Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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27 Marzo, 2025

I MIGLIORI VINI ITALIANI 2025

IL COSA E IL DOVE Il SALONE DELLE FONTANE di Roma è ormai location classica per la presentazione dell’ANNUARIO DEI MIGLIORI VINI ITALIANI di Luca Maroni. E dunque, dal 21 al 23 Febbraio u.s. quelle amplissime sale si sono trasformate in un brulicante formicaio di enoappassionati in cerca di emozioni racchiuse in un calice. Una kermesse dedicata alla Cultura del vino con un ricco programma che a degustazioni libere e guidate accostava laboratori, workshop e presentazioni.   GLI ASSAGGI C’era tanto, tantissimo da assaggiare e io ho cercato principalmente di sottrarmi al conosciuto (per quanto possibile) per andare in cerca di. In verità andavo un po’ di corsa ed ero ancora provato dall’impegnativa trasferta toscana ma sono comunque riuscito a ficcare il naso in una quarantina di etichette tirando fuori un podio “incompleto” di due vini cui ho accostato altre proposte che avrebbero meritato un “giudice” meno severo di me o che hanno comunque suscitato il mio interesse. Vabbè, adesso bando alle ciance, date una letta al mio personalissimo recit de dégustation, criticatelo, suggeritemi altro ma soprattutto assaggiate e…condividete! I PEZZI DA NOVANTA – ROSSO PICENO DOC SUPERIORE “POGGIO DEL FILARE” 2021, VELENOSI (MARCHE): grafitica e fumosa l’atmosfera dalla quale emergono le note di prugna matura e ciliegia sotto spirito. Ci pensano poi le erbe aromatiche a dare una sferzata di freschezza all’olfatto e quel soffio di lavanda dei cassetti di nonna…la grassezza del cioccolato… Del sostanzioso sorso sorprendono i levigatissimi tannini, la freschezza disarmante, il finale che…non finisce e la sorpresa di un tocco di rusticità che riporta questo vino alla terra da cui proviene. Più di 90 Punti, diciamo 91 (o forse più). – BARBERA D’ASTI DOCG “MERUM” 2022, ANTONIO BELLICOSO (PIEMONTE): lo so, dopo aver assaggiato “AMORMIO” è difficile immaginare che ci sia una Barbera migliore… E questo “MERUM”, in assoluto, lo è. O, meglio, vorrebbe esserlo. Certo l’olfatto mostra cura da orologiaio nella costruzione dei descrittori floreali e di mora matura e in confettura, di quella liquirizia che chiude la porta dopo che sono usciti pepe nero e caffè. E il sorso è sfera quasi perfetta che accarezza il palato dall’alto dei suoi gradi alcolici “boom”. Per fortuna c’è un po’ di bosco umido e intricato che ci tiene con i piedi per terra e quella visciola succosa che nell’allungo sembra non voler prendere congedo da noi. Ma… C’è il “ma” di una eleganza quasi ostentata. E allora la vedo così: ben cosciente del proprio rango, seduta in poltrona, dimentica di guanti di velluto e bocchino lungo, svergognatamente intenta a fumare il sigaro, intenta a soppesare con sussiego i vini “qualunque”. Altera si, ma…ne ha ben d’onde. Da bere ascoltando TAINTED LOVE dei SOFT CELL. 90 Punti, o forse 91. p.s. VIETATO dimenticarsi di quel Freisa d’Asti 2023 dall’etichetta dura come il suo pugno di ferro in guanto di velluto e di “DOMINAE VITIS”, Grignolino d’asti quest’anno un po’ sottovoce ma di sabauda educazione.  GLI ALTRI – CAMPANIA IGT ROSSO “ILLIRICO” 2023, CANTINA DEI QUINTI (CAMPANIA): ferroso e temporalesco, evidenzia soffi balsamici, corteccia e sottobosco, visciole e liquirizia. Sorso fresco, succoso e compulsivo che mette insieme le dolcezze del frutto, il tannino solleticante e un finale di coinvolgenti amaritudini. Peccato solo per quella sapidità un po’ in affanno Quasi 89 Punti.   – CAMPANIA IGT AGLIANICO “ANTECE” 2021, CANTINA DEI QUINTI (CAMPANIA): al naso vuole forse (ma dico “forse”) un po’ strafare senza averne alcun bisogno, mostrando altezzoso la frutta rossa croccante e le aspre frescosità dell’arancia quasi vergognandosi di quell’animo di cenere. In chiusura alzano la testa le erbe aromatiche e il tabacco mentre una fresca ventata di liquirizia introduce un sorso inaspettatamente snello e scorrevole, tenuto vivo da freschezza e tannini ben cuciti che, nella lunga chiusura, lascia spazio alle spezie. 88+ Punti.   – FRIULI COLLI ORIENTALI SAUVIGNON 2022, GIOVANNI DRI IL RONCAT (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Sauvignon di eleganza gentile, che Vi intriga con pesca, Vi schiaffeggia con la salvia e la maggiorana e Vi accarezza, infine, con refoli di cedro. Sorso senza fronzoli, concreto, coerente, lungo. Una coccola ruvida come le fredde ombre del Monte Bernadia. 88+ Punti. E dovrei dirVi anche del Ramandolo, magari di quelle “UVE DICEMBRINE” cui Vi invito a riservare abbinamenti azzardati ma…il Ramandolo è storia che vuole altri spazi. Assaggiatelo e poi ne riparleremo. – FRIULI ISONZO DOC CHARDONNAY “CIAMPAGNIS” 2022, VIE DI ROMANS (FRIULI VENEZIA GIULIA): giallo! All’occhio e al naso, di susina e ginestra, di susina matura e di scorza d’agrume, con un extra di tropicale che…non c’entra niente col Friuli. E poi le verdi frescosità della menta e di un sottobosco umido di felci e acque che scorrono. L’atmosfera minerale introduce a un sorso morbido e di compite spalle fresco-sapide che chiude sulle mineralità che lo hanno introdotto. Se avesse avuto più polso…se non avesse avuto quell’extra di tropicale… Sarebbero stati 90 Punti e invece sono 88. Il mio premio “PECCATO” va a un Sauvignon 2022 (non Vi dico quale) che avrei tanto voluto assaggiare ma nel quale dopo il secondo “tappo” ho fatto finta di non aver ficcato il naso. Capita. – MARCHE IGT ROSSO “VINCÈ” 2020, LE CANÀ (MARCHE): olfatto di femminile calore, un abbraccio di frutta matura, more e visciole a profusione, spezie dolci che sanno d’Oriente e odalische e un’interessante atmosfera fumé. Sorso materico e avvolgente, tannini importanti e altezzosi e, in progressione, l’intervento di sapidità e persistenza a renderlo più interessante. Di certo un “vinone” ma, a mio modesto parere, un po’ troppo impomatato. 87 Punti con, forse, un +. – BUTTAFUOCO DELL’OLTREPÒ PAVESE DOC STORICO 2019, BOSCO DEL SASSO (LOMBARDIA): le fruttate dolcezze della prugna e della mora creano un bel contrasto con le dure note di pepe e le freschezze del bosco ombroso. Sorso potente, di deciso calore alcolico e tannino voluminoso e morbido che la decisa freschezza equilibra predisponendoci al finale speziato e sbarazzino (forse anche più del dovuto). 88 Punti.   – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “ERGO” 2021, MONTECAPPONE-MIRIZZI (MARCHE): ahimè troppo freddo mostra un olfatto un po’ spigoloso e scorbutico nel raccontarci quanto ha da dire. Giallo di pesca e mimosa, finta una nota delicata di camomilla e poi affonda con la nocciola non ancora matura. E poi c’è il cozzo della pietra focaia con tutte le scintille e ci sono spezie dolci, un accenno dell’idrocarburo che sarà e una nota di pecorino di Farindola stagionato (sic). Il sorso è ampio e voluminoso e freschezza e sapidità scalpitano acché la loro progressione sia evidenziata. Poi avanzano le dolcezze della frutta gialla a tentare di arginare il sale che ha ormai preso possesso della bocca e, nel finale, le note fumé assumono il controllo. A 90 Punti non ci arriva, ma 89 glieli posso dare. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOCG “ERGO SUM” 2017 RISERVA, MONTECAPPONE-MIRIZZI(MARCHE): complesso e di sicuro fascino gioca la carta delle dolcezze proponendo camomilla appassita ed esotici assoli di frutta e spezie a sovrastare le freschezze di salvia, menta e agrume. L’assaggio mette subito sul piatto della bilancia la struttura quasi a voler lasciare poco spazio a sapidità e freschezza che però poco accettano il ruolo di comprimarie. È poi tutto dedicato alla frutta matura il lungo finale di un vino che, in una annata complessa, dimostra la bravura del Produttore ma mostra il fianco a un equilibrio ancora instabile lasciandoci con l’impegno di doverlo riassaggiare tra qualche tempo. 88+ Punti, ma cresceranno. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOCG CLASSICO “UTOPIA BIANCO” 2020 RISERVA, MONTECAPPONE-MIRIZZI (MARCHE): un olfatto che mostra evidente il suo atteggiarsi a Riesling. Altezzoso, lascia che gli si gonfino le vene del collo per tirare fuori da subito quegli idrocarburi che saranno ma che al momento sono solo un’ecografia morfologica. Si concentra dunque su giallo di una pesca che annusate con tutta la buccia, sulla ginestra e sul fieno lasciando che entri una intrigante brezza marina. Sorso di grande volume reso leggiadro da freschezza e sapidità e dal tira e molla di frutta e mineralità che ci accompagna fino alla lunga chiusura. 89 Punti (per il peccato di superbia) ma in attesa di dargliene 91. – OFFIDA DOCG “LUDI” 2021, VELENOSI (MARCHE): seppur intriso di fruttate intensità di more e ciliegie, accende uno spot sulle frescose balsamicità di salvia e menta senza dimenticare grafitica mineralità e amaritudini di cacao. L’assaggio è volumetrico e abbracciante, di verticale freschezza e tannino ricamato ma con una punta di gioventù ancora da smussare evidenziata da un finale lungo e vibrante ma che ci lascia con un beneaugurante “vorrei”. 89+ Punti   – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOCG COLLINE TERAMANE “VERSO SERA” 2022, VELENOSI (MARCHE): dalla costola abruzzese dell’Azienda, un vino che racconta colline, campagne e tramonti, il fresco calore delle more e delle marasche mature, l’ombra del sottobosco e dei cespugli di macchia vista mare, che si imbelletta di tabacchi dolci e legni vanigliati ma che non si vergogna della propria anima vegetale. Sorso che mostra polpa ed equilibrio, freschezza in abbondanza, tannini ben domati e un tocco di cementizia peposità a regalare interesse nel finale. 88+ Punti.   – BARBERA D’ASTI DOCG “AMORMIO” 2023, ANTONIO BELLICOSO (PIEMONTE): ah, la Barbera! Scudiscio per serate sopra le righe! Questa di Antonio non sfugge al paradigma dell’urlata freschezza e al naso lascia che arrivino gli arricciamenti di labbra delle ciliegie ancora bianche accompagnate da una imprecazione sottovoce di alcol. Un soccorso di more, e prugne lenisce il bruciore mentre misteri di rabarbaro e pepe trasportano lontano. Il sorso è strizzata d’occhio e lubrico invito, freschezza in unghie laccate che graffia la schiena, polpastrelli glicerici che accarezzano il braille dei segni lasciati nella carne viva. Il finale mentolato e amaricante di erbe di campo Vi scuote dal sogno e Vi precipita nell’abisso. L’ho detto e lo ripeto: NON per tutti. So di ripetermi ma, da bere ascoltando I’M a BITCH di ALANIS MORISSETTE. 89++ Punti perché sono onesto, a pelle…ne varrebbe almeno 93. E QUINDI? E quindi GRAZIE a Luca Maroni per avermi ospitato ancora una volta a un Evento che merita sempre grande attenzione per il viaggio che consente di fare tra le produzioni vinicole italiane. E poi GRAZIE a tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza e la bontà di sopportarmi e assecondare i miei deliri enoici. E mentre Vi do appuntamento all’Edizione 2026 mi rimbocco le maniche e mi predispongo al tour de force cui mi sottoporranno i numerosi Eventi che il panorama romano propone nei mesi a venire. È uno sporco lavoro ma Roberto Alloi VINODENTRO  
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20 Marzo, 2025

L'ALTRA TOSCANA 2025

IL COSA E IL DOVE Il 20 Febbraio scorso, un’ALTRA TOSCANA (posto che ne esista una) ha presentato a un nutrito gruppo di giornalisti e addetti del settore le proprie novità. Una Toscana fatta di 13 Consorzi tra Dop e IGT che racconta Territori diversi da quelli comunemente battuti dagli assaggi dei più, che spazia dal mare all’aria frizzante delle Alpi Apuane e che sa in molti casi sorprendere.     GLI ASSAGGI Avevo tempo a disposizione e intenzioni bellicose e dunque ho assaggiato tanto (il “quanto ho il pudore di non dirvelo) ma assolutamente non tutto. Viaggiando a bordo dei tanti bicchieri ho avuto conferme e sorprese (non sempre positive) e sono riuscito a lanciare uno sguardo abbastanza d’insieme sulle poliedriche interpretazioni enoiche di una Regione vasta e variegata. Ho voluto approfondire il discorso “Syrah di Cortona”, rinfrescarmi le idee su Rufina, tenere i piedi per terra in quel della Maremma, sfogliare il Sangiovese senza dimenticarsi che a Carmignano gli internazionali sono importanti, rinfrescarmi le idee con 4 batterie di vini bianchi e sorvolare presto (ahimè) sui rosati. Rispetto allo scorso anno mi è sembrato di poter apprezzare una crescita identitaria in quelle produzioni (e non sono poche) che ancora sembrano avere qualche remora a staccarsi dalla Toscana dell’immaginario comune ma, non essendo un gran conoscitore della regione, forse è solo un’impressione. Comunque, se è stato impegnativo assaggiare, lo è stato di più mettere nero su bianco i miei soliti consigli. Adesso tocca a voi darVi da fare! Vi lascio dunque alla mia ormai solita classifica (stavolta un po’ più lunga del normale), una “TOP TEN” cui ho accostato ben 18 etichette che hanno soltanto sfiorato i 90 Punti. L’invito è sempre quello: leggete, assaggiate, criticate, suggerite e…condividete. I PEZZI DA NOVANTA – CARMIGNANO DOCG 2022, TENUTA LE FARNETE: scuro e mentolato aggiunge cioccolato al balsamico per darsi un’idea di After Eight prima di raccontare di more mature, amarene succose e spezie dolci. Sorso caldo e velocissimo nel volerne una replica, che evidenzia tannini forse fin troppo eleganti e con un finale che è un panorama sui descrittori olfattivi. 90 Punti.   – VINSANTO DI CARMIGNANO DOC 2017 RISERVA, TENUTA DI CAPEZZANA: un olfatto che è battaglia. Dolcezze e sottili amaritudini combattono in campo aperto. Cotognata vs. scorza d’agrume candita, fichi secchi vs. mallo di noce… Poi miele di castagno e crème brulée si alleano e tirano dalla loro anche il tabacco per nascondere un’idea di oliva nera che prova ad alzare la testa. Il sorso è un matrimonio d’amore tra dolcezza e acidità, un idillio senza fine con un lungo finale tra mandorle pasticcere e spezie d’Oriente. 93 PUNTI. – CHIANTI RUFINA DOCG “VIGNA ALLA STELE” TERRAELECTAE 2020 RISERVA, FRASCOLE: profuma di rose e di viole, ma anche di pendii erbosi e caprette, di china e di inchiostro, di more, di legni nobili e cacao. Sorso ricco di polpa, sostanzioso, profondo, con i tannini a vivacizzare e l’arancia sanguinella a chiudere (senza dimenticarsi delle amaritudini di cacao). 91+ Punti.   – CORTONA DOC SYRAH “KLANIS” 2021, DAL CERO TENUTA MONTECCHIESI: immaginate di cadere in un fitto cespuglio di rosmarino e di alzare la testa per scrutare l’orizzonte… Vedrete, neppure troppo lontano, un camino, e il vento vi porterà assieme al fumo il respiro dell’anice, la gentilezza delle rose, sottigliezze di pepe e freschi rintocchi di timo e lavanda. Sorso che regala calore, sostanza, il ritmico tamburellare di decisa sapidità e tannini adeguati e un finale lungo da doverne parlare. Da bere ascoltando THE RIVER di BRUCE SPRINGSTEEN. 91 Punti e il mio premio “SURPRAIS”. – CORTONA DOC SYRAH “IL CASTAGNO” 2022, FABRIZIO DIONISIO: meno boschivo di quanto lo ricordassi nell’annata precedente propone un naso di ingarbugliate freschezze balsamiche e l’invito a districarne i dettagli. Ecco allora comparire l’After Eight e le violette, il mirtillo e la scorza d’arancia, il tabacco e l’eucalipto, la liquirizia, il cassis. La mineralità è un soffio che invita a quel sorso che trovate abbraccioso e suadente. Vestito di elegantissimi tannini danza senza inciampi sul palcoscenico della sapidità e della freschezza e lascia che il sipario si chiuda ricordando frutta e balsamicità. 90 Punti. – CORTONA DOC SYRAH “CUCULAIA” 2020, FABRIZIO DIONISIO: non può mancare il bosco che cela il cuculo, ma qui siamo al suo limitare cespuglioso, ricco di piccoli frutti di cui fare deliziose marmellate; e se non mancano i fiori rossi, le spezie e le freschezze balsamiche, sono le scure note del caffè tostato ad avere l’ultima parola. Il sorso ha le spalle del taglialegna, la sua ascia di tannini affilata di freschezza e il calore del fuoco davanti cui sedersi a fine giornata. Un vino di grande sostanza. Da bere ascoltando GIMME SHELTER dei ROLLING STONES. 90 Punti. – MAREMMA TOSCANA DOC CILIEGIOLO BIO “RINO” 2023, ALBERTO MOTTA: subito solare, profuma di gerani e frutta rossa croccante. Si scurisce poi, mostrando il lato oscuro di una luna speziata e ferrosa, balsamica di tè, liquirizia ed eucalipto, amaricante di china e rabarbaro. Succoso, spigliato, leggero, fresco, sapido, gustosissimo, dissetante…cercatene voi altre. Da bere ascoltando E CANTAVA LE CANZONI di RINO GAETANO. 90++ Punti. – MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG 2019, PODERE MONTALE: se non mancano le ciliegia e i frutti di bosco, sorprende per quella sua anima ortolana che rivela sedano rapa, ravanello e lattuga prima di chiudere su timo e salvia accennando pure a un ché di cannella. Sorso morbido, ravvivato costantemente dai tannini ben tessuti e che, in bella progressione, ripropone nel finale i descrittori olfattivi. 90+ Punti.   – MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG “AD AGIO” 2019 RISERVA, BASILE: forse non centratissimo (oppure troppo), propone al naso un nodo gordiano di vulcanica mineralità (manca solo Belzebù), vegetalità balsamiche, spezie d’Oriente, frutta rossa sotto spirito e agrumi, tostature… Ho dimenticato qualcosa? In bocca è dinamico, scattante, mostra freschezza esuberante e sapidità aggrappata, tannini intriganti e succosità d’arancia si danno la mano e, nel lungo finale, rispolvera il tabacco e la frutta ubriaca. 92 Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “TRESSE ANFORA” 2021, ARRIGHI: olfatto di complessità disarmante, sa di mare ma s’aggrappa alla terra (sarà per via dell’anfora?), ci trovate le alghe, i banchi di pesce azzurro, i muscoli… Ma anche le olive nere, il mallo di noce, il bosco resinoso con i suoi piccoli frutti, il pepe… In bocca si impone senza invadere mostrando eleganza non sospetta e attesa agilità, educatissimo nel solleticare con i tannini (nonostante il Sagrantino) e intrigare con le spezie. Chiude ferroso, di quasi ruggine se penso al mare, a sottolineare con orgoglio il Territorio da cui nasce. Da bere ascoltando HEY HEY, MY MY (INTO THE BLACK) di NEIL YOUNG. 91 Punti? Almeno! – TOSCANA IGT ROSSO “SIEPI” 2022, CASTELLO DI FONTERUTOLI: meno d’impatto rispetto all’annata precedente propone con cura lo scuro delle spezie e l’ombra di un sottobosco illuminato poi dai piccoli frutti. Lascia poi che l’attenzione si sposti a Oriente, verso i legni esotici e il tè prima di chiudere su freschezze di erbe aromatiche e brezze balsamiche. Sorso di mirabile coerenza ed equilibrio, privo di incertezze e con un finale senza fine che sa di china e campagna. 90 Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “GIUSTO DI NOTRI” 2023, TUA RITA: cercateci quello che volete, lo troverete sicuramente! Il mio sentiero mi ha fatto incontrare frutti e funghi nel sottobosco, il selvatico della cacciagione al suo limitare, la freschezza dissetante dell’arancia amara e quella grassa dell’After Eight, le spezie del lontano oriente, e il ferro delle miniere. Difficile portare il peso della propria nobiltà con tanta leggerezza! Mai sopra le righe, quasi dimesso eppure di imbarazzante presenza. Fresco e sapido quanto vorreste torna a nascondersi nel bosco nell’infinita chiusura lasciandoVi di stucco prima che Vi lanciate di nuovo al suo inseguimento. Da bere ascoltando FIRST WE TAKE MANHATTAN di LEONARD COHEN. 94 Punti (e, forse, sono pochi). I QUASIQUASI – CARMIGNANO DOCG 2022 RISERVA, PIAGGIA: more mature come se piovesse, confettura di ciliegie e poi balsamicità di tabacco, mentolo, alloro e ginepro su uno sfondo di terra umida e resina. In bocca il sale lo rende quasi piccante, i tannini fanno bella mostra di sè e la freschezza giova a un allungo speziato e boschivo. 90- – Punti.     – CARMIGNANO DOCG “IL CIRCO ROSSO” 2021 RISERVA, FABRIZIO PRATESI: profuma di legni nobili e di un Oriente che è spezie, tappeti e narghilè. Il sorso riempie senza stancare e freschezza e tannini rendono dinamica la beva e allungano l’elegante finale. Quasi 90 Punti.     – CORTONA DOC SYRAH “APICE” 2021, STEFANO AMERIGHI: davvero mi sembra un peccato averlo tolto così giovane dal suo esilio in vetro. Si, perché adesso è tutto freschezze e smancerie, il bosco, l’eucalipto, i piccoli frutti, l’amarena in confettura l’unica concessione al tempo che matura. Ma c’è un resto di mistero, e di attesa, l’Oriente dei tappeti volanti e la poltrona polverosa davanti al camino. Il sorso impattante ma di inesorabile delicatezza. È fortuna di freschezza e tannini, ché altrimenti sazierebbe senza dissetare. E dunque lo bevete e lo ribevete, un succo di terra che è frutta croccante e schegge di grafite. Da bere ascoltando SHE SELLS SANCTUARY dei THE CULT. Onestamente vale 89 Punti ma mi viene voglia di indossare il passamontagna e dargliene 3 di più (magari un’altra volta, con la scusa di assaggiarlo con più calma). – CORTONA DOC ROSSO “CASTORE” 2023, VINCIARELLI CHIARA: tra ciliegie e amarene sotto spirito si fa strada, con delicatezza e senza vergogna, una intrigante nota foxy che stempera la campestre gentilezza delle violette che colorano il prato. In chiusura soffi balsamico-mentolati rinfrescano ulteriormente il naso e introducono un sorso fresco e disteso, con tannini in tacco dodici che slanciano la sottile speziatura orientale. 90- Punti.   – MAREMMA TOSCANA DOC ROSSO “BALLA LA VECCHIA” 2023, SAN FELO: i piccoli frutti di bosco, i fiori rossi, un accenno fragoloso e poi il nero delle prugne e del tè senza dimenticarsi di legni nobili e di quella rusticità maremmana che lo mantiene con i piedi per terra. Sorso succoso e leggiadro, tannicamente intrigante, con un finale dall’anima sapida e un bel futuro davanti. 90- Punti.     – MAREMMA TOSCANA DOC VERMENTINO “UNNÈ” 2020, POGGIO LEVANTE: un profilo olfattivo che urla freschezze mentolate e resinose e un frutto forse timido di levarsi al di sopra di quell’atmosfera fumosa e fungina che sa di mistero. Sono sottili sfrucugli di pepe bianco a rendere urgente quel sorso agile e privo di cedimenti, sostenuto da puntelli salati, graffiato dalle amaritudini di timo e che, nella lunga chiusura, lascia percepire la freschezza del sacchetto di lavanda nel cassetto della nonna. 90 Punti…QUASI (ma solo perché sono cattivo e l’essere stato uno dei primi assaggi non lo ha aiutato). – MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG “CARTACANTA” 2021, BASILE: una bella collezione di frutti rossi non riesce a distogliere l’attenzione da quell’oriente di curcuma e ancor meno da quel sottobosco terroso e dalle erbacee amaritudini di menta, salvia e timo. Sorso definito e privo di inutili appesantimenti, agilissimo nel riproporre i descrittori olfattivi e con un finale in cui la piccante peposità e l’eucaliptica freschezza prendono per mano gli stuzzicanti tannini. 90 Punti no, ma poco meno.   – MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG “VIGNA ALLEGRA” 2019 RISERVA, LA BANDITACCIA: scuro e boschivo racconta corteccia umida, terra smossa e cespugli intricati. Scure le spezie, grafitica la mineralità, arrugginito il ferro della lama che taglia la succosa arancia rossa. Chiude con una presa di tabacco e lascia che il sorso scorra e disseti riassumendo, tra tannini e balsamici ricordi, il “quanto” aveva caratterizzato l’olfatto. 89++ Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “CAMPORA” 2016, FALCHINI: del bosco ha la resina, le foglie secche, i rovi (ma pochi frutti). Poi spinge forte sulle note balsamiche di tè, tabacco e china senza dimenticarsi della grafitica mineralità e delle spezie. Il sorso veste il “pinguino” con tanto di tuba ma è tuto un po’ stropicciato, a dissimulare l’eleganza ed avvicinarsi alla terra. Grande freschezza, tannini impeccabili e un lungo finale chiudono l’assaggio di un vino quasi perfetto (per fortuna o purtroppo solo “quasi”). Da bere ascoltando ALMOST PERFECT dei PRETENDERS. 90- Punti. – COSTA TOSCANA IGT BIANCO “LA REGOLA BIANCO” 2021, PODERE LA REGOLA: fumo, idrocarburi, finocchietto selvatico, anice, mentuccia questo l’incipit vibrante di un vino che poi racconta anche di dolcezze di mela farinosa, piccantezze zenzerose e un mannaggia di esotico. Il sorso strilla sale sulle labbra e lenisce il palato con calore e dolcezze di spezia. In chiusura si riaffacciano i tropici e s’intravede un ché grassezza. 90- – Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “COMMENDATOR ENRICO” 2019, LORNANO: naso ricco e complesso che comunica fiori secchi e ciliegie mature, freschezze di agrume amaro e mentolo, china, cuoio e ferrosa atmosfera. Sorso sostanzioso ed equilibrato, molto coerente con l’olfatto e con un finale di grande soddisfazione. 89+ Punti.     – TOSCANA IGT ROSSO “GAMO” 2023, MAESTÀ DELLA FORMICA: un vino per chi ama il vino, quello vero, quello che mette allegria. Un concentrato di vitigni e profumi, anche strani i primi, semplici e definiti i secondi. C’è un po’ di tutto, i fiori, la frutta, le spezie…ma è tutto quasi defilato, una 2chorus line” che quasi non riesce a bucare il protagonismo di quell’iniziale riduzione che anziché “difetto” è caratteristica. Forse è perché qui conta il sorso, quel tannino sottile e tattile, fine come la cipria, una delicatezza che quasi spaventa di fronte alla cavernicola profondità della mineralità marmorea. Da bere ascoltando ANTS MARCHING della DAVE MATTEWS BAND. 90- Punti e tanta voglia di riassaggiarlo con un po’ di vetro in più. – TOSCANA IGT BIANCO “ORO” 2021, MONTECHIARI: un naso complesso che regala profumi di caramella mou, quelle “Quality Street” degli anni ’70, di acacia, di camomilla, cannella, chiodi di garofano e un’interessantissima nota di oliva candita. La sottile riduzione gli conferisce un tocco di contadina identità e spinge all’assaggio. Un sorso di freschezza tagliente, che mette sui due piatti della bilancia morbidezze e sapidità lasciando la stadera in quasi perfetto equilibrio. Chiude ricordando al palato frutta gialla matura e frutta secca e a Voi di tenerne una bottiglia di scorta. 90- – Punti. – COSTA TOSCANA IGT SANGIOVESE “SOLENIDA” 2019, TENUTA PODERNOVO: un naso tutto freschezze, ricco di chinotto, resine boschive, soffi mentolati, carcadè, arancia e chi più ne ha più ne metta. C’è poi un ché di cacao e la chiusura minerale introduce a un sorso di notevole eleganza, correttissimo equilibrio e grande freschezza. I tannini tessono un prezioso arazzo e la sapidità regola la progressione del lunghissimo finale. 90- Punti. – TOSCANA IGT TREBBIANO, SAUVIGNON, GRECO “ISOLINA” 2023, SASSOTONDO: intenso nelle sue note di curry, pesca bianca e buccia di mela accostate a soffi di fieno e mandorla tostata. Il mare è più che uno sfondo iodato e prelude a un sorso nel quale la grande freschezza viene bilanciata magistralmente dalle gliceriche note di mela macerata e miele. 90 Punti? Non pieni, ma quasi.   – TOSCANA IGT BIANCO “NUMERO SEI” 2022, SASSOTONDO: bellissimo l’accostamento dei gerani che adornano il balcone con lo iodio di un mare che è presenza viva (con tanto di pesci, affumicati però). Poi sono dolcezze di miele, di mandorla di tigli e di frutti gialli maturi. Sorso coerente, freschissimo, sapido a pareggio e molto lungo. 89+ Punti.   – TOSCANA IGT CABERNET FRANC 2020, TENUTA DI VAIRA: orgogliosamente scuro, di corteccia, china, more in confettura… Ombroso di macchia mediterranea, resinoso, balsamico di tabacco… Il sorso appare più accondiscendente dell’olfatto, avvolgente, brillante nel mostrare freschezza e sapidità e con una chiusura lunga e non dimentica della vegetale amaritudine del viticcio. 90- Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “MIGLIORÈ” 2020, VALLEPICCIOLA: intensamente vegetale racconta di mentuccia, alloro, felci, funghi, macchia mediterranea e terra umida prima di presentare il frutto nero della prugna e della mora e dilungarsi su ricordi grafitici. Sorso potente e glicerico compensato con qualche affanno dalla grande freschezza e dai tannini elegantemente tessuti. Lungo da lasciare a bocca aperta. Non gli do 90 Punti perché sono cattivo e perché…dovrei riassaggiarlo per dire perché. E QUINDI? E quindi un sentito ringraziamento a quanti hanno contribuito alla riuscita di un Evento organizzato alla perfezione (forse se i tavoli fossero da 5 anziché da 6 ci sarebbe un pochino di spazio in più per scrivere), ai tanti sommelier che hanno percorso chilometri per soddisfare le nostre richieste e, soprattutto a tutti i Produttori che hanno saputo regalarmi una giornata davvero emozionante. Appuntamento al 2026     Roberto Alloi VINODENTRO  
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13 Marzo, 2025

CHIANTI CLASSICO 2025: le anteprime (ma non solo)

IL COSA E IL DOVE All’interno della settimana dal 14 al 21 Febbraio 2025, quando la Toscana del vino ha presentato al pubblico le proprie anteprime, i giorni 17 e 18 sono stati dedicati al Chianti Classico, da anni attore protagonista nel panorama enoico nazionale. È stato dunque così che la STAZIONE LEOPOLDA di Firenze si è riempita di un numero impressionante di operatori del settore, giornalisti e semplici enoappassionati desiderosi di confrontare le nuove annate con le precedenti in cerca di identità climatico-territoriali e/o internazionalizzazioni sempre in agguato.   GLI ASSAGGI La mia giornata di assaggi è iniziata presto e si è chiusa tardi, complice anche l’imprevista impossibilità di effettuarli cona la relativa calma consentita dai tavoli riservati alla stampa. “Costretto” dunque ad affrontare i marosi della folla ho cercato di risalire la corrente evitando quanto più possibile le rapide delle lunghe code che assediavano i Produttori più “in”, cercando di non deviare troppo dal percorso prestabilito, ficcando il naso negli angoli e seguendo l’occhio che puntava etichette finalmente “azzardate” anche nella Denominazione più iconica. Ne è risultato uno zigzagare interessante fatto più di chiacchiere con il Produttore che di bicchieri pieni, un tour che ha confermato le mie idee sulla complessità di una DOC che, tra vini d’annata, riserve, singole vigne e grandi selezioni sembra non aver trovato ancora pace. L’assaggio delle annate 2021 e 2022 ha dimostrato come ci sia una sorta di complessivo dualismo che, se da una parte tende al racconto dettagliato di un Territorio, dall’altra risente dell’attrazione inesorabile verso il “canto delle sirene” internazionale. Per quanto riguarda le “anteprime” delle annate 2023 e 2024 (molto spesso rappresentate da “campioni di botte”) beh, non mi sento ancora in grado di formulare giudizi. Nel complesso si trattava di vini succosi e in alcuni casi davvero irresistibili ma le mie modeste conoscenze (e quella sorta di innata ritrosia nei confronti del Sangiovese) non mi consentono di valutare i vini per quello che saranno dopo il meritato esilio in vetro. Detto questo, Vi propongo la mia consueta e personalissima “classifica”, una TOP TEN e qualche “disco caldo” di etichette elencate nella casualità del mio intricato ordine di assaggio. Voi dategli una letta, prendete spunto, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE. I PEZZI DA NOVANTA -CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “IL CROCINO” TENUTA FIZZANO 2022, ROCCA DELLE MACIE: due sono i piani colorati sui quali si dipana l’olfatto. Il rosso: quello dei piccoli frutti, delle ciliegie e dei fiori (appassiti, però); e il nero: quello delle spezie, del sottobosco ombroso, umido (funghi compresi), del tabacco… Poi un soffio balsamico introduce un sorso glicericamente caldo, rotondo, elegantissimo, che nell’allungo ha continui sussulti di freschezza e tannini ricamati. Lungo da stare ancora a parlarne. Se doveste credere che dalle sabbie nascano vini “scarichi” beh…cambiate idea. Da bere ascoltando CROSSROADS di ERIC CLAPTON. 90 Punti (ma, forse, 91). – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “SERGIO ZINGARELLI” 2021, ROCCA DELLE MACIE: un olfatto elegante che racconta il maturo dei frutti neri per sterzare poi sulle freschezze del sottobosco, verde e arruffato e sulle incursioni balsamiche e minerali. In bocca c’è sostanza da vendere e ci vogliono tannini inconsueti per domarla. Equilibrio gustativo da Haute Couture per un vino che, se mi piace meno del precedente, si merita almeno un punto in più dello stesso. 92 Punti. – TOSCANA IGT BIANCO “CAMPINOVI” 2021, DIEVOLE: subito fresco amaricante di sambuco, erbe di campo e scorza d’agrume, si scuote all’improvviso raccontando l’opposto calore del fieno al sole, della camomilla e della frutta (ahimé) esotica. La salina mineralità collega l’olfatto a un sorso agilissimo e privo di cedimenti che chiude su belle freschezze mentolate seppur venate di caramellosa dolcezza. Da bere ascoltando ROCK ME AMEDEUS di FALCO. 90 Punti (ma potrebbero essere di più) e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA SESSINA” 2020, DIEVOLE: cercavo il sole e il frutto e invece ho trovato il temporale, la ruggine, l’umido del bosco, la liquirizia, la grafite e un lungo corredo di spezie… Un’atmosfera cupa che l’agrume e le balsamicità mentolate alleggeriscono spingendo al sorso. Sorso maschio e sostanzioso per il quale la delicatezza dei tannini sembra quasi fuori posto. Elegante la morbidezza, lungo e coerente il finale. Che volete di più?! 91 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “STRADA AL SASSO” 2022, TENUTA DI ARCENO: balsamicità di finocchietto selvatico, tabacco e china introducono un sorso che non dimentica eleganze floreali e freschezze d’agrume prima di chiudere sulle dure note del ferro e dell’oliva nera. Sorso di grande impatto ma mai sopra le righe, con sapidità e tannini in bella evidenza, freschezza a rimorchio e un finale instancabile. 92 Punti (almeno), e considerate che io non amo il Sangiovese.   – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “CAMPOLUPI” 2022, TENUTA DI ARCENO: olfatto più complesso del precedente, forse un po’ arruffato ma proprio per questo affascinante. Un intrico di erbe aromatiche, frutti di bosco in confettura, humus, felce, spezie d’Oriente, mentuccia… Anche il sorso sembra voler raccontare tutto e tutto insieme, una sorta di irruenza contadina che la pazienza dell’assaggio placa definendo con cura la riproposizione dei descrittori olfattivi in un finale di invidiabile lunghezza. 92 Punti (con molta simpatia). Da segnalare assolutamente i “campioni di botte” 2023 e 2024 del Chianti Classico golosi e spiazzanti (soprattutto la 2024) che meriterebbero assaggi più attenti e che aspetto alla prova del tempo. – CHIANTI CLASSICO DOCG “CAMPIONE DI BOTTE” 2024, FATTORIA SAN GIUSTO A RENTENNANO: olfatto impertinente. China e anice che strillano, le erbe aromatiche che non vogliono essere da meno, more e visciole che parlottano e, sullo sfondo, corteccia e tabacco. Sorso urgente, di tagliente freschezza e tannino rudemente solleticoso. Un sorso non Vi basterà e una bottiglia nemmeno, per berlo vorrete la cannuccia. Da bere ascoltando IL BANDITO E IL CAMPIONE di FRANCESCO DE GREGORI. Quello che sarà non lo so e non mi importa, qui e ora 90 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “SANGIÒ” 2022, MONTE BERNARDI: un olfatto “toscanaccio” e irriverente, che vive di ruvidi contrasti tra le amaricanti vegetalità delle erbe aromatiche, le timide gentilezze dei fiori di campo e le succose dolcezze dell’arancia. Il sorso è un campione di scorrevolezza, un vero “succhio” di frutta reso vieppiù irresistibile da un tannino di rustica spontaneità e da un allungo che sottolinea il sale della terra. Da bere ascoltando ST. ANGER dei METALLICA. Gli do 90 Punti usando il cervello, perché se dovessi dar retta al cuore sarebbero 93. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA MONTEBELLO SETTE” 2021, TOLAINI: olfatto complesso che racconta ombre di sottobosco, frutti di rovo spine comprese, erbe aromatiche, mineralità ferrosa e succose freschezze d’arancia. Sorso sportivo, di freschezza e sapidità motivanti, tannini ben vestiti e lungo finale. 92 Punti.   – CHIANTI CLASSICO DOCG 2023, LUIANO: al naso lascia immaginare le freschezze rustiche e umide dei casali avvolti nelle brume mattutine prima che esca il sole e si colori del rosso delle ciliegie, dei lamponi e dei fiori raccolti a mazzo. In bocca i tannini morbidi e solleticanti e il lungo, coerente e fumoso finale fanno dimenticare un incipit gustativo che m’aspettavo più d’impatto. 90+ Punti.   I QUASIQUASI – CHIANTI CLASSICO DOCG 2022, TORCILACQUA: è il primo assaggio della giornata e se il buongiorno si vede dal mattino… Il Sangiovese in acciaio, il Merlot in tonneaux, il tutto in bottiglia e poi nel bicchiere. Un naso green di macchia mediterranea ed erbe di campo, la visciola come frutto rustico, cedro e arancia a rilanciare la freschezza, la liquirizia e le spezie a far schioccare la lingua. Sembra tanto, ma la parola d’ordine di questo vino è “SEMPLICITÀ” e se il sorso, succoso e pulito lo dimostra la ruvida carezza del tannino e la chiusura profondamente salina lo confermano. Compratene una cassa, non Vi basterà. Da bere ascoltando TRANS EUROPA EXPRESS dei KRAFTWERK. 90- Punti, ma solo perché ha avuto la “sfortuna” di essere stato il primo (lo devo riassaggiare, ASSOLUTAMENTE!). – CHIANTI CLASSICO DOCG “VIGNA BARBISCHIO” 2022 RISERVA, MAURIZIO ALONGI: singolarmente verde e “ortolano” al primo naso, rivela poi un animo scuro e boschivo fatto di resine balsamiche e radici. Non manca la ciliegia matura ben condita di amaritudini di liquirizia e rabarbaro e poi quella carezza rustica che… Sorso deciso, con le morbidezze che si affannano a bilanciare gli acuti fresco-sapidi. Davvero ben tessuti i tannini e lungo il finale che sa di frutta e contadina eleganza. Gli manca davvero un niente per arrivare a 90 Punti, ma qualcosa gli manca. – CHIANTI CLASSICO DOCG “(N)UOVO” 2021, POGGERINO: un Chianti davvero con i piedi per terra! Che di questa ricorda i colori e profuma senza dimenticarsi di sfumature umide e fungine, ricorda grafitiche mineralità e catrame ma non rifugge il rosso del mirtillo succoso. Fresco e maledettamente secco lascia che sia la ruvida, cementizia mineralità a farVi salivare e scuotere la testa in cerca delle gentilezze dei frutti rossi e ad accompagnarVi in un finale di deliziose amaritudini. 90 Punti? Forse. – CHIANTI CLASSICO DOCG 2022, CASTELLINUZZA E PIUCA: fresco e profumato e “colorato” si destreggia tra petali di rosa, pesca gialla, mela rossa, il viola dell’amarena… Sorso saporito e beverino continuamente ravvivato dai solleticanti tannini e un finale saporito che è tutto un programma. Non servono iperboli per fare un gran vino. 90- Punti. Da sottolineare la succosità del “campione di botte” 2024 che Vi fa venir voglia di berlo con la cannuccia. GLI ALTRI – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “LORENZO” 2021, LE FILIGARE: se il naso non è propriamente “brillante”, il fatto di presentarlo con maschia decisione lo rende sicuramente d’impatto. Propone amaricanti vegetalità di nespola acerba e sfalci recenti; poi è la volta delle freschezze di mela verde croccante prima delle note scure della frutta appassita (prugne e uvetta) e della chiusura floreale e luminosa. E in bocca è ancora l’animo vegetale ad aprire le danze, supportato da tannini che non temono di entrare a gamba tesa per supportare le dolcezze acidule dei piccoli frutti rossi ancora acerbi. Chiude su amaritudini di china e caffè con un ahimè per essere troppo giovane. 89 Punti per adesso, ma ne metto in agenda assaggi futuri. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “BADIÒLA” 2021, CASTELLO DI FONTERUTOLI: tre cloni di Sangiovese, tre selezioni massali ei vigneti più alti per un vino che dispensa freschezze a piene mani. Sa di muschio e sottobosco, di abeti profumati e frutti di rovo. E poi pepe nero, cuoio… In bocca è l’archetipo dell’equilibrio, nulla fuori posto, freschezza, sapidità, tannini, tutto da manuale (fin troppo, forse) e con un lungo finale che sa anche di tavolato scricchiolante. 89- Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “L’AURA” 2023, QUERCETO DI CASTELLINA: olfatto gioioso, coinvolgente, intrigante… Con l’appeal del vero succo di frutta rivela freschezze di fragola e marasca, soffi aromatici di alloro e anice e poi un più intimistico quadro di terra disseccata, cioccolato e spezie dolci. Il sorso è di marina salinità, quasi piccante, segue pedissequamente l’olfatto accennando al pellame nel finale e ribadendo in quello la sua profonda sapidità. 89 Punti e tutta la mia simpatia. – CHIANTI CLASSICO DOCG “LAVORO” 2022, OLIVIERA: un vino che è un libro aperto sulla terra e che profuma di questa e dei suoi frutti accantonando quella spezia che spesso sembra essere quasi obbligatoria. Il sorso è la naturale continuazione dell’olfatto, succoso, rilassante, gioioso e gioviale, ispira chiacchiere e risate mentre ci si riposa dopo una lunga giornata di mani sporche. 89 Punti.   – CHIANTI CLASSICO DOCG “RETROMARCIA” 2014, COLLE BERNARDI: un vino garbato, dal naso dettagliatissimo, specchio di una annata non facile e di un’idea di tradizione nell’esporre le peculiarità del Territorio di Panzano. Non il calore e il colore della Conca d’Oro, ma la freschezza di un colle erboso, i fiori, le ciliegie, le arance… Rustico quanto la terra richiede, misterioso di anice e cannella… Il sorso è fresco e succoso, arzillo nonostante l’età. Saranno i tannini dalle mani callose, sarà quella cicatrice sapida che lascia Panzano, sarà quella dolcezza affatto celata del frutto… Un vino cosmopolita, un vino toscano. 89 Punti con forse un +. Meriterebbe certo un assaggio anche il CHIANTI CLASSICO DOCG 2021 RISERVA che all’idea dell’etichetta “base” aggiunge un tocco di gentile eleganza (che io, però, nella mia infinita cattiveria, non c’avrei messo). Lo riassaggerò, con la scusa di…volerlo riassaggiare. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “OTTANTUNO” 2021, LUIANO: un olfatto “total black” vestito di prugne e susine, liquirizia e ginepro. Poi ferro, cuoio e freschezze di lavanda e salvia. Anche l’assaggio sembra rifuggire la luce financo nei cupi tannini. Chiude rinfrescando il palato con note erbacee ma lo fa un po’ troppo bruscamente, peccato. 89 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE! Al CHIANTI CLASSICO per avermi ospitato, a tutti i Produttori che mi hanno sopportato (in particolar modo a quelli che, per esigenze di spazio, non sono stati ricambiati con le mie parole) e a Voi che avete avuto il buon cuore di leggermi fino a qui. E poi al lavoro! È stato impegnativo mettere nero su bianco questo report ma mi aspetta un lavoro altrettanto duro per raccontarvi dell’ALTRA TOSCANA. Appuntamento alla prossima settimana. Roberto Alloi VINODENTRO  
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6 Marzo, 2025

DiVINO 2025 (by Decanter Wine Academy)

IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana dell’8 e 9 Febbraio 2025 gli eleganti spazi di Villa Piccolomini a Roma hanno ospitato la terza Edizione di DiVINO, l’Evento organizzato da DECANTER WINE ACADEMY per promuovere le eccellenze enologiche italiane. Circa 100 le Aziende presenti per un numero impressionante di etichette in degustazione. Numeri importanti per un Evento che ha dimostrato una crescita costante, in questi, nelle capacità organizzative e nell’interesse del numeroso pubblico intervenuto GLI ASSAGGI Questa volta (anche questa volta) è stata una mezza “avventura” partecipare ma je l’ho fatta… Meteo inclemente e gare di nuoto hanno cercato in ogni modo di far vincere l’acqua sul vino ma…alla fine Bacco ha prevalso su poseidone! Sapevo dall’inizio che non avrei mai potuto assaggiare tutto, ho dunque deciso di affidarmi completamente al caso, saltando a piè pari le cantine conosciute per dedicarmi a quanto l’estro del momento mi suggerisse. E dai circa quaranta assaggi ho estrapolato una cattiva e personalissima “TOP ELEVEN” che Vi invito a leggere e criticare, così come Vi invito a suggerire altre etichette in cui ficcare il naso e a condividere. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “THE REBEL” 2019, LE DUE TORRI (FRIULI VENEZIA GIULIA): tra i frutti rossi maturi spicca la marasca in confettura prima che arrivino caffè, cioccolato alla menta, dolcezze di cannella e pizzicori di pepe nero. In bocca l’energica freschezza è sostenuta dalle muscolose spalle sapide e tannini fittissimi mentre quel Rotundone che al naso era solo solletico, qui diventa cazzotto. La lunga chiusura è dedicata alle balsamicità mentre l’ultima goccia sporca il bicchiere regalandoci il fascino di un animo foxy di rustica eleganza. 89- – Punti. – TREVENEZIE IGT ROSSO “THE PULSE” 2021, LE DUE TORRI (FRIULI VENEZIA GIULIA): i piccoli frutti scuri in confettura introducono un corteo balsamico di tabacco, liquirizia e cuoio in una atmosfera officinale. Sorso caldo, succoso e particolarmente dinamico. Un cuore di Tazzelenghe che batte nel corpo del refosco con lo Schioppettino ad aggiungere un tocco di floreale femminilità ad un vino divertente ma da non prendere sotto gamba. 88+ Punti. – LAZIO IGP BIANCO “AMETIS” 2022, PAPALINO (LAZIO): un Grechetto che si destreggia tra freschezze vegetali e morbidezze di frutta bianca e che si dilunga in contrasti tra mineralità e tenerezze floreali. In bocca, il legno pare togliere un po’ di verve al vitigno; niente spallate dunque ma morbide aperture di dialogo. Bello il finale dedicato alle sportellate tra le dolcezze e l’arrogante vena sapida. 87++ Punti perché quel legno… p.s. l’annata 2023 promette davvero bene! – LAZIO IGT BIANCO “JAZZ BIANCO” 2023, TERRE D’AQUESIA (LAZIO: peccato sia un po’ troppo freddo per l’atmosfera “fusion” all’interno della quale danzano il Grechetto e lo Chardonnay. Meteo e tempistiche non aiutano ma l’amaricante introduzione di erbe amare e liquirizia aiuta a entrare nel mood della festa. Danza la pesca al ritmo sincopato di una mineralità preistorica che sa di scintilla di pietra focaia e falò acceso nella grotta dei Croods. Sorso compulsivo, conviviale e chiacchierino, ritmato dalla cassa della sapidità e dal rullante della freschezza. A me due bottiglie, grazie. Da bere ascoltando GO FOR IT di BILLY COBHAM. 88/89 Punti. – ROSSO PICENO DOC “RE SCAGNANO” 2022, TENUTE POLINI (MARCHE): bello il matrimonio olfattivo tra la pienezza del frutto di rovo maturo e le scure nuances vegetali e balsamiche che raccontano tabacco, liquirizia e menta in una atmosfera appena troppo alcolica… La sottile speziatura introduce un sorso succoso e dinamico che, pur mancando di un po’ di sprint, guadagna punti nell’allungo gestito dagli stuzzicanti tannini. 87+ Punti.   – OFFIDA PECORINO DOCG “CERÌ” 2022, LE VIGNE DI CLEMENTINA FABI (MARCHE): idrocarburo o pietra focaia che sia, l’incipit olfattivo è davvero boom! Poi quella pesca di quasi Sauvignon evoluto, l’amaricante schiettezza della nocciola non ancora matura e del timo e del finocchietto selvatico, l’ampiezza salina dell’Adriatico e…quel di più di esotico maturo che non ci voleva. Sorso rigoroso, un corpo di inattesa, muscolare glicericità tagliato di netto dall’affilata freschezza e dal secondo filo di una sapidità che è al contempo marina e profondamente minerale. Chiude lungo sottolineando il sale e ricordando frutta matura e agrumi. 88 Punti. – MARCHE IGT MERLOT “CHIAVE DI VOLTA” 2021, BASTIANELLI (MARCHE): un Merlot che punta sull’eleganza contadina prima che sul frutto. E mentre non si vergogna di mostrare il suo abito di pelliccia, lascia che osserviate prugne e mirtilli prima di congedarsi con un finale balsamico-aromatico di vegetalità fatte di camomilla, finocchietto selvatico, mentuccia e macchia mediterranea. Sorso agile e dinamico, puntigliosamente sapido che in chiusura mette insieme amaritudini agrumate di quasi chinotto e mineralità. 88- Punti. – VINO BIANCO “LE CESARINE” 2020, DANIELE FAVARO (PIEMONTE): le intensità aromatiche colpiscono il naso con fendenti di zagara e felce, bergamotto e pepe bianco. Una ridda di profumi che il sorso prova a dirimere rimanendo però vittima di una sapidità spiazzante che fa schioccare la lingua e meditare sulle dolcezze. Un vino bipolare da bere per cercare di capirlo o per il semplice gusto di farlo. 89- Punti. Da segnalare anche la versione anfora che va sotto il nome di “20.20” e che aggiunge alle note del precedente ulteriore freschezza e una rusticità forse un po’ troppo abbondante. M’aveva colpito ma…ne sospendo il giudizio in attesa di poterlo riassaggiare con calma perché…perché si. – VINO ROSSO “ERTA” 2020, DANIELE FAVARO (PIEMONTE): una Barbera che sa di salita e sudore, rustica, senza vergogna, sa di prugna e more con le spine, di pepe nero e noce moscata, di camino e riposo dopo la fatica. Un sorso che strilla, acido eppure mai sopra le righe (non troppo, almeno), un appena di tannino, quel tanto che serve a invogliare ulteriormente una beva già di per sé compulsiva e un finale che sa di bosco resinoso, erbe officinali e agrume che arriccia le labbra. 88 Punti? Penso si meriti di non accostargli i 2 “minus” tecnici che l’onestà imporrebbe (e comunque mi piace un sacco). – TOSCANA IGT ROSSO “INCOGNITO” 2021, DI PIETRO (TOSCANA): l’olfatto vuole attenzione. Perché sarebbe facile lasciarsi trasportare dal Cabernet in un bosco tetro, umido e resinoso per cogliere quei funghi ben evidenti tra le foglie secche. Ma il Merlot vuole dire la sua, con piccoli frutti carnosi e sotto spirito che stondano senza travisare. A chiosa piccantezze speziate, un oriente di curcuma, amaritudini di liquirizia e freschezze di tabacco e lavanda. Entra in bocca potente eppure senza peso, ribaltando l’olfatto, mettendo il frutto sul piedistallo della sostanza, soggiogandoci con il mistero dei tannini e lasciando alle durezze minerali il lungo finale. L’etichetta della serata per il vino della serata. Per colpa di un extra di lacca che non ci voleva 90 Punti sono troppi, diciamo 90-. – CORTONA DOC SYRAH 2021, COLLE ACACIA (TOSCANA): al naso, semplice ma affatto banale, presenta l’interessante matrimonio tra mirtilli e lamponi e l’erba del prato falciata di fresco. E il sorso è veloce e scorrevole, niente sovrastrutture, i tannini che servono e niente di più. Bella la chiusura, una corsa nei campi col vestito della festa ma le sneakers ai piedi. 88- Punti. E QUINDI? Beh, adesso è il momento dei ringraziamenti, a DECANTER WINE ACADEMY per avermi ospitato ancora una volta, a tutti i Produttori che hanno sopportato con pazienza infinita le mie dissertazioni enoiche e a tutti quelli di Voi che avranno avuto il buon cuore di leggermi fino a queste ultime righe. Ed è poi il momento, dopo aver messo in agenda una Edizione 2026 che immagino sarà ancora più bella, di rimboccarmi le maniche per una primavera del vino che si preannuncia quantomeno “impegnativa”. Ne leggerete delle belle! Roberto Alloi VINODENTRO  
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27 Febbraio, 2025

GoWINE presenta: VINI DI PUGLIA

IL COSA E IL DOVE Il 2025 di GOWINE inizia dal Sud, da quel “tacco” dello stivale italico che nel singolare di Puglia cela la pluralità delle “Puglie” di quando andavo a scuola. Un Territorio di molti territori che l’instancabile organizzatore ha raccolto negli spazi dell’Hotel PALATINO di Roma. Nuova location per la solita vocazione di raccontare l’ampiezza del mondo vitivinicolo “a misura d’assaggio”.     GLI ASSAGGI L’ho accennato anche sopra e l’ho scritto più volte: gli appuntamenti organizzati da GOWINE hanno dimensioni ormai sconosciute nel caleidoscopico mondo degli Eventi enoici romani. Un numero giusto di Aziende, la faccia dei Produttori, la passione, la curiosità…l’essenziale e niente di più. Comunque, era per me una serata complicata; poco tempo e vini per i quali, di norma, non “impazzisco”. E proprio per quest’ultima cosa era il caso (passatemi il gioco di parole) che non mancassi. Circa trenta gli assaggi dai quali ho estrapolato un “quasi podio” di due vini (SOLODUEVINI) e una “TOP ELEVEN” di etichette cui mi piacerebbe prestaste attenzione. Come sempre il tutto è discutibilissimo ma, proprio per questo, Vi invito ancora una volta ad assaggiare, criticare, suggerire e…CONDIVIDERE. QUELLI CHE NOVANTA – MURGIA IGP NERO DI TROIA “DANDY” 2023, MAZZONE: un rosato “old style” già dal colore, affatto ammiccante, violaceo, che al naso racconta di sottili dolcezze di fragola e ciliegia rinfrescate da una intensa brezza eucaliptica; segue un bel mazzetto di erbe aromatiche e un intrigante contrasto di rose eleganti e sincera rusticità. In bocca mostra muscoli ben definiti e una intensa sapidità rinforzata da tannini in sfrontata evidenza. Chiude, esattamente come l’olfatto atteggiandosi a “dandy” ma orgoglioso del proprio animo contadino. 90- Punti ma, forse, di più. – MURGIA IGP PASSITO “COLLEZIONE JAZZISTI” 2015, MAZZONE: interiorità di pesche sciroppate e mele macerate affiancano profondi sentimenti agrumi canditi. Ma alla quiete della frutta segue una tempesta di marina sapidità e turbini di mallo di noce spingono inesorabilmente il calice verso la nostra bocca rivelando un assaggio travolgente, glicerico, strutturato… Un abbraccio traviante sciolto solo dallo schiaffo salino della lunga chiusura. Da bere ascoltando ODDS AGAINST TOMORROW del MODERN JAZZ QUARTET (performato live al BUDOKAN nel 1981). 91 i Punti di un vino che va ben oltre i punteggi. GLI ALTRI – PUGLIA IGP NERO DI TROIA BIO “NEOLITICO” 2021, TERRE DI MARIA: al naso, mentre mantiene la fresca sostanza del piccolo frutto selvatico, lascia che ci caliamo in una scura atmosfera boschiva e balsamica prima di concederci gentilezze di gerani e chiudere su intensità pepose e minerali. In bocca mostra subito calore, viva freschezza e un fitto tessuto tannico prima di lasciare campo aperto alle more (spine comprese) e ad una decisa ematicità condita, nel finale da interessanti note vegetali di quasi tralcio. 88- – Punti.   – PUGLIA IGP SUSUMANIELLO BIO “NEOLITICO” 2023, TERRE DI MARIA: frutti rossi e fragranti sposano spezie pepose mentre la lama di ferro di una spada fende l’aria carica di liquirizia. Morbido l’ingresso in bocca cui segue un sorso vivace e succoso con i tannini giusti per gestire il calore glicerico e un finale dedicato alle ciliegie “spiritose”. 87+ Punti.   – PUGLIA IGP PRIMITIVO BIO “TORRECLAVA” 2022, TERRE DI MARIA: inizialmente fiori poi la raccolta tardiva lascia libera la frutta rossa prende il sopravvento, seguono spezie scure di pepe e chiodi di garofano, una bella presa di tabacco, mineralità e graffi vegetali. Sorso agile nonostante la mole e un colletto di frutto maturo un po’ troppo inamidato. E mentre quei monelli dei tannini si impegnano a renderlo più interessante arriva una chiusura fatta di peposità e un ché di prugna secca. 87- perché si. – PUGLIA IGP NERO DI TROIA “LINGUE DI TERRA” 2018, BORGO TURRITO: al naso mostra con eleganza e senza supponenza il proprio ricco corredo di mirtilli e ciliegie mature in una atmosfera di orientale speziatura fatta di note di chiodi di garofano e cannella prima di lasciare campo libero, in chiusura, a graffi di terra bagnata e soffi marini e balsamici. Assaggio di grande sostanza, godurioso e reso ancor più piacevole dai domati tannini. Forse (ma FORSE) l’avrei aspettato più lungo nella sua chiusura minerale. 88 Punti. – PUGLIA IGP MOSCATO PASSITO “SÈTALE” 2021, BORGO TURRITO: sarebbe bannale fermarsi all’albicocca disidratata e alla frutta secca sotto miele. Ben più interessanti sono le note resinose, quel filo di fumo che sale dritto, la carezza della lavanda. In bocca le evidenti dolcezze sono pareggiate da freschezza e sapidità davvero stuzzicanti e il finale, regno degli agrumi canditi, stupisce con una sapidità quasi piccante che…me ne dai un altro goccio?! 88 Punti con, forse, un +. – SALENTO IGP NEGROAMARO VALLE DELL’ASSO “PIROMÀFO” 2019, CANTINA FIORENTINO: propone subito un olfatto scuro fatto di duro cuoio, dolcezze di tabacco e schiaffi di liquirizia, cacao e caffè. Poi, dopo essersi brevemente disteso sui toni della piccola frutta rossa in confettura prende nuovamente vigore chiudendo con ricordi rugginosi e balsamici. Sorso fresco, circolare e di adeguato equilibrio fresco sapido. Non il mio vino ma, indiscutibilmente notevole. 88++ Punti. Merita una nota (e forse qualcosa in più” il “campione di vasca” del Negroamaro rosato “GALATEA” che manca ancora di sprint ma che, sotto i piccoli frutti compiti ed educati, profuma di lavoro e fatica, non nasconde una nota come di pane raffermo e sorprende con un finale invidiabile fatto di frutta e sale. A sentimento gli darei 88 Punti ma non sarebbe corretto giudicarlo adesso.     – PUGLIA IGP SUSUMANIELLO “VERSOSUD” 2022, I PASTINI: si presenta fumoso e cinerino prima di sciorinare la lunga pletora di frutta rossa sotto spirito e lasciarsi infine andare alle stuzzicanti note di spezie scure e alle folate balsamiche e di macchia mediterranea. Il sorso è birbante e tenuto vivo dal bel contrasto tra la piccante sapidità, lo stuzzicante tannino e i ritorni di dolcezza fruttata. 87.5 Punti.   – SALENTO IGT CHARDONNAY “TERESAMANARA” 2023, CANTELE: Chardonnay, che altro?! Giallo di pesche e frutta tropicale ahimè in eccesso, ravvivato da sottili peposità e tenuto poi insieme da un caldo abbraccio che sa di burro e pasticcere tostature. Inaspettatamente più verticale il sorso, deciso nei toni fresco-sapidi, e con un invidiabile allungo coerente con l’olfatto. Peccato per quei tropici un po’ troppo ostentati. 87- Punti. – SALICE SALENTINO DOC “TERESAMANARA” 2020 RISERVA, CANTELE: scuro di prugne secche e visciole, pepe nero e cacao, rustico di cuoio non trattato e screziato di vegetalità e humus. Sorso sostanzioso e avvolgente ravvivato dai tannini correttissimi e dalla vivacità dell’impronta fresco-sapida. In chiusura schioccherete la lingua e, magari, ne chiederete ancora. 87++ Punti.   – MURGIA IGP BIANCO “TROUSSE” 2023, MAZZONE: una palette di balsamicità ed erbe aromatiche che pareggiano una frutta bianca che è mele, pere e pesche. Chiude su freschezze agrumate introducendo un sorso di acuta freschezza e piccante sapidità minerale che, nel finale, sottolinea quasi chiudendo un cerchio, balsamicità mentolate e di liquirizia. Si becca 88+ Punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”.   – MURGIA IGT NERO DI TROIA “FILOTORTO” 2015, MAZZONE: esalta subito le proprie impertinenti doti balsamiche di menta e tabacco e si concede poi una breve pausa di riflessione fatta di more mature e non dimentiche dei rovi prima di distendersi in un lungo eloquio d’Oriente speziato. E ci ricorda infine di origano e alloro prima di congedarsi su sottili tostature torrefatte. In bocca calore e morbidezza affiancano stuzzicanti tannini e, mentre Vi perdete nella riproposizione dei descrittori olfattivi, si congeda da Voi con una lunga scia salina. 88- Punti. E ORA? Beh, adesso è il momento di dire GRAZIE a GOWINE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza di ascoltare i miei enodeliri e la carineria di trattarmi come uno che “beve ma non solo”. Ed è il momento di rimboccarsi le maniche perché la stagione rovente degli Eventi sta arrivando e…ci sarà un sacco di lavoro da fare Roberto Alloi VINODENTRO  
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20 Febbraio, 2025

VIGNAIOLI NATURALI A ROMA 2025

IL COSA E IL DOVE L’1 e 2 Febbraio scorsi, l’Hotel THE WESTING EXCELSIOR di Roma ha ospitato la sedicesima Edizione di VIGNAIOLI NATURALI A ROMA, Evento irrinunciabile per tutti gli amanti del bere “artigianale” organizzato da Tiziana Gallo. Circa 100 le Aziende presenti, un parterre di Produttori con cui interagire personalmente per approfondire temi come sostenibilità, biodiversità, viticoltura artigianale… Un viaggio lungo tutto lo stivale italico (e non solo) a bordo di un treno i cui vagoni si chiamano Territorio, Passione e Rispetto.. GLI ASSAGGI 100 Cantine vuol dire un numero di vini che va ben oltre il possibile ragionando in termini di panorama completo della manifestazione. Ho cercato dunque di concentrarmi sulle Regioni che meglio conosco, di rubare consigli da amici Produttori circa novità da non perdere e di seguire l’occhio e la fortuna cercando l’ammiccare di qualche etichetta tra il numeroso pubblico che affollava le ampie sale dell’Hotel. Vabbè, dai circa ottanta assaggi fatti ho estrapolato la mia solita e personalissima “TOP QUALCOSA” cui ho aggiunto dell’altro che ho ritenuto degno di essere segnalato alla Vostra attenzione. Voi, come sempre, leggete, criticate, suggerite (tanto so che non lo farete) e…CONDIVIDETE! I PEZZI DA NOVANTA – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT GEWÜRZTRAMINER 2020, GARLIDER (ALTO ADIGE): un Traminer con un Gewürz che sa dell’Oriente dei chiodi di garofano, con una profonda, austera mineralità che racconta di quando provate ad accendere un falò con la pietra focaia. Il sorso, per quanto rotondo, descrive in primis l’anima minerale del vino e lasci poi che Vi rilassiate di fronte all’ampiezza di un panorama prima di sottolineare amaritudini mai sopite. Un Gewürztraminer coraggiosamente controvento, affatto omologato, nel bene e nel male “unico”. Da bere ascoltando AGAINST THE WIND di BOB SEGER. 90 Punti, ma forse 91. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOCG PICOLIT 2023, MARCO SARA (FRIULI VENEZIA GIULIA): appena imbottigliato e ancora “con le caccole agli occhi” mostra comunque di che pasta è fatto. Abbraccia il naso con profumi di creme caramel e mela cotta e poi lo stuzzica con un ché di zenzeroso prima di lasciarsi andare ancora a toni di fico secco, scorza d’arancio candita, fiori di campo, curcuma e miele. Sorso pienissimo, un concentrato di morbidezze bilanciate dannatamente bene da freschezza e stimolante sapidità. Un vino per pensare (o per evitare di farlo). Da bere ascoltando THE LADY DON’T MIND dei TALKING HEADS. 90- – Punti. – VENEZIA GIULIA IGT “JKT” 2019, FRANCO TERPIN (FRIULI VENEZIA GIULIA): non sono un fan delle macerazioni (che spesso appiattiscono anziché elevare) ma qui siamo di fronte a un concentrato di sostanza e agilità. Il mare che c’era c’è, e mugghia! Sa di scoglio bagnato e ostrica, anzi no…sa di amarezze di noce e del miele che le conserva. Anzi no…sa di miele d’acacia e albicocca disidratata… Un racconto olfattivo che sembra un saltare di palo in frasca per la semplicità contadina con cui viene declinato, agile, privo di eccessi. Il sorso abbraccia l’olfatto e Vi lascia alzare gli occhi per distinguere il cosa. Ci ritrovate il mare salato, ci trovate l’Oriente delle spezie e una freschezza balsamica di fondo che sa di resina. 2019…ne ha di tempo davanti! Gli darei 90 punti ma…come ho non amo particolarmente i macerati quindi se ne meriterebbe almeno uno di più. – VENEZIA GIULIA IGP MALVASIA 2023, MILIČ (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso comunica sostanza di frutta gialla e la ruvida freschezza della macchia mediterranea sferzata dal vento. E poi le erbe aromatiche, quel tocco di fumo a rendere tutto più interessante e quell’appena di dolcezze pasticcere che… Il sorso è inaspettatamente caldo e cremoso, vergato a fuoco da una frutta secca tostata e caramellata che mixa amaritudini a dolcezze fino alla chiusura sapida e a quell’ultimo goccio che sporca il bicchiere aggiungendo un quid di rustica eleganza a un vino con la musica dentro. Da bere ascoltando EVIL di EMINEM. 90 Punti. – LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC “MELANO” 2023, TENUTA SAN MARCELLO (MARCHE): “Lacrima” suggerisce femminili commozioni, eleganze di rose e violette ma… Il “MELANO” 2023 è un cazzotto di origano, un manrovescio di finocchio selvatico e imprecazioni di visciola. E mentre siete a terra ci pensano le spezie a farvi scuotere la testa e rialzare prima che l’arbitro pronunci l’out decisivo. Avrete appena il tempo di pensare alla lavanda che profuma i cassetti della nonna prima di conoscere l’intensità del sorso. Un continuo rincorrersi di vegetalità di raspo orgogliosamente mostrate e succose dolcezze di acini surmaturi, una battaglia in campo aperto sotto lo sguardo attento di freschezza e tannini poco inclini alla resa. In chiusura, mentre ai rimandi olfattivi s’aggiunge la succosità dell’arancio, a Voi non resterà che il dilemma di scegliere se valutare il vino per l’aderenza al consueto o per la sua sfacciata arroganza. Da bere ascoltando THE HOLE di GLEN PHILLIPS. In tutta onestà, dovendolo giudicare “tecnicamente” gli do 86+ Punti ma un vino che trasgredisce ha bisogno di un giudizio trasgressivo e quindi gliene do 91 (a patto di riassaggiarlo dopo che avrà scontato una lunga pena detentiva in vetro). – BRAMATERRA DOC 2020, ANTONIOTTI (PIEMONTE): i piccoli frutti del bosco ombroso si fondono con grovigli di ginepro e scoppi pirici di pietra focaia; un cataclisma di sensazioni mentre Voi vi rilassate al tramonto con una presa di tabacchi nobili. Sorso di dinamica non comune, muscolare eppure agilissimo nell’ingresso in bocca, con una progressione sapida che rende irrinunciabile il secondo sorso. Forse giovane ma…chi l’ha detto che le bottiglie vanno tenute in cantina in attesa di un domani che può essere oggi? 90+ Punti. – SICILIA DOC BIANCO “GRAPPOLI DEL GRILLO” 2022 RISERVA, MARCO DE BARTOLI (SICILIA): un idrocarburo che sa di quasi vulcano introduce un lungo corteo di agrumi prima che le amaritudini di timo e salvia facciano a cazzotti con le dolcezze di pesca gialla surmatura e zafferano. Il sorso è strutturato, fresco e decisamente sapido che ripropone agrumi e balsamicità fino alla lunghissima chiusura di inattesa morbidezza. 90 Punti con un + per la simpatia.   – TERRE SICILIANE ZIBIBBO “INTEGER” 2022, MARCO DE BARTOLI (SICILIA): un olfatto inizialmente fresco e mentolato rivela presto una pesca che sa di Sauvignon evoluto e si distende poi su toni di erbe aromatiche, macchia mediterranea e sottili pepopsità in una atmosfera che sa di mare al mattino. Il sorso, di polso ma ben equilibrato, conferma e amplifica accompagnandoci a un lungo finale agrumato e salmastro. 91 Punti.   – “VECCHIO SAMPERI” PERPETUO, MARCO DE BARTOLI (SICILIA): naso complesso e suadente, fatto di amaritudini di mallo di noce e dolcezze di caramello e frutta candita, timo ed erbe officinali, miele di castagno e zafferano, caffè ed eucalipto. Un rincorrersi continuo di sensazioni che conducono a un sorso di freschezza svettante e sapidità di mare profondo, lunghissimo, “perpetuo”, che confonde e meraviglia con acuti intrigantemente dolci, mentolati e tostati. Intrigo e mistero. Da bere ascoltando TAKE IT DOWN dei FUNKY DESTINATION. 93/4 Punti.  I QUASIQUASI – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT MÜLLER TURGHAU 22, GARLIDER (ALTO ADIGE): pensato per chi pensa che il Müller Thurgau sia un po’ il Trebbiano delle Dolomiti (leggasi: “solo” Müller Thurgau). Vi trascina in un’atmosfera fumosa che più che di camino sa delle nuvolette che si sprigionano mentre cercate di accendere il fuoco con la pietra focaia. Mineralità selvaggia condita di delicatezze sostanziose di frutta gialla e intrichi di spezie. L’assaggio mostra muscoli e sostanza nonostante l’affilata lama a doppio taglio di sapidità e freschezza. Sensuale. 89 Punti ma, forse, di più. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC FRIULANO “ERBA ALTA” 2022, MARCO SARA (FRIULI VENEZIA GIULIA): avete presente i Tocai di quando ero piccolo io? Quelli di vendemmia tardiva (o quasi) e grado alcolico boom?! Beh, qui il grado alcolico e “onesto” e quella parte di uve botritizzate firma con la stilografica il profilo olfattivo di un vino che già al naso promette agili grassezze. La frutta gialla matura, il fieno al sole, una nota di pietrisco, lo zucchero filato alla festa del paese e un lungo discorso di zafferano. In bocca mostra l’ampio panorama che si coglie dai Colli Orientali, è una pacca sulla spalla di mineralità, uno schiocco di lingua di frutta dolce, la bocca che si arriccia su amaritudini di erbe aromatiche, la freschezza di un mare lontano. Certo non un Tocai da briscola e bestemmie in osteria ma…perché no? 89 Punti. – BIANCO DELLE VENEZIE IGT “ILLEGAL” 2020 (MAGNUM), FRANCO TERPIN (FRIULI VENEZIA GIULIA): un misterioso il vigneto e misteriosi i vitigni regalano un naso che dà certezze dell’Est, brusco, ruvido, un caleidoscopio di fiori di campo e frutta gialla che lascia si stagli nitida solo la pesca pur non nascondendo il finocchietto. L’ingresso in bocca è un fendente di scimitarra saracena, un agguato di durezze, una combutta di acidità, profondità minerale e tannino graffiante sventato da un finale di insperate, morbide dolcezze in lento dissolversi nell’estrema persistenza. Un vino “contro”, che scardina certezze ed emoziona di dubbi. Un vino per sorprendere chi vive di strade segnate. Da bere ascoltando “NESSUNA CERTEZZA” di TIROMANCINO. 89 Punti, assolutamente. – LAZIO BIANCO IGT “CLETO” 2021, EMILIANO FINI (LAZIO): un Grechetto che strizza l’occhio al Riesling con quella cortina di fumo e pietra focaia che avvolge la frutta secca, le erbe amare e quelle aromatiche, la vegetale nespola e la dolce pera. In bocca è voluttuose morbidezze condite di peccaminosa sapidità in progressione irrinunciabile fino alla lunga chiusura fatta di frutta dolce macerata e sottese amaritudini di frutta secca. Da bere ascoltando ORION dei METALLICA (chi sa capirà il perché). 89/+ Punti perché ho paura di dargliene 90. – SALENTO IGP BIANCO “KAIRÒS” 2023, DE QUARTO (PUGLIA): l’olfatto è una ruvida carezza di dolcezze che descrivono frutta macerata, albicocche mature, miele e camomilla cui danno una bella spinta note green di foglia d’agrume e nespola. Fresco e di piccante sapidità gioca con la frutta candita e Vi schiaffeggia con amaritudini di mandorla chiudendo con una scudisciata di iodio che sa tanto di mare in burrasca. Da bere ascoltando THE RIGHT TIME di RAY CHARLES. 89 Punti. – TOSCANA IGT BIANCO RIESLING “MASSIMO” 2021, TERRE DI GIOTTO (TOSCANA): la Mosella deve aver soffiato fin qui parte delle sue nebbie aggiungendo all’atmosfera una sana dose di bischerità toscana raccontando di terra bagnata che sporca le mani. La vena minerale rende uno scherzo i contributi olfattivi di una frutta altrimenti un pochino troppo esotica e lascia che l’attenzione si sposti sulle più nostrane mele e albicocche e sulle erbe aromatiche mentre il sorso diventa impellente. E in bocca è grintoso, verticalmente fresco, profondamente minerale, lapideo come le cave che a Gattaia ormai ha inghiottito la foresta. Da bere ascoltando STONE degli ALICE IN CHAINS. 89 Punti.  GLI ALTRI – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022, CASACHIARA (ABRUZZO): inizialmente chiuso e scuro, poi scuro e basta. Di visciole, more, grafite, vagamente cacao, ferroso di temporale… In bocca s’accende invece la luce della freschezza che rende dinamico l’assaggio comunque materico. Chiude sapido, iodato e balsamico lasciandoci con un “mannaggia” per quella punta di acidità di troppo. 86+ Punti. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “BERNI” 2022, CASACHIARA (ABRUZZO): ribes e more ben maturi, visciole in confettura, spezie dolci e macchia mediterranea caratterizzano l’olfatto. In bocca è muscoloso e muscolare, caldo, morbido, tannico quanto serve, accantona le note vegetali, punta tutto su un frutto forse un po’ troppo ammiccante e gode di un finale lodevole. 88- – Punti. Da segnalare anche due “coraggiose” interpretazioni di Trebbiano: il rifermentato “ALURUVÈ”, davvero piacevole e beverino nonostante, forse, non per tutti a causa di quei tannini decisamente “green” e il COLLI APRUTINI IGT TREBBIANO 2022 che mostra come il sentiero degli “zerosolfiti” sia accidentato e pieno di insidie. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022, GIANLUCA SALCE (ABRUZZO): al naso è intrico di piccoli frutti e inciampi di liquirizia, gentilezze di viole di campo e rusticità di carruba in una atmosfera intrisa di sana aderenza green al vitigno e soffusa balsamicità. Freschezza verticale e tannini affatto domi tengono vivo il sorso accompagnandoVi verso il finale segnato da amaritudini succose di agrume chinotto e da una leggerissima nota foxy che si apprezza nell’ultima goccia che sporca il calice. Un Montepulciano che fa capire le potenzialità del Territorio di Casauria. 87+ Punti. – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT SYLVANER 2021, GARLIDER (ALTO ADIGE): dalle nebbie fumé emergono toni vegetali di erba medica, finocchietto selvatico, eucaliptiche balsamicità e mela verde prima di un ulteriore scoppio di pietre rotolanti che chiude l’olfatto e introduce il sorso. In bocca le grassezze tentano invano di frenare l’appuntita sapidità minerale che lascia spazio solo all’ampia chiusura agrumata e delicatamente ammandorlata. 88+ Punti.   – FRIULI COLLI ORIENTAI DOC BIANCO “MONTE DELLA GUARDIA” 2021, MARCO SARA (FRIULI VENEZIA GIULIA): godeteVi il Friuli che può regalarVi il Tocai con una generosa iniezione di Verduzzo. Pugno di ferro e mano di velluto. Ruvida carezza e caldo abbraccio. Un vino di contrasti che diventano concordia e racconto. Un naso ampio di pesca gialla matura cui il legno aggiunge ulteriori dolcezze prima che arrivino le bucce d’agrume e i fiori bianchi. L’assaggio stringe la mano ai Tocai di quando ero piccolo, sottolineando forse un tantino troppo l’alcol. Il legno beh…si sente ma non invade; e ci pensa poi il finale a risollevare le sorti di una battaglia per l’equilibrio che sembrava persa: invitante, sapido come il mare che era e graffiato di ritorni di mandorla pralinata. Nel complesso un po’ troppo “borgognone” ma… 88- – Punti, così c’ho la scusa per doverlo riassaggiare. – DELLE VENEZIE IGT SAUVIGNON 2019, FRANCO TERPIN (FRIULI VENEZIA GIULIA): mi viene da ridere se penso che sto per scrivere “troppo giovane, TROPPO”! Eppure è così, lo conferma quella nota di pietra sbattuta che proprio focaia non è ma non vede l’ora di diventarlo e che precede la carrellata di frutta gialla e candita, le noci, le mandorle, la scorza d’arancia… In bocca mostra ciccia e freschezza, tanta frutta gialla (c’è l’albicocca, un “troppo” di esotico e…manca la pesca!), complesso ma ordinato chiude lungo su piccantezze speziate. Direi NON ora e SICURAMENTE NON qui. Ad oggi 87- Punti ma… – DELLE VENEZIE IGT BIANCO CHARDONNAY 2018, FRANCO TERPIN (FRIULI VENEZIA GIULIA): se allo Chardonnay associate il concetto di “sostanza” beh, qui ne troverete da vendere e già l’occhio crede di trovarsi di fronte a un qualcosa che sa di vino dolce. Al naso è chiara la pasticceria burrosa decorata di scaglie di frutta secca tostata ma quell’idea salina…Vi tarla il cervello! Allora assaggiate ed è un continuo di sportellate tra le morbidezze gliceriche (15° non sono uno scherzo) e le unghie lunghe dei tannini. Ecco poi la “sostanza”, profonda. E poi la sorpresa: quell’allungo di agrume che sembrerebbe candito ma non lesina il succo. 88+ Punti, ma solo per avere la scusa di riassaggiarlo. – CESANESE DEL PIGLIO DOCG “PRIORE JU LATTARO” 2021, LA VISCIOLA (LAZIO): un diretto al naso! Nessuna finta: BAM! Rustico (è un complimento), di poche parole, balsamico di liquirizia, anice e cassis, fruttato di visciole (che sia un caso) vuole subito il sorso. E il sorso e come l’olfatto, dritto, nessuno sconto, ripropone senza aggiungere, non serve altro. Ci mette il tannino, quello si, materico e gustosissimo. L’allungo? Sembra non avere fine e sa d’arancia e mare (sic). 88+ – CESANESE DEL PIGLIO DOCG “PRIORE MOZZATTA” 2021 (MAGNUM), LA VISCIOLA (LAZIO): le argille bianche sembrano concentrare sostanza e profumi sottolineando l’intensità delle more mature senza dimenticare la terra umida del bosco. Il sorso è importante, fin troppo, ben sorretto dalle larghe spalle fresco-sapide che non si abbassano mai neppure nel lunghissimo finale dove sembra che il vino abbia ancora più di qualche cartuccia da sparare 88 Punti perché sono cattivo e perché me lo aspettavo meno “troppo”.   – LIZZANO DOC ROSSO NEGROAMARO SUPERIORE “TARANTULA” 2016, DE QUARTO (PUGLIA): scuro come l’inchiostro all’occhio e al naso, profuma di terra bagnata, di spezie scure (chiodi di garofano), di liquirizia, china, tabacco e grafite. In bocca si schermisce e nasconde la sostanza dietro una dinamicità fresco sapida davvero “tarantolata”. Lungo e molto coerente, chiude con una sapidità che sa di maroso. 88++ Punti (ma tenete conto che non mi piace il Negroamaro). – PRIMITIVO DI MANDURIA DOC “LUTUM” 2018, DE QUARTO (PUGLIA): il naso è una chiara dimostrazione di quanto qui la partita si giochi sulle freschezze. Sono profondi respiri balsamici, solletichi di spezia, l’amarena sotto spirito, un magari di caffè e la calma del tabacco. Fresco anche il sorso, al di là del calore comunicato, stuzzicantemente tannico e decisamente sapido s’allunga sui toni dei piccoli frutti. 88+ Punti.   – TOSCANA IGT BIANCO SAUVIGNON “GATTAIA” 2022, TERRE DI GIOTTO (TOSCANA): un “orange”  “non orange”, un Sauvignon lontano dalla pipì di gatto quanto io dalla danza classica, un Sauvignon da aspettare come se fosse un EVO, con quelle note green e amaricanti di foglia di pomodoro che crescono pian piano al naso, quella pesca che c’ha pure l’osso, quei profumi terragni, i soffi balsamici… Un assaggio dinamico che sa di fresche colline e mare salato e ripropone con rustica schiettezza i toni dell’olfatto. 88- Punti ma con idea di riassaggiarlo perché…perché si (e dovrei riassaggiare anche quel Gamay che c’aveva dentro tanta di quella pietra focaia da confonderla con una riduzione scappata di mano). – TOSCANA IGT ROSSO PINOT NERO “GATTAIA” 2021, TERRE DI GIOTTO (TOSCANA): chi si aspettava un Pinot Nero tutto piccoli frutti e fiorellini si faccia da parte! Qui ci sono spezie scure, cortecce, liquirizia, tabacco, china… Tanta sostanza e qualche piacevolezza minerale. In bocca ricalca l’olfatto e mentre il gioco di sponda tra freschezza e calore regala piacevolezze, l’intrigante scia sapida ci ricorda che nel Mugello, anche i vini amano correre. La Borgogna a casa nostra ma con più “palle”. 88+ Punti. E QUINDI? E quindi siamo arrivati al momento dei ringraziamenti, a Produttori (soprattutto uno che però non nomino per correttezza) e organizzatori. Il mondo dei vini “naturali” è in continuo divenire, fatto di crescita comune e qualche posizione arroccata su errori di un tempo. In merito ho opinioni e nessuna convenzione, sono felice quando incontro la meraviglia mi pongo domande in diverse altre occasioni. Come sempre sto in finestra, osservo, approfondisco, imparo… Tuttapposto quindi! Beh, proprio tutto no, perché ci sono volte in cui scrivere delle emozioni provate è più difficile di altre. Senza peli sulla lingua rivelo una verità davanti agli occhi di tutti: chiunque organizzi un Evento, vuole trarne il massimo vantaggio economico (GIUSTISSIMISSIMO) e chiede al mondo intero di pubblicizzarlo. Allo stesso tempo, però, ci sono figure che, più o meno nell’ombra, per passione o per mestiere, di quell’Evento dicono (o dovrebbero dire). Ma la pubblicità VA retribuita e se non lo si vuole fare si dovrebbe almeno essere disposti a fare “pari e patta” barattando gli introiti dell’uno con il tempo dell’altro. Personalmente ho sempre ammirato coloro i quali decidono di farsi venire il sangue cattivo per organizzare un Evento e ho sempre pensato che spettasse a Loro occuparsi della promozione dello stesso arrogandomi al contempo il diritto-dovere di relazionare “dopo” del “durante”, per rispetto di chi mette in piedi la baracca e soprattutto dei Produttori che, nella baracca, mettono i contenuti. E non parlo del mero copia-incolla dei freddi comunicati stampa ma di un “di più” che cerca di mettere sul piedistallo più alto chi il vino lo fa. Epperò il meccanismo si sta inceppando. I “giornalisti” sono tanti, troppi, DIPPIÙ! In molti semplicemente a caccia di “un bianco” o di “un rosso” a costoZZero. Va dunque fatta una selezione? Certo che si! E basterebbe verificare che chi viene accreditato faccia poi quello che dovrebbe per togliersi dai piedi chi si limita ad approfittare di un tesserino. Epperò spesso, molto spesso, SPESSISSIMO, al tempo di “chi scrive” non corrisponde il tempo di “chi legge” (neppure quello di “chi dovrebbe leggere”) ed è allora che succede quello che non dovrebbe succedere. E una porta sbarrata non fa bene a nessuno Ci vediamo il prossimo anno in una Edizione dal numero cabalistico Roberto Alloi VINODENTRO  
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13 Febbraio, 2025

EVOluzione 2025

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 27 Gennaio Simona Cognoli (OLEONAUTA) e LA PECORA NERA EDITORE hanno organizzato l’Edizione 2025 di EVOLUZIONE, manifestazione dedicata al mondo degli oli EVO giunta ormai alla sua settima Edizione. Nella nuova location del THE HIVE HOTEL di Roma, oltre 30 Aziende olearie hanno potuto incontrare operatori del settore, consumatori consapevoli e semplici curiosi per tenere alta l’attenzione sul mondo dell’oro verde delle nostre tavole. Banchi di assaggio, masterclass, convegni e dibattiti hanno riempito una giornata che è diventata ormai appuntamento fisso per una platea sempre più vasta di EVOluti. GLI ASSAGGI Come già accennato erano tante le Aziende che presentavano le eccellenze della campagna olearia 2024/2025 e certo non potevo pensare di ficcare il naso in ciascuna di esse. Dunque, spazio alle novità e all’estro del momento, cercando di saltare i nomi noti per focalizzare l’attenzione su nuove realtà o produzioni che non assaggiavo da tempo. Ed è dai circa 30 assaggi che ho poi estrapolato la mia personalissima “TOP TEN”. Dieci EVO che sottopongo alla Vostra attenzione (non che gli altri fossero da scartare ma una scelta dovevo pur farla) con la segreta speranza che poche parole possano servire a comunicare la Qualità e suscitare interesse. Come sempre leggete, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE. MONOCULTIVAR NOCELLARA MESSINESE “TERRE DI CLETA”, TENUTE QUATTRÒ (CALABRIA): si presenta al naso ricco di sensazioni boschive affatto dimentico persino dei funghi, cui seguono note di salvia, peperone, rucola, cicoria e soffi agrumati. In bocca è la faccia piccante della medaglia ad alzare la voce con il peso dell’amaro lasciato sulle spalle delle note di mallo di noce. Chiude aggiungendo all’interessantissimo quadro complessivo una intensa, marina sapidità. 88/88+ Punti. MONOCULTIVAR GHIACCIOLA “CLATERNA” BIO, PALAZZO DI VARIGNANA (EMILIA ROMAGNA): davvero interessante l’impronta olfattiva della mela verde lasciata sul palcoscenico carciofoso e ortolano non dimentico di cicoria, cardo e mandorla fresca. L’assaggio è fresco di erba e rugiada, molto coerente con i descrittori olfattivi, arricchito di intense ed immediate note amaricanti e segnato da una inarrestabile progressione di stimolanti piccantezze. Si spartisce il mio personalissimo premio “SURPRAIS” con la NOCELLARA DEL BELICE di PANTAREI. 88+/89- MONOCULTIVAR NOSTRANA DI BRISIGHELLA “VARGNANO”, PALAZZO DI VARIGNANA (EMILIA ROMAGNA): propone al naso note di erba sfalciata, carciofo, mandorla verde, basilico e un ché di mela matura. In bocca spicca l’amaro mentre il piccante è sottile e delicato e aiuta a esaltare la chiusura vegetale. 88+ Punti. Da segnalare anche la versione “di collina” che sottolinea cicoria e maturità pomodorose e che in bocca, accanto a un amaro muscoloso e alle intriganti sensazioni piccanti, lascia ben più che uno spazio a una inattesa sapidità. 88 Punti. MONOCULTIVAR ROSCIOLA “GRAND GRU LA RAMATA”, I&P (LAZIO): tra le estremamente variegate produzioni “tailor made” dell’Azienda, questa merita senz’altro una menzione. Tra sensazioni di cuore di carciofo, salvia, ravanello, foglia di pomodoro, cicoria, pinoli, mandorla verde e cardo, si affacciano occhiate floreali e di frutta bianca. Assaggio strong ed elegante, segnato una poderosa progressione piccante di cui l’amaro prende la scia per mantenere sostanzialmente in equilibrio la tenzone. Chiude su note erbacee e di frutta secca. 88+ Punti. Vi segnalo anche “FORTE E ECCELSO CUVÉE DEL FONDATORE” ottenuto blendizzando i lotti migliori delle altre produzioni. Un EVO di sicuro “acchiappo” ma un po’ troppo incravattato che evidenzia, a mio modestissimo parere, come non sempre basti mettere insieme il meglio del meglio per avere un risultato TOP. 88- – Punti. MONOCULTIVAR ITRANA “MOLÌ” BIO, MOLINO 7CENTO (LAZIO): più dimesso di quanto atteso, l’olfatto racconta erba falciata e pomodoro verde con una bella iniezione di erbe aromatiche. Molto equilibrato l’assaggio, segnato dai ritorni olfattivi e da uno spot ortolano che ricorda la lattuga fresca. 87+ Punti, lo so…sono cattivo.   EVO “IL TRATTURELLO”, PARCO DEI BUOI (MOLISE): se cercate un olio “da concorso” beh, passate oltre, ma se credete negli EVO che devono far crescere la consapevolezza nel consumatore finale valuterete il frutto del loro lavoro ben oltre lo sterile punteggio. All’olfatto è una mandorla tutt’altro che fresca a colpirVi nell’immediato tanto da distrarVi dalle freschezze di erba sfalciata e carciofo. L’assaggio è coerente ed equilibrato con le note piccanti lasciate al contributo delle spezie. Si becca il mio premio “CORAGGIO” e 85+ Punti. MONOCULTIVAR CORATINA “LA CORATINA LUX”, POZZO SERPI (PUGLIA): tra carciofo e cicoria è il finocchietto selvatico ad avere l’ultima parola in un contesto complesso che lascia apprezzare corteccia verde, melanzana, oliva e mandorla (anche tostata). In bocca il piccante risulta essere un dettaglio in confronto all’incalzante incedere di un amaro che mostra muscoli ben definiti ed affatto pompati fino alla chiusura che ripropone note balsamiche. Bella prova! 89- – Punti, ma forse sono stato un po’ cattivo. MONOCULTIVAR OGLIAROLA GARGANICA, OILIVIS (PUGLIA): propone all’olfatto mandorla prepotente, noce, rucola, melanzana, salvia e menta. In bocca è un crescendo di profonda piccantezza condito di un amaro segnato dal mallo di noce e con un finale sapido e speziato. 89- Punti.     MONOCULTIVAR PICHOLINE “FUTURA”, OILIVIS (PUGLIA): un olfatto che è una bomba di balsamicità! Salvia, alloro, addirittura pini resinosi… E poi erba sfalciata, mandorla, rucola. Assaggio coerente, verde e persistente. E io che non avevo intenzione di assaggiarlo. 89/89- Punti. MONOCULTIVAR NOCELLARA DEL BELICE “CICLOPE”, PANTAREI (SICILIA): olfatto ortolano di sorprendente lattugosità che non si dimentica di sedano e peperone e, nel finale evidenzia nocciole e mela golden. Assaggio intonato con l’olfatto che, dimentico dell’amaro (peccato) evidenzia una bellissima progressione di piccantezze. Sorprendente, si becca il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. 89+ Punti).   E QUINDI? E quindi, intanto GRAZIE a Simona Cognoli e LA PECORA NERA EDITORE per avermi ospitato anche quest’anno e a tutti i Produttori che hanno sopportato le mie chiacchiere (anche quelli che, per ragioni di spazio, non sono citati in questo articolo) e poi, mentre metto in agenda sin da ora l’Edizione 2026, mi congedo da Voi confidando nel fatto che, prima o poi, capiremo tutti l’importanza dell’EVO nella nostra dieta quotidiana Roberto Alloi VINODENTRO  
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6 Febbraio, 2025

LA SARDEGNA DI VINODABERE 2025

IL COSA E IL DOVE Nei giorni 18 e 19 Gennaio u.s. VINODABERE ha organizzato nelle sale dell’Hotel BELSTAY di Roma la terza Edizione de “LA SARDEGNA DI VINODABERE”, Evento dedicato dalla testata giornalistica diretta da Maurizio Valeriani ai vini provenienti da quell’Isola dei Quattro Mori che, dal punto di vista vitivinicolo, è più un piccolo continente che semplicemente un lembo di terra circondato dal mare.       GLI ASSAGGI 47 le aziende presenti e oltre 200 le etichette in degustazione a rappresentare le tante aree della Regione. Alghero, Anglona, Gallura, Mamoiada, Mandrolisai…tanti territori estremamente diversi tra loro e tanti vignaioli a raccontarli. Tanta roba, TROPPA per uno solo con anche poco tempo a disposizione. M’ero fatto come sempre la mia bella lista delle cose che volevo assaggiare e come sempre mi sono poi lasciato trascinare dalla Curiosità seguendo occhio, naso e fortuna. Dai circa ottanta assaggi ho poi estrapolato la mia personale “classifica” che questa volta, accanto a una risicatissima “TOP FIVE” vede un nutrito numero di vini che non posso fare a meno di consigliarVi. Etichette interessantissime, aderenti come raramente accade al Territorio e allo spirito del Produttore. Lo so, dovrete leggere qualche riga più del solito ma…ne sarà valsa la pena. Come sempre criticate, consigliate e condividete. I PEZZI DA NOVANTA – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “GHIRADA MURRUZZONE” 2019, GIUSEPPE SEDILESU: vigne di cinquant’anni lasciano che dal profondo della Sardegna s’avanzi un’armata balsamica di radice di liquirizia, china e frescosità mentolate ammantate di una ciliegia che l’alcol lascia percepire come il ripieno di un boero. Il sorso non può nascondere l’alcol ma la mole tannica distoglie l’attenzione mentre la decisa sapidità cala i propri fendenti rendendo l’assaggio quasi compulsivo. 90 Punti senza –. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “CARNEVALE” 2021 RISERVA, GIUSEPPE SEDILESU: una annata equilibrata e vigne “profonde” ottant’anni regalano un panorama olfattivo che sa di legna sul camino e spari prima ancora delle bacche scure del mirto e dei mirtilli di un sottobosco comunque scuro. Il sorso si presenta in abiti di morbidezze ma…quel tannino maschio…quella profonda sapidità… In chiusura parla di frutta ma con la testa siete ancora altrove. Sorprendente! 90/91 Punti. – ISOLA DEI NURAGHI IGT VERMENTINO “DON DIEGO” 2022, FRANCESCO FIORI: officinale di timo e finocchietto selvatico, profondamente marino e sottilmente ortolano, s’allarga su note d’agrume dolce e, forse appena smielate. Il sorso mostra una freschezza che fatica a stare a ruota di quell’imperante sapidità che, in chiusura, lascia il posto a un’inattesa pasta di mandorle. Un vino fuori schema, di spiazzante destrezza, il vino di Zorro in un mondo pieno di “sergenti Garcia”. Da bere ascoltando BANG BANG di CHER (ma cantata da CAROLINE POLACHECK nel film CATTIVISSIMO ME). 92 Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC NEPENTE DI OLIENA “S’INCONTRU” 2019, CANTINA VIGNAIOLI DI OLIENA: fresco e mediterraneo riempie il naso con i grandi cespugli di rosmarino, gli intrichi di ginepro, le note pungenti di timo e…quella sottile, rustica selvaticità. In bocca le larghe spalle fresco sapide tengono al guinzaglio l’alcol e il tannino, tanto presente quanto educato, conduce con allegria a un finale che racconta di frutta e non dimentica sottili piccantezze. Un vino che omaggia l’incontro tra Cristo e la Madonna durante una sacra rappresentazione pasquale ma che io vedo come quello tra vecchi amici celebrato con il bicchiere di vino al banco dell’osteria. 90 Punti con, forse, un –. – CANNONAU DI SARDEGNA NEPENTE DI OLIENA “VOSTÈ” 2023, IOLEI: quasi irruento nel proporre quei sui intensi, quasi empireumatici toni di timo e macchia mediterranea s’alliscia poi i baffi sfoggiando fresche eleganze di melagrana e succosità di frutti di bosco e ciliegia. Elegantissimo il sorso, di succosa freschezza e traviante il tannino, si scrolla di dosso le fatiche contadine, s’aggiusta la cravatta e Vi guarda strizzando l’occhio dietro quell’occhiale tondo che tanto acchiappa in etichetta. Bellobello! Da bere ascoltando IL MIRACOLO degli APRÉS LA CLASSE. 90/90+ Punti. I QUASIQUASI – VERNACCIA DI ORISTANO DOC “FLOR” 2020, CONTINI: ossidazione intrigante quella che introduce alle note di miele di castagno e albicocca disidratata. Segue poi un lungo corteo di frutta secca, tabacco e note salmastre avvolto da una nuvola fumé appena “sporcata” da un “troppo” di lacca. Il sorso è un abbraccio glicerico di grande freschezza e pugnace sapidità che appare, nel complesso, anche esageratamente equilibrato. Peccato. Quasi 89 Punti, QUASI. – VERNACCIA DI ORISTANO DOC 1997 RISERVA, CONTINI: un profluvio di frutta secca rinfrescata da folate mandorlate, una nube d’arancia candita che qua e là ricorda le bucce dell’agrume poste sull’economica, profondi graffi iodati, macchia mediterranea ed erbe aromatiche. Il sorso è un incontro di boxe tra il sale e il miele, 12 round con un finale segnato dall’ovazione di quella nota di rancio che fa tanto Vernaccia. 89 Punti con un bel +.   – BARBAGIA IGT GRANAZZA 2022, GIUSEPPE SEDILESU: da un’annata calda un vino che già al naso racconta di concentrazione a bomba. Gli agrumi e le spezie si azzardano a fare capolino ma il palcoscenico è tutto delle dolcezze di gelso, susina e miele di castagno punzecchiato qua e là dall’immancabile macchia mediterranea. Al sorso dilaga una sapidità quasi piccante, che sa quasi di cemento mentre la freschezza ben si allinea a quell’importante morbidezza che sconfina in ricordi di frutta matura anche candita. La chiusura vede poi un colpo di coda di freschezza che aiuta ad allungare la mano per chiedere un altro bicchiere. 89- Punti. Da segnalare, appena un gradino sotto, la versione “MACERATA SULLE BUCCE” 2021 che, a parte una sottile nota ossidativa che va intesa come “neo elegante” e non “lieve difetto”, si caratterizza per un miglior equilibrio e una maggiore profondità ma lo fa con toni vagamente affettati che sanno un po’ di…ruffiano e gli valgono 88 Punti con, forse, un +. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “GHIRADA ZI SPANU” 2022, GIUSEPPE SEDILESU: beh, se questa dobbiamo considerarla una “prova d’autore” allora… Prima vera annata di questo progetto frutto di una singola vigna giovane (6 anni) che prende il nome dal vecchio proprietario e che al naso è quasi un cazzotto di contadina eleganza, un mix di tabacco trinciato forte e pelliccia, quella sigaretta appena rollata e fumata con una spalla poggiata al palo della vigna e lo sguardo perso nel domani… Poi è tutto un intrico di ginepri e, forse, qualche delicatezza di rosa. Il sorso è irruenza tannica e freschezza di maestrale, selvaggio come l’olfatto, Vi stregherà, un incantesimo di cui Vi piacerà essere vittima.. Da bere ascoltando REBEL YELL di BILLY IDOL. 89 Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “BALLU TONDU” 2019 RISERVA, GIUSEPPE SEDILESU: olfatto ricco e persistente di prugna matura e mirto profondamente segnato da note balsamiche di liquirizia e screziato di toni erbacei e speziati che, qua e là, lasciano intravedere un ché di dolce. Sorso materico che ripropone in maniera forse un po’ troppo affettata e compressa i descrittori olfattivi prima di distendersi nel lungo finale speziato. A 90 Punti pieni non ci arriva, ma solo perché io sono cattivo.   – CANNONAU DI SARDEGNA DOC NEPENTE DI OLIENA “ZIO BI” 2021, CANTINA BISCU: scuro di prugna, mirtillo, pepe, violetta, balsamico di liquirizia quanto serve e con quel tocco di caffè che… Sorso di decisa freschezza, adeguata sapidità e tannini maschi e materici. Ha già qualche anno ma sa di cantiere aperto e di scoperte da…scoprire. 89- Punti.   – VERMENTINO DI SARDEGNA DOC “MAJGA” 2023, IOLEI: quello degli “zerosolfiti” si sa, è sentiero insidioso, e qui, appena avvicinate il naso al calice, si rischia di confondere la caratteristica con il difetto ma…noi siamo attenti ed è allora che quell’apparente, sottile “puzzetta” ci appare nella realtà dell’acciarino di un vecchio archibugio che ha appena espletato il suo compito, quella nuvola pirica che avvolge il mazzetto di erbe officinali e l’appena di frutta bianca. Il sorso accosta alla viva freschezza una profonda sapidità minerale e ci lascia ricordandoci quella frutta che aveva chiuso i descrittori olfattivi. 89 Punti. E POI…UNA SFILZA DI 88 E poi mi preme segnalare alla Vostra attenzione – VERMENTINO DI GALLURA DOCG SUPERIORE “SELENU” 2023, TENUTE GREGU: bello e complesso l’olfatto, giocato sul contrasto tra l’affatto sottesa nota erbacea e le dolcezze di miele e mela molto matura. Il sorso è leggiadro e molto rispondente all’olfatto con una progressione che, pian piano, dà ragione alla frutta e, in chiusura, sottolinea la mineralità. 88+ Punti.     – ISOLA DEI NURAGHI IGT “NIUGE ROSSO” 2022, AGRICOLA NIUGE: si presenta in un abito di more di rovo e prugne in confettura senza dimenticarsi della ciliegia. Poi sono balsamicità di eucalipto, corteccia di pino, china e rabarbaro in una atmosfera iodata che sa di mare lontano (anche se qui siamo tra i 450 e 600m/slm). Caldo e succoso mostra una evidente freschezza ben bilanciata dalla scia sapida con un allungo di frutta e ricordi balsamici. Da segnalare anche l’annata 2020, più glicerica 88/88+ – ISOLA DEI NURAGHI IGT CAGNULARI “PINTA” 2023, BINZA ‘E SU RE: propone come uno schiaffo vegetalità di sfalciata d’erba, balsamicità non dimentiche del finocchietto selvatico e, una volta presa coscienza di quanto sia “giusta” quella nota di “pelliccia” lascia che capiate che quelle che inizialmente sembravano amarene sono, più correttamente, visciole. Sorso succoso, di grande freschezza e tannini, correttissimi, che avrei preferito forse più scalpitanti, con un allungo davvero gustoso. 88 Punti.   – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “GHIRADA FITTILOGHE” 2022, FRANCESCO CADINU: dalle vigne più alte e più vecchie (730m/slm e 120 anni), un impatto olfattivo balsamicamente segnato da tabacco, liquirizia e rabarbaro con le prugne e le immancabili erbe aromatiche a contorno. Sorso caldo, avvolgente, molto equilibrato. Sa di saggezza. 88 Punti.   – ISOLA DEI NURAGHI IGT MALVASIA “NEELEA” 2023, FRANCESCO FIORI: se non mancano le dolcezze di cedro candito e ananas (ahimé) sono le note di un sottobosco fungino, quell’idea di ruggine e le sottili amaritudini erbacee a colpire. In bocca è caldo, morbido, salmastro e amaricante… Ce ne vorrebbe un altro sorso per capirci qualcosa in più. 88 Punti.   – CARIGNANO DEL SULCIS DOC “NERO MINIERA” 2022, ENRICO ESU: impenetrabile all’occhio come il carbone nel quale le viti affondano le proprie radici al naso, sporcato da un “di troppo” di alcol, si presenta in abiti altrettanto scuri raccontando di pepe, intrichi di macchia mediterranea, grafite, ruggine e…una lontana freschezza d’arancia succosa. In bocca, la grande freschezza non pareggia la sapidità e i tannini si mostrano più eleganti di quanto mi potessi aspettare mentre la chiusura, profondamente minerale, sottolinea frutti scuri e scorze d’agrume. Avrei voluto dargli di più (anche per un packaging che, come pochi, avvicina il vino alla terra e all’uomo) ma, quell’alcol. Da bere ascoltando FADE TO BLACK dei METALLICA. 88 Punti con un +. – ISOLA DEI NURAGHI IGT “KUSIDURA” S.A., SILVIO CARTA: al naso presenta un pugno di amarene mature e quella nota alcolica che si sprigiona quando date un morso a un cioccolatino boero. Poi sono note resinose e di legni nobili a colpire, un ché di frutta secca che potrebbe essere arachide e uno schiaffo marino che sa di marosi e spiagge. Sorso caldo e di polso, reso più interessante dai fitti tannini e da un finale più salato che sapido firmato ancora da quella nota di alcol che… Si becca 86+ Punti, il mio Premio “MANNAGGIA”, un arrivederci tra un po’ di vetro e Da bere ascoltando I’M SORRY di BRENDA LEE. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “’INU” 2019 RISERVA, CONTINI: l’olfatto, scuro di terra bagnata, ferro e spezie, amaricante di genziana e succoso d’arancia, è quasi un tutt’uno con l’impellenza di un sorso che si mostra da subito caldo e sostanzioso. L’equilibrio davvero mirabile e i carezzevoli tannini conducono poi a un lungo finale particolarmente sapido. 88 Punti.   E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE e a tutti i Produttori che hanno avuto l’infinita pazienza di ascoltare lodi e critiche e la gentilezza di offrirmi il frutto del loro duro lavoro. Confesso che per me la Sardegna del vino è in gran parte ancora “giungla misteriosa” e, se da una parte questi Eventi contribuiscono a colmare parte delle mie lacune, dall’altra sono fonte di duro lavoro per i tanti temi che in futuro mi toccherà approfondire. Mi rimbocco dunque le maniche e metto sin d’ora in agenda una Edizione 2026 che mi aspetto essere ancora più ricca e interessante Roberto Alloi VINODENTRO  
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30 Gennaio, 2025

FLOS OLEI 2024 (il ritorno)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 15 Dicembre, le eleganti sale dell’Hotel EXCELSIOR di Roma hanno ospitato l’attesissimo ritorno di FLOS OLEI nella Capitale. Evento imperdibile per gli EVOluti amanti dell’oro verde delle nostre tavole         GLI ASSAGGI Se pensare di assaggiare tutto quanto proposto negli Eventi dedicati al vino è pura utopia, quando si tratta di EVO beh…lo spazio di manovra si riduce ancor più drasticamente e bisogna scegliere con attenzione su cosa posare gli occhi per degustare con attenzione quanto possibile, pena il ritrovarsi con il palato “azzerato” e ancora tanto da voler provare. Il mio programma è stato dunque quello di non fare nessun programma. Pochi e mirati assaggi delle Aziende che ben conosco (per farmi un’idea di quello che è stata la campagna olearia 2024/2025), niente fuori dall’Italia (mi è dispiaciuto ma, non assaggiando oli “stranieri” da un po’ di tempo, ho preferito rimandare fino a quando non avrò riordinato le idee riguardo le produzioni d’oltre confine) e…attenzione per il nuovo. Alla fine, una quarantina di assaggi (in vero non pochi) da cui ho tratto una mia personalissima “TOP QUALCOSA” della quale avrete ormai imparato a prendere con le molle i punteggi (laddove li vogliate confrontare con quelli della guida) ma che spero possa essere di stimolo alla Vostra Curiosità e che possa indirizzare i Vostri prossimi consumi. Ergo: leggete, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE! CHIAVALON (CROAZIA) – “ORGANIC”: al naso mostra di avere il piede pesante sul pedale delle balsamicità mentolate e di non temere l’affondo della mela, gestendone la progressione a suon di basilico e pomodoro. Decisamente amaro, in bocca non dimentica i toni del sedano rapa e, mentre lascia che il piccante pareggi le amaritudini, rinfresca a suon di lattuga. (90/91 Punti).   – “ATILIO”: Bianchera e Carbonazza per un cesto colmo di carciofi e cicoria in una nuvola di menta, timo e rosmarino. Poco lo spazio lasciato alla mandorla e ai pinoli, un accenno alla mela In bocca è una inarrestabile armata di polifenoli! Fatto per palati allenati all’amaro e al piccante intriga con note di pimento e rosmarino lasciandoci con la voglia di provarlo con un cioccolato seriamente FONDENTE. 93/94 Punti. Sempre sugli scudi quell’”EX ALBIS” (89 Punti) che mi ha fatto conoscere l’Azienda di Tedi e Sandi(quest’anno forse un po’ meno “boom” rispetto ad altre volte) e decisamente figo quel “ROMANO” dedicato al padre e a quelli che preferiscono EVO più “distesi” (91 Punti).         AGRICOLA FORCELLA (ABRUZZO) – MONOCULTIVAR LECCIO DEL CORNO: il pomodoro maturo incornicia toni amaricanti di cicoria, carciofo e salvia mentre la mandorla se ne sta in finestra. Assaggio che mostra grande equilibrio nei toni di amaro e piccante chiudendo su note intense di nocciola. 86 Punti. Un po’ sotto tono la monocultivar di INTOSSO che, nonostante l’impegno profuso in campo e in frantoio, sembra aver risentito particolarmente dell’annata complicata e, forse, di una raccolta un po’ sfuggita di mano. Si becca 84 Punti e il mio premio “PECCATO”. Una nota di merito per l’attenta produzione di pasta che mi prometto di testare nuovamente non appena ne avrò la possibilità (l’Abruzzo mi sta pian piano adottando) TRAPPETO DI CAPRAFICO (ABRUZZO) – MONOCULTIVAR INTOSSO: verde di pomodoro e lattuga lascia che ci metta lo zampino anche la mela Granny Smith senza dimenticarsi di erbe aromatiche e sfrucugli di ravanello. Coerente ed elegante l’assaggio con un invidiabile e intenso equilibrio di amaro e piccante. C’è solo un qualcosa che…boh, magari mi sbaglio, ma c’è quell’idea di banana… Gran bell’EVO! 88/88+ Punti. – MONOCULTIVAR CROGNALEGNO “CROGNALE”: tra carciofo e cicoria si fanno strada il finocchio e il ravanello ma sono i toni delle erbe aromatiche (salvia e rosmarino) e quelli balsamici della menta a sorprendere di più mentre la chiusura è più ortolana e segnata dalla lattuga. In bocca vince l’amaro della noce e dell’osso di pesca mentre il piccante avanza pian piano a suon di nere peposità. 90- Punti. RABOTTINI (ABRUZZO) – MONOCULTIVAR FS 17 “PER CONDIRE”: elegantissimo il suo abito verde prato punteggiato di pomodoro e carciofo. L’assaggio lascia inizialmente perplessi ma, come una bella donna s’ammanta di mistero e…va atteso. L’amaro mostra un crescendo del tutto inaspettato, inesorabile ma mai invadente, rispettoso di quel piccante sottile che fa da sottofondo a un assaggio di rara eleganza. 88 Punti, forse con un +. TRESPALDUM (MOLISE) – MONOCULTIVAR GENTILE DI MAFALDA: alla foglia di pomodoro si affiancano l freschezze della mela verde, della menta e del basilico. Appena un accenno di spezie introduce una chiusura ortolana di sedano mentre lascia un po’ sorpresi quell’accenno bananoso che…non c’avrei messo. Ben più deciso l’assaggio che l’olfatto, ben gestito dai ritmici rintocchi di amaro e piccante che, nel finale, cedono un po’ il passo alle dolcezze di frutta. 87/87+ Punti. SCHINOSA – DI MARTINO (PUGLIA) – MONOCULTIVAR CORATINA ”LA CORATINA”: tra carciofo, sedano ed erbe di campo si fanno strada la mela matura e freschezze d’agrume mentre lo sfondo comunica melanzana. Assaggio che denota un piccante deciso e un amaro che, inizialmente in difficoltà, rialza pian piano la testa e rimette tutto in equilibrio nel lungo finale. Forse meno d’impatto rispetto a quella della scorsa campagna olearia. (87+ Punti). Merita poi una segnalazione lo l’ASPRINIO DI AVERSA DOP SPUMANTE METODO CLASSICO “PRIEZZA”di MASSERIA CAMPITO (costola enoica dell’Azienda). Una bollicina che riempie immediatamente il naso di nocciole tostate, racconta di pesche e agrumi canditi e si distende poi sui toni dell’anice (o forse è finocchietto selvatico), della salvia e della camomilla. Il sorso, morbido e cremoso, mostra ben presto le muscolose spalle fresco sapide per chiudere l’assaggio su rimandi tostati e agrumati. Si becca 87+ Punti che potevano essere anche di più se non fosse che l’allevamento a spalliera gli toglie quel quid di indeterminazione che… Comunque, un bel vino. TORRERIVERA (PUGLIA) MONOCULTIVAR UOVO DI PICCIONE: beh, l’ho assaggiato per ultimo e certo non gli ho fatto un favore ma… Nel mio essere “severo ma giusto” mi pare si meriti davvero le mie parole. Certo non l’EVO dei miei sogni, così poco “pugliese”… Delicato, mai sopra le righe, che lascia siano i fiori a rappresentare il mondo vegetale (poco l’apporto della lattuga e del pomodoro). La frutta? Pera e mela, qualcosa di esotico e…agrumi. In bocca dimostra ottima pulizia ed educazione nel proporre delicatezze d’amaro e piccante e coerenza con le complessità olfattive. 86+ Punti. FATTORIA DI FUBBIANO (TOSCANA) – EVO: inizialmente stentato, l’olfatto si rivela poi intenso ed estremamente vegetale, di sbarazzina bellezza nel suo proporre frati sfalciati, erbe di campo, cicoria e lattuga. Ben presenti anche il carciofo e la foglia di pomodoro. L’assaggio mostra con decisione il lato amaro di un EVO che lascia montare pian piano spezie e piccantezze che gestiscono il lungo finale. Davvero una bella scoperta. 87 Punti. FRANTOIO DI CROCI (TOSCANA) – TOSCANA IGP “PRIMA OLIVA”: in uno scenario pomodoroso carciofo, cicoria e freschezze di lattuga precedono il rosmarino e le folate di mentuccia. In bocca mostra un amaro dalle spalle larghe e un piccante di muscolatura tonica e affatto pompata. Elegante nei toni speziati del pepe nero chiude evidenziando la mandorla e lasciando davvero una bella impressione di sé. 88+ Punti. – EVO “RISERVA”: tolto il pomodoro risulta decisamente più vegetale all’olfatto ma cede poi un po’ il passo a causa di un assaggio deciso ma meno “sicuro di sé”, intensamente amaro ma con un piccante che sembra voler stare al passo quasi per forza. 88-/88 Punti.       E QUINDI? E quindi intanto GRAZIE a FLOS OLEI per avermi voluto ospitare e a tutti i Produttori cui ho rotto le scatole (ma anche a quelli che per diversi motivi non ho potuto “disturbare”) e poi… Poi è il momento delle belle speranze: che la gente capisca l’importanza dell’EVO, che i media se ne accorgano e ne parlino, che il numero degli Eventi dedicati all’Extravergine di Oliva cresca, che, invitati a una cena, ci si presenti con una bottiglia di Olio buono anziché con una scontatissima bottiglia di vino… Beh, al momento sono solo “belle speranze” ma…stay tuned Roberto Alloi VINODENTRO  
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