Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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5 Febbraio, 2026

La Sardegna di VINODABERE. Un viaggio in un'isola che è un continente.

IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana del 13 e 14 Dicembre scorsi VINODABERE ha organizzato la quarta Edizione de LA SARDEGNA DI VINODABERE, Evento dedicato alla viticoltura di una Regione che è in realtà un caleidoscopio di realtà. Un “mondo di mondi” che il vino interpreta in maniera magistrale e che le oltre 40 Aziende presenti all’Hotel BELSTAY di Roma hanno presentato al numeroso pubblico intervenuto attraverso oltre 200 etichette.     GLI ASSAGGI Circa 80 i vini che ho assaggiato, 80 pezzi del “continente Sardegna” a comporre un puzzle che ha soluzione solo se si è disposti a guardare il risultato della composizione con l’occhio di chi vede in Qualità e diversità il vero filo conduttore di un Terroir unico. Qui Vi presento 17 etichette che ritengo degne della Vostra attenzione, criticate le mie scelte, suggeritemi altro ma soprattutto assaggiate e…condividete!     I PEZZI DA NOVANTA – BARBAGIA IGT ROSSO “GHIRADA ELISI” 2023, CANTINA FRANCESCO CRISPONI: un vino netto, tagliente, duro come lo sguardo che i quattro mori lanciano allo stivale. Sa di antico, di contorte radici e preistoriche memorie, fresco di alloro, piccante di spezia, pensieroso di lavoro fatto e camino spento. Sorso succoso e profondo come solo le radici delle viti prefilosseriche sanno essere, frutto e tannini a dettare il ritmo, la spezia che torna, la terra un ricordo il cuoio una dura presenza quando infili la mano nella bisaccia per trarne fuori la bottiglia. 90 Punti? Sicuramente! – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “GRÀSSIA” 2021 RISERVA, GIUSEPPE SEDILESU: olfatto scuro, di tè nero e liquirizia, mirtilli e cioccolato, fresco di bosco… Dolce come può esserlo solo la carezza fatta con la mano ruvida di chi sa e trasmette, per alcuni versi brusco, maledettamente attaccato alla terra, non nasconde il sudore e la fatica, da lì viene il vino! Sorso di infinita, profonda freschezza, reso ancor più vivo dai tannini fin troppo pettinati e dalle impunture sapide che ne ricamano la trama. Infinito nella sua persistenza balsamica, un vino per perdersi, un vino per ritrovarsi, erotico più che semplicemente passionale, un vino per dire: “Ancora!” 91 Punti. – VERNACCIA DI ORISTANO DOC “ANTICO GREGORI” 1991 RISERVA, CONTINI: olfatto complesso che vede sfidarsi dolcezze di miele e ridondanze di dattero con amaritudini di mallo di noce, accenni sapidi di arachide con grassezze pasticcere di cioccolato bianco e caramella mou. Il sorso rivela una inattesa, irriverente gioventù, dinamico, progressivo…infinito e, nell’attesa riempita di chiacchiere, un’anima vermoutheggiante che lascia basiti. Forse esercizio di stile, forse quotidiana bravura. 90+ Punti. I QUASIQUASI – ISOLA DEI NURAGHI IGT BIANCO “LEILA” 2021, ALBERTO LOI: Cannonau…in bianco… Il naso è un’esplosione che rimescola un universo di dolcezze (acacia, cera d’api, camomilla…) ad amaritudini di erbe aromatiche (salvia, timo…). Giallo di ginestra e zafferano crea un ponte tra il Mediterraneo e quell’Oriente che la penisola nasconde alla vista tra ricordi di legni nobili e graffi di salgemma. In bocca freschezza e struttura si danno la mano regalando un sorso dinamico e profondo che sottolinea frutta e spezie prima della lunga chiusura salata e vegetale. 88- – Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC JERZU “CARDEDO” 2019 RISERVA, ALBERTO LOI: mettete da parte le grassezze di prugne, amarene e more mature e concentrateVi sulle balsamicità, di tè e tabacco, sul pepe, la cannella, la noce moscata… Un quadro orientale sul quale si stagliano note mediterranee di carruba, mirto e ginepro rivelate con genuina, contadina eleganza. Sorso di grande equilibrio fresco-sapido, trama tannica fitta e sapientemente tessuta e spunti minerali ferrosi che lo rendono maledettamente aderente al Territorio. Chiude lungo, anche troppo rispetto alla voglia di riempire ancora il calice. Ad appena un passo da quel numero che tutti vorrebbero e comunque…tanta roba. 89- Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “URÙLU” 2022, CANTINE DI ORGOSOLO: vigne vecchie che respirano l’aria frizzante dei quasi 800m/slm regalano panorami ampi e interregionali, fatti di boschi di conifere e macchia mediterranea, frutti di bosco, liquirizia e sottolineature speziate. Sorso caldo e avvolgente ma leggiadramente sostenuto dall’arrembante freschezza. Lungo il finale, dedicato alla frutta e alla sapidità. 88- – Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC CLASSICO “SOROI” 2021, CANTINE DI ORGOSOLO: olfatto potente e concentrato, a sottolineare il nero della frutta in confettura e di un ginepro che aggiunge freschezza balsamica a dolcezze non disdegne del miele. Sorso di grande impatto calorico e schiaffeggianti contrasti, rude sulle gengive, carezzevole in gola e lungo…molto lungo nel ricordarVi la sostanza della frutta. 88++ Punti.   – VERMENTINO DI GALLURA SUPERIORE 2019 (MAGNUM), TENUTE CAMPIANATU: un vino che ho assaggiato seguendone le età, dallo “JUNIOR” 2024 irriverente nei profumi e quasi dimentico del mare di cui si riempie lo sguardo, passando per una annata 2023 floreale e balsamica ma forse un pochino troppo “caciarona”, la maturità di una 2022 di grande sostanza e il “passo falso di una 2021 spintasi forse un po’ troppo oltre. Beh, questa 2019 ha una marcia in più; matura ed esotica (forse con la “r”), agrumata, fresca di primavera e macchia mediterranea non ha falsi pudori e scomoda un idrocarburo che sa di fuoribordo lanciato attraverso le onde della Costa Smeralda. Il sorso è di bilanciato equilibrio, ricco, succoso, disteso tra sontuose dolcezze e concreta sostanza a guardare lontano nell’allungo intriso di fiori e frutta. 90 Punti (con un “forse”). – VERMENTINO DI GALLURA SUPERIORE “THILIBAS” 2024, CANTINA PEDRES: un Vermentino che si presenta al naso anteponendo alla frutta le freschezze balsamiche, gli intrichi di macchia mediterranea, le erbe aromatiche e un ché di etereo. In bocca la sapidità comanda e la freschezza beh…stringe un po’ i denti per non perdere la scia mentre il piacevole finale vede la rivincita della frutta. 88- Punti.     – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “VISERA” 2023, CANTINA FRANCESCO CRISPONI: intimista, forse terroso in principio, sicuramente speziato in quel suo divenire stentato che sa di rustica timidezza. Con impegno si riesce a tirargli fuori un frutto denso, quasi appassito… In bocca è complesso e compresso, eppure succoso, balsamico, decisamente sapido, intrigantemente fumé. Io lo vedo da bicchiere piccolo, sedie di paglia e parole sussurrate. 88+ Punti. – BARBAGIA IGT ROSSO “TZAPPU” 2022, SIOTTO: profondamente scuro e speziato, di balsamiche aperture, che della frutta racconta la ciliegia e l’arancia sanguinella mentre lascia intravedere il mare tra gli intrichi di macchia mediterranea. Sorso teso, pieno, consistente e profondo con un lunghissimo finale cui si arriva percorrendo un sentiero di freschezze agrumate punteggiato di spezie e richiami iodati. 88+ Punti.   – BARBAGIA IGT ROSSO “GHIRADA ELISI” 2023, SIOTTO: olfatto tagliente, le erbe aromatiche in prima fila, i fiori come un tappeto, i piccoli frutti di bosco in lungo corteo, un legno che si traveste da baccello di vaniglia e che è appena troppo evidente… Sorso diretto, spigoloso eppure elegante, tannini carezzevoli (ma un pochino affettati), freschezza e sapidità continuamente ravvivate a stimolare la beva, lungo…molto lungo nel ricordare la frutta. 88+ Punti.   – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “BAKARRU (GHIRADA BUCARRU)” 2022, GIAN PIERO TRAMALONI: da alberelli di ottant’anni 15° alcolici che Vi accolgono con un fiato di lacca che però non deve fuorviarVi. Frutta e spezie tracciano un sentiero di quasi vin brulé tra cannella e chiodi di garofano e scorza d’arancia. Visciole e prugne si confondono a vegetalità di sottobosco mentre liquirizia e cioccolato sono il gatto e la volpe. Sorso profondo e di grande equilibrio fresco-sapido, centrato sul frutto carnoso e tenuto ben vivo da freschezze d’agrume fino alla lunga chiusura che racconta di n uovo erbe e spezie infuse. 88++ Punti E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE e a Maurizio Valeriani per avermi voluto ospitare ancora una volta a un Evento che merita di essere etichettato come uno di quelli “da non perdere” all’interno del vastissimo panorama romano. GRAZIE anche a tutti i Produttori che hanno voluto condividere con me il loro lavoro, le loro esperienze e la loro passione. È stata una giornata molto intensa, ricca di stimoli e spunti di approfondimento. Io ho già messo in agenda la prossima Edizione e, datemi retta, Voi fate lo stesso Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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FLOS OLEI 2026. La maggiore età di una guida che celebra l'EVO. Arrow Right Top Bg

29 Gennaio, 2026

FLOS OLEI 2026. La maggiore età di una guida che celebra l'EVO.

IL COSA E IL DOVE Con l’Edizione 2026 la guida FLOS OLEI ha compiuto la maggiore e nel fine settimana 30 Novembre – 1 Dicembre scorsi è stata presentata al pubblico romano nelle ampie ed eleganti sale dell’Hotel WESTIN EXCELSIOR ROME in occasione del FLOS OLEI TOUR 2026. 500 Produttori, 761 EVO da 57 Paesi e 35 regioni olivicole recensiti in 912 Pagine curate da Marco Oreggia e Laura Marinelli e celebrati in una due giorni dedicata al mondo dell’Extra Vergine di Oliva e della Qualità. Due giorni durante i quali il numeroso pubblico accorso ha potuto assaggiare il lavoro delle circa 80 Aziende presenti ai banchi di assaggio, partecipare a masterclass tematiche e assaggiare le proposte gastronomiche di diversi chef. GLI ASSAGGI C’era davvero tanto in cui ficcare il naso (in realtà meno di quanto mi aspettassi), sono senza nessun programma e, per una volta, con un bel po’ di tempo a disposizione. Tra i circa 60 EVO assaggiati ne ho selezionati cabalisticamente diciassette. Diciassette oli che Vi invito a provare personalmente per capire le infinite sfaccettature di quell’oro verde di cui io e altri ci sforziamo inutilmente di parlare e che per mille motivi continua a occupare sulle nostre tavole il posto di Cenerentola anziché di principe.   QUELLI DA NOVANTA – MONOVARIETALE INTOSSO, TOMMASO MASCIANTONIO – TRAPPETO DI CAPRAFICO (ABRUZZO): olfatto ricco, fresco e mentolato, che evidenzia carciofo fresco, pomodoro e cicoria accennando a sottili peposità. Assaggio elegante e di inarrestabile progressione amaro – piccante che chiude sottolineando erbe aromatiche e piccantezze di pimento. 90 Punti.     – TERRA DI BARI – BITONTO DOP MONOCULTIVAR CORATINA “CAGNARA”, CICCOLELLA (PUGLIA): olfatto ombroso che sciorina con rustica eleganza campagnole amaritudini di rucola, cicoria e cardo. Il pomodoro arriva con calma accompagnato dalla mandorla e dalla melanzana mentre s’affaccia un ché d’agrume. Assaggio potente, con amaro e piccante in grande evidenza ma mai sopra le righe per un palato di grande impatto. 91 Punti. – MONOCULTIVAR BELLA DI CERIGNOLA “L’OLIO DEL NONNO SALVATORE”, LE TRE COLONNE(PUGLIA): si presenta subito come una vera e propria “spremuta di piselli”, freschissimi e succosi, appena tolti dal baccello. Un vero colpo da KO che quasi lascia ci si dimentichi del pomodoro verde e delle freschezze balsamiche di menta e basilico. Assaggio elegantemente dosato, di grande coerenza, a rimarcare le freschezze leguminose aggiungendovi quelle ortolane, dolci di lattuga e stuzzicanti di sedano. 92 Punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. I QUASIQUASI – MONOVARIETALE CROGNALEGNO “CROGNALE”, TOMMASO MASCIANTONIO – TRAPPETO DI CAPRAFICO (ABRUZZO): carciofo, cardo e pomodoro introducono balsamicità di finocchietto selvatico e eleganti sensazioni di mandorla. Assaggio inizialmente elegantemente silenzioso ma che ben presto rivela potenza amaro-piccante e allungo fresco e saporito. 89 Punti.   – MONOCULTIVAR FRANTOIO “PRIORATO”, TENUTE DEL CARICATURO (CAMPANIA): olfatto vegetale, a sottolineare lattuga, cicoria e carciofo, che lascia a menta e rosmarino il compito di rinfrescare. Assaggio decisamente amaro e gagliardamente piccante, coerente e con ampie sottolineature speziate di pepe e forse cannella. 87++ Punti.     – EVO “SPACCAPIETRE”, LERRY PICCINI (MARCHE): olfatto che si destreggia tra sfalci freschi ed erbe aromatiche, con intarsi di finocchietto selvatico, carciofo e mela. Assaggio segnato da piccante delicato e amaro poco presente, che rimanda alle freschezze ortolane ma non dimentica le dolcezze di frutta e spezie (cannella). Decisamente di acchiappo il packaging ma…c’è ancora tanto lavoro da fare. 85- – Punti. – TERRA DI BARI – BITONTO DOP “TENUTA TORRE DI MOSSA”, DE CARLO (PUGLIA): deciso il carciofo, di polso la menta, il rosmarino e il timo, cicoria e lattuga a contorno. Assaggio coerente e balsamico, deciso nell’amaro e consono nel piccante, con un allungo privo di cedimenti dedicato a mandorla e intriganti peposità. 89 Punti tuttitutti.     – EVO “ORGANIC CRU”, CICCOLELLA (PUGLIA): Coratina e Ogliarola Barese per un olfatto “decisamente deciso”! Bello il contrasto tra l’erba appena sfalciata e la camomilla, tra la mela Granny Smith e il gelsomino! In bocca spinge sul piccante e sottolinea l’amaro rimandando coerentemente ai descrittori olfattivi e aggiungendovi, in chiusura, una coccarda di mandorla. 88+ Punti – MONOCULTIVAR CORATINA “LE SELEZIONI”, LE TRE COLONNE (PUGLIA): olfatto ortolano che affianca lattuga a legumi lasciando a carciofo e peperoncino la chorus line del palcoscenico. Assaggio subito e decisamente piccante, con amaro che, in progressione, va a caratterizzare l’atmosfera e finale piacevolmente erbaceo. 88+ Punti.     – TERRA DI BARI – CASTEL DEL MONTE DOP MONOCULTIVAR CORATINA “DON GIOACCHINO”, SABINO LEONE (PUGLIA): olfatto “regionale”, a sottolineare le cime di rapa prima del carciofo per allungarsi poi su note di legumi e freschezze di basilico. Assaggio deciso, con amaro e piccante saldamente alleati e pronti alla pugna e un finale di rara lunghezza e decisamente erbaceo (forse troppo). 89+ Punti.   – MONOCULTIVAR FRANTOIO “LA M’NÈNN”, SABINO LEONE (PUGLIA): olfatto dedicato alla frutta secca con una mandorla che scimmiotta l’armellina della pesca a farla da padrona, seguono erbe aromatiche e un appena di pomodoro e un sorriso di noce moscata. Assaggio decisamente piccante con l’amaro a sottolineare atmosfera e allungo. 88+ Punti.   – MONOCULTIVAR BOSANA “ANTICHI ULIVETI”, PINNA (SARDEGNA): olfatto ortolano che punta decisamente su lattuga e soncino per lasciare al carciofo la chiusura e alla mela il compito di far riflettere. Assaggio equilibrato e coerente, che aggiunge le piccantezze dolci del sedano ai descrittori olfattivi e lascia una piacevole e durevole scia amaro-piccante. 88– Punti.   – EVO “TESORO”, FEUDO DISISA (SICILIA): olfatto che mixa frutta a ortaggi, lasciando il naso a zigzagare tra mela Golden e pomodoro, banana e melanzana…con piacevoli note di noce e spezie a contorno. Assaggio elegante, di equilibrata intensità e con un finale progressivo e molto lungo. 89- Punti. p.s. da tenere assolutamente d’occhio la “prova d’autore” MONOCULTIVAR NOCELLARA DEL BELICE (confesso di essermi perso in chiacchiere e non ho preso appunti…prometto però che farò in modo di riparare). – MONOCULTIVAR FRANTOIO, FRANTOIO PRUNETI (TOSCANA): olfatto che sottolinea foglia di pomodoro e carciofo, freschezze di salvia e un bel tiramolla tra le dolcezze della mandorla e le piccantezze del ravanello. Assaggio caratterizzato da amaro e piccante decisi, importanti ma mai sopra le righe e da un finale piacevolmente erbaceo. 88 Punti (con, forse, un +).     – MONOCULTIVAR MORAIOLO “N° 51” (PRESIDIO SLOW FOOD OLIVI SECOLARI), DECIMI(UMBRIA): olfatto governato da stuzzicosità di pepe nero e peperoncino a precedere carciofo, mandorla e sfalci freschi. Assaggio compito, di bell’equilibrio amaro-piccante, a sottolineare verdi freschezze ortolane di quasi lattuga. 88- Punti.     – MONOVARIETALE GRIGNANO “ARLENE”, PERNIGO (VENETO): olfatto dedicato alla frutta, con mela, pera e banana in grande spolvero con il pomodoro verde che sembra un po’ in affanno ma cui vengono in soccorso le freschezze di menta e basilico. In bocca comanda l’orto di sedano e lattuga, piace l’amaro che alza la testa e un po’ meno l’arrancare del piccante. In ogni caso un assaggio interessante e molto consigliabile. 88- Punti.   E QUINDI? E quindi GRAZIE a tutti! Agli Organizzatori per avermi ospitato ancora una volta e ai Produttori per aver avuto la pazienza di raccontarmi il loro lavoro e sorbirsi le mie considerazioni. È stata una giornata intensa, una delle pochissime occasioni per approfondire la conoscenza di quell’Extra Vergine che anche l’affollatissimo mondo degli Eventi romani si ostina a tenere ai margini. Si sta facendo molto per la promozione ma, al di là dell’impegno profuso da me e da tanti altri e delle mie pessimistiche convinzioni, sembra che le parole non si traducano in fatti e che dal Governo alla “massaia di Voghera” l’olio resti sempre e soltanto un “grasso per condire”. Ma io non demordo! Appuntamento all’Edizione 2027! Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo
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Cantine d'Italia 2026 (by GoWine). Quando il vino vale il viaggio. Arrow Right Top Bg

22 Gennaio, 2026

Cantine d'Italia 2026 (by GoWine). Quando il vino vale il viaggio.

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 9 Dicembre, nelle sale dell’Hotel STARHOTELS METROPOLE di Roma, l’infaticabile GoWine ha presentato l’Edizione 2026 della propria Guida CANTINE D’ITALIA, un volume fuori dagli schemi classici, pensato in primis per l’enoturista, dedicato a chi il vino lo fa e ha voglia di raccontarlo e a chi prende spunto da un bicchiere di vino per conoscere il Territorio.       GLI ASSAGGI Ai banchi d’assaggio un’ampia rappresentanza delle 911 Cantine recensite in guida (con, casualmente, un occhio di riguardo per il Piemonte), un panorama ampio e variegato della produzione enologica italiana scelto con cura dal vulcanico Massimo Corrado. Dalle tante cose in cui ho ficcato il naso ho estrapolato una personalissima “TOP NINE”, nove vini che mi piace davvero suggerirVi e di cui mi piacerebbe conoscere il Vostro parere. Assagiate, criticate, suggerite e…condividete.   – TERRE D’ABRUZZO IGP PECORINO “MOTTAGROSSA” 2025, TERRE D’ERCE (ABRUZZO): illude il naso con un incipit di macchia mediterranea e panorami marini ma prende poi la strada di un frutto maturo che è mela e soffi d’agrume su uno sfondo appena ammandorlato. Il sorso è serrato e caldo, frutta a gogo bilanciata in chiusura da una finalmente libera sapidità. 86++ Punti.   – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “LUIGI SABATINI” 2020 RISERVA, TERRE D’ERCE (ABRUZZO): olfatto ciccione che presenta ribes e marasche, cespugli di macchia mediterranea, dolcezze di tabacco e di spezie d’oriente e scura mineralità. In bocca riempie con la sostanza e accarezza con i tannini evidenziando una sostanza fruttata resa più dinamica da incursioni balsamiche. Un vino che non ha paura di mostrarsi, di sicuro successo per gli amanti del genere ma non il mio Montepulciano. 87+ Punti. – BARBERA D’ASTI DOCG “LOW A POP” 2024, TORCHIO 1953 (PIEMONTE): una Barbera chiacchierina, che non lesina profumi birbanti di visciole e marasche tra gentilezze di viole e glicini. Fresca di arancia a mara, verde e arruffata di macchia mediterranea, sottilmente peposa, ruvida quanto deve nel dire della sua mineralità. In bocca strilla freschezze verdi di quasi viticcio a supportare tannini monelli. Ritorna il frutto, ritornano le spezie, accenni di menta e sapidità quasi salmastra allungano il sorso… Sicuramente POP, magari PUNK per quelli che la Barbera la vorrebbero educata. Qui ci vogliono pane e salame, amici in quantità e scorta di bottiglie. Tecnicamente 87 Punti, ma non fatemi dire quanto mi piace! – ROERO DOCG “PIERIN” 2022 RISERVA, PODERI VAIOT (PIEMONTE): netta l’impronta di pot pourrì floreale quasi quanto il peccato di gioventù d’arancia rossa che precede le visciole sotto spirito. Poi è tutto sottobosco, di bacche, di rovi, di felci e non mancano un ché di mentolato e l’accenno speziato della noce moscata. Sorso caldo e di composta educazione fresco-sapida, perfetta per pareggiare i tannini e allungare il sorso accompagnando la spinta minerale. 87++ Punti. – BARBARESCO DOCG “VALLEGRANDE” 2022, FRATELLI GRASSO (PIEMONTE): bella l’impronta balsamica che precede i frutti rossi e le visciole! Una sferzata di freschezza spalleggiata dall’arancia rossa e dalle erbe officinali che pareggia i conti con le note scure dell’humus e del tabacco mentre l’oriente delle spezie prova a far ragionare la graffiante mineralità. In bocca mostra eleganza nel mettere d’accordo tannini e viva freschezza lasciando che il sorso si allunghi su persistenze minerali. 87+ Punti. – ROERO DOCG “VALMAGGIORE” 2020 RISERVA 2020, DEMARIE (PIEMONTE): un bosco di piccoli frutti e ciclamini circonda balsamicità di tabacco e sottigliezze di spezia in una atmosfera di mineralità grafitica. Sorso ampio, profondo, di equilibrio studiato e raggiunto e tannini vispi ma comunque e ducati, lungo nelle persistenze speziate. 87++ Punti.     – COLLINE SALUZZESI DOC PELAVERGA “DIVICAROLI” 2024, CASCINA MELOGNIS (PIEMONTE): olfatto malandrino e di assoluto acchiappo, giocato sulle intensità del frutto rosso e gli acuti del pepe, sugli inciampi di radice e le smancerie delle roselline selvatiche, tra la compita eleganza dei gerani e il richiamo di quel ché di rustico che tiene il vino ancorato alla terra, sulle freschezze ferrose di arancia e le amaritudini di origano e salvia. Sorso leggero ma affatto banale, intriso di una semplicità che confonde spingendoci a cercare il complesso anche dove è tutto evidente, non fresco, “dippiù”, preciso nel ricordare le bacche, schietto nel dire di gesso e pepe. Un rosso per chi ama i bianchi o semplicemente il vino. 89 Punti tuttitutti. – MALVASIA DI CASORZO DOC “IT’S ROCK” 2024, CANTINA DI CASORZO (PIEMONTE): olfatto “aggressive” che strilla ribes, amarene, mandarino, petali di rosa; dolcezze ed eleganza che contrastano con le amaritudini vegetali delle erbe aromatiche. In bocca è dolce ma non sdolcinata, con quel solletico di carbonica che sa di peccato e che amplifica il contrasto con l’anima vegetale. Il “Frank-N-Furter” (Rocky Horror Picture Show) delle Malvasie, irresistiBBile! 88+ Punti. – PUGLIA IGP BIANCO BIOLOGICO “INCIPIT” 2024, CANTINA MASSERIA TORRICELLA (PUGLIA): un Minutolo dal naso BOOM! Immediatamente mentolato assume poi i toni del giallo raccontando ginestre e mimose, pompelmi e susine e per allungarsi infine sui toni dolci della mandorla. Il sorso mostra una sostanza glicerica che va ben oltre la gradazione alcolica e una sapidità quantomeno decisa cui la freschezza fatica non poco a pareggiare. Lungo e davvero molto piacevole. 87 Punti con forse un +. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GoWine per avermi invitato ancora una volta a uno dei suoi tanti Eventi, giornate che, come la Guida di cui Vi ho detto, si discostano dalla consuetudine, pensate per essere a misura di assaggio, senza inutili gigantismi che rendano difficile anche solo immaginare una degustazione. E GRAZIE a tutti i Produttori presenti, in pectore o rappresentati, per il loro lavoro e per le emozioni che riescono a trasmettere attraverso di esso. Appuntamento dunque all’Edizione 2027!   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Treperquattrododici. Un riassunto nel caos. Arrow Right Top Bg

15 Gennaio, 2026

Treperquattrododici. Un riassunto del caos.

IL COSA E IL DOVE I mesi di Novembre e Dicembre sono stati un vero accavallarsi di Eventi nel panorama enoico della Capitale. Tanto, di tutto, dippiù… Difficile star dietro all’offerta e praticamente impossibile ricambiare con le parole quanto ricevuto nel bicchiere. Poco tempo, poco spazio e la mia consueta, elefantiaca dinamicità nello scrivere. Ma qualcosa è comunque dovuto e allora mi sono inventato questa sorta di riassunto proponendovi i miei personalissimi “po’ di” di BOLLICINE (by DECANTER WINE ACADEMY), UVA FIERA (by LA PECORA NERA e Pasquale Livieri), DUE PASSI IN VIGNA (by VINARIO4) e ERA UVA (by ALTROVINO). Dodici vini (in realtà qualcuno in più) per raccontare quattro giornate di assaggi ricche di spunti bisognosi di approfondimento e caratterizzate da un grande successo di pubblico. GLI ASSSAGGI Come già detto, nelle righe seguenti troverete qualche parola dedicata a dodici etichette che ho ritenuto di sottoporre alla Vostra attenzione, non necessariamente le migliori tra quelle degustate negli Eventi di cui Vi ho detto ma che credo meritino un occhio di riguardo e che troverete elencate per Regione seguendo il più tradizionale degli ordini alfabetici. Se vorrete Vi potrete divertire a ricomporre il puzzle inserendole negli Eventi di cui sono state protagoniste ma, datemi retta, sarà meglio che utilizziate il Vostro tempo per ficcare il naso nel bicchiere e lasciarVi attraversare dalle emozioni. Salute! – RIBOLLA GIALLA SPUMANTE BRUT 2022 MILLESIMATO, TREBES – MITJA PRINCIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): nel caleidoscopico mondo del Metodo Martinotti un approccio olfattivo di questa caratura è raro e prezioso. Compito nel proporre il giallo della pesca e della mela Golden, dell’agrume maturo e del fieno. Più deciso invece sui toni delle erbe aromatiche e sugli spigoli aguzzi delle pietre mentre risulta seducente nel farVi scoprire una fine pasticceria lievitata. Sorso che mostra un’effervescenza mai sopra le righe e capace di veicolare con garbo e piglio deciso una fisicità fresco-sapida degna di nota. Chiude tra agrumi, guizzi pepato-minerali e speranza di poter riempiere ancora il bicchiere. Unannodicemento, diciottomesidiautoclave e unannodibottiglia…alla faccia del Metodo Martinotti! 88++ Punti. -FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SAUVIGNON “PRIMALUCE” 2019, AQUILA DEL TORRE (FRIULI VENEZIA GIULIA): al naso comunica il calore dei tropici in aperto contrasto con la mineralità preistorica della ponca, la dolcezza di miele e caramello e la freschezza del mentolo, il fumo di un camino e una vegetalità educata ma affatto timida che sposa contorni di pesca bianca. Assaggio di grande soddisfazione, a rimarcare calore e sostanza sottolineando evoluzioni di pesca e affondi di sambuco in un contesto di sapidità marina nel quale non è difficile immaginare marosi pietrificati. 89- Punti. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “INTONATO” 2022, ROEK (FRIULI VENEZIA GIULIA): un naso che affossa prugne e mirtilli con amaritudini vegetali e incursioni pepose. In bocca volume e vinosa freschezza si tengono per mano regalando un sorso agile, ritmato dai tannini vispi e dalle cabernetteggianti vegetalità. Sui PIWI c’è ancora tanto da lavoro da fare, da parte di chi li coltiva e li mette in bottiglia e da parte di chi li assaggia ma questo è un vino da tenere d’occhio. 86 Punti. – VINO BIANCO “VICUS” 2023, CANTINA 837 (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso è un nodo gordiano di mielose dolcezze regalate dal lungo isolamento nel legno americano e amaritudini di mallo di noce che una speziatura di quasi senape prova a dipanare. In bocca le dolcezze diventano pasticcere e rivaleggiano con la minerale sapidità evidenziando creme di frutta e una mandorla che, complici i ritorni speziati, fa l’occhiolino al panforte. Dai vigneti più alti del Friuli e dal “pioniere” dei PIWI, un Solaris su cui riflettere. 86 Punti. – LAZIO IGP VERMENTINO “FRIO – BREZZA” 2024, PRIMALUCE (LAZIO): fresco di frutta, profuma di mela, rinfresca il naso con la menta allargandosi poi in cespugliosi panorami mediterranei sottolineando però una vena tufacea di insolita sostanza. In bocca mostra personalità e ciccia, verve acida e materica sostanza in una atmosfera intrisa di salmastri ricordi. 87- Punti.   Da tenere d’occhio il “NO LABEL” di CASAMECOCCI (LAZIO), quel Procanico che fermenta nel legno in cui poi riposerà per sei mesi. Un olfatto falsamente timido di pasticceria di mandorla dolce e cedro maturo che svela pruriti di fieno e freschezze di erbe aromatiche e un sorso di evidente freschezza, vivacità tannica e schiaffi amaricanti di sambuco che si becca il mio personalissimo premio “MANNAGG’”.     – MARCHE IGT SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT NATURE 2019, PODERE SABBIONI (MARCHE): uva spina e bergamotto, mela Granny Smith, frutta secca, mineralità salmastra, glicine, zafferano, idrocarburi pronti ad accendersi…sisi, tanti bei descrittori ma di questo vino non è tanto il “cosa” quanto il “come”! Qui di “classico” c’è poco (forse la melodia accennata), ché il ritmo è punk! Massimo viene dal mondo della moda e qui, anche se si discorre di cravatta usata come fascia per i capelli e di anfibi slacciati la classe non è acqua! In bocca l’effervescenza è sottile, diafana, più solleticante che carezzevole. Si, forse la freschezza è un po’ in affanno ma la sapidità rende il sorso praticamente irrinunciabile, compulsivo (e quando gli zuccheri stanno a zero questo è tutt’altro che scontato). 87/93 Punti. – ALTA LANGA DOCG BRUT 2020, PASQUALE PELISSERO (PIEMONTE): un olfatto tuttifrutti (forse troppo) che esalta il Pinot Nero sacrificando un po’ le ampiezze dello Chardonnay; ciliegie (anche candite) s’accostano alla prugna mentre sullo sfondo, in una atmosfera appena ossidativa, c’è quel po’ di banana (sic) che non ci voleva. In bocca è ancora il frutto maturo a fare la parte del leone ma i graffi agrumati e la buona sapidità fanno comunella con la briosa effervescenza pareggiando in qualche modo i conti. 87++ Punti. – ALTA LANGA DOCG BRUT 2021, AGRICOLA TT (PIEMONTE): sfuggitomi durante l’evento organizzato dal Consorzio Alta Langa nel Giugno scorso, si propone al naso con immediatezze appena sfornate seguite da un incedere progressivo di profumi che dalla delicatezza dei fiori bianchi conducono alle ruvide freschezze delle erbe aromatiche passando per una mela matura che cerca di fare da pacera. Il sorso, di equilibrate freschezza e sapidità, vive di una effervescenza che, un pochino troppo vivace, rischia di farci sorvolare sulla cremosità pasticcera di un agrume che governa il finale con piglio forse eccessivo. 86++ Punti. – MOSCATO D’ASTI DOCG CANELLI 2017, L’ARMANGIA (PIEMONTE): dolce al naso? Sicuramente si ma…rimarrete di sasso nel ritrovarVi immersi in un’atmosfera di tè alla menta, strilli d’agrume e vegetalità del tutto inattese! In bocca torna tutto e tutto si pareggia: dolcezze, mentolate freschezze, orientali speziature, sottilissima carbonica, allungo infinito… Un vino per far riflettere chi il Moscato lo “tollera” solo giovane e col panettone. 90 Punti (ma forse 91). Stavolta è andata così; dovevo scegliere un vino e la sorte ha deciso per questo ma L’ARMANGIA (e ancor prima Ignazio Giovine) meriterebbero ben altri spazi. Dovrei dirVi di “TITON” e “VIGNALI”, gemelli diversi di una DOCG NIZZA che in appena 250m di distanza raccontare tutto e il contrario di tutto, dovrei dirVi di quell’illegale “UVA TANTUM” che “gli attributi” ce li ha non solo in etichetta e che farebbe invidia anche ai cugini borgognoni, di quell’Albarossa “MACCHIAFERRO” che già mi vedo tenere al guinzaglio la Bagna Cauda ignorante che faceva zia Corinna, di… Vabbè, ne leggerete delle belle. Datemi tempo e…stay tuned! – TRENTO DOC BRUT “COLLEZIONE 15”, CANTINA DI ISERA 907 (TRENTINO): profuma di pesca e ananas, è fresco di pane appena sfornato e arancia, non lesina la frutta secca… Il sorso è sostanzioso, decisamente sapido e sicuramente fresco anche se non perfettamente coordinato, evidenzia subito le dolcezze fruttate ma è poi il duetto sapidità-agrume a guidare le danze che si chiudono poi con un allungo deciso e salino. 88- – Punti.   – UMBRIA IGT BIANCO “ANTICO” 2024, LA MÈRULA (UMBRIA): Trebbiano, Verdello, Canaiolo Bianco e Malvasia per un Orvieto “classico” (o quasi), ha un “gemello diverso” che passa 13giorni sulle trebbie uscendone un pochino ingolfato di profumi e sostanza. Lui gioca sull’agilità, un gioco di piedi a ritmo di glicine e biancospino, fa un paio di finte di mela verde e poi affonda colpi di erbe aromatiche e mandorla al bersaglio grosso. Il sorso segue l’olfatto, schiva sovrastrutture, colpisce e scappa, irretisce con l’agrume, graffia col sale e mette al tappeto con una gustosa persistenza agrumata forse un po’ frettolosa. 87- Punti. – UMBRIA IGT MERLOT “30” 2022, TRENTAQUERCE (UMBRIA): Merlot tuttifrutti levateve proprio! Questo è il regno delle pirazine e dei polifenoli, peperone e pomodoro sposano erba appena sfalciata…finalmente un EVO in cui c’è anche l’alcol! Scherzi a parte qua sembra di dialogare con un Cabernet del Nord Italia più che con un Merlot umbro. Il sorso è un capolavoro di tensione, eucalipto e liquirizia aggiungono toni empireumatici alla profondità del frutto rosso regalando un assaggio rinfrescante per la bocca e per lo spirito. Non è un vino per pensare (o forse si), è un vino da bere e questo, oggi, non è poco per niente. 88 Punti. E QUINDI? E quindi niente! GRAZIE intanto a tutti (Organizzatori e Produttori) e mille scuse a quanti, per motivi di spazio non sono riuscito. Credetemi, è stato difficile scegliere chi “dentro” e chi “fuori” ma spero nessuno me ne vorrà, è stato difficile essere presente, ed era impossibile accontentare tutti. Sono anni che predico nel deserto auspicando un calendario “ragionato” degli Eventi del vino che sia rispettoso di chi organizza, di chi espone e di chi viene ad assaggiare (ciascuno per i propri motivi) ma sembra che questo sia impossibile (siamo arrivati a 9 Eventi in un fine settimana!) e il 2026 sembra iniziare già con il botto Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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LIFE OF WINE 2026. Il vino alla prova del tempo. Arrow Right Top Bg

8 Gennaio, 2026

LIFE OF WINE 2025. Il vino alla prova del tempo

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 30 Novembre, le ampie sale dell’HOTEL VILLA PAMPHILI di Roma hanno ospitato la quattordicesima Edizione di LIFE OF WINE, Evento unico nel panorama nel mondo del vino. Nato nel 2010 da un’idea di STUDIO UMAMI e Roberta Perna (e con l’aiuto, dal 2019, di Maurizio Valeriani), propone agli appassionati romani una vera e propria esperienza, un viaggio attraverso le età del vino compiuto grazie alle etichette in degustazione declinate in diverse annate e raccontate dai numerosi Produttori presenti. Un format ormai collaudato e atteso per un anno intero dai winelovers romani, l’occasione unica di confrontare l’oggi con lo ieri in termini non solo di evoluzione ma anche di stile produttivo. GLI ASSAGGI Circa 60 Aziende e un numero imprecisato di etichette in degustazione, tanta Toscana (per tanti motivi), una bella iniezione di Nord e qualche voce da Sud, un percorso complicato da seguire perché è sempre difficile dire “questo si e questo no” di fronte a tanta abbondanza. Regola numero uno avere tempo a disposizione, regola numero due avere pazienza, regola numero tre improvvisare; questo in breve e da sempre il mio approccio a una giornata impegnativa da gestire con calma e sangue freddo. Dai circa centotrenta assaggi ho estrapolato ventuno vini da sottoporre alla Vostra attenzione, date una letta alle mie personalissime impressioni e trovate il sistema per assaggiare di persona, ché ne vale davvero la pena! p.s. se doveste pensare che stavolta sia stato particolarmente “cattivo” beh…avete ragione (ma davvero m’aspettavo qualcosa in più). QUELLI DA NOVANTA – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC COLLINE TERAMANE “TORRE MIGLIORI” 2008 RISERVA, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): certo nel 2008 era difficile sbagliare ma qui si rasenta la perfezione. Olfatto evoluto a scimmiottare la Toscana con piglio d’Abruzzo evidenziando il selvatico di marasche (anche sotto spirito) e visciole, le more con le spine, intrichi di ginepro, ombre di grafite, graffia amaricanti di liquirizia e un’idea grassa di gianduia a strizzare l’occhio. In bocca non ne vuole sapere di chinare il capo! Vivo, vibrante per freschezza e tannini. Un assaggio luminoso di frutto di frutto che in chiusura s’incupisce lasciandoVi soli davanti al calice, in ascolto dei Vostri pensieri. 90 Punti. – MITTERBERG IGT BIANCO “NÖRDER CUVÉE BLANC” 2015, PLONERHOF (ALTO ADIGE): nel loro giocoso rincorrersi sui ripidi sentieri delle diverse annate, qui è il Riesling ad arrivare primo, tagliando dritto sul pendio della grafite e staccando di ruota le freschezze di mandarino e grassezze opulente di frutta matura non dimentica della banana. In bocca accenna invece a volersi mettere a ruota di un Sauvignon che, impaziente, sembrava finora dover mordere il freno e che adesso, libero da giochi di squadra, si lancia all’attacco a colpi di pesca e finocchio selvatico. Interminato il finale, perso nell’abbraccio del Pinot Bianco…minerale, riassuntivo, totale. 91++ Punti. – SÜDTIROL – ALTO ADIGE DOC BLAUBURGUNDER – PINOT NERO “EXCLUSIV” 2014 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): l’olfatto veste il frac, elegantissimo nel suo “pinguino” di balsamicità e legni nobili calca la guida rossa dei piccoli frutti di bosco tra applausi fumé e di cuoio. Il sorso corre via leggero su ghiaioni minerali, tra tannini intriganti e frutti rossi che ammiccano sullo sfondo erotico delle spezie. Annata difficile trattata con esemplare maestria per un risultato che sarebbe un peccato lasciar chiuso nella sua cornice di vetro. 90+ Punti. – ROMAGNA ALBANA DOCG PASSITO “AR” 2021 RISERVA, FATTORIA ZERBINA (EMILIA ROMAGNA): ci sono vini che vanno raccontati e ci sono vini che parlano da soli… “AR” è un vino che si capisce guardando gli occhi di chi lo fa. Salta fuori da sotto un tavolo che ne aveva imboscato l’ultimo sorso e di suo ha ben poco da dire (che vuol dire tanto), è tutto scritto lì, evidente. 320 gr/l di zucchero (avete idea di quanti siano treettitre di zucchero in un litro d’acqua?!), trecentosettantamezzebottiglie (trecentosessantanove dopo questa), esiliato in vetro solo nove volte dal lontano 1966, torchiato a mano (un giro ogni due ore per massimo un giorno), filtrato a lino… TrockenBeereAuslese “levateve proprio!” Profuma di frutta candita e più che matura, scorza d’agrume, cera d’api, tiglio, acacia, tabacco, anice… È dolce, palesemente dolce, ma sapido, minerale… Un esercizio di stile, competenze e capacità in un sorso. 92 Punti? Forse, forse di più (o magari di meno), ma non si dà un punteggio a un sogno. p.s. probabilmente è un vino senza senso ma se ci doveste arrivare dopo aver assaggiato i vari “BIANCO DI CEPARANO”, “TERGENO”, “ARROCCO” e magari quello “SCACCO MATTO” che qui non era presente beh…forse un senso ce lo troverete. – SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2014 (MAGNUM), GINI (VENETO): da un’annata complessa un vino ridotto all’osso, scarno, essenziale, pietroso ma screziato di ginestre, rude nel dire di timo seccato al sole. Il sorso ha la ruvida delicatezza dei vecchi, mani di ruvida grafite che accarezzano con la delicatezza della crema di limone e dell’acacia e della cera d’api e la vivacità di una freschezza che non vuol saperne di chinare la testa. Un vino per pochi, che vuole pensieri profondi e poche parole. 91+ Punti. – VENETO IGT PINOT NERO “CAMPO ALLE MORE” 2016 (MAGNUM), GINI (VENETO): a chi si chiedesse cosa ci fa il Pinot Nero in zona Soave bisognerebbe dire di esperienza, lungimiranza, visione… E il naso nel bicchiere dice di Borgogna, forse troppo, o forse no vista l’esuberanza che poco c’azzecca con i cugini d’oltralpe. Il piccolo frutto sale in piedi sulla cattedra e se la comanda arringando dall’alto sbuffi balsamici, profonde vegetalità e spezie scure. Il sorso è ricco, fresco come pochi, consistente e setosa la trama tannica, piccante la sapidità, caldo quanto serve a smussarne gli spigoli della calcarea presenza. Come direbbe mio cugino: “in fondo è solo Pinot Nero” (o forse no?) 91 Punti. I QUASIQUASI – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2018, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): il primo impatto è con le freschezze verticali del mentolo e con le amaritudini della liquirizia, delicate eppure capaci di imporsi sulle ampiezze della frutta gialla, della camomilla, di un ananas che avrei preferito di no. Poi pepe bianco, vaniglia, burro fuso, pietra… Il sorso è pieno, sapido, marino, caldo da quasi mettere in difficoltà la freschezza e lungo, molto lungo, a rimarcare tostature e spezie. 88++ Punti. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2014, FARAONE (ABRUZZO): da una annata difficile un vino destinato a sorprendere quelli che “è solo Trebbiano”. Sfumature di vaniglia accompagnano la mela ancora succosa, il fieno stempera il sambuco, il tutto in una atmosfera fumé e idrocarburica che confonde la memoria e scimmiotta mineralità di Pecorino. Assaggio snello, fresco, scattante, salato e sottilmente pepato e intrigantemente tannico, screziato di erbe essiccate che s’allunga ancora sul frutto e sulla spezia. 88 Punti (ma da riassaggiare con calma). – MITTERBERG IGT BIANCO “NÖRDER CUVÉE BLANC” 2018, PLONERHOF (ALTO ADIGE): dei tre moschettieri (Riesling renano, Sauvignon Blanc e Pinot Bianco) è il secondo ad alzare la voce esaltando la pesca matura, strizzando l’occhio alla mentuccia e al timo, scansando quel Pinot Bianco che provava a fare da paciere e dandosi un po’ di gomito con un Riesling che strilla vulcano violento e selce tagliente. In bocca è salato, succoso, si ricorda della pesca e ci mette vicino l’albicocca, la freschezza del pompelmo e la grassezza della nocciola. Un sorso complesso, o forse semplice ma da far girare la testa. Vi serve altro? Assaggiatelo! 90- Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “STEFANO ANTONUCCI” 2018, SANTA BARBARA (MARCHE): su un tessuto finemente speziato si disegna una trama di caramello bruciato e delicate tostature che precedono l’incedere arrembante della frutta gialla matura e candita, del pompelmo, della camomilla, della mandorla fresca in una atmosfera che “puzza” di pietre sbattute. Sorso glicerico che accompagna quella progressione fresco-sapida che governa l’assaggio e conduce al lungo ed estremamente coerente finale. 89 Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “STEFANO ANTONUCCI” 2012, SANTA BARBARA (MARCHE): olfatto intenso, quasi aromatico, a sciorinare pompelmi maturi e frutta gialla candita (pesca e albicocca) tra inserimenti a gamba tesa di idrocarburi e spuzzate lenitive di vaniglia. In bocca spicca per una morbidezza che, inattesa, prende il posto di una mineralità che, supposta potente, sorprende invece per la lenta ma inesorabile progressione che dinamizza il sorso senza renderlo scontroso. Chiude lungo tra ricordi di frutta e ricami speziati. 89- Punti. – BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2020, CARPINETO (TOSCANA): scuro e balsamico, di alloro e sottobosco di felci, di terra rossa, ferrosa, fresco d’arancia, intrigante di tè e spezie d’Oriente. Sorso di stimolante freschezza reso ancor più intrigante da una sapidità a tutto tondo e dai tannini obbligati a mordere il freno. Invogliante il finale cantato a due voci dai ritorni di arancia e dagli acuti di chiodi di garofano. Un Brunello che strizza l’occhio al Rosso e non se ne vergogna. 89- Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “POGGIASSAI” 2015, POGGIO BONELLI (TOSCANA): gesso e resina si mescolano con visciole in confettura e ciliegie sotto spirito, in pepe e la china sposano note di catrame e quel non so che di animale rende il tutto più legato alla terra. Sorso fresco, potente ma mai eccessivo, compatto, succoso e di piccante persistenza. 88+ Punti.   – BOLGHERI DOC SUPERIORE “SONDRAIA” 2016, POGGIO AL TESORO (TOSCANA): un’annata che trova la quadra tra le piacionerie internazionali dell’annata 2020 e le note umide di funghi e tabacco messo ad asciugare della 2018. La ciliegia e il lampone sposano la prugna secca, i legni nobili, la macchia mediterranea, la polvere di caffè, l’eucalipto e la liquirizia. Il sorso è insieme vivace e opulento, ben indirizzato dalla freschezza e marcato da tannini forse un pelo sopra le righe ma stuzzicanti, in un rimarcare continuo di prugna, cassis, liquirizia e tabacco. 89- Punti. – TRENTO DOC BRUT ROSÉ “+4” 2012 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): si mostra da subito in tutta la freschezza del suo abito balsamico-boschivo evidenziando resine e funghi prima di virare sull’agrume dolce e financo cremoso, un mandarino che sposa la melagrana e s’allarga sulla mela cotogna tra guizzi di pepe, crosta di pane e mineralità. Sorso di struggente cremosità, fresco da dare i brividi, sapido da far schioccare la lingua, lungo, accordato con l’olfatto e con una chiusura pasticcera e agrumata. Proposto qui in anteprima, celebrerà nel 2026 i cinquant’anni dell’Azienda e lo farà in grande stile. 89 Punti. – TRENTO DOC BRUT ROSÉ “+4” 2010 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): olfatto complesso screziato di orientali speziature ma centrato su quei piccoli frutti che in coda di assaggio riveleranno anche la fragolina, sul mandarino e sulla pasticceria. Sorso elegantissimo segnato dal contrasto tra la suadente cremosità e il modo un po’ rustico di proporre la sua dolomitica freschezza e la calcarea mineralità, rispettoso dell’olfatto, elegantissimo e di lunghezza che insegna. 89- Punti.   – VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2019, SECONDO MARCO (VENETO): un somarello che porta una soma si semplicità disarmante e forse proprio per questo complessa. Pagine di profumi in perfetto ordine da sfogliare con calma, violette, ciliegie sotto spirito, cioccolato fondente freschezze medicinali e contadine terrosità. In bocca crea in centro bocca un pianeta di frutta matura attorno al quale orbita lo spazio profondo di una freschezza a molti sconosciuta. Giovanissimo, 89- Punti e tante belle speranze per il futuro. – VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2018, SECONDO MARCO (VENETO): un olfatto freschissimo di eucalipto e “buco con la menta intorno”, etereo più che balsamico, a introdurre delicatezze di fragola e ciliegia e piccantezze pepate. In bocca propone succosa eleganza, tannini calibrati sulla gestione della freschezza, riverenze di spezie e allungo da enciclopedia. Splendida la performance della Rondinella nel girare la chiave di accensione e magistrale la gestione dell’endurance da parte di Corvina e Corvinone. 89 Punti. – VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2017, SECONDO MARCO (VENETO): il frutto se ne sta in finestra ad osservare con discrezione l’arrembante incedere di freschezze mentolate che, dietro un velo di vaniglia, lasciano che si palesino evidenze erbacee. Sorso luminoso, di succulenta sapidità, e traviante malia. Pensate alle difficoltà dell’annata e poi ai Ripasso “da manuale”, alle concentrazioni, alle sottolineature… Dimenticate tutto (NO, l’annata NO!) e dividete anche Voi la Valpolicella dei “secondo tutti” da quella di SECONDO MARCO. 89+ Punti (ma sapete quanto io sia tirato). – SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2022, GINI (VENETO): sisi, ci sono gli agrumi (quelli con cui in pasticceria fanno le creme), la nespola, la camomilla…ma è quell’anima di pietrosa mineralità che lascia basiti. In bocca è morbidezza che seduce e sapidità che schiaffeggia, appena tostato, fumé un po’ di più, minerale e agrumato nell’allungo… Prefillosserico e fondamentale per comprendere le annate di cui leggerete di seguito. 89+ Punti. – SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2018, GINI (VENETO): un vino dall’olfatto profondo come le radici delle vigne di centoquarant’anni da cui proviene, grasso di mela cotogna, pesca e pompelmo maturi, accenna al confetto ma racconta la ghiaia, fiori gialli e gelsomini, erbe selvatiche, spezie pasticcere, camomilla e forse basilico. Sorso ampio che propone, tra nobili maniere e retaggi contadini, albicocca matura e scorza di limone, spezie e sapida, pietrosa mineralità. Chiude un po’ brusco, sottolineando la mandorla di quel confetto percepito al naso e lasciando intendere che ha ancora molto da raccontare. 90- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli organizzatori e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di dedicarmi parte del loro tempo e la pazienza di starmi a sentire e quelli che per ovvie ragioni non sono riuscito a importunare. È stata una giornata intensa, forse un pochino al di sotto delle aspettative (complici i troppi Eventi di un fine settimana davvero “overbooked”) ma sempre e comunque imperdiBBile! Io ho già messo in agenda l’Edizione 2026, e Voi.   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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SPARKLE Day 2025. L'Italia delle bollicine nella guida di Cucina & Vini Arrow Right Top Bg

1 Gennaio, 2026

SPARKLE Day 2025. L'Italia delle bollicine nella guida di Cucina & Vini

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 29 Novembre le ampie sale del THE WESTIN EXCELSIOR HOTEL di Roma hanno ospitato la ventiquattresima Edizione di SPARKLE DAY, appuntamento ormai irrinunciabile per gli enoappassionati romani organizzato dalla rivista CUCINA & VINI per presentare l’Edizione 2026 di quella Guida SPARKLE che quest’anno ha premiato 92 delle 976 etichette recensite con le ambitissime “5 Sfere”. Una giornata dedicata al meglio della spumantistica nazionale, una giornata dedicata a chi sa e a chi ha voglia di scoprire e (forse) anche una giornata dedicata a quel pubblico “giovane” che, da una pregressa “distanza”, inizia or ad avvicinarsi al mondo del vino nonostante il periodo non certo felice che questo sta attraversando. GLI ASSAGGI Lo SPARKLE DAY è sempre impegnativo! Oltre 200 vini in degustazione e pubblico degno delle migliori “aperture di buffet”. Bisogna arrivare presto, armarsi di santa pazienza, essere pronti alla pugna ed evitare di fare qualsiasi tipo programma a meno di non essere preparati a cambiarlo in corso d’opera. Mi sono armato dunque della mia consueta buona dose di estro e improvvisazione e sono partito all’attacco. Una sessantina le etichette in cui ho ficcato il naso e tra queste ne ho scelte 10 (in realtà 12) che ho ritenuto di sottoporre alla Vostra attenzione; assaggiatele con curiosità e fatemi sapere cosa ne pensate (ché quello che di quello che scrivo non mi fido neppure io). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC BLANC DE BLANCS EXTRA BRUT “600” 2019, CANTINA KURTATSCH (ALTO ADIGE): erbe alpine e fiori di campo squarciano il sipario di zest di limone e una profonda mineralità che racconta pietra focaia e calcare tagliente. La pasticceria, dolce e salata, sta in finestra accennando a nocciole tostate, zenzero candito e pan brioche. Sorso di grande freschezza e sapidità di mare che era, piacevolissimo nel suo ricordarVi della frutta e delle tostature percepite all’olfatto. 89- – Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC BRUT “1919” 2018 RISERVA, KETTMEIR (ALTO ADIGE): propone con semplice eleganza intensità di erbe aromatiche e crosta di pane, frutta secca, nespola e fiori gialli, mela Granny Smith e albicocca su uno sfondo di vulcanica mineralità. Sorso energico e sostanzioso, decisamente fresco e finemente intessuto di sensazioni sapide e fragranti. Lungo, goloso e mai sopra le righe. 89 Punti. – FRANCIACORTA DOCG BRUT, TERRE D’AENÒR (LOMBARDIA): luminoso di frutta (pesca, arancia e mandarino) si lascia presto andare ai toni più cupi della polvere pirica e del pane abbrustolito suggerendo pasticcerie di pan di spagna su uno sfondo di erbe aromatiche e gessosa mineralità. Sorso coinvolgente, ben giocato tra rimandi di frutta e incursioni fresco-sapide che, nel finale, diventano decisamente minerali. 89 Punti.   – ALTA LANGA DOCG BRUT “BIANC ‘D BIANC” 2019, GIULIO COCCHI (PIEMONTE): un olfatto esuberante propone agrumi e glicine, timo e mela cotogna, nocciole tostate, vaniglia, pepe, pasticceria di pan di spagna, mandorla, sbuffi minerali… In bocca non accenna a chinare il capo nonostante le morbidezze cerchino di fargli mettere la testa a posto, sottolinea la frutta e s’allunga sulle note vegetali. Peccato per quell’equilibrio che arriverà. 89 Punti (quasi). – ALTA LANGA DOCG PAS DOSÉ “PSEA” 2019 RISERVA, PECCHENINO (PIEMONTE): fragranze di pasta frolla si confondono con dolcezze di agrumi e susine, note verdi boschive e di salvia accompagnano mineralità di pietra focaia mentre si apprestano caramello, tè e ancora una frutta che stavolta è tropicale e matura. La carbonica finissima amplifica la decisa freschezza del sorso mentre la sapidità racconta il territorio e l’assaggio si dipana ricordando frutta e pasticceria secca con un appena di piccantezza pepata. 90- – Punti (e un BRAVO per quell’Albeisa che sa tanto di Tradizione). – TRENTO DOC BRUT “R” 2017 RISERVA, CANTINA ROTALIANA (TRENTINO): un’apoteosi di pesca gialla sposa il mandarino e l’albicocca in un turbine che alza polvere pasticcera di zucchero a velo, pasta di mandorle e cannella senza dimenticarsi del pane appena sfornato. In bocca è agile e scattante, la vivace sapidità detta il ritmo e l’allungo racconta di agrumi, tè e pietra. 89+ Punti.   – SPUMANTE METODO CLASSICO – TRADIZIONALE RIESLING BRUT “COLLEZIONE”, LA PALAZZOLA – GRILLI (UMBRIA): per dire di questo vino bisogna spendere qualche parola per almeno quattro delle cinque annate presenti. La 2018, subito fumosa e fungina, a comunicare brume, castelli e umide armature pronte alla pugna, che evolve poi in dolcezze di zafferano e mela cotogna a contrasto di amaritudini di salvia e rosmarino e rude mineralità. In bocca è morbido e profondo, rimarca l’olfatto, sottolinea un idrocarburo prima acciaioso, spinge sulla vena minerale e vi aggiunge note pera e scorza d’agrume. 89- – Punti. La 2013 “puzza” di polvere da sparo sparata e quella dolcezza di mela renetta in composta che gli si affianca sembra essere fuori posto, la crema al limone troppo “fighetta” per tener testa agli idrocarburi, la lavanda troppo delicata per arginare il pepe, le mandorle…le mandorle si, vanno d’accordo con i lieviti pasticceri e anche con il miele del torrone In bocca ricama il fraseggio fresco-sapido con effervescenza di eleganza non comune e s’allunga quasi oltre la pazienza tra mineralità e note di fieno a contenere le freschezze amaricanti del chinotto cui fanno da contraltare mandorle, nocciole e cioccolato bianco. 89 Punti (ma forse si merita anche un +). La 2010…la 2010 al naso è pura, erotica eleganza; la mela annurca in tacchi a spillo, una guepiere di camomilla, il lungo bocchino di gelso bianco e lo scudiscio di idrocarburi…vestito per uccidere in una atmosfera di tè e buccia di pesca. In bocca stato gassoso e stato liquido si fondono in un abbraccio lubrico, un sorso epicureo in cui quanto immaginato con l’olfatto diventa maledetta realtà. 90 Punti (ma con un -). La 2005 è un discorso a parte, intriga con un olfatto di spezie e caramello che tentano di arginare le amaritudini di chinotto e liquirizia, con il miele del torrone e il cedro a prender per mano gli idrocarburi in una atmosfera balsamica e fumé, ma in bocca… Il sorso è cremoso (fin troppo), un esercizio di audace morbidezza che però prevarica indecente il sottile confine dell’equilibrio dimenticandosi della possibilità di allungarsi raccontando della propria indole nordica e minerale. Io gli do 87+ Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO”, ma so che per molti sarebbero almeno 91). – VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG RIVE DI COLBERTANDO  ASCIUTTO “VIGNETO GIARDINO”, ADAMI (VENETO): olfatto elegantissimo nel suo abito di macedonia di frutta reso vieppiù intrigante da sospiri agrumati che accarezzano dolcezze sussurrate di acacia, e vaniglia. L’assaggio è morbida carezza, cremoso assaggio che dipana con calma i rimandi olfattivi e chiude lungo e vibrante solleticando la lingua con stuzzichevoli piccantezze salate. 89 Punti con un bel + per quell’“ASCIUTTO” che lega passato e presente, Storia e storytelling. p.s. i DRY non mi piacciono! – VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG DRY “CRUNER”, LE COLTURE (VENETO): al naso il glicine e l’acacia incontrano mughetti e sambuco in un tiramolla di dolcezze e vegetalità prima che le prime vincano la battaglia alleandosi con pera, mela, banana e confetto, lasciando sul campo di battaglia accenni pietrosi e mandorlati. Morbido e cremoso mostra viva freschezza e la gessosa sapidità di fondo allunga il sorso oltre i rimandi di frutta. 89 Punti (con, forse, un +).   – ASOLO PROSECCO SUPERIORE DOCG EXTRA DRY “COLLEZIONE DEL COMMENDATOR”, COMMENDATOR POZZOBON ROSALIO (VENETO): tra mela, pera e mandarino maturo provano ad alzare la testa vegetalità di sambuco e freschezze di lavanda mentre una sottile mineralità gessosa riempie delicatamente l’atmosfera. Il sorso è cremoso e dinamico, fresco, mai sopra le righe, invita al secondo bicchiere senza alzare la voce. A volergli trovare un difetto…la chiusura, un abbassare il volume progressivo che vuole essere educato ma lascia con l’impressione che manchi qualcosa. 89- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a CUCINA & VINI per avermi ospitato ancora una volta, è stata una giornata impegnativa: successo di pubblico e organizzazione come sempre da “5 Sfere”. Se posso fare un appunto beh…mi sarei aspettato un numero maggiore di Produttori presenti. Mi rendo conto che gli Eventi sono tanti (anzi, direi troppi) e l’essere presenti è un costo importante in termini economici e di tempo, ma il vero “plus” di un assaggio sono le parole di chi quel vino lo fa. Vabbè, in ogni caso teneteVi pronti, ché quella del prossimo anno sarà l’Edizione delle “nozze d’Argento” e se conosco CUCINA & VINI sarà scintillante Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo
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25 Dicembre, 2025

LAZIO IGT BIANCO "COLLE GAIO" by CASAL PILOZZO. La verticale.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 7 Giugno, negli spazi del MUSEO DEL VINO di Monte Porzio Catone si è tenuta una masterclass condotta con stile da Jacopo Manni e dedicata ad Antonio Pulcini, uno dei personaggi più iconici del panorama enoico laziale, e ad uno dei suoi capolavori in bottiglia, quel “COLLE GAIO” che primo tra tutti, celebrò l’importanza fino ad allora negata della Malvasia Puntinata.       ANTONIO PULCINI Antonio è stato un vignaiolo, si, ma mica era la strada che aveva scelto. La musica, il cinema, le Estati Romane, quelle vere, i viaggi (anche banchiere, ma quello dopo)… Vignaiolo ci diventa per necessità nel 1964 quando rileva i terreni di famiglia, fino agli anni ’80 dimostra di saper fare il vino ma anche e soprattutto di saperlo vendere, è uno vecchio stile, che sigla contratti con una stretta di mano e non si tira mai indietro di fronte a una nuova sfida. CASAL PILOZZO (quello eretto sopra i resti della villa che fu della sorella di Traiano) lo compra nel 1987, espianta e ripianta, Grechetto, Chardonnay, Merlot, Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e…la sua Malvasia del Lazio, quella che trova nei 3ha di COLLE GAIO cinquantenne e stanca e che ripropaga dalle marze delle piante migliori. Rifugge le mode, dirada quando altri farebbero carte false per produrre più del già troppo, gli danno dello scemo ma inizia a fare vini di spessore lasciando tutto il merito al Territorio e al Vitigno (e quei vini finiscono per essere gli unici rappresentanti del Lazio nei migliori ristoranti della Perfida Albione e degli States). L’ho sentito chiamare in tanti modi, anche “il Valentini della Malvasia Puntinata”, ma Antonio non aveva bisogno di paragoni, era Antonio Pulcini e…mica è poco! COLLE GAIO Non credo ci siano parole adatte a descrivere un vino come il “COLLE GAIO” Nasce a NE in un cru di 3ha a 400m/slm, figlio della terra e dell’acciaio cresce sotto 42 metri di tufi stratificati insieme a 240000 altre bottiglie, riempie nicchie e gallerie che da Monte Porzio Catone arrivano fino al Barco Borghese di Frascati, vegliato da un altare paleocristiano adorno (forse) di quei fiori di fava che sono collegamento tra i vivi e i morti… Sarà per questo che è u vino immortale!   LA VERTICALE Cinque i vini in degustazione, cinque opere d’arte che hanno attraversato il tempo per arrivare fino ai nostri bicchieri. Come sempre, in coda alla descrizione di ciascun vino troverete un personalissimo e inutile punteggio che, questa volta più di altre, Vi invito a considerare per il poco che vale. Capirete da Voi che per i vini assaggiati valeva più di ogni altra volta il fatto che fossero “quel vino, quella bottiglia in quel momento”. Il tempo lavora infatti in maniera spesso sconosciuta e la variabilità sensoriale tra una bottiglia e un’altra della stessa etichetta potrebbe essere stata notevole. Questa volta più di altre Vi invito dunque ad assaggiare di persona, CASAL PILOZZO Vi aspetta e, se doveste essere timidi, fatemi un fischio, Vi accompagnerò volentieri, saluterò Tatiana e Claudio e rinfrescherò con piacere il ricordo di una grande persona e la memoria gustativa di un vino che è tutto una storia. – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 1994: più che vulcanica mineralità il naso sembra raccontare gli idrocarburi nebbiosi della Mosella. Le sue durezze di erbe aromatiche (salvia e origano), di lama di ferro corrosa dalla ruggine, di fieno da imballare, di canfora, di polvere da sparo, regalano un profilo olfattivo tridimensionale, una moltitudine di spigoli a formare una sfera. La bocca è l’inaspettato! La freschezza dello zest di limone, la piccantezza dello zenzero…l’acidità prende per mano le dolcezze e su un sentiero salino si incamminano verso un orizzonte di tabacco e albicocca mai dimentichi delle note ferrose. 92 Punti. – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 1997: olfatto d’altri tempi, di composta eleganza, quasi un’immagine B&W, “slightly out of focus”, che costringe a socchiudere gli occhi, a immaginare con l’anima. Carnoso ma nordico, autunnale, dice di frutta bianca non matura, di foglie secche, di note di ghisa che creano un ponte con la 1994 e lo fa con una progressione da fuoco artificiale, un’esplosione silenziosa che riempie il naso di cherosene, toni empireumatici, calore di miele, zafferano, nocciole tostate. Il sorso è fine e intimista, sobrio, poco incline alle smancerie, Vi chiede di piacerVi così, senza inutili orpelli, s’aiuta con l’alcol quasi a scusarsi della mancanza di dolcezze, punta sull’agrume, affonda il colpo con il sale e Vi saluta con un solletico di pimento in gola e nell’ultima goccia, quella che sporca il calice, cela un animo di ricordi fatto di cenere e camino. Un vino che, da solo, vale il viaggio (qualunque esso sia). Da bere ascoltando “THE PASSENGER” di DAVID BOWIE. 95/6 Punti. – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2007: qui facciamo un balzo in avanti di due lustri e… Zenzero, finocchietto, incenso, un’ammiccante arancia amara, canfora, la buccia della pesca pelo compreso, mandorle, nocciole, sottili tostature, il giallo della ginestra, della camomilla e della frutta matura, la pace che regala l’odore delle pagine di un libro, la grafite di una matita che si consuma annotando pensieri… In bocca ha energia da vendere, arzillo, vivace, regala dolcezze affumicate e ruvida, salata mineralità, invita all’assaggio e alla pazienza, un sorso e un’olfazione, una crescita continua, un unicum spazio-temporale, il “Dorian Gray” dei vini. Maledettamente territoriale, forse il più fresco della batteria, forse il più complesso, sicuramente il più “rosso”. Appuntamento a tra una decina d’anni, per ora 91 Punti. – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2012: un saltino di altri cinque anni (sei con il prossimo vino che, come questo, sembrerà essere figlio di vendemmia). L’olfatto, pur vivace e diretto, sembra puntare sulle larghezze, esprime calore di frutta gialla e grasse tostature di nocciole, arachidi e pistacchi, il tutto in una atmosfera che vorrebbe dire di idrocarburi ma si esprime con una nota di lacca non proprio elegante. In bocca freschezza, sapidità, coerenza, contrasti dolci-salati a dettare il ritmo di un assaggio che, vista l’unicità di bottiglie del genere, sarà difficile ripetere per confermare o ribaltare il giudizio. 87/+ Punti (questa bottiglia in questo momento). – LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2013: laddove il precedente esprimeva ampiezze, questo racconta verticali affilature. Fresco, boschivo, di canforata balsamicità, empireumatico per certi aspetti, forse poco espansivo si distende poi su toni di tè al gelsomino e mandarino. In bocca la nocciola comanda un assaggio che, nonostante un alcol più “presente”, vive della vibrante freschezza e di un profilo salino che sostituisce la mineralità con una nota di salamoia. 88/+ Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a Jacopo Manni per avermi invitato a una serata che ha celebrato Antonio Pulcini prima ancora che l’unicità dei suoi vini e GRAZIE anche a tutti Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui.         Roberto Alloi VINODENTRO  
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ASPETTANDO VINIAMO 2025. Molto più che un semplice "ingannare l'attesa". Arrow Right Top Bg

18 Dicembre, 2025

ASPETTANDO VINIAMO 2025. Molto più che un semplice "ingannare l'attesa".

IL COSA E IL DOVE Nell’ormai consueta cornice dell’HOTEL COLOMBO di Roma, lo scorso 15 Novembre è andata in onda ASPETTANDO VINIAMO, Evento organizzato da Stefano Minelli (MINELLI WINE EVENTS) e di cui la testata WINE TALES MAGAZINE era media pertnership. Una giornata per vagare da Nord a Sud nell’Italia del vino (con più di qualche digressione internazionale) per scoprire nuove storie o anche soltanto salutare vecchie conoscenze condividendo il piacere di un sorso insieme.   GLI ASSAGGI Circa 80 le Aziende presenti e oltre 300 le etichette in degustazione, davvero un percorso impegnativo (soprattutto avendo poco tempo a disposizione). Nessun programma e spazio alla fantasia, questo il mood con il quale mi sono calato nei panni del bravo assaggiatore. Ho zigzagato scartando, soffermandomi per passare oltre, tornando indietro facendo mente locale sul cosa avesse colpito la mia curiosità… Alla fine, tra i circa sessanta vini degustati ne ho selezionati nove a comporre l’ormai consueta e personalissima lista di “consigli per l’assaggio” da sottoporre alla Vostra attenzione. Dategli una letta prendendola con le solite lunghissime molle, lasciateVi condurre dalla Curiosità, provate di persona, fatemi sapere…condividete. – FALERNO DEL MASSICO DOP PRIMITIVO “DECANTO” 2021, CANTINA VEZZOSO (CAMPANIA): Vigna Barone custodisce impianti di settant’anni e da un ettaro di questi si produce questo Falerno scuro come gli inferi eppure di accecante luminosità, con quel frutto rosso maturo che orchestra una ensemble olfattiva di humus, spezie dolci, rabarbaro e allunghi balsamici. Sorso pieno e ricco, sorretto da tannini sostanziosi e vellutati, succoso e amaricante nel comunicare agrume chinotto, china, liquirizia e tabacco. 666 bottiglie di demoniaca piacevolezza (ora 665). 87++ Punti. – ASPRINIO DI AVERSA SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT 2020 MILLESIMATO, BARBATO 1907 (CAMPANIA): da sole alberate e dall’esilio per cinquanta mesi sui lieviti nasce uno spumate elegante, che regala al naso note di biscotti al burro e acini d’uva appena spiccati infarcite di salvia, fieno e lavica mineralità. Il perlage sottilissimo e la vibrante freschezza governano un sorso deciso da cui è difficile separarsi. 87 Punti.   – PAESTUM IGT FIANO “TRESINUS AUREUS” 2020, SANGIOVANNI (CAMPANIA): impianti di cinquant’anni e tre anni di riposo sui lieviti regalano un olfatto esplosivo che impone forza di volontà per staccare il naso dal calice. Un nodo gordiano di mela renetta, nocciola, chiodi di garofano, mimosa, eucalipto, agrume, macchia mediterranea, origano, timo, fumo di pietre sbattute e financo un ché di fornaio. Il sorso rinfresca e intriga, acchiappa, risveglia, ha struttura ed eleganza, sferica scorrevolezza e dinamica esuberanza. Un vino di filosofica concretezza. Da bere ascoltando “CREEP” dei RADIOHEAD. 89- Punti. – PAESTUM IGT AGLIANICO “MAROCCIA” 2016, SANGIOVANNI (CAMPANIA): s’approccia al naso con fare terroso, arido ed esplode poi in un fuoco artificiale di lamponi e ciliegie nere (anche in confettura e sotto spirito), seguono pepe nero, chiodi di garofano, grafite, liquirizia, macchia mediterranea, un appena di resina… Il sorso è un ripido pendio, una pietraia da percorrere a lunghi balzi tra ricchezze gliceriche, vivaci freschezze a compensare le frenate tanniche, e sapidità marine quasi piccanti. Un vino cui fare attenzione, ché i bicchieri si susseguono e i quindicigradialcolici non si sentono fino a quando non Vi alzate dal tavolo. 88+ Punti. – AOP CORSE CALVI BLANC “SESTO” 2024, ENCLOS DES ANGES (CORSICA): Vermentinu da impianti di mezzo secolo per un naso che alla prima olfazione rivela agrumi, bosso e salvia. Poi arriva la frutta gialla matura (anche esotica) e composta di mirabelle ad allargare il panorama e un soffio di fiori gialli (elicriso) e curry in chiusura. Sorso rotondo, grasso, sicuramente fresco e prepotentemente sapido con un finale marino che lascia vagare i pensieri. 88+ Punti. – AOC CORSE CALVI ROUGE “SESTO” 2020, ENCLOS DES ANGES (CORSICA): un po’ introverso e scorbutico nell’immediato, gli bastano un paio di giri di valzer per lasciarsi andare ai cespugli macchia mediterranea, al mirto, alla liquirizia, al pepe, alla menta, alla viola, alle morbide grassezze della marmellata di more, ai mirtilli. Sorso selvaggio, sanguigno, ferroso di temporale e vecchie battaglie; fine speziatura, struttura e potenza aromatica sposano la grana del tannino regalando un assaggio profondo. La Corsica del vino in un bicchiere. 88 Punti con un + perché mi va. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC MERLOT 2021, DI GASPERO FLAVIA E UMBERTO (FRIULI VENEZIA GIULIA): nella culla del Refosco di Faedis (che sia nell’ETICHETTA BIANCA 2019 che nell’ETICHETTA NERA 2018 avevano ed erano un po’ “troppo”) voglio dirVi di un Merlot che pur nell’intensità di un olfatto che, da local, definirei “penč” lasciandoVi con la curiosità del significato del termine, intrigava per rotondità di cioccolato e ciliegia e spigoli “cabernettizzanti”, verdi di bosco e orto. Il sorso regala un caldo abbraccio ciliegioso, una stretta di cioccolato e tannini che pareggia la viva freschezza regalando una bevuta fedele all’olfatto, dinamica e invogliante. Sa di “una volta” ma guarda avanti. 87++ Punti. – ETNA DOC BIANCO “ME GIOIU” 2023, FOTI RANDAZZESE (SICILIA): questo Carricante arriva da vigne di novant’anni che respirano l’aria frizzantina dei quasi mille metri con un carico di frutta matura e candita che prende subito possesso del naso stemperando l’acuminata presenza minerale degli aspri pendii lavici di Nicolosi grazie anche alla collaborazione delle grassezze di burro d’arachidi e spezie d’Oriente. In bocca freschezza e minerale sapidità si danno la mano e sostengono senza cedimento alcuno un sorso avvolgente fatto del ritmato alternarsi di dolci sensazioni pasticcere ed eleganti amaritudini di intricati cespugli di erbe aromatiche, pastosità di miele e allunghi di liquirizia fino alla lunga e persistente conclusione. 88 Punti. – DOLOMITI IGT MANZONI 2022 BIO, MASO FURLI (TRENTINO): inizialmente appena timido e poi verticalmente terpenico si apre presto al frutto privilegiando pesca e albicocca ma non disdegnando un ananas che avrei evitato per chiudere poi con profondi solchi minerali e sulfurei. In bocca l’acidità è vibrante ma la sostanza fruttata regala volume e ampiezza a un sorso leggiadramente sorretto dalle ampie spalle fresco sapide, che rivela sottili dolcezze di marmellata d’agrume e soffi mentolati. 88 Punti.   E QUINDI? E quindi grazie a Stefano Minelli per avermi invitato nuovamente a partecipare a questo suo bell’Evento, a tutti i Produttori per la pazienza dimostrata nel sopportarmi e a tuti Voi per avermi voluto dedicare il tempo necessario a leggermi fino a qui. È stata una giornata corta ma intensa, ricca di spunti di approfondimento (in primis pensando a una Corsica del vino assolutamente sconosciuta al sottoscritto) dopo la quale mi pongo in attesa di quel VINIAMOprimaverile di cui qui si è avuto solo un assaggio “in attesa di”. Appuntamento al 29 Marzo 2026. Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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VAN to Rome 2025. Due giorni con il vino Artigianale e chi lo produce. Arrow Right Top Bg

11 Dicembre, 2025

VAN to Rome 2025. Due giorni con il vino Artigianale e chi lo produce.

  IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana dell’8 e 9 Novembre u.s. gli spazi del MONK di Roma hanno ospitato VAN TO ROME 2025, fiera dei vini naturali organizzata dal V.A.N. Una due giorni dedicata a chi il vino lo fa “secondo natura” (leggasi: cercando di intervenire il meno possibile in campagna e in cantina). 25 Produttori “artigianali” (apprezzo che siano sempre meno quelli che si definiscono “naturali”) in rappresentanza di quell’Italia del vino che, da Nord a Sud, cerca di staccarsi da quelle che asserisce essere “ricette” preconfezionate, un’Italia enoica che sperimenta, valorizza e custodisce Territori e Tradizioni in un’ottica di rispetto e minima invadenza. GLI ASSAGGI Tanto ma non troppo in cui ficcare il naso, vecchie conoscenze e volti nuovi, conferme, qualche smentita, comunque sempre tanto da imparare da chi il vino lo fa e lo vive in prima persona cercando di spostare l’asticella ogni giorno più in alto anche in un settore dove l’approssimazione e troppo spesso ancora di casa. Dalle le diverse cose di cui mi sono impicciato ho selezionato otto proposte che mi piace porre alla Vostra attenzione, otto vini che Vi invito ad assaggiare criticando le mie scelte laddove non incontrino il Vostro gradimento sottolineando in cosa il mio personalissimo giudizio differisce dal Vostro. In ogni caso non date mai nulla per scontato e siate Curiosi…SEMPRE! – VINO BIANCO “ANIMAE” 2021, MCCALIN (ABRUZZO): un Trebbiano da botte scolma che sa di Jura ma che guarda l’Adriatico. Un olfatto incendiario, intriso di mallo di noce e caramella mou, fieno e incenso, macchia mediterranea e datteri, il tutto infarcito di un ché di puzzo di pietra sbattuta. In bocca seduce con dolcezze ben più che latenti, bella freschezza e salina sapidità. L’allungo? Lungo, mooooolto lungo! 87++ Punti. – VINO BIANCO “2VITE BIANCO” 2024, 2VITE (CAMPANIA): settanta parti di un Roviello che già alla fine del ‘500 se la comandava in termini di prezzo e il saldo di Caprettone del Vesuvio per un olfatto timidotimido che abbisogna di tempo perché gli si tirino fuori i pendii brulli del vulcano, il timo serpillo, gli agrumi maturi di una Costiera non lontana, la cera d’api, il miele, la pesca e l’albicocca mature ciascuno ad interpretare il proprio ruolo su un palcoscenico di minerale sapidità. Il sorso serve da discrimine, un incipit di morbida eleganza seguito da un’esplosione salina che apre la mente alla comprensione delle complessità olfattive. Lunghissimo, chiude su estreme piacevolezze vegetali-amaricanti che più che la mandorla ricordano il passatempo di masticare viticci. 88 Punti che forse si meritano anche un + (ma io sono notoriamente cattivo). – VINO ROSSO “2VITE ROSSO” 2022, 2VITE (CAMPANIA): Mercurio e Moschetti non so in quale percentuale ma Aglianico e Piedirosso 70 a 30. Un’annata ‘nzomma che costringe al pied de cuve e lascia che in bottiglia finisca un vino con una inapprezzabile volatile alta e quel pizzico di riduzione che sa di contadina tradizione e intriga il naso impicciando i pensieri lasciandoli vagare immaginando nebbie brettate. Bello il frutto rosso croccante che racconta ciliegie e fragole, fresca la scorza d’arancia, schiocca la mandorla fresca e profumano i gerani in una atmosfera balsamico aromatica difficilmente identificabile ma che racchiude salvia, timo, incenso, pepe, eucalipto. Il sorso confonde dietro acidità da Barbera la nobiltà dell’Aglianico e la costumanza del Piedirosso in un assaggio di saggia pazzia che sa di impossibile quadratura del cerchio e follia giovanile. Resto in finestra ad osservare, ché hai visto mai che un po’ di cura del vetro non gli faccia mettere “n’copp’ ‘a capa”. 87++ Punti. – BENEVENTANO IGP PIEDIROSSO “FEDERICIANO” 2023, BOSCO SANT’AGNESE (CAMPANIA): chi s’aspettasse un Piedirosso sbarazzino resterebbe basito di fronte alla potenza di una spezia che fa comunella con il frutto a creare una struttura di cui ciliegia e pepe sono armatura delle solide fondamenta olfattive e l’origano gabbia di ferro a imbrigliarle. Il sorso è un continuo rincorrersi tra viva freschezza, peposa speziatura e tannini fini ma affatto silenti. Il finale…beh, il finale è un lungo eco di lamponi e forse strizza un pochino troppo l’occhio alle piacevolezze (o semplicemente me lo aspettavo differente e più “di polso”) epperò ‘sto vino non è per niente male! 86++ Punti. p.s. da tenere d’occhio anche il Greco “CALVUS” che accosta un olfatto di scoglio a un assaggio di tannica personalità (più di qualche “mah”, assolutamente gastronomico e piacevolissimo), il Barbera del Sannio “COPPACORTE”, forse fin troppo semplice ma dotato di un fascino scorbutico e l’Aglianico “TOPEÈ” che…ne riparliamo tra un paio d’anni. – LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC SUPERIORE “MELANO” 2024, TENUTA SAN MARCELLO (MARCHE): in un quadro olfattivo di eleganza e intensità affatto comuni si distinguono nettamente violette e lavanda, mirtilli e visciole (‘sti marchigiani!), pepe e noce moscata da far impallidire i Syrah più orientaleggianti e poi, per chi sa aspettare, il caffè. Il sorso propone discola freschezza e l’abbraccio appena ruvido ma proprio per questo molto caloroso dei tannini. Succoso d’agrume lascia il calice con troppa facilità…dovrete riempirlo di nuovo. “IL” o “LA” Lacrima…singolare fluido per passioni sopra le righe. 88 Punti (ma forse di più). – VINO BIANCO “LE CESARINE” (e 20.20) 2020, DANIELE FAVARO (PIEMONTE): due vini in una descrizione, due vini riassaggiati a distanza di un parto (leggetene qui) per trovare il secondo che ha preso coscienza della nobiltà del frutto da cui proviene proponendolo come se fosse appena stato spiccato dal grappolo, con l’intensità di un quasi Traminer (ma non Gewürz) e la sottile intriganza delle spezie dolci; lungo, fresco, elegante… Il primo invece relega quel frutto sul sipario di un palcoscenico calcato da ortolane vegetalità di sedano e finocchio selvatico. Il sorso procura brividi leggendo le sottili, ammiccanti dolcezze che increspano i rimandi olfattivi allungandosi erbaceo sotto la lingua che vorreste schioccare. 88- – Punti. – VINO ROSSO “MIASS” 2020, BRICCO VISCONTI (PIEMONTE): “microvinificazioni in ceramica” recita l’etichetta, un claim che sa di lavoro certosino, di decorazioni enoiche per palati di porcellana. E invece i vini di Giorgio sono spesso dei cazzotti, come minimo dei benevoli scappellotti menati tra le risa e i bicchieri di tutti i giorni (mica roba da stelo e sofistici giri di polso). Ed è forse proprio in questa loro semplicità che sta la complessità dell’assaggiarli. Questo Dolcetto (vitigno che va trattato con pugno di ferro in guanto di velluto) racconta di un passato turbolento e di un oggi che, messo quasi da parte l’irruenza alcolica, culla il naso con lo sciabordio di una risacca di frutti rossi e di bosco pettinando arenili di erbe aromatiche. Accenni olfattivi di terra umida e funghi introducono un sorso che arriccia le labbra con freschezze e sapidità pimpanti e al contempo accarezza il palato con tannini di inattesa educazione e una chiusura di delicata dolcezza. 88 Punti (e prendeteVi tempo per assaggiarlo). – VINO BIANCO “HECATE” 2022, SATURNO (PIEMONTE): Cortese di nome ma non di fatto, orange non per convenzione ma nell’animo, che in una atmosfera piuttosto asfittica e vagamente casearia, lascia che risaltino toni di mela gialla matura, acacia e gelsomino su uno sfondo più salmastro che minerale. Sorso che taglia il palato con la sua affilata freschezza per poi lasciare spazio a un tannino che non fa sconti. Burbero ma di grande personalità, un vino con più di qualche BOH che si traducono in NI Maiuscolo ma da cui è difficile stare lontani e che si becca il mio premio “LEVATEMELO” (il perché sta forse in quell’HECATE che sa fare magie). 83- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tuti i Produttori che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di dedicare parte del loro tempo e del loro lavoro a me a alle mie divagazioni enoiche (in primis a chi, senza fare nomi, mi ha permesso di essere presente) e una “tiratina d’orecchie” agli Organizzatori per aver sfruttato non al meglio gli spazi offerti dalla location “ammucchiando” un po’ troppo i tavoli e per la scelta, liberissima ma mai condivisibile, di azzerare gli accrediti stampa. Il mondo del vino è fatto in primis di persone che faticano per produrlo, di gente che si spende per venderlo, di tanti che si beano di berlo e di qualcuno che si ostina a volerlo comunicare, eliminare uno degli anelli della catena non significa indebolirla ma troncarla e il mondo è fatto di connessioni. Appuntamento al 2026 (con tante speranze) Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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