Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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21 Novembre, 2024

L'ITALIA DEL PINOT NERO by VINODABERE

IL COSA E IL DOVE Nei giorni del 27 e 28 Novembre, gli ampi spazi dell’Hotel BELSTAY di Roma hanno ospitato la prima Edizione de L’ITALIA DEL PINOT NERO, Evento organizzato da VINODABERE e dedicato a quello che in molti definiscono il “principe dei vitigni”. Una due giorni il cui successo è stato decretato dal grande successo di pubblico. Davvero tanti i winelovers e gli addetti del settore che hanno voluto e potuto compiere un viaggio entusiasmante attraverso l’intera lunghezza dello stivale italico assaggiando le interpretazioni delle quasi 40 Aziende presenti. GLI ASSAGGI 39 Aziende (presenti in gran parte personalmente) in rappresentanza di 14 Regioni. Un percorso infinito lungo gli affollati banchi di assaggio (e una masterclass cui non ho avuto la possibilità di partecipare). Io, come sempre, m’ero fatto il mio bel programmino che, come nella miglior tradizione, non sono riuscito a rispettare. Mi sono dunque lasciato guidare dall’estro, ficcando il naso laddove c’era meno folla e scoprendo un bel po’ di cose interessanti. Tra le oltre 60 etichette assaggiate ho scelto le 20 che ho ritenuto meritevoli della Vostra attenzione, un recit de dégustation in cui ho separato i Pinot Nero dai vini prodotti con altri vitigni elencandoli in base all’ordine alfabetico delle Regioni di produzione. Niente “podio” neanche stavolta. Lascio a Voi il compito di scovare quei vini cui ho assegnato i punteggi più alti (sapete benissimo che sono cattivo e quindi non provate neppure a confrontarli con quelli assegnati dalla Giuria dell’Organizzazione) e quelli che si sono meritati un brano musicale in abbinamento o qualcuno dei miei “premi speciali”. A questo punto non Vi resta che immergerVi nella lettura, assaggiare, criticare, suggerire e condividere. I PINOT NERO – TERRE DELL’AQUILA IGP ROSATO “CARATTERI ROSÉ” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): forse il vino più sorprendente della giornata, inatteso, insperato, irriverente, dispettoso…devo continuare?! Sarà forse colpa del quid di Traminer Aromatico aggiunto al Pinot Nero per fare 100 ma, se Vi foste aspettati un vino fatto di delicatezze ed eleganze affettate beh…sareste rimasti delusi. Nulla di etereo nonostante la quota degli impianti, un vino con i piedi ben piantati per terra, che sa di fatica e mani sporche, della giacca indossata la domenica quasi per vergogna di una rusticità che è carattere, quell’idea di selvatico che scoprite quando decidete che la fragola in primo piano è importante ma fino a un certo punto, quelle erbette amare, quei cespugli seccati dal sole e dall’aria rarefatta che occultano quasi i frutti di bosco. In bocca è pura roccia tagliente, mineralmente preistorico eppure, il sorso, scorre morbido tra i ricordi delle complessità olfattive, lungo e impetuoso come un torrente. Da provare, ASSOLUTAMENTE! Da bere ascoltando SINK THE PINK degli AC/DC. (90- Punti). – TERRE DELL’AQUILA IGP PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2018, CASTELSIMONI (ABRUZZO): chi si aspetta eleganza, qui troverà quella fiera di un highlander. Un olfatto diretto, carico di piccoli frutti, ricamato di pepe nero e noce moscata e, al seguito di questi, un’armata balsamica carica di tabacco scuro, bellicosa di pietra focaia, che cavalca nobilmente senza vergognarsi del selvatico montare a pelo o della terra smossa dagli zoccoli. In bocca è diretto e non fa sconti, una spada a doppio filo, freschezza da una parte tannini dall’altra e, di piatto, colpisce con una sapidità che è sberleffo e nomina a cavaliere nello stesso tempo. Un Pinot Nero medievale. Da bere ascoltando, ovviamente, BLACK DIAMOND dei KISS. (92- Punti). – SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2021 RISERVA, PLONER (ALTO ADIGE): appena penalizzati da una sottile nota di lacca, questi venti cloni orchestrano una intonatissima ouverture olfattiva di piccoli frutti alpini, cui prugne e sottili peposità fanno da controcanto mentre il ritmo è tenuto da una nota bassa di sana rusticità vestita dei più tradizionali lederhosen. Il sorso è importante ma affatto tronfio, una struttura articolata, complessa ma mai complicata che, Vi spinge a districarvi tra i ritorni fruttati per impadronirVi di quei segreti speziati che Vi prendono per mano e Vi accompagnano nel lungo finale. (89++ Punti). – SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “LIMITED EDITION” 2019, PLONER (ALTO ADIGE): tre anni dopo la 2016 PLONER decide che ci meritiamo questa 2019 e…stupisce! Il naso comunica la calma del caffè e dei pensieri che vanno a quel sottobosco dove, tra fruscii di cespugli e graffi di rovi crescono i piccoli frutti che riempiono il naso e quelle rose che adornano il vaso sul tavolo davanti a Voi. In bocca è elegante, forse fin troppo (anzi…TROPPO), voluminoso, riempie ma non sazia, scorre via come un torrente alpino lasciando voglia di bere ancora con la scusa di non aver capito bene quanto raccontato dal primo calice. Didascalico come il microappiglio che non riuscite a stringere, non fa sconti e insegna. Da bere ascoltando NO EXCUSES degli ALICE IN CHAINS. (93 Punti, di più non posso dargliene per quella sua esasperante eleganza). – COLLIO DOC PINOT NERO “DEDICA” 2018, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso rivela struttura e sostanza evidenziando senza vergogna le ombre del bosco, le spezie scure, e la rustica asprezza delle bacche di corniolo, deciso a lasciare alle delicatezze femminili dei piccoli fiori il solo ruolo di coriste. In bocca mostra il funambolico equilibrio tra un corpo di definita muscolatura, un tannino moderno e vibrante e una chiusura sottilmente amaricante. Davvero un bel Pinot Noir, vibrante e coraggioso. Da bere ascoltando TAKE IT DOWN dei FUNKY DESTINATION. (90+ Punti). – COLLIO DOC PINOT NERO 2019, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): rispetto al precedente è decisamente più freak e, pur tenendo fede al bon ton, azzarda acuti balsamici e di frutto croccante. Distrae facilmente e ci vuole una incrollabile forza di volontà per dargli un punto in meno nonostante mi piaccia molto più dell’altro. Crescerà. (88 Punti).   – MARCHE IGT PINOT NERO “PICCOLE PRODUZIONI” 2023, COPPACCHIOLI TATTINI (MARCHE): già il naso racconta di “troppa gioventù” con i piccoli frutti e i fiorellini di campo a cercare di celare freschezze erbacee vivaci e sbarazzine. In bocca, poi, propone un sorso ricco di freschezze agrumate (forse TROPPO fresche) e una chiusura piacevolmente speziata. In cerca di un equilibrio ancora davvero precario, anche se si becca “solo” 85+ Punti mi piace un sacco!   – MARCHE IGT “TENUTE QUARTA” 2021, FATTORIA MANCINI (MARCHE): da una singola vigna un “Blanc de Pinot Noir” che, a primo naso, promette di atteggiarsi a grassezze da Chardonnay ma poi Vi frega ed esprime marina leggiadria di erbe aromatiche e macchia mediterranea lasciando alla frutta bianca il compito di aggiungere un po’ di ciccia a quella salsedine che rende palpabile il frangersi delle onde. Il sorso ha la potenza dei marosi e la calma della risacca, fresco, lungo come l’onda da cavalcare, ridendo, con la tavola. Un vino per i giovani leoni. Da bere ascoltando SURFIN’ USA dei BEACH BOYS. (87/87+ Punti). – COLLI PESARESI DOC “FOCARA” 2021, FATTORIA MANCINI (MARCHE): marino e dinamico quanto il “TENUTE QUARTA”, sembra voler rinunciare alle grassezze per un qualcosa di più intimista con quell’idea di quiete e riposo che comunica la cenere del camino. Sfrucugli speziati ravvivano poi l’atmosfera lasciando un po’ di spazio alla danza dei piccoli frutti, delle erbe aromatiche, del cassis e del mugghiare del mare lontano. Il sorso è fresco, di muscolatura tonica, mai seduto, vibrante, mantenuto vivo da una trama tannica elegante ma sbarazzina e maschia come un tartan scozzese e con un finale davvero ben ritmato. (88+/89- Punti). – PIEMONTE DOC PINOT NERO “BRICCO DEL FALCO” 2019, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): beh, il naso è un bel tomo! Tante le pagine da sfogliare, capitoli di spezie dolci (con i chiodi di garofano scritti in neretto), lunghi paragrafi dedicati ai singoli, piccoli frutti di un bosco alle cui freschezze si accosta quella di una menta che apre le narici e libera i polmoni. In bocca è fresco e sono i tannini in giacca e cravatta a guidare le danze, in evidenza ben più di quella succosa, dolce fruttosità che rischia di rendere troppo “ammiccante” un sorso di gustosa eleganza ed equilibrio appenaappena instabile. Chiude lunghissimo, ferroso e saporito. Da bere ascoltando THE FALCON di PAT METHENY e LYLE MAYS. (Gli do 90 Punti abbonandogli quel “meno” che si sarebbe meritato per aver strizzato troppo l’occhio al pubblico femminile; 90 Punti pieni, in modo da farVi capire che non sono poi così cattivo). – PIEMONTE DOC PINOT NERO “1500” 2017, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): “MILLECCINQUE” come le bottiglie di questo Pinot Nero prodotte con quel Metodo Vinooxygen inventato dall’enologo dell’Azienda per eliminare l’incontrollabile azione del’ossigeno durante i travasi. Un Pinot Nero che certo non si avvantaggia del fatto di essere stato appena aperto (ahimè) ma che dall’iniziale ritrosia tira fuori dal cilindro, con sabaudo aplomb, un vasto repertorio di eleganti vegetalità e l’allegria del piccolo frutto il tutto addizionato di una buona iniezione di balsamicità. In bocca la fresca dinamica del sorso si scontra con la sostanza regalatagli da un’annata certo NON fresca. Il risultato è un equilibrio funambolico che aumenta l’interesse per un vino “integralista ma beat”. (Gli do 87 Punti ma anche il mio personalissimo premio “GHIVMIFAIV”). – PIEMONTE DOC PINOT NERO “FRA” 2016, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): al naso si propone appena sgarbato ma nel breve se ne scusa e, con riverenza, sacrifica la spezia sull’altare di un frutto che, seppure in massima parte piccolo, rosso e maturo, non dimentica la freschezza dell’arancia e chiude sottilmente balsamico. Il sorso è agile quanto supposto ma, quando meno Ve lo aspettate, vira su morbidose grassezze di cioccolato per riprendersi poi in un allungo finale vibrante e saporito. Mi viene da pensare ad una bottiglia non proprio felicissima mentre gli ammollo quegli 88 Punti che avrei pensato arrivassero a 90. – PIEMONTE DOC PINOT NERO “GIOTTO” 2016, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): elegantemente speziato e di sbarazzina balsamicità coniuga la gentilezza dei piccoli fiori con la freschezza di un agrume neppure troppo latente e, senza se e senza ma, invita al sorso. In bocca non smentisce la dinamicità immaginata e, con un tocco di sabauda eleganza accorda durezze e morbidezze in un equilibrio che gli altri vini dell’Azienda non hanno mostrato nella propria completezza. Chiude lungo lasciando ricordi. (88/88+ Punti). – PINOT NOIR “SOUNDS OF SILENCE” 2022, OAK VALLEY ENGIN (SUD AFRICA): inizialmente si percepisce una sottile riduzione che però scompare nel breve lasciando spazio a un tappeto rosso di ciliegie, mirtilli e una sorta di dolcezza ortolana che pare quasi rapa rossa (senza offendere). Le rose sono siepe di contorno e le sottili freschezze di arancia e malagrana s’accostano alla sottile speziatura chiudendo il cerchio dei descrittori olfattivi e introducendo un sorso leggiadro e vivace. I frutti rossi conducono le danze ma è l’erba di quel giardino circondato dalle siepi di rose a strizzarVi l’occhio ben più della succosa presenza del pompelmo. Il fondo del calice è invece più intimista e traghetta i vostri pensieri raccontando la calma di una tazza di tè davanti al camino. Un vino di silente eleganza. Da bere ascoltando…indovinatelo Voi di SIMON & GARFUNKEL. (92/93 Punti) – SPUMANTE METODO CLASSICO “TRE”, OPIFICIO DEL PINOT NERO MARCO BUVOLI (VENETO): “TRE” per dodici= 36 mesi sui lieviti. Poi barrique e tonneau secondo il Metodo Solera ci regalano una bolla con delle bollicine che, finalmente, non si stancano subito di fare il loro lavoro. Poi il naso…complesso, sicuramente agrumato ma dannatamente orientale, con quel suo profilo speziato che, al miele, associa curry, zafferano, noce moscata. In fine arriva la frutta secca, quella della pasticceria, mandorle e nocciole tostate e pralinate che affiancano l’agrume candito e si danno di gomito con un’idea boschiva che non dimentica i funghi. In bocca è estremamente coerente, cremoso, di muscolosa sapidità e freschezza adeguata con un finale lungo e piacevolmente agrumato. (88/89 Punti). GLI ALTRI – TERRE DELL’AQUILA IGT RIESLING RENANO “LUPA BIANCA” 2017, CASTELSIMONI (ABRUZZO): se la 2021 era “immaginazione al potere” questa 2017 (annata complessa e complicata) è la conferma che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Il naso percepisce i fumi di un vino che si è messo in moto, un idrocarburo che sa di Raccordo Anulare più che dell’aria leggera delle alte quote ma, soprattutto, sa di acciarino e di archibugio, uno sparo che colpisce pompelmo (rosa, in verità), la croccantezza della mela Granny Smith e una frutta tropicale che non solo non avrei gradito ma che sembra inaspettatamente matura. Di appenninica freschezza mostra il pugno di una calcarea, sapida mineralità, potente e aggraziato al contempo s’allunga in un finale che suscita ricordi e prepara alla pugna di un secondo bicchiere. Gran vino ma…aspetterei ancora. Da bere ascoltando HUNGRY LIKE THE WOLF dei DURAN DURAN. (88+/89- Punti). – TERRE DELL’AQUILA SAUVIGNON BLANC “PURE IO” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): i gatti sono scappati e quello che resta sono i pendii, spogli, cespugliosi, bruciati dal sole che guardano il fondovalle dal loro ripido punto di vista. Spunta qualche fiore qua e là, bianco di camomilla, sambuco e foglia di pomodoro sono sfumati colpi di pennello e la frutta è gialla e matura ma…forse un po’ troppo esotica, dimentica di quella pesca che però…immagino possa essere nel futuro evolutivo. Il sorso segue l’olfatto accostandosi più all’eleganza dei cugini friulani che alla ripida freschezza di quelli altoatesini ma…orgogliosamente abruzzese. Peccato berlo oggi che è ancora “in fasce”. Da bere ascoltando NOW I’M HERE dei QUEEN. (89 Punti). – SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2022, PLONER (ALTO ADIGE): troppo freddo, lo catechizzo con le mani quasi in preghiera sul bevante del calice e…ecco che, timidotimido, s’affaccia un ché di sambuco, apripista di una sottile scia vegetale che comprende foglia di pomodoro, erbe aromatiche, fiori, fieno e che conduce alla frutta, là in fondo. Una frutta fatta di agrumi poco maturi, e di una pesca, altrettanto acerba che, in divenire, propone sfracelli. In bocca è sapidissimo, quasi piccante, tagliente come le rocce dolomitiche; carico di descrittori olfattivi Vi fa roteare la lingua in cerca dei vari riconoscimenti in una sorta di gioco che Vi lascia dimentichi di misurarne il finale. Quasi un oltraggio averlo stappato ora, cercatene una bottiglia e dimenticatevelo in cantina. Da bere ascoltando PEACHES EN REGALIA di FRANK ZAPPA. (89- Punti). – COLLIO DOC FRIULANO 2023, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): al naso è un giocare ad acchiapparella tra le grasse dolcezze di mela e la freschezza dei limoni ancora da cogliere. La ricchezza delle sfumature vegetali lo fa quasi sauvignoneggiare, con quel suo fare smorfioso di mughetti e sambuco ma si capisce subito che è solo uno scherzo e che l’animo, pur nella sua modernità, è profondamente tradizionale. Il sorso riempie come i Tocai di un tempo ma la beva è assolutamente golosa e moderna, dritto e affilato conduce ad un lungo finale in cui le coerenze olfattive, tenute per mano da una mineralità presente ma mai opprimente, trovano il coraggio di sottolineare la tradizione della mandorla amara. (88/89 Punti). – COLLIO DOC PINOT BIANCO 2023, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Pinot Bianco di compita eleganza e animo minerale che mostra il proprio corredo fatto di una mela che è quasi Granny Smith e che rivaleggia con gli agrumi e sottili amaritudini. Il sorso, dritto e coerente, conferma l’eleganza dell’abito olfattivo indossando con grazia accessori fruttati e agrumati. (88 Punti).   – MARCHE IGT CHARDONNAY “ALCINESCO” 2022, COPPACCHIOLI TATTINI (MARCHE): uno Chardonnay ciccione ma brioso, quasi medievale nel menare gli iniziali fendenti di zafferano e nocciola diventa poi dama dalla lunga treccia color camomilla arricchendosi pian piano di fruttata sostanza a suon di pesche. Sorso morbido ma mai rilassato, fresco e mineralmente sapido chiude spingendo sull’acceleratore amaricante degli agrumi e delle erbe aromatiche. (88 Punti e premio SURPRAIS). E QUINDI? E quindi grazie e complimenti a VINODABERE per aver organizzato questa premiere di cui già ho messo in agenda una seconda Edizione che spero ancora più completa e partecipata e grazie anche a tutti quei Produttori che hanno voluto condividere con me non solo i loro vini ma anche le loro parole. È stata una gran bella giornata (due in realtà), una giornata in cui avrei forse preferito percepire un po’ più di curiosità da parte del pubblico verso quelle zone in cui “fa più strano” sentir parlare di Pinot Nero e magari anche un po’ di sano spirito critico in più verso quei vini sui quali non si spengono mai gli spot ma che ormai hanno perso gran parte della propria anima e vivono solo dell’entusiasmo dei divoratori di guide. Roberto Alloi VINODENTRO
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14 Novembre, 2024

I Vini dell'EMILIA ROMAGNA (by GoWine)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 24 Ottobre le sale dell’Hotel SAVOY di Roma hanno ospitato l’ennesimo evento dell’infaticabile GOWINE, dedicato questa volta ai vini dell’Emilia Romagna. Una serata che ha visto la partecipazione di una ventina di Aziende e che ha consentito agli addetti del settore e al pubblico dei winelovers romani di mettere a fuoco le produzioni di una regione vitivinicola troppo spesso dimenticata.     GLI ASSAGGI Beh, non mancavano certo le etichette e chi si aspettava solo Lambrusco sarà rimasto deluso. Il Sangiovese ho potuto mostrare il proprio carattere e l’Albana è riuscita a stupire anche con interpretazioni che esulavano da quella passita. Dunque, tra bolle e vini fermi, sorprese e spunti di approfondimento non sono mancati. Di seguito trovate una “TOP TEN” suddivisa per Aziende, all’interno della quale dovrete andarVi a cercare i vini con la musica e i vini che la musica non se la sono meritata, i punteggi buoni e i punteggi meno buoni… Tutto rigorosamente personale e suscettibile, mi auguro, delle Vostre critiche. Leggete, assaggiate, condividete e…siate curiosi, SEMPRE! TORRE FORNELLO SPUMANTE METODO CLASSICO “OLUBRA” BRUT 2016 (Sbocc. 03.24): da un’Azienda che è in Emilia Romagna ma “quasi” in Piemonte, “quasi” in Liguria, “quasi” in Lombardia, un vino fatto con un Marsanne che è sicuramente francese ma “quasi” autoctono. Arrivato al seguito delle truppe napoleoniche, ha seguito l’imperatore fino al suo esilio toscano e qui, assieme a un saldo di Malvasia di Candia Aromatica raccolta precocemente solo per dare un po’ di spalla acida al risultato finale, finisce in bottiglia per scontare la propria pena di 80 mesi sui lieviti. Il naso propone un grandangolare panorama marino fatto di scogli, muscoli e bisso che cerca di zittire i toni acuti di una frutta secca che scandisce nocciole e arachidi tostate. Frutta e fiori bianchi sono un dettaglio trascurabile e il sorso, che s’approccia con fascino cremoso, diventa ben presto una lama dritta e affilata, di potente sapidità e freschezza appena in affanno. Certamente un vino da assaggiare, non fosse altro che per la sua assoluta unicità (Enrico Sgorbati è l’unico al mondo a produrlo). (87+ Punti). SPUMANTE METODO CLASSICO “ILBERTÈ” PAS DOSÉ 2010 (Sbocc. 07.22): 132 mesi sui lieviti, un lungo esilio per questo Pinot Nero che al naso rivela già il proprio animo cremoso ma… Sembra vergognarsene e allora sciorina una lunga lista di sottili vegetalità, balsamico mentolate, aromatiche di salvia, appena “green” di raspo prima di dedicarsi alla pasticceria tostata e chiudere su mineralità quasi piccanti. In bocca è morbido abbraccio e verticale, tagliente freschezza che incita l’urgenza della sete e pareggia una sapidità che fa schioccare la lingua. Forse (ma “FORSE”) un appena più corto di quanto mi sarei aspettato ma… (89- Punti). COLLI PIACENTINI DOC MALVASIA “DONNA LUIGIA” 2021: tutta Malvasia di Candia Aromatica ma… Da tre vigneti (uno di 97 anni e uno attaccato dalla Botrytis) e 4 vinificazioni differenti. Il naso è un ossimoro dolce/salato, fruttato/vegetale, racconta cenere spenta e cipria, menta, anice, frutta tropicale matura e…un qualcosa che sarà ma che già accenna all’idrocarburo. Sorso strutturato e ciccione ma di grande dinamicità, dell’olfatto sottolinea la frutta ma, in chiusura, pone l’accento su un agrume che è quasi arancia e s’allunga su aromatiche balsamicità. Strizza l’occhio e fa fare pazzie, dolce come un bacio, graffiante come un’avventura. Un vino che credevate donna ma si rivela femmina. Un vino per fare pensieri impuri. Da bere ascoltando L.A. WOMAN dei DOORS. (90/90+ Punti). COLLI PIACENTINI DOC MALVASIA “UNA” ORANGE WINE 2020: un vino “dimenticato” in vigna e in cantina, un vino che vuole pazienza. Quella di aspettare l’aggressione della Botrytis, e quella di pazientare ben 13 mesi perché la fermentazione si compia. Il naso è un’ampia tavolozza di dolcezze: il tiglio, l’albicocca disidratata, un tocco di cera d’api e “LO” ZAFFERANO! Ed è la sorpresa di un’animo vegetale, quasi muschiato, sottilmente erbaceo, certamente balsamico. Il sorso è un morbido abbraccio dalle unghie sapide, fresco quasi quanto servirebbe per renderlo equilibrato e con un finale in aromatica progressione. Se V’aspettavate un “Sauternes de noartri” rimarrete delusi, se sapete meravigliarVi di fronte all’inaspettato lo amerete. Da bere ascoltando ONE dei METALLICA. (89/89+ Punti). GUTTURNIO DOC “DIACONO GERARDO 1028” 2016 RISERVA: prugne e ciliegie mature e in confettura precedono spezie e note scure e boschive di humus e resine in una atmosfera intrisa di mineralità mentre laggiù, nel fondo del bicchiere, dietro sottili balsamicità e tostature, s’acquatta un quid di sana rusticità che quasi unisce il medioevo dei cavalieri a quello dei contadini. Sorso sostanzioso che, appena sbilanciato sul piano delle morbidezze, fa leva sui tannini per mantenere il precario equilibrio. Certo non un vino per tutti i giorni ma… (88- Punti) NERO DEL BUFALO RAVENNA IGT ROSSO “NERO DEL BUFALO” 2023: Merlot con saldo di Cabernet e Ancellotta per un naso di romagnolo, rutto rose rosse e ciliegie croccanti ma… Con un bel “ma” di sottobosco e note balsamiche di tabacco e ginepro, vegetali di sambuco e…un tocco “pellicciosamente” rustico a unire il tutto. Il sorso? Sostanzioso ma scorrevole, dinamicizzato dalla freschezza e da quei tannini da balera che coinvolgono, traviano, portano sulla via di un “dopo vino” che sa di peccato e nessun pentimento. Si meriterebbe più degli 87 Punti che gli do, e basta che assaggiate la 2012 (cui per cattiveria ho assegnato solo 88 Punti perché mi è sembrato indeciso se prendere la strada dell’eleganza o mantenere il punto e rimanere orgogliosamente contadino) per capire le potenzialità di un vino che va preso per le corna. Da bere ascoltando FOR WHAT IT’S WORTH dei BUFFALO SPRINGFIELD. FONDO SAN GIUSEPPE RAVENNA IGT ROSSO “COLLANIMA” 2022: Albana Nera (con un saldo di Centesimino) che ce la mette tutta per staccarsi da terra ma, per fortuna, non ce la fa. Niente di aulico dunque, non l’amarena ma la visciola, la liquirizia che è radice e non girella, propone succosità d’arancia, graffi speziati, pellame, noce, fungo, dura mineralità pietrosa, pagine di libro e pensieri. Sorso che riempie e sazia ma senza inutili opulenze, scorrevole, fresco, sicuramente sapido e con tannini dalle gambe ben ferme a favorire la persistenza e spingerci a fare la faccia rossa per chiederne un altro bicchiere. Da bere ascoltando SOUL OF HIRE di ELVIS COSTELLO. (Si becca 88 Punti e il mio premio “SURPRAIS”). LA TOSA COLLI PIACENTINI DOC “SORRISO DI CIELO” 2023: sotto un cielo azzurro seguite il rincorrersi di nuvole nelle quali la vostra fantasia immagina di vedere fiori d’acacia e mughetti, pesche e susine, cirri d’agrume… Profumato, non “profumoso”. Sorso fresco, allegro, piacevolmente bilanciato e che, nel finale, Vi porge con un sorriso un bel mazzo di fiori. (87+ Punti)   TRE MONTI ROMAGNA DOC SANGIOVESE “SERRA” “CLASSE ’33” 2021: un Sangiovese senza sconti e affatto scontato. Forse avrei preferito le visciole alle amarene e alle ciliegie ma quel lungo corteo di erbe aromatiche mi fa dimenticare questo dettaglio e poi…quel mazzolin di fiori fatto di rose e violette esprime troppa gentilezza perché mi possa arrabbiare. Il sorso coinvolgente, semplice ma non “facile” “33”, la metà del mio “66”, e proprio per questo dovrò berne il doppio. (88 Punti) ALBANA DOCG SECCO “VITALBA” 2022: un caleidoscopio di profumi si prende gioco del naso irretendolo con i tropici per poi riderne e tornare con i piedi per terra raccontando pesca e agrumi (ma disidratati). E quando pensavate di aver finito…l’affondo della frutta secca, delle erbe aromatiche e quell’atmosfera quasi marina che è sorpresa finale. In bocca è un caldo e morbido abbraccio dato da chi ha spalle fresco-sapide larghe e muscolose. Tanta freschezza, sapidità salina a bilancio e poi il lungo fluire dei ricordi olfattivi di frutta gialla, fresca e matura in un finale che…prima o poi finirà (a patto che non finisca prima la bottiglia). Da bere ascoltando NEBOLOUS DAWN dei TANGERINE DREAM. (89+ Punti). E QUINDI? E quindi è il momento di ringraziare GOWINE per avermi ospitato ancora una volta e tutti i produttori che hanno avuto la bontà di sopportare le mie chiacchiere ma… È anche il momento di fare una considerazione: manca la Curiosità! Si, perché a questa interessante degustazione c’erano davvero pochi appassionati, a dimostrazione che solo i grandi nomi sembrano meritare l’attenzione del pubblico. Per fortuna, il mondo del vino va oltre le cantine più blasonate e il numero di piccole Aziende che, con tanta fatica si impegnano a comunicare Territorio e Qualità è in continua crescita. Tante piccole realtà che però hanno bisogno dell’attenzione e della Curiosità di tutti, della stampa, degli addetti del settore e dei semplici winelovers. Ricordate: se non imparerete a essere curiosi non imparerete Roberto Alloi VINODENTRO  
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7 Novembre, 2024

TOSCANA IGT (by Gambero Rosso), ma non solo...

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Ottobre, GAMBERO ROSSO e il CONSORZIO VINO TOSCANA hanno organizzato, negli spazi della GAMBERO ROSSO ACADEMY di Roma, una bellissima masterclass per scoprire i tesori vinicoli di “un’altra” Toscana, quella che con l’acronimo IGT mette in bottiglia Qualità senza compromessi.         LA MASTERCLASS 23 i grandi vini presentati da Marco Sabellico (Gambero Rosso) e Stefano Campatelli (Direttore del Consorzio Vino Toscana). 23 Vini per raccontare i diversi territori di una delle più importanti regioni vinicole d’Italia e le diverse tipologie consentite dai 97 vitigni autorizzati. Una storia che inizia con un “vino da tavola” targato “SASSICAIA” 1968, prosegue con la lunga serie dei “SUPERTUSCANS” e con l’istituzione nel 1992 dell’IGT, attraversa un oggi di indiscussi successi, abbraccia oltre 1500 Aziende (dai “grandi nomi” ai piccoli artigiani) e guarda al futuro senza soggezione alcuna nei confronti delle altre Denominazioni regionali più blasonate. Nel mio personalissimo report NON troverete alcuna classifica stilata ma solo i vini elencati in rigoroso ordine cronologico. Certo ci saranno i consueti punteggi che non vedrete l’ora di criticare, ci saranno vini “raccontati” e vini “taciuti”, vini “con la musica” e vini muti… Vabbè, detto così pare complicato ma…leggete, assaggiate, criticate e condividete (è più facile farlo che dirlo). GLI ASSAGGI 1- TOSCANA IGT BIANCO “QUATTRO CHIACCHIERE A OLTREPOGGIO” 2022, COLOGNOLE: (87+ Punti). 2- TOSCANA IGT ROSSO “ACCIAIOLO” 2020, CASTELLO DI ALBOLA: (84 Punti). 3- TOSCANA IGT ROSSO CABERNET SAUVIGNON “FARNITO” 2019, CARPINETO: tra i piccoli frutti di bosco, la frutta che spicca è la ciliegia di cui è ripieno il boero e, mentre Vi rilassate con una bella presa di tabacco, non potete non far caso al sottobosco intricato e appena umido, ai cespugli di rosmarino e a quella sottile rusticità che evita di renderlo troppo aulico. Sorso sicuramente morbido ed elegante, dinamicizzato da una triade freschezza-sapidità-tannini che batte il tempo lasciando che stia sempre sul pezzo. Chiude su amaritudini che fanno schioccare la lingua e pensare se chiedere ancora da bere. (88 Punti). 4- TOSCANA IGT ROSSO “OLMAIA” 2018, TENUTA COL D’ORCIA: (86 Punti). 5- TOSCANA IGT ROSSO “ARCANUM” 2019, TENUTA DI ARCENO: tutto Cabernet Franc per un naso verticale e freschissimo che spazia dal green della foglia di peperone al nero della pietra focaia e delle olive passando per sacralità d’incenso e note ben più profane di mare lontano. Il sorso ha potenza da vendere e il controllo necessario per gestirla, compone e scompone spigoli e rotondità a suon di morbidezze di vago cioccolato e tannini educatissimi ma affatto silenziosi. Chiude lungo tra ricordi balsamici e di piccoli frutti peccando appena di quella sapidità che l’olfatto aveva fatto presagire. Un vino maledettamente esplicito, altro che “arcano”! Un vino per i pazzi e per le pazzie. Da bere ascoltando MISTERIOUS TRAVELLER dei WEATHER REPORT. (Gli do 91 Punti ma…non doveva farmi quello scherzo riguardo la sapidità). 6- TOSCANA IGT ROSSO “VAS” 2019, VILLA A SESTA: (84+ Punti). 7- TOSCANA IGT ROSSO “GUARDIAVIGNA” 2019, PODERE FORTE: dalla “valle dell’oro” (quella delle messi calde al sole) un Cabernet Franc di grande freschezza, che racconta di boschi resinosi e piccoli frutti (magari un po’ troppo maturi), di succosa melagrana, di un oriente speziato e di pietrisco bagnato. Sorso coinvolgente, che associa morbidezza glicerica a tagliente mineralità per mezzo di tannini “davverodavvero” e chiude sottolineando china e liquirizia. Un vino che ha tutto al posto giusto, forse troppo. (88 Punti). 8- TOSCANA IGT ROSSO “AURITEA”, 2018, TENUTE LUNELLI TENUTA PODERNUOVO: un Cabernet Franc scuro come l’etichetta, che con grande dinamismo sciorina ricordi di piccoli frutti neri, bacche, tè, china… Apre i polmoni con ventate marine e freschezze d’eucalipto per chiudere poi con un bell’allungo speziato senza dimenticarsi di un rustico tocco di fattoria che lo mantiene con i piedi per terra. Sorso grintoso, esuberante, fresco, tannico quanto serve ed educato quanto deve, glicerico quel tanto che serve a smussare gli spigoli del vitigno. Un vino di polso. Da bere ascoltando LOCOMOTIVE BREATH dei JETHRO TULL. (90 Punti sarebbero troppi, quindi gliene do 89). 9- TOSCANA IGT ROSSO “FSM” 2019, CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO: (86 Punti). 10- TOSCANA IGT ROSSO “ORENO” 2022, TENUTA SETTE PONTI: (84- Punti). 11- TOSCANA IGT ROSSO “PRIMA PIETRA” 2021, TENUTA PRIMA PIETRA: (86 Punti). 12- TOSCANA IGT ROSSO “GHIAIE DELLA FURBA” 2020: TENUTA DI CAPEZZANA: (87- Punti). 13- TOSCANA IGT ROSSO “MONTETI” 2019, TENUTA MONTETI: 55 parti di Petit Verdot, 25 di Cabernet Sauvignon e 20 di Cabernet Franc che vanno d’amore e d’accordo e propongono un naso forse meno tirrenico di quanto mi sarei aspettato. E, se spiccano le dolcezze della cannella e dei piccoli frutti, le freschezze boschive di felci e muschi ben pareggiano il conto lasciando che la chiusura sia compito di neanche troppo sottili balsamicità mentolate e relax di tabacco. Sorso dinamico, sostanzioso ma mai eccessivo, tenuto vivo dai fitti tannini e che s’allunga nella continua memoria dei piccoli frutti. Un vino che lascia immaginare ampi spazi. Da bere ascoltando ROMEO AND JULIET dei DIRE STRAITS. (88+/89- Punti). 14- TOSCANA IGT ROSSO CILIEGIOLO “BANDITACCIA” 2023, LE ROGAIE: un Ciliegiolo che va ben oltre la ciliegia. Se non fosse perché della Maremma ha dentro anche i butteri, su quel cavallo che lascia immaginare lanciato al galoppo ci starebbe bene un cavaliere medievale. Cappa e spada, sudore e ferro, riverente e guascone placa dopo poco la propria irruenza procedendo al piccolo trotto tra macchia mediterranea e foglie secca ammucchiate da un’intensa brezza di marina sapidità che lascia dimentichi dei piccoli frutti. Chiude lasciando memoria di un sottile sgarbo acetico che il sorso, succoso e birbante cancella nell’immediato lasciando libera la mano di allungarsi per chiedere un secondo bicchiere di freschezze e solleticanti tannini. Se volessi trovargli un difetto direi che è troppo GGiovane, me è dal suo essere scapestrato che questo vino trae forza, quindi… Da bere ascoltando WILD HORSES dei ROLLING STONES. (92 Punti) 15- TOSCANA IGT ROSSO “IL PODERONE” 2021, TERRE DELL’ETRURIA: (87/88 Punti). 16- TOSCANA IGT ROSSO “IL LEGATO” 2020, CINCINELLI: Mammolo in purezza che all’occhio sembra si vergoni a mostrarsi, con quel suo colorito “timidotimido” che non può non farmi pensare ai sette nani e alle loro lunghe giornate in miniera. Il naso è invece brillantissimo nell’esposizione dei piccoli frutti rossi, di quelle sottili vegetalità boschive di cassis, della dolce speziatura orientale, delle note balsamiche di tè… Sorso birbante, discolo, scorrevolissimo e, seppur fresco, decisamente saporito e lungo giusto quanto serve a versarsene un altro bicchiere. Un vino “differente”, e vuol dire tanto! Da bere ascoltando JOU’RE LOVE’S A CRIME dei WHT.RBBT.OBJ. (88+ Punti). 17- TOSCANA IGT ROSSO “GIRAMONTE” 2021, MARCHESI FRESCOBALDI: (85- Punti) 18- TOSCANA IGT ROSSO “CONCERTO DI FONTERUTOLI” 2021, CASTELLO DI FONTERUTOLI: Sangiovese con un 20% di Cabernet Sauvignon a saldo che mixa con grande sapienza le amaritudini delle erbe aromatiche con la dolcezza delle spezie lasciando che passi quasi inosservata quella frutta rossa matura che anche le freschezze balsamiche, la china e la liquirizia contribuiscono a zittire. Sorso ben più rotondo di quanto lasciato presagire dall’olfatto, di grande equilibrio, reso vieppiù scorrevole dall’arazzo dei tannini e da una diffusa mineralità che allunga il ricordo e fa ricordare. Gran bel vino. (89 Punti, ma con un -). 19- TOSCANA IGT ROSSO “MODUS” 2020, RUFFINO: (Quasi 83 Punti). 20- TOSCANA IGT ROSSO “BALIFICO” 2020, CASTELLO DI VOLPAIA: (86 Punti). 21- TOSCANA IGT ROSSO “ISACCO” 2020, TENUTA MATTERAIA: per metà Merlot e per il resto Teroldego (sic.), regala al naso aromi concentrati di piccoli frutti selvatici maturi ma soprattutto intriso di un fitto sottobosco cespuglioso e fungino, pimpante nel proporre macchia mediterranea e balsamicità di alloro e menta con il fondo del calice che porta in dote un po’ di sana rusticità. Sorso dinamico, avvolgente nel suo fitto tessuto tannico, di fruttata freschezza e lungo nel proporre il ritmato continuum dei rimandi olfattivi. A parte la storia aziendale, il Teroldego lo rende molto poco “toscano” ma, forse proprio per questo, siamo di fronte a un vino con un’anima. Da bere ascoltando WE ARE ALL MADE OF STARS di MOBY. (89 con forse un + Punti). 22- TOSCANA IGT ROSSO “BADESCO” 2019, BONACCHI: (86+ Punti). 23- TOSCANA IGT ROSSO “SOLENGO” 2019, ARGIANO: per metà Cabernet Sauvignon, il resto lo lascia al Petit Verdot (25%), al Merlot (20%) e a quel Sangiovese cui spetta il compito di chiudere a 100. Naso elegantissimo che, tra rose e viole, lascia che spicchino l’amarena e il tabacco e un ché di resinoso rinfreschi l’atmosfera. In bocca è potente ma evidenzia un deciso spirito minerale che rende il sorso mai faticoso, anzi. Chiude lungo su freschezze e ricordi boschivi. Forse un po’ troppo incravattato per i miei gusti ma…davvero un bel vino. (88+/89- Punti). E PER QUELLI CHE, INVECE…TREVINITRE dal CHIANTI CLASSICO DAY Trevinitre tra i tanti assaggiati all’Evento organizzato dal Consorzio Chianti Classico all’Hotel Rome Cavalieri. Tre vini che vale la pena ascoltare.         CHIANTI CLASSICO DOCG 2022, POMONA: una superanteprima appena imbottigliata e con un vestito nuovonuovo davvero figo. Un vino da due vigneti è perfetto per sposare l’adagio “l’unione fa la forza”. Un vino che lo avvicini al naso e vorresti subito bere (NON “assaggiare” e ancor meno “degustare”). Fresco di arancia, rustico di marasca e cuoio, pensieroso come un vecchio libro da cui soffiar via la polvere, ruvido come il cemento, scuro di liquirizia, appena dolce per colpa (o merito) delle spezie. Sorso impellente e godurioso, dritto, semplice, privo di inutili sovrastrutture. Tannino e potenza, perfetto con pane e salame, disegnato per le tavole importanti. Naturale? No, ARTIGIANALE. Da bere ascoltando DOG EAT DOG degli AC/DC. (89 Punti ma…dategli un po’ di vetro e diventano 91). CHIANTI CLASSICO DOCG “IL PARGOLO” 2022, PODERE LA VILLA: non so dove si trovi il vigneto ma so per certo che nel bicchiere c’è un bosco intero che, insieme alla ferrosa mineralità, rende cupa e intrigante l’atmosfera mentre la frutta, boschiva e di rovo anch’essa s’accompagna per mano a balsamicità di china e sospirati riposi di tabacco. In bocca vorrebbe atteggiarsi a fruttato e morbidoso ma ben presto la lama, sguainata e tagliente, della freschezza Vi fa cambiare idea e, in singolar tenzone con lo spiccato ma educato scudo tannico, s’allea a un ché di arancia rossa per rendere il sorso scorrevolissimo e di grande piacevolezza. Peccato per uno sgarbo d’alcol che graffia il naso ma… Da bere ascoltando 99 LUFTBALLOONS di NENA. (87 Punti perché sono cattivo ma, dando tempo al vetro, potrebbero essere 88). CHIANTI CLASSICO DOCG 2022, PODERE TERRENO ALLA VIA DELLA VOLPAIA: PODERE TERRENO…un nome che lascia viaggiare la fantasia… Certo il fratello maggiore (2021 RISERVA) è un gran bel Chianti ma è qui, nei vini con i piedi per terra, che si gioca la partita più interessante. L’olfatto è dritto e tagliente, fresco come l’aria di Radda, metallico come l’atmosfera prima del temporale. Ci racconta di prati di erba medica sfalciati di fresco, la menta, le bacche scure del bosco, una frutta piccola e croccante che avrei preferito fosse visciola ma è ciliegia e amarena (ma anche arancia)… In bocca è teso e affilato, i tannini sono piacevolmente ruvidi come il cemento che li ha custoditi per un anno (ma già si capisce quale ne sarà l’evoluzione), il sottofondo è sanguinolento e, mentre Vi dissetate di freschezza e sapidità, il finale Vi ricorda quanto percepito al naso. Da bere ascoltando TAKE ME TO CHURCH di HOZIER. (Si becca 90+ Punti e il mio premio SURPRAIS). E QUINDI? E quindi grazie innanzitutto agli organizzatori di questi due importanti Eventi per avermi ospitato e a tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, a Francesco Vignali che mi ha cortesemente fornito le foto relative alla masterclass (altrimenti impossibili da scattare) e poi… Poi c’è da fare qualche considerazione su una Toscana che, come già mi era sembrato nel corso dell’anteprima fiorentina cui avevo partecipato, dice di volersi differenziare da quella “solita” del Chianti ma spesso dimostra di non avere ancora le ali per volare in alto verso una propria identità. Sull’altro versante, quello del Chianti Classico, qualcosa sembra muoversi e alcune nuove realtà provano a emergere con risultati, in alcuni casi, già molto interessanti. Nel complesso, quello che mi lascia ancora perplesso è il pubblico, che continua a dimostrare poca Curiosità verso il nuovo e affolla con noia i banchi dei soliti nomi. Un’altra Toscana c’è, ma ci vuole coraggio da parte di tutti perché possa emergere Roberto Alloi VINODENTRO  
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31 Ottobre, 2024

VINI D'ITALIA 2025 by GAMBERO ROSSO

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 13 Ottobre, GAMBERO ROSSO ha presentato al pubblico romano la 38° Edizione della GUIDA VINI D’ITALIA. Un Evento attesissimo soprattutto per la degustazione, seguita alla conferenza stampa, di tutti i vini premiati con i prestigiosi TRE BICCHIERI. 498 le etichette premiate (183 quelle “verdi”, 43 sotto i 15€ e 52 quelle nuove), frutto dell’assaggio di oltre 40000 delle quali 24962 (provenienti da 2605 Cantine) finite in Guida. Da segnalare inoltre la riconferma dei vini provenienti dalla BRDA slovena (alias il Collio d’oltre confine) e, novità di quest’anno, 50 “vini rari” (quelli da meno di 3000 bottiglie) segnalati a prescindere dal punteggio. Un lavoro davvero impegnativo per un risultato che fotografa con grande precisione un’Italia del vino accomunata da desiderio di Identità, Rispetto, Visione, Costanza e Coraggio. GLI ASSAGGI Beh, questo è uno di quegli Eventi in cui non si sa davvero cosa assaggiare e da dove partire. Personalmente m’ero fatto una precisa road map ed ero animato da intenzioni bellicose ma il Palazzo delle Esposizioni di Roma si è rivelato essere ancora una volta non proprio adatto a ospitare un Evento di tale portata. Quell’unico piano con qualche sala davvero troppo piccola (come quella che ospitava i “vini rari”) s’è trasformato ben presto in una bolgia infernale e in un continuo chiedere permesso per schivare le lunghe file che, come da copione, si formavano ai tavoli dei vini più “famosi” (o “famigerati”?). Ho dovuto allora armarmi della più sana improvvisazione e fare il possibile dedicandomi alle regioni che conosco meglio (ma saltando a piè pari un Abruzzo che visiterò a breve e che avrò dunque occasione di assaggiare con la dovuta calma e, quasi del tutto, un Lazio che (non unico in verità) sembra reggersi sulle gambe delle Aziende storiche proponendo poche novità (ma in merito si potrebbe aprire un discorso lungo e complesso). Il pomeriggio è dunque vissuto di un’occhiata qua e là in cerca di un’etichetta che mi ispirasse, dell’accorgermi troppo tardi di aver completamente dimenticato qualcosa in cui avrei voluto ficcare il naso, di alcune cose emozionanti, di diversi vini che…anche no e della presa di coscienza che forse è vero quello che dicono di me: sono troppo cattivo. Comunque, di seguito troverete le parole che ho voluto dedicare a 17 vini che, tra gli oltre cinquanta assaggiati, ho creduto meritassero anche la Vostra attenzione (altri 9 ve li nomino soltanto e Vi invito ad assaggiarli senza alcuna indicazione), leggete, assaggiate, criticate, suggerite, condividete ma, soprattutto, siate Curiosi, SEMPRE! I PEZZI DA 90 SÜSTIROL ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “SÀCALIS” 2021 RISERVA, TENUTA ANSITZ WALDGRIES (ALTO ADIGE): il naso è una sommessa, pirica detonazione di elegantissime vegetalità. Peperone, sambuco, un pizzico di foglia di pomodoro, cassis. E poi una pesca bianca che sa già di evoluzione ma se ne sta in finestra ad aspettare sviluppi futuri osservando il lento incedere di sottili idrocarburi. Sorso di suadente morbidezza e grande equilibrio, che evidenzia la sostanza della frutta ma sottolinea la propria appartenenza a un Territorio a colpi di minerale sapidità. Da bere ascoltando LIKE A STONE degli AUDIOSLAVE. (90+ Punti). AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG “MAI DIRE MAI” 2016, PASQUA (VENETO): il naso è uno scuro palcoscenico sul quale le olive nere candite sono protagoniste. Ma è la “chorus line” (quella del film di Attenborough) a riempire la locandina. Ci danzano il cioccolato fondente degli after eight, il tabacco della nonna, la liquirizia, un sottobosco di funghi e un erbaceo amaricante di quasi cicoria. Il sorso sono 16.5° di abbraccioso calore e unghie di piccante sapidità conficcate nella carne. Un Amarone di disarmante modernità in grado di lasciare a bocca aperta anche quelli che, come me, non amano questo vino. Destabilizzante. Da bere ascoltando, manco a dirlo, MAI DIRE MAI (LA LOCURA) di WILLIE PEYOTE. (93 Punti). COLLIO DOC FRIULANO “KAJ” 2012 RISERVA, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): l’olfatto è una spirale che non s’avvolge mai perfettamente su sé stessa partendo da un inizio di camomilla per scostarvisi poi di poco raccontando di tigli. Poi è la bacca di vaniglia, coerentissima, a introdurre un esotico di frutta e un soffio resinoso e di quasi canfora che è balsamico sprint e non nota stonata prima di lasciarci alle prese con la freschezza della lavanda. In bocca riempie con glicerica sostanza e sottolinea sulle gengive la rustica eleganza di un tannino che ci tiene a sottolineare la propria concretezza nonostante un ritorno rotondo di frutta nel lungo, profondo finale. Un vino infinito, come il PI Greco. Da bere ascoltando INFINITE di EMINEM. (91+ Punti). FRIULI ISONZO DOC BIANCO “FLOR DI UIS” 2022, VIE DI ROMANS (FRIULI VENEZIA GIULIA): s’approccia al naso tra smancerie di tiglio e schiaffi vegetali lasciandoVi concentrare sulla netta sensazione di frutta bianca matura appena rinfrescata dal giusto quid di agrume prima che il fondo del calice riveli mineralità di pietra bagnata e un Oriente di resine e chiodi di garofano. Il sorso ricalca l’olfatto senza alcuna incertezza e, mentre sottolinea le gliceriche morbidezze della frutta, non fa sconti alle freschezze menando vergate fresco sapide a destra e a manca prima di chiudere, con misurata eleganza, sottolineando il contrasto tra la dura mineralità conclamata e il dolce abbraccio della frutta. Da bere ascoltando BAKERMAN dei LAID BACK. (93 Punti). BRDA CHARDONNAY “OPOKA JORDANO CRU” 2021, DOMAINE MARIAN SIMČIČ (BRDA-SLOVENIA): da un singolo Cru della parte slovena dell’Azienda uno Chardonnay che strizza l’occhio alla Borgogna con tutto il piglio dei vini d’oltreconfine. Burroso? Certamente, come i biscotti al burro della Bretagna. Dolce come la buccia di una mela renetta ben matura e fresco come l’erba limoncella Vi apre i polmoni con profondi soffi mentolati e vi fa schioccare la lingua con una sapidità di mare fossile che Vi fa visualizzare anche i marosi che furono. Il sorso è viva presenza, un continuo susseguirsi di picchi salati, piccanti, verdi e amaricanti come la menta e la salvia fresche su uno sfondo sostanzioso di pesca matura. Un vino dimenticare in cantina, un vino indimenticabile. Da bere ascoltando DON’T YOU (FORGET ABOUT ME) dei SIMPLE MINDS. (93/94 Punti). ROMAGNA DOC SANGIOVESE DI PREDAPPIO “GODENZA” 2022, NOELIA RICCI (EMILIA ROMAGNA): il bianco e nero lascia posto al colore solo in etichetta, perché il naso è il naso scuro di susine, di bacche, di liquirizia… Ombroso di sottobosco s’illumina poi del rosso dei piccoli frutti e dei fiori prima di aprirsi alle freschezze balsamiche e introdurre un sorso ben più solare dell’olfatto, morbido come l’abbraccio dell’amata, caldo come quello dell’amante, fresco come la corrente tra due finestre, sapido come la vita. Da bere ascoltando IL SALE DELLA TERRA di LIGABUE. (91 Punti). CORTONA DOC SYRAH “SERINE” 2020, STEFANO AMERIGHI (TOSCANA): immagino si chiami così dal più antico clone di Syrah ma, al di là dell’etimo a noi interessa l’emozione e qui…beh, è grande. Un profluvio di fiori dalle romantiche rose a quelli semplici che colorano i campi. Qualche freschezza di gelsomino, il verde tagliente del papavero… Poi un soffio di tè, i graffi delle erbe aromatiche, il giusto di sottobosco, un po’ di pepe, il freddo del ferro e della pietra umida, un appena di fumé e quanto serve di frutto scuro. Il sorso è succoso e slanciato, i tannini mostrano eleganza senza supponenza, si fa strada un tratto d’arancia sanguinella ad accompagnare la viva sapidità e l’allungo se lo giocano a pari e dispari il pepe in grani e gli aghi di pino. Da bere ascoltando LA CASA DI HILDE di FRANCESCO DE GREGORI. (91 Punti). CORTONA DOC SYRAH “CASTAGNINO” 2023, FABRIZIO DIONISIO (TOSCANA): avete presente “IL CASTAGNO”? Beh, questo Syrah lo guarda come un bambino guarda il padre, dal basso verso l’alto ma senza alcuna soggezione. Il bosco è un’ombra lontana, laggiù oltre l’erba del prato. Ne intravedete i cespugli spinosi carichi di more, ne annusate la sottesa umidità ma quell’albero di ciliegie sulla cima del poggio è troppo invitante. La spezia scura e peposa stuzzica il naso e introduce un sorso tenuto vivo dai tannini già ben educati e da un equilibrio che sarà e che ora lascia che sia la sete a dettare legge facendoci allungare la mano per un secondo bicchiere. Un vino di semplicità disarmante e, proprio per questo affascinante. Da bere ascoltando I’M EASY DI KEITH CARRADINE (90 Punti con, forse, un bel +). QUELLI CHE QUASIQUASI SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC SPUMANTE METODO CLASSICO PAS SOSÉ “COMITISSA” 2020 RISERVA, LORENZ MARTINI (ALTO ADIGE): al naso è ben presente una frutta secca tostata e salata (avete presente quella degli aperitivi?) e poi…una sorta di atmosfera fumé (che fa aperitivo pure quella). Poi le nebbie si diradano e, tra la frutta tropicale che comincia ad alzare la voce, si fanno strada a spintoni sottili peposità e graffi di erbe aromatiche. Il sorso e di voluttuosa cremosità, fresco, decisamente salato e davvero lungo. Altro che aperitivi! Qui ce n’è per il pasto e anche per dopo! (89/90 Punti). SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “MATAN” 2021 RISERVA, TENUTA PFITSCHER (ALTO ADIGE): in una atmosfera chiusa, scura e polverosa di quasi soffitta e vecchi ricordi s’affacciano timidamente i piccoli frutti di un sottobosco di felci e le ciliegie fuori, al sole. Lungo, il corteo dei terziari racconta cacao, liquirizia, spezie dolci e, il fondo del calice, propone la gentilezza delle viole per cercare di dare un tocco di elegante femminilità a un Pinot Nero altrimenti maschio e fuori schema. Sorso caldo e ben equilibrato nelle componenti fresco-sapide e che dimostra un lavoro del legno quasi troppo meticoloso nei confronti di quei tannini che risultano poi fin troppo sottili. Una interpretazione del Pinot Nero davvero interessante. (88++ Punti) COLLIO DOC MALVASIA 2023, DORO PRINCIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): la frutta bianca e gli agrumi sono sicuramente la prima cosa che noterete ma questo è un vino che va sfogliato prestando attenzione al Territorio, immaginando l’Istria del mare e il Carso delle rocce dure, entrambi non troppo distanti, entrambi presenti. E allora ecco un vino mediterraneo, nei cespugli della macchia, nelle erbe aromatiche (salvia e rosmarino). E il mare? Assaggiatelo! E quello che sentirete è una risacca pietrificata, il sale della terra a condire i rimandi olfattivi. Eh già…bel vino. (89 Punti). COLLIO DOC CHARDONNAY 2019 RISERVA, PRIMOSIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): ne avevo già scritto qui suggerendoVi di indagare riguardo la presenza dello Chardonnay nel Collio…lo so, non lo avete fatto e, siccome sono cattivo, non Vi dico niente a riguardo. Vi dico però di quanto quel mare che era si riesca a percepire nel calice, mancano solo le conchiglie ma…non escludo che avvicinandolo all’orecchio riusciate a sentire la risacca. E in questa atmosfera preistorica si delineano con chiarezza gli agrumi canditi, la frutta secca di pasticceria, la concreta, gessosa mineralità. Il sorso è di rotonda morbidezza, quasi a stridere con quella freschezza cui la sapidità stenta a tener testa. Chiude lungo su richiami pasticceri di frutta secca e agrume candito. (90- Punti…ho controllato: qualche mese fa gliene avevo dati 88+). VENEZIA GIULIA IGT CHARDONNAY 2019, VIGNE DEL MALINA (FRIULI VENEZIA GIULIA): certamente Chardonnay nell’animo non si vergogna di proporre grasse dolcezze di spezie d’Oriente e anche quella frutta un po’ troppo esotica non stona. Ma…l’attesa è l’anima del vino e qui ripaga con una birbante esplosione vegetale di menta fresca cui si aggiungono toni resinosi di conifera. (Si becca 88+ Punti e il mio premio SURPRAIS).   FRIULI ISONZO DOC CHARDONNAY “GLESIE”” 2018, VIE DI ROMANS (FRIULI VENEZIA GIULIA): uno Chardonnay che prova a dissimulare la propria eleganza fatta di pesca gialla aggiungendo al proprio abbigliamento dettagli casual di agrume e cachi, speziate note di curry, amaritudini di erbe montane e rabarbaro, diffusa sapidità e un tocco ammiccante di forse troppo tropicale. La camomilla e una rotonda nota di crema di mandorla chiudono il cerchio dei descrittori olfattivi introducendo un sorso morbido, che riempie, soddisfa e sembra non voler mai lasciare la vostra bocca, quasi fosse un lungo bacio appassionato. Chiude lungo e succoso proponendo asprezze d’agrume e dolcezze d’albicocca oltre a un bel sunto di quanto apprezzato al naso. Un gradino sotto “FLOR DI UIS” ma… (89 Punti). RIVIERA LIGURE DI PONENTE DOC PIGATO “U BACCAN” 2022, BRUNA (LIGURIA): l’olfatto percepisce dolcezze di frutta bianca e buccia di mela, amaritudini di erbe aromatiche, cespugli di macchia mediterranea, accenni di frutta secca e soffi iodati. Poi è il sorso a confermare una verticalità che presto si allarga a percepire, nel vasto orizzonte, la sfericità della curvatura terrestre. La sapidità proposta è quasi piccantezza, ma il lungo finale sfuma in ammiccanti richiami fruttati. (88+ Punti). CHIANTI CLASSICO DOCG LAMOLE 2022, I FABBRI (TOSCANA): il cemento e l’aria leggera di Lamole lasciano che i piccoli frutti rossi restino appena indietro rispetto al sottobosco con le sue ombre, le sue radici e il suo terriccio. Un accenno di grafite accompagna poi la gentilezza delle viole che, in chiusura, cede il passo a fresche brezze balsamiche e a un accenno di spezia. Fresco e dinamico il sorso, tannico quanto deve disseta scorrendo senza attriti e conducendo a un finale sapido in cui la frutta alza un po’ la testa. (89/90) Punti). VALDARNO DI SOPRA IGT SANGIOVESE “VIGNA BOGGINA C” 2021 RISERVA, FATTORIA PETROLO (TOSCANA): “C” come Chianti? Non lo so e poco importa se non per il fatto che, pur non essendo “Chianti” nel nome, lo è nell’anima. Un Sangiovese succoso già al naso che fatica a nascondere la scorza d’arancia dietro la disidratazione di ciliegie e prugne e che, tra le rose e le erbe di campo, strizza l’occhio a queste ultime aggiungendovi il ferro della spada. Sorso leggiadro che, privo di sovrastrutture propone con grazia anche quei tannini ancora non proprio educati e quella punta di nobile rusticità che ne aumenta il fascino e la bevibilità. Più che bello…vero. (89 Punti…almeno). CHIANTI CLASSICO DOCG 2021, POMONA (TOSCANA): nonostante l’annata sembra dimostrare che il Sangiovese non teme particolarmente il caldo. Al naso presenta freschezze che vanno ben oltre quelle dell’arancio, quasi citriche, e poi quelle note silvestri, le spezie… Un rettilineo di profumi che in bocca non rallenta e non mostra incertezze, fresco, verticale, tannico e senza paura di esserlo, polveroso come certi ricordi da cui non ci vogliamo separare. Sostanzioso, birichino come una merenda pane e salame, sorprendente come un cacciucco. In una parola: artigianale, e non è poco. (89/90 Punti). E POI GLI 88 Di seguito “diecivinidieci” che voglio comunque segnalare alla Vostra attenzione e che Vi invito caldamente ad asaggiare: TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “DI-VERTO” 2022, TORRE DEI BEATI (ABRUZZO); BRDA BELA “CAROLINA COSANA I CLASSE” 2021, CAROLINA JAKONČIČ WINERY (BRDA-SLOVENIA); ROMAGNA DOC SANGIOVESE “MODIGLIANA AREA 66” 2022, MENTA E ROSMARINO (EMILIA ROMAGNA); LAMBRUSCO DI SORBARA DOC “LECLISSE” 2023, ALBERTO PALTRINIERI (EMILIA ROMAGNA); COLLIO DOC BIANCO “LUNA DI PONCA” 2021, TENUTA BORGO CONVENTI (FRIULI VENEZIA GIULIA); FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SCHIOPPETTINO 2021, TERESA RAIZ (FRIULI VENEZIA GIULIA); LAZIO IGP BIANCO GRECHETTO “POGGIO TRIALE” 2022, TENUTA LA PAZZAGLIA (LAZIO); SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA DOC “CAMPO DEL SOGLIO” 2023, PODERE SELVA CAPUZZA (LOMBARDIA); CHIANTI CLASSICO DOCG 2021 RISERVA, L’ERTA DI RADDA (TOSCANA); VALLÉE D’AOSTE DOC PINOT NERO “PIERRE” 2021, CAVE GARGANTUA (VALLE D’AOSTA). E QUINDI? E quindi, dopo i dovuti ringraziamenti a GAMBERO ROSSO per l’ospitalità e ai Produttori per la pazienza dimostrata nel sopportare le mie chiacchiere, è tempo di metter in agenda l’Edizione 2026 e di rimboccarsi le maniche per affrontare con determinazione un Autunno che si preannuncia particolarmente impegnativo e ricco di Eventi di cui dover dare conto Roberto Alloi VINODENTRO  
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24 Ottobre, 2024

CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES 2024

IL COSA E IL DOVE L’elegante cortile di Palazzo Valentini a Roma (e le sale interne) hanno ospitato anche quest’anno la premiazione dei vini medagliati al CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES e al CONCOURS MONDIAL DU SAUVIGNON. Un lungo pomeriggio che mi ha consentito di incontrare tanti vecchi amici Produttori e nomi nuovi che, in alcuni casi, hanno saputo sorprendermi.       GLI ASSAGGI C’era tanto da assaggiare sia tra i tavoli che nelle diverse masterclass organizzate a contorno. Sicuramente troppo per uno solo come me ho allora deciso di farmi un iniziale giro tra i Sauvignon del mio Friuli (tanto per farmi venir voglia di scrivere un articolo dedicato alle donne che lo producono) e seguire poi l’istinto per i successivi assaggi. Nelle righe seguenti troverete la mia personalissima “TOP EIGHT” (più qualche consiglio volante). Si, 8 vini su una trentina di assaggi. Sono pochi? Sono tanti? Non lo so, ma sono quelli che hanno acceso uno spot sulle mie emozioni (soprattutto quelli “con la musica dentro”). Voi, comunque, date una letta alle mie note di degustazione, assaggiate, contestate i miei punteggi risicati, consigliate e condividete. QUELLI CON LA MUSICA DENTRO PALIZZI IGT BIANCO “CARCARE” 2022, FILIPPO BRANCATI (CALABRIA): dall’estremo lembo meridionale dello stivale italico uno Chardonnay (con un saldo di Greco) che VI fa scuotere la testa non appena avvicinate il naso al calice. Singolarmente verticale per il vitigno e per il territorio da cui proviene si propone con impeto vegetale e iodato. Ci trovate la menta e lo sfalcio dei prati fioriti, gli agrumi, la durezza delle pietre assolate e un tocco di quasi miele. Il sorso corre come lo sguardo sul mare là in fondo, inarrestabile per sapidità e freschezza, privo di incertezze nel riproporre i descrittori olfattivi, fermandosi appena a ricordarVi delle morbidezze del vitigno, giusto il tempo necessario per farVi versare un altro calice con la scusa di volerlo assaggiare meglio. Da bere ascoltando PUSH dei DIO. Si becca 89+ Punti (ma solo perché, a voler essere pignoli, pecca in tipicità) e il mio premio SURPRAIS. COLLI ORIENTALI DEL FRIULI SAUVIGNON 2022, JACUSS (FRIULI VENEZIA GIULIA): quello di Marta è un Sauvignon solare come il suo eterno sorriso, divertente come il sambuco che da bambino usavo per fare gli “scličos”, gentile come i gelsomini, ortolano di peperone e foglia di pomodoro. Esotico? Naaa… Erotico? Forse. In bocca sorprende con la sua disarmante semplicità, è come un bacio sulla guancia, un buffetto sul collo, nessun grillo per la testa, solo quello che Vi aveva presentato all’olfatto, scorrevole, saporito, intrigante… Versatevene un altro bicchiere. Da bere ascoltando LILY WAS HERE di DAVID A. STEWARD (ma suonata da CANDY DULFER). (88+ Punti). COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2018, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): dagli stessi vigneti di “RONCO DELLE MELE” e da un esilio di 8 mesi in tonneaux un Sauvignon che sorprende innanzitutto per quel diretto al mento fatto di origano che distoglie l’attenzione dalle tipicità di bosso ed erbette. Poi sono morbidezze…quelle del limone candito e di una frutta esotica mai troppo aggressive che ben si fonde con la durezza minerale del Territorio. In bocca è un ossimoro di calda freschezza, glicerico anche più di quanto occorre per abbracciare il palato e fresco-sapido quanto serve a far schioccare la lingua. Chiude lungo e con una eleganza un po’ troppo supponente. Non il mio Sauvignon ma davvero un gran vino. Da bere ascoltando FAME di DAVID BOWIE. (Quasi 90 Punti…o forse 90). RIVIERA LIGURE DI PONENTE DOC GRANACCIA “LIGAGNA” 2019, TENUTA MAFFONE (LIGURIA): dici Liguria e pensi al mare ma qui è tutta montagna, di boschi e resine, di erbe amare e bacche scure. Del mare ha la vista dai ripidi pendii costellati di macchia mediterranea ed erbe aromatiche e la freschezza di un’arancia amara ma dissetante. Sorso coinvolgente, ancora decisamente vispo considerando l’annata, sostenuto da tannini composti ma con distinguo e con un allungo sapido che contrasta non poco con l’inaspettata morbidezza. “LA” Granaccia, quella “femmina”, quella che, in quanto tale è più “maschia” di tanti vini da maschio. Da bere ascoltando MY WAY DI FRANK SINATRA (ma cantata da NINA HAGEN). (87+ Punti). QUELLI SENZA LA MUSICA MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “BARDASCE” 2022, TENUTA DE MELIS (ABRUZZO): al naso mostra le prugne e le ciliegie mature (peccato non siano visciole), la gentilezza di un mazzetto di viole, la strizzata d’occhio della radice di liquirizia e quel sottile quid di rusticità che tanto mi piace. Decisamente fresco nonostante la mole alcolica, s’aiuta facendo leva sui vispi tannini per rendere scorrevole e intrigante un sorso che chiude ricordando dolcezze di frutta e amaricanti balsamicità. (87 Punti). COLLIO DOC SAUVIGNON 2022, DRIUS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Sauvignon che propone mentuccia e lime come fosse un mojito prima ancora che i piccoli frutti di bosco bianchi e quelle sottili vegetalità di cassis e fogliame. Sorso agile, che mostra una sapidità stuzzicante cui il legno ha smussato gli spigoli in eccesso e che, alla ottima rispondenza olfattiva aggiunge un quid di frutta secca ancora acerba. Ha il colletto della camicia appena troppo stretto per i miei gusti ma…decisamente elegante. (86/87 Punti). COLLI ORIENTALI DEL FRIULI DOC ROSSO “SOTTOCASTELLO” 2017, VIGNA TRAVERSO (FRIULI VENEZIA GIULIA): da un vigneto piantato nel ’57 sulla cima del colle da un piemontese visionario un Merlot che propone un naso scuro in aperto contrasto con la posizione dell’impianto. Inizialmente umido e vegetale di sottobosco, abbraccia poi le balsamicità dell’incenso e della liquirizia prima di raccontare una frutta che è grassezze di prugna disidratata e freschezza d’arancia. L’olfatto si chiude pietroso prima che il sorso avvolga il palato con un manto di suadente morbidezza che compensa con stile sia le ampie spalle fresco-sapide che la mole tannica. Non certo per tutti i giorni ma…un vinone. (89 Punti con forse anche un +). PIAVE MALANOTTE DOCG “CAMPO DI PIETRA” 2015, ORNELLA MOLON (VENETO): il naso stenta ad aprirsi. Forse compressi negli angusti spazi di una bottiglia, i poliedrici descrittori balsamici di anice e fruttati di prugna e ciliegiona matura fanno a cazzotti per decidere chi debba dirne di più. Vince invece un’atmosfera di cuoio e tabacco che tutto avvolge costringendo ad aguzzare la vista per distinguere viole da bacche nere e vaniglia da graffi minerali. Sorso che, in aperto contrasto con la sensazione di calore che riempie la bocca, si dimostra essere decisamente fresco e sapido oltreché supportato, nella sua apparente giovinezza, da un tannino ancora non domo. Un vino da leggere mentre si degusta, per sapere del suo essere stato “vino da viaggio” e di molto altro ancora. (88 Punti). Da segnalare anche il “VIGNIS DI SIRIS” di DRIUS, il Tocai “RONCO DELLE CIME” di VENICA & VENICA, lo Schioppettino “CASALI RONCALI” di CABERT e il Metodo Classico Rosé Millesimato “DUEZEROSETTE” di TENUTA MAFFONE ai quali darei 87 Punti e cui manca ciascuno quell’appena. E QUINDI? E quindi niente, davvero una bella serata con tanti vini di alto livello ma qualche “indecisione” nell’organizzazione delle masterclass che, se da un lato hanno consentito di ampliare la conoscenza sui prodotti di alcuni Paesi “emergenti” (vv. Brasile e Messico) dall’altro hanno prestato il fianco a più di qualche critica riguardo i vini “de noartri”. Comunque, dopo i ringraziamenti di rito agli organizzatori che mi hanno voluto ospitare e a tutti quei Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, appuntamento alla prossima Edizione di un Evento che da anni propone Qualità a 360° Roberto Alloi VINODENTRO  
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17 Ottobre, 2024

GUIDA ESSENZIALE AI VINI D'ITALIA 2025 by DOCTOR WINE

IL COSA E IL DOVE Nelle ampie sale (ma forse non a sufficienza) dello SPAZIO 900 dell’EUR a Roma, lo scorso 6 Ottobre è stata presentata alla stampa e agli appassionati romani la decima edizione della GUIDA ESSENZIALE AI VINI D’ITALIA di DOCTOR WINE (al secolo Daniele Cernilli). Oltre 20000 etichette degustate, 3189 recensite, 1254 Aziende selezionate, 584 pagine… Questi i numeri di un volume che riassume il lavoro di un anno di un team che si propone di guidare il consumatore nella scelta dei vini che, nei prossimi mesi saranno, a loro dire, irrinunciabili. GLI ASSAGGI Tante le Aziende presenti (molte in pectore) per un numero di vini che sapevo benissimo essere soverchiante. M’ero fatto, come sempre, una sorta di programma di massima ma l’afflusso di pubblico era tale che ho dovuto rivedere e correggere saltando anche là dove avrei voluto ficcare il naso. E allora ecco che ho selezionato a occhio anche nelle regioni a me più care (Friuli Venezia Giulia e Abruzzo), che ho saltato a piè pari quel Lazio in cui vivo, che mi sono ritrovato a seguire l’occhio e l’estro del momento. Risultato? Una cinquantina di assaggi, tutti di livello assolutamente alto, dai quali ho voluto estrapolare una “TOP EIGHT” che racconti quei vini che, al di là della Qualità, sono riusciti a provocare un’emozione. Come da un annetto a questa parte ho ripreso a fare ho assegnato a ciascuno un punteggio (e associato a chi se lo merita un brano musicale). Certo, confrontare i miei punteggi con quelli dei redattori della Guida Vi darebbe la certezza che sono davvero “cattivo” come dicono ma, personalmente, credo che le vere “eccellenze” siano solo quelle che riescono ad accendere una scintilla nella nostra anima e che il valore del vino non si possa valutare con numeri o altro. Vabbè, voi leggete, assaggiate, criticate, suggerite e condividete. QUELLI CON LA MUSICA MONTEPULCIANO D’ABRUZZO “FOSSO CANCELLI” 2019, CIAVOLICH (ABRUZZO): ci si mette il cemento ad aggiungere un tocco di sana rusticità ad un naso altrimenti forse troppo incravattato nel raccontare il nero della prugna e il rosso dei frutti maturi. Ecco allora comparire un sottobosco totale, completo di resine e radici, mazzetti di erbe aromatiche, soffi balsamici, una presa di tabacco dalla sacca di cuoi per riempire la pipa prima del relax e ben più che un accenno a quello che i francesi chiamerebbero “goudron”. Sorso avvolgente, caldo come un abbraccio, morbido ma affatto carente di brio e dinamismo e con un finale di freschezze e speziature. (89 Punti in attesa che il vetro faccia il suo lavoro). Da bere ascoltando PIPER AT THE GATES OF DAWN di VAN MORRISON. SPUMANTE METODO CLASSICO ROSSO MILLESIMATO 2005, LINI 910 (EMILIA ROMAGNA): sisi, si fa presto a dire Lambrusco. Perché Voi lo pensate semplice, da pane e salame o al limite da cotechino, capitone eventualmente… Ma qui siamo a Correggio, il paese di Azzo (sic). Supponete dunque per un istante che un “pazzo” decida di farlo rifermentare in bottiglia e poi esiliarlo in cantina per quindic’anni. Una giratina alle bottiglie sulle pupitres tanto per passare il tempo, via il tappo a corona e altri due anni di vetro per arrivare a 17 anni di oblio. Il risultato è un Lambrusco “upside down”, che racconta in primis radici di china e rabarbaro, sottobosco umido ed erbe aromatiche e lascia la chiusura al frutto, piccolo e ancora freschissimo che saltella tenendo per mano sottili tostature e asprezze d’agrume. Un lungo soffio balsamico introduce un sorso succoso che la delicata spuma rende carezzevole e pulitissimo anche nel ricordare didascalicamente i descrittori olfattivi. Un vino assurdo! Un vino fatto per meditare sui peccati commessi! Un vino per peccare più forte. Da abbinare a sigaro e poltrona ascoltando SINS OF MY FATHER di TOM WAITS. (95/6 Punti) A proposito, “LABRUSCA”, quello rosso e fatto quasi tutto con Salamino e che sarebbe un’ecografia morfologica del precedente, si becca il mio premio “LEVATEMELO” al netto dei suoi soli 88- Punti. BAROLO DOCG PIANPOLVERE SOPRANO BUSSIA 2012 RISERVA, PIANPOLVERE SOPRANO (PIEMONTE): tra foglie secche e cortecce è l’humus ad alzare la voce ma sono l’arancia sanguinella e la melagrana a condurci per mano nello sfogliare i descrittori olfattivi che, dopo il capitolo delle rose e quello delle balsamicità di china e liquirizia, si chiudono con una quarta di copertina vergata dai chiodi di garofano.. Sorso austero ma affatto tronfio, avvolgente, voluminoso ma scorrevolissimo nel suo crescendo sapido supportato dal sottilissimo grip dei tannini fino alla lunghissima chiusura. (91 Punti). Da bere ascoltando GOLD DUST WOMAN dei FLEETWOOD MAC. CHIANTI CLASSICO DOCG “CASANUOVA DI NITTARDI VIGNA DOGHESSA” 2022, NITTARDI (TOSCANA): forse è ancora troppo presto per parlarne, forse bisognerebbe aspettare che il Sangiovese abbassi un po’ la cresta. Forse bisognerebbe aspettare che le verdi balsamicità si acchetino e lascino che anche le note dolci di frutta e di spezie intonino il proprio canto ma…a me il Sangiovese piace così! Ruvido quanto spetta a un prodotto fatto con maini sporche di terra, schiene indolenzite e rilassati sospiri quando ci si lascia andare su una sedia. Il sorso rinfranca, disseta, lascia che la lingua schiocchi e vada a ripulire le gengive da un tannino educato ma fremente. E allora chiuderete gli occhi e Vi lascerete andare al ricordo della giornata che è stata, dimentichi della fatica e concentrati a sfogliare l’allungo minerale di un vino che fonde la pazienza con l’urgenza. Da bere ascoltando L’APPUNTAMENTO di ORNELLA VANONI (e, magari, sfogliando il libro che raccoglie le etichette degli anni passati). (89+ Punti…cioè “quasinovanta”, ma solo perché io sono cattivo). QUELLI SENZA LA MUSICA SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “GRAN LAFÖA” 2021 RISERVA, CANTINA COLTERENZIO (ALTO ADIGE): naso dolomitico, verticale, duro nel raccontare una pesca addirittura piccante nella sua dolce-amara intensità. E poi i fiori, gli alpeggi e di nuovo i sassi e la loro preistorica sapidità. Sorso di disarmante corrispondenza, sapido e strapiombante come quelle rocce che erano mare, tagliente come un microappiglio ma con una intensità glicerica che sa di sosta comoda dopo un lungo tiro di corda. Intenso. (88+ Punti). Una nota di merito anche per lo Chardonnay “LAFÖA” 2022 per il suo profilo snello e alpinistico (prima ancora che alpino) che porta, attaccati all’imbrago, freschezze di pesca, agrumi e nocciole sotto un cielo plumbeo. FRIULI COLLI ORIENTALI PIGNOLO “DALPIN” 2018 RISERVA, BUTUSSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): peccato per quel naso che racconta un legno, ancora non perfettamente mimetizzato, che abbassa con troppa irruenza i toni scurissimi di un olfatto profondamente intimista e terragno. Cuoio, tabacco, liquirizia, chiodi di garofano, caffè, cioccolato, frutta grande e piccola…c’è altro di “nero” che Vi viene in mente?! In bocca si presenta con una inattesa gioventù e con tannini ben vestiti ma non ancora ben pettinati e s’allunga in un finale sapido e molto coerente sorprendendoVi con un’ultima goccia, quella che sporca il bicchiere, di romantica lavanda. (Si becca 88+ e anche il mio premio “PECCATO” ma il Pignolo si sa…è “pignolo”). Da segnalare dello stesso Produttore un Sauvignon “GENESIS” 2023 (soprattutto per l’insolito asparago con cui si approccia al naso) che pecca anch’esso di gioventù. BAROLO DOCG PERNO “CAPPELLA DI SANTO STEFANO” 2020, ROCCHE DEI MANZONI (PIEMONTE): il naso è un piccolo affresco di rose e frutti rossi, rilievo luminoso su uno sfondo boschivo. Scuro ma affatto cupo presenta al naso chiodi di garofano e china in una atmosfera di freschezze balsamiche. Il sorso è un elegante, dinamico e inesorabile incedere dei descrittori olfattivi e la chiusura sa di spada medievale. (88+ Punti). COLLIO DOC MALVASIA “PETRIS” 2023, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): già evoluto nei profumi nonostante l’imbottigliamento recente, mixa le amaritudini di timo e salvia con le dolcezze della camomilla e di una frutta gialla matura meravigliosamente “poco esotica” aggiungendo, in fondo al bicchiere, un tocco di agrume candito e una mandorla da far schioccare la lingua. In bocca vive della profonda sapidità del mare che era ma il calore e la sostanza riescono a ben bilanciare l’iniziale scompenso regalando un sorso di non comune piacevolezza e interesse. (88+ Punti). Appena sotto il Sauvignon “RONCO DELLE MELE” 2023, cui la gioventù ribelle lascia venga messa in evidenza un po’ troppa esoticità per i miei standard. Lo aspetto alla prova del tempo perché se lo merita e per il piacere di “doverlo” riassaggiare. TOSCANA IGT ROSSO “TENUTA DI TRINORO” 2021, TENUTA DI TRINORO (TOSCANA): un vino con il mare sullo sfondo. E mentre lo guardate scansate gli arbusti della macchia mediterranea, i cespugli di erbe aromatiche, le bacche scure dei rovi e dei ginepri e respirate i pensieri dell’incenso e del caffè mentre fuori il cielo puzza di ferro e temporale. Il sorso è appena troppo compito ma tenta di dissimulare quell’eccesso di eleganza a suon di tannini solleticanti e sapida mineralità e con un lungo finale di mirabile rispondenza. (89 Punti ma in divenire). E QUINDI? Quindi è il momento di ringraziare Daniele Cernilli per avermi ospitato e tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi. Ed è il momento di trovare il modo di sopravvivere a questo Ottobre così ricco di Eventi e dar conto di tutti con la solita professionalità. Difficile non lasciare qualcuno indietro ma…troverò il sistema per ringraziare tutti con le mie poche parole Roberto Alloi VINODENTRO  
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17 Ottobre, 2024

DUE EVENTI (e molte considerazioni)

IL COSA E IL DOVE Nell’ultimo, lungo, fine settimana di Settembre i winelovers romani hanno avuto molto da assaggiare. Dal 28 al 29, nell’insolita location di ESPRESSOANDCO (all’interno del Palazzo COIN di San Giovanni), è andata in onda la prima Edizione di ITINERE, Evento organizzato da TASTE FACTORY, Lorenzo Campoli e Alessio Ranaldi che ha riunito sotto lo stesso tetto oltre 40 Aziende di food and beverage proponendo banchi d’assaggio e interessanti masterclass. Il 30 è stata invece la volta di LE PERLE DI MEZZACORONA, serata organizzata da GAMBERO ROSSO per presentare le eccellenze del grande, omonimo, gruppo vinicolo.   GLI ASSAGGI Circa 80 i vini che ho assaggiato complessivamente con risultati che… Beh, ormai lo sapete tutti che sono “cattivo” ma uscire da una due giorni così impegnativa con non più di una decina di vini per i quali ritengo valga la pena spendere qualche parola (e in buona parte anche della stessa Azienda) mi ha lasciato molto perplesso. E se è vero che c’erano anche altre cose buone (ma prive di quel tocco di “emozione” che dovrebbe trasmettere il vino) è altrettanto vero che c’erano tanti vini (ma tanti) che avrei potuto tranquillamente non assaggiare, di quelli di cui non senti la mancanza. Eppure l’entusiasmo del numerosissimo pubblico accorso m’ha fatto riflettere sul fatto che, evidentemente, il mercato e il gusto comune procedono mano nella mano mentre io continuo a veleggiare in direzione ostinata e contraria. Comunque, stavolta dovrete metterci un po’ di impegno per districarVi tra le mie personalissime scelte che, non sapendo come raggruppare, ho pensato di dividere (masterclass e punteggi a parte) tra quelle che si sono meritate un abbinamento musicale e quelle che avrebbero voluto ma non ce l’hanno fatta. Assaggiate, criticate e condividete. UNA MASTERCLASS La storia di GAROFOLI è ben più lunga di un secolo e procede in gran parte parallela alla storia del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Claudio Luconi (Responsabile Vendite dell’Azienda) ha presentato tre annate di VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “SELEZIONE GIOACCHINO GAROFOLI” RISERVA, etichetta che assomma in sé il meglio delle uve con le quali si producono i famosi “PODIUM” e “SERRA FIORESE”. Impianti di 38 e 30 anni (cloni selezionati negli anni ’80), bassissime rese per ettaro (nell’ordine dei 30q.li) e, ad oggi, 5 anni di clausura in cemento sono i numeri di contorno di un vino che DOVETE assaggiare, PER FORZA! – 2016: fiori di campo, agrumi e frutta bianca affollano un olfatto in cui le freschezze balsamiche di menta ed eucalipto devono sgomitare per farsi vedere e dove, dal fondo al calice, la gessosa mineralità sembra essere un vecchio saggio che sa come andrà a finire tra qualche anno. La consistenza del sorso riempie mentre la balsamicità sembra aver trovato i propri spazi aiutando la facilità di beva. Sicuramente un gran bel vino ma privo di quel quid che fa emozione (almeno adesso, almeno questa bottiglia. (86+ Punti). – 2010: il naso è di una complessità disarmante. Giallo, se dovessi associargli un colore. Giallo di ginestre, giallo di fiori di tiglio e di gocce di miele che contrastano simpaticamente con cementose piccantezze. La frutta è lì, sullo sfondo, mai invadente, sembra osservare e lasciare spazio alle erbe spontanee, ai cespugli di macchia mediterranea vista mare… Sorso potente, impetuoso, eppure leggiadro come un ballerino classico. Lascia che la danza dei descrittori olfattivi si palesi al palato e che questi si inchinino nel finale a immagini di pasticceria mandorlata. Un grande vino di cui vorrete avere qualche bottiglia in cantina visto che la prima è già finita. Da bere ascoltando NOTHING CAN COME BETWEEN US di SADE. (93 Punti). – 2008: dimenticata una prima bottiglia decisamente NO, la seconda, appena ficcate il naso nel bicchiere, Vi regala una sensazione di scoglio e “muscoli” saldamente attaccati netta e decisa, un infrangersi di onda che dura il tempo di scrollare la testa e andare a sfogliare il resto dei descrittori: l’erba medica, l’agrume, il giusto di frutta bianca e un parterre di freschezze aromatico balsamiche difficile da catalogare. Il sorso risulta scorrevole nonostante la consistenza glicerica e l’ampiezza dello spettro gustativo e la sapidità mai doma è certamente l’arma vincente in questo vino ancora vivo nonostante il peso degli anni inizi a fargli chinare un po’ la testa. (88 Punti). QUELLI CON LA MUSICA GAVI DOCG “FORNACI” 2021, MICHELE CHIARLO (PIEMONTE): olfatto “green” e verticale che propone fieno non maturo, mughetti, erbe amare, il giusto di pesca e di frutta secca il tutto in una atmosfera elegantemente boisé trafitta da accenni di idrocarburo. Sorso che sfodera il pugno glicerico per domare la verticale freschezza, sostanzioso, quasi masticabile con una chiusura che, ammiccante, travia con le sue piccantezze minerali. Da bere ascoltando DETROIT 442 di BLONDIE. (ITINERE, 88 Punti) NIZZA DOCG “LA COURT” 2020 RISERVA, MICHELE CHIARLO (PIEMONTE): il sottobosco osserva in tralice prugne e ciliegie che si fanno confettura per future dolcezze ma, al momento, cedono il passo a china e radice di liquirizia tra pensieri tabaccosi e sottigliezze di cannella. Il sorso accenna morbidezze ma poi segue la strada segnata dai tannini e si dedica a sottolineare sostanza e bevibilità esemplare perfettamente accordate ed una eleganza assolutamente avulsa da sovrastrutturate opulenze. Da bere ascoltando WOODOO CHILD di JIMI HENDRIX (ma suonata da STEVIE RAY VAUGHAN). (ITINERE 89 Punti). “IL FANCIULLINO COLLEZIONE PIERINO LEVIA” 2022, TENUTA LEVÌA (LAZIO): l’annata 2023, proposta in una bottiglia probabilmente “poco felice”, mi aveva fato storcere il naso con quel suo sgarbo di ridotto sul quale era terribilmente difficile sorvolare. Ma il piglio di Alessio nel proporre e promuovere il proprio lavoro, le proprie origini, le proprie radici è tale che non ho potuto dire di no alla prima annata di un vino fatto con la Malvasia più bistrattata tra quelle della sua numerosa famiglia. Malvasia di Candia, nata per tagliare ed essere tagliata, destinata all’oblio nelle descrizioni (percentuali a parte), risorta qui quale araba fenice dalle proprie ceneri per spiccare il volo verso futuri diversi. All’olfatto prende spunto dall’assaggio dell’annata 2023 e indossa le mentite spoglie di uno Chardonnay. Sono abiti larghi, adatti alle sue grassezze ma li indossa dissimulando la taglia sbagliata grazie a una muscolatura tonica e ben più che definita fatta di frutta esotica (forse un po’ troppo per i miei gusti) E poi mostra fruscii di tigli e agilità di erbe aromatiche a compensare quelle grassezze di burro che si impossessano del palato appena decidete di assaggiarlo. Ben equilibrato nelle componenti fresco sapide conferma le note olfattive aggiungendovi il brio di un finale sapido e piacevolmente ammandorlato. 1944 bottiglie numerate sono una dedica al nonno e 87 sono i punti che gli do (che siano uno stimolo a correggere qualcosa e guardare avanti). L’ho assaggiato a ITINERE, Voi bevetelo ascoltando WE USED TO KNOW dei JETHRO TULL. CHIANTI CLASSICO DOCG “LA CORTE” GRAN SELEZIONE 2019, CASTELLO DI QUERCETO (TOSCANA): c’è un bosco intero dentro il bicchiere! Ci sono i funghi, le foglie umide, i muschi, le cortecce, la resina… Non ci sono i piccoli frutti (forse qualche bacca scura) ma non sono mancanza bensì caratteristica. E poi il cuoio e i cavalli sellati, tabacchi aromatici, freschezze mentolate e la delicatezza di qualche viola. In bocca è freschezza dinamica e svolazzevole, piacevolissimevolmente tannico, di maschia sapidità e luuuuungooooo… Da bere ascoltando LOVE IS A LOSING GAME di AMY WINEHOUSE. (MEZZACORONA 91 Punti se li merita tutti anche se può migliorare in equilibrio e non impazzisco per il Sangiovese). TOSCANA IGT ROSSO “CIGNALE” 2018, CASTELLO DI QUERCETO (TOSCANA): quasi tutto Cabernet Sauvignon con un piccolo saldo di Merlot che ruba l’anima alle more ed è poi indeciso se raccontare mari o monti. C’è il bosco ma anche un ché di risacca, la freschezza dell’eucalipto e il caldo abbraccio del cioccolato, la dolcezza delle spezie e la ruvidità della pietra. Sorso coerente, fresco e sapido, educatamente tannico (con brio) e lungo nei suoi echi balsamici. Da bere ascoltando LA NOSTRA ULTIMA CANZONE di MOTTA (MEZZACORONA 88+ Punti). QUELLI SENZA LA MUSICA FRUSINATE IGT MERLOT “SULISS” 2017, MASSERIA BARONE (LAZIO): in una atmosfera fumosa di quasi boudoir, tra pot pourri di rose e legni nobili, la ciliegia, ben matura ma ancora croccante, è quella che riempie il cioccolatino boero e le spezie son lì, a fare da contorno. Il sorso è caldo e avvolgente come un manto, morbido (fin troppo) con tannini ancora vivaci e una freschezza “ni” che è facile preda di un legno un po’ troppo presente. Bel vino, non nelle mie corde ma gran bel vino. (ITINERE 88 Punti). Della stessa Azienda si meritano poi una menzione le bellissime etichette e i CABERNET DI ATINA “MARCÖN” RISERVA e “RICUCC”, il primo che merlottizza rotondità chiudendo dimentico su chiare note di cioccolato dimenticandosi delle note green del vitigno (peccato per un alcol un pochino troppo esuberante) e il secondo che recupera punti rispetto all’assaggio di un paio di anni fa dimostrando brio e succosa bevibilità (il legno? ‘nzomma…).     SICILIA DOC SYRAH “KAID” VENDEMMIA TARDIVA 2021, ALESSANDRO DI CAMPOREALE (SICILIA): estremamente complesso il naso che sacrifica l’Oriente delle spezie sull’altare delle amaritudini di mallo di noce. Ricco il corredo fruttato, rosso, nero, di bosco e no. E poi il Mediterraneo dei pomodori secchi, dell’origano e dei capperi a precedere la chiusura gicata tra cioccolato e tabacco nero. Sorso caldo e morbido, decisamente sapido, forse un pochino troppo incravattato e…meno lungo di quanto avrei pensato. (ITINERE Quasi 90 Punti…quasi). CHIANTI CLASSICO DOCG “IL PICCHIO” GRAN SELEZIONE 2018, CASTELLO DI QUERCETO (TOSCANA): forse più equilibrato rispetto al “LA CORTE” gioca la carta della frutta, rossa di ciliegie e nera di more prima di dedicarsi al tabacco, alle sottigliezze boschive e a ben più di un mazzo di rose. Sorso di fine eleganza non dimentico di un tocco di sana rusticità, tannini ben pettinati e freschezza a supporto. (MEZZACORONA 88 Punti, perché gli manca un quid).   GRECO DI TUFO DOCG “ALETHEIA” 2021 RISERVA, DONNACHIARA (CAMPANIA): ben centrato sulle note vegetali della nespola e del gelsomino non dimentica le dolcezze della susina e chiude birbante tra minerale sapidità e graffi balsamici. Sorso caldo e di glicerica sostanza, ben fresco e decisamente sapido trova la quadra con la tipicità del vitigno raccontando dolcezze mandorlate nel lungo finale. (MEZZACORONA 87 Punti perché…di più non se ne merita).   Infine, mentre meritano di essere segnalati il NIZZA “MONTEMARETO” e l’elegante BARBARESCO “REYNA” di MICHELE CHIARLO (rispettivamente 87 e 88- Punti), il VERMENTINO DI SARDEGNA DOC “DEMÀ” 2023 di CALA DI SETA (86 Punti), il PASSITO “HECATE” 2020 di FEUDO ARANCIO (86+ Punti), il TOSCANA IGT ROSSO “IL QUERCIOLAIA” 2018 di CASTELLO DI QUERCETO (87 Punti) e la grappa di Traminer di NOTA (cui non do punti perché non mi permetto ma che è una vera “esperienza”). Una nota di biasimo va invece a quel Produttore (si dice il peccato ma non il peccatore) che, per bocca del suo “brand ambassador”, fa un vino che “non va degustato ma solo bevuto” (sic). Da segnalare anche la monocultivar di Itrana di RICCARDO PALOMBELLI che, a poche settimane dalla nuova campagna olearia, mostra ancora con lodevole impegno la propria anima di pomodoro e carciofino sott’olio senza dimenticare un tocco di frutta secca d’accompagno (meno in forma, invece, il blend “CRISOPEA”). E QUINDI? E quindi niente! 2 giorni, 78 assaggi e…9 vini da salvare. Questi i numeri che non avrei voluto scrivere ma che sono l’ineluttabile conseguenza di un mondo del vino che, per carità, deve guardare necessariamente al mercato ma…senza perdere di vista il valore qualitativo del prodotto. Lo so, direte tutti che sono “cattivo” o “talebano” ma credo che il vino non vada ridotto a semplice “bevanda” o raccontato attraverso una serie di profumi spesso avulsi dal contesto della vigna in cui nasce. Un vino dovrebbe accendere un’emozione e lasciare un ricordo indelebile legato a questa e, purtroppo, di emozioni, in queste due giornate ne ho vissute davvero poche. Verranno giorni migliori, lo so. GRAZIE comunque agli organizzatori di ITINERE e a GAMBERO ROSSO per l’ospitalità e a tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi. DAJE FORTE, SEMPRE Roberto Alloi VINODENTRO  
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10 Ottobre, 2024

BUONO...NON LO CONOSCEVO 2024

Il COSA E IL DOVE Lo scorso 26 Settembre, gli ormai consueti spazi dell’Hotel SAVOY di Roma hanno ospitato un’altra puntata di BUONO…NON LO CONOSCEVO, appuntamento dedicato dall’instancabile GO WINE a quelle Aziende su cui, troppo spesso, non si accendono i riflettori e alla promozione dei vitigni autoctoni. Una cinquantina le Aziende presenti, alcune di persona e molte nella tradizionale “enoteca”, in rappresentanza della lunga Italia del vino.     GLI ASSAGGI Una cinquantina le Aziende presenti, alcune di persona e molte nella tradizionale “enoteca”, in rappresentanza del lungo stivale italico. Una panoramica che ha attirato un gran numero di addetti del settore e semplici winelovers. Come sempre c’era troppo da assaggiare e, tralasciate le vecchie conoscenza, ho “capato dal mazzo” seguendo istinto e fortuna. Di seguito troverete il mio personale report e un “podio” sul quale ho messo un vino che, per punteggio non ci sarebbe dovuto salire ma… Vabbè, Voi dategli una letta, correte ad assaggiare, confermate, confutate, condividete ma, soprattutto…emozionateVi. QUELLI CHE VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “FROCCO” 2018, VIGNEDILEO (MARCHE): se l’annata 2022 già diceva la sua qui si racconta un’altra storia. Avvicinatelo al naso e immaginatelo mentre strizza l’occhio al cugino di Matelica, dimenticandosi per un istante del mare e concentrandosi sull’aria frizzante dell’Appennino, barattando la salsedine con la pietra focaia atteggiandosi a Riesling. E poi quel sontuoso corredo di cespugliose erbe aromatiche, timo serpillo, salvia, origano ad adornare ripidi pendii di fienagione. Sorso materico, di glicericità perfetta, addirittura salato, con una freschezza mai doma ma che stenta a pareggiare i conti. Gli darei 90 Punti ma sono cattivo, quindi…90-. Da bere ascoltando OPEN THE KINGDOM di PHILIP GLASS. BARBERA D’ASTI DOCG “4 SORELLE” 2023, BERSANO (PIEMONTE): l’olfatto è ferroso come un elmo di guerriero dissepolto tra le zolle di terra. E se è sicuramente apprezzabile lo sforzo dei frutti neri e dei gerani per cercare di arrotondare gli spigoli il rabarbaro rema contro. Sorso brioso, a mandare avanti una morbidezza che poco può contro quella freschezza che ha nei vispi tannini dei solidi alleati. Un vino che mi piace un sacco ma…troppo maschio per essere “femmina”. Peccato (anche non averne un paio di bottiglie). (84 Punti). Da bere ascoltando I WAS MADE FOR LOVIN’ YOU dei KISS. TERRE SICILIANE IGT ROSSO “PINÒ” 2017, GULFI (SICILIA): quel fumo sul vulcano è una cometa di Pinot Nero che illumina i sensi. Sfrucuglia subito il naso con pepose piccantezze per poi lasciarsi andare e recitare il mantra degli agrumi amari e della loro scorza. E poi il bosco…quello dei radi piccoli frutti e delle umide cortecce con una nota tabaccosa ad armonizzare. Sorso privo di cedimenti, mai incline alle morbidezze e sempre sul pezzo con freschezza e trama tannica. Da buona cometa chiude con una lunga scia, bianca come il sale e fresca come una brezza balsamica. Un vino Maschio? Un vino Femmina? Un vino che guarda la Sicilia dallo spazio. Da bere ascoltando EYE IN THE SKY degli THE ALAN PARSONS PROJECT. (91 Punti). LE ALTRE SCELTE TENUTE TOZZI (EMILIA ROMAGNA) ALBANA DI ROMAGNA DOCG “TANTALILLI” 2020: un’Albana vinificata secca che racconta di campi fioriti costellati di alberi di pesche e di ammiccanti amaritudini di mallo di noce, nespole ed erbe aromatiche. Sorso delicato, mai sopra le righe, grasso quanto deve esserlo un vino della Romagna e sapido quanto serve. (88 Punti).   ALBANA DI ROMAGNA DOCG PASSITO “ALLY” 2020: sa di Appennino prima ancora che di quella frutta stramatura e disidratata pareggiata dall’amaricante respiro delle erbe aromatiche. E quella colatura di miele ci pensa la sottile balsamicità a pareggiarla. Sicuramente dolce, l’assaggio mostra una gessosa, minerale sapidità che va ben oltre il pareggio e il fondo del calice lascia un ricordo di fumo e agrume candito. (88/89 Punti). Da ricordare anche le atmosfere nebbiose e di fumi bassi evocate da “IKO”, un SANGIOVESE DI ROMAGNA SUPERIORE (2019). OBIZ (FRIULI VENEZIA GIULIA) FRIULI DOC MALVASIA 2023: un appena di alcol non ancora perfettamente integrato introduce amaritudini di erbe aromatiche (timo in testa) cui però mettono poi i piedi in testa gli acuti di una frutta forse troppo tropicale. Seguono sostanze floreali di mimosa e un incedere di spezia che fa volgere lo sguardo a Oriente. Sorso intrigante e ben più sostanzioso di quanto lascerebbero supporre i “soli” 13° alcolici in etichetta, morbido quanto serve, salato quanto deve e lungo…non a sufficienza per non lasciarci desiderare un altro calice. (85 Punti perché ho deciso di togliergli il – della valutazione iniziale). Da segnalare un REFOSCO DAL PEDUNCOLO ROSSO 2022 che mi aspetto sveli di che pasta è fatto non prima dell’anno prossimo e i due PIWI aziendali che, sotto lo stesso nome (L’OPPOSTO) e con livree differenti (Soreli BIANCO 2023 e Cabernet Volos ROSSO 2021) raccontano, non convincendo ancora completamente il sottoscritto, di un futuro alla finestra aspettando una viticoltura che sarà (forse). TENIMENTI CIVA (FRIULI VENEZIA GIULIA) FRIULI COLLI ORIENTALI DOC RIBOLLA GIALLA “VIGNETO BELLAZOIA IN ONORE DI DORA BASSI” 2022: una dedica a Dora Bassi, un quadro nel bicchiere. Anfora, tonneau e barrique si spartiscono le quote della massa per darsi poi appuntamento in acciaio e dipingono una natura morta di mele cotogne, pere mature, dolcezze di camomilla, su uno sfondo di calde fienagioni screziato di piccantezze zenzerose e amaritudini di erbe aromatiche. Nonostante la muscolatura potente e massiccia, si rivela più brioso dell’atteso in bocca, mostrando freschezza e larghe spalle sapido-minerali ma chiudendo con un eccesso di frutta a polpa gialla che rovina in parte l’equilibrio. Peccato. Un vino da parcheggiare in cantina per qualche anno. (87 Punti). VIGNEDILEO (MARCHE) VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO “ISSIMO (7 ANNI DI SILENZIO) 2015/2022” 2015: setteanni di letargo (o forse no), sulle fecce fini prima di riuscire “a riveder le stelle” e regalarci un naso amaricante di pasticceria e liquirizia. Intrigante di spezie orientali, suggerisce la calma dei fiori di tiglio e non si scorda una frutta che, tuttavia, non recita la parte della protagonista. Il sorso è materico ma di piacevole scorrevolezza, sottolinea cespugli di erbe aromatiche vista mare, asprezze d’agrume, rimanda ancora alla liquirizia e chiude lungo e piacevolmente ammandorlato. Gran bel vino ma…gli manca quel quid, quell’emozione che “solo lui”. (89 Punti). Merita essere ricordato anche il “FROCCO” 2022 con la sua potenza e la sua leggiadria che lo rendono “atto a divenire”. BERSANO (PIEMONTE) NIZZA DOGC “GENERALA” 2018 RISERVA: racconta il bosco e i piccoli frutti, le rose, ventate balsamiche e dolcezze di spezie e tabacco con un “ma” amaricante a fare venir voglia di sfogliare meglio il libro dell’olfatto. In bocca è abile stratega, controllando il campo di battaglia con mirabile equilibrio e azzardando sortite di vibrante freschezza protetto da tannini inquadrati ma bellicosi. Paga lo scotto della gioventù ed attende la saggezza del tempo. Si becca 88+ Punti e il mio premio SURPRAIS. GULFI (SICILIA) SICILIA DOC ROSSO “NEROSANLORÈ” 2018: un Nero d’Avola dal naso carico di grasse suggestioni fruttate rosse e mature eppure di inattesa agilità nel presentarle. E s’aiuta facendo perno sull’acida succosità della melagrana, sulle freschezze balsamiche per poi chiudere il cerchio lasciando intravedere suggestioni marine tra i graffianti cespugli di macchia mediterranea. Sorso di polso e ampio respiro, freschissimo (fin troppo), sostanzioso come la cucina della trinacria e barocco come i tannini che lo supportano accompagnandoci fino a un lungo finale in cui il sale sembra volersi far beffa della frutta. (89 Punti). ROCCHE DELLA SALA (SICILIA) SICILIA DOC GRILLO “GRI” 2023: s’atteggia a Sauvignon (anche evoluto) proponendosi al naso con un’esplosione di pesca gialla tale da zittire la pur sostanziosa presenza di frutta esotica ma non quella sottile vena vegetale data dalle erbe aromatiche amaricanti. In bocca copia e incolla l’olfatto aggiungendo una minerale sapidità che ci accompagna per tutto il sorso sino all’ammiccante finale segnato da sottigliezze carboniche. Un vino “divertente” fatto con serietà. (84+ Punti). E ORA? Ora è innanzitutto il momento di ringraziare GO WINE per l’ospitalità concessami e tutti i Produttori per la pazienza dimostrata nei miei confronti e poi di rimboccarsi le maniche, perché si preannuncia una stagione talmente carica di appuntamenti che sarà difficile dar conto di tutti. Je la posso fa (forse) Roberto Alloi VINODENTRO  
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3 Ottobre, 2024

CONTESA, una questione di Famiglia

Con Rocco (Pasetti) momentaneamente “in panchina” tocca a Pierpaolo, l’anima agronomica della Famiglia il compito di soddisfare le curiosità del sottoscritto scorrazzandolo tra vecchi e nuovi impianti, tra arnie e lumache (si, a Collecorvino fa capolino anche l’elicicoltura), raccontando di come non si possa parlare di VITIcoltura senza inserirla nel ben più ampio (e a volte lasciato in seconda fila) discorso dell’AGRIcoltura. Fa caldo a Luglio a Collecorvino ma i lunghi e ordinati filari sembrano non accusare il colpo. L’occhio allenato, la sapienza, la cura, la scelta filosofica di portare sulle Colline Pescaresi la sapienza enologica acquisita altrove, la “sfida” (anzi: il “confronto”) con realtà produttive con un secolo e mezzo di storia alle spalle (vv. Valentini), la voglia di “dare” al Territorio anziché prendere soltanto… Questi sono fattori imprescindibili all’interno di quell’ampio concetto di Terroir, termine con il quale troppo spesso si infarciscono discorsi dimenticandosi dell’elemento “Uomo”. Ed è il l’uomo (Pierpaolo) che parla quando, guardando i filari di Montepulciano mi dice delle differenze anche macroscopiche che il semplice inerbimento permanente consente di percepire all’assaggio, di come alla grassezza dell’erba corrisponda la grassezza del frutto rosso pieno e croccante o di come la nuda terra metta a nudo la rusticità del vitigno, quel suo “verde” di peperone, di tralcio masticato, quegli spigoli che oggi, in troppi, si affannano a nascondere. Una cosa che, detta così, dovrebbe essere scontata per il vignaiolo che la confessa e che invece sa di meraviglia. Quella meraviglia che regala l’eterna scoperta del nuovo, quella soddisfazione che regala l’avere conferma che la differenza la fanno le persone, l’attenzione alla pianta in quanto organismo vivente in simbiosi con l’Universo. Conoscenza, esperienza, competenze…questo è il Terroir. Questo è la Famiglia Pasetti. Questo è CONTESA. Dei 30ha “storici” dell’Azienda è inutile che Vi dica, sul “nuovo corso”, invece, qualche parola vale la pena spenderla. Vale dunque la pena parlare di quei 28ha recentemente acquisiti in quel Loreto Aprutino che è forse il CRU più importante e famoso d’Abruzzo e del gravoso compito di cui si è fatto carico Pierpaolo. La responsabilità di progettare un nuovo vigneto può essere peso schiacciante per chi si approcci alla vite provenendo da un percorso diverso anche se molto più vasto e abbia, per di più, una figura illuminata come quella di Rocco a indicare la strada da percorrere (per lo meno fino a un bivio che, prima o poi, dovrà imboccare). E proprio quegli 8ha destinati ai nuovi impianti (gli altri sono al momento dedicati al seminativo) possono essere “IL” bivio. Ottoettari sottratti con fatica, a colpi di ripper, a “lu cretone”. 3ha di Pecorino (vitigno sul quale CONTESA ha davvero molto da dire), 3ha di Montepulciano (impossibile dimenticarsene a Loreto Aprutino) e in mezzo…2ha di Sauvignon PIWI a fare da barriera a eventuali attacchi fitosanitari e, magari, a “insegnare” qualcosa di nuovo riguardo il futuro incerto di un’agricoltura già da tempo sotto attacco da parte dei cambiamenti climatici. Ottoettari che inseguono temperature “coerenti” doppiando la quota sul livello del mare di Collecorvino fino a un crinale e che, con gli altri 18 (e il favore dei “diritti di impianto”) potrebbero ospitare parte dei vecchi impianti per dar modo al terreno di rifiatare dopo trent’anni di viticoltura “old school”. Ottoettari per i quali si è scelto “lo sciagurato” come forma di allevamento, quel mix di Tendone e Guyot a un capo solo che alza e allarga l’impalco proteggendo i grappoli. Esperimenti mirati per cercare di essere sempre un passo avanti al futuro. Qualcosa si muove anche in cantina con la comparsa di anfore importanti per ospitare vini che “potrebbero essere”, ma quello è un discorso che affronteremo un’altra volta (così c’ho la scusa per tornare da Rocco,Pierpaolo, Franco… CONTESA vuol dire FAMIGLIA, non solo proprietari ma PROTAGONISTI di una Storia che inizia ancor prima della vigna e finisce sulla tavola Che inizia con un’idea e finisce con un’emozione. Vabbè, già che ci sono Vi racconto anche un vino, un vino che si…insomma…non mi piace. È un VINO  DA APPASSIMENTO, si chiama “ATTESO” e racchiude in bottiglia il passato (quel clone di Montepulciano selezionato dal vigneto del nonno), guardando al futuro con grande attenzione al presente. Dal profondo della sua impenetrabilità il calice racconta di una visciola che s’agghinda a ciliegia stramatura sposando la propria incipiente fermentazione con le note di un rum che l’avvolge e protegge dalla stretta croccante del cioccolato. Prugna e mora aggiungono acidità e freschezza, cassis, sottobosco, tabacco, s’aggiungono a all’orientale mistero della cannella e dei chiodi di garofano mentre una brezza mentolata impedisce alla complessità olfattiva di sedersi. In bocca l’avvolgenza glicerica è prepotente e mentre la potenza alcolica aiuta a districare l’importante massa dell’estratto la dolcezza complessiva, affatto celata, gestisce con garbata eleganza la sostanza tannica e l’asfaltato finale regalato dall’ultima goccia che sporca il bicchiere. (A 90 non ci arriva perché…perché sono cattivo e gli do 89 Punti). Eqquindi?! Un gran bel vino! Epperchénontipiace?! Perché è un “vinone”, affascinante, pensato e realizzato tenendo conto della tradizione e del mercato con una buona dose di autocelebrazione (che ci sta tutta) con tutte le carte in regola per avere successo ma…vabbè, lo sapete, sono uno che spoglierebbe i vini da ogni orpello e qui, pur non essendocene, la sensazione di ostentazione si fa un po’ sentire. Da bere ascoltando FAT BOTTOMED GIRLS dei QUEEN. Lo trovate in enoteca a un prezzo ben più che onesto. Roberto Alloi VINODENTRO  
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