Blind Tasting da Villa Simone. Il vino si racconta senza etichette
Ci sono serate in cui il vino arriva nel calice prima ancora del suo nome. Serate in cui vengono tolti riferimenti, bottiglie, etichette e certezze, lasciando spazio soltanto ai sensi, all’istinto e alle emozioni.
È con questo spirito che prende vita il nuovo format di ABC della Degustazione, una Blind Tasting pensata per riportare i partecipanti all’essenza più autentica della degustazione: ascoltare il vino prima di cercare di definirlo.
Ad ospitarci la splendida sala degustazione di Villa Simone, attentamente curata da Sara Costantini, quarta generazione della famiglia e anima della cantina.
Fuori l’aria della sera è tiepida, le luci illuminano i tavoli e i calici già disposti, mentre i partecipanti iniziano ad arrivare uno dopo l’altro. Alcuni sorridono incuriositi, altri scherzano già sulla paura di “fare brutta figura”, convinti che una degustazione alla cieca sia una prova tecnica, quasi un esame.
Li guardo e sorrido
Questa sera non dobbiamo dimostrare niente a nessuno. Non è una gara.
E la tensione si abbassa immediatamente.
Spiego che la Blind Tasting nasce proprio per questo: eliminare i condizionamenti, dimenticare il nome sulla bottiglia, il prezzo, la denominazione, il produttore. Per una sera conta soltanto quello che succede tra il vino e chi lo sta bevendo.
Ma prima di iniziare arriva il momento più divertente della serata: la divisione in squadre.
I partecipanti vengono suddivisi in quattro gruppi e ogni squadra ha un capitano. I nomi vengono estratti a sorte tra risate, battute e una crescente tensione degna di una finale mondiale.
I capitani siamo io, Sara, Michela una mia amica e collega sommelier e Federico, produttore laziale.
Qualcuno esulta quando viene assegnato alla squadra “giusta”, qualcun altro protesta scherzosamente sostenendo di essere finito nel gruppo più competitivo della sala.
Federico ride e dice
Io vi avviso, nella mia squadra si gioca per vincere.
Sara lo guarda divertita
Vedremo chi parlerà alla fine
E da quel momento la sala cambia completamente atmosfera.
I telefoni si abbassano, le conversazioni rallentano e inizia a crearsi quella tensione leggera e coinvolgente che conosco bene, quella che arriva quando le persone capiscono di stare per vivere qualcosa di diverso.
I vini vengono serviti coperti, uno alla volta.
Nessuno sa cosa stia per assaggiare.
Il primo vino arriva in silenzio, luminoso nel bicchiere. Invito tutti ad annusarlo senza cercare risposte immediate, lasciando che sia il vino a parlare per primo.
Finalmente la serata prende forma.
Perché durante l’ABC della Degustazione succede sempre questo: il vino smette di essere soltanto qualcosa da analizzare e diventa memoria, immaginazione, racconto personale.
Tra un sorso e l’altro iniziano le ipotesi. C’è chi prova a indovinare il vitigno, chi si concentra sul territorio, chi rinuncia quasi subito all’idea di “riconoscere” il vino e sceglie semplicemente di viverlo.
Ed è proprio chi smette di rincorrere la risposta giusta che spesso riesce a coglierne l’essenza più autentica.
La serata continua tra confronti spontanei, risate e momenti di silenzio pieno, di quelli che si creano soltanto quando un vino riesce davvero a catturare l’attenzione di una stanza intera.
A ogni nuovo calice cambiano le espressioni, cambiano le interpretazioni, cambiano perfino le posture attorno al tavolo.
Qualcuno prende appunti con attenzione quasi maniacale, qualcun altro si lascia andare completamente alle sensazioni.
Io passo tra i tavoli ascoltando i commenti e mi accorgo di una cosa che succede spesso durante le Blind Tasting: quando vengono tolte le etichette, le persone iniziano a essere più sincere.
Si ha meno paura di sbagliare, meno bisogno di impressionare e più voglia di condividere davvero quello che si prova.
Nel frattempo iniziano ad arrivare anche gli assaggi, preparati con cura da Sara, che accompagnano i vini creando nuovi equilibri, nuove percezioni, nuove sorprese.
Qualcuno scopre che un vino cambia completamente con il cibo.
Qualcun altro cambia idea su un calice che inizialmente aveva sottovalutato.
Mi fermo un momento a osservare la scena.
I tavoli ormai parlano da soli.
Persone che prima non si conoscevano stanno discutendo di vino come vecchi amici, confrontando ricordi, sensazioni, intuizioni.
È sempre incredibile vedere quanto velocemente il vino riesca ad abbattere le distanze.
Verso la fine della degustazione arriva il momento più atteso: svelare le bottiglie.
Partono subito esclamazioni, risate, incredulità.
C’è chi aveva indovinato tutto.
Chi era convinto di bere un vino del nord e scopre tutt’altro.
Chi realizza di aver apprezzato immensamente un vino che, fuori da quella situazione, probabilmente non avrebbe mai scelto.
Ed è forse questa la magia più grande della Blind Tasting: liberare il vino dai preconcetti e permettere alle persone di incontrarlo davvero.
Ma proprio quando sembra tutto deciso, arriva il colpo di scena.
C’è un pari merito tra la squadra di Sara e quella di Federico.
Per qualche secondo la sala esplode tra urla, accuse scherzose di brogli e tentativi disperati di convincermi ad assegnare punti bonus.
Federico sostiene che la sua squadra meritasse la vittoria “per superiorità morale”.
Sara ride scuotendo la testa mentre qualcuno propone addirittura il VAR enologico.
A quel punto non resta che una soluzione: un quinto vino fuori programma per lo spareggio finale.
La tensione torna improvvisamente altissima.
I tavoli si confrontano sottovoce, i capitani cercano di guidare le proprie squadre tra intuizioni e ultime ipotesi, mentre nella sala si percepisce quell’atmosfera leggera e competitiva che ormai ha conquistato tutti.
Arriva il verdetto finale.
Tra applausi, risate e qualche protesta ironica, a vincere è la squadra di Federico, che ovviamente esulta come se avesse appena conquistato un mondiale.
Lui alza il calice sorridendo
Ve l’avevo detto.
E probabilmente, in quel momento, nessuno avrebbe potuto togliergli quella soddisfazione.
Quando la Blind Tasting si conclude nessuno sembra avere fretta di andare via.
I calici sono quasi vuoti, ma le conversazioni continuano ancora.
Si parla dei vini, certo, ma soprattutto di quello che hanno lasciato.
Perché alcune degustazioni finiscono nel momento in cui si posa il bicchiere.
Altre invece restano addosso molto più a lungo.
E questa Blind Tasting, è stata una di quelle.
ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.
E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.
Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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