10 Mag 2026
Le scoperte enoiche di Benny

Vent’anni di Perla del Garda. Il racconto di una notte speciale

Le serate del Vinitaly per me sono il giusto premio per essere riuscita ad affrontare la giornata in fiera tra appuntamenti, interviste, assaggi e le corse sui tacchi da un padiglione all’altro. Alcune serate servono per ricaricare le pile e riprendere con nuova energia la tabella di marcia organizzata. Altre sono inviti più leggeri per godere di musica e buona compagnia. E poi ci sono le serate speciali che vale la pena raccontare. La cena presso Perla del Garda per festeggiare il 20° anno è proprio una di queste. Varcare la soglia della tenuta a Lonato del Garda, lasciandosi alle spalle il frastuono dei padiglioni veronesi, è stato come entrare in una dimensione sospesa. Qui, Giovanna ed Ettore Prandini hanno saputo trasformare un traguardo temporale in un’esperienza sensoriale, celebrando due decenni di dedizione a un territorio – quello del Lugana – che hanno contribuito a ridefinire con eleganza e lungimiranza.

Una storia di famiglia e territorio

Era il 2006 quando la prima bottiglia di Perla del Garda vedeva la luce, ma le radici di questo progetto affondano nella passione dei fratelli Prandini per la valorizzazione del vitigno Turbiana. In questi vent’anni, la “mano sapiente” della cantina ha saputo tradurre la mineralità dei terreni morenici in vini che sfidano il tempo.

Ricordo vividamente la mia visita in azienda di qualche anno fa: nonostante i suoi innumerevoli impegni istituzionali – Giovanna è infatti una figura centrale nel mondo del vino come Presidente di Ascovilo (Associazione Consorzi Tutela Vini Lombardi) – e la gestione quotidiana della cantina, riuscì a dedicarmi un’attenzione rara.

Fu passeggiando insieme tra i filari, in una calda giornata di luglio, che toccai con mano la dedizione che definisce questa realtà. La sanità delle piante e la cura quasi maniacale con cui sono allevati i vigneti traspaiono in ogni grappolo. Una filosofia che prosegue rigorosa in cantina: la pulizia è assoluta e il rispetto per la materia prima è garantito da una struttura progettata per la vinificazione a caduta (per gravità). Dalle pressature soffici al trattamento specifico per ogni singola etichetta, nulla è lasciato al caso per preservare l’integrità del frutto.

Un mosaico di sfumature: i vini e il territorio

Il territorio del Garda, quando lo si ammira dalle vigne di Lonato, appare come un paradiso fatto di infinite sfumature cromatiche e climatiche. Allo stesso modo, la produzione di Perla del Garda non è un monolite, ma un racconto corale dove ogni vino porta avanti una storia specifica.

Le linee dell’azienda riflettono questa complessità:
I Lugana DOC: Il cuore pulsante. Dal “Perla”, fresco e immediato, al “Bio”, fino alle selezioni più prestigiose come il Madonna della Scoperta Lugana Superiore Dop, un vino che esprime una potenza e una mineralità capaci di sfidare i decenni.

Il Metodo Classico: Un vanto per la famiglia. Bollicine eleganti che riposano a lungo sui lieviti, capaci di tradurre la sapidità della Turbiana in una versione spumantistica di grande finezza.

I Rossi e i Passiti: Non meno importanti, dimostrano la versatilità della tenuta. Particolare menzione per i vini da uve appassite, dove la concentrazione non sacrifica mai la freschezza, mantenendo quel “sorso bilanciato” che è la firma dei Prandini.

In questi vent’anni, Perla del Garda ha dimostrato che il successo non è dato solo dai numeri, ma dalla capacità di restare fedeli a un’idea: quella di un territorio che, se ascoltato e rispettato, sa restituire nel calice tutta la magia del lago. Mentre i festeggiamenti proseguivano, ho pensato che la vera “perla” non fosse solo nel nome dell’azienda, ma nella passione instancabile di chi, come Giovanna ed Ettore, continua a guardare ai prossimi vent’anni con la stessa luce negli occhi dei primi giorni.

Un convivio di eccellenze: il territorio nel piatto

La cena celebrativa è stata lo specchio della cura che la famiglia Prandini ripone in ogni dettaglio. Un servizio attento e di rara gentilezza ha accompagnato una proposta gastronomica che definirei “territorio allo stato puro”. È stato un piacere imbattersi nuovamente nei professionisti che avevo già avuto modo di apprezzare alla Slow Wine Fair presso lo stand di Regione Lombardia: veri custodi dei sapori locali, esperti di salumi e formaggi che sanno raccontare la provenienza di ogni singolo assaggio.

In un ambiente elegante, con una vista stupenda che abbracciava la quiete della tenuta, sono sfilati manicaretti realizzati con materie prime d’eccezione. Per un’appassionata di sapori autentici come me, è stato un viaggio nelle radici gastronomiche lombarde: dal quinto quarto di cavallo alla coppa equina, gustati apprezzando la maestria che ne ha nobilitato la forza.

Il buffet dei formaggi è stato una vera e propria esposizione di biodiversità, con una selezione di Presìdi Slow Food che parlava di alpeggi e tradizioni millenarie: dal Silter al Fatulì della Val Saviore, passando per un Grana Padano prodotto da fieno di prati stabili e intensi erborinati. Ogni boccone trovava il suo compagno ideale nei vini di Perla del Garda, ma non sono mancati i “vini degli amici”, etichette portate da colleghi e produttori per omaggiare questo traguardo, trasformando il pasto in un momento di gioiosa condivisione e festa collettiva.

Una serata rivelatrice

La serata è stata un viaggio a ritroso e, al contempo, uno sguardo verso il futuro. Tra i calici, abbiamo ritrovato quella coerenza stilistica che è diventata il marchio di fabbrica dell’azienda: la freschezza vibrante delle annate più giovani, che portano con sé il profumo del lago. La complessità strutturata delle riserve, dove il frutto rimane protagonista assoluto, sorretto da una spina acida che ne garantisce la longevità. L’eleganza del sorso, mai stucchevole, capace di evolvere nel bicchiere regalando sfumature terziarie di grande fascino.

Più di una celebrazione

Non è stata solo una celebrazione del vino, ma delle persone. La capacità dei fratelli Prandini di fare squadra, di innovare e di accogliere, ha reso l’evento un momento di autentica condivisione. Con il suo consueto garbo, Giovanna ha precisato che è il vino a mantenerli giovani: nonostante il passare degli anni, l’amore per questo lavoro resta intatto.

Un entusiasmo necessario, perché il mestiere del vignaiolo oggi non è certamente facile e l’attuale momento storico lo conferma. Il settore si trova infatti a dover navigare tra mercati sempre più esigenti e competitivi, dove il consumatore globale cerca non solo qualità, ma identità e sostenibilità certificate. A questo si aggiunge la sfida cruciale del cambiamento climatico, che impone una gestione del vigneto sempre più resiliente per preservare quella freschezza e quella spina acida che rendono il Lugana un vino unico al mondo. In un’epoca di incertezze meteorologiche, la lungimiranza tecnica di Perla del Garda — dalla vendemmia manuale alla cura dei suoli — diventa garanzia di costanza qualitativa per un territorio così prezioso.

La visione di Ettore: tra radici e sistema Italia

Se Giovanna è il volto e l’anima della cantina, Ettore Prandini rappresenta la forza di una visione che parte dalla terra per farsi sistema. Imprenditore agricolo di lungo corso e Presidente Nazionale di Coldiretti dal 2018, Ettore ha sottolineato durante la serata come questi primi vent’anni siano solo un punto di partenza. Il suo impegno costante alla guida della principale organizzazione agricola italiana testimonia una dedizione totale alla causa dell’agroalimentare, un valore che si riflette nella gestione dell’azienda di famiglia.

All’interno di Perla del Garda, i ruoli sono ben definiti ma complementari: mentre Giovanna cura l’eccellenza vitivinicola, Ettore segue con particolare attenzione la parte zootecnica.

Nel suo saluto, ha toccato un punto fondamentale: in un mercato frammentato da nuove mode, spirits, coctail e bevande di tendenza, il vino resta l’unico interprete capace di raccontare la storia millenaria del nostro popolo, È l’ambasciatore d’elezione dell’identità italiana, l’unico prodotto in grado di sintetizzare in un sorso cultura, paesaggio e dignità del lavoro agricolo.

Il futuro negli occhi: la continuità come valore assoluto

Se i racconti di Giovanna ed Ettore hanno ripercorso vent’anni di successi, la presenza delle nuove generazioni al loro fianco ha parlato più di mille discorsi ufficiali. È stato forse il momento più emozionante: vedere e ascoltare i figli, presenti e convinti, pronti a raccogliere un’eredità fatta di terra e valori.

La serata ha celebrato il concetto di “passaggio del testimone” anche attraverso la presenza di Antonio Stopper, titolare della Stoppervini SAGL, premiato proprio in questo Vinitaly con il prestigioso Vinitaly International Award – Abroad.

La sua azienda, storica realtà svizzera con sede a Riva San Vitale, si occupa da oltre cinquant’anni della selezione e distribuzione di eccellenze enologiche italiane nel mercato elvetico, rappresentando un ponte fondamentale per il nostro export. Nel ricevere il premio Stopper ha citato con orgoglio il proprio figlio, sottolineando come la continuità generazionale sia il vero motore che permette alle imprese di visione di restare vive e competitive nel tempo.

È lo stesso destino che attende Perla del Garda. L’intervento dei figli di Giovanna ed Ettore è stato fresco e immediato, capace di trasmettere un messaggio tanto semplice quanto profondo: l’impegno a proseguire l’opera di famiglia partendo dalle basi. Integrarsi in azienda non significa solo gestire numeri, ma respirare i filari e, soprattutto, coltivare le relazioni umane. Partecipare attivamente a un anniversario così importante rappresenta il primo vero anello di congiunzione, l’inizio ufficioso di un percorso che li vedrà, un domani, protagonisti. Sentirli parlare della loro volontà di “sentire propria” l’azienda, iniziando proprio dal confronto diretto con gli ospiti e il mercato, è il segno nitido di un futuro di valore che sta già mettendo le sue radici.

Un mosaico di volti e valori: l’emozione di sentirsi parte della storia

Una serata impeccabile, resa tale da un parterre di ospiti d’eccezione: una platea selezionata di professionisti e amici che, nel corso di questi due decenni, hanno offerto il proprio contributo e il proprio talento alla crescita di questa realtà. Essere annoverata in questo gruppo ristretto di interlocutori mi ha onorato profondamente, offrendomi l’ennesima conferma di quanto sia cruciale oggi una comunicazione autentica. In un mondo spesso saturo di narrazioni artificiali, Perla del Garda sceglie la strada della verità, parlando a un pubblico che cerca sostanza e valore reale, ben oltre il semplice storytelling.

Credo che ognuno di noi presenti si sia sentito parte integrante, un piccolo pezzetto di questa storia. Il momento più significativo è arrivato con il brindisi finale: un calice alzato insieme a Giovanna e alle altre straordinarie Donne del Vino presenti, con cui ho avuto il privilegio di condividere i racconti e le emozioni della serata.

Mentre le luci si spegnevano, tra un sorriso e l’ultimo sorso, è apparso chiaro che questi vent’anni non sono un punto di arrivo, ma una solida base per le sfide future. Perla del Garda conferma che, quando il rispetto per la terra incontra la visione imprenditoriale, il risultato è un’eccellenza che sa emozionare, anche dopo una lunghissima giornata di fiera. Un brindisi speciale, dunque, al futuro radioso dei Prandini e di questa splendida perla del nostro Paese.

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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