senza appesantire. Al naso, si percepivano note delicate di frutta a polpa bianca, agrumi e una leggera mineralità, mentre al palato si rivelava fresco, equilibrato e piacevolmente persistente, perfetto per l’antipasto.

Il Carmignano Villa di Capezzana DOCG 2020

Il pranzo è proseguito con due espressioni emblematiche del Carmignano. Il Carmignano Villa di Capezzana DOCG 2020 è stato il primo a essere degustato. Questo vino, tipico blend di Sangiovese (circa 80%) e Cabernet Sauvignon/Franc (circa 20%), si presentava con un colore rubino intenso. Al naso offriva un bouquet complesso di frutta rossa matura, note floreali di viola e sentori speziati e balsamici, derivanti dall’affinamento in legno (solitamente botti grandi e tonneaux). In bocca era strutturato, equilibrato, con tannini eleganti e una piacevole freschezza, dimostrando già una grande armonia e un notevole potenziale di invecchiamento.

Trefiano Carmignano Riserva DOCG 2020

Successivamente, abbiamo assaggiato il Trefiano Carmignano Riserva DOCG 2020. Questa Riserva rappresenta l’apice della produzione di Carmignano di Capezzana, con una selezione rigorosa delle migliori uve e un periodo di affinamento più lungo (almeno 20 mesi in legno e 3 anni totali prima della commercializzazione). Il Trefiano si è rivelato ancora più profondo e complesso del Villa di Capezzana, con un ventaglio aromatico più evoluto, che spaziava dalle note di frutta sotto spirito, al cuoio, tabacco e spezie dolci. Al palato, i tannini erano più levigati e la struttura avvolgente, confermando la sua vocazione a vino da meditazione e da lungo invecchiamento.

Ghiaie della Furba Toscana IGT 2021.

Per concludere in bellezza la parte dedicata ai rossi, abbiamo degustato Ghiaie della Furba IGT 2021. Questo vino è un “Super Tuscan” di Capezzana, un blend bordolese (solitamente Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah) che non rientra nella DOCG Carmignano ma esprime tutta la maestria della tenuta nell’interpretare i vitigni internazionali. Si è rivelato davvero fantastico: un vino di grande struttura, con sentori intensi di frutta nera, cacao, tabacco e spezie, ma al contempo elegante e armonico, con tannini vellutati e un finale lunghissimo. Un’espressione superba che unisce la potenza dei vitigni internazionali alla finezza del terroir toscano.

Ogni sorso ha confermato la profonda territorialità e identità dei vini di Capezzana, un connubio perfetto tra storia e l’incessante ricerca della qualità. L’unica nota di rammarico è stata non aver avuto l’opportunità di risentire il loro celebre Trebbiano di Capezzana, uno dei miei vini bianchi toscani preferiti, ma questo sarà un ottimo pretesto per tornare presto in questa magnifica tenuta.

I cento anni della prima etichetta e il tesoro della cantina storica

Questa tradizione di eccellenza è stata plasmata fin dalle radici, quando Alessandro e Vittoria, i bisnonni di Beatrice, acquistarono l’azienda nel 1926. Trovando nelle botti ancora il vino dell’annata 1925, presero una decisione rivoluzionaria per l’epoca: anziché venderlo sfuso, decisero di imbottigliarlo. Nacque così la prima etichetta bianca di Villa Capezzana, che quest’anno festeggia i suoi primi 100 anni! Essendo mercanti e collezionisti d’arte, fin da subito ebbero l’intuizione di conservare un certo numero di bottiglie di ogni annata, creando un vero e proprio tesoro enologico che permette oggi di ripercorrere la storia di Capezzana fino a quella primissima etichetta del 1925.

Alcune di queste bottiglie centenarie sono già state aperte per la stampa a Milano, dimostrando una vitalità sorprendente, un vino ancora presente e affascinante anche dopo un secolo. Il segreto di questa straordinaria longevità risiede in una pratica meticolosa: il cambio del sughero e la ritappatura delle bottiglie più vecchie ogni 25 anni. Questo gesto fondamentale si basa sul principio che un vino può durare 100 anni, ma un tappo no. Quando il sughero si restringe o si degrada, può compromettere la qualità del vino all’interno della bottiglia.

Il rituale della ritappatura: Segreto di lunga vita per i grandi vini di Capezzana

Quando si procede alla ritappatura, le bottiglie vengono aperte, e il vino è nuovamente assaggiato dal nipote – un palato esperto che garantisce la qualità. Se un vino non supera questo rigoroso test, viene scartato. Altrimenti, con il contenuto di una bottiglia si ricolmano le altre per compensare la minima evaporazione, e si procedere alla ritappatura con un tappo nuovo. Questa pratica assicura una vita più lunga e gloriosa a questi vini eccellenti. Questo procedimento di ritappatura è riservato ai grandi rossi di Capezzana: il Villa Capezzana, il Trefiano e il Ghiaie della Furba, questi ultimi nati nel 1979. Da quest’anno, l’attenzione si estenderà anche al Trebbiano, la cui produzione è iniziata nel 2000, segnando un nuovo capitolo nella conservazione dei bianchi storici della tenuta.

Dal grappolo al filato: Un ponte tra vino e tessuto

Il pomeriggio ci ha condotto in un’altra dimensione dell’eccellenza toscana: il mondo del tessile, di cui Prato è capitale indiscussa. Il Lanificio Balli, azienda storica e pilastro dell’industria pratese, ha aperto le porte del suo antico stabilimento per accoglierci. È stato un privilegio unico varcare le soglie di un luogo dove la tradizione manifatturiera prende forma, tra il rombo dei macchinari e il profumo della lana. A guidarci in questa affascinante visita è stato Leonardo Raffaelli, che ci ha accompagnato attraverso gli spazi dove l’arte della tessitura si tramanda di generazione in generazione. Il Lanificio Balli, infatti, opera ancora nell’ottocentesco Fabbricone storico, un simbolo della continuità e della resilienza pratese. Da ben tre generazioni, l’attività porta avanti un impegno in cui riciclo, innovazione e creatività sono protagoniste indiscusse, un vero esempio di economia circolare ante litteram.

Omaggio a Walter Albini

L’emozione è stata palpabile quando ci è stata regalata una prima assoluta sulla collezione realizzata sui bozzetti di Walter Albini. Una collaborazione straordinaria tra il Lanificio Balli e il Museo del Tessuto di Prato, un omaggio a uno dei più grandi stilisti italiani, che dimostra la capacità del distretto pratese di innovare pur rimanendo saldamente ancorato alla sua storia e al suo patrimonio di conoscenze. Gli intricati disegni, la qualità delle fibre e la maestria delle lavorazioni hanno rivelato un legame profondo tra l’arte del vino e quella del tessuto: entrambe richiedono cura, passione e una visione lungimirante.

Un brindisi alla cultura e alla condivisione

Questa giornata è stata molto più di una semplice visita: è stata una celebrazione della cultura toscana, un inno alla capacità di creare bellezza e qualità, sia nel calice che nel filato. La perfetta organizzazione e l’attenzione ai dettagli hanno reso ogni momento speciale, dal racconto delle origini medicee alla scoperta delle più fini trame tessili. Un ringraziamento sentito va all’Associazione Donne del Vino Toscana, alla Delegata Donatella cinelli Colombini per aver ideato e reso possibile questa magnifica esperienza di vino e cultura. E un ringraziamento speciale alla vice Delegata regionale Laura Carrera, la cui impeccabile organizzazione ha trasformato una promessa in una giornata indimenticabile, ricca di scoperte e di stimoli.

È stato un onore e un piacere condividere questo viaggio con altre donne appassionate, convinte che la storia, il territorio e il saper fare siano i pilastri su cui costruire il futuro delle nostre eccellenze italiane. Alla prossima avventura! Cin!!!

Benedetta Costanzo

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