Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

Arrow Right Top Bg

23 Gennaio, 2025

BRUNELLO DI MONTALCINO 2019 vs. 2020 (by VINODABERE)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 12 Dicembre la testata VINODABERE ha festeggiato il suo 7° compoleanno organizzando, presso il Ristorante VII COORTE di Roma, la decima Edizione del proprio “BRUNELLO CHALLENGE”, una degustazione rigorosamente alla cieca di 65 BRUNELLO DI MONTALCINO:34 di un’annata 2020 che sarà da Gennaio nelle enoteche (di cui 2 “Riserva” e 1 “Selezione”) e 31 della 2019 (di cui 2 “Selezione”); a questi, siccome i vini erano pochi, sono state aggiunte 16 Etichette di ROSSO DI MONTALCINO (6 della 2023, 9 della 2022 e 1 della 2021). 30 le Aziende coinvolte e 30 i panelist scelti tra giornalisti, critici e ristoratori cui era stato demandato il compito di scegliere quale annata fosse la “migliore”. Conti della serva alla mano, per 19 giudici ha vinto la 2020 (ma solo per 0.2 Punti), 7 hanno preferito la 2019 e 4 hanno decretato un salomonico pareggio. E io? Beh, io ero lì a domandarmi cosa ci facessi in un simile contesto ma principalmente (forse) a rappresentare il “ramo cattivo” del corpo giudicante. Comunque ho fatto il mio lavoro cercando di rimanere obiettivo fino alla fine, evitando quel “è BBono” che naturalmente si fa strada sul taccuino degli appunti dopo una trentina di assaggi. IL BRUNELLO DI MONTALCINO Dal nome dato inizialmente dai contadini di Montalcino all’uva (poi identificata come Sangiovese Grosso) con cui veniva prodotto un vino famoso già a metà dell’800 per Qualità e capacità di invecchiamento. Almeno due anni di legno e 4 mesi di bottiglia (6 per la versione Riserva) è il “quanto” bisogna aspettare prima di poterne assaggiare un bicchiere. DOC nel 1966 e DOCG nel 1980 (la prima), “vittima oggi” di un Disciplinare che sembra inseguire più il mercato che la tradizione, il Brunello ha saputo ricavarsi un posto di primissimo piano tra i vini di tutto il mondo. L’ANNATA 2019 Una vendemmia eccezionale per Qualità delle uve, frutto di un’annata da incorniciare. A un inverno freddo è seguita una Primavera abbastanza piovosa da fornire ai terreni l’acqua necessaria a gestire un’Estate moderatamente calda e priva di eventi atmosferici di forte intensità. Le temperature miti e le forti escursioni termiche del periodo che ha preceduto la vendemmia hanno poi consentito di portare in cantina uve perfette in grado di dare vini con un elevatissimo potenziale evolutivo.   L’ANNATA 2020 Altra bella annata che, dopo una Primavera abbastanza secca, ha beneficiato, tra Giugno e Agosto, di precipitazioni equilibrate e temperature che solo in brevi periodi hanno avuto picchi eccessivi. Meglio che altrove è andata nelle zone a quota più elevata (che hanno potuto beneficiare delle forti escursioni termiche), tuttavia il risultato finale sembra essere quello di una serie di vini ricchi di sfumature fruttate e floreali, particolarmente suscettibili dello stile delle diverse Aziende e, complessivamente, immediati e bevibili (forse troppo).   GLI ASSAGGI Subito dopo la conclusione della degustazione, il buon Maurizio Valeriani ci ha fornito “nome e cognome” dei vini assaggiati e, con mirabile opera manuale, ha riportato i voti di ciascun panelist in tabella decretando medie, vincitori, vinti, buoni e cattivi (solo io o quasi, stando ai punteggi dei miei colleghi). Di seguito Vi do notizia della “TOP TEN” dei Brunello e della “TOP FIVE” dei Rosso cui aggiungo la mia personalissima “TOP FOUR”, quella dei Brunello cui ho affibbiato almeno 90 Punti (in aggiunta alla quale metto il migliore dei Rosso e due Brunello che a 90 ci sono “quasi” arrivati).   I BRUNELLO DI MONTALCINO In evidenza il punteggio medio, tra parentesi “il mio”. – 37. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, FRANCO PACENTI: 92.9 Punti (87); – 64. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, LA MAGIA: 92.30 Punti (88); – 50. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, TORNESI: 92.17 Punti (85); – 74. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, MASTROJANNI: 92.03 Punti (90); – 81. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, LISTINI: 91.97 Punti (89); – 72. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, CELESTINO PECCI: 91.90 Punti (87); – 61. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, VILLA AL CORTILE: 91.83 Punti (86); – 57. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, CELESTINO PECCI: 91.83 Punti (89); – 69. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, PIAN DELLE QUERCI: 91.79 Punti (85); – 44. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, PININO: 91.77 Punti (88); – 46. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, TENUTA LA FUGA: 91.77 Punti (86). I ROSSO DI MONTALCINO In evidenza il punteggio medio, tra parentesi “il mio”. – 9 ROSSO DI MONTALCINO 2023, ARGIANO: 88.54 Punti (84); – 8 ROSSO DI MONTALCINO 2022, TENUTA DI SESTA: 88.50 Punti (85); – 10 ROSSO DI MONTALCINO 2023, TENUTA LA FUGA: 88.50 Punti (85); – 15 ROSSO DI MONTALCINO 2022, COLLEMATTONI: 88.48 Punti (85); – 13 ROSSO DI MONTALCINO 2022, SCOPONE: 88.45 Punti (87); – 14 ROSSO DI MONTALCINO 2023, FATTORIA DEI BARBI: 88.45 Punti (87). I MIEI “PEZZI DA NOVANTA” (E TRE “QUASI) In evidenza “il mio” punteggio, tra parentesi quello medio. – 7. ROSSO DI MONTALCINO 2023, CAMIGLIANO: da uno sfondo floreale emergono note di visciole e un ricco corredo boschivo che oltre ai piccoli frutti non si dimentica di evidenziare umidità e humus. La peposa speziatura stuzzica il naso e predispone alla calma di una presa di tabacco. Sorso coerente, vergato da una freschezza cui la sapidità tiene tenacemente testa. Decisi ma educati i tannini e fruttato il finale di un vino con i piedi ben piantati per terra, fedele a un territorio e a un’identità contadina di cui, troppo spesso, molti si dimenticano. Da bere ascoltando PUT THE BLAME ON MAME di ALLAN ROBERTS e DORIS FISCHER (cantata da una ANITA ELLIS che presta la voce a RITA HAYWORTH). 89+ Punti (88.07). – 20 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, FERRERO: forse il naso più maturo della batteria, ricco di amarene, ciliegie e fragole, rinfrescato dalla melagrana, dall’arancia rossa e fors’anche dal pompelmo rosa. Sorso di agilità inattesa, quasi sbarazzino, reso interessante dai tannini un po’ scorbutici e dalla lenta ma inesorabile progressione gustativa. Andrebbe aspettato parecchio ma…adesso è davvero gustoso! Da bere ascoltando AUBERGE di CHRIS REA. 91+ Punti (90.66). – 49 BRUNELLO DI MONTALCINO “COSTA DI MONTE” 2019, TENUTA DI SESTA: olfatto complesso e articolato che tra more e ciliegie lascia spuntino le viole Ma l’accento dovete metterlo sulle vegetalità, spesso ortolane e non dimentiche neppure della lattuga e lasciare poi che subentri la calma del tabacco, quello del toscano fumato al tramonto e che gli ultimi squilli siano per il sottobosco e la liquirizia. Sorso maschio, deciso, fresco forse anche oltre l’atteso e tenuto vivo da tannini preziosi ancorchè mai supponenti. Elegante ma affatto snob, dovrete trattenerVi se non vorrete finire la bottiglia. Da bere ascoltando DON’T STOP ME NOW dei QUEEN. 90/91 Punti (91.23). – 74 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, MASTROJANNI: olfatto scuro, fatto di bosco resinoso, more (spine comprese), foglie secche, tè, salvia, salsedine, mineralià ferrosa (arrugginita direi) e una bella sottolineatura di pelliccia. Sorso di bell’equilibrio che parte da un’arrembante freschezza per proporre una inarrestabile progressione di minerale sapidità che, grazie anche ai solleticanti tannini e all’intrigante speziatura del finale rende il sorso particolarmente gustoso. 89/90 Punti (92.03). – 75 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, COL D’ORCIA: i piccoli frutti rossi sono selvatici e ammiccanti, le violette un tocco di gentilezza nella rustica eleganza dei fiori gialli, le erbe aromatiche imperano e la radice di liquirizia sposa la resinosa freschezza del bosco estivo. Sorso dritto, di tagliente freschezza ben equilibrata dagli stuzzicanti tannini e con un finale simpaticamente saporito. Un vino dalla muscolatura definita ma mai “pompata”. 90/91 Punti (90.28). – 79 BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, CASTELLO TRICERCHI: olfatto scuro, segnato da humus e prese di tabacco, intarsiato di ferro e grafite e appena illuminato dai rossi riflessi della ciliegia matura. Sorso “wow” che mostra freschezza e tannini mirabilmente in equilibrio e sfodera con lentezza studiata una lama minerale. Chiude su succose freschezze d’arancia lasciandoci con la voglia di berne un altro bicchiere. 90 Punti (91.45). – 80 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, POGGIO DEGLI ULIVI: al naso è leggiadro e propone svolazzi floreali, freschezze d’arancia, graffi grafitici (che fanno quasi rima); non manca la ciliegia e la chiusura accenna a tabacco, terra umida e cacao. Il sorso, segnato dai setosi tannini e dall’incalzante mineralità, lascia che il cacao diventi caffè e che il finale sia di inattesa verticalità. Un bell’esempio di Brunello che “sarà”. 89/90 Punti (89.03).   E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE (e a Maurizio Valeriani) per avermi invitato a far parte di questo panel di assaggio. È stata una bella esperienza che mi ha consentito di rafforzare alcune mie convinzioni riguardo a cosa significhi oggi BRUNELLO DI MONTALCINO, alla posizione assunta dai Produttori rispetto al mercato e alla Tradizione e a quello che sarà il futuro di un vino così iconico. Spero ci possano essere altre giornate così, per ora…mi predispongo a un 2025 che si preannuncia ricco di assaggi interessanti   Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

16 Gennaio, 2025

ANTICA TENUTA PALOMBO, la masterclass (by GAMBERO ROSSO)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Dicembre, GAMBERO ROSSO ha organizzato, presso la GAMBERO ROSSO ACADEMY, una interessante masterclass dedicata al Territorio di Atina (FR) e ad ANTICA TENUTA PALOMBO. Una serata durante la quale Marco Sabellico e Pierpaolo Pirone (enologo dell’Azienda) hanno raccontato storia e produzioni di quella Valle di Comino, a ridosso del Parco Nazionale d’Abruzzo, per lunghi anni dimenticata e che oggi riempie nuovamente i nostri bicchieri di vini interessantissimi che, per l’occasione, sono stati accostati alle creazioni dello Chef Marco Brioschi.   L’AZIENDA ANTICA TENUTA PALOMBO nasce per mano di Giovanni Palombo che, nel 1980 decise di ridare slancio alla viticoltura in una zona nella quale era praticata sin dal tempo dei Romani e dove sin dal 1860 affondano le radici vitigni come Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Sauvignon Blanc e Semillon che Pasquale Visocchi, appassionato di viticoltura e allora Ministro dell’Agricoltura del Regno di Napoli, portò con sè dalla Francia. Palombo, a metà degli anni ’90 sostenne fortemente la nascita della DOC ATINA credendo fermamente nel fatto che le produzioni vinicole della zona nulla avessero da invidiare a quelle bordolesi. Oggi l’Azienda è di proprietà della Famiglia Mastrantoni che alla coltivazione dei vitigni internazionali ha accostato con grande convinzione quella degli autoctoni Lecinaro e Maturano. GLI ASSAGGI 9 le etichette in degustazione tra cui il “biglietto da visita” dell’Azienda, quel “CAPRALITT” vestito elegantemente di stagno che mette insieme Cabernet e Merlot. Date un’occhiata alle mie note d’assaggio e correte a provare di persona!       – SPUMANTE METODO MARTINOTTI “AMANTATA” EXTRA DRY: 4 mersi di autoclave per questa falanghina che tra fiori e frutti bianchi lascia intravedere una nota di incenso e sottili richiami di frutta secca. Sorso immediato e vivace, forse un po’ troppo “bollicinoso” ma affatto disturbante. Un sorso easy dotato di buona persistenza. 84 Punti.   – LAZIO IGP MATURANO 2022: moscateggia dolcezze di mandorla, pesca, camomilla e fiori d’acacia mentre spinge sull’acceleratore delle amaricanti note di timo, salvia per poi chiudere minerale. Sorso caldo e sostanzioso, quasi ciccione ma estremamente agile, dotato di viva freschezza. Bella la rispondenza con l’olfatto e molto interessante la progressione gustativa che, dalle iniziali dolcezze, lascia che l’attenzione si sposti sui toni erbacei e amaricanti prima della lunga chiusura sapido-piccante. 86 Punti con, forse, un +. – LAZIO IGP SAUVIGNON BLANC 2023: sembra voler raccontare di frutta esotica ma subito cede le armi all’incalzante armata vegetale e pomodorosa lasciando che l’interesse si riaccenda grazie all’atmosfera salmastra che pian piano prende possesso del naso. Fresco e meno sapido di quanto atteso dimostra buon equilibrio e chiude simpaticamente agrumato. 84+ Punti.   – FRUSINATE IGP ROSATO “ROSA INVIDIATA” 2023: un Merlot che mixa rustica presenza a eleganze floreali di geranio e rosa. Poi, vegetalità spesso inespresse sposano ciliegie croccanti e freschezze di melagrana e pompelmo. Sorso di bella freschezza e comparabile mineralità che aggiunge ai descrittori olfattivi vegetalità balsamiche e una chiusura appena troppo ciliegiosa. Al di là del punteggio, un rosato davvero interessante. 85+ Punti. – FRUSINATE IGP MERLOT 2020: il naso rivela frutti di bosco scuri e sotto spirito in una atmosfera eucaliptica e. Il sorso segue note di ginepro ed erbe aromatiche sottolineando freschezza e sapidità nonostante il calore alcolico e si allunga su interessanti e persistenti vegetalità. 86- Punti.     – ATINA DOP CABERNET 2021: balsamicità vegetali precedono l’inesorabile incedere dei piccoli frutti rossi e neri. Segue una nera speziatura fatta di pepe e chiodi di garofano che, presi per mano i sottili toni grafitici, inducono a un sorso fresco e sapido che rivela un crescendo chinato e di caffè appena tostato. Manca un po’ di polso e quindi, nel pur piacevole finale, crolla lasciandoci con un ché di inespresso. 85+ Punti. – ATINA DOP CABERNET “DUCA DI CANTELMO” 2020 RISERVA: già al naso rivela un animo “carico” che ricorda i vini di qualche anno fa. Amarena e ribes si mescolano a legni nobili e grafite. Pian piano si rivela anche il suo animo vegetale ma…forse la caraffa aiuterebbe a snellirne il corpo distogliendo l’attenzione dalla grande concentrazione. In bocca il calore non manca di certo ma i tannini, la sapidità e la progressione vegetale aiutano a gestire l’alcol fino alla chiusura persistente e fruttata 85- – Punti. – FRUSINATE IGP ROSSO “CAPRALITT” 2018: Cabernet e Merlot a mezzi, uve superselezionate e “duecentopercento” legno nuovo per un vino “importante” già dal vestito (quell’etichetta in stagno che riproduce le foglie del Cabernet). Naso imponente che tra frutti rossi e neri maturi lascia spazio a note balsamiche di legni nobili ed eucalipto prima che la liquirizia e le tostature di cioccolato e caffè monopolizzino il palcoscenico olfattivo. Sorso materico e di ostentata eleganza, molto coerente con l’olfatto e di lunghezza consona. Non per me ma, sicuramente per molti; in ogni caso un vinone. Peccato che il “duecentopercento” sia davvero troppo. 88/89 Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO “PRIMIS” EXTRA BRUT: 85 parti di Lecinaro e il saldo di Maturano Bianco rivelano un animo giallo di ginestre, fiori di campo e cedro. Intrigano le note amaricanti e vegetali di timo e anice stallato mentre sbuffi minerali e pasticceri lasciano liberi i pensieri. Sorso cremoso e stuzzicante, di viva freschezza e piacevole persistenza. 36 mesi sui lieviti davvero spesi bene! 87/+ Punti. E QUINDI? E quindi mentre per me si tratterà di approfondire l’argomento “Valle di Comino” (e per Voi di aspettare altre mie parole in merito) è il momento dire GRAZIE a GAMBERO ROSSO per avermi ospitato e ad ANTICA TENUTA PALOMBO per l’impegno costantemente profuso nella valorizzazione del Territorio. Per tutti: STAY TUNED.     Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

9 Gennaio, 2025

BOLLICINE 2024 (by Decanter Wine Academy)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 7 Dicembre, DECANTER WINE ACADEMY ha organizzato la seconda Edizione di BOLLICINE, Evento dedicato aglio spumanti di tutta Italia (e non solo). Una nuova location (l’elegante “voliera” di Villa Piccolomini a Roma) e un numero di Aziende (OTTANTOTTO) financo esagerato, hanno decretato il successo di una due giorni spumeggiante onorata da pubblico numeroso accorso per “brindare” alle imminenti festività.     GLI ASSAGGI Come già accennato c’era tanto, forse troppo da assaggiare. Un percorso a ostacoli tra Metodi Classici, Metodi Martinotti e…tanta gente curiosa. Non avevo troppo tempo a disposizione e allora ho cercato il nuovo in mezzo a tanti nomi conosciuti. Dai circa quaranta assaggi fatti ho estrapolato una personalissima “TOP SEVEN” (all’interno della quale troverete tre vini “fermi”) che rispecchia un po’ la mia ormai nota cattiveria e un po’ il fatto che beh…m’aspettavo qualcosa di più. Ad ogni modo Voi date una letta alle mie note di assaggio, criticatele, suggeritemi alternative, ficcate il naso e…condividete. – TERRE DI OFFIDA DOC PASSERINA SPUMANTE EXTRA BRUT, LE VIGNE DI CLEMENTINA FABI (MARCHE): un Martinotti lungo (10 mesi) per un naso di interessantissime vegetalità. Sono l’anice stellato, il tarassaco e la liquirizia a guidare le danze mentre sullo sfondo restano i piccoli fiori bianchi di quel prato verde, un accenno di prugna gialla, agrumi e la crosta del pane appena sfornato. Sorso fresco, ben sapido, caratterizzato da un’effervescenza briosa ma mai sopra le righe capace di riproporre tutto quanto inizialmente apprezzato all’olfatto e fare comunella con l’apprezzabile persistenza per una beva davvero gustosa. (88- Punti). – SPUMANTE METODO CLASSICO MILLESIMANTO 2016 EXTRA BRUT, ZACCAGNINI (MARCHE): olfatto solare di fieno caldo e girasoli ma al contempo di grande freschezza. Verde di mela, agrumi canditi e mentuccia, stuzzicante di erbe officinali e zenzero, ammiccante di crosta di pane appena sfornato e mandorle tostate. Sorso incalzante, vellutato ed elegante, estremamente coerente con l’olfatto e dotato di una lunga scia di minerale sapidità. (88 Punti con, forse, un -). – RUCHÈ DI CASTAGNOLE MONFERRATO 2021, PREDIOMAGNO (PIEMONTE): il naso è rosso di rose, gerani e frutta matura ma, tra quest’ultima, si fa strada un’albicocca che…che ci sta a fare?! E poi quelle note vegetali, amaricanti e cespugliose, quasi di vermouth, la freschezza dell’arancia e delle erbe aromatiche, un appena di noce moscata e una profonda vena minerale a incidere. In bocca è la freschezza quasi irruenta delle erbe officinali a prendere per mano i fitti tannini conducendo un sorso intenso e persistente che s’allunga su note di pepe e frutta che la presenza alcolica lascia percepire sotto spirito. (87+ Punti) – RUCHÈ DI CASTAGNOLE MONFERRATO “VIGNA DEL CASTELLO” 2022, PREDIOMAGNO (PIEMONTE): il naso sacrifica le fresche e amaricanti note boschive e di agrume chinotto sull’altare delle tipicità di frutto maturo rosso e nero (fragole, visciole, prugne) e rosa cercando di darsi un’aria meno snob indossando un maglioncino di pepose speziature che però non riesce a nascondere il papillon della noce moscata. Sorso di esuberanti freschezza e calore alcolico ben tenuti a freno dal tessuto tannico. Chiude profondo ed elegante (forse troppo) richiamando la frutta. (87- –  Punti). – MONFERRATO DOC ROSSO, PHILEMA (PIEMONTE): se cercate vini complicati state lontani da queste 85 parti di Freisa d’Asti con il saldo di Bonarda. Qui tutto è immediatezza: il frutto rosso, le spezie dolci, i toni erbacei e un quid amaricante di genziana, il tutto intriso di coerente rusticità e segnato da una simpatica vena minerale. Il sorso? Pronto, immediato, succoso, con i tannini al posto giusto e…”versamene un altro bicchiere che voglio assaggiarlo meglio”! (87+ Punti). – ETNA BIANCO METODO CLASSICO DOC “69/70” BRUT, LA CONTEA (SICILIA): tutto Nerello Mascalese. Della Sicilia ha gli agrumi, il bergamotto, l’arancio, il mandarino… Del Vulcano la sabbia nera, il fumo, un ché di sulfureo, i cespugli riarsi di macchia mediterranea… E poi brezze iodate di un mare lontano, zagare… Sorso morbido e cremoso, fresco, intriso di mineralità e richiami fumé con un finale i crescendo tra ricordi salmastri e agrumi canditi. Una bollicina di rude eleganza. (88 Punti). – TRENTO DOC “BRUT DE LA CROS” 2016 RISERVA, VIDI (TRENTINO): 42 mesi sui lieviti per un naso che si presenta da subito salmastro per evolvere poi nella freschezza dell’agrume e della mentuccia e nel dolce abbraccio della mela cotogna in una atmosfera pirica di quasi polvere da sparo. Sorso ricco, pieno, avvolgente e di grande coerenza con l’olfatto. Davvero una bella bolla. (88+ Punti).   Una nota per l’Azienda ALIBIS che, in quel di Mortegliano (UD) produce mele e…sidro (vabbè, quasi). Due le versioni, una “Spumante” EXTRA DRY (Metodo Martinotti) e una “0.0%” (alcohol free). Beh, assaggiateli perché…perché si! E QUINDI? E quindi, intanto, GRAZIE e complimenti agli Organizzatori per avermi ospitato ancora una volta e aver dimostrato con i fatti l’impegno profuso nel portare questo Evento al livello che gli compete (sia dal punto di vista della location che delle Aziende presenti) e poi… E poi la semplice considerazione che un conto è “dire” bolle e un conto è “farle” (BENE). Il Metodo Italiano mi sembra stia segnando il passo, preda di mode e facili consumi mentre il Metodo Classicoha bisogno di pazienza e non di nascondere dietro la scusa di una beva più easy voglie di accaparrarsi fette di mercato diverse dal solito. In una parola: aspetto Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

2 Gennaio, 2025

"TURDACONE" TENUTA PALLOTTA (la verticale)

IL COSA E IL DOVE In un freddo e piovoso Giovedì d’Inverno il MUSEO DEL VINO di Monte Porzio Catone ha ospitato un Evento assolutamente unico: una verticale, condotta da Jacopo Manni, di “TURDACONE” (LAZIO IGT ROSSO), vino quantomeno “naif” prodotto da Renato Boni (TENUTA PALLOTTA). Cabernet Franc e Tintilia, due vitigni che nulla hanno a che fare con il Territorio ma scelti da Renato proprio per questo. Piantati “di nascosto” da un vignaiolo che fa vino per il piacere di berlo, raccontano, proprio per la loro estraneità al Vulcano Laziale, forse meglio di qualsiasi altro non solo il Territorio ma, anche e soprattutto, l’elemento fondamentale di quello che i cugini francesi (e anche noi che ci atteggiamo a enofighetti) chiamano Terroir: l’UOMO (scritto tutto maiuscolo). Prima annata la 2015, un CRU e 3000 bottiglie, questi i numeri di un vino irriverente già dal nome di fantasia (indagatene il significato). “TURDACONE” è figlio unico di un “dove” unico, di una delle poliedricità di quel Vulcano Laziale mai uguale a sè stesso e che Vi invito a scoprire sulla Vostra pelle (non solo nei vini che sa regalarci), magari sudando l’anima mentre scorrazzate in bici su e giù per i suoi versanti. “TURDACONE” è figlio di un Vignaiolo che sta agli schemi forse meno di quanto io stia alla danza classica. “TURDACONE” è il grido di un’enologia dimenticata, un bicchiere di protesta.   GLI ASSAGGI Fuori schema fino alla fine, Renato trasforma anche la “verticale” in una “diagonale” che parla forse più di “umori” e stati d’animo che non dell’evoluzione di un vino. Una “diagonale” che lascia per ultima un’annata 2015 che, a detta sua e di Jacopo, ha rischiato fino all’ultimo di non finire nel bicchiere e che invece…leggete! 2017: da un’annata con piogge zero mi approccio al bicchiere aspettandomi tanta concentrazione e poca freschezza. E appena ficcate il naso dentro il bibente ecco il vulcano! Cinerino, minerale, nasconde il frutto dietro il camino regalando sensazioni materiche, quasi polverose. È come se, camminando in soffitta soffiaste su un vecchio libro scoprendo inattese balsamicità e freschezze di lavanda. Il sorso conferma l’olfatto ma sembra voler concentrare tutti gli zuccheri appena entrato in bocca. È frutto profondo, in confettura, che prova a stemperare con le morbidezze l’incedere di una Tintilia che accosta sangue e ferro al peperone verde del Cabernet. Poi è un crescendo minerale che stende un velo sulla frutta e lascia che l’attenzione si posi su una sapidità che stimola la beva fino alla chiusura che lascia che la dolcezza del frutto faccia di nuovo capolino. È un vino duro, di poche parole…ermetico…dal fascino misterioso. (88- Punti) – 2018: unica annata ad aver passato qualche tempo dentro due botti molto vecchie, lascia che al naso la vaniglia alzi comunque un po’ troppo la voce. Dolcezze che poi non si ritrovano in un assaggio più fresco, meno carico di frutta, elegante (ma con le sneakers) e comunque di grande beva. Solo 1200 bottiglie e 84+ Punti.     – 2020: un olfatto fresco e pietroso che qua e là lascia intravedere polvere e ricordi. Assaggio saporito che evidenzia acidità elevatissime di quasi Barbera, più vegetale e meno ematico. Un vino che sa di consapevolezza, un pugno in faccia al sistema e alle logiche. (88+/89- Punti).   – 2016: accostando il bicchiere al naso sentite puzza di temporale! L’aria sfrigola e l’atmosfera è pirica, le vegetalità alzano la testa e si fa strada un profondo solco mentolato, empireumatico direi, che s’accosta al tabacco e a un’idea di sagrestia cui, in chiusura, s’aggiunge un ché di marino e di smalto. In bocca dilagano freschezza e amaritudini, i tannini mettono la testa a posto e caffè e cacao 90% fanno schioccare la lingua. Forse troppo chinata la chiusura ma…che vino! (91/92 Punti). – 2015: prima annata, quasi una “prova d’autore” e… Già alla prima olfazione capite di trovarVi di fronte a un vino assurdo! Schietto, non ci tiene a nascondere il proprio legame con la terra e con la fatica. Quella nota rustica e di quasi pollaio è maledettamente aderente al vino in quanto “frutto della vite e del lavoro dell’uomo”. Nessuna smanceria, nessun imbellettamento, il frutto rosso è quello della visciola (ché l’amarena è roba da fighetti e qui nessuno lo è), il resto è vulcanica mineralità, pietre bagnate e graffi amaricanti di foglia di peperone. Un sabba di descrittori che si rinnovano ogniqualvolta ficcate il naso nel bicchiere. Il sorso è voglia e conseguenza, quasi rivolta. Quello che avevate percepito al naso ve lo urla in faccia, non chiede attenzione, se la prende! Un vino punk (sicuramente tra i trenta migliori assaggi del 2024). Da bere ascoltando THIS IS NOT A LOVE SONG dei PUBLIC IMAGE LIMITED (P.I.L.). (94 Punti con un bel +). E QUINDI? E quindi mi toccherà disturbare Renato, andare a rompergli le scatole in cantina, magari per riassaggiare quel “PRIGIONIERO” (FRASCATI SUPERIORE DOCG) che meriterebbe gli dedicassi un altro articolo oppure…per mettere in cantina qualche bottiglia di un vino sorprendente almeno quanto il suo Produttore       Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

26 Dicembre, 2024

TREEVENTITRE (e qualche vino)

IL COSA E IL DOVE Il fine settimana 30.11/01.12 è stato decisamente troppo ricco di Eventi per gli enoappassionati romani. 3 Eventi in due giorni sono davvero difficili da gestire rischiando di lasciare con l’amaro in bocca organizzatori, Aziende e quanti intendono parteciparvi per assaggiare. Allo StarHotel Metropole era il MONDIAL DES VINS EXTREMES (organizzato dall’instancabile GOWINE),all’Hotel Excelsior il sempre attesissimo SPARKLE (organizzato da CUCINA & VINI) e la Città dell’Altra Economia ospitava UVA FIERA (creatura di LA PECORA NERA EDITORE). Dove andare? Come riuscire a incastrare le cose per non far torto a nessuno? E poi: riuscirò ad avere l’autocontrollo sufficiente a non “fare bingo” considerando il numero di etichette tra le quali scegliere? Beh, a conti fatti posso dire di essere stato abbastanza bravo. Ho onorato tutti (gli Organizzatori) facendo torto solo a molti Produttori dei quali, per forza di cosa, non ho davvero potuto assaggiare le eccellenze. Ora però che sono di fronte a una pagina bianca, resta il problema di come fare a raccontarVi il mio percorso di assaggi senza finire in un 2025 che ormai è davvero dietro l’angolo e che sarà sicuramente ricco di altri appuntamenti cui dare conto. GLI ASSAGGI Allora, credo che la soluzione migliore per salvare capra e cavoli sia quella di mettere mano alle mie personalissime classifiche e dirVi di quei vini che sono riusciti a salire sul mio podio ideale (o poco più). Dunque qualche vino per ciascun Evento accontentando (forse) tutti gli Organizzatori e scontentando (ahimè) più di qualche Produttore (e magari anche la Vostra Curiosità). Prendete come di consueto con le molle le mie classifiche e i miei punteggi (soprattutto quelli visto quanto sono “tirato” rispetto alla gran parte dei “colleghi”), assaggiate, criticate, suggerite e condividete. MONDIAL DES VINS EXTREMES – SLOVENJA ZGP GORIŠKA BRDA MERLOT 2018 RISERVA, DOLFO (SLOVENIA): chi cerca rotondità di frutto si faccia da parte! Questo Merlot rompe gli schemi e insegna a quelli che “le pirazine sono segno di mancata maturazione” quanto il vino vada oltre la chimica che si studia. Dritto, duro, tagliente e arido come le rocce del Carso, irretisce con una finta di frutti neri maturi, guarda all’Oriente delle spezie, graffia la schiena con unghie vegetali e, dopo un urlo minerale, chiede la calma del tabacco. In bocca sono muscoli e schiaffi. Nessuna violenza, per carità! Lascia che si rilevi il frutto e immaginare la donna ma chiede concentrazione sugli spigoli e mette di fronte alla femmina, accenna all’amore ma è sesso. Nessuna smanceria, pura passione! Per me “IL” Merlot di questo 2024 che stiamo ormai per salutare. Da bere ascoltando FOUNTAIN OF YOUTH di LATCH KEY KID (91/92 Punti). – ALEATICO DELL’ELBA DOCG PASSITO 2019, ACQUABONA (TOSCANA): all’intensità dei piccoli frutti rossi seguono fichi secchi e datteri e poi gli agrumi (canditi), il tabacco (quello calmo della pipa), il cacao e un appena di smalto che…mannaggia! Il sorso è caldo, materico e dinamicissimo, sempre in divenire! Freschezza e sapidità sugli scudi nonostante i 180 gr/l di zuccheri. Chiude tra sale e tannini con l’amaro in bocca (anzi, al naso) di quello sgarbo all’olfatto. (88 Punti, ma sono cattivo e…avrei potuto dargliene di più). – VALLE D’AOSTA DOC MAYOLET “COIN NOBLE” 2023, CAVE DES ONZE COMMUNES (VALLE D’AOSTA): strilla piccoli frutti e prati di violette mentre una sottile speziatura Vi fa prudere il naso. Segue un sottobosco che si sta asciugando dopo il temporale mentre la mineralità granitica, molto più che una lontana percezione, fa sentire la sua presenza a suon di pietre d’inciampo. In bocca denota equilibrio nonostante una scapestrata gioventù fatta di rimarcate memorie olfattive forse un po’ troppo soliste e poco corali. Chiude minerale lasciando la voglia di un altro sorso. (87+ Punti). – COLLI DI CONEGLIANO DOCG REFRONTOLO PASSITO, 2016 COLVENDRÀ (VENETO): chi pensasse al Refrontolo come all’ottavo nano si troverebbe di fronte a un gigante che si muove su un palcoscenico di spezie d’Oriente, tostature di caffè e fumose atmosfere. Un palcoscenico sul quale danzano prugne e ciliegie sotto spirito, un sottobosco fatto più di humus che di piccoli frutti, balsamicità di china e liquirizia soffi mentolati… All’ampiezza del naso corrisponde la verticale altezza di un assaggio energico, certamente dolce ma intriso di profonda sapidità e sostenuto dalla finissima trama tannica, con una lunga chiusura fruttata e balsamica. (Quasi 89 Punti, quasi…). SPARKLE – FRANCIACORTA DOCG EXTRA BRUT MILLESIMATO 2019 (SBOCCATO 03.24), TERRE D’AENÒR (LOMBARDIA): s’approccia simpatico al naso con una nota sbarazzina di pop corn prima di rivelare una floreale dolcezza d’animo e la sostanza di una frutta matura affatto dimentica degli agrumi. Il sorso è cremoso e avvolgente, fresco e più salato che sapido, rilassa, appaga, invoglia e, nel finale, sorprende con una scudisciata minerale. (90 Punti).   – TRENTO DOC “907” 2018 RISERVA EXTRA BRUT, CANTINA D’ISERA (TRENTINO): un naso che sembra inizialmente vergognarsi della propria esplosività. Vi costringe all’attenzione per capire se quell’idea sapida sia mineralità o mare antico divenuto ormai roccia. Un naso che dietro la frutta, gli agrumi e la pasta appena lievitata profuma di fatica e di conquista. In bocca è un concerto in cui la cremosa effervescenza si armonizza con la sostanza fruttata evolvendo in un finale decisamente salato. Da bere ascoltando SEVEN INTO THE SEA degli IN TUA NUA. (93 Punti). – TRENTO DOC “1907” 2016 RISERVA BRUT (MAGNUM), CANTINA D’iSERA (TRENTINO): caldo e roccioso, al naso non dimentica gli agrumi canditi, le erbe aromatiche, il richiamo del forno del paese e un tocco di rustica eleganza contadina. Sorso cremoso e molto coerente, deciso nei toni fresco-sapidi si “ripulisce” (ahimè) di quella intrigante rusticità e sfodera una chiusura salata che quasi ricorda l’acciuga. (91 Punti).   – TRENTO DOC “TRACCE” 2011 RISERVA, MOSER (TRENTINO): lo metto tra i vini da riassaggiare assolutamente (ne era rimasto giusto quel quid per sporcare il bicchiere) per l’impressione fattami. A naso un passo avanti rispetto all’ormai famosissimo “51.151”, fresco come l’aria della Val di Cembra, dritto come la strada che si impenna sotto le ruote e non ha curve dopo le quali “spiana”. Quasi opulento già al naso, sciorina note che vanno dalla frutta candita agli idrocarburi con la leggerezza che si impone alla pedalata di uno scalatore. (Gli do 89 Punti praticamente alla cieca e lo aspetto alla prossima tappa. – LESSINI DURELLO DOC PAS DOSÉ “AMEDEO ÉVOLUTION” 2012 RISERVA (DEGORGIATO 2023) CA’ RUGATE (VENETO): elegante già all’occhio, si presenta al naso ampio e pasticcere, sciorinando lieviti appena sfornati, scaglie di mandorle tostate e pralinate, miele e crema di limone. Della frutta c’è forse il melone ma l’accento è sull’atmosfera balsamica e fumé che tutto pervade. In bocca è fresco ma antepone a tutto quella sapida mineralità che governa anche la chiusura facendo comunella con ricordi di frutta secca. (90 Punti). UVA FIERA – ASPRINIO DI AVERSA DOC (VIGNETI AD ALBERATA) “HERA NOVA” 2021, CAVASETE (CAMPANIA): il primo impatto è spiazzante! L’arancio candito sembra voler comandare ma poi arriva la foglia di limone a togliere dolcezze, il pompelmo a fare da paciere, il rosmarino a raccontare l’amaro assiema a una nota ortolana di sedano rapa e la mimosa a illuminare un palcoscenico altrimenti carico di fumo. L’assaggio ha la freschezza della brezza che asciuga il sudore in cima allo “scalillo” e alle dolcezze lascia si preferiscano una pesca non matura che fa comunella con le erbe aromatiche e la sottile speziatura che accompagna una sapidità iodata e piccante. Sa di fatica e allegria, sa di vita nei campi. Da bere ascoltando FRONNE della NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE. (89+ Punti). – VINO BIANCO “L’EQUILIBRISTA” 2017 RISERVA, UCCI CANTINA URBANA (PIEMONTE): Timorasso, 3 giorni di macerazione, 6 mesi sulle fecce fini, vetro e…nient’altro. Giallo come le sensazioni che regala, quelle della frutta matura e del miele, del fieno essiccato al sole e della camomilla che, in chiusura, si arricchiscono di una bella messa in moto di idrocarburi. Un refolo balsamico che sa di quasi finocchio selvatico introduce a un sorso voluminoso fatto di sedicigradialcolici addomesticati con maestria dalla verticale freschezza. Soddisfa la sete e, mentre chiude con un simpatico ossimoro dolce-piccante, lascia spazio ai pensieri e fa allargare le braccia come un funambolo. Da bere ascoltando IL CIRCO di STEFANO ROSSO. (88 Punti ma, forse, 89-). – TERRE SICILIANE IGP SYRAH “SIKANE” 2017, BARONIA DELLA PIETRA (SICILIA): al naso, della Sicilia ha subito le arance, poi arrivano i frutti di bosco, la violetta, la macchia mediterranea con i cespugli di timo e rosmarino e quell’Oriente di spezia che, di nuovo, fa tanto Sicilia. In bocca l’ingresso è fresco di una menta che lascia poi spazio a quei frutti di bosco che, insieme a una pacata nota di vaniglia, stondano la fitta trama tannica. Chiude ricordando le erbe aromatiche e sottolineando quella sapidità sul filo della quale si è articolato il sorso. (88 Punti con, forse, un +). – TOSCANA IGT ROSSO “VERNERO” 2012 (MAGNUM), SCURTAROLA-LORIERI (TOSCANA): se non avessero deciso di aprire questa magnum Vi avrei detto di un’annata 2015 che, al di là delle note floreali e della mineralità calcarea, indicava frutti scuri e sottili peposità che in bocca si sposavano a tannini sottili e conducevano ad una chiusura cupa di china, radice di liquirizia e una nota selvatica di quasi brett. Ebbene, la 2012 vorrebbe raccontare la stessa storia ma è così chiusa in sé stessa che, anche se ricorda il grappolo del Vermentino Nero, fatica ad esprimersi. Ed è forse in questo dovergli “tirare fuori” l’anima che sta il suo fascino, quella sensazione peccaminosa di frutto boero, le tende scure della china e del caffè, la sorprendente freschezza del chinotto. E in bocca evidenzia saggezza, con quella sua acidità svettante che tiene a freno i 15 gradi alcolici e la completezza dei rimandi olfattivi. Quiete e tempesta…scegliete Voi. (91/92 Punti). E QUINDI? E quindi niente. È stata una faticaccia cercare il modo di renderVi snella il più possibile la lettura di questo articolo in realtà complesso. Certo, spero che nel 2025 si possa trovare il modo di programmare gli Eventi calendarizzandoli con più attenzione. Lo dico con grande rispetto verso chi li organizza e verso chi vi partecipa (Produttori e pubblico). Detto questo, mi auguro abbiate passato un buon Natale e Vi do appuntamento a un 2025 che si preannuncia ricco di novità Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

19 Dicembre, 2024

LIFE OF WINE 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 24 Novembre, le ormai consuete sale dell’Hotel Villa Pamphili di Roma hanno ospitato la 13a Edizione di LIFE OF WINE, l’Evento degli Eventi organizzato da Roberta Perna e STUDIO UMAMI con la collaborazione di Maurizio Valeriani dedicato esclusivamente a quello che le etichette in degustazione riescono a raccontare nel corso degli anni. Un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta di emozioni spesso uniche.     GLI ASSAGGI Quasi cinquanta le Aziende presenti con una decisamente corposa partecipazione di quella Toscana del vino che, messa in questi termini, sembra essere quasi l’unica Regione disposta a condividere pezzi della propria storia enologica. In ogni caso, carne sul fuoco ce n’era tanta, come sempre troppa per uno solo come me che, quest’anno, aveva deciso di non fare programmi di sorta (se non quello di evitare al massimo le Aziende già conosciute) e di lasciarsi guidare dagli spazi che la gran folla di appassionati lasciava qua e là tra i tavoli. Novità di quest’anno una “sala stampa” dove i servitori della penna come me potevano assaggiare “in esclusiva” alcune etichette particolari. Quello che ho trovato credo possiate immaginarlo!
Emozioni a 360°, sorprese (a volte in negativo, ma si sa: al chiuso di una bottiglia gli anni non sempre passano come uno vorrebbe), conferme, Vignaioli entusiasti di condividere il proprio lavoro e tanto altro ancora. Una giornata impegnativa (penso sempre che una “due giorni” sarebbe più adeguata a questa manifestazione) fatta di una ottantina di assaggi dai quali ho estrapolato una personalissima “TOP TEN” (cui ho voluto aggiungere altre 8 etichette cui è mancato un niente per). Voi dategli una letta, assaggiate, criticate (anche i miei stiracchiati punteggi), suggerite e…condividete. I PEZZI DA NOVANTA – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2019, PLONERHOF (ALTO ADIGE): se nella 2020, le grandi botti d’Acacia austriache (Stockinger) lasciavano si presentassero le prime dolcezze di pesca qui, del frutto, avete anche la buccia con tanto di sottile peluria a solleticarvi il naso e poi un lunghissimo corteo di erbe alpine, fieno, albicocche, agrumi e forse miele. In bocca freschezza alpina e mineralità dolomitica governano un sorso di grande eleganza reso vieppiù interessante da amaritudini che, sempre parlando di pesche, ne ricordano l’osso. Dio quanto è cresciuto rispetto a due anni fa! (90+ Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2016 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): prendete la 2019, aggiungetegli tre anni di saggezza, uno spazio doppio con metà dell’ossigeno ed ecco che inizia un girotondo nel quale si prendono per mano, sambuco, pietre sbattute e anche più che un semplice accenno di idrocarburo. E l’assaggio non aiuta a dirimere il complesso sabba dei descrittori olfattivi che, ora l’uno ora l’altro, gareggiano a chi salta più in alto. Seriamente scherzosi, mai tronfi, regalano freschezze giocose traendo inesauribile energia dalla dominante sapidità. (91 Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2015 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): basta avvicinare il naso per avere l’impressione che il mondo si fermi per contemplare la cosmica ampiezza dello spettro olfattivo. Per carità, c’è poco da aggiungere rispetto alla 2016 ma è l’ordine “tedesco” della distribuzione dei singoli descrittori a lasciare basiti. Perfettamente scaffalate, ciascuna al suo posto, trovate mineralità strapiombante, dolcezza infinita e un lungo elenco di amaricanti vegetalità che dall’ortica arrivano alla mentuccia passando per il sambuco e chiudendo su timo e maggiorana. In bocca il plot di imperanti sapidità e freschezza viene gestito con non comune eleganza da una sostanza glicerica che sembra andare ben oltre i valori alcolici in etichetta rendendo il sorso un caldo abbraccio. Un vino erotico. Da bere ascoltando ONE dei METALLICA. (94/95 Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO 2015 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): degorgiato a Ottobre 2021 si approccia al naso con aromi torrefatti prima ancora che con la grande freschezza del pompelmo o la sostanza della frutta tropicale. Poi lascia giusto il tempo di intuire una distesa di fiori gialli che subito una calda, gessosa mineralità sposa il lontano provenire del profumo del pane appena sfornato… Ed è subito sorso! Un’esigenza più che una voglia quella di lasciarsi rapire dall’elegante effervescenza che rende agilissima e scattante la beva di un vino che avreste detto più intimista. L’allungo, agrumato e quasi abbrustolito segue la lunga scia di sapida mineralità lasciandoVi con la voglia di un secondo bicchiere. (90 Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO 2010 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): se la 2015 era goduriosa attrattiva la 2010, forse per una degorgiatura a Ottobre ’17 (duemiladiciassette), rivoluzionaria. Gialla di frutta matura, fiori e agrumi travia con dolcezze di tiglio, zucchero filato e miele prima di urlarvi in faccia le scure durezze del pane integrale e della mineralità di ardesia. Il sorso, mai seduto sugli allori, mostra struttura e sostanza con una schiena di freschezza sempre dritta anche quando nel finale propone rimandi d’agrume intarsiati dall’inattesa presenza di piccoli frutti rossi. Difficile trovare un vino di completezza più disarmante. Da bere ascoltando CURAMI dei CCCP. (93 Punti). – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2015 (MAGNUM), VILLA SALETTA (TOSCANA): dopo il recente e folgorante assaggio della 2019 (di cui dovreste aver letto qui) questa 2015 mette sembra voler mettere la parola fine al mio odio-amore per il Sangiovese. Si presenta con un naso freschissimissimo, vero compendio di balsamicità, frutto ancora croccante, stuzzicanti peposità e vegetalità per una volta affatto nascoste tenute insieme da una personalità nobilmente contadina. Ed è con la soddisfazione di trovarsi di fronte a un vino frutto di schiene curve e sudore che ci approcciamo al sorso, quasi a cercare in questo un ristoro alle pene del giorno. Un sorso ancora giovane, inciso da tannini elegantemente monelli che ben si adattano alla importante, glicerica alcolicità. Un vino con le palle, un vino da riassaggiare tra una decina d’anni per rimanerne ancora sorpresi. (92 Punti, che sono meno di quelli che avevo dato a una 2019 che, a tutt’oggi, mi pare essere ancora più sorprendente). – TOSCANA IGT ROSSO “980 AD” 2016, VILLA SALETTA (TOSCANA): tutto Cabernet Franc. Scuro come un bosco colorato solo dai suoi piccoli frutti, fresco di felci e scorza d’arancia amara, chiude l’olfatto tra liquirizia, cassis e note verdi e varietali. Sorso teso e ampio che mostra la levigatura dei tannini e punta sulla sapidità pur nell’indecisione del mostrare quella marina o quella minerale. Chiude lungo e pensieroso tra fumo e tazze di tè. Giovane, deve ancora trovare la propria strada. (91/2 Punti). – COLLI APRRUTINI IGT PECORINO “CORTALTO” 2015, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): sorvolate un attimo sulle note di melone invernale pesca bianca e cedro, perdeteVi tra le fresche aromaticità di basilico, maggiorana e timo e concentrateVi infine su quell’idrocarburo che non ce la fa proprio a stare zitto. Il sorso riempie senza mai stancare, raccontando di una profonda, iodata sapidità e rimarcando le note di erbe aromatiche percepite all’olfatto senza dimenticarsi, in chiusura, di una elegante pennellata di cera d’api. (91 Punti) – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2012, FARAONE (ABRUZZO): un anno di differenza, solo uno rispetto alla 2013 ma tutt’altro vino. Il naso è un gioco a nascondino di descrittori che sembrano temere di risultare ineducati urlando le proprie verità. In una ariosa, balsamica atmosfera, solleticati da pepose pruriginosità Vi darete una stropicciata al naso prima di lasciarVi abbracciare dalla dolce succosità della pera matura e dal profumo dell’acacia in fiore. E saranno infine le ataviche memorie di amaricanti vegetalità a risvegliarVi dall’ipnotico mormorio dello zafferano. Il sorso è caldo come il sole che matura le messi e brucia le spiagge ma scorre agile come un surfista che approfitti della lunga onda adriatica. La freschezza è più che una brezza (e una rima) e lascia sperare che Federico abbia ancora qualcuna di queste bottiglie in serbo per emozioni di un futuro remoto. Da bere ascoltando PEEK-A-BOO! dei DEVO. (93 Punti) – BOLGHERI DOC VERMENTINO “SOLOSOLE” 2011, POGGIO AL TESORO (TOSCANA): si apre al naso su burrose note pasticcere di crostata di mele, crema al limone, creme brulée e nocciole per poi mostrare mineralità di pietra bagnata e chiudere tra spezie dolci e durezze balsamiche di tè. In bocca è rotondo, morbido ma con una schiena assolutamente dritta. Decisamente più verticale di quanto il naso avesse lasciato supporre spinge su iodate sapidità e non nasconde vegetalità di sambuco chiudendo poi su persistenze fruttate. (93 Punti). QUELLI CHE “QUASI NOVANTA” – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2018, VILLA SALETTA (TOSCANA): spinge sull’acceleratore delle spezie prima ancora che sul frutto cercando di rimanere fedele alle tipicità del vitigno senza nasconderne gli spigoli e lasciando ampio spazio a pensierosi tabacchi tirati fuori dalla sacchetta di pelle e freschezze di chinotto. In bocca mostra senza vergogna i tannini dei quali vive, sostanza e concentrazione. Un Sangiovese che sembra strizzare l’occhio a Montalcino e che, proprio per questo, mi piace meno di quanto potrebbe (e, forse, dovrebbe). (90- Punti) – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2013, FARAONE (ABRUZZO): Trebbiano (anzi, Passerina)… Vitigno “neutro” dicono… A costoro mettete sotto il naso le complessità olfattive di questa 2013! Strizza subito l’occhio all’ombroso e più blasonato Riesling per poi distendere al sole le proprie grassezze di frutta gialla matura. E proprio come un riesling rialza poi la testa evidenziando freschezze di bosco, quasi resinose per chiudere su note di pasticceria candita. Il sorso ha l’ampiezza dell’Adriatico e la verticale freschezza di un Appennino che, spesso scontroso, vuole attenzione per aprire il proprio cuore. Da bere ascoltando PLEASE DON’T di MILO GREENE. (90- Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2014, PLONERHOF (ALTO ADIGE): un vitigno difficile, un’annata difficile… Queste le considerazioni mentre avvicino il calice al naso e…tutto sparisce. Il piccolo frutto è un coro in sottofondo e mentre ben si apprezzano gli acuti di una spezia solista l’atmosfera si fa cupa e fumosa lasciando che note di cuoio stringano le corde del sacchetto che racchiude il tabacco. Il sorso è dinamico e ritmato, ripropone l’olfatto e chiude su sostanze speziate. In fin dei conti…un vino semplice. (89+/90- Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO RISERVA 2014, LETRARI (TRENTINO): il naso non sa se seguire i profumi del pan brioche appena sfornato o darsi un’aria di superiorità e concentrarsi sull’anice stellato. Poi è tutto un turbinare di frutta secca, agrumi, miele, mineralità che scompiglia e rapisce. Il sorso riempie e gratifica. Fresco e decisamente sapido procede inarrestabile nel riproporre agrumi, grassezze di mandorla e piriche stilettate. Non lungo…DIPPIÙ! (90- Punti). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2009, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): un Montepulciano scuro e terragno, neri i piccoli frutti, nere le ciliegie (peccato non siano visciole), nere le spezie, nero il cioccolato fondente aromatizzato con la menta. Sorso caldo ma estremamente dinamico, nel segno dell’equilibrio tra frutto e spezie cala l’asso della sapidità per spingerVi al secondo bicchiere. (90- Punti).   MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2012, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): un incipit piacevolmente rustico precede la sostanza dei frutti neri essiccati, brezze iodate e sottili eleganze floreali. In bocca mostra bella freschezza e lascia che si percepiscano chiaramente cola, liquirizia e piccoli frutti neri ben evidenziati dai tannini materici, dalla sottile speziatura e da lunghi soffi mentolati (89+ Punti). AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG CLASSICO 2014, SECONDO MARCO (VENETO): da una annata difficile un naso sorprendente. Un naso rumoroso, balsamico in primis regala sensazioni di after eight trapunato di spezie scure, con un appena di troppo alcol in quei piccoli frutti rossi. Sorso di disarmante coerenza, fresco, sapido, regalmente tannico e instancabile nel dilungarsi raccontando freschezze mentolate e balsamiche. Un Amarone “NON” Amarone, un salto indietro nel tempo. (89+ Punti). COLLI DI LUNI DOC VERMENTINO “NUMERO CHIUSO” 2018, LUNAE BOSONI (LIGURIA): naso estivo, ricco di albicocche mature, fresco di cedri, appena piccante di zenzero, dolcemente speziato racconta la vaniglia in bacche per cedere nel finale a un ananas che…avrei preferito di no. Sorso di scolpita sapidità e freschezza un po’ in affanno sotto che chiude ricordando gli agrumi maturi. Un bel vino cui manca un “appena”. (89+ Punti). E QUINDI? E quindi devo solo dire GRAZIE agli Organizzatori che hanno voluto ospitarmi e ai Produttori che hanno voluto condividere con me racconti, ricordi, emozioni e tanto altro. E poi è il momento di mettere sin da ora in agenda una Edizione 2025 che spero possa essere ancora più ricca ed emozionante (qualora questo sia possibile)     Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

12 Dicembre, 2024

A CENA CON VILLA SALETTA

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 12 Novembre GAMBERO ROSSO e VILLA SALETTA hanno organizzato presso il ristorante GLASS di Roma una cena-degustazione dedicata ai vini dell’importante Produttore Chiantigiano in abbinamento ai piatti della Chef Cristina Bowerman. Una serata impegnativa e ricca di spunti per approfondimenti futuri. VILLA SALETTA 1200 anni di storia, 1500 ettari (millecinquecentoettari!), vigneti, uliveti, silvicoltura, selvaggina, tartufi, ospitalità… Tutto questo e molto altro è VILLA SALETTA, oggi di proprietà della Famiglia inglese HANDS (attiva nel mondo della finanza e della hotellerie di lusso. Una realtà amministrata a 360° da David Landini (agronomo ed enologo) che in cantina mixa, con il massimo rispetto, la tradizione secolare con l’amore per la “cuginanza bordolese” introducendo fermentazioni integrali e pionieristiche lavorazioni in fusti di Perlè e atmosfera ridotta. I risultati si condensano nelle 5 etichette in degustazione in questa occasione più uno Spumante Metodo Classico Rosé e un 100% Cabernet Franc prodotto con le uve di uno dei CRU aziendali. CRISTINA BOWERMAN Pugliese (Cerignola) d’America (San Francisco). Avvocato (ma graphic designer) trova pace approcciandosi alla cucina per dare uno sfogo al proprio estro e alla propria creatività trasformando nel tempo una passione non solo in un mestiere ma in una vera e propria espressione del proprio animo artistico. Personalità, look, location del Ristorante, ecletticità del menù, attenzione al dettaglio, ricerca continua, c’è tutto questo e pure una stella Michelin dentro Cristina Bowerman. Tanto, fin troppo per uno come me che, al massimo, prepara da mangiare. In questa velocissima e intensa esperienza ho dovuto ri-imparare ad approcciarmi al piatto; ho dovuto usare tutti i sensi per cercare di capire il linguaggio del cibo, cercare collegamenti con il mondo e con lo spirito sperando nell’aiuto di Google per capire cosa stessi mangiando… E mi sono poi dovuto stupire di un brusco tornare con i per terra grazie a un piatto di Ravioli del Plin. Cristina Bowerman e la sua cucina in una parola sola?! PORCAPALETTA! I VINI (E I PIATTI) – ROSATO ITALIANO “ROSÉ” 2022: un rosato “democratico” dove Sangiovese, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon partecipano in parti uguali a un risultato finale che mette tutti d’accordo proponendo al naso piccoli frutti rossi e agrumi (pompelmo rosa) su uno sfondo di sapida mineralità sottolineando in chiusura e in quell’ultima goccia che sporca il calice un animo vegetale che sa di orto e ricorda il kren. In bocca la frutta si addolcisce scomodando la pesca mentre le amaritudini di erbe aromatiche tirano acqua al proprio mulino. Chiude sottilmente piccante su dolci ricordi fruttati sposando bene il “Sashimi di ricciola, miso alla rapa rossa, leche de tigre e tobiko al wasabi” anche se forse, quel kren percepito all’olfatto, amplifica un po’ troppo l’ultimo ingrediente. (86+ Punti) – CHIANTI SUPERIORE DOCG 2018: quasi tutto Sangiovese (con due dosi omeopatiche di Cabernet Sauvignon e Merlot) per un Chianti tanto succoso già al naso quanto scuro dal punto di vista del profilo olfattivo. C’è un bosco intero in quel calice, a cominciare dalla terra umida e dalle cortecce e non dimentico neppure dei funghi. L’agrume aumenta il senso di freschezza spingendo all’inizio sul chinotto e lasciando poi spazio alle più aromatiche e dolci sensazioni di un bergamotto che ben stempera la vaniglia dei legni. In bocca scorre e disseta riproponendo si i descrittori olfattivi, ma facendolo con un pizzico di eleganza di troppo. Così “incravattato” lascia che la parte femminile del Sangiovese alzi un po’ troppo la voce facendogli guadagnare sicuramente punti in piacevolezza ma cedendo qualcosa sul piano della coerenza. Abbinato alle “Stelline Felicetti, seppie, burro di miso e Tè Lapsang Souchong” stringe forte la mano alle sensazioni fumé che il Tè dona al piatto e, seppur bilanciando perfettamente le grassezze dello stesso, tende a dire un po’ troppo la sua. (88+ Punti, gran parte dei quali, credo, merito del vetro). – TOSCANA IGT ROSSO “CHIAVE DI SALETTA” 2018: per metà Sangiovese fa 100 con 20 parti ciascuno di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon e il saldo di Merlot. Presenta al naso un lungo e scuro corteo di spezie e balsamicità fatto di chiodi di garofano, tabacco e liquirizia che sembra prendere il via da un bosco che è essenzialmente piccoli frutti maturi e poi muschi e cortecce. Il sorso è fresco e glicerico, giocato a dadi tra dolcezze ciliegiose e freschezze agrumate con una trama tannica davvero ben tessuta e un finale tutto freschezze balsamiche. Abbinato ai “Ravioli al Plin all’amatriciana e guanciale croccante” pensavo si comportasse con più polso rispetto al CHIANTI SUPERIORE che, provato, ha mostrato più carattere. (88 Punti). – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA GIULIA” 2019: due terzi di Cabernet Franc e uno di Cabernet Sauvignon che…avrei detto il contrario. Due CRU uno dei quali è quello della vigna che, nel 1841, fu la prima d’Europa “circolare” ad avere una forma circolare. Un naso ricco che, pur non nascondendo le vegetalità del sottobosco umido, calca la mano sulla frutta, rossa e polposa, racconta di amaritudini e freschezze balsamiche e rivela un legno…un po’ troppo “legno” (nonostante la fermentazione “integrale” e le barrique esauste). Sorso sostanzioso ma non opulento, concentrato ma dinamicamente leggero, tannico quanto deve, fresco quanto serve. Esuberante nel suo allungo ma…troppo “rive droite” per i miei gusti. Il piatto in abbinamento era “Quaglia ripiena, fichi secchi al Marsala, pistacchi di Bronte, demiglace all’umeboshi e girandola di patate”, elegante, completo nelle consistenze e nell’approccio estetico-gustativo, adattissimo a testare se il matrimonio con il vino fosse d’amore oppure d’interesse e…con alcune parti del piatto si, con altre ni. (86+/87- Punti) – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2019: hundred percent Sangiovese, ASSURDO già a primo naso! Da subito svela un’oliva orgogliosa di esserci e vegetalità ortolane, poi passa ai toni del bosco, delle cortecce, delle felci, degli intrichi di rovi che regalano frutti e non lesinano spine. Un tocco di prugna, più di un quid di spezie e un finale di balsamica apertura. Il sorso è un’ordinata scaffalatura, ciascun descrittore al proprio posto per un risultato di ordinata compenetrazione, i tannini tessono trama e ordito con eleganza persiana, morbido, tridimensionale… Un vino definitivo. Devo dirVi altro?! ASSAGGIATELO! Rimpiangerete di non averne altre bottiglie! In abbinamento, molto corretto, “Capriolo, patata americana, Lion’s Mane glassati e demiglace al cioccolato fondente”, forse il piatto che ho apprezzato con maggior difficoltà, un concentrato di grassezze mirabilmente imbrigliate dall’astringenza del cacao e dall’esuberanza del capriolo. Da bere ascoltando LETTO 26 di STEFANO ROSSO (in omaggio anche al rione per eccellenza di questa nostra bombardata Capitale). (94+ Punti). La cena si chiude sperimentando lo “stesso vino in calici diversi” e abbinando “ad minchiam” i vini già assaggiati con la piccola pasticceria servita in coda, tra chiacchiere più o meno costruttive, un bicchiere di assenzio, risate, un caffè e appuntamenti dati in cantina o ai prossimi Eventi romani.       E QUINDI? E quindi niente! Questa volta non so davvero come chiudere questo articolo. Forse basterebbero i ringraziamenti, a GAMBERO ROSSO, a VILLA SALETTA (anche e soprattutto nella persona di David Landini), a Roberta Perna (per aver fatto da trait d’union), a Cristina Bowerman e al suo staff ma… Ho come l’impressione che manchi qualcosa. Dovrò tornare da GLASS per accertarmene Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

5 Dicembre, 2024

BEREBENE 2025 by GAMBERO ROSSO

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Novembre, gli eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma hanno ospitato la presentazione della 34° Edizione della Guida BEREBENE, volume che, a firma GAMBERO ROSSO, raccoglie da sempre i migliori vini italiani con un invitante rapporto Qualità/Prezzo (sotto i 20€). Un volume che propone 937 etichetta nell’insolita veste di una ben più che corposa carta dei vini, che non dimentica quei “punteggi” tanto cari a molti winelovers ma che, in principal modo, sottolinea etichette che, al di là del prezzo vantaggioso, non lesinano carattere e rispetto (del Territorio, del vitigno e del Vignaiolo). Una guida che, mi auguro, possa finalmente porre sul gradino più alto i “vini base” delle Aziende e che possa magari contribuire, grazie anche all’impegno che GAMBERO ROSSO sta profondendo nella comunicazione, a riportare il vino sulle tavole di tutti i giorni. GLI ASSAGGI Tanto, troppo da assaggiare per uno solo (come sempre d’altro canto). Per una volta avevo anche evitato di stilare programmi di massima ben sapendo che poi non sarei riuscito a rispettarli e quindi… Fatte salve alcune etichette che avevo in testa mi sono dedicato a riempire gli spazi bianchi sulla mia personalissima mappa dei vini. Un’occhiata di traverso a qualche etichetta ammiccante, il suggerimento di un amico Produttore, la dritta del vociare del numeroso pubblico che affollava le sale, il caso di un tavolo senza ressa, questa è stata la road map della mia giornata. E alla fine beh…dopo una partenza al fulmicotone segnata da una gaffe con un Produttore cui ho detto candidamente che “pensavo davvero meglio” (giudizio poi motivato e, a malincuore, condiviso) ho cercato di perdere meno tempo possibile. Dalla sessantina di etichette assaggiate ho estrapolato una personalissima “TOP TWELVE” che sottopongo al Vostro insindacabile giudizio (ci troverete “solo” due vini che si sono guadagnati il brano in abbinamento) cui mi piace aggiungere la citazione di qualcos’altro di interessante cui vorrei rivolgere più attenzione appena possibile. Voi dategli una letta, assaggiate, criticate, suggerite e condividete (ma tanto so che vi fermerete alle prime due cose). – TERRE DI CHIETI IGT PECORINO “SUD EST” 2023, ZAPPACOSTA (ABRUZZO): beh…confesso che, così d’acchito, non avrei azzeccato l’areale produttivo. Minerale e marino in primis, lascia poi spazio al giallo di ginestre, susine e mele cotogne tenendovi sulle spine con la sottile vivacità della mandorla. Forse meno fresco e sapido di quanto non avesse suggerito l’olfatto si lascia andare al calore di un sorso che si spegne, lungo, ritornando a quel mare che avevate subito percepito. (86+/87 Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL ST.MAGDALENER CLASSICO DOC 2022, EBERLEHOF ZISSER (ALTO ADIGE): un vino schietto sin da quando si propone al Vostro naso. Nitido come il cielo in montagna Vi lascia visualizzare viole e piccoli frutti di un bosco di cui non nasconde terra umida, muschio e intricate percorrenze. Chiude su leggere speziature dolci e orientali senza dimenticarsi di un acuto fruttato di come amarena sciroppata. Sorso elegante ed equilibrato, fa leva sulla vibrante sapidità e sui tannini stuzzichevoli per invitarVi a berne ancora. (87– Punti). – FALANGHINA DEL SANNIO 2022, FAPPIANO (CAMPANIA): una Falanghina che al naso comunica la calma che lo stesso nome del Produttore suggerisce. Una distesa di camomilla… E poi flash di mela Granny Smith, agrume, grassezze di nocciola e il contorno dolce della pesca. Sorso che spiazza! Glicerico e sostanzioso ma fresco e super-dinamico, di inattese freschezza e sapidità e con un finale dedicato alla frutta. (87+ Punti). – ROMAGNA DOCG ALBANA SECCO “ALBENA” 2023, ASSIRELLI (EMILIA ROMAGNA): confesso che mai come negli ultimi tempi ho avuto modo di assaggiare quell’Albana che fino a pochissimi anni fa ritenevo “bevibile” solo passito e…quante sorprese! Tra le tante (e forse “soprattutto”), questa di ASSIRELLI si becca tutto d’un fiato i miei personalissimi premi “BOOM” e “TAPPETO VOLANTE”! Un naso che Vi trasporta come Aladino sin sulla Mosella, a suon di ritmati picchi di strapiombanti dolcezze e sapidità minerali. Un elettrocardiogramma fatto di melone, pietre bagnate, pesche gialle, agrumi monelli, miele… E in bocca non fa sconti! Ripropone e sottolinea a suon di tannini pistoleri, intona acuti dolci e salati proponendoli in lunga successione senza commistioni di sorta, con un taglio netto e strapiombante tra le due sensazioni. Avrete appena il tempo di scuotere la testa sorridendo per la sorpresa, vorrete riassaggiare in fretta ma…quella chiusura di arancia amara Vi darà altri pensieri e allora li scaccerete allungando la mano chiedendo un refill del calice. Davvero difficile confrontarla, assaggiatela! (88+ Punti, ma solo per restare nel solco della mia “cattiveria”). Da bere ascoltando FLY ME TO THE MOON di FRANK SINATRA. – LAZIO IGT SANGIOVESE “TESHAM” 2019, TERRE DI MARFISA (LAZIO): anche se forse appena troppo marcate, le note della frutta rossa (marasche e visciole) tengono questo vino con i piedi per terra, marcandone vieppiù l’appartenenza a suon di cortecce verdi e sostanza minerale e lasciando all’Oriente delle spezie e alla sottesa balsamicità il compito di alleggerirne lo spirito. Il sorso è un manto di tannini ben tessuti che avvolge i descrittori olfattivi lasciandoli poi liberi nel lungo finale. Gli manca un “quasi” ma…bel vino. (87 Punti). – PASSERINA DEL FRUSINATE IGT “DANTE” 2023, MARCELLA GIULIANI (LAZIO): il naso è segnato da un finocchietto selvatico cui le dolcezze di tiglio e frutta bianca tentano invano di mettere il morso. Il sorso invece… Mannaggia, si sdilinquisce in dolcezze di frutta matura facendogli perdere lo spirito da mustang e trasformandolo in docile destriero. Prestando attenzione si riprende grazie a freschezza e sapidità e ad un finale in cui è l’arancio succoso a dire la sua. Nonostante quel “mannaggia, un “trebbianaccio” cui prestare attenzione. (85 Punti, ma potevano essere di più). – BENACO BRESCIANO ROSSO “DINAMICO” 2021, SINCETTE (LOMBARDIA): Barbera, Groppello e Croatina per acidità, tannino e polpa. Al naso la frutta è polputa e sotto spirito e il cioccolato ci fa comunella a regalare la sensazione, se non di un boero, del Mon Chéri. Non manca poi la gentilezza della viola, a contrasto di un graffio di come caffè e della sottile e pungente spezia ma, soprattutto, di un’atmosfera simpaticamente “selvatica”. Il sorso, dinamico e scorrevole, evidenzia tannini ancora pistoleri ma non sufficienti a pareggiare la polpa del frutto in un finale, FORSE, un po’ troppo femminile. Peccato. (85/85+ Punti). – OLTREPO’ PAVESE DOC PINOT NERO “SOLONERO” 2021, MANUELINA (LOMBARDIA): un Pinot Neroche “scivola” un po’ su un alcol appena troppo esuberante e che si impegna a nascondere il frutto maturo dietro a spezie e inattese tostature. In bocca alza la testa puntando con orgoglio sulla propria gioventù scapigliata fatta si di corrispondenze ma, in primis, di tannini privi di vergogna e di un finale vegetale, ammiccante e dinamico. Un sorso “beat” tutto da provare. (86 Punti). – FALERIO DOC PECORINO “ONIROCEP” 2023, PANTALEONE (MARCHE): un Pecorino che strizza l’occhio ai Riesling più “ignoranti”, con quel naso giocato sul ritmo incessante battuto dalla grancassa delle mineralità e accompagnato dallo “tz-Tz” dei piatti di pesca, melone e vispo agrume. Verde di nespola e giallo di camomilla e ginestra chiude con un acuto di erbe aromatiche chiedendo quel sorso che libera, amplifica e capovolge la ridda di quei descrittori olfattivi che, da un incipit dolce-fruttato evolvono con erotica lunghezza in un finale salato e vegetale. (89+ Punti ma…anche 90). Da bere ascoltando THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY dei GENESIS. – MARCHE IGT ROSSO “CORBÙ” 2021, CLARA MARCELLI (MARCHE): 80 parti di Montepulciano con un saldo di Cabernet Sauvignon che prova appena a fregarVi con i frutti rossi ma si allea ben presto al primo tirandone fuori quell’anima dura e vegetale troppo spesso celata. Boschivo, racconta la corteccia e la resina in agguato mentre una presa di tabacco traghetta ad una chiusura che è quell’affilata spada di ferro che una freschezza ancora lungi dall’essere domata dal vetro evidenzia al primo sorso. Chiude deciso su amaritudini geologiche dopo aver mostrato un tessuto tannico che, per quanto ordinato, abbisogna ancora di qualche colpo di spazzola. Un vino da riassaggiare tra un bel po’. (86 Punti con, forse, un -). – PIEMONTE DOC ALBAROSSA 2020, FRANCO IVALDI (PIEMONTE): il naso, rosso di piccoli frutti, arancia e rose, si scurisce ben presto all’ombra del sottobosco, della macchia mediterranea e di una spezia che è chiodo di garofano ma non perde mai quel brio balsamico che è più di un sottofondo. In bocca riempie, il tannino stuzzica e la sapidità accompagna per tutto il sorso fino al lungo finale in cui del balsamico torna la memoria. (87/88 Punti).   – SOAVE DOCG SUPERIORE “VIGNA IL CASALE” 2022, VICENTINI (VENETO): il naso è un “purtroppo” di animo vulcanico assoggettato alle dolcezze di mela golden, acacia e camomilla. Ci provano il fresco pompelmo e le vegetalità di sambuco e nespola a dargli una mano ma… Il sorso evidenzia grande equilibrio, riuscendo a sottolineare una sapidità minerale che, in chiusura, diventa quasi marina. Bello il finale amaricante che lascia indecisi tra mandorla e osso di pesca. (86 Punti). QUELLI CHE “NON NE HO SCRITTO MA” – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “NATUM” 2022, AGRIVERDE (ABRUZZO): (86+ Punti). – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “GIUSI” 2023, TENUTA TERRAVIVA (ABRUZZO): (87 Punti). – ABRUZZO DOC PECORINO SUPERIORE “FILARI IN COSTA” 2022, PESOLILLO (ABRUZZO): (84+/85 Punti). – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT MANZONI BIANCO “THEODOR” 2023, MAS DEI CHINI (TRENTINO): (86+ Punti). E QUINDI? E quindi GRAZIE in primis a GAMBERO ROSSO per avermi ospitato ancora una volta e a tuti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e poi… VIVA IL VINO! Quello che non ha bisogno di blasoni per essere apprezzato, quello che sa riempire il cuore, elevare l’animo, arricchire una tavola, stimolare le chiacchiere, amplificare le risate, aumentare l’amicizia, trasformare l’amore in passione, far guardare la luna dimenticando il dito… Continuate Voi, io vado a bere qualcosa. SALUTE Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

28 Novembre, 2024

V.A.N. 2024

IL COSA E IL DOVE Sopravvissuti a una squallida querelle interna di cui preferisco non dirVi i V.A.N. (“I” perché stiamo parlando “DEI” Vignaioli Artigiani Naturali”) sono tornati negli ormai consueti spazi della Città dell’Altra Economia di Roma per l’appuntamento 2024 della loro “fiera”. Un Evento che ha radunato sotto lo stesso tetto una trentina di Aziende (e ospitato anche Produttori da una sorprendente Albania e dalla Francia) che hanno dimostrato la crescita qualitativa di un movimento all’interno del quale coloro che si affidano all’improvvisazione sono sempre meno ben accetti. Numerosa come sempre la partecipazione del pubblico (nonostante l’intoppo della Domenica ecologica) a sottolineare quanto, nella Capitale, sia ancora vivo l’interesse per quei vini “naturali” che tanto mi danno ancora da pensare. GLI ASSAGGI Beh, c’era tanto da assaggiare e io non avevo alcun programma sul “cosa”. Da diversi anni, la Curiosità è l’unico spirito guida nelle manifestazioni di questo genere (in realtà, la Curiosità e le dritte che mi faccio dare da quei Produttori che già si sono conquistati i miei favori). È stato dunque uno slalom alla ricerca dei tavoli meno affollati o di quelle etichette che, più di altre, attiravano la mia attenzione. E della cinquantina di assaggi fatti ve ne propongo 12. Dodici vini che non hanno strappato punteggi altissimi (e, considerata la mia proverbiale cattiveria…) ma che in alcuni casi ho trovato sorprendenti e addirittura degni di un brano musicale in abbinamento. Voi dategli una letta, assaggiate, confrontate, criticate e…condividete! – VINO ROSSO “IL DIPLOMATICO” 2022, I VIGNALI (ABRUZZO): mette subito in chiaro la propria appartenenza alla terra, marcando con orgoglio quella rusticità che per altri è spesso vergogna. E se fa il pieno di frutta (visciole, pompelmi e financo anguria), non si dimentica dei gerani in fiore, della appenninica mineralità e di quella nota green che tanto cerco nei Montepulciano. In bocca non va d’accordo con il nome di fantasia che Alessandro gli ha affibbiato. Vibrante e poco incline al compromesso, mena fendenti fatti di tannini vispi e sapida mineralità lasciando alla frutta il compito di chiudere un sorso piacevole e fortemente identitario. C’è del nuovo a Casauria, stay tuned. Da bere ascoltando CHILD IN TIME dei DEEP PURPLE. (86/87 Punti). – VINO DOLCE “RAGGIO DI SOLE” 2022, I VIGNALI (ABRUZZO): chi si fosse aspettato dolcezze di dattero e pesca sciroppata resterebbe deluso. Perché qui si è deciso di puntare sullo sprint aromatico-vegetale del Moscatello di Castiglione a Casauria sottolineando la scorza amaricante degli agrumi, le piccantezze pepose e quelle dello zenzero, la mineralità, le note vegetali del sambuco… In bocca governa la freschezza e le dolcezze gliceriche fanno da diapason per accordare la sostanza della frutta con una sapidità minerale che è firma calcata di un territorio conteso da rocce taglienti e mare all’orizzonte. Chiamate gli amici e tirate fuori una scelta di pecorini, ma abbiate cura di avere bottiglie a sufficienza. Da berte ascoltando AQUARIUS/LET THE SUNSHINE dei THE FIFTH. (85+ Punti). – VINO BIANCO “LAGUNE” 2023, BALAJ SEB (ALBANIA): blend di Shesh i Bardhe, Debinë Bianca di Përmet e Pulës di Berat (confesso di essere ricorso al WEB per scriverne bene i nomi) per un naso dedicato all’orizzonte marino che rivela non soltanto marosi ma muscoli e bisso, scogli e pesce azzurro. Ma anche i Balcani vogliono dire la loro proponendo erbe di montagna e sole a picco. E la frutta? C’è dell’albicocca sullo sfondo, in parte anche candita e le spezie sono un simpatico extra. Il sorso è salato anche più di quanto atteso e i tannini, ben presenti, fanno arricciare le labbra e asciugano il palato richiedendo un secondo sorso. Lungo e coinvolgente richiede attenzione e, volentieri, un approfondimento. Da bere ascoltando EDERLEZI di GORAN BREGOVIĆ. (86+ Punti). – SHESH I BARDHE “ORANGE” 2021, BALAJ SEB (ALBANIA): 40 giorni di macerazione sulle bucce e un anno di affinamento in anfora di terracotta sembra raccordare “LAGUNE” allo Shesh i Bardhe “base” (di cui qui non dico) mixando l’animo marino con quello più intimista e orientale fatto di terziari speziati e balsamici che fanno annotare curry, cannella zafferano, un appena di eucalipto e…foglie di tabacco ancora da arrotolare. Il legante? La comunella tra mineralità e frutta candita. In bocca, nonostante alcol e sostanza glicerica addolciscano la pillola, i 40 giorni di macerazione si sentono tutti…troppo, direi. La freschezza non manca di certo, l’importante sapidità amplifica la pistolera tannicità e il risultato è un sorso importante ma lontano dall’equilibrio auspicato. Si becca il mio premio “PECCATO” e una nota in agenda per un riassaggio futuro. Personalmente lo ritengo un vino che, con qualche “aggiustatina”, meriterebbe un punteggio ben più alto degli 84+ Punti che gli do. – “PLAKU” 2021, BALAJ SEB (ALBANIA): in Albanese significa “Il vecchio” e già sorprende per il fatto di avere un importante punto di contatto con i Castelli Romani. Infatti, questo blend di Shesh i Zi e Vlosh trascorre più di un anno di clausura in una classicissima botte di castagno costruita dal grande Alfredo Sannibale (di cui Vi ho già raccontato qui). Riprende in rosso l’anima di “LAGUNE” dando però decisamente più importanza alla componente terragna che non a quella marina. Al frutto, piccolo, dolce e maturo, si associa una sensazione sottilmente vegetale che accosta il fico appena aperto alla rapa rossa. E poi un ché di terra smossa a tenerci con i piedi per terra. In bocca l’acidità impera (e forse trascende) e i tannini ancora alzano la voce fomentati da un legno che sa di passato. Ne risulta un sorso che trasporta il mio cuore sugli spigoli del Carso ma che, concretamente, avrebbe bisogno di qualche aggiustatina. Da bere ascoltando BACK TO BLACK di AMY WINEHOUSE. (Seguendo il cuore gli avrei dato di più ma, realisticamente, merita 85- Punti). – VINO BIANCO “FATTO COI PIEDI” 2022, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): salomonico blend di Malvasia Aromatica di Candia, Trebbiano e Ortrugo costretto a cibarsi delle proprie bucce per un mese e segregato poi nel buio cemento per un anno intero. Si presenta baldanzosamente balsamico, eucaliptico direi ma poi scende ai più miti e grassi consigli della frutta gialla matura e di vegetalità affatto vergognose di essere. Arriva anche la frutta secca, quella che occhieggia in pasticceria e in chiusura, prova ad accendere il motore regalandoci una morfologica degli idrocarburi che saranno. In bocca regala una freschezza che trascende la massa glicerica, una sapidità sassosa e una inarrestabile progressione di quella frutta percepita all’olfatto che termina in un finale di educate dolcezze cui la frutta secca tostata e salata fa da contraltare. Magari non un vino per me (anche se ricorda alcune produzioni di quella Slovenia vicina al mio Friuli). “FATTO COI PIEDI”…a me sembra fatto molto bene. (85 Punti). Da bere ascoltando TRAMPLED UNDER FOOT dei LED ZEPPELIN. – VINO BIANCO “IL TEMPO DEI SOGNI” 2021, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): la ricetta è a base di speranza e pazienza. Sperare nella stagione e aspettare anche i 60 giorni di macerazione nel forse “poco elegante” contesto della vetroresina. Una Malvasia la cui aromaticità è un profondo graffio amaricante-balsamico di liquirizia che incide zenzero, scorze di agrumi amari ed erbe aromatiche appena ammorbiditi dall’albicocca disidratata e conditi da una sottile, dolce speziatura. Sorso fresco, agile nonostante la struttura e una glicericità che sembra andare ben oltre i 14 gradi alcolici e i tannini decisi. Affatto facile, vuole gambe sotto il tavolo, strizza l’occhio all’oriente (basta Gewürztraminer con il pollo al curry!) e implora un lungo oblio in cantina. (85+ Punti). – VINO ROSSO “SANTA PAZIENZA” 2019, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): una Croatina prodotta da viti che da un secolo affondano le proprie radici in quella terra. La pazienza di aspettare la maturazione dei grappoli non è seconda a quella della lunga macerazione e, se parliamo di attesa che il vino sia pronto a soddisfare il nostro edonismo, ecco che “SANTA PAZIENZA” diventa un’imprecazione. C’è ancora una profonda traccia dei piccoli frutti rossi, ma sono le spezie quelle su cui vengono puntate le luci della ribalta. Sottilmente peposo non dimentica la noce moscata e si lascia poi andare, accarezzando accenni tostati, a respiri balsamici di china e liquirizia. Sorso caldo, materico, importante potrei dire, deciso nel proporre il tessuto tannico e fresco quanto serve per non apparire mai seduto. Una nota brettata di quasi salume, che non considero sgarbo ma anima rustica e territoriale, conduce poi a un finale nel quale il frutto, quasi servisse a chiudere il cerchio della vita, fa di nuovo capolino dopo quello che era stato solo un incipit. Beh…bel vino. Da bere ascoltando SUDDENLY dei JUPITER SUNRISE. (85+ Punti). – VINO ROSSO “GUARDA LA LUNA” 2021, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): un vino “fifty-fifty”, metà Barbera e metà Croatina, metà provenienti dai vigneti in basso (quelli che non si vergognerebbero di 17° alcolici) e metà da quelli in alto (quelli cui spetta il compito di fare da “pacieri”). 15 i gradi in etichetta che, birbanti, si fanno un po’ sentire. È dunque così che la frutta rossa si presenta sotto spirito e la ciliegia, in particolare, riempie una scatola di boeri prendendo sotto braccio un cioccolato che poi sarà ben evidente al sorso. Anche le viole e la rosa canina sono macerate e la liquirizia accompagna. Il sorso evidenzia le caratteristiche della Barbera, con una freschezza esuberante che sposa il grip della Croatina regalando una piacevolezza di beva che lascia presto nel bicchiere quel solo, ultimo goccio che lo sporca e rivela un animo affumicato di cenere e camino spento. (85 Punti). – VINO ROSSO “GIUÀN” 2019, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): un vino che rende complicato separare l’olfatto dal palato. Al naso si percepisce un po’ di volatile scappata di casa e allora la tentazione di assaggiare subito è forte e… È lì che capite che questa bilancia la scapigliata freschezza della barbera tirando fuori un frutto che è amarena sotto spirito (ma anche more e ribes) senza dimenticarsi di fiori appassiti, humus ed erbe aromatiche. E capite che il tannino sposa l’acida freschezza in un sorso spigoloso ma misurato, caldo e succoso. Quanti Punti? Non lo so, lo riassaggerò e Vi saprò dire. – VINO ROSSO “SAVI-NEN” 2023, BRICCO VISCONTI (PIEMONTE): Giorgio (Migliasso) è uomo da piccoli numeri (“MICROVINIFICAZIONI IN CERAMICA” è scritto in Maiuscolo sulle sue etichette) e grande onestà. Abbiamo passato diverso tempo a parlare assaggiando i suoi “errori”, quei vini che “volevo ma…” di cui non si vergogna e che sono parte integrante del suo lavoro. Beh, questa Barbera me l’ha presentata con scaltrezza, giocando sulla mia Curiosità, sapendo che credo follemente nel “se non provo non so”. Onestamente? Ha ragione nel dire che è un vino per pochi, per chi non teme il passato e i ricordi, per chi non sa che farsene di vini senza spina dorsale, di sapori assoggettati al gusto comune o, peggio ancora, alla moda del momento. Già il naso è un cazzotto, un’entrata a gamba tesa. Arruffata, intrattabile come una signora appena sveglia propone con nessuna vergogna la propria rusticità sciorinando una confusione di descrittori schietti e mai sottaciuti, rossi, verdi (anche neri ma non di frutto), ruvidi come l’asfalto che sbuccia le ginocchia. E in bocca… Un sorso dipinto da Munch. Acida come una ragazzina viziata strilla la propria acidità coprendo i sospiri della frutta. Un vino per pochi, un vino per palati forti, un vino per noi “anziani”, che sa di pugni sul tavolo, bestemmie e…un altro bicchiere. Certo non un vino elegante ma chisseneimporta. Forse il vino più attaccato alla terra tra i circa duemila che ho assaggiato quest’anno. Da bere ascoltando NOT TO TOUCH THE EARTH dei DOORS. (87+ Punti, uno in più di quanti se ne meriterebbe, per il coraggio di esserci). E QUINDI? E quindi GRAZIE in primis agli Organizzatori e ai Produttori per avermi ospitato e avuto la pazienza di ascoltare le mie parole (anche quelle meno lodevoli del loro operato). È stata una giornata che mi ha fatto scoprire tante nuove realtà (anche fuori dai nostri confini) e che ha arricchito ulteriormente il mio poco sapere. Me ne sono tornato a casa con una lista di cose da approfondire e di vini che vorrei riassaggiare con calma perché non sono riuscito a comprendere completamente e quindi…ho messo in agenda la prossima Edizione per poterci vedere più chiaro Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi