31 Dic 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Sotto l’albero un calice. Guida ai vini delle feste

Ogni anno, non appena le luci iniziano a brillare nelle piazze, la domanda puntuale arriva come il primo freddo: “Cosa stappiamo per le feste?”. Mi chiedete consiglio sui rossi importanti, sulle bollicine per il brindisi o sul vino perfetto per il panettone. La verità? Non esiste una risposta univoca. Tra tradizioni regionali, ricette di famiglia e gusti personali, le variabili sono infinite. Ecco perché, per quest’anno, ho deciso di confezionare un regalo speciale per voi: una guida ragionata per navigare tra le etichette e fare sempre centro durante le feste.

Inizio con brio: l’universo delle Bollicine

Il brindisi non è un semplice rito, ma il vero e proprio suono delle feste, quel segnale che dà ufficialmente il via alla convivialità. Quando prepariamo gli antipasti, specialmente se a base di pesce, la nostra ricerca deve orientarsi verso vini che facciano della freschezza e della sapidità la loro bandiera. In questo scenario, l’Italia offre perle di rara eleganza. Se guardiamo al Metodo Classico, la mia scelta personale ricade spesso sull’Animante di Barone Pizzini, un Franciacorta che incarna energia e purezza, oppure su una delle straordinarie riserve di Revì. Ho avuto il piacere di assaggiare queste ultime durante una visita in cantina in occasione del Trento Doc Festival e ne sono rimasta incantata: sono vini complessi, capaci non solo di aprire le danze, ma di reggere con disinvoltura tutto il pasto. Naturalmente il mondo delle bollicine trentine e bresciane è vastissimo, quindi il mio invito è di non avere indugi e puntare sempre sulla qualità per celebrare al massimo le feste.

Il piacere della leggerezza

Non dobbiamo però dimenticare il piacere della leggerezza, quella spensieratezza tipica del Metodo Martinotti che mette d’accordo tutti. Per i brindisi più informali con amici e parenti, la mia scelta per queste feste è ricaduta su Filos dell’Azienda. È un vino che ho visto apprezzare moltissimo dai più giovani e da chi cerca un sorso meno impegnativo ma estremamente godibile; quel genere di bottiglia che finisce sempre troppo in fretta perché capace di regalare un sorriso immediato.

Assaggi oltre confine

Se invece vogliamo volgere lo sguardo oltre confine, lo Champagne Blanc de Blancs, ottenuto da sole uve Chardonnay, rimane l’emblema indiscusso della festa grazie alla sua finezza e alle inconfondibili note di brioche. Tuttavia, per chi vuole osare con una scelta più ricercata, vi suggerisco di riscoprire il Corpinat, di cui vi avevo già parlato dopo il mio viaggio a Madrid. Si tratta di un’eccellenza spagnola, un marchio collettivo nato nel cuore del Penedès che impone standard di produzione rigidissimi: uve biologiche raccolte a mano, vinificazione interna all’azienda e lunghi affinamenti sui lieviti. Il risultato è una bollicina di terroir, profonda e vibrante, perfetta per chi vuole portare in tavola una storia nuova. Le feste saranno ancora più spumeggianti con questi vini speciali.

Intramontabili classici d’autore

Per concludere questa carrellata di “pezzi da novanta”, non posso non citare le etichette che segnano le grandi occasioni e le feste natalizie. Da un lato il monumento della spumantistica italiana, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, dall’altro la freschezza intramontabile di un Berlucchi ’61. Ma se devo svelarvi il mio cuore, una menzione d’onore va all’Alta Langa di Enrico Serafino: il loro Propago o meglio ancora lo Zero, un pas dosé di estrema raffinatezza, rimane tra i miei preferiti in assoluto per la sua precisione e la sua persistenza sartoriale.

La purezza dei bianchi: dall’Etna alla Loira

Prima di tuffarci nella struttura dei rossi, non possiamo dimenticare l’eleganza dei vini bianchi, compagni insostituibili per le cene della Vigilia o per chi predilige la finezza minerale. In questi anni sono rimasta folgorata dai bianchi che nascono sulle pendici dell’Etna: vini vulcanici, freschi, vibranti e capaci di una complessità raffinata che evolve splendidamente nel calice. Se volete andare sul sicuro, con il Mofete o uno dei cru di Palmento Costanzo non si può certo sbagliare: sono sorsi che portano con sé l’energia della terra siciliana e una verticalità che incanta.

Ma le feste sono fatte anche di sentimenti e calore umano, e a volte cerco un vino che esprima questa emozione fin dall’etichetta. È il caso dell’Abbraccio dell’azienda San Luciano di Monte San Savino. È un vino che nel nome e nel gusto racchiude proprio quello spirito di accoglienza che cerchiamo durante le riunioni di famiglia: un bianco avvolgente che sembra voler coccolare i commensali tra una portata e l’altra.

Se invece vogliamo alzare l’asticella e guardare all’estero, il mio cuore ci porta dritti nella Valle della Loira. Questo territorio è celebre in tutto il mondo per i suoi Crémant, bollicine versatili e croccanti, ma oggi voglio suggerirvi di scoprire i suoi vini fermi, in particolare quelli di una denominazione storica come il Saumur. Qui lo Chenin Blanc raggiunge vette di eleganza incredibili; sono vini perfetti da aprire per accompagnare piatti profumati e complessi, come degli gnocchi con sugo di mare o dei tagliolini all’astice. La loro acidità tagliente e la loro struttura profonda puliscono il palato e nobilitano la materia prima del pesce in modo magistrale.

I “quattrostagioni” della tavola

Fortunatamente, abbiamo superato l’epoca in cui i rosati erano considerati vini minori o esclusivamente femminili. Oggi sappiamo che sono i veri campioni di versatilità, dei “quattrostagioni” capaci di risolvere gli abbinamenti più ostici.
Durante le feste, dove spesso la tavola è imbandita con rustici, pizze gourmet, focacce farcite o salumi, un grande rosato è la chiave di volta per unire sapidità e morbidezza. La mia scelta del cuore per questo territorio ci porta a Cortona, con il Syrah rosato di Dionisio Rosa del Castagno. Questa azienda ha fatto del Syrah la sua bandiera, interpretandolo con una cura quasi maniacale che si riflette in un vino di un’eleganza rara. È un rosato che non passa inosservato: fresco, minerale, ma con quella spinta aromatica tipica del vitigno che lo rende il compagno ideale per mille sfumature di sapori.

Se invece cercate un sorso più strutturato e materico, dobbiamo volare in Sardegna, verso la storica cantina Santadi. Il loro rosato, il Tre Torri, è un vino fruttato, corposo e decisamente “godurioso”. Ha quella polpa e quella persistenza che gli permettono di reggere anche piatti più impegnativi, mantenendo sempre quella bevibilità che invita al secondo calice. È la dimostrazione che il rosato può avere carattere da vendere, perfetto per chi cerca un abbinamento che sappia di sole e di macchia mediterranea anche nel cuore dell’inverno.

Il calore dei grandi rossi tra nobiltà e storia

Quando le luci si abbassano e in tavola arrivano i piatti forti della tradizione — i brasati che hanno sobbollito per ore, le paste ripiene o i grandi arrosti — abbiamo bisogno di vini che sappiano reggere il confronto. I rossi delle feste devono avere “spalle larghe” e la capacità di raccontare un territorio. In questo, la nobiltà del Piemonte e la forza del Veneto sono certezze assolute. Un Barolo di Pio Cesare è una scelta che non delude mai: austero, elegante e capace di evolversi nel bicchiere mentre le chiacchiere si fanno più fitte. Se invece cercate qualcosa di più avvolgente, l’Amarone della Valpolicella di Piccoli è una carezza vellutata che riscalda l’atmosfera.
Ma se vogliamo parlare di storia liquida, non posso non portarvi a Montepulciano. Qui, il Vino Nobile di Contucci rappresenta l’essenza stessa della tradizione toscana. Le loro cantine sono ancora attive sotto lo storico Palazzo Contucci e, grazie alla passione di Andrea, continuano a raccontare una storia secolare che si respira in ogni angolo della dimora. È un vino che non teme il tempo, perfetto per quei momenti in famiglia che vorremmo non finissero mai.

Le sorprese del “Nuovo Mondo”

Senza nulla togliere alla Francia e ai suoi leggendari Pinot Nero, quest’anno ho deciso di portarvi in terre nuove, più calde e sorprendenti. Il “Nuovo Mondo” della viticoltura sta stupendo sempre di più per qualità e carattere. Pensate al Sudafrica: una regione vitivinicola affascinante che vive una stagionalità capovolta rispetto alla nostra. Proprio mentre noi festeggiamo al freddo, lì si prepara la vendemmia (che avviene tra febbraio e marzo). Vi suggerisco di provare un buon Pinotage: un vitigno unico, nato dall’incrocio tra Pinot Nero e Cinsault, che regala rossi intensi, speziati e profondamente legati alla terra del Capo. Ma questa volta metto a confronto due Shiraz ovvero i Syrah del nuovo mondo.

La vera rivelazione, però, arriva dal Brasile. Durante l’ultimo Merano WineFestival, è stato premiato un vino che ha lasciato tutti a bocca aperta: il Dialeto. Questo progetto emerge da una zona incredibilmente innovativa, quella di Brasilia, un territorio che fino a poco tempo fa non era mai stato sfruttato per la viticoltura. Grazie alla tecnica della “potatura invernale” (o doppia potatura), che permette di spostare il ciclo della vite, il Brasile sta producendo rossi di un’eleganza inaspettata. Portare a tavola una bottiglia così significa regalare ai propri ospiti non solo un ottimo vino, ma un racconto di frontiera e di coraggio enologico.

Il gran finale: la dolcezza che unisce

C’è un errore che vedo fare troppo spesso: servire uno spumante secco con il panettone. Il dessert chiama lo zucchero! Per chi vuole restare sul classico intramontabile, il Moscato d’Asti rimane il compagno ideale per il panettone e il pandoro: la sua fragranza e quel perlage delicato sono l’abbinamento perfetto per i lievitati delle feste.
Ma se volete qualcosa che sorprenda davvero, il mio cuore batte per Bocale. Ogni volta che ho il piacere di degustare le loro interpretazioni (come il loro Montefalco Sagrantino Passito), resto colpita dalla capacità di coniugare la potenza del vitigno a una dolcezza mai stucchevole, che lascia il palato pulito e appagato. È una di quelle scoperte che non smette mai di emozionarmi.

Oltre la tradizione: perle rare e viaggi lontani

Non ci sono però solo i classici come il pur intramontabile Ben Ryé. Se cerchiamo in Italia vini dolci che si distinguono , ritorno a Soave dall’azienda  La  Cappuccina con Recioto si Soave Arzimo. È un vino prezioso e raro, capace di regalare profumi di miele e fiori di campo con una persistenza invidiabile. Una vera coccola da meditazione. Strizzando infine l’occhio all’estero, non posso non portarvi in Ungheria con uno dei miei preferiti di sempre: il Tokaji di Oremus. Questo vino è pura leggenda; con la sua complessità aromatica data dalla muffa nobile e quel perfetto equilibrio tra acidità e dolcezza, rappresenta il modo più regale per chiudere un pranzo di Natale o una cena di Capodanno. È un sorso di storia che mette d’accordo i palati più esigenti di tutto il mondo.

Consigli per abbinare al meglio

Dopo questo viaggio tra le etichette, passiamo alla domanda che più vi sta a cuore: come abbinarli? Le regole a tavola possono essere dettate da molti criteri: la tradizione, il legame con il territorio, la ricerca dell’armonia o la semplice consuetudine. In questa guida ho voluto unire la tecnica al mio gusto personale, svelandovi gli accostamenti che rendono queste bottiglie davvero indimenticabili.

L’abbinamento per le Bollicine

Con il Franciacorta o il Trento DOC puntate su un classico intramontabile come i crostini di pane burro e alici del Cantabrico; se però volete un tocco territoriale di montagna, provateli con dei ravioli del plin al tartufo e funghi porcini. Per il Filos de La Cappuccina, invece, cerchiamo la leggerezza: è perfetto con una tempura di verdure croccante o un fritto di paranza.

L’abbinamento per i Bianchi

Il Mofete di Palmento Costanzo, con la sua anima vulcanica, chiama a gran voce il mare; provatelo con un baccalà mantecato o una grigliata di crostacei. L’Abbraccio di San Luciano, grazie alla sua avvolgente morbidezza, è sublime con formaggi a pasta semidura o un risotto allo zafferano. Se invece stappate il Saumur della Loira, l’abbinamento d’elezione è con i primi piatti pregiati, come i tagliolini all’astice o degli gnocchi con sugo bianco di mare.

L’abbinamento per i Rosati

Il Syrah rosato di Dionisio è letteralmente “la morte sua” con una focaccia calda mortadella e pistacchio o con i classici salumi toscani, ma anche arancini e tavola calda catanese. Per il rosato di Santadi, che ha più corpo e polpa, andiamo su sapori decisi: si sposa magnificamente con una zuppa di pesce saporita o, per un tocco moderno, con una pizza gourmet con burrata e pomodorini confit.

L’abbinamento per i Rossi

Qui servono piatti di grande carattere. Il Barolo e l’Amarone richiedono cotture lente, come il brasato o un fagianello ripieno. Il Kruger Shiraz sudafricano, con le sue note fumé, è incredibile con le carni alla brace o piatti speziati. Il Dialeto brasiliano, invece, per la sua freschezza e struttura, accompagna magistralmente un filetto al pepe verde o un piatto di selvaggina nobile.

L’abbinamento per i dolci e la meditazione

 il Moscato d’Asti è perfetto con il panettone classico, mentre il passito di Bocale si sposa divinamente con dei tozzetti umbri o del cioccolato artigianale. Il Picolit di Specogna trova il suo compagno ideale nel fegato grasso (foie gras) o in formaggi erborinati molto raffinati. Infine, godetevi il Tokaji Oremus da solo o con una torta di frutta secca e miele per un’esperienza regale.

Non solo vino: il regalo perfetto sotto l’albero

Come sapete, amo i dettagli che rendono il servizio un’esperienza completa. Un grande vino merita di essere accompagnato da oggetti che ne rispettino il valore e che siano, al contempo, belli da vedere. Se cercate un pensiero per i vostri cari (o per voi stessi!), il mondo degli accessori offre infinite possibilità.

Per chi ama la praticità senza rinunciare allo stile, ho una vera passione per le creazioni di Vin Strip. Si tratta di accessori realizzati in modo artigianale che riescono a “vestire” letteralmente le vostre bottiglie e i vostri calici. I loro porta calici da collo sono iconici e utilissimi durante le degustazioni, ma sono i loro “abiti” per le bottiglie e i porta bottiglie personalizzati a fare la differenza sulla tavola imbandita a festa. È un modo per trasformare un oggetto tecnico in un elemento d’arredo sartoriale, perfetto come regalo per chi apprezza l’artigianalità del Made in Italy.

E per completare il set del perfetto sommelier domestico, non dimenticate l’importanza di un buon decanter dalle linee sinuose o di uno stopper professionale per conservare quel po’ di bollicine che (forse) rimarranno nella bottiglia. Regalare un accessorio significa regalare un rituale: quello di prendersi cura di ogni sorso.

Il mio augurio per voi

Spero che questa carrellata di suggerimenti possa esservi utile per navigare tra gli scaffali e le enoteche in questi giorni frenetici. Ricordate però che, al di là dell’etichetta o dell’abbinamento tecnico, il vino migliore è quello che vi fa stare bene con le persone che amate. Buone feste e cin cin a tutti voi, miei cari lettori!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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