Tenuta Liliana. Una visione che diventa un progetto
08 Set 2026
Oltre la carta dei vini

Tenuta Liliana. Una visione che diventa un progetto

 

Nel Salento, a Parabita, Antonio e Liliana hanno dato forma a una realtà che nasce da un legame personale con questa terra e dalla volontà di restituirle valore, la loro stessa definizione è quella di un “atto poetico”, non soltanto un’impresa, ma un’idea nella quale territorio, famiglia, immaginazione e futuro si incontrano.

Tenuta Liliana. Una visione che diventa un progettoÈ una dichiarazione importante, soprattutto perché racconta una cantina giovane attraverso una parola che appartiene apparentemente a un altro mondo, la poesia, ma dietro quella definizione non c’è soltanto romanticismo, c’è la volontà di costruire qualcosa che possa durare, partendo da una terra che Antonio e Liliana conoscono profondamente e nella quale riconoscono le proprie radici.

Lo sguardo è rivolto anche alle generazioni future, non si tratta semplicemente di recuperare un terreno e trasformarlo in vigneto, ma di immaginare quale possa essere il ruolo di questo luogo negli anni a venire, una terra amata, a volte difficile, ma capace di sorprendere per la sua bellezza, ed è proprio da questa ambivalenza che sembra nascere la filosofia della Tenuta, non negare la complessità del territorio, ma lavorare per valorizzarla.

 

Una terra tra due mari

I vigneti di Tenuta Liliana si trovano tra il Mar Adriatico e il Mar Ionio, cinque appezzamenti, Specchia, Lembo, Mitriano Alezio, Pizziferro e Rischiazzi, compongono oggi un patrimonio vitato di 13 ettari, inserito in un paesaggio tipicamente salentino, fatto di vento, macchia mediterranea, muretti a secco e una luce che cambia profondamente il carattere del territorio.

È un paesaggio che non viene trattato come semplice sfondo, ma come una componente attiva della filosofia aziendale.

Ed è qui che arriva una delle scelte più interessanti di Tenuta Liliana, il protagonista del vigneto non è un vitigno autoctono salentino, ma il Cabernet Sauvignon.

Tenuta Liliana. Una visione che diventa un progettoUna scelta che, a prima vista, potrebbe sembrare quasi una contraddizione, il Salento è una terra dalla fortissima identità viticola e culturale, legata a vitigni come Primitivo e Negroamaro, scegliere una varietà internazionale significa quindi accettare una sfida, dimostrare che anche un vitigno conosciuto in tutto il mondo può parlare una lingua diversa quando viene interpretato in un luogo preciso.

Il Cabernet Sauvignon rappresenta il protagonista del parco vitato, affiancato da alcune parcelle di Cabernet Franc, Petit Verdot e Sauvignon Blanc, la proprietà ha lavorato sulla selezione di circa dieci diversi cloni e portinnesti, individuati in relazione ai differenti suoli delle parcelle, con il contributo di Pierre-Marie Guillaume, agronomo e vivaista francese.

Non un’unica idea di Cabernet, quindi, ma la ricerca di risposte differenti in relazione ai terreni, un approccio che sposta il discorso dalla semplice scelta del vitigno alla lettura del luogo nel quale viene coltivato.

Il Cabernet Sauvignon, proprio per la sua diffusione internazionale, rischia facilmente di essere associato a un modello stilistico riconoscibile in molte parti del mondo, la sfida di Tenuta Liliana è diversa, utilizzare la capacità di adattamento di questa varietà per arrivare a un vino che non cancelli il luogo, ma che lo interpreti.

Tenuta Liliana. Una visione che diventa un progetto

La vigna prima della bottiglia

La filosofia produttiva parte dalla vigna.

I vigneti sono stati piantati a partire dal 2018 con l’obiettivo di trasformare terreni incolti in veri e propri giardini, dalla vendemmia 2024 sono tutti condotti in regime biologico, all’interno di un percorso di viticoltura rigenerativa orientato all’equilibrio dell’ecosistema.

Qui la sostenibilità non viene raccontata soltanto attraverso una certificazione o una dichiarazione di principio, ma attraverso pratiche concrete.

Le pecore vengono utilizzate per il diserbo e la concimazione naturale del terreno, gli sfalci vengono inglobati nel suolo, la gestione della vite tiene conto della necessità di proteggerla dalle condizioni climatiche più estreme, mentre due stazioni meteorologiche consentono di monitorare le condizioni del vigneto e intervenire tempestivamente quando necessario.

Anche l’orientamento dei filari è stato studiato per proteggere il più possibile i grappoli nelle ore più calde, la vendemmia avviene manualmente, parcella per parcella, quando l’uva raggiunge la maturazione ritenuta ideale.

Sono scelte che raccontano un approccio nel quale tecnologia e osservazione della natura procedono insieme, la prima serve a conoscere meglio il vigneto, la seconda a decidere quando intervenire, mentre il lavoro dell’uomo resta centrale.

Le persone dietro il progetto

Una cantina, però, non è mai soltanto un insieme di ettari e attrezzature, è soprattutto fatta di persone.

Al centro ci sono Antonio e Liliana, insieme ai figli Stefano e Valentina, attorno alla famiglia è stata costruita una squadra di professionisti che porta competenze diverse all’interno della Tenuta.

A guidare l’azienda c’è Andrea Fattizzo, direttore, agronomo ed enologo, una figura che riunisce competenze fondamentali nella produzione vitivinicola, dalla conoscenza della vigna all’interpretazione del territorio, fino alla trasformazione delle uve in vino.

Fattizzo vive l’azienda durante tutto l’anno e supervisiona la gestione dei vigneti e della cantina, accanto a lui, Tenuta Liliana si avvale della consulenza di Carlo Ferrini.

La presenza di professionalità con esperienze differenti racconta anche una precisa scelta della famiglia, mantenere una forte identità proprietaria, affidandosi allo stesso tempo a competenze capaci di accompagnare la crescita tecnica dell’azienda.

È una squadra, più che una semplice somma di ruoli.

Una cantina dentro una cava di tufo

Se i vigneti raccontano il rapporto con la terra, la cantina racconta il rapporto con la storia.

L’azienda nasce all’interno di una cava dismessa, recuperata e trasformata in cantina, un luogo nel quale una materia appartenente alla storia del territorio viene inserita in una struttura contemporanea.

Le pareti rocciose, segnate dal tempo e dalla presenza di fossili, convivono con materiali come vetro e acciaio Cor-Ten, il risultato non è soltanto funzionale alla produzione, ma diventa parte integrante dell’identità della Tenuta.

L’edificio si sviluppa su circa mille metri quadrati, la vendemmia manuale porta rapidamente le uve in cantina, in piccole cassette, dove vengono selezionate prima di entrare nelle vasche, la maturazione avviene prevalentemente in barrique e tonneaux di rovere francese, con legni provenienti anche dalle foreste di Fontainebleau.

Ma la cantina non è pensata esclusivamente come luogo produttivo, il progetto comprende anche uno spazio dedicato alla cultura del vino, con un tetto giardino capace di generare energia solare e una struttura che cerca un dialogo costante con il paesaggio.

È un’idea che amplia il concetto stesso di cantina, trasformandola in uno spazio nel quale produzione, architettura, cultura e ambiente possono incontrarsi.

Il vino come punto d’incontro

La gamma di Tenuta Liliana nasce direttamente dai vigneti della proprietà, il Cabernet Sauvignon rappresenta il centro della produzione e il vino che porta il nome della Tenuta è prodotto come cuvée dalle migliori uve provenienti dalle cinque parcelle aziendali.

Il risultato vuole mettere insieme due elementi apparentemente lontani, il carattere internazionale del Cabernet Sauvignon e la specificità del Salento.

Tenuta Liliana. Una visione che diventa un progetto

Le diverse annate raccontano una ricerca orientata alla precisione, il Cabernet Sauvignon 2021, per esempio, viene affinato in legni di Allier, Tronçais e Fontainebleau, la stessa impostazione prosegue nelle annate successive, con variazioni legate all’annata e al percorso del vino.

Accanto al rosso, la Tenuta ha ampliato la propria espressione con Veneri, una nuova interpretazione del Sauvignon Blanc e del Cabernet Sauvignon in versione rosata, prodotta a partire dall’annata 2025, il vino viene affinato in acciaio con maturazione sur lie per cinque mesi.

È un passaggio interessante perché dimostra come una visione precisa possa aprirsi a nuove interpretazioni senza perdere la propria coerenza.

Una voce contemporanea del Salento

Il punto, alla fine, non è stabilire se un Cabernet Sauvignon possa essere “salentino” soltanto perché cresce in Salento.

La questione più interessante è un’altra, quanto un vitigno internazionale possa diventare strumento per raccontare un territorio senza sostituirsi ad esso, tenuta Liliana sembra aver scelto proprio questa strada.

Non cerca di trasformare il Salento in Bordeaux, né di utilizzare il Cabernet Sauvignon come semplice esercizio di stile, l’idea è quella di permettere a una varietà internazionale di esprimere le caratteristiche del luogo nel quale viene coltivata.

Il territorio, in questa prospettiva, non è un’etichetta da applicare al vino dopo averlo prodotto, è il punto di partenza, ed è forse qui che l’azienda trova la sua dimensione più interessante, nella volontà di costruire una realtà contemporanea senza recidere il legame con la terra, di utilizzare strumenti tecnologici senza perdere l’osservazione del vigneto e di affidarsi a grandi competenze senza rinunciare a una forte identità familiare, una storia ancora giovane, quindi, ma già definita da una direzione precisa.

Il futuro della Tenuta sarà probabilmente misurato dalla capacità di continuare a far dialogare questi elementi, la famiglia e la squadra, la ricerca e la terra, l’innovazione e la memoria, il Cabernet Sauvignon e il Salento.

Perché una realtà vitivinicola, soprattutto quando nasce da una terra così complessa e identitaria, non si costruisce con una sola vendemmia, ma nel tempo.

Il mio punto di vista

Dopo aver visitato l’azienda, ciò che rimane più forte è la sensazione di trovarsi davanti a una realtà pensata davvero in grande.

Antonio e Liliana sono proprietari visionari, capaci di guardare oltre il presente e di trasformare un’idea in una direzione concreta, la loro passione non si percepisce soltanto nelle parole, ma soprattutto nelle scelte, nella cura dei dettagli e nella volontà di costruire qualcosa che abbia una propria identità.

A rendere ancora più solida questa realtà è la sua squadra di professionisti di altissimo livello, Andrea Fattizzo è un enologo che considero davvero di altissimo profilo, competente, presente e profondamente coinvolto, la sua conoscenza della vigna e del vino rappresenta, a mio avviso, uno degli elementi che possono fare la differenza nel percorso futuro.

E poi c’è la cantina, bellissima, ma soprattutto progettata in maniera superlativa, è uno di quei luoghi nei quali architettura, territorio, storia e produzione riescono a dialogare senza che nulla sembri fuori posto, la cava, i materiali, gli spazi e la luce restituiscono immediatamente la sensazione di essere dentro qualcosa pensato con grande attenzione.

La mia impressione è quella di una realtà giovane soltanto sulla carta, perché la visione, le competenze e l’ambizione che ho incontrato a Tenuta Liliana appartengono già a una realtà matura.

Ed è forse questo l’aspetto che mi ha colpita di più, la sensazione di essere davanti a una storia che ha ancora molte pagine da scrivere, ma che possiede già tutti gli elementi per diventare una storia importante.

Tenuta Liliana quindi non è semplicemente una cantina che sta crescendo, è una visione che ha trovato il modo di diventare un grande progetto.

 

 

Vale Wine – Oltre la carta dei vini
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