Tua Rita. Materia, tempo, identità
14 Mar 2026
Oltre la carta dei vini

Tua Rita. Materia, tempo, identità

 

Il vino che sfida il mercato senza tradire la propria visione

C’è un momento in cui smetti di guardare una cantina come un’azienda e inizi a leggerla come un pensiero.

Accade quando osservi le vigne che cambiano con le stagioni, quando senti l’odore della terra appena lavorata, quando segui con attenzione ogni fermentazione e ogni annata, è un’osservazione che ti porta a percepire il lavoro, la pazienza e la coerenza come qualcosa di vivo, che cresce lentamente ma con una forza precisa.

Per me, Tua Rita è esattamente questo: un’idea di vino che si è fatta materia, tempo e identità.

Per capire meglio la visione, le scelte e il percorso della cantina, ho avuto l’occasione di confrontarmi direttamente con Giovanni Frascolla, figlio dei fondatori. Le sue parole offrono uno sguardo autentico su cosa significhi oggi gestire una realtà iconica nel panorama del vino italiano.

Identità, storia e peso del nome
Tua Rita è diventata un nome iconico. Quanto è difficile oggi essere all’altezza della propria leggenda senza diventarne prigionieri?

Se un giorno dovessi sentirmi prigioniero del mio lavoro, significherebbe che è arrivato il momento di cambiarlo. Il mondo del vino è un settore straordinario: complesso, certamente migliorabile, ma profondamente affascinante. Mi considero fortunato a farne parte.

È chiaro che quando un’azienda diventa iconica aumentano le responsabilità e le aspettative. Ma la pressione, se affrontata con serietà e professionalità, non è un peso: è uno stimolo a fare meglio.

 

Il successo storico di alcune vostre etichette vi condiziona nelle scelte attuali? C’è il rischio di difendere un’immagine invece di rischiare davvero?

Non credo. Tua Rita è sempre stata un’azienda dinamica, innovativa per natura. Non siamo mai stati legati a un’idea rigida di classicismo, ma allo stesso tempo non abbiamo mai inseguito cambiamenti frenetici.

Il nostro approccio è evolvere senza stravolgere: migliorare costantemente, senza ostinazione e senza tradire la nostra identità. L’innovazione, per noi, è un processo continuo, non un gesto teatrale.

 

Se Tua Rita nascesse oggi, con questo mercato e questa saturazione, avrebbe le stesse possibilità di emergere?

Probabilmente no, o comunque sarebbe molto più difficile. Tua Rita nasce tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, in un momento in cui il vino italiano stava ricostruendo la propria credibilità dopo lo scandalo del metanolo. C’era grande spazio per chi avesse visione e coraggio.

Oggi lo spazio esiste ancora, ma è più ristretto e richiede una capacità diversa: saperlo individuare, interpretare, costruire con grande precisione.

Prezzo, posizionamento e reputazione

Tua Rita. Materia, tempo, identità

I vostri vini sono entrati da tempo in una fascia alta. Il prezzo oggi riflette ancora solo il lavoro e la qualità o anche la forza del marchio?

Tua Rita copre diverse fasce di mercato: si va dai 18–20 euro del Rosso dei Notri o del Perlato del Bosco Bianco fino ai 280 euro del Redigaffi.

Salendo di livello aumenta inevitabilmente la selezione, a partire dalla vigna. Con la vendemmia multipla possiamo arrivare a fare anche cinque pre-selezioni sulla stessa pianta: è un lavoro estremamente meticoloso, con costi molto elevati.

Il prezzo riflette prima di tutto questo: tempo, competenza, selezione, rischio. Certamente il marchio ha un peso, ma senza qualità reale non reggerebbe nel lungo periodo.

 

Quando una bottiglia supera certe cifre, si vende ancora vino o si vende appartenenza?

Paradossalmente, credo che l’appartenenza pesi di più nelle fasce più basse. Nelle fasce alte si vende soprattutto emozione.

Viaggiando molto per lavoro ho incontrato culture e approcci al vino diversissimi. Spesso le persone mi raccontano di aver aperto una nostra bottiglia in un momento decisivo: una proposta di matrimonio, un anniversario, una scelta importante.

Il vino diventa memoria. Ed è questa la sua vera funzione: non è solo un prodotto, ma un legame emotivo con un istante della vita.

 

Vi sentite mai “ostaggio” del vostro posizionamento? Nel senso: potete permettervi di fare un vino più semplice senza che venga percepito come un passo indietro?

No, perché la nostra identità si fonda proprio sulla capacità di coprire diversi posizionamenti mantenendo uno standard qualitativo alto in ogni fascia.

Il Rosso dei Notri ne è un esempio chiaro: accessibile, ma coerente con la nostra filosofia. Semplicità non significa rinunciare alla qualità, significa interpretarla con un linguaggio diverso.

Stile e coerenza

 

I vostri vini sono sempre stati riconoscibili, strutturati, potenti. Oggi quel tipo di espressione è ancora una scelta o è diventata un’identità difficile da cambiare?

Tua Rita è sempre stata un’azienda in evoluzione. Negli ultimi quindici anni abbiamo progressivamente alleggerito estrazioni e approccio tecnico, anche in risposta a un cambiamento climatico che affrontiamo concretamente dal 1998.

Mia nonna scherza ancora: “Ai miei tempi facevamo quattro rimontaggi al giorno di trenta minuti per vasca”. Oggi un approccio simile squilibrerebbe completamente il vino.

Lavoriamo molto più sul concetto di infusione, rompendo il meno possibile la buccia e cercando un’estrazione più delicata, diversa, più rispettosa della materia prima. È stato un percorso lungo e graduale, mai uno strappo improvviso. E credo che il mercato si sia evoluto insieme a noi, premiando questa coerenza dinamica.

Mercato e realtà attuale

In un contesto di calo dei consumi e cambiamento generazionale, il vostro modello di vino è ancora sostenibile nel lungo periodo?

Difficile riassumere tutto in poche righe, è un macro argomento ancora sotto osservazione e che richiederebbe una risposta e un’analisi molto più accurata. Dipende come si legge il problema, la generazione più giovane beve meno, può darsi, si tralascia un aspetto fondamentale, i giovani sono molti meno rispetto al passato, hanno meno potere d’acquisto rispetto ai nonni o genitori e indubbiamente stanno più attenti a cosa, come e quando bevono. Detto questo dalla mia esperienza vedo molti giovani alle Wine Dinner in tutto il mondo, così come agli eventi legati al vino, che scherzano, si divertono, mi fanno domande. Per cui, siamo così sicuri che “i giovani non bevano più”?

 

Il mercato internazionale vi chiede di restare coerenti o di adattarvi?

Ogni mercato ha dinamiche proprie, legate a cultura, cucina, trend interni. È difficile dare una risposta univoca. Più che i mercati, credo sia cambiato il gusto dei produttori negli ultimi dieci anni. L’evoluzione è partita da dentro.

 

Oggi è più difficile fare un grande vino o venderlo al prezzo che merita?

Entrambi sono aspetti complessi e centrali. Chi produce vino deve accettare che esistano variabili incontrollabili: climatiche, economiche, geopolitiche. Mio padre me lo ha insegnato presto. Prima si comprende questo, meglio si lavora. Allo stesso modo il mercato può cambiare improvvisamente: chi avrebbe previsto una pandemia nel 2020 seguita da un’esplosione dei consumi? Non so dire cosa sia più difficile. So che in entrambi i casi servono studio, capacità di adattamento e visione di lungo periodo.

Futuro e coraggio

 

Qual è la scelta più radicale che Tua Rita potrebbe fare oggi senza perdere credibilità?

Non abbiamo mai amato le scelte radicali. Preferiamo evoluzioni profonde ma progressive. Posso dire che ci sono progetti e sperimentazioni in corso che stanno dando risultati molto interessanti.

Tua Rita. Materia, tempo, identità

Avete mai pensato di fare un passo indietro, ridurre, semplificare, invece di crescere?

No. L’idea è crescere in modo graduale, senza strattoni, mantenendo equilibrio.

 

Il prossimo grande salto per Tua Rita sarà stilistico, produttivo o culturale?

Stilistico e produttivo, certamente. Ma anche culturale. Vogliamo investire nell’accoglienza, migliorare ulteriormente l’organizzazione interna e portare avanti obiettivi di sostenibilità ambiziosi che ci siamo prefissati.

 

C’è qualcosa che non avete ancora avuto il coraggio di fare?

Molte cose. Un progetto di accoglienza più strutturato e ampio è tra queste, ma stiamo lavorando anche su questo fronte.

 

Se dovessi essere brutale: qual è il punto debole oggi di Tua Rita?

La comunicazione. Ma non è solo un nostro limite: è una sfida dell’intero mondo del vino. Dobbiamo innovare linguaggi e strumenti, togliere polvere. Il rischio è continuare a dirlo senza fare abbastanza. È un ambito su cui c’è ancora molto lavoro da fare.

Conclusione e punto di vista personale

Amo Tua Rita, mi affascina la loro cantina, la filosofia che guida ogni scelta, la coerenza con cui lavorano e la precisione del loro approccio. Giovanni, poi, è un ragazzo giovane ma già ben formato, che sa il fatto suo e trasmette passione e competenza in ogni parola. Incontrarlo di persona, essere sua ospite in azienda, percorrere la vigna, esplorare la cantina e assaggiare i vini mi ha permesso di percepire quanto ogni dettaglio rifletta una visione chiara e profonda del vino, trasformando cura, tempo e esperienza in qualcosa di tangibile

Vedere tutto questo da vicino mi conferma che Tua Rita non è solo un nome iconico, ma una realtà viva, autentica, che continua a parlare di vino con visione e rigore, e che riesce a trasmettere emozione a chi lo vive, assaggia e osserva, è una cantina che ti lascia percepire il valore della pazienza, della ricerca e della passione, senza mai perdere coerenza e identità.

 

Vale Wine – Oltre la carta dei vini
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