Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

Arrow Right Top Bg

17 Ottobre, 2024

DUE EVENTI (e molte considerazioni)

IL COSA E IL DOVE Nell’ultimo, lungo, fine settimana di Settembre i winelovers romani hanno avuto molto da assaggiare. Dal 28 al 29, nell’insolita location di ESPRESSOANDCO (all’interno del Palazzo COIN di San Giovanni), è andata in onda la prima Edizione di ITINERE, Evento organizzato da TASTE FACTORY, Lorenzo Campoli e Alessio Ranaldi che ha riunito sotto lo stesso tetto oltre 40 Aziende di food and beverage proponendo banchi d’assaggio e interessanti masterclass. Il 30 è stata invece la volta di LE PERLE DI MEZZACORONA, serata organizzata da GAMBERO ROSSO per presentare le eccellenze del grande, omonimo, gruppo vinicolo.   GLI ASSAGGI Circa 80 i vini che ho assaggiato complessivamente con risultati che… Beh, ormai lo sapete tutti che sono “cattivo” ma uscire da una due giorni così impegnativa con non più di una decina di vini per i quali ritengo valga la pena spendere qualche parola (e in buona parte anche della stessa Azienda) mi ha lasciato molto perplesso. E se è vero che c’erano anche altre cose buone (ma prive di quel tocco di “emozione” che dovrebbe trasmettere il vino) è altrettanto vero che c’erano tanti vini (ma tanti) che avrei potuto tranquillamente non assaggiare, di quelli di cui non senti la mancanza. Eppure l’entusiasmo del numerosissimo pubblico accorso m’ha fatto riflettere sul fatto che, evidentemente, il mercato e il gusto comune procedono mano nella mano mentre io continuo a veleggiare in direzione ostinata e contraria. Comunque, stavolta dovrete metterci un po’ di impegno per districarVi tra le mie personalissime scelte che, non sapendo come raggruppare, ho pensato di dividere (masterclass e punteggi a parte) tra quelle che si sono meritate un abbinamento musicale e quelle che avrebbero voluto ma non ce l’hanno fatta. Assaggiate, criticate e condividete. UNA MASTERCLASS La storia di GAROFOLI è ben più lunga di un secolo e procede in gran parte parallela alla storia del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Claudio Luconi (Responsabile Vendite dell’Azienda) ha presentato tre annate di VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “SELEZIONE GIOACCHINO GAROFOLI” RISERVA, etichetta che assomma in sé il meglio delle uve con le quali si producono i famosi “PODIUM” e “SERRA FIORESE”. Impianti di 38 e 30 anni (cloni selezionati negli anni ’80), bassissime rese per ettaro (nell’ordine dei 30q.li) e, ad oggi, 5 anni di clausura in cemento sono i numeri di contorno di un vino che DOVETE assaggiare, PER FORZA! – 2016: fiori di campo, agrumi e frutta bianca affollano un olfatto in cui le freschezze balsamiche di menta ed eucalipto devono sgomitare per farsi vedere e dove, dal fondo al calice, la gessosa mineralità sembra essere un vecchio saggio che sa come andrà a finire tra qualche anno. La consistenza del sorso riempie mentre la balsamicità sembra aver trovato i propri spazi aiutando la facilità di beva. Sicuramente un gran bel vino ma privo di quel quid che fa emozione (almeno adesso, almeno questa bottiglia. (86+ Punti). – 2010: il naso è di una complessità disarmante. Giallo, se dovessi associargli un colore. Giallo di ginestre, giallo di fiori di tiglio e di gocce di miele che contrastano simpaticamente con cementose piccantezze. La frutta è lì, sullo sfondo, mai invadente, sembra osservare e lasciare spazio alle erbe spontanee, ai cespugli di macchia mediterranea vista mare… Sorso potente, impetuoso, eppure leggiadro come un ballerino classico. Lascia che la danza dei descrittori olfattivi si palesi al palato e che questi si inchinino nel finale a immagini di pasticceria mandorlata. Un grande vino di cui vorrete avere qualche bottiglia in cantina visto che la prima è già finita. Da bere ascoltando NOTHING CAN COME BETWEEN US di SADE. (93 Punti). – 2008: dimenticata una prima bottiglia decisamente NO, la seconda, appena ficcate il naso nel bicchiere, Vi regala una sensazione di scoglio e “muscoli” saldamente attaccati netta e decisa, un infrangersi di onda che dura il tempo di scrollare la testa e andare a sfogliare il resto dei descrittori: l’erba medica, l’agrume, il giusto di frutta bianca e un parterre di freschezze aromatico balsamiche difficile da catalogare. Il sorso risulta scorrevole nonostante la consistenza glicerica e l’ampiezza dello spettro gustativo e la sapidità mai doma è certamente l’arma vincente in questo vino ancora vivo nonostante il peso degli anni inizi a fargli chinare un po’ la testa. (88 Punti). QUELLI CON LA MUSICA GAVI DOCG “FORNACI” 2021, MICHELE CHIARLO (PIEMONTE): olfatto “green” e verticale che propone fieno non maturo, mughetti, erbe amare, il giusto di pesca e di frutta secca il tutto in una atmosfera elegantemente boisé trafitta da accenni di idrocarburo. Sorso che sfodera il pugno glicerico per domare la verticale freschezza, sostanzioso, quasi masticabile con una chiusura che, ammiccante, travia con le sue piccantezze minerali. Da bere ascoltando DETROIT 442 di BLONDIE. (ITINERE, 88 Punti) NIZZA DOCG “LA COURT” 2020 RISERVA, MICHELE CHIARLO (PIEMONTE): il sottobosco osserva in tralice prugne e ciliegie che si fanno confettura per future dolcezze ma, al momento, cedono il passo a china e radice di liquirizia tra pensieri tabaccosi e sottigliezze di cannella. Il sorso accenna morbidezze ma poi segue la strada segnata dai tannini e si dedica a sottolineare sostanza e bevibilità esemplare perfettamente accordate ed una eleganza assolutamente avulsa da sovrastrutturate opulenze. Da bere ascoltando WOODOO CHILD di JIMI HENDRIX (ma suonata da STEVIE RAY VAUGHAN). (ITINERE 89 Punti). “IL FANCIULLINO COLLEZIONE PIERINO LEVIA” 2022, TENUTA LEVÌA (LAZIO): l’annata 2023, proposta in una bottiglia probabilmente “poco felice”, mi aveva fato storcere il naso con quel suo sgarbo di ridotto sul quale era terribilmente difficile sorvolare. Ma il piglio di Alessio nel proporre e promuovere il proprio lavoro, le proprie origini, le proprie radici è tale che non ho potuto dire di no alla prima annata di un vino fatto con la Malvasia più bistrattata tra quelle della sua numerosa famiglia. Malvasia di Candia, nata per tagliare ed essere tagliata, destinata all’oblio nelle descrizioni (percentuali a parte), risorta qui quale araba fenice dalle proprie ceneri per spiccare il volo verso futuri diversi. All’olfatto prende spunto dall’assaggio dell’annata 2023 e indossa le mentite spoglie di uno Chardonnay. Sono abiti larghi, adatti alle sue grassezze ma li indossa dissimulando la taglia sbagliata grazie a una muscolatura tonica e ben più che definita fatta di frutta esotica (forse un po’ troppo per i miei gusti) E poi mostra fruscii di tigli e agilità di erbe aromatiche a compensare quelle grassezze di burro che si impossessano del palato appena decidete di assaggiarlo. Ben equilibrato nelle componenti fresco sapide conferma le note olfattive aggiungendovi il brio di un finale sapido e piacevolmente ammandorlato. 1944 bottiglie numerate sono una dedica al nonno e 87 sono i punti che gli do (che siano uno stimolo a correggere qualcosa e guardare avanti). L’ho assaggiato a ITINERE, Voi bevetelo ascoltando WE USED TO KNOW dei JETHRO TULL. CHIANTI CLASSICO DOCG “LA CORTE” GRAN SELEZIONE 2019, CASTELLO DI QUERCETO (TOSCANA): c’è un bosco intero dentro il bicchiere! Ci sono i funghi, le foglie umide, i muschi, le cortecce, la resina… Non ci sono i piccoli frutti (forse qualche bacca scura) ma non sono mancanza bensì caratteristica. E poi il cuoio e i cavalli sellati, tabacchi aromatici, freschezze mentolate e la delicatezza di qualche viola. In bocca è freschezza dinamica e svolazzevole, piacevolissimevolmente tannico, di maschia sapidità e luuuuungooooo… Da bere ascoltando LOVE IS A LOSING GAME di AMY WINEHOUSE. (MEZZACORONA 91 Punti se li merita tutti anche se può migliorare in equilibrio e non impazzisco per il Sangiovese). TOSCANA IGT ROSSO “CIGNALE” 2018, CASTELLO DI QUERCETO (TOSCANA): quasi tutto Cabernet Sauvignon con un piccolo saldo di Merlot che ruba l’anima alle more ed è poi indeciso se raccontare mari o monti. C’è il bosco ma anche un ché di risacca, la freschezza dell’eucalipto e il caldo abbraccio del cioccolato, la dolcezza delle spezie e la ruvidità della pietra. Sorso coerente, fresco e sapido, educatamente tannico (con brio) e lungo nei suoi echi balsamici. Da bere ascoltando LA NOSTRA ULTIMA CANZONE di MOTTA (MEZZACORONA 88+ Punti). QUELLI SENZA LA MUSICA FRUSINATE IGT MERLOT “SULISS” 2017, MASSERIA BARONE (LAZIO): in una atmosfera fumosa di quasi boudoir, tra pot pourri di rose e legni nobili, la ciliegia, ben matura ma ancora croccante, è quella che riempie il cioccolatino boero e le spezie son lì, a fare da contorno. Il sorso è caldo e avvolgente come un manto, morbido (fin troppo) con tannini ancora vivaci e una freschezza “ni” che è facile preda di un legno un po’ troppo presente. Bel vino, non nelle mie corde ma gran bel vino. (ITINERE 88 Punti). Della stessa Azienda si meritano poi una menzione le bellissime etichette e i CABERNET DI ATINA “MARCÖN” RISERVA e “RICUCC”, il primo che merlottizza rotondità chiudendo dimentico su chiare note di cioccolato dimenticandosi delle note green del vitigno (peccato per un alcol un pochino troppo esuberante) e il secondo che recupera punti rispetto all’assaggio di un paio di anni fa dimostrando brio e succosa bevibilità (il legno? ‘nzomma…).     SICILIA DOC SYRAH “KAID” VENDEMMIA TARDIVA 2021, ALESSANDRO DI CAMPOREALE (SICILIA): estremamente complesso il naso che sacrifica l’Oriente delle spezie sull’altare delle amaritudini di mallo di noce. Ricco il corredo fruttato, rosso, nero, di bosco e no. E poi il Mediterraneo dei pomodori secchi, dell’origano e dei capperi a precedere la chiusura gicata tra cioccolato e tabacco nero. Sorso caldo e morbido, decisamente sapido, forse un pochino troppo incravattato e…meno lungo di quanto avrei pensato. (ITINERE Quasi 90 Punti…quasi). CHIANTI CLASSICO DOCG “IL PICCHIO” GRAN SELEZIONE 2018, CASTELLO DI QUERCETO (TOSCANA): forse più equilibrato rispetto al “LA CORTE” gioca la carta della frutta, rossa di ciliegie e nera di more prima di dedicarsi al tabacco, alle sottigliezze boschive e a ben più di un mazzo di rose. Sorso di fine eleganza non dimentico di un tocco di sana rusticità, tannini ben pettinati e freschezza a supporto. (MEZZACORONA 88 Punti, perché gli manca un quid).   GRECO DI TUFO DOCG “ALETHEIA” 2021 RISERVA, DONNACHIARA (CAMPANIA): ben centrato sulle note vegetali della nespola e del gelsomino non dimentica le dolcezze della susina e chiude birbante tra minerale sapidità e graffi balsamici. Sorso caldo e di glicerica sostanza, ben fresco e decisamente sapido trova la quadra con la tipicità del vitigno raccontando dolcezze mandorlate nel lungo finale. (MEZZACORONA 87 Punti perché…di più non se ne merita).   Infine, mentre meritano di essere segnalati il NIZZA “MONTEMARETO” e l’elegante BARBARESCO “REYNA” di MICHELE CHIARLO (rispettivamente 87 e 88- Punti), il VERMENTINO DI SARDEGNA DOC “DEMÀ” 2023 di CALA DI SETA (86 Punti), il PASSITO “HECATE” 2020 di FEUDO ARANCIO (86+ Punti), il TOSCANA IGT ROSSO “IL QUERCIOLAIA” 2018 di CASTELLO DI QUERCETO (87 Punti) e la grappa di Traminer di NOTA (cui non do punti perché non mi permetto ma che è una vera “esperienza”). Una nota di biasimo va invece a quel Produttore (si dice il peccato ma non il peccatore) che, per bocca del suo “brand ambassador”, fa un vino che “non va degustato ma solo bevuto” (sic). Da segnalare anche la monocultivar di Itrana di RICCARDO PALOMBELLI che, a poche settimane dalla nuova campagna olearia, mostra ancora con lodevole impegno la propria anima di pomodoro e carciofino sott’olio senza dimenticare un tocco di frutta secca d’accompagno (meno in forma, invece, il blend “CRISOPEA”). E QUINDI? E quindi niente! 2 giorni, 78 assaggi e…9 vini da salvare. Questi i numeri che non avrei voluto scrivere ma che sono l’ineluttabile conseguenza di un mondo del vino che, per carità, deve guardare necessariamente al mercato ma…senza perdere di vista il valore qualitativo del prodotto. Lo so, direte tutti che sono “cattivo” o “talebano” ma credo che il vino non vada ridotto a semplice “bevanda” o raccontato attraverso una serie di profumi spesso avulsi dal contesto della vigna in cui nasce. Un vino dovrebbe accendere un’emozione e lasciare un ricordo indelebile legato a questa e, purtroppo, di emozioni, in queste due giornate ne ho vissute davvero poche. Verranno giorni migliori, lo so. GRAZIE comunque agli organizzatori di ITINERE e a GAMBERO ROSSO per l’ospitalità e a tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi. DAJE FORTE, SEMPRE Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

10 Ottobre, 2024

BUONO...NON LO CONOSCEVO 2024

Il COSA E IL DOVE Lo scorso 26 Settembre, gli ormai consueti spazi dell’Hotel SAVOY di Roma hanno ospitato un’altra puntata di BUONO…NON LO CONOSCEVO, appuntamento dedicato dall’instancabile GO WINE a quelle Aziende su cui, troppo spesso, non si accendono i riflettori e alla promozione dei vitigni autoctoni. Una cinquantina le Aziende presenti, alcune di persona e molte nella tradizionale “enoteca”, in rappresentanza della lunga Italia del vino.     GLI ASSAGGI Una cinquantina le Aziende presenti, alcune di persona e molte nella tradizionale “enoteca”, in rappresentanza del lungo stivale italico. Una panoramica che ha attirato un gran numero di addetti del settore e semplici winelovers. Come sempre c’era troppo da assaggiare e, tralasciate le vecchie conoscenza, ho “capato dal mazzo” seguendo istinto e fortuna. Di seguito troverete il mio personale report e un “podio” sul quale ho messo un vino che, per punteggio non ci sarebbe dovuto salire ma… Vabbè, Voi dategli una letta, correte ad assaggiare, confermate, confutate, condividete ma, soprattutto…emozionateVi. QUELLI CHE VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “FROCCO” 2018, VIGNEDILEO (MARCHE): se l’annata 2022 già diceva la sua qui si racconta un’altra storia. Avvicinatelo al naso e immaginatelo mentre strizza l’occhio al cugino di Matelica, dimenticandosi per un istante del mare e concentrandosi sull’aria frizzante dell’Appennino, barattando la salsedine con la pietra focaia atteggiandosi a Riesling. E poi quel sontuoso corredo di cespugliose erbe aromatiche, timo serpillo, salvia, origano ad adornare ripidi pendii di fienagione. Sorso materico, di glicericità perfetta, addirittura salato, con una freschezza mai doma ma che stenta a pareggiare i conti. Gli darei 90 Punti ma sono cattivo, quindi…90-. Da bere ascoltando OPEN THE KINGDOM di PHILIP GLASS. BARBERA D’ASTI DOCG “4 SORELLE” 2023, BERSANO (PIEMONTE): l’olfatto è ferroso come un elmo di guerriero dissepolto tra le zolle di terra. E se è sicuramente apprezzabile lo sforzo dei frutti neri e dei gerani per cercare di arrotondare gli spigoli il rabarbaro rema contro. Sorso brioso, a mandare avanti una morbidezza che poco può contro quella freschezza che ha nei vispi tannini dei solidi alleati. Un vino che mi piace un sacco ma…troppo maschio per essere “femmina”. Peccato (anche non averne un paio di bottiglie). (84 Punti). Da bere ascoltando I WAS MADE FOR LOVIN’ YOU dei KISS. TERRE SICILIANE IGT ROSSO “PINÒ” 2017, GULFI (SICILIA): quel fumo sul vulcano è una cometa di Pinot Nero che illumina i sensi. Sfrucuglia subito il naso con pepose piccantezze per poi lasciarsi andare e recitare il mantra degli agrumi amari e della loro scorza. E poi il bosco…quello dei radi piccoli frutti e delle umide cortecce con una nota tabaccosa ad armonizzare. Sorso privo di cedimenti, mai incline alle morbidezze e sempre sul pezzo con freschezza e trama tannica. Da buona cometa chiude con una lunga scia, bianca come il sale e fresca come una brezza balsamica. Un vino Maschio? Un vino Femmina? Un vino che guarda la Sicilia dallo spazio. Da bere ascoltando EYE IN THE SKY degli THE ALAN PARSONS PROJECT. (91 Punti). LE ALTRE SCELTE TENUTE TOZZI (EMILIA ROMAGNA) ALBANA DI ROMAGNA DOCG “TANTALILLI” 2020: un’Albana vinificata secca che racconta di campi fioriti costellati di alberi di pesche e di ammiccanti amaritudini di mallo di noce, nespole ed erbe aromatiche. Sorso delicato, mai sopra le righe, grasso quanto deve esserlo un vino della Romagna e sapido quanto serve. (88 Punti).   ALBANA DI ROMAGNA DOCG PASSITO “ALLY” 2020: sa di Appennino prima ancora che di quella frutta stramatura e disidratata pareggiata dall’amaricante respiro delle erbe aromatiche. E quella colatura di miele ci pensa la sottile balsamicità a pareggiarla. Sicuramente dolce, l’assaggio mostra una gessosa, minerale sapidità che va ben oltre il pareggio e il fondo del calice lascia un ricordo di fumo e agrume candito. (88/89 Punti). Da ricordare anche le atmosfere nebbiose e di fumi bassi evocate da “IKO”, un SANGIOVESE DI ROMAGNA SUPERIORE (2019). OBIZ (FRIULI VENEZIA GIULIA) FRIULI DOC MALVASIA 2023: un appena di alcol non ancora perfettamente integrato introduce amaritudini di erbe aromatiche (timo in testa) cui però mettono poi i piedi in testa gli acuti di una frutta forse troppo tropicale. Seguono sostanze floreali di mimosa e un incedere di spezia che fa volgere lo sguardo a Oriente. Sorso intrigante e ben più sostanzioso di quanto lascerebbero supporre i “soli” 13° alcolici in etichetta, morbido quanto serve, salato quanto deve e lungo…non a sufficienza per non lasciarci desiderare un altro calice. (85 Punti perché ho deciso di togliergli il – della valutazione iniziale). Da segnalare un REFOSCO DAL PEDUNCOLO ROSSO 2022 che mi aspetto sveli di che pasta è fatto non prima dell’anno prossimo e i due PIWI aziendali che, sotto lo stesso nome (L’OPPOSTO) e con livree differenti (Soreli BIANCO 2023 e Cabernet Volos ROSSO 2021) raccontano, non convincendo ancora completamente il sottoscritto, di un futuro alla finestra aspettando una viticoltura che sarà (forse). TENIMENTI CIVA (FRIULI VENEZIA GIULIA) FRIULI COLLI ORIENTALI DOC RIBOLLA GIALLA “VIGNETO BELLAZOIA IN ONORE DI DORA BASSI” 2022: una dedica a Dora Bassi, un quadro nel bicchiere. Anfora, tonneau e barrique si spartiscono le quote della massa per darsi poi appuntamento in acciaio e dipingono una natura morta di mele cotogne, pere mature, dolcezze di camomilla, su uno sfondo di calde fienagioni screziato di piccantezze zenzerose e amaritudini di erbe aromatiche. Nonostante la muscolatura potente e massiccia, si rivela più brioso dell’atteso in bocca, mostrando freschezza e larghe spalle sapido-minerali ma chiudendo con un eccesso di frutta a polpa gialla che rovina in parte l’equilibrio. Peccato. Un vino da parcheggiare in cantina per qualche anno. (87 Punti). VIGNEDILEO (MARCHE) VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO “ISSIMO (7 ANNI DI SILENZIO) 2015/2022” 2015: setteanni di letargo (o forse no), sulle fecce fini prima di riuscire “a riveder le stelle” e regalarci un naso amaricante di pasticceria e liquirizia. Intrigante di spezie orientali, suggerisce la calma dei fiori di tiglio e non si scorda una frutta che, tuttavia, non recita la parte della protagonista. Il sorso è materico ma di piacevole scorrevolezza, sottolinea cespugli di erbe aromatiche vista mare, asprezze d’agrume, rimanda ancora alla liquirizia e chiude lungo e piacevolmente ammandorlato. Gran bel vino ma…gli manca quel quid, quell’emozione che “solo lui”. (89 Punti). Merita essere ricordato anche il “FROCCO” 2022 con la sua potenza e la sua leggiadria che lo rendono “atto a divenire”. BERSANO (PIEMONTE) NIZZA DOGC “GENERALA” 2018 RISERVA: racconta il bosco e i piccoli frutti, le rose, ventate balsamiche e dolcezze di spezie e tabacco con un “ma” amaricante a fare venir voglia di sfogliare meglio il libro dell’olfatto. In bocca è abile stratega, controllando il campo di battaglia con mirabile equilibrio e azzardando sortite di vibrante freschezza protetto da tannini inquadrati ma bellicosi. Paga lo scotto della gioventù ed attende la saggezza del tempo. Si becca 88+ Punti e il mio premio SURPRAIS. GULFI (SICILIA) SICILIA DOC ROSSO “NEROSANLORÈ” 2018: un Nero d’Avola dal naso carico di grasse suggestioni fruttate rosse e mature eppure di inattesa agilità nel presentarle. E s’aiuta facendo perno sull’acida succosità della melagrana, sulle freschezze balsamiche per poi chiudere il cerchio lasciando intravedere suggestioni marine tra i graffianti cespugli di macchia mediterranea. Sorso di polso e ampio respiro, freschissimo (fin troppo), sostanzioso come la cucina della trinacria e barocco come i tannini che lo supportano accompagnandoci fino a un lungo finale in cui il sale sembra volersi far beffa della frutta. (89 Punti). ROCCHE DELLA SALA (SICILIA) SICILIA DOC GRILLO “GRI” 2023: s’atteggia a Sauvignon (anche evoluto) proponendosi al naso con un’esplosione di pesca gialla tale da zittire la pur sostanziosa presenza di frutta esotica ma non quella sottile vena vegetale data dalle erbe aromatiche amaricanti. In bocca copia e incolla l’olfatto aggiungendo una minerale sapidità che ci accompagna per tutto il sorso sino all’ammiccante finale segnato da sottigliezze carboniche. Un vino “divertente” fatto con serietà. (84+ Punti). E ORA? Ora è innanzitutto il momento di ringraziare GO WINE per l’ospitalità concessami e tutti i Produttori per la pazienza dimostrata nei miei confronti e poi di rimboccarsi le maniche, perché si preannuncia una stagione talmente carica di appuntamenti che sarà difficile dar conto di tutti. Je la posso fa (forse) Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

3 Ottobre, 2024

CONTESA, una questione di Famiglia

Con Rocco (Pasetti) momentaneamente “in panchina” tocca a Pierpaolo, l’anima agronomica della Famiglia il compito di soddisfare le curiosità del sottoscritto scorrazzandolo tra vecchi e nuovi impianti, tra arnie e lumache (si, a Collecorvino fa capolino anche l’elicicoltura), raccontando di come non si possa parlare di VITIcoltura senza inserirla nel ben più ampio (e a volte lasciato in seconda fila) discorso dell’AGRIcoltura. Fa caldo a Luglio a Collecorvino ma i lunghi e ordinati filari sembrano non accusare il colpo. L’occhio allenato, la sapienza, la cura, la scelta filosofica di portare sulle Colline Pescaresi la sapienza enologica acquisita altrove, la “sfida” (anzi: il “confronto”) con realtà produttive con un secolo e mezzo di storia alle spalle (vv. Valentini), la voglia di “dare” al Territorio anziché prendere soltanto… Questi sono fattori imprescindibili all’interno di quell’ampio concetto di Terroir, termine con il quale troppo spesso si infarciscono discorsi dimenticandosi dell’elemento “Uomo”. Ed è il l’uomo (Pierpaolo) che parla quando, guardando i filari di Montepulciano mi dice delle differenze anche macroscopiche che il semplice inerbimento permanente consente di percepire all’assaggio, di come alla grassezza dell’erba corrisponda la grassezza del frutto rosso pieno e croccante o di come la nuda terra metta a nudo la rusticità del vitigno, quel suo “verde” di peperone, di tralcio masticato, quegli spigoli che oggi, in troppi, si affannano a nascondere. Una cosa che, detta così, dovrebbe essere scontata per il vignaiolo che la confessa e che invece sa di meraviglia. Quella meraviglia che regala l’eterna scoperta del nuovo, quella soddisfazione che regala l’avere conferma che la differenza la fanno le persone, l’attenzione alla pianta in quanto organismo vivente in simbiosi con l’Universo. Conoscenza, esperienza, competenze…questo è il Terroir. Questo è la Famiglia Pasetti. Questo è CONTESA. Dei 30ha “storici” dell’Azienda è inutile che Vi dica, sul “nuovo corso”, invece, qualche parola vale la pena spenderla. Vale dunque la pena parlare di quei 28ha recentemente acquisiti in quel Loreto Aprutino che è forse il CRU più importante e famoso d’Abruzzo e del gravoso compito di cui si è fatto carico Pierpaolo. La responsabilità di progettare un nuovo vigneto può essere peso schiacciante per chi si approcci alla vite provenendo da un percorso diverso anche se molto più vasto e abbia, per di più, una figura illuminata come quella di Rocco a indicare la strada da percorrere (per lo meno fino a un bivio che, prima o poi, dovrà imboccare). E proprio quegli 8ha destinati ai nuovi impianti (gli altri sono al momento dedicati al seminativo) possono essere “IL” bivio. Ottoettari sottratti con fatica, a colpi di ripper, a “lu cretone”. 3ha di Pecorino (vitigno sul quale CONTESA ha davvero molto da dire), 3ha di Montepulciano (impossibile dimenticarsene a Loreto Aprutino) e in mezzo…2ha di Sauvignon PIWI a fare da barriera a eventuali attacchi fitosanitari e, magari, a “insegnare” qualcosa di nuovo riguardo il futuro incerto di un’agricoltura già da tempo sotto attacco da parte dei cambiamenti climatici. Ottoettari che inseguono temperature “coerenti” doppiando la quota sul livello del mare di Collecorvino fino a un crinale e che, con gli altri 18 (e il favore dei “diritti di impianto”) potrebbero ospitare parte dei vecchi impianti per dar modo al terreno di rifiatare dopo trent’anni di viticoltura “old school”. Ottoettari per i quali si è scelto “lo sciagurato” come forma di allevamento, quel mix di Tendone e Guyot a un capo solo che alza e allarga l’impalco proteggendo i grappoli. Esperimenti mirati per cercare di essere sempre un passo avanti al futuro. Qualcosa si muove anche in cantina con la comparsa di anfore importanti per ospitare vini che “potrebbero essere”, ma quello è un discorso che affronteremo un’altra volta (così c’ho la scusa per tornare da Rocco,Pierpaolo, Franco… CONTESA vuol dire FAMIGLIA, non solo proprietari ma PROTAGONISTI di una Storia che inizia ancor prima della vigna e finisce sulla tavola Che inizia con un’idea e finisce con un’emozione. Vabbè, già che ci sono Vi racconto anche un vino, un vino che si…insomma…non mi piace. È un VINO  DA APPASSIMENTO, si chiama “ATTESO” e racchiude in bottiglia il passato (quel clone di Montepulciano selezionato dal vigneto del nonno), guardando al futuro con grande attenzione al presente. Dal profondo della sua impenetrabilità il calice racconta di una visciola che s’agghinda a ciliegia stramatura sposando la propria incipiente fermentazione con le note di un rum che l’avvolge e protegge dalla stretta croccante del cioccolato. Prugna e mora aggiungono acidità e freschezza, cassis, sottobosco, tabacco, s’aggiungono a all’orientale mistero della cannella e dei chiodi di garofano mentre una brezza mentolata impedisce alla complessità olfattiva di sedersi. In bocca l’avvolgenza glicerica è prepotente e mentre la potenza alcolica aiuta a districare l’importante massa dell’estratto la dolcezza complessiva, affatto celata, gestisce con garbata eleganza la sostanza tannica e l’asfaltato finale regalato dall’ultima goccia che sporca il bicchiere. (A 90 non ci arriva perché…perché sono cattivo e gli do 89 Punti). Eqquindi?! Un gran bel vino! Epperchénontipiace?! Perché è un “vinone”, affascinante, pensato e realizzato tenendo conto della tradizione e del mercato con una buona dose di autocelebrazione (che ci sta tutta) con tutte le carte in regola per avere successo ma…vabbè, lo sapete, sono uno che spoglierebbe i vini da ogni orpello e qui, pur non essendocene, la sensazione di ostentazione si fa un po’ sentire. Da bere ascoltando FAT BOTTOMED GIRLS dei QUEEN. Lo trovate in enoteca a un prezzo ben più che onesto. Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

26 Settembre, 2024

ABRUZZO IN BOLLA 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso Venerdì 13 (già, proprio come il film “de paura”) VIRTÙ QUOTIDIANE, con il patrocinio del CONSORZIO VINI D’ABRUZZO (e di L’AQUILA CAPITALE DELLA CULTURA 2026), negli spazi del Palazzo dell’Emiciclo de L’Aquila si è svolta la seconda Edizione di ABRUZZO IN BOLLA, Evento dedicato alla spumantizzazione abruzzese che quest’anno, quasi triplicate le Aziende presenti, ha riunito nel capoluogo abruzzese il mondo delle frizzantezze. Banchi d’assaggio, show cookings, talkings, pizza, caffè e masterclass hanno richiamato un folto pubblico che ha deciso di sfidare le inclemenze di un meteo che certo poco invitava alla freschezza di un calice bollicinoso I TALKINGS Interessanti e ben condotti hanno visto salire sul palco autorità ed esperti ed acceso dibattiti su più fronti, conditi con qualche assaggio di cui non Vi dirò perché fatti senza la dovuta attenzione. DALLE CIME AGLI ABISSI, GLI AFFINAMENTI SPECIALI DELLO SPUMANTE Si è iniziato con quegli “affinamenti speciali” che tanto fanno notizia e di cui si parla troppo poco e spesso a sproposito. Protagonisti Antonio Arrighi (dell’Azienda ARRIGHI di Porto Azzurro, Isola d’Elba, in diretta streaming causa “vendemmia complicata”), Pierluigi Lugano (BISSON “LA CANTINA ADEGLI ABISSI” di Sestri Levante), Bruno Carpitella (VINI D’ALTURA) e Gianluca Grilli (TENUTA DEL PAGURO, Ravenna). Dalle profondità del mare all’atmosfera rarefatta delle alte quote, tra uve e bottiglie sommerse (o sepolte nella neve), il dibattito ha toccato temi che hanno coinvolto sicurezza alimentare ed evoluzioni reali o supposte dei vini coinvolti suscitando interesse e discussioni anche “accese” tra il pubblico e i Produttori (e tra i Produttori stessi). GLI SPUMANTI DEL MEZZOGIORNO E LA (RI)SCOPERTA DELL’AUTOCTONO Il secondo appuntamento “dialettico” era con gli “spumanti del Sud”, quelli in cui i vitigni autoctoni recitano la parte del protagonista. Puglia, Campania, Abruzzo e Sicilia; Bombino Bianco, Caprettone, Passerina e Carricante questi i personaggi interpretati da Antonio Pisante (PISAN-BATTÈL), Massimo Setaro (CASA SETARO), Federico Faraone(AZIENDA AGRICOLA FARAONE), Annapaola Cipolla (TENUTE ORESTIADI). Vini che raccontano Storia, storie, Territori, forza, coscienza, provocazione, distruzione, rinascita, arte, sviluppo. Che hanno solleticato la fantasia dei Produttori e che dovrebbero stimolare l’estro delle amministrazioni. Che possono essere ricchezza e motore, punto di partenza per l’esplorazione di un “dove” passando dal conoscere un “chi” senza tener conto di un “quando”. L’enoturismo può essere scevro da stagionalità. LA BOLLA DELLE BOLLE: DOVE VA LA SPUMANTIZZAZIONE ITALIANA? Il dibattito si è sviluppato tra storia e marketing, partendo dall’intervento in streaming di Mattia Vezzola(COSTARIPA) che ha raccontato di come il (la) Franciacorta sia nato da una intuizione e dalla voglia di confrontarsi con quello Champagne che sembrava irraggiungibile e che capacità e tecnologia al servizio della filosofia di produzione hanno consentito di avvicinare sempre di più. Paolo Rossino (Presidente del CONSORZIO ALTA LANGA) ha detto della forza di un Territorio e di come il legame indissolubile tra questo e l’Uomo generino Qualità. Umberto Cosmo (BELLENDA) ha poi inquadrato il “fenomeno” Prosecco dalla “timida nascita” negli anni ’60 dell’800 allo sviluppo folgorante dei giorni nostri, raccontando di come, tra l’Asti e Champagne, il Prosecco sia quasi “caduto” in una fetta di mercato che aveva bisogno di una “bolla democratica”. Pietro Pellegrini (PELLEGRINI SPA) ha evidenziato come la Qualità senza il marketing rischi di non essere recepita dal mercato e di quanto sia dunque fondamentale lavorare sulla comunicazione. Da ultimo, il Prof. Leonardo Seghetti, tecnologo alimentare, gastronomo e custode di infinite verità, ha tentato (invero senza troppa convinzione) di spezzare una lancia a favore di una tradizione spumantistica abruzzese che ha radici lontane e futuro incerto a causa dell’ancora reticente voglia di “fare quadrato” da parte dei Produttori con una “frecciatina” lanciata a questi ultimi circa la possibilità che il voler “disingolfare” le cantine faccia esplodere la bolla delle bolle. L’ABRUZZO EFFERVESCENTE, DA DOVE VIENE E DOVE VA L’ultimo dibattito ha visto autorità e Produttori cercare di convincere il pubblico (e di convincersi) che lo spumante abruzzese abbia radici solide (in parte vero se pensiamo a FARAONE e alla sua “Licenza N°1” del 21 Maggio 1983). Il problema è il terreno nel quale queste radici stanno ora cercando nutrimento. Quel “TRABOCCO” del quale tanto si parla, quelle “bollicine con il mare dentro” non sono il passato, non sono la Tradizione e non credo saranno il futuro. Lo stesso “elemento paesaggistico” da cui prende nome lo “spumante d’Abruzzo” non comunica ormai più Qualità. Nuove Denominazioni decise a tavolino per cercare di clonare i successi altrui (anche meritati) senza un adeguato supporto culturale e di marketing sono quantomeno un azzardo. L’Abruzzo del vino non credo abbia “bisogno” di rincorrere le mode. Le assecondi, per carità, ma valorizzi in primis quelle unicità enologiche che ben si sposano con l’unicità geografico-territoriale della Regione e che passano sotto il nome di Passerina, di Cococciola, di Cerasuolo d’Abruzzo… L’Abruzzo, anche quello del vino, ha bisogno di concretezze, di fiducia nelle proprie capacità e di lavorare seriamente su una comunicazione a 360° che coinvolga tutti gli attori della promozione, della ricettività, del turismo eno-gastronomico. Le bollicine? Potrebbero aggiungere frizzantezze o essere utilizzate per festeggiare il raggiungimento dello scopo ma…la strada è ancora lunga e ricca di insidie. E INFINE…LA MASTERCLASS Protagonista, è il caso di dirlo, Tommaso Caporale autore della Guida “BOLLIZINE” ed ideatore di un metodo di degustazione che, anziché sgranare gli occhi e schioccare la lingua, fa aprire le orecchie. Ingegnere informatico con la passione del vino ha mutato i propri interessi abbracciando il fascinoso mondo della radio. Ed è così che, a forza di ronzii s’è piccato di “campionare” quelli delle bollicine, intuendo che ogni vitigno e ogni metodo di produzione possano avere un proprio timbro sonoro.   Quattro gli spumanti in degustazione (posto che si possa ancora usare questo termine). VINCO, CITRA, EREDI LEGONZIANO e CASAL THAULERO i Produttori e una trentina di facce smarrite ma pronte a rivoluzionare il proprio metodo di approccio alla spumantistica. Ora, non starò qui a descriverVi spettrogrammi e dettagli procedurali nè a dirVi del sentito entusiasmo di Tommaso, bensì di quello dei molti che cercavano di convincersi delle sue asserzioni avvicinando all’orecchio i calici quali fossero conchiglie. E da quelle “conchiglie”, sotto un tendone colpito da una pioggia implacabile, si percepiva distintamente un mare in burrasca. Davvero, fremevo di curiosità e sarei venuto a L’Aquila anche solo per partecipare a questo momento che sembrava aggiungere sprint a un mondo del vino troppo spesso “seduto” ma… Vabbè… Tralasciando il numero di variabili tale da inficiare qualsiasi metodologia sperimentale (soprattutto parlando di spumanti Metodo Classico) e diversi vulnus scientifici sui quali il ricordo dell’esame di “FISICA 1” mi invita a riflettere, vorrei teneste presente che le frequenze percepite dalla fascia di età più attenta al consumo del vino sono drammaticamente ridotte dall’inesorabile avanzare del tempo. Quelle più alte sono le prime che perdiamo e, intorno ai sessant’anni (me, per esempio, nonostante la pluriennale passione per la riproduzione musicale di qualità) anche quelle tra i 3 e i 6Khz diventano un’ipotesi (dunque, cosa potranno mai apprezzare le orecchie del quasi ottant’enne illustre enologo che ha compilato la prefazione della Guida?). L’idea poi dell’ipotetico sviluppo futuro di una app che ci consenta di analizzare un vino semplicemente avvicinando il microfono dello smartphone al calice beh…mi repelle! Che ne sarebbe della poesia del vino?! In un mondo in cui tutti siamo in cerca di certezze, le “incertezze” che ci regala il vino sono uno dei pochi beni rifugio su cui fare affidamento, uno dei pochi momenti in cui ci piace pensare che due più due possa non fare quattro. Come potrà mai uno spettrogramma raccontare le emozioni suscitate dal nostro vino del cuore?! Mah… Avrete a questo punto sicuramente capito come io non sia riuscito a percepire differenze tra i vini in “auscultazione” e, peggio ancora, che le mie orecchie (ma anche quelle del relatore) non sono riuscite a carpire la nota stonata emessa dal sottile difetto di cui era affetto uno di loro. E mentre penso di proporre questo “gioco” a un amico sommelier non vedente, immagino sedute di ascolto con un gruppo di amici audiofili e/o musicisti di riconosciuta fama. È proprio il caso di dire: “chi ha orecchie per intendere, intenda”. A LATERE A latere c’erano i banchi d’assaggio di ben 27 Aziende del Territorio, tante bolle, davvero tante! Tante cose conosciute, tante cose nuove, tante cose da conoscere ma…perdonatemi, a un certo punto avevo davvero troppo freddo per assaggiare con cognizione di causa e ho mollato la presa cedendo al richiamo di una doccia calda. Tuttavia 4 vini (solo quattro) ve li voglio raccontare perché sono riusciti a zittire i brividi (provocandone di altro genere) e calmare l’animo.   SPUMANTE METODO CLASSICO “IL SANTAGIUSTA” 2014 (sbocc. 2022), VIGNA DI MORE: 70 parti di Pinot Nero e il saldo di Chardonnay per questo Metodo Classico davvero “eroico” (a cominciare dalla storia della Produttrice) che offre al naso un panorama ampio come quello che si scorge dai 700m slm delle vigne dalle quali proviene. Frutta (anche tropicale), mela lungi dall’essere matura, cedro, nuvole tostate di nocciole e pane integrale stanno in finestra e, da dietro le tendine, gettano uno sguardo attento su sottigliezze di miele a contrastare il bastoncino di liquirizia per poi perdersi in una mineralità calcarea come la facciata della chiesa da cui prende il nome. In bocca è bufera di freschezza, turbine sapido, quasi algido nel suo voler imporre la propria unicità, aspro nel raccontare le erbe rade dei pendii più scarrupati ma al contempo cremoso e avvolgente, pieno, ricco di suggestioni. Un vino che sa d’Abruzzo e che non si vergogna delle proprie origini. Da bere ascoltando PROTECT THE LAND dei SYSTEM OF A DOWN. (92 Punti, forse 93). SPUMANTE METODO CLASSICO “IL SANTAGIUSTA” ROSÉ (“DORÉ”) 2018 (sbocc. 2022), VIGNA DI MORE: “Doré”, come lo definisce Adriana (Tronca), un colore per errore (fa pure rima) corretto nelle analisi successive aggiungendo attenzione alla cura. Racconta piccoli frutti rossi e petali di rosa in aggiunta al panorama che si scorgeva dalla finestra del vino precedente ma lo fa scostando le tendine di una rusticità che sa di compita eleganza, non vergognandosi di tirare in ballo la salsa di pomodoro e la torta di carote. Sorso profondo e completo, di tensione fresco-sapida che non mostra cedimenti e grassezza che completa la percezione fruttato-agrumate. Più forte che gentile, un vino di polso che racconta del cuore. Da bere ascoltando TI REGALERÒ UNA ROSA di SIMONE CRISTICCHI. (quasi 90 punti, meno del precedente ma…mi piace di più). E lasciatemi ora dedicare due parole a quella Adriana che ha lasciato Milano e la Franciacorta per seguire il cuore e le proprie radici. Quell’Adriana che non ha voluto sentire ragioni ed è stata più eroica dei vigneti che coltiva nel volere a tutti i costi che Pinot Nero, Kerner, Traminer stringessero amicizia con la Cococciola e colonizzassero i pendii di Goriano Valli (AQ). Quell’Adriana che difende con i denti il proprio lavoro e le proprie idee (e che ha una figlia che, a occhio…). Quello di Adriana è un mondo che rifugge il clamore e vive del fascino della calma, del silenzio urlato da quel Parco Sirente-Velino che vive in pace all’ombra di aree protette ben più famose. Qui c’è bisogno di approfondire e, soprattutto, di assaggiare con la dovuta calma. Stay tuned. SPUMANTE METODO CLASSICO “ANNA” 2016 (sbocc. Maggio 2024) MAGNUM, CENTORAME: incredibilmente mi accorgo di non aver mai speso parole per questo Metodo Classico da Pecorino “tradizionalmente” parcheggiato 50 mesi sui propri lieviti! Dovrò porre rimedio a questa lacuna. Nel frattempo diciamo di questa magnum la cui “pena” è stata inasprita di ulteriori 30 mesi. L’effervescenza è onda, adriatica e lontana dietro la collina, è intrico di canne… Un vociare continuo e sommesso ma affatto confuso in cui ciascuno degli attori recita la propria parte senza “impallare” l’altro. E allora ecco l’aria carica di iodio, le erbe aromatiche e il burro fuso che aspetta di diventare dolcezza di pasticceria, la pesca bianca il tè delle cinque, quello al bergamotto… E in bocca l’effervescenza diventa crema, sostanziosa, masticabile, un dolce contrasto alla minerale sapidità che cerca di staccare di ruota una freschezza comunque mai doma. Dimenticate il vezzo di ascoltarlo con le orecchie e fatelo col cuore, Vi ripagherà a suon di emozioni. Da bere ascoltando ANNA E MARCO di LUCIO DALLA. (94 punti) SPUMANTE METODO CLASSICO “48 MESI” BRUT, FAUSTO ZAZZARA: sinceramente, non serbavo un ricordo “entusiasmante” degli spumanti “made in Tocco da Casauria” di questo coraggioso Produttore assaggiati precedentemente. Troppo “Majgual” per i miei gusti. Qui invece le acque sembrano chetarsi e Pecorino, Cococciola e Passerina trovare una quadra. Complesso e poco incline al frutto, il naso dice appena di frutta bianca prima di raccontare anice e una frutta secca che si sposa con un po’ di pane per accennare tostature affatto invadenti. Fresco e sapido, in bocca la frutta si prende invece i propri spazi e fa da legante per i richiami olfattivi che caratterizzano la chiusura. (Quasi 84 Punti, quasi) E QUINDI? E quindi è il momento di ringraziare VIRTÙ QUOTIDIANE (nella persona di Marco Signori) intanto per avermi voluto ospitare e poi per lo sforzo profuso nell’organizzare un Evento complesso come ABRUZZO IN BOLLA e per aver voluto fermamente affermare il valore della spumantizzazione abruzzese (quella VERA, non quella serva del mercato e dei “facili consumi”) organizzando incontri che la mettessero a confronto, senza paura alcuna, con i mostri sacri del perlage italiano. Ed è il momento di mettere in agenda l’Edizione 2025, un’Edizione che mi auguro non solo ancora più ricca e partecipata ma, consentitemi un piccolo buffetto agli organizzatori, ripensata forse nel periodo (e nella giornata) e dotata di un “piano B” che…può sempre far comodo. Avanti così, alzando l’asticella! Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

19 Settembre, 2024

GIULIANO PETTINELLA, ovvero "il peso del Montepulciano d'Abruzzo"

Vabbè, di Giuliano (Pettinella) saprete già tutto (ne ho scritto persino io)! Comunque, facciamo un ripassino insieme? Marchigiano (ma abruzzese), avvocato (ma vignaiolo), modesto artigiano (ma ormai ben consapevole delle proprie capacità). “Pendola” tra Macerata, Silvi Marina e Tocco da Casauria inseguendo non un vino (due in realtà) ma l’idea dello stesso. Assurto alle cronache nel 2010 con le prime bottiglie di un Cerasuolo d’Abruzzo che poi si chiamerà “TAUMA” in onore delle due figlie gemelle e delle due vigne (gemelle anch’esse) dalle quali provengono le uve con cui lo produce, non ha mai deviato dal proprio percorso, lavorando di cesello su un’opera nata già capolavoro, sgrossando, arrotondando, dando enfasi all’arte della sottrazione anziché al barocco enoico. Ecco dunque che mi ritrovo con Giorgio (D’Orazio) a Tocco da Casauria in quella casa che diede i natali al Nonno di un Giuliano che, con lo stesso impegno che mette nelle sue produzioni, la sta ora trasformando in quella che si appresta ad essere la sua nuova cantina. Sono locali in cui si respira memoria e si assapora il futuro, un mix elegante che convoglia le emozioni nel presente di un bicchiere. E proprio il bicchiere è, per una volta, già di per sé un’emozione. Un bicchiere che riconosco subito pur non avendolo mai preso in mano prima d’ora, un contenitore di Emozioni privo di materia. “ZALTO”, non “un” bicchiere ma “IL” bicchiere! L’antimateria di quegli “scovapuzze” a norme ISO che Giuliano usa in cantina, un’arma assoluta capace di lasciare chi beve inerme di fronte al solo “peso” del vino (Iñárritu ci potrebbe girare un seguito del suo film). Un peso che può opprimere coloro che si avvicinino all’assaggio senza aver purificato il proprio animo da sovrastrutture o preconcetti oppure un peso che può essere il giusto prezzo da pagare per arrivare all’illuminazione. In ogni caso, di seguito troverete un sacco di parole inutili a descrivere tre vini “vivi”, mai domi, che incedono a testa alta e che sono continua scoperta. Cercateli, assaggiateli, sfogliateli, illuminatevene! – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “TAUMA” 2022: di questo 2022 avevo già scritto qui e, a distanza di qualche mese, confermo e correggo quanto già asserito. Il vetro s’è rivelato lampada magica esaudendo il desiderio che il brutto anatroccolo si trasformasse in cigno. Decisamente troppo freddo anche per una torrida giornata d’Agosto come questa, stenta un pochino a carburare nascondendo dietro inutili pudicizie olfattive quell’anima di concreta, rustica eleganza. È la mano sporca di terra che si pulisce sulla gamba del pantalone prima di tendersi a cercare di stringere la vostra, quella mano che diventa invito ad accomodarsi sotto un albero di visciole (qui siamo in campagna e l’amarena, quella dei topping cui siamo abituati, non è di casa). Con sottile gentilezza, il tannino accompagna l’aspra croccantezza della melagrana, quasi una risata che scioglie i cuori e lascia che il contadino, prima nascostosi, ricompaia privo ormai di vergogna alcuna. Il sorso arriva per necessità, compulsivo, necessario. Ed è una conferma, la firma in calce a un olfatto che era promessa e ora è certezza. Forse la batteria batte un ritmo appena fuori tempo evidenziando l’incongruo di sottili tostature ma… Siamo davvero sicuri che un vino debba essere didascalico? Grande vino, GRANDE DAVVERO (peccato che sia veramente l’ultima bottiglia, sottratta per di più a chi avrebbe dovuto venderla)! Da bere ascoltando BACK TO BLACK (LIVE) di AMY WINEHOSE. (91 Punti, ma potrei essere di parte). – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022: china appena il capo sotto la spinta di un alcol che s’allea a un clima che avrebbe sorpreso anche Annibale all’epoca del suo soggiorno peligno ma ritrova presto la dignità che gli compete. S’appresta al naso sul filo di un tavolato di soffitta e vecchi ricordi, scandendo i toni di un legno perfettamente integrato nel racconto del calice e suggerendo forse il peso dell’anima dei vinaccioli. Ed è in un sottobosco non dimentico di verdi cortecce e funghi che s’apre poi la radura del frutto croccante, delle bacche scure e delle spezie. In bocca è arrembante e godereccio. I piccoli sorsi non gli si confanno. Ne vuole di lunghi, ripetuti, da spegnere la sete. Ritrova poi la calma quando la ciliegia diventa quella sotto spirito della nonna e, di nuovo, l’assenza di orpelli e sovrastrutture rende l’assaggio un unicum con le emozioni. Il fondo del calice rivela poi un futuro di incenso legandolo a un presente di vegetale tradizione. Da bere ascoltando N.I.B. dei BLACK SABBATH. (89 Punti, per ora). – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC TERRE DI CASAURIA 2023 (no label): prova di botte che dimostra come “prova” sia soltanto una parola e che spetta a noi riempirla di significato. E se lasciamo che il significato ce lo metta Giuliano allora dobbiamo scomodare termini importanti come “casa”, “radici”, Territorio”. Saranno 600 bottiglie frutto di quanto sopravvissuto alla peronospora, il meglio, quello che la natura, nella sua spietatezza, ha deciso di salvare. E questo “meglio” colpisce il naso con il dinamismo di un Hagler dei tempi migliori e Vi mette subito al tappeto. Singolarmente più affine al “TAUMA” che al Montepulciano precedente, rivela una differenza macroscopica con questo. Un libro con molte più pagine da sfogliare scritto con la penna meticolosa di un esistenzialista russo. Una continua scoperta. Il naso è grasso, materico ma affatto pesante. Danza agile sui piedi vegetali della Tradizione per menare colpi a suon di tostature che accostano l’amaretto al caffè. Accosta complessità di cioccolato e boero a balsamicità rustiche quanto serve e ci trascina inesorabile nel gorgo della voglia di un sorso lungo e dissetante. In bocca, la massa olfattiva sembra svanire in una danza leggiadra tenuta viva dal tannino stuzzicante e da tocchi speziati che allargano a Oriente il panorama. Un vino che va “oltre” i confini del già scritto. Un vino che sa di futuro e che, in quanto tale, non ha bisogno di punteggi. Da bere ascoltando CREEP dei RADIOHEAD (ma interpretata, live e unplugged, dai PRETENDERS) Roberto Alloi VINODENTRO
Leggi
Arrow Right Top Bg

12 Settembre, 2024

Roma incontra l'IGP Olio di Puglia

IL COSA E IL DOVE 22 Luglio, le eleganti sale di Palazzo Brancaccio in una Roma africana sono come un miraggio per i discepoli dell’Extravergine. Qui, sfidando l’asfalto che fonde e l’aria che brucia il CONSORZIO IGP OLIO DI PUGLIA e GAMBERO ROSSO hanno presentato al pubblico romano le produzioni di una decina di Aziende di una Regione che, da sola, produce oltre il 50% dell’Olio Extravergine italiano. Una decina di Aziende aderenti a un Consorzio nato nel 2020 (dopo il riconoscimento l’anno precedente della Denominazione IGP Puglia). Una masterclass, di cui potrete leggere di seguito, ha preceduto l’apertura dei banchi d’assaggio accompagnati da scelte culinarie particolarmente azzeccate a livello di abbinamento LA MASTERCLASS Dieci gli EVO in degustazione nella masterclass guidata da Stefano Polacchi di GAMBERO ROSSO con l’aito di Maria Francesca Di Martino (Presidente del CONSORZIO IGP OLIO DI PUGLIA) e Giuseppina Lavalle (Referente Tecnico del CONSORZIO IGP OLIO DI PUGLIA). Dieci EVO che illustrano le diverse anime di un territorio talmente vasto che, non a caso, alcuni chiamano ancora “LE Puglie”. Di questi dieci 6 erano monocultivar di quella Coratina che nel tempo ha saputo ritagliarsi una fetta di mercato importante e conquistare un gradimento sempre maggiore da parte dei consumatori. Vabbè, di seguito troverete le mi consuete note di assaggio e i miei personalissimi punteggi. A proposito di questi ultimi devo spiegarVi per quale motivo potreste trovarli particolarmente “severi”. Sapete certamente che l’olio EVO si degrada giorno dopo giorno dal punto di vista organolettico e, arrivati a un quasi Agosto romano con temperature prossime ai 40°C, anche i prodotti di una Regione in cui non si fa economia di polifenoli sono arrivati piuttosto stanchi. In un paio di casi si è percorso pericolosamente il sottile crinale del difetto e altri due campioni, riassaggiati nei banchi all’esterno, si sono rivelati essere solo un problema di “quella bottiglia”. Comunque, per questi e per gli altri mi sento di dire che, assaggiati al momento giusto, avrebbero ottenuto tutti da 3 a 4 punti in più, ma tant’è. Leggete, assaggiate e fate le Vostre considerazioni. IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR LECCINO, AGRICOLA TAURINO: il naso, ahimè non pulito, comunica calore e poi nocciole fresche, un tocco di ravanello e uno d’agrume. Un po’ meglio l’assaggio, condotto su delicati temi di amaro e piccante, un po’ grasso ma abbastanza lungo. (N.V.).     IGP OLIO DI PUGLIA BIOLOGICO, ASSOCIAZIONE FRANTOIANI DI PUGLIA: naso sottile e delicato da cui si fa fatica a tirar fuori note di carciofo, mandorla e un appena di melanzana. Assaggio coerente delicato nella parte amaricante e con un leggero piccante in crescendo. (83- Punti).     IGP OLIO DI PUGLIA “PUGLIA OLIO MARE”, DE CARLO: questo l’avevo assaggiato un mese fa e m’aveva impressionato per pulizia (leggete qui), oggi si mostra particolarmente stanco nel proporci prati sfalciati, carciofo, erbe aromatiche e pomodoro maturo. In bocca regala piccantezza decisa, un crescendo di amaritudini e una chiusura decisa su note di erbe amare. (83 Punti). p.s. riassaggiato ai banchi all’esterno merita 3 Punti in più ma…un mese l’ha decisamente cambiato). IGP OLIO DI PUGLIA “CRU DI PUGLIA”, OLIO CICCOLELLA: naso sprint, ricco di sentori vegetali di rucola, carciofo, cardo, il giusto di pomodoro e sapienti pennellate di spezie e agrumi. Assaggio maschio e deciso ma al contempo di educato equilibrio gustativo. (87 Punti).     IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA, LE 4 CONTRADE: quasi timido all’olfatto regala sentori di rucola e pomodoro appena maturo, belle note di erbe aromatiche (origano in primis) e un bel quid di frutta secca. Sorso di bell’equilibrio amaro e piccante con il primo a gestire la bocca e il secondo a seguirlo in progressione allungando il finale. (85 Punti).     IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA, PANTALEO: olfattivamente non pimpante gioca le sue carte proponendo note di oliva verde e pomodoro maturo al fianco dei canonici carciofo e mandorla verde. Assaggio sorprendente! S’approccia in punta di piedi e poi…”BOOM”! Deciso, maschio, amaro quanto serve, piccante quanto deve e di lodevole lunghezza. (86+ Punti) IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA, OLIO GUGLIELMI: la bottiglia della masterclass aveva qualche “problemino” per cui Vi dico di quello in assaggio ai banchi che tra erbe amare, peperone e carciofo, lascia intravedere mandorla, mela e rosmarino. Assaggio maturo, appena grasso e che punta con decisione sul piccante ma si assesta ben presto su intense amaritudini che allungano la chiusura. (84 Punti questa bottiglia, forse 80 quella della masterclass).   IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA “SCHINOSA”, AZIENDE AGRICOLE DI MARTINO: olfatto intenso, maschio nel proporre carciofo, cicoria, rucola, freschezze di mela verde e stuzzicanti peposità. Assaggio di decisa coerenza, privo di cedimenti, di bella pulizia e intensità ragguardevole, equilibrato nei toni dell’amaro e del piccante e con un finale davvero salato. (Quasi 90 Punti).   IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA, LE FERRE: naso interessante, che associa verzure ortolane e leguminose a singolari tostature (anche di frutta secca) e amaritudini di carciofo a soffi balsamici. In bocca, pur coerente e dinamico, si mostra più grasso dell’atteso e chiude in leggero calando evidenziando quanto il periodo di assaggio influisca sul risultato finale. Peccato. (84+ Punti). IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA BIOLOGICO, COOPERATIVA MADONNA DEL ROSARIO: anche qui qualche “problemino” disturba l’olfatto di una Coratina gestita con gentilezza. Olfatto non troppo fresco, con sentori più di fieno che di erba sfalciata, note di rucola, carciofo e pomodoro maturo. Assaggio che risente del clima e del periodo, un po’ grasso ma con una interessante nota balsamica in chiusura. (82 Punti ma…). E QUINDI? E quindi niente! Sicuramente devo ringraziare GAMBERO ROSSO per avermi invitato all’Evento e il CONSORZIO IGP OLIO DI PUGLIA per la tenacia con la quale porta avanti questo progetto ma… Ci sono diversi ma. Innanzitutto il periodo scelto per la manifestazione. Sappiamo tutti quanto sia difficile comunicare il valore, soprattutto salutistico, dell’olio EVO, un prodotto da sempre immancabilmente presente sulle nostre tavole ma destinato a essere acquistato seguendo le offerte della GDO e non la Qualità. Non capisco quindi (ma in tutta onestà me ne sono state spiegate le ragioni dai responsabili del Consorzio) perché si debbano presentare prodotti in un quasi Agosto romano con temperature prossime ai 40°C che risentono necessariamente, nonostante l’animo “strong”, di una intrinseca “vecchiaia”. L’olio EVO non fa che degradarsi giorno dopo giorno (dal punto di vista organolettico) e credo che si faccia un torto al Prodotto e al Produttore non presentandolo al TOP della forma sottraendogli gran parte di quell’irresistibile appeal che dovrebbe avere rispetto ai prodotti “da scaffale”. E poi basta con questi bicchierini di plastica (oltretutto senza una copertura che impedisca la perdita di profumi)! Nel 2024 è ora di mandarli in pensione! Comunque vale sempre il “purché se ne parli” e il fatto che “piuttosto che niente è meglio piuttosto”. Quindi, nell’attesa di giorni migliori, lunga vita all’olio EVO Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

5 Settembre, 2024

Frascati presenta Frascati (al Concorso Enologico Internazionale "Città del Vino" 2024)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 15 Luglio l’Aula Consiliare “FALCONE E BORSELLINO” di Palazzo Marconi a Frascati ha rivestito l’insolita veste di sala degustazione ospitando la premiazione dei vini “frascatani” che si sono fatti onore al XXII Concorso Enologico Internazionale “CITTÀ DEL VINO”. Presenti il Sindaco Francesca Sbardella e l’Assessore Claudio Cerroni, diplomi e medaglie sono stati consegnati ad Aziende che da anni si impegnano a fare Qualità e a promuovere un Territorio assolutamente unico come quello dei Castelli Romani attraverso il prodotto Vino. Vino quale prodotto estetico ed estatico, vino quale Cultura vino quale conoscenza, impegno e capacità. LA MASTERCLASS Dieci le etichette in assaggio. Dieci vini tra “FRASCATI” veri e propri (DOC e DOCG) e vini prodotti da Aziende “DI” Frascati presentati dal Sommelier Francesco Radiciotti. Dieci vini in rappresentanza di un areale molto ampio interpretato da ciascun Produttore in maniera personale. Rileggendomi mi accorgo di essere stato forse un pochino “cattivo” e che nessuno dei vini ha meritato di essere accompagnato da un pezzo musicale ma…Voi date una letta alle mie note di assaggio, prendete con le molle punteggi e considerazioni e correte ad assaggiare.   IL PODIO (con molta difficoltà) FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO FILONARDI” RISERVA 2022, VILLA SIMONE: naso “boom”! Per una volta, “Vulcanico” è il caso di dire! Fresco di agrumi, propone suggestioni ombrose di glicine e schiaffi di erbe aromatiche amare. Sorso sicuramente fresco e decisamente sapido, coerente e con un plus di cenere spenta ad aumentarne l’interesse. Forse, ma forse, i rimandi fruttati strizzano un po’ troppo l’occhio ai mercati internazionali ma… (Si becca 89 Punti e il mio premio “PECCATO” per quanto scritto nella riga precedente). FRASCATI SUPEIORE DOCG “VILLA DEI PRETI” 2023, VILLA SIMONE: un naso importante, che spazia dall’agrume amaro alla salvia e dalla frutta tropicale al gelsomino seguendo una vena di tufacea mineralità. Sorso gustoso e movimentato, decisamente fresco pur nella sua suadente morbidezza che chiude su note amaricanti sottolineando in blu una sapidità quasi piccante. (86 Punti) LAZIO IGT ROSSO “QUARANTA/SESSANTA ROSSO” 2022, L’OLIVELLA: in etichetta le parti di Syrah e Cesanese con il secondo che se la comanda e il primo che prova a metterci una pezza aggiungendo spezie orientali (cumino) a quell’imperante marasca e alla prugna che riempiono il naso. Sullo sfondo un ché di tabacco e una sottile vena grafitica. Sorso caldo e morbido. Un pochino troppo compito nel presentare freschezza e sapidità fa leva sugli educati tannini per mantenersi in piedi e s’allunga su dolci ricordi di frutta. Se solo avesse un po’ di grinta in più… (85 Punti) GLI ALTRI FRASCATI DOC SPUMANTE “SPUMANTE SAN MARCO” BRUT, CANTINE SAN MARCO: sfrutta quel 30% di Malvasia Puntinata per rendere più brioso il naso e lasciare che si apprezzino frutta secca, erbe aromatiche, mela golden e agrume dolce. In bocca mostra acidità importante mentre pecca sul piano della mineralità territoriale, rimanda ai descrittori olfattivi e, a calice vuoto, mostra una interessante nota balsamica. Spudoratamente modaiolo. (82 Punti). FRASCATI SUPERIORE DOCG “BIOWINE” 2023, CANTINE SAN MARCO: dai vigneti dei conferitori storici dell’Azienda, un vino dall’olfatto pimpante ed espressivo. In primo piano c’è una frutta, croccante e quasi acerba, che dice di mela verde e cedro, c’è poi uno sfondo di ginestre e gelsomini e l’atmosfera è pervasa di erbe aromatiche. Sorso fresco, di decisa, minerale sapidità, succoso e ben centrato sulle note fruttate percepite dall’olfatto. Forse un po’ troppo Ponzio Pilato nel dover decidere tra Territorio e mercato ma onestissimo. (84 Punti). FRASCATI SUPERIORE DOCG “HEREDIO” 2023, CASALE VALLECHIESA: la frutta si impossessa del naso proponendo esotismi in maniera fin troppo brutale, poi ci pensano i gelsomini e la succosa dolcezza dell’arancio a portare un po’ di calma mentre in chiusura s’affacciano note di frutta secca e l’attesa anima vulcanica s’azzarda a tirar su la testa. Sorso decisamente morbido, di bell’equilibrio fresco-sapido, sicuramente fresco ma con la minerale sapidità un po’ in affanno e una chiusura di buona coerenza vegetale-amaricante. Di piacioneria un po’ affettata mostra di non essere l’HEREDIO che mi colpiva duro anni fa. (85 Punti, ma proprio tirati per i capelli). FRASCATI SUPERIORE DOCG “DE’ NOTARI” 2023, CANTINE SAN MARCO: naso “profumiere”, che Vi lascia vedere il vulcano e poi Vi fa cadere nel tranello delle dolcezze dell’acacia e della frutta (uva e mela renetta). Sorso coerente e di sicuro acchiappo ma che si lascia andare a piacionerie eccessive. Sicuramente d’acchiappo ma non il mio vino e, mi azzardo a dire, anche poco “frascatano”. (82 Punti) VINO SPUMANTE “NERO FERRIGNO” BRUT ROSÉ, CANTINE SAN MARCO: tutto Cesanese con un animo giovanile e modaiolo. Ammicca proponendo caramelle ai frutti di bosco veicolate da una effervescenza davvero troppo esuberante che, in bocca rende il sorso quasi effimero ancorché sicuramente corrispondente e cui la sottile scia agrumata aggiunge interesse. (82 Punti).   LAZIO IGT BIANCO “QUARANTA/SESSANTA BIANCO” 2023, L’OLIVELLA: in etichetta le percentuali di Viognier (da vendemmia anticipata) e Bellone (da vendemmia tardiva) di un vino alla sua seconda annata di produzione che sauvignoneggia parecchio. Propone susine e pesche noci, nespole e sambuco, salvia, timo e un accenno di pietrisco. Sorso di vibrante freschezza e decisa sapidità per un risultato un tantino al di sotto delle aspettative che l’olfatto aveva lasciato intuire, piacione e modaiolo. (83+ Punti). LAZIO IGT ROSSO “> CESANESE” 2022, L’OLIVELLA: la vendemmia tardiva, il metodo “ripasso” e i dodici mesi di barrique regalano un naso (in verità non pulitissimo) che evidenzia un animo fumoso ben prima di quello della frutta ciccciona. La vena alcolica un pochino troppo evidente evidenzia frutti di rovo maturi che s’accostano ad arancia rossa e ferrosa mineralità con un appena di acciuga e una bella nota di oliva sullo sfondo. Sorso fresco e sostanzioso, estrattivo, cioccolatoso ben prima che fruttato e con un finale che esalta le spezie dolci. Paga lo scotto della gioventù ma si merita un punto extra per quell’etichetta così d’acchiappo. (84 Punti). E QUINDI? E quindi niente! Per quanto Fulvio Comandini si sia sperticato nel tessere le lodi dei vini premiati, esaltandone le unicità organolettiche non posso non avere più di qualche perplessità. Per carità, non è compito mio giudicare (men che meno chi giudica) ma, se questo è l’high level dei vini partecipanti al concorso e se la “tipicità” e l’aderenza di un vino alla Storia, alla Tradizione e al Territorio è un discrimine per i vini partecipanti beh…in molti dovrebbero farsi un esame di coscienza. Qui, oggi, stiamo parlando di e “del” FRASCATI, di un nome che racchiude in sé migliaia di anni di Storia, di un Territorio che non ha uguali e che in molti (ancora troppi) dicono di voler esaltare e asseriscono traspaia dai propri vini ma… È il “gusto internazionale” quello che poi governa l’assaggio e quel Vulcano di cui si fa un gran parlare è, nella gran parte dei casi, al massimo un’immagine sfocata lontana all’orizzonte. Lo so, ci vogliono coraggio e spalle larghe per fare questo e per sacrificare entrate certe alla fine del mese, ma la Forza di un Territorio passa da questa presa di coscienza (pensate a Matelica e al cambiamento imposto al proprio Disciplinare). Una presa di coscienza che, alla fine, paga Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

29 Agosto, 2024

L'ABRUZZO in Tour

IL COSA, IL DOVE E UN MISTERIOSO PERCHÉ Lo scorso 26 Giugno, il CONSORZIO VINI D’ABRUZZO e l’ENOTECA REGIONALE D’ABRUZZO hanno organizzato a Roma un Tour per presentare le eccellenze delle Regione al grande pubblico e proporle alla GDO. Certo la location non era delle migliori (un locale buio e seminascosto in pieno centro storico) ma, le mie perplessità sulla riuscita e sulla reale utilità dell’Evento vanno ben oltre il “dove” e il “come” merita un racconto. Vengo a sapere del “cosa” grazie all’amico Giammarco Cioce (TENUTA DEL PRIORE) che mi invita a partecipare a un “walk around tasting” dei suoi vini… Roma, fine Giugno, caldo africano, moto, traffico, sensi unici e divieti… Arrivo a Via Larina e…credo di aver sbagliato indirizzo. Mi accolgono un anonimo portoncino, un buio corridoio e un paio di manifesti della Regione Abruzzonascostamente appesi. “Permesso”?! Si accende una luce, s’affaccia qualche testa e un sommelier… L’inattesa comparsa di altri amici Produttori mi perplime! Baci, abbracci, una vigorosa stretta di mano a Giammarco, ripetuti “ma che ci fate qui”… Seguono presentazioni di rito con i responsabili dell’ENOTECA REGIONALE e…la scoperta di un “cosa” che mi lascia basito. Il Tour cui scopro di stare partecipando è iniziato da 10 giorni, scopo: commercializzare il vino abruzzese nella Capitale coinvolgendo i grossi nomi della GDO. Dunque: il Montepulciano d’Abruzzo, a Roma, non raccoglie grandi consensi (fors’anche meno del Frascati) e, per “spingerne” il nome mi sembrerebbe quantomeno necessario veicolarne l’immagine e comunicarne la Qualità. Ora, la domanda sorge spontanea: chi ha comunicato cosa al pubblico romano? E, a monte, chi doveva occuparsi della cosa? Chi doveva farlo sapere a me e agli altri che, come me, si piccano di promuovere Territorio e Qualità? Nessuno sapeva niente e, perdonatemi, la soddisfazione dei titolari dell’ENOTECA REGIONALE per aver venduto la più grossa partita di Montepulciano della storia al più importante gruppo romano della GDO la trovo davvero fuori luogo. Scaffalare centinaia di bottiglie senza preoccuparsi di promuoverne il valore intrinseco al consumatore finale equivale allo stesso numero di bottiglie invendute e ad un futuro di rapporti commerciali equivalente a zero. E se poi le perplessità dei Produttori presenti sull’utilità di aver investito tempo e denaro in una inutile trasferta romana vanno a sommarsi ai miei appunti… Vabbè, lasciamo perdere e parliamo di vini, quelli BBuoni! GLI ASSAGGI Diverse le Aziende presenti (in pectore) e tanti i vini da assaggiare. Tanta Tradizione, diverse sorprese, Qualità a 360° e… un manifesto sullo sfondo che non smette di tormentarmi e lasciarmi perplesso. Comunque, date un’occhiata alle mie note d’assaggio (i punteggi contano poco) e correte ad assaggiare l’Abruzzo, nel bicchiere troverete l’inaspettato! IL PODIO TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PER INIZIARE” 2017, RABOTTINI: salta subito al naso quella nota ossidativa, voluta ma inattesa, che ci accompagnerà per il resto della degustazione. Un’atmosfera che avvolge i fiori bianchi, la mela renetta e la nespola, il sambuco e l’agrume amaro e, in chiusura, la liquirizia. Sorso sostanzioso, quasi compatto, di grande equilibrio e agile scorrevolezza nonostante la mole. Mettete le gambe sotto il tavolino e godeteVi ‘sta bottiglia! Da bere ascoltando “LET’S GET IT STARTED IN HERE” dei THE BLACK EYED PEAS. (89 Punti). CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “A SALIRE” 2019, RABOTTINI: se cercate un Cerasuolo “piacione” lasciate perdere! Qui si respira il succo della tradizione e non si usa il pantone colore! La ciliegia che sentite è quella sotto spirito della nonna, unica nota “sweet” (oddio, forse c’è un ché di fragola) in un vino in cui gli altri descrittori tendono all’amaricante: ruggine, radice di liquirizia, mallo di noce… Non mancano una sottile nota foxy e un tocco “fumé” che sa di camino e riposo. Il sorso è glicerico e sostanzioso, maledettamente coerente e, per fortuna, ben sapido. DimenticateVi il tintinnare dei calici e le risate sulla spiaggia, qui ci vuole calma e un bel Brodetto alla Vastese! Da bere ascoltando “HIGH” dei LIGHTHOUSE FAMILY (90 punti, e forse qualcosa in più). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “ED INFINE” 2018, RABOTTINI: dalla stessa vigna del Cerasuolo, quella vecchia solo anagraficamente, un vino che non può non evidenziare lo stesso DNA. Certo, qui c’è una dolcezza di fondo che sa di pazienza e voglie, il frutto è più pieno e maturo e le spezie raccontano dell’evoluzione. Sorso glicerico, ammiccante e “traditore”, tannini forse ancora un pochino ineducati ma che invogliano al secondo calice e chiusura lunga e sapida. 15° gradi alcolici che voi potreste non riconoscere ma che potrebbero presentare il conto alle Vostre gambe. Da bere ascoltando “IN THE END” dei LINKIN PARK. (88 Punti). I QUASIQUASI TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PER INIZIARE” 2019, RABOTTINI: da un’annata sicuramente meno complicata un vino decisamente più “pulito”, meno complesso dal punto di vista olfattivo, più centrato sulle dolcezze di frutta e di miele che non sulle amaritudini. Sorso coerente, fresco e decisamente salato, deciso e solo apparentemente ammiccante. (85+ Punti).   TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LUPUS” 2023, TILLI: appena ossidato, propone la dolcezza matura della mela renetta e dell’agrume, un cespuglio di ginestra e la minerale sapidità della pietra scottata dal sole. Il sorso punta sulla freschezza per gestire la sostanza glicerica e chiude coerente sottolineando l’animo sapido. (85 Punti). TERRE DI CHIETI IGT MERLOT “CONCETTO” 2020, TILLI: un Merlot che affianca alle note di prugna e marasca mature una verve vegetale di quasi Cabernet che oscilla tra corteccia, cassis, tabacco e una nota di carcadè senza dimenticare le spezie. Sorso fresco, vivo e avvolgente, corretto nel proporre i tannini, corrispondente e con un finale piacevole anche se forse sottolinea un po’ troppo un cioccolato che non ci avrei visto. Interessante. (85+ Punti).   CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “FEMINA” SUPERIORE 2023, MONTI: mentre mi colpisce una nota di messi assolate che generalmente associo al Trebbiano, mi riempie il naso con suggestioni di lampone e melagrana e chiude con la cicciona sostanza floreale del garofano rosso. Sorso di muscolata sostanza, dinamica agilità e bella coerenza con l’olfatto, peccato solo che il finale sia un tantino troppo corto. “FEMINA” si, ma con artigli da pantera. Da bere ascoltando “THE PINK PANTHER THEME” di HENRY MANCINI. (86 Punti). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “PIGNOTTO” 2015 RISERVA, MONTI: olfatto di intrigante, balsamica intensità, quasi duro nel proporre le note scure di china e liquirizia. Si distende poi tra amarene e more mature, cullato dalla vaniglia dei piccoli legni, senza però dimenticarsi del brio delle erbe aromatiche. Sorso materico e succoso, con la carezza dei tannini e la decisa sapidità a invogliare la beva e un finale di bell’equilibrio. Un bel Montepulciano che, per gusto puramente personale, non avrei esiliato in barrique. (87+ Punti). E QUINDI? E quindi niente! Si, ho assaggiato tante emozioni ma…davvero non avrei voluto farlo in un contesto simile! Credo fermamente che al di là di tutto occorra non dimenticarsi mai il rispetto, per il Lavoro, per l’Uomo, per il Territorio, per il Prodotto Vino e questa volta, mi spiace dirlo, chi doveva lo ha fatto. Verranno giorni migliori, LO SO   Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

22 Agosto, 2024

OLI D'ITALIA 2024 (by GAMBERO ROSSO)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 18 Giugno, gli ampi ed eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma hanno ospitato la presentazione romana della guida OLI D’ITALIA 2024 di GAMBERO ROSSO. Gli Eventi dedicato agli oli EVO sono diventati, nel panorama romano (e non solo), ormai rarissimi e va dunque dato merito a GAMBERO ROSSO di essere riuscito a catturare l’attenzione di un gran numero di curiosi parlando dell’oro verde delle nostre tavole e lasciando da parte, per una volta, il vino.     LA MASTERCLASS Sette gli oli in degustazione, provenienti da regioni diverse, prodotti da cultivar differenti e presentati da Indra Galbo. Sette oli che hanno evidenziato le molte criticità di un’annata come quella della campagna olearia 2023/2024 assaggiati molto al di là del loro picco qualitativo. EVO dunque segnati da una inevitabile “stanchezza”, che in almeno un caso percorrevano in precario equilibrio la sottile cresta del difetto. Prendete dunque le mie descrizioni con molle particolarmente lunghe e valutate i personalissimi punteggi con la dovuta cautela, tenendo conto che ho cercato di “fare la tara” a eventuali imperfezioni tenendo conto di quanto detto sopra. GLI ASSAGGI IGP SICILIA MONOCULTIVAR NOCELLARA DEL BELICE “NOTTETEMPO”, TERRE DI ZACCANELLO (SICILIA): al naso si distinguono pomodoro maturo, erba sfalciata di fresco, cardo, delicatezze di soncino e piccantezze pepate. L’assaggio, moderatamente piccante, vive di un piccante dalla progressione logaritmica che stuzzica l’ugola rinvigorendo le percezioni di erbe aromatiche e gli accenni agrumati. (88 Punti).   MONOCULTIVAR CORATINA “SELEZIONE”, OLEIFICIO CASALE (PUGLIA): il naso percepisce distintamente cicoria di campo, carciofo, cardo, un intero mazzetto di erbe aromatiche (rosmarino, timo e salvia), scambia l’osso di pesca per mandorla amara e, in chiusura, non si fa mancare un soffio di caffè. L’assaggio denota cura nella gestione dell’esuberanza della cultivar, equilibrato e corrispondente punta sull’amaro e propone un garbato piccante in una atmosfera sottilmente fumé. (85/86 Punti). DOP UMBRIA COLLI MARTANI, FARCHIONI OLII (UMBRIA): Moraiolo, Leccino e Frantoio che evocano pacatamente sentori di erba tagliata, cicoria, foglia di pomodoro e leggerezze agrumate. In bocca risulta essere meno “umbro” di quanto atteso, deciso nel presentare sin da subito il piccante e paziente nel proporre la lunga scia di amaro. Peccato per quel naso troppo timido… (86/87 Punti). “LAUDEMIO”, FRESCOBALDI (TOSCANA): “LAUDEMIO”… Consorzio storico, disciplinare antico, bottiglia “Giugiaro style”… In gran parte Frantoio, regala note di pomodoro maturo, fava e asparago. Poi accenni mentolati e una frutta secca che…non aiuta un olfatto che dimostra stanchezza. In bocca amaro e piccante marciano insieme segnando un assaggio che conferma le problematicità notate all’olfatto. Forse colpa della bottiglia, sicuramente non aiutato dal periodo in cui lo abbiamo assaggiato. Questo preferirei non valutarlo. MONOCULTIVAR PERANZANA “LIMITED EDITION”, DE CARLO (PUGLIA): tra la rucola e il basilico s’erge il carciofo e si fanno strada il pomodoro, le erbe di campo amare e un quid di frutta secca. Al palato appare elegante, corrispondente, equilibrato nel proporre amaro e piccante, deciso nel sottolineare la profonda sapidità e firmare la chiusura con acuti carciofosi. (87/88 Punti).   MONOCULTIVAR CROGNALEGNO “CROGNALE”, TRAPPETO DI CAPRAFICO TOMMASO MASCIANTONIO (ABRUZZO): un olfatto particolarmente complesso che non lesina balsamicità mentolate prima di imboccare la strada del carciofo, delle erbe aromatiche (salvia in primis), delle stuzzichevolezze del ravanello. In bocca dimostra autorevolezza e corrispondenza. L’ingresso amaricante non è a gamba tesa bensì di sportiva correttezza e la scia piccante è un piacevole sentiero da seguire fino in fondo, a quella chiusura che calca ancora la mano sulle freschezze aromatiche di salvia e rosmarino. (91 Punti, non di meno). MONOCULTIVAR CORATINA “GRAN PREGIO BIO”, MARIA CAPUTO (PUGLIA): ancora intense (nonostante il periodo) le sensazioni di prato sfalciato, cicoria, rucola, pomodoro e melanzana. Più dolci del previsto le note di frutta secca che, più che l’attesa mandorla, sembrano raccontare dolcezze di pinolo. In bocca dimostra tecnica frantoiana. Domata con sapienza l’irruenza della cultivar, rilascia prima piccantezze di pimento allungandosi con calma su amaritudini a pareggio (qui forse il periodo di assaggio ha influito). Lungolungo. (86 Punti) A LATERE Tra gli EVO assaggiati a latere della masterclass, mi preme segnalare alla Vostra attenzione: MONOCULTIVAR CUCCO, TRAPPETO DI CAPRAFICO TOMMASO MASCIANTONIO (ABRUZZO): un EVO che si merita la segnalazione per il come è riuscito a comunicare l’incidenza della stagione sul prodotto finito. Più carica e meno “sostanza” hanno significato, per questa cultivar a duplice attitudine tutto sommato “leggera”, un risultato inaspettatamente “strong”, con uno spot puntato sul pomodoro e una chorus line di erbe aromatiche, mandorla e sfalci. Piccante in evidenza e amaro ad inseguire per una correttissima gestione del palato. (86+ Punti) MONOCULTIVAR CORATINA “SELEZION [EVO]”, TERREDIMORRA (PUGLIA): naso divertente come un prato fiorito, ricco di vegetalità ortolane, pomodoro verde, salvia, erbe amare e pinoli. S’approccia in bocca spingendo sull’amaro per poi rivelare il proprio animo piccante. Chiude tra mallo di noce e peperoncino. Bella prova per questa giovanissima Azienda che entra con modestia ma a testa alta nell’olimpo della Qualità. BBravi! (89 Punti). PUGLIA IGP “PUGLIA, OLIO, AMORE”, DE CARLO (PUGLIA): naso complesso che evidenzia note di carciofo, erba di sfalcio, melanzana, basilico, alloro e l’immancabile pomodoro. Assaggio vigoroso nonostante il periodo, che punta decisamente sul piccante ma non dimentica un amaro che, nel finale, dice la sua con autorevolezza. Bello. (Quasi 90 Punti…quasi) E QUINDI? E quindi niente! Certo Vi aspetterete che dica: “finalmente una manifestazione dedicata agli EVO”! E invece no. Mi spiace ma non posso decantare le lodi di un Evento sicuramente lodevole dal punto di vista della comunicazione ma sbagliato nella programmazione temporale e con più di una pecca dal punto di vista tecnico. Innanzitutto, presentare a fine Giugno (quando nell’altro emisfero è iniziata la campagna olearia), in una Romache evidenzia temperature prossime a quelle della superficie del Sole, degli Evo le cui caratteristiche organolettiche risentiranno senz’altro di tutto ciò, non giova certo alla causa dell’EVO e non fa fare bella figura ai Produttori. E poi, capisco l’importanza di una masterclass indirizzata a un pubblico che si sta appena approcciando al mondo dell’extravergine ma gli errori sono errori e chi conduce non dovrebbe farne (oltreché dimenticare la supponenza e dimostrare voglia). Detto questo, al netto delle critiche che vorrei fossero intese in maniera assolutamente costruttiva, resta comunque il valore di una serata che ha provato a parlare dell’oro verde delle nostre tavole cercando di diffondere il verbo della Qualità. Si può fare di più e meglio ma, piuttosto che niente, è meglio piuttosto. E non dimenticate che: solo chi fa, sbaglia. p.s. un’ultimo “buffetto” agli Organizzatori: basta co’ ‘sti bicchierini di plastica!! Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi