Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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12 Dicembre, 2024

A CENA CON VILLA SALETTA

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 12 Novembre GAMBERO ROSSO e VILLA SALETTA hanno organizzato presso il ristorante GLASS di Roma una cena-degustazione dedicata ai vini dell’importante Produttore Chiantigiano in abbinamento ai piatti della Chef Cristina Bowerman. Una serata impegnativa e ricca di spunti per approfondimenti futuri. VILLA SALETTA 1200 anni di storia, 1500 ettari (millecinquecentoettari!), vigneti, uliveti, silvicoltura, selvaggina, tartufi, ospitalità… Tutto questo e molto altro è VILLA SALETTA, oggi di proprietà della Famiglia inglese HANDS (attiva nel mondo della finanza e della hotellerie di lusso. Una realtà amministrata a 360° da David Landini (agronomo ed enologo) che in cantina mixa, con il massimo rispetto, la tradizione secolare con l’amore per la “cuginanza bordolese” introducendo fermentazioni integrali e pionieristiche lavorazioni in fusti di Perlè e atmosfera ridotta. I risultati si condensano nelle 5 etichette in degustazione in questa occasione più uno Spumante Metodo Classico Rosé e un 100% Cabernet Franc prodotto con le uve di uno dei CRU aziendali. CRISTINA BOWERMAN Pugliese (Cerignola) d’America (San Francisco). Avvocato (ma graphic designer) trova pace approcciandosi alla cucina per dare uno sfogo al proprio estro e alla propria creatività trasformando nel tempo una passione non solo in un mestiere ma in una vera e propria espressione del proprio animo artistico. Personalità, look, location del Ristorante, ecletticità del menù, attenzione al dettaglio, ricerca continua, c’è tutto questo e pure una stella Michelin dentro Cristina Bowerman. Tanto, fin troppo per uno come me che, al massimo, prepara da mangiare. In questa velocissima e intensa esperienza ho dovuto ri-imparare ad approcciarmi al piatto; ho dovuto usare tutti i sensi per cercare di capire il linguaggio del cibo, cercare collegamenti con il mondo e con lo spirito sperando nell’aiuto di Google per capire cosa stessi mangiando… E mi sono poi dovuto stupire di un brusco tornare con i per terra grazie a un piatto di Ravioli del Plin. Cristina Bowerman e la sua cucina in una parola sola?! PORCAPALETTA! I VINI (E I PIATTI) – ROSATO ITALIANO “ROSÉ” 2022: un rosato “democratico” dove Sangiovese, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon partecipano in parti uguali a un risultato finale che mette tutti d’accordo proponendo al naso piccoli frutti rossi e agrumi (pompelmo rosa) su uno sfondo di sapida mineralità sottolineando in chiusura e in quell’ultima goccia che sporca il calice un animo vegetale che sa di orto e ricorda il kren. In bocca la frutta si addolcisce scomodando la pesca mentre le amaritudini di erbe aromatiche tirano acqua al proprio mulino. Chiude sottilmente piccante su dolci ricordi fruttati sposando bene il “Sashimi di ricciola, miso alla rapa rossa, leche de tigre e tobiko al wasabi” anche se forse, quel kren percepito all’olfatto, amplifica un po’ troppo l’ultimo ingrediente. (86+ Punti) – CHIANTI SUPERIORE DOCG 2018: quasi tutto Sangiovese (con due dosi omeopatiche di Cabernet Sauvignon e Merlot) per un Chianti tanto succoso già al naso quanto scuro dal punto di vista del profilo olfattivo. C’è un bosco intero in quel calice, a cominciare dalla terra umida e dalle cortecce e non dimentico neppure dei funghi. L’agrume aumenta il senso di freschezza spingendo all’inizio sul chinotto e lasciando poi spazio alle più aromatiche e dolci sensazioni di un bergamotto che ben stempera la vaniglia dei legni. In bocca scorre e disseta riproponendo si i descrittori olfattivi, ma facendolo con un pizzico di eleganza di troppo. Così “incravattato” lascia che la parte femminile del Sangiovese alzi un po’ troppo la voce facendogli guadagnare sicuramente punti in piacevolezza ma cedendo qualcosa sul piano della coerenza. Abbinato alle “Stelline Felicetti, seppie, burro di miso e Tè Lapsang Souchong” stringe forte la mano alle sensazioni fumé che il Tè dona al piatto e, seppur bilanciando perfettamente le grassezze dello stesso, tende a dire un po’ troppo la sua. (88+ Punti, gran parte dei quali, credo, merito del vetro). – TOSCANA IGT ROSSO “CHIAVE DI SALETTA” 2018: per metà Sangiovese fa 100 con 20 parti ciascuno di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon e il saldo di Merlot. Presenta al naso un lungo e scuro corteo di spezie e balsamicità fatto di chiodi di garofano, tabacco e liquirizia che sembra prendere il via da un bosco che è essenzialmente piccoli frutti maturi e poi muschi e cortecce. Il sorso è fresco e glicerico, giocato a dadi tra dolcezze ciliegiose e freschezze agrumate con una trama tannica davvero ben tessuta e un finale tutto freschezze balsamiche. Abbinato ai “Ravioli al Plin all’amatriciana e guanciale croccante” pensavo si comportasse con più polso rispetto al CHIANTI SUPERIORE che, provato, ha mostrato più carattere. (88 Punti). – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA GIULIA” 2019: due terzi di Cabernet Franc e uno di Cabernet Sauvignon che…avrei detto il contrario. Due CRU uno dei quali è quello della vigna che, nel 1841, fu la prima d’Europa “circolare” ad avere una forma circolare. Un naso ricco che, pur non nascondendo le vegetalità del sottobosco umido, calca la mano sulla frutta, rossa e polposa, racconta di amaritudini e freschezze balsamiche e rivela un legno…un po’ troppo “legno” (nonostante la fermentazione “integrale” e le barrique esauste). Sorso sostanzioso ma non opulento, concentrato ma dinamicamente leggero, tannico quanto deve, fresco quanto serve. Esuberante nel suo allungo ma…troppo “rive droite” per i miei gusti. Il piatto in abbinamento era “Quaglia ripiena, fichi secchi al Marsala, pistacchi di Bronte, demiglace all’umeboshi e girandola di patate”, elegante, completo nelle consistenze e nell’approccio estetico-gustativo, adattissimo a testare se il matrimonio con il vino fosse d’amore oppure d’interesse e…con alcune parti del piatto si, con altre ni. (86+/87- Punti) – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2019: hundred percent Sangiovese, ASSURDO già a primo naso! Da subito svela un’oliva orgogliosa di esserci e vegetalità ortolane, poi passa ai toni del bosco, delle cortecce, delle felci, degli intrichi di rovi che regalano frutti e non lesinano spine. Un tocco di prugna, più di un quid di spezie e un finale di balsamica apertura. Il sorso è un’ordinata scaffalatura, ciascun descrittore al proprio posto per un risultato di ordinata compenetrazione, i tannini tessono trama e ordito con eleganza persiana, morbido, tridimensionale… Un vino definitivo. Devo dirVi altro?! ASSAGGIATELO! Rimpiangerete di non averne altre bottiglie! In abbinamento, molto corretto, “Capriolo, patata americana, Lion’s Mane glassati e demiglace al cioccolato fondente”, forse il piatto che ho apprezzato con maggior difficoltà, un concentrato di grassezze mirabilmente imbrigliate dall’astringenza del cacao e dall’esuberanza del capriolo. Da bere ascoltando LETTO 26 di STEFANO ROSSO (in omaggio anche al rione per eccellenza di questa nostra bombardata Capitale). (94+ Punti). La cena si chiude sperimentando lo “stesso vino in calici diversi” e abbinando “ad minchiam” i vini già assaggiati con la piccola pasticceria servita in coda, tra chiacchiere più o meno costruttive, un bicchiere di assenzio, risate, un caffè e appuntamenti dati in cantina o ai prossimi Eventi romani.       E QUINDI? E quindi niente! Questa volta non so davvero come chiudere questo articolo. Forse basterebbero i ringraziamenti, a GAMBERO ROSSO, a VILLA SALETTA (anche e soprattutto nella persona di David Landini), a Roberta Perna (per aver fatto da trait d’union), a Cristina Bowerman e al suo staff ma… Ho come l’impressione che manchi qualcosa. Dovrò tornare da GLASS per accertarmene Roberto Alloi VINODENTRO  
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5 Dicembre, 2024

BEREBENE 2025 by GAMBERO ROSSO

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Novembre, gli eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma hanno ospitato la presentazione della 34° Edizione della Guida BEREBENE, volume che, a firma GAMBERO ROSSO, raccoglie da sempre i migliori vini italiani con un invitante rapporto Qualità/Prezzo (sotto i 20€). Un volume che propone 937 etichetta nell’insolita veste di una ben più che corposa carta dei vini, che non dimentica quei “punteggi” tanto cari a molti winelovers ma che, in principal modo, sottolinea etichette che, al di là del prezzo vantaggioso, non lesinano carattere e rispetto (del Territorio, del vitigno e del Vignaiolo). Una guida che, mi auguro, possa finalmente porre sul gradino più alto i “vini base” delle Aziende e che possa magari contribuire, grazie anche all’impegno che GAMBERO ROSSO sta profondendo nella comunicazione, a riportare il vino sulle tavole di tutti i giorni. GLI ASSAGGI Tanto, troppo da assaggiare per uno solo (come sempre d’altro canto). Per una volta avevo anche evitato di stilare programmi di massima ben sapendo che poi non sarei riuscito a rispettarli e quindi… Fatte salve alcune etichette che avevo in testa mi sono dedicato a riempire gli spazi bianchi sulla mia personalissima mappa dei vini. Un’occhiata di traverso a qualche etichetta ammiccante, il suggerimento di un amico Produttore, la dritta del vociare del numeroso pubblico che affollava le sale, il caso di un tavolo senza ressa, questa è stata la road map della mia giornata. E alla fine beh…dopo una partenza al fulmicotone segnata da una gaffe con un Produttore cui ho detto candidamente che “pensavo davvero meglio” (giudizio poi motivato e, a malincuore, condiviso) ho cercato di perdere meno tempo possibile. Dalla sessantina di etichette assaggiate ho estrapolato una personalissima “TOP TWELVE” che sottopongo al Vostro insindacabile giudizio (ci troverete “solo” due vini che si sono guadagnati il brano in abbinamento) cui mi piace aggiungere la citazione di qualcos’altro di interessante cui vorrei rivolgere più attenzione appena possibile. Voi dategli una letta, assaggiate, criticate, suggerite e condividete (ma tanto so che vi fermerete alle prime due cose). – TERRE DI CHIETI IGT PECORINO “SUD EST” 2023, ZAPPACOSTA (ABRUZZO): beh…confesso che, così d’acchito, non avrei azzeccato l’areale produttivo. Minerale e marino in primis, lascia poi spazio al giallo di ginestre, susine e mele cotogne tenendovi sulle spine con la sottile vivacità della mandorla. Forse meno fresco e sapido di quanto non avesse suggerito l’olfatto si lascia andare al calore di un sorso che si spegne, lungo, ritornando a quel mare che avevate subito percepito. (86+/87 Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL ST.MAGDALENER CLASSICO DOC 2022, EBERLEHOF ZISSER (ALTO ADIGE): un vino schietto sin da quando si propone al Vostro naso. Nitido come il cielo in montagna Vi lascia visualizzare viole e piccoli frutti di un bosco di cui non nasconde terra umida, muschio e intricate percorrenze. Chiude su leggere speziature dolci e orientali senza dimenticarsi di un acuto fruttato di come amarena sciroppata. Sorso elegante ed equilibrato, fa leva sulla vibrante sapidità e sui tannini stuzzichevoli per invitarVi a berne ancora. (87– Punti). – FALANGHINA DEL SANNIO 2022, FAPPIANO (CAMPANIA): una Falanghina che al naso comunica la calma che lo stesso nome del Produttore suggerisce. Una distesa di camomilla… E poi flash di mela Granny Smith, agrume, grassezze di nocciola e il contorno dolce della pesca. Sorso che spiazza! Glicerico e sostanzioso ma fresco e super-dinamico, di inattese freschezza e sapidità e con un finale dedicato alla frutta. (87+ Punti). – ROMAGNA DOCG ALBANA SECCO “ALBENA” 2023, ASSIRELLI (EMILIA ROMAGNA): confesso che mai come negli ultimi tempi ho avuto modo di assaggiare quell’Albana che fino a pochissimi anni fa ritenevo “bevibile” solo passito e…quante sorprese! Tra le tante (e forse “soprattutto”), questa di ASSIRELLI si becca tutto d’un fiato i miei personalissimi premi “BOOM” e “TAPPETO VOLANTE”! Un naso che Vi trasporta come Aladino sin sulla Mosella, a suon di ritmati picchi di strapiombanti dolcezze e sapidità minerali. Un elettrocardiogramma fatto di melone, pietre bagnate, pesche gialle, agrumi monelli, miele… E in bocca non fa sconti! Ripropone e sottolinea a suon di tannini pistoleri, intona acuti dolci e salati proponendoli in lunga successione senza commistioni di sorta, con un taglio netto e strapiombante tra le due sensazioni. Avrete appena il tempo di scuotere la testa sorridendo per la sorpresa, vorrete riassaggiare in fretta ma…quella chiusura di arancia amara Vi darà altri pensieri e allora li scaccerete allungando la mano chiedendo un refill del calice. Davvero difficile confrontarla, assaggiatela! (88+ Punti, ma solo per restare nel solco della mia “cattiveria”). Da bere ascoltando FLY ME TO THE MOON di FRANK SINATRA. – LAZIO IGT SANGIOVESE “TESHAM” 2019, TERRE DI MARFISA (LAZIO): anche se forse appena troppo marcate, le note della frutta rossa (marasche e visciole) tengono questo vino con i piedi per terra, marcandone vieppiù l’appartenenza a suon di cortecce verdi e sostanza minerale e lasciando all’Oriente delle spezie e alla sottesa balsamicità il compito di alleggerirne lo spirito. Il sorso è un manto di tannini ben tessuti che avvolge i descrittori olfattivi lasciandoli poi liberi nel lungo finale. Gli manca un “quasi” ma…bel vino. (87 Punti). – PASSERINA DEL FRUSINATE IGT “DANTE” 2023, MARCELLA GIULIANI (LAZIO): il naso è segnato da un finocchietto selvatico cui le dolcezze di tiglio e frutta bianca tentano invano di mettere il morso. Il sorso invece… Mannaggia, si sdilinquisce in dolcezze di frutta matura facendogli perdere lo spirito da mustang e trasformandolo in docile destriero. Prestando attenzione si riprende grazie a freschezza e sapidità e ad un finale in cui è l’arancio succoso a dire la sua. Nonostante quel “mannaggia, un “trebbianaccio” cui prestare attenzione. (85 Punti, ma potevano essere di più). – BENACO BRESCIANO ROSSO “DINAMICO” 2021, SINCETTE (LOMBARDIA): Barbera, Groppello e Croatina per acidità, tannino e polpa. Al naso la frutta è polputa e sotto spirito e il cioccolato ci fa comunella a regalare la sensazione, se non di un boero, del Mon Chéri. Non manca poi la gentilezza della viola, a contrasto di un graffio di come caffè e della sottile e pungente spezia ma, soprattutto, di un’atmosfera simpaticamente “selvatica”. Il sorso, dinamico e scorrevole, evidenzia tannini ancora pistoleri ma non sufficienti a pareggiare la polpa del frutto in un finale, FORSE, un po’ troppo femminile. Peccato. (85/85+ Punti). – OLTREPO’ PAVESE DOC PINOT NERO “SOLONERO” 2021, MANUELINA (LOMBARDIA): un Pinot Neroche “scivola” un po’ su un alcol appena troppo esuberante e che si impegna a nascondere il frutto maturo dietro a spezie e inattese tostature. In bocca alza la testa puntando con orgoglio sulla propria gioventù scapigliata fatta si di corrispondenze ma, in primis, di tannini privi di vergogna e di un finale vegetale, ammiccante e dinamico. Un sorso “beat” tutto da provare. (86 Punti). – FALERIO DOC PECORINO “ONIROCEP” 2023, PANTALEONE (MARCHE): un Pecorino che strizza l’occhio ai Riesling più “ignoranti”, con quel naso giocato sul ritmo incessante battuto dalla grancassa delle mineralità e accompagnato dallo “tz-Tz” dei piatti di pesca, melone e vispo agrume. Verde di nespola e giallo di camomilla e ginestra chiude con un acuto di erbe aromatiche chiedendo quel sorso che libera, amplifica e capovolge la ridda di quei descrittori olfattivi che, da un incipit dolce-fruttato evolvono con erotica lunghezza in un finale salato e vegetale. (89+ Punti ma…anche 90). Da bere ascoltando THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY dei GENESIS. – MARCHE IGT ROSSO “CORBÙ” 2021, CLARA MARCELLI (MARCHE): 80 parti di Montepulciano con un saldo di Cabernet Sauvignon che prova appena a fregarVi con i frutti rossi ma si allea ben presto al primo tirandone fuori quell’anima dura e vegetale troppo spesso celata. Boschivo, racconta la corteccia e la resina in agguato mentre una presa di tabacco traghetta ad una chiusura che è quell’affilata spada di ferro che una freschezza ancora lungi dall’essere domata dal vetro evidenzia al primo sorso. Chiude deciso su amaritudini geologiche dopo aver mostrato un tessuto tannico che, per quanto ordinato, abbisogna ancora di qualche colpo di spazzola. Un vino da riassaggiare tra un bel po’. (86 Punti con, forse, un -). – PIEMONTE DOC ALBAROSSA 2020, FRANCO IVALDI (PIEMONTE): il naso, rosso di piccoli frutti, arancia e rose, si scurisce ben presto all’ombra del sottobosco, della macchia mediterranea e di una spezia che è chiodo di garofano ma non perde mai quel brio balsamico che è più di un sottofondo. In bocca riempie, il tannino stuzzica e la sapidità accompagna per tutto il sorso fino al lungo finale in cui del balsamico torna la memoria. (87/88 Punti).   – SOAVE DOCG SUPERIORE “VIGNA IL CASALE” 2022, VICENTINI (VENETO): il naso è un “purtroppo” di animo vulcanico assoggettato alle dolcezze di mela golden, acacia e camomilla. Ci provano il fresco pompelmo e le vegetalità di sambuco e nespola a dargli una mano ma… Il sorso evidenzia grande equilibrio, riuscendo a sottolineare una sapidità minerale che, in chiusura, diventa quasi marina. Bello il finale amaricante che lascia indecisi tra mandorla e osso di pesca. (86 Punti). QUELLI CHE “NON NE HO SCRITTO MA” – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “NATUM” 2022, AGRIVERDE (ABRUZZO): (86+ Punti). – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “GIUSI” 2023, TENUTA TERRAVIVA (ABRUZZO): (87 Punti). – ABRUZZO DOC PECORINO SUPERIORE “FILARI IN COSTA” 2022, PESOLILLO (ABRUZZO): (84+/85 Punti). – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT MANZONI BIANCO “THEODOR” 2023, MAS DEI CHINI (TRENTINO): (86+ Punti). E QUINDI? E quindi GRAZIE in primis a GAMBERO ROSSO per avermi ospitato ancora una volta e a tuti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e poi… VIVA IL VINO! Quello che non ha bisogno di blasoni per essere apprezzato, quello che sa riempire il cuore, elevare l’animo, arricchire una tavola, stimolare le chiacchiere, amplificare le risate, aumentare l’amicizia, trasformare l’amore in passione, far guardare la luna dimenticando il dito… Continuate Voi, io vado a bere qualcosa. SALUTE Roberto Alloi VINODENTRO  
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28 Novembre, 2024

V.A.N. 2024

IL COSA E IL DOVE Sopravvissuti a una squallida querelle interna di cui preferisco non dirVi i V.A.N. (“I” perché stiamo parlando “DEI” Vignaioli Artigiani Naturali”) sono tornati negli ormai consueti spazi della Città dell’Altra Economia di Roma per l’appuntamento 2024 della loro “fiera”. Un Evento che ha radunato sotto lo stesso tetto una trentina di Aziende (e ospitato anche Produttori da una sorprendente Albania e dalla Francia) che hanno dimostrato la crescita qualitativa di un movimento all’interno del quale coloro che si affidano all’improvvisazione sono sempre meno ben accetti. Numerosa come sempre la partecipazione del pubblico (nonostante l’intoppo della Domenica ecologica) a sottolineare quanto, nella Capitale, sia ancora vivo l’interesse per quei vini “naturali” che tanto mi danno ancora da pensare. GLI ASSAGGI Beh, c’era tanto da assaggiare e io non avevo alcun programma sul “cosa”. Da diversi anni, la Curiosità è l’unico spirito guida nelle manifestazioni di questo genere (in realtà, la Curiosità e le dritte che mi faccio dare da quei Produttori che già si sono conquistati i miei favori). È stato dunque uno slalom alla ricerca dei tavoli meno affollati o di quelle etichette che, più di altre, attiravano la mia attenzione. E della cinquantina di assaggi fatti ve ne propongo 12. Dodici vini che non hanno strappato punteggi altissimi (e, considerata la mia proverbiale cattiveria…) ma che in alcuni casi ho trovato sorprendenti e addirittura degni di un brano musicale in abbinamento. Voi dategli una letta, assaggiate, confrontate, criticate e…condividete! – VINO ROSSO “IL DIPLOMATICO” 2022, I VIGNALI (ABRUZZO): mette subito in chiaro la propria appartenenza alla terra, marcando con orgoglio quella rusticità che per altri è spesso vergogna. E se fa il pieno di frutta (visciole, pompelmi e financo anguria), non si dimentica dei gerani in fiore, della appenninica mineralità e di quella nota green che tanto cerco nei Montepulciano. In bocca non va d’accordo con il nome di fantasia che Alessandro gli ha affibbiato. Vibrante e poco incline al compromesso, mena fendenti fatti di tannini vispi e sapida mineralità lasciando alla frutta il compito di chiudere un sorso piacevole e fortemente identitario. C’è del nuovo a Casauria, stay tuned. Da bere ascoltando CHILD IN TIME dei DEEP PURPLE. (86/87 Punti). – VINO DOLCE “RAGGIO DI SOLE” 2022, I VIGNALI (ABRUZZO): chi si fosse aspettato dolcezze di dattero e pesca sciroppata resterebbe deluso. Perché qui si è deciso di puntare sullo sprint aromatico-vegetale del Moscatello di Castiglione a Casauria sottolineando la scorza amaricante degli agrumi, le piccantezze pepose e quelle dello zenzero, la mineralità, le note vegetali del sambuco… In bocca governa la freschezza e le dolcezze gliceriche fanno da diapason per accordare la sostanza della frutta con una sapidità minerale che è firma calcata di un territorio conteso da rocce taglienti e mare all’orizzonte. Chiamate gli amici e tirate fuori una scelta di pecorini, ma abbiate cura di avere bottiglie a sufficienza. Da berte ascoltando AQUARIUS/LET THE SUNSHINE dei THE FIFTH. (85+ Punti). – VINO BIANCO “LAGUNE” 2023, BALAJ SEB (ALBANIA): blend di Shesh i Bardhe, Debinë Bianca di Përmet e Pulës di Berat (confesso di essere ricorso al WEB per scriverne bene i nomi) per un naso dedicato all’orizzonte marino che rivela non soltanto marosi ma muscoli e bisso, scogli e pesce azzurro. Ma anche i Balcani vogliono dire la loro proponendo erbe di montagna e sole a picco. E la frutta? C’è dell’albicocca sullo sfondo, in parte anche candita e le spezie sono un simpatico extra. Il sorso è salato anche più di quanto atteso e i tannini, ben presenti, fanno arricciare le labbra e asciugano il palato richiedendo un secondo sorso. Lungo e coinvolgente richiede attenzione e, volentieri, un approfondimento. Da bere ascoltando EDERLEZI di GORAN BREGOVIĆ. (86+ Punti). – SHESH I BARDHE “ORANGE” 2021, BALAJ SEB (ALBANIA): 40 giorni di macerazione sulle bucce e un anno di affinamento in anfora di terracotta sembra raccordare “LAGUNE” allo Shesh i Bardhe “base” (di cui qui non dico) mixando l’animo marino con quello più intimista e orientale fatto di terziari speziati e balsamici che fanno annotare curry, cannella zafferano, un appena di eucalipto e…foglie di tabacco ancora da arrotolare. Il legante? La comunella tra mineralità e frutta candita. In bocca, nonostante alcol e sostanza glicerica addolciscano la pillola, i 40 giorni di macerazione si sentono tutti…troppo, direi. La freschezza non manca di certo, l’importante sapidità amplifica la pistolera tannicità e il risultato è un sorso importante ma lontano dall’equilibrio auspicato. Si becca il mio premio “PECCATO” e una nota in agenda per un riassaggio futuro. Personalmente lo ritengo un vino che, con qualche “aggiustatina”, meriterebbe un punteggio ben più alto degli 84+ Punti che gli do. – “PLAKU” 2021, BALAJ SEB (ALBANIA): in Albanese significa “Il vecchio” e già sorprende per il fatto di avere un importante punto di contatto con i Castelli Romani. Infatti, questo blend di Shesh i Zi e Vlosh trascorre più di un anno di clausura in una classicissima botte di castagno costruita dal grande Alfredo Sannibale (di cui Vi ho già raccontato qui). Riprende in rosso l’anima di “LAGUNE” dando però decisamente più importanza alla componente terragna che non a quella marina. Al frutto, piccolo, dolce e maturo, si associa una sensazione sottilmente vegetale che accosta il fico appena aperto alla rapa rossa. E poi un ché di terra smossa a tenerci con i piedi per terra. In bocca l’acidità impera (e forse trascende) e i tannini ancora alzano la voce fomentati da un legno che sa di passato. Ne risulta un sorso che trasporta il mio cuore sugli spigoli del Carso ma che, concretamente, avrebbe bisogno di qualche aggiustatina. Da bere ascoltando BACK TO BLACK di AMY WINEHOUSE. (Seguendo il cuore gli avrei dato di più ma, realisticamente, merita 85- Punti). – VINO BIANCO “FATTO COI PIEDI” 2022, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): salomonico blend di Malvasia Aromatica di Candia, Trebbiano e Ortrugo costretto a cibarsi delle proprie bucce per un mese e segregato poi nel buio cemento per un anno intero. Si presenta baldanzosamente balsamico, eucaliptico direi ma poi scende ai più miti e grassi consigli della frutta gialla matura e di vegetalità affatto vergognose di essere. Arriva anche la frutta secca, quella che occhieggia in pasticceria e in chiusura, prova ad accendere il motore regalandoci una morfologica degli idrocarburi che saranno. In bocca regala una freschezza che trascende la massa glicerica, una sapidità sassosa e una inarrestabile progressione di quella frutta percepita all’olfatto che termina in un finale di educate dolcezze cui la frutta secca tostata e salata fa da contraltare. Magari non un vino per me (anche se ricorda alcune produzioni di quella Slovenia vicina al mio Friuli). “FATTO COI PIEDI”…a me sembra fatto molto bene. (85 Punti). Da bere ascoltando TRAMPLED UNDER FOOT dei LED ZEPPELIN. – VINO BIANCO “IL TEMPO DEI SOGNI” 2021, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): la ricetta è a base di speranza e pazienza. Sperare nella stagione e aspettare anche i 60 giorni di macerazione nel forse “poco elegante” contesto della vetroresina. Una Malvasia la cui aromaticità è un profondo graffio amaricante-balsamico di liquirizia che incide zenzero, scorze di agrumi amari ed erbe aromatiche appena ammorbiditi dall’albicocca disidratata e conditi da una sottile, dolce speziatura. Sorso fresco, agile nonostante la struttura e una glicericità che sembra andare ben oltre i 14 gradi alcolici e i tannini decisi. Affatto facile, vuole gambe sotto il tavolo, strizza l’occhio all’oriente (basta Gewürztraminer con il pollo al curry!) e implora un lungo oblio in cantina. (85+ Punti). – VINO ROSSO “SANTA PAZIENZA” 2019, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): una Croatina prodotta da viti che da un secolo affondano le proprie radici in quella terra. La pazienza di aspettare la maturazione dei grappoli non è seconda a quella della lunga macerazione e, se parliamo di attesa che il vino sia pronto a soddisfare il nostro edonismo, ecco che “SANTA PAZIENZA” diventa un’imprecazione. C’è ancora una profonda traccia dei piccoli frutti rossi, ma sono le spezie quelle su cui vengono puntate le luci della ribalta. Sottilmente peposo non dimentica la noce moscata e si lascia poi andare, accarezzando accenni tostati, a respiri balsamici di china e liquirizia. Sorso caldo, materico, importante potrei dire, deciso nel proporre il tessuto tannico e fresco quanto serve per non apparire mai seduto. Una nota brettata di quasi salume, che non considero sgarbo ma anima rustica e territoriale, conduce poi a un finale nel quale il frutto, quasi servisse a chiudere il cerchio della vita, fa di nuovo capolino dopo quello che era stato solo un incipit. Beh…bel vino. Da bere ascoltando SUDDENLY dei JUPITER SUNRISE. (85+ Punti). – VINO ROSSO “GUARDA LA LUNA” 2021, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): un vino “fifty-fifty”, metà Barbera e metà Croatina, metà provenienti dai vigneti in basso (quelli che non si vergognerebbero di 17° alcolici) e metà da quelli in alto (quelli cui spetta il compito di fare da “pacieri”). 15 i gradi in etichetta che, birbanti, si fanno un po’ sentire. È dunque così che la frutta rossa si presenta sotto spirito e la ciliegia, in particolare, riempie una scatola di boeri prendendo sotto braccio un cioccolato che poi sarà ben evidente al sorso. Anche le viole e la rosa canina sono macerate e la liquirizia accompagna. Il sorso evidenzia le caratteristiche della Barbera, con una freschezza esuberante che sposa il grip della Croatina regalando una piacevolezza di beva che lascia presto nel bicchiere quel solo, ultimo goccio che lo sporca e rivela un animo affumicato di cenere e camino spento. (85 Punti). – VINO ROSSO “GIUÀN” 2019, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): un vino che rende complicato separare l’olfatto dal palato. Al naso si percepisce un po’ di volatile scappata di casa e allora la tentazione di assaggiare subito è forte e… È lì che capite che questa bilancia la scapigliata freschezza della barbera tirando fuori un frutto che è amarena sotto spirito (ma anche more e ribes) senza dimenticarsi di fiori appassiti, humus ed erbe aromatiche. E capite che il tannino sposa l’acida freschezza in un sorso spigoloso ma misurato, caldo e succoso. Quanti Punti? Non lo so, lo riassaggerò e Vi saprò dire. – VINO ROSSO “SAVI-NEN” 2023, BRICCO VISCONTI (PIEMONTE): Giorgio (Migliasso) è uomo da piccoli numeri (“MICROVINIFICAZIONI IN CERAMICA” è scritto in Maiuscolo sulle sue etichette) e grande onestà. Abbiamo passato diverso tempo a parlare assaggiando i suoi “errori”, quei vini che “volevo ma…” di cui non si vergogna e che sono parte integrante del suo lavoro. Beh, questa Barbera me l’ha presentata con scaltrezza, giocando sulla mia Curiosità, sapendo che credo follemente nel “se non provo non so”. Onestamente? Ha ragione nel dire che è un vino per pochi, per chi non teme il passato e i ricordi, per chi non sa che farsene di vini senza spina dorsale, di sapori assoggettati al gusto comune o, peggio ancora, alla moda del momento. Già il naso è un cazzotto, un’entrata a gamba tesa. Arruffata, intrattabile come una signora appena sveglia propone con nessuna vergogna la propria rusticità sciorinando una confusione di descrittori schietti e mai sottaciuti, rossi, verdi (anche neri ma non di frutto), ruvidi come l’asfalto che sbuccia le ginocchia. E in bocca… Un sorso dipinto da Munch. Acida come una ragazzina viziata strilla la propria acidità coprendo i sospiri della frutta. Un vino per pochi, un vino per palati forti, un vino per noi “anziani”, che sa di pugni sul tavolo, bestemmie e…un altro bicchiere. Certo non un vino elegante ma chisseneimporta. Forse il vino più attaccato alla terra tra i circa duemila che ho assaggiato quest’anno. Da bere ascoltando NOT TO TOUCH THE EARTH dei DOORS. (87+ Punti, uno in più di quanti se ne meriterebbe, per il coraggio di esserci). E QUINDI? E quindi GRAZIE in primis agli Organizzatori e ai Produttori per avermi ospitato e avuto la pazienza di ascoltare le mie parole (anche quelle meno lodevoli del loro operato). È stata una giornata che mi ha fatto scoprire tante nuove realtà (anche fuori dai nostri confini) e che ha arricchito ulteriormente il mio poco sapere. Me ne sono tornato a casa con una lista di cose da approfondire e di vini che vorrei riassaggiare con calma perché non sono riuscito a comprendere completamente e quindi…ho messo in agenda la prossima Edizione per poterci vedere più chiaro Roberto Alloi VINODENTRO  
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21 Novembre, 2024

L'ITALIA DEL PINOT NERO by VINODABERE

IL COSA E IL DOVE Nei giorni del 27 e 28 Novembre, gli ampi spazi dell’Hotel BELSTAY di Roma hanno ospitato la prima Edizione de L’ITALIA DEL PINOT NERO, Evento organizzato da VINODABERE e dedicato a quello che in molti definiscono il “principe dei vitigni”. Una due giorni il cui successo è stato decretato dal grande successo di pubblico. Davvero tanti i winelovers e gli addetti del settore che hanno voluto e potuto compiere un viaggio entusiasmante attraverso l’intera lunghezza dello stivale italico assaggiando le interpretazioni delle quasi 40 Aziende presenti. GLI ASSAGGI 39 Aziende (presenti in gran parte personalmente) in rappresentanza di 14 Regioni. Un percorso infinito lungo gli affollati banchi di assaggio (e una masterclass cui non ho avuto la possibilità di partecipare). Io, come sempre, m’ero fatto il mio bel programmino che, come nella miglior tradizione, non sono riuscito a rispettare. Mi sono dunque lasciato guidare dall’estro, ficcando il naso laddove c’era meno folla e scoprendo un bel po’ di cose interessanti. Tra le oltre 60 etichette assaggiate ho scelto le 20 che ho ritenuto meritevoli della Vostra attenzione, un recit de dégustation in cui ho separato i Pinot Nero dai vini prodotti con altri vitigni elencandoli in base all’ordine alfabetico delle Regioni di produzione. Niente “podio” neanche stavolta. Lascio a Voi il compito di scovare quei vini cui ho assegnato i punteggi più alti (sapete benissimo che sono cattivo e quindi non provate neppure a confrontarli con quelli assegnati dalla Giuria dell’Organizzazione) e quelli che si sono meritati un brano musicale in abbinamento o qualcuno dei miei “premi speciali”. A questo punto non Vi resta che immergerVi nella lettura, assaggiare, criticare, suggerire e condividere. I PINOT NERO – TERRE DELL’AQUILA IGP ROSATO “CARATTERI ROSÉ” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): forse il vino più sorprendente della giornata, inatteso, insperato, irriverente, dispettoso…devo continuare?! Sarà forse colpa del quid di Traminer Aromatico aggiunto al Pinot Nero per fare 100 ma, se Vi foste aspettati un vino fatto di delicatezze ed eleganze affettate beh…sareste rimasti delusi. Nulla di etereo nonostante la quota degli impianti, un vino con i piedi ben piantati per terra, che sa di fatica e mani sporche, della giacca indossata la domenica quasi per vergogna di una rusticità che è carattere, quell’idea di selvatico che scoprite quando decidete che la fragola in primo piano è importante ma fino a un certo punto, quelle erbette amare, quei cespugli seccati dal sole e dall’aria rarefatta che occultano quasi i frutti di bosco. In bocca è pura roccia tagliente, mineralmente preistorico eppure, il sorso, scorre morbido tra i ricordi delle complessità olfattive, lungo e impetuoso come un torrente. Da provare, ASSOLUTAMENTE! Da bere ascoltando SINK THE PINK degli AC/DC. (90- Punti). – TERRE DELL’AQUILA IGP PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2018, CASTELSIMONI (ABRUZZO): chi si aspetta eleganza, qui troverà quella fiera di un highlander. Un olfatto diretto, carico di piccoli frutti, ricamato di pepe nero e noce moscata e, al seguito di questi, un’armata balsamica carica di tabacco scuro, bellicosa di pietra focaia, che cavalca nobilmente senza vergognarsi del selvatico montare a pelo o della terra smossa dagli zoccoli. In bocca è diretto e non fa sconti, una spada a doppio filo, freschezza da una parte tannini dall’altra e, di piatto, colpisce con una sapidità che è sberleffo e nomina a cavaliere nello stesso tempo. Un Pinot Nero medievale. Da bere ascoltando, ovviamente, BLACK DIAMOND dei KISS. (92- Punti). – SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2021 RISERVA, PLONER (ALTO ADIGE): appena penalizzati da una sottile nota di lacca, questi venti cloni orchestrano una intonatissima ouverture olfattiva di piccoli frutti alpini, cui prugne e sottili peposità fanno da controcanto mentre il ritmo è tenuto da una nota bassa di sana rusticità vestita dei più tradizionali lederhosen. Il sorso è importante ma affatto tronfio, una struttura articolata, complessa ma mai complicata che, Vi spinge a districarvi tra i ritorni fruttati per impadronirVi di quei segreti speziati che Vi prendono per mano e Vi accompagnano nel lungo finale. (89++ Punti). – SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “LIMITED EDITION” 2019, PLONER (ALTO ADIGE): tre anni dopo la 2016 PLONER decide che ci meritiamo questa 2019 e…stupisce! Il naso comunica la calma del caffè e dei pensieri che vanno a quel sottobosco dove, tra fruscii di cespugli e graffi di rovi crescono i piccoli frutti che riempiono il naso e quelle rose che adornano il vaso sul tavolo davanti a Voi. In bocca è elegante, forse fin troppo (anzi…TROPPO), voluminoso, riempie ma non sazia, scorre via come un torrente alpino lasciando voglia di bere ancora con la scusa di non aver capito bene quanto raccontato dal primo calice. Didascalico come il microappiglio che non riuscite a stringere, non fa sconti e insegna. Da bere ascoltando NO EXCUSES degli ALICE IN CHAINS. (93 Punti, di più non posso dargliene per quella sua esasperante eleganza). – COLLIO DOC PINOT NERO “DEDICA” 2018, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso rivela struttura e sostanza evidenziando senza vergogna le ombre del bosco, le spezie scure, e la rustica asprezza delle bacche di corniolo, deciso a lasciare alle delicatezze femminili dei piccoli fiori il solo ruolo di coriste. In bocca mostra il funambolico equilibrio tra un corpo di definita muscolatura, un tannino moderno e vibrante e una chiusura sottilmente amaricante. Davvero un bel Pinot Noir, vibrante e coraggioso. Da bere ascoltando TAKE IT DOWN dei FUNKY DESTINATION. (90+ Punti). – COLLIO DOC PINOT NERO 2019, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): rispetto al precedente è decisamente più freak e, pur tenendo fede al bon ton, azzarda acuti balsamici e di frutto croccante. Distrae facilmente e ci vuole una incrollabile forza di volontà per dargli un punto in meno nonostante mi piaccia molto più dell’altro. Crescerà. (88 Punti).   – MARCHE IGT PINOT NERO “PICCOLE PRODUZIONI” 2023, COPPACCHIOLI TATTINI (MARCHE): già il naso racconta di “troppa gioventù” con i piccoli frutti e i fiorellini di campo a cercare di celare freschezze erbacee vivaci e sbarazzine. In bocca, poi, propone un sorso ricco di freschezze agrumate (forse TROPPO fresche) e una chiusura piacevolmente speziata. In cerca di un equilibrio ancora davvero precario, anche se si becca “solo” 85+ Punti mi piace un sacco!   – MARCHE IGT “TENUTE QUARTA” 2021, FATTORIA MANCINI (MARCHE): da una singola vigna un “Blanc de Pinot Noir” che, a primo naso, promette di atteggiarsi a grassezze da Chardonnay ma poi Vi frega ed esprime marina leggiadria di erbe aromatiche e macchia mediterranea lasciando alla frutta bianca il compito di aggiungere un po’ di ciccia a quella salsedine che rende palpabile il frangersi delle onde. Il sorso ha la potenza dei marosi e la calma della risacca, fresco, lungo come l’onda da cavalcare, ridendo, con la tavola. Un vino per i giovani leoni. Da bere ascoltando SURFIN’ USA dei BEACH BOYS. (87/87+ Punti). – COLLI PESARESI DOC “FOCARA” 2021, FATTORIA MANCINI (MARCHE): marino e dinamico quanto il “TENUTE QUARTA”, sembra voler rinunciare alle grassezze per un qualcosa di più intimista con quell’idea di quiete e riposo che comunica la cenere del camino. Sfrucugli speziati ravvivano poi l’atmosfera lasciando un po’ di spazio alla danza dei piccoli frutti, delle erbe aromatiche, del cassis e del mugghiare del mare lontano. Il sorso è fresco, di muscolatura tonica, mai seduto, vibrante, mantenuto vivo da una trama tannica elegante ma sbarazzina e maschia come un tartan scozzese e con un finale davvero ben ritmato. (88+/89- Punti). – PIEMONTE DOC PINOT NERO “BRICCO DEL FALCO” 2019, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): beh, il naso è un bel tomo! Tante le pagine da sfogliare, capitoli di spezie dolci (con i chiodi di garofano scritti in neretto), lunghi paragrafi dedicati ai singoli, piccoli frutti di un bosco alle cui freschezze si accosta quella di una menta che apre le narici e libera i polmoni. In bocca è fresco e sono i tannini in giacca e cravatta a guidare le danze, in evidenza ben più di quella succosa, dolce fruttosità che rischia di rendere troppo “ammiccante” un sorso di gustosa eleganza ed equilibrio appenaappena instabile. Chiude lunghissimo, ferroso e saporito. Da bere ascoltando THE FALCON di PAT METHENY e LYLE MAYS. (Gli do 90 Punti abbonandogli quel “meno” che si sarebbe meritato per aver strizzato troppo l’occhio al pubblico femminile; 90 Punti pieni, in modo da farVi capire che non sono poi così cattivo). – PIEMONTE DOC PINOT NERO “1500” 2017, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): “MILLECCINQUE” come le bottiglie di questo Pinot Nero prodotte con quel Metodo Vinooxygen inventato dall’enologo dell’Azienda per eliminare l’incontrollabile azione del’ossigeno durante i travasi. Un Pinot Nero che certo non si avvantaggia del fatto di essere stato appena aperto (ahimè) ma che dall’iniziale ritrosia tira fuori dal cilindro, con sabaudo aplomb, un vasto repertorio di eleganti vegetalità e l’allegria del piccolo frutto il tutto addizionato di una buona iniezione di balsamicità. In bocca la fresca dinamica del sorso si scontra con la sostanza regalatagli da un’annata certo NON fresca. Il risultato è un equilibrio funambolico che aumenta l’interesse per un vino “integralista ma beat”. (Gli do 87 Punti ma anche il mio personalissimo premio “GHIVMIFAIV”). – PIEMONTE DOC PINOT NERO “FRA” 2016, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): al naso si propone appena sgarbato ma nel breve se ne scusa e, con riverenza, sacrifica la spezia sull’altare di un frutto che, seppure in massima parte piccolo, rosso e maturo, non dimentica la freschezza dell’arancia e chiude sottilmente balsamico. Il sorso è agile quanto supposto ma, quando meno Ve lo aspettate, vira su morbidose grassezze di cioccolato per riprendersi poi in un allungo finale vibrante e saporito. Mi viene da pensare ad una bottiglia non proprio felicissima mentre gli ammollo quegli 88 Punti che avrei pensato arrivassero a 90. – PIEMONTE DOC PINOT NERO “GIOTTO” 2016, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): elegantemente speziato e di sbarazzina balsamicità coniuga la gentilezza dei piccoli fiori con la freschezza di un agrume neppure troppo latente e, senza se e senza ma, invita al sorso. In bocca non smentisce la dinamicità immaginata e, con un tocco di sabauda eleganza accorda durezze e morbidezze in un equilibrio che gli altri vini dell’Azienda non hanno mostrato nella propria completezza. Chiude lungo lasciando ricordi. (88/88+ Punti). – PINOT NOIR “SOUNDS OF SILENCE” 2022, OAK VALLEY ENGIN (SUD AFRICA): inizialmente si percepisce una sottile riduzione che però scompare nel breve lasciando spazio a un tappeto rosso di ciliegie, mirtilli e una sorta di dolcezza ortolana che pare quasi rapa rossa (senza offendere). Le rose sono siepe di contorno e le sottili freschezze di arancia e malagrana s’accostano alla sottile speziatura chiudendo il cerchio dei descrittori olfattivi e introducendo un sorso leggiadro e vivace. I frutti rossi conducono le danze ma è l’erba di quel giardino circondato dalle siepi di rose a strizzarVi l’occhio ben più della succosa presenza del pompelmo. Il fondo del calice è invece più intimista e traghetta i vostri pensieri raccontando la calma di una tazza di tè davanti al camino. Un vino di silente eleganza. Da bere ascoltando…indovinatelo Voi di SIMON & GARFUNKEL. (92/93 Punti) – SPUMANTE METODO CLASSICO “TRE”, OPIFICIO DEL PINOT NERO MARCO BUVOLI (VENETO): “TRE” per dodici= 36 mesi sui lieviti. Poi barrique e tonneau secondo il Metodo Solera ci regalano una bolla con delle bollicine che, finalmente, non si stancano subito di fare il loro lavoro. Poi il naso…complesso, sicuramente agrumato ma dannatamente orientale, con quel suo profilo speziato che, al miele, associa curry, zafferano, noce moscata. In fine arriva la frutta secca, quella della pasticceria, mandorle e nocciole tostate e pralinate che affiancano l’agrume candito e si danno di gomito con un’idea boschiva che non dimentica i funghi. In bocca è estremamente coerente, cremoso, di muscolosa sapidità e freschezza adeguata con un finale lungo e piacevolmente agrumato. (88/89 Punti). GLI ALTRI – TERRE DELL’AQUILA IGT RIESLING RENANO “LUPA BIANCA” 2017, CASTELSIMONI (ABRUZZO): se la 2021 era “immaginazione al potere” questa 2017 (annata complessa e complicata) è la conferma che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Il naso percepisce i fumi di un vino che si è messo in moto, un idrocarburo che sa di Raccordo Anulare più che dell’aria leggera delle alte quote ma, soprattutto, sa di acciarino e di archibugio, uno sparo che colpisce pompelmo (rosa, in verità), la croccantezza della mela Granny Smith e una frutta tropicale che non solo non avrei gradito ma che sembra inaspettatamente matura. Di appenninica freschezza mostra il pugno di una calcarea, sapida mineralità, potente e aggraziato al contempo s’allunga in un finale che suscita ricordi e prepara alla pugna di un secondo bicchiere. Gran vino ma…aspetterei ancora. Da bere ascoltando HUNGRY LIKE THE WOLF dei DURAN DURAN. (88+/89- Punti). – TERRE DELL’AQUILA SAUVIGNON BLANC “PURE IO” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): i gatti sono scappati e quello che resta sono i pendii, spogli, cespugliosi, bruciati dal sole che guardano il fondovalle dal loro ripido punto di vista. Spunta qualche fiore qua e là, bianco di camomilla, sambuco e foglia di pomodoro sono sfumati colpi di pennello e la frutta è gialla e matura ma…forse un po’ troppo esotica, dimentica di quella pesca che però…immagino possa essere nel futuro evolutivo. Il sorso segue l’olfatto accostandosi più all’eleganza dei cugini friulani che alla ripida freschezza di quelli altoatesini ma…orgogliosamente abruzzese. Peccato berlo oggi che è ancora “in fasce”. Da bere ascoltando NOW I’M HERE dei QUEEN. (89 Punti). – SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2022, PLONER (ALTO ADIGE): troppo freddo, lo catechizzo con le mani quasi in preghiera sul bevante del calice e…ecco che, timidotimido, s’affaccia un ché di sambuco, apripista di una sottile scia vegetale che comprende foglia di pomodoro, erbe aromatiche, fiori, fieno e che conduce alla frutta, là in fondo. Una frutta fatta di agrumi poco maturi, e di una pesca, altrettanto acerba che, in divenire, propone sfracelli. In bocca è sapidissimo, quasi piccante, tagliente come le rocce dolomitiche; carico di descrittori olfattivi Vi fa roteare la lingua in cerca dei vari riconoscimenti in una sorta di gioco che Vi lascia dimentichi di misurarne il finale. Quasi un oltraggio averlo stappato ora, cercatene una bottiglia e dimenticatevelo in cantina. Da bere ascoltando PEACHES EN REGALIA di FRANK ZAPPA. (89- Punti). – COLLIO DOC FRIULANO 2023, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): al naso è un giocare ad acchiapparella tra le grasse dolcezze di mela e la freschezza dei limoni ancora da cogliere. La ricchezza delle sfumature vegetali lo fa quasi sauvignoneggiare, con quel suo fare smorfioso di mughetti e sambuco ma si capisce subito che è solo uno scherzo e che l’animo, pur nella sua modernità, è profondamente tradizionale. Il sorso riempie come i Tocai di un tempo ma la beva è assolutamente golosa e moderna, dritto e affilato conduce ad un lungo finale in cui le coerenze olfattive, tenute per mano da una mineralità presente ma mai opprimente, trovano il coraggio di sottolineare la tradizione della mandorla amara. (88/89 Punti). – COLLIO DOC PINOT BIANCO 2023, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Pinot Bianco di compita eleganza e animo minerale che mostra il proprio corredo fatto di una mela che è quasi Granny Smith e che rivaleggia con gli agrumi e sottili amaritudini. Il sorso, dritto e coerente, conferma l’eleganza dell’abito olfattivo indossando con grazia accessori fruttati e agrumati. (88 Punti).   – MARCHE IGT CHARDONNAY “ALCINESCO” 2022, COPPACCHIOLI TATTINI (MARCHE): uno Chardonnay ciccione ma brioso, quasi medievale nel menare gli iniziali fendenti di zafferano e nocciola diventa poi dama dalla lunga treccia color camomilla arricchendosi pian piano di fruttata sostanza a suon di pesche. Sorso morbido ma mai rilassato, fresco e mineralmente sapido chiude spingendo sull’acceleratore amaricante degli agrumi e delle erbe aromatiche. (88 Punti e premio SURPRAIS). E QUINDI? E quindi grazie e complimenti a VINODABERE per aver organizzato questa premiere di cui già ho messo in agenda una seconda Edizione che spero ancora più completa e partecipata e grazie anche a tutti quei Produttori che hanno voluto condividere con me non solo i loro vini ma anche le loro parole. È stata una gran bella giornata (due in realtà), una giornata in cui avrei forse preferito percepire un po’ più di curiosità da parte del pubblico verso quelle zone in cui “fa più strano” sentir parlare di Pinot Nero e magari anche un po’ di sano spirito critico in più verso quei vini sui quali non si spengono mai gli spot ma che ormai hanno perso gran parte della propria anima e vivono solo dell’entusiasmo dei divoratori di guide. Roberto Alloi VINODENTRO
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14 Novembre, 2024

I Vini dell'EMILIA ROMAGNA (by GoWine)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 24 Ottobre le sale dell’Hotel SAVOY di Roma hanno ospitato l’ennesimo evento dell’infaticabile GOWINE, dedicato questa volta ai vini dell’Emilia Romagna. Una serata che ha visto la partecipazione di una ventina di Aziende e che ha consentito agli addetti del settore e al pubblico dei winelovers romani di mettere a fuoco le produzioni di una regione vitivinicola troppo spesso dimenticata.     GLI ASSAGGI Beh, non mancavano certo le etichette e chi si aspettava solo Lambrusco sarà rimasto deluso. Il Sangiovese ho potuto mostrare il proprio carattere e l’Albana è riuscita a stupire anche con interpretazioni che esulavano da quella passita. Dunque, tra bolle e vini fermi, sorprese e spunti di approfondimento non sono mancati. Di seguito trovate una “TOP TEN” suddivisa per Aziende, all’interno della quale dovrete andarVi a cercare i vini con la musica e i vini che la musica non se la sono meritata, i punteggi buoni e i punteggi meno buoni… Tutto rigorosamente personale e suscettibile, mi auguro, delle Vostre critiche. Leggete, assaggiate, condividete e…siate curiosi, SEMPRE! TORRE FORNELLO SPUMANTE METODO CLASSICO “OLUBRA” BRUT 2016 (Sbocc. 03.24): da un’Azienda che è in Emilia Romagna ma “quasi” in Piemonte, “quasi” in Liguria, “quasi” in Lombardia, un vino fatto con un Marsanne che è sicuramente francese ma “quasi” autoctono. Arrivato al seguito delle truppe napoleoniche, ha seguito l’imperatore fino al suo esilio toscano e qui, assieme a un saldo di Malvasia di Candia Aromatica raccolta precocemente solo per dare un po’ di spalla acida al risultato finale, finisce in bottiglia per scontare la propria pena di 80 mesi sui lieviti. Il naso propone un grandangolare panorama marino fatto di scogli, muscoli e bisso che cerca di zittire i toni acuti di una frutta secca che scandisce nocciole e arachidi tostate. Frutta e fiori bianchi sono un dettaglio trascurabile e il sorso, che s’approccia con fascino cremoso, diventa ben presto una lama dritta e affilata, di potente sapidità e freschezza appena in affanno. Certamente un vino da assaggiare, non fosse altro che per la sua assoluta unicità (Enrico Sgorbati è l’unico al mondo a produrlo). (87+ Punti). SPUMANTE METODO CLASSICO “ILBERTÈ” PAS DOSÉ 2010 (Sbocc. 07.22): 132 mesi sui lieviti, un lungo esilio per questo Pinot Nero che al naso rivela già il proprio animo cremoso ma… Sembra vergognarsene e allora sciorina una lunga lista di sottili vegetalità, balsamico mentolate, aromatiche di salvia, appena “green” di raspo prima di dedicarsi alla pasticceria tostata e chiudere su mineralità quasi piccanti. In bocca è morbido abbraccio e verticale, tagliente freschezza che incita l’urgenza della sete e pareggia una sapidità che fa schioccare la lingua. Forse (ma “FORSE”) un appena più corto di quanto mi sarei aspettato ma… (89- Punti). COLLI PIACENTINI DOC MALVASIA “DONNA LUIGIA” 2021: tutta Malvasia di Candia Aromatica ma… Da tre vigneti (uno di 97 anni e uno attaccato dalla Botrytis) e 4 vinificazioni differenti. Il naso è un ossimoro dolce/salato, fruttato/vegetale, racconta cenere spenta e cipria, menta, anice, frutta tropicale matura e…un qualcosa che sarà ma che già accenna all’idrocarburo. Sorso strutturato e ciccione ma di grande dinamicità, dell’olfatto sottolinea la frutta ma, in chiusura, pone l’accento su un agrume che è quasi arancia e s’allunga su aromatiche balsamicità. Strizza l’occhio e fa fare pazzie, dolce come un bacio, graffiante come un’avventura. Un vino che credevate donna ma si rivela femmina. Un vino per fare pensieri impuri. Da bere ascoltando L.A. WOMAN dei DOORS. (90/90+ Punti). COLLI PIACENTINI DOC MALVASIA “UNA” ORANGE WINE 2020: un vino “dimenticato” in vigna e in cantina, un vino che vuole pazienza. Quella di aspettare l’aggressione della Botrytis, e quella di pazientare ben 13 mesi perché la fermentazione si compia. Il naso è un’ampia tavolozza di dolcezze: il tiglio, l’albicocca disidratata, un tocco di cera d’api e “LO” ZAFFERANO! Ed è la sorpresa di un’animo vegetale, quasi muschiato, sottilmente erbaceo, certamente balsamico. Il sorso è un morbido abbraccio dalle unghie sapide, fresco quasi quanto servirebbe per renderlo equilibrato e con un finale in aromatica progressione. Se V’aspettavate un “Sauternes de noartri” rimarrete delusi, se sapete meravigliarVi di fronte all’inaspettato lo amerete. Da bere ascoltando ONE dei METALLICA. (89/89+ Punti). GUTTURNIO DOC “DIACONO GERARDO 1028” 2016 RISERVA: prugne e ciliegie mature e in confettura precedono spezie e note scure e boschive di humus e resine in una atmosfera intrisa di mineralità mentre laggiù, nel fondo del bicchiere, dietro sottili balsamicità e tostature, s’acquatta un quid di sana rusticità che quasi unisce il medioevo dei cavalieri a quello dei contadini. Sorso sostanzioso che, appena sbilanciato sul piano delle morbidezze, fa leva sui tannini per mantenere il precario equilibrio. Certo non un vino per tutti i giorni ma… (88- Punti) NERO DEL BUFALO RAVENNA IGT ROSSO “NERO DEL BUFALO” 2023: Merlot con saldo di Cabernet e Ancellotta per un naso di romagnolo, rutto rose rosse e ciliegie croccanti ma… Con un bel “ma” di sottobosco e note balsamiche di tabacco e ginepro, vegetali di sambuco e…un tocco “pellicciosamente” rustico a unire il tutto. Il sorso? Sostanzioso ma scorrevole, dinamicizzato dalla freschezza e da quei tannini da balera che coinvolgono, traviano, portano sulla via di un “dopo vino” che sa di peccato e nessun pentimento. Si meriterebbe più degli 87 Punti che gli do, e basta che assaggiate la 2012 (cui per cattiveria ho assegnato solo 88 Punti perché mi è sembrato indeciso se prendere la strada dell’eleganza o mantenere il punto e rimanere orgogliosamente contadino) per capire le potenzialità di un vino che va preso per le corna. Da bere ascoltando FOR WHAT IT’S WORTH dei BUFFALO SPRINGFIELD. FONDO SAN GIUSEPPE RAVENNA IGT ROSSO “COLLANIMA” 2022: Albana Nera (con un saldo di Centesimino) che ce la mette tutta per staccarsi da terra ma, per fortuna, non ce la fa. Niente di aulico dunque, non l’amarena ma la visciola, la liquirizia che è radice e non girella, propone succosità d’arancia, graffi speziati, pellame, noce, fungo, dura mineralità pietrosa, pagine di libro e pensieri. Sorso che riempie e sazia ma senza inutili opulenze, scorrevole, fresco, sicuramente sapido e con tannini dalle gambe ben ferme a favorire la persistenza e spingerci a fare la faccia rossa per chiederne un altro bicchiere. Da bere ascoltando SOUL OF HIRE di ELVIS COSTELLO. (Si becca 88 Punti e il mio premio “SURPRAIS”). LA TOSA COLLI PIACENTINI DOC “SORRISO DI CIELO” 2023: sotto un cielo azzurro seguite il rincorrersi di nuvole nelle quali la vostra fantasia immagina di vedere fiori d’acacia e mughetti, pesche e susine, cirri d’agrume… Profumato, non “profumoso”. Sorso fresco, allegro, piacevolmente bilanciato e che, nel finale, Vi porge con un sorriso un bel mazzo di fiori. (87+ Punti)   TRE MONTI ROMAGNA DOC SANGIOVESE “SERRA” “CLASSE ’33” 2021: un Sangiovese senza sconti e affatto scontato. Forse avrei preferito le visciole alle amarene e alle ciliegie ma quel lungo corteo di erbe aromatiche mi fa dimenticare questo dettaglio e poi…quel mazzolin di fiori fatto di rose e violette esprime troppa gentilezza perché mi possa arrabbiare. Il sorso coinvolgente, semplice ma non “facile” “33”, la metà del mio “66”, e proprio per questo dovrò berne il doppio. (88 Punti) ALBANA DOCG SECCO “VITALBA” 2022: un caleidoscopio di profumi si prende gioco del naso irretendolo con i tropici per poi riderne e tornare con i piedi per terra raccontando pesca e agrumi (ma disidratati). E quando pensavate di aver finito…l’affondo della frutta secca, delle erbe aromatiche e quell’atmosfera quasi marina che è sorpresa finale. In bocca è un caldo e morbido abbraccio dato da chi ha spalle fresco-sapide larghe e muscolose. Tanta freschezza, sapidità salina a bilancio e poi il lungo fluire dei ricordi olfattivi di frutta gialla, fresca e matura in un finale che…prima o poi finirà (a patto che non finisca prima la bottiglia). Da bere ascoltando NEBOLOUS DAWN dei TANGERINE DREAM. (89+ Punti). E QUINDI? E quindi è il momento di ringraziare GOWINE per avermi ospitato ancora una volta e tutti i produttori che hanno avuto la bontà di sopportare le mie chiacchiere ma… È anche il momento di fare una considerazione: manca la Curiosità! Si, perché a questa interessante degustazione c’erano davvero pochi appassionati, a dimostrazione che solo i grandi nomi sembrano meritare l’attenzione del pubblico. Per fortuna, il mondo del vino va oltre le cantine più blasonate e il numero di piccole Aziende che, con tanta fatica si impegnano a comunicare Territorio e Qualità è in continua crescita. Tante piccole realtà che però hanno bisogno dell’attenzione e della Curiosità di tutti, della stampa, degli addetti del settore e dei semplici winelovers. Ricordate: se non imparerete a essere curiosi non imparerete Roberto Alloi VINODENTRO  
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7 Novembre, 2024

TOSCANA IGT (by Gambero Rosso), ma non solo...

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Ottobre, GAMBERO ROSSO e il CONSORZIO VINO TOSCANA hanno organizzato, negli spazi della GAMBERO ROSSO ACADEMY di Roma, una bellissima masterclass per scoprire i tesori vinicoli di “un’altra” Toscana, quella che con l’acronimo IGT mette in bottiglia Qualità senza compromessi.         LA MASTERCLASS 23 i grandi vini presentati da Marco Sabellico (Gambero Rosso) e Stefano Campatelli (Direttore del Consorzio Vino Toscana). 23 Vini per raccontare i diversi territori di una delle più importanti regioni vinicole d’Italia e le diverse tipologie consentite dai 97 vitigni autorizzati. Una storia che inizia con un “vino da tavola” targato “SASSICAIA” 1968, prosegue con la lunga serie dei “SUPERTUSCANS” e con l’istituzione nel 1992 dell’IGT, attraversa un oggi di indiscussi successi, abbraccia oltre 1500 Aziende (dai “grandi nomi” ai piccoli artigiani) e guarda al futuro senza soggezione alcuna nei confronti delle altre Denominazioni regionali più blasonate. Nel mio personalissimo report NON troverete alcuna classifica stilata ma solo i vini elencati in rigoroso ordine cronologico. Certo ci saranno i consueti punteggi che non vedrete l’ora di criticare, ci saranno vini “raccontati” e vini “taciuti”, vini “con la musica” e vini muti… Vabbè, detto così pare complicato ma…leggete, assaggiate, criticate e condividete (è più facile farlo che dirlo). GLI ASSAGGI 1- TOSCANA IGT BIANCO “QUATTRO CHIACCHIERE A OLTREPOGGIO” 2022, COLOGNOLE: (87+ Punti). 2- TOSCANA IGT ROSSO “ACCIAIOLO” 2020, CASTELLO DI ALBOLA: (84 Punti). 3- TOSCANA IGT ROSSO CABERNET SAUVIGNON “FARNITO” 2019, CARPINETO: tra i piccoli frutti di bosco, la frutta che spicca è la ciliegia di cui è ripieno il boero e, mentre Vi rilassate con una bella presa di tabacco, non potete non far caso al sottobosco intricato e appena umido, ai cespugli di rosmarino e a quella sottile rusticità che evita di renderlo troppo aulico. Sorso sicuramente morbido ed elegante, dinamicizzato da una triade freschezza-sapidità-tannini che batte il tempo lasciando che stia sempre sul pezzo. Chiude su amaritudini che fanno schioccare la lingua e pensare se chiedere ancora da bere. (88 Punti). 4- TOSCANA IGT ROSSO “OLMAIA” 2018, TENUTA COL D’ORCIA: (86 Punti). 5- TOSCANA IGT ROSSO “ARCANUM” 2019, TENUTA DI ARCENO: tutto Cabernet Franc per un naso verticale e freschissimo che spazia dal green della foglia di peperone al nero della pietra focaia e delle olive passando per sacralità d’incenso e note ben più profane di mare lontano. Il sorso ha potenza da vendere e il controllo necessario per gestirla, compone e scompone spigoli e rotondità a suon di morbidezze di vago cioccolato e tannini educatissimi ma affatto silenziosi. Chiude lungo tra ricordi balsamici e di piccoli frutti peccando appena di quella sapidità che l’olfatto aveva fatto presagire. Un vino maledettamente esplicito, altro che “arcano”! Un vino per i pazzi e per le pazzie. Da bere ascoltando MISTERIOUS TRAVELLER dei WEATHER REPORT. (Gli do 91 Punti ma…non doveva farmi quello scherzo riguardo la sapidità). 6- TOSCANA IGT ROSSO “VAS” 2019, VILLA A SESTA: (84+ Punti). 7- TOSCANA IGT ROSSO “GUARDIAVIGNA” 2019, PODERE FORTE: dalla “valle dell’oro” (quella delle messi calde al sole) un Cabernet Franc di grande freschezza, che racconta di boschi resinosi e piccoli frutti (magari un po’ troppo maturi), di succosa melagrana, di un oriente speziato e di pietrisco bagnato. Sorso coinvolgente, che associa morbidezza glicerica a tagliente mineralità per mezzo di tannini “davverodavvero” e chiude sottolineando china e liquirizia. Un vino che ha tutto al posto giusto, forse troppo. (88 Punti). 8- TOSCANA IGT ROSSO “AURITEA”, 2018, TENUTE LUNELLI TENUTA PODERNUOVO: un Cabernet Franc scuro come l’etichetta, che con grande dinamismo sciorina ricordi di piccoli frutti neri, bacche, tè, china… Apre i polmoni con ventate marine e freschezze d’eucalipto per chiudere poi con un bell’allungo speziato senza dimenticarsi di un rustico tocco di fattoria che lo mantiene con i piedi per terra. Sorso grintoso, esuberante, fresco, tannico quanto serve ed educato quanto deve, glicerico quel tanto che serve a smussare gli spigoli del vitigno. Un vino di polso. Da bere ascoltando LOCOMOTIVE BREATH dei JETHRO TULL. (90 Punti sarebbero troppi, quindi gliene do 89). 9- TOSCANA IGT ROSSO “FSM” 2019, CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO: (86 Punti). 10- TOSCANA IGT ROSSO “ORENO” 2022, TENUTA SETTE PONTI: (84- Punti). 11- TOSCANA IGT ROSSO “PRIMA PIETRA” 2021, TENUTA PRIMA PIETRA: (86 Punti). 12- TOSCANA IGT ROSSO “GHIAIE DELLA FURBA” 2020: TENUTA DI CAPEZZANA: (87- Punti). 13- TOSCANA IGT ROSSO “MONTETI” 2019, TENUTA MONTETI: 55 parti di Petit Verdot, 25 di Cabernet Sauvignon e 20 di Cabernet Franc che vanno d’amore e d’accordo e propongono un naso forse meno tirrenico di quanto mi sarei aspettato. E, se spiccano le dolcezze della cannella e dei piccoli frutti, le freschezze boschive di felci e muschi ben pareggiano il conto lasciando che la chiusura sia compito di neanche troppo sottili balsamicità mentolate e relax di tabacco. Sorso dinamico, sostanzioso ma mai eccessivo, tenuto vivo dai fitti tannini e che s’allunga nella continua memoria dei piccoli frutti. Un vino che lascia immaginare ampi spazi. Da bere ascoltando ROMEO AND JULIET dei DIRE STRAITS. (88+/89- Punti). 14- TOSCANA IGT ROSSO CILIEGIOLO “BANDITACCIA” 2023, LE ROGAIE: un Ciliegiolo che va ben oltre la ciliegia. Se non fosse perché della Maremma ha dentro anche i butteri, su quel cavallo che lascia immaginare lanciato al galoppo ci starebbe bene un cavaliere medievale. Cappa e spada, sudore e ferro, riverente e guascone placa dopo poco la propria irruenza procedendo al piccolo trotto tra macchia mediterranea e foglie secca ammucchiate da un’intensa brezza di marina sapidità che lascia dimentichi dei piccoli frutti. Chiude lasciando memoria di un sottile sgarbo acetico che il sorso, succoso e birbante cancella nell’immediato lasciando libera la mano di allungarsi per chiedere un secondo bicchiere di freschezze e solleticanti tannini. Se volessi trovargli un difetto direi che è troppo GGiovane, me è dal suo essere scapestrato che questo vino trae forza, quindi… Da bere ascoltando WILD HORSES dei ROLLING STONES. (92 Punti) 15- TOSCANA IGT ROSSO “IL PODERONE” 2021, TERRE DELL’ETRURIA: (87/88 Punti). 16- TOSCANA IGT ROSSO “IL LEGATO” 2020, CINCINELLI: Mammolo in purezza che all’occhio sembra si vergoni a mostrarsi, con quel suo colorito “timidotimido” che non può non farmi pensare ai sette nani e alle loro lunghe giornate in miniera. Il naso è invece brillantissimo nell’esposizione dei piccoli frutti rossi, di quelle sottili vegetalità boschive di cassis, della dolce speziatura orientale, delle note balsamiche di tè… Sorso birbante, discolo, scorrevolissimo e, seppur fresco, decisamente saporito e lungo giusto quanto serve a versarsene un altro bicchiere. Un vino “differente”, e vuol dire tanto! Da bere ascoltando JOU’RE LOVE’S A CRIME dei WHT.RBBT.OBJ. (88+ Punti). 17- TOSCANA IGT ROSSO “GIRAMONTE” 2021, MARCHESI FRESCOBALDI: (85- Punti) 18- TOSCANA IGT ROSSO “CONCERTO DI FONTERUTOLI” 2021, CASTELLO DI FONTERUTOLI: Sangiovese con un 20% di Cabernet Sauvignon a saldo che mixa con grande sapienza le amaritudini delle erbe aromatiche con la dolcezza delle spezie lasciando che passi quasi inosservata quella frutta rossa matura che anche le freschezze balsamiche, la china e la liquirizia contribuiscono a zittire. Sorso ben più rotondo di quanto lasciato presagire dall’olfatto, di grande equilibrio, reso vieppiù scorrevole dall’arazzo dei tannini e da una diffusa mineralità che allunga il ricordo e fa ricordare. Gran bel vino. (89 Punti, ma con un -). 19- TOSCANA IGT ROSSO “MODUS” 2020, RUFFINO: (Quasi 83 Punti). 20- TOSCANA IGT ROSSO “BALIFICO” 2020, CASTELLO DI VOLPAIA: (86 Punti). 21- TOSCANA IGT ROSSO “ISACCO” 2020, TENUTA MATTERAIA: per metà Merlot e per il resto Teroldego (sic.), regala al naso aromi concentrati di piccoli frutti selvatici maturi ma soprattutto intriso di un fitto sottobosco cespuglioso e fungino, pimpante nel proporre macchia mediterranea e balsamicità di alloro e menta con il fondo del calice che porta in dote un po’ di sana rusticità. Sorso dinamico, avvolgente nel suo fitto tessuto tannico, di fruttata freschezza e lungo nel proporre il ritmato continuum dei rimandi olfattivi. A parte la storia aziendale, il Teroldego lo rende molto poco “toscano” ma, forse proprio per questo, siamo di fronte a un vino con un’anima. Da bere ascoltando WE ARE ALL MADE OF STARS di MOBY. (89 con forse un + Punti). 22- TOSCANA IGT ROSSO “BADESCO” 2019, BONACCHI: (86+ Punti). 23- TOSCANA IGT ROSSO “SOLENGO” 2019, ARGIANO: per metà Cabernet Sauvignon, il resto lo lascia al Petit Verdot (25%), al Merlot (20%) e a quel Sangiovese cui spetta il compito di chiudere a 100. Naso elegantissimo che, tra rose e viole, lascia che spicchino l’amarena e il tabacco e un ché di resinoso rinfreschi l’atmosfera. In bocca è potente ma evidenzia un deciso spirito minerale che rende il sorso mai faticoso, anzi. Chiude lungo su freschezze e ricordi boschivi. Forse un po’ troppo incravattato per i miei gusti ma…davvero un bel vino. (88+/89- Punti). E PER QUELLI CHE, INVECE…TREVINITRE dal CHIANTI CLASSICO DAY Trevinitre tra i tanti assaggiati all’Evento organizzato dal Consorzio Chianti Classico all’Hotel Rome Cavalieri. Tre vini che vale la pena ascoltare.         CHIANTI CLASSICO DOCG 2022, POMONA: una superanteprima appena imbottigliata e con un vestito nuovonuovo davvero figo. Un vino da due vigneti è perfetto per sposare l’adagio “l’unione fa la forza”. Un vino che lo avvicini al naso e vorresti subito bere (NON “assaggiare” e ancor meno “degustare”). Fresco di arancia, rustico di marasca e cuoio, pensieroso come un vecchio libro da cui soffiar via la polvere, ruvido come il cemento, scuro di liquirizia, appena dolce per colpa (o merito) delle spezie. Sorso impellente e godurioso, dritto, semplice, privo di inutili sovrastrutture. Tannino e potenza, perfetto con pane e salame, disegnato per le tavole importanti. Naturale? No, ARTIGIANALE. Da bere ascoltando DOG EAT DOG degli AC/DC. (89 Punti ma…dategli un po’ di vetro e diventano 91). CHIANTI CLASSICO DOCG “IL PARGOLO” 2022, PODERE LA VILLA: non so dove si trovi il vigneto ma so per certo che nel bicchiere c’è un bosco intero che, insieme alla ferrosa mineralità, rende cupa e intrigante l’atmosfera mentre la frutta, boschiva e di rovo anch’essa s’accompagna per mano a balsamicità di china e sospirati riposi di tabacco. In bocca vorrebbe atteggiarsi a fruttato e morbidoso ma ben presto la lama, sguainata e tagliente, della freschezza Vi fa cambiare idea e, in singolar tenzone con lo spiccato ma educato scudo tannico, s’allea a un ché di arancia rossa per rendere il sorso scorrevolissimo e di grande piacevolezza. Peccato per uno sgarbo d’alcol che graffia il naso ma… Da bere ascoltando 99 LUFTBALLOONS di NENA. (87 Punti perché sono cattivo ma, dando tempo al vetro, potrebbero essere 88). CHIANTI CLASSICO DOCG 2022, PODERE TERRENO ALLA VIA DELLA VOLPAIA: PODERE TERRENO…un nome che lascia viaggiare la fantasia… Certo il fratello maggiore (2021 RISERVA) è un gran bel Chianti ma è qui, nei vini con i piedi per terra, che si gioca la partita più interessante. L’olfatto è dritto e tagliente, fresco come l’aria di Radda, metallico come l’atmosfera prima del temporale. Ci racconta di prati di erba medica sfalciati di fresco, la menta, le bacche scure del bosco, una frutta piccola e croccante che avrei preferito fosse visciola ma è ciliegia e amarena (ma anche arancia)… In bocca è teso e affilato, i tannini sono piacevolmente ruvidi come il cemento che li ha custoditi per un anno (ma già si capisce quale ne sarà l’evoluzione), il sottofondo è sanguinolento e, mentre Vi dissetate di freschezza e sapidità, il finale Vi ricorda quanto percepito al naso. Da bere ascoltando TAKE ME TO CHURCH di HOZIER. (Si becca 90+ Punti e il mio premio SURPRAIS). E QUINDI? E quindi grazie innanzitutto agli organizzatori di questi due importanti Eventi per avermi ospitato e a tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, a Francesco Vignali che mi ha cortesemente fornito le foto relative alla masterclass (altrimenti impossibili da scattare) e poi… Poi c’è da fare qualche considerazione su una Toscana che, come già mi era sembrato nel corso dell’anteprima fiorentina cui avevo partecipato, dice di volersi differenziare da quella “solita” del Chianti ma spesso dimostra di non avere ancora le ali per volare in alto verso una propria identità. Sull’altro versante, quello del Chianti Classico, qualcosa sembra muoversi e alcune nuove realtà provano a emergere con risultati, in alcuni casi, già molto interessanti. Nel complesso, quello che mi lascia ancora perplesso è il pubblico, che continua a dimostrare poca Curiosità verso il nuovo e affolla con noia i banchi dei soliti nomi. Un’altra Toscana c’è, ma ci vuole coraggio da parte di tutti perché possa emergere Roberto Alloi VINODENTRO  
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31 Ottobre, 2024

VINI D'ITALIA 2025 by GAMBERO ROSSO

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 13 Ottobre, GAMBERO ROSSO ha presentato al pubblico romano la 38° Edizione della GUIDA VINI D’ITALIA. Un Evento attesissimo soprattutto per la degustazione, seguita alla conferenza stampa, di tutti i vini premiati con i prestigiosi TRE BICCHIERI. 498 le etichette premiate (183 quelle “verdi”, 43 sotto i 15€ e 52 quelle nuove), frutto dell’assaggio di oltre 40000 delle quali 24962 (provenienti da 2605 Cantine) finite in Guida. Da segnalare inoltre la riconferma dei vini provenienti dalla BRDA slovena (alias il Collio d’oltre confine) e, novità di quest’anno, 50 “vini rari” (quelli da meno di 3000 bottiglie) segnalati a prescindere dal punteggio. Un lavoro davvero impegnativo per un risultato che fotografa con grande precisione un’Italia del vino accomunata da desiderio di Identità, Rispetto, Visione, Costanza e Coraggio. GLI ASSAGGI Beh, questo è uno di quegli Eventi in cui non si sa davvero cosa assaggiare e da dove partire. Personalmente m’ero fatto una precisa road map ed ero animato da intenzioni bellicose ma il Palazzo delle Esposizioni di Roma si è rivelato essere ancora una volta non proprio adatto a ospitare un Evento di tale portata. Quell’unico piano con qualche sala davvero troppo piccola (come quella che ospitava i “vini rari”) s’è trasformato ben presto in una bolgia infernale e in un continuo chiedere permesso per schivare le lunghe file che, come da copione, si formavano ai tavoli dei vini più “famosi” (o “famigerati”?). Ho dovuto allora armarmi della più sana improvvisazione e fare il possibile dedicandomi alle regioni che conosco meglio (ma saltando a piè pari un Abruzzo che visiterò a breve e che avrò dunque occasione di assaggiare con la dovuta calma e, quasi del tutto, un Lazio che (non unico in verità) sembra reggersi sulle gambe delle Aziende storiche proponendo poche novità (ma in merito si potrebbe aprire un discorso lungo e complesso). Il pomeriggio è dunque vissuto di un’occhiata qua e là in cerca di un’etichetta che mi ispirasse, dell’accorgermi troppo tardi di aver completamente dimenticato qualcosa in cui avrei voluto ficcare il naso, di alcune cose emozionanti, di diversi vini che…anche no e della presa di coscienza che forse è vero quello che dicono di me: sono troppo cattivo. Comunque, di seguito troverete le parole che ho voluto dedicare a 17 vini che, tra gli oltre cinquanta assaggiati, ho creduto meritassero anche la Vostra attenzione (altri 9 ve li nomino soltanto e Vi invito ad assaggiarli senza alcuna indicazione), leggete, assaggiate, criticate, suggerite, condividete ma, soprattutto, siate Curiosi, SEMPRE! I PEZZI DA 90 SÜSTIROL ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “SÀCALIS” 2021 RISERVA, TENUTA ANSITZ WALDGRIES (ALTO ADIGE): il naso è una sommessa, pirica detonazione di elegantissime vegetalità. Peperone, sambuco, un pizzico di foglia di pomodoro, cassis. E poi una pesca bianca che sa già di evoluzione ma se ne sta in finestra ad aspettare sviluppi futuri osservando il lento incedere di sottili idrocarburi. Sorso di suadente morbidezza e grande equilibrio, che evidenzia la sostanza della frutta ma sottolinea la propria appartenenza a un Territorio a colpi di minerale sapidità. Da bere ascoltando LIKE A STONE degli AUDIOSLAVE. (90+ Punti). AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG “MAI DIRE MAI” 2016, PASQUA (VENETO): il naso è uno scuro palcoscenico sul quale le olive nere candite sono protagoniste. Ma è la “chorus line” (quella del film di Attenborough) a riempire la locandina. Ci danzano il cioccolato fondente degli after eight, il tabacco della nonna, la liquirizia, un sottobosco di funghi e un erbaceo amaricante di quasi cicoria. Il sorso sono 16.5° di abbraccioso calore e unghie di piccante sapidità conficcate nella carne. Un Amarone di disarmante modernità in grado di lasciare a bocca aperta anche quelli che, come me, non amano questo vino. Destabilizzante. Da bere ascoltando, manco a dirlo, MAI DIRE MAI (LA LOCURA) di WILLIE PEYOTE. (93 Punti). COLLIO DOC FRIULANO “KAJ” 2012 RISERVA, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): l’olfatto è una spirale che non s’avvolge mai perfettamente su sé stessa partendo da un inizio di camomilla per scostarvisi poi di poco raccontando di tigli. Poi è la bacca di vaniglia, coerentissima, a introdurre un esotico di frutta e un soffio resinoso e di quasi canfora che è balsamico sprint e non nota stonata prima di lasciarci alle prese con la freschezza della lavanda. In bocca riempie con glicerica sostanza e sottolinea sulle gengive la rustica eleganza di un tannino che ci tiene a sottolineare la propria concretezza nonostante un ritorno rotondo di frutta nel lungo, profondo finale. Un vino infinito, come il PI Greco. Da bere ascoltando INFINITE di EMINEM. (91+ Punti). FRIULI ISONZO DOC BIANCO “FLOR DI UIS” 2022, VIE DI ROMANS (FRIULI VENEZIA GIULIA): s’approccia al naso tra smancerie di tiglio e schiaffi vegetali lasciandoVi concentrare sulla netta sensazione di frutta bianca matura appena rinfrescata dal giusto quid di agrume prima che il fondo del calice riveli mineralità di pietra bagnata e un Oriente di resine e chiodi di garofano. Il sorso ricalca l’olfatto senza alcuna incertezza e, mentre sottolinea le gliceriche morbidezze della frutta, non fa sconti alle freschezze menando vergate fresco sapide a destra e a manca prima di chiudere, con misurata eleganza, sottolineando il contrasto tra la dura mineralità conclamata e il dolce abbraccio della frutta. Da bere ascoltando BAKERMAN dei LAID BACK. (93 Punti). BRDA CHARDONNAY “OPOKA JORDANO CRU” 2021, DOMAINE MARIAN SIMČIČ (BRDA-SLOVENIA): da un singolo Cru della parte slovena dell’Azienda uno Chardonnay che strizza l’occhio alla Borgogna con tutto il piglio dei vini d’oltreconfine. Burroso? Certamente, come i biscotti al burro della Bretagna. Dolce come la buccia di una mela renetta ben matura e fresco come l’erba limoncella Vi apre i polmoni con profondi soffi mentolati e vi fa schioccare la lingua con una sapidità di mare fossile che Vi fa visualizzare anche i marosi che furono. Il sorso è viva presenza, un continuo susseguirsi di picchi salati, piccanti, verdi e amaricanti come la menta e la salvia fresche su uno sfondo sostanzioso di pesca matura. Un vino dimenticare in cantina, un vino indimenticabile. Da bere ascoltando DON’T YOU (FORGET ABOUT ME) dei SIMPLE MINDS. (93/94 Punti). ROMAGNA DOC SANGIOVESE DI PREDAPPIO “GODENZA” 2022, NOELIA RICCI (EMILIA ROMAGNA): il bianco e nero lascia posto al colore solo in etichetta, perché il naso è il naso scuro di susine, di bacche, di liquirizia… Ombroso di sottobosco s’illumina poi del rosso dei piccoli frutti e dei fiori prima di aprirsi alle freschezze balsamiche e introdurre un sorso ben più solare dell’olfatto, morbido come l’abbraccio dell’amata, caldo come quello dell’amante, fresco come la corrente tra due finestre, sapido come la vita. Da bere ascoltando IL SALE DELLA TERRA di LIGABUE. (91 Punti). CORTONA DOC SYRAH “SERINE” 2020, STEFANO AMERIGHI (TOSCANA): immagino si chiami così dal più antico clone di Syrah ma, al di là dell’etimo a noi interessa l’emozione e qui…beh, è grande. Un profluvio di fiori dalle romantiche rose a quelli semplici che colorano i campi. Qualche freschezza di gelsomino, il verde tagliente del papavero… Poi un soffio di tè, i graffi delle erbe aromatiche, il giusto di sottobosco, un po’ di pepe, il freddo del ferro e della pietra umida, un appena di fumé e quanto serve di frutto scuro. Il sorso è succoso e slanciato, i tannini mostrano eleganza senza supponenza, si fa strada un tratto d’arancia sanguinella ad accompagnare la viva sapidità e l’allungo se lo giocano a pari e dispari il pepe in grani e gli aghi di pino. Da bere ascoltando LA CASA DI HILDE di FRANCESCO DE GREGORI. (91 Punti). CORTONA DOC SYRAH “CASTAGNINO” 2023, FABRIZIO DIONISIO (TOSCANA): avete presente “IL CASTAGNO”? Beh, questo Syrah lo guarda come un bambino guarda il padre, dal basso verso l’alto ma senza alcuna soggezione. Il bosco è un’ombra lontana, laggiù oltre l’erba del prato. Ne intravedete i cespugli spinosi carichi di more, ne annusate la sottesa umidità ma quell’albero di ciliegie sulla cima del poggio è troppo invitante. La spezia scura e peposa stuzzica il naso e introduce un sorso tenuto vivo dai tannini già ben educati e da un equilibrio che sarà e che ora lascia che sia la sete a dettare legge facendoci allungare la mano per un secondo bicchiere. Un vino di semplicità disarmante e, proprio per questo affascinante. Da bere ascoltando I’M EASY DI KEITH CARRADINE (90 Punti con, forse, un bel +). QUELLI CHE QUASIQUASI SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC SPUMANTE METODO CLASSICO PAS SOSÉ “COMITISSA” 2020 RISERVA, LORENZ MARTINI (ALTO ADIGE): al naso è ben presente una frutta secca tostata e salata (avete presente quella degli aperitivi?) e poi…una sorta di atmosfera fumé (che fa aperitivo pure quella). Poi le nebbie si diradano e, tra la frutta tropicale che comincia ad alzare la voce, si fanno strada a spintoni sottili peposità e graffi di erbe aromatiche. Il sorso e di voluttuosa cremosità, fresco, decisamente salato e davvero lungo. Altro che aperitivi! Qui ce n’è per il pasto e anche per dopo! (89/90 Punti). SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “MATAN” 2021 RISERVA, TENUTA PFITSCHER (ALTO ADIGE): in una atmosfera chiusa, scura e polverosa di quasi soffitta e vecchi ricordi s’affacciano timidamente i piccoli frutti di un sottobosco di felci e le ciliegie fuori, al sole. Lungo, il corteo dei terziari racconta cacao, liquirizia, spezie dolci e, il fondo del calice, propone la gentilezza delle viole per cercare di dare un tocco di elegante femminilità a un Pinot Nero altrimenti maschio e fuori schema. Sorso caldo e ben equilibrato nelle componenti fresco-sapide e che dimostra un lavoro del legno quasi troppo meticoloso nei confronti di quei tannini che risultano poi fin troppo sottili. Una interpretazione del Pinot Nero davvero interessante. (88++ Punti) COLLIO DOC MALVASIA 2023, DORO PRINCIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): la frutta bianca e gli agrumi sono sicuramente la prima cosa che noterete ma questo è un vino che va sfogliato prestando attenzione al Territorio, immaginando l’Istria del mare e il Carso delle rocce dure, entrambi non troppo distanti, entrambi presenti. E allora ecco un vino mediterraneo, nei cespugli della macchia, nelle erbe aromatiche (salvia e rosmarino). E il mare? Assaggiatelo! E quello che sentirete è una risacca pietrificata, il sale della terra a condire i rimandi olfattivi. Eh già…bel vino. (89 Punti). COLLIO DOC CHARDONNAY 2019 RISERVA, PRIMOSIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): ne avevo già scritto qui suggerendoVi di indagare riguardo la presenza dello Chardonnay nel Collio…lo so, non lo avete fatto e, siccome sono cattivo, non Vi dico niente a riguardo. Vi dico però di quanto quel mare che era si riesca a percepire nel calice, mancano solo le conchiglie ma…non escludo che avvicinandolo all’orecchio riusciate a sentire la risacca. E in questa atmosfera preistorica si delineano con chiarezza gli agrumi canditi, la frutta secca di pasticceria, la concreta, gessosa mineralità. Il sorso è di rotonda morbidezza, quasi a stridere con quella freschezza cui la sapidità stenta a tener testa. Chiude lungo su richiami pasticceri di frutta secca e agrume candito. (90- Punti…ho controllato: qualche mese fa gliene avevo dati 88+). VENEZIA GIULIA IGT CHARDONNAY 2019, VIGNE DEL MALINA (FRIULI VENEZIA GIULIA): certamente Chardonnay nell’animo non si vergogna di proporre grasse dolcezze di spezie d’Oriente e anche quella frutta un po’ troppo esotica non stona. Ma…l’attesa è l’anima del vino e qui ripaga con una birbante esplosione vegetale di menta fresca cui si aggiungono toni resinosi di conifera. (Si becca 88+ Punti e il mio premio SURPRAIS).   FRIULI ISONZO DOC CHARDONNAY “GLESIE”” 2018, VIE DI ROMANS (FRIULI VENEZIA GIULIA): uno Chardonnay che prova a dissimulare la propria eleganza fatta di pesca gialla aggiungendo al proprio abbigliamento dettagli casual di agrume e cachi, speziate note di curry, amaritudini di erbe montane e rabarbaro, diffusa sapidità e un tocco ammiccante di forse troppo tropicale. La camomilla e una rotonda nota di crema di mandorla chiudono il cerchio dei descrittori olfattivi introducendo un sorso morbido, che riempie, soddisfa e sembra non voler mai lasciare la vostra bocca, quasi fosse un lungo bacio appassionato. Chiude lungo e succoso proponendo asprezze d’agrume e dolcezze d’albicocca oltre a un bel sunto di quanto apprezzato al naso. Un gradino sotto “FLOR DI UIS” ma… (89 Punti). RIVIERA LIGURE DI PONENTE DOC PIGATO “U BACCAN” 2022, BRUNA (LIGURIA): l’olfatto percepisce dolcezze di frutta bianca e buccia di mela, amaritudini di erbe aromatiche, cespugli di macchia mediterranea, accenni di frutta secca e soffi iodati. Poi è il sorso a confermare una verticalità che presto si allarga a percepire, nel vasto orizzonte, la sfericità della curvatura terrestre. La sapidità proposta è quasi piccantezza, ma il lungo finale sfuma in ammiccanti richiami fruttati. (88+ Punti). CHIANTI CLASSICO DOCG LAMOLE 2022, I FABBRI (TOSCANA): il cemento e l’aria leggera di Lamole lasciano che i piccoli frutti rossi restino appena indietro rispetto al sottobosco con le sue ombre, le sue radici e il suo terriccio. Un accenno di grafite accompagna poi la gentilezza delle viole che, in chiusura, cede il passo a fresche brezze balsamiche e a un accenno di spezia. Fresco e dinamico il sorso, tannico quanto deve disseta scorrendo senza attriti e conducendo a un finale sapido in cui la frutta alza un po’ la testa. (89/90) Punti). VALDARNO DI SOPRA IGT SANGIOVESE “VIGNA BOGGINA C” 2021 RISERVA, FATTORIA PETROLO (TOSCANA): “C” come Chianti? Non lo so e poco importa se non per il fatto che, pur non essendo “Chianti” nel nome, lo è nell’anima. Un Sangiovese succoso già al naso che fatica a nascondere la scorza d’arancia dietro la disidratazione di ciliegie e prugne e che, tra le rose e le erbe di campo, strizza l’occhio a queste ultime aggiungendovi il ferro della spada. Sorso leggiadro che, privo di sovrastrutture propone con grazia anche quei tannini ancora non proprio educati e quella punta di nobile rusticità che ne aumenta il fascino e la bevibilità. Più che bello…vero. (89 Punti…almeno). CHIANTI CLASSICO DOCG 2021, POMONA (TOSCANA): nonostante l’annata sembra dimostrare che il Sangiovese non teme particolarmente il caldo. Al naso presenta freschezze che vanno ben oltre quelle dell’arancio, quasi citriche, e poi quelle note silvestri, le spezie… Un rettilineo di profumi che in bocca non rallenta e non mostra incertezze, fresco, verticale, tannico e senza paura di esserlo, polveroso come certi ricordi da cui non ci vogliamo separare. Sostanzioso, birichino come una merenda pane e salame, sorprendente come un cacciucco. In una parola: artigianale, e non è poco. (89/90 Punti). E POI GLI 88 Di seguito “diecivinidieci” che voglio comunque segnalare alla Vostra attenzione e che Vi invito caldamente ad asaggiare: TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “DI-VERTO” 2022, TORRE DEI BEATI (ABRUZZO); BRDA BELA “CAROLINA COSANA I CLASSE” 2021, CAROLINA JAKONČIČ WINERY (BRDA-SLOVENIA); ROMAGNA DOC SANGIOVESE “MODIGLIANA AREA 66” 2022, MENTA E ROSMARINO (EMILIA ROMAGNA); LAMBRUSCO DI SORBARA DOC “LECLISSE” 2023, ALBERTO PALTRINIERI (EMILIA ROMAGNA); COLLIO DOC BIANCO “LUNA DI PONCA” 2021, TENUTA BORGO CONVENTI (FRIULI VENEZIA GIULIA); FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SCHIOPPETTINO 2021, TERESA RAIZ (FRIULI VENEZIA GIULIA); LAZIO IGP BIANCO GRECHETTO “POGGIO TRIALE” 2022, TENUTA LA PAZZAGLIA (LAZIO); SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA DOC “CAMPO DEL SOGLIO” 2023, PODERE SELVA CAPUZZA (LOMBARDIA); CHIANTI CLASSICO DOCG 2021 RISERVA, L’ERTA DI RADDA (TOSCANA); VALLÉE D’AOSTE DOC PINOT NERO “PIERRE” 2021, CAVE GARGANTUA (VALLE D’AOSTA). E QUINDI? E quindi, dopo i dovuti ringraziamenti a GAMBERO ROSSO per l’ospitalità e ai Produttori per la pazienza dimostrata nel sopportare le mie chiacchiere, è tempo di metter in agenda l’Edizione 2026 e di rimboccarsi le maniche per affrontare con determinazione un Autunno che si preannuncia particolarmente impegnativo e ricco di Eventi di cui dover dare conto Roberto Alloi VINODENTRO  
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24 Ottobre, 2024

CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES 2024

IL COSA E IL DOVE L’elegante cortile di Palazzo Valentini a Roma (e le sale interne) hanno ospitato anche quest’anno la premiazione dei vini medagliati al CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES e al CONCOURS MONDIAL DU SAUVIGNON. Un lungo pomeriggio che mi ha consentito di incontrare tanti vecchi amici Produttori e nomi nuovi che, in alcuni casi, hanno saputo sorprendermi.       GLI ASSAGGI C’era tanto da assaggiare sia tra i tavoli che nelle diverse masterclass organizzate a contorno. Sicuramente troppo per uno solo come me ho allora deciso di farmi un iniziale giro tra i Sauvignon del mio Friuli (tanto per farmi venir voglia di scrivere un articolo dedicato alle donne che lo producono) e seguire poi l’istinto per i successivi assaggi. Nelle righe seguenti troverete la mia personalissima “TOP EIGHT” (più qualche consiglio volante). Si, 8 vini su una trentina di assaggi. Sono pochi? Sono tanti? Non lo so, ma sono quelli che hanno acceso uno spot sulle mie emozioni (soprattutto quelli “con la musica dentro”). Voi, comunque, date una letta alle mie note di degustazione, assaggiate, contestate i miei punteggi risicati, consigliate e condividete. QUELLI CON LA MUSICA DENTRO PALIZZI IGT BIANCO “CARCARE” 2022, FILIPPO BRANCATI (CALABRIA): dall’estremo lembo meridionale dello stivale italico uno Chardonnay (con un saldo di Greco) che VI fa scuotere la testa non appena avvicinate il naso al calice. Singolarmente verticale per il vitigno e per il territorio da cui proviene si propone con impeto vegetale e iodato. Ci trovate la menta e lo sfalcio dei prati fioriti, gli agrumi, la durezza delle pietre assolate e un tocco di quasi miele. Il sorso corre come lo sguardo sul mare là in fondo, inarrestabile per sapidità e freschezza, privo di incertezze nel riproporre i descrittori olfattivi, fermandosi appena a ricordarVi delle morbidezze del vitigno, giusto il tempo necessario per farVi versare un altro calice con la scusa di volerlo assaggiare meglio. Da bere ascoltando PUSH dei DIO. Si becca 89+ Punti (ma solo perché, a voler essere pignoli, pecca in tipicità) e il mio premio SURPRAIS. COLLI ORIENTALI DEL FRIULI SAUVIGNON 2022, JACUSS (FRIULI VENEZIA GIULIA): quello di Marta è un Sauvignon solare come il suo eterno sorriso, divertente come il sambuco che da bambino usavo per fare gli “scličos”, gentile come i gelsomini, ortolano di peperone e foglia di pomodoro. Esotico? Naaa… Erotico? Forse. In bocca sorprende con la sua disarmante semplicità, è come un bacio sulla guancia, un buffetto sul collo, nessun grillo per la testa, solo quello che Vi aveva presentato all’olfatto, scorrevole, saporito, intrigante… Versatevene un altro bicchiere. Da bere ascoltando LILY WAS HERE di DAVID A. STEWARD (ma suonata da CANDY DULFER). (88+ Punti). COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2018, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): dagli stessi vigneti di “RONCO DELLE MELE” e da un esilio di 8 mesi in tonneaux un Sauvignon che sorprende innanzitutto per quel diretto al mento fatto di origano che distoglie l’attenzione dalle tipicità di bosso ed erbette. Poi sono morbidezze…quelle del limone candito e di una frutta esotica mai troppo aggressive che ben si fonde con la durezza minerale del Territorio. In bocca è un ossimoro di calda freschezza, glicerico anche più di quanto occorre per abbracciare il palato e fresco-sapido quanto serve a far schioccare la lingua. Chiude lungo e con una eleganza un po’ troppo supponente. Non il mio Sauvignon ma davvero un gran vino. Da bere ascoltando FAME di DAVID BOWIE. (Quasi 90 Punti…o forse 90). RIVIERA LIGURE DI PONENTE DOC GRANACCIA “LIGAGNA” 2019, TENUTA MAFFONE (LIGURIA): dici Liguria e pensi al mare ma qui è tutta montagna, di boschi e resine, di erbe amare e bacche scure. Del mare ha la vista dai ripidi pendii costellati di macchia mediterranea ed erbe aromatiche e la freschezza di un’arancia amara ma dissetante. Sorso coinvolgente, ancora decisamente vispo considerando l’annata, sostenuto da tannini composti ma con distinguo e con un allungo sapido che contrasta non poco con l’inaspettata morbidezza. “LA” Granaccia, quella “femmina”, quella che, in quanto tale è più “maschia” di tanti vini da maschio. Da bere ascoltando MY WAY DI FRANK SINATRA (ma cantata da NINA HAGEN). (87+ Punti). QUELLI SENZA LA MUSICA MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “BARDASCE” 2022, TENUTA DE MELIS (ABRUZZO): al naso mostra le prugne e le ciliegie mature (peccato non siano visciole), la gentilezza di un mazzetto di viole, la strizzata d’occhio della radice di liquirizia e quel sottile quid di rusticità che tanto mi piace. Decisamente fresco nonostante la mole alcolica, s’aiuta facendo leva sui vispi tannini per rendere scorrevole e intrigante un sorso che chiude ricordando dolcezze di frutta e amaricanti balsamicità. (87 Punti). COLLIO DOC SAUVIGNON 2022, DRIUS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Sauvignon che propone mentuccia e lime come fosse un mojito prima ancora che i piccoli frutti di bosco bianchi e quelle sottili vegetalità di cassis e fogliame. Sorso agile, che mostra una sapidità stuzzicante cui il legno ha smussato gli spigoli in eccesso e che, alla ottima rispondenza olfattiva aggiunge un quid di frutta secca ancora acerba. Ha il colletto della camicia appena troppo stretto per i miei gusti ma…decisamente elegante. (86/87 Punti). COLLI ORIENTALI DEL FRIULI DOC ROSSO “SOTTOCASTELLO” 2017, VIGNA TRAVERSO (FRIULI VENEZIA GIULIA): da un vigneto piantato nel ’57 sulla cima del colle da un piemontese visionario un Merlot che propone un naso scuro in aperto contrasto con la posizione dell’impianto. Inizialmente umido e vegetale di sottobosco, abbraccia poi le balsamicità dell’incenso e della liquirizia prima di raccontare una frutta che è grassezze di prugna disidratata e freschezza d’arancia. L’olfatto si chiude pietroso prima che il sorso avvolga il palato con un manto di suadente morbidezza che compensa con stile sia le ampie spalle fresco-sapide che la mole tannica. Non certo per tutti i giorni ma…un vinone. (89 Punti con forse anche un +). PIAVE MALANOTTE DOCG “CAMPO DI PIETRA” 2015, ORNELLA MOLON (VENETO): il naso stenta ad aprirsi. Forse compressi negli angusti spazi di una bottiglia, i poliedrici descrittori balsamici di anice e fruttati di prugna e ciliegiona matura fanno a cazzotti per decidere chi debba dirne di più. Vince invece un’atmosfera di cuoio e tabacco che tutto avvolge costringendo ad aguzzare la vista per distinguere viole da bacche nere e vaniglia da graffi minerali. Sorso che, in aperto contrasto con la sensazione di calore che riempie la bocca, si dimostra essere decisamente fresco e sapido oltreché supportato, nella sua apparente giovinezza, da un tannino ancora non domo. Un vino da leggere mentre si degusta, per sapere del suo essere stato “vino da viaggio” e di molto altro ancora. (88 Punti). Da segnalare anche il “VIGNIS DI SIRIS” di DRIUS, il Tocai “RONCO DELLE CIME” di VENICA & VENICA, lo Schioppettino “CASALI RONCALI” di CABERT e il Metodo Classico Rosé Millesimato “DUEZEROSETTE” di TENUTA MAFFONE ai quali darei 87 Punti e cui manca ciascuno quell’appena. E QUINDI? E quindi niente, davvero una bella serata con tanti vini di alto livello ma qualche “indecisione” nell’organizzazione delle masterclass che, se da un lato hanno consentito di ampliare la conoscenza sui prodotti di alcuni Paesi “emergenti” (vv. Brasile e Messico) dall’altro hanno prestato il fianco a più di qualche critica riguardo i vini “de noartri”. Comunque, dopo i ringraziamenti di rito agli organizzatori che mi hanno voluto ospitare e a tutti quei Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, appuntamento alla prossima Edizione di un Evento che da anni propone Qualità a 360° Roberto Alloi VINODENTRO  
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17 Ottobre, 2024

GUIDA ESSENZIALE AI VINI D'ITALIA 2025 by DOCTOR WINE

IL COSA E IL DOVE Nelle ampie sale (ma forse non a sufficienza) dello SPAZIO 900 dell’EUR a Roma, lo scorso 6 Ottobre è stata presentata alla stampa e agli appassionati romani la decima edizione della GUIDA ESSENZIALE AI VINI D’ITALIA di DOCTOR WINE (al secolo Daniele Cernilli). Oltre 20000 etichette degustate, 3189 recensite, 1254 Aziende selezionate, 584 pagine… Questi i numeri di un volume che riassume il lavoro di un anno di un team che si propone di guidare il consumatore nella scelta dei vini che, nei prossimi mesi saranno, a loro dire, irrinunciabili. GLI ASSAGGI Tante le Aziende presenti (molte in pectore) per un numero di vini che sapevo benissimo essere soverchiante. M’ero fatto, come sempre, una sorta di programma di massima ma l’afflusso di pubblico era tale che ho dovuto rivedere e correggere saltando anche là dove avrei voluto ficcare il naso. E allora ecco che ho selezionato a occhio anche nelle regioni a me più care (Friuli Venezia Giulia e Abruzzo), che ho saltato a piè pari quel Lazio in cui vivo, che mi sono ritrovato a seguire l’occhio e l’estro del momento. Risultato? Una cinquantina di assaggi, tutti di livello assolutamente alto, dai quali ho voluto estrapolare una “TOP EIGHT” che racconti quei vini che, al di là della Qualità, sono riusciti a provocare un’emozione. Come da un annetto a questa parte ho ripreso a fare ho assegnato a ciascuno un punteggio (e associato a chi se lo merita un brano musicale). Certo, confrontare i miei punteggi con quelli dei redattori della Guida Vi darebbe la certezza che sono davvero “cattivo” come dicono ma, personalmente, credo che le vere “eccellenze” siano solo quelle che riescono ad accendere una scintilla nella nostra anima e che il valore del vino non si possa valutare con numeri o altro. Vabbè, voi leggete, assaggiate, criticate, suggerite e condividete. QUELLI CON LA MUSICA MONTEPULCIANO D’ABRUZZO “FOSSO CANCELLI” 2019, CIAVOLICH (ABRUZZO): ci si mette il cemento ad aggiungere un tocco di sana rusticità ad un naso altrimenti forse troppo incravattato nel raccontare il nero della prugna e il rosso dei frutti maturi. Ecco allora comparire un sottobosco totale, completo di resine e radici, mazzetti di erbe aromatiche, soffi balsamici, una presa di tabacco dalla sacca di cuoi per riempire la pipa prima del relax e ben più che un accenno a quello che i francesi chiamerebbero “goudron”. Sorso avvolgente, caldo come un abbraccio, morbido ma affatto carente di brio e dinamismo e con un finale di freschezze e speziature. (89 Punti in attesa che il vetro faccia il suo lavoro). Da bere ascoltando PIPER AT THE GATES OF DAWN di VAN MORRISON. SPUMANTE METODO CLASSICO ROSSO MILLESIMATO 2005, LINI 910 (EMILIA ROMAGNA): sisi, si fa presto a dire Lambrusco. Perché Voi lo pensate semplice, da pane e salame o al limite da cotechino, capitone eventualmente… Ma qui siamo a Correggio, il paese di Azzo (sic). Supponete dunque per un istante che un “pazzo” decida di farlo rifermentare in bottiglia e poi esiliarlo in cantina per quindic’anni. Una giratina alle bottiglie sulle pupitres tanto per passare il tempo, via il tappo a corona e altri due anni di vetro per arrivare a 17 anni di oblio. Il risultato è un Lambrusco “upside down”, che racconta in primis radici di china e rabarbaro, sottobosco umido ed erbe aromatiche e lascia la chiusura al frutto, piccolo e ancora freschissimo che saltella tenendo per mano sottili tostature e asprezze d’agrume. Un lungo soffio balsamico introduce un sorso succoso che la delicata spuma rende carezzevole e pulitissimo anche nel ricordare didascalicamente i descrittori olfattivi. Un vino assurdo! Un vino fatto per meditare sui peccati commessi! Un vino per peccare più forte. Da abbinare a sigaro e poltrona ascoltando SINS OF MY FATHER di TOM WAITS. (95/6 Punti) A proposito, “LABRUSCA”, quello rosso e fatto quasi tutto con Salamino e che sarebbe un’ecografia morfologica del precedente, si becca il mio premio “LEVATEMELO” al netto dei suoi soli 88- Punti. BAROLO DOCG PIANPOLVERE SOPRANO BUSSIA 2012 RISERVA, PIANPOLVERE SOPRANO (PIEMONTE): tra foglie secche e cortecce è l’humus ad alzare la voce ma sono l’arancia sanguinella e la melagrana a condurci per mano nello sfogliare i descrittori olfattivi che, dopo il capitolo delle rose e quello delle balsamicità di china e liquirizia, si chiudono con una quarta di copertina vergata dai chiodi di garofano.. Sorso austero ma affatto tronfio, avvolgente, voluminoso ma scorrevolissimo nel suo crescendo sapido supportato dal sottilissimo grip dei tannini fino alla lunghissima chiusura. (91 Punti). Da bere ascoltando GOLD DUST WOMAN dei FLEETWOOD MAC. CHIANTI CLASSICO DOCG “CASANUOVA DI NITTARDI VIGNA DOGHESSA” 2022, NITTARDI (TOSCANA): forse è ancora troppo presto per parlarne, forse bisognerebbe aspettare che il Sangiovese abbassi un po’ la cresta. Forse bisognerebbe aspettare che le verdi balsamicità si acchetino e lascino che anche le note dolci di frutta e di spezie intonino il proprio canto ma…a me il Sangiovese piace così! Ruvido quanto spetta a un prodotto fatto con maini sporche di terra, schiene indolenzite e rilassati sospiri quando ci si lascia andare su una sedia. Il sorso rinfranca, disseta, lascia che la lingua schiocchi e vada a ripulire le gengive da un tannino educato ma fremente. E allora chiuderete gli occhi e Vi lascerete andare al ricordo della giornata che è stata, dimentichi della fatica e concentrati a sfogliare l’allungo minerale di un vino che fonde la pazienza con l’urgenza. Da bere ascoltando L’APPUNTAMENTO di ORNELLA VANONI (e, magari, sfogliando il libro che raccoglie le etichette degli anni passati). (89+ Punti…cioè “quasinovanta”, ma solo perché io sono cattivo). QUELLI SENZA LA MUSICA SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “GRAN LAFÖA” 2021 RISERVA, CANTINA COLTERENZIO (ALTO ADIGE): naso dolomitico, verticale, duro nel raccontare una pesca addirittura piccante nella sua dolce-amara intensità. E poi i fiori, gli alpeggi e di nuovo i sassi e la loro preistorica sapidità. Sorso di disarmante corrispondenza, sapido e strapiombante come quelle rocce che erano mare, tagliente come un microappiglio ma con una intensità glicerica che sa di sosta comoda dopo un lungo tiro di corda. Intenso. (88+ Punti). Una nota di merito anche per lo Chardonnay “LAFÖA” 2022 per il suo profilo snello e alpinistico (prima ancora che alpino) che porta, attaccati all’imbrago, freschezze di pesca, agrumi e nocciole sotto un cielo plumbeo. FRIULI COLLI ORIENTALI PIGNOLO “DALPIN” 2018 RISERVA, BUTUSSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): peccato per quel naso che racconta un legno, ancora non perfettamente mimetizzato, che abbassa con troppa irruenza i toni scurissimi di un olfatto profondamente intimista e terragno. Cuoio, tabacco, liquirizia, chiodi di garofano, caffè, cioccolato, frutta grande e piccola…c’è altro di “nero” che Vi viene in mente?! In bocca si presenta con una inattesa gioventù e con tannini ben vestiti ma non ancora ben pettinati e s’allunga in un finale sapido e molto coerente sorprendendoVi con un’ultima goccia, quella che sporca il bicchiere, di romantica lavanda. (Si becca 88+ e anche il mio premio “PECCATO” ma il Pignolo si sa…è “pignolo”). Da segnalare dello stesso Produttore un Sauvignon “GENESIS” 2023 (soprattutto per l’insolito asparago con cui si approccia al naso) che pecca anch’esso di gioventù. BAROLO DOCG PERNO “CAPPELLA DI SANTO STEFANO” 2020, ROCCHE DEI MANZONI (PIEMONTE): il naso è un piccolo affresco di rose e frutti rossi, rilievo luminoso su uno sfondo boschivo. Scuro ma affatto cupo presenta al naso chiodi di garofano e china in una atmosfera di freschezze balsamiche. Il sorso è un elegante, dinamico e inesorabile incedere dei descrittori olfattivi e la chiusura sa di spada medievale. (88+ Punti). COLLIO DOC MALVASIA “PETRIS” 2023, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): già evoluto nei profumi nonostante l’imbottigliamento recente, mixa le amaritudini di timo e salvia con le dolcezze della camomilla e di una frutta gialla matura meravigliosamente “poco esotica” aggiungendo, in fondo al bicchiere, un tocco di agrume candito e una mandorla da far schioccare la lingua. In bocca vive della profonda sapidità del mare che era ma il calore e la sostanza riescono a ben bilanciare l’iniziale scompenso regalando un sorso di non comune piacevolezza e interesse. (88+ Punti). Appena sotto il Sauvignon “RONCO DELLE MELE” 2023, cui la gioventù ribelle lascia venga messa in evidenza un po’ troppa esoticità per i miei standard. Lo aspetto alla prova del tempo perché se lo merita e per il piacere di “doverlo” riassaggiare. TOSCANA IGT ROSSO “TENUTA DI TRINORO” 2021, TENUTA DI TRINORO (TOSCANA): un vino con il mare sullo sfondo. E mentre lo guardate scansate gli arbusti della macchia mediterranea, i cespugli di erbe aromatiche, le bacche scure dei rovi e dei ginepri e respirate i pensieri dell’incenso e del caffè mentre fuori il cielo puzza di ferro e temporale. Il sorso è appena troppo compito ma tenta di dissimulare quell’eccesso di eleganza a suon di tannini solleticanti e sapida mineralità e con un lungo finale di mirabile rispondenza. (89 Punti ma in divenire). E QUINDI? Quindi è il momento di ringraziare Daniele Cernilli per avermi ospitato e tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi. Ed è il momento di trovare il modo di sopravvivere a questo Ottobre così ricco di Eventi e dar conto di tutti con la solita professionalità. Difficile non lasciare qualcuno indietro ma…troverò il sistema per ringraziare tutti con le mie poche parole Roberto Alloi VINODENTRO  
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