Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

Arrow Right Top Bg

29 Maggio, 2025

BEREBIANCO 2025 (by Cucina & Vini): masterclass #1

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Maggio le eleganti sale dell’Hotel WESTIN EXCELSIOR di Roma hanno ospitato la terza Edizione di BEREBIANCO, Evento organizzato dalla Rivista CUCINA & VINI che si propone di far conoscere al pubblico degli enoappassionati un’Italia dei vini bianchi differente da quella troppo spesso influenzata dal “vino d’annata”. Il nostro Paese è infatti in grado di produrre grandi vini bianchi destinati all’evoluzione ma questi rimangono troppo spesso patrimonio segreto di pochi edotti estimatori e sono comunemente dimenticati nelle carte dei vini anche dall’alta ristorazione. Una vera e propria vetrina per le Aziende presenti, un viaggio in quell’Italia bianchista che ancora in troppi vedono seconda ad altri. GLI ASSAGGI Oltre 60 le Aziende presenti ai banchi d’assaggio e oltre 150 le etichette in degustazione, un vero tour de force per chi avesse avuto il tempo di intraprendere quest’avventura. A latere sono poi state organizzate 5 masterclass tematiche nel corso delle quali i partecipanti hanno avuto modo di valutare le potenzialità evolutive dei diversi vini proposti e confrontarli poi con quelli dell’annata corrente proposte nella sala comune. Incerto fino all’ultimo sul fato di riuscire a partecipare sani altri inderogabili impegni sono riuscito miracolosamente a prendere parte a due delle masterclass in programma (ai banchi d’assaggio ho fatto solo una velocissima puntata per salutare gli amici Produttori presenti). La prima, quella che ha ospitato il SANNIO CONSORZIO TUTELA VINI ve la racconto oggi, per la seconda, quella che mi ha consentito di viaggiare nello spazio e nel tempo attraverso l’Italia, beh…dovrete aspettare la prossima settimana. LA PRIMA MASTERCLASS 10 vini di 10 Aziende da 5 annate differenti che iniziano dalla 2022 e ci portano indietro nel tempo fino alla 2016. Protagonista il Sannio, prima donna la Falanghina, voci narranti Francesco D’Agostino (Direttore di CUCINA & VINI), Antonio Di Spirito, Libero Lillo (Presidente del Consorzio Sannio) e Lorenzo Nifo (agronomo ed enologo del Consorzio stesso). La Falanghina, un vitigno (in realtà due) che ha attraversato la storia, che in italia introdussero i Greci sulle coste, che gli Etruschi consentirono si diffondesse anche all’interno, cui i romani diedero il nome legandone le piante a quel tutore morto che era la “falange” (è anche vero però che, con lo spostamento dei vigneti dalle coste verso l’interno a seguito dell’eruzione del Vesuvio, pure il Falerno può essere considerato parte dell’etimo del vitigno). Alterne fortune hanno caratterizzato la storia di questo vino che tanto del suo successo deve innanzitutto all’Azienda MUSTILLI e poi alla CANTINA DEL TABURNO. La vera svolta qualitativa si ebbe una dozzina di anni fa con la nascita del Consorzio che fece piazza pulita del mare magnum di denominazioni decidendo di crearne una unica lasciando poi alle diverse sottozone il compito di identificare le singole parti del caleidoscopico areale produttivo. Oggi è in fase avanzata l’iter per l’ottenimento della DOCG ma è chiaro da tempo come tuti gli aderenti del consorzio siano fermamente intenzionati a portare avanti con orgoglio sia il nome del Sannio che quello della Falanghina Vi lascio ora alla lettura delle mie personalissime considerazioni sui vini in degustazione invitandoVi a toccare con mano le potenzialità evolutive di un vitigno che per troppo tempo, in tanti abbiamo considerato “solo” Falanghina. 1- FALANGHINA DEL SANNNIO DOC VENDEMMIA TARDIVA “ALENTA” BIO 2022, NIFO SARRAPOCHIELLO: olfatto ampio, ricco di rimandi alla frutta bianca e gialla (pesca, gelso, albicocca), ai fiori, con una leggera speziaura dolce che regala avvenenza e intrigante mistero. In bocca si mostra giovane e di spalle fresco sapide ben dimensionate rispetto al volume glicerico della frutta. Frutto dell’annata mostra educazione e assenza di spigoli, cosa sicuramente lodevole anche se un minimo di birbantezza in più non avrebbe guastato. 87+ Punti 2- FALANGHINA DEL SANNIO TABURNO DOP VENDEMMIA TARDIVA “LIBERO F PARTICELLA 190” 2020, FONTANAVECCHIA: naso giallo, maturo e sostanzioso, di pesca e mela golden, di un ananas che non avrei voluto trovare, di un pompelmo che sdrammatizza e di una ginestra che racconta pendii vista mare, intessuto di mineralità e pot pourrì di fiori secchi. Sorso che riempie, glicerico, pieno, a ricordare pasticceria ma non dimentico di agrumi e di quelle erbe aromatiche che, timo e finocchietto selvatico in testa, chiudono l’assaggio. 88- Punti. 3- FALANGHINA DEL SANNIO DOC GUARDIA SANFRAMONDI “VIGNASUPREMA” 2019, AIA DEI COLOMBI: ci regala un naso che sa di vendemmia tardiva, con quelle pastose dolcezze che sono eredità delle fecce nobili e che affiancano toni fumé, iodati ed erbacei cui l’idea di un appena di brett dona un tocco di sana, orgogliosa, rusticità contadina. Bocca tonica, vivace, materica e scorrevole, un sorso da provare e riprovare per il gusto del buono. 88 Punti   4- BENEVENTANO IGT FALANGHINA CARA CARA VENDEMMIA TARDIVA 2019, TERRE STREGATE: un naso che s’affanna dietro mela golden e ananas per cercare di camuffare quella vaniglia che ha più l’invadenza del legno che il mistero della spezia e che neanche le nuances aromatiche di salvia e nocciola o la sottesa mineralità riescono a far dimenticare. Al sorso, la sapidità è carta ben giocata per pareggiare la sostanza fruttata e gli intrecci vegetali ma la trama orchestrale non convince del tutto. 85/- Punti.   5- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KISSOS” 2018, CANTINE TORA: i riflessi nel calice tradiscono l’età mentre il naso, appena timido, racconta freschezze vegetali di erbe aromatiche e finocchietto selvatico che una frutta fatta di nespole, pompelmi e un’inattesa ananas quasi pareggia. Zenzerosi sfrucugli e sottile, impertinente mineralità introducono poi un sorso salino prima ancora che fresco forse un po’ troppo ingombro di una frutta ben più matura di quello che mi sarei aspettato dall’olfatto. 86 Punti.   6- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KYDONIA” 2018, CA’ STELLE: si presenta con un minimo di ossidazione che non inficia minimamente la qualità olfattiva, evidenziando semmai quella parte nocciolosa che il giallo di melone, ananas e camomilla avrebbe altrimenti schiacciato. Chiude poi su note pietrose e balsamico mentolate introducendo un sorso snello e fruttato, che esalta la sapidità senza dimenticarsi della freschezza. Da bere “senza pensieri”. 87 Punti.   7- FALANGHINA DEL SANNIO DOC VENDEMMIA TARDIVA “NARÉ” 2018, CAV. MENNATO FALLUTO: al naso un’idea di gommalacca disturba la dolce sostanza fruttata lasciando che l’attenzione si sposti su quei sottili intrecci di spezia e frutta secca che si ritrovano poi nel subito dell’assaggio. Sorso che non dimostra l’età, sostanzioso e centrato su vanigliate balsamicità. Lo riassaggerei, ma per ora mi lascia con un “però”. 86 Punti.   8- FALANGHINA DEL SANNIO DOC 2018, ROSSOVERMIGLIO: inizialmente pirotecnico, con quelle note di polvere da sparo già sparata che sa di allegria e “botti” alla festa del paese, si distende poi “chardonnayggiando” su note più ampie di pesca e gelso non dimentico delle trame vegetali-amaricanti di salvia e scorza d’agrume e degli afflati iodati. In bocca la sottolineata sapidità stacca di ruota la freschezza e non aiuta, nell’allungo, a valorizzare i richiami fruttati lasciando che il sorso risulti meno dinamico di quanto previsto. Si becca per questo il mio personalissimo premio “PECCATO” e la promessa di riassaggiarlo perché…perché si. 86++/7- Punti. 9- FALANGHINA DEL SANNIO DOC SANT’AGATA DEI GOTI “VIGNA SEGRETA” 2017, MUSTILLI: è subito un diretto al naso di mineralità terziarie e grasse dolcezze pasticcere, intrigante mix di Mosella e sfogliatella “frolla” appena sfornata condito di glicine e mentuccia, dolci asprezze di mandarino e mielose aderenze. E mentre Vi rilassate godendoVi il panorama del Golfo e i profumi della macchia che degrada verso il Tirreno Vi ritrovate ad assaggiarlo. È un gioco di gambe che sa della nobile arte interpretata da Muhammad Alì, una scherma alta tra gliceriche dolcezze e freschezze irruente dalla quale esce vincitrice una sapidità che è marina e vulcanica al contempo. Tanta roba! 89 Punti, ma forse 90. 10- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “I MILLE PER LA FALANGHINA” 2016, LA GUARDIENSE: chiudete gli occhi e immaginate… Cosa?! Niente Sannio, niente Falanghina… Potrebbe essere un Pinot Grigio campano (o magari neppure campano). I descrittori gusto olfattivi? Quelli che tutto il mondo ricerca e che chiunque è in grado di elencare. Non cercate sorprese nel calice se non quella di una Falanghina 2016 ancora dinamica e affatto stanca. Solo 3000 bottiglie, le meno rappresentative di un Territorio di tutta la masterclass. Mi spiace, davvero. 83 Punti e non uno di più. E QUINDI? E quindi intanto GRAZIE a CUCINA & VINI per avermi ospitato ancora una volta e poi… Vi ricordo che la “seconda puntata” di questa serie uscirà…boh! Forse la settimana prossima, forse in altra data… Lo saprete solo seguendo VINODENTRO su WINE TALES MAGAZINE. STAY TUNED!   Roberto Alloi VINODENTRO
Leggi
Arrow Right Top Bg

22 Maggio, 2025

VINIAMO 2025

IL COSA E IL DOVE Il 4 e 5 Maggio scorsi, negli ampi spazi dell’Hotel COLOMBO di Roma, Stefano Minelli (www.minelliwineevents.it) ha organizzato, con la collaborazione di WINE TALES MAGAZINE come media partner, l’Edizione 2025 di VINIAMO, manifestazione che mettendo insieme Cultura, gusto e piacere si propone di avvicinare in maniera consapevole un pubblico sempre più vasto. Una due giorni (il secondo dedicato principalmente alla stampa e agli operatori del settore) davvero intensa che ai banchi d’assaggio ha affiancato anche due masterclass dedicate alla Borgogna e alla Loira condotte da Armando Castagno. Mi piace poi qui sottolineare la presenza di una navetta che consentiva di raggiungere la manifestazione e tornare a casa “in completa sicurezza”, un’attenzione in più di cui non posso che rendere merito a Stefano. GLI ASSAGGI Tanta carne al fuoco e poco tempo a disposizione, questa la situazione in cui mi trovavo, di conseguenza ho fatto di necessità virtù e, salutati velocemente i Produttori che già conoscevo da tempo, mi sono dedicato alle novità seguendo come al solito le leggi dell’improvvisazione. Una cinquantina gli assaggi che sono riuscito a fare e una dozzina le etichette che potrete trovare nella mia personalissima lista di suggerimenti. Nessun “novantapunti” questa volta, anche se un paio di vini li hanno sfiorati, ma questo poco importa, la qualità era tanta e il Territorio raccontato con dovizia di particolari. Voi dategli una letta e, come sempre, criticate, suggerite e…condividete. – EMILIA IGT LAMBRUSCO METODO ANCESTRALE “SPETTINATO”, CANTINA MESSORI (EMILIA ROMAGNA): di CANTINA MESSORI potrei raccontarVi di “RIBELLE”, Pignoletto Spumante con una verve scapigliata che lascia dimentichi di una bolla un pochino troppo esuberante, profumato, minerale, che fa arricciare le labbra a colpi di agrume e mela verde. Oppure di “GASATO” un Salamino che scorrazza senza casco in sella alla sua lambretta insieme alla sua lei che, sul sellino dietro addomestica una gonna preda della velocità e del vento, bello a vedersi, profumato, buono da bere. Vi dico invece di “SPETTINATO”, che nel nome richiama gli altri due e che è stato l’ultimo che ho assaggiato, come fosse un “ritardatario” che non ha fatto in tempo a darsi una rassettata. Racconta come un fiume in piena di susina, viola e mandorla e ha un sorso che non vede l’ora di comunicare sostanza (anche senza agitare la bottiglia). Succoso a dir poco, con una leggera nota tannica e dare ritmo a una beva tesa e rinfrescante e con un finale piacevolissimo che lascia un ché di piccante sulle labbra, quasi fosse un bacio rubato all’amante. 86+/7 Punti. – MARCHE IGT BIANCO “VIRGO” 2020, TENUTE URANI (MARCHE): quel tizio che sembra aspettarmi con il calice in mano l’avevo già incontrato ma io, che non sono fisionomista, non l’ho riconosciuto, fors’anche perché sotto le mentite spoglie di un vino che sembra aver tutt’altra personalità. Certo lo Chardonnay gli fa gonfiare il petto di boria a suon di frutta gialla matura e afflati d’acacia ma, la Malvasia gli fa abbassare la cresta a suon di freschezze di erbe aromatiche e cespugli di macchia mediterranea piegati dal vento e tiene a bada anche l’ondeggiare delle messi mature apportato dal Trebbiano. Il sorso è più salmastro che minerale, decisamente coerente, intriga, coinvolge e…Vi atterra con un finale di zafferano assurdo! Appena meno di 90 Punti, ma appenappena (90-). – MARCHE BIANCO IGT “ECLÉ” 2021, TENUTE URANI (MARCHE): Biancame e Chardonnay (60% 1l primo) da tonneau e anfora per un naso che è speziatura di vaniglia e sfrucugli di pepe bianco accarezzati da succosa frutta matura e brezze balsamiche. Davvero notevole l’equilibrio tra la morbidezza e l’impalcato fresco-sapido con un finale lungolungo davvero pregevole. Inizialmente m’era parso anche migliore del precedente ma gli manca il “WOW”. Bel vino. 88++ Punti. – MARCHE IGT ROSSO “STREGO” 2022, TENUTE URANI (MARCHE): sarà forse per l’incatensimo che questo vino lancia che, guardando l’etichetta, ho un flash di Valtellina! Scuoto il capo e cerco di riprendermi almeno quel tanto che mi consenta di capire che è Sangiovese e non Nebbiolo. Affatto vergognoso degli spigoli sciorina erbe aromatiche, chiodi di garofano, china e un appena gentile di viole a spaccare la mineralità pietrosa prima di distendersi sui toni di una frutta rossa segnata dalle selvatiche marasche. Il sorso ne dimostra vieppiù il bel caratterino evidenziando, tra tannini mai domi e freschezze, le note green del vitigno. Un vino da druidi. 88 Punti con due ++ extra per la piacevolezza. – BARBARESCO DOCG 2022, PERTINACE (PIEMONTE): summa delle produzioni dei 20 soci della cooperativa che regala un Barbaresco veloce ma affatto banale. Peposo, fresco di sottobosco, macchia mediterranea, piccoli frutti rossi e balsamicità di tè. Sorso scorrevole ma determinato, di bell’equilibrio e con un allungo di sabbiosa mineralità supportato da ritorni di piccante peposità. 86++ Punti (ma forse di più). – BARBARESCO DOCG “MARCARINI” 2021, PERTINACE (PIEMONTE): propone da subito una ciotola colma di pot pourrì di fiori secchi e poi, in rapida ma definita sequenza, balsamicità boschive, mallo di noce, melagrana, visciole appena virate a rosso e misteri d’oriente. Sorso di voluttuosa sostanza e birbante dinamicità tenuta per mano da tannini di vispa educazione. Chiude lungo e succoso su sottolineature di territoriale mineralità. 88- Punti. – PUGLIA IGT MALBECH “ELOQUIO” 2023, MARIA FARETRA (PUGLIA): dopo le etichette “strappate”, soprattutto quella di “SONTUOSA” cui manca la parola, arriva un vino che sembra voler raccontare sottovoce una Puglia troppo spesso urlata. Un Malbech che arrossisce quando presenta quei suoi intrichi di rabarbaro che ravvivano la ciccia della ciliegia, della prugna… In bocca è fresco anche nella sua forse un po’ troppo affettata importanza, e quei suoi educati tannini uniti alla piacevole lunghezza suggeriscono di sedersi a tavola e darsi da fare. 87— Punti. p.s. se sul vino c’è ancora da lavorare, il packaging è davvero d’acchiappo e, considerato il progetto in corso d’opera di un Metodo Classico, lo arricchirei con uno “strappo” sulle orecchie. – TERRE SICILIANE IGP ROSSO “ARTEMISIO” 2023, CANTINE LIPARI (SICILIA): inizialmente fumoso e selvatico, si distende poi su note di prugna, visciole e amarene. Ci pensano balsamicità mentolate e sensazioni di anice e china a ravvivare un olfatto che chiude su sensazioni di cuoio introducendo un sorso dinamico come i cacciatori protetti da Artemide, fresco, di sapidità minerale e marina al contempo, lungo e davvero piacevole. Non 90 Punti ma quasi (diciamo 90–). – MAMERTINO DOC ROSSO 2023, CANTINE LIPARI (SICILIA): unico figlio del legno racconta, del castagno che l’ha contenuto, la selvaticità silvestre del territorio. Liquirizia e caffè si fanno strada tra mineralità ferrose e succosità di bergamotto mentre, sullo sfondo, si intravedono guizzi d’acciuga e pomodori secchi. Sorso agile, di discola astringenza, regolato dal dualismo tannino-agrume, piacevole e coinvolgente. 88+ Punti. – TERRE SICILIANE IGT “DRÓMOS TRECENTO” 2022, CANTINE LIPARI (SICILIA): come in un film: 300 piante di Nocera coltivate a 300m/slm per 300 bottiglie di un vino il cui nome viene naturale pronunciare con l’accento dell’isola. Da subito erbaceo s’arricchisce via via di sensazioni astringenti di frutta rossa, terra bagnata e grafite prima di lasciare che Vi perdiate tra noce moscata, china, polvere di liquirizia e macchia mediterranea. Sorso caldo, segnato da tannini che, protagonisti, ci lasciano quasi dimentichi della freschezza, e da una chiusura di sapidità disarmante. 88- Punti. – MAMERTINO DOC ROSSO 2017 RISERVA, VIGNA NICA (SICILIA): una vigna “NICA” (piccola) di Nerello Mascalese, Nero d’Avola e Nocera che regala però sensazioni decisamente più grandi. I piccoli frutti di rovo (spine comprese) sposano la confettura di ciliegie e le prugna mentre macchia mediterranea e sfumature balsamiche lasciano che lo sguardo si allunghi fino alle Eolie. In bocca è calore e morbidezza, un abbraccio snello con tanniche pacche su quelle spalle fresco-sapide che sorreggono il sorso fino alla fine. 88 Punti (con forse un -). – TOSCANA IGT BIANCO “XENOI” 2023, PODERE EMA (TOSCANA): Petit Manseng, Viognier, Chardonnay…”migranti” in terra di Toscana che contribuiscono ciascuno per la propria parte (mineralità, freschezza, sostanza) ma che sembrano dover ancora accordare bene il trio d’archi. Trovate in successione dolcezze d’acacia, vegetalità di mughetto, freschezze di lavanda e tanta frutta (compresa quella tropicale). Il sorso Vi lascia dimentichi degli accordi imprecisi e lascia che ne apprezziate la sostanza supportati dalla viva freschezza e dalla bischera, salina mineralità. Davvero figo (con un piccolo “ma”). 87+ Punti. – TOSCANA IGT FOGLIATONDA 2020, PODERE EMA (TOSCANA): naso morbido ma non “morbidone”, che dimostra gioventù e cioccolatosa dolcezza ben contrastata da freschezze di macchia mediterranea, arancia e soffiate balsamicità. La dolcezza di fondo, quella della frutta e delle spezie, invita a un sorso che lascia che ritroviate queste e sottolineiate quella liquirizia che, al naso era lontana sensazione. Chiude peposo lasciandoVi pensare al cerchio che, un vino nato nell’argilla e elevato nella stessa, chiude attorno a sé. 87+/8- Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “NOCCHINO” 2018, PODERE EMA (TOSCANA): Sangiovese, Fogliatonda, Colorino, botte grande, terracotta, acciaio, il cemento a fare da legante. Un olfatto teso, indeciso se dire di ciliegiose maturità o lasciar vagare lo sguardo rovistando una presa di tabacco dalla sacca di pelle. Introduce il sorso una sensazione di radice nodosa, profonda; un sorso ben vivo da freschezza e tannini e dall’allungo sapido e segnato da ritorni di pepe e liquirizia. Ispira bicchieri piccoli, gomiti poggiati sulle ginocchia e sguardi da “a me gli occhi”. 87 Punti. E QUINDI? E quindi niente. È arrivato il momento di ringraziare tutti: Stefano Minelli per avermi ospitato e i produttori per avermi sopportato (anche Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui). È stata una bella manifestazione di cui io metto sin da ora in agenda l’Edizione 2026 che spero ancora più ricca     Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

15 Maggio, 2025

VINO & ARTE CHE PASSIONE 2025

IL COSA E IL DOVE La nona Edizione di VINO & ARTE CHE PASSIONE, Evento organizzato da CT CONSULTING EVENTS, torna quest’anno al Casino dell’Aurora Pallavicini di Roma. Una location di assoluto acchiappo per un Evento che si propone di deliziare l’occhio e il palato. Una giornata all’insegna del buono e del bello che ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico di operatori del settore, giornalisti e semplici winelovers disposti a “rischiare” le bizze di un meteo non proprio adatto a un Evento all’aperto. GLI ASSAGGI Circa 50 le Aziende presenti (in buona parte di persona) e un numero imprecisato di etichette in degustazione m’hanno costretto a scegliere nel mazzo cosa assaggiare, dribblando per quanto possibile le vecchie conoscenze per concentrarmi sul resto. Certo i Produttori sono più o meno sempre gli stessi da diversi anni e trovare qualcosa di nuovo comincia a essere piuttosto complicato se non ci si vuole dedicare alle nuove annate. Tuttavia qualche novità c’era e, zigzagando tra sorprese e delusioni e dribblando i tavoli dei nomi più gettonati che sono sempre quelli più affollati, una cinquantina di assaggi sono riuscito a farli. Ne ho tratto la mia solita lista di “consigli per l’assaggio” che stavolta ho ridotto volutamente all’unico vino cui ho assegnato 90 Punti e a 10 altre etichette meritevoli di attenzione. Date come sempre una letta ai miei deliri enoici, criticateli, suggeritemene altri e…condivideteli. QUELLO DA NOVANTA (O QUASI) TOSCANA IGT ROSSO “LUPICAIA” 2018, CASTELLO DEL TERRICCIO (TOSCANA): Cabernet Sauvignon con un piccolo saldo di Petit Verdot che si presenta da subito balsamico e boschivo, con freschezze ombreggiate e umide cortecce a dar la mano a liquirizia e cassis. È poi la volta del mare, della macchia mediterranea, del sale, del sole cui seguono i piccoli frutti selvatici (anche in confettura) e un contrasto di dolce, sottile speziatura e amaritudini di cacao. In bocca ha volume, sostanza, equilibrio e agile destrezza e ripropone con dovizia di particolari i descrittori olfattivi chiudendo salino senza dimenticarsi della frutta. 90 Punti (credo). GLI ALTRI SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC CHARDONNAY BUCHHOLZ “LE BIFORE” 2021 RISERVA, SALURNIS (ALTO ADIGE): uno Chardonnay che intriga con le dolcezze di frutta a polpa gialla e travia con le verdi freschezze boschive dimentiche neppure delle pigne. Erbe alpine e aromatiche, genziana, mielose dolcezze e minerale sapidità completano il quadro olfattivo. Sorso che riempie, appaga e trasporta immediatamente in quel bosco che l’olfatto aveva immaginato. Mirabilmente coerente gli manca davvero poco per essere un “pezzo da novanta”. 89 Punti (ma perché io sono cattivo). MARCHE IGT ROSSO “IL POLLENZA” 2017, IL POLLENZA (MARCHE): mette subito le cose in chiaro in termini di intensità fruttata (mirtilli maturi) ma a un certo punto sembra quasi vergognarsi di staccare i piedi da terra e allora giù! A colpi di rabarbaro e chinotto. Amaritudini che rinfrescano e, con la dolce speziatura e la tatuata mineralità, preparano a un sorso di equilibrio non comune. Fresco, glicerico, sapido, tannico… Ho dimenticato qualcosa? Certo non nelle mie corde ma un “vinone” che, proprio per questo, si becca solo 89 Punti. 88 Punti. VINO DOLCE “PIUS IX MASTAI” 2017, IL POLLENZA (MARCHE): non fateVi distrarre dagli agrumi canditi e dalla lievitata pasticceria ripiena di marmellata di albicocche ma apprezzate il bouquet floreale di zagare e gelsomini e stupiteVi dei cicalecci di zenzero, zafferano e curcuma! Lunghissimo il sorso, di prepotente dolcezza ma ben bilanciato dalle larghe spalle fresco-sapide, che chiude con un’ultima goccia che sporca il bicchiere di ricordi iodati. 87++ Punti.   ROSSO CONERO DOC “VILLA MARINA” 2017, CONTE LEOPARDI (MARCHE): un Rosso Conero che si muove scaltro sul filo del “troppo legno” riuscendo comunque a regalare un bel mix di cacao, frutti di rovo e marasche senza tralasciare grafite, cardamomo (una volta tanto l’ho trovato pure io) e dolcezze incipriate. Sorso che punta sull’agilità, sincero, fresco di arancio amaro e dal tannino stimolante. 87 Punti. PIEMONTE DOC CHARDONNAY “DIVERS” 2021, PAOLO CONTERNO (PIEMONTE): naso intenso, luminoso come una bella giornata in campagna, giallo di scorza di cedro e ginestre, rosa di rose e zafferano, con un tocco di rustica eleganza che fa tanto bene all’anima. Sorso importante, morbido ma di spigolosa, sapida mineralità. Chiude lunghissimo su misteriose ombre boschive. Da bere ascoltando MISTERIOUS TRAVELLER dei WEATHER REPORT. 89 Punti, ma tuttitutti! VERMENTINO DI GALLURA SUPERIORE DOCG “MAÌA” 2023, SIDDURA (SARDEGNA): subito fumoso e preistorico si apre poi ai toni aromatici della salvia e della maggiorana sottolineando un mare che è sapida presenza. Un appena di mela introduce un sorso dinamico e di grande coerenza, segnato da una nota salmastra che, in chiusura, è quasi manesca. 88++ Punti.     MAREMMA TOSCANA DOC VERMENTINO SUPERIORE “BELGUARDO V” 2022, BELGUARDO (TOSCANA): elegantissimo nel proporre il proprio bouquet floreale fatto del giallo di mimose e ginestre. Gialla anche la frutta, con un appena di mela a precedere gli agrumi. Infine, piccantezze pepose e salmastre introducono un sorso dinamico e decisamente marino, sostanzioso, salato e lunghissimo. 88 Punti (ma forse di più).   MAREMMA TOSCANA DOC CILIEGIOLO “BELGUARDO” 2024, BELGUARDO (TOSCANA): un Ciliegiolo tutto frutta rossa e gerani, condito di balsamici schiaffi di tè, china, rabarbaro, liquirizia, eucalipto e spezie scure. Sorso succoso, con tannini solleticanti e di birichine sapidità e freschezza. Piacevolissimo. 88 Punti con, forse, un +.   COLLI EUGANEI FIOR D’ARANCIO DOCG SPUMANTE, LA MONTECCHIA – CONTE EMO CAPODILISTA (VENETO): 6° alcolici che solleticano il naso con dolcezze agrumate e amaritudini di salvia prima di calare l’asso di briscola della mela annurca e dell’acacia. Assaggio intenso, cremoso, mai stancante, che sorprende con un finale sapido e leggermente amaricante che è sorriso beffardo e pacca sulla spalla. 88 Punti.   BIANCO PASSITO “CUORE DI DONNA DARIA”, LA MONTECCHIA – CONTE EMO CAPODILISTA (VENETO): 10 anni di “DONNA DARIA” in un’unica bottiglia. 10 anni di emozioni che dopo un breve viaggio in anfora regalano uno spettro olfattivo orientale, di tenda berbera, datteri, fichi secchi, uva sultanina, agrumi canditi, caramello bruciato. In bocca spicca una freschezza che tiene a bada l’importante dolcezza grazie al guinzaglio di un finale di piccante sapidità. 88 Punti In calce vorrei spendere due parole per il bel progetto dell’Azienda VENISSA che, in quel dell’isola di Mazzorbo (VE) coltiva un vigneto di quella Dorona che senza Gianluca Bisol che lo trapiantò da Torcello, sarebbe sparito con la grande acqua alta del 1966. Un vigneto in cui le radici cercano la terra sfidando il sale della laguna, quasi un ettaro unico al mondo. 4 i vini prodotti, due bianchi da Dorona e due rossi a base Cabernet Sauvignon e Merlot. Bottiglie artistiche consone all’unicità dei prodotti e…ancora tanta strada da fare per unire storia a Qualità. Tra i quattro moschettieri mi sento di spendere due parole sul “VENISSA BIANCO” 2019 che, dopo un mese di macerazione e 4 di esilio in cemento si presenta con un profilo olfattivo pacatamente ossidativo, sottolineando note di zafferano e mandorla amara, fieno e frutta candita, albicocca e laguna. In bocca entra deciso, fresco e ovviamente salato, sicuramente allineato con l’olfatto ma senza quella sostanza e quella persistenza che ci si aspetterebbe. Dovessi dargli un punteggio gli affibbierei 85- Punti ma preferisco assaggiarlo con maggiore calma e sospendo dunque il giudizio. E QUINDI? Quindi è arrivato il momento dei ringraziamenti, a CT CONSULTING EVENTS per avermi ospitato e a tutti i Produttori che sono andato a disturbare per avermi sopportato. Ed è il momento di mettere sin d’ora in agenda l’Edizione 2026 di un Evento assolutamente unico che però, se organizzato ancora all’aperto, avrebbe bisogno di essere ristudiato considerando un eventuale “piano B”. E ora…al lavoro! C’è tanto altro di cui scrivere!   Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

8 Maggio, 2025

BENVENUTO FRASCATI 2025

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 23 Aprile nella splendida cornice del GIARDINO L’OLIVELLA a Frascati si è tenuta l’Edizione 2025 di BENVENUTO FRASCATI, Evento dedicato alla presentazione della nuova annata del Frascati Superiore DOCG. Presenti un gran numero di giornalisti e autorità, l’Evento si inseriva all’interno della 4° Edizione di VINALIA PRIORA, la tre giorni organizzata dal COMUNE DI FRASCATI (con il contributo di Regione Lazio, ARSIAL, MUSEO TUSCOLANO, LAZIO INNOVA, FRASCATI SCIENZA, IPERICO SERVIZI e CONSORZIO TUTELA DENOMINAZIONI VINI FRASCATI). Una Edizione che quest’anno ha voluto valicare i confini del Vulcano Laziale e avvicinare il pubblico alla totalità di un Lazio vitivinicolo che dimostra ogni giorno di più la volontà di emergere a livello anche internazionale presentando vini di livello assoluto. VINALIA PRIORA Come già accennato, l’Edizione 2025 dell’Evento inserito all’interno delle iniziative proposte da CASTELLI ROMANI CITTÀ ITALIANA DEL VINO 2025 segna una svolta nel percorso degustativo offerto al pubblico. Quest’anno, infatti, è stato organizzato un vero e proprio tour nelle geografie dei vini del Lazio abbracciando storia, arte, paesaggio, cultura e qualità dell’intera Regione. Frascati, che dà il nome alle uniche due DOCG del Lazio, dimostra oggi di non aver paura di assumersi la responsabilità di farsi volano dell’enologia dell’intera Regione e lo dimostra ancora una volta con i numerosi convegni e masterclass che divulgator ed esperti dedicheranno a un Lazio del vino sconosciuto a molti, come quello delle Isole, della Ciociaria, della Tuscia… Un Lazio che si dimostra poi Territorio assolutamente unico nel momento in cui realizzate che può proporci vini da 6 areali differenti: Isole, Costa, Vulcani, Colline, Laghi e Montagne. LA MASTERCLASS Più che una masterclass, IL FRASCATI E IL VULCANO LAZIALE è stata una vera e propria Lectio Magistralis tenuta dal Prof. Attilio Scienza (in collegamento web), Intanto: “le” Vinalia. Erano due: le VINALIA RUSTICA (o ALTERA) che si celebrava il 19 Agosto nelle campagne attorno alla città di Tusculum e le VINALIA PRIORA (o URBANA) che, proprio il 23 Aprile, a Roma, celebravano la possibilità di bere, finalmente, il vino prodotto nell’anno precedente. Due festività dedicate a Giove (e forse a Venere) Poi il Vulcano Laziale, 600000 anni di storia 60Km di diametro e 1600Km^2 di superficie ricoperti da quasi 300Km^3 di materiali emessi (massimamente piroclastiti) in tre fasi eruttive. Una storia che ha visto l’ultimo acuto 36000 anni fa e che oggi continua sommessamente (stante la quiescenza dell’apparato). Sui suoi suoli profondi e particolarmente insensibili alle carenze idriche da migliaia di anni la viticoltura è ben più che semplice attività contadina, è Storia, Cultura, tradizione, geografia, paesaggio, cambiamento. Dalle viti maritate di Etruschi e Romani ai tendoni degli anni ’70 i Castelli Romani con Frascati in prima linea hanno visto il Territorio mutare per motivi storici e sociali. L’istituzione della prima DOC italiana (1967) ha quasi coinciso con uno spopolamento delle campagne e la perdita di una generazione di vignaioli e del rapporto tra Territorio e produzione. I sistemi di allevamento sono stati adeguati alle crescenti richieste del mercato e gran parte del patrimonio ampelografico locale ha rischiato di andare perduto per sempre. L’occhio troppo spesso poco lungimirante delle cantine sociali ha preferito la produttività della Malvasia di Candia alla Malvasia Puntinata, al Trebbiano Verde, al Bellone e l’enologia aggressiva e di correzione ha fatto scempio di quella di Qualità. Reso poi merito ai due Santarelli che, uno nel pontino e uno sui Castelli Romani, tanto hanno fatto per ridare lustro alla Qualità vitivinicola del Lazio, il Prof. Scienza ha iniziato con le “bacchettate” sottolineando come ci sia ancora tanto lavoro da fare per capire non solo il vigneto ma anche quello che c’è intorno. La vocazione di un Territorio, intesa come “costitutiva” e consapevole del tempo (la Storia) e dello spazio (il Territorio e la collettività che lo abita) è niente senza una visione ontologica dello stesso, che sia cioè rispettosa del suo valore culturale e che definisca quelle che sono le responsabilità del Produttore al suo interno. E lo stesso vigneto va ripensato tenendo conto della storia evolutiva di quella vitis vinifera che da sempre ha ricercato “naturalmente” un tutore cui aggrapparsi. È dunque sbagliato non solo non rimettere al centro i vitigni tradizionali ma anche pensarli senza un bosco intorno che favorisca lo scambio di informazioni, le interconnessioni tra piante. E va ripensato il modo di lavorare i terreni salvaguardando il più possibile il microbioma, evitando gli scassi e limitando l’uso del rame. Il Professore ha poi concluso sottolineando quello che gli inglesi indicano con il termine “eritage”, l’eredità intesa come memoria del patrimonio storico e culturale, un’eredità senza la quale, in futuro, ci ritroveremo a bere dei vini sicuramente buoni, stabili, che durano nel tempo ma che non avranno il carattere del Territorio dal quale provengono. GLI ASSAGGI Tre i vini in degustazione, in rappresentanza di tre areali differenti dell’enorme edificio del Vulcano Laziale. Tre vini rigorosamente “coperti” (e non svelati) provenienti da Nord il primo, da Ovest il secondo e da Sud il terzo. Tre vini che Jacopo Manni ha invitato a degustare pensando a come ciascuno possa rappresentare non tanto la tipicità di un suolo eterogeneo si ma non poi così tanto dal punto di vista geologico, quanto quella di areali differenti per esposizione e quota. 1600Km^2 non sono certo bruscolini: a Nord le propaggini dell’Appennino proteggono, a Ovest il mare è ben più che un lontano panorama, a Sud il calore è protagonista; tra i circa 100m slm delle vigne più basse e i circa 550 di quelle più alte ci possono essere anche 3° termici di differenza e tutto questo, il vino, lo racconta con dovizia di particolari. Tre vini frutto di un’annata 2024 che ha rasentato la perfezione e che, se non fosse stato per le piogge di Settembre e Ottobre sarebbe potuta essere l’annata del secolo. Veniamo comunque ai vini di cui non conosco le etichette e dei quali mi limiterò a darVi le mie solite impressioni azzardando quello che potrebbe essere il Produttore (ma senza fare nomi ché, se poi me dovessi sbajà, non leggereste mai più gli articoli che scriverò in futuro). 1. – figlio di un “dove” del Nord e aperto a quanto l’Est trasporta si presenta con un abito di sbarazzine freschezze. Boschivo e profondamente piroclastico, veste intrecci di erbe aromatiche e macchia mediterranea su un tessuto floreale di mughetti. La frutta ha il vegetale della nespola, la succosità del cedro e del pompelmo e l’immancabile firma della mandorla. Il sorso è chiacchiera sbarazzino ma sottintende un domani di parole meditate, glicerico quanto serve a compensare il filo tagliente della sapidità e la vegetale, ortolana freschezza di lattuga. Si congeda con un netto timbro salino, un ritorno piccante di rafano e la ceralacca con impresso il sigillo ammandorlato della Malvasia. Non ne ho ovviamente la certezza ma mi sa tanto essere figlio dell’enologo più famoso e di quella sua cantina che sta sulla Frascati-Colonna, a sx subito dopo il semaforo. Solo 87 Punti ma tanto divertimento. 2. – un Frascati del West, che gioca più sull’equilibrio (forse troppo) che sui duelli al sole. In primo piano la frutta, con quella pesca succosa che però non si vergogna di un seme che è più mandorla delle mandorle. Morbidezze dunque ben gestite a colpi di tufo e amaritudini di timo senza dimenticarsi dei cespugli di ginestra che sgretolano la copertura vulcanica nella quale le viti affondano le proprie radici. Il sorso, sicuramente agile e ricco di dinamismo, paga un po’ lo scotto di quell’equilibrio di cui Vi dicevo, un equilibrio forse troppo ricercato (od ostentato) che, nel lungo finale che sottolinea la frutta ma non vuol far torto alla salinità mi fa dire: “mannaggia”. Se dovessi azzardare il Produttore beh…potrebbe avere a che fare con profonde radici romane e altezze rappresentative all’interno del Consorzio. 85 Punti. 3. – il terzo vino viene dal Sud, conosce il Ponentino e porta in dote la mediterranea solarità è un soffio di mare. Un po’ tronfio nel proporre la frutta matura matura chiude il percorso olfattivo con dei tratti singolarmente fumé introducendo un sorso profondo e sostanzioso più che agile e dinamico. Più propenso a raccontare il sale del mare lontano piuttosto che il vulcano che ha sotto i piedi, di tale sapidità si dimentica nell’allungo lasciando spazio, in chiusura, al contrasto tra la sottile vena ammandorlata e le dolcezze di buccia di mela. Non chiedetemi il “chi” o il “cosa”: non so proprio di che vino si tratti. 83 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tutti! Al Comune di Frascati (e in modo particolare all’Assessore Claudio Cerroni, vero motore della Manifestazione e maestro della comunicazione) e a tutti i Partners coinvolti, al Prof. Attilio Scienza per aver saputo ancora una volta allargare i miei orizzonti enoici, a Jacopo Manni per la conduzione della masterclass e per quanto sta facendo per il vino dei Castelli Romani, all’Azienda L’OLIVELLA (GIARDINO L’OLIVELLA) per l’ospitalità, allo Chef Claudio Carfagna per le emozioni che ha saputo mettere nei piatti e a tutto il personale di sala per la professionalità del servizio. Appuntamento al 2026 (con, spero, più tempo a mia disposizione).   Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

1 Maggio, 2025

WINE LAB 2025 by PARTESA

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 31 Marzo il WINE LAB di PARTESA (l’Azienda leader nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione del canale Ho.Re.Ca.) ha fatto tappa a Roma. È stato così che le OFFICINE FARNETO hanno aperto i propri spazi rigenerati a un numero di operatori del settore così grande da far sembrare troppo piccola una location di sicuro fascino.     GLI ASSAGGI Un’ottantina le Aziende presenti, Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria, Slovenia…c’era un po’ di tutto e davvero troppo in cui ficcare il naso. Senza nessun programma da seguire (come da copione), ho cercato di dribblare i tavoli più gettonati lasciandomi traviare da quelli meno ingombri in cerca di nuove emozioni (ma anche di vecchie conferme). Alla fine, dai circa settanta assaggi ho tirato fuori un podio e una decina di altre etichette che mi piace segnalare alla Vostra attenzione. Date una letta ai miei personalissimi deliri enoici, assaggiate, criticate, suggerite e…condividete! I PEZZI DA NOVANTA – SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2021, PLONER (ALTO ADIGE): sono passati un po’ di mesi dall’ultimo assaggio e mi sembra di poter dire che gli siano serviti per darsi un’aggiustatina al nodo della cravatta e lucidarsi le scarpe. L’abito rusticamente elegante sembra ora averlo dismesso e, anche se questo un po’ mi spiace, quello che indossa oggi sembra essere tagliato con cura sartoriale. Lamponi e ciliegie mature stirati alla perfezione e, sul bavero, una “gardenia” piccante che ricorda più il kren che le spezie. Il sorso imprime in bocca la propria rocciosa sapidità mentre la freschezza alpina riempie l’atmosfera e le spezie, ora si, vi guidano sul lungo sentiero della chiusura di bocca. Forse 91 Punti. – ETNA BIANCO DOC SUPERIORE 2021, FEDERICO CURTAZ (SICILIA): il nome è cambiato l’anno scorso, beghe di uomini che poco toccano il vino se è vero che rimane grande a prescindere dal come lo si chiami. Anonimo? Affatto! Grida la propria identità, le proprie radici profonde, quelle delle viti e quelle dell’uomo che le alleva. Della “Muntagna” ha il sulfureo respiro e l’aria frizzante dei quasi 1000, del mare su cui si affaccia Milo la spuma dei marosi e la linea di costa che, lontana, fa gridare “terra” ai marinai. Freschezze di mela verde, granita e scorza d’arancia, timo serpillo, spezie d’altro continente… Il sorso ha la scimitarra dei saraceni e la dialettica dei Greci. Racconta il filo di spada delle laviche geologie con la stessa calma con la quale dice di grassezze di frutta matura e nel finale ha un sussulto d’erbe aromatiche e la necessità di tornare a quel mare dal quale è nato il vulcano. Un vino che sa di casa lontana, un vino da cui è difficile liberarsi. Da bere ascoltando “BENE” di FRANCESCO DE GREGORI. 92 Punti. – ETNA ROSSO DOC “IL PURGATORIO” 2020, FEDERICO CURTAZ (SICILIA): ciliegie, amarene, melograno, eucalipto, violette, lavanda, vaniglia, spezie dolci… Un tripudio di profumi con la profonda mineralità a mettere d’accordo altezze e sguardi panoramici. Sorso elegante, sabaudo più che borbonico, di misurata spalla fresco sapida e tannica nobiltà. Chiude lunghissimo tra sostanze cioccolatose e piccanti impunture. 91 Punti.  GLI ALTRI – VINO ROSSO DOLCE “ROSEA” 2022, PLONER (ALTO ADIGE): si apre al naso con tappeto di petali di rosa (e un ché di geranio) per poi regalare ciliegie mature e fragoline di bosco e sorprendere con note erbacee e amaricanti di radice di liquirizia e mandorla. Assaggio di perfetto equilibrio e dolcezza mai sopra le righe; lungo e persistente suggerisce abbinamenti intriganti. 89+ Punti.   – VINO BIANCO DOLCE “NOBLESS”, PLONER (ALTO ADIGE): regala sensazioni di pesca gialla, agrumi, rose (gialle, obviously), erbe officinali e suggestioni di un mare che era risacca e ora è roccia. Caldo e strutturato, mostra una vivace freschezza che, nel finale, viene bilanciata perfettamente dalla sapidità salmastra e dalle dolci amaritudini aromatiche. 89 Punti.   – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE STAGIONI DEL VINO CAPITOLO 9” 2021, CANTINE SPINELLI (ABRUZZO):fresco e balsamico racconta di agrumi, mentuccia e anice giocando poi sul contrasto dolce-amaricante tra la pesca gialla matura e la mandorla in una atmosfera decisamente campestre. Sorso di struttura solida eppur lieve, piacevolmente fresco, decisamente sapido e di apprezzabile lunghezza. 87+ Punti.   – IGP BIANCO MALVASIA “COLLEZIONE DI FAMIGLIA” 2021, RONCO DEI TASSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): naso importante ed estrattivo, che evidenzia il giallo dei fiori e della pesca, ricami di tè e ingressioni marine in una atmosfera di soffusa, vanigliata dolcezza. Il sorso moscateggia raccontando acini freschi, una sciarpa di pashmina impreziosita di strass fresco-sapidi. Decisamente lunga la chiusura che evidenzia il varietale del vitigno. 90– – IGP BIANCO SAUVIGNON “MADAME SAUVIGNON” 2021, RONCO DEI TASSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): 10 mesi di esilio in tonneau hanno arrotondato i suoi spigoli vegetali lasciandogli esprimere freschezze agrumate, note esotiche (invero un po’ troppe) e di erbe aromatiche su un o sfondo bianco di fiori, pepe e zenzero. La soffusa mineralità introduce a un sorso sostanzioso, caldo e ben equilibrato. Chiude lungo e sapido ricordando neanche troppo lontanamente la pesca con tanto di buccia pelosa. 89- Punti – COLLIO DOC ROSSO “CJARANDON” 2019 RISERVA, RONCO DEI TASSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): diciamo 60 parti di Merlot, 30 di Cabernet Franc e 10 di Cabernet Sauvignon per un olfatto di grande freschezza gestito da suggestioni officinali, scorza d’arancia, sottobosco umido e alloro cui fanno da corollario piccoli frutti, tabacco e trucioli ferrosi. Sorso di ampie vedute, coerente, decisamente sapido, ben sostenuto dai fitti tannini e ravvivato da piccantezze speziate. 88+ Punti.   – LAZIO IGT BIANCO “COSTA VECCHIA” 2024, PIETRA PINTA (LAZIO): certo non manca la firma del Sauvignon, vergata a suon di pesca, timo e accenni di nespola e sambuco. Seguono toni agrumati, fiori di campo, sottile speziatura e diffusa mineralità. Sorso coerente e scorrevole, fresco, intriso di gustosa sapidità e di apprezzabile lunghezza. 87- Punti.   – LAZIO IGT ROSSO “COLLE AMATO” 2016, PIETRA PINTA (LAZIO): sciorina subito un lungo corteo speziato con in testa araldi balsamici e stendardi di erbe aromatiche e chiuso da una folla urlante di macchia mediterranea, humus, frutti rossi e sensazioni ematiche. Sorso di ottima corrispondenza, sostenuto da tannini educati ma tutt’altro che domi e con una lunga chiusura di astringente mineralità. 88– Punti.   – LAZIO IGP ROSSO “IL BUON BASTARDO” 2022, CANTINA GAFFINO (LAZIO): decisamente balsamico, respira menta, eucalipto e resina di pino lasciandosi poi andare ai toni decisamente più dolci del degli orsetti di liquirizia. Al sorso, tannini composti e adeguata sapidità pareggiano materia e calore mentre la chiusura è un lungo riassunto dei ricordi olfattivi. Un bel vino che però non mi piace…o forse si?! 88- Punti. – LAZIO IGP ROSSO “OPIMIAM” 2021, CANTINA GAFFINO (LAZIO): un naso ricco e tabaccoso, amaricante di cacao, non dimentico del cuoio, addolcito dalle spezie e reso più invitante da succose amarene. Sorso di grande morbidezza che, fors’anche eccessiva, lascia i tannini un po’ in ambasce nel tentativo di pareggiare il conto. Chiude con un guanto di velluto di frutta e spezie ma…senza il pugno di ferro. 88 Punti. – ETNA ROSSO DOC “CAPU CHIURMA” 2021, FILIPPO GRASSO (SICILIA): sullo sfondo accidentato di una colata lavica che regala ancora esalazioni si affacciano, privi di timidezza, piccantezze di spezia, tabacco, cespugli aggrovigliati di macchia mediterranea, prese di tabacco, erbe officinali… Sorso di impetuosa, sapida mineralità che freschezza e morbidezze gliceriche pareggiano con disinibita eleganza mentre tannini di non comune eleganza aiutano a tenerne vivo il ricordo nel lunghissimo finale. 90- Punti.   – CORTONA DOC SYRAH “SMERIGLIO” 2022, BARACCHI (TOSCANA): olfatto scuro ma che rimanda solo in parte all’Oriente della scimitarra e del tagelmust, che delle spezie sottolinea il pepe e si dilunga poi a raccontare di viole e prugne, di una presa di tabacco dalla sacca e di terragne sensazioni. Sorso equilibrato e composto, sicuramente piacevole, fresco, che chiude, lungo, indeciso se evidenziare sapidità o speziatura ma…manca di un po’ di sprint. Peccato. 87- Punti. – MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG “VIGNALUNGA” BIO 2019, OMERO MORETTI (UMBRIA): l’olfatto è un lungo respiro di prugne secche, origano, liquirizia, frutti di bosco in confettura, after eight, tabacco e chi più ne ha più ne metta, ci sono anche un’idea di salsa di pomodoro (sic) e resinose striature balsamiche. Sorso potente, fresco, sostenuto da tannini che si impongono all’attenzione con risolutezza ma senza sgambetti inserendosi perfettamente nella struttura di un vino da assaggiare assolutamente e con l’attenzione che merita. Non per tutti. 88 Punti con, forse, un +. E QUINDI? E quindi GRAZIE a PARTESA per avermi ospitato (pesce fuor d’acqua in un mare di professionisti) e a tutte le Aziende che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di dedicarmi parte del proprio tempo. È stata una bella giornata all’insegna della Qualità, una giornata cui spero di poter partecipare anche negli anni a venire.       Roberto Alloi VINODENTRO
Leggi
Arrow Right Top Bg

24 Aprile, 2025

VINARIO4 presenta: DUE PASSI IN VIGNA e il LUNA MATER in verticale

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 29 Marzo, i soliti “ragazzacci” di VINARIO 4 hanno organizzato l’11° Edizione di DUE PASSI IN VIGNA, Evento ormai tradizionale all’interno del variegato panorama romano durante il quale Produttori piccoli e grandi presentano a un vasto pubblico le proprie eccellenze. Negli spazi dell’ormai solito MERCATO CENTRALE, un gran numero di enoappassionati ha dunque potuto fare un bel viaggio scoprendo nuovi territori o approfondendo la conoscenza di altri più noti. Non solo banchi d’assaggio ma anche due masterclass dedicate rispettivamente all’Albania di BALAJ SEB WINERY e a una verticale “quasi storica” di quel “LUNA MATER” di FONTANA CANDIDA che non è solo un FRASCATI SUPERIORE DOCG RISERVA ma un vero pezzo di storia enologica dei Castelli Romani. Beh, io mi sono seduto alla seconda con la curiosità di ripercorrere un cammino già intrapreso 5 anni fa per vedere cosa sia successo a distanza di un lustro a quelle emozioni imbottigliate. Voi date una letta alle mie impressioni e, se la cosa Vi dovesse stuzzicare, fate un confronto con quanto scritto all’epoca (lo potete trovare qui: https://enoevo.com/2022/06/30/frascati-superiore-docg-riserva-luna-mater-fontana-candida-verticale-storica-2020-2007/). IL FRASCATI Certo si fa presto a dire “FRASCATI” e non basteranno certo le mie poche parole a descrivere un vino che da duemila anni arricchisce le tavole di papi e semplici bevitori. Un vino che ha conosciuto le stelle e che è precipitato nella natural burella di produzioni discutibili consentite da disciplinari perlomeno “permissivi”, che ha rappresentato storia e ricerca di un Territorio e che di quel Territorio ha subito le conseguenze dell’urbanizzazione e dello spopolamento delle campagne dovuto al canto delle sirene di una Capitale che si è poi rivelata specchietto per allodole anziché faro. Ci sarebbe da parlare a lungo delle Cantine Sociali, e del loro ruolo non sempre positivo all’interno della viticoltura castellana, di quanto il patrimonio ampelografico della zona si sia drasticamente impoverito così come la superficie vitata si sia sostanzialmente dimezzata nell’ultimo ventennio. E ci sarebbe da dire soprattutto di un Territorio che rappresenta un unicum a livello globale. Un Territorio dominato dall’enorme edificio del Vulcano Laziale che è summa di un caleidoscopio di suoli, climi, esposizioni, quote… E riguardo al vino si dovrebbe dire delle uve consentite per la sua produzione, di quel 70% di Malvasia (di Candia o Puntinata) cui aggiungere la restante parte in termini Trebbiano, Greco, Bombino Bianco e/o Bellone (senza però dimenticarsi di quel circa 5% di uve prima “estranee” ai Castelli e capitateci “per caso” durante i reimpianti degli anni ’70). Ma del FRASCATI non vi dico altro perché vorrei che un po’ di lavoro di ricerca lo faceste anche Voi. FONTANA CANDIDA E IL “LUNA MATER” FONTANA CANDIDA nasce “ufficialmente” in quel di Monte Porzio Catone nel 1958 e a tutt’oggi continua a mixare storia, tradizione, grandi numeri e Qualità. “LUNA MATER” è un “progetto” del 2007, pensato per celebrare i cinquant’anni dell’Azienda. Un progetto importante che è partito dalla volontà di salvaguardare ed esaltare la tradizione enologica della zona, che è passato attraverso la selezione dei vigneti ritenuti più adatti per età, esposizione, quota e biotipi e per il quale è stato studiato un apposito e complesso protocollo di vinificazione al quale concorrono materiali (acciaio, cemento e legno), tecniche e vendemmie differenti. Il risultato è un vino che sa di storia e di filosofia, che rappresenta il passato e guarda al futuro. LA MASTERCLASS 8 le annate in degustazione, un viaggio indietro nel tempo lungo quindici anni che inizia nel 2021 e termina nel 2007, un viaggio che, guardandomi indietro, mostra limiti, propone conferme, lascia che alcune attese rimangano tali e ne programma altre per il futuro. Certo, l’ambiente non era dei più adatti per una degustazione di questo tipo ma penso di essere riuscito a fare comunque le tare del caso e a “rimanere sul pezzo”. Voi date una letta ai miei deliri e trafiggetemi di critiche. 1. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2021 RISERVA, FONTANA CANDIDA: a primo naso verrebbe da dire “non pronta”, con quel suo naso ancora impicciato, indeciso se regalarci le erbe aromatiche che condiscono i golosi arrosti castellani o le gliceriche dolcezze che la Malvasia porta in dote. Certo, ci vuole poco perché riusciate a distinguere bene la mela, i fiori di campo e un ché di miele d’acacia ma nell’allungo sono le balsamicità resinose e un afflato di menta romana su cui focalizzate l’attenzione. Il sorso segue l’olfatto giocando su un’opulenza un pochino ostentata sottolineata da una glicerica avvolgenza che quasi zittisce l’urlo salino del lungo finale. 87 Punti. 2. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2019 RISERVA, FONTANA CANDIDA: confesso che a cinque anni di distanza ancora aspetto quel roseo futuro che gli avevo pronosticato e che ormai, forse, non verrà più. Rispetto alla 2021 si presenta con appena di alcol di troppo che, in combutta con l’arruffata freschezza, poco giova all’eleganza olfattiva. Si distinguono bene l’anice (o è finocchietto selvatico?), lo zenzero, il pepe (che immagino bianco pur confessando la mia difficoltà a distinguerlo dal nero) e uno strascico di spezie orientali tra cui spicca la noce moscata. In bocca il calore non manca, la muscolare sapidità minerale non fatica a mantenere l’equilibrio complessivo e, in chiusura, la pesca gialla e la nocciola non si vergognano di alzare la mano per intervenire. 88 Punti e il mio premio “MANNAGGIA”. 3. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2017 RISERVA, FONTANA CANDIDA: continua a sorprendermi gridando freschezza nonostante sia figlio di un’annata torrida. Al naso lascia ampio spazio a una resinosa balsamicità senza far torto al giallo della ginestra, e della scorza di limone e vergognandosi affatto di un po’ più che il solo accennare alla pietra focaia. Chiude facendoVi stropicciare il naso con una spolverata di pepe mentre Vi apprestate ad apprezzare un sorso nel quale la freschezza tende l’agguato a una sapidità che, inizialmente pavida, fatica a stare a ruota delle glicericità alcoliche ma…dategli tempo! Eccola infatti distendersi con falcata da ottocentista e allungare in quel secondo giro di pista nel quale dimostra di pungere. Chiude ricordando la pesca con tutta la sua armellina. 88++ Punti. 4. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2015 RISERVA, FONTANA CANDIDA: cinque anni fa la freschezza sembrava temere un alcol che giocava a morra con il “tre scrocchi” appuntato sotto il tavolino. Ora, un ulteriore lustro di isolamento in bottiglia sembra aver fatto mettere la testa a posto al secondo e prendere coscienza delle proprie capacità alla prima. È dunque in un quadro di sostanziale equilibrio che il naso percepisce le grassezze della frutta gialla matura e della marmellata di limoni in una pirica nuvola di pietra sbattuta. Sorso materico, masticabile, un abbraccio in cui frutta esotica, pera, amaritudini di salvia, mineralità gessosa e sapidità prepotente inscenano un girotondo che pare non aver fine. 91 Punti con, forse, un -. 5. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2012 RISERVA, FONTANA CANDIDA: olfatto un po’ ammucchiato che propone un simpatico disordine di mela golden molto farinosa, frutta esotica, erbe aromatiche e ortolane vegetalità. Il sorso è sostanzialmente equilibrato e corrispondente, appaga ma…non sorprende (se non per una sorta di “buco” di sapidità, una sorta di inciampo che a metà assaggio lascia che la freschezza faccia il comodo suo). 86+ Punti. 6. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2010 RISERVA, FONTANA CANDIDA: forse sono incappato in una bottiglia “ni”, ma qui mi trovo di fronte a un vino che dichiara opulenza pasticcera alla prima olfazione e si lascia poi andare a inaspettati sgambettii d’agrume e a una singolare nota di oliva verde che sottolinea il sapidissimo incipit gustativo. Sapidità graffiante che fa da contraltare a una morbidezza di fondo che, con la fantasia, ci trasporta oltr’alpe e, a mio avviso, un po’ troppo fuori da Frascati. 87- Punti. 7. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2008 RISERVA, FONTANA CANDIDA: sciorina dolcezze a trecentosessantagradi, di frutta gialla matura, di cedro candito, di burrosa pasticceria, di spezie orientali, di anice e di…banalmente, uva matura. In bocca sembra essere invece la rocciosa sapidità quella che comanda ma questa, improvvisamente, pare avere ancora una volta un “mancamento” che incide sull’allungo di un vino che, pur se in forma smagliante…paga lo scotto del “m’aspettavo essere di più”. 87+ Punti. 8. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2007 RISERVA, FONTANA CANDIDA: incurante del trascorrere del tempo e orgoglioso di non aver conosciuto legno strilla al mondo intero la propria indole vulcanica. Di tefritica mineralità, non si vergogna di mostrare un lato “pasticcere” che sa di pastarelle che riempiono domeniche d’altri tempi. E poi, tra un tè (con latte) e un accenno di pietra focaia arriviamo al sorso. Severo, integro, dritto, affilato e guerriero come la spada degli antichi Latini ma che evolve in bocca evidenziando con classe quanto percepito dal naso senza mai perdere di vista la strada di mattoni gialli di una sapidità ora minerale ora marina e lasciandoci in dono, in quell’ultima goccia che sporca il bicchiere, accenni di camino e, come nella 2010, un ricordo di oliva verde in salamoia. Il Ritratto di Dorian Gray fatto vino. Da bere SOLO se ricordate qualcosa che avete fatto nel 2007. 93 Punti. A LATERE DUE PASSI IN VIGNA era però molto altro e io, nonostante non avessi tempo, sono comunque riuscito a ficcare il naso altrove e un paio di vini da porre alla Vostra attenzione li ho trovati: – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT NATURE “CARTA BIANCA BOLLATA ROSÉ”, PESCARA VINI (ABRUZZO): 24 mesi e solo Montepulciano per uno spumante che al naso ricorda assolutamente petali di rosa e frutta fresca (fragoline e ribes) ma non si dimentica di raccontare sottovoce quel varietale “green” del vitigno con toni simpaticamente rustici. Sorso divertente, vivace (appena troppo), di bella freschezza e compita sapidità che in chiusura racconta le dolcezze agrumate del pompelmo rosa. 88– Punti, con generosità, fiducia e speranza in un futuro con 12/24 mesi in più. – VINO ROSSO “CARTA BIANCA CORDISIO” 2022, PESCARA VINI (ABRUZZO): un Montepulciano non dimentico di quelle vegetalità varietali troppo spesso nascoste, fresco di felci e sottobosco, di eucalipto ed erbe officinali, speziato di pepe e cumino, succoso e rosso di una ciliegia che avrei preferito fosse visciola ma…non si può avere tutto. Sorso di decisa freschezza, ammiccante, beverino, dissetante, tannico quanto deve e sapido quanto serve. Semplice, piacevole…chiacchierino. Serve altro? 88 Punti con, forse, un +. E QUINDI? E quindi GRAZIE ai ragazzi di VINARIO4 per avermi voluto ancora tra i piedi e a tutti i Produttori presenti (anche se sono stati pochi quelli che sono riuscito a scocciare). È stata una bella serata, l’occasione per conoscere nuove realtà e fare un salto indietro nel tempo riassaggiando vecchie conoscenze, rispolverando emozioni e provandone di nuove rendendomi conto ancora una volta che il vino è mutevole, mai uguale a sé stesso, sempre pronto a stupire. E Voi…siate Curiosi! SEMPRE Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
IO VINO 2025 Arrow Right Top Bg

17 Aprile, 2025

IO VINO 2025

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 16 Marzo, nelle sale dell’Hotel COURTYARD ROME CENTRAL PARK (MARRIOTT) è andata in onda l’ottava Edizione di IO VINO, il bell’Evento organizzato da Manilo Frattari e Marina Lombardi e dedicato alle produzioni da vitigno autoctono di Marche e Campania. Nuova location per un Evento ormai collaudatissimo, un focus sulle produzioni enologiche di due regioni distanti geograficamente che per un giorno, riunite sotto lo stesso tetto, raccontano attraverso i loro vini, areali ancora autentici e in molti casi intatti.   GLI ASSAGGI Come sempre c’era tanto da assaggiare, troppo! Diciamo 100 Aziende e un numero imprecisato di etichette. Marche e Campania serenamente mescolate l’una all’altra e il foltissimo numero di addetti del settore ed enoappassionati serenamente intenti a scegliere il percorso più stimolante inseguendo estro, consigli, spazi miracolosamente liberi. Un sentiero tortuoso e stimolante fatto di tanti puntini da unire con il bicchiere per vedere infine disegnarsi nitido il disegno della Qualità. Dei miei circa 100 assaggi ve ne propongo una ventina, a comporre la mia ormai consueta, personale e cattivissima “classifica”. E ve li propongo in rigoroso ordine d’assaggio a iniziare dagli unici due cui ho affibbiato “novantapunti”. Vabbè, date una letta, correte ad assaggiare, criticate, consigliatemi qualcosa che mi sono perso e che dovrei mettere in agenda per la prossima Edizione e…condividete! QUELLI CHE “NOVANTA” – MARCHE ROSSO IGT “ROSSO DI SERE” 2019, I TRE FILARI (MARCHE): Merlot (ma non solo) polputo di frutta rossa, succoso di ciliegia e lamponi che colano… Si, succoso ma solo dopo essere passato sotto le forche caudine dell’erba dei prati, dei graffi balsamico-mentolati, dei misteri della spezia, solo dopo essersi abbassato e piagato la schiena a rivoltare la terra con la vanga. Sorso concentrato, nel succo e nell’alcol, ancora privo della sfericità che va ricercando ma traviante proprio per questa sua sottile inquietudine che rende disinvolta una beva di pur alto lignaggio. Un vino per chi non ama i sentieri battuti. Da bere ascoltando POLVERE di ENRICO RUGGERI. 91 Punti. – CAMPANIA IGT AGLIANICO “LE STARSE” 2020 MAGNUM, CIANCIULLI (CAMPANIA): da un vigneto del 1929 un Aglianico che sa di crisi e mette in crisi. Un olfatto austero, mai sopra le righe, scuro di pepe nero, che mette fianco a fianco l’eterea santità dell’incenso e la diabolica fatica di lavorare la terra, la schiena piegata, le mani dolenti, la polvere che riempie le narici e lo sguardo rivolto al cielo. Una breve pausa di tabacco, more mature e susine selvatiche regala calma e dolcezze prima che sul palcoscenico scendano le erbe amare, la cenere del camino e ancora il cozzo del martello che colpisce le pietre e l’aria satura di scintille e piccantezze piriche. Nel bicchiere è agilità e in bocca controllata potenza, di selvatica freschezza e animo sapido regala un lungo finale in cui la frutta e solo dettaglio e la mineralità goccia che scava. Da bere ascoltando THE ROAD TO HELL di CHRIS REA. 92 Punti (e forse di più). GLI ALTRI – CAMPI FLEGREI DOP FALANGHINA “VIGNA ASTRONI” 2020, CANTINE ASTRONI (CAMPANIA): olfatto vulcaniche complessità, una ignimbrite rapidissima sulle cui tufacee solidità vanno a depositarsi piroclastiti amaricanti di salvia e finocchietto selvatico e lapilli fruttati di nespola e susina. Un appena di nocciola e un tocco d’agrume introducono un sorso dinamico sorretto da geologiche spalle sapido-minerali e paragonabile freschezza. Disseta, invoglia, travia, insiste…chiude ponendo in risalto soffi balsamici e un vulcano assolutamente attivo. Svuotate il bicchiere e…riempitevelo ancora! 89 Punti, ma solo perché ha avuto la “sfortuna” di essere stato il primo assaggio. – COLLI MACERATESI DOC RIBONA “LE GRANE” 2022, BOCCADIGABBIA (MARCHE): un profluvio di fiori e dolcezze. Ginestre, acacia, mughetti… E poi la pesca e un po’ troppo di esotico, quell’ananas e quella papaia che poco c’azzeccano con la mineralità che fa da sfondo. Sorso morbido e sostanzioso, quasi salato e lungo sui rimandi olfattivi. Forse un po’ troppo femminile e poi…quell’esotico… 87+ Punti. – ROSSO PICENO DOC 2021, BOCCADIGABBIA (MARCHE): il naso è subito di dolce, “marchigiana visciolosità” ma si distende poi sui toni più scuri del pepe, del timo, della menta selvatica, della china, del tabacco, del sottobosco cespuglioso e intricato. Sorso morbido e intensamente sapido, sorretto e vivacizzato da un’impalcatura tannica ancora non stabile ma forse per questo ancora più piacevole e da una chiusura simpaticamente agrumata. 88 Punti con, forse, un +.   – TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO BIANCO “LA VOLTA” 2023, TERRE DELL’ANGELO (CAMPANIA): l’anfora è qui contenitore di emozioni e contrasti. Racconta sottovoce bianche gentilezze floreali mentre alza a palla il volume del mandarino cinese e spinge il piede sull’acceleratore della salvia, del timo, del finocchietto selvatico e di una mineralità che mette a tacere la pescanoce. Sorso fresco, sapido e puntuale, fin troppo semplice e con una chiusura che quel mandarino cinese non ve lo fa più dimenticare. 88- – Punti. – TERRE DEL VOLTURNO IGT FALANGHINA “L’ASTRALE” 2022 TERRE DELL’ANGELO (CAMPANIA): il Sannio, tra Campania e Molise, il vulcano della prima a “contaminare” i terreni del secondo e la Falanghina a fare da trait d’union tra una regione che ne è la patria e un’altra nella quale era mescolanza nei vigneti di un tempo. Una Falanghina che qui tiene unite le fila delle dolcezze di mela golden e pera e le amaritudini di mentuccia, salvia, mandorla e scorza di agrume amaro grazie al proprio animo profondamente tufaceo. Il sorso sottolinea la congiunzione tra gli opposti dei descrittori, delle dolcezze e della mineralità, vergando la chiusura con firma d’agrume. 89 Punti, perché 90 mi sembrano troppi. – TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO NERO “IL TEMPO” 2020 TERRE DELL’ANGELO (CAMPANIA): Pallagrello nero e Anfora, questi gli ingredienti di un vino che al naso sembra mescolare bosco con un ché di mare, il nero delle more con il rosso delle ciliegie, le durezze vegetali con l’eleganza delle rose, l’agrume e il minerale. Il sorso è vispo, traviante, goloso, peccaminoso… Quei tannini di sannitica baldanza, quella freschezza d’altopiano, un tocco di supponenza borbonica e quella succulenza d’agrume… Un vino per l’unica cosa che nessuno potrà mai restituirci (così come quella 2017 assaggiata anni fa). Da bere ascoltando TIME dei PINK FLOYD. 88+ Punti, anzi…89. – MARCHE IGT BIANCO “TELUSIANO” 2022, RIO MAGGIO (MARCHE): a un incipit caldo e giallo di mela matura, susina, pesca, fieno, burro e cedro (forse candito), segue una lunga scia minerale interrotta qua e là da note verdi di nespola, erbette e rosmarino che chiude su piccantezze di senape. In bocca mostra abbracciante calore, una sostanza glicerica ben supportata dall’incedere ritmato di sapidità e freschezze agrumate che regalano al lungo sorso una incredibile bevibilità. 88+ Punti.   – MARCHE IGT BIANCO “VINUM 62” 2017, RIO MAGGIO (MARCHE): un naso complesso frutto dell’intreccio tra le dolcezze della pesca gialla e le note amaricanti e officinali dell’anice, tra la frutta candita e lo zafferano, tra la carezza del miele d’acacia e la profonda cicatrice minerale. Sorso importante eppure privo di pesantezze, fresco, molto sapido, inciso dai tannini del Trebbiano, screziato di piccantezze cementizie e soffi di fieno, con una lunghissima scia saporita e piacevolmente ammandorlata. Da bere ascoltando NO ROOTS di ALICE MERTON. 89 Punti ma, forse, 89+ e il mio Premio SURPRAIS. – OFFIDA DOCG PECORINO “COLLE SAN GIUSTO” 2022, PODERI SAN LAZZARO (MARCHE): un Pecorino che lascia si riconoscano finocchietto selvatico ed erbe amare tra le ventate di frutta secca, susina e sulfurea mineralità. Sorso di iniziale avvolgenza che diviene ben presto più dinamico e birbante mescolando sapientemente la sensualità con la pietrosa mineralità. Lo lascerei ancora un po’ in vetro ma intanto si becca 87+ Punti (o forse 88-).   – OFFIDA DOCG ROSSO “GRIFOLA” 2016, PODERI SAN LAZZARO (MARCHE): un Montepulciano in cui il frutto soccombe alle durezze varietali del vitigno. In evidenza, dunque, radice di liquirizia, spezie, humus, una presenza di quello che i cugini d’oltralpe chiamerebbero goudron. E poi cannella e cacao mischiati a graffi vegetali. In bocca il calore alcolico non manca e aiuta ad addomesticare le riproposizioni dei descrittori olfattivi lasciando più spazio a un frutto che diventa ciliegia in confettura e a una chiusura cui freschezze e tannini allungano la vita. Forse un po’ scontroso ma 88- Punti se li merita. – VERNACCIA DI SERRAPETRONA DOC “TRAVENANO” 2018, PODERE SUL LAGO (MARCHE): al naso colpisce prima l’intensità dell’incenso che non la tipica e marcata peposità mentre visciole, succo di mirtilli, chiodi di garofano, cuoio conciato, china e liquirizia riempiono lo sfondo del panorama olfattivo. Sorso fresco e vivace, potente e dai tannini ben tessuti, con una lunga scia sapida che sprigiona allegria e invita a pensare. 88 Punti con, forse, un +. – MARCHE IGT MERLOT “IL RUGGERO” 2015, PODERE SUL LAGO (MARCHE): un Merlot “non Merlot”, di compite fruttosità di more e rovi dedica molto spazio ai grani di pepe e alle balsamicità di liquirizia, rabarbaro ed eucalipto. Dimentico affatto dell’humus del sottobosco e dei solchi minerali, chiude poi su tostature di caffè e frutta secca (arachide). Sorso di nordica freschezza e adeguata glicericità che, insieme alla vellutata trama tannica e alla spinta sapida conduce a un finale persistente di richiami fruttati e speziati. 89+ Punti. Merita di essere menzionato anche il Pinot Nero “ADELAIDE”, fresco, minerale, appena fumoso e più attento alle note amaricanti che non a quelle floreali e dei piccoli frutti. Lo aspetto però ad un assaggio più attento. – CAMPANIA IGT FIANO “ARENARA” 2021, CIANCIULLI (CAMPANIA): un Fiano di montagna che racconta pietrisco e freschezze balsamico-mentolate, ginestre ed erbe d’alpeggio. D’un tratto la calma, quella della mela, della pesca, dell’albicocca e della camomilla, ma solo per un breve istante, ché nuove birbantezze di scorza d’agrume e uva spina bussano alla porta. Il sorso è scattante e propone con burbera gentilezza il continuo alternarsi di quei richiami di scorza d’agrume amaro e pietra focaia che il tattile solletico dei tannini aiuta ad evidenziare. Chiude lungo e mentolato invitandoVi a riempire nuovamente il bicchiere. 89 Punti. Della stessa etichetta meritano di essere citate anche le annate 2020 e 2022, totalmente diverse tra loro e da quella sopra descritta. La prima, ricca di fiori secchi, erbe di campo e screziata di miele mostra un appena di cedimento e sembra imporre un “bevi subito” che l’altra rifugge invece come la peste mettendoVi sotto il naso diabolici sbuffi sulfurei e lasciando presagire una evoluzione che mi fa mettere in agenda sin da ora il suo assaggio futuro. – CILENTO DOP AGLIANICO “NOTARIUS” 2021 RISERVA, DONNA CLARA (CAMPANIA): inizia mostrandosi con dolcezze di composta di frutti di bosco per poi incupirsi e raccontare radice di liquirizia, legni nobili, felci e tabacco su uno sfondo balsamico minerale. Sorso di decisa freschezza che la sapidità quasi piccante e i tannini decisi rischiano di mettere in secondo piano e con una lunga chiusura dedicata alla frutta e a leggere tostature. 87+ Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “LA POSTA” 2018, CASALETA (MARCHE): gialle dolcezze di mela renetta e susina introducono note amaricanti di nespola e balsamiche di anice e finocchietto selvatico e una profonda mineralità che è poi incipit di un sorso di pari freschezza. Scorrevole e bilanciato si allunga sulle aromaticità dell’olfatto lasciando spazio anche a un incipit di idrocarburo che lascia immaginare future evoluzioni. L’ho riassaggiato a distanza di quasi un anno e mi sembra avere una marcia in più. 88- – Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOCG “BARASTA” 2015 RISERVA, CASALETA (MARCHE): giallo di pesca e di composta di mele si copre di un mantello di spezie d’Oriente, di cannella e noce moscata. E mentre della pesca iniziale apprezzate l’armellina ecco che la calcarea mineralità diventa idrocarburo. Glicerico quanto serve a domare la dinamica progressione fresco-sapida, si allunga ricordandoVi con coerenza i descrittori olfattivi. 88- Punti, perché m’aspettavo qualcosa di più. Una segnalazione la merita anche il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico “CASTIJO” Senza Solfiti Aggiunti che, oltre ai diversi punti di contatto con il “BARASTA”, evidenzia ancora una volta come il sentiero degli “zerosolfiti” sia stretto e tortuoso. – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT 2016, DRYAS (CAMPANIA): 60 i mesi sui lieviti di questo Fiano dall’olfatto gordiano. Un nodo da dirimere fatto di intrecci tra la crosta di pane e la nespola, tra la mela e il glicine, tra l’idrocarburo e la pera, tra l’incenso la nespola e le erbe mediterranee. E poi nocciola fresca, mineralità, un filo di fumo e un pizzico di spezie prima del sorso. Fresco, di suadente effervescenza e saporita corrispondenza gusto-olfattiva, lungo quel tanto da chiederne ancora con la scusa di voler controllare qualcosa. 88+ Punti, ma tenete conto del mio metro di giudizio. – CAMPANIA IGT FIANO “GRISEO” 2022 DRYAS (CAMPANIA): gemello diverso del precedente entra a gamba tesa con mediterraneità di timo e origano per poi raccontare mela verde e pera ma, soprattutto ben più che un accenno fumé, di quasi povere da sparo “sparata”, un’idea tostata e una grassezza mielosa che…già mi fanno venir voglia di assaggiarlo tra qualche anno (o di assaggiarne qualche vecchia annata). Il sorso mostra polso, pienezza e avvolgenza senza mai perdere di vista il dettame della piacevolezza. Freschezza e sapidità giocano a suo favore e l’allungo Vi lascia tutto il tempo per decidere se di esso preferite le erbe aromatiche, il miele o i toni fumé. Da bere ascoltando CHOOSE ME dei BAND-MAID. 89- Punti (ma con lo stesso metro di giudizio del precedente). – FIANO DI AVELLINO DOCG “PIÙ ALTO” 2021 RISERVA, I SATOLI (CAMPANIA): all’olfatto lascia trasparire il proprio umore dolce-amaro raccontando di miele di castagno, frutta candita e pesca tabacchiera cui fanno da contraltare le note amaricanti delle erbe aromatiche e quella pietra focaia che… L’ampio sorso, di affilata freschezza, si regge sulla solida impalcatura minerale raccontando agrumate astringenze e allungandosi su ritorni fruttati e salini. 88+ Punti. – FIANO DI AVELLINO DOCG “LAPIANO” 2021, IL SOLE E IL LUPO (CAMPANIA): un Fiano che colpisce da subito con la propria impronta mediterranea. Macchia intricata e cespugli di erbe aromatiche si fondono con complesse dolcezze amaricanti di scorza d’arancio candita e nocciola e si evidenziano poi note di frutta bianca e grano cui si affianca una singolare nota sapida di oliva. Sorso fresco e decisamente sapido che ripropone con fermezza le note erbacee, trasforma in mandorla la nocciola e sorprende per il mix di complessità e facilità di beva. 89- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli Organizzatori e a tutti i Produttori, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che, per oggettiva impossibilità, hanno avuto la fortuna di non vedermi al proprio tavolo. È stata davvero una bella giornata, ricca di emozioni per le quali valeva la pena sfidare la meteo avversa. Qualche piccola imprecisione in avvio e la mia ancora insuperata difficoltà a trovare dei reali punti di contatto tra le regioni protagoniste non hanno inficiato in alcun modo la riuscita di un Evento ormai collaudato nella formula e nella realizzazione che merita di essere messo tra quelli “da non perdere” e del quale metto in agenda sin da ora un’Edizione 2026 che già so “più bella e più splendente che pria” (cit.). Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

10 Aprile, 2025

VINI SELVAGGI 2025

IL COSA E IL DOVE Nuova location per l’Edizione 2025 di VINI SELVAGGI, la manifestazione romana dedicata ai vini “artigianali”. Gli ampi spazi di SAN PAOLO DISTRICT hanno dunque ospitato circa 120 Aziende italiane e non e un numeroso pubblico di appassionati di un genere di vini che, se ancora non riesce a “convincere” tutti, di certo intriga molti.       GLI ASSAGGI Beh, da assaggiare c’era davvero tanto e io ho deciso di affidarmi ancora una volta alla buona sorte e all’estro del momento, schivando tavoli troppo affollati e chiedendo qua e là consigli a chi ne sa più di me. Alla fine ho deciso di fare un ampio giro in Slovenia passando per il mio Friuli, toccando Abruzzo e Campania e spiluzzicando qualcosa da altre regioni: 87 assaggi, tante cose che “proprio no”, certe cose davvero interessanti e alcuni “WOW”. Ne è poi scaturita la mia ormai consueta “classifica”, personalissima ed esposta alle Vostre critiche. Dategli una letta, assaggiate personalmente, suggeritemi qualcos’altro e condividete. QUELLI CHE “NOVANTA” – VENEZIA GIULIA IGT BIANCO “KAI” 2021, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): “KAI” a mantenere viva la memoria di un vino cui l’uomo è riuscito a cambiare il nome ma non l’anima. Di complessa semplicità racconta di fiori di campo e fieno al sole, di timo e di frutta gialla matura e succosa. E poi noce moscata, tabacco, torba, tè, miele, malto, frutta candita, cortecce resinose e…sale! Quello di un mare che era e che è tatuato sulla pelle di un Territorio. Il sorso è pura sostanza, un incedere lento e inesorabile, tannico, un libro tutto da sfogliare di pagine minerali, e polverosi ricordi. Da bere ascoltando ROMEO AND JULIET dei DIRE STRAITS. 90 Punti? No, sono almeno 91…facciamo 92. – VENEZIA GIULIA IGT BIANCO “RIBOLLA” 2020, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un respiro dolce e aromatico di miele e tiglio, di osso di pesca e cannella, di mela cotta e pesca sciroppata, di albicocche in confettura ed erbe di campo. Il sorso concentra sostanza, freschezza e sapidità nella massa incalcolabile di un sole nero la cui corona sono tannini che rappresentano ben più che un ricordo. L’universo in un bicchiere. Da bere ascoltando STARMAN di DAVID BOWIE. 91 Punti. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “SKALA” 2016, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): olfatto maturo e affascinante, marasche e more mature inghirlandate di viole svenevoli introducono a misteri speziati di cannella e chiodi di garofano mentre amaritudini di erbe aromatiche e concretezze di tartufo e humus evitano voli pindarici e mantengono il vino su un piano ancora terreno. Il sorso è di medievale nobiltà, ricco, incipriato e fors’anche sovrabbondante ma… I tannini ci mettono una pezza, rotondi si ma assolutamente vivi, mentre freschezza e profonda mineralità sono materia concreta e non parole al vento. 92 Punti, almeno. – ROMANGIA IGT ROSSO “DETTORI ROSSO” 2020, DETTORI (SARDEGNA): un olfatto di profonda complessità che comunica le bacche del mirto, la fredda lama arrugginita di una spada, la morbida dolcezza della confettura di fichi e della frutta rossa matura, la freschezza dell’arancia rossa e del tabacco mentolato, l’eco salmastro di un mare agitato. In bocca il contrasto tra le dolcezze del frutto e le freschezze balsamiche è devastante e lascia basiti il “come” la potenza del sorso comunichi calma. Un vino che vuole sedie impagliate, bicchiere piccolo e mani che lo rigirano, discorsi fatti di sguardi e pensieri infiniti. Da bere ascoltando WORDS (BETWEEN THE LINES OF AGE) di NEIL YOUNG. 93+ Punti. – MALVAZIJA “POZABLJENI SOD” 2016, BUTUL (SLOVENIA): il naso è un’esplosione di nocciole tostate e albicocche disidratate, macchia mediterranea screziata di elicriso, brezze marine salate… E poi pera matura, mela disidratata, dolci spezie d’Oriente e ancora alga e mallo di noce… La bocca aspetta le dolcezze ma qui sono sapidità ed equilibrio a dettar legge. Non intenso: di più! Con l’ossidazione gestita in maniera esemplare e il giusto di alcol. Un vino da bere in compagnia, guardandosi negli occhi, un vino da bere da soli guardandosi dentro, un vino per molti, ma non per tutti. Da bere ascoltando GLORIA’S STEP del BILL EVANS TRIO. 90 Punti? Sicuramente. GLI ALTRI – COLLINE PESCARESI IGT TREBBIANO “ANFORA” 2022, MORMAJ (ABRUZZO): l’olfatto si apre su note campestri prima di lasciarsi ai toni di una frutta che è albicocca, pesca gialla, nespola ma anche un qualcosa di esotico, poi sono erbe aromatiche, nocciola e toni minerali. Sorso fresco, sapido, simpaticamente tannico, coerente con l’olfatto e lungo. 86+ Punti. – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “ANFORA” 2022, MORMAJ (ABRUZZO): c’è dentro un po’ di tutto: ciliegia croccante, anguria, more, lamponi, melagrana, pompelmo rosa… E poi mineralità e vegetalità verdi e amaricanti di salvia, timo e rosmarino. Sorso fresco e sapido, farcito di giusta morbidezza e richiami alla frutta percepita all’olfatto 87- Punti. Nel complesso un bel salto in avanti per questa piccola Azienda che ha dimostrato di avere ben chiaro il percorso da compiere per raggiungere i risultati che merita. È cresciuta e crescerà ancora. BBravi! – VINO BIANCO 2022, PIEDEFERMO (ABRUZZO): tra mineralità e frutta candita si fa strada la nocciola mentre le erbe aromatiche lavorano nell’ombra e preparano il naso a un secondo round di frutta gialla e matura screziata di freschezze d’arancio, soffi balsamici e graffi di pelliccia. Sorso fresco e gustoso, tenuto vivo dalla lunga scia sapida che regala simpatiche piccantezze Quasi 85 Punti, ma con tanta fiducia nelle vendemmie future.   – ISCHIA DOC BIANCOLELLA “INSULA MAIOR” 2022, TENUTA DEL CANNAVALE (CAMPANIA): olfatto dominato dalle freschezze. Comunica cespugli di rosmarino, nespole, erbe di campo, scorze d’agrume, piccantezze di zenzero, amaritudini di nespola e foglia di pomodoro, brezze marine… Sorso panoramico, terso, fresco, sapido e dalla chiusura spiccatamente marina. 87- Punti.   – VENEZIA GIULIA IGT BIANCO “SLATNIK” 2022, RADIKON (FRIULI VENEZIA GIULIA): Chardonnay e Tocai per un olfatto velato da un “vedo non vedo” di volatile che racconta il giallo della frutta matura e candita, la camomilla e il burro, con erbe aromatiche, balsamicità resinose e mineralità marina a tenere alta l’asticella. Sorso di sottolineata sapidità e freschezza che stenta appena a tenerne la ruota. Caldo quanto serve fa leva su tannini smaliziati per aumentare la propria piacevolezza e chiude ricordando frutta e mineralità in maniera un po’ arruffata. 88 Punti. – VENEZIA GIULIA IGT RIBOLLA GIALLA 2021, RADIKON (FRIULI VENEZIA GIULIA): un po’ schivo sembra quasi vergognarsi di quanto possiede in termini di descrittori olfattivi. Pera, albicocca (anche disidratata), arancia amara, frutta secca, cannella, miele, soffi mentolati, pietre bagnate, un filo di fumo e un etereo che è forse un po’ troppo… In bocca sembra risvegliarsi mostrandosi in tutta la sua “gioventù” e proponendo un’acidità fin troppo coinvolgente nel sottolineare le asprezze agrumate, tutta la sapidità che ci si poteva aspettare e una chiusura che lascia ripensare a quanto percepito dal naso allungandone il ricordo grazie alla affatto sottaciuta nota tannica. Un vino dal fascino malvagio. 89 punti, forse di più. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “RS” 2022, RADIKON (FRIULI VENEZIA GIULIA): 75 parti di Merlot e il saldo di Pignolo per un naso che intreccia le dolcezze nere di ciliegia e mora mature con freschezze agrumate di cedro e amaritudini di salvia. Peccato per quell’appena “di troppo” di quasi volatile che in parte vivacizza l’olfazione ma… Sorso profondo, maledettamente fresco e piacevolissimo, di compatta tessitura tannica che, nel lungo finale Vi frega con freschezze pensierose di lavanda e balsamicità di liquirizia. 88++ Punti. – COLLIO GORIZIANO DOC PINOT GRIGIO “NOT” 2021, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): per quelli come me che “o bianco o nero”, il “grigio”, compreso quello del Pinot, non è contemplabile. Ma qui già l’occhio parla un’altra lingua e il naso rimane spiazzato dalle note acute di frutta secca e miele di castagno che mal si accordano con un colore che non gli compete. Forse gli agrumi c’azzeccano, quelli rossi e canditi, magari amaricanti come le erbe di campo, come la liquirizia. Il sorso è di inattesa scorrevolezza, agilissimo, salato, instancabile nel rievocare per filo e per segno quanto percepito all’olfatto e…lunghissimo! Così lungo da lasciarVi tutto il tempo che vorrete per cercarci dentro dell’altro, magari un pezzo della Vostra anima. 89 Punti ma…lo so anch’io che sono pochi. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “NOIR” 2019, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Pinot Nero riconoscibilissimo ma maledettamente diverso da quei Pinot Nero che raccontano di risvoltini e mignoli alzati. Sa di fiori secchie scorza d’arancia, sa di muschio e di erbe officinali ma… Ma la frutta c’è, piccola, rossa e nera, arriva dopo, accompagnata da altre vegetalità boschive cavalcando a pelo una mineralità selvaggia. Il sorso parte dalla frutta e conferma il sale, poggiato su un tannino austero si dilunga in racconti di scorze d’arancia, mora, sottili peposità e radice di liquirizia. 89 Punti (o forse più). – VENEZIA GIULIA IGP VITOVSKA 2022, CACOVICH (FRIULI VENEZIA GIULIA): naso gentile e un po’ arruffato (colpisce forse proprio per questo) che, indeciso se sottolineare dolci morbidezze di miele o ruvide carezze di mare, ci lascia vagabondare tra i cespugli di rosmarino distraendoci un po’ dagli altri descrittori. Il sorso è d’aiuto e, dopo l’ingresso morbido drappeggiato di frutta gialla, lascia spazio alla spiccata freschezza del mandarino e alle amaritudini erbacee chiudendo (forse un po’ troppo bruscamente) con profondi graffi di sale sulla pelle. 88 Punti e un “BBravo” al giovanissimo Dimitri per l’entusiasmo che dimostra. – VENEZIA GIULIA IGP BIANCO “STENČNIK” 2022, CACOVICH (FRIULI VENEZIA GIULIA): Frutto del vecchio vigneto misto di famiglia (Vitovska, Malvasia, Ribolla e Sauvignon) si presenta nell’immediato fresco come la brezza da cui prende il nome rivelando poi un animo roccioso. E tra il cozzo delle pietre sbattute apprezzate il timo serpillo, un soffio di eucalipto, la frutta secca e una sottile dolcezza di prugna matura. Sorso di decise freschezza e sapidità, semplice (fin troppo) e coinvolgente. Serve altro? 87 Punti – VENEZIA GIULIA IGP MALVASIA 2022, CACOVICH (FRIULI VENEZIA GIULIA): la pietra focaia entra a gamba tesa sorprendendoci e lasciandoci un po’ scossi. Un respiro, il secondo…ed ecco arrivare il timo, la liquirizia, un intreccio di mughi sui pendii scoscesi e poi le gialle dolcezze fruttate della pesca e della susina. Sorso sostanzioso e dinamico, profondamente sapido, lungo quanto un pensiero, ampio quanto il mare. Troppo giovane, si becca 89- Punti, ma sulla fiducia… – ROMANGIA IGT BIANCO “DETTORI BIANCO” 2019, DETTORI (SARDEGNA): un olfatto dominato subito dalle balsamicità di finocchietto selvatico che poi si lascia andare a dolcezze giallo ocra che rimandano al miele, alla confettura di fichi, agli agrumi canditi, al gelso… E poi il salmastro delle ingressioni marine e…un soffio di lacca che, forse, è un po’ troppo. Sorso di freschezza verticale e sapidità devastante ma al contempo di morbida e seducente eleganza con un allungo interminabile che, se ce ne fosse bisogno, sottolinea ancora la sapidità. 89+ Punti (ma solo per colpa di quel “di troppo” di lacca). – ROMANGIA IGT ROSSO “CHIMBANTA” 2021, DETTORI (SARDEGNA): un olfatto che lascia vagare lo sguardo su spazi amplissimi di cespugli di macchia mediterranea e rosmarino, gineprai e mare a riempire l’orizzonte. Seguono tabacco, soffi mentolati e una bella iniezione di rusticità contadina che aiuta a tenere questo vino con i piedi per terra. Sorso di grande corrispondenza, potente e sostanzioso che la grande freschezza tiene in perfetto equilibrio e cui i gustosi tannini e la lunga scia sapida aggiungono interesse. 88 Punti. – ROMANGIA IGT ROSSO “TENORES” 2019, DETTORI (SARDEGNA): un viaggio tra intrichi di macchia mediterranea e cespugli di mirto con la resina dei pini piegati dal vento a rinfrescare un naso che le piccantezze di pimento Vi fanno stropicciare. Sorso di energica eleganza, fresco, sapido e sorretto da tannini boom ma educatissimi. Riempie, stimola e…quei grattini di cemento… Un sorso…repeat. Quasi 90 Punti. – MALVAZIJA “VIZIJA” 2020, BUTUL (SLOVENIA): al naso regala l’impatto dolce e astringente della mela verde, quello piccante del rafano, quello amaricante della radice di liquirizia e delle erbe aromatiche, un girotondo di profumi tenuti assieme dalle dolcezze della cera d’api e del tiglio e da una profonda mineralità. Il sorso è di acidità urlata sottovoce e di sottolineata mineralità, un sentiero sostenuto dai ritorni olfattivi che le piccantezze che solleticano la lingua sembra non vogliano far terminare. 88 Punti. – MUŠKATNA 2019, BUTUL (SLOVENIA): 3 giorni di macerazione regalano un naso che racconta un palcoscenico di pere mature, pompelmi e scorze d’arancio candite ma soprattutto un sipario broccato di spezie con la noce moscata in grande spolvero, un coro di macchia mediterranea e il sottovoce del miele. Sorso fresco e sapido che sottolinea dolcezze di albicocca e susina senza dimenticarsi di quant’altro apprezzato dall’olfatto chiudendo suadente tra latenti amaritudini e dolcezze intrinseche che lasciano stupiti di fronte all’assenza di zuccheri residui. 89 Punti con, forse, un +. – REFOŠK “NO NAME-NO FACE” 2018, BUTUL (SLOVENIA): certo le marasche sotto spirito sono in bella evidenza, ma questo è un vino che vuole calma e concentrazione. E allora ecco che le olive nere si mescolano con il cioccolato fondente, il sottobosco umido e fungino con la grafite, il pepe con le erbe aromatiche. In bocca acidità e corpo non mancano, il frutto è pieno e gustoso, il tannino scalpitante, la sapidità antica. Un vino di animo contadino, che sa di mani sporche di terra e sudore, ma non dimentica la semplice eleganza di una giacca tirata su in fretta sugli abiti da lavoro. 89- Punti. – REFOŠK 2016, BUTUL (SLOVENIA): si becca il mio Premio “PECCATO” per un “tappo” sul quale è difficile fare la tara e che offusca le profonde note di sottobosco, di tabacco e grafite. Il sorso si dimostra solido e corrispondente, di acidità quasi esagerata, terragno, ritmato da sottili ritorni di frutta dolce e amaritudini di erbe aromatiche. Si fa davvero fatica a dovervi rinunciare per colpa di quel tappo maledetto! S. V. ma con tanta fiducia in una seconda occasione. E poi ci sarebbe da dire anche della Malvazija “RIBCA” 2019, della “KOZA NOSTRA” 2018, della “MALVAZIJA G” 2019… Ma qui parliamo di un’Azienda che produce più etichette che bottiglie e che merita uno spazio tutto suo altrove. Ne riparleremo. Stay tuned. E QUINDI? E quindi, mentre ringrazio gli Organizzatori per avermi voluto ospitare e tutti i Produttori che hanno avuto il buon cuore di sopportarmi, ragiono sul mondo dei vini “naturali”. Un mondo che al costante interesse di un gran numero di consumatori accosta la crescita, dal punto di vista tecnico, di molti Produttori. Certo l’improvvisazione non è sparita del tutto e c’è ancora più di qualcuno che si ostina a mascherare risultati quantomeno discutibili dietro il dito di appellativi privi di senso (trovando invero l’approvazione di un pubblico in diversi casi impreparato e attaccato in maniera bigotta e ossessiva alla definizione del prodotto anziché alla Qualità). In ogni caso è stata una giornata che mi ha consentito di aggiungere altri tasselli alla conoscenza del “lato oscuro” della luna enoica. Metto sin d’ora in agenda l’Edizione 2026 Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

3 Aprile, 2025

CANTINE D'ITALIA 2025 (by GoWINE)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 4 Marzo l’instancabile GOWINE ha presentato a Roma l’Edizione 2025 della sua Guida CANTINE D’ITALIA, strumento pensato per consentire all’enoturista di saziare la propria Curiosità di conoscere Uomini e Territori cominciando dal vino. Una guida che racconta la cantina come luogo dove uomini e donne mettono insieme la bravura di fare vino con l’accoglienza. La cantina come scusa per il viaggio, il vino come scusa per l’incontro. Delle oltre 850 cantine che “valgono il viaggio ce n’erano oltre 40 a disposizione del folto pubblico che ha affollato le sale dell’Hotel PALATINO di Roma, alcune a raccontarsi altre no, tutte con il loro bagaglio di Qualità. GLI ASSAGGI Gli Eventi targati GOWINE sono da sempre “a misura d’assaggio” e anche quest’ultimo non ha deluso le aspettative. Ovviamente c’era tanto in cui ficcare il naso ma non quel “troppo che stroppia” e l’atmosfera insolitamente rilassata mi ha consentito di degustare con una ormai sempre più insolita calma (o quasi). Dite la verità: non vedete l’ora di leggere la mia classifica, vero?! Beh, ci troverete un podio tutto altoatesino e diverse cosette che vale la pena tenere in considferazione. Leggete, criticate, suggerite e…Condividete. I PEZZI DA NOVANTA – ALTO ADIGE DOC SPUMANTE METODO CLASSICO “ZERO” BRUT NATURE, ARUNDA (ALTO ADIGE): un gancio al mento che Vi stende o, meglio, l’appiglio che Vi resta in mano e Vi fa precipitare, ecco…si presenta così al Vostro naso! Irascibile, scorbutico, poco incline alla carezza propone con impudica alterigia la mela verde e la pietra sbattuta con unghie che graffiano il petto. Ed è una pausa sudata di pesca, un ansimare di miele e nocciole quello che introduce al secondo round. Ecco dunque il sorso, dolomitico, strapiombante, un runout su piccole tacche da una protezione effimera fino alla sosta, le tempie che battono, il cuore che pompa, gli avambracci d’acciaio… Di nuovo un morso a quella mela acerba e il sale, del sudore e del mare che era. Non erotico…immorale! Un assaggio che dimostra come per percorrere l’affilata cresta degli “ZERO SOLFITI” si debba essere alpinisti esperti. Da bere ascoltando M.I.L.F. $ di FERGIE (magari guardandone il video). 92+ Punti e il mio personalissimo Premio “SURPRAIS”. – ALTO ADIGE DOC SPUMANTE METODO CLASSICO 2018 RISERVA EXTRA BRUT, ARUNDA (ALTO ADIGE): il naso percepisce distintamente dolcezze di frutta gialla, caramella mou e pasta di mandorle. Le stesse spezie sono quelle del panpepato e le nocciole sono appena uscite dal miele che le conservava. Tutte carezze dunque? Naaa… È uno schiaffo di pietra focaia quello che Vi fa scuotere la testa e avvicinare il calice alle labbra. E il sorso arriva come morbida carezza, avvolge il palato di spuma fin troppo vivace, e si riscuote con freschezza d’alpeggio e sapidità più marina che di pietraia. Di persistenza disarmante si merita 90 Punti con un bel +. – ALTO ADIGE DOC SPUMANTE METODO CLASSICO “PERPETUUM” EXTRA BRUT, ARUNDA (ALTO ADIGE): vi accoglie subito una crostata di albicocche appena sfornata e poi è il giallo della frutta matura (anche tropicale) e dell’arnica, la mela golden, il bergamotto, la mandorla… Sorso morbido ma non troppo, cremoso ma di freschezza e sapidità stuzzicanti. Fin troppo scorrevole…attenti a non finire subito la bottiglia! 90 Punti. GLI ALTRI – ALTO ADIGE DOC SPUMANTE METODO CLASSICO “CUVÉE MARIANNA” EXTRA BRUT, ARUNDA(ALTO ADIGE): un naso di frutta matura cela tra le pieghe dell’agrume candito sottigliezze di zafferano e camomilla e, mentre Vi concentrate sulla pasticceria di zabaione e mandorle tostate ecco la brezza minerale a darVi uno scossone. Sorso che la finissima effervescenza rende avvolgente e carezzevole mentre freschezza e minerale sapidità si occupano di mantenerne perfettamente eretta la postura. Chiude lungo e coerente sottolineando la sapidità. Lo definirei il più elegante della batteria anche se pecca un pochino di ambizione. 89 Punti. – PIGNOLETTO DOC FRIZZANTE “PERDITEMPO FRIZZANTE”, TERRE ROSSE VALLANIA (EMILIA ROMAGNA): frutta bianca e un appena di esotico s’accostano alle note amaricanti di sambuco e alle freschezze di crema al limone con un bel timbro minerale trasportato in alto da una birbante effervescenza. Sorso garbato e molto centrato (fa anche rima), fresco, sapido, piacevolmente ammandorlato e lungo giusto quel tanto da finire il bicchiere e chiederne un altro. 87 Punti. – COLLI BOLOGNESI DOC MERLOT “PERDITEMPO ROSSO” 2024, TERRE ROSSE VALLANIA (EMILIA ROMAGNA): di madre francese e animo rusticamente emiliano (o romagnolo?). Non si vergogna di quel refolo di alcol monello che sa di sgarbo e lo mette lì, davanti alla frutta rossa matura e succosa, a dar manforte a friccicori di pepe e alle foglie di tabacco. Sorso estroverso, fresco, scorrevole e dialettico, tannico oltre il supposto, con quell’appena di ruvido che ci sta proprio bene e una chiusura lunga che evoca sedie, gomiti poggiati e tante chiacchiere. 88 Punti. Vale la pena segnalare anche il Sauvignon “VITE PICCOLA” dal naso affatto scontato e il Cabernet Sauvignon “E. V.” che aspetto al varco di un secondo assaggio. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC FRIULANO “BONBLANC” 2023, GORI (FRIULI VENEZIA GIULIA): un olfatto carico di dolcezze di frutti maturi screziato di sottili vegetalità e con una chiusura di sottolineata mineralità sassosa. Il sorso cambia marcia, svetta freschezza e racconta di fieno ed erbe di campo, succosità di mela verde e amaritudini di sambuco. Di buona persistenza mi fa pensare che sarebbe stato meglio concedergli ancora un po’ di vetro. 87+ Punti. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SCHIOPPETINO “TITA G” 2018, GORI (FRIULI VENEZIA GIULIA): peposo si ma meno peposo di quanto i miei canoni richiedano. Uno Schioppettino che cela il Rotundone dietro le tende dei mirtilli di un bosco umido e ombroso e una prugna nera quasi matura. Sorso di femminile volubilità, poco incline alle smancerie, fresco, con una lunga chiusura speziata e con la mia ormai famosa “ultima goccia” che regala una carezza di ruvida rusticità. Non il mio Schioppettino ma…un bel Schioppettino. 88+ Punti. In chiusura meritano una menzione il Ramandolo “RONC DAL GIAL” 2022 che rivela eucaliptica freschezza ma si lascia andare ad atteggiamenti un po’ troppo “francesi e il “VERMUTÂT”, vermouth a base Ramandolo che mixa, in un assaggio che vorrei fosse stato meno “bevi e scappa”, le dolcezze insite nel Verduzzo Friulano con le ruvide balsamicità amaricanti delle erbe cresciute all’ombra del Monte Bernadia. – LAZIO IGT FIANO “MACCHIA SACRA” 2023, CASTELLO DI TORRE IN PIETRA (LAZIO): olfatto subito campestre, di fiori e cespugli di ginestra che evolve in un simpatico contrasto tra le dolcezze della frutta esotica (ahimè) e le amaritudini della nocciola non ancora matura chiudendo sul ritmico alternarsi di acuti minerali, agrumati e balsamici. Sorso deciso e profondamente minerale, di grande freschezza e paragonabile sapidità e con una chiusura che esalta le spezie. 87- Punti e il mio personalissimo Premio “BBRAVO” (con due “B”) per il coraggio e la bravura dimostrati nel voler esaltare, nel lazio, un “campione” di terra campana. – LAZIO IGT CESANESE “TERRE DI BRECCIA” 2022, CASTELLO DI TORRE IN PIETRA (LAZIO): un Cesanese che sa di Maremma Laziale e rustiche visciole, di prugne appena dolci e che sciorina poi una vibrante serie di amaritudini che sono rabarbaro, liquirizia… Appena una delicatezza di rose, un upgrade di spezie piccantine, quel tanto di humus e via, si va al sorso! Fresco, avvolgente, con tannini in divenire ma stuzzicanti proprio per questo e con un lungo finale in cui la frutta si mescola a solletichi cementizi e a un’immagine di lavoro in bottega. 88 Punti. – SICILIA DOC CATARRATTO LUCIDO “DONNA ANGELICA” 2022, ASSULI (SICILIA): naso che propone dolcezze di mela cotogna, pere, scorza di lime alternate a erbe aromatiche e ingressioni marine con un piglio decisamente “funky”. Sorso di bella freschezza con una sapidità che, inizialmente in affanno, si dimostra essere un diesel divenendo protagonista nella lunga progressione che termina su ricordi di cedro candito, accenni di lieviti e freschezze di pompelmo. 88- Punti. – SICILIA DOC PERRICONE “ARCODACE” 2023, ASSULI (SICILIA): qui, il vero “autoctono trapanese”, s’atteggia a Syrah e propone, dell’ORLANDO FURIOSO, l’altra faccia della medaglia, quella saracena. Un olfatto che è scimitarra di spezie prima ancora che odalische di more e prugne in confettura. Mena fendenti di menta e liquirizia in un’aria carica di pepe da starnuto. Il sorso è un clangore di freschezza (di frutta e di spezie), ruzzoloni tra cespugli di macchia mediterranea, sale che sa di scontro fisico e mare lontano. E il finale è un respiro di menta a bocca aperta che accompagna di nuovo quel pepe che Vi fa stropicciare il naso. Da bere ascoltando THE GREAT GIG IN THE SKY dei PINK FLOYD. 89 Punti con un bel +. – SICILIA DOC NERO D’AVOLA “LORLANDO” 2021 RISERVA, ASSULI (SICILIA): si, ci sono le more e le prugne ma non è quella spremuta di frutta che Vi potreste aspettare. Cala l’asso delle balsamicità proponendo radice di liquirizia e non dimentica le spezie. Il sorso è brioso, fresco, sapido e sorretto energicamente da una vivacissima impalcatura tannica, con un finale davvero lungo e ricamato di amaritudini di china e rabarbaro che riserva, nell’ultima goccia, quella che sporca il calice, quella rivelatrice, una sorpresa di oliva nera al forno. 87+ Punti (ma solo perché sono cattivo). – SICILIA DOC GRILLO PASSITO, ASSULI (SICILIA): l’albicocca disidratata domina la scena mentre sul palcoscenico s’alternano tabacco dolce, pizzicori zenzerosi, frutta secca sotto miele e delicatezze di rose e zagare. In bocca domina una freschezza che le morbide dolcezze stentano a contenere e il lunghissimo finale propone agrumi canditi e ritorni olfattivi. 89 Punti.     – SPUMANTE METODO CLASSICO “BATTISTA” BRUT, CANTINA SEMONTE (UMBRIA): uno spumante Metodo Classico in Umbria? Si, a Gubbio, terra di matti! Il sottile perlage trasporta al naso vegetalità di mughetto e poi intriganti note evolutive di pasticceria, di biscotti da tè, di scorze d’arancia candite, di caramella d’orzo…i pinoli della crostata della nonna… Dolcezze che colpiscono sul palcoscenico di una mineralità gessosa che nulla ha da invidiare a quella delle bolle d’oltralpe e che introduce un sorso nevoso, scattante, aereo, fresco di quasi montagna. E poi l’allungo, di ritorni olfattivi, appena ferroso e di un salato che fa aumentare l’interesse per un vino che si becca 86+ punti e il mio personalissimo Premio DANCIN’ FOOL di FRANK ZAPPA. – UMBRIA IGT DOLCETTO “CORDARO” 2019, CANTINA SEMONTE (UMBRIA): ampie tostature di caffè e morbidezze di cioccolato al latte introducono prugne mature e ciliegie che un filo d’alcol di troppo lascia immaginare sotto spirito e, in chiusura, respiri di spezie e sottili vegetalità. Sorso caldo e avvolgente, di bella freschezza e decisa sapidità, con un allungo di frutta rossa matura e fresca melagrana. Un dolcetto davvero poco “sabaudo” ma si sa, qui si vendemmia con la camicia di forza. 87 Punti con, forse, un +. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GOWINE per avermi voluto ospitare ancora una volta e a tutti quei Produttori che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di sopportarmi. E poi…al lavoro, perché di cose da raccontarVi ce ne sono non “tante” ma “di più”. STAY TUNED Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi