22 Lug 2024
Le scoperte enoiche di Benny

Tributo a Tiziano Bianchi

Un Guerriero del Territorio che resiste

La notizia della scomparsa di Tiziano Bianchi, che  il 20 luglio avrebbe compiuto 59 anni, mi ha colpito nel profondo. Collaborare con lui nel suo blog “Territorio che resiste” è stata un’esperienza formativa e arricchente. A Tiziano, giornalista ed esperto di viticoltura, devo la scoperta e l’approfondimento del territorio trentino, un viaggio iniziato nel 2023 che mi ha aperto le porte su un mondo affascinante e vibrante.

Tiziano, noto come “Tano”, era molto conosciuto in Vallagarina. Per anni era stato il corrispondente del quotidiano L’Adige nella Bassa Vallagarina. Appassionato di vini, organizzava degustazioni e iniziative a sfondo enologico. È stato tra i fondatori di “Skywine-Quaderni di Viticultura” e di “Trentino Wine”. Il suo sguardo curioso e, come lui stesso ammetteva, “provocatorio”, si concentrava sulle politiche agricole del Trentino.

Si descriveva sul suo blog come “territorialista, autoctonista e anche un po’ comunista”. La politica era un’altra sua grande passione, tanto che sul suo balcone sventolava la bandiera dell’Angola, che richiama i simboli cari al socialismo, e prima ancora quella del Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam. Ribelle per natura, “Tano” non amava i potenti né i prepotenti e di certo non le mandava a dire.

Nel cuore della Vallagarina, ho avuto il privilegio di conoscere vignaioli illuminati e caparbi che con passione e dedizione portano avanti una tradizione secolare. Le chiacchierate con Tiziano e le visite alle aziende sono state preziose per capire il potenziale di un territorio promettente, capace di esprimere molto di più di quanto oggi sappiamo.
A Tiziano, un uomo che credeva fermamente nella sua terra e nel suo valore, dedico questo articolo. La sua lotta era un pugno chiuso e un braccio alzato, ma sempre accompagnata da un cuore grande e da un’indiscutibile professionalità giornalistica. La sua voce, il suo esempio e i suoi insegnamenti rimarranno con noi, mentre continuiamo a esplorare il Trentino in suo onore.

Questo articolo è un tributo a lui e al suo modo diretto di combattere per la sua terra. Continuerò nel mio piccolo a portare avanti la comunicazione di questo mondo con la stessa passione e determinazione che lo hanno contraddistinto.

Bruno Grigolli: L’Armonia tra Terra, Lavoro e Passione

È così che Bruno Grigolli viene definito da uno dei suoi clienti storici: “Agricoltore-Artista della Vallagarina”. Un’espressione che comunica perfettamente lo spirito di questo enologo-produttore che ha sposato appieno un progetto ambizioso: recuperare una zona della Vallagarina, da sempre vocata alla viticoltura, e valorizzare in particolare i vitigni a bacca nera.

I suoi vigneti, veri e propri terrazzamenti strappati al bosco sopra l’abitato di Mori Vecchio, si affacciano verso il Lago di Garda. I terreni calcareo-argillosi sono baciati dal sole, esposti a sud-est e accarezzati da venti come il Pelèr, la fresca brezza estiva, e l’Ora del Garda, un vento pomeridiano che garantisce escursioni termiche ideali per donare complessità e armonia ai vini. Passeggiando tra queste vigne si percepisce l’energia del territorio e si capisce come le viti, con le loro radici che affondano nel terreno roccioso, riescano a trovare quell’equilibrio essenziale per produrre uve di qualità superiore.

Il successo dell’azienda è frutto di un vero e proprio team familiare. Al fianco di Bruno c’è la moglie Giovanna, sommelier e suo braccio destro, e il figlio Marco, che sta portando avanti il progetto enoico di famiglia con l’entusiasmo di nuove idee. Tra queste, un vino rifermentato in bottiglia da un vitigno a bacca bianca della Valle del Càmeras, pronto per essere sboccato e commercializzato.La cantina stessa riflette la filosofia di Bruno: pulizia ed essenzialità. Con la roccia a vista e le barriques di varia provenienza, l’ambiente è il luogo in cui i vini prendono vita.

La mia degustazione è iniziata con i bianchi, introdotti solo in tempi recenti. Abbiamo assaggiato un Gewürztraminer affinato in acciaio e uno Chardonnay che per il 50% matura in barrique. Due prodotti diversi, ma entrambi di grande qualità. In particolare, lo Chardonnay è un omaggio poetico al nonno di Bruno. Le uve provengono da un vigneto di 40 anni allevato a pergola trentina, senza impianto di irrigazione. Una macerazione di 5 giorni sulle bucce dona al vino un luminoso colore dorato, un profumo intenso e complesso, e un gusto persistente che Bruno ama definire “territoriale”.

Dopo il rosato, ottenuto da salasso, è stato il momento dei rossi, e qui il gioco si è fatto ancora più interessante. Bruno crea vini da uve bordolesi, sia in purezza che in blend, ma due in particolare ci hanno conquistato.

Il Trilogia 2017 già dal colore, un rosso rubino vivace, ci ha incantato. Il naso si apre con note balsamiche che amplificano i profumi di piccoli frutti rossi e neri, arricchite da una leggera speziatura e sentori erbacei. L’assaggio è deciso, il vino è materico, con tannini cesellati e precisi. La persistenza è ottima e il finale appagante.

Infine, l’Erminio 2017, un Cabernet Franc in purezza dedicato al nonno di Bruno. È un vino che si può definire “un uomo d’altri tempi”: tenace, onesto e di poche parole. Il suo colore è luminoso, il naso affascinante e la bocca conferma la sua ottima fattura, pieno e persistente. Un Cabernet Franc di grande raffinatezza.

L’azienda di Bruno Grigolli mi ha colpito perché è l’espressione di un team familiare unito che riesce a tradurre la propria passione e dedizione in qualità, sia nel calice che nella vita. Prosit!