Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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13 Febbraio, 2025

EVOluzione 2025

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 27 Gennaio Simona Cognoli (OLEONAUTA) e LA PECORA NERA EDITORE hanno organizzato l’Edizione 2025 di EVOLUZIONE, manifestazione dedicata al mondo degli oli EVO giunta ormai alla sua settima Edizione. Nella nuova location del THE HIVE HOTEL di Roma, oltre 30 Aziende olearie hanno potuto incontrare operatori del settore, consumatori consapevoli e semplici curiosi per tenere alta l’attenzione sul mondo dell’oro verde delle nostre tavole. Banchi di assaggio, masterclass, convegni e dibattiti hanno riempito una giornata che è diventata ormai appuntamento fisso per una platea sempre più vasta di EVOluti. GLI ASSAGGI Come già accennato erano tante le Aziende che presentavano le eccellenze della campagna olearia 2024/2025 e certo non potevo pensare di ficcare il naso in ciascuna di esse. Dunque, spazio alle novità e all’estro del momento, cercando di saltare i nomi noti per focalizzare l’attenzione su nuove realtà o produzioni che non assaggiavo da tempo. Ed è dai circa 30 assaggi che ho poi estrapolato la mia personalissima “TOP TEN”. Dieci EVO che sottopongo alla Vostra attenzione (non che gli altri fossero da scartare ma una scelta dovevo pur farla) con la segreta speranza che poche parole possano servire a comunicare la Qualità e suscitare interesse. Come sempre leggete, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE. MONOCULTIVAR NOCELLARA MESSINESE “TERRE DI CLETA”, TENUTE QUATTRÒ (CALABRIA): si presenta al naso ricco di sensazioni boschive affatto dimentico persino dei funghi, cui seguono note di salvia, peperone, rucola, cicoria e soffi agrumati. In bocca è la faccia piccante della medaglia ad alzare la voce con il peso dell’amaro lasciato sulle spalle delle note di mallo di noce. Chiude aggiungendo all’interessantissimo quadro complessivo una intensa, marina sapidità. 88/88+ Punti. MONOCULTIVAR GHIACCIOLA “CLATERNA” BIO, PALAZZO DI VARIGNANA (EMILIA ROMAGNA): davvero interessante l’impronta olfattiva della mela verde lasciata sul palcoscenico carciofoso e ortolano non dimentico di cicoria, cardo e mandorla fresca. L’assaggio è fresco di erba e rugiada, molto coerente con i descrittori olfattivi, arricchito di intense ed immediate note amaricanti e segnato da una inarrestabile progressione di stimolanti piccantezze. Si spartisce il mio personalissimo premio “SURPRAIS” con la NOCELLARA DEL BELICE di PANTAREI. 88+/89- MONOCULTIVAR NOSTRANA DI BRISIGHELLA “VARGNANO”, PALAZZO DI VARIGNANA (EMILIA ROMAGNA): propone al naso note di erba sfalciata, carciofo, mandorla verde, basilico e un ché di mela matura. In bocca spicca l’amaro mentre il piccante è sottile e delicato e aiuta a esaltare la chiusura vegetale. 88+ Punti. Da segnalare anche la versione “di collina” che sottolinea cicoria e maturità pomodorose e che in bocca, accanto a un amaro muscoloso e alle intriganti sensazioni piccanti, lascia ben più che uno spazio a una inattesa sapidità. 88 Punti. MONOCULTIVAR ROSCIOLA “GRAND GRU LA RAMATA”, I&P (LAZIO): tra le estremamente variegate produzioni “tailor made” dell’Azienda, questa merita senz’altro una menzione. Tra sensazioni di cuore di carciofo, salvia, ravanello, foglia di pomodoro, cicoria, pinoli, mandorla verde e cardo, si affacciano occhiate floreali e di frutta bianca. Assaggio strong ed elegante, segnato una poderosa progressione piccante di cui l’amaro prende la scia per mantenere sostanzialmente in equilibrio la tenzone. Chiude su note erbacee e di frutta secca. 88+ Punti. Vi segnalo anche “FORTE E ECCELSO CUVÉE DEL FONDATORE” ottenuto blendizzando i lotti migliori delle altre produzioni. Un EVO di sicuro “acchiappo” ma un po’ troppo incravattato che evidenzia, a mio modestissimo parere, come non sempre basti mettere insieme il meglio del meglio per avere un risultato TOP. 88- – Punti. MONOCULTIVAR ITRANA “MOLÌ” BIO, MOLINO 7CENTO (LAZIO): più dimesso di quanto atteso, l’olfatto racconta erba falciata e pomodoro verde con una bella iniezione di erbe aromatiche. Molto equilibrato l’assaggio, segnato dai ritorni olfattivi e da uno spot ortolano che ricorda la lattuga fresca. 87+ Punti, lo so…sono cattivo.   EVO “IL TRATTURELLO”, PARCO DEI BUOI (MOLISE): se cercate un olio “da concorso” beh, passate oltre, ma se credete negli EVO che devono far crescere la consapevolezza nel consumatore finale valuterete il frutto del loro lavoro ben oltre lo sterile punteggio. All’olfatto è una mandorla tutt’altro che fresca a colpirVi nell’immediato tanto da distrarVi dalle freschezze di erba sfalciata e carciofo. L’assaggio è coerente ed equilibrato con le note piccanti lasciate al contributo delle spezie. Si becca il mio premio “CORAGGIO” e 85+ Punti. MONOCULTIVAR CORATINA “LA CORATINA LUX”, POZZO SERPI (PUGLIA): tra carciofo e cicoria è il finocchietto selvatico ad avere l’ultima parola in un contesto complesso che lascia apprezzare corteccia verde, melanzana, oliva e mandorla (anche tostata). In bocca il piccante risulta essere un dettaglio in confronto all’incalzante incedere di un amaro che mostra muscoli ben definiti ed affatto pompati fino alla chiusura che ripropone note balsamiche. Bella prova! 89- – Punti, ma forse sono stato un po’ cattivo. MONOCULTIVAR OGLIAROLA GARGANICA, OILIVIS (PUGLIA): propone all’olfatto mandorla prepotente, noce, rucola, melanzana, salvia e menta. In bocca è un crescendo di profonda piccantezza condito di un amaro segnato dal mallo di noce e con un finale sapido e speziato. 89- Punti.     MONOCULTIVAR PICHOLINE “FUTURA”, OILIVIS (PUGLIA): un olfatto che è una bomba di balsamicità! Salvia, alloro, addirittura pini resinosi… E poi erba sfalciata, mandorla, rucola. Assaggio coerente, verde e persistente. E io che non avevo intenzione di assaggiarlo. 89/89- Punti. MONOCULTIVAR NOCELLARA DEL BELICE “CICLOPE”, PANTAREI (SICILIA): olfatto ortolano di sorprendente lattugosità che non si dimentica di sedano e peperone e, nel finale evidenzia nocciole e mela golden. Assaggio intonato con l’olfatto che, dimentico dell’amaro (peccato) evidenzia una bellissima progressione di piccantezze. Sorprendente, si becca il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. 89+ Punti).   E QUINDI? E quindi, intanto GRAZIE a Simona Cognoli e LA PECORA NERA EDITORE per avermi ospitato anche quest’anno e a tutti i Produttori che hanno sopportato le mie chiacchiere (anche quelli che, per ragioni di spazio, non sono citati in questo articolo) e poi, mentre metto in agenda sin da ora l’Edizione 2026, mi congedo da Voi confidando nel fatto che, prima o poi, capiremo tutti l’importanza dell’EVO nella nostra dieta quotidiana Roberto Alloi VINODENTRO  
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6 Febbraio, 2025

LA SARDEGNA DI VINODABERE 2025

IL COSA E IL DOVE Nei giorni 18 e 19 Gennaio u.s. VINODABERE ha organizzato nelle sale dell’Hotel BELSTAY di Roma la terza Edizione de “LA SARDEGNA DI VINODABERE”, Evento dedicato dalla testata giornalistica diretta da Maurizio Valeriani ai vini provenienti da quell’Isola dei Quattro Mori che, dal punto di vista vitivinicolo, è più un piccolo continente che semplicemente un lembo di terra circondato dal mare.       GLI ASSAGGI 47 le aziende presenti e oltre 200 le etichette in degustazione a rappresentare le tante aree della Regione. Alghero, Anglona, Gallura, Mamoiada, Mandrolisai…tanti territori estremamente diversi tra loro e tanti vignaioli a raccontarli. Tanta roba, TROPPA per uno solo con anche poco tempo a disposizione. M’ero fatto come sempre la mia bella lista delle cose che volevo assaggiare e come sempre mi sono poi lasciato trascinare dalla Curiosità seguendo occhio, naso e fortuna. Dai circa ottanta assaggi ho poi estrapolato la mia personale “classifica” che questa volta, accanto a una risicatissima “TOP FIVE” vede un nutrito numero di vini che non posso fare a meno di consigliarVi. Etichette interessantissime, aderenti come raramente accade al Territorio e allo spirito del Produttore. Lo so, dovrete leggere qualche riga più del solito ma…ne sarà valsa la pena. Come sempre criticate, consigliate e condividete. I PEZZI DA NOVANTA – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “GHIRADA MURRUZZONE” 2019, GIUSEPPE SEDILESU: vigne di cinquant’anni lasciano che dal profondo della Sardegna s’avanzi un’armata balsamica di radice di liquirizia, china e frescosità mentolate ammantate di una ciliegia che l’alcol lascia percepire come il ripieno di un boero. Il sorso non può nascondere l’alcol ma la mole tannica distoglie l’attenzione mentre la decisa sapidità cala i propri fendenti rendendo l’assaggio quasi compulsivo. 90 Punti senza –. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “CARNEVALE” 2021 RISERVA, GIUSEPPE SEDILESU: una annata equilibrata e vigne “profonde” ottant’anni regalano un panorama olfattivo che sa di legna sul camino e spari prima ancora delle bacche scure del mirto e dei mirtilli di un sottobosco comunque scuro. Il sorso si presenta in abiti di morbidezze ma…quel tannino maschio…quella profonda sapidità… In chiusura parla di frutta ma con la testa siete ancora altrove. Sorprendente! 90/91 Punti. – ISOLA DEI NURAGHI IGT VERMENTINO “DON DIEGO” 2022, FRANCESCO FIORI: officinale di timo e finocchietto selvatico, profondamente marino e sottilmente ortolano, s’allarga su note d’agrume dolce e, forse appena smielate. Il sorso mostra una freschezza che fatica a stare a ruota di quell’imperante sapidità che, in chiusura, lascia il posto a un’inattesa pasta di mandorle. Un vino fuori schema, di spiazzante destrezza, il vino di Zorro in un mondo pieno di “sergenti Garcia”. Da bere ascoltando BANG BANG di CHER (ma cantata da CAROLINE POLACHECK nel film CATTIVISSIMO ME). 92 Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC NEPENTE DI OLIENA “S’INCONTRU” 2019, CANTINA VIGNAIOLI DI OLIENA: fresco e mediterraneo riempie il naso con i grandi cespugli di rosmarino, gli intrichi di ginepro, le note pungenti di timo e…quella sottile, rustica selvaticità. In bocca le larghe spalle fresco sapide tengono al guinzaglio l’alcol e il tannino, tanto presente quanto educato, conduce con allegria a un finale che racconta di frutta e non dimentica sottili piccantezze. Un vino che omaggia l’incontro tra Cristo e la Madonna durante una sacra rappresentazione pasquale ma che io vedo come quello tra vecchi amici celebrato con il bicchiere di vino al banco dell’osteria. 90 Punti con, forse, un –. – CANNONAU DI SARDEGNA NEPENTE DI OLIENA “VOSTÈ” 2023, IOLEI: quasi irruento nel proporre quei sui intensi, quasi empireumatici toni di timo e macchia mediterranea s’alliscia poi i baffi sfoggiando fresche eleganze di melagrana e succosità di frutti di bosco e ciliegia. Elegantissimo il sorso, di succosa freschezza e traviante il tannino, si scrolla di dosso le fatiche contadine, s’aggiusta la cravatta e Vi guarda strizzando l’occhio dietro quell’occhiale tondo che tanto acchiappa in etichetta. Bellobello! Da bere ascoltando IL MIRACOLO degli APRÉS LA CLASSE. 90/90+ Punti. I QUASIQUASI – VERNACCIA DI ORISTANO DOC “FLOR” 2020, CONTINI: ossidazione intrigante quella che introduce alle note di miele di castagno e albicocca disidratata. Segue poi un lungo corteo di frutta secca, tabacco e note salmastre avvolto da una nuvola fumé appena “sporcata” da un “troppo” di lacca. Il sorso è un abbraccio glicerico di grande freschezza e pugnace sapidità che appare, nel complesso, anche esageratamente equilibrato. Peccato. Quasi 89 Punti, QUASI. – VERNACCIA DI ORISTANO DOC 1997 RISERVA, CONTINI: un profluvio di frutta secca rinfrescata da folate mandorlate, una nube d’arancia candita che qua e là ricorda le bucce dell’agrume poste sull’economica, profondi graffi iodati, macchia mediterranea ed erbe aromatiche. Il sorso è un incontro di boxe tra il sale e il miele, 12 round con un finale segnato dall’ovazione di quella nota di rancio che fa tanto Vernaccia. 89 Punti con un bel +.   – BARBAGIA IGT GRANAZZA 2022, GIUSEPPE SEDILESU: da un’annata calda un vino che già al naso racconta di concentrazione a bomba. Gli agrumi e le spezie si azzardano a fare capolino ma il palcoscenico è tutto delle dolcezze di gelso, susina e miele di castagno punzecchiato qua e là dall’immancabile macchia mediterranea. Al sorso dilaga una sapidità quasi piccante, che sa quasi di cemento mentre la freschezza ben si allinea a quell’importante morbidezza che sconfina in ricordi di frutta matura anche candita. La chiusura vede poi un colpo di coda di freschezza che aiuta ad allungare la mano per chiedere un altro bicchiere. 89- Punti. Da segnalare, appena un gradino sotto, la versione “MACERATA SULLE BUCCE” 2021 che, a parte una sottile nota ossidativa che va intesa come “neo elegante” e non “lieve difetto”, si caratterizza per un miglior equilibrio e una maggiore profondità ma lo fa con toni vagamente affettati che sanno un po’ di…ruffiano e gli valgono 88 Punti con, forse, un +. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “GHIRADA ZI SPANU” 2022, GIUSEPPE SEDILESU: beh, se questa dobbiamo considerarla una “prova d’autore” allora… Prima vera annata di questo progetto frutto di una singola vigna giovane (6 anni) che prende il nome dal vecchio proprietario e che al naso è quasi un cazzotto di contadina eleganza, un mix di tabacco trinciato forte e pelliccia, quella sigaretta appena rollata e fumata con una spalla poggiata al palo della vigna e lo sguardo perso nel domani… Poi è tutto un intrico di ginepri e, forse, qualche delicatezza di rosa. Il sorso è irruenza tannica e freschezza di maestrale, selvaggio come l’olfatto, Vi stregherà, un incantesimo di cui Vi piacerà essere vittima.. Da bere ascoltando REBEL YELL di BILLY IDOL. 89 Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “BALLU TONDU” 2019 RISERVA, GIUSEPPE SEDILESU: olfatto ricco e persistente di prugna matura e mirto profondamente segnato da note balsamiche di liquirizia e screziato di toni erbacei e speziati che, qua e là, lasciano intravedere un ché di dolce. Sorso materico che ripropone in maniera forse un po’ troppo affettata e compressa i descrittori olfattivi prima di distendersi nel lungo finale speziato. A 90 Punti pieni non ci arriva, ma solo perché io sono cattivo.   – CANNONAU DI SARDEGNA DOC NEPENTE DI OLIENA “ZIO BI” 2021, CANTINA BISCU: scuro di prugna, mirtillo, pepe, violetta, balsamico di liquirizia quanto serve e con quel tocco di caffè che… Sorso di decisa freschezza, adeguata sapidità e tannini maschi e materici. Ha già qualche anno ma sa di cantiere aperto e di scoperte da…scoprire. 89- Punti.   – VERMENTINO DI SARDEGNA DOC “MAJGA” 2023, IOLEI: quello degli “zerosolfiti” si sa, è sentiero insidioso, e qui, appena avvicinate il naso al calice, si rischia di confondere la caratteristica con il difetto ma…noi siamo attenti ed è allora che quell’apparente, sottile “puzzetta” ci appare nella realtà dell’acciarino di un vecchio archibugio che ha appena espletato il suo compito, quella nuvola pirica che avvolge il mazzetto di erbe officinali e l’appena di frutta bianca. Il sorso accosta alla viva freschezza una profonda sapidità minerale e ci lascia ricordandoci quella frutta che aveva chiuso i descrittori olfattivi. 89 Punti. E POI…UNA SFILZA DI 88 E poi mi preme segnalare alla Vostra attenzione – VERMENTINO DI GALLURA DOCG SUPERIORE “SELENU” 2023, TENUTE GREGU: bello e complesso l’olfatto, giocato sul contrasto tra l’affatto sottesa nota erbacea e le dolcezze di miele e mela molto matura. Il sorso è leggiadro e molto rispondente all’olfatto con una progressione che, pian piano, dà ragione alla frutta e, in chiusura, sottolinea la mineralità. 88+ Punti.     – ISOLA DEI NURAGHI IGT “NIUGE ROSSO” 2022, AGRICOLA NIUGE: si presenta in un abito di more di rovo e prugne in confettura senza dimenticarsi della ciliegia. Poi sono balsamicità di eucalipto, corteccia di pino, china e rabarbaro in una atmosfera iodata che sa di mare lontano (anche se qui siamo tra i 450 e 600m/slm). Caldo e succoso mostra una evidente freschezza ben bilanciata dalla scia sapida con un allungo di frutta e ricordi balsamici. Da segnalare anche l’annata 2020, più glicerica 88/88+ – ISOLA DEI NURAGHI IGT CAGNULARI “PINTA” 2023, BINZA ‘E SU RE: propone come uno schiaffo vegetalità di sfalciata d’erba, balsamicità non dimentiche del finocchietto selvatico e, una volta presa coscienza di quanto sia “giusta” quella nota di “pelliccia” lascia che capiate che quelle che inizialmente sembravano amarene sono, più correttamente, visciole. Sorso succoso, di grande freschezza e tannini, correttissimi, che avrei preferito forse più scalpitanti, con un allungo davvero gustoso. 88 Punti.   – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “GHIRADA FITTILOGHE” 2022, FRANCESCO CADINU: dalle vigne più alte e più vecchie (730m/slm e 120 anni), un impatto olfattivo balsamicamente segnato da tabacco, liquirizia e rabarbaro con le prugne e le immancabili erbe aromatiche a contorno. Sorso caldo, avvolgente, molto equilibrato. Sa di saggezza. 88 Punti.   – ISOLA DEI NURAGHI IGT MALVASIA “NEELEA” 2023, FRANCESCO FIORI: se non mancano le dolcezze di cedro candito e ananas (ahimé) sono le note di un sottobosco fungino, quell’idea di ruggine e le sottili amaritudini erbacee a colpire. In bocca è caldo, morbido, salmastro e amaricante… Ce ne vorrebbe un altro sorso per capirci qualcosa in più. 88 Punti.   – CARIGNANO DEL SULCIS DOC “NERO MINIERA” 2022, ENRICO ESU: impenetrabile all’occhio come il carbone nel quale le viti affondano le proprie radici al naso, sporcato da un “di troppo” di alcol, si presenta in abiti altrettanto scuri raccontando di pepe, intrichi di macchia mediterranea, grafite, ruggine e…una lontana freschezza d’arancia succosa. In bocca, la grande freschezza non pareggia la sapidità e i tannini si mostrano più eleganti di quanto mi potessi aspettare mentre la chiusura, profondamente minerale, sottolinea frutti scuri e scorze d’agrume. Avrei voluto dargli di più (anche per un packaging che, come pochi, avvicina il vino alla terra e all’uomo) ma, quell’alcol. Da bere ascoltando FADE TO BLACK dei METALLICA. 88 Punti con un +. – ISOLA DEI NURAGHI IGT “KUSIDURA” S.A., SILVIO CARTA: al naso presenta un pugno di amarene mature e quella nota alcolica che si sprigiona quando date un morso a un cioccolatino boero. Poi sono note resinose e di legni nobili a colpire, un ché di frutta secca che potrebbe essere arachide e uno schiaffo marino che sa di marosi e spiagge. Sorso caldo e di polso, reso più interessante dai fitti tannini e da un finale più salato che sapido firmato ancora da quella nota di alcol che… Si becca 86+ Punti, il mio Premio “MANNAGGIA”, un arrivederci tra un po’ di vetro e Da bere ascoltando I’M SORRY di BRENDA LEE. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “’INU” 2019 RISERVA, CONTINI: l’olfatto, scuro di terra bagnata, ferro e spezie, amaricante di genziana e succoso d’arancia, è quasi un tutt’uno con l’impellenza di un sorso che si mostra da subito caldo e sostanzioso. L’equilibrio davvero mirabile e i carezzevoli tannini conducono poi a un lungo finale particolarmente sapido. 88 Punti.   E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE e a tutti i Produttori che hanno avuto l’infinita pazienza di ascoltare lodi e critiche e la gentilezza di offrirmi il frutto del loro duro lavoro. Confesso che per me la Sardegna del vino è in gran parte ancora “giungla misteriosa” e, se da una parte questi Eventi contribuiscono a colmare parte delle mie lacune, dall’altra sono fonte di duro lavoro per i tanti temi che in futuro mi toccherà approfondire. Mi rimbocco dunque le maniche e metto sin d’ora in agenda una Edizione 2026 che mi aspetto essere ancora più ricca e interessante Roberto Alloi VINODENTRO  
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30 Gennaio, 2025

FLOS OLEI 2024 (il ritorno)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 15 Dicembre, le eleganti sale dell’Hotel EXCELSIOR di Roma hanno ospitato l’attesissimo ritorno di FLOS OLEI nella Capitale. Evento imperdibile per gli EVOluti amanti dell’oro verde delle nostre tavole         GLI ASSAGGI Se pensare di assaggiare tutto quanto proposto negli Eventi dedicati al vino è pura utopia, quando si tratta di EVO beh…lo spazio di manovra si riduce ancor più drasticamente e bisogna scegliere con attenzione su cosa posare gli occhi per degustare con attenzione quanto possibile, pena il ritrovarsi con il palato “azzerato” e ancora tanto da voler provare. Il mio programma è stato dunque quello di non fare nessun programma. Pochi e mirati assaggi delle Aziende che ben conosco (per farmi un’idea di quello che è stata la campagna olearia 2024/2025), niente fuori dall’Italia (mi è dispiaciuto ma, non assaggiando oli “stranieri” da un po’ di tempo, ho preferito rimandare fino a quando non avrò riordinato le idee riguardo le produzioni d’oltre confine) e…attenzione per il nuovo. Alla fine, una quarantina di assaggi (in vero non pochi) da cui ho tratto una mia personalissima “TOP QUALCOSA” della quale avrete ormai imparato a prendere con le molle i punteggi (laddove li vogliate confrontare con quelli della guida) ma che spero possa essere di stimolo alla Vostra Curiosità e che possa indirizzare i Vostri prossimi consumi. Ergo: leggete, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE! CHIAVALON (CROAZIA) – “ORGANIC”: al naso mostra di avere il piede pesante sul pedale delle balsamicità mentolate e di non temere l’affondo della mela, gestendone la progressione a suon di basilico e pomodoro. Decisamente amaro, in bocca non dimentica i toni del sedano rapa e, mentre lascia che il piccante pareggi le amaritudini, rinfresca a suon di lattuga. (90/91 Punti).   – “ATILIO”: Bianchera e Carbonazza per un cesto colmo di carciofi e cicoria in una nuvola di menta, timo e rosmarino. Poco lo spazio lasciato alla mandorla e ai pinoli, un accenno alla mela In bocca è una inarrestabile armata di polifenoli! Fatto per palati allenati all’amaro e al piccante intriga con note di pimento e rosmarino lasciandoci con la voglia di provarlo con un cioccolato seriamente FONDENTE. 93/94 Punti. Sempre sugli scudi quell’”EX ALBIS” (89 Punti) che mi ha fatto conoscere l’Azienda di Tedi e Sandi(quest’anno forse un po’ meno “boom” rispetto ad altre volte) e decisamente figo quel “ROMANO” dedicato al padre e a quelli che preferiscono EVO più “distesi” (91 Punti).         AGRICOLA FORCELLA (ABRUZZO) – MONOCULTIVAR LECCIO DEL CORNO: il pomodoro maturo incornicia toni amaricanti di cicoria, carciofo e salvia mentre la mandorla se ne sta in finestra. Assaggio che mostra grande equilibrio nei toni di amaro e piccante chiudendo su note intense di nocciola. 86 Punti. Un po’ sotto tono la monocultivar di INTOSSO che, nonostante l’impegno profuso in campo e in frantoio, sembra aver risentito particolarmente dell’annata complicata e, forse, di una raccolta un po’ sfuggita di mano. Si becca 84 Punti e il mio premio “PECCATO”. Una nota di merito per l’attenta produzione di pasta che mi prometto di testare nuovamente non appena ne avrò la possibilità (l’Abruzzo mi sta pian piano adottando) TRAPPETO DI CAPRAFICO (ABRUZZO) – MONOCULTIVAR INTOSSO: verde di pomodoro e lattuga lascia che ci metta lo zampino anche la mela Granny Smith senza dimenticarsi di erbe aromatiche e sfrucugli di ravanello. Coerente ed elegante l’assaggio con un invidiabile e intenso equilibrio di amaro e piccante. C’è solo un qualcosa che…boh, magari mi sbaglio, ma c’è quell’idea di banana… Gran bell’EVO! 88/88+ Punti. – MONOCULTIVAR CROGNALEGNO “CROGNALE”: tra carciofo e cicoria si fanno strada il finocchio e il ravanello ma sono i toni delle erbe aromatiche (salvia e rosmarino) e quelli balsamici della menta a sorprendere di più mentre la chiusura è più ortolana e segnata dalla lattuga. In bocca vince l’amaro della noce e dell’osso di pesca mentre il piccante avanza pian piano a suon di nere peposità. 90- Punti. RABOTTINI (ABRUZZO) – MONOCULTIVAR FS 17 “PER CONDIRE”: elegantissimo il suo abito verde prato punteggiato di pomodoro e carciofo. L’assaggio lascia inizialmente perplessi ma, come una bella donna s’ammanta di mistero e…va atteso. L’amaro mostra un crescendo del tutto inaspettato, inesorabile ma mai invadente, rispettoso di quel piccante sottile che fa da sottofondo a un assaggio di rara eleganza. 88 Punti, forse con un +. TRESPALDUM (MOLISE) – MONOCULTIVAR GENTILE DI MAFALDA: alla foglia di pomodoro si affiancano l freschezze della mela verde, della menta e del basilico. Appena un accenno di spezie introduce una chiusura ortolana di sedano mentre lascia un po’ sorpresi quell’accenno bananoso che…non c’avrei messo. Ben più deciso l’assaggio che l’olfatto, ben gestito dai ritmici rintocchi di amaro e piccante che, nel finale, cedono un po’ il passo alle dolcezze di frutta. 87/87+ Punti. SCHINOSA – DI MARTINO (PUGLIA) – MONOCULTIVAR CORATINA ”LA CORATINA”: tra carciofo, sedano ed erbe di campo si fanno strada la mela matura e freschezze d’agrume mentre lo sfondo comunica melanzana. Assaggio che denota un piccante deciso e un amaro che, inizialmente in difficoltà, rialza pian piano la testa e rimette tutto in equilibrio nel lungo finale. Forse meno d’impatto rispetto a quella della scorsa campagna olearia. (87+ Punti). Merita poi una segnalazione lo l’ASPRINIO DI AVERSA DOP SPUMANTE METODO CLASSICO “PRIEZZA”di MASSERIA CAMPITO (costola enoica dell’Azienda). Una bollicina che riempie immediatamente il naso di nocciole tostate, racconta di pesche e agrumi canditi e si distende poi sui toni dell’anice (o forse è finocchietto selvatico), della salvia e della camomilla. Il sorso, morbido e cremoso, mostra ben presto le muscolose spalle fresco sapide per chiudere l’assaggio su rimandi tostati e agrumati. Si becca 87+ Punti che potevano essere anche di più se non fosse che l’allevamento a spalliera gli toglie quel quid di indeterminazione che… Comunque, un bel vino. TORRERIVERA (PUGLIA) MONOCULTIVAR UOVO DI PICCIONE: beh, l’ho assaggiato per ultimo e certo non gli ho fatto un favore ma… Nel mio essere “severo ma giusto” mi pare si meriti davvero le mie parole. Certo non l’EVO dei miei sogni, così poco “pugliese”… Delicato, mai sopra le righe, che lascia siano i fiori a rappresentare il mondo vegetale (poco l’apporto della lattuga e del pomodoro). La frutta? Pera e mela, qualcosa di esotico e…agrumi. In bocca dimostra ottima pulizia ed educazione nel proporre delicatezze d’amaro e piccante e coerenza con le complessità olfattive. 86+ Punti. FATTORIA DI FUBBIANO (TOSCANA) – EVO: inizialmente stentato, l’olfatto si rivela poi intenso ed estremamente vegetale, di sbarazzina bellezza nel suo proporre frati sfalciati, erbe di campo, cicoria e lattuga. Ben presenti anche il carciofo e la foglia di pomodoro. L’assaggio mostra con decisione il lato amaro di un EVO che lascia montare pian piano spezie e piccantezze che gestiscono il lungo finale. Davvero una bella scoperta. 87 Punti. FRANTOIO DI CROCI (TOSCANA) – TOSCANA IGP “PRIMA OLIVA”: in uno scenario pomodoroso carciofo, cicoria e freschezze di lattuga precedono il rosmarino e le folate di mentuccia. In bocca mostra un amaro dalle spalle larghe e un piccante di muscolatura tonica e affatto pompata. Elegante nei toni speziati del pepe nero chiude evidenziando la mandorla e lasciando davvero una bella impressione di sé. 88+ Punti. – EVO “RISERVA”: tolto il pomodoro risulta decisamente più vegetale all’olfatto ma cede poi un po’ il passo a causa di un assaggio deciso ma meno “sicuro di sé”, intensamente amaro ma con un piccante che sembra voler stare al passo quasi per forza. 88-/88 Punti.       E QUINDI? E quindi intanto GRAZIE a FLOS OLEI per avermi voluto ospitare e a tutti i Produttori cui ho rotto le scatole (ma anche a quelli che per diversi motivi non ho potuto “disturbare”) e poi… Poi è il momento delle belle speranze: che la gente capisca l’importanza dell’EVO, che i media se ne accorgano e ne parlino, che il numero degli Eventi dedicati all’Extravergine di Oliva cresca, che, invitati a una cena, ci si presenti con una bottiglia di Olio buono anziché con una scontatissima bottiglia di vino… Beh, al momento sono solo “belle speranze” ma…stay tuned Roberto Alloi VINODENTRO  
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23 Gennaio, 2025

BRUNELLO DI MONTALCINO 2019 vs. 2020 (by VINODABERE)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 12 Dicembre la testata VINODABERE ha festeggiato il suo 7° compoleanno organizzando, presso il Ristorante VII COORTE di Roma, la decima Edizione del proprio “BRUNELLO CHALLENGE”, una degustazione rigorosamente alla cieca di 65 BRUNELLO DI MONTALCINO:34 di un’annata 2020 che sarà da Gennaio nelle enoteche (di cui 2 “Riserva” e 1 “Selezione”) e 31 della 2019 (di cui 2 “Selezione”); a questi, siccome i vini erano pochi, sono state aggiunte 16 Etichette di ROSSO DI MONTALCINO (6 della 2023, 9 della 2022 e 1 della 2021). 30 le Aziende coinvolte e 30 i panelist scelti tra giornalisti, critici e ristoratori cui era stato demandato il compito di scegliere quale annata fosse la “migliore”. Conti della serva alla mano, per 19 giudici ha vinto la 2020 (ma solo per 0.2 Punti), 7 hanno preferito la 2019 e 4 hanno decretato un salomonico pareggio. E io? Beh, io ero lì a domandarmi cosa ci facessi in un simile contesto ma principalmente (forse) a rappresentare il “ramo cattivo” del corpo giudicante. Comunque ho fatto il mio lavoro cercando di rimanere obiettivo fino alla fine, evitando quel “è BBono” che naturalmente si fa strada sul taccuino degli appunti dopo una trentina di assaggi. IL BRUNELLO DI MONTALCINO Dal nome dato inizialmente dai contadini di Montalcino all’uva (poi identificata come Sangiovese Grosso) con cui veniva prodotto un vino famoso già a metà dell’800 per Qualità e capacità di invecchiamento. Almeno due anni di legno e 4 mesi di bottiglia (6 per la versione Riserva) è il “quanto” bisogna aspettare prima di poterne assaggiare un bicchiere. DOC nel 1966 e DOCG nel 1980 (la prima), “vittima oggi” di un Disciplinare che sembra inseguire più il mercato che la tradizione, il Brunello ha saputo ricavarsi un posto di primissimo piano tra i vini di tutto il mondo. L’ANNATA 2019 Una vendemmia eccezionale per Qualità delle uve, frutto di un’annata da incorniciare. A un inverno freddo è seguita una Primavera abbastanza piovosa da fornire ai terreni l’acqua necessaria a gestire un’Estate moderatamente calda e priva di eventi atmosferici di forte intensità. Le temperature miti e le forti escursioni termiche del periodo che ha preceduto la vendemmia hanno poi consentito di portare in cantina uve perfette in grado di dare vini con un elevatissimo potenziale evolutivo.   L’ANNATA 2020 Altra bella annata che, dopo una Primavera abbastanza secca, ha beneficiato, tra Giugno e Agosto, di precipitazioni equilibrate e temperature che solo in brevi periodi hanno avuto picchi eccessivi. Meglio che altrove è andata nelle zone a quota più elevata (che hanno potuto beneficiare delle forti escursioni termiche), tuttavia il risultato finale sembra essere quello di una serie di vini ricchi di sfumature fruttate e floreali, particolarmente suscettibili dello stile delle diverse Aziende e, complessivamente, immediati e bevibili (forse troppo).   GLI ASSAGGI Subito dopo la conclusione della degustazione, il buon Maurizio Valeriani ci ha fornito “nome e cognome” dei vini assaggiati e, con mirabile opera manuale, ha riportato i voti di ciascun panelist in tabella decretando medie, vincitori, vinti, buoni e cattivi (solo io o quasi, stando ai punteggi dei miei colleghi). Di seguito Vi do notizia della “TOP TEN” dei Brunello e della “TOP FIVE” dei Rosso cui aggiungo la mia personalissima “TOP FOUR”, quella dei Brunello cui ho affibbiato almeno 90 Punti (in aggiunta alla quale metto il migliore dei Rosso e due Brunello che a 90 ci sono “quasi” arrivati).   I BRUNELLO DI MONTALCINO In evidenza il punteggio medio, tra parentesi “il mio”. – 37. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, FRANCO PACENTI: 92.9 Punti (87); – 64. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, LA MAGIA: 92.30 Punti (88); – 50. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, TORNESI: 92.17 Punti (85); – 74. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, MASTROJANNI: 92.03 Punti (90); – 81. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, LISTINI: 91.97 Punti (89); – 72. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, CELESTINO PECCI: 91.90 Punti (87); – 61. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, VILLA AL CORTILE: 91.83 Punti (86); – 57. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, CELESTINO PECCI: 91.83 Punti (89); – 69. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, PIAN DELLE QUERCI: 91.79 Punti (85); – 44. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, PININO: 91.77 Punti (88); – 46. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, TENUTA LA FUGA: 91.77 Punti (86). I ROSSO DI MONTALCINO In evidenza il punteggio medio, tra parentesi “il mio”. – 9 ROSSO DI MONTALCINO 2023, ARGIANO: 88.54 Punti (84); – 8 ROSSO DI MONTALCINO 2022, TENUTA DI SESTA: 88.50 Punti (85); – 10 ROSSO DI MONTALCINO 2023, TENUTA LA FUGA: 88.50 Punti (85); – 15 ROSSO DI MONTALCINO 2022, COLLEMATTONI: 88.48 Punti (85); – 13 ROSSO DI MONTALCINO 2022, SCOPONE: 88.45 Punti (87); – 14 ROSSO DI MONTALCINO 2023, FATTORIA DEI BARBI: 88.45 Punti (87). I MIEI “PEZZI DA NOVANTA” (E TRE “QUASI) In evidenza “il mio” punteggio, tra parentesi quello medio. – 7. ROSSO DI MONTALCINO 2023, CAMIGLIANO: da uno sfondo floreale emergono note di visciole e un ricco corredo boschivo che oltre ai piccoli frutti non si dimentica di evidenziare umidità e humus. La peposa speziatura stuzzica il naso e predispone alla calma di una presa di tabacco. Sorso coerente, vergato da una freschezza cui la sapidità tiene tenacemente testa. Decisi ma educati i tannini e fruttato il finale di un vino con i piedi ben piantati per terra, fedele a un territorio e a un’identità contadina di cui, troppo spesso, molti si dimenticano. Da bere ascoltando PUT THE BLAME ON MAME di ALLAN ROBERTS e DORIS FISCHER (cantata da una ANITA ELLIS che presta la voce a RITA HAYWORTH). 89+ Punti (88.07). – 20 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, FERRERO: forse il naso più maturo della batteria, ricco di amarene, ciliegie e fragole, rinfrescato dalla melagrana, dall’arancia rossa e fors’anche dal pompelmo rosa. Sorso di agilità inattesa, quasi sbarazzino, reso interessante dai tannini un po’ scorbutici e dalla lenta ma inesorabile progressione gustativa. Andrebbe aspettato parecchio ma…adesso è davvero gustoso! Da bere ascoltando AUBERGE di CHRIS REA. 91+ Punti (90.66). – 49 BRUNELLO DI MONTALCINO “COSTA DI MONTE” 2019, TENUTA DI SESTA: olfatto complesso e articolato che tra more e ciliegie lascia spuntino le viole Ma l’accento dovete metterlo sulle vegetalità, spesso ortolane e non dimentiche neppure della lattuga e lasciare poi che subentri la calma del tabacco, quello del toscano fumato al tramonto e che gli ultimi squilli siano per il sottobosco e la liquirizia. Sorso maschio, deciso, fresco forse anche oltre l’atteso e tenuto vivo da tannini preziosi ancorchè mai supponenti. Elegante ma affatto snob, dovrete trattenerVi se non vorrete finire la bottiglia. Da bere ascoltando DON’T STOP ME NOW dei QUEEN. 90/91 Punti (91.23). – 74 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, MASTROJANNI: olfatto scuro, fatto di bosco resinoso, more (spine comprese), foglie secche, tè, salvia, salsedine, mineralià ferrosa (arrugginita direi) e una bella sottolineatura di pelliccia. Sorso di bell’equilibrio che parte da un’arrembante freschezza per proporre una inarrestabile progressione di minerale sapidità che, grazie anche ai solleticanti tannini e all’intrigante speziatura del finale rende il sorso particolarmente gustoso. 89/90 Punti (92.03). – 75 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, COL D’ORCIA: i piccoli frutti rossi sono selvatici e ammiccanti, le violette un tocco di gentilezza nella rustica eleganza dei fiori gialli, le erbe aromatiche imperano e la radice di liquirizia sposa la resinosa freschezza del bosco estivo. Sorso dritto, di tagliente freschezza ben equilibrata dagli stuzzicanti tannini e con un finale simpaticamente saporito. Un vino dalla muscolatura definita ma mai “pompata”. 90/91 Punti (90.28). – 79 BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, CASTELLO TRICERCHI: olfatto scuro, segnato da humus e prese di tabacco, intarsiato di ferro e grafite e appena illuminato dai rossi riflessi della ciliegia matura. Sorso “wow” che mostra freschezza e tannini mirabilmente in equilibrio e sfodera con lentezza studiata una lama minerale. Chiude su succose freschezze d’arancia lasciandoci con la voglia di berne un altro bicchiere. 90 Punti (91.45). – 80 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, POGGIO DEGLI ULIVI: al naso è leggiadro e propone svolazzi floreali, freschezze d’arancia, graffi grafitici (che fanno quasi rima); non manca la ciliegia e la chiusura accenna a tabacco, terra umida e cacao. Il sorso, segnato dai setosi tannini e dall’incalzante mineralità, lascia che il cacao diventi caffè e che il finale sia di inattesa verticalità. Un bell’esempio di Brunello che “sarà”. 89/90 Punti (89.03).   E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE (e a Maurizio Valeriani) per avermi invitato a far parte di questo panel di assaggio. È stata una bella esperienza che mi ha consentito di rafforzare alcune mie convinzioni riguardo a cosa significhi oggi BRUNELLO DI MONTALCINO, alla posizione assunta dai Produttori rispetto al mercato e alla Tradizione e a quello che sarà il futuro di un vino così iconico. Spero ci possano essere altre giornate così, per ora…mi predispongo a un 2025 che si preannuncia ricco di assaggi interessanti   Roberto Alloi VINODENTRO  
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16 Gennaio, 2025

ANTICA TENUTA PALOMBO, la masterclass (by GAMBERO ROSSO)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Dicembre, GAMBERO ROSSO ha organizzato, presso la GAMBERO ROSSO ACADEMY, una interessante masterclass dedicata al Territorio di Atina (FR) e ad ANTICA TENUTA PALOMBO. Una serata durante la quale Marco Sabellico e Pierpaolo Pirone (enologo dell’Azienda) hanno raccontato storia e produzioni di quella Valle di Comino, a ridosso del Parco Nazionale d’Abruzzo, per lunghi anni dimenticata e che oggi riempie nuovamente i nostri bicchieri di vini interessantissimi che, per l’occasione, sono stati accostati alle creazioni dello Chef Marco Brioschi.   L’AZIENDA ANTICA TENUTA PALOMBO nasce per mano di Giovanni Palombo che, nel 1980 decise di ridare slancio alla viticoltura in una zona nella quale era praticata sin dal tempo dei Romani e dove sin dal 1860 affondano le radici vitigni come Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Sauvignon Blanc e Semillon che Pasquale Visocchi, appassionato di viticoltura e allora Ministro dell’Agricoltura del Regno di Napoli, portò con sè dalla Francia. Palombo, a metà degli anni ’90 sostenne fortemente la nascita della DOC ATINA credendo fermamente nel fatto che le produzioni vinicole della zona nulla avessero da invidiare a quelle bordolesi. Oggi l’Azienda è di proprietà della Famiglia Mastrantoni che alla coltivazione dei vitigni internazionali ha accostato con grande convinzione quella degli autoctoni Lecinaro e Maturano. GLI ASSAGGI 9 le etichette in degustazione tra cui il “biglietto da visita” dell’Azienda, quel “CAPRALITT” vestito elegantemente di stagno che mette insieme Cabernet e Merlot. Date un’occhiata alle mie note d’assaggio e correte a provare di persona!       – SPUMANTE METODO MARTINOTTI “AMANTATA” EXTRA DRY: 4 mersi di autoclave per questa falanghina che tra fiori e frutti bianchi lascia intravedere una nota di incenso e sottili richiami di frutta secca. Sorso immediato e vivace, forse un po’ troppo “bollicinoso” ma affatto disturbante. Un sorso easy dotato di buona persistenza. 84 Punti.   – LAZIO IGP MATURANO 2022: moscateggia dolcezze di mandorla, pesca, camomilla e fiori d’acacia mentre spinge sull’acceleratore delle amaricanti note di timo, salvia per poi chiudere minerale. Sorso caldo e sostanzioso, quasi ciccione ma estremamente agile, dotato di viva freschezza. Bella la rispondenza con l’olfatto e molto interessante la progressione gustativa che, dalle iniziali dolcezze, lascia che l’attenzione si sposti sui toni erbacei e amaricanti prima della lunga chiusura sapido-piccante. 86 Punti con, forse, un +. – LAZIO IGP SAUVIGNON BLANC 2023: sembra voler raccontare di frutta esotica ma subito cede le armi all’incalzante armata vegetale e pomodorosa lasciando che l’interesse si riaccenda grazie all’atmosfera salmastra che pian piano prende possesso del naso. Fresco e meno sapido di quanto atteso dimostra buon equilibrio e chiude simpaticamente agrumato. 84+ Punti.   – FRUSINATE IGP ROSATO “ROSA INVIDIATA” 2023: un Merlot che mixa rustica presenza a eleganze floreali di geranio e rosa. Poi, vegetalità spesso inespresse sposano ciliegie croccanti e freschezze di melagrana e pompelmo. Sorso di bella freschezza e comparabile mineralità che aggiunge ai descrittori olfattivi vegetalità balsamiche e una chiusura appena troppo ciliegiosa. Al di là del punteggio, un rosato davvero interessante. 85+ Punti. – FRUSINATE IGP MERLOT 2020: il naso rivela frutti di bosco scuri e sotto spirito in una atmosfera eucaliptica e. Il sorso segue note di ginepro ed erbe aromatiche sottolineando freschezza e sapidità nonostante il calore alcolico e si allunga su interessanti e persistenti vegetalità. 86- Punti.     – ATINA DOP CABERNET 2021: balsamicità vegetali precedono l’inesorabile incedere dei piccoli frutti rossi e neri. Segue una nera speziatura fatta di pepe e chiodi di garofano che, presi per mano i sottili toni grafitici, inducono a un sorso fresco e sapido che rivela un crescendo chinato e di caffè appena tostato. Manca un po’ di polso e quindi, nel pur piacevole finale, crolla lasciandoci con un ché di inespresso. 85+ Punti. – ATINA DOP CABERNET “DUCA DI CANTELMO” 2020 RISERVA: già al naso rivela un animo “carico” che ricorda i vini di qualche anno fa. Amarena e ribes si mescolano a legni nobili e grafite. Pian piano si rivela anche il suo animo vegetale ma…forse la caraffa aiuterebbe a snellirne il corpo distogliendo l’attenzione dalla grande concentrazione. In bocca il calore non manca di certo ma i tannini, la sapidità e la progressione vegetale aiutano a gestire l’alcol fino alla chiusura persistente e fruttata 85- – Punti. – FRUSINATE IGP ROSSO “CAPRALITT” 2018: Cabernet e Merlot a mezzi, uve superselezionate e “duecentopercento” legno nuovo per un vino “importante” già dal vestito (quell’etichetta in stagno che riproduce le foglie del Cabernet). Naso imponente che tra frutti rossi e neri maturi lascia spazio a note balsamiche di legni nobili ed eucalipto prima che la liquirizia e le tostature di cioccolato e caffè monopolizzino il palcoscenico olfattivo. Sorso materico e di ostentata eleganza, molto coerente con l’olfatto e di lunghezza consona. Non per me ma, sicuramente per molti; in ogni caso un vinone. Peccato che il “duecentopercento” sia davvero troppo. 88/89 Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO “PRIMIS” EXTRA BRUT: 85 parti di Lecinaro e il saldo di Maturano Bianco rivelano un animo giallo di ginestre, fiori di campo e cedro. Intrigano le note amaricanti e vegetali di timo e anice stallato mentre sbuffi minerali e pasticceri lasciano liberi i pensieri. Sorso cremoso e stuzzicante, di viva freschezza e piacevole persistenza. 36 mesi sui lieviti davvero spesi bene! 87/+ Punti. E QUINDI? E quindi mentre per me si tratterà di approfondire l’argomento “Valle di Comino” (e per Voi di aspettare altre mie parole in merito) è il momento dire GRAZIE a GAMBERO ROSSO per avermi ospitato e ad ANTICA TENUTA PALOMBO per l’impegno costantemente profuso nella valorizzazione del Territorio. Per tutti: STAY TUNED.     Roberto Alloi VINODENTRO  
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9 Gennaio, 2025

BOLLICINE 2024 (by Decanter Wine Academy)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 7 Dicembre, DECANTER WINE ACADEMY ha organizzato la seconda Edizione di BOLLICINE, Evento dedicato aglio spumanti di tutta Italia (e non solo). Una nuova location (l’elegante “voliera” di Villa Piccolomini a Roma) e un numero di Aziende (OTTANTOTTO) financo esagerato, hanno decretato il successo di una due giorni spumeggiante onorata da pubblico numeroso accorso per “brindare” alle imminenti festività.     GLI ASSAGGI Come già accennato c’era tanto, forse troppo da assaggiare. Un percorso a ostacoli tra Metodi Classici, Metodi Martinotti e…tanta gente curiosa. Non avevo troppo tempo a disposizione e allora ho cercato il nuovo in mezzo a tanti nomi conosciuti. Dai circa quaranta assaggi fatti ho estrapolato una personalissima “TOP SEVEN” (all’interno della quale troverete tre vini “fermi”) che rispecchia un po’ la mia ormai nota cattiveria e un po’ il fatto che beh…m’aspettavo qualcosa di più. Ad ogni modo Voi date una letta alle mie note di assaggio, criticatele, suggeritemi alternative, ficcate il naso e…condividete. – TERRE DI OFFIDA DOC PASSERINA SPUMANTE EXTRA BRUT, LE VIGNE DI CLEMENTINA FABI (MARCHE): un Martinotti lungo (10 mesi) per un naso di interessantissime vegetalità. Sono l’anice stellato, il tarassaco e la liquirizia a guidare le danze mentre sullo sfondo restano i piccoli fiori bianchi di quel prato verde, un accenno di prugna gialla, agrumi e la crosta del pane appena sfornato. Sorso fresco, ben sapido, caratterizzato da un’effervescenza briosa ma mai sopra le righe capace di riproporre tutto quanto inizialmente apprezzato all’olfatto e fare comunella con l’apprezzabile persistenza per una beva davvero gustosa. (88- Punti). – SPUMANTE METODO CLASSICO MILLESIMANTO 2016 EXTRA BRUT, ZACCAGNINI (MARCHE): olfatto solare di fieno caldo e girasoli ma al contempo di grande freschezza. Verde di mela, agrumi canditi e mentuccia, stuzzicante di erbe officinali e zenzero, ammiccante di crosta di pane appena sfornato e mandorle tostate. Sorso incalzante, vellutato ed elegante, estremamente coerente con l’olfatto e dotato di una lunga scia di minerale sapidità. (88 Punti con, forse, un -). – RUCHÈ DI CASTAGNOLE MONFERRATO 2021, PREDIOMAGNO (PIEMONTE): il naso è rosso di rose, gerani e frutta matura ma, tra quest’ultima, si fa strada un’albicocca che…che ci sta a fare?! E poi quelle note vegetali, amaricanti e cespugliose, quasi di vermouth, la freschezza dell’arancia e delle erbe aromatiche, un appena di noce moscata e una profonda vena minerale a incidere. In bocca è la freschezza quasi irruenta delle erbe officinali a prendere per mano i fitti tannini conducendo un sorso intenso e persistente che s’allunga su note di pepe e frutta che la presenza alcolica lascia percepire sotto spirito. (87+ Punti) – RUCHÈ DI CASTAGNOLE MONFERRATO “VIGNA DEL CASTELLO” 2022, PREDIOMAGNO (PIEMONTE): il naso sacrifica le fresche e amaricanti note boschive e di agrume chinotto sull’altare delle tipicità di frutto maturo rosso e nero (fragole, visciole, prugne) e rosa cercando di darsi un’aria meno snob indossando un maglioncino di pepose speziature che però non riesce a nascondere il papillon della noce moscata. Sorso di esuberanti freschezza e calore alcolico ben tenuti a freno dal tessuto tannico. Chiude profondo ed elegante (forse troppo) richiamando la frutta. (87- –  Punti). – MONFERRATO DOC ROSSO, PHILEMA (PIEMONTE): se cercate vini complicati state lontani da queste 85 parti di Freisa d’Asti con il saldo di Bonarda. Qui tutto è immediatezza: il frutto rosso, le spezie dolci, i toni erbacei e un quid amaricante di genziana, il tutto intriso di coerente rusticità e segnato da una simpatica vena minerale. Il sorso? Pronto, immediato, succoso, con i tannini al posto giusto e…”versamene un altro bicchiere che voglio assaggiarlo meglio”! (87+ Punti). – ETNA BIANCO METODO CLASSICO DOC “69/70” BRUT, LA CONTEA (SICILIA): tutto Nerello Mascalese. Della Sicilia ha gli agrumi, il bergamotto, l’arancio, il mandarino… Del Vulcano la sabbia nera, il fumo, un ché di sulfureo, i cespugli riarsi di macchia mediterranea… E poi brezze iodate di un mare lontano, zagare… Sorso morbido e cremoso, fresco, intriso di mineralità e richiami fumé con un finale i crescendo tra ricordi salmastri e agrumi canditi. Una bollicina di rude eleganza. (88 Punti). – TRENTO DOC “BRUT DE LA CROS” 2016 RISERVA, VIDI (TRENTINO): 42 mesi sui lieviti per un naso che si presenta da subito salmastro per evolvere poi nella freschezza dell’agrume e della mentuccia e nel dolce abbraccio della mela cotogna in una atmosfera pirica di quasi polvere da sparo. Sorso ricco, pieno, avvolgente e di grande coerenza con l’olfatto. Davvero una bella bolla. (88+ Punti).   Una nota per l’Azienda ALIBIS che, in quel di Mortegliano (UD) produce mele e…sidro (vabbè, quasi). Due le versioni, una “Spumante” EXTRA DRY (Metodo Martinotti) e una “0.0%” (alcohol free). Beh, assaggiateli perché…perché si! E QUINDI? E quindi, intanto, GRAZIE e complimenti agli Organizzatori per avermi ospitato ancora una volta e aver dimostrato con i fatti l’impegno profuso nel portare questo Evento al livello che gli compete (sia dal punto di vista della location che delle Aziende presenti) e poi… E poi la semplice considerazione che un conto è “dire” bolle e un conto è “farle” (BENE). Il Metodo Italiano mi sembra stia segnando il passo, preda di mode e facili consumi mentre il Metodo Classicoha bisogno di pazienza e non di nascondere dietro la scusa di una beva più easy voglie di accaparrarsi fette di mercato diverse dal solito. In una parola: aspetto Roberto Alloi VINODENTRO  
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2 Gennaio, 2025

"TURDACONE" TENUTA PALLOTTA (la verticale)

IL COSA E IL DOVE In un freddo e piovoso Giovedì d’Inverno il MUSEO DEL VINO di Monte Porzio Catone ha ospitato un Evento assolutamente unico: una verticale, condotta da Jacopo Manni, di “TURDACONE” (LAZIO IGT ROSSO), vino quantomeno “naif” prodotto da Renato Boni (TENUTA PALLOTTA). Cabernet Franc e Tintilia, due vitigni che nulla hanno a che fare con il Territorio ma scelti da Renato proprio per questo. Piantati “di nascosto” da un vignaiolo che fa vino per il piacere di berlo, raccontano, proprio per la loro estraneità al Vulcano Laziale, forse meglio di qualsiasi altro non solo il Territorio ma, anche e soprattutto, l’elemento fondamentale di quello che i cugini francesi (e anche noi che ci atteggiamo a enofighetti) chiamano Terroir: l’UOMO (scritto tutto maiuscolo). Prima annata la 2015, un CRU e 3000 bottiglie, questi i numeri di un vino irriverente già dal nome di fantasia (indagatene il significato). “TURDACONE” è figlio unico di un “dove” unico, di una delle poliedricità di quel Vulcano Laziale mai uguale a sè stesso e che Vi invito a scoprire sulla Vostra pelle (non solo nei vini che sa regalarci), magari sudando l’anima mentre scorrazzate in bici su e giù per i suoi versanti. “TURDACONE” è figlio di un Vignaiolo che sta agli schemi forse meno di quanto io stia alla danza classica. “TURDACONE” è il grido di un’enologia dimenticata, un bicchiere di protesta.   GLI ASSAGGI Fuori schema fino alla fine, Renato trasforma anche la “verticale” in una “diagonale” che parla forse più di “umori” e stati d’animo che non dell’evoluzione di un vino. Una “diagonale” che lascia per ultima un’annata 2015 che, a detta sua e di Jacopo, ha rischiato fino all’ultimo di non finire nel bicchiere e che invece…leggete! 2017: da un’annata con piogge zero mi approccio al bicchiere aspettandomi tanta concentrazione e poca freschezza. E appena ficcate il naso dentro il bibente ecco il vulcano! Cinerino, minerale, nasconde il frutto dietro il camino regalando sensazioni materiche, quasi polverose. È come se, camminando in soffitta soffiaste su un vecchio libro scoprendo inattese balsamicità e freschezze di lavanda. Il sorso conferma l’olfatto ma sembra voler concentrare tutti gli zuccheri appena entrato in bocca. È frutto profondo, in confettura, che prova a stemperare con le morbidezze l’incedere di una Tintilia che accosta sangue e ferro al peperone verde del Cabernet. Poi è un crescendo minerale che stende un velo sulla frutta e lascia che l’attenzione si posi su una sapidità che stimola la beva fino alla chiusura che lascia che la dolcezza del frutto faccia di nuovo capolino. È un vino duro, di poche parole…ermetico…dal fascino misterioso. (88- Punti) – 2018: unica annata ad aver passato qualche tempo dentro due botti molto vecchie, lascia che al naso la vaniglia alzi comunque un po’ troppo la voce. Dolcezze che poi non si ritrovano in un assaggio più fresco, meno carico di frutta, elegante (ma con le sneakers) e comunque di grande beva. Solo 1200 bottiglie e 84+ Punti.     – 2020: un olfatto fresco e pietroso che qua e là lascia intravedere polvere e ricordi. Assaggio saporito che evidenzia acidità elevatissime di quasi Barbera, più vegetale e meno ematico. Un vino che sa di consapevolezza, un pugno in faccia al sistema e alle logiche. (88+/89- Punti).   – 2016: accostando il bicchiere al naso sentite puzza di temporale! L’aria sfrigola e l’atmosfera è pirica, le vegetalità alzano la testa e si fa strada un profondo solco mentolato, empireumatico direi, che s’accosta al tabacco e a un’idea di sagrestia cui, in chiusura, s’aggiunge un ché di marino e di smalto. In bocca dilagano freschezza e amaritudini, i tannini mettono la testa a posto e caffè e cacao 90% fanno schioccare la lingua. Forse troppo chinata la chiusura ma…che vino! (91/92 Punti). – 2015: prima annata, quasi una “prova d’autore” e… Già alla prima olfazione capite di trovarVi di fronte a un vino assurdo! Schietto, non ci tiene a nascondere il proprio legame con la terra e con la fatica. Quella nota rustica e di quasi pollaio è maledettamente aderente al vino in quanto “frutto della vite e del lavoro dell’uomo”. Nessuna smanceria, nessun imbellettamento, il frutto rosso è quello della visciola (ché l’amarena è roba da fighetti e qui nessuno lo è), il resto è vulcanica mineralità, pietre bagnate e graffi amaricanti di foglia di peperone. Un sabba di descrittori che si rinnovano ogniqualvolta ficcate il naso nel bicchiere. Il sorso è voglia e conseguenza, quasi rivolta. Quello che avevate percepito al naso ve lo urla in faccia, non chiede attenzione, se la prende! Un vino punk (sicuramente tra i trenta migliori assaggi del 2024). Da bere ascoltando THIS IS NOT A LOVE SONG dei PUBLIC IMAGE LIMITED (P.I.L.). (94 Punti con un bel +). E QUINDI? E quindi mi toccherà disturbare Renato, andare a rompergli le scatole in cantina, magari per riassaggiare quel “PRIGIONIERO” (FRASCATI SUPERIORE DOCG) che meriterebbe gli dedicassi un altro articolo oppure…per mettere in cantina qualche bottiglia di un vino sorprendente almeno quanto il suo Produttore       Roberto Alloi VINODENTRO  
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26 Dicembre, 2024

TREEVENTITRE (e qualche vino)

IL COSA E IL DOVE Il fine settimana 30.11/01.12 è stato decisamente troppo ricco di Eventi per gli enoappassionati romani. 3 Eventi in due giorni sono davvero difficili da gestire rischiando di lasciare con l’amaro in bocca organizzatori, Aziende e quanti intendono parteciparvi per assaggiare. Allo StarHotel Metropole era il MONDIAL DES VINS EXTREMES (organizzato dall’instancabile GOWINE),all’Hotel Excelsior il sempre attesissimo SPARKLE (organizzato da CUCINA & VINI) e la Città dell’Altra Economia ospitava UVA FIERA (creatura di LA PECORA NERA EDITORE). Dove andare? Come riuscire a incastrare le cose per non far torto a nessuno? E poi: riuscirò ad avere l’autocontrollo sufficiente a non “fare bingo” considerando il numero di etichette tra le quali scegliere? Beh, a conti fatti posso dire di essere stato abbastanza bravo. Ho onorato tutti (gli Organizzatori) facendo torto solo a molti Produttori dei quali, per forza di cosa, non ho davvero potuto assaggiare le eccellenze. Ora però che sono di fronte a una pagina bianca, resta il problema di come fare a raccontarVi il mio percorso di assaggi senza finire in un 2025 che ormai è davvero dietro l’angolo e che sarà sicuramente ricco di altri appuntamenti cui dare conto. GLI ASSAGGI Allora, credo che la soluzione migliore per salvare capra e cavoli sia quella di mettere mano alle mie personalissime classifiche e dirVi di quei vini che sono riusciti a salire sul mio podio ideale (o poco più). Dunque qualche vino per ciascun Evento accontentando (forse) tutti gli Organizzatori e scontentando (ahimè) più di qualche Produttore (e magari anche la Vostra Curiosità). Prendete come di consueto con le molle le mie classifiche e i miei punteggi (soprattutto quelli visto quanto sono “tirato” rispetto alla gran parte dei “colleghi”), assaggiate, criticate, suggerite e condividete. MONDIAL DES VINS EXTREMES – SLOVENJA ZGP GORIŠKA BRDA MERLOT 2018 RISERVA, DOLFO (SLOVENIA): chi cerca rotondità di frutto si faccia da parte! Questo Merlot rompe gli schemi e insegna a quelli che “le pirazine sono segno di mancata maturazione” quanto il vino vada oltre la chimica che si studia. Dritto, duro, tagliente e arido come le rocce del Carso, irretisce con una finta di frutti neri maturi, guarda all’Oriente delle spezie, graffia la schiena con unghie vegetali e, dopo un urlo minerale, chiede la calma del tabacco. In bocca sono muscoli e schiaffi. Nessuna violenza, per carità! Lascia che si rilevi il frutto e immaginare la donna ma chiede concentrazione sugli spigoli e mette di fronte alla femmina, accenna all’amore ma è sesso. Nessuna smanceria, pura passione! Per me “IL” Merlot di questo 2024 che stiamo ormai per salutare. Da bere ascoltando FOUNTAIN OF YOUTH di LATCH KEY KID (91/92 Punti). – ALEATICO DELL’ELBA DOCG PASSITO 2019, ACQUABONA (TOSCANA): all’intensità dei piccoli frutti rossi seguono fichi secchi e datteri e poi gli agrumi (canditi), il tabacco (quello calmo della pipa), il cacao e un appena di smalto che…mannaggia! Il sorso è caldo, materico e dinamicissimo, sempre in divenire! Freschezza e sapidità sugli scudi nonostante i 180 gr/l di zuccheri. Chiude tra sale e tannini con l’amaro in bocca (anzi, al naso) di quello sgarbo all’olfatto. (88 Punti, ma sono cattivo e…avrei potuto dargliene di più). – VALLE D’AOSTA DOC MAYOLET “COIN NOBLE” 2023, CAVE DES ONZE COMMUNES (VALLE D’AOSTA): strilla piccoli frutti e prati di violette mentre una sottile speziatura Vi fa prudere il naso. Segue un sottobosco che si sta asciugando dopo il temporale mentre la mineralità granitica, molto più che una lontana percezione, fa sentire la sua presenza a suon di pietre d’inciampo. In bocca denota equilibrio nonostante una scapestrata gioventù fatta di rimarcate memorie olfattive forse un po’ troppo soliste e poco corali. Chiude minerale lasciando la voglia di un altro sorso. (87+ Punti). – COLLI DI CONEGLIANO DOCG REFRONTOLO PASSITO, 2016 COLVENDRÀ (VENETO): chi pensasse al Refrontolo come all’ottavo nano si troverebbe di fronte a un gigante che si muove su un palcoscenico di spezie d’Oriente, tostature di caffè e fumose atmosfere. Un palcoscenico sul quale danzano prugne e ciliegie sotto spirito, un sottobosco fatto più di humus che di piccoli frutti, balsamicità di china e liquirizia soffi mentolati… All’ampiezza del naso corrisponde la verticale altezza di un assaggio energico, certamente dolce ma intriso di profonda sapidità e sostenuto dalla finissima trama tannica, con una lunga chiusura fruttata e balsamica. (Quasi 89 Punti, quasi…). SPARKLE – FRANCIACORTA DOCG EXTRA BRUT MILLESIMATO 2019 (SBOCCATO 03.24), TERRE D’AENÒR (LOMBARDIA): s’approccia simpatico al naso con una nota sbarazzina di pop corn prima di rivelare una floreale dolcezza d’animo e la sostanza di una frutta matura affatto dimentica degli agrumi. Il sorso è cremoso e avvolgente, fresco e più salato che sapido, rilassa, appaga, invoglia e, nel finale, sorprende con una scudisciata minerale. (90 Punti).   – TRENTO DOC “907” 2018 RISERVA EXTRA BRUT, CANTINA D’ISERA (TRENTINO): un naso che sembra inizialmente vergognarsi della propria esplosività. Vi costringe all’attenzione per capire se quell’idea sapida sia mineralità o mare antico divenuto ormai roccia. Un naso che dietro la frutta, gli agrumi e la pasta appena lievitata profuma di fatica e di conquista. In bocca è un concerto in cui la cremosa effervescenza si armonizza con la sostanza fruttata evolvendo in un finale decisamente salato. Da bere ascoltando SEVEN INTO THE SEA degli IN TUA NUA. (93 Punti). – TRENTO DOC “1907” 2016 RISERVA BRUT (MAGNUM), CANTINA D’iSERA (TRENTINO): caldo e roccioso, al naso non dimentica gli agrumi canditi, le erbe aromatiche, il richiamo del forno del paese e un tocco di rustica eleganza contadina. Sorso cremoso e molto coerente, deciso nei toni fresco-sapidi si “ripulisce” (ahimè) di quella intrigante rusticità e sfodera una chiusura salata che quasi ricorda l’acciuga. (91 Punti).   – TRENTO DOC “TRACCE” 2011 RISERVA, MOSER (TRENTINO): lo metto tra i vini da riassaggiare assolutamente (ne era rimasto giusto quel quid per sporcare il bicchiere) per l’impressione fattami. A naso un passo avanti rispetto all’ormai famosissimo “51.151”, fresco come l’aria della Val di Cembra, dritto come la strada che si impenna sotto le ruote e non ha curve dopo le quali “spiana”. Quasi opulento già al naso, sciorina note che vanno dalla frutta candita agli idrocarburi con la leggerezza che si impone alla pedalata di uno scalatore. (Gli do 89 Punti praticamente alla cieca e lo aspetto alla prossima tappa. – LESSINI DURELLO DOC PAS DOSÉ “AMEDEO ÉVOLUTION” 2012 RISERVA (DEGORGIATO 2023) CA’ RUGATE (VENETO): elegante già all’occhio, si presenta al naso ampio e pasticcere, sciorinando lieviti appena sfornati, scaglie di mandorle tostate e pralinate, miele e crema di limone. Della frutta c’è forse il melone ma l’accento è sull’atmosfera balsamica e fumé che tutto pervade. In bocca è fresco ma antepone a tutto quella sapida mineralità che governa anche la chiusura facendo comunella con ricordi di frutta secca. (90 Punti). UVA FIERA – ASPRINIO DI AVERSA DOC (VIGNETI AD ALBERATA) “HERA NOVA” 2021, CAVASETE (CAMPANIA): il primo impatto è spiazzante! L’arancio candito sembra voler comandare ma poi arriva la foglia di limone a togliere dolcezze, il pompelmo a fare da paciere, il rosmarino a raccontare l’amaro assiema a una nota ortolana di sedano rapa e la mimosa a illuminare un palcoscenico altrimenti carico di fumo. L’assaggio ha la freschezza della brezza che asciuga il sudore in cima allo “scalillo” e alle dolcezze lascia si preferiscano una pesca non matura che fa comunella con le erbe aromatiche e la sottile speziatura che accompagna una sapidità iodata e piccante. Sa di fatica e allegria, sa di vita nei campi. Da bere ascoltando FRONNE della NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE. (89+ Punti). – VINO BIANCO “L’EQUILIBRISTA” 2017 RISERVA, UCCI CANTINA URBANA (PIEMONTE): Timorasso, 3 giorni di macerazione, 6 mesi sulle fecce fini, vetro e…nient’altro. Giallo come le sensazioni che regala, quelle della frutta matura e del miele, del fieno essiccato al sole e della camomilla che, in chiusura, si arricchiscono di una bella messa in moto di idrocarburi. Un refolo balsamico che sa di quasi finocchio selvatico introduce a un sorso voluminoso fatto di sedicigradialcolici addomesticati con maestria dalla verticale freschezza. Soddisfa la sete e, mentre chiude con un simpatico ossimoro dolce-piccante, lascia spazio ai pensieri e fa allargare le braccia come un funambolo. Da bere ascoltando IL CIRCO di STEFANO ROSSO. (88 Punti ma, forse, 89-). – TERRE SICILIANE IGP SYRAH “SIKANE” 2017, BARONIA DELLA PIETRA (SICILIA): al naso, della Sicilia ha subito le arance, poi arrivano i frutti di bosco, la violetta, la macchia mediterranea con i cespugli di timo e rosmarino e quell’Oriente di spezia che, di nuovo, fa tanto Sicilia. In bocca l’ingresso è fresco di una menta che lascia poi spazio a quei frutti di bosco che, insieme a una pacata nota di vaniglia, stondano la fitta trama tannica. Chiude ricordando le erbe aromatiche e sottolineando quella sapidità sul filo della quale si è articolato il sorso. (88 Punti con, forse, un +). – TOSCANA IGT ROSSO “VERNERO” 2012 (MAGNUM), SCURTAROLA-LORIERI (TOSCANA): se non avessero deciso di aprire questa magnum Vi avrei detto di un’annata 2015 che, al di là delle note floreali e della mineralità calcarea, indicava frutti scuri e sottili peposità che in bocca si sposavano a tannini sottili e conducevano ad una chiusura cupa di china, radice di liquirizia e una nota selvatica di quasi brett. Ebbene, la 2012 vorrebbe raccontare la stessa storia ma è così chiusa in sé stessa che, anche se ricorda il grappolo del Vermentino Nero, fatica ad esprimersi. Ed è forse in questo dovergli “tirare fuori” l’anima che sta il suo fascino, quella sensazione peccaminosa di frutto boero, le tende scure della china e del caffè, la sorprendente freschezza del chinotto. E in bocca evidenzia saggezza, con quella sua acidità svettante che tiene a freno i 15 gradi alcolici e la completezza dei rimandi olfattivi. Quiete e tempesta…scegliete Voi. (91/92 Punti). E QUINDI? E quindi niente. È stata una faticaccia cercare il modo di renderVi snella il più possibile la lettura di questo articolo in realtà complesso. Certo, spero che nel 2025 si possa trovare il modo di programmare gli Eventi calendarizzandoli con più attenzione. Lo dico con grande rispetto verso chi li organizza e verso chi vi partecipa (Produttori e pubblico). Detto questo, mi auguro abbiate passato un buon Natale e Vi do appuntamento a un 2025 che si preannuncia ricco di novità Roberto Alloi VINODENTRO  
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19 Dicembre, 2024

LIFE OF WINE 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 24 Novembre, le ormai consuete sale dell’Hotel Villa Pamphili di Roma hanno ospitato la 13a Edizione di LIFE OF WINE, l’Evento degli Eventi organizzato da Roberta Perna e STUDIO UMAMI con la collaborazione di Maurizio Valeriani dedicato esclusivamente a quello che le etichette in degustazione riescono a raccontare nel corso degli anni. Un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta di emozioni spesso uniche.     GLI ASSAGGI Quasi cinquanta le Aziende presenti con una decisamente corposa partecipazione di quella Toscana del vino che, messa in questi termini, sembra essere quasi l’unica Regione disposta a condividere pezzi della propria storia enologica. In ogni caso, carne sul fuoco ce n’era tanta, come sempre troppa per uno solo come me che, quest’anno, aveva deciso di non fare programmi di sorta (se non quello di evitare al massimo le Aziende già conosciute) e di lasciarsi guidare dagli spazi che la gran folla di appassionati lasciava qua e là tra i tavoli. Novità di quest’anno una “sala stampa” dove i servitori della penna come me potevano assaggiare “in esclusiva” alcune etichette particolari. Quello che ho trovato credo possiate immaginarlo!
Emozioni a 360°, sorprese (a volte in negativo, ma si sa: al chiuso di una bottiglia gli anni non sempre passano come uno vorrebbe), conferme, Vignaioli entusiasti di condividere il proprio lavoro e tanto altro ancora. Una giornata impegnativa (penso sempre che una “due giorni” sarebbe più adeguata a questa manifestazione) fatta di una ottantina di assaggi dai quali ho estrapolato una personalissima “TOP TEN” (cui ho voluto aggiungere altre 8 etichette cui è mancato un niente per). Voi dategli una letta, assaggiate, criticate (anche i miei stiracchiati punteggi), suggerite e…condividete. I PEZZI DA NOVANTA – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2019, PLONERHOF (ALTO ADIGE): se nella 2020, le grandi botti d’Acacia austriache (Stockinger) lasciavano si presentassero le prime dolcezze di pesca qui, del frutto, avete anche la buccia con tanto di sottile peluria a solleticarvi il naso e poi un lunghissimo corteo di erbe alpine, fieno, albicocche, agrumi e forse miele. In bocca freschezza alpina e mineralità dolomitica governano un sorso di grande eleganza reso vieppiù interessante da amaritudini che, sempre parlando di pesche, ne ricordano l’osso. Dio quanto è cresciuto rispetto a due anni fa! (90+ Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2016 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): prendete la 2019, aggiungetegli tre anni di saggezza, uno spazio doppio con metà dell’ossigeno ed ecco che inizia un girotondo nel quale si prendono per mano, sambuco, pietre sbattute e anche più che un semplice accenno di idrocarburo. E l’assaggio non aiuta a dirimere il complesso sabba dei descrittori olfattivi che, ora l’uno ora l’altro, gareggiano a chi salta più in alto. Seriamente scherzosi, mai tronfi, regalano freschezze giocose traendo inesauribile energia dalla dominante sapidità. (91 Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2015 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): basta avvicinare il naso per avere l’impressione che il mondo si fermi per contemplare la cosmica ampiezza dello spettro olfattivo. Per carità, c’è poco da aggiungere rispetto alla 2016 ma è l’ordine “tedesco” della distribuzione dei singoli descrittori a lasciare basiti. Perfettamente scaffalate, ciascuna al suo posto, trovate mineralità strapiombante, dolcezza infinita e un lungo elenco di amaricanti vegetalità che dall’ortica arrivano alla mentuccia passando per il sambuco e chiudendo su timo e maggiorana. In bocca il plot di imperanti sapidità e freschezza viene gestito con non comune eleganza da una sostanza glicerica che sembra andare ben oltre i valori alcolici in etichetta rendendo il sorso un caldo abbraccio. Un vino erotico. Da bere ascoltando ONE dei METALLICA. (94/95 Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO 2015 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): degorgiato a Ottobre 2021 si approccia al naso con aromi torrefatti prima ancora che con la grande freschezza del pompelmo o la sostanza della frutta tropicale. Poi lascia giusto il tempo di intuire una distesa di fiori gialli che subito una calda, gessosa mineralità sposa il lontano provenire del profumo del pane appena sfornato… Ed è subito sorso! Un’esigenza più che una voglia quella di lasciarsi rapire dall’elegante effervescenza che rende agilissima e scattante la beva di un vino che avreste detto più intimista. L’allungo, agrumato e quasi abbrustolito segue la lunga scia di sapida mineralità lasciandoVi con la voglia di un secondo bicchiere. (90 Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO 2010 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): se la 2015 era goduriosa attrattiva la 2010, forse per una degorgiatura a Ottobre ’17 (duemiladiciassette), rivoluzionaria. Gialla di frutta matura, fiori e agrumi travia con dolcezze di tiglio, zucchero filato e miele prima di urlarvi in faccia le scure durezze del pane integrale e della mineralità di ardesia. Il sorso, mai seduto sugli allori, mostra struttura e sostanza con una schiena di freschezza sempre dritta anche quando nel finale propone rimandi d’agrume intarsiati dall’inattesa presenza di piccoli frutti rossi. Difficile trovare un vino di completezza più disarmante. Da bere ascoltando CURAMI dei CCCP. (93 Punti). – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2015 (MAGNUM), VILLA SALETTA (TOSCANA): dopo il recente e folgorante assaggio della 2019 (di cui dovreste aver letto qui) questa 2015 mette sembra voler mettere la parola fine al mio odio-amore per il Sangiovese. Si presenta con un naso freschissimissimo, vero compendio di balsamicità, frutto ancora croccante, stuzzicanti peposità e vegetalità per una volta affatto nascoste tenute insieme da una personalità nobilmente contadina. Ed è con la soddisfazione di trovarsi di fronte a un vino frutto di schiene curve e sudore che ci approcciamo al sorso, quasi a cercare in questo un ristoro alle pene del giorno. Un sorso ancora giovane, inciso da tannini elegantemente monelli che ben si adattano alla importante, glicerica alcolicità. Un vino con le palle, un vino da riassaggiare tra una decina d’anni per rimanerne ancora sorpresi. (92 Punti, che sono meno di quelli che avevo dato a una 2019 che, a tutt’oggi, mi pare essere ancora più sorprendente). – TOSCANA IGT ROSSO “980 AD” 2016, VILLA SALETTA (TOSCANA): tutto Cabernet Franc. Scuro come un bosco colorato solo dai suoi piccoli frutti, fresco di felci e scorza d’arancia amara, chiude l’olfatto tra liquirizia, cassis e note verdi e varietali. Sorso teso e ampio che mostra la levigatura dei tannini e punta sulla sapidità pur nell’indecisione del mostrare quella marina o quella minerale. Chiude lungo e pensieroso tra fumo e tazze di tè. Giovane, deve ancora trovare la propria strada. (91/2 Punti). – COLLI APRRUTINI IGT PECORINO “CORTALTO” 2015, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): sorvolate un attimo sulle note di melone invernale pesca bianca e cedro, perdeteVi tra le fresche aromaticità di basilico, maggiorana e timo e concentrateVi infine su quell’idrocarburo che non ce la fa proprio a stare zitto. Il sorso riempie senza mai stancare, raccontando di una profonda, iodata sapidità e rimarcando le note di erbe aromatiche percepite all’olfatto senza dimenticarsi, in chiusura, di una elegante pennellata di cera d’api. (91 Punti) – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2012, FARAONE (ABRUZZO): un anno di differenza, solo uno rispetto alla 2013 ma tutt’altro vino. Il naso è un gioco a nascondino di descrittori che sembrano temere di risultare ineducati urlando le proprie verità. In una ariosa, balsamica atmosfera, solleticati da pepose pruriginosità Vi darete una stropicciata al naso prima di lasciarVi abbracciare dalla dolce succosità della pera matura e dal profumo dell’acacia in fiore. E saranno infine le ataviche memorie di amaricanti vegetalità a risvegliarVi dall’ipnotico mormorio dello zafferano. Il sorso è caldo come il sole che matura le messi e brucia le spiagge ma scorre agile come un surfista che approfitti della lunga onda adriatica. La freschezza è più che una brezza (e una rima) e lascia sperare che Federico abbia ancora qualcuna di queste bottiglie in serbo per emozioni di un futuro remoto. Da bere ascoltando PEEK-A-BOO! dei DEVO. (93 Punti) – BOLGHERI DOC VERMENTINO “SOLOSOLE” 2011, POGGIO AL TESORO (TOSCANA): si apre al naso su burrose note pasticcere di crostata di mele, crema al limone, creme brulée e nocciole per poi mostrare mineralità di pietra bagnata e chiudere tra spezie dolci e durezze balsamiche di tè. In bocca è rotondo, morbido ma con una schiena assolutamente dritta. Decisamente più verticale di quanto il naso avesse lasciato supporre spinge su iodate sapidità e non nasconde vegetalità di sambuco chiudendo poi su persistenze fruttate. (93 Punti). QUELLI CHE “QUASI NOVANTA” – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2018, VILLA SALETTA (TOSCANA): spinge sull’acceleratore delle spezie prima ancora che sul frutto cercando di rimanere fedele alle tipicità del vitigno senza nasconderne gli spigoli e lasciando ampio spazio a pensierosi tabacchi tirati fuori dalla sacchetta di pelle e freschezze di chinotto. In bocca mostra senza vergogna i tannini dei quali vive, sostanza e concentrazione. Un Sangiovese che sembra strizzare l’occhio a Montalcino e che, proprio per questo, mi piace meno di quanto potrebbe (e, forse, dovrebbe). (90- Punti) – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2013, FARAONE (ABRUZZO): Trebbiano (anzi, Passerina)… Vitigno “neutro” dicono… A costoro mettete sotto il naso le complessità olfattive di questa 2013! Strizza subito l’occhio all’ombroso e più blasonato Riesling per poi distendere al sole le proprie grassezze di frutta gialla matura. E proprio come un riesling rialza poi la testa evidenziando freschezze di bosco, quasi resinose per chiudere su note di pasticceria candita. Il sorso ha l’ampiezza dell’Adriatico e la verticale freschezza di un Appennino che, spesso scontroso, vuole attenzione per aprire il proprio cuore. Da bere ascoltando PLEASE DON’T di MILO GREENE. (90- Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2014, PLONERHOF (ALTO ADIGE): un vitigno difficile, un’annata difficile… Queste le considerazioni mentre avvicino il calice al naso e…tutto sparisce. Il piccolo frutto è un coro in sottofondo e mentre ben si apprezzano gli acuti di una spezia solista l’atmosfera si fa cupa e fumosa lasciando che note di cuoio stringano le corde del sacchetto che racchiude il tabacco. Il sorso è dinamico e ritmato, ripropone l’olfatto e chiude su sostanze speziate. In fin dei conti…un vino semplice. (89+/90- Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO RISERVA 2014, LETRARI (TRENTINO): il naso non sa se seguire i profumi del pan brioche appena sfornato o darsi un’aria di superiorità e concentrarsi sull’anice stellato. Poi è tutto un turbinare di frutta secca, agrumi, miele, mineralità che scompiglia e rapisce. Il sorso riempie e gratifica. Fresco e decisamente sapido procede inarrestabile nel riproporre agrumi, grassezze di mandorla e piriche stilettate. Non lungo…DIPPIÙ! (90- Punti). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2009, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): un Montepulciano scuro e terragno, neri i piccoli frutti, nere le ciliegie (peccato non siano visciole), nere le spezie, nero il cioccolato fondente aromatizzato con la menta. Sorso caldo ma estremamente dinamico, nel segno dell’equilibrio tra frutto e spezie cala l’asso della sapidità per spingerVi al secondo bicchiere. (90- Punti).   MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2012, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): un incipit piacevolmente rustico precede la sostanza dei frutti neri essiccati, brezze iodate e sottili eleganze floreali. In bocca mostra bella freschezza e lascia che si percepiscano chiaramente cola, liquirizia e piccoli frutti neri ben evidenziati dai tannini materici, dalla sottile speziatura e da lunghi soffi mentolati (89+ Punti). AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG CLASSICO 2014, SECONDO MARCO (VENETO): da una annata difficile un naso sorprendente. Un naso rumoroso, balsamico in primis regala sensazioni di after eight trapunato di spezie scure, con un appena di troppo alcol in quei piccoli frutti rossi. Sorso di disarmante coerenza, fresco, sapido, regalmente tannico e instancabile nel dilungarsi raccontando freschezze mentolate e balsamiche. Un Amarone “NON” Amarone, un salto indietro nel tempo. (89+ Punti). COLLI DI LUNI DOC VERMENTINO “NUMERO CHIUSO” 2018, LUNAE BOSONI (LIGURIA): naso estivo, ricco di albicocche mature, fresco di cedri, appena piccante di zenzero, dolcemente speziato racconta la vaniglia in bacche per cedere nel finale a un ananas che…avrei preferito di no. Sorso di scolpita sapidità e freschezza un po’ in affanno sotto che chiude ricordando gli agrumi maturi. Un bel vino cui manca un “appena”. (89+ Punti). E QUINDI? E quindi devo solo dire GRAZIE agli Organizzatori che hanno voluto ospitarmi e ai Produttori che hanno voluto condividere con me racconti, ricordi, emozioni e tanto altro. E poi è il momento di mettere sin da ora in agenda una Edizione 2025 che spero possa essere ancora più ricca ed emozionante (qualora questo sia possibile)     Roberto Alloi VINODENTRO  
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