30 Nov 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Merano Wine Festival. Il ritorno dei cacciatori di vino!

Ogni anno che passa, Merano, nella sua intramontabile bellezza, accoglie i Wine hunter ossia i cacciatori di vini.

Quest’anno siamo stati baciati da giornate bellissime, perfette per ammirare le montagne che abbracciano questa splendida città e il suggestivo Kurhaus. È qui che ho vissuto un evento che mi ha permesso di compenetrare a fondo la cultura enologica, di conoscere del nuovo e, soprattutto, di ritrovare tanti cari amici.

Qualche intoppo, certo, può capitare

E sì, parlo di un’amara delusione ricevuta da un paio di persone che non conoscono il valore della parola data e degli impegni presi… peccato! Quando succede con persone che credi amiche brucia di più! Ma superata l’amarezza, ho lasciato scivolare il male ricevuto gratuitamente e mi sono preparata a ricevere quello che veramente merito, e cioè il meglio dalla vita. È proprio attraverso prove come questa che sto imparando qualcosa di profondo: che non tutti condividono il mio modo di vedere, ma questo non deve togliermi luce. Anzi, può aiutarmi a scegliere meglio a chi donarla. La mia meraviglia non va spenta, va solo protetta. Come una candela accesa nel vento: la schermo un po’, ma continuo a farla brillare.
Ed eccomi a Merano a vivere un’esperienza con un po’ di leggerezza in più rispetto al mio solito, pur mettendoci sempre il cuore, la curiosità e il massimo rispetto. Arrivo nel primissimo pomeriggio di domenica e capisco subito che c’è tanto da girare e da scoprire. Grazie a qualche dritta molto apprezzata del mio amico Luca della Regina, inizio un bel percorso tra gli stand. Seguitemi e fatelo con me… vi porto in giro al Merano Wine Festival!

MWF. Storia di un icona enologica

Per chi non lo conoscesse, il Merano Wine Festival (MWF) non è una semplice fiera, ma un vero e proprio laboratorio di eccellenze.
Tutto ebbe inizio nel 1992, grazie all’intuizione di Helmut Köcher, con un focus iniziale sui vini di alta qualità. È interessante notare che la prima edizione non si tenne subito nel centro storico, bensì in una cornice più raccolta: il ristorante Rathaus Stube a Maia Bassa di Merano. Un dettaglio, questo, che genera un certo turbamento: pensate al 1992, un’epoca in cui Internet non era ancora una realtà diffusa. L’intuizione di creare un evento di tale portata, giunto oggi alla sua 34° edizione, dimostra un genio e una visione pionieristica straordinari, capaci di anticipare la crescente fame di qualità e la necessità di un palcoscenico esclusivo per il vino. Già l’anno successivo, nel 1993, la manifestazione trovò la sua sede ideale nell’eleganza maestosa del Kurhaus di Merano, che da allora ne è il cuore pulsante.

L’evoluzione

Nel corso degli anni, il Festival si è evoluto costantemente, trasformandosi da evento prettamente vinicolo in un appuntamento enogastronomico internazionale di grande rilievo. L’Espansione è stata la parola chiave. Il programma si è arricchito per includere l’Alta Gastronomia, oli, grappe e altri prodotti di nicchia di altissima qualità. Questo ha portato alla nascita di eventi collaterali come premi culinari, showcooking, forum per professionisti del settore e masterclass esclusive.
Negli anni più recenti, l’attenzione si è spostata sul Focus sul Futuro, con una crescente sensibilità a temi cruciali come la sostenibilità e la viticoltura del futuro, con sezioni dedicate come “QuoVadis” e “Bio&Dynamica”, riflettendo la ricerca e il cambiamento del mercato. Oggi, il Merano Wine Festival è riconosciuto a livello mondiale come sinonimo di qualità e selezione rigorosa, rappresentando un punto d’incontro esclusivo e insostituibile per produttori, addetti ai lavori e appassionati alla ricerca del meglio che l’enogastronomia possa offrire.

Un invito all’eccellenza globale

La struttura è suddivisa in tre aree tematiche principali dedicate al vino, ognuna con un focus specifico e coinvolgente:

  1. Wine Italia: Cuore pulsante dell’evento, dedicato alle migliori etichette e ai produttori che interpretano l’incredibile diversità e ricchezza dei terroir italiani, dai giganti ai piccoli artigiani. Qui è possibile trovare vitigni autoctoni e internazionali coltivati nel nostro Paese. Oltre alle etichette premiate con il WineHunter Award è possibile degustare produzioni limitate, cuvée speciali e vini di annate vintage.

  2. Wine International: Un palcoscenico globale composto da circa 100 espositori che permette di approfondire stili, terroir e interpretazioni enologiche da tutto il mondo. Si spazia dalle regioni storiche, riconosciute a livello internazionale per le loro tradizioni vitivinicole, affiancate da Paesi emergenti capaci di sorprendere per qualità e personalità. Si crea così un ponte virtuale tra vecchio e nuovo mondo, celebrando sapori globali. Un ruolo speciale viene riservato ai vini georgiani, custodi di una tradizione millenaria che continua con la vinificazione nelle anfore chiamate qvevri, patrimonio dell’UNESCO. Inoltre al primo piano è dedicata la sezione Amphora Experience.

  3. WineHunter Area: Può essere considerata l’enoteca ufficiale del Festival, dove si riuniscono etichette provenienti da tutta Italia e dall’estero. Tutte sono state selezionate con la massima cura per la loro eccellenza e la capacità di interpretare i trend più attuali del mondo del vino. Questa sezione racchiude anche la vitale area Bio&Dynamica, con oltre 30 etichette di produttori che hanno scelto un approccio rigorosamente sostenibile, capace di preservare la biodiversità e valorizzare il territorio.

I palcoscenici del Festival: dalla sostenibilità all’alta cucina

L’edizione di quest’anno si è articolata in diverse sezioni fondamentali, ognuna con la sua identità e il suo focus specifico, trasformando Merano in una vera e propria città del gusto e della cultura enologica. Il sipario si è aperto con Taste Terroir – bio&dynamica, un percorso dedicato alle nuove frontiere del vino: dal biologico al biodinamico, dal naturale al PIWI e orange, fino alle espressioni underwater e la novità del no-low alcohol. Il cuore pulsante dell’evento è stato The Festival nel magnifico Kurhaus, dove oltre 350 produttori da nove Paesi hanno portato in scena il meglio della produzione mondiale, arricchito da momenti iconici come la presentazione della Guida ViniBuoni d’Italia 2026.

Profumi e Sapori: Atmosfera Campana e Tesori Artigianali

Vorrei potervi raccontare tutte le eccellenze che ho assaggiato! Tra le esperienze più memorabili c’è stata l’atmosfera incredibilmente accogliente vissuta allo spazio dedicato a Campania Felix. Qui, tra piatti tipici campani e selezioni enoiche di grande pregio, ho ritrovato il calore e la generosità del Sud.
Con ben 130 produttori artigianali e grandi interpreti della cucina italiana contemporanea, il percorso sensoriale di Culinaria nella GourmetArena ha permesso di toccare con mano l’artigianalità italiana. Tra gli stand, la mia attenzione è stata rapita dalle eccellenze dei salumi, in particolare la pregiata Coppa Piacentina, e la freschezza della birra artigianale Cala calabrese. A completare il quadro delle grandi eccellenze, ho avuto il piacere di salutare Priscilla Occhipinti, amica e donna del vino molto passionale, che ha arricchito la proposta con i suoi prodotti di alto livello: i Distillati Nannoni. Un incontro che sottolinea come la qualità e la passione delle persone siano il vero motore del Festival. Non sono mancati infine i fondamentali della dieta mediterranea: la ricchezza delle olive e dell’olio di alta qualità, e assaggi di salmone pregiato e ostriche, a testimonianza di come l’eccellenza non conosca confini geografici.

Catwalk Champagne &more: eleganza e tricolore in festa

A chiudere l’itinerario sensoriale del Festival è stata, come da tradizione, l’area dedicata alle bollicine: Catwalk Champagne &more. Questo spazio rappresenta il culmine dell’eleganza e della celebrazione, un tempo riservato quasi esclusivamente allo Champagne. Oggi, il Catwalk ha assunto un significato più ampio e inclusivo. Sebbene l’iconico Champagne mantenga il suo ruolo centrale, l’evento accoglie ormai tutte le grandi espressioni del Metodo Classico e del mondo sparkling. Con oltre 120 etichette in degustazione, è un’occasione imperdibile per confrontare il meglio della produzione mondiale. E devo ammettere che, anno dopo anno, ci sono stati assaggi davvero molto interessanti e di altissimo livello provenienti dal Made in Italy. La qualità e la personalità delle bollicine italiane si stanno affermando con forza, offrendo al pubblico un’alternativa superba e ricca di terroir.

Merano Fuori Salone: un palcoscenico enogastronomico a cielo aperto

Il Merano Wine Festival è molto più del Kurhaus. L’intera città si trasforma in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto, un “Fuori Salone” vibrante dove consorzi e produttori si raccontano direttamente al pubblico. Grazie a una fitta programmazione di talk, degustazioni tematiche, e showcooking, Merano diventa un luogo continuo di condivisione e scoperta enogastronomica e culturale, estendendo l’esperienza del Festival ben oltre le sue mura principali.

Personalmente, ho apprezzato moltissimo l’accoglienza calorosa nel padiglione Calabria. L’anima autentica e verace di questa splendida regione si è svelata grazie alla chef Federica Di Lieto, che non solo ci ha preparato, ma soprattutto ci ha svelato i segreti di tanti piatti della tradizione calabra. I sapori erano deliziosi e schietti come la sua narrazione. Le sue spiegazioni ci hanno permesso di avvicinarci all’anima più profonda della Calabria, una regione che amo sempre più.

Oltre il Calice: Il “Respiro e Grido della Terra”

Al di là della festa e della degustazione, il Merano Wine Festival si conferma una piattaforma di riflessione e di responsabilità. L’impegno del Festival si è concentrato anche sui temi cruciali del nostro tempo, come dimostra il Summit scientifico “Respiro e Grido della Terra”. Questa iniziativa ha offerto un confronto aperto tra scienziati, produttori e stakeholder su concetti fondamentali quali la sostenibilità e l’innovazione in viticoltura. Il Summit sottolinea come l’eccellenza non possa prescindere dall’etica e dalla cura del territorio, proiettando il dibattito enologico verso le sfide future del cambiamento climatico e delle nuove pratiche agricole.

La caccia inizia con nuovi compagni

Avendo dovuto un po’ improvvisare e riarrangiare la mia scaletta di marcia, è stato un vero piacere e una fortuna poter condividere per ben tre giorni numerose tappe e molti assaggi con amici vecchi e nuovi.  Il mio giro si è così trasformato subito in una vera e propria esplorazione che ha toccato cantine dal Nord al Sud Italia, premiando l’originalità e la qualità delle persone prima ancora del bicchiere. Non posso raccontarvi tutto in una volta, ma vi racconterò qualcosa in più di quello che mi è piaciuto e che mi ha fatto venire voglia di seguire un po’ di più questa manifestazione, partendo proprio dalla sua visione globale.

Il Brasile: Un Mercato nuovo e sorprendente

Il Merano Wine Festival agisce da piattaforma per l’internazionalizzazione, e in questa visione il Brasile emerge come un nuovo orizzonte strategico. Malgrado l’elevata tassazione sulle importazioni e una burocrazia complessa, la domanda di vini premium cresce mentre gran parte del mondo rallenta. Non è un mercato per principianti, ma i numeri sono stimolanti: su 200 milioni di abitanti, ben 60 consumano vino con regolarità. Il dato più significativo è la crescita dell’8,3% in valore, che dimostra come il consumatore brasiliano sia disposto a spendere per la qualità.
A spiegare le dinamiche di questo mercato è la WineHunter Ambassador Karine De Souza:

“Le donne e i giovani lo preferiscono alla birra e piace loro ascoltare la storia dietro un’etichetta”. L’Italia è già il quarto fornitore, superando la Francia nei tassi di crescita, in un Paese legato emotivamente e culturalmente al Belpaese: “Il Brasile conta 30 milioni di discendenti diretti o indiretti di italiani, una presenza che ha plasmato anche la viticoltura locale e si traduce in affinità e fiducia verso il vino italiano”. Le parole chiave per entrare nel mercato, secondo De Souza, sono tre: denominazione, autenticità e sostenibilità. “I consumatori brasiliani vogliono l’Italia. Non cercano vitigni internazionali ma autoctoni, vogliono sapere da quale territorio viene il vino”.

Nuove frontiere enologiche: da Brasília a Oma Sena

L’attrattività del Brasile non si ferma alle importazioni. La vera novità riguarda la produzione vinicola interna: mentre il Sud del Paese vanta realtà affermate, il Centro del Brasile non è mai stato storicamente una regione vitivinicola. Da pochissimi anni, però, sono nate piccole aziende familiari che producono vino nell’areale di Brasília. Il Merano Wine Festival ha saputo intercettare e premiare questa eccellenza emergente.
Che gioia assistere alla premiazione dell’azienda OMA SENA! Un’azienda che già conoscevo: ho avuto il piacere, a maggio grazie a Antonello Monardo (che organizza tour per brasiliani in Italia), di incontrare la proprietaria e produttrice Isabela e assaggiare il suo Syrah Gran Reserva 2022 D.I.AL.E.T.O., un vino di grande carattere. Va sottolineato come Monardo sia stato un pioniere, già 15 anni fa faceva enoturismo intercontinentale portando in Italia brasiliani appassionati di vino e buona cucina (ma ve ne parlerò in un articolo dedicato!). Il premio è stato ritirato dal Presidente dell’Associazione Brasiliana Sommelier del Distretto Federale (ABS-DF), Sergio Pires, e consegnato dall’amica e WineHunter Ambassador Brasile, Karine De Souza. Un riconoscimento che celebra l’audacia e la qualità di queste nuove frontiere enologiche.

L’impegno globale: il Focus strategico del Patron Köcher

Il respiro internazionale è un obiettivo voluto fortemente dal patron Helmuth Köcher. L’impegno verso i mercati esteri si concretizza in una strategia di Festival “diffuso” e mirato. L’obiettivo è offrire nuovi sbocchi commerciali, con il lavoro congiunto del WineHunter Buyers’ Club e di altre agenzie, che portano le eccellenze italiane direttamente sulle piazze di business più promettenti del mondo. L’iniziativa di portare il format direttamente in questi Paesi è un’azione concreta e un passo molto importante verso il Sud America, l’Asia e il Caucaso. La Georgia e la Cina, infatti, sono al centro dell’attenzione per la loro valenza culturale. La Georgia perché è culla delle radici del vino, la Cina per l’enorme potenziale di mercato.

Il calendario del 2026

Il risultato di questa strategia è un calendario 2026 che copre l’intero anno, concentrandosi sui nuovi hub del vino. L’anno si apre con Wine&Siena – Capolavori del Gusto, in programma dal 31 gennaio al 2 febbraio. L’espansione internazionale vedrà, a maggio 2026, il Merano Wine Festival in Georgia con il “Merano WineFestival Georgia” e in Cina con l'”InterWine Festival China“. L’impegno prosegue in Sud America: a settembre 2026, l’appuntamento sarà in Brasile con il “Merano WineFestival Brasile” alla sua seconda edizione. Questa visione globale non dimentica però le eccellenze nazionali. La partnership con la Regione Calabria per valorizzare l’identità del Sud è fondamentale: l’edizione locale “Merano WineFestival Calabria” si terrà dal 6 all’8 giugno 2026. E naturalmente, gli appuntamenti home-based a Merano includono il Farm Food Festival, fissato per il 14 marzo 2026, con l’edizione principale del Merano WineFestival che si terrà dal 6 al 10 novembre 2026.

Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas

Il Merano Wine Festival è, per sua natura, anche approfondimento e didattica. Ho avuto il piacere di partecipare a una masterclass di grande interesse, intitolata “Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas”. L’evento, tenutosi alla presenza del patron Helmuth Köcher, è stato condotto con maestria da Marco Sciarrini e Thomas Taddeo (conosciuto sui social come Hipster Wine e anche Brand Ambassador di Domaines Paul Mas). In platea, insieme a me, erano presenti grandi esperti, giornalisti e comunicatori come Chiara Giannotti (@wine.tv) e Luca Grippo. La masterclass ci ha guidato alla scoperta di Domaines Paul Mas, una storia radicata nel 1892, quando Auguste Mas acquisì i primi vigneti. L’ascesa è iniziata con l’attuale proprietario, Jean-Claude Mas, figlio e nipote di viticoltori, che ha ereditato una piccola tenuta di 35 ettari. Nel corso degli ultimi vent’anni, Jean-Claude ha trasformato questa eredità in un vasto impero vinicolo, espandendo il dominio a 850 ettari di proprietà e acquisendo altre tenute in tutta la Languedoc-Roussillon, raggiungendo i 25 milioni di bottiglie esportate in 89 Paesi

Lusso democratico e il tocco Italiano

Personalmente, mi ha colpito il racconto che parte dal Jean-Claude Mas bambino che gioca tra i filari, con l’airone rosso come “amico”, simbolo che poi sceglierà per il Domaine. Crescendo, l’imprenditore ha coltivato tante passioni – arte, musica, auto – per poi ritornare alla terra, dando il nome del padre all’azienda e impostando una visione ben precisa: creare vini di qualità accessibile e democratica. Paul Mas è oggi simbolo di “lusso rurale”, un’espansione non improvvisata ma fondata sulla diversità di suoli e ambienti pedoclimatici, garantendo un’offerta ampia e di qualità. Non è un caso che il tocco di riconoscibilità sia in parte familiare, con l’impronta del grande Giorgio Grai e di molti italiani che collaborano in cantina, dimostrando che in questa realtà francese vince il fine di fare buon vino contemporaneo. Un altro punto di forza è la varietà di ben 45 vitigni coltivati: accanto ai francesi, il Domaine coltiva varietà che suonano familiari alle orecchie italiane: Vermentino, Cannonau/Grenache, Sangiovese e Montepulciano.

Gli assaggi: dalla Blanquette ai rossi da invecchiamento

La degustazione ha coinvolto sei etichette rappresentative. L’inizio è stato promettente con la Blanquette de Limoux (versione non millesimata), che interpreta l’anima più antica del territorio. La struttura, affidata in larga parte al Mauzac, regala un sorso immediato e contemporaneo. È seguita poi un Crémant de Limoux (Chardonnay e Chenin Blanc) e un bianco affinato in legno, il Vignes de Nicole Chardonnay–Viognier 2024, dal sorso più rotondo. I miei assaggi preferiti sono arrivati con la batteria di rossi. Dopo un Cabernet Sauvignon–Syrah 2024 e un Cabernet Sauvignon–Merlot 2023 (ottimo taglio bordolese con buona trama tannica), il vero protagonista è stato il Mas Astelia Cabernet Sauvignon 2023. Questa etichetta punta a un livello davvero più alto, con tannini setosi, legno ben integrato e grande potenziale evolutivo. Vini pensati per offrire freschezza, pulizia e autenticità a un costo volutamente accessibile. Grazie a Thomas e a Marco per averci regalato questa nuova conoscenza!

La caccia continua con gli assaggi più significativi!

Il racconto di questa intensa edizione del Merano Wine Festival non può concludersi qui, specialmente quando si tratta dei protagonisti indiscussi: i vini! Dalle emozionanti annate vecchie ai vini leggeri che rappresentano la novità, passando per le conferme assolute e la scintillante area Catwalk Champagne &more, lo spazio rimasto non sarebbe sufficiente per rendere giustizia a ogni singola esperienza di assaggio. Per non penalizzare l’approfondimento di queste scoperte e dei miei assaggi preferiti, vi do appuntamento al prossimo articolo per continuare questo appassionante giro tra i calici del Merano Wine Festival 2025! Il meglio, ve lo assicuro, deve ancora essere raccontato. Preparate il calice, la caccia continua!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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