Confine. Il limite prende un’altra direzione
Confine a Milano: l’intervista a Mario Ventura tra pizza, vino, riconoscimenti e nuovi progetti. Un racconto che attraversa la crescita di una delle realtà più interessanti della ristorazione milanese, dove ospitalità, ricerca e identità si incontrano oltre ogni confine.
Arrivare a Milano con un progetto preciso significa confrontarsi con una città che osserva, ascolta e mette alla prova. Una città che, nelle parole di Mario, «non regala niente» e che bisogna conquistare giorno dopo giorno.
Confine nasce nel 2020, quando era ancora un progetto, e prende forma con l’apertura della pizzeria nel 2023. Da allora il percorso è cresciuto, insieme all’attenzione del pubblico, delle guide e degli addetti ai lavori.
Cosa succede quando un progetto nato da un sogno incontra una realtà come Milano? Quanto rimane dell’idea iniziale e quanto, invece, deve cambiare?
Ne ho parlato con Mario.
Milano, tra aspettative e realtà
Cosa ti aspettavi da Milano e cosa hai trovato realmente? Quando sei arrivato, immagino avessi il sogno di pensare
Arrivo a Milano, una città dove sicuramente il mio format verrà compreso, perché Milano non è Italia, Milano è Europa, quindi probabilmente sarò apprezzato anche più velocemente.
È andata davvero così oppure, arrivando qui, hai trovato dei paletti e ti sei dovuto confrontare con una realtà diversa da quella che avevi immaginato?
Quello che mi aspettavo dalla città è sicuramente quello che poi si sta rivelando, una città di grande attenzione sia al prodotto sia al format, e questo è quello che abbiamo riscontrato sin da subito. Sicuramente è una città tosta, nessuno ti regala niente: devi conquistarla giorno dopo giorno, idea dopo idea. È una città particolarissima nei modi, perché ti dà tanto se riesci a darle tanto, ma ti leva anche tanto. Richiede grandissima energia ogni giorno, ma anche grande qualità nei rapporti e nelle relazioni. Ci è voluto, e ci vuole ancora, un grande lavoro quotidiano per assicurarsi quello che poi è il risultato.
Quanto cambia un progetto quando arriva il riconoscimento?
Da quando sei arrivato, quindi da quando hai iniziato a portare avanti il tuo sogno di aprire a Milano, poi sei stato premiato, riconosciuto, scritto ovunque. Quanto è rimasto di te, Mario, e quanto è rimasto del progetto iniziale, dopo i premi, dopo il mercato, che comunque ha una richiesta, appunto, l’hai detto anche tu, differente da quella che magari è la Campania? Quanto tu ti sei dovuto adeguare a tutto questo?
Per quanto ci possa cambiare quello che ci sta capitando, siamo sempre con i piedi per terra. Io faccio il cameriere, Francesco fa il pizzaiolo, quindi restiamo nel nostro range. Sicuramente tutto questo ci dà una consapevolezza diversa e una responsabilità diversa. Oggi, anche nel rapporto con un cliente o con un fornitore, cerchi sempre di metterti nei panni dell’altra persona e di capire che cosa si aspetta da te. Non sottovalutiamo più nulla. Allo stesso tempo, ci sentiamo con le spalle un po’ più coperte. Ma, come diciamo, testa bassa e altissime prestazioni.
La pressione di essere osservati
La pressione però è cambiata. Non parlo soltanto della pressione del pubblico, ma anche di quella delle guide, dei critici e di tutto quello che oggi ruota intorno a Confine. Quanto pesa essere così osservati?
La pressione è tantissima. Vedi, sono le sei e mezza e già c’è la fila alla porta. A livello delle guide sicuramente la pressione c’è. Essere riconosciuti è sempre una cosa bella, però, allo stesso tempo, devi mantenere l’equilibrio. Confine è un progetto di equilibrio.
Tornare al 2020
Se potessi tornare al 2020, quando Confine era ancora un progetto, c’è qualcosa che oggi faresti diversamente? Un passaggio che magari allora ti sembrava necessario e che, con quello che hai imparato, oggi eviteresti?
In realtà rifarei tutto quello che ho fatto, perché ogni errore ci ha dato una crescita e una consapevolezza. Quindi non rinnego nulla di quello che abbiamo fatto. Soprattutto, step by step, abbiamo ottimizzato tutto quello che avevamo pensato nel 2020. Il 2020 è stato un utile tassello per iniziare questo progetto, anche perché è iniziato in piena pandemia. Avevamo la lucidità di stare a casa e pensare per bene, passo dopo passo, a cosa fare. È quello che, in realtà, ci diciamo quasi tutti i giorni, anche con Francesco.
La mia esperienza da Confine

Da Confine ci sono stata due volte, la prima per cena, per vivere il percorso da cliente, assaggiare la proposta e lasciarmi guidare attraverso il menu, ho bevuto un grandissimo vino e ho avuto la possibilità di vivere il locale senza guardarlo soltanto con gli occhi di chi scrive di gastronomia. La seconda volta è stata invece un incontro professionale. In entrambe le occasioni Mario è stato estremamente accogliente e lo stesso vale per il suo staff. Ma la prima esperienza mi ha lasciato soprattutto una sensazione precisa: entrando da Confine mi sono sentita a casa.
Sono del Sud e lì ho ritrovato qualcosa che conosco profondamente, ma senza avere la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di già visto o riproposto in maniera prevedibile.
La cucina di Confine, per come l’ho vissuta, parte dalla pizza ma non si ferma alla pizza. È un percorso costruito attraverso tecnica, ricerca e memoria, dove preparazioni e ingredienti possono cambiare forma senza perdere il legame con la loro origine. La tradizione campana rimane riconoscibile, ma viene riletta attraverso accostamenti e lavorazioni che spostano continuamente il punto di vista. È proprio questo, secondo me, uno degli aspetti più interessanti del progetto: non cercare di allontanarsi dalla pizza per avvicinarsi alla cucina, ma utilizzare la cucina per ampliare ciò che la pizza può raccontare. A tavola si percepisce una costruzione precisa, nella quale ogni passaggio sembra avere un ruolo e la pizza diventa parte di un percorso più ampio, capace di dialogare con il resto della proposta senza perdere la propria identità.
Ed è proprio sul vino che, per me, Confine acquista un significato particolare.
Lavorando nel mondo del vino, mi sono soffermata molto sulla presenza delle bottiglie negli spazi: il vino è parte dell’ambiente, con etichette di ogni genere e bottiglie diverse per tipologia e fascia. La cantina e gli spazi dedicati al vino non sono separati dal resto, ma entrano naturalmente nell’esperienza, accompagnando la serata.
Una proposta così ampia permette di incontrare gusti ed esigenze differenti e di lasciare spazio alla scelta, senza ridurre il vino a un semplice accompagnamento.
Ogni spazio dedicato al vino mantiene la stessa cura che ho percepito nel resto del locale: è elegante, inserito nell’ambiente e parte di un luogo che nel complesso ho trovato bello e coinvolgente.
Per chi lavora nel vino, vedere tante bottiglie, etichette diverse e una presenza così evidente della componente enologica significa anche osservare come il vino riesca a convivere con la cucina senza rimanere sullo sfondo. È uno degli elementi che, nella mia esperienza, completa il modo in cui Confine presenta la propria idea di ospitalità.
Cosa manca ancora?
Qual è la cosa che ancora ti manca, quella che senti di non aver ancora realizzato e che vorresti assolutamente vedere dentro questo progetto?
In realtà oggi Confine ha un’identità molto forte e quello che manca, più che altro, è che stiamo lavorando per il mondo degli eventi, sia in Italia sia all’estero, visto che abbiamo un’identità così forte. Piccolo spoiler: ci stiamo strutturando per fare eventi e catering a grandissimo livello, sia in Italia sia all’estero. Quindi, per completarci in questo momento, è già in progetto l’idea di fare operazioni all’esterno di Confine, che possano portare al di fuori la cucina di Confine, con un servizio completo a 360 gradi, vino e beverage.
Il progetto, quindi, non si ferma allo spazio della pizzeria. Nelle parole di Mario, la direzione è quella di portare la cucina, il servizio, il vino e il beverage anche fuori dal locale, attraverso eventi e catering, in Italia e all’estero.
Forse è proprio qui che torna il senso del nome.
Un confine può essere una linea, un punto di arrivo, ma può anche diventare il punto dal quale scegliere una nuova direzione.
Vale Wine – Oltre la carta dei vini
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