Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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15 Agosto, 2024

L'ALTA LANGA sbarca a Roma

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Giugno, il CONSORZIO ALTA LANGA ha organizzato, negli eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma, una giornata dedicata a quelle bollicine piemontesi che troppo spesso passano in secondo piano rispetto ai vini “fermi” della Regione e che noi spesso dimentichiamo essere il più antico Metodo Classico d’Italia. 3 Provincie, 149 Comuni, 400ha vitati, non meno di 250m/slm la quota degli impianti, oltre 90 Produttori, 160 Etichette, almeno 30 mesi di permanenza sui lieviti, questi i numeri dell’ALTA LANGA. Nata come consorzio nel 2001 ottiene il riconoscimento della DOC nel 2002 e della DOCG nel 2011 (con retroattività fino alla 2008) vinifica esclusivamente Chardonnay e Pinot Nero in bianco o rosato, Brut o Dosaggio Zero che non esitano a rimarcare la minerale sapidità del Territorio e si sposano magnificamente con i piatti della cucina tradizionale piemontese, dagli Agnolotti del Plin al Tartufo d’Alba. GLI ASSAGGI A latere della masterclass di cui avete letto la settimana scorsa c’erano i banchi d’assaggio dietro i quali i Produttori (molti dei quali in presenza) presentavano le proprie eccellenze al numeroso pubblico di addetti del settore, stampa e semplici winelovers intervenuto all’Evento. Davvero tanto da assaggiare, soprattutto per me che arrivavo da una mattinata dedicata ad un altro Eveno enoico. Ho comunque ficcato il naso in un sacco di cose e, dal mio quaderno ho tirato fuori quella solita classifica che, stavolta, giudicherete come particolarmente severa. Voi dategli comunque un’occhiata e…dite la Vostra. IL PODIO ALTA LANGA DOCG “FOR ENGLAND ROSÉ” PAS DOSÉ 2019, CONTRATTO: nasconde nel nome e in quell’etichetta che, come le altre, rimanda alla Belle Époque, la voglia di proporre a una Inghilterra che cercava vini meno dolci, non tanto una alternativa allo Champagne quanto un vino con una sua propria identità. Decisamente minerale, lascia i piccoli frutti sullo sfondo dando più importanza a tostature mandorlate e freschezze più di melagrana che di agrume. Sorso cremoso ma di decisa dinamicità, quasi irruento nel proporre il proprio carattere spiccatamente sapido. Bello davvero! Da bere ascoltando “ENGLISHMAN IN NEW YORK” di STING. (88 Punti). Un plauso va sicuramente a quel packaging così poco “sabaudo” e quasi irriverente. Le etichette non passano certo inosservate, cercatele, troverete vini cui difficilmente saprete resistere. ALTA LANGA DOCG BLANC DE NOIRS BRUT NATURE “570M” 2019 RISERVA, DELTETTO: naso complesso che regala emozioni di frutta secca e vegetali florealità, agrumate sensazioni e nuances tostate. DestreggiateVi dunque tra arachidi e mughetti, cedro candito e scaglie di mandorle, sarà un bel viaggio sotto lo sguardo attento di una profonda, pirica mineralità. Sorso di elegante equilibrio, ben giocato tra spallate di viva freschezza e affondi di sapida mineralità. Da bere ascoltando “LIBERTANGO” di ASTOR PIAZZOLLA (nell’interpretazione di MARIO STEFANO PIETRODARCHI). (A 90 Punti non ci arriva, ma 89 se li merita tutti). ALTA LANGA DOCG PAS DOSÉ “ZERO SBOCCATURA TARDIVA 2018”, SERAFINO: pasticceria e frutto sono protagonisti! Nocciole pralinate, cedro candito, sofficezze lievitate, agrume maturo e…una mineralità conchigliosa che… Sorso affilato e verticale ma al contempo ampio e panoramico come quel mare che la profonda sapidità sembra evocare. Tanta roba! Da bere ascoltando “SHOUT” dei TEARS FOR FEARS. (91 Punti). AI PIEDI ALTA LANGA DOCG BLANC DE BLANCS EXTRA BRUT “BERA BLANC” 2020, BERA: fiori bianchi e mandorle fresche precedono scorze di cedro, ananas (?) e pane cotto a legna. Chiude lasciandoci respirare una mineralità che precede un sorso fresco, dinamico e verticale. Gustoso, richiama sensazioni agrumate e lunghe memorie aromatiche che…me lo fanno immaginare Pas Dosé. (86 Punti). ALTA LANGA DOCG BRUT “BERA”, BERA: 70 parti di Chardonnay e 30 di Pinot Nero che dopo 60 mesi sui lieviti ci regalano un naso che sa di ghiaioni smossi scendendo dall’alpe. Ampio il corredo di erbe aromatiche con la salvia in primo piano e chiusura dedicata a frutti che spaziano dal cedro a un ché di esotico. Sorso di suadente cremosità, sicuramente fresco ma di spiccata, piccante sapidità minerale. Davvero bello. (87 Punti). ALTA LANGA DOCG PAS DOSÉ MILLESIMATO 2020, CONTRATTO: Pinot Nero con un 20% di Chardonnay per un naso tutto pasticcere! Ci trovate i lieviti appena sfornati, il cedro candito, un ché di miele, le mandorle tostate e pralinate… E in bocca è cremoso e verticale. Fresco, sapido, dritto e con una lunghezza che non conosce cedimenti. Alla faccia dell’entry level! (86 Punti). ALTA LANGA DOCG BLANC DE BLANCS BRUT “FRANCESCO GALLIANO” 2020, BORGO MARAGLIANO: il naso apprezza sicuramente gli agrumi e le dolcezze pasticcere ma si stupisce per quel mix di balsamicità e sensazioni fumé che riempiono l’atmosfera di un ché di mistero. Chiude ricordando fragranze di pane e frutta secca tostata introducendo un sorso di grande sostanza che l’affilata freschezza e la profonda sapidità rendono snello e dinamico. Molto interessante. (86 Punti). E ORA? Ora, con questo caldo, mi ci vorrebbe almeno una bottiglia di ALTA LANGA per rinfrescarmi le idee ma, nell’attesa, mi toccherà approfondire la conoscenza di qualche Azienda che m’ha particolarmente colpito e…aspettare l’Edizione 2025 di un Evento davvero interessante Roberto Alloi VINODENTRO  
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8 Agosto, 2024

ALTA LANGA: la masterclass

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Giugno, il CONSORZIO ALTA LANGA ha organizzato, negli eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma, una giornata dedicata a quelle bollicine piemontesi che troppo spesso passano in secondo piano rispetto ai vini “fermi” della Regione e che noi spesso dimentichiamo essere il più antico Metodo Classico d’Italia. 3 Provincie, 149 Comuni, 400ha vitati, non meno di 250m/slm la quota degli impianti, oltre 90 Produttori, 160 Etichette, almeno 30 mesi di permanenza sui lieviti, questi i numeri dell’ALTA LANGA. Nata come consorzio nel 2001 ottiene il riconoscimento della DOC nel 2002 e della DOCG nel 2011 (con retroattività fino alla 2008) vinifica esclusivamente Chardonnay e Pinot Nero in bianco o rosato, Brut o Dosaggio Zero che non esitano a rimarcare la minerale sapidità del Territorio e si sposano magnificamente con i piatti della cucina tradizionale piemontese, dagli Agnolotti del Plin al Tartufo d’Alba. GLI ASSAGGI 4 le etichette in degustazione alla masterclass organizzata a latere di quei banchi d’assaggio presi letteralmente d’assalto dal numeroso pubblico di addetti del settore, giornalisti e semplici winelovers. Marco Reitano (Chef Sommelier del ristorante La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri) a condurla e Mariacristina Castelletta (Presidente del Consorzio Alta Langa) a coadiuvarlo.     – ALTA LANGA DOCG BLANC DE BLANCS BRUT NATURE 2019 RISERVA, DELTETTO 1953: certo che quella nota ossidativa che non vuole saperne di abbassare la testa disturba un po’… Il naso incontra la buccia di mela macerata e la mollica di pane, la scorza del cedro, fiori bianchi, pasta di mandorle e sottili piccantezze. Sorso cremoso e di grande freschezza, di buona rispondenza con l’olfatto e con una chiusura un pochino corta ma che riserva la sorpresa di una sapidità croccante che scomoda l’oliva. Peccato davvero per quel naso un po’ così… (84 Punti). – ALTA LANGA DOCG METODO CLASSICO BLANC DE NOIRS PAS DOSÉ BRUT NATURE “VIGNA GATINERA” 2016 RISERVA, FONTANAFREDDA: assolutamente minerale e silvestre (con tanto di resine e funghi), relega la frutta (candita e sciroppata) a ruolo di comprimaria e le stesse note croccanti e mielose di pasticceria pagano dazio alla sorpresa di quell’atmosfera di camino spento che… in bocca l’effervescenza è appena “aggressive” e castra un pochino l’elegante incedere di freschezza e mineralità. Chiude quasi piccante lasciando un bel ricordo e la voglia di riassaggiarlo. (86/87 Punti). – ALTA LANGA DOCG BRUT ROSÉ “GIOVANNI GALLIANO” 2020, BORGO MARAGLIANO: un rosé che punta il dito sui lamponi e non lesina tributi alle freschezze di melagrana e pompelmo rosa lasciandoci in chiusura con la voglia di farci un tost. Sorso fresco e dissetante, quasi easy per certi versi, con un tocco di sottile speziatura a rendere più interessanti i continui richiami alle dolcezze di frutta. Chiude con una sapidità ahimè poco convinta, tanto da essere preda della ridda di piacionerie. Non il mio vino, ma di sicuro successo. (84+ Punti). – ALTA LANGA DOCG “CUVÉE AURORA 100 MESI” (MAGNUM) 2012 RISERVA, BANFI: 85 parti di Pinot Nero, 15 di Chardonnay e, ovviamente, 100 mesi sui lieviti. Il naso regala subito speziati misteri d’Oriente per poi abbassarsi al nostro livello e raccontare fiori bianchi ed erbe aromatiche. È solo un breve intervallo, perché poi arriva la sorpresa di un mare che è molluschi e risacca a lasciare poco spazio alla contrastante chiusura di tostature e lieviti pasticceri. Il sorso è suadente e cremoso, fin troppo considerando quell’olfatto sopra le righe, freschezza e sapidità percorrono senza tentennamenti il sottile filo dell’equilibrio e il palato apprezza distintamente frutta appena candita, succosità di mandarino e sottili piccantezze zenzerose. Chiude ammiccante e anche questo contribuisce a sottrarre un po’ di “WOW” a un vino da assaggiare assolutamente. (89+ Punti e non 90, perché gli è mancato il coraggio). Da bere ascoltando “A NEW DAY YESTERDAY” dei JETHRO TULL. E QUINDI? Quindi VIVA L’ALTA LANGA! Una masterclass che ha sicuramente dimostrato come il Piemonte del vino sia in grado di regalarci bollicine di valore assoluto. Una masterclass che ci invita silenziosamente a cospargerci il capo di cenere e fare mea culpa per ricordarci dell’Alta Langa solo quando altri la nominano. Tutto bene quindi? Beh, tutto bene proprio no, ché quattro vini sono “pochini” per rappresentare un Territorio così complesso e una conduzione degli assaggi fatta con un pochino di umiltà in più e con almeno il minimo sindacale di preparazione gioverebbe sicuramente alla causa di chi crede nel vino come ambasciatore di un Territorio Roberto Alloi VINODENTRO  
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1 Agosto, 2024

BALAN Wine Day 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Giugno, i panoramici spazi della TENUTA DI FIORANO a Roma hanno ospitato il BALAN WINE DAY, Evento organizzato dal noto Produttore/Distributore per promuovere le eccellenze enologiche delle Aziende presenti nel proprio catalogo. Oltre cinquanta Aziende provenienti dall’Italia e dal Mondo, vini, distillati, birre… In una parola Qualità.   GLI ASSAGGI Il tempo a mia disposizione era purtroppo limitato causa altro Evento nel pomeriggio cui dover presenziare e la quantità di etichette giocava contro di me ma… Ho fatto del mio meglio, saltando con stoica risoluzione tutti i nomi conosciuti e concentrandomi solo su quanto colpiva l’occhio o stuzzicava la fantasia. Io, dal mio consueto recit de dégustation, ho come sempre estrapolato la mia personalissima classifica. Una “TOP SIX” che, una volta tanto, mi ha fatto sentire il peso di lasciare giù da podio vini che altrove avrebbero avuto vita facile (e, siccome mi dite che sono troppo cattivo, ve ne propongo altri sette che…”QUASIQUASI”). Prendete spunto dalle prossime righe e correte a ficcare il naso di persona in quello che Vi sembra essere più interessante. LA TOP SIX COLLIO DOC CHARDONNAY “GMAJNE” 2019, PRIMOSIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): a chi si domandasse cosa ci fa lo Chardonnay in un Collio che di autoctoni ne avrebbe da regalare a chi ne volesse, suggerisco di andarsi a cercare notizie circa i vecchi impianti di Pinot Bianco in Friuli…scoprirà cose interessanti. A chi invece interessa molto più pragmaticamente quello che c’è nel bicchiere posso dire che qui, lo Chardonnay interpreta il Territorio come pochi altri vini saprebbero fare. L’olfatto è profondo come le radici che cercano la propria strada nella ponca. Se fate un carotaggio trovate grassezze di inattesa agilità, strati di dolcezze rivelano miele e agrumi canditi, ananas e scaglie di frutta secca da pasticceria in una matrice di gessosa sapidità di mare antico. In bocca è grandangolare ma la freschezza è un teleobiettivo potente. Sapido quanto si conviene, nel finale evidenzia tostature e una pienezza d’agrume che non vuole chinare il capo. Da bere ascoltando “PEEK A BOO” dei DEVO. (88+ Punti). COLLIO DOC RIBOLLA GIALLA 2019 RISERVA, PRIMOSIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): Oslavia e la Ribolla sono due anime che si incontrano lì dove i confini sono solo roba da uomini e la botte grande ne celebra il matrimonio tra la luminosità dei fiori gialli e la freschezza delle scorze d’arancia candita. Dolci larghezze di mela cotogna e albicocca precedono poi l’oriente delle spezie mentre l’atmosfera si riempie di minerale sostanza. Sorso tangibile, materico, tattile, che evidenzia una fruttata morbidezza cui l’agile e scattante sapidità e il grip tipico dei “vini arancioni” fanno da contraltare. Certo non un vino per tutti i giorni, ma in certi giorni… Da bere ascoltando “GOLD” degli SPANDAU BALLET. (Non ci arriva a 90 Punti ma davvero per poco). FRANCIACORTA DOCG BRUT “RISERVA 940” 2016, LE QUATTRO TERRE (LOMBARDIA): prodotto solamente tre volte, riempie il naso con calore di frutta gialla matura (anche esotica) e poi lo sferza con zenzerose piccantezze e frescosità amaricanti di chinotto prima di imboccare la strada delle golosità di pasticceria secca ricoperta di scaglie di mandorle e nocciole tostate e chiudere decisamente eucaliptico. Sorso avvolgente e materico con la cremosa effervescenza a veicolare con eleganza i ritorni olfattivi conducendo a un finale sapido, agrumato e minerale. (89 Punti). SPOLETO DOC TREBBIANO SPOLETINO “LE TESE” 2021, ROMANELLI (UMBRIA): proveniente in parte da 13 viti centenarie esprime un naso dirompente improntato principalmente sulle freschezze. Ci potete trovare respiri di eucalipto e morsi di foglia di menta, salvia, timo, mandorla, radici, corteccia e, se frutta deve essere, che sia nespola! In bocca ritrovate la stessa freschezza delirante dell’olfatto e una sapidità mai doma a contornare ricordi di grano che, a bicchiere vuoto, chiamano nuovamente in causa l’olfatto lasciando il posto a note di camino spento. Da bere ascoltando “DANCE ALL NITE” di LU COLOMBO. (89 Punti). MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG “MEDEO” 2019, ROMANELLI (UMBRIA): ha un naso nero come l’etichetta, fatto di prugne e terra umida, pepe e liquirizia, china e legna arsa. Il sorso è assoluto e non c’è un tannino fuori posto! Davvero fresco, si lascia andare all’importante sapidità enunciando in chiusura un lungo rosario di spezie. 20 filari per un vino “maravilloso“, anche con questo caldo! Da bere ascoltando “GOLD” degli SPANDAU BALLET. (93/94 Punti). VALLÉE D’AOSTE DOP BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE “LO PRIÉ” 2020, DOMAINE QUINSON (VALLE D’AOSTA): due parole sull’Azienda mi corre dirle. Qui a Morgex, all’ombra del “tetto d’Europa” i Quinson strappano lembi di terreno coltivabile ai ripidi pendii sin dai primi anni del secolo scorso. Solo Prié Blanc, solo a piede franco e riprodotto per propaggine (roba che neanche Columella si ricorderebbe più). Biologico, biodinamico, inerbimento e vigneti sfiorano i 1300m/slm facendosi beffe (o quasi) del riscaldamento globale con risultati nel bicchiere tutti da assaggiare. ASSOLUTAMENTE! E il vino? Beh, qui c’è da restare senza fiato. E non è solo colpa dei vigneti più alti d’Europa (quelli dove la vite fa fatica non solo a farsi strada tra le pietre ma anche a respirare), è anche merito. Merito del più dimenticato dei fattori che compongono il famigerato “terroir”: l’uomo, quello che “fa” il vino. Se l’annata 2022 lasciava spazio alla fantasia, qui non c’è che concretezza. StendeteVi su un prato, tra arnica e camomilla e dimenticate la frutta (a parte la buccia di limone).  Troverete la realtà aumentata di una lastra di granito arroventata dal sole e anche il “puzzo” pirico che riempie l’aria dopo una frana. Non è Riesling e non vi fa visualizzare il nodo infinito dei meandri della Mosella ma…qui c’è ben più “benza” che in tanti Riesling che ho assaggiato ultimamente e che, più che agli idrocarburi, fanno pensare alle TESLA. Il sorso? Un “copia-incolla” dell’olfatto, di materica, liquida sostanza. Scorrevolissimo, invogliante, irriverente, molto più che erotico. Da bere ascoltando “FATHER TO SON” dei QUEEN. (93 Punti, almeno). I QUASIQUASI PRIMOSIC (FRIULI VENEZIA GIULIA) COLLIO DOC MALVASIA 2022: regina di questi colli, la Malvasia si colora qui del giallo dei fiori e della mela cotogna, larghezze dolci che la freschezza del rosmarino e un’atmosfera che sa di mare in burrasca pareggiano con leggiadria. Sorso fresco, scorrevole, coerente e con una balsamicità impertinente che affianca la salata persistenza. (87+ Punti). COLLIO DOC PINOT GRIGIO “SKIN” 2020: c’è forse un po’ troppo di tropicale nell’olfatto carico altrimenti di amaricanti sensazioni di noce e mughetto. Un olfatto in cui la mela è un dettaglio e il salmastro una coltre avvolgente. Sorso sostanzioso e materico, ricco di rimandi fruttati e intriso di freschezza e sapidità. (87+ Punti) FATTORIA CORZANO E PATERNO (TOSCANA) TOSCANA IGT BIANCO “IL CORZANELLO” 2023: l’elenco dei vitigni che lo compongono è lungo ma merita di essere enunciato: Trebbiano, Verdicchio, Petit Manseng, Sauvignon, Chardonnay e Semillon (me li hanno elencati con tale precisione che ho avuto il pudore di non chiederne le percentuali). Il naso, complesso e intrigante, è un ingorgo di grassezze, vegetalità, frutta matura e sottesa mineralità sassosa. Ci trovate agrumi, pera (vabbè, qualcosa di esotico non si nega a nessuno), mentuccia e gelsomini. Il sorso denota un gran bel gioco di squadra tra l’assoluta morbidezza e le larghe spalle fresco-sapide e scorre libero e giocondo riproponendo con coerenza i descrittori olfattivi. (85+ Punti). TOSCANA IGT SANGIOVESE “I TRE BORRI” 2021: fulgido esempio di come si debba avere il coraggio di “declassare” un vino per mantenere il nome del vitigno in etichetta e salvaguardare un Territorio. Un olfatto disteso e bilanciato, assolutamente dimentico del tonneau e ricco di note boschive (dai piccoli frutti alla corteccia passando dalla resina). Poi dolcezze di spezie (vaniglia), tabacco e pasticceria (ciambellone) a spintonare una ferrosa mineralità. Sorso ansioso di comunicare tutta la freschezza delle vecchie vigne esposte a Nord, tannico quanto si conviene e con un allungo imperioso fatto di sapidità e corrispondenze. (86 Punti). ROMANELLI (UMBRIA) MONTEFALCO DOC ROSSO “CAPO DE CASA” 2020: Sangiovese, Sagrantino e Merlot. Il naso percepisce dolcezze di mirtilli e freschezze di arancia sanguinella mentre quel quid di macchia mediterranea viene tenuto a bada da un legno appenappena troppo piacione. Sorso fresco e morbido, che evidenzia come il Merlot poco possa contro gli altri due compari e in cui il tannino si mette d’accordo con la sapidità per invogliare la beva di un vino che fa quasi quotidianità. (86+). MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG PASSITO “COCRÈ” 2018: tante le dolcezze al naso, dalla confettura di piccoli frutti al cioccolato, dalla cannella al miele. In bocca i 100gr/l di zuccheri sono ben gestiti dalla freschezza e dal tannino mai domo e la lunghissima chiusura è dedicata ai ritorni di cioccolato e frutta. Da provare, perché no, con i fegatelli “per vedere il tannino l’effetto che fa”. (86 Punti). DOMAINE QUINSON (VALLE D’AOSTA) VALLÉE D’AOSTE DOP BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE “LO PRIÉ” 2022: “LO PRIÉ” sa già di Vallée e patois prima di assaggiarlo. Il naso è freschissimo, sa di alpeggio grasso e frutta bianca spaccottella. Lo annusate sfalciando il prato, ammucchiando covoni di fieno, guardando la Grivola e immaginando un Monte Bianco che è granitica presenza nel calice. Sorso dinamico e grintoso, una corsa nei prati con tanto di affanno e riposo finale appena fumé. (87+ Punti). E QUINDI? E quindi…QUE VIVA BALAN! Grazie per avermi ospitato a un Evento così ben organizzato! Ora non mi resta che aspettarne l’Edizione 2025 sperando di poter dedicare tutta la giornata alla qualità Roberto Alloi VINODENTRO  
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25 Luglio, 2024

L'altro volto del Metodo Classico (by AIS LAZIO)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 14 Giugno, l’AIS LAZIO ha chiuso in bellezza il proprio Anno Sociale con un Evento completamente dedicato agli Spumanti Metodo Classico che ha riempito le sale del ROMA LIFESTYLE HOTEL di Roma. Una serata nella quale il numerosissimo pubblico accorso rischiava di perdersi d’animo non sapendo da dove cominciare. Una serata come poche, una serata davvero irrinunciabile.     GLI ASSAGGI 119 Aziende, 122 Etichette… Tanto, troppo, soprattutto per uno solo come me che, per dipiù, doveva anche andare ad un altro evento e c’aveva i minuti contati. Confesso che avrei ficcato il naso ovunque ma ho dovuto fare di necessità virtù e scegliere saltando a piè pari quanto già conoscevo e affidandomi a estro, occhio e fortuna. Certo era difficile sbagliare (anche se qualche passaggio a vuoto c’è stato) comunque, dal mio taccuino di appunti, Vi propongo le mie note d’assaggio dalle quali ho estrapolato la consueta, particolarissima e, ancora una volta, cattivissima classifica. Dategli una letta, prendetela per quello che è e correte ad assaggiare. IL PODIO LAMBRUSCO DI SORBARA DOC SPUMANTE METODO CLASSICO DOSAGGIO ZERO MILLESIMATO 2018, SILVIA ZUCCHI (EMILIA ROMAGNA): si apre al naso su note di more, fragoline di bosco e lamponi che sono quasi caramelle per proseguire lungo un sentiero che attraversa fresche succosità di mandarino, mineralità gessose e vegetalità neanche troppo latenti di erba da sfalcio. Sorso che i piccoli frutti riempiono e che quella spuma quasi croccante e la progressione sapida rendono quasi compulsivo. Un vino che Vi porterà sulla cattiva strada da spendere al pasto ma anche solo per liberare i pensieri. Si becca il mio premio “LEVATEMELO”. Da bere ascoltando “Ancora, ancora, ancora” di Mina. (92 Punti). SPUMANTE METODO CLASSICO “MONTMARY” EXTRA BRUT ROSÉ, GROSJEAN (VALLE D’AOSTA): Pinot Nero batte Chardonnay 60 a 40. L’impatto olfattivo è di amaricanti balsamicità. Segue poi il lungo corteo di quei piccoli frutti rossi che riempiono il sottobosco e una freschezza agrumata che ricorda il mandarino. Il sorso è cremoso, equilibrato e corrispondente con l’imperiosa sapidità minerale a segnare la strada dell’assaggio e una freschezza alpina a cercare di tenerle botta. (Quasi 90 Punti). Da bere ascoltando “REVEREND LEE” di DIANE SCHUUR (GRP LIVE IN CONCERT). VALLE D’AOSTA BLANC DE MORGEX ED DE LA SALLE DOC SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ “GLACIER” 2020, CAVE MONT BLANC DE MORGEX ET LA SALLE (VALLE D’AOSTA): solo Prié Blanc per un naso “boom” tutto erbe e alpine e pascoli verdi. Genepy e genziana affiancano i fiori di campo, nocciole fresche, agrumi e quella mineralità che lavora nell’ombra e affianca un ‘idea di perlinato da rifugio alpino. Sorso di granitica verticalità, coerente, identitario, affilato e ben deciso a richiamare la frutta secca e gli agrumi. (90 Punti, non di più ma certamente non di meno). Da bere ascoltando CANTO D’INVERNO” dei FUROR GALLICO. I QUASIQUASI LAMBRUSCO DI SORBARA DOC SPUMANTE METODO CLASSICO “TRENTASEI”, CANTINA DELLA VOLTA (EMILIA ROMAGNA): vendemmiato nel 2015 e sboccato lo scorso Dicembre vi lascia apprezzare una deflagrazione di lamponi e ciliegie, la schioccante freschezza della melagrana e una ben più che una nota di macchia mediterranea. Il sorso è inarrestabile e godurioso, fin troppo preciso nella coerenza con l’olfatto. Forse (FORSE) un pochino brusco in chiusura ma…ne vorrete ancora. Da bere ascoltando “36-22-36” degli ZZ TOP. (88/89 Punti). SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ “120+1”, MONTALBERA (PIEMONTE): propone un naso complesso ma di sbarazzina dinamicità che fa leva su pastefrolle lievitate e scaglie caramellate di frutta secca per introdurre agrumi e piccantezze che sanno di spezia e mineralità. Sorso coerente, moderno, quasi salato e ben fresco cui una carbonica un po’ meno esuberante avrebbe fatto guadagnare un bel paio di punti. (88 Punti).   SALENTO IGT BIANCO D’ALESSANO E FIANO SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT MILLESIMATO 2013 (MAGNUM), ANTICA MASSERIA JORCHE (PUGLIA): sullo sfondo minerale si intravedono i fiori bianchi ma la vera sorpresa è una nota intensa e profonda di cenere e camino spento, quasi un invito alla calma con la quale sgranocchiare la frutta secca che apprezzate in chiusura. La verticalità del sorso viene gestita in maniera egregia dalla cremosa effervescenza che veicola i sostanziosi richiami fruttati. Ne risulta un assaggio gastronomico ma affatto borioso. Da bere ascoltando “LU RUSCIU TE LU MARE” degli ALLABUA. (88 Punti). SPUMANTE METODO CLASSICO “SOGNO” DOSAGGIO ZERO MILLESIMATO 2017, CIROTTO (VENETO): un “SOGNO” fatto di solo Manzoni Bianco che è iniziato per “sbaglio” nel 2008. Un olfatto dalla dimensione onirica, che culla con gentilezze di rosa e scuote con unghie affilate d’agrume e pot pourrì di erbe officinali. Sorso agile e scattante, cremoso quanto serve, fresco quanto deve, forse un po’ troppo brioso nel riproporre l’agrume paragonandolo all’olfatto. Sicuramente un bel bere ma…senza quel “plus emozionale” che mi sarei aspettato. (88 Punti). E ORA? Ora è intanto il momento di ringraziare l’AIS LAZIO per avermi ospitato e di ringraziare tutti i Produttori presenti (anche e soprattutto quelli che avrei voluto ma non ho potuto). Ed il momento dell’attesa: di una Edizione 2025 cui prometto sin d’ora dedicherò il tempo che merita e degli altri Eventi che l’Associazione organizzerà. “Last but not least” permettetemi di complimentarmi con l’amico Umberto (BEBBO) Trombelli che, nel corso della serata, è stato nominato MIGLIOR SOMMELIER DEL LAZIO. Roberto Alloi VINODENTRO
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18 Luglio, 2024

VFQ: la Catalogna dei Vini fa Qualità.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Giugno la Delegazione del Governo della Catalogna in Italia (presente il Delegato Luca Bellizzi) in collaborazione con INCAVI (Institut Català de la Vinya i el Vi) ha presentato, nel corso di una cena presso il Ristorante Del Frate di Roma, il Progetto VINS DE FINCA QUALIFICADA.         IL PROGETTO VFQ I vini VFQ rappresentano i vini di punta della Catalogna, simboleggiano prodotti che vantano forti radici e legami con un territorio specifico, fungono da traino a tutto il mondo del vino catalano e ne migliorano il posizionamento sul mercato mondiale. I Vins de Finca Qualificada (VFQ) sono vini DO (che hanno già ottenuto la Denominació d’Origen), prodotti in tenute ed appezzamenti dalle caratteristiche geologiche e climatiche tipiche, che conferiscono caratteristiche peculiari, uniche, di altissima e comprovata qualità. L’assegnazione della denominazione VFQ viene riconosciuta da INCAVI unicamente alle aziende che rispondono a rigorosi presupposti di qualità, nell’ambito dell’ambizioso PROJECTE HORITZÓ 2025 voluto dall’INCAVI. I REQUISITI DI ASSEGNAZIONE

Stringenti i requisiti di cui devono essere in possesso le Aziende per potersi fregiare della Denominazione VFQ: – devono aver ottenuto la Denominazione di Origine (DO) da almeno 10 anni. – Le rese produttive del vigneto da cui provengono i vini VFQ devono essere inferiori del 15% rispetto a quelle stabilite dalla DO relativa. – Devono aver ottenuto un voto più alto da parte del comitato di degustazione rispetto alla DO relativa. – Il proprietario dei vigneti deve coincidere con quello della cantina e la vinificazione deve essere realizzata in una cantina situata nella stessa azienda agricola, o nelle sue vicinanze. – Il vino deve essere prodotto in un ambiente specifico, con caratteristiche edafiche (ovvero corrispondenti e legate alla specificità della natura e dei suoli di quel particolare terreno) e microclimatiche proprie. – La cantina deve avere una storia di prestigio e qualità sul mercato, comprovata e riconosciuta, da almeno 10 anni. – Deve esistere una tracciabilità completa e specifica, dalla produzione alla commercializzazione. – L’affinamento dei vini a denominazione VFQ deve effettuato in botti di rovere, con una capacità massima di seicento litri. GLI ASSAGGI Dopo un anno e mezzo dalla presentazione del Progetto, ad oggi sono solo 19 i vini da singola vigna che hanno ottenuto l’ambito riconoscimento, di questi, sono stati 6 quelli proposti in assaggio nel corso della serata. 6 vini di cui Vi propongo le mie poche considerazioni e cui ho avuto l’ardire di assegnare un punteggio. Voi date una letta alle righe seguenti e, se ne doveste avere l’occasione, ficcate il naso nel calice e assaggiate.   1. DO PENEDÈS “RAÏMS DE LA IMMORTALITAT” 2022, CELLER TORRE DEL VEGUER: fino a questa annata solo Xarel-lo e Xarel-lo Vermel (dalla prossima anche un’iniezione di Malvasia di Sitges) da vigne che hanno dai 49 ai 74 anni di età. Il naso è uno spintonarsi di freschezze balsamico-mentolate e calde carezze estive e dolcione di acacia, mela Golden e Renetta, agrume maturo e frutta secca. I sussurri amaricanti di timo e lo sfondo di sapida mineralità chiudono l’analisi olfattiva di un vino che in bocca comunica calore e gentilezze tanniche. Già centrato sulle dolcezze fa leva sull’importante apporto del legno francese per una sostanziosa addizione di piacioneria che, seppur d’acchiappo, stona abbastanza con una chiusura sapida di quasi mollusco e con quell’incipit di squillante freschezza. (83/84 Punti) 2. DO PENEDÈS “AVI TON” 2021, CELLER EUDALD MASSANA: Xarel-lo e nient’altro per questo vino prodotto da impianti del 1945 (Millenovecentoquarantacinque!). Ahimè, le arrembanti dolcezze sono introdotte da una mela Golden ben più che stramatura (fors’anche macerata) che propone una nota tra il ridotto e il fermentato abbastanza sgarbata. Poi è un profluvio di frutta gialla matura e/o in quasi composta e dolcezze floreali d’acacia e camomilla che neppure il castagno delle botti nel quale avviene la fermentazione riesce a tenere a bada. Il sorso prova a prendere la scia della grande coerenza per cercare di recuperare qualche posizione ma ormai il gruppo dei migliori ha troppo distacco e taglia la linea pur sapida del traguardo in piena crisi esalando un ultimo alito fumé. Forse dovrei assaggiarne un’altra bottiglia ma, dopo la seconda, cedo alla tentazione di NON valutarlo per evitare punteggi imbarazzanti. 3. DOC PRIORAT “COMA BLANCA” 2018, CELLER MAS D’EN GIL: Grenache Bianca e Macabeo da vigne di 75/80 anni svelano l’animo segretamente vegetale, di erbe di campo e aromatiche di un vino che, al naso, s’ammanta d’acacia e non riesce a nascondere i muscoli dell’agrume candito. Chiude poi su note floreali di lavanda e quasi marsiglia introducendo un sorso cinquecentesco, da vera corte di Spagna, firmato un po’ troppo a suon di legno ma con una interessante chiusura di marina freschezza che, per un attimo, Vi trasporta sul ponte di una caravella. (84+ Punti). 4. DO MONTSANT “TEIXAR” 2019, CELLER VINYES DOMÈNECH: Grenache Nigra e Peluda, vigneti con pendenze da ribaltamento e legni francesi si traducono in un mix olfattivo di ciliegiose freschezze e più stanche, secche, prugnosità, rinfrescate da soffi di erbe officinali e brezze balsamiche di liquirizia e tabacco mentolato che, a bicchiere vuoto, lasciano spazio a sapidità di oliva al forno. Sorso fresco, dinamico e coerente, con tannini divertenti anche se un pochino polverosi e una chiusura davvero salata che regala alla gola una piccantezza di quasi pimento. Un vino “onesto” e in gran parte modaiolo penalizzato da una nota smaltata che, sottile ma ben presente, non ha mai abbandonato il calice. (83 Punti). 5. DO EMPORDÀ “V D’O 2” 2017, CELLER VINYES D’OLIVARDOTS: rileggendo le mie note m’ero accorto che, se non avessi conosciuto l’origine del vino, avrei potuto pensarlo come sardo e, saputo che di Carignan si trattava, ho capito che, tutto sommato, non ero ancora del tutto ubriaco. L’olfatto è prepotentemente mediterraneo, intarsiato di macchia e bacche nere di mirto e ginepro. Svela poi freschezze di frutti rossi e neri, cespugli di rosmarino e timo e contrappone, all’eleganza del cioccolatino boero una nota rustica che contribuisce a tenere il vino vicinovicino alla terra da cui proviene e alla fatica dell’uomo che la coltiva. Sorso dritto, di sillogistica coerenza e tannini musicali, succoso, invogliante, stimola la curiosità e fa allungare la mano a chiedere un secondo giro. Difficile starne lontani. Un demonio! Da bere ascoltando “SYMPATHY FOR THE DEVIL” dei ROLLING STONES. (89/90 Punti). 6. DO PRIORAT “CLOS MOGADOR” 2014, CELLER CLOS MOGADOR: Carignan, Cabernet Sauvignon, Cannonau e Syrah per un vino che, già dal nome, tradisce ambizioni e lignaggio. Vigne di anche ottant’anni e legni francesi di diverse dimensioni regalano un naso imponente, ricco di suggestioni di frutta scura (di bosco e non), intarsiato di tè e tabacco mentolato, screziato di After Eight, erbe provenzali e spezie d’Oriente che scomodano addirittura il mitologico cardamomo. In bocca è di sbarazzina giovinezza e lascia che l’occhio si riempia di una vivacità cromatica distante anni luce dal millesimo di produzione. Un quasi capolavoro di equilibrio lascia che morbidezze e verve fresco-sapida procedano spedite e senza incertezza sul filo teso e sottile dell’assaggio. Francia? Spagna? Non è nelle mie corde e non lo comprerei ma…davvero un “vinone”! (93 Punti). p.s. in chiusura, una piccola chiosa per farVi notare come, i due vini “migliori” siano frutto di due annate (2017 e 2014) davvero complicate. In Italia la componente più importante del famigerato “terroir” (leggasi: il cristiano che fa il vino), fu discrimine tra la produzione di vini pazzeschi e vini da dimenticare. Che i vignaioli spagnoli siano bravibravi? IN CONCLUSIONE Beh, intanto lasciatemi ringraziare Saula Giusto e Luca Bellizzi per l’invito a partecipare a questa bella serata e poi fatemi fare dueconsiderazionidue su una Catalogna del vino che certo punta in alto. Confesso che la mia conoscenza dei vini spagnoli è davvero minima e fatta essenzialmente di scoperte casuali frutto di scelte dettate dal packaging. Certo, assaggiare 6 vini come quelli proposti nel corso di questa serata schiude un panorama sul mondo del vino della Catalogna e della Penisola Iberica tutta davvero inaspettato. Qui c’è ambizione e voglia di puntare in alto senza fare sconti seguendo l’esempio di chi già ha imboccato la strada della Qualità senza compromessi (forse, in alcuni casi, anche scimmiottando troppo). Certo il punto prezzo di queste etichette fa pensare… E, personalmente, fanno pensare anche certe “impostazioni enologiche” di cui faccio volentieri sempre più a meno. A me, che apprezzo sempre più quei vini a cui si cerca di “sottrarre” qualcosa anziché aggiungere pesanti costruzioni, alcune proposte sono sembrate fuori tempo ma… Per fortuna di tutti il mondo del vino non va nella mia direzione e il successo di alcune etichette sembra dimostrarlo. Personalmente resterò in finestra cercando di seguire lo svolgersi degli eventi cercando, qualora possibile, di approfondire alcuni argomenti che hanno stuzzicato la mia curiosità Roberto Alloi VINODENTRO  
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11 Luglio, 2024

I GRANDI BIANCHI D'ABRUZZO (la masterclass)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso Sabato 8 Giugno è andato in onda ITALIA WINE EXPERIENCE “ABRUZZO EDITION”, giornata organizzata da Saula Giusto e Veronica Laurenza e patrocinato dal CONSORZIO VINI D’ABRUZZO con l’intento di promuovere con eleganza la Qualità della produzione vitivinicola e gastronomica della Regione. Sede dell’Evento è stata l’Azienda PODERE SANTA LUCIA di Tossicia (TE), scelta appositamente per dimostrare quale sia la capacità ricettiva di un Territorio troppo spesso dimenticato. L’Evento è stato anticipato il Venerdì sera da un incontro tra Produttori, professionisti della comunicazione e stampa nell’elegante location di CORTE DEI TINI a Villa Vomano (TE). Evento riuscito e totalmente “plastic-free” grazie agli allestimenti in cartone riciclato dell’Azienda IRONDA che ha viso numerosi winelovers affollare i banchi d’assaggio. LE MASTERCLASS 3 le masterclass organizzate a latere dell’Evento, la prima dedicata alla DOCG MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE, la seconda ai GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO e la terza agli abbinamenti cibo-vino a “km zero”. Giuseppe Ialonardi, delegato FISAR di Teramo, ha condotto le prime due (quelle cui ho partecipato) illustrando storia e storie della prima DOCG abruzzese e presentando un’ampia selezione di vini bianchi della regione con un bel focus sul Montonico e senza dimenticare la novità dei PIWI.     I GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO 8 (+1) i vini in degustazione con un occhio di riguardo per quel Montonico che grazie all’impegno di alcuni illuminati Produttori ha saputo ritagliarsi un proprio spazio all’interno del variegato panorama dei bianchi abruzzesi e senza dimenticare tanti vitigni minori che per molto tempo hanno recitato semplicemente il ruolo di ballerini di fila nello spettacolo del Trebbiano d’Abruzzo. 8 vini (+1) cui mi sono permesso di assegnare un punteggio che Vi invito a discutere. Se doveste pensare che sono stato troppo “cattivo” beh, sappiate che me lo hanno già detto. Io preferisco dire di essere stato “severo ma giusto”, perché l’Abruzzo del vino non è solo il Montepulciano (e il Cerasuolo) ma anche un mondo di vini bianchi che aspettano solo di essere valorizzati per quello che sono e di occupare il posto che meritano sul podio della Qualità. 1. ABRUZZO DOC SPUMANTE METODO CLASSICO MONTONICO PAS DOSÉ “PILATUM”, CICCONE: 52 mesi sui lieviti (per la precisione: vendemmia 2018, imbottigliamento 2019, sboccatura 2023 per questo Metodo Classico. L’olfatto propone toni green di prato sfalciato e mela Granny Smith ben prima di quelli quasi nascosti di pesca e frutto croccante cui conduce la sottile scia di lieviti fornai che screzia lo sfondo minerale. Il sorso è dritto e freschezza e sapidità sono i due tagli della lama di una spada affilata che spartisce, con un colpo forse troppo netto, le dolcezze del frutto dalle amaritudini di un osso di pesca che una sottile tannicità tende ad evidenziare. (85 Punti ma…da riassaggiare, nel bene e nel male). 2. ABRUZZO DOC MONTONICO SUPERIORE “SANTAPUPA” 2023, VINI LA QUERCIA: m’aspettavo un olfatto vegetale e agrumato e invece ho trovato i tropici (ananas) e la pesca bianca con la mela Fuji a proporre una iniezione di dolcezza croccante. Sorso decisamente sapido che vira bruscamente su dolcezze femminili e troppo affettate lasciandoci un po’ così… (83 Punti). 3. ABRUZZO DOC MONTONICO SUPERIORE “EMOZIONE N° 3” 2020, VALENTE: si propone subito pimpante, con piccantezze cementizie che veicolano con piacevole dinamismo pendii sfalciati di fresco, erbe e fiori di campo, una pesca bianca fresca e lungi dall’essere matura e una nota di brace spenta che sa tanto di riposo dopo una giornata di lavoro nei campi. Il sorso, decisamente fresco e scorrevolissimo, vive del ritmato contrasto tra saporita sostanza e inattese dolcezze chiudendo lungo e quasi piccante Un’interpretazione che dimostra capacità e conoscenza al servizio della Qualità e della piacevolezza edonistica. (86/87 Punti). Da bere ascoltando (e non potrebbe essere altrimenti) “EMOZIONI” di LUCIO BATTISTI. 4. TERRE DI CHIETI IGP COCOCCIOLA BIO “IAVA” 2023, FAMIGLIA DI CARLO (VIGNAMADRE): vispo, si apre al naso su note di melone ma vira presto su più ammiccanti toni esotici di papaia lasciando che, sullo sfondo, le vegetalità si sbraccino per farsi notare. Molto fresco e decisamente sapido, propone un sorso ben più largo di quanto il naso lasciasse intendere calcando la mano sulle dolcezze di frutta gialla matura e chiudendo un po’ spigoloso. (84 Punti). Un’Azienda “unica” quella della Famiglia Di Carlo. Giannicola crede da sempre nel Biologico e nell’Energia. Tra i redattori del Regolamento Bio e tra i primi a puntare sulla “confusione sessuale” per proteggere il vigneto dagli insetti “molesti”, ha costruito la prima cantina europea seguendo i dettami della bioarchitettura e crede nella “comunicazione tra le piante attraverso gli apparati radicali. Ha praticato per molti anni meditazione trascendentale e creato il primo Vigneto Dinamico Energetico assegnando a ciascun filare uno dei 7 colori dei chakra… Non Vi dico altro. Pensateci Voi ad approfondire queste storie e a cercare nel bicchiere l’unicità del suo pensiero. Ne riparleremo. 5. TERRE DI CHIETI IGT PASSERINA 2023, FATTORIA ITALIANA MARTELLI: l’olfatto propone le dolci grassezze di una mela renetta, granulosa e matura, e poi il calore dell’erba secca e della pietra arroventata dal sole. Sorso fresco, semplice e scorrevole, che ripropone il giallo frutto e vi aggiunge quello della ginestra chiudendo leggermente amaricante. (82/83 Punti). 6. TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “BARDASCE” 2022, TENUTA DE MELIS: bianco, nel suo abito olfattivo fatto di mela golden, pesca bianca, pera e leziose margherite. Impatto gustativo segnato da una profonda mineralità gessosa che presto evolve in ricordi di frutta lasciando spazio a soffi di erbe aromatiche e lontani sguardi marini. (83/84 Punti). 7. TERRE DI CHIETI IGP PECORINO “NUNTIUS” 2021, MASTRANGELO TENIMENTI DEL GRIFONE: ci vuole pazienza e capacità di “fare la tara” per scostare una sottile ma sgarbata nota ossidativa e concentrarsi sull’analisi olfattiva di un vino più complesso di quanto ricordassi. Ecco dunque sottigliezze selvatiche alternarsi a dolcezze di frutta bianca, amaritudini di gheriglio di noce a un ché di tropicale e quella chiusura salmastra…quasi di mollusco. Sorso ampio, fresco e scorrevole, decisamente sapido e appena speziato. Si becca il mio premio “PECCATO” e la promessa di un riassaggio appena possibile. (84 Punti). 8. TREBBIANO D’ABRUZZO DOC BIODINAMICO “PEPE BIANCO” 2013, STEFANIA PEPE: un Trebbiano che Chardonneggia con troppa disinvoltura e si muove con non troppa circospezione sul filo del difetto. Propone grassezze di cera d’api e frutta gialla matura, la scorza d’arancia messa sulla piastra dell’economica e un quid di freschezze di erbe aromatiche. Sorso deciso, fruttato e quasi succoso, giocato tra ricordi di pesca gialla e mandarino cinese, che rimarca con davvero troppa foga le note ossidative percepite all’olfatto. Certo può piacere ma… (80/81 Punti). 9. VINO BIANCO PIWI “PETRINO” 2023, PAOLUCCI: quello dei PIWI è per me ancora sentiero in massima parte sconosciuto e certo, questo Soreli, non mi aiuta a dirimere le nebbie. Il naso mixa dolcezze di frutta estiva matura con una intensa nota di sambuco. C’è poi un’idea di stoppia e un ché di come lavanda che mi spiazza. Il sorso denota una muscolatura che va oltre quello che i 12.5° alcolici farebbero supporre, fresco, punta decisamente su dolcezze mielose ma non dimentica graffi amaricanti di erbe aromatiche e mandorla. Vorrebbe essere territoriale ma, forse per quell’identità che ancora non ha, risulta modaiolo e piacione. Da riassaggiare insieme ad altre etichette per capire meglio lui e il mondo dei PIWI. (82 Punti). IN CONCLUSIONE In conclusione beh, “I GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO” non era forse il titolo più adatto a descrivere questa masterclass. Va comunque dato merito a chi l’ha organizzata di essere riuscito quantomeno a presentare una visione assolutamente panoramica della produzione bianchista di una Regione che dovrebbe credere di più nelle proprie produzioni tradizionali senza inseguire mode o scimmiottare altri areali.     Roberto Alloi VINODENTRO
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4 Luglio, 2024

DOCG COLLINE TERAMANE: il grande Abruzzo nel calice (la masterclass)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso Sabato 8 Giugno è andato in onda ITALIA WINE EXPERIENCE “ABRUZZO EDITION”, giornata organizzata da Saula Giusto e Veronica Laurenza e patrocinato dal CONSORZIO VINI D’ABRUZZO con l’intento di promuovere con eleganza la Qualità della produzione vitivinicola e gastronomica della Regione. Sede dell’Evento è stata l’Azienda PODERE SANTA LUCIA di Tossicia (TE), scelta appositamente per dimostrare quale sia la capacità ricettiva di un Territorio troppo spesso dimenticato. L’Evento è stato anticipato il Venerdì sera da un incontro tra Produttori, professionisti della comunicazione e stampa nell’elegante location di CORTE DEI TINI a Villa Vomano (TE). Evento riuscito e totalmente “plastic-free” grazie agli allestimenti in cartone riciclato dell’Azienda IRONDA che ha viso numerosi winelovers affollare i banchi d’assaggio. LE MASTERCLASS 3 le masterclass organizzate a latere dell’Evento, la prima dedicata alla DOCG MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE, la seconda ai GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO e la terza agli abbinamenti cibo-vino a “km zero”. Giuseppe Ialonardi, delegato FISAR di Teramo, ha condotto le prime due (quelle cui ho partecipato) illustrando storia e storie della prima DOCG abruzzese e presentando un’ampia selezione di vini bianchi della regione con un bel focus sul Montonico e senza dimenticare la novità dei PIWI.   DOCG COLLINE TERAMANE: IL GRANDE ABRUZZO NEL CALICE. Le Colline Teramane, areale spesso offuscato dalla presenza delle montagne e del mare, sono un vero scrigno di Qualità. Una zona che come poche altre dimostra come l’uomo sia il vero discrimine all’interno di quel termine “terroir” di cui spesso abusiamo. 8 i vini in degustazione per 8 interpretazioni differenti dello stesso vitigno. 8 Montepulciano d’Abruzzo che raccontano di Tradizione, moda, presente, passato e futuro. Io ve li ho raccontati in ordine di assaggio e, come mio solito in maniera schiettamente personale. Mi sono poi permesso di dare a ciascuno un punteggio ma se vorrete stilare una classifica dovrete farlo Voi perché la Qualità non era argomento di discussione. 1. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “YANG” 2022, BARBA: l’olfatto è una ridda di frutti croccanti: amarene, more e mirtilli. E poi quella sottile (ma neanche troppo) vena vegetale fatta di cassis e erbe amare che tanto intriga… Sorso davvero succoso e dissetante. Freschezza e tannini marciano mano nella mano e la sapidità aiuta a chiedere un secondo bicchiere. Un Montepulciano moderno per cedere alla tentazione di abbinamenti azzardati. (87 Punti). 2. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “COLLE SALE” 2020, BARONE DI VALFORTE: da subito tabaccoso e mentolato si lascia poi andare a succosità fruttate di arancia rossa e ciliegia croccante. Seguono spezie e erbe di campo che, in chiusura, cedono nuovamente il posto a dolcezze di piccoli frutti di bosco. Sorso sostanzioso, di buona freschezza e corretta trama tannica ma con una sorta di “scollatura” tra le dolcezze vanigliate e quell’animo amaricante di china e mandorla che gestisce il finale. (84/85 Punti). 3. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “M IL BOSSA” 2020 (MAGNUM), BOSSANOVA: quest’anno m’era già capitato di berne un’annata 2022 verde, balsamica e irriverentemente naif. Ora, il “boccione” (ché “magnum” è termine che lascio ai cugini francesi) che racchiude la 2020 riempie i calici con selvatica schiettezza. Poi abbiamo giusto il tempo di rinfrescarci a suon di balsamicità prima di affondare i piedi nella terra umida e scoprire in chiusura, anche qui come nel prodotto più giovane, quel frutto scuro che ancora mancava all’appello. Sorso dinamico e squillante, decisamente fresco, sapido e tannicamente esposto, che nella sua bella rispondenza, sottolinea un’amarena che veicola con troppa disinvoltura un forse extra di alcol e quella sana rusticità che firma anche gli altri prodotti aziendali. (Quasi 85 Punti). Da bere ascoltando ”CORNER OF THE EARTH” di JAMIROQUAI. 4. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “OINOS” 2019, SAN LORENZO: il naso è una profusione di frutta matura (forse anche troppo). Ciliegie, more e mirtilli fanno comunella con l’esuberate nota vanigliata rilasciata da un legno in eccessiva evidenza nascondendo quasi del tutto le note di tabacco (dolce anche lui) e spezie. Sorso di bella coerenza, più brillante e più sapido di quanto atteso e con un finale che dice più di spezia che di frutto. Certamente NON il mio vino e forse troppo “americano” anche per l’attuale palato degli americani. Certo, c’è stato un tempo in cui il Montepulciano “doveva” essere fatto così ma… (83/84 Punti). 5. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “CASTELLUM VETUS” 2018, CENTORAME: indossa un abito austero e meditativo di tabacco arrotolato e dalle bisacce di cuoio tira fuori cacao liquirizia e spezie scure che distraggono dalla sostanza fruttata di prugna e more (rovi compresi). Poi è un rincorrersi di freschezze balsamiche e cespugli d’erbe aromatiche vista mare. Sorso consono all’olfatto ma birichino e invitante, succoso, reso vieppiù dinamico dagli smerigliati tannini e dalla sottile vena vegetale che si lascia seguire fino alla lunga chiusura di friccicosa sapidità. Un Montepulciano da non perdere! Da bere ascoltando “CASTLE OF GLASS” dei LINKIN PARK. (89/90 Punti). 6. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “TORRE MIGLIORI” 2017 RISERVA, CERULLI SPINOZZI: un naso boschivo che scomoda resina e muschio oltre all’humus e a quei piccoli frutti che accompagnano una prugna più importante. C’è poi una gentilezza floreale a cercare di tener testa alla nota green di quasi peperone mentre la chiusura è un gioco a due mani di tabacco e china (peccato per un sottile sgarbo laccato che neanche l’attesa riesce a zittire). Sorso di grande freschezza e coerenza, tenuto vivo dai guizzi agrumati e dai tannini serrati. Lungo e deciso il finale di un vino che, causa “pensionamento” della vigna del ’65 da cui era proveniva, non sarà più prodotto. Cercatelo. (88 Punti). 7. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “NEROMORO” 2017 RISERVA, FATTORIA NICODEMI: piccoli frutti rossi e neri in confettura sono la parte “luminosa” di un olfatto altrimenti scuro e intimista che sciorina un lungo corteo balsamico di tabacco e liquirizia pepe, peposo. E poi ci sono un sottobosco di humus e funghi, un’idea di oliva, una carezza di cioccolato “fondente ma non troppo”. Sorso gustoso, agile nella sua tonica muscolatura, di agrumata freschezza, preziosa sapidità, tannini addomesticati e un lungo finale in cui la frutta alza la testa. (86/87 Punti al vino e una insufficienza a me che non l’ho riconosciuto). 8. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “MASTROBONO” 2014 RISERVA, VINI LA QUERCIA: cinquant’anni il vigneto e 50 gli ettolitri della botte in cui ha passato circa tre anni prima di finire in quella bottiglia che, aperta, rilascia note scure e a maricanti prima che il canonico frutto rosso che tutti si aspetterebbero. Ecco dunque cacao e radice di liquirizia introdurre la sorpresa di una importante oliva nera per distendersi poi tra corteccia e peposità di cemento. Il sorso denota spalle larghe, definita muscolatura ed una agilità quasi ragazzina nel riproporre con coerenza i descrittori olfattivi sottolineando verdi toni balsamico-boschivi e ancora quella nota di olivosa sapidità. Un Montepulciano “DAVVERODAVVERO” alla faccia dell’annata affatto semplice. Da bere ascoltando “MASTER OF PUPPETS” dei METALLICA. (89 Punti). E QUINDI? Beh, posto che ormai mi dovreste conoscere e che comunque si capisce benissimo quello che mi ha convinto e quello che mi ha lasciato perplesso, tirando le somme, posso senz’altro confermare quanto affermato sopra riguardo quanto l’interpretazione del vignaiolo influisca sul risultato finale nel calice. Sono poi emerse filosofie aziendali diverse, che evidenziavano ora un’attenzione particolare al mercato estero, ora un particolare attaccamento alla Tradizione, ora la voglia di staccarsi da schemi precostituiti e guardare al futuro. Ed è emerso come il Montepulciano d’Abruzzo possa e debba essere considerato come strumento di promozione di un Territorio Roberto Alloi VINODENTRO  
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27 Giugno, 2024

BEREBIANCO 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 25 Maggio, CUCINA & VINI ha organizzato la seconda Edizione di BEREBIANCO, naturale proseguimento di un percorso che fa tappa dall’ormai irrinunciabile BEREROSA passando per un imprescindibile SPARKLE DAY. Negli eleganti spazi dell’Hotel Excelsior di Roma si sono dati appuntamento un gran numero di addetti del settore, giornalisti e semplici winelovers. Banchi d’assaggio e interessantissime masterclass sono stati il ghiotto menù di una giornata all’insegna della freschezza e della Qualità cui non si poteva davvero rinunciare. GLI ASSAGGI 65 Aziende e un numero imprecisato di etichette m’hanno costretto a scegliere dove ficcare il naso. M’ero fatto una sorta di road map ma poi, come nella più classica delle situazioni, tutto è andato a farsi friggere e tra una chiacchiera e l’altra mi sono ritrovato a vagare tra una regione e l’altra seguendo istinto, occhio e fortuna. Caso ha voluto che la Campania abbia avuto più “attenzioni” di altri ma…nella prossima Edizione prometto di stare più attento. Comunque, dal mio percorso enoico ho estrapolato la ormai canonica e personalissima classifica. Una “TOP FIVE” (di più non ce l’ho proprio fatta) cui accosto un paio di inseguitori che hanno lisciato di poco il risultato. Dategli una letta, prendetela per quello che è e assaggiate personalmente, ché il giudizio di altri è “di altri”. LA TOP FIVE – GRECO DI TUFO DOCG “KURIS” RISERVA, TENUTA SCUOTTO (CAMPANIA)2021: il naso è un nodo gordiano di zolfo, camino spento, eucalipto, erbe aromatiche, pesca e albicocca in confettura, miele… Un groviglio da districare, una partita a sciangai (scritto come si pronuncia per non confonderlo con la città) in cui ci si diverte a togliere senza muovere l’equilibrio precostituito. Il sorso sottolinea le note fruttate a suon di salate scudisciate e il lunghissimo finale fa pensare che…un altro bicchiere potrebbe forse servire a capirci qualcosa di più. Davvero bello. Da bere ascoltando “A BOCCA CHIUSA” di DANIELE SILVESTRI. – GRECO DI TUFO DOCG “RAONE” RISERVA 2020 (MAGNUM), TORRICINO (CAMPANIA): chissà perché io, nel Greco, cerchi le parole, i discorsi… Beh, qui, quando credevo di averne ascoltati fin troppi, quelle note marine, salate di acciuga e olive in salamoia che s’accostano a un animo vulcanico quiescente ma affatto sopito, calano l’asso della sorpresa ammutolendo le dolcezze di un frutto che, pur fresco, sa di disidratata concentrazione. Il sorso vive delle sportellate tra la glicerica consistenza e la salata tempra minerale. Un vino da pensare, un vino che fa pensare. Da bere ascoltando “CRIMINAL” di MITIVAÏ SERRA. – FRIULI ISONZO DOC SAUVIGNON “PICOL” 2003, LIS NERIS (FRIULI VENEZIA GIULIA): se mi chiedessero cosa ricordo dell’annata 2003 risponderei che faceva talmente caldo che a Roma rubavano i condizionatori. Eppure qui è freschezza! La salvia, il sambuco, una pesca potente, un respiro di mare antico. E poi un pensiero di camino e un’idea tostata. Il sorso è il paradigma dell’equilibrio. Ha il fresco della scorza d’agrume e l’aspra dolcezza del suo frutto maturo. Dinamicamente rotondo e con una sapida mineralità che impone la sua presenza fino al lungo finale. Da bere ascoltando “SOLO” degli LOUS AND THE YAKUZA. – VERDICCHIO DI MATELICA DOCG “MACCAGNANO” RISERVA 2013, GAGLIARDI (MARCHE): nel mio personalissimo data base, il “MACCAGNANO” di Umberto (Gagliardi) è uno dei riferimenti in fatto di “Matelica”. Questo ha più di due lustri sulle spalle ed energia da vendere. Dolcezze croccanti di frutta bianca sono intarsiate da anice, finocchietto selvatico, mineralità gessosa e idrocarburi che: “Riesling levete propio”! Sorso muscolare ma affatto pompato, dinamico, scattante, mai seduto nonostante la mole. Lungi dal vedere la fine della propria evoluzione, si erge a custode di un Territorio. Esemplare. Da bere ascoltando “ONE WAY OR ANOTHER” di BLONDIE. – ETNA DOC BIANCO “…..” 2020, FEDERICO CURTAZ (SICILIA): beh, ne avevo già scritto. Lo scorso anno mi aveva impressionato e non credo di essere cosi bravo da trovare parole nuove per descrivere le emozioni che trasmette. Potrei però dirvi della nuova etichetta, di un nome sparito, di una serie di puntini che nascondono ma sembrano condurre. Cinque puntini per un silenzio che parla, cinque puntini che sanno di memoria e futuro. Si vabbè, ma il vino?! Il vino annoda il mare a quella “Muntagna” che vi affonda le radici, sa di burrasca passata, di spiaggia e risacca, di riposo al sole, granite d’agrume maturo, spezie di un’Africa non lontana… Il sorso aggiunge passione a pensieri, realtà a immaginazione, conferma l’olfatto a colpi di grassezze, sottolinea la lavica mineralità e, con un tuffo “a caposotto” si rituffa nel mare. Seguite i puntini, manterrete serrato il nodo. Da bere ascoltando “LA NOTTE DEI MIRACOLI” di LUCIO DALLA. I QUASIQUASI – FIANO DI AVELLINO DOCG “BOSCO SATRANO” 2019, VILLA RAIANO (CAMPANIA): forse per colpa dell’aria fine dei 510m/slm qui la freschezza decolla ma quello che lascia a bocca aperta è quella nube sulfurea che lascia intravedere Belzebù. La frutta si eclissa, il tiglio sussurra la sua dolcezza e le vegetalità, che hanno ormai campo libero, snocciolano acuti di sambuco e biancospino. Sorso ciccione ma giammai seduto, anzi! Un abbraccio caldo di salina consistenza, forse non lunghissimo ma con un bel finale agrumato. – FIANO DI AVELLINO DOCG BIOLOGICO “ESOTERICO” 2022, DONNACHIARA (CAMPANIA): al naso si presenta vegetale e per certi versi terragno, sa di prato e margherite e la frutta, in parte bananosa, è poco più che la “chorus line” di un musical olfattivo in cui la nocciola è uguale agli altri “ma un po’ di più”. Il sorso esprime profonda mineralità, una sapidità quasi marina che firma questa interpretazione aziendale di un Fiano che mi ripropongo di assaggiare tra una decina d’anni.    E ORA? Beh, ora è il momento dei ringraziamenti, a CUCINA & VINI per avermi ospitato e a tutti i produttori presenti, quelli che hanno sopportato i miei deliri e quelli che…scampato il pericolo. È poi il momento di mettere in agenda sin da ora un’Edizione 2025 che sarà sicuramente ancora più ricca di contenuti e di suggerire un BEVIROSSO che, al di là di quel “libero pensiero triestino” che campeggiava su una delle mie tante t-shirt da arrampicatore, potrebbe essere la chiusura del cerchio, l’anello mancante nella già completissima proposta degli Organizzatori Roberto Alloi VINODENTRO  
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20 Giugno, 2024

GAVI IS BACK! ("LA" masterclass)

“IL” GAVI Gavi, un nome che nel Piemonte del Nebbiolo cela quel vitigno Cortese che proprio “cortese” è. Una enclave bianca nel Piemonte dei rossi. 11 Comuni per una DOCG che racconta un Territorio in cui la geografia marcia al contrario. Pianure a Nord e montagne a Sud, caldo di sopra e freddo di sotto. Un Piemonte che è praticamente Liguria e mare. Terre rosse e terre bianche, ciò che resta del bacino terziario piemontese, terreni più o meno profondi che incidono pesantemente sui risultati in bottiglia. Un territorio in cui il vigneto è solo parte di un panorama più vasto, quasi intarsi tra boschi e altre coltivazioni, quasi a voler nascondere il tesoro di vini che fanno della propria strapiombante acidità quell’irriverente lama affilata che è la loro arma vincente. Un’arma bianca che li assimila a cavalieri senza macchia e senza paura, integri, concreti, impavidi nel loro sfidare il tempo senza aromatici giri di parole. GLI ASSAGGI Quella proposta da CUCINA & VINI è stata una masterclass pazzesca, a cominciare dal nome “GAVI IS BACK” (che fa in parte riferimento alle alterne fortune commerciali della denominazione). Una verticale “fuori schema” che coinvolge 8 Aziende e accende lo spot su altrettante annate. Presentata da Francesco D’Agostino è stato poi Davide Ferrarese, agronomo del Consorzio, a guidarci tra mutazioni climatiche e suoli differenti, inquadrando ciascun vino in un contesto temporale-geografico in cui l’uomo, elemento cardine del concetto di Terroir, è attore protagonista e interprete di un’idea di vino unica e irripetibile. 8 vini da 8 Aziende diverse da 8 annate diverse e una sola, personalissima classifica (conoscevo solo un’Azienda) che Vi invito a confutare per avere un confronto costruttivo in termini di conoscenza. 1. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “CARLO” 2023, MARCHESE LUCA SPINOLA: al naso comanda inizialmente il frutto, dolce di pesca e albicocca, fresco di quasi pompelmo. Segue una nocciola importante e una sottile pungenza salina. Sorso succoso, ben fresco, sapido di salgemma e con una piacevole chiusura agrumata. (84/85 Punti). 2. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI ROVERETO “MINAIA” 2020, NICOLA BERGAGLIO: un CRU che alza la voce mettendo subito in chiaro le cose. Il naso è complesso ma affatto complicato, c’è un po’ di tutto, è praticamente impossibile sbagliare! Certo le note dolci di pesca e albicocca sono le prime ad alzare la testa ma l’imperiosa spinta minerale gli fa abbassare subito le penne. E allora ecco gesso, silice (anche bagnata), gli idrocarburi che si fermano al motorino di avviamento e una nota fresca di salvia ad accompagnare quel quid di agrume che non poteva mancare. L’assaggio è sicuramente di disarmante freschezza e sapidità ma c’è tutto un corteo di dolcezze d’acacia e di zafferano che arrotonda il sorso rendendolo quasi sferico. Emozionante! Da bere ascoltando “GOLD” degli SPANDAU BALLET. (93 Punti). 3. GAVI DOCG “VIGNA MADONNINA” RISERVA 2019, LA RAIA: dalla zona più fresca della denominazione un vino da vigne vecchie e rese ridicole. Un olfatto variegato che spazia dalle dolcezze di zucchero filato alle piccantezze di zenzero passando per una ammaliante nota di oliva dolce in salamoia. In bocca non è sapido, è salato! E quelle note d’agrume che s’avanzano inarrestabili rendono il sorso simile a un Margarita mentre l’ultimo goccio che sporca il calice rilascia note di pietra focaia. 4. GAVI DOCG DEL COMUNE DI TASSAROLO “IL MANDORLO” BIO 2017, TENUTA SAN PIETRO: olfatto orgogliosamente dritto pur nel suo animo carico di dolcezze (contrariamente a quanto l’annata lasciasse supporre). Propone note di miele e fiori appassiti, una ruffianissima nota di banana e poi un guizzo ribelle di chinotto. Sorso di grande equilibrio e coerenza con l’olfatto, in cui le dolcezze guidano le danze e la minerale sapidità fa da cavalier servente. Sicuramente un gran vino ma senza quell’emozione che… (87/88 Punti). 5. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “MONTESSORA” 2016 (MAGNUM), TENUTA LA GIUSTINIANA: inizialmente un po’ restio ad aprirsi (e certo il formato delle bottiglia non aiuta) regala poi tutto il calore di una annata asciutta sotto forma di dolcezze di frutta disidratata. Ma l’evoluzione in vetro ci presenta presto un conto del tutto diverso, in cui le voci sono camino spento, grafite, idrocarburi e una ricca componente green che sa di alloro e mughetto. Il sorso è fresco ma ben centrato sulla sostanza di una frutta che è finita sotto spirito e s’accompagna con le sue dolcezze a una sapidità potente regalandoci note di quasi caramello salato. La vera sorpresa è la solita “ultima goccia” che qui è addirittura empireumatica. Da bere ascoltando “TEACH YOUR CHILDREN” di CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG. (92 Punti). 6. GAVI DOCG “VIGNA DELLA ROVERE VERDE” RISERVA 2015, LA MESMA: quando avvicini il calice al naso capisci subito che il gioco si fa duro. La frutta? Certo che c’è! C’è la pera fresca e candita (quella che nel panettone s’accosta al cioccolato) ma, in un quadro che complessivamente potremmo definire vegetale e salmastro, si distinguono fieramente la piccantezza del cemento e una nota sulfurea che…manca solo Belzebù. In bocca quel frutto viene forse un po’ a mancare ma qui mica stiamo pettinando le bambole! Questo è un vino di maschia consistenza, poco incline alla piacioneria e, se proprio mentre ci stiamo beando di quella sottile nota fumé ecco che ci stende con un diretto di radice di liquirizia. Da bere ascoltando “FOREST” dei SYSTEM OF A DOWN. (93+ Punti). 7. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI MONTEROTONDO “10 ANNI” 2011 (MAGNUM), VILLA SPARINA: da una vigna di ottant’anni un naso sicuramente seducente, di complesse dolcezze che spaziano dalla camomilla alla caramella mou passando per miele, zafferano e burro. Un accenno di fumé e un ché di frutta secca sono le ultime percezioni prima di un assaggio succoso e rotondo, in cui le dolcezze calcano la mano lasciando poco spazio a soffi balsamici e a quella sapidità che stenta un po’ a integrarsi. Il sorso si chiude tra burro e leggere amaritudini, segnato dalla forse eccessiva piacioneria del legno che è nota appena stonata in un vino di sicuro successo. (88/89 Punti). 8. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “GG” 2007, PRODUTTORI DEL GAVI: se qualcuno ancora non dovesse credere al fatto che l’unione fa la forza e dovesse pensare che le realtà cooperative (quelle che funzionano, quelle che fanno Qualità) siano una prerogativa del solo Alto Adige beh, ecco qui un vino che dimostra il contrario, a maggior ragione tenuto conto dell’annata di riferimento. Alla soglia della maggiore età questa bottiglia sembra fatta apposta per sorprenderci. Un naso di freschezza assurda, che sottigliezze di pesca e quasi banana provano inutilmente ad addomesticare, verde di lattuga e sedano, balsamico di erbe aromatiche infuse come anche la liquirizia che s’appropria del suo spazio sul palcoscenico gessoso. Il sorso è disarmante. Non vuole complicazioni, segue l’olfatto e attacca bottone con le morbidezze dolci della frutta lasciando pian piano spazio a tutti gli altri attori della compagnia su quel palco minerale dove, perfettamente allineati, s’inchinano riverenti all’edonismo della nostra sete. Determinante! Da bere ascoltando “THE GREAT GIG IN THE SKY” dei PINK FLOYD. (95 Punti) Roberto Alloi VINODENTRO  
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