Viaggio nel Cuore della Tuscia da Sergio Mottura
Scoprire per degustare
Ci sono esperienze che segnano il percorso di un’appassionata, e per me, la prima volta in cui ho rivestito il ruolo di degustatrice accanto ai miei maestri dell’AIS, è stata davvero emozionante. Si trattava di una serata dedicata ai vini vulcanici italiani, provenienti da più regioni, e avevo il privilegio di presentare il Latour a Civitella 2017 di Sergio Mottura. Per rendergli onore e approfondire la mia conoscenza, ho preso la decisione di andare personalmente a trovarli in azienda. È stato questo viaggio a Civitella d’Agliano a farmi innamorare sia del luogo che dei suoi vini. e soprattutto quando ho fatto la mia degustazione avevo una storia vissuta in o più da raccontare: questa!
L’Esperienza Diretta: Un Viaggio a Civitella d’Agliano
Spinta dalla curiosità e affascinata dalla storia e dal territorio, ho deciso di visitare l’azienda di persona. In una splendida domenica d’autunno mi sono messa in viaggio verso Civitella d’Agliano, nel cuore della bellissima Tuscia, una terra ricca di tufo vulcanico, mineralità e paesaggi mozzafiato.
Ad accogliermi c’era Giuseppe Mottura, il figlio del “re del Grechetto”, nonché sindaco del paese. Avendogli spiegato lo scopo della mia visita, con passione e competenza mi ha guidato in un tour indimenticabile. Abbiamo camminato nelle cantine scavate nel tufo nero brillante, un luogo che sembra custodire la storia e l’anima dei vini prodotti. scendendo sotto terra la temperatura era davvero bassa e in modo naturale! Giuseppe ha sottolineato infatti che anche in piena estate la temperatura rimane costante sugli 11 °C. Tra un racconto e un aneddoto, ho potuto toccare con mano l’impegno e il rispetto che la famiglia Mottura ha per la propria terra.
Una Storia di Famiglia e Passione
La storia della tenuta Mottura è un racconto affascinante che affonda le sue radici nel lontano 1933, quando l’ingegnere Alessandro Mottura, zio di Sergio, acquistò 400 ettari di terra tra Roma, Firenze e Siena. Ma fu il nipote Sergio a cogliere la vera essenza di questi luoghi. Negli anni ’60, con l’abolizione della mezzadria, Sergio decise di dedicarsi a tempo pieno all’azienda, scegliendo di concentrarsi su una produzione di qualità che valorizzasse i vitigni autoctoni. L’intuizione più felice fu quella di scommettere sul Grechetto, un’uva che i mezzadri usavano per migliorare gli altri vini o consumavano per le feste. L’idea di Sergio, supportata poi dall’amicizia e dai consigli del produttore francese Louis Fabrice Latour, ha portato alla creazione del Latour a Civitella, un vino che nel 2001 ha fatto la storia del Lazio, ottenendo i Tre Bicchieri e contribuendo alla rinascita enologica della regione. ma raccontiamo ancora una volta questa splendida storia.
La Nascita di un’Etichetta Leggendaria:
La storia del Latour a Civitella non nasce in cantina, ma su una barca a Berlino, nel 1993, durante una crociera per festeggiare l’ottantesimo compleanno di Robert Mondavi. In quell’occasione, Sergio Mottura era uno dei trenta produttori presenti. Per la cena, si decise di servire le bottiglie aperte durante le degustazioni pomeridiane. Per puro caso, al tavolo di Louis Fabrice Latour, storico produttore di Borgogna, finì una bottiglia di Grechetto “Poggio della Costa” 1992 di Sergio.
L’Incontro con Louis Latour
Louis Latour, pur conoscendo Sergio, non aveva mai assaggiato i suoi vini. Ne rimase così impressionato che il giorno dopo lo avvicinò per complimentarsi e per suggerirgli un affinamento in legno. Non solo gli offrì alcune delle sue barrique, già selezionate per i vini bianchi, ma gli donò anche il prezioso “know-how” per utilizzarle al meglio.
Fu un gesto di generosità che valse “una generazione di esperienza”, come amerebbe dire Sergio. Il risultato di questa collaborazione, che unisce la sapienza piemontese di Mottura al rigore francese di Latour, fu la nascita, nel 1994, del Latour a Civitella. Questo vino, un Grechetto in purezza, non è solo un omaggio a un’amicizia e a un mentore, ma è anche il simbolo di un’intuizione geniale che ha saputo valorizzare al meglio un vitigno autoctono, trasformandolo in un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Questo vino è l’esempio perfetto di come l’innovazione possa esaltare la tradizione, ed è per questo che ha conquistato un posto speciale nel mio cuore di appassionata.
La Scelta Biologica e il Simbolo dell’Istrice
Sergio Mottura ha creduto nel biologico in tempi non sospetti, quando ancora non era una moda, ma una scelta di vita. La conversione al biologico della tenuta è iniziata nel 1991 e ha portato all’ottenimento della certificazione nel 1996. Questa scelta non si è limitata a un protocollo di produzione, ma ha rappresentato una vera e propria filosofia aziendale, basata sul rispetto per l’ambiente e sull’uso responsabile delle risorse naturali. Non è un caso che Sergio Mottura abbia scelto l’istrice come simbolo della sua azienda. Questo animale, infatti, è noto per essere particolarmente capriccioso ed esigente, vivendo esclusivamente in luoghi dove l’equilibrio ecologico è perfetto e l’ambiente è sano. L’istrice è, quindi, un segno tangibile di un territorio intatto e sostenibile, un simbolo che racconta la filosofia di un’azienda che produce vini di grande personalità nel pieno rispetto della natura.
La Degustazione: Oltre il Grechetto tanti vini
L’esperienza si è rivelata molto più ricca di quanto mi aspettassi. Ho avuto l’opportunità di assaggiare non solo i Grechetto, come il magnifico Latour a Civitella 2016 ma l’intera gamma dei vini.
- Sergio Mottura Brut (Spumante Metodo Classico): 100% Chardonnay, fresco ed elegante. Fermenta per 10 giorni in acciaio e affina min. 24 mesi sui lieviti in bottiglia. Profumi di agrumi e frutti a polpa bianca, con una piacevole freschezza e persistenza.
- Tragugnano Orvieto DOC: Un blend di Procanico (40%), Grechetto (50%) e Sauvignon (10%). È un vino bianco fresco e minerale. Al naso note agrumate e floreali, con un sorso sapido e un finale persistente. Fermenta e affina in acciaio per 6 mesi.
- Poggio della Costa (Grechetto IGT Civitella d’Agliano): Grechetto in purezza, affinato in acciaio. Esprime un bouquet fruttato di mela, pera ed erbe aromatiche, con un gusto fresco e agrumato e una gradevole nota sapida.
I Rossi di Carattere
L’esperienza non si è limitata ai bianchi, ma ha mostrato anche la grande personalità dei vini rossi della tenuta.
- Magone (Pinot Nero): Un vino di grande carattere, ottenuto da uve Pinot Nero. Di colore rosso rubino, ha un profumo fortemente varietale con sentori di lampone, amarena e sottobosco. Il sorso è caldo, avvolgente e caratterizzato da una decisa ma elegante tannicità.
- Syracide (Syrah): Un Syrah in purezza, dal colore rosso rubino intenso. Al naso si apre con un bouquet di frutti rossi e pepe nero. È un vino armonioso, maturo e speziato, con tannini ricchi e un finale fresco e persistente.
La Tana dell’istrice
Il culmine della visita si è raggiunto dopo la degustazione in cantina, quando ci siamo spostati in calda e accogliente saletta de “La Tana dell’Istrice”, l’agriturismo dell’azienda. Il pranzo è stato un vero trionfo di sapori e abbinamenti, con piatti studiati per esaltare i vini: un risotto con zafferano e guanciale croccante che si sposava perfettamente con un bianco strutturato e un secondo piatto che ha trovato l’abbinamento ideale con il Pinot Nero.
Un Finale Indimenticabile
La giornata si è conclusa con una vera chicca: la degustazione del Muffo (Lazio IGT Passito), un vino dolce, complesso e avvolgente, ottenuto da uve Grechetto attaccate dalla Botrytis Cinerea, la “muffa nobile”. Si presenta con un colore giallo dorato e note di frutta secca, miele e vaniglia, con una freschezza che bilancia la dolcezza. Ha sigillato un’esperienza indimenticabile che mi ha fatto comprendere l’eccellenza che può nascere dalla terra vulcanica e dalla passione di una famiglia.
Ritornando a casa, ho portato con me non solo il ricordo di vini straordinari, ma anche la consapevolezza che dietro ogni bottiglia c’è una storia di dedizione, un paesaggio unico e persone che lavorano con il cuore. La mia prima degustazione con l’AIS è stata solo l’inizio di un viaggio che mi ha aperto le porte di un mondo affascinante, fatto di conoscenza, amicizia e, soprattutto, di grande vino.
La degustazione è andata alla grande, degna conclusione di questa storia.
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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