Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

Arrow Right Top Bg

26 Settembre, 2024

ABRUZZO IN BOLLA 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso Venerdì 13 (già, proprio come il film “de paura”) VIRTÙ QUOTIDIANE, con il patrocinio del CONSORZIO VINI D’ABRUZZO (e di L’AQUILA CAPITALE DELLA CULTURA 2026), negli spazi del Palazzo dell’Emiciclo de L’Aquila si è svolta la seconda Edizione di ABRUZZO IN BOLLA, Evento dedicato alla spumantizzazione abruzzese che quest’anno, quasi triplicate le Aziende presenti, ha riunito nel capoluogo abruzzese il mondo delle frizzantezze. Banchi d’assaggio, show cookings, talkings, pizza, caffè e masterclass hanno richiamato un folto pubblico che ha deciso di sfidare le inclemenze di un meteo che certo poco invitava alla freschezza di un calice bollicinoso I TALKINGS Interessanti e ben condotti hanno visto salire sul palco autorità ed esperti ed acceso dibattiti su più fronti, conditi con qualche assaggio di cui non Vi dirò perché fatti senza la dovuta attenzione. DALLE CIME AGLI ABISSI, GLI AFFINAMENTI SPECIALI DELLO SPUMANTE Si è iniziato con quegli “affinamenti speciali” che tanto fanno notizia e di cui si parla troppo poco e spesso a sproposito. Protagonisti Antonio Arrighi (dell’Azienda ARRIGHI di Porto Azzurro, Isola d’Elba, in diretta streaming causa “vendemmia complicata”), Pierluigi Lugano (BISSON “LA CANTINA ADEGLI ABISSI” di Sestri Levante), Bruno Carpitella (VINI D’ALTURA) e Gianluca Grilli (TENUTA DEL PAGURO, Ravenna). Dalle profondità del mare all’atmosfera rarefatta delle alte quote, tra uve e bottiglie sommerse (o sepolte nella neve), il dibattito ha toccato temi che hanno coinvolto sicurezza alimentare ed evoluzioni reali o supposte dei vini coinvolti suscitando interesse e discussioni anche “accese” tra il pubblico e i Produttori (e tra i Produttori stessi). GLI SPUMANTI DEL MEZZOGIORNO E LA (RI)SCOPERTA DELL’AUTOCTONO Il secondo appuntamento “dialettico” era con gli “spumanti del Sud”, quelli in cui i vitigni autoctoni recitano la parte del protagonista. Puglia, Campania, Abruzzo e Sicilia; Bombino Bianco, Caprettone, Passerina e Carricante questi i personaggi interpretati da Antonio Pisante (PISAN-BATTÈL), Massimo Setaro (CASA SETARO), Federico Faraone(AZIENDA AGRICOLA FARAONE), Annapaola Cipolla (TENUTE ORESTIADI). Vini che raccontano Storia, storie, Territori, forza, coscienza, provocazione, distruzione, rinascita, arte, sviluppo. Che hanno solleticato la fantasia dei Produttori e che dovrebbero stimolare l’estro delle amministrazioni. Che possono essere ricchezza e motore, punto di partenza per l’esplorazione di un “dove” passando dal conoscere un “chi” senza tener conto di un “quando”. L’enoturismo può essere scevro da stagionalità. LA BOLLA DELLE BOLLE: DOVE VA LA SPUMANTIZZAZIONE ITALIANA? Il dibattito si è sviluppato tra storia e marketing, partendo dall’intervento in streaming di Mattia Vezzola(COSTARIPA) che ha raccontato di come il (la) Franciacorta sia nato da una intuizione e dalla voglia di confrontarsi con quello Champagne che sembrava irraggiungibile e che capacità e tecnologia al servizio della filosofia di produzione hanno consentito di avvicinare sempre di più. Paolo Rossino (Presidente del CONSORZIO ALTA LANGA) ha detto della forza di un Territorio e di come il legame indissolubile tra questo e l’Uomo generino Qualità. Umberto Cosmo (BELLENDA) ha poi inquadrato il “fenomeno” Prosecco dalla “timida nascita” negli anni ’60 dell’800 allo sviluppo folgorante dei giorni nostri, raccontando di come, tra l’Asti e Champagne, il Prosecco sia quasi “caduto” in una fetta di mercato che aveva bisogno di una “bolla democratica”. Pietro Pellegrini (PELLEGRINI SPA) ha evidenziato come la Qualità senza il marketing rischi di non essere recepita dal mercato e di quanto sia dunque fondamentale lavorare sulla comunicazione. Da ultimo, il Prof. Leonardo Seghetti, tecnologo alimentare, gastronomo e custode di infinite verità, ha tentato (invero senza troppa convinzione) di spezzare una lancia a favore di una tradizione spumantistica abruzzese che ha radici lontane e futuro incerto a causa dell’ancora reticente voglia di “fare quadrato” da parte dei Produttori con una “frecciatina” lanciata a questi ultimi circa la possibilità che il voler “disingolfare” le cantine faccia esplodere la bolla delle bolle. L’ABRUZZO EFFERVESCENTE, DA DOVE VIENE E DOVE VA L’ultimo dibattito ha visto autorità e Produttori cercare di convincere il pubblico (e di convincersi) che lo spumante abruzzese abbia radici solide (in parte vero se pensiamo a FARAONE e alla sua “Licenza N°1” del 21 Maggio 1983). Il problema è il terreno nel quale queste radici stanno ora cercando nutrimento. Quel “TRABOCCO” del quale tanto si parla, quelle “bollicine con il mare dentro” non sono il passato, non sono la Tradizione e non credo saranno il futuro. Lo stesso “elemento paesaggistico” da cui prende nome lo “spumante d’Abruzzo” non comunica ormai più Qualità. Nuove Denominazioni decise a tavolino per cercare di clonare i successi altrui (anche meritati) senza un adeguato supporto culturale e di marketing sono quantomeno un azzardo. L’Abruzzo del vino non credo abbia “bisogno” di rincorrere le mode. Le assecondi, per carità, ma valorizzi in primis quelle unicità enologiche che ben si sposano con l’unicità geografico-territoriale della Regione e che passano sotto il nome di Passerina, di Cococciola, di Cerasuolo d’Abruzzo… L’Abruzzo, anche quello del vino, ha bisogno di concretezze, di fiducia nelle proprie capacità e di lavorare seriamente su una comunicazione a 360° che coinvolga tutti gli attori della promozione, della ricettività, del turismo eno-gastronomico. Le bollicine? Potrebbero aggiungere frizzantezze o essere utilizzate per festeggiare il raggiungimento dello scopo ma…la strada è ancora lunga e ricca di insidie. E INFINE…LA MASTERCLASS Protagonista, è il caso di dirlo, Tommaso Caporale autore della Guida “BOLLIZINE” ed ideatore di un metodo di degustazione che, anziché sgranare gli occhi e schioccare la lingua, fa aprire le orecchie. Ingegnere informatico con la passione del vino ha mutato i propri interessi abbracciando il fascinoso mondo della radio. Ed è così che, a forza di ronzii s’è piccato di “campionare” quelli delle bollicine, intuendo che ogni vitigno e ogni metodo di produzione possano avere un proprio timbro sonoro.   Quattro gli spumanti in degustazione (posto che si possa ancora usare questo termine). VINCO, CITRA, EREDI LEGONZIANO e CASAL THAULERO i Produttori e una trentina di facce smarrite ma pronte a rivoluzionare il proprio metodo di approccio alla spumantistica. Ora, non starò qui a descriverVi spettrogrammi e dettagli procedurali nè a dirVi del sentito entusiasmo di Tommaso, bensì di quello dei molti che cercavano di convincersi delle sue asserzioni avvicinando all’orecchio i calici quali fossero conchiglie. E da quelle “conchiglie”, sotto un tendone colpito da una pioggia implacabile, si percepiva distintamente un mare in burrasca. Davvero, fremevo di curiosità e sarei venuto a L’Aquila anche solo per partecipare a questo momento che sembrava aggiungere sprint a un mondo del vino troppo spesso “seduto” ma… Vabbè… Tralasciando il numero di variabili tale da inficiare qualsiasi metodologia sperimentale (soprattutto parlando di spumanti Metodo Classico) e diversi vulnus scientifici sui quali il ricordo dell’esame di “FISICA 1” mi invita a riflettere, vorrei teneste presente che le frequenze percepite dalla fascia di età più attenta al consumo del vino sono drammaticamente ridotte dall’inesorabile avanzare del tempo. Quelle più alte sono le prime che perdiamo e, intorno ai sessant’anni (me, per esempio, nonostante la pluriennale passione per la riproduzione musicale di qualità) anche quelle tra i 3 e i 6Khz diventano un’ipotesi (dunque, cosa potranno mai apprezzare le orecchie del quasi ottant’enne illustre enologo che ha compilato la prefazione della Guida?). L’idea poi dell’ipotetico sviluppo futuro di una app che ci consenta di analizzare un vino semplicemente avvicinando il microfono dello smartphone al calice beh…mi repelle! Che ne sarebbe della poesia del vino?! In un mondo in cui tutti siamo in cerca di certezze, le “incertezze” che ci regala il vino sono uno dei pochi beni rifugio su cui fare affidamento, uno dei pochi momenti in cui ci piace pensare che due più due possa non fare quattro. Come potrà mai uno spettrogramma raccontare le emozioni suscitate dal nostro vino del cuore?! Mah… Avrete a questo punto sicuramente capito come io non sia riuscito a percepire differenze tra i vini in “auscultazione” e, peggio ancora, che le mie orecchie (ma anche quelle del relatore) non sono riuscite a carpire la nota stonata emessa dal sottile difetto di cui era affetto uno di loro. E mentre penso di proporre questo “gioco” a un amico sommelier non vedente, immagino sedute di ascolto con un gruppo di amici audiofili e/o musicisti di riconosciuta fama. È proprio il caso di dire: “chi ha orecchie per intendere, intenda”. A LATERE A latere c’erano i banchi d’assaggio di ben 27 Aziende del Territorio, tante bolle, davvero tante! Tante cose conosciute, tante cose nuove, tante cose da conoscere ma…perdonatemi, a un certo punto avevo davvero troppo freddo per assaggiare con cognizione di causa e ho mollato la presa cedendo al richiamo di una doccia calda. Tuttavia 4 vini (solo quattro) ve li voglio raccontare perché sono riusciti a zittire i brividi (provocandone di altro genere) e calmare l’animo.   SPUMANTE METODO CLASSICO “IL SANTAGIUSTA” 2014 (sbocc. 2022), VIGNA DI MORE: 70 parti di Pinot Nero e il saldo di Chardonnay per questo Metodo Classico davvero “eroico” (a cominciare dalla storia della Produttrice) che offre al naso un panorama ampio come quello che si scorge dai 700m slm delle vigne dalle quali proviene. Frutta (anche tropicale), mela lungi dall’essere matura, cedro, nuvole tostate di nocciole e pane integrale stanno in finestra e, da dietro le tendine, gettano uno sguardo attento su sottigliezze di miele a contrastare il bastoncino di liquirizia per poi perdersi in una mineralità calcarea come la facciata della chiesa da cui prende il nome. In bocca è bufera di freschezza, turbine sapido, quasi algido nel suo voler imporre la propria unicità, aspro nel raccontare le erbe rade dei pendii più scarrupati ma al contempo cremoso e avvolgente, pieno, ricco di suggestioni. Un vino che sa d’Abruzzo e che non si vergogna delle proprie origini. Da bere ascoltando PROTECT THE LAND dei SYSTEM OF A DOWN. (92 Punti, forse 93). SPUMANTE METODO CLASSICO “IL SANTAGIUSTA” ROSÉ (“DORÉ”) 2018 (sbocc. 2022), VIGNA DI MORE: “Doré”, come lo definisce Adriana (Tronca), un colore per errore (fa pure rima) corretto nelle analisi successive aggiungendo attenzione alla cura. Racconta piccoli frutti rossi e petali di rosa in aggiunta al panorama che si scorgeva dalla finestra del vino precedente ma lo fa scostando le tendine di una rusticità che sa di compita eleganza, non vergognandosi di tirare in ballo la salsa di pomodoro e la torta di carote. Sorso profondo e completo, di tensione fresco-sapida che non mostra cedimenti e grassezza che completa la percezione fruttato-agrumate. Più forte che gentile, un vino di polso che racconta del cuore. Da bere ascoltando TI REGALERÒ UNA ROSA di SIMONE CRISTICCHI. (quasi 90 punti, meno del precedente ma…mi piace di più). E lasciatemi ora dedicare due parole a quella Adriana che ha lasciato Milano e la Franciacorta per seguire il cuore e le proprie radici. Quell’Adriana che non ha voluto sentire ragioni ed è stata più eroica dei vigneti che coltiva nel volere a tutti i costi che Pinot Nero, Kerner, Traminer stringessero amicizia con la Cococciola e colonizzassero i pendii di Goriano Valli (AQ). Quell’Adriana che difende con i denti il proprio lavoro e le proprie idee (e che ha una figlia che, a occhio…). Quello di Adriana è un mondo che rifugge il clamore e vive del fascino della calma, del silenzio urlato da quel Parco Sirente-Velino che vive in pace all’ombra di aree protette ben più famose. Qui c’è bisogno di approfondire e, soprattutto, di assaggiare con la dovuta calma. Stay tuned. SPUMANTE METODO CLASSICO “ANNA” 2016 (sbocc. Maggio 2024) MAGNUM, CENTORAME: incredibilmente mi accorgo di non aver mai speso parole per questo Metodo Classico da Pecorino “tradizionalmente” parcheggiato 50 mesi sui propri lieviti! Dovrò porre rimedio a questa lacuna. Nel frattempo diciamo di questa magnum la cui “pena” è stata inasprita di ulteriori 30 mesi. L’effervescenza è onda, adriatica e lontana dietro la collina, è intrico di canne… Un vociare continuo e sommesso ma affatto confuso in cui ciascuno degli attori recita la propria parte senza “impallare” l’altro. E allora ecco l’aria carica di iodio, le erbe aromatiche e il burro fuso che aspetta di diventare dolcezza di pasticceria, la pesca bianca il tè delle cinque, quello al bergamotto… E in bocca l’effervescenza diventa crema, sostanziosa, masticabile, un dolce contrasto alla minerale sapidità che cerca di staccare di ruota una freschezza comunque mai doma. Dimenticate il vezzo di ascoltarlo con le orecchie e fatelo col cuore, Vi ripagherà a suon di emozioni. Da bere ascoltando ANNA E MARCO di LUCIO DALLA. (94 punti) SPUMANTE METODO CLASSICO “48 MESI” BRUT, FAUSTO ZAZZARA: sinceramente, non serbavo un ricordo “entusiasmante” degli spumanti “made in Tocco da Casauria” di questo coraggioso Produttore assaggiati precedentemente. Troppo “Majgual” per i miei gusti. Qui invece le acque sembrano chetarsi e Pecorino, Cococciola e Passerina trovare una quadra. Complesso e poco incline al frutto, il naso dice appena di frutta bianca prima di raccontare anice e una frutta secca che si sposa con un po’ di pane per accennare tostature affatto invadenti. Fresco e sapido, in bocca la frutta si prende invece i propri spazi e fa da legante per i richiami olfattivi che caratterizzano la chiusura. (Quasi 84 Punti, quasi) E QUINDI? E quindi è il momento di ringraziare VIRTÙ QUOTIDIANE (nella persona di Marco Signori) intanto per avermi voluto ospitare e poi per lo sforzo profuso nell’organizzare un Evento complesso come ABRUZZO IN BOLLA e per aver voluto fermamente affermare il valore della spumantizzazione abruzzese (quella VERA, non quella serva del mercato e dei “facili consumi”) organizzando incontri che la mettessero a confronto, senza paura alcuna, con i mostri sacri del perlage italiano. Ed è il momento di mettere in agenda l’Edizione 2025, un’Edizione che mi auguro non solo ancora più ricca e partecipata ma, consentitemi un piccolo buffetto agli organizzatori, ripensata forse nel periodo (e nella giornata) e dotata di un “piano B” che…può sempre far comodo. Avanti così, alzando l’asticella! Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

19 Settembre, 2024

GIULIANO PETTINELLA, ovvero "il peso del Montepulciano d'Abruzzo"

Vabbè, di Giuliano (Pettinella) saprete già tutto (ne ho scritto persino io)! Comunque, facciamo un ripassino insieme? Marchigiano (ma abruzzese), avvocato (ma vignaiolo), modesto artigiano (ma ormai ben consapevole delle proprie capacità). “Pendola” tra Macerata, Silvi Marina e Tocco da Casauria inseguendo non un vino (due in realtà) ma l’idea dello stesso. Assurto alle cronache nel 2010 con le prime bottiglie di un Cerasuolo d’Abruzzo che poi si chiamerà “TAUMA” in onore delle due figlie gemelle e delle due vigne (gemelle anch’esse) dalle quali provengono le uve con cui lo produce, non ha mai deviato dal proprio percorso, lavorando di cesello su un’opera nata già capolavoro, sgrossando, arrotondando, dando enfasi all’arte della sottrazione anziché al barocco enoico. Ecco dunque che mi ritrovo con Giorgio (D’Orazio) a Tocco da Casauria in quella casa che diede i natali al Nonno di un Giuliano che, con lo stesso impegno che mette nelle sue produzioni, la sta ora trasformando in quella che si appresta ad essere la sua nuova cantina. Sono locali in cui si respira memoria e si assapora il futuro, un mix elegante che convoglia le emozioni nel presente di un bicchiere. E proprio il bicchiere è, per una volta, già di per sé un’emozione. Un bicchiere che riconosco subito pur non avendolo mai preso in mano prima d’ora, un contenitore di Emozioni privo di materia. “ZALTO”, non “un” bicchiere ma “IL” bicchiere! L’antimateria di quegli “scovapuzze” a norme ISO che Giuliano usa in cantina, un’arma assoluta capace di lasciare chi beve inerme di fronte al solo “peso” del vino (Iñárritu ci potrebbe girare un seguito del suo film). Un peso che può opprimere coloro che si avvicinino all’assaggio senza aver purificato il proprio animo da sovrastrutture o preconcetti oppure un peso che può essere il giusto prezzo da pagare per arrivare all’illuminazione. In ogni caso, di seguito troverete un sacco di parole inutili a descrivere tre vini “vivi”, mai domi, che incedono a testa alta e che sono continua scoperta. Cercateli, assaggiateli, sfogliateli, illuminatevene! – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “TAUMA” 2022: di questo 2022 avevo già scritto qui e, a distanza di qualche mese, confermo e correggo quanto già asserito. Il vetro s’è rivelato lampada magica esaudendo il desiderio che il brutto anatroccolo si trasformasse in cigno. Decisamente troppo freddo anche per una torrida giornata d’Agosto come questa, stenta un pochino a carburare nascondendo dietro inutili pudicizie olfattive quell’anima di concreta, rustica eleganza. È la mano sporca di terra che si pulisce sulla gamba del pantalone prima di tendersi a cercare di stringere la vostra, quella mano che diventa invito ad accomodarsi sotto un albero di visciole (qui siamo in campagna e l’amarena, quella dei topping cui siamo abituati, non è di casa). Con sottile gentilezza, il tannino accompagna l’aspra croccantezza della melagrana, quasi una risata che scioglie i cuori e lascia che il contadino, prima nascostosi, ricompaia privo ormai di vergogna alcuna. Il sorso arriva per necessità, compulsivo, necessario. Ed è una conferma, la firma in calce a un olfatto che era promessa e ora è certezza. Forse la batteria batte un ritmo appena fuori tempo evidenziando l’incongruo di sottili tostature ma… Siamo davvero sicuri che un vino debba essere didascalico? Grande vino, GRANDE DAVVERO (peccato che sia veramente l’ultima bottiglia, sottratta per di più a chi avrebbe dovuto venderla)! Da bere ascoltando BACK TO BLACK (LIVE) di AMY WINEHOSE. (91 Punti, ma potrei essere di parte). – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022: china appena il capo sotto la spinta di un alcol che s’allea a un clima che avrebbe sorpreso anche Annibale all’epoca del suo soggiorno peligno ma ritrova presto la dignità che gli compete. S’appresta al naso sul filo di un tavolato di soffitta e vecchi ricordi, scandendo i toni di un legno perfettamente integrato nel racconto del calice e suggerendo forse il peso dell’anima dei vinaccioli. Ed è in un sottobosco non dimentico di verdi cortecce e funghi che s’apre poi la radura del frutto croccante, delle bacche scure e delle spezie. In bocca è arrembante e godereccio. I piccoli sorsi non gli si confanno. Ne vuole di lunghi, ripetuti, da spegnere la sete. Ritrova poi la calma quando la ciliegia diventa quella sotto spirito della nonna e, di nuovo, l’assenza di orpelli e sovrastrutture rende l’assaggio un unicum con le emozioni. Il fondo del calice rivela poi un futuro di incenso legandolo a un presente di vegetale tradizione. Da bere ascoltando N.I.B. dei BLACK SABBATH. (89 Punti, per ora). – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC TERRE DI CASAURIA 2023 (no label): prova di botte che dimostra come “prova” sia soltanto una parola e che spetta a noi riempirla di significato. E se lasciamo che il significato ce lo metta Giuliano allora dobbiamo scomodare termini importanti come “casa”, “radici”, Territorio”. Saranno 600 bottiglie frutto di quanto sopravvissuto alla peronospora, il meglio, quello che la natura, nella sua spietatezza, ha deciso di salvare. E questo “meglio” colpisce il naso con il dinamismo di un Hagler dei tempi migliori e Vi mette subito al tappeto. Singolarmente più affine al “TAUMA” che al Montepulciano precedente, rivela una differenza macroscopica con questo. Un libro con molte più pagine da sfogliare scritto con la penna meticolosa di un esistenzialista russo. Una continua scoperta. Il naso è grasso, materico ma affatto pesante. Danza agile sui piedi vegetali della Tradizione per menare colpi a suon di tostature che accostano l’amaretto al caffè. Accosta complessità di cioccolato e boero a balsamicità rustiche quanto serve e ci trascina inesorabile nel gorgo della voglia di un sorso lungo e dissetante. In bocca, la massa olfattiva sembra svanire in una danza leggiadra tenuta viva dal tannino stuzzicante e da tocchi speziati che allargano a Oriente il panorama. Un vino che va “oltre” i confini del già scritto. Un vino che sa di futuro e che, in quanto tale, non ha bisogno di punteggi. Da bere ascoltando CREEP dei RADIOHEAD (ma interpretata, live e unplugged, dai PRETENDERS) Roberto Alloi VINODENTRO
Leggi
Arrow Right Top Bg

12 Settembre, 2024

Roma incontra l'IGP Olio di Puglia

IL COSA E IL DOVE 22 Luglio, le eleganti sale di Palazzo Brancaccio in una Roma africana sono come un miraggio per i discepoli dell’Extravergine. Qui, sfidando l’asfalto che fonde e l’aria che brucia il CONSORZIO IGP OLIO DI PUGLIA e GAMBERO ROSSO hanno presentato al pubblico romano le produzioni di una decina di Aziende di una Regione che, da sola, produce oltre il 50% dell’Olio Extravergine italiano. Una decina di Aziende aderenti a un Consorzio nato nel 2020 (dopo il riconoscimento l’anno precedente della Denominazione IGP Puglia). Una masterclass, di cui potrete leggere di seguito, ha preceduto l’apertura dei banchi d’assaggio accompagnati da scelte culinarie particolarmente azzeccate a livello di abbinamento LA MASTERCLASS Dieci gli EVO in degustazione nella masterclass guidata da Stefano Polacchi di GAMBERO ROSSO con l’aito di Maria Francesca Di Martino (Presidente del CONSORZIO IGP OLIO DI PUGLIA) e Giuseppina Lavalle (Referente Tecnico del CONSORZIO IGP OLIO DI PUGLIA). Dieci EVO che illustrano le diverse anime di un territorio talmente vasto che, non a caso, alcuni chiamano ancora “LE Puglie”. Di questi dieci 6 erano monocultivar di quella Coratina che nel tempo ha saputo ritagliarsi una fetta di mercato importante e conquistare un gradimento sempre maggiore da parte dei consumatori. Vabbè, di seguito troverete le mi consuete note di assaggio e i miei personalissimi punteggi. A proposito di questi ultimi devo spiegarVi per quale motivo potreste trovarli particolarmente “severi”. Sapete certamente che l’olio EVO si degrada giorno dopo giorno dal punto di vista organolettico e, arrivati a un quasi Agosto romano con temperature prossime ai 40°C, anche i prodotti di una Regione in cui non si fa economia di polifenoli sono arrivati piuttosto stanchi. In un paio di casi si è percorso pericolosamente il sottile crinale del difetto e altri due campioni, riassaggiati nei banchi all’esterno, si sono rivelati essere solo un problema di “quella bottiglia”. Comunque, per questi e per gli altri mi sento di dire che, assaggiati al momento giusto, avrebbero ottenuto tutti da 3 a 4 punti in più, ma tant’è. Leggete, assaggiate e fate le Vostre considerazioni. IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR LECCINO, AGRICOLA TAURINO: il naso, ahimè non pulito, comunica calore e poi nocciole fresche, un tocco di ravanello e uno d’agrume. Un po’ meglio l’assaggio, condotto su delicati temi di amaro e piccante, un po’ grasso ma abbastanza lungo. (N.V.).     IGP OLIO DI PUGLIA BIOLOGICO, ASSOCIAZIONE FRANTOIANI DI PUGLIA: naso sottile e delicato da cui si fa fatica a tirar fuori note di carciofo, mandorla e un appena di melanzana. Assaggio coerente delicato nella parte amaricante e con un leggero piccante in crescendo. (83- Punti).     IGP OLIO DI PUGLIA “PUGLIA OLIO MARE”, DE CARLO: questo l’avevo assaggiato un mese fa e m’aveva impressionato per pulizia (leggete qui), oggi si mostra particolarmente stanco nel proporci prati sfalciati, carciofo, erbe aromatiche e pomodoro maturo. In bocca regala piccantezza decisa, un crescendo di amaritudini e una chiusura decisa su note di erbe amare. (83 Punti). p.s. riassaggiato ai banchi all’esterno merita 3 Punti in più ma…un mese l’ha decisamente cambiato). IGP OLIO DI PUGLIA “CRU DI PUGLIA”, OLIO CICCOLELLA: naso sprint, ricco di sentori vegetali di rucola, carciofo, cardo, il giusto di pomodoro e sapienti pennellate di spezie e agrumi. Assaggio maschio e deciso ma al contempo di educato equilibrio gustativo. (87 Punti).     IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA, LE 4 CONTRADE: quasi timido all’olfatto regala sentori di rucola e pomodoro appena maturo, belle note di erbe aromatiche (origano in primis) e un bel quid di frutta secca. Sorso di bell’equilibrio amaro e piccante con il primo a gestire la bocca e il secondo a seguirlo in progressione allungando il finale. (85 Punti).     IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA, PANTALEO: olfattivamente non pimpante gioca le sue carte proponendo note di oliva verde e pomodoro maturo al fianco dei canonici carciofo e mandorla verde. Assaggio sorprendente! S’approccia in punta di piedi e poi…”BOOM”! Deciso, maschio, amaro quanto serve, piccante quanto deve e di lodevole lunghezza. (86+ Punti) IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA, OLIO GUGLIELMI: la bottiglia della masterclass aveva qualche “problemino” per cui Vi dico di quello in assaggio ai banchi che tra erbe amare, peperone e carciofo, lascia intravedere mandorla, mela e rosmarino. Assaggio maturo, appena grasso e che punta con decisione sul piccante ma si assesta ben presto su intense amaritudini che allungano la chiusura. (84 Punti questa bottiglia, forse 80 quella della masterclass).   IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA “SCHINOSA”, AZIENDE AGRICOLE DI MARTINO: olfatto intenso, maschio nel proporre carciofo, cicoria, rucola, freschezze di mela verde e stuzzicanti peposità. Assaggio di decisa coerenza, privo di cedimenti, di bella pulizia e intensità ragguardevole, equilibrato nei toni dell’amaro e del piccante e con un finale davvero salato. (Quasi 90 Punti).   IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA, LE FERRE: naso interessante, che associa verzure ortolane e leguminose a singolari tostature (anche di frutta secca) e amaritudini di carciofo a soffi balsamici. In bocca, pur coerente e dinamico, si mostra più grasso dell’atteso e chiude in leggero calando evidenziando quanto il periodo di assaggio influisca sul risultato finale. Peccato. (84+ Punti). IGP OLIO DI PUGLIA MONOCULTIVAR CORATINA BIOLOGICO, COOPERATIVA MADONNA DEL ROSARIO: anche qui qualche “problemino” disturba l’olfatto di una Coratina gestita con gentilezza. Olfatto non troppo fresco, con sentori più di fieno che di erba sfalciata, note di rucola, carciofo e pomodoro maturo. Assaggio che risente del clima e del periodo, un po’ grasso ma con una interessante nota balsamica in chiusura. (82 Punti ma…). E QUINDI? E quindi niente! Sicuramente devo ringraziare GAMBERO ROSSO per avermi invitato all’Evento e il CONSORZIO IGP OLIO DI PUGLIA per la tenacia con la quale porta avanti questo progetto ma… Ci sono diversi ma. Innanzitutto il periodo scelto per la manifestazione. Sappiamo tutti quanto sia difficile comunicare il valore, soprattutto salutistico, dell’olio EVO, un prodotto da sempre immancabilmente presente sulle nostre tavole ma destinato a essere acquistato seguendo le offerte della GDO e non la Qualità. Non capisco quindi (ma in tutta onestà me ne sono state spiegate le ragioni dai responsabili del Consorzio) perché si debbano presentare prodotti in un quasi Agosto romano con temperature prossime ai 40°C che risentono necessariamente, nonostante l’animo “strong”, di una intrinseca “vecchiaia”. L’olio EVO non fa che degradarsi giorno dopo giorno (dal punto di vista organolettico) e credo che si faccia un torto al Prodotto e al Produttore non presentandolo al TOP della forma sottraendogli gran parte di quell’irresistibile appeal che dovrebbe avere rispetto ai prodotti “da scaffale”. E poi basta con questi bicchierini di plastica (oltretutto senza una copertura che impedisca la perdita di profumi)! Nel 2024 è ora di mandarli in pensione! Comunque vale sempre il “purché se ne parli” e il fatto che “piuttosto che niente è meglio piuttosto”. Quindi, nell’attesa di giorni migliori, lunga vita all’olio EVO Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

5 Settembre, 2024

Frascati presenta Frascati (al Concorso Enologico Internazionale "Città del Vino" 2024)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 15 Luglio l’Aula Consiliare “FALCONE E BORSELLINO” di Palazzo Marconi a Frascati ha rivestito l’insolita veste di sala degustazione ospitando la premiazione dei vini “frascatani” che si sono fatti onore al XXII Concorso Enologico Internazionale “CITTÀ DEL VINO”. Presenti il Sindaco Francesca Sbardella e l’Assessore Claudio Cerroni, diplomi e medaglie sono stati consegnati ad Aziende che da anni si impegnano a fare Qualità e a promuovere un Territorio assolutamente unico come quello dei Castelli Romani attraverso il prodotto Vino. Vino quale prodotto estetico ed estatico, vino quale Cultura vino quale conoscenza, impegno e capacità. LA MASTERCLASS Dieci le etichette in assaggio. Dieci vini tra “FRASCATI” veri e propri (DOC e DOCG) e vini prodotti da Aziende “DI” Frascati presentati dal Sommelier Francesco Radiciotti. Dieci vini in rappresentanza di un areale molto ampio interpretato da ciascun Produttore in maniera personale. Rileggendomi mi accorgo di essere stato forse un pochino “cattivo” e che nessuno dei vini ha meritato di essere accompagnato da un pezzo musicale ma…Voi date una letta alle mie note di assaggio, prendete con le molle punteggi e considerazioni e correte ad assaggiare.   IL PODIO (con molta difficoltà) FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO FILONARDI” RISERVA 2022, VILLA SIMONE: naso “boom”! Per una volta, “Vulcanico” è il caso di dire! Fresco di agrumi, propone suggestioni ombrose di glicine e schiaffi di erbe aromatiche amare. Sorso sicuramente fresco e decisamente sapido, coerente e con un plus di cenere spenta ad aumentarne l’interesse. Forse, ma forse, i rimandi fruttati strizzano un po’ troppo l’occhio ai mercati internazionali ma… (Si becca 89 Punti e il mio premio “PECCATO” per quanto scritto nella riga precedente). FRASCATI SUPEIORE DOCG “VILLA DEI PRETI” 2023, VILLA SIMONE: un naso importante, che spazia dall’agrume amaro alla salvia e dalla frutta tropicale al gelsomino seguendo una vena di tufacea mineralità. Sorso gustoso e movimentato, decisamente fresco pur nella sua suadente morbidezza che chiude su note amaricanti sottolineando in blu una sapidità quasi piccante. (86 Punti) LAZIO IGT ROSSO “QUARANTA/SESSANTA ROSSO” 2022, L’OLIVELLA: in etichetta le parti di Syrah e Cesanese con il secondo che se la comanda e il primo che prova a metterci una pezza aggiungendo spezie orientali (cumino) a quell’imperante marasca e alla prugna che riempiono il naso. Sullo sfondo un ché di tabacco e una sottile vena grafitica. Sorso caldo e morbido. Un pochino troppo compito nel presentare freschezza e sapidità fa leva sugli educati tannini per mantenersi in piedi e s’allunga su dolci ricordi di frutta. Se solo avesse un po’ di grinta in più… (85 Punti) GLI ALTRI FRASCATI DOC SPUMANTE “SPUMANTE SAN MARCO” BRUT, CANTINE SAN MARCO: sfrutta quel 30% di Malvasia Puntinata per rendere più brioso il naso e lasciare che si apprezzino frutta secca, erbe aromatiche, mela golden e agrume dolce. In bocca mostra acidità importante mentre pecca sul piano della mineralità territoriale, rimanda ai descrittori olfattivi e, a calice vuoto, mostra una interessante nota balsamica. Spudoratamente modaiolo. (82 Punti). FRASCATI SUPERIORE DOCG “BIOWINE” 2023, CANTINE SAN MARCO: dai vigneti dei conferitori storici dell’Azienda, un vino dall’olfatto pimpante ed espressivo. In primo piano c’è una frutta, croccante e quasi acerba, che dice di mela verde e cedro, c’è poi uno sfondo di ginestre e gelsomini e l’atmosfera è pervasa di erbe aromatiche. Sorso fresco, di decisa, minerale sapidità, succoso e ben centrato sulle note fruttate percepite dall’olfatto. Forse un po’ troppo Ponzio Pilato nel dover decidere tra Territorio e mercato ma onestissimo. (84 Punti). FRASCATI SUPERIORE DOCG “HEREDIO” 2023, CASALE VALLECHIESA: la frutta si impossessa del naso proponendo esotismi in maniera fin troppo brutale, poi ci pensano i gelsomini e la succosa dolcezza dell’arancio a portare un po’ di calma mentre in chiusura s’affacciano note di frutta secca e l’attesa anima vulcanica s’azzarda a tirar su la testa. Sorso decisamente morbido, di bell’equilibrio fresco-sapido, sicuramente fresco ma con la minerale sapidità un po’ in affanno e una chiusura di buona coerenza vegetale-amaricante. Di piacioneria un po’ affettata mostra di non essere l’HEREDIO che mi colpiva duro anni fa. (85 Punti, ma proprio tirati per i capelli). FRASCATI SUPERIORE DOCG “DE’ NOTARI” 2023, CANTINE SAN MARCO: naso “profumiere”, che Vi lascia vedere il vulcano e poi Vi fa cadere nel tranello delle dolcezze dell’acacia e della frutta (uva e mela renetta). Sorso coerente e di sicuro acchiappo ma che si lascia andare a piacionerie eccessive. Sicuramente d’acchiappo ma non il mio vino e, mi azzardo a dire, anche poco “frascatano”. (82 Punti) VINO SPUMANTE “NERO FERRIGNO” BRUT ROSÉ, CANTINE SAN MARCO: tutto Cesanese con un animo giovanile e modaiolo. Ammicca proponendo caramelle ai frutti di bosco veicolate da una effervescenza davvero troppo esuberante che, in bocca rende il sorso quasi effimero ancorché sicuramente corrispondente e cui la sottile scia agrumata aggiunge interesse. (82 Punti).   LAZIO IGT BIANCO “QUARANTA/SESSANTA BIANCO” 2023, L’OLIVELLA: in etichetta le percentuali di Viognier (da vendemmia anticipata) e Bellone (da vendemmia tardiva) di un vino alla sua seconda annata di produzione che sauvignoneggia parecchio. Propone susine e pesche noci, nespole e sambuco, salvia, timo e un accenno di pietrisco. Sorso di vibrante freschezza e decisa sapidità per un risultato un tantino al di sotto delle aspettative che l’olfatto aveva lasciato intuire, piacione e modaiolo. (83+ Punti). LAZIO IGT ROSSO “> CESANESE” 2022, L’OLIVELLA: la vendemmia tardiva, il metodo “ripasso” e i dodici mesi di barrique regalano un naso (in verità non pulitissimo) che evidenzia un animo fumoso ben prima di quello della frutta ciccciona. La vena alcolica un pochino troppo evidente evidenzia frutti di rovo maturi che s’accostano ad arancia rossa e ferrosa mineralità con un appena di acciuga e una bella nota di oliva sullo sfondo. Sorso fresco e sostanzioso, estrattivo, cioccolatoso ben prima che fruttato e con un finale che esalta le spezie dolci. Paga lo scotto della gioventù ma si merita un punto extra per quell’etichetta così d’acchiappo. (84 Punti). E QUINDI? E quindi niente! Per quanto Fulvio Comandini si sia sperticato nel tessere le lodi dei vini premiati, esaltandone le unicità organolettiche non posso non avere più di qualche perplessità. Per carità, non è compito mio giudicare (men che meno chi giudica) ma, se questo è l’high level dei vini partecipanti al concorso e se la “tipicità” e l’aderenza di un vino alla Storia, alla Tradizione e al Territorio è un discrimine per i vini partecipanti beh…in molti dovrebbero farsi un esame di coscienza. Qui, oggi, stiamo parlando di e “del” FRASCATI, di un nome che racchiude in sé migliaia di anni di Storia, di un Territorio che non ha uguali e che in molti (ancora troppi) dicono di voler esaltare e asseriscono traspaia dai propri vini ma… È il “gusto internazionale” quello che poi governa l’assaggio e quel Vulcano di cui si fa un gran parlare è, nella gran parte dei casi, al massimo un’immagine sfocata lontana all’orizzonte. Lo so, ci vogliono coraggio e spalle larghe per fare questo e per sacrificare entrate certe alla fine del mese, ma la Forza di un Territorio passa da questa presa di coscienza (pensate a Matelica e al cambiamento imposto al proprio Disciplinare). Una presa di coscienza che, alla fine, paga Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

29 Agosto, 2024

L'ABRUZZO in Tour

IL COSA, IL DOVE E UN MISTERIOSO PERCHÉ Lo scorso 26 Giugno, il CONSORZIO VINI D’ABRUZZO e l’ENOTECA REGIONALE D’ABRUZZO hanno organizzato a Roma un Tour per presentare le eccellenze delle Regione al grande pubblico e proporle alla GDO. Certo la location non era delle migliori (un locale buio e seminascosto in pieno centro storico) ma, le mie perplessità sulla riuscita e sulla reale utilità dell’Evento vanno ben oltre il “dove” e il “come” merita un racconto. Vengo a sapere del “cosa” grazie all’amico Giammarco Cioce (TENUTA DEL PRIORE) che mi invita a partecipare a un “walk around tasting” dei suoi vini… Roma, fine Giugno, caldo africano, moto, traffico, sensi unici e divieti… Arrivo a Via Larina e…credo di aver sbagliato indirizzo. Mi accolgono un anonimo portoncino, un buio corridoio e un paio di manifesti della Regione Abruzzonascostamente appesi. “Permesso”?! Si accende una luce, s’affaccia qualche testa e un sommelier… L’inattesa comparsa di altri amici Produttori mi perplime! Baci, abbracci, una vigorosa stretta di mano a Giammarco, ripetuti “ma che ci fate qui”… Seguono presentazioni di rito con i responsabili dell’ENOTECA REGIONALE e…la scoperta di un “cosa” che mi lascia basito. Il Tour cui scopro di stare partecipando è iniziato da 10 giorni, scopo: commercializzare il vino abruzzese nella Capitale coinvolgendo i grossi nomi della GDO. Dunque: il Montepulciano d’Abruzzo, a Roma, non raccoglie grandi consensi (fors’anche meno del Frascati) e, per “spingerne” il nome mi sembrerebbe quantomeno necessario veicolarne l’immagine e comunicarne la Qualità. Ora, la domanda sorge spontanea: chi ha comunicato cosa al pubblico romano? E, a monte, chi doveva occuparsi della cosa? Chi doveva farlo sapere a me e agli altri che, come me, si piccano di promuovere Territorio e Qualità? Nessuno sapeva niente e, perdonatemi, la soddisfazione dei titolari dell’ENOTECA REGIONALE per aver venduto la più grossa partita di Montepulciano della storia al più importante gruppo romano della GDO la trovo davvero fuori luogo. Scaffalare centinaia di bottiglie senza preoccuparsi di promuoverne il valore intrinseco al consumatore finale equivale allo stesso numero di bottiglie invendute e ad un futuro di rapporti commerciali equivalente a zero. E se poi le perplessità dei Produttori presenti sull’utilità di aver investito tempo e denaro in una inutile trasferta romana vanno a sommarsi ai miei appunti… Vabbè, lasciamo perdere e parliamo di vini, quelli BBuoni! GLI ASSAGGI Diverse le Aziende presenti (in pectore) e tanti i vini da assaggiare. Tanta Tradizione, diverse sorprese, Qualità a 360° e… un manifesto sullo sfondo che non smette di tormentarmi e lasciarmi perplesso. Comunque, date un’occhiata alle mie note d’assaggio (i punteggi contano poco) e correte ad assaggiare l’Abruzzo, nel bicchiere troverete l’inaspettato! IL PODIO TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PER INIZIARE” 2017, RABOTTINI: salta subito al naso quella nota ossidativa, voluta ma inattesa, che ci accompagnerà per il resto della degustazione. Un’atmosfera che avvolge i fiori bianchi, la mela renetta e la nespola, il sambuco e l’agrume amaro e, in chiusura, la liquirizia. Sorso sostanzioso, quasi compatto, di grande equilibrio e agile scorrevolezza nonostante la mole. Mettete le gambe sotto il tavolino e godeteVi ‘sta bottiglia! Da bere ascoltando “LET’S GET IT STARTED IN HERE” dei THE BLACK EYED PEAS. (89 Punti). CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “A SALIRE” 2019, RABOTTINI: se cercate un Cerasuolo “piacione” lasciate perdere! Qui si respira il succo della tradizione e non si usa il pantone colore! La ciliegia che sentite è quella sotto spirito della nonna, unica nota “sweet” (oddio, forse c’è un ché di fragola) in un vino in cui gli altri descrittori tendono all’amaricante: ruggine, radice di liquirizia, mallo di noce… Non mancano una sottile nota foxy e un tocco “fumé” che sa di camino e riposo. Il sorso è glicerico e sostanzioso, maledettamente coerente e, per fortuna, ben sapido. DimenticateVi il tintinnare dei calici e le risate sulla spiaggia, qui ci vuole calma e un bel Brodetto alla Vastese! Da bere ascoltando “HIGH” dei LIGHTHOUSE FAMILY (90 punti, e forse qualcosa in più). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “ED INFINE” 2018, RABOTTINI: dalla stessa vigna del Cerasuolo, quella vecchia solo anagraficamente, un vino che non può non evidenziare lo stesso DNA. Certo, qui c’è una dolcezza di fondo che sa di pazienza e voglie, il frutto è più pieno e maturo e le spezie raccontano dell’evoluzione. Sorso glicerico, ammiccante e “traditore”, tannini forse ancora un pochino ineducati ma che invogliano al secondo calice e chiusura lunga e sapida. 15° gradi alcolici che voi potreste non riconoscere ma che potrebbero presentare il conto alle Vostre gambe. Da bere ascoltando “IN THE END” dei LINKIN PARK. (88 Punti). I QUASIQUASI TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PER INIZIARE” 2019, RABOTTINI: da un’annata sicuramente meno complicata un vino decisamente più “pulito”, meno complesso dal punto di vista olfattivo, più centrato sulle dolcezze di frutta e di miele che non sulle amaritudini. Sorso coerente, fresco e decisamente salato, deciso e solo apparentemente ammiccante. (85+ Punti).   TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LUPUS” 2023, TILLI: appena ossidato, propone la dolcezza matura della mela renetta e dell’agrume, un cespuglio di ginestra e la minerale sapidità della pietra scottata dal sole. Il sorso punta sulla freschezza per gestire la sostanza glicerica e chiude coerente sottolineando l’animo sapido. (85 Punti). TERRE DI CHIETI IGT MERLOT “CONCETTO” 2020, TILLI: un Merlot che affianca alle note di prugna e marasca mature una verve vegetale di quasi Cabernet che oscilla tra corteccia, cassis, tabacco e una nota di carcadè senza dimenticare le spezie. Sorso fresco, vivo e avvolgente, corretto nel proporre i tannini, corrispondente e con un finale piacevole anche se forse sottolinea un po’ troppo un cioccolato che non ci avrei visto. Interessante. (85+ Punti).   CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “FEMINA” SUPERIORE 2023, MONTI: mentre mi colpisce una nota di messi assolate che generalmente associo al Trebbiano, mi riempie il naso con suggestioni di lampone e melagrana e chiude con la cicciona sostanza floreale del garofano rosso. Sorso di muscolata sostanza, dinamica agilità e bella coerenza con l’olfatto, peccato solo che il finale sia un tantino troppo corto. “FEMINA” si, ma con artigli da pantera. Da bere ascoltando “THE PINK PANTHER THEME” di HENRY MANCINI. (86 Punti). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “PIGNOTTO” 2015 RISERVA, MONTI: olfatto di intrigante, balsamica intensità, quasi duro nel proporre le note scure di china e liquirizia. Si distende poi tra amarene e more mature, cullato dalla vaniglia dei piccoli legni, senza però dimenticarsi del brio delle erbe aromatiche. Sorso materico e succoso, con la carezza dei tannini e la decisa sapidità a invogliare la beva e un finale di bell’equilibrio. Un bel Montepulciano che, per gusto puramente personale, non avrei esiliato in barrique. (87+ Punti). E QUINDI? E quindi niente! Si, ho assaggiato tante emozioni ma…davvero non avrei voluto farlo in un contesto simile! Credo fermamente che al di là di tutto occorra non dimenticarsi mai il rispetto, per il Lavoro, per l’Uomo, per il Territorio, per il Prodotto Vino e questa volta, mi spiace dirlo, chi doveva lo ha fatto. Verranno giorni migliori, LO SO   Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

22 Agosto, 2024

OLI D'ITALIA 2024 (by GAMBERO ROSSO)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 18 Giugno, gli ampi ed eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma hanno ospitato la presentazione romana della guida OLI D’ITALIA 2024 di GAMBERO ROSSO. Gli Eventi dedicato agli oli EVO sono diventati, nel panorama romano (e non solo), ormai rarissimi e va dunque dato merito a GAMBERO ROSSO di essere riuscito a catturare l’attenzione di un gran numero di curiosi parlando dell’oro verde delle nostre tavole e lasciando da parte, per una volta, il vino.     LA MASTERCLASS Sette gli oli in degustazione, provenienti da regioni diverse, prodotti da cultivar differenti e presentati da Indra Galbo. Sette oli che hanno evidenziato le molte criticità di un’annata come quella della campagna olearia 2023/2024 assaggiati molto al di là del loro picco qualitativo. EVO dunque segnati da una inevitabile “stanchezza”, che in almeno un caso percorrevano in precario equilibrio la sottile cresta del difetto. Prendete dunque le mie descrizioni con molle particolarmente lunghe e valutate i personalissimi punteggi con la dovuta cautela, tenendo conto che ho cercato di “fare la tara” a eventuali imperfezioni tenendo conto di quanto detto sopra. GLI ASSAGGI IGP SICILIA MONOCULTIVAR NOCELLARA DEL BELICE “NOTTETEMPO”, TERRE DI ZACCANELLO (SICILIA): al naso si distinguono pomodoro maturo, erba sfalciata di fresco, cardo, delicatezze di soncino e piccantezze pepate. L’assaggio, moderatamente piccante, vive di un piccante dalla progressione logaritmica che stuzzica l’ugola rinvigorendo le percezioni di erbe aromatiche e gli accenni agrumati. (88 Punti).   MONOCULTIVAR CORATINA “SELEZIONE”, OLEIFICIO CASALE (PUGLIA): il naso percepisce distintamente cicoria di campo, carciofo, cardo, un intero mazzetto di erbe aromatiche (rosmarino, timo e salvia), scambia l’osso di pesca per mandorla amara e, in chiusura, non si fa mancare un soffio di caffè. L’assaggio denota cura nella gestione dell’esuberanza della cultivar, equilibrato e corrispondente punta sull’amaro e propone un garbato piccante in una atmosfera sottilmente fumé. (85/86 Punti). DOP UMBRIA COLLI MARTANI, FARCHIONI OLII (UMBRIA): Moraiolo, Leccino e Frantoio che evocano pacatamente sentori di erba tagliata, cicoria, foglia di pomodoro e leggerezze agrumate. In bocca risulta essere meno “umbro” di quanto atteso, deciso nel presentare sin da subito il piccante e paziente nel proporre la lunga scia di amaro. Peccato per quel naso troppo timido… (86/87 Punti). “LAUDEMIO”, FRESCOBALDI (TOSCANA): “LAUDEMIO”… Consorzio storico, disciplinare antico, bottiglia “Giugiaro style”… In gran parte Frantoio, regala note di pomodoro maturo, fava e asparago. Poi accenni mentolati e una frutta secca che…non aiuta un olfatto che dimostra stanchezza. In bocca amaro e piccante marciano insieme segnando un assaggio che conferma le problematicità notate all’olfatto. Forse colpa della bottiglia, sicuramente non aiutato dal periodo in cui lo abbiamo assaggiato. Questo preferirei non valutarlo. MONOCULTIVAR PERANZANA “LIMITED EDITION”, DE CARLO (PUGLIA): tra la rucola e il basilico s’erge il carciofo e si fanno strada il pomodoro, le erbe di campo amare e un quid di frutta secca. Al palato appare elegante, corrispondente, equilibrato nel proporre amaro e piccante, deciso nel sottolineare la profonda sapidità e firmare la chiusura con acuti carciofosi. (87/88 Punti).   MONOCULTIVAR CROGNALEGNO “CROGNALE”, TRAPPETO DI CAPRAFICO TOMMASO MASCIANTONIO (ABRUZZO): un olfatto particolarmente complesso che non lesina balsamicità mentolate prima di imboccare la strada del carciofo, delle erbe aromatiche (salvia in primis), delle stuzzichevolezze del ravanello. In bocca dimostra autorevolezza e corrispondenza. L’ingresso amaricante non è a gamba tesa bensì di sportiva correttezza e la scia piccante è un piacevole sentiero da seguire fino in fondo, a quella chiusura che calca ancora la mano sulle freschezze aromatiche di salvia e rosmarino. (91 Punti, non di meno). MONOCULTIVAR CORATINA “GRAN PREGIO BIO”, MARIA CAPUTO (PUGLIA): ancora intense (nonostante il periodo) le sensazioni di prato sfalciato, cicoria, rucola, pomodoro e melanzana. Più dolci del previsto le note di frutta secca che, più che l’attesa mandorla, sembrano raccontare dolcezze di pinolo. In bocca dimostra tecnica frantoiana. Domata con sapienza l’irruenza della cultivar, rilascia prima piccantezze di pimento allungandosi con calma su amaritudini a pareggio (qui forse il periodo di assaggio ha influito). Lungolungo. (86 Punti) A LATERE Tra gli EVO assaggiati a latere della masterclass, mi preme segnalare alla Vostra attenzione: MONOCULTIVAR CUCCO, TRAPPETO DI CAPRAFICO TOMMASO MASCIANTONIO (ABRUZZO): un EVO che si merita la segnalazione per il come è riuscito a comunicare l’incidenza della stagione sul prodotto finito. Più carica e meno “sostanza” hanno significato, per questa cultivar a duplice attitudine tutto sommato “leggera”, un risultato inaspettatamente “strong”, con uno spot puntato sul pomodoro e una chorus line di erbe aromatiche, mandorla e sfalci. Piccante in evidenza e amaro ad inseguire per una correttissima gestione del palato. (86+ Punti) MONOCULTIVAR CORATINA “SELEZION [EVO]”, TERREDIMORRA (PUGLIA): naso divertente come un prato fiorito, ricco di vegetalità ortolane, pomodoro verde, salvia, erbe amare e pinoli. S’approccia in bocca spingendo sull’amaro per poi rivelare il proprio animo piccante. Chiude tra mallo di noce e peperoncino. Bella prova per questa giovanissima Azienda che entra con modestia ma a testa alta nell’olimpo della Qualità. BBravi! (89 Punti). PUGLIA IGP “PUGLIA, OLIO, AMORE”, DE CARLO (PUGLIA): naso complesso che evidenzia note di carciofo, erba di sfalcio, melanzana, basilico, alloro e l’immancabile pomodoro. Assaggio vigoroso nonostante il periodo, che punta decisamente sul piccante ma non dimentica un amaro che, nel finale, dice la sua con autorevolezza. Bello. (Quasi 90 Punti…quasi) E QUINDI? E quindi niente! Certo Vi aspetterete che dica: “finalmente una manifestazione dedicata agli EVO”! E invece no. Mi spiace ma non posso decantare le lodi di un Evento sicuramente lodevole dal punto di vista della comunicazione ma sbagliato nella programmazione temporale e con più di una pecca dal punto di vista tecnico. Innanzitutto, presentare a fine Giugno (quando nell’altro emisfero è iniziata la campagna olearia), in una Romache evidenzia temperature prossime a quelle della superficie del Sole, degli Evo le cui caratteristiche organolettiche risentiranno senz’altro di tutto ciò, non giova certo alla causa dell’EVO e non fa fare bella figura ai Produttori. E poi, capisco l’importanza di una masterclass indirizzata a un pubblico che si sta appena approcciando al mondo dell’extravergine ma gli errori sono errori e chi conduce non dovrebbe farne (oltreché dimenticare la supponenza e dimostrare voglia). Detto questo, al netto delle critiche che vorrei fossero intese in maniera assolutamente costruttiva, resta comunque il valore di una serata che ha provato a parlare dell’oro verde delle nostre tavole cercando di diffondere il verbo della Qualità. Si può fare di più e meglio ma, piuttosto che niente, è meglio piuttosto. E non dimenticate che: solo chi fa, sbaglia. p.s. un’ultimo “buffetto” agli Organizzatori: basta co’ ‘sti bicchierini di plastica!! Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

15 Agosto, 2024

L'ALTA LANGA sbarca a Roma

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Giugno, il CONSORZIO ALTA LANGA ha organizzato, negli eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma, una giornata dedicata a quelle bollicine piemontesi che troppo spesso passano in secondo piano rispetto ai vini “fermi” della Regione e che noi spesso dimentichiamo essere il più antico Metodo Classico d’Italia. 3 Provincie, 149 Comuni, 400ha vitati, non meno di 250m/slm la quota degli impianti, oltre 90 Produttori, 160 Etichette, almeno 30 mesi di permanenza sui lieviti, questi i numeri dell’ALTA LANGA. Nata come consorzio nel 2001 ottiene il riconoscimento della DOC nel 2002 e della DOCG nel 2011 (con retroattività fino alla 2008) vinifica esclusivamente Chardonnay e Pinot Nero in bianco o rosato, Brut o Dosaggio Zero che non esitano a rimarcare la minerale sapidità del Territorio e si sposano magnificamente con i piatti della cucina tradizionale piemontese, dagli Agnolotti del Plin al Tartufo d’Alba. GLI ASSAGGI A latere della masterclass di cui avete letto la settimana scorsa c’erano i banchi d’assaggio dietro i quali i Produttori (molti dei quali in presenza) presentavano le proprie eccellenze al numeroso pubblico di addetti del settore, stampa e semplici winelovers intervenuto all’Evento. Davvero tanto da assaggiare, soprattutto per me che arrivavo da una mattinata dedicata ad un altro Eveno enoico. Ho comunque ficcato il naso in un sacco di cose e, dal mio quaderno ho tirato fuori quella solita classifica che, stavolta, giudicherete come particolarmente severa. Voi dategli comunque un’occhiata e…dite la Vostra. IL PODIO ALTA LANGA DOCG “FOR ENGLAND ROSÉ” PAS DOSÉ 2019, CONTRATTO: nasconde nel nome e in quell’etichetta che, come le altre, rimanda alla Belle Époque, la voglia di proporre a una Inghilterra che cercava vini meno dolci, non tanto una alternativa allo Champagne quanto un vino con una sua propria identità. Decisamente minerale, lascia i piccoli frutti sullo sfondo dando più importanza a tostature mandorlate e freschezze più di melagrana che di agrume. Sorso cremoso ma di decisa dinamicità, quasi irruento nel proporre il proprio carattere spiccatamente sapido. Bello davvero! Da bere ascoltando “ENGLISHMAN IN NEW YORK” di STING. (88 Punti). Un plauso va sicuramente a quel packaging così poco “sabaudo” e quasi irriverente. Le etichette non passano certo inosservate, cercatele, troverete vini cui difficilmente saprete resistere. ALTA LANGA DOCG BLANC DE NOIRS BRUT NATURE “570M” 2019 RISERVA, DELTETTO: naso complesso che regala emozioni di frutta secca e vegetali florealità, agrumate sensazioni e nuances tostate. DestreggiateVi dunque tra arachidi e mughetti, cedro candito e scaglie di mandorle, sarà un bel viaggio sotto lo sguardo attento di una profonda, pirica mineralità. Sorso di elegante equilibrio, ben giocato tra spallate di viva freschezza e affondi di sapida mineralità. Da bere ascoltando “LIBERTANGO” di ASTOR PIAZZOLLA (nell’interpretazione di MARIO STEFANO PIETRODARCHI). (A 90 Punti non ci arriva, ma 89 se li merita tutti). ALTA LANGA DOCG PAS DOSÉ “ZERO SBOCCATURA TARDIVA 2018”, SERAFINO: pasticceria e frutto sono protagonisti! Nocciole pralinate, cedro candito, sofficezze lievitate, agrume maturo e…una mineralità conchigliosa che… Sorso affilato e verticale ma al contempo ampio e panoramico come quel mare che la profonda sapidità sembra evocare. Tanta roba! Da bere ascoltando “SHOUT” dei TEARS FOR FEARS. (91 Punti). AI PIEDI ALTA LANGA DOCG BLANC DE BLANCS EXTRA BRUT “BERA BLANC” 2020, BERA: fiori bianchi e mandorle fresche precedono scorze di cedro, ananas (?) e pane cotto a legna. Chiude lasciandoci respirare una mineralità che precede un sorso fresco, dinamico e verticale. Gustoso, richiama sensazioni agrumate e lunghe memorie aromatiche che…me lo fanno immaginare Pas Dosé. (86 Punti). ALTA LANGA DOCG BRUT “BERA”, BERA: 70 parti di Chardonnay e 30 di Pinot Nero che dopo 60 mesi sui lieviti ci regalano un naso che sa di ghiaioni smossi scendendo dall’alpe. Ampio il corredo di erbe aromatiche con la salvia in primo piano e chiusura dedicata a frutti che spaziano dal cedro a un ché di esotico. Sorso di suadente cremosità, sicuramente fresco ma di spiccata, piccante sapidità minerale. Davvero bello. (87 Punti). ALTA LANGA DOCG PAS DOSÉ MILLESIMATO 2020, CONTRATTO: Pinot Nero con un 20% di Chardonnay per un naso tutto pasticcere! Ci trovate i lieviti appena sfornati, il cedro candito, un ché di miele, le mandorle tostate e pralinate… E in bocca è cremoso e verticale. Fresco, sapido, dritto e con una lunghezza che non conosce cedimenti. Alla faccia dell’entry level! (86 Punti). ALTA LANGA DOCG BLANC DE BLANCS BRUT “FRANCESCO GALLIANO” 2020, BORGO MARAGLIANO: il naso apprezza sicuramente gli agrumi e le dolcezze pasticcere ma si stupisce per quel mix di balsamicità e sensazioni fumé che riempiono l’atmosfera di un ché di mistero. Chiude ricordando fragranze di pane e frutta secca tostata introducendo un sorso di grande sostanza che l’affilata freschezza e la profonda sapidità rendono snello e dinamico. Molto interessante. (86 Punti). E ORA? Ora, con questo caldo, mi ci vorrebbe almeno una bottiglia di ALTA LANGA per rinfrescarmi le idee ma, nell’attesa, mi toccherà approfondire la conoscenza di qualche Azienda che m’ha particolarmente colpito e…aspettare l’Edizione 2025 di un Evento davvero interessante Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

8 Agosto, 2024

ALTA LANGA: la masterclass

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Giugno, il CONSORZIO ALTA LANGA ha organizzato, negli eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma, una giornata dedicata a quelle bollicine piemontesi che troppo spesso passano in secondo piano rispetto ai vini “fermi” della Regione e che noi spesso dimentichiamo essere il più antico Metodo Classico d’Italia. 3 Provincie, 149 Comuni, 400ha vitati, non meno di 250m/slm la quota degli impianti, oltre 90 Produttori, 160 Etichette, almeno 30 mesi di permanenza sui lieviti, questi i numeri dell’ALTA LANGA. Nata come consorzio nel 2001 ottiene il riconoscimento della DOC nel 2002 e della DOCG nel 2011 (con retroattività fino alla 2008) vinifica esclusivamente Chardonnay e Pinot Nero in bianco o rosato, Brut o Dosaggio Zero che non esitano a rimarcare la minerale sapidità del Territorio e si sposano magnificamente con i piatti della cucina tradizionale piemontese, dagli Agnolotti del Plin al Tartufo d’Alba. GLI ASSAGGI 4 le etichette in degustazione alla masterclass organizzata a latere di quei banchi d’assaggio presi letteralmente d’assalto dal numeroso pubblico di addetti del settore, giornalisti e semplici winelovers. Marco Reitano (Chef Sommelier del ristorante La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri) a condurla e Mariacristina Castelletta (Presidente del Consorzio Alta Langa) a coadiuvarlo.     – ALTA LANGA DOCG BLANC DE BLANCS BRUT NATURE 2019 RISERVA, DELTETTO 1953: certo che quella nota ossidativa che non vuole saperne di abbassare la testa disturba un po’… Il naso incontra la buccia di mela macerata e la mollica di pane, la scorza del cedro, fiori bianchi, pasta di mandorle e sottili piccantezze. Sorso cremoso e di grande freschezza, di buona rispondenza con l’olfatto e con una chiusura un pochino corta ma che riserva la sorpresa di una sapidità croccante che scomoda l’oliva. Peccato davvero per quel naso un po’ così… (84 Punti). – ALTA LANGA DOCG METODO CLASSICO BLANC DE NOIRS PAS DOSÉ BRUT NATURE “VIGNA GATINERA” 2016 RISERVA, FONTANAFREDDA: assolutamente minerale e silvestre (con tanto di resine e funghi), relega la frutta (candita e sciroppata) a ruolo di comprimaria e le stesse note croccanti e mielose di pasticceria pagano dazio alla sorpresa di quell’atmosfera di camino spento che… in bocca l’effervescenza è appena “aggressive” e castra un pochino l’elegante incedere di freschezza e mineralità. Chiude quasi piccante lasciando un bel ricordo e la voglia di riassaggiarlo. (86/87 Punti). – ALTA LANGA DOCG BRUT ROSÉ “GIOVANNI GALLIANO” 2020, BORGO MARAGLIANO: un rosé che punta il dito sui lamponi e non lesina tributi alle freschezze di melagrana e pompelmo rosa lasciandoci in chiusura con la voglia di farci un tost. Sorso fresco e dissetante, quasi easy per certi versi, con un tocco di sottile speziatura a rendere più interessanti i continui richiami alle dolcezze di frutta. Chiude con una sapidità ahimè poco convinta, tanto da essere preda della ridda di piacionerie. Non il mio vino, ma di sicuro successo. (84+ Punti). – ALTA LANGA DOCG “CUVÉE AURORA 100 MESI” (MAGNUM) 2012 RISERVA, BANFI: 85 parti di Pinot Nero, 15 di Chardonnay e, ovviamente, 100 mesi sui lieviti. Il naso regala subito speziati misteri d’Oriente per poi abbassarsi al nostro livello e raccontare fiori bianchi ed erbe aromatiche. È solo un breve intervallo, perché poi arriva la sorpresa di un mare che è molluschi e risacca a lasciare poco spazio alla contrastante chiusura di tostature e lieviti pasticceri. Il sorso è suadente e cremoso, fin troppo considerando quell’olfatto sopra le righe, freschezza e sapidità percorrono senza tentennamenti il sottile filo dell’equilibrio e il palato apprezza distintamente frutta appena candita, succosità di mandarino e sottili piccantezze zenzerose. Chiude ammiccante e anche questo contribuisce a sottrarre un po’ di “WOW” a un vino da assaggiare assolutamente. (89+ Punti e non 90, perché gli è mancato il coraggio). Da bere ascoltando “A NEW DAY YESTERDAY” dei JETHRO TULL. E QUINDI? Quindi VIVA L’ALTA LANGA! Una masterclass che ha sicuramente dimostrato come il Piemonte del vino sia in grado di regalarci bollicine di valore assoluto. Una masterclass che ci invita silenziosamente a cospargerci il capo di cenere e fare mea culpa per ricordarci dell’Alta Langa solo quando altri la nominano. Tutto bene quindi? Beh, tutto bene proprio no, ché quattro vini sono “pochini” per rappresentare un Territorio così complesso e una conduzione degli assaggi fatta con un pochino di umiltà in più e con almeno il minimo sindacale di preparazione gioverebbe sicuramente alla causa di chi crede nel vino come ambasciatore di un Territorio Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi
Arrow Right Top Bg

1 Agosto, 2024

BALAN Wine Day 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Giugno, i panoramici spazi della TENUTA DI FIORANO a Roma hanno ospitato il BALAN WINE DAY, Evento organizzato dal noto Produttore/Distributore per promuovere le eccellenze enologiche delle Aziende presenti nel proprio catalogo. Oltre cinquanta Aziende provenienti dall’Italia e dal Mondo, vini, distillati, birre… In una parola Qualità.   GLI ASSAGGI Il tempo a mia disposizione era purtroppo limitato causa altro Evento nel pomeriggio cui dover presenziare e la quantità di etichette giocava contro di me ma… Ho fatto del mio meglio, saltando con stoica risoluzione tutti i nomi conosciuti e concentrandomi solo su quanto colpiva l’occhio o stuzzicava la fantasia. Io, dal mio consueto recit de dégustation, ho come sempre estrapolato la mia personalissima classifica. Una “TOP SIX” che, una volta tanto, mi ha fatto sentire il peso di lasciare giù da podio vini che altrove avrebbero avuto vita facile (e, siccome mi dite che sono troppo cattivo, ve ne propongo altri sette che…”QUASIQUASI”). Prendete spunto dalle prossime righe e correte a ficcare il naso di persona in quello che Vi sembra essere più interessante. LA TOP SIX COLLIO DOC CHARDONNAY “GMAJNE” 2019, PRIMOSIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): a chi si domandasse cosa ci fa lo Chardonnay in un Collio che di autoctoni ne avrebbe da regalare a chi ne volesse, suggerisco di andarsi a cercare notizie circa i vecchi impianti di Pinot Bianco in Friuli…scoprirà cose interessanti. A chi invece interessa molto più pragmaticamente quello che c’è nel bicchiere posso dire che qui, lo Chardonnay interpreta il Territorio come pochi altri vini saprebbero fare. L’olfatto è profondo come le radici che cercano la propria strada nella ponca. Se fate un carotaggio trovate grassezze di inattesa agilità, strati di dolcezze rivelano miele e agrumi canditi, ananas e scaglie di frutta secca da pasticceria in una matrice di gessosa sapidità di mare antico. In bocca è grandangolare ma la freschezza è un teleobiettivo potente. Sapido quanto si conviene, nel finale evidenzia tostature e una pienezza d’agrume che non vuole chinare il capo. Da bere ascoltando “PEEK A BOO” dei DEVO. (88+ Punti). COLLIO DOC RIBOLLA GIALLA 2019 RISERVA, PRIMOSIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): Oslavia e la Ribolla sono due anime che si incontrano lì dove i confini sono solo roba da uomini e la botte grande ne celebra il matrimonio tra la luminosità dei fiori gialli e la freschezza delle scorze d’arancia candita. Dolci larghezze di mela cotogna e albicocca precedono poi l’oriente delle spezie mentre l’atmosfera si riempie di minerale sostanza. Sorso tangibile, materico, tattile, che evidenzia una fruttata morbidezza cui l’agile e scattante sapidità e il grip tipico dei “vini arancioni” fanno da contraltare. Certo non un vino per tutti i giorni, ma in certi giorni… Da bere ascoltando “GOLD” degli SPANDAU BALLET. (Non ci arriva a 90 Punti ma davvero per poco). FRANCIACORTA DOCG BRUT “RISERVA 940” 2016, LE QUATTRO TERRE (LOMBARDIA): prodotto solamente tre volte, riempie il naso con calore di frutta gialla matura (anche esotica) e poi lo sferza con zenzerose piccantezze e frescosità amaricanti di chinotto prima di imboccare la strada delle golosità di pasticceria secca ricoperta di scaglie di mandorle e nocciole tostate e chiudere decisamente eucaliptico. Sorso avvolgente e materico con la cremosa effervescenza a veicolare con eleganza i ritorni olfattivi conducendo a un finale sapido, agrumato e minerale. (89 Punti). SPOLETO DOC TREBBIANO SPOLETINO “LE TESE” 2021, ROMANELLI (UMBRIA): proveniente in parte da 13 viti centenarie esprime un naso dirompente improntato principalmente sulle freschezze. Ci potete trovare respiri di eucalipto e morsi di foglia di menta, salvia, timo, mandorla, radici, corteccia e, se frutta deve essere, che sia nespola! In bocca ritrovate la stessa freschezza delirante dell’olfatto e una sapidità mai doma a contornare ricordi di grano che, a bicchiere vuoto, chiamano nuovamente in causa l’olfatto lasciando il posto a note di camino spento. Da bere ascoltando “DANCE ALL NITE” di LU COLOMBO. (89 Punti). MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG “MEDEO” 2019, ROMANELLI (UMBRIA): ha un naso nero come l’etichetta, fatto di prugne e terra umida, pepe e liquirizia, china e legna arsa. Il sorso è assoluto e non c’è un tannino fuori posto! Davvero fresco, si lascia andare all’importante sapidità enunciando in chiusura un lungo rosario di spezie. 20 filari per un vino “maravilloso“, anche con questo caldo! Da bere ascoltando “GOLD” degli SPANDAU BALLET. (93/94 Punti). VALLÉE D’AOSTE DOP BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE “LO PRIÉ” 2020, DOMAINE QUINSON (VALLE D’AOSTA): due parole sull’Azienda mi corre dirle. Qui a Morgex, all’ombra del “tetto d’Europa” i Quinson strappano lembi di terreno coltivabile ai ripidi pendii sin dai primi anni del secolo scorso. Solo Prié Blanc, solo a piede franco e riprodotto per propaggine (roba che neanche Columella si ricorderebbe più). Biologico, biodinamico, inerbimento e vigneti sfiorano i 1300m/slm facendosi beffe (o quasi) del riscaldamento globale con risultati nel bicchiere tutti da assaggiare. ASSOLUTAMENTE! E il vino? Beh, qui c’è da restare senza fiato. E non è solo colpa dei vigneti più alti d’Europa (quelli dove la vite fa fatica non solo a farsi strada tra le pietre ma anche a respirare), è anche merito. Merito del più dimenticato dei fattori che compongono il famigerato “terroir”: l’uomo, quello che “fa” il vino. Se l’annata 2022 lasciava spazio alla fantasia, qui non c’è che concretezza. StendeteVi su un prato, tra arnica e camomilla e dimenticate la frutta (a parte la buccia di limone).  Troverete la realtà aumentata di una lastra di granito arroventata dal sole e anche il “puzzo” pirico che riempie l’aria dopo una frana. Non è Riesling e non vi fa visualizzare il nodo infinito dei meandri della Mosella ma…qui c’è ben più “benza” che in tanti Riesling che ho assaggiato ultimamente e che, più che agli idrocarburi, fanno pensare alle TESLA. Il sorso? Un “copia-incolla” dell’olfatto, di materica, liquida sostanza. Scorrevolissimo, invogliante, irriverente, molto più che erotico. Da bere ascoltando “FATHER TO SON” dei QUEEN. (93 Punti, almeno). I QUASIQUASI PRIMOSIC (FRIULI VENEZIA GIULIA) COLLIO DOC MALVASIA 2022: regina di questi colli, la Malvasia si colora qui del giallo dei fiori e della mela cotogna, larghezze dolci che la freschezza del rosmarino e un’atmosfera che sa di mare in burrasca pareggiano con leggiadria. Sorso fresco, scorrevole, coerente e con una balsamicità impertinente che affianca la salata persistenza. (87+ Punti). COLLIO DOC PINOT GRIGIO “SKIN” 2020: c’è forse un po’ troppo di tropicale nell’olfatto carico altrimenti di amaricanti sensazioni di noce e mughetto. Un olfatto in cui la mela è un dettaglio e il salmastro una coltre avvolgente. Sorso sostanzioso e materico, ricco di rimandi fruttati e intriso di freschezza e sapidità. (87+ Punti) FATTORIA CORZANO E PATERNO (TOSCANA) TOSCANA IGT BIANCO “IL CORZANELLO” 2023: l’elenco dei vitigni che lo compongono è lungo ma merita di essere enunciato: Trebbiano, Verdicchio, Petit Manseng, Sauvignon, Chardonnay e Semillon (me li hanno elencati con tale precisione che ho avuto il pudore di non chiederne le percentuali). Il naso, complesso e intrigante, è un ingorgo di grassezze, vegetalità, frutta matura e sottesa mineralità sassosa. Ci trovate agrumi, pera (vabbè, qualcosa di esotico non si nega a nessuno), mentuccia e gelsomini. Il sorso denota un gran bel gioco di squadra tra l’assoluta morbidezza e le larghe spalle fresco-sapide e scorre libero e giocondo riproponendo con coerenza i descrittori olfattivi. (85+ Punti). TOSCANA IGT SANGIOVESE “I TRE BORRI” 2021: fulgido esempio di come si debba avere il coraggio di “declassare” un vino per mantenere il nome del vitigno in etichetta e salvaguardare un Territorio. Un olfatto disteso e bilanciato, assolutamente dimentico del tonneau e ricco di note boschive (dai piccoli frutti alla corteccia passando dalla resina). Poi dolcezze di spezie (vaniglia), tabacco e pasticceria (ciambellone) a spintonare una ferrosa mineralità. Sorso ansioso di comunicare tutta la freschezza delle vecchie vigne esposte a Nord, tannico quanto si conviene e con un allungo imperioso fatto di sapidità e corrispondenze. (86 Punti). ROMANELLI (UMBRIA) MONTEFALCO DOC ROSSO “CAPO DE CASA” 2020: Sangiovese, Sagrantino e Merlot. Il naso percepisce dolcezze di mirtilli e freschezze di arancia sanguinella mentre quel quid di macchia mediterranea viene tenuto a bada da un legno appenappena troppo piacione. Sorso fresco e morbido, che evidenzia come il Merlot poco possa contro gli altri due compari e in cui il tannino si mette d’accordo con la sapidità per invogliare la beva di un vino che fa quasi quotidianità. (86+). MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG PASSITO “COCRÈ” 2018: tante le dolcezze al naso, dalla confettura di piccoli frutti al cioccolato, dalla cannella al miele. In bocca i 100gr/l di zuccheri sono ben gestiti dalla freschezza e dal tannino mai domo e la lunghissima chiusura è dedicata ai ritorni di cioccolato e frutta. Da provare, perché no, con i fegatelli “per vedere il tannino l’effetto che fa”. (86 Punti). DOMAINE QUINSON (VALLE D’AOSTA) VALLÉE D’AOSTE DOP BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE “LO PRIÉ” 2022: “LO PRIÉ” sa già di Vallée e patois prima di assaggiarlo. Il naso è freschissimo, sa di alpeggio grasso e frutta bianca spaccottella. Lo annusate sfalciando il prato, ammucchiando covoni di fieno, guardando la Grivola e immaginando un Monte Bianco che è granitica presenza nel calice. Sorso dinamico e grintoso, una corsa nei prati con tanto di affanno e riposo finale appena fumé. (87+ Punti). E QUINDI? E quindi…QUE VIVA BALAN! Grazie per avermi ospitato a un Evento così ben organizzato! Ora non mi resta che aspettarne l’Edizione 2025 sperando di poter dedicare tutta la giornata alla qualità Roberto Alloi VINODENTRO  
Leggi