Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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19 Giugno, 2025

DEGUSTIAMO INSIEME ROMA 2025 (by PROPOSTA VINI)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 26 maggio, PROPOSTA VINI, nota Azienda che da oltre quarant’anni si occupa di distribuire Vini, Distillati e molto altro ancora, ha organizzato DEGUSTIAMO INSIEME ROMA, una giornata per presentare alla clientela romana il proprio catalogo 2025. È stato dunque così che il SALONE DELLE COLONNE dell’EUR si è riempito di un gran numero di operatori del settore che hanno così avuto modo di incontrare di persona i Produttori, assaggiare il frutto del loro lavoro e ascoltare le storie che ogni etichetta nasconde.   GLI ASSAGGI Oltre 100 le Aziende presenti (in gran parte di persona) e un numero impressionante di etichette in cui ficcare il naso. Numeri davvero troppo grandi per me, le mie capacità e il tempo a mia disposizione ma…ho cercato di fare del mio meglio e “impicciarmi” negli affari di Cantine che non conoscevo (riservando comunque almeno un saluto ai tanti amici presenti. Risultato: circa 80 assaggi, rarissimi “passaggi a vuoto”, Qualità e Territorio sugli scudi e ben 24 vini da consigliarVi. Voi date come sempre una letta al mio personalissimo “recit de dégustation, criticatelo, consigliatemi altro e…condividete. I PEZZI DA NOVANTA – LACRYMA CHRISTI DEL VESUVIO DOC BIANCO “VIGNA DEL VULCANO” 2015, VILLA DORA (CAMPANIA): MARAVILLOSO!!! Questo è l’unico aggettivo che può descrivere l’impatto olfattivo di questo vino. Quasi perfetto nel suo abito di legni nobili, nespole, susine, camomilla, ginestre a colonizzare quella lava che è anima della terra, un accenno di mandarino, un ché di contadino per rimanere ancorato al suolo, basilico, idrocarburi che sanno di Nord Europa. In bocca ha ritmo ed energia, un susseguirsi di freschezze vertiginose e panoramiche dolcezze rivela una sommatoria salmastra che rende il sorso incredibilmente scorrevole e di lunghezza tale da non lasciare spazi vuoti tra le emozioni del primo e dell’ultimo calice. Da bere ascoltando “NON C’È TEMPO” dei 99 POSSE. 93/4 Punti. – LACRYMA CHRISTI DEL VESUVIO DOC ROSSO “GELSONERO” 2007, VILLA DORA (CAMPANIA): da subito fumoso e balsamico di mentolo ed eucalipto, se dovesse essere un’immagine sarebbe il piano sequenza dell’inizio di “C’era una volta in America” (con tanto di telefono che squilla). Poi è dolcezza confettura di more (di rovo e di gelso), eleganza di rose appassite, durezza di terra arida e polverosa, caffè… Il sorso è vivo, pieno, appagante, sostenuto da importante freschezza e tannini ricamati, lungo nella sua scia balsamica. Un vino monello nonostante la maggiore età. 92 Punti. – VERDICCHIO DI MATELICA DOCG “30” 2022 RISERVA, GAGLIARDI (MARCHE): spero che Umberto non me ne voglia se no scrivo del suo VERDICCHIO DO MATELICA DOCG “MACCAGNANO” 2021 RISERVAche vale almeno 90 Punti (ho già scritto molte volte di altre annate di questo vino e se vi pizzica la Curiosità beh…andatevi a cercare gli articoli). Vi dico però di un vino che ancora non è ma che sarà. Vi dico di un’etichetta che recita: “UN VINO, UNA STORIA A MATELICA”. Assemblaggio di 85 parti dell’annata 2022 con 15 della 2021 e 2023: l’equilibrio, il calore e la peronospora a raccontare 3.5ha di Territorio. La frutta bianca è il palcoscenico, idrocarburi e gesso le etoiles, anice, finocchietto selvatico e funghi i ballerini di fila. Sorso di mole non indifferente ma mai tronfio, anzi…dinamico e scattante, ha energia da vendere e voglia di dimostrare come si difende un Territorio. Lo dovrete aspettare, perché ancora non c’è e perché non sarebbe ancora pronto ma…ASPETTATELO! 91/2 Punti. I QUASIQUASI – CIRÒ DOC ROSSO CLASSICO SUPERIORE 2021 RISERVA, SCALA (CALABRIA): le vecchie vigne ad alberello non si smentiscono mai, regalando freschezze di macchia mediterranea, erbe aromatiche e spezie. Non manca la frutta, matura e sotto spirito e nell’allungo si distinguono chiaramente le balsamiche amaritudini del rabarbaro e una ferrosa mineralità. Sorso fresco, dinamico, molto coerente con l’olfatto, lungo, di marina sapidità, cementizia piccantezza e ferroso attaccamento alla terra. 89 Punti. – LACRYMA CHRISTI DEL VESUVIO DOC BIANCO “VIGNA DEL VULCANO” 2011, VILLA DORA (CAMPANIA): difficile approcciarsi a questa bottiglia dopo la precedente, difficile doverne definire un po’ “stanco” quel naso di profonda, fumosa, vulcanica mineralità accompagnato da un bel corredo di frutta ed erbe aromatiche. In bocca dimostra di essere ancora vivo; si, forse gli manca un po’ di brio ma sorprende comunque con una chiusura che mi aspettavo di piccante sapidità e che si è invece rivelata un elegante mix di dolcezze o speziature orientali. 89/+ e il mio personalissimo premio “PECCATO”. – SICILIA DOC SPUMANTE METODO CLASSICO “CUVÉE DI FAMIGLIA”, ANSALDI (SICILIA): un lustro sui lieviti e liqueur “perpetuo” per un olfatto di panoramica vastità, che spazia dalla pasticceria della trinacria alle amaritudini di sambuco, alle frescosità intricate di macchia mediterranea e mentolo con una nota singolare di quasi “pelliccia” che lo rende maledettamente figo! In bocca svetta la freschezza ma la sontuosa cremosità del sorso lascia che si apprezzi la parte grassa di spettro gustativo ravvivato continuamente da una avanzante sapidità. Un pezzo di Storia che vale 89 Punti. – VENEZIA GIULIA IGT MERLOT “MULIN GNÔF” 2020, BOLZICCO (FRIULI VENEZIA GIULIA): amarene, marasche, un sottobosco di bacche e verzure, terra umida e accenni fungini, birbantezze eucaliptiche, accenni calcarei, liquirizia, macchia marina… Sorso cui non mancano certo i muscoli ma che vive dell’irruenza giovanile di freschezza e slancio sapido. Belli e stuzzicanti i tannini, lungo il finale a richiamare frutta, spezie, note boisé, un appena di cuoio e amaritudini spesso dimenticate. Gli do il mio premio “GIAMBURRASCA” e 89 Punti con tanta fiducia e l’impegno a riassaggiarlo tra un altro po’ di tempo. – DAUNIA IGP BOMBINO BIANCO SPUMANTE METODO CLASSICO “RN” MILLESIMATO 2019, d’ARAPRÌ (PUGLIA): naso di disarmante eleganza, delicatissimo nel proporre il bianco dei mughetti, più rude nel raccontare la gessosa mineralità, fin troppo cortese nel dire di anice e zucchero e con un deciso tocco marino a segnare l’orizzonte lontano. Sorso che riempie e calma, agilissimo nonostante l’imperante cremosità e con un finale infinito e minerale. 89 Punti (ma solo perché sono cattivo).   GLI ALTRI – CIRÒ DOC ROSSO CLASSICO SUPERIORE 2022, SCALA (CALABRIA): olfatto solido, che alterna il nero dei piccoli frutti di rovo a quello del pepe, del ferro, della terra in una atmosfera anch’essa scura di fumo. In bocca comanda il tannino che però lascia al calore e alla sapidità lo spazio necessario per emergere. Chiude lungo non dimentico di un ché di contadina eleganza. 88+ Punti.   – CALABRIA IGT ROSSO “BRISEO” 2018, SCALA (CALABRIA): naso di complessa facilità, un lungo elenco di visciole, frutti di bosco, scorza d’agrume, tabacco mentolato e spezie a corredo. In bocca è caldo e coerente, i tannini accarezzano e le spezie stuzzicano dandosi di gomito accompagnandoci nel lungo finale. 88/++ Punti.     – FRIULI COLLI ORIENTALI SAUVIGNON 2024, GRILLO IOLE (FRIULI VENEZIA GIULIA): naso fresco e divertente, giocato sui temi della foglia di pomodoro e del bosso, con un’idea di lavanda e una di pesca appena colta, il tutto su uno sfondo di soffusa mineralità. Sorso allineato all’olfatto e reso vieppiù interessante dal ritmico alternarsi dei ricordi fruttati e della salina mineralità. 86+ Punti.   – COLLIO DOC BIANCO 2022, KORSIČ (FRIULI VENEZIA GIULIA): un naso tutto da spulciare, fatto di fiori bianchi, bacche di vaniglia, pesca e frutti tropicali, senape, forse curcuma, cedro candito, piccola pasticceria, acacia, legni nobili e un’atmosfera di fumo e mistero. Sorso glicerico e sostanzioso, di vibrante freschezza, marina sapidità e una progressione aromatico-gustativa tuta da provare. 88++/9- Punti.     – PINOT GRIGIO “RUDY” 2021, KORSIČ (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso è un bel cazzotto! Impegnativo e con un appena di riduzione che lascia presagire complessità nascoste dietro facilonerie di frutta secca e albicocche disidratate. Ecco dunque arrivare in lunga schiera fiori di campo e fieno essiccati dal sole, un oriente di spezie che sa di mistero e odalische… Il sorso è duro come la ponca, di spigolosa acidità e sapidità graffiante. Quasi un urlo verticale a contrastare l’orizzonte del calore glicerico. Ma lasciati calmare i marosi, Vi cullerà uno sciabordio di mela cotogna e frutta macerata e trasportati da sottili dolcezze vanigliate, vi ritroverete sulla riva dei ricordi, tra frutta secca e intrighi speziati. 88++ Punti. – FRIULI DOC PINOT GRIGIO “INEDITO” 2023, BOLZICCO (FRIULI VENEZIA GIULIA): impatto olfattivo davvero d’acchiappo, con quelle intense note di fiori secchi a riempire un’atmosfera punteggiata da nocciole, gerani, mandarini cinesi, frutta caramellata e sbuffi salini. Sorso che mixa e amalgama tutti i descrittori ravvivandone il ricordo a sun di freschezza e marina sapidità. 88+/+ Punti.   – COLLIO DOC FRIULANO 2022, BOLZICCO (FRIULI VENEZIA GIULIA): un olfatto che mi fa fare un salto temporale riportandomi a quei Tocai di una volta, sostanziosi e privi di vergogna alcolica stando però “sul pezzo”, strizzando l’occhio alle freschezze agrumate e invogliando con belle note amaricanti. Tutte sensazioni che si ripropongono didascaliche in un sorso coinvolgente e territoriale che è un “sente ‘chi e bêf un tai”, bestemmia per una briscola giocata male, pacca sulla spalla e ruvida carezza. Un vino che, se non Vi fa scegliere tra classico e moderno, sa di Tocai e non di Friulano. 88+/9- Punti. – VENEZIA GIULIA IGT MALVASIA “MULIN GNÔF” 2022, BOLZICCO (FRIULI VENEZIA GIULIA): olfatto ricco e sostanzioso, floreale, con la frutta bianca fresca che alza la testa e le dolcezze pasticcere a segnare un punto a favore dell’inaspettato. Colpiscono un tocco di selvatica rusticità e una nota sottilmente fumé che introduce un sorso coerente e affilato, molto centrato sui toni della mela macerata, lungo, invogliante e ravvivato da sottili piccantezze. 88/+ Punti.   – COLLIO DOC BIANCO “VIGNE DA MONT” 2021, BOLZICCO (FRIULI VENEZIA GIULIA): giallo di melone, pesca, nespola, camomilla, arnica, vaniglia, pappa reale… E poi erbe aromatiche, mandorle e iodio a chiudere l’olfatto e introdurre un sorso carnoso e strutturato ma reso agile dalla sapidità e da un sostegno acido che, in bella progressione, è protagonista nel finale. 88++/89- Punti.   VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI CLASSICO DOCG “RINCROCCA” 2022 RISERVA, LA STAFFA (MARCHE): naso esuberante, fin troppo nel suo urlare la propria iodata sapidità, un timbro che quasi zittisce le dolcezze della frutta e lascia spazio solo all’amaricante freschezza della salvia. Il sorso tracima di una freschezza acida che stacca di ruota la quota glicerica di un vino che sa quasi di infanticidio e proprio per questo si becca il mio personalissimo premio “PECCATO”. 86++ Punti (per ora)   VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI CLASSICO DOCG “SELVA DI SOTTO” 2020 RISERVA, LA STAFFA (MARCHE): il naso è un rotolare di descrittori sul ripido pendio, frutta bianca, amaritudini aromatiche di salvia e timo, contrasti di miele d’acacia e salmastre note marine… Sorso fresco, decisamente sapido, dotato di avvolgente calore e allungo agrumato e minerale. Il vino dell’attesa, quella di riassaggiarlo quando sarà pronto e pienamente consapevole delle proprie potenzialità. 87++ Punti, ma ne varrà molti di più tra un annetto almeno. – SPUMANTE METODO CLASSICO “GRAN CUVÉE XXI SECOLO” MILLESIMATO 2017, d’ARAPRÌ (PUGLIA): vi sprofonda in pasticcere dolcezze che sanno di mandorle caramellate, torroncino, lieviti al Rhum, miele, agrumi canditi (ma anche freschi e succosi) su uno sfondo decisamente marino. Sorso elegantemente corrispondente (forse addirittura troppo), morbido, cremoso, educatamente fresco e sapido ma…gli manca l’effetto WOW e i Punti sono solo 87.   – DAUNIA IGP SPUMANTE METODO CLASSICO ROSÉ “SANSEVIERIA” MILLESIMATO 2019, d’ARAPRÌ (PUGLIA): olfatto altezzoso giocato tra sbuffi di cipria, toni confetto e fiori grassi che evolve in dolci asprezze di melagrana e graffi di sale sulla pelle. Anche il sorso tende ad eccessivi ammiccamenti ma il crescendo fresco-sapido e l’amaricante finale lasciano che ci si dimentichi delle eccessive smancerie e si apprezzi un vino di inusuale eleganza. 88 Punti.   – SICILIA DOC GRILLO “BIANCO DI ABBADESSA” 2023, ANSALDI (SICILIA): fresche dolcezze di agrumi maturi sposano vegetalità di prato sfalciato e foglia di pomodoro su uno sfondo salino e tropicale. Sorso decisamente affilato e verticale, in quasi contrasto con l’ampiezza dell’olfatto, salato più che sapido e fresco appena il giusto per apprezzare la chiusura agrumata di un vino che un pochino mi spiazza. 87+ Punti.   – SICILIA DOC GRILLO “ABBADESSA” 2018 RISERVA ANSALDI (SICILIA): immediatamente Zibibbo, spara cartucce di zafferano, agrume candito e burrosa pasticceria ma è tutto transitorio perché è presto il Grillo a presentare un conto di polvere da sparo e idrocarburi che quasi strappano il salmastro sipario che avvolge la scena. Propone freschezza e sapidità con morbida, borbonica eleganza lasciando che il finale sia un assolo normanno di mineralità e verve agrumata. 88 Punti con forse un +.   – ANSONICA DELL’ELBA DOC 2024, CHIESINA DI LACONA (TOSCANA): al naso propone un interessante mix di amaritudini di erbe aromatiche e dolcezze di susina e pesca gialla su uno sfondo di marina intensità punteggiato di mughetti profumati. Sorso più caldo e glicerico di quanto mi aspettassi, piacevolmente stemperato da una sapidità che è al contempo marina e minerale e dotato di un finale di congrua lunghezza. 86ì++ Punti.   – ELBA ROSSO DOC 2022, CHIESINA DI LACONA (TOSCANA): un olfatto che colpisce, una ridda di intrichi di macchia mediterranea, cespugli di erbe amaricanti aromatiche (timo, salvia, origano), soffi marini che sanno financo di bisso, succulenze d’agrume rosso… Il sorso è snello, agile, scattante, gustosamente tannico freschevolmente agrumato, sapido quel tanto che serve a far venir voglia di berne ancora e lungo quanto serve per arrivare al secondo calice. Un vino semplice, per molti forse troppo, ma la semplicità è merce rara. Non sprecatelo! 87+ Punti E QUINDI? E quindi GRAZIE a PROPOSTA VINI per avermi ospitato e a tutti quei Produttori che hanno voluto condividere con me le emozioni chiuse nelle loro bottiglie. Grazie anche a quelli dai quali non sono riuscito a fermarmi e che spero di onorare in un’altra occasione. È stata una bella giornata all’insegna della Qualità, organizzata da un Distributore che dimostra di avere ben chiaro cosa proporre ai propri clienti e ai clienti dei propri clienti   Roberto Alloi VINODENTRO  
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12 Giugno, 2025

BAROLO, BARBARESCO & ROERO 2025 (by GoWine)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 16 Maggio l’instancabile GoWine ha portato a Roma l’Edizione 2025 di BAROLO, BARBARESCO & ROERO, manifestazione ormai “classica” dedicata ai vini di iconiche zone di produzione del Piemonte. Un Evento che ha richiamato un numeroso pubblico di addetti del settore e semplici enoappasionati nelle sale dell’Hotel STARHOTELS METROPOLE della Capitale.     GLI ASSAGGI Oltre trenta le Aziende presenti (in gran parte personalmente) a presentare interpretazioni diverse del Territorio, Storia, Storie e tanto altro ancora. Tante le etichette in degustazione, davvero tante, cosa che mi ha obbligato a una scelta dettata come sempre da estro e fantasia. Alla fine, dalla canonica cinquantina di assaggi ho estrapolato la mia consueta lista di “consigli per gli assaggi”, una “TOP THIRTEEN” priva di pezzi da novanta ma con un vino che si è meritato un pezzo musicale. Leggete, criticate, suggerite e…condividete. – DIANO D’ALBA DOCG “SÖRI RICHIN” 2022, CASAVECCHIA: da una dei 76 “sori” censiti un dolcetto fresco e profumato, che intreccia l’umido del temporale con il frutto maturo, la terra con il cielo, i fiori con le spezie. In bocca è dinamico, gustoso, propone e ripropone stuzzicando con i sottili tannini e le cementizie piccantezze, con quella sapidità e quel finale di arancia rossa che chiede un altro sorso. 87- Punti.   – DIANO D’ALBA DOCG “SÖRI BRUNI” 2021, CASAVECCHIA: per quelli che “il Dolcetto non invecchia” ecco l’eccezione che conferma la regola. Sarà l’esperienza trentennale delle radici, sarà l’esposizione, sarà quello che sarà ma qui siamo a un livello superiore, qui la terra umida comanda a bacchetta la frutta e i gineprai intricati spaccano le pietre e graffiano la pelle. In bocca il tannino s’impone con pacata autorità lasciando spazio a freschezza e minerale sapidità mentre il lungo finale è una dedica agrumata e una bonaria pacca sulla spalla a quelli che “il Dolcetto è solo Dolcetto”. 88— Punti. – BARBERA D’ALBA DOC SUPERIORE 2020, CASAVECCHIA: immediata la proposta di viole, more e prugne succose cui seguono accenti terragni e graffi di ginepro e liquirizia. Bocca gagliarda, calda, piena, snellita da tannini benevoli e da un lungo, succoso finale mai dimentico di dolci tocchi speziati. 88- Punti, perché quell’extra di vaniglia me lo sarei risparmiato.     – BAROLO DOCG DEL COMUNE DI CASTIGLIONE FALLETTO “PIANTÀ” 2016, CASAVECCHIA: u susseguirsi di vibrazioni balsamiche, pot pourrì floreale, composta di lamponi… E poi cacao, lavanda, chiodi di garofano, tabacco mentolato, grafite, terra smossa e…una confessione rustica che ne avvicina la nobiltà a noi che siamo servi del calice. Sorso austero e dinamico, saporito, agrumato, fittamente tannico e con un lungo finale di spezie, caffè e…olive nere. 88+ Punti. – ALTA LANGA DOCG “BERA BRUT” MILLESIMATO 2019, BERA: profuma di campagna e non si vergogna di un minimo di verve selvatica. Finocchietto selvatico, mentuccia, forse origano, di sicuro camomilla, lavanda, cedro, mela cotogna e nocciole, il tutto in una atmosfera di gessosa mineralità. Sorso cremoso e dinamico, decisamente sapido anzi…direi salato lungo quanto serve a finire subito il primo calice e volerne un altro. Un Metodo Classico che non se la tira per niente. 87+ Punti. – BARBARESCO DOCG “RABAJÀ” 2017 RISERVA, BERA: da subito rivela gustosa composta di piccoli frutti di un bosco del quale, nel breve, inciamperete anche nelle radici. Profuma di un tempo che era, di ricordi che gli agrumi canditi e il sacchetto di lavanda che la nonna metteva nei cassetti riportano alla mente. Coi gomiti poggiati sulle ginocchia inspirate il camino che quei ricordi sembra portarsi via e mentre vi sovviene un ché di china assaggiate. Un sorso ampio, ciccione ma affatto opulento, dinamicamente mosso dai sottili, stuzzicanti tannini e lungo nel riportarVi al punto di partenza. 88— Punti. – BAROLO DOCG “SÔRÌ PARADISO” 2021, VILLADORIA: olfatto luminoso, solare, spartito tra marasche e prugne, violette e liquirizia, non dimentico di accenni fungini e che in chiusura si incupisce su toni ferrosi e temporaleschi. Sorso di giovanile potenza buona sapidità e freschezza da vendere. I tannini si mostrano di nobile stirpe ma ancora non del tutto educati ed è forse in questa elegante “spettinatura” che si nasconde il plus di un vino che chiude sui toni amaricanti del rabarbaro e finisce sul mio taccuino alla voce “da riassaggiare con calma”. 88++ Punti. – BAROLO DOCG “LAZZARITO” 2017, VILLADORIA: inizialmente boschivo regala terra umida, strobili secchi, resine, anche funghi per aprirsi poi ai toni più gentili delle rose e delle viole chiudendo su una carezza appena foxy. Sorso di solida struttura e tonica muscolatura fresco-sapida, tannini di elegante fattura e allungo dedicato a dolcezze speziate e ricordi balsamici. 88 Punti.     – ROERO DOCG “BRIC BOSSOLA” 2020 RISERVA, TALIANO MICHELE: su uno sfondo di terra e cuoio si stagliano immagini vegetali e piccoli frutti rossi e neri che conoscono i barattoli e il coltello per spalmarli. Un accenno di fiori secchi, un ché di cacao e via con il sorso, muscoloso ma non pompato, agile, dinamico, veloce pur in quel suo calore alcolico che la freschezza contiene ma un po’ a fatica. E poi i tannini, eleganti ma scapigliati, a ravvivarlo e quel finale ferroso intriso di vegetalità officinali… 88++ Punti. – BARBARESCO DOCG MONTERSINO “AD ALTIORA” 2020, TALIANO MICHELE: è un vino che ti frega! Si nasconde, si fa desiderare, che all’inizio è “solo” un altro vino ancora imbrigliato nel legno e nelle dolcezze di ciliegie e more in confettura. Ma le parole a volte servono, e perdendomici insieme al produttore ho dimenticato il calice quel tanto che serviva per capire che la realtà era un’altra, fatta di tabacchi pregiati, di liquirizia succosa, di una frutta aspra che non si capisce da dove sia uscita e sulla quale Vi viene voglia di indagare ficcando di nuovo il naso nel bicchiere, bevendo quel succo della terra quasi per sete. Pieno, fresco, puntellato di sapidità birbantemente tannico e con un allungo che va oltre le chiacchiere. 88— Punti. – BARBARESCO DOCG MONTERSINO “TERA MIA” 2019 RISERVA, TALIANO MICHELE: i piccoli frutti rossi e maturi Vi riempiono il naso ma è quella mentolata balsamicità che detta legge, tenendo a bada un legno che tende ad alzare la voce e lasciando che della vaniglia non resti che la speziata presenza. È di un appena di mandorla l’ultima eco a spegnersi prima che il sorso riveli una dinamica invitante fatta di croccantezze fruttate e tannini fittamente intrecciati. Chiude lungo a suon di spezie. 88 Punti. – BAROLO DOCG “LUDO” 2020, PODERI LUIGI EINAUDI: un impalcato di ribes e fiori di campo contorna una struttura principale che ha dolcezze di boero e amaritudini di genziana. L’atmosfera è grafitica e il sorso morbido e austero, fresco di melagrana e di tannini solleticanti, lungo, speziato, discorsivo e affatto borioso. Un Barolo con le sneakers ai piedi, ma forse interessante proprio per questo. 87+ Punti.   – GRIGNOLINO DEL MONFERRATO CASALESE DOC “BESTIA GRAMA” 2023, BERE E SOGNARE: appena avvicini il naso al calice ti rendi conto di essere di fronte a un vino di stacco. Dimentico della spocchia sabauda, si propone sanculotto, scorbutico, pelliccioso, elegantemente contadino. Profuma di erba dopo il temporale, di sassi bagnati, di…vino In bocca scorre e discorre, racconta la schiettezza di un Territorio e di un vitigno, croccante di piccoli frutti, grafitico, addirittura sapido. Percaritàdiddio! Non è certo un vinone ma è uno di quei vini che sanno di fatica, mani sporche e pacche sulle spalle. Ce ne fossero! Lui becca il mio premio “LUPUSINFABULA” e 87+ Punti, Voi bevetelo ascoltando “EL BESTIA” di DAVIDE VAN DE SFROOS. E QUINDI? E quindi grazie a GoWine per avermi voluto ospitare ancora una volta e per il grande lavoro che da anni fa per promuovere le piccole Aziende, il Territorio, le storie di uomini che lavorano duro per produrre quel vino che soddisfa il nostro edonismo. Grazie ovviamente anche a tutte le Aziende che hanno avuto la pazienza di sopportare la mia curiosità e grazie a Voi che avete avuto la cortesia di leggermi fino qui     Roberto Alloi VINODENTRO  
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5 Giugno, 2025

BEREBIANCO 2025 (by Cucina & Vini): masterclass #2

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Maggio le eleganti sale dell’Hotel WESTIN EXCELSIOR di Roma hanno ospitato la terza Edizione di BEREBIANCO, Evento organizzato dalla Rivista CUCINA & VINI che si propone di far conoscere al pubblico degli enoappassionati un’Italia dei vini bianchi differente da quella troppo spesso influenzata dal “vino d’annata”. Il nostro Paese è infatti in grado di produrre grandi vini bianchi destinati all’evoluzione ma questi rimangono troppo spesso patrimonio segreto di pochi edotti estimatori e sono comunemente dimenticati nelle carte dei vini anche dall’alta ristorazione. Una vera e propria vetrina per le Aziende presenti, un viaggio in quell’Italia bianchista che ancora in troppi vedono seconda ad altri. GLI ASSAGGI Oltre 60 le Aziende presenti ai banchi d’assaggio e oltre 150 le etichette in degustazione, un vero tour de force per chi avesse avuto il tempo di intraprendere quest’avventura. A latere sono poi state organizzate 5 masterclass tematiche nel corso delle quali i partecipanti hanno avuto modo di valutare le potenzialità evolutive dei diversi vini proposti e confrontarli poi con quelli dell’annata corrente proposte nella sala comune. Incerto fino all’ultimo sul fato di riuscire a partecipare sani altri inderogabili impegni sono riuscito miracolosamente a prendere parte a due delle masterclass in programma (ai banchi d’assaggio ho fatto solo una velocissima puntata per salutare gli amici Produttori presenti). La prima, quella che ha ospitato il SANNIO CONSORZIO TUTELA VINI ve l’ho già raccontata qui e oggi è la volta della seconda, quella che mi ha consentito di viaggiare nello spazio e nel tempo attraverso l’Italia. LA MASTERCLASS 6 vini da 6 Aziende diverse, da 6 regioni diverse e di sei annate diverse. Uno zigzagare da Sud a Nord, dalla Campania alla Valle d’Aosta, in una macchina del tempo che ci trasporta subito nel 2020 per poi portarci indietro fino al 2012. Una masterclass che non ha un tema specifico se non quello dell’attesa, del tempo che scorre, lavoratore silenzioso per il nostro edonismo. Nei racconti di chi il vino lo fa si leggono passione, impegno, fatica, voglia di comunicare il territorio e prodotti che sanno di un qualcosa che va meritato. I Vini bianchi possono raccontare memorie di anni che abbiamo dimenticato? Quelli di questa masterclass sicuramente si, gli altri aspettano la vostra curiosità. Date una letta alle mie personali note d’assaggio e chiedeteVi: “cosa ho fatto nel 2020? E nel 2019?…” 1- VESUVIO DOC BIANCO “CONTRADAE 61.37” 2020, CASA SETARO (CAMPANIA): verde di macchia mediterranea ed erbe aromatiche (alloro e rosmarino), silvestre di anche pigne, fruttato di pesca e pera, intenso nei suoi sbuffi dolci d’acacia, fresco d’agrume di costiera, minerale si ma soprattutto…quello iodio! In bocca mostra polso e muscolare sostanza glicerica ma è il sale a governare l’assaggio, a tenere a bada la sferzante acidità e l’alcol ben dosato, chiude su note di frutta secca e macchia marina. Vigne vecchie pre-fillossera, Capri sullo sfondo… “61.37” al secolo “BOSCO del MONACO”…AMBO SECCO! 88/+ Punti. 2- VENEZIA GIULIA IGT BIANCO “BRAIDE ALTE” 2019, LIVON (FRIULI VENEZIA GIULIA): al naso lo Chardonnay e il legno sono i primi a presentarsi, quelle note grasse di frutta matura (anche esotica), quell’intensa speziatura orientale… Segue a ruota un Sauvignon che del suo ci mette qualche nota boisé e, della pesca, l’armellina e poca polpa. Al Picolit resta il compito di raccontare affettate dolcezze mentre la ponca…la ponca armonizza il tutto. In bocca mostra giunoniche morbidezze, una quasi totale assenza di spigoli ravvivata da una esuberante freschezza ben domata dalla salina mineralità di un mare che era. Chiude lungo su intensi ricordi di miele e cera d’api. 88 Punti con forse un +, perché un po’ di grinta non gli avrebbe fato male. 3- VALLE D’AOSTA DOP BIANCO “NEIGE D’OR” 2018, LES CRETES (VALLE D’AOSTA): le austere note agrumate del Petite Arvine sono addomesticate da un Pinot Grigio che si atteggia a Chardonnay regalando note grasse di pesca sciroppata, camomilla e nocciola spalleggiato in questo da un legno che, con attenzione, si vede metter fuori il naso a suon di speziature vanigliate. Decisamente caldo, morbido, financo burroso, a stento tenuto in equilibrio dalla freschezza, mostra le cicatrici lasciate dall’annata precedente. 87++ Punti. 4- LANGHE DOC SAUVIGNON “ROVELLA” 2016 MAGNUM, PARUSSO (PIEMONTE): inizialmente vegetale propone delicati mughetti e schiaffi di erba sfalciata. Seguono gli agrumi, il bergamotto, il pompelmo… Ed è allora che avvertite il silenzioso ma inesorabile incedere della pesca, un brusio di fondo che Vi entra nel cervello e che provate a scacciare con un sorso che è invece rivelatore. Eccola! Ecco la pesca! Si, c’è la polpa ma è l’armellina velenosa a costringerVi a un bagno di realtà. Un sorso pieno, di accattivante freschezza e sapidità quasi tannica. Un vino frutto dell’iperossigenazione cui riserverei un destino di Stelvin. 89/+ Punti perché oggi 91 mi sembrano troppi e voglio avere una scusa per riassaggiarlo. 5- SOAVE DOC “LA BROIA” 2014, ROCCOLO GRASSI (VENETO): un vino che a guardarlo non diresti. Importante già al naso. Con quella sua anima rossista affatto celata mostra timido intrecci di frutta bianca e delicate florealità per lasciarsi poi andare a dolci consistente di creme brulée e cioccolato bianco. E mentre vi colpisce un diretto di alloro e una gragnuola di colpi di erbe officinali, ecco avanzare una mineralità finora sottaciuta. Sorso consistente, grande struttura, tensione emotiva, sapidità quasi tannica, allungo esemplare e… Aggiungete Voi qualcosa, io ho finito le parole. 88++/89 Punti (perché per quanto la Garganega si sia dimostrata maledettamente scaltra, l’annata 2014 è stata l’annata 2014). 6- ALTO ADIGE VALLE ISARCO DOC SYLVANER “PRAEPOSITUS” 2012, ABBAZIA DI NOVACELLA(ALTO ADIGE): quando avvicinate il naso al calice Vi appare scontroso, montanaro, freddo come quella Valle Isarco che il Sylvaner interpreta magistralmente da sempre. Didascalico, poco incline alle smancerie, sciorina miele e sedano, susina e mentuccia, intrichi di pini mughi e limonose freschezze. In bocca taglia come quell’appiglio lontano che sembrava adatto a toglierVi l’acciaio dagli avambracci e si rivela invece tacchetta così piccola da costringerVi ad arcuare le dita. Consistenza glicerica e freschezza Vi fanno tirare un po’ il fiato ma dovrete aspettare il prato fiorito dell’allungo finale per poterVi ritenere in sosta. Forse poco armonioso, ma proprio per questo irrinunciabile. 89/90 Punti. E QUINDI? E quindi niente. Ancora una volta GRAZIE a CUCINA & VINI per avermi sopportato e a Voi per essere arrivati fino qui. Ora, mentre metto in agenda l’Edizione 2026 di un Evento che sta entrando di diritto nel ristretto numero di quelli irrinunciabili del panorama romano mi metto al lavoro perché…c’ho un sacco di roba da raccontarVi.     Roberto Alloi VINODENTRO  
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29 Maggio, 2025

BEREBIANCO 2025 (by Cucina & Vini): masterclass #1

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Maggio le eleganti sale dell’Hotel WESTIN EXCELSIOR di Roma hanno ospitato la terza Edizione di BEREBIANCO, Evento organizzato dalla Rivista CUCINA & VINI che si propone di far conoscere al pubblico degli enoappassionati un’Italia dei vini bianchi differente da quella troppo spesso influenzata dal “vino d’annata”. Il nostro Paese è infatti in grado di produrre grandi vini bianchi destinati all’evoluzione ma questi rimangono troppo spesso patrimonio segreto di pochi edotti estimatori e sono comunemente dimenticati nelle carte dei vini anche dall’alta ristorazione. Una vera e propria vetrina per le Aziende presenti, un viaggio in quell’Italia bianchista che ancora in troppi vedono seconda ad altri. GLI ASSAGGI Oltre 60 le Aziende presenti ai banchi d’assaggio e oltre 150 le etichette in degustazione, un vero tour de force per chi avesse avuto il tempo di intraprendere quest’avventura. A latere sono poi state organizzate 5 masterclass tematiche nel corso delle quali i partecipanti hanno avuto modo di valutare le potenzialità evolutive dei diversi vini proposti e confrontarli poi con quelli dell’annata corrente proposte nella sala comune. Incerto fino all’ultimo sul fato di riuscire a partecipare sani altri inderogabili impegni sono riuscito miracolosamente a prendere parte a due delle masterclass in programma (ai banchi d’assaggio ho fatto solo una velocissima puntata per salutare gli amici Produttori presenti). La prima, quella che ha ospitato il SANNIO CONSORZIO TUTELA VINI ve la racconto oggi, per la seconda, quella che mi ha consentito di viaggiare nello spazio e nel tempo attraverso l’Italia, beh…dovrete aspettare la prossima settimana. LA PRIMA MASTERCLASS 10 vini di 10 Aziende da 5 annate differenti che iniziano dalla 2022 e ci portano indietro nel tempo fino alla 2016. Protagonista il Sannio, prima donna la Falanghina, voci narranti Francesco D’Agostino (Direttore di CUCINA & VINI), Antonio Di Spirito, Libero Lillo (Presidente del Consorzio Sannio) e Lorenzo Nifo (agronomo ed enologo del Consorzio stesso). La Falanghina, un vitigno (in realtà due) che ha attraversato la storia, che in italia introdussero i Greci sulle coste, che gli Etruschi consentirono si diffondesse anche all’interno, cui i romani diedero il nome legandone le piante a quel tutore morto che era la “falange” (è anche vero però che, con lo spostamento dei vigneti dalle coste verso l’interno a seguito dell’eruzione del Vesuvio, pure il Falerno può essere considerato parte dell’etimo del vitigno). Alterne fortune hanno caratterizzato la storia di questo vino che tanto del suo successo deve innanzitutto all’Azienda MUSTILLI e poi alla CANTINA DEL TABURNO. La vera svolta qualitativa si ebbe una dozzina di anni fa con la nascita del Consorzio che fece piazza pulita del mare magnum di denominazioni decidendo di crearne una unica lasciando poi alle diverse sottozone il compito di identificare le singole parti del caleidoscopico areale produttivo. Oggi è in fase avanzata l’iter per l’ottenimento della DOCG ma è chiaro da tempo come tuti gli aderenti del consorzio siano fermamente intenzionati a portare avanti con orgoglio sia il nome del Sannio che quello della Falanghina Vi lascio ora alla lettura delle mie personalissime considerazioni sui vini in degustazione invitandoVi a toccare con mano le potenzialità evolutive di un vitigno che per troppo tempo, in tanti abbiamo considerato “solo” Falanghina. 1- FALANGHINA DEL SANNNIO DOC VENDEMMIA TARDIVA “ALENTA” BIO 2022, NIFO SARRAPOCHIELLO: olfatto ampio, ricco di rimandi alla frutta bianca e gialla (pesca, gelso, albicocca), ai fiori, con una leggera speziaura dolce che regala avvenenza e intrigante mistero. In bocca si mostra giovane e di spalle fresco sapide ben dimensionate rispetto al volume glicerico della frutta. Frutto dell’annata mostra educazione e assenza di spigoli, cosa sicuramente lodevole anche se un minimo di birbantezza in più non avrebbe guastato. 87+ Punti 2- FALANGHINA DEL SANNIO TABURNO DOP VENDEMMIA TARDIVA “LIBERO F PARTICELLA 190” 2020, FONTANAVECCHIA: naso giallo, maturo e sostanzioso, di pesca e mela golden, di un ananas che non avrei voluto trovare, di un pompelmo che sdrammatizza e di una ginestra che racconta pendii vista mare, intessuto di mineralità e pot pourrì di fiori secchi. Sorso che riempie, glicerico, pieno, a ricordare pasticceria ma non dimentico di agrumi e di quelle erbe aromatiche che, timo e finocchietto selvatico in testa, chiudono l’assaggio. 88- Punti. 3- FALANGHINA DEL SANNIO DOC GUARDIA SANFRAMONDI “VIGNASUPREMA” 2019, AIA DEI COLOMBI: ci regala un naso che sa di vendemmia tardiva, con quelle pastose dolcezze che sono eredità delle fecce nobili e che affiancano toni fumé, iodati ed erbacei cui l’idea di un appena di brett dona un tocco di sana, orgogliosa, rusticità contadina. Bocca tonica, vivace, materica e scorrevole, un sorso da provare e riprovare per il gusto del buono. 88 Punti   4- BENEVENTANO IGT FALANGHINA CARA CARA VENDEMMIA TARDIVA 2019, TERRE STREGATE: un naso che s’affanna dietro mela golden e ananas per cercare di camuffare quella vaniglia che ha più l’invadenza del legno che il mistero della spezia e che neanche le nuances aromatiche di salvia e nocciola o la sottesa mineralità riescono a far dimenticare. Al sorso, la sapidità è carta ben giocata per pareggiare la sostanza fruttata e gli intrecci vegetali ma la trama orchestrale non convince del tutto. 85/- Punti.   5- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KISSOS” 2018, CANTINE TORA: i riflessi nel calice tradiscono l’età mentre il naso, appena timido, racconta freschezze vegetali di erbe aromatiche e finocchietto selvatico che una frutta fatta di nespole, pompelmi e un’inattesa ananas quasi pareggia. Zenzerosi sfrucugli e sottile, impertinente mineralità introducono poi un sorso salino prima ancora che fresco forse un po’ troppo ingombro di una frutta ben più matura di quello che mi sarei aspettato dall’olfatto. 86 Punti.   6- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KYDONIA” 2018, CA’ STELLE: si presenta con un minimo di ossidazione che non inficia minimamente la qualità olfattiva, evidenziando semmai quella parte nocciolosa che il giallo di melone, ananas e camomilla avrebbe altrimenti schiacciato. Chiude poi su note pietrose e balsamico mentolate introducendo un sorso snello e fruttato, che esalta la sapidità senza dimenticarsi della freschezza. Da bere “senza pensieri”. 87 Punti.   7- FALANGHINA DEL SANNIO DOC VENDEMMIA TARDIVA “NARÉ” 2018, CAV. MENNATO FALLUTO: al naso un’idea di gommalacca disturba la dolce sostanza fruttata lasciando che l’attenzione si sposti su quei sottili intrecci di spezia e frutta secca che si ritrovano poi nel subito dell’assaggio. Sorso che non dimostra l’età, sostanzioso e centrato su vanigliate balsamicità. Lo riassaggerei, ma per ora mi lascia con un “però”. 86 Punti.   8- FALANGHINA DEL SANNIO DOC 2018, ROSSOVERMIGLIO: inizialmente pirotecnico, con quelle note di polvere da sparo già sparata che sa di allegria e “botti” alla festa del paese, si distende poi “chardonnayggiando” su note più ampie di pesca e gelso non dimentico delle trame vegetali-amaricanti di salvia e scorza d’agrume e degli afflati iodati. In bocca la sottolineata sapidità stacca di ruota la freschezza e non aiuta, nell’allungo, a valorizzare i richiami fruttati lasciando che il sorso risulti meno dinamico di quanto previsto. Si becca per questo il mio personalissimo premio “PECCATO” e la promessa di riassaggiarlo perché…perché si. 86++/7- Punti. 9- FALANGHINA DEL SANNIO DOC SANT’AGATA DEI GOTI “VIGNA SEGRETA” 2017, MUSTILLI: è subito un diretto al naso di mineralità terziarie e grasse dolcezze pasticcere, intrigante mix di Mosella e sfogliatella “frolla” appena sfornata condito di glicine e mentuccia, dolci asprezze di mandarino e mielose aderenze. E mentre Vi rilassate godendoVi il panorama del Golfo e i profumi della macchia che degrada verso il Tirreno Vi ritrovate ad assaggiarlo. È un gioco di gambe che sa della nobile arte interpretata da Muhammad Alì, una scherma alta tra gliceriche dolcezze e freschezze irruente dalla quale esce vincitrice una sapidità che è marina e vulcanica al contempo. Tanta roba! 89 Punti, ma forse 90. 10- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “I MILLE PER LA FALANGHINA” 2016, LA GUARDIENSE: chiudete gli occhi e immaginate… Cosa?! Niente Sannio, niente Falanghina… Potrebbe essere un Pinot Grigio campano (o magari neppure campano). I descrittori gusto olfattivi? Quelli che tutto il mondo ricerca e che chiunque è in grado di elencare. Non cercate sorprese nel calice se non quella di una Falanghina 2016 ancora dinamica e affatto stanca. Solo 3000 bottiglie, le meno rappresentative di un Territorio di tutta la masterclass. Mi spiace, davvero. 83 Punti e non uno di più. E QUINDI? E quindi intanto GRAZIE a CUCINA & VINI per avermi ospitato ancora una volta e poi… Vi ricordo che la “seconda puntata” di questa serie uscirà…boh! Forse la settimana prossima, forse in altra data… Lo saprete solo seguendo VINODENTRO su WINE TALES MAGAZINE. STAY TUNED!   Roberto Alloi VINODENTRO
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22 Maggio, 2025

VINIAMO 2025

IL COSA E IL DOVE Il 4 e 5 Maggio scorsi, negli ampi spazi dell’Hotel COLOMBO di Roma, Stefano Minelli (www.minelliwineevents.it) ha organizzato, con la collaborazione di WINE TALES MAGAZINE come media partner, l’Edizione 2025 di VINIAMO, manifestazione che mettendo insieme Cultura, gusto e piacere si propone di avvicinare in maniera consapevole un pubblico sempre più vasto. Una due giorni (il secondo dedicato principalmente alla stampa e agli operatori del settore) davvero intensa che ai banchi d’assaggio ha affiancato anche due masterclass dedicate alla Borgogna e alla Loira condotte da Armando Castagno. Mi piace poi qui sottolineare la presenza di una navetta che consentiva di raggiungere la manifestazione e tornare a casa “in completa sicurezza”, un’attenzione in più di cui non posso che rendere merito a Stefano. GLI ASSAGGI Tanta carne al fuoco e poco tempo a disposizione, questa la situazione in cui mi trovavo, di conseguenza ho fatto di necessità virtù e, salutati velocemente i Produttori che già conoscevo da tempo, mi sono dedicato alle novità seguendo come al solito le leggi dell’improvvisazione. Una cinquantina gli assaggi che sono riuscito a fare e una dozzina le etichette che potrete trovare nella mia personalissima lista di suggerimenti. Nessun “novantapunti” questa volta, anche se un paio di vini li hanno sfiorati, ma questo poco importa, la qualità era tanta e il Territorio raccontato con dovizia di particolari. Voi dategli una letta e, come sempre, criticate, suggerite e…condividete. – EMILIA IGT LAMBRUSCO METODO ANCESTRALE “SPETTINATO”, CANTINA MESSORI (EMILIA ROMAGNA): di CANTINA MESSORI potrei raccontarVi di “RIBELLE”, Pignoletto Spumante con una verve scapigliata che lascia dimentichi di una bolla un pochino troppo esuberante, profumato, minerale, che fa arricciare le labbra a colpi di agrume e mela verde. Oppure di “GASATO” un Salamino che scorrazza senza casco in sella alla sua lambretta insieme alla sua lei che, sul sellino dietro addomestica una gonna preda della velocità e del vento, bello a vedersi, profumato, buono da bere. Vi dico invece di “SPETTINATO”, che nel nome richiama gli altri due e che è stato l’ultimo che ho assaggiato, come fosse un “ritardatario” che non ha fatto in tempo a darsi una rassettata. Racconta come un fiume in piena di susina, viola e mandorla e ha un sorso che non vede l’ora di comunicare sostanza (anche senza agitare la bottiglia). Succoso a dir poco, con una leggera nota tannica e dare ritmo a una beva tesa e rinfrescante e con un finale piacevolissimo che lascia un ché di piccante sulle labbra, quasi fosse un bacio rubato all’amante. 86+/7 Punti. – MARCHE IGT BIANCO “VIRGO” 2020, TENUTE URANI (MARCHE): quel tizio che sembra aspettarmi con il calice in mano l’avevo già incontrato ma io, che non sono fisionomista, non l’ho riconosciuto, fors’anche perché sotto le mentite spoglie di un vino che sembra aver tutt’altra personalità. Certo lo Chardonnay gli fa gonfiare il petto di boria a suon di frutta gialla matura e afflati d’acacia ma, la Malvasia gli fa abbassare la cresta a suon di freschezze di erbe aromatiche e cespugli di macchia mediterranea piegati dal vento e tiene a bada anche l’ondeggiare delle messi mature apportato dal Trebbiano. Il sorso è più salmastro che minerale, decisamente coerente, intriga, coinvolge e…Vi atterra con un finale di zafferano assurdo! Appena meno di 90 Punti, ma appenappena (90-). – MARCHE BIANCO IGT “ECLÉ” 2021, TENUTE URANI (MARCHE): Biancame e Chardonnay (60% 1l primo) da tonneau e anfora per un naso che è speziatura di vaniglia e sfrucugli di pepe bianco accarezzati da succosa frutta matura e brezze balsamiche. Davvero notevole l’equilibrio tra la morbidezza e l’impalcato fresco-sapido con un finale lungolungo davvero pregevole. Inizialmente m’era parso anche migliore del precedente ma gli manca il “WOW”. Bel vino. 88++ Punti. – MARCHE IGT ROSSO “STREGO” 2022, TENUTE URANI (MARCHE): sarà forse per l’incatensimo che questo vino lancia che, guardando l’etichetta, ho un flash di Valtellina! Scuoto il capo e cerco di riprendermi almeno quel tanto che mi consenta di capire che è Sangiovese e non Nebbiolo. Affatto vergognoso degli spigoli sciorina erbe aromatiche, chiodi di garofano, china e un appena gentile di viole a spaccare la mineralità pietrosa prima di distendersi sui toni di una frutta rossa segnata dalle selvatiche marasche. Il sorso ne dimostra vieppiù il bel caratterino evidenziando, tra tannini mai domi e freschezze, le note green del vitigno. Un vino da druidi. 88 Punti con due ++ extra per la piacevolezza. – BARBARESCO DOCG 2022, PERTINACE (PIEMONTE): summa delle produzioni dei 20 soci della cooperativa che regala un Barbaresco veloce ma affatto banale. Peposo, fresco di sottobosco, macchia mediterranea, piccoli frutti rossi e balsamicità di tè. Sorso scorrevole ma determinato, di bell’equilibrio e con un allungo di sabbiosa mineralità supportato da ritorni di piccante peposità. 86++ Punti (ma forse di più). – BARBARESCO DOCG “MARCARINI” 2021, PERTINACE (PIEMONTE): propone da subito una ciotola colma di pot pourrì di fiori secchi e poi, in rapida ma definita sequenza, balsamicità boschive, mallo di noce, melagrana, visciole appena virate a rosso e misteri d’oriente. Sorso di voluttuosa sostanza e birbante dinamicità tenuta per mano da tannini di vispa educazione. Chiude lungo e succoso su sottolineature di territoriale mineralità. 88- Punti. – PUGLIA IGT MALBECH “ELOQUIO” 2023, MARIA FARETRA (PUGLIA): dopo le etichette “strappate”, soprattutto quella di “SONTUOSA” cui manca la parola, arriva un vino che sembra voler raccontare sottovoce una Puglia troppo spesso urlata. Un Malbech che arrossisce quando presenta quei suoi intrichi di rabarbaro che ravvivano la ciccia della ciliegia, della prugna… In bocca è fresco anche nella sua forse un po’ troppo affettata importanza, e quei suoi educati tannini uniti alla piacevole lunghezza suggeriscono di sedersi a tavola e darsi da fare. 87— Punti. p.s. se sul vino c’è ancora da lavorare, il packaging è davvero d’acchiappo e, considerato il progetto in corso d’opera di un Metodo Classico, lo arricchirei con uno “strappo” sulle orecchie. – TERRE SICILIANE IGP ROSSO “ARTEMISIO” 2023, CANTINE LIPARI (SICILIA): inizialmente fumoso e selvatico, si distende poi su note di prugna, visciole e amarene. Ci pensano balsamicità mentolate e sensazioni di anice e china a ravvivare un olfatto che chiude su sensazioni di cuoio introducendo un sorso dinamico come i cacciatori protetti da Artemide, fresco, di sapidità minerale e marina al contempo, lungo e davvero piacevole. Non 90 Punti ma quasi (diciamo 90–). – MAMERTINO DOC ROSSO 2023, CANTINE LIPARI (SICILIA): unico figlio del legno racconta, del castagno che l’ha contenuto, la selvaticità silvestre del territorio. Liquirizia e caffè si fanno strada tra mineralità ferrose e succosità di bergamotto mentre, sullo sfondo, si intravedono guizzi d’acciuga e pomodori secchi. Sorso agile, di discola astringenza, regolato dal dualismo tannino-agrume, piacevole e coinvolgente. 88+ Punti. – TERRE SICILIANE IGT “DRÓMOS TRECENTO” 2022, CANTINE LIPARI (SICILIA): come in un film: 300 piante di Nocera coltivate a 300m/slm per 300 bottiglie di un vino il cui nome viene naturale pronunciare con l’accento dell’isola. Da subito erbaceo s’arricchisce via via di sensazioni astringenti di frutta rossa, terra bagnata e grafite prima di lasciare che Vi perdiate tra noce moscata, china, polvere di liquirizia e macchia mediterranea. Sorso caldo, segnato da tannini che, protagonisti, ci lasciano quasi dimentichi della freschezza, e da una chiusura di sapidità disarmante. 88- Punti. – MAMERTINO DOC ROSSO 2017 RISERVA, VIGNA NICA (SICILIA): una vigna “NICA” (piccola) di Nerello Mascalese, Nero d’Avola e Nocera che regala però sensazioni decisamente più grandi. I piccoli frutti di rovo (spine comprese) sposano la confettura di ciliegie e le prugna mentre macchia mediterranea e sfumature balsamiche lasciano che lo sguardo si allunghi fino alle Eolie. In bocca è calore e morbidezza, un abbraccio snello con tanniche pacche su quelle spalle fresco-sapide che sorreggono il sorso fino alla fine. 88 Punti (con forse un -). – TOSCANA IGT BIANCO “XENOI” 2023, PODERE EMA (TOSCANA): Petit Manseng, Viognier, Chardonnay…”migranti” in terra di Toscana che contribuiscono ciascuno per la propria parte (mineralità, freschezza, sostanza) ma che sembrano dover ancora accordare bene il trio d’archi. Trovate in successione dolcezze d’acacia, vegetalità di mughetto, freschezze di lavanda e tanta frutta (compresa quella tropicale). Il sorso Vi lascia dimentichi degli accordi imprecisi e lascia che ne apprezziate la sostanza supportati dalla viva freschezza e dalla bischera, salina mineralità. Davvero figo (con un piccolo “ma”). 87+ Punti. – TOSCANA IGT FOGLIATONDA 2020, PODERE EMA (TOSCANA): naso morbido ma non “morbidone”, che dimostra gioventù e cioccolatosa dolcezza ben contrastata da freschezze di macchia mediterranea, arancia e soffiate balsamicità. La dolcezza di fondo, quella della frutta e delle spezie, invita a un sorso che lascia che ritroviate queste e sottolineiate quella liquirizia che, al naso era lontana sensazione. Chiude peposo lasciandoVi pensare al cerchio che, un vino nato nell’argilla e elevato nella stessa, chiude attorno a sé. 87+/8- Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “NOCCHINO” 2018, PODERE EMA (TOSCANA): Sangiovese, Fogliatonda, Colorino, botte grande, terracotta, acciaio, il cemento a fare da legante. Un olfatto teso, indeciso se dire di ciliegiose maturità o lasciar vagare lo sguardo rovistando una presa di tabacco dalla sacca di pelle. Introduce il sorso una sensazione di radice nodosa, profonda; un sorso ben vivo da freschezza e tannini e dall’allungo sapido e segnato da ritorni di pepe e liquirizia. Ispira bicchieri piccoli, gomiti poggiati sulle ginocchia e sguardi da “a me gli occhi”. 87 Punti. E QUINDI? E quindi niente. È arrivato il momento di ringraziare tutti: Stefano Minelli per avermi ospitato e i produttori per avermi sopportato (anche Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui). È stata una bella manifestazione di cui io metto sin da ora in agenda l’Edizione 2026 che spero ancora più ricca     Roberto Alloi VINODENTRO  
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15 Maggio, 2025

VINO & ARTE CHE PASSIONE 2025

IL COSA E IL DOVE La nona Edizione di VINO & ARTE CHE PASSIONE, Evento organizzato da CT CONSULTING EVENTS, torna quest’anno al Casino dell’Aurora Pallavicini di Roma. Una location di assoluto acchiappo per un Evento che si propone di deliziare l’occhio e il palato. Una giornata all’insegna del buono e del bello che ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico di operatori del settore, giornalisti e semplici winelovers disposti a “rischiare” le bizze di un meteo non proprio adatto a un Evento all’aperto. GLI ASSAGGI Circa 50 le Aziende presenti (in buona parte di persona) e un numero imprecisato di etichette in degustazione m’hanno costretto a scegliere nel mazzo cosa assaggiare, dribblando per quanto possibile le vecchie conoscenze per concentrarmi sul resto. Certo i Produttori sono più o meno sempre gli stessi da diversi anni e trovare qualcosa di nuovo comincia a essere piuttosto complicato se non ci si vuole dedicare alle nuove annate. Tuttavia qualche novità c’era e, zigzagando tra sorprese e delusioni e dribblando i tavoli dei nomi più gettonati che sono sempre quelli più affollati, una cinquantina di assaggi sono riuscito a farli. Ne ho tratto la mia solita lista di “consigli per l’assaggio” che stavolta ho ridotto volutamente all’unico vino cui ho assegnato 90 Punti e a 10 altre etichette meritevoli di attenzione. Date come sempre una letta ai miei deliri enoici, criticateli, suggeritemene altri e…condivideteli. QUELLO DA NOVANTA (O QUASI) TOSCANA IGT ROSSO “LUPICAIA” 2018, CASTELLO DEL TERRICCIO (TOSCANA): Cabernet Sauvignon con un piccolo saldo di Petit Verdot che si presenta da subito balsamico e boschivo, con freschezze ombreggiate e umide cortecce a dar la mano a liquirizia e cassis. È poi la volta del mare, della macchia mediterranea, del sale, del sole cui seguono i piccoli frutti selvatici (anche in confettura) e un contrasto di dolce, sottile speziatura e amaritudini di cacao. In bocca ha volume, sostanza, equilibrio e agile destrezza e ripropone con dovizia di particolari i descrittori olfattivi chiudendo salino senza dimenticarsi della frutta. 90 Punti (credo). GLI ALTRI SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC CHARDONNAY BUCHHOLZ “LE BIFORE” 2021 RISERVA, SALURNIS (ALTO ADIGE): uno Chardonnay che intriga con le dolcezze di frutta a polpa gialla e travia con le verdi freschezze boschive dimentiche neppure delle pigne. Erbe alpine e aromatiche, genziana, mielose dolcezze e minerale sapidità completano il quadro olfattivo. Sorso che riempie, appaga e trasporta immediatamente in quel bosco che l’olfatto aveva immaginato. Mirabilmente coerente gli manca davvero poco per essere un “pezzo da novanta”. 89 Punti (ma perché io sono cattivo). MARCHE IGT ROSSO “IL POLLENZA” 2017, IL POLLENZA (MARCHE): mette subito le cose in chiaro in termini di intensità fruttata (mirtilli maturi) ma a un certo punto sembra quasi vergognarsi di staccare i piedi da terra e allora giù! A colpi di rabarbaro e chinotto. Amaritudini che rinfrescano e, con la dolce speziatura e la tatuata mineralità, preparano a un sorso di equilibrio non comune. Fresco, glicerico, sapido, tannico… Ho dimenticato qualcosa? Certo non nelle mie corde ma un “vinone” che, proprio per questo, si becca solo 89 Punti. 88 Punti. VINO DOLCE “PIUS IX MASTAI” 2017, IL POLLENZA (MARCHE): non fateVi distrarre dagli agrumi canditi e dalla lievitata pasticceria ripiena di marmellata di albicocche ma apprezzate il bouquet floreale di zagare e gelsomini e stupiteVi dei cicalecci di zenzero, zafferano e curcuma! Lunghissimo il sorso, di prepotente dolcezza ma ben bilanciato dalle larghe spalle fresco-sapide, che chiude con un’ultima goccia che sporca il bicchiere di ricordi iodati. 87++ Punti.   ROSSO CONERO DOC “VILLA MARINA” 2017, CONTE LEOPARDI (MARCHE): un Rosso Conero che si muove scaltro sul filo del “troppo legno” riuscendo comunque a regalare un bel mix di cacao, frutti di rovo e marasche senza tralasciare grafite, cardamomo (una volta tanto l’ho trovato pure io) e dolcezze incipriate. Sorso che punta sull’agilità, sincero, fresco di arancio amaro e dal tannino stimolante. 87 Punti. PIEMONTE DOC CHARDONNAY “DIVERS” 2021, PAOLO CONTERNO (PIEMONTE): naso intenso, luminoso come una bella giornata in campagna, giallo di scorza di cedro e ginestre, rosa di rose e zafferano, con un tocco di rustica eleganza che fa tanto bene all’anima. Sorso importante, morbido ma di spigolosa, sapida mineralità. Chiude lunghissimo su misteriose ombre boschive. Da bere ascoltando MISTERIOUS TRAVELLER dei WEATHER REPORT. 89 Punti, ma tuttitutti! VERMENTINO DI GALLURA SUPERIORE DOCG “MAÌA” 2023, SIDDURA (SARDEGNA): subito fumoso e preistorico si apre poi ai toni aromatici della salvia e della maggiorana sottolineando un mare che è sapida presenza. Un appena di mela introduce un sorso dinamico e di grande coerenza, segnato da una nota salmastra che, in chiusura, è quasi manesca. 88++ Punti.     MAREMMA TOSCANA DOC VERMENTINO SUPERIORE “BELGUARDO V” 2022, BELGUARDO (TOSCANA): elegantissimo nel proporre il proprio bouquet floreale fatto del giallo di mimose e ginestre. Gialla anche la frutta, con un appena di mela a precedere gli agrumi. Infine, piccantezze pepose e salmastre introducono un sorso dinamico e decisamente marino, sostanzioso, salato e lunghissimo. 88 Punti (ma forse di più).   MAREMMA TOSCANA DOC CILIEGIOLO “BELGUARDO” 2024, BELGUARDO (TOSCANA): un Ciliegiolo tutto frutta rossa e gerani, condito di balsamici schiaffi di tè, china, rabarbaro, liquirizia, eucalipto e spezie scure. Sorso succoso, con tannini solleticanti e di birichine sapidità e freschezza. Piacevolissimo. 88 Punti con, forse, un +.   COLLI EUGANEI FIOR D’ARANCIO DOCG SPUMANTE, LA MONTECCHIA – CONTE EMO CAPODILISTA (VENETO): 6° alcolici che solleticano il naso con dolcezze agrumate e amaritudini di salvia prima di calare l’asso di briscola della mela annurca e dell’acacia. Assaggio intenso, cremoso, mai stancante, che sorprende con un finale sapido e leggermente amaricante che è sorriso beffardo e pacca sulla spalla. 88 Punti.   BIANCO PASSITO “CUORE DI DONNA DARIA”, LA MONTECCHIA – CONTE EMO CAPODILISTA (VENETO): 10 anni di “DONNA DARIA” in un’unica bottiglia. 10 anni di emozioni che dopo un breve viaggio in anfora regalano uno spettro olfattivo orientale, di tenda berbera, datteri, fichi secchi, uva sultanina, agrumi canditi, caramello bruciato. In bocca spicca una freschezza che tiene a bada l’importante dolcezza grazie al guinzaglio di un finale di piccante sapidità. 88 Punti In calce vorrei spendere due parole per il bel progetto dell’Azienda VENISSA che, in quel dell’isola di Mazzorbo (VE) coltiva un vigneto di quella Dorona che senza Gianluca Bisol che lo trapiantò da Torcello, sarebbe sparito con la grande acqua alta del 1966. Un vigneto in cui le radici cercano la terra sfidando il sale della laguna, quasi un ettaro unico al mondo. 4 i vini prodotti, due bianchi da Dorona e due rossi a base Cabernet Sauvignon e Merlot. Bottiglie artistiche consone all’unicità dei prodotti e…ancora tanta strada da fare per unire storia a Qualità. Tra i quattro moschettieri mi sento di spendere due parole sul “VENISSA BIANCO” 2019 che, dopo un mese di macerazione e 4 di esilio in cemento si presenta con un profilo olfattivo pacatamente ossidativo, sottolineando note di zafferano e mandorla amara, fieno e frutta candita, albicocca e laguna. In bocca entra deciso, fresco e ovviamente salato, sicuramente allineato con l’olfatto ma senza quella sostanza e quella persistenza che ci si aspetterebbe. Dovessi dargli un punteggio gli affibbierei 85- Punti ma preferisco assaggiarlo con maggiore calma e sospendo dunque il giudizio. E QUINDI? Quindi è arrivato il momento dei ringraziamenti, a CT CONSULTING EVENTS per avermi ospitato e a tutti i Produttori che sono andato a disturbare per avermi sopportato. Ed è il momento di mettere sin d’ora in agenda l’Edizione 2026 di un Evento assolutamente unico che però, se organizzato ancora all’aperto, avrebbe bisogno di essere ristudiato considerando un eventuale “piano B”. E ora…al lavoro! C’è tanto altro di cui scrivere!   Roberto Alloi VINODENTRO  
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8 Maggio, 2025

BENVENUTO FRASCATI 2025

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 23 Aprile nella splendida cornice del GIARDINO L’OLIVELLA a Frascati si è tenuta l’Edizione 2025 di BENVENUTO FRASCATI, Evento dedicato alla presentazione della nuova annata del Frascati Superiore DOCG. Presenti un gran numero di giornalisti e autorità, l’Evento si inseriva all’interno della 4° Edizione di VINALIA PRIORA, la tre giorni organizzata dal COMUNE DI FRASCATI (con il contributo di Regione Lazio, ARSIAL, MUSEO TUSCOLANO, LAZIO INNOVA, FRASCATI SCIENZA, IPERICO SERVIZI e CONSORZIO TUTELA DENOMINAZIONI VINI FRASCATI). Una Edizione che quest’anno ha voluto valicare i confini del Vulcano Laziale e avvicinare il pubblico alla totalità di un Lazio vitivinicolo che dimostra ogni giorno di più la volontà di emergere a livello anche internazionale presentando vini di livello assoluto. VINALIA PRIORA Come già accennato, l’Edizione 2025 dell’Evento inserito all’interno delle iniziative proposte da CASTELLI ROMANI CITTÀ ITALIANA DEL VINO 2025 segna una svolta nel percorso degustativo offerto al pubblico. Quest’anno, infatti, è stato organizzato un vero e proprio tour nelle geografie dei vini del Lazio abbracciando storia, arte, paesaggio, cultura e qualità dell’intera Regione. Frascati, che dà il nome alle uniche due DOCG del Lazio, dimostra oggi di non aver paura di assumersi la responsabilità di farsi volano dell’enologia dell’intera Regione e lo dimostra ancora una volta con i numerosi convegni e masterclass che divulgator ed esperti dedicheranno a un Lazio del vino sconosciuto a molti, come quello delle Isole, della Ciociaria, della Tuscia… Un Lazio che si dimostra poi Territorio assolutamente unico nel momento in cui realizzate che può proporci vini da 6 areali differenti: Isole, Costa, Vulcani, Colline, Laghi e Montagne. LA MASTERCLASS Più che una masterclass, IL FRASCATI E IL VULCANO LAZIALE è stata una vera e propria Lectio Magistralis tenuta dal Prof. Attilio Scienza (in collegamento web), Intanto: “le” Vinalia. Erano due: le VINALIA RUSTICA (o ALTERA) che si celebrava il 19 Agosto nelle campagne attorno alla città di Tusculum e le VINALIA PRIORA (o URBANA) che, proprio il 23 Aprile, a Roma, celebravano la possibilità di bere, finalmente, il vino prodotto nell’anno precedente. Due festività dedicate a Giove (e forse a Venere) Poi il Vulcano Laziale, 600000 anni di storia 60Km di diametro e 1600Km^2 di superficie ricoperti da quasi 300Km^3 di materiali emessi (massimamente piroclastiti) in tre fasi eruttive. Una storia che ha visto l’ultimo acuto 36000 anni fa e che oggi continua sommessamente (stante la quiescenza dell’apparato). Sui suoi suoli profondi e particolarmente insensibili alle carenze idriche da migliaia di anni la viticoltura è ben più che semplice attività contadina, è Storia, Cultura, tradizione, geografia, paesaggio, cambiamento. Dalle viti maritate di Etruschi e Romani ai tendoni degli anni ’70 i Castelli Romani con Frascati in prima linea hanno visto il Territorio mutare per motivi storici e sociali. L’istituzione della prima DOC italiana (1967) ha quasi coinciso con uno spopolamento delle campagne e la perdita di una generazione di vignaioli e del rapporto tra Territorio e produzione. I sistemi di allevamento sono stati adeguati alle crescenti richieste del mercato e gran parte del patrimonio ampelografico locale ha rischiato di andare perduto per sempre. L’occhio troppo spesso poco lungimirante delle cantine sociali ha preferito la produttività della Malvasia di Candia alla Malvasia Puntinata, al Trebbiano Verde, al Bellone e l’enologia aggressiva e di correzione ha fatto scempio di quella di Qualità. Reso poi merito ai due Santarelli che, uno nel pontino e uno sui Castelli Romani, tanto hanno fatto per ridare lustro alla Qualità vitivinicola del Lazio, il Prof. Scienza ha iniziato con le “bacchettate” sottolineando come ci sia ancora tanto lavoro da fare per capire non solo il vigneto ma anche quello che c’è intorno. La vocazione di un Territorio, intesa come “costitutiva” e consapevole del tempo (la Storia) e dello spazio (il Territorio e la collettività che lo abita) è niente senza una visione ontologica dello stesso, che sia cioè rispettosa del suo valore culturale e che definisca quelle che sono le responsabilità del Produttore al suo interno. E lo stesso vigneto va ripensato tenendo conto della storia evolutiva di quella vitis vinifera che da sempre ha ricercato “naturalmente” un tutore cui aggrapparsi. È dunque sbagliato non solo non rimettere al centro i vitigni tradizionali ma anche pensarli senza un bosco intorno che favorisca lo scambio di informazioni, le interconnessioni tra piante. E va ripensato il modo di lavorare i terreni salvaguardando il più possibile il microbioma, evitando gli scassi e limitando l’uso del rame. Il Professore ha poi concluso sottolineando quello che gli inglesi indicano con il termine “eritage”, l’eredità intesa come memoria del patrimonio storico e culturale, un’eredità senza la quale, in futuro, ci ritroveremo a bere dei vini sicuramente buoni, stabili, che durano nel tempo ma che non avranno il carattere del Territorio dal quale provengono. GLI ASSAGGI Tre i vini in degustazione, in rappresentanza di tre areali differenti dell’enorme edificio del Vulcano Laziale. Tre vini rigorosamente “coperti” (e non svelati) provenienti da Nord il primo, da Ovest il secondo e da Sud il terzo. Tre vini che Jacopo Manni ha invitato a degustare pensando a come ciascuno possa rappresentare non tanto la tipicità di un suolo eterogeneo si ma non poi così tanto dal punto di vista geologico, quanto quella di areali differenti per esposizione e quota. 1600Km^2 non sono certo bruscolini: a Nord le propaggini dell’Appennino proteggono, a Ovest il mare è ben più che un lontano panorama, a Sud il calore è protagonista; tra i circa 100m slm delle vigne più basse e i circa 550 di quelle più alte ci possono essere anche 3° termici di differenza e tutto questo, il vino, lo racconta con dovizia di particolari. Tre vini frutto di un’annata 2024 che ha rasentato la perfezione e che, se non fosse stato per le piogge di Settembre e Ottobre sarebbe potuta essere l’annata del secolo. Veniamo comunque ai vini di cui non conosco le etichette e dei quali mi limiterò a darVi le mie solite impressioni azzardando quello che potrebbe essere il Produttore (ma senza fare nomi ché, se poi me dovessi sbajà, non leggereste mai più gli articoli che scriverò in futuro). 1. – figlio di un “dove” del Nord e aperto a quanto l’Est trasporta si presenta con un abito di sbarazzine freschezze. Boschivo e profondamente piroclastico, veste intrecci di erbe aromatiche e macchia mediterranea su un tessuto floreale di mughetti. La frutta ha il vegetale della nespola, la succosità del cedro e del pompelmo e l’immancabile firma della mandorla. Il sorso è chiacchiera sbarazzino ma sottintende un domani di parole meditate, glicerico quanto serve a compensare il filo tagliente della sapidità e la vegetale, ortolana freschezza di lattuga. Si congeda con un netto timbro salino, un ritorno piccante di rafano e la ceralacca con impresso il sigillo ammandorlato della Malvasia. Non ne ho ovviamente la certezza ma mi sa tanto essere figlio dell’enologo più famoso e di quella sua cantina che sta sulla Frascati-Colonna, a sx subito dopo il semaforo. Solo 87 Punti ma tanto divertimento. 2. – un Frascati del West, che gioca più sull’equilibrio (forse troppo) che sui duelli al sole. In primo piano la frutta, con quella pesca succosa che però non si vergogna di un seme che è più mandorla delle mandorle. Morbidezze dunque ben gestite a colpi di tufo e amaritudini di timo senza dimenticarsi dei cespugli di ginestra che sgretolano la copertura vulcanica nella quale le viti affondano le proprie radici. Il sorso, sicuramente agile e ricco di dinamismo, paga un po’ lo scotto di quell’equilibrio di cui Vi dicevo, un equilibrio forse troppo ricercato (od ostentato) che, nel lungo finale che sottolinea la frutta ma non vuol far torto alla salinità mi fa dire: “mannaggia”. Se dovessi azzardare il Produttore beh…potrebbe avere a che fare con profonde radici romane e altezze rappresentative all’interno del Consorzio. 85 Punti. 3. – il terzo vino viene dal Sud, conosce il Ponentino e porta in dote la mediterranea solarità è un soffio di mare. Un po’ tronfio nel proporre la frutta matura matura chiude il percorso olfattivo con dei tratti singolarmente fumé introducendo un sorso profondo e sostanzioso più che agile e dinamico. Più propenso a raccontare il sale del mare lontano piuttosto che il vulcano che ha sotto i piedi, di tale sapidità si dimentica nell’allungo lasciando spazio, in chiusura, al contrasto tra la sottile vena ammandorlata e le dolcezze di buccia di mela. Non chiedetemi il “chi” o il “cosa”: non so proprio di che vino si tratti. 83 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tutti! Al Comune di Frascati (e in modo particolare all’Assessore Claudio Cerroni, vero motore della Manifestazione e maestro della comunicazione) e a tutti i Partners coinvolti, al Prof. Attilio Scienza per aver saputo ancora una volta allargare i miei orizzonti enoici, a Jacopo Manni per la conduzione della masterclass e per quanto sta facendo per il vino dei Castelli Romani, all’Azienda L’OLIVELLA (GIARDINO L’OLIVELLA) per l’ospitalità, allo Chef Claudio Carfagna per le emozioni che ha saputo mettere nei piatti e a tutto il personale di sala per la professionalità del servizio. Appuntamento al 2026 (con, spero, più tempo a mia disposizione).   Roberto Alloi VINODENTRO  
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1 Maggio, 2025

WINE LAB 2025 by PARTESA

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 31 Marzo il WINE LAB di PARTESA (l’Azienda leader nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione del canale Ho.Re.Ca.) ha fatto tappa a Roma. È stato così che le OFFICINE FARNETO hanno aperto i propri spazi rigenerati a un numero di operatori del settore così grande da far sembrare troppo piccola una location di sicuro fascino.     GLI ASSAGGI Un’ottantina le Aziende presenti, Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria, Slovenia…c’era un po’ di tutto e davvero troppo in cui ficcare il naso. Senza nessun programma da seguire (come da copione), ho cercato di dribblare i tavoli più gettonati lasciandomi traviare da quelli meno ingombri in cerca di nuove emozioni (ma anche di vecchie conferme). Alla fine, dai circa settanta assaggi ho tirato fuori un podio e una decina di altre etichette che mi piace segnalare alla Vostra attenzione. Date una letta ai miei personalissimi deliri enoici, assaggiate, criticate, suggerite e…condividete! I PEZZI DA NOVANTA – SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2021, PLONER (ALTO ADIGE): sono passati un po’ di mesi dall’ultimo assaggio e mi sembra di poter dire che gli siano serviti per darsi un’aggiustatina al nodo della cravatta e lucidarsi le scarpe. L’abito rusticamente elegante sembra ora averlo dismesso e, anche se questo un po’ mi spiace, quello che indossa oggi sembra essere tagliato con cura sartoriale. Lamponi e ciliegie mature stirati alla perfezione e, sul bavero, una “gardenia” piccante che ricorda più il kren che le spezie. Il sorso imprime in bocca la propria rocciosa sapidità mentre la freschezza alpina riempie l’atmosfera e le spezie, ora si, vi guidano sul lungo sentiero della chiusura di bocca. Forse 91 Punti. – ETNA BIANCO DOC SUPERIORE 2021, FEDERICO CURTAZ (SICILIA): il nome è cambiato l’anno scorso, beghe di uomini che poco toccano il vino se è vero che rimane grande a prescindere dal come lo si chiami. Anonimo? Affatto! Grida la propria identità, le proprie radici profonde, quelle delle viti e quelle dell’uomo che le alleva. Della “Muntagna” ha il sulfureo respiro e l’aria frizzante dei quasi 1000, del mare su cui si affaccia Milo la spuma dei marosi e la linea di costa che, lontana, fa gridare “terra” ai marinai. Freschezze di mela verde, granita e scorza d’arancia, timo serpillo, spezie d’altro continente… Il sorso ha la scimitarra dei saraceni e la dialettica dei Greci. Racconta il filo di spada delle laviche geologie con la stessa calma con la quale dice di grassezze di frutta matura e nel finale ha un sussulto d’erbe aromatiche e la necessità di tornare a quel mare dal quale è nato il vulcano. Un vino che sa di casa lontana, un vino da cui è difficile liberarsi. Da bere ascoltando “BENE” di FRANCESCO DE GREGORI. 92 Punti. – ETNA ROSSO DOC “IL PURGATORIO” 2020, FEDERICO CURTAZ (SICILIA): ciliegie, amarene, melograno, eucalipto, violette, lavanda, vaniglia, spezie dolci… Un tripudio di profumi con la profonda mineralità a mettere d’accordo altezze e sguardi panoramici. Sorso elegante, sabaudo più che borbonico, di misurata spalla fresco sapida e tannica nobiltà. Chiude lunghissimo tra sostanze cioccolatose e piccanti impunture. 91 Punti.  GLI ALTRI – VINO ROSSO DOLCE “ROSEA” 2022, PLONER (ALTO ADIGE): si apre al naso con tappeto di petali di rosa (e un ché di geranio) per poi regalare ciliegie mature e fragoline di bosco e sorprendere con note erbacee e amaricanti di radice di liquirizia e mandorla. Assaggio di perfetto equilibrio e dolcezza mai sopra le righe; lungo e persistente suggerisce abbinamenti intriganti. 89+ Punti.   – VINO BIANCO DOLCE “NOBLESS”, PLONER (ALTO ADIGE): regala sensazioni di pesca gialla, agrumi, rose (gialle, obviously), erbe officinali e suggestioni di un mare che era risacca e ora è roccia. Caldo e strutturato, mostra una vivace freschezza che, nel finale, viene bilanciata perfettamente dalla sapidità salmastra e dalle dolci amaritudini aromatiche. 89 Punti.   – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE STAGIONI DEL VINO CAPITOLO 9” 2021, CANTINE SPINELLI (ABRUZZO):fresco e balsamico racconta di agrumi, mentuccia e anice giocando poi sul contrasto dolce-amaricante tra la pesca gialla matura e la mandorla in una atmosfera decisamente campestre. Sorso di struttura solida eppur lieve, piacevolmente fresco, decisamente sapido e di apprezzabile lunghezza. 87+ Punti.   – IGP BIANCO MALVASIA “COLLEZIONE DI FAMIGLIA” 2021, RONCO DEI TASSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): naso importante ed estrattivo, che evidenzia il giallo dei fiori e della pesca, ricami di tè e ingressioni marine in una atmosfera di soffusa, vanigliata dolcezza. Il sorso moscateggia raccontando acini freschi, una sciarpa di pashmina impreziosita di strass fresco-sapidi. Decisamente lunga la chiusura che evidenzia il varietale del vitigno. 90– – IGP BIANCO SAUVIGNON “MADAME SAUVIGNON” 2021, RONCO DEI TASSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): 10 mesi di esilio in tonneau hanno arrotondato i suoi spigoli vegetali lasciandogli esprimere freschezze agrumate, note esotiche (invero un po’ troppe) e di erbe aromatiche su un o sfondo bianco di fiori, pepe e zenzero. La soffusa mineralità introduce a un sorso sostanzioso, caldo e ben equilibrato. Chiude lungo e sapido ricordando neanche troppo lontanamente la pesca con tanto di buccia pelosa. 89- Punti – COLLIO DOC ROSSO “CJARANDON” 2019 RISERVA, RONCO DEI TASSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): diciamo 60 parti di Merlot, 30 di Cabernet Franc e 10 di Cabernet Sauvignon per un olfatto di grande freschezza gestito da suggestioni officinali, scorza d’arancia, sottobosco umido e alloro cui fanno da corollario piccoli frutti, tabacco e trucioli ferrosi. Sorso di ampie vedute, coerente, decisamente sapido, ben sostenuto dai fitti tannini e ravvivato da piccantezze speziate. 88+ Punti.   – LAZIO IGT BIANCO “COSTA VECCHIA” 2024, PIETRA PINTA (LAZIO): certo non manca la firma del Sauvignon, vergata a suon di pesca, timo e accenni di nespola e sambuco. Seguono toni agrumati, fiori di campo, sottile speziatura e diffusa mineralità. Sorso coerente e scorrevole, fresco, intriso di gustosa sapidità e di apprezzabile lunghezza. 87- Punti.   – LAZIO IGT ROSSO “COLLE AMATO” 2016, PIETRA PINTA (LAZIO): sciorina subito un lungo corteo speziato con in testa araldi balsamici e stendardi di erbe aromatiche e chiuso da una folla urlante di macchia mediterranea, humus, frutti rossi e sensazioni ematiche. Sorso di ottima corrispondenza, sostenuto da tannini educati ma tutt’altro che domi e con una lunga chiusura di astringente mineralità. 88– Punti.   – LAZIO IGP ROSSO “IL BUON BASTARDO” 2022, CANTINA GAFFINO (LAZIO): decisamente balsamico, respira menta, eucalipto e resina di pino lasciandosi poi andare ai toni decisamente più dolci del degli orsetti di liquirizia. Al sorso, tannini composti e adeguata sapidità pareggiano materia e calore mentre la chiusura è un lungo riassunto dei ricordi olfattivi. Un bel vino che però non mi piace…o forse si?! 88- Punti. – LAZIO IGP ROSSO “OPIMIAM” 2021, CANTINA GAFFINO (LAZIO): un naso ricco e tabaccoso, amaricante di cacao, non dimentico del cuoio, addolcito dalle spezie e reso più invitante da succose amarene. Sorso di grande morbidezza che, fors’anche eccessiva, lascia i tannini un po’ in ambasce nel tentativo di pareggiare il conto. Chiude con un guanto di velluto di frutta e spezie ma…senza il pugno di ferro. 88 Punti. – ETNA ROSSO DOC “CAPU CHIURMA” 2021, FILIPPO GRASSO (SICILIA): sullo sfondo accidentato di una colata lavica che regala ancora esalazioni si affacciano, privi di timidezza, piccantezze di spezia, tabacco, cespugli aggrovigliati di macchia mediterranea, prese di tabacco, erbe officinali… Sorso di impetuosa, sapida mineralità che freschezza e morbidezze gliceriche pareggiano con disinibita eleganza mentre tannini di non comune eleganza aiutano a tenerne vivo il ricordo nel lunghissimo finale. 90- Punti.   – CORTONA DOC SYRAH “SMERIGLIO” 2022, BARACCHI (TOSCANA): olfatto scuro ma che rimanda solo in parte all’Oriente della scimitarra e del tagelmust, che delle spezie sottolinea il pepe e si dilunga poi a raccontare di viole e prugne, di una presa di tabacco dalla sacca e di terragne sensazioni. Sorso equilibrato e composto, sicuramente piacevole, fresco, che chiude, lungo, indeciso se evidenziare sapidità o speziatura ma…manca di un po’ di sprint. Peccato. 87- Punti. – MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG “VIGNALUNGA” BIO 2019, OMERO MORETTI (UMBRIA): l’olfatto è un lungo respiro di prugne secche, origano, liquirizia, frutti di bosco in confettura, after eight, tabacco e chi più ne ha più ne metta, ci sono anche un’idea di salsa di pomodoro (sic) e resinose striature balsamiche. Sorso potente, fresco, sostenuto da tannini che si impongono all’attenzione con risolutezza ma senza sgambetti inserendosi perfettamente nella struttura di un vino da assaggiare assolutamente e con l’attenzione che merita. Non per tutti. 88 Punti con, forse, un +. E QUINDI? E quindi GRAZIE a PARTESA per avermi ospitato (pesce fuor d’acqua in un mare di professionisti) e a tutte le Aziende che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di dedicarmi parte del proprio tempo. È stata una bella giornata all’insegna della Qualità, una giornata cui spero di poter partecipare anche negli anni a venire.       Roberto Alloi VINODENTRO
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24 Aprile, 2025

VINARIO4 presenta: DUE PASSI IN VIGNA e il LUNA MATER in verticale

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 29 Marzo, i soliti “ragazzacci” di VINARIO 4 hanno organizzato l’11° Edizione di DUE PASSI IN VIGNA, Evento ormai tradizionale all’interno del variegato panorama romano durante il quale Produttori piccoli e grandi presentano a un vasto pubblico le proprie eccellenze. Negli spazi dell’ormai solito MERCATO CENTRALE, un gran numero di enoappassionati ha dunque potuto fare un bel viaggio scoprendo nuovi territori o approfondendo la conoscenza di altri più noti. Non solo banchi d’assaggio ma anche due masterclass dedicate rispettivamente all’Albania di BALAJ SEB WINERY e a una verticale “quasi storica” di quel “LUNA MATER” di FONTANA CANDIDA che non è solo un FRASCATI SUPERIORE DOCG RISERVA ma un vero pezzo di storia enologica dei Castelli Romani. Beh, io mi sono seduto alla seconda con la curiosità di ripercorrere un cammino già intrapreso 5 anni fa per vedere cosa sia successo a distanza di un lustro a quelle emozioni imbottigliate. Voi date una letta alle mie impressioni e, se la cosa Vi dovesse stuzzicare, fate un confronto con quanto scritto all’epoca (lo potete trovare qui: https://enoevo.com/2022/06/30/frascati-superiore-docg-riserva-luna-mater-fontana-candida-verticale-storica-2020-2007/). IL FRASCATI Certo si fa presto a dire “FRASCATI” e non basteranno certo le mie poche parole a descrivere un vino che da duemila anni arricchisce le tavole di papi e semplici bevitori. Un vino che ha conosciuto le stelle e che è precipitato nella natural burella di produzioni discutibili consentite da disciplinari perlomeno “permissivi”, che ha rappresentato storia e ricerca di un Territorio e che di quel Territorio ha subito le conseguenze dell’urbanizzazione e dello spopolamento delle campagne dovuto al canto delle sirene di una Capitale che si è poi rivelata specchietto per allodole anziché faro. Ci sarebbe da parlare a lungo delle Cantine Sociali, e del loro ruolo non sempre positivo all’interno della viticoltura castellana, di quanto il patrimonio ampelografico della zona si sia drasticamente impoverito così come la superficie vitata si sia sostanzialmente dimezzata nell’ultimo ventennio. E ci sarebbe da dire soprattutto di un Territorio che rappresenta un unicum a livello globale. Un Territorio dominato dall’enorme edificio del Vulcano Laziale che è summa di un caleidoscopio di suoli, climi, esposizioni, quote… E riguardo al vino si dovrebbe dire delle uve consentite per la sua produzione, di quel 70% di Malvasia (di Candia o Puntinata) cui aggiungere la restante parte in termini Trebbiano, Greco, Bombino Bianco e/o Bellone (senza però dimenticarsi di quel circa 5% di uve prima “estranee” ai Castelli e capitateci “per caso” durante i reimpianti degli anni ’70). Ma del FRASCATI non vi dico altro perché vorrei che un po’ di lavoro di ricerca lo faceste anche Voi. FONTANA CANDIDA E IL “LUNA MATER” FONTANA CANDIDA nasce “ufficialmente” in quel di Monte Porzio Catone nel 1958 e a tutt’oggi continua a mixare storia, tradizione, grandi numeri e Qualità. “LUNA MATER” è un “progetto” del 2007, pensato per celebrare i cinquant’anni dell’Azienda. Un progetto importante che è partito dalla volontà di salvaguardare ed esaltare la tradizione enologica della zona, che è passato attraverso la selezione dei vigneti ritenuti più adatti per età, esposizione, quota e biotipi e per il quale è stato studiato un apposito e complesso protocollo di vinificazione al quale concorrono materiali (acciaio, cemento e legno), tecniche e vendemmie differenti. Il risultato è un vino che sa di storia e di filosofia, che rappresenta il passato e guarda al futuro. LA MASTERCLASS 8 le annate in degustazione, un viaggio indietro nel tempo lungo quindici anni che inizia nel 2021 e termina nel 2007, un viaggio che, guardandomi indietro, mostra limiti, propone conferme, lascia che alcune attese rimangano tali e ne programma altre per il futuro. Certo, l’ambiente non era dei più adatti per una degustazione di questo tipo ma penso di essere riuscito a fare comunque le tare del caso e a “rimanere sul pezzo”. Voi date una letta ai miei deliri e trafiggetemi di critiche. 1. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2021 RISERVA, FONTANA CANDIDA: a primo naso verrebbe da dire “non pronta”, con quel suo naso ancora impicciato, indeciso se regalarci le erbe aromatiche che condiscono i golosi arrosti castellani o le gliceriche dolcezze che la Malvasia porta in dote. Certo, ci vuole poco perché riusciate a distinguere bene la mela, i fiori di campo e un ché di miele d’acacia ma nell’allungo sono le balsamicità resinose e un afflato di menta romana su cui focalizzate l’attenzione. Il sorso segue l’olfatto giocando su un’opulenza un pochino ostentata sottolineata da una glicerica avvolgenza che quasi zittisce l’urlo salino del lungo finale. 87 Punti. 2. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2019 RISERVA, FONTANA CANDIDA: confesso che a cinque anni di distanza ancora aspetto quel roseo futuro che gli avevo pronosticato e che ormai, forse, non verrà più. Rispetto alla 2021 si presenta con appena di alcol di troppo che, in combutta con l’arruffata freschezza, poco giova all’eleganza olfattiva. Si distinguono bene l’anice (o è finocchietto selvatico?), lo zenzero, il pepe (che immagino bianco pur confessando la mia difficoltà a distinguerlo dal nero) e uno strascico di spezie orientali tra cui spicca la noce moscata. In bocca il calore non manca, la muscolare sapidità minerale non fatica a mantenere l’equilibrio complessivo e, in chiusura, la pesca gialla e la nocciola non si vergognano di alzare la mano per intervenire. 88 Punti e il mio premio “MANNAGGIA”. 3. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2017 RISERVA, FONTANA CANDIDA: continua a sorprendermi gridando freschezza nonostante sia figlio di un’annata torrida. Al naso lascia ampio spazio a una resinosa balsamicità senza far torto al giallo della ginestra, e della scorza di limone e vergognandosi affatto di un po’ più che il solo accennare alla pietra focaia. Chiude facendoVi stropicciare il naso con una spolverata di pepe mentre Vi apprestate ad apprezzare un sorso nel quale la freschezza tende l’agguato a una sapidità che, inizialmente pavida, fatica a stare a ruota delle glicericità alcoliche ma…dategli tempo! Eccola infatti distendersi con falcata da ottocentista e allungare in quel secondo giro di pista nel quale dimostra di pungere. Chiude ricordando la pesca con tutta la sua armellina. 88++ Punti. 4. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2015 RISERVA, FONTANA CANDIDA: cinque anni fa la freschezza sembrava temere un alcol che giocava a morra con il “tre scrocchi” appuntato sotto il tavolino. Ora, un ulteriore lustro di isolamento in bottiglia sembra aver fatto mettere la testa a posto al secondo e prendere coscienza delle proprie capacità alla prima. È dunque in un quadro di sostanziale equilibrio che il naso percepisce le grassezze della frutta gialla matura e della marmellata di limoni in una pirica nuvola di pietra sbattuta. Sorso materico, masticabile, un abbraccio in cui frutta esotica, pera, amaritudini di salvia, mineralità gessosa e sapidità prepotente inscenano un girotondo che pare non aver fine. 91 Punti con, forse, un -. 5. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2012 RISERVA, FONTANA CANDIDA: olfatto un po’ ammucchiato che propone un simpatico disordine di mela golden molto farinosa, frutta esotica, erbe aromatiche e ortolane vegetalità. Il sorso è sostanzialmente equilibrato e corrispondente, appaga ma…non sorprende (se non per una sorta di “buco” di sapidità, una sorta di inciampo che a metà assaggio lascia che la freschezza faccia il comodo suo). 86+ Punti. 6. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2010 RISERVA, FONTANA CANDIDA: forse sono incappato in una bottiglia “ni”, ma qui mi trovo di fronte a un vino che dichiara opulenza pasticcera alla prima olfazione e si lascia poi andare a inaspettati sgambettii d’agrume e a una singolare nota di oliva verde che sottolinea il sapidissimo incipit gustativo. Sapidità graffiante che fa da contraltare a una morbidezza di fondo che, con la fantasia, ci trasporta oltr’alpe e, a mio avviso, un po’ troppo fuori da Frascati. 87- Punti. 7. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2008 RISERVA, FONTANA CANDIDA: sciorina dolcezze a trecentosessantagradi, di frutta gialla matura, di cedro candito, di burrosa pasticceria, di spezie orientali, di anice e di…banalmente, uva matura. In bocca sembra essere invece la rocciosa sapidità quella che comanda ma questa, improvvisamente, pare avere ancora una volta un “mancamento” che incide sull’allungo di un vino che, pur se in forma smagliante…paga lo scotto del “m’aspettavo essere di più”. 87+ Punti. 8. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2007 RISERVA, FONTANA CANDIDA: incurante del trascorrere del tempo e orgoglioso di non aver conosciuto legno strilla al mondo intero la propria indole vulcanica. Di tefritica mineralità, non si vergogna di mostrare un lato “pasticcere” che sa di pastarelle che riempiono domeniche d’altri tempi. E poi, tra un tè (con latte) e un accenno di pietra focaia arriviamo al sorso. Severo, integro, dritto, affilato e guerriero come la spada degli antichi Latini ma che evolve in bocca evidenziando con classe quanto percepito dal naso senza mai perdere di vista la strada di mattoni gialli di una sapidità ora minerale ora marina e lasciandoci in dono, in quell’ultima goccia che sporca il bicchiere, accenni di camino e, come nella 2010, un ricordo di oliva verde in salamoia. Il Ritratto di Dorian Gray fatto vino. Da bere SOLO se ricordate qualcosa che avete fatto nel 2007. 93 Punti. A LATERE DUE PASSI IN VIGNA era però molto altro e io, nonostante non avessi tempo, sono comunque riuscito a ficcare il naso altrove e un paio di vini da porre alla Vostra attenzione li ho trovati: – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT NATURE “CARTA BIANCA BOLLATA ROSÉ”, PESCARA VINI (ABRUZZO): 24 mesi e solo Montepulciano per uno spumante che al naso ricorda assolutamente petali di rosa e frutta fresca (fragoline e ribes) ma non si dimentica di raccontare sottovoce quel varietale “green” del vitigno con toni simpaticamente rustici. Sorso divertente, vivace (appena troppo), di bella freschezza e compita sapidità che in chiusura racconta le dolcezze agrumate del pompelmo rosa. 88– Punti, con generosità, fiducia e speranza in un futuro con 12/24 mesi in più. – VINO ROSSO “CARTA BIANCA CORDISIO” 2022, PESCARA VINI (ABRUZZO): un Montepulciano non dimentico di quelle vegetalità varietali troppo spesso nascoste, fresco di felci e sottobosco, di eucalipto ed erbe officinali, speziato di pepe e cumino, succoso e rosso di una ciliegia che avrei preferito fosse visciola ma…non si può avere tutto. Sorso di decisa freschezza, ammiccante, beverino, dissetante, tannico quanto deve e sapido quanto serve. Semplice, piacevole…chiacchierino. Serve altro? 88 Punti con, forse, un +. E QUINDI? E quindi GRAZIE ai ragazzi di VINARIO4 per avermi voluto ancora tra i piedi e a tutti i Produttori presenti (anche se sono stati pochi quelli che sono riuscito a scocciare). È stata una bella serata, l’occasione per conoscere nuove realtà e fare un salto indietro nel tempo riassaggiando vecchie conoscenze, rispolverando emozioni e provandone di nuove rendendomi conto ancora una volta che il vino è mutevole, mai uguale a sé stesso, sempre pronto a stupire. E Voi…siate Curiosi! SEMPRE Roberto Alloi VINODENTRO  
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