Orvieto DOC. Pluralità di anime con ABC della Degustazione
22 Giu 2026
L'ABC della Degustazione

Orvieto DOC. Pluralità di anime con ABC della Degustazione

 

Ci sono territori che sembrano custodire il vino dentro ogni dettaglio.
Orvieto è uno di questi.

Basta arrivare nel centro storico nelle prime ore della sera, quando la luce inizia a scivolare sulle pietre dorate dei palazzi e le strade si riempiono lentamente di voci, per capire che qui il vino non è soltanto produzione: è memoria, identità, cultura quotidiana.

Orvieto DOC. Pluralità di anime con ABC della DegustazioneD’altronde Orvieto racconta vino da secoli. Già nel Medioevo i suoi bianchi erano presenti sulle tavole papali e nelle corti nobiliari, tanto da essere considerati tra i vini più prestigiosi dell’Italia centrale. Si racconta che i pontefici, durante i soggiorni orvietani, ne apprezzassero particolarmente l’eleganza e la freschezza, mentre le antiche cantine scavate nel tufo sotto la città custodivano botti e segreti tramandati di generazione in generazione.

In occasione dell’evento “Orvieto DOC: pluralità di anime”, ABC della Degustazione è stato ospite del Consorzio Tutela Vino Orvieto per un evento dedicato al racconto delle nuove prospettive della denominazione.

Il viaggio inizia la sera precedente con una cena di benvenuto nel cuore della città, tra i vicoli illuminati di Orvieto e i primi calici condivisi tra giornalisti, produttori, tecnici e operatori del settore.

L’atmosfera è rilassata ma già carica di aspettative. I racconti si intrecciano immediatamente al vino mentre fuori la città continua silenziosamente a raccontare se stessa attraverso le sue pietre antiche, le sue luci soffuse e quell’eleganza discreta che appartiene ai luoghi dove il vino è parte della storia da sempre.

Orvieto DOC. Pluralità di anime con ABC della DegustazioneDurante la cena iniziano ad arrivare nel calice le prime interpretazioni dell’Orvieto DOC. Assaggiamo San Giovanni della Sala Orvieto Classico Superiore, raffinato e luminoso, capace di alternare freschezza e profondità con grande equilibrio. Poi Vigneto Torricella Orvieto Classico di Bigi, ampio e avvolgente, con quella morbidezza elegante che accompagna lentamente il sorsoOrvieto DOC. Pluralità di anime con ABC della Degustazione

Il Papabile di Cantina Monrubio mostra una personalità intensa e contemporanea, mantenendo però un forte legame territoriale.

A chiudere la cena arriva Calcaia Muffa Nobile, probabilmente il momento più suggestivo della serata. Il calice si riempie di profumi profondi, miele, frutta matura, spezie dolci, mentre attorno al tavolo cala quasi spontaneamente quel silenzio che accompagna sempre i vini capaci di lasciare un’impressione immediata.

La mattina seguente Piazza del Popolo si riempie lentamente di persone e calici pronti per la degustazione tecnica ospitata nella Sala Expo di Palazzo del Capitano del Popolo.

La sala si anima poco alla volta.

Taccuini aperti, sguardi attenti, conversazioni che si interrompono quando iniziano i primi interventi.

Si percepisce subito che questo incontro vuole essere qualcosa di più di una semplice presentazione tecnica.

Ad aprire la giornata è Vincenzo Cecci, Presidente del Consorzio Tutela Vini Orvieto, che racconta il percorso di aggiornamento intrapreso dalla DOC Orvieto, un lavoro pensato per valorizzare le diverse anime della denominazione e accompagnarla verso una nuova fase di racconto e riconoscibilità.

Perché oggi parlare di Orvieto significa parlare di identità multiple che convivono nello stesso territorio, della straordinaria eleganza della Muffa Nobile, della possibilità di interpretare il vino in chiave contemporanea attraverso versioni più leggere e dinamiche.

Ma anche della profondità e della longevità dell’Orvieto Classico Superiore, un bianco storico che continua ancora oggi a sorprendere.

Il cuore dell’incontro arriva con la degustazione tecnica guidata da Riccardo Cotarella, Presidente della Commissione Tecnica del Consorzio.

Cotarella racconta l’Orvieto DOC con lucidità e visione, riportando al centro il valore di una denominazione che per troppo tempo è stata osservata senza comprenderne davvero il potenziale evolutivo.

E mentre i vini iniziano a riempire i calici, il racconto prende profondità.

Durante la masterclass vengono presentate diverse interpretazioni della denominazione: un Orvieto DOC Low Alcohol, un Orvieto DOC Classico Superiore, un Orvieto DOC Vecchia Annata e infine una Muffa Nobile.

Quattro anime diverse che mostrano chiaramente la direzione che il territorio sta cercando di costruire.

Si parla della Muffa Nobile come di uno degli aspetti più identitari e affascinanti del territorio orvietano, capace di generare vini di straordinaria eleganza aromatica e complessità. Una pratica che qui trova condizioni uniche grazie alle nebbie mattutine e ai terreni che circondano la Rupe di Orvieto.

Poi arrivano le riflessioni sul nuovo approccio della denominazione verso vini più contemporanei, freschi e a basso tenore alcolico, pensati per dialogare con un consumo moderno senza perdere autenticità territoriale.

Ma è forse durante gli assaggi degli Orvieto Classico Superiore e delle vecchie annate che nella sala cambia qualcosa.

I vini raccontano struttura, equilibrio e soprattutto tempo.

Perché uno degli aspetti più sorprendenti emersi durante la degustazione è proprio la capacità evolutiva di questi bianchi, che mantengono tensione, freschezza e profondità anche dopo anni.

Tra un assaggio e l’altro nascono confronti spontanei, domande, riflessioni sul futuro dei vini bianchi italiani e sull’importanza di costruire un racconto contemporaneo senza perdere il legame con il territorio.

Osservando le reazioni dei presenti, penso a quanto spesso alcune denominazioni italiane custodiscano patrimoni straordinari ancora poco raccontati.

Orvieto sembra trovarsi esattamente in questo momento della sua storia: quello in cui tradizione e futuro iniziano finalmente a parlarsi davvero.

E proprio mentre ascolto questi racconti e assaggio vini così diversi tra loro, nasce dentro di me un pensiero preciso: portare presto l’Orvieto DOC all’interno di una serata ABC della Degustazione.

Perché degustazioni come questa meritano di uscire dalle sale tecniche e arrivare alle persone, trasformandosi in esperienza, confronto, emozione condivisa attorno a un tavolo.

Il light lunch conclusivo prosegue tra conversazioni, incontri e nuovi vini in degustazione.

Fuori dalle finestre Orvieto continua a brillare sotto il sole di maggio mentre il vino continua a fare ciò che sa fare meglio: creare connessioni.

Lasciando Palazzo del Capitano del Popolo rimane una sensazione precisa: che il futuro della DOC Orvieto non stia cercando di cambiare identità, ma di imparare a raccontare tutte le sue anime con una voce nuova, più contemporanea, più consapevole.

 

Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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