Le Marche le scoprirai all’infinito
Convention Nazionale delle Donne del Vino Giorno 1 – Anima del verdicchio
Esiste un legame sottile, quasi ancestrale, che unisce la terra delle Marche a chi sa ascoltarne il battito attraverso il calice. Dal 20 al 24 giugno 2024, questo legame si è fatto tangibile durante la Convention Nazionale delle Donne del Vino. Un viaggio itinerante che non è stato solo una celebrazione enologica, ma un’immersione profonda nel tema “Vino, Donna e Cultura”, dove ogni tappa ha svelato un pezzo di quell’infinito leopardiano che qui è di casa.
Il battesimo a Poggio San Marcello: la dinastia Sartarelli
Il nostro viaggio è iniziato nel cuore pulsante dell’anconetano, a Poggio San Marcello, varcando la soglia di una realtà che desideravo visitare da tempo: la Cantina Sartarelli. È un luogo dove il Verdicchio dei Castelli di Jesi non è solo un vino, ma un testamento familiare.
Ad accoglierci abbiamo trovato Caterina Chiacchiarini, la giovane figlia di Donatella Sartarelli, che ha da poco preso il posto della madre nell’Associazione. Vederla raccontare l’azienda con un mix di umiltà e preparazione cristallina è stato emozionante. Caterina ci ha riportato al 1972, quando il nonno Ferruccio Sartarelli — descritto come un uomo dal “cuore di leone e cuore d’oro” — decise di trasformare la sua passione in una sfida visionaria: investire esclusivamente sulla qualità del Verdicchio. Oggi, quella visione prosegue con la stessa tenacia grazie a Donatella e a suo marito Patrizio, che hanno saputo trasmettere ai figli competenze diverse e complementari. Proprio per dare forma a questo patrimonio di valori, la famiglia ha dato vita a un progetto unico nel suo genere: il Museo del Verdicchio.
In Verdicchio Veritas: Museo del Verdicchio
Varcare la soglia del Museo Sartarelli del Verdicchio, inaugurato ufficialmente nel 2013, significa immergersi in un vero e proprio archivio vivente della civiltà contadina marchigiana. Non è solo una sala espositiva, ma un unicum nel panorama regionale, fortemente voluto dalla famiglia per onorare la memoria di Ferruccio Sartarelli e il legame inscindibile con il suo vitigno d’elezione.
All’interno, il percorso è un viaggio tattile e visivo: tra le mura sapientemente restaurate si trovano attrezzi d’epoca, antiche botti e strumenti per la vinificazione che raccontano la fatica e l’ingegno di chi, per decenni, ha lavorato queste colline. Ma è l’integrazione tra passato e presente a colpire: il museo utilizza documenti storici e immagini d’archivio per spiegare come il Verdicchio sia passato da vino “di pronta beva” a bianco di caratura internazionale. Camminare tra questi reperti non è un semplice esercizio di nostalgia, ma un modo per “sfogliare” le tappe di una storia rurale che ha saputo farsi eccellenza globale senza mai smarrire la propria anima artigiana. Qui, il concetto di terroir smette di essere un termine tecnico e diventa tangibile, trasformando la degustazione in un atto di comprensione storica.
L’incontro con Caterina e l’omaggio a “Milletta”
La visita è proseguita nei luoghi della produzione, accompagnate da Caterina Sartarelli. La sua capacità di coinvolgerci è stata davvero speciale: non si è limitata a descrivere processi tecnici, ma ci ha reso partecipi di un’eredità emotiva, trasmettendoci la fierezza di chi sa di custodire un tesoro di famiglia. Dopo l’immersione nella storia del museo, ci siamo ritrovate per un momento conviviale: un rinfresco curato dove i sapori decisi dei formaggi e dei salumi locali hanno fatto da spalla alla struttura dei vini Sartarelli. Tra le diverse etichette degustate, mi preme raccontarvene una in particolare, che incarna perfettamente lo spirito della nostra Convention: il Milletta Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG.
Questo vino è nato per celebrare un traguardo prestigioso, il 50° anniversario dell’azienda, ma il suo valore va ben oltre la ricorrenza. Porta infatti il nome della nonna di Caterina, una figura centrale nella storia della cantina. Leggendo l’etichetta, si scopre un ritratto che è un’ispirazione per tutte noi: viene definita una donna tenace, determinata e paziente. Degustare il Milletta significa ritrovare nel calice proprio queste caratteristiche, a partire dalla tenacia di un Verdicchio che sfida il tempo grazie alla sua importante struttura, passando per la determinazione di aromi complessi e persistenti che si aprono con eleganza, fino alla pazienza necessaria per la lunga maturazione che trasforma questo vitigno in una riserva di grande nobiltà. È stato un momento di autentica comunione enoica: in quel sorso abbiamo celebrato non solo un’eccellenza marchigiana, ma la forza silenziosa delle donne che, generazione dopo generazione, hanno reso grande il vino italiano.
L’effervescenza del territorio: Masterclass sul Metodo Classico
Dopo il conviviale buffet dove abbiamo saggiato la versatilità delle etichette Sartarelli, il pomeriggio ci ha portate a confrontarci con la tecnica più raffinata: la Masterclass “Il Metodo Classico nelle Marche”. Se il Verdicchio è il re indiscusso, la spumantistica marchigiana è la nuova frontiera che sta ridefinendo i confini del gusto. Abbiamo degustato cinque espressioni diverse, capaci di interpretare vitigni autoctoni come il Verdicchio, la Lacrima di Morro d’Alba e il Montepulciano sotto una luce nuova, vibrante e contemporanea.
Vissanello, la “Pecora nel gregge”
Tra le eccellenze degustate, una menzione d’onore spetta senza dubbio a “La Pecora nel gregge” dell’azienda Coppacchioli Tattini. Si tratta di un Vissanello in purezza, derivante da un antico clone di Pecorino proveniente da vecchie viti a piede franco dei Monti Sibillini. La versione spumantizzata che abbiamo avuto il privilegio di assaggiare si è rivelata un piccolo gioiello enologico, capace di esprimere al naso e al palato note fresche e citrine, sostenute da una verticalità tagliente e piacevolmente croccante. Questo vino rappresenta un vero tesoro di rarità, con poco più di 500 bottiglie numerate destinate a una sorprendente longevità. Il racconto appassionato della giovane produttrice ha conquistato l’intera platea delle Donne del Vino, trasmettendo la sensazione che in quel calice non vi fosse solo un perlage d’eccellenza, ma la dedizione assoluta a un territorio montano difficile, eroico e meraviglioso.
Il racconto appassionato della giovane produttrice ha conquistato l’intera platea delle Donne del Vino. In quel calice non c’era solo perlage, ma la dedizione assoluta a un territorio montano difficile e meraviglioso.
Conclusioni di una prima giornata
Questa prima tappa della Convention ci ha lasciato un messaggio chiaro: l’enologia marchigiana è in ottime mani. È una staffetta generazionale dove le giovani donne, come Caterina e le produttrici dei Sibillini, portano avanti il lavoro dei padri con una consapevolezza nuova, fatta di studio e profondo rispetto per la biodiversità.
Le Marche non si finisce mai di scoprirle, e questo è stato solo l’inizio di un viaggio che ci avrebbe portato, il giorno dopo, verso il travertino di Ascoli e la poesia di Recanati.
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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