16 Apr 2025
Le scoperte enoiche di Benny

OperaWine 2025: io c’ero!

Eleganza e Contrasto nei Mercati Generali

Grazie a un invito speciale, anche quest’anno ho avuto il privilegio di varcare le prestigiose porte dei Mercati Generali di Verona per OperaWine 2025, l’esclusiva anteprima di Vinitaly. L’evento si è tenuto sabato 5 aprile 2025, la vigilia dell’apertura ufficiale di Vinitaly, e ha riunito ancora una volta i 131 migliori produttori italiani selezionati da Wine Spectator.

Dopo il successo dell’edizione precedente, che aveva celebrato la musica lirica come espressione del Made in Italy nel mondo, il tema a cui si è ispirata l’edizione di quest’anno di OperaWine è stato l’arte e la maestria artigiana italiana. Un omaggio alla creatività, alla dedizione e alla capacità di trasformare la materia prima in opere d’arte uniche, un parallelo perfetto con il mondo del vino, dove ogni bottiglia racchiude storia, territorio e la sapienza di chi la produce.

Il contrasto in evidenza

È sempre affascinante osservare il contrasto di OperaWine. Ci si veste con l’eleganza che si addice a un’occasione quasi “da opera”, eppure ci si ritrova immersi nel contesto rustico e vibrante dei vecchi Mercati Generali. Nonostante l’ambiente vivace, è un’opportunità unica per incontrare i produttori. Essendo un evento solo su invito, l’atmosfera è, per quanto caotica, anche incredibilmente esclusiva e selezionata, con la presenza di stampa estera, buyer e professionisti del settore.

E a proposito di incontri e di emozioni, anche quest’anno non sono mancate le occasioni per assaggiare annate particolarmente rétro che mi hanno davvero colpito. Degustare vini che hanno avuto il tempo di evolvere, di affinare i loro profumi e di acquisire una complessità unica, è sempre un’esperienza emozionante. Queste perle enologiche ci ricordano la longevità e il potenziale incredibile dei grandi vini italiani, e ci permettono di fare un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso il calice. Un saluto particolare va a tutti quei produttori che, con dedizione e lungimiranza, conservano queste annate preziose, regalandoci emozioni indimenticabili.

Il fascino del tempo: le annate “Rétro”

In un evento così blindato, la vera emozione è incontrare i produttori e assaggiare annate particolarmente rétro che colpiscono per la loro evoluzione. Degustare vini che hanno saputo sfidare il tempo, affinando i profumi e acquisendo una complessità unica, è un vero viaggio nel tempo attraverso il calice. Un esempio su tutti? Il Sassicaia 1993 della Tenuta San Guido. Un’annata che ha raggiunto una maturità splendida, offrendo un’esperienza profonda con note terziarie evolute e una struttura ancora vibrante.

  • Ippolito 1845: Per la Calabria, Ippolito 1845 ha presentato il suo Calabria 160 Anni 2019. Questo vino è un’espressione della lunga tradizione calabrese, un’annata più giovane rispetto a quella che ricordavi, ma che già mostrava la sua complessità e il potenziale evolutivo.
Elena Walch – Beyond the Clouds Grande Cuvée 2022

Elena Walch, Donna del vino vera pioniera del panorama vitivinicolo dell’Alto Adige e d’Italia, continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per chiunque cerchi eleganza e innovazione. Ho avuto il grande piacere di degustare la sua proposta insieme alle sue due figlie: due anime appassionate che danno il loro contributo in modo diverso, ma proseguono con immenso talento il percorso iniziato dalla madre, affiancandola in azienda con una visione solida e futurista.

Ho apprezzato molto il vino proposto. l‘Alto Adige Bianco Beyond the Clouds Grande Cuvée 2022. Un vino che, come suggerisce il nome, mira a superare le aspettative, presentandosi con un’eleganza e una profondità che lo rendono indimenticabile. Al palato è invitante, caratterizzato da un sorso molto bilanciato, capace di regalare una persistenza aromatica straordinaria. È un blend che esprime al meglio il terroir alpino e la sapienza enologica di questa famiglia. Queste annate più recenti, pur mantenendo l’identità stilistica della cantina, offrono una prospettiva attuale e vibrante sulla produzione vinicola italiana di eccellenza.

Pietra Marina di Benanti: un sogno che si avvera

L’annata più recente e ampiamente disponibile del Pietra Marina è la 2019. Questo vino è un Etna Bianco Superiore DOC, prodotto con uve Carricante coltivate su terreni vulcanici. Al naso presenta intensi sentori di agrumi, fiori di zagara e mela, con note minerali che richiamano la pietra focaia. Al palato è secco, sapido e vibrante, con una piacevole acidità e una lunga persistenza con richiami di anice e mandorla.

Daniela Mastroberardino e la sua eccellenza irpina

È stato un vero piacere salutare Daniela Mastroberardino, figura di spicco del comparto nonché Presidente dell’Associazione Nazionale Donne del Vino, nel contesto così prestigioso di OperaWine. La sua eccellenza irpina, Terredora di Paolo, ha portato in degustazione il Taurasi Riserva “Pago dei Fusi” 2015, un vino che incarna la nobiltà dell’Aglianico. Si tratta di un rosso eccellente, dal carattere austero ma di grande finezza; il sorso è caratterizzato da tannini fitti e setosi e da un’acidità ancora vibrante che ne sostiene la struttura. Le note evolute sono affascinanti e richiamano sentori complessi che, sul finale, sfumano verso sensazioni che ricordano il bitter, rendendo il sorso profondo e invitante. Un esempio magistrale di come il tempo sappia domare la forza dell’Irpinia.

Nuove assaggi tra Soave e Toscana

Pieropan – Soave Classico “La Rocca” 2017 Nella zona di Soave, l’assaggio di Pieropan è un passaggio obbligato. La loro filosofia, pioniera nel valorizzare i singoli vigneti, brilla in questo 2017. Nonostante un’annata calda, il sorso è fresco e appagante, con quella struttura minerale tipica dei suoli calcarei che regala un vino estremamente equilibrato.

San Giusto a Rentennano – Percarlo 2013 Scendendo in Toscana, a Gaiole in Chianti, il Percarlo 2013 è stato una sorpresa assoluta. Questo Sangiovese in purezza è un monumento alla precisione enologica: i tannini sono perfettamente integrati e le note lievemente amaricanti sul finale ricordano quasi il fascino di un vermouth d’altri tempi. Un vino che dimostra come l’acidità sia la vera spina dorsale dei grandi rossi toscani.

La sfida del Brunello: Argiano vs Siro Pacenti Il Brunello di Montalcino 2019 è l’annata del secolo.

Argiano 2019: Non ha bisogno di presentazioni e, come previsto, ha letteralmente conquistato la critica internazionale con punteggi che sfiorano (e raggiungono) la perfezione dei 100 punti. Situata a Sant’Angelo in Colle, nella zona sud di Montalcino, l’azienda regala un vino solare, mediterraneo, con una morbidezza avvolgente.

Siro Pacenti – Vecchie Vigne 2019: Qui la filosofia di Giancarlo Pacenti si sposta verso una precisione tecnica quasi chirurgica. Utilizzando uve provenienti sia dalla zona nord (Pelagrilli) che sud (Piancornello), il vino risulta più strutturato e potente rispetto ad Argiano, con un tannino setoso e una freschezza balsamica che promette una longevità infinita.

Ma passiamo all’Umbria

Non potevo lasciare OperaWine senza rendere omaggio al cuore verde d’Italia, l’Umbria, che con il suo Sagrantino continua a scrivere pagine di rara intensità.

Arnaldo Caprai – Montefalco Sagrantino “25 Anni” 2010 Incontrare e salutare Marco Caprai è un atto doveroso per chiunque ami questo territorio. A lui va il merito di aver rivoluzionato una DOCG: poco più di cinquant’anni fa, il Sagrantino era quasi esclusivamente un vino passito, legato alla tradizione religiosa. Marco ha saputo guardare oltre, trasformandolo in un secco di importanza mondiale. Il “25 Anni” 2010 è un’icona: un sorso potente ma dal tannino setoso, capace di mostrare un equilibrio magistrale tra struttura e freschezza. Un vino che non solo racconta una storia, ma invita profondamente a essere bevuto per la sua complessità senza tempo.

Scacciadiavoli – Montefalco Sagrantino 2016 Un saluto speciale è andato a Liu Pambuffetti, volto di quella che è forse la cantina più storica di Montefalco, fondata nel 1884 e custode di una tradizione architettonica ed enologica unica. Il loro Sagrantino 2016 si è rivelato estremamente invitante; nonostante i dieci anni dalla vendemmia, appare ancora vibrante e all’inizio della sua lunga e gloriosa performance. È un vino che esprime perfettamente il concetto di potenza ed eleganza muscolare in dialogo costante, un sorso pulito che onora la classicità della zona.

Tabarrini – “Il Bisbetico Domato” 2019 Infine, non potevo mancare di abbracciare Giampaolo Tabarrini. Il nome del suo Sagrantino, “Il Bisbetico Domato”, sembra essere stato cucito addosso alla sua personalità: eccentrico, energico, quasi elettrico. Giampaolo è un produttore che non passa inosservato e il suo vino gli somiglia in modo sorprendente. Il 2019 è un calice di carattere, capace di domare l’irruenza del vitigno con una precisione tecnica invidiabile, regalando un finale lungo che ricorda certe note di radice e sottobosco, quasi un richiamo elegante al mondo dei grandi bitter.

Una riflessione finale

La selezione di quest’anno è stata talmente vasta e di alto profilo che molti altri assaggi meriterebbero uno spazio dedicato tra queste righe. Tuttavia, in un contesto così denso di eccellenze, preferisco fermarmi qui. Ho scelto di raccontarvi i calici che più mi hanno emozionata, lasciando che questi nomi — simboli di dedizione, artigianalità e profondo legame con il territorio — restino i protagonisti indiscussi di questo mio racconto.

Ogni singola etichetta presente a OperaWine racchiude una storia che merita rispetto; tentare di riassumerle tutte sarebbe impossibile, poiché il vino, a questi livelli, smette di essere solo un dato tecnico per diventare un’esperienza sensoriale completa che va vissuta con il giusto tempo. Oltre alla qualità nel bicchiere, porterò con me l’energia degli incontri: riabbracciare tanti amici e confrontarmi con i colleghi è stato, come sempre, il vero valore aggiunto. Il dialogo costante è fondamentale per apprezzare al meglio ogni sfumatura degli assaggi e per far crescere la nostra cultura enoica. Questo è stato solo il preludio, una scintilla vibrante di ciò che ci aspetta tra i padiglioni della fiera.
Vi rimando alle prossime letture, dove entreremo insieme nel vivo del Vinitaly 2025!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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