Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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25 Dicembre, 2025

LAZIO IGT BIANCO "COLLE GAIO" by CASAL PILOZZO. La verticale.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 7 Giugno, negli spazi del MUSEO DEL VINO di Monte Porzio Catone si è tenuta una masterclass condotta con stile da Jacopo Manni e dedicata ad Antonio Pulcini, uno dei personaggi più iconici del panorama enoico laziale, e ad uno dei suoi capolavori in bottiglia, quel “COLLE GAIO” che primo tra tutti, celebrò l’importanza fino ad allora negata della Malvasia Puntinata.       ANTONIO PULCINI Antonio è stato un vignaiolo, si, ma mica era la strada che aveva scelto. La musica, il cinema, le Estati Romane, quelle vere, i viaggi (anche banchiere, ma quello dopo)… Vignaiolo ci diventa per necessità nel 1964 quando rileva i terreni di famiglia, fino agli anni ’80 dimostra di saper fare il vino ma anche e soprattutto di saperlo vendere, è uno vecchio stile, che sigla contratti con una stretta di mano e non si tira mai indietro di fronte a una nuova sfida. CASAL PILOZZO (quello eretto sopra i resti della villa che fu della sorella di Traiano) lo compra nel 1987, espianta e ripianta, Grechetto, Chardonnay, Merlot, Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e…la sua Malvasia del Lazio, quella che trova nei 3ha di COLLE GAIO cinquantenne e stanca e che ripropaga dalle marze delle piante migliori. Rifugge le mode, dirada quando altri farebbero carte false per produrre più del già troppo, gli danno dello scemo ma inizia a fare vini di spessore lasciando tutto il merito al Territorio e al Vitigno (e quei vini finiscono per essere gli unici rappresentanti del Lazio nei migliori ristoranti della Perfida Albione e degli States). L’ho sentito chiamare in tanti modi, anche “il Valentini della Malvasia Puntinata”, ma Antonio non aveva bisogno di paragoni, era Antonio Pulcini e…mica è poco! COLLE GAIO Non credo ci siano parole adatte a descrivere un vino come il “COLLE GAIO” Nasce a NE in un cru di 3ha a 400m/slm, figlio della terra e dell’acciaio cresce sotto 42 metri di tufi stratificati insieme a 240000 altre bottiglie, riempie nicchie e gallerie che da Monte Porzio Catone arrivano fino al Barco Borghese di Frascati, vegliato da un altare paleocristiano adorno (forse) di quei fiori di fava che sono collegamento tra i vivi e i morti… Sarà per questo che è u vino immortale!   LA VERTICALE Cinque i vini in degustazione, cinque opere d’arte che hanno attraversato il tempo per arrivare fino ai nostri bicchieri. Come sempre, in coda alla descrizione di ciascun vino troverete un personalissimo e inutile punteggio che, questa volta più di altre, Vi invito a considerare per il poco che vale. Capirete da Voi che per i vini assaggiati valeva più di ogni altra volta il fatto che fossero “quel vino, quella bottiglia in quel momento”. Il tempo lavora infatti in maniera spesso sconosciuta e la variabilità sensoriale tra una bottiglia e un’altra della stessa etichetta potrebbe essere stata notevole. Questa volta più di altre Vi invito dunque ad assaggiare di persona, CASAL PILOZZO Vi aspetta e, se doveste essere timidi, fatemi un fischio, Vi accompagnerò volentieri, saluterò Tatiana e Claudio e rinfrescherò con piacere il ricordo di una grande persona e la memoria gustativa di un vino che è tutto una storia. – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 1994: più che vulcanica mineralità il naso sembra raccontare gli idrocarburi nebbiosi della Mosella. Le sue durezze di erbe aromatiche (salvia e origano), di lama di ferro corrosa dalla ruggine, di fieno da imballare, di canfora, di polvere da sparo, regalano un profilo olfattivo tridimensionale, una moltitudine di spigoli a formare una sfera. La bocca è l’inaspettato! La freschezza dello zest di limone, la piccantezza dello zenzero…l’acidità prende per mano le dolcezze e su un sentiero salino si incamminano verso un orizzonte di tabacco e albicocca mai dimentichi delle note ferrose. 92 Punti. – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 1997: olfatto d’altri tempi, di composta eleganza, quasi un’immagine B&W, “slightly out of focus”, che costringe a socchiudere gli occhi, a immaginare con l’anima. Carnoso ma nordico, autunnale, dice di frutta bianca non matura, di foglie secche, di note di ghisa che creano un ponte con la 1994 e lo fa con una progressione da fuoco artificiale, un’esplosione silenziosa che riempie il naso di cherosene, toni empireumatici, calore di miele, zafferano, nocciole tostate. Il sorso è fine e intimista, sobrio, poco incline alle smancerie, Vi chiede di piacerVi così, senza inutili orpelli, s’aiuta con l’alcol quasi a scusarsi della mancanza di dolcezze, punta sull’agrume, affonda il colpo con il sale e Vi saluta con un solletico di pimento in gola e nell’ultima goccia, quella che sporca il calice, cela un animo di ricordi fatto di cenere e camino. Un vino che, da solo, vale il viaggio (qualunque esso sia). Da bere ascoltando “THE PASSENGER” di DAVID BOWIE. 95/6 Punti. – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2007: qui facciamo un balzo in avanti di due lustri e… Zenzero, finocchietto, incenso, un’ammiccante arancia amara, canfora, la buccia della pesca pelo compreso, mandorle, nocciole, sottili tostature, il giallo della ginestra, della camomilla e della frutta matura, la pace che regala l’odore delle pagine di un libro, la grafite di una matita che si consuma annotando pensieri… In bocca ha energia da vendere, arzillo, vivace, regala dolcezze affumicate e ruvida, salata mineralità, invita all’assaggio e alla pazienza, un sorso e un’olfazione, una crescita continua, un unicum spazio-temporale, il “Dorian Gray” dei vini. Maledettamente territoriale, forse il più fresco della batteria, forse il più complesso, sicuramente il più “rosso”. Appuntamento a tra una decina d’anni, per ora 91 Punti. – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2012: un saltino di altri cinque anni (sei con il prossimo vino che, come questo, sembrerà essere figlio di vendemmia). L’olfatto, pur vivace e diretto, sembra puntare sulle larghezze, esprime calore di frutta gialla e grasse tostature di nocciole, arachidi e pistacchi, il tutto in una atmosfera che vorrebbe dire di idrocarburi ma si esprime con una nota di lacca non proprio elegante. In bocca freschezza, sapidità, coerenza, contrasti dolci-salati a dettare il ritmo di un assaggio che, vista l’unicità di bottiglie del genere, sarà difficile ripetere per confermare o ribaltare il giudizio. 87/+ Punti (questa bottiglia in questo momento). – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2013: laddove il precedente esprimeva ampiezze, questo racconta verticali affilature. Fresco, boschivo, di canforata balsamicità, empireumatico per certi aspetti, forse poco espansivo si distende poi su toni di tè al gelsomino e mandarino. In bocca la nocciola comanda un assaggio che, nonostante un alcol più “presente”, vive della vibrante freschezza e di un profilo salino che sostituisce la mineralità con una nota di salamoia. 88/+ Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a Jacopo Manni per avermi invitato a una serata che ha celebrato Antonio Pulcini prima ancora che l’unicità dei suoi vini e GRAZIE anche a tutti Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui.         Roberto Alloi VINODENTRO  
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ASPETTANDO VINIAMO 2025. Molto più che un semplice "ingannare l'attesa". Arrow Right Top Bg

18 Dicembre, 2025

ASPETTANDO VINIAMO 2025. Molto più che un semplice "ingannare l'attesa".

IL COSA E IL DOVE Nell’ormai consueta cornice dell’HOTEL COLOMBO di Roma, lo scorso 15 Novembre è andata in onda ASPETTANDO VINIAMO, Evento organizzato da Stefano Minelli (MINELLI WINE EVENTS) e di cui la testata WINE TALES MAGAZINE era media pertnership. Una giornata per vagare da Nord a Sud nell’Italia del vino (con più di qualche digressione internazionale) per scoprire nuove storie o anche soltanto salutare vecchie conoscenze condividendo il piacere di un sorso insieme.   GLI ASSAGGI Circa 80 le Aziende presenti e oltre 300 le etichette in degustazione, davvero un percorso impegnativo (soprattutto avendo poco tempo a disposizione). Nessun programma e spazio alla fantasia, questo il mood con il quale mi sono calato nei panni del bravo assaggiatore. Ho zigzagato scartando, soffermandomi per passare oltre, tornando indietro facendo mente locale sul cosa avesse colpito la mia curiosità… Alla fine, tra i circa sessanta vini degustati ne ho selezionati nove a comporre l’ormai consueta e personalissima lista di “consigli per l’assaggio” da sottoporre alla Vostra attenzione. Dategli una letta prendendola con le solite lunghissime molle, lasciateVi condurre dalla Curiosità, provate di persona, fatemi sapere…condividete. – FALERNO DEL MASSICO DOP PRIMITIVO “DECANTO” 2021, CANTINA VEZZOSO (CAMPANIA): Vigna Barone custodisce impianti di settant’anni e da un ettaro di questi si produce questo Falerno scuro come gli inferi eppure di accecante luminosità, con quel frutto rosso maturo che orchestra una ensemble olfattiva di humus, spezie dolci, rabarbaro e allunghi balsamici. Sorso pieno e ricco, sorretto da tannini sostanziosi e vellutati, succoso e amaricante nel comunicare agrume chinotto, china, liquirizia e tabacco. 666 bottiglie di demoniaca piacevolezza (ora 665). 87++ Punti. – ASPRINIO DI AVERSA SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT 2020 MILLESIMATO, BARBATO 1907 (CAMPANIA): da sole alberate e dall’esilio per cinquanta mesi sui lieviti nasce uno spumate elegante, che regala al naso note di biscotti al burro e acini d’uva appena spiccati infarcite di salvia, fieno e lavica mineralità. Il perlage sottilissimo e la vibrante freschezza governano un sorso deciso da cui è difficile separarsi. 87 Punti.   – PAESTUM IGT FIANO “TRESINUS AUREUS” 2020, SANGIOVANNI (CAMPANIA): impianti di cinquant’anni e tre anni di riposo sui lieviti regalano un olfatto esplosivo che impone forza di volontà per staccare il naso dal calice. Un nodo gordiano di mela renetta, nocciola, chiodi di garofano, mimosa, eucalipto, agrume, macchia mediterranea, origano, timo, fumo di pietre sbattute e financo un ché di fornaio. Il sorso rinfresca e intriga, acchiappa, risveglia, ha struttura ed eleganza, sferica scorrevolezza e dinamica esuberanza. Un vino di filosofica concretezza. Da bere ascoltando “CREEP” dei RADIOHEAD. 89- Punti. – PAESTUM IGT AGLIANICO “MAROCCIA” 2016, SANGIOVANNI (CAMPANIA): s’approccia al naso con fare terroso, arido ed esplode poi in un fuoco artificiale di lamponi e ciliegie nere (anche in confettura e sotto spirito), seguono pepe nero, chiodi di garofano, grafite, liquirizia, macchia mediterranea, un appena di resina… Il sorso è un ripido pendio, una pietraia da percorrere a lunghi balzi tra ricchezze gliceriche, vivaci freschezze a compensare le frenate tanniche, e sapidità marine quasi piccanti. Un vino cui fare attenzione, ché i bicchieri si susseguono e i quindicigradialcolici non si sentono fino a quando non Vi alzate dal tavolo. 88+ Punti. – AOP CORSE CALVI BLANC “SESTO” 2024, ENCLOS DES ANGES (CORSICA): Vermentinu da impianti di mezzo secolo per un naso che alla prima olfazione rivela agrumi, bosso e salvia. Poi arriva la frutta gialla matura (anche esotica) e composta di mirabelle ad allargare il panorama e un soffio di fiori gialli (elicriso) e curry in chiusura. Sorso rotondo, grasso, sicuramente fresco e prepotentemente sapido con un finale marino che lascia vagare i pensieri. 88+ Punti. – AOC CORSE CALVI ROUGE “SESTO” 2020, ENCLOS DES ANGES (CORSICA): un po’ introverso e scorbutico nell’immediato, gli bastano un paio di giri di valzer per lasciarsi andare ai cespugli macchia mediterranea, al mirto, alla liquirizia, al pepe, alla menta, alla viola, alle morbide grassezze della marmellata di more, ai mirtilli. Sorso selvaggio, sanguigno, ferroso di temporale e vecchie battaglie; fine speziatura, struttura e potenza aromatica sposano la grana del tannino regalando un assaggio profondo. La Corsica del vino in un bicchiere. 88 Punti con un + perché mi va. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC MERLOT 2021, DI GASPERO FLAVIA E UMBERTO (FRIULI VENEZIA GIULIA): nella culla del Refosco di Faedis (che sia nell’ETICHETTA BIANCA 2019 che nell’ETICHETTA NERA 2018 avevano ed erano un po’ “troppo”) voglio dirVi di un Merlot che pur nell’intensità di un olfatto che, da local, definirei “penč” lasciandoVi con la curiosità del significato del termine, intrigava per rotondità di cioccolato e ciliegia e spigoli “cabernettizzanti”, verdi di bosco e orto. Il sorso regala un caldo abbraccio ciliegioso, una stretta di cioccolato e tannini che pareggia la viva freschezza regalando una bevuta fedele all’olfatto, dinamica e invogliante. Sa di “una volta” ma guarda avanti. 87++ Punti. – ETNA DOC BIANCO “ME GIOIU” 2023, FOTI RANDAZZESE (SICILIA): questo Carricante arriva da vigne di novant’anni che respirano l’aria frizzantina dei quasi mille metri con un carico di frutta matura e candita che prende subito possesso del naso stemperando l’acuminata presenza minerale degli aspri pendii lavici di Nicolosi grazie anche alla collaborazione delle grassezze di burro d’arachidi e spezie d’Oriente. In bocca freschezza e minerale sapidità si danno la mano e sostengono senza cedimento alcuno un sorso avvolgente fatto del ritmato alternarsi di dolci sensazioni pasticcere ed eleganti amaritudini di intricati cespugli di erbe aromatiche, pastosità di miele e allunghi di liquirizia fino alla lunga e persistente conclusione. 88 Punti. – DOLOMITI IGT MANZONI 2022 BIO, MASO FURLI (TRENTINO): inizialmente appena timido e poi verticalmente terpenico si apre presto al frutto privilegiando pesca e albicocca ma non disdegnando un ananas che avrei evitato per chiudere poi con profondi solchi minerali e sulfurei. In bocca l’acidità è vibrante ma la sostanza fruttata regala volume e ampiezza a un sorso leggiadramente sorretto dalle ampie spalle fresco sapide, che rivela sottili dolcezze di marmellata d’agrume e soffi mentolati. 88 Punti.   E QUINDI? E quindi grazie a Stefano Minelli per avermi invitato nuovamente a partecipare a questo suo bell’Evento, a tutti i Produttori per la pazienza dimostrata nel sopportarmi e a tuti Voi per avermi voluto dedicare il tempo necessario a leggermi fino a qui. È stata una giornata corta ma intensa, ricca di spunti di approfondimento (in primis pensando a una Corsica del vino assolutamente sconosciuta al sottoscritto) dopo la quale mi pongo in attesa di quel VINIAMOprimaverile di cui qui si è avuto solo un assaggio “in attesa di”. Appuntamento al 29 Marzo 2026. Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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VAN to Rome 2025. Due giorni con il vino Artigianale e chi lo produce. Arrow Right Top Bg

11 Dicembre, 2025

VAN to Rome 2025. Due giorni con il vino Artigianale e chi lo produce.

  IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana dell’8 e 9 Novembre u.s. gli spazi del MONK di Roma hanno ospitato VAN TO ROME 2025, fiera dei vini naturali organizzata dal V.A.N. Una due giorni dedicata a chi il vino lo fa “secondo natura” (leggasi: cercando di intervenire il meno possibile in campagna e in cantina). 25 Produttori “artigianali” (apprezzo che siano sempre meno quelli che si definiscono “naturali”) in rappresentanza di quell’Italia del vino che, da Nord a Sud, cerca di staccarsi da quelle che asserisce essere “ricette” preconfezionate, un’Italia enoica che sperimenta, valorizza e custodisce Territori e Tradizioni in un’ottica di rispetto e minima invadenza. GLI ASSAGGI Tanto ma non troppo in cui ficcare il naso, vecchie conoscenze e volti nuovi, conferme, qualche smentita, comunque sempre tanto da imparare da chi il vino lo fa e lo vive in prima persona cercando di spostare l’asticella ogni giorno più in alto anche in un settore dove l’approssimazione e troppo spesso ancora di casa. Dalle le diverse cose di cui mi sono impicciato ho selezionato otto proposte che mi piace porre alla Vostra attenzione, otto vini che Vi invito ad assaggiare criticando le mie scelte laddove non incontrino il Vostro gradimento sottolineando in cosa il mio personalissimo giudizio differisce dal Vostro. In ogni caso non date mai nulla per scontato e siate Curiosi…SEMPRE! – VINO BIANCO “ANIMAE” 2021, MCCALIN (ABRUZZO): un Trebbiano da botte scolma che sa di Jura ma che guarda l’Adriatico. Un olfatto incendiario, intriso di mallo di noce e caramella mou, fieno e incenso, macchia mediterranea e datteri, il tutto infarcito di un ché di puzzo di pietra sbattuta. In bocca seduce con dolcezze ben più che latenti, bella freschezza e salina sapidità. L’allungo? Lungo, mooooolto lungo! 87++ Punti. – VINO BIANCO “2VITE BIANCO” 2024, 2VITE (CAMPANIA): settanta parti di un Roviello che già alla fine del ‘500 se la comandava in termini di prezzo e il saldo di Caprettone del Vesuvio per un olfatto timidotimido che abbisogna di tempo perché gli si tirino fuori i pendii brulli del vulcano, il timo serpillo, gli agrumi maturi di una Costiera non lontana, la cera d’api, il miele, la pesca e l’albicocca mature ciascuno ad interpretare il proprio ruolo su un palcoscenico di minerale sapidità. Il sorso serve da discrimine, un incipit di morbida eleganza seguito da un’esplosione salina che apre la mente alla comprensione delle complessità olfattive. Lunghissimo, chiude su estreme piacevolezze vegetali-amaricanti che più che la mandorla ricordano il passatempo di masticare viticci. 88 Punti che forse si meritano anche un + (ma io sono notoriamente cattivo). – VINO ROSSO “2VITE ROSSO” 2022, 2VITE (CAMPANIA): Mercurio e Moschetti non so in quale percentuale ma Aglianico e Piedirosso 70 a 30. Un’annata ‘nzomma che costringe al pied de cuve e lascia che in bottiglia finisca un vino con una inapprezzabile volatile alta e quel pizzico di riduzione che sa di contadina tradizione e intriga il naso impicciando i pensieri lasciandoli vagare immaginando nebbie brettate. Bello il frutto rosso croccante che racconta ciliegie e fragole, fresca la scorza d’arancia, schiocca la mandorla fresca e profumano i gerani in una atmosfera balsamico aromatica difficilmente identificabile ma che racchiude salvia, timo, incenso, pepe, eucalipto. Il sorso confonde dietro acidità da Barbera la nobiltà dell’Aglianico e la costumanza del Piedirosso in un assaggio di saggia pazzia che sa di impossibile quadratura del cerchio e follia giovanile. Resto in finestra ad osservare, ché hai visto mai che un po’ di cura del vetro non gli faccia mettere “n’copp’ ‘a capa”. 87++ Punti. – BENEVENTANO IGP PIEDIROSSO “FEDERICIANO” 2023, BOSCO SANT’AGNESE (CAMPANIA): chi s’aspettasse un Piedirosso sbarazzino resterebbe basito di fronte alla potenza di una spezia che fa comunella con il frutto a creare una struttura di cui ciliegia e pepe sono armatura delle solide fondamenta olfattive e l’origano gabbia di ferro a imbrigliarle. Il sorso è un continuo rincorrersi tra viva freschezza, peposa speziatura e tannini fini ma affatto silenti. Il finale…beh, il finale è un lungo eco di lamponi e forse strizza un pochino troppo l’occhio alle piacevolezze (o semplicemente me lo aspettavo differente e più “di polso”) epperò ‘sto vino non è per niente male! 86++ Punti. p.s. da tenere d’occhio anche il Greco “CALVUS” che accosta un olfatto di scoglio a un assaggio di tannica personalità (più di qualche “mah”, assolutamente gastronomico e piacevolissimo), il Barbera del Sannio “COPPACORTE”, forse fin troppo semplice ma dotato di un fascino scorbutico e l’Aglianico “TOPEÈ” che…ne riparliamo tra un paio d’anni. – LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC SUPERIORE “MELANO” 2024, TENUTA SAN MARCELLO (MARCHE): in un quadro olfattivo di eleganza e intensità affatto comuni si distinguono nettamente violette e lavanda, mirtilli e visciole (‘sti marchigiani!), pepe e noce moscata da far impallidire i Syrah più orientaleggianti e poi, per chi sa aspettare, il caffè. Il sorso propone discola freschezza e l’abbraccio appena ruvido ma proprio per questo molto caloroso dei tannini. Succoso d’agrume lascia il calice con troppa facilità…dovrete riempirlo di nuovo. “IL” o “LA” Lacrima…singolare fluido per passioni sopra le righe. 88 Punti (ma forse di più). – VINO BIANCO “LE CESARINE” (e 20.20) 2020, DANIELE FAVARO (PIEMONTE): due vini in una descrizione, due vini riassaggiati a distanza di un parto (leggetene qui) per trovare il secondo che ha preso coscienza della nobiltà del frutto da cui proviene proponendolo come se fosse appena stato spiccato dal grappolo, con l’intensità di un quasi Traminer (ma non Gewürz) e la sottile intriganza delle spezie dolci; lungo, fresco, elegante… Il primo invece relega quel frutto sul sipario di un palcoscenico calcato da ortolane vegetalità di sedano e finocchio selvatico. Il sorso procura brividi leggendo le sottili, ammiccanti dolcezze che increspano i rimandi olfattivi allungandosi erbaceo sotto la lingua che vorreste schioccare. 88- – Punti. – VINO ROSSO “MIASS” 2020, BRICCO VISCONTI (PIEMONTE): “microvinificazioni in ceramica” recita l’etichetta, un claim che sa di lavoro certosino, di decorazioni enoiche per palati di porcellana. E invece i vini di Giorgio sono spesso dei cazzotti, come minimo dei benevoli scappellotti menati tra le risa e i bicchieri di tutti i giorni (mica roba da stelo e sofistici giri di polso). Ed è forse proprio in questa loro semplicità che sta la complessità dell’assaggiarli. Questo Dolcetto (vitigno che va trattato con pugno di ferro in guanto di velluto) racconta di un passato turbolento e di un oggi che, messo quasi da parte l’irruenza alcolica, culla il naso con lo sciabordio di una risacca di frutti rossi e di bosco pettinando arenili di erbe aromatiche. Accenni olfattivi di terra umida e funghi introducono un sorso che arriccia le labbra con freschezze e sapidità pimpanti e al contempo accarezza il palato con tannini di inattesa educazione e una chiusura di delicata dolcezza. 88 Punti (e prendeteVi tempo per assaggiarlo). – VINO BIANCO “HECATE” 2022, SATURNO (PIEMONTE): Cortese di nome ma non di fatto, orange non per convenzione ma nell’animo, che in una atmosfera piuttosto asfittica e vagamente casearia, lascia che risaltino toni di mela gialla matura, acacia e gelsomino su uno sfondo più salmastro che minerale. Sorso che taglia il palato con la sua affilata freschezza per poi lasciare spazio a un tannino che non fa sconti. Burbero ma di grande personalità, un vino con più di qualche BOH che si traducono in NI Maiuscolo ma da cui è difficile stare lontani e che si becca il mio premio “LEVATEMELO” (il perché sta forse in quell’HECATE che sa fare magie). 83- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tuti i Produttori che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di dedicare parte del loro tempo e del loro lavoro a me a alle mie divagazioni enoiche (in primis a chi, senza fare nomi, mi ha permesso di essere presente) e una “tiratina d’orecchie” agli Organizzatori per aver sfruttato non al meglio gli spazi offerti dalla location “ammucchiando” un po’ troppo i tavoli e per la scelta, liberissima ma mai condivisibile, di azzerare gli accrediti stampa. Il mondo del vino è fatto in primis di persone che faticano per produrlo, di gente che si spende per venderlo, di tanti che si beano di berlo e di qualcuno che si ostina a volerlo comunicare, eliminare uno degli anelli della catena non significa indebolirla ma troncarla e il mondo è fatto di connessioni. Appuntamento al 2026 (con tante speranze) Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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CHIANTI CLASSICO Vintage Edition. Un viaggio nel tempo e nella storia Arrow Right Top Bg

4 Dicembre, 2025

CHIANTI CLASSICO Vintage Edition. Un viaggio nel tempo e nella storia

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 3 Novembre, negli ampi ed eleganti spazi del PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI di Roma, il CONSORZIO CHIANTI CLASSICO (in collaborazione con VINÒFORUM) ha organizzato CHIANTI CLASSICO VINTAGE EDITION, un Evento dedicato a un vino, a un simbolo (il Gallo Nero) e a una storia lunga cento anni. Più di 40 Produttori, più di 150 vini in degustazione…un viaggio tra le annate più iconiche di uno dei vini più iconici del nostro Paese e come se non bastasse spazio anche all’Olio DOP Chianti Classico e al Vin Santo del Chianti.   LA MASTERCLASS Riservata alla stampa e agli addetti del settore, nella mattinata si è tenuta una masterclass “unica”. Condotta da Giuseppe Carrus ha presentato ai presenti 10 etichette di 10 Aziende differenti che abbracciavano cinquant’anni di Storia. Un viaggio nel tempo iniziato nel 2015 e conclusosi nel 1974 alla ricerca di Emozioni trattenute da un tappo, bottiglie che come lampade di Aladino liberavano geni dedicati al nostro edonistico piacere. Mi sono trovato di fronte arzilli vecchietti e signori di mezza età con qualche acciacco ma è stata davvero una gran bella esperienza che come sempre condivido con Voi per tramite delle mie consuete scempiaggini che Vi invito a prendere con le molle. I VINI – CHIANTI CLASSICO DOCG “VIGNA BARBISCHIO” 2015 RISERVA, MAURIZIO ALONGI: da una annata esemplare un Chianti scuro come il bosco che avvolge la vigna, scorbutico come solo i Sangiovese di razza sanno essere, racconta terra e pietre, la ciliegia si (ma con moderazione) e le amaritudini di liquirizia a gogo, il rabarbaro e un soffio di menta a rinfrescare. In bocca è lungo e profondo, a rimarcare pietrosa mineralità e terra umida e fungina facendo leva su tannini bischeri ma che mai vanno contro il sorso, anzi… La frutta ha corpo ma non mostra i muscoli e l’allungo è un gioco di sguardi tra spezie e liquirizia mai doma. Paradossalmente ancora giovane e, al di là del punteggio, un vino per emozioni forti BDSM. Da bere ascoltando “FIRE WOMAN” dei THE CULT. 88+ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “CAPANNELLE” 2012 RISERVA, CAPANNELLE: il naso picchia duro sul frutto, rosso e molto maturo, nero addirittura, lasciando poco spazio ai fiori, più alle erbe aromatiche e tanto al bosco con le sue balsamicità (compreso un accenno di selvaggina). In bocca il frutto percepito al naso è tangibile, materico, quasi cremoso e il tannino ancora “hard” dà la mano all’acidità per tenerlo a bada. Chiude evidenziando liquirizia e amaritudini erbacee di vermouth. 87++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNETO DI CAMPOLUNGO” 2010, LAMOLE DI LAMOLE: rosso di frutto, ruggine e passata di pomodoro si allunga poi sui toni più scuri della nocciola tostata, del cuoio, del tabacco, del cioccolato a maro e del caffè. Anice e legna sopravvissuta al camino salutano l’olfatto e introducono un sorso che, da una annata così vispa mi aspettavo più “aggressive” e forse meno profondo, tannini e verticale freschezza battono il ritmo tra squilli di spezie e graffi di sale lasciando a balsamicità di liquirizia il compito di gestire il lungo finale. 88- – Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA LA PRIMA” 2010, CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO: la ciliegia matura cede all’irruenza della prugna in un incedere di morbidezze scure e quasi tronfie; un peccato di superbia da confessare nel raccoglimento di legni benedetti di una sacrestia. In bocca quel quid di Merlot s’atteggia a Cabernet regalando note vegetali da accostare a i ritorni di frutta e alle spezie e il finale gioca la carta dell’alcol per nascondere la palpebra un po’ calata di una comprensibile stanchezza. 86++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “LE CINCIOLE” 2009, LE CINCIOLE: un olfatto boschivo e resinoso che tra spezie e menta non lesina la ciliegia e i piccoli frutti, la cannella e lo sparo del fucile, la terra e le viole. Sorso di vibrante acidità, energico, elettrizzante, una spinta verticale che bilancia perfettamente quell’appena di alcol lasciato in eredità dall’annata calda facendo leva anche sui tannini delicatissimi e su una sapidità profonda che sembra voler allungare il sorso all’infinito. Un vino splendido. 89 Punti (con forse un -). – CHIANTI CLASSICO DOCG “BERARDO” 2008 RISERVA, CASTELLO DI BOSSI: l’olfatto racconta sfumature di frutti di bosco tra freschezze di eucalipto, erbe aromatiche, arancia rossa e tamarindo. Sottile ma acchiappante la nota di tabacco dolce, elegante quella della rosa, terragna quella del bosco secco punteggiato di funghi. Sorso brillante e cremoso, scarno pur nella sua ricchezza di rimandi fruttati, dettagliato nelle didascalie minerali e speziate, profondo nel finale. 87+ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “CASTELLO DI VOLPAIA” 2003 RISERVA, CASTELLO DI VOLPAIA: da un’annata torrida un olfatto che tradisce un “di troppo” di alcol prima di regalarVi tutta la sua freschezza medicale, il frutto ancora presente (anche se sotto spirito), le viole, il pimento, il cuoio, una stretta terragna e screpolata… Il sorso ha la tensione e la grinta di chi non vuole arrendersi al trascorrere del tempo, l’incedere ritmato di una freschezza ancora vivissima e di una sapidità mai doma, s’aggrappa coi tannini a un palato di more e spine, si concede una gentilezza di viole e si lascia andare a una chiusura piccante, speziata, peposa che il Syrah “levate proprio” Grintoso come pochi. Quasi 90 Punti (QUASI). – CHIANTI CLASSICO DOCG “LA SELVANELLA” 1990 RISERVA, VIGNETI LA SELVANELLA – MELINI: timo e mentuccia aprono un lungo corteo balsamico che introduce un olfatto di profonda ed elegantissima complessità. Focalizzate bene un bosco secco, il rumore delle foglie sotto le scarpe, cogliete le more e bestemmiate le spine, l’appena di selvatico è presenza che incute timore ma non spaventa. Poi s’acquieta tra prese di tabacco e liquirizia, legni nobili e scorze d’arancio sulla piastra dell’economica. L’assaggio aiuta a percepire l’evoluzione a livello tattile, vi viene la pelle d’oca nel sentire dal frutto racconti di una gioventù che era e di cui non si vuole serbare soltanto il ricordo, l’acidità è guizzo che sorregge un tannino sfinito ma non ancora domo e/o stridente. Lucido nel suo infinito viale del tramonto. Da un’annata storica un vino imperdiBBile! 93 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “MONTERAPONI” 1988, MONTERAPONI: il naso racconta di una evoluzione spintissima, di una maturità raggiunta e di qualche acciacco “di gioventù”. Apprezzabile il tentativo della vena “campagnola” di distogliere l’attenzione da un frutto ormai stanco lasciandoci concentrare su un bordo del calice che racconta freschezze di sottobosco e tostature. In bocca rialza la testa, il sorso sembra caricarsi di energia con il trascorrere dei minuti, la freschezza stampella il frutto rendendolo più pieno e vivace. Nel complesso va sottolineata l’omogeneità tra sorso e olfatto e soprattutto va ricordata l’estrema variabilità tra bottiglie differenti quando si tratta di annate del genere. 85++ Punti con tanto rispetto. – CHIANTI CLASSICO “IL POGGIO” 1974 RISERVA, CASTELLO DI MONSANTO: facevo la terza elementare quando questi 75cc di vino finivano in bottiglia e, anche solo per rispetto, vale la pena aspettare che si stiracchi le membra intorpidite. L’ultimo della batteria, quello che non sai cosa ti riservi, si presenta con un’introduzione di salvia, origano e soffi di eucalipto, introduzione a un dopo umido e vegetale che tra fresche succosità d’arancia lascia cresca un quid animale, un cavalcare a pelo ma con nobile portamento tra ombre scure di liquirizia e sottobosco. In bocca è ampio e passionale, ancora fresco (quel tanto che serve a gestire l’alcol), a mostrare con orgoglio tannini d’altri tempi e lasciare spazio a quella frutta prima solo accennata al naso, a ricordarne di secca e disidratata, a sorprendere con una spezia d’Oriente inattesa in un vino dell’Ovest. Un capolavoro ammantato di complessità e vita. Bottiglia fortunata la mia? Può essere, mezzo secolo di vetro fanno saltare il banco delle possibili variabili, in ogni caso un vino esperenziale. Quasi 96 Punti e il mio personalissimo premio RITORNO AL FUTURO. A LATERE Impossibile rinunciare a dedicare l’intero pomeriggio al vagare tra i banchi d’assaggio chiacchierando con i tanti Produttori presenti sempre disponibili a presentare e condividere i frutti del proprio lavoro. Tra il tanto che ho assaggiato ho scelto sette etichette che ho ritenuto essere particolarmente degne del Vostro interesse, cercatele, assaggiatele di persona e condividete le Vostre impressioni.     – CHIANTI CLASSICO DOCG 2003 RISERVA, CASTELLO DI VERRAZZANO: un naso da esplorare, da subito scuro di bosco, a declinare cortecce verdi e muschio, terra umida e funghi. Poi luminoso di ciliegie rosse e nere, prugne, datteri, mandorle e direi…ginestre su uno sfondo minerale rinfrescato da brezze di eucalipto. In bocca non china il capo e mostra ancora una fiera acidità pur cedendo alle morbidezze della frutta nera e alle carezze di tannini ormai canuti. Chiude sottolineando sapide piccantezze e strizzando l’occhio a balsamicità di tisana. 88 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “ROLANDO 2009” 2020 RISERVA, GIACOMO GRASSI: il naso racconta della maturità del frutto, quella prugna appena ossidata, la confettura di mirtilli… Ma colpiscono le note dure della noce, la presenza della terra quale legante con il cielo, ancora per non perdere la rotta seguendo le sirene di quel velo di spezia che fa sognare… Sorso succoso, a richiamare una frutta che i bischeri tannini strappano un pochino sul palato a suon di verdi scudisciate. Un vino affatto facile, che sa di Territorio e Tradizione ma che guarda avanti. Da riassaggiare con calma, molta calma. 88++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “BRAGANTINO” 2020, MONTERAPONI: olfatto potente e profondo, che sciorina note scure di bosco, erbe, spezie, caffè e cacao amaro prima ancora che la succosa freschezza delle ciliegie e la delicatezza delle viole. In chiusura s’incupisce di nuovo, evidenziando una precisa mandorla amara e grafitica mineralità. In bocca, quella timida inclinazione rustica prende coraggio e si mostra senza vergogna governando un sorso basato, sulla tensione gustativa, sul frutto preciso, su una progressione gustativa che freschezza e minerale sapidità rendono sempre più succosa Davvero un bel bere! 89 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “SILLANO” 2020, TERRENO: naso poco incline a farsi accarezzare, selvatico, rustico, scontroso nel proporre prima le durezze erbacee e le sapide impressioni di pomodoro essiccato piuttosto che le dolcezze fragolose e l’incedere lento ma inesorabile di una ciliegia che ben si delinea al sorso. Un sorso segnato in verticale dalla freschezza e in orizzontale da quella terra dalla quale il vino non sembra volersi staccare. Svuotato il calice resterete incollati a quell’ultima goccia che ne sporca le pareti e, cercando di etichettare un vino cui l’etichetta sembra stare stretta, lo definirete forse un po’ punk ma prenderete questo come scusa per riempire di nuovo il calice. Un vino che fa pensare, un vino per non pensare. 88++ Punti (ma solo perché io sono cattivo). – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA MONTEBELLO SETTE” 2022, TOLAINI: olfatto ricco, a evidenziare il frutto pieno, la fragola, la prugna, le more e i graffi sulla pelle per coglierle, il tutto avvolto in una vena balsamica che racconta la calma di una presa di tabacco dalla sacca di cuoio, la radice di liquirizia, l’alloro, una viola colta e tenuta in bocca dal gambo ad allargare il respiro. Sorso generoso, morbido, reso leggiadro dalla dinamica dell’impronta salina e da tannini scarmigliati e ancora poco avvezzi ad annodarsi la cravatta. Ricordo ancora la 2021 assaggiata qualche mese fa e qui siamo un po’ più di un gradino sotto, sempre molto in alto, per carità, ma la gioventù è un peccato che va scontato. 90 – – Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “MONTEBELLO VIGNETO N° 7” 2010 RISERVA, TOLAINI: nell’ultima annata prima di trasformarsi in GRAN SELEZIONE unisce la maturità del frutto (ciliegia nera, prugna e lampone) a note di sottobosco pigiando forte il piede sull’acceleratore delle spezie d’oriente, sulla cannella, sui legni nobili, il sandalo, l’incenso, la menta… Il sorso ha la saggezza degli anni, la calma dei tannini, la rilassatezza di chi sa. Ha perso un po’ di verve, ma la criniera imbiancata non doma lo spirito del leone. 89 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “FANATICO” 2020, VILLA TRASQUA: il naso dipinge un bosco di ombre, terra e piccoli frutti cui ciliegia, melagrana e arancia rossa aggiungono luce e le spezie sognanti atmosfere rese vieppiù misteriose da sensazioni cinerine. Il sorso è goloso e di grande freschezza, inciso da graffiante sapidità e tannini sicuramente di rango ma un po’ chiusi nel pur elegante finale. 89 Punti con forse un +.   E QUINDI? E quindi GRAZIE al CONSORZIO CHIANTI CLASSICO per avermi ospitato e a tutti i Produttori che hanno avuto pazienza e buon cuore nel raccontarmi e nell’ascoltare le mie personalissime impressioni. È stata una giornata davvero unica che spero possa ripetersi anche in futuro, perché il vino sa scavare nei nostri ricordi come le foto che conserviamo gelosamente in soffitta e racconta cose che troppo spesso non abbiamo la predisposizione d’animo per ascoltare.     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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DERTHONA ON TOUR. Il Timorasso sbarca a Roma Arrow Right Top Bg

27 Novembre, 2025

DERTHONA ON TOUR. Il Timorasso sbarca a Roma

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 27 Ottobre gli ampi spazi del GARUM – MUSEO DELLA CUCINA di Roma hanno ospitato la tappa romana del DERTHONA ON TOUR, Evento promosso dal Consorzio di Tutela dei Vini Tortonesi e organizzato da VINÒFORUM. 18 Aziende per raccontare un vino ma soprattutto un Territorio (o forse un vino che è simbolo di un Territorio).     IL TIMORASSO E DERTHONA O DERTHONA E IL TIMORASSO? Il Timorasso rischiava di essere solo un lontano ricordo quando nel 1985 Walter Massa decise che era ora di invertire la rotta. Un solo ettaro su milletrecento, una voce sola fuori dal coro, una voce cui nel 2000 si unirono altre. Da uno gli ettari divennero tre e oggi sono 440 (330 idonei alla DOC) e da una le voci sono oggi 114. Quelli che un quarto di secolo fa erano solo mormorii sono oggi un canto corale, il punto di arrivo di un percorso che nel nome DERTHONA (l’antico appellativo della città di Tortona) racchiude un vino un Territorio e una Storia scindendoli in qualche modo dal vitigno e al contempo legandoli a filo doppio con lo stesso. Un nome per un unicum (come già era per il Barolo e per il Chianti e come dallo scorso anno è per Matelica) da proteggere, comunicare e rispettare in nome della Qualità. GLI ASSAGGI Tredici vini, uno per ciascuna delle tredici Aziende che sono riuscito ad assaggiare per ringraziarle tutte e per uscire dal seminato delle mie solite “TOP QUALCOSA” che altrimenti avrebbero necessariamente lasciato qualcuno con la bocca asciutta. In ogni caso, di Qualità da provare ne avete fin troppa! Date una letta ai miei personalissimi voli pindarici, criticate, suggerite, condividete e soprattutto…assaggiate!   – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “FILARI DI TIMORASSO” 2014 RISERVA, BOVERI LUIGI: olfatto di raffinata aromaticità, che snocciola in ordinata successione anice e lavanda, origano e incenso, ginestra, pompelmo, mandarino, timo, maggiorana, sottili peposità, mandorle, nocciole, idrocarburi pronti all’accensione… Sorso di sorprendente agilità, mai tronfio, che ripropone i descrittori olfattivi sottolineando le erbe officinali e le mandorle amare su un foglio di luminosa freschezza, lunghissimo. Da una annata “complessa” un vino che racconta ma che ha in serbo ancora tante altre storie. 89+ – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO “PITASSO” 2022, CLAUDIO MARIOTTO: cespugli di macchia mediterranea avvolgono anice, camomilla, miele, zafferano, resine nobili e lavanda in una atmosfera diffusa di idrocarburi. Sorso austero e verticale, succoso, pieno, salino, con un finale lungo e di grande soddisfazione. 88++/9- Punti.   – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO TERRE DI LIBARNA “ARCHETIPO” 2018, EZIO POGGIO: con classe e intenzione lascia che il naso si affermi senza essere invadente, regalando gialle sensazioni di ginestra, pesca e albicocca in una atmosfera in cui l’idrocarburo è ben più che sottile presenza. Il mare e le erbe aromatiche arrivano con calma e introducono a un sorso morbido e sostanzioso, sorretto con leggiadria dalla viva freschezza e da una sapidità di selvatica eleganza. Chiude lungo e in agilità, suggerendo spezie e dando soddisfazione. 88++ Punti. – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “SCALDAPULCE” 2021, BORGOGNO: mele, susine e mandorle precedono fiori d’acacia, biancospino, miele e sensazioni che più che idrocarburi ricordano il puzzo delle pietre sbattute. Sorso ricco, che riempie e che vede il proprio peso sorretto con sorprendente agilità da solide colonne fresco-sapide che ne sollevano la consistenza conducendoci ad un finale di intensa mineralità. Da dimenticare in cantina. 90/++ Punti. – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA 2020, LA COLOMBERA: un naso che lascia che ginestre e biancospini diano la mano a vegetalità di felce, erbe aromatiche, miele e gessosa mineralità. Sorso caldo e morbido, di ottima struttura, viva freschezza e decisa sapidità con un finale lungo giocato tra sale e limone. 88- Punti.     – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “MONTECITORIO” 2022, VIGNETI MASSA: tra mele mature, meloni invernali e ginestre alzano la voce sambuco, salvia e mentuccia, miele e nocciole mentre limoni e ampie ventate pietrose sferzano l’aria. Sorso pieno, massiccio, caldo, di immediata, svettante freschezza che si espande presto in grandangolari panorami che richiamano i descrittori olfattivi calcando la mano sull’importante sapidità sulla quale poggia il lungo finale. 89– Punti. – VINO BIANCO MACERATO “POLIEDRO” 2021, VIGNETI REPETTO: non sono un fan dei vini macerati ma qui armonia e complessità si danno di gomito proponendoci un naso di mela cotogna, albicocca matura, zafferano, camomilla, pasta di mandorle, erbe aromatiche, miele, un balsamico che vuole sgattaiolare fuori… Il sorso è ricco, rotondo, caldo ma tenuto perfettamente verticale dalla viva freschezza, da una sapidità mai doma e da quel tannino che stuzzica la beva ritmando l’assaggio. Chiude lungo, davvero lungo su note di camino spento e pensieri. 88++ Punti. – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO PICCOLO DERTHONA 2024, LA STELLARA: olfatto semplice, lineare e diretto nel sottolineare erbe aromatiche e di campo spingendo poi sui toni dell’agrume. Il sorso ne evidenzia la gioventù, sottolinea la frutta, indica un equilibrio ancora in divenire e ci lascia con belle speranze per il futuro. 84 Punti.     – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO “BIANCORNETTO” 2018, TERRE DI SARIZZOLA: al naso si percepisce un coro di albicocca, mandarino, ginestra e nocciola cui si aggiunge un sospiro di mela Granny Smith e il sottofondo marcante dell’idrocarburo. Il sorso è morbido ma tenuto costantemente vivo dalla verticale freschezza e dall’evidente sapidità, importante ma snello e agile con un lungo e piacevolissimo finale. 88 Punti.   – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “MUNTÀ (L’É RUMA)” 2022, VIGNETI GIACOMO BOVERI: naso dinamico, scorbutico forse, giallo di mimosa, ginestra e pompelmo, verde di prugna acerba e finocchio selvatico sottende toni di mandorla, note fumé, pietra e un ché di tartufo che sa di rustica eleganza. Sorso dinamico, stratificato; l’elettrica freschezza e la rullante sapidità ne ritmano l’assaggio giocando con rimandi di roccia e frutta fino alla chiusura che racconta pepe e pasticceria di mandorle. 88++/89- Punti. – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “REGINA” 2022 DAVICO STEFANO: olfatto complesso che spazia dal tè alla scatola di sigari, dallo zest di limone alle erbe officinali, dice di pera e spezie e sottolinea un ché di salmastro. In bocca mostra solida struttura, al calore associa grande acidità e s’allunga (ma s’allunga s’allunga) su ricordi di frutta secca e dolcezze in una atmosfera elegantemente fumé. 86+/7- Punti.   – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO “ZERBA ANTICA” 2022 RISERVA, VOLPI: si apre al naso su sentori di frutta gialla (fin troppo matura) prima di raccontare agrumi canditi (anche rossi), miele, fiori d’acacia e accenni di idrocarburo. Sorso delicato, di compita raffinatezza, materico ma ben snellito da freschezza e verticale sapidità, complessità aromatica pari a quella dell’olfatto e con un finale di rispettabile persistenza. 87 Punti.   – COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA 2016, CASCINA GENTILE: un olfatto complesso e articolato che racconta di pera e albicocca, cera d’api, dolcezze di crema pasticcera e amaritudini di quasi birra, gentilezze di camomilla e rombi di idrocarburi. In bocca “pesa” ma mostra vibrante acidità e animo profondamente sapido nel ricordare i descrittori olfattivi sottolineando l’idrocarburo e lasciandoci, nell’ultima goccia che sporca il bicchiere, sensazioni di menta, spezie e mandarino. 89- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli Organizzatori e a tutti i Produttori che mi hanno sopportato, è stato un pomeriggio intenso che mi ha consentito di toccare con mano quanto, in un mondo del vino in globale contrazione, il DERTHONA sia eccezione alla regola e quanto, in questo, conti l’avere una rete di giovani Produttori determinati alla crescita di un progetto culturale oltreché enoico.       Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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TUTTI I COLORI DEL BIANCO. I Bianchi d'Italia visti da GoWine Arrow Right Top Bg

20 Novembre, 2025

TUTTI I COLORI DEL BIANCO. I Bianchi d'Italia visti da GoWine

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 23 Ottobre, nelle sale dello STARHOTELS METROPOLE di Roma, l’inossidabile GoWine ha organizzato l’appuntamento romano con TUTTI I COLORI DEL BIANCO, Evento dedicato ai grandi vini bianchi italiani. GLI ASSAGGI 35 Aziende da 14 diverse regioni, tante etichette in cui ficcare il naso, tante storie da sentire, tante cose da imparare. Questi i numeri di un Evento che, come da tradizione, vuole essere “a misura di assaggio”, un appuntamento con nomi noti ma soprattutto non, per raccontare un’Italia del vino diversa dal solito. Diversi i Produttori presenti di persona e più di qualche etichetta presentata in forma di “mini-verticale”. Tra i circa quaranta assaggi ho selezionato una “TOP ELEVEN” di suggerimenti, date una letta alle mie personalissime considerazioni, criticatele, suggeritemi qualcosa tra il tanto che mi sono perso e…condividete. I PEZZI DA NOVANTA – ALTO ADIGE SÜDTIROL GEWÜRZTRAMINER “NUSSBAUMER” 2018, CANTINA TRAMIN (ALTO ADIGE): un mix di cedro, sambuco e finocchio selvatico apre un olfatto di profonda complessità, reso più delicato dalle rose gialle e da morbidezze d’acacia. In bocca è caldo, di materica glicericità, l’ingresso è burroso, pasticcere di mandorla pralinata, ma nulla sacrifica freschezza e potente sapidità, un lunghissimo, infinito ricordo dei descrittori olfattivi che culmina in amaritudini di osso di pesca. 90 Punti (con forse un +). – GAVI DEL COMUNE DI GAVI “BRUNO BROGLIA” 2020, BROGLIA (PIEMONTE): l’olfatto sciorina con delicatezza ananas e cedro mela e rosmarino, acacia, sottili peposità e scoppi pirici. Il sorso…il sorso è un diretto da KO, impietoso come Roberto Duran Vi mette al tappeto con le urla di una mandorla che scimmiotta l’armellina della pesca irridendovi con un gioco di piedi di freschezza e sapidità degno del miglior Muhammad Alì. 91 Punti.   GLI ALTRI – CAMPANIA IGP FALANGHINA “AMARSÒ” 2024, TENUTA GREGORIO (CAMPANIA): una falanghina che fonde il giallo dei fiori e della pesca nostrane con quello bananoso dei tropici, accennando ad albicocche e non dimenticandosi di richiami vulcanici al Territorio. Sorso fresco, scorrevole, semplice ma affatto scontato, che ripercorre i descrittori olfattivi in un crescendo di minerale sapidità. C’è ancora diverso lavoro da fare ma le premesse… 85- Punti. – ROMAGNA DOC BIANCO ORIOLO “PUNTO A CAPO” 2024, LA SABBIONA (EMILIA ROMAGNA): vagando nel poco frequentato mondo dei Trebbiani si fanno incontri sorprendenti, come questo rappresentante romagnolo che scardina una volta di più il concetto del “è solo Trebbiano). Impertinente nel suo rivendicare profumi che non ti aspetti propone ventate amaricanti di salvia a contrasto degli accenni di mela gialla e una nota rustica e pollaiola, magari poco elegante ma sincera e maledettamente intrigante che farebbe impallidire i cugini d’oltralpe. Sorso fresco, vegetale, sapido ma non dimentico di dolcezze fruttate, ruvido come una mano che lascia la vanga per tergersi il sudore, tenero come uno scappellotto, rumoroso come una risata, fotogrammi di vita senza filtri, in puro stile felliniano. Da non mancare. Da bere ascoltando tutto “SAND IN THE VASELINE” dei TALKING HEADS. 89 Punti. L’Azienda di EMILIO BULFON (scomparso nell’Aprile dello scorso anno) meriterebbe ben più che qualche riga non foss’altro per la riconoscenza che l’ampelografia italiana deve al suo fondatore ma, qui e in attesa di spazi più ampi, Vi dico di due etichette soltanto, interpretazione di quell’Ucelut che, almeno a Pinzano, non è più un semplice “tranello” in cui far cadere i pennuti golosi e a un derivato. – VENEZIA GIULIA IGP “BLANC DI RUGEL” 2024, EMILIO BULFON (FRIULI VENEZIA GIULIA): un olfatto ampio e contrastato, che accosta dolcezze di frutta matura (in gran parte tropicale) ad amaritudini di erbe di campo, finocchio selvatico, menta e salvia, sottolineandole con orientali speziature. In bocca l’accenno di vaniglia percepito all’olfatto diventa sottaciuta dolcezza che strizza l’occhio alla decisa sapidità, la frutta marca ma sono rosmarino e menta ad alzare la voce. Trasversale ma mai di traverso (peccato solo per un allungo un po’ “stentato”). 86++ Punti. – VENEZIA GIULIA IGP UCELUT PASSITO 2024, EMILIO BULFON (FRIULI VENEZIA GIULIA): pur in una atmosfera di intense dolcezze di acacia e miele, sono le note amaricanti quelle che alzano la voce: la noce (e il mallo), la mandorla (o forse l’armellina della pesca), un tocco di anice e sambuco. Sorso di dolcezza importante ma mai totalitaria, tenuta a bada e addirittura imbrigliata dall’affilata freschezza. Lungo e ampio il finale giocato sui contrasti dolci-amari dei descrittori olfattivi. 87+ Punti. Da sottolineare il fatto che lo stesso vino è base portante per il “VERMUT Ù”, nettare in cui le aromaticità erbaceo-vegetali del vitigno (quelle ben distinguibili nella versione “secca”) sposano magnificamente le erbe aggiunte in infusione regalando emozioni che mi portano indietro di cinquant’anni. “Ù” va bene prima del pasto e va bene dopo il pasto, semplicemente “va bene” (e non è poco). – VINO BIANCO “MENAGE À TROIS” 2024, CANTINA LE MACCHIE (LAZIO): un “trio” che poco lascia all’immaginazione. Il Moscato crede di guidare le danze dall’alto delle sue dolcezze ma il Traminer supplisce all’arrembante gioventù con l’esperienza, sa quali corde toccare e il Riesling…la fa facile, giocando la carta dell’esilità rarefatta dei mille metri. Un vino audace come l’immaginario che evoca. 88++ Punti. – VINO BIANCO “SCARPE TOSTE UNPLUGGED” 2024, CANTINA LE MACCHIE (LAZIO): un Gewürztraminer affatto “de noartri”, “tosto” come le scarpe che indossa, “crucco” (o reatino?), intenso e poco incline a farsi lisciare il pelo dice di profumi di bosco resinoso, spezie esotiche come la frutta che racconta, miele, erbe aromatiche, sassi taglienti… In bocca respira e mette la testa a posto, sostanza e freschezza in funambolico equilibrio accompagnano un brivido tannico che corre lungo la schiena e il finale…è nel prossimo bicchiere. È ancora giovane, aspettatelo. 88 Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI CLASSICO DOCG “UTOPIA” 2011 RISERVA, MONTECAPPONE (MARCHE): al naso propone tipicità ed esotici (o “erotici”?) scenari, l’amaro della mandorla sposa quello dell’arancia, il pompelmo la pesca gialla, l’ananas la ginestra…poi fieno, salvia, confetti e…indovinate!? In bocca la sostanza è abilmente mascherata da sapidità salmastra e freschezza, s’accenna al burro e si perfezionano i contorni della frutta in una progressione in cui l’acidità non cede di un millimetro. Una enclave della Mosella in terra marchigiana. 89- Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO EXTRA BRUT “NOBIL” 2018, GERLOTTO (PIEMONTE): un altro “nebbione” di luminosità assolutamente contraria all’Associazione di cui fa parte, giallo di fiori e di mielizie pasticcere che accompagnano i lieviti e accenni idrocarburici che…mi lasciano curioso di assaggiare annate con un po’ di vetro in più. Sorso intenso, cremoso, ricco, a sottolineare agrumi succosi con contadina nobiltà. Lungo e interessantissimo. 87++ Punti. –  SOAVE CLASSICO FOSCARINO DOCG SUPERIORE “FOSCARIN SLAVINUS” 2022, MONTE TONDO (VENETO): naso inizialmente dimesso, timido nel raccontare dolcezze di tiglio e crema al limone. Poi prende coraggio e sfodera l’arma dei tropici, e di una decisa mineralità che ben pareggia delicatezze di mimosa. Sorso ampio di nobile struttura e didattico equilibrio fresco-sapido, morbido, suadente e con una persistenza invidiabile. 88+ Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GoWine per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di sopportami. È stato un pomeriggio intenso e ricco di spunti di approfondimento per il prossimo futuro, oltreché la conferma che l’Italia dei vini bianchi è un mondo tutto da scoprire e di cui troppo spesso ci si dimentica (soprattutto in certi territori).     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO. La masterclass (by GAMBERO ROSSO) Arrow Right Top Bg

13 Novembre, 2025

CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO. La masterclass (by Gambero Rosso)

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 21 Ottobre, le sale della GAMBERO ROSSO ACADEMY di Roma hanno ospitato una masterclass dedicata ai vini di CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO, storica realtà di Greve in Chianti nata nel 1964 per volontà di Federico Secondo Matta, piemontese giramondo capace di portare il buon bere nella Londra dei primi del ‘900 e costruire poi un’Azienda che valorizza il Chianti e non dimentica la Maremma.       CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO Prima di essere acquisito dalla Famiglia Matta il Castello aveva sulle spalle già otto secoli di una storia che, nel rinascimento, ha visto tra i suoi protagonisti anche un Leonardo da Vinci intento a dipingere la Gioconda. L’Azienda nasce dall’occhio lungo di un Federico Secondo Matta che da cameriere parigino a sommelier di una Londra sonnacchiosa ha saputo traviare la perfida albione con il CAMPARI e con quei GANCIA e TIGNANELLO che se oggi sono sulla bocca di tutti all’epoca erano un salto nel buio. Alla guida dell’Azienda c’è oggi una seconda generazione rappresentata dall’elegante e molto “british” John Matta, laureato in enologia ad Alba e custode al contempo della sacralità del Sangiovese e dell’internazionalità di vitigni come il Merlot e il Cabernet Sauvignon. LA MASTERCLASS Condotta da Giuseppe Carrus ha proposto un viaggio nelle diverse interpretazioni del chianti classico consentendo di ben comprendere differenze e peculiarità dei “vini d’annata”, delle riserve e delle Gran Selezioni senza dimenticarsi di quella IGT Toscana che spesso viene dimenticata ma che sa regalare emozioni uniche. 11 le etichette in degustazione di cui troverete la mia personalissima descrizione nelle righe sottostanti, 11 etichette di grande valore che, se nelle annate “storiche” hanno mostrato qualche cedimento, hanno sempre saputo emozionare.   – CHIANTI CLASSICO DOCG “GUADO ALTO” 2023: inizialmente terragno si scrolla di dosso la polvere a suon di soffi di eucalipto e frutti di rovo. Ci pensa poi la ciliegia a illuminare un po’ la scena mentre il tabacco lascia spazio per i pensieri e le chiacchiere. Sorso succoso, gustoso e scorrevole, di bell’equilibrio fresco-sapido, costantemente ravvivato dal ritmico incedere dei tannini. Chiude su ricordi di piccoli frutti amplificati da brezze mentolate. 87++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “AGOSTINO PETRI” 2022 RISERVA: una bottiglia forse non “perfetta” costringe a soffiar via un po’ di polvere per trovarci sotto maggiorana, salvia, legni nobili… Cioccolato, ciliegie e mirtilli fanno comunella e s’accostano a spezie e grafite. Sorso teso, di affilata freschezza, saporito, con la trama tannica ad affiancare astringenze fruttate e un finale di frutta e balsamicità. 86++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “AGOSTINO PETRI” 2018 RISERVA: florealità di rose, glicine e viole precedono ciliegia matura, frutti di bosco e un lungo corteo di spezie (pepe e cannella), un bosco ricco di humus, tabacco e soffi mentolati. In bocca ha struttura e freschezza da vendere, sapidità quasi piccante e tannini ben integrati. 88– Punti.   – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “LA PRIMA” 2022: legni nobili si mescolano a mirtilli e ciliegie, cioccolato, erbe fini e ombre scure di spezie e grafite. Sorso che comunica ampiezza e verticalità, pieno, sapido, raffinatamente tannico. Chiude ricordando frutta e sottolineando balsamicità creando un contesto di sicuro successo che lo premia dal punto di vista tecnico ma che sul piano emozionale pecca di scontatezza. 89 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA LA PRIMA” 2010: l’atmosfera che comunica è di ricordi e peccati da confessare, il tavolato di una soffitta, la sacralità di una sacrestia, prima ancora di un ché di ematico che accompagna vegetalià d’alloro e perversioni di ciliegia matura. In bocca il frutto sembra voler rialzare la testa spalleggiando i tannini molto ben integrati. Freschezze di macchia mediterranea e dolci speziature allungano poi il sorso ma la stanchezza si fa sentire e la chiusura lo trova, elegante, ad ammirare il tramonto con un po’ di fiatone. 87- Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “LE BOLLE” 2022: scuro di tabacco e ombroso sottobosco, prova solo a stemperare il proprio carattere burbero e caravaggesco a colpi di geranio e amarena per poi continuare a menare fendenti ferrosi, erbacei e balsamici. In bocca l’eleganza cavalleresca si fonde al ferro della spada e dell’armatura in un sorso di giovane, fiera nobiltà, dominato dalla viva freschezza e dal sodale supporto di tannini e sapidità. Chiude lungo lasciando ricordi medievali e grandi speranze per un futuro rinascimentale. 89+ Punti e tantatanta stima! – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “LE BOLLE” 2016: olfatto maledettamente dritto a raccontare ciliegia e frutti di bosco rossi e maturi, gentilezze di violette e ruvide carezze di goudron. Umida e boschiva l’atmosfera, pervasa di ricordi fumé. In bocca, dopo dieci anni di clausura comanda ancora il tannino, ma lo fa mixando piglio e garbo, ben sostenuto dall’importante verve fresco-sapida. Finale lungo, affatto dimentico di alcuno dei descrittori olfattivi. Scarno quanto serve per essere essenziale. 88+ Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “RIPA DELLE MORE” 2023: netta la firma del Cabernet, ad aggiungere tratti vegetali e pepe ai contorni fruttati di un olfatto ricco di frutti e bacche di rovo, liquirizia, tabacco e cioccolato extra fondente. Sorso elegante, fresco, sapido ma eccessivamente ruffiano nell’anteporre golosità fruttate all’animo maremmano di un vino con belle potenzialità evolutive. 87+ Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO”.   – TOSCANA IGT ROSSO “RIPA DELLE MORE” 2011: figlio di un’annata fresca e vibrante si mostra al naso con inattesa vitalità (anche maggiore di quella della 2023 appena assaggiata). All’inizio profondamente speziato, imbocca poi la strada dei frutti di rovo in confettura, del finocchietto selvatico e del goudron. Il sorso riempie soddisfa, alcol gestito con grazia, tannini che strizzano l’occhio e freschezza da ragazzino. Chiude tra rimandi d’arancia e vegetalità di prato. Bel vino. 88 Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “FSM” 2020: regala affondi di amarena in confettura e lamponi dolcissimi cui la liquirizia tiene testa, umidità di sottobosco, un morso a un boero che regala grassezze di cioccolato e arricciamenti di ciliegia sotto spirito e note scure di pepe e grafite. Sorso di equilibrio quasi didattico, tangibile, sostanzioso, impreziosito da una trama tannica che aggiunge verve al saporito scorrere del sorso. Chiude sui toni della frutta, dimenticandosi forse della Toscana che gli ha dato i natali e strizzando l’occhio a una Francia che avrei preferito di no. Quasi 90 Punti, ma solo “quasi” (90–). – TOSCANA IGT ROSSO “FSM” 2004: olfatto cioccolatoso, che cela sotto le grassezze i freschi ricordi balsamici di timo, alloro e mentuccia e lascia che siano i lamponi a chiudere le danze. In bocca dimostra di non aver dimenticato l’eleganza, ma la vivacità sembra essere un ricordo; appare un po’ “sulle ginocchia” ma, con orgoglio, non china mai la testa presentandoci un conto di calore e sapidità ancora salato. 86++Punti.   E QUINDI? E quindi GRAZIE a GAMBERO ROSSO per avermi ospitato in questa bella serata, a John Matta e CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO per un impegno profuso, in vigna e non solo, per regalarci vini di livello assoluto e GRAZIE a Voi per aver avuto la pazienza di leggermi fino a qui.         Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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STAPPA-LA. La Fiera dove Vino, Cibo e Persone sono protagonisti. Arrow Right Top Bg

6 Novembre, 2025

STAPPA-LA. La Fiera dove Vino, Cibo e Persone sono protagonisti.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 19 Ottobre presso l’Hotel NH COLLECTION CENTER ROMA CENTRO di Roma è antata in onda STAPPALA-FIERA, Evento dedicato ai professionisti del settore che ha riunito sotto lo stesso tetto una ventina di Produttori indipendenti. STAPPA-LA è un’agenzia di distribuzione ma anche e soprattutto un progetto enogastronomico itinerante che si propone di mettere sotto i riflettori la Qualità, il vino, il cibo e le persone. Un pomeriggio intenso, direi “a misura di assaggio”, con tante cose in cui ficcare il naso e tante facce con cui scambiare opinioni e da cui imparare. Nel complesso, assolutamente “buona la prima” ma, nella mia infinita cattiveria, un buffetto bonario agli organizzatori mi sento di darlo comunque: gli spazi!!! Per la prossima volta cercate di prevedere qualche metroquadro in più, mica tanti…qualcuno. GLI ASSAGGI Come accennatoVi c’era tanto da assaggiare ma non quel “troppo” che di solito stroppia nelle grandi manifestazioni e soprattutto: C’ERANO I PRODUTTORI! Proprio loro, a metterci la faccia oltre che il vino! E così, più che a quello che c’era nel bicchiere mi sono dedicato a quello che l’uomo aveva da dire e… È stato un pomeriggio intenso. Dalla cinquantina di vini assaggiati ho estrapolato la mia ormai consueta lista di “consigli”, una TOP TEN davvero interessante che come sempre Vi invito a criticare, ampliare con i Vostri consigli e…condividere. – COLLINE PESCARESI IGT ROSSO “COSÌ È” 2022, SPERANZA (ABRUZZO): il racconto di questo Montepulciano è tutto nel suo nome, “COSÌ È”, semplice, senza iperboli. Terroso e boschivo come da vitigno e tradizione, non nasconde gli spigoli vegetali dietro sofismi di frutta. Racconta la marasca e lascia l’amarena agli enofighetti, e lascia spazio anche a quella carruba che è apoteosi di semplicità. Sorso fresco, pulito, scorrevole. Di cosa sa? Di sincerità e contadina eleganza. Se dovessi fargli un complimento lo definirei “quotidiano”, una prescrizione medica per le chiacchiere e il sorriso. 87 Punti con forse un +. – CALABRIA IGT BIANCO “GRECO” 2024, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un naso che punta sui grandi profumi, quelli vegetali, quelli delle erbe aromatiche, del tè, dei fiori bianchi accompagnati da una ventata di mare tra albicocche e gelsomini. Trentasei ore sulle bucce rendono tannico anche il Greco (che non lo è), ed è un piacere stupirsene mentre si apprezza la materia del sorso, il suo slancio, la sua decisa sapidità. Quasi tedesco, decisamente calabrese. 88- Punti. – CALABRIA IGT BIANCO “PARTICELLA CINQUANTOTTO” 2023, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un olfatto complesso e difficile da inquadrare, con quell’idrocarburo iniziale che fa tanto Germania ma che poi si mette alla guida di una “Alfasud” di frutta gialla, agrumi, macchia mediterranea, zafferano, frutta secca. Sorso di grande freschezza e concentrazione (vendemmia 28 Luglio!!!), decisamente sapido e con un lunghissimo finale in cui l’azzurro del mare incontra il giallo dello zafferano. 89– Punti. – CALABRIA IGP MANTONICO “AUTORITRATTO” 2022, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un naso appena ridotto che in realtà aumenta il fascino di un vino che, se fosse un colore, sarebbe “giallo”, di pesca, di melone, di albicocca, di piccante mostarda. Poi mandarini, gelsomini, note erbacee. Sorso ampio e profondo, glicerico, di svettante acidità e marina salinità, impreziosito da una stuzzicante parure di tannini. Un vino difficile, per alcuni forse ostico, di certo trasversale e imperdiBBile! 88++ Punti. – CALABRIA IGT BIANCO “CHEIRAS”, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): in parte appassito in pianta, costretto per 90 giorni sulle proprie bucce mostra tra importanze di pesca matura (e anche disidratata) una macchia mediterranea graffiante e amaritudini speziate di quasi vermouth sottese ad aspettate dolcezze. In bocca, mentre cala l’asso di una sapidità profonda, ammicca al peccato con quel poco di zucchero che rende l’assaggio una lunga, piacevolissima tortura. Un vino che fa pensare forte, un vino per il “dopocena”. A buon intenditor… 89 Punti, magari con un +. – VINO DA TAVOLA “FORASTERO” 2017, BRAMA (CAMPANIA): Sangiovese di Campania, figlio della libertà d’impianto degli anni ’70, “forestiero” (forse) come i cugini “SPARAPOSA” (Barbera) e “SANACORE” (Petit Verdot) che Vi invito comunque ad assaggiare). In terra d’Aglianico, questo vino rivendica a spada tratta una toscanità di cui sono ormai dimentichi fin troppi Sangiovese della terra di Dante ma lo fa con la calma ostentata della borghesia campana. Al naso spaventa digrignando denti vegetali e travia con una lingua rossa di frutto succoso e il sinuoso movimento di fianchi di spezie d’Oriente. In bocca mostra polso e materica sostanza in un sorso che è lama a doppio filo di freschezza e tannini, una spada che in questa annata sembra fatta più per colpire che per nominare cavalieri ma che difende con forza il territorio. Un Sangiovese maschio come solo una femmina sa essere. 87++ Punti. – COLLI DI SALERNO IGT AGLIANICO “PIETRE LEVATE”, PIETRE LEVATE (CAMPANIA): dall’uovo una sorpresa, un Aglianico cui non importa voler scimmiottare quel Piemonte cui viene spesso paragonato. Sciorina con carnascialesca irriverenza campana piccoli frutti scuri, alloro, tè, ginepro, un ché di vulcanico e, mi azzardo a dire, per la prima volta in tanti anni di bicchieri annusati, cardamomo (ma non andate a dirlo in giro altrimenti perdo la faccia). In bocca mantiene le distanze, evita svenevolezze e graffia con unghie green prima di accarezzare con la polpa del frutto, mescola freschezza e sapidità con sapienza di druido aggiungendo qua e là pizzichi di ginepro e cumino mescolati al tannino con rustica sapienza. Un Aglianico che… 88 Punti. – CAMPANIA IGT FIANO “CAPODANIELLO” 2021, BALDASSARRE FIORENTINO (CAMPANIA): “bottiglia 234 di 863”, coì recita la retroetichetta… Beh, prendete quello che sapete del Fiano (e magari di quelli della Costiera) fatene una bella palla e dategli un calcio. Renano sin dal vetro che lo contiene, sciorina stranezze d’agrume, erbe selvatiche, fiori delicati e succosità esotiche e di pesca ma soprattutto caramello bruciato, arancia candita…precursori di un idrocarburo che Vi pentirete di aver abortito stappando troppo presto ‘sta bottiglia. In bocca ha personalità e decisione, spiccata acidità e animo iodato. Quasi irruento suggerisce presto la calma e l’attesa di qualche grado in più per riflettere sulle riproposizioni olfattive e aggiungere fieno e miele suggeriti dall’acacia che lo ha custodito, preziosità di spezie e una chiusura fumosa e wagneriana. Nonostante i peccati di gioventù gli darei 90 Punti ma…assaggiatelo (se lo trovate) e fatemi sapere. – SFORZATO DI VALTELLINA DOCG 2021, ALFIO MOZZI (LOMBARDIA): colpiscono subito le note vegetali, quasi ortolane di anche lattuga, quasi che per scherzo le ricchezze fruttate di prugna secca, amarena e frutti di bosco vogliano giocare a nascondino. Poi arriva lo scuro della china, del ginepro, della liquirizia, del pepe, dei chiodi di garofano, la grassezza amaricante del cacao. In bocca è caldo e profondo, ha carattere e grinta da vendere; austero senza farlo pesare racconta i tannini e la mineralità un po’ scorbutica e chiusa della Valtellina. Chiude sottolineando note boschive di terra umida e funghi senza dimenticarsi di far filtrare un raggio di luce di piccante intensità. 88+ Punti. – COSTA TOSCANA IGT CILIEGIOLO 2021, SENZA RETE (TOSCANA): un ciliegiolo figlio della Maremma Toscana, “SENZA RETE” e “senza niente” (controllo della temperatura, solfiti…). Si muove scaltro sul filo del difetto, con quel naso appena “pollaiolo” a precedere l’impeto dei frutti rossi. In bocca mostra contadina baldanza, freschezza e succo da vendere. Interessantissimo. 87 Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO “PERSCHERS” 2015, CASCINA ALBANO (PIEMONTE): beh, 102 mesi non sono pochi e sicuramente non sono uno “scherzo” ma… Il naso sembra raccontare il contrario, confondendoVi le idee e presentandoVi un vino esuberante come un Metodo Martinotti ma profondo come solo le Langhe sanno essere. Ha l’anima amaricante dell’Arneis, con quell’armellina difficile da nascondere ma che qui lo Chardonnay riesce a domare con sabauda rigorosità. La crosta di pane è un afflato sullo sfondo di un palcoscenico sul quale danzano frutta secca e croissant salati e che abbraccia anche i tropici. In bocca l’effervescenza riempie il palato e veicola i rimandi olfattivi sottolineando freschezze agrumate e amaritudini di salvia e mandorla. Corretto? Forse no, ma sicuramente identitario. 87- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli organizzatori di questa new entry nel panorama degli appuntamenti enoici della Capitale, GRAZIE e COMPLIMENTI per essere riusciti a mettere insieme un’Italia del vino completa e diversa dal solito evidenziando l’impegno nella ricerca e la voglia comunicare, condividere e connetere. BRAVI e…ci si vede alla prossima.     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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DOCTOR WINE 2026 Arrow Right Top Bg

30 Ottobre, 2025

GUIDA ESSENZIALE AI VINI D'ITALIA. L'Edizione 2026 della Guida di Doctor Wine.

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 11 Ottobre le ampie sale dello SPAZIO 900 all’EUR (Roma) hanno ospitato la presentazione romana della 12a Edizione della GUIDA ESSENZIALE AI VINI D’ITALIA, seicentotrentapagine di assaggi firmati da DOCTOR WINE (al secolo Daniele Cernilli) e dai suoi collaboratori. Quella di Cernilli è una guida che celebra il vino ma non solo, scopre cantine e territori, racconta storie di uomini e di lavoro, prova a essere meno “aulica” e fine a se stessa, vuole essere uno strumento utile a chi il vino lo compra e lo beve ma anche a un comparto che in Italia (e non solo) arranca un po’, complici molti fattori, ivi compresi i voli pindarici che quelli che chi del vino scrive (mi ci metto pure io) fanno fare, giri di parole per raccontare una cosa in fin dei conti semplice, fatta con le mani sporche e la schiena piegata da chi non ha paura e vergogna di faticare per il nostro piacere edonistico. GLI ASSAGGI C’era tanto, troppo in cui ficcare il naso, era evidente, si sapeva. Tanta gente, lunghe file ai tavoli dei nomi più in vista… Ho lasciato i miei programmi nello zaino e mi sono lanciato allo sbaraglio, inseguendo fortuna, sfruttando tempi morti, approfittando di distrazioni ma anche aspettando pazientemente. Sono riuscito a chiacchierare (miracolosamente) a conoscere, ad approfondire. Ho trovato ovunque Qualità, magari non sempre emozioni ma comunque rispetto per il Territorio e grande lavoro. Tra i circa 80 vini degustati ne ho scelti cabalisticamente diciassette da sottoporre alla Vostra attenzione; il criterio, per quanto rigoroso, è pur sempre personale, Vi invito dunque a criticare le mie scelte, a suggerirmi altri percorsi e, come sempre a essere curiosi e condividere. I PEZZI DA NOVANTA – ALTO ADIGE SÜDTIROL CHARDONNAY “VIGNA CRIVELLI” 2022 RISERVA, PETER ZEMMER (ALTO ADIGE): al naso è un susseguirsi di sportellate: fresca scorza di cedro vs. timida camomilla. Mela Fuji matura vs. gelsomino, misteri speziati d’Oriente vs. mughetti, in una atmosfera di grande freschezza, dominata dal profumo di ciottoli di fiume di cui sembra di sentire anche il rumore. In bocca dominano freschezza e mineralità, spezie e pietre battono cassa mentre dolcezze di pera matura e cedro riequilibrano un assaggio dal finale quasi infinito. 92 Punti. – COLLIO DOC BIANCO 2022 RISERVA, ZUANI (FRIULI VENEZIA GIULIA): è una guida rossa quella che introduce la regalità tropicale dell’olfatto, un nobile tappeto di dolcezze esotiche e freschezze d’agrume impreziosito di gemme balsamico-vegetali che raccontano erbe fini e gelsomino. E in una atmosfera tra il pirico e il fumé avvicinate il calice alle labbra… Sorso nobile ma affatto supponente, che propone acuti di freschezza e mineralità per snellire la sontuosa, glicerica morbidezza. E mentre aspettate che i ricordi si spengano, dimenticate la fretta e soppesate sensualità d’acacia e marina sapidità. 90+ Punti. – GARDA DOP METODO CLASSICO EXTRA BRUT “CASTEL GUELFO RISERVA DEI FONDATORI” 2009, PERLA DEL GARDA (LOMBARDIA): come nei paesaggi catturati da Ansel Adams, luci ed ombre riempiono la stampa accendendo emozioni e fantasia. Il naso è un gioco a rincorrersi di tostature di nocciole e pane integrale, di freschezze d’arancia e dolcezze d’albicocca (anche candita), i tropici del mango, dell’ananas e della banana precedono la pasticceria di mandorle e cioccolato e la mineralità sa di quasi vulcano. In bocca l’elegantissima effervescenza fonde freschezza, struttura, sapidità e morbidezza in un tutt’uno dal quale spicca, nell’allungo, il dualismo tra le dolcezze della mela e della pera e la dura presenza della selce. 91 Punti. – BAROLO DOCG LAZZARITO 2021, VIETTI (PIEMONTE): del bosco ha le bacche scure e i funghi, i mirtilli, le cortecce… Poi sono soffi balsamici di menta ed eucalipto, note di china e liquirizia, cuoio e tabacco, un ché di noce… In bocca accarezza e seduce, raffinato, mai supponente, propone tannini invidiabili e schegge di ferro quasi a voler strizzare l’occhio al Piemonte industriale più che a quello sabaudo. Profondo, complesso, ripropone pepe e ginepro e chiude (ma…chiude?) sottolineando mineralità. 90 Punti di pura eleganza. – TOSCANA IGT ROSSO “SOGNO MEDITERRANEO” 2023, TENUTA CASADEI (TOSCANA): quasi tutto Syrah (ma quasi), quasi quanto dimentico dei suoi estremi di spezia e frutto. Cala l’asso della terra, del pietrisco, del ferro e di un sale che rimanda quasi all’oliva nera. Cioccolato fondente, prugna e pepe mescolano poi le carte e allora cercate conforto nel sorso. Giovane e irruento, teso, affilato, una scudisciata di freschezza sui graffi lasciati nella pelle dalle unghie di tannini fuori ordinanza. Da bere ascoltando “NOTHING’S” GONNA HURT YOU BABY” dei CIGARETTES AFTER SEX. 91 Punti di puro erotismo. – TRENTO DOC “TRACCE” 2012 RISERVA, MOSER (TRENTINO): beh, se Francesco era uso lasciarne sulla strada (o su quella pista di Città del Messico tatuata ora sull’etichetta di 51,151), sembra che ora tocchi a Matteo e Carlo marcarle in Val di Cembra spingendo sui pedali di un affinamento che portato a 132 mesi è salita ripida, che dopo la curva non spiana e fa mettere il piede a terra a molti. Summa di quanto imparato dall’Azienda e di quanto offerto dalla terra, questo spumante chiede attenzione al cervello più che ai sensi. Scartate la frutta gialla, ancor più quella tropicale candita, cercate il mallo di noce, il pane di segale, i biscotti alle mandorle e le nocciole, soffermatevi su quel pietrisco spezzato che sa di polvere pirica, di peneplanazione e vita nuova. In bocca esprime cremosità commovente e perfetta orchestrazione fresco-sapida, mai un cedimento, mai un “di troppo”, agile come un 34×32. Un sorso che scorre libero, come i pensieri e legato, come la storia. 91+ Punti (ma forse di più). I QUASIQUASI – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “BINOMIO” 2021, FATTORIA LA VALENTINA (ABRUZZO): naso boschivo, che regala sensazioni di bacche scure e frutti di rovo, resina e terra umida, fruttata sostanza di prugna e misteri d’Oriente firmati da tè, e spezie scure. Nebbie balsamiche introducono un sorso di grande freschezza, che a calore e morbidezza contrappone tannini vocianti e sapidità in crescendo. Lungo e coerente il finale. Davvero un bel vino. 89- Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL BIANCO “GRANDE CUVÉE BEYOND THE CLOUDS” 2022, ELENA WALCH (ALTO ADIGE): naso di grande impatto e grassa presenza, giocato subito su dolcezze di mela Golden e frutta candita e poi allargato a rocciosa mineralità intrecciata a sensazioni di erbe alpine e toni fumé o addirittura pirici. Il sorso è un’esplosione che frammenta e confonde laceranti schegge minerali e brandelli di cremose morbidezze, ricordando candite esoticità e lasciandoci con la voglia di un quid di freschezza in più. 88++ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL PINOT NERO “VIGNA KOFL” 2022 RISERVA, PETER ZEMMER (ALTO ADIGE): dal lampone all’amarena passando per il mirtillo, poi un bosco di balsamiche freschezze, fitto di aghi di pino, resine e cortecce, fresco di felci e scorza d’arancia, scuro di spezia, liquirizia e piode appena spaccate. Sorso alpino e silvestre, profondamente minerale, finemente tessuto nella trama tannica, verticalmente fresco, profondamente minerale, lungo e…intrigante. 88++ Punti. – FIANO DI AVELLINO DOCG “SEQUOIA” 2023 RISERVA, FONZONE (CAMPANIA): olfatto conturbante, suadente mix di sulfurea mineralità e calore di messi al sole, sottili amaritudini di nocciola e mandorla e dolcezze d’albicocca e vaniglia, semplicità di fiori di campo e freschezze di mandarino. In bocca ripropone e amplifica, sottolinea la frutta ma dal coro degli altri descrittori lascia che si distinguano bene le voci dell’agrume, della mandorla e delle erbe aromatiche. Lungo il finale a rimarcare freschezza e minerale sapidità. 89++ Punti. – GRECO DI TUFO DOCG “OIKOS” 2023, FONZONE (CAMPANIA): propone subito note balsamico amaricanti di timo, rosmarino e salvia, quasi a contrastare le dolci grassezze di mela e pesca mature che precedono dolcezze pasticcere e gialle florealità. Sorso dominato dalle dolcezze fruttate cui seguono i rimandi agli altri descrittori, che appare da subito di grande, apparentemente eccessiva morbidezza ma che pazienza e lungo, fresco e mineralmente sapido finale riequilibrano perfettamente. 89- Punti. – FRIULI COLLI ORIENTALI ROSSO “SANTUARI” 2021 RISERVA, VALENTINO BUTUSSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Cabernet Sauvignon che sembra rifuggire la luce del frutto e rifugiarsi in un bosco fitto e intricato, umido di humus, punteggiato di piccoli frutti neri, balsamico di toscano tenuto tra i denti, sporco di grafite, speziato… Il sorso è decisamente scorrevole, fresco a sottolineare l’ombra della selva; sul palato i tannini si muovono intriganti, carezzevoli ma di ruvida mano e s’allunga sapido bacchettandoci per non aver fatto attenzione alle virgole di peperone verde e a mineralità insolitamente vulcaniche. 89– Punti – BARBARESCO DOCG 2022, GIUSEPPE CORTESE (PIEMONTE): olfatto di animo raffinato e sabaudo, scuro di camino e di bosco, luminoso e birbante di ciliegia sotto spirito, sacrale d’incenso… Il sorso è invece sanculotto, e discorsivo, di diretta e affilata freschezza e tannini disegnati. È lungo…moooltooo luuungooo. Un vino di disarmante semplicità, davvero bello. 88++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE SAN CASCIANO “ZAC” 2020, PRINCIPE CORSINI VILLA LE CORTI (TOSCANA): parco nel raccontare la frutta, sembra concentrarsi più sui toni scuri di un bosco legnoso e terragno, sulla liquirizia e sul cuoio. Certo la ciliegia non manca, certo c’è dell’aspro di melagrana, ma ci sono anche la noce e il caffè. Decisamente più luminoso il sorso, scorrevole e rallegrato (qui si) dalla tesa freschezza fruttata, dai tannini chiacchierini e da un tocco di sanissima rusticità toscana racchiusa nell’ultimagoccia che sporca il bicchiere. 89– Punti e tantatanta simpatia. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “ASSAI” 2022, TERRA DI SETA (TOSCANA): inizialmente soggiogato da un alcol monello si distende dopo qualche giro di calice spandendo nette note balsamiche ad aprire naso e polmoni. Ciliegia, erbe mediterranee, sottigliezze di spezia e semplicità di fiori di campo completano un quadro olfattivo di complessità da sfogliare. In bocca, pur non mancando il calore, è la freschezza a farla da padrona, supportata dai piacevolissimi tannini e da una sapidità che aumenta vieppiù la dinamica scorrevolezza del sorso. Un Chianti di complessa semplicità che offre “ASSAI”. 89 Punti (p.s. nel caso Vi interessasse è anche Kosher). – CHIANTI RUFINA DOCG “VIGNETO LASTRICATO” TERRAELECTAE 2020 RISERVA, CASTELLO DEL TREBBIO (TOSCANA): visciole e ciliegie sotto spirito s’accompagnano a note boschive di foglie secche e umide felci, humus e resina; poi la gentilezza delle rose e una nota di cuoio in chiusura. Sorso teso ed energico, che alla bella freschezza accosta tannini ancora imbrigliati. S’ha da fare, ma si farà. 89+ Punti. – VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO DOCG “MADONNA DELLA QUERCE” 2019, DEI (TOSCANA): certo s’affanna a nascondere i suoi 16° alcolici dietro quelle ciliegie nere che, inevitabilmente, diventano sotto spirito o il ripieno di un boero. Poi s’adatta, accenna al bosco e ai funghi, lascia spazio alle spezie dolci e si distende evidenziando erbe aromatiche, alloro, pepe, ginepro e macchia mediterranea lasciando al pot purrì di fiori secchi il compito di chiudere i giochi con l’olfatto. In bocca è profondo, fresco quanto serve, saporito e poggia il rimarchevole allungo sulle solide fondamenta tanniche. 88 Punti e il mio personalissimo premio CHETTEPOSSINO. E QUINDI? E quindi GRAZIE a Daniele Cernilli per avermi ospitato ancora una volta, è stato un pomeriggio impegnativo ma prezioso; GRAZIE a tuti i Produttori che hanno avuto la pazienza di dedicarmi il loro tempo in aggiunta i frutti del loro lavoro e GRAZIE a Voi che avete voluto dedicare dieci minuti del Vostro tempo per leggermi fino a qui. Io ho messo già in agenda l’appuntamento per l’anno prossimo, quello con una 13a Edizione che, per chi ci crede, pareggerà il conto con i diciassette assaggi di quest’anno. Vi aspetto Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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