Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

Due giorni con VINODABERE. #1: L'Italia del Sauvignon. Arrow Right Top Bg

26 Febbraio, 2026

Due giorni con VINODABERE. #1: L'Italia del Sauvignon.

IL COSA E IL DOVE                                                                               Nel fine settimana del 7 e 8 febbraio u.s., VINODABERE ha organizzato la seconda edizione del L’ITALIA DEL PINOT NERO che, per la prima volta, ha viaggiato parallelamente a un’ITALIA DEL SAUVIGNON che lo scorso anno era stata solo un accenno e che ora ha vita propria ed è il tema di questo primo articolo dei due che Vi racconteranno l’evento. È stata una “dueggiorni” intensa, vissuta tra masterclass condotte con cura e professionalità, chiacchiere con i Produttori, assaggi mirati e/o sbagli consapevoli.   IL SAUVIGNON In principio era la Francia (la Loira, Sancerre, Pouilly-Fumè), vini complessi si, ma mai coì “boom” come quelli che, dall’emisfero dove venti e acqua girano al contrario, hanno oggi totalizzato i nostri sensi con concentrazioni aromatiche che neppure i tropici conoscono. Friuli Venezia Giulia, Trentino, Alto Adige…agrumi e sapidità di mare antico nei primi, frutta tropicale e piccantezze pepate nei secondi con un “resto d’Italia” che si ispira di volta in volta a stili e/o mode dimenticandosi spesso del respiro del Territorio. Ettari vitati, percentuali, bottiglie prodotte, sono numeri che contano poco; conta invece assaggiare, distinguere, interpretare filosofie produttive confrontandole con leggi di mercato, cercare di capire dove finisce l’identità di un vitigno, dove quella di un Territorio, se abbia ancora un senso parlare di “stile”, se sia più onesto parlare di “mode”. LA MASTERCLASS Diecietichettedieci, un viaggio da Nord a Sud (vabbè, ci fermiamo al centro), dieci Aziende per 4 (forse 5) interpretazioni cui ne va sommata un’altra che racconta sentieri non battuti, inciampi e voglia di essere altro. Condotta agilmente e con grande competenza da Pino Perrone e Salvatore Del Vasto, ve la racconto presentoVi in primis le mie personalissime considerazioni e invitandoVi poi a ficcare il naso di persona nel calice per farVi un’idea, criticare le mie opinioni, suggerirmi temi di approfondimento e condividere.   – LAZIO IGT SAUVIGNON 2025, CASALE DEL GIGLIO (LAZIO): olfatto di un verde che acceca, con mentuccia e salvia in primo piano, pompelmo poco maturo e pesca bianca a seguire e profonda sapidità minerale sullo sfondo. In bocca è un pugno di sapida freschezza, di graffiante vegetalità strizza appena l’occhio alla pesca verde facendosi bello con spigolosità di studiata piacioneria. 84 Punti.   – LAZIO IGP SAUVIGNON “OMNIA MATER LIMITED EDITION” 2024, MARCO MERGÈ (LAZIO): al naso si presenta moscateggiando dolcezze di acino maturo prima di dedicarsi a nette tropicalità di frutto della passione ricamate di spezie e note vegetali (c’è pure un’interessante appunto di erba cipollina). Sorso carnoso e glicerico, di giuste proporzioni fresco-sapide e ben deciso a sottolineare la frutta esotica. 85 – – Punti.   – MAREMMA TOSCANA DOC SAUVIGNON “ENOS I” 2024, TENUTA MONTAUTO (TOSCANA): olfatto che propone con delicatezza ben distinte note di finocchietto selvatico ed erbe aromatiche distinguendole con ordine quasi maniacale da quelle della frutta gialla, dell’arancia e della ginestra. In bocca lascia che la frutta si diverta a chardoneggiare mentre sottolinea agile freschezza e tesa sapidità richiamando nel sorso note ferrose e di foglia di pomodoro. Magari pecca di gioventù ma l’avrei preferito più “dichiarato”. 86++ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “GREEL” 2023 RISERVA, CANTINA BOLZANO (ALTO ADIGE): tra sottili nebbie fumé e accenni burrosi si stagliano nette le note di uva spina, i richiami boschivi, verdi sottolineature di foglia di pomodoro, basilico e menta mentre la mineralità si impegna a fare da collante. Entra in bocca con sapidità di roccia bagnata e focalizza il sorso sulle note balsamico-aromatiche di menta, salvia, timo e forse origano lasciando alle morbidezze di agrume maturo il compito di chiudere il sipario gustativo. 88- – Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2023, PLONERHOF (ALTO ADIGE): sorprende subito per la sua insolita introversione. Ha tanto da raccontare ma il tono di voce è un po’ troppo flebile e dovete fare molta attenzione per ascoltare le erbe aromatiche, il fieno, una brezza di foglia di pomodoro, un sussurro di pompelmo, una pesca ancora verde… Il sorso è salino e di dolomitica freschezza, intriga strizzando l’occhio ai descrittori olfattivi  e invitandoVi ad inseguirli tra un sorso e l’altro in un gioco di sguardi seducente e di lunghezza “che intender non la può chi non la prova”. Sicuramente “EXLUSIV” ma non ancora “explosiv”. Adesso si becca 88++ Punti ma è un ragazzo da tenere d’occhio! – PIEMONTE DOC SAUVIGNON BLANC 2023, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): da un’Azienda che lascia riaffiorare ricordi di Vermouth e gioventù un Sauvignon erbaceo di potatura di siepi e basilico che, non vergognoso di esotismi di ananas, li accosta con leggerezza a mineralità di terra e sassi. In bocca fonde frutta e mineralità in un sorso di equilibrio e struttura che si chiude con richiami di erbe aromatiche. 86++ Punti.   – LAZIO IGT SAUVIGNON “SESTO 21” 2023, CASATA MERGÈ (LAZIO): l’aplomb non è certo il suo forte. Ampie florealità di gelsomino e glicine introducono a note di timo e salvia mentre sottili piccantezze pepate s’accostano a soffi d’agrume e richiami gessosi. Decisamente sapido e di freschezza adeguata dà il meglio di se in una corrispondenza gusto-olfattiva che, in chiusura, abbandona i fiori per sciogliersi in svenevolezze esotiche. 87+ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON BLANC “PRAESULIS” 2023, GUMP HOF MARKUS PRACKWIESER (ALTO ADIGE): olfatto elegante e distratto, quasi incurante dell’attenzione che noi mettiamo nel cercare di dirimere il nodo della frutta tropicale separandola dall’uva spina e dagli agrumi, dal sambuco, da una pesca bianca che, timida, alza la testa tra cespugli di erbe aromatiche che affondano radici contorte nella pietra tagliente. Il sorso è uno strapiombo di freschezza costellato di microappigli, grasso, impone calma e concentrazione, movimenti lenti tra un richiamo olfattivo e l’altro, inarrestabile nella progressione lascia la nostra memoria solo perché non abbiamo la pazienza di aspettare. Il Forrest Gump dei Sauvignon. Punti? Gliene darei 91 ma forse… – VINO BIANCO “GARNELLEN” AMPHORA 2020, TRÖPFLTALHOF (ALTO ADIGE): l’olfatto ha il passo pesante, e dopo un leggero affanno di volatile rimbomba di terra bagnata e porfido muschioso. Netto nel presentare una frutta che sa di mela cotogna e albicocca, lascia presto spazio al timo e all’origano, a piccantezze pepate e zenzerose. Il sorso è puro succo di frutta, un palcoscenico di grassezze sostenuto da dolomitica freschezza e sapidità preistorica sul quale le spezie danzano come Dervisci Rotanti che ipnotizzano il palato distraendolo da quei tannini che si ostinano a irruvidire le gengive. Chiude salato e infinito lasciandoci con domande cui forse riusciremo a rispondere dopo molti altri sorsi. Il GGG dei Sauvignon. Il punteggio?! Beh, qui è complicato…è un Sauvignon che interpreta il Territorio come pochi altri ma che sembra dimenticarsi di raccontare il vitigno (o forse è semplicemente un profeta poco accetto in patria): tecnicamente vale 87 Punti ma, se dovessi seguire il cuore…forse 90+. – COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2019, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): l’olfatto è un susseguirsi di versi, una poesia fatta di terzine d’agrume e zenzero candito lette con metrica ritmata da altalene di miele e mallo di noce. Intrigantemente fumé lascia intravedere timo e origano tra menta e frutta esotica nel momento che appena precede il sorso. Fresco? Sapido? Morbido? In bocca è tutto e il suo contrario, sinuoso Vi avvinghia e non Vi lascia se non dopo aver sottolineato un’albicocca che, padrona del lungo finale, ricorda i succhi di frutta di quand’ero bambino. 90 Punti. A LATERE Tra tutto il resto (mica poco) che ho assaggiato ho poi selezionato una “TOP FOUR” che credo valga la pena teniate in considerazione. – TERRE DELL’AQUILA SAUVIGNON BLANC “PURE IO” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): lo riassaggio un anno dopo e mi sembra più fresco, nitido, luminoso. Giallo di una frutta che strizza l’occhio ai tropici, racconta la pesca e s’accende di pompelmo, ci lascia camminare tra inciampi d’erbe amare e pruriti di foglia di pomodoro. In bocca la calcarea sapidità è imprecazione come un inciampo tra i sassi e la freschezza sa dell’aria frizzante dei “quasi mille” (metri). Un sorso che sottolinea e conferma l’olfatto calcando la mano su amaritudini di erbe officinali che riportano indietro nel tempo fino a quegli anni ’70 quando il Vermouth sapeva delle risate della Domenica in famiglia. 89 Punti. – COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2018 (MAGNUM), VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): riassaggiato a un anno di distanza sembra aver scelto la strada della saggezza rinunciando (ma solo in parte) al Satana delle erbe aromatiche. Dolcezze di frutta esotica (anche candita) sposano spezie d’Oriente mentre ricordi d’agrume ancora fresco s’alternano a sottili tostature e accenni di idrocarburi. Il sorso è una monarchia democratica governata da morbidezze tenute a freno dal parlamento fresco-sapido. Lungo e succoso srotola ricordi di frutta matura, fiori e ben più che un’accennata mineralità. Continua a non piacermi (sic) ma 90 Punti se li merita tutti. – COLLIO DOC SAUVIGNON “RONCO DELLE MELE” 2015, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso ha tutta la saggezza dei diecianniinbottiglia. Racconta di discorsi pacati davanti al camino spento, di risate sguaiate di pompelmo…ha il calore del burro fuso e il brio della salvia, l’aspra strizzata d’occhio dell’uva spina e l’istintivo asciugarsi dalle burle di una pesca troppo succosa. In bocca è rotonda presenza, sapiente mescolanza dei descrittori olfattivi declinata ritmicamente dai precisi rintocchi fresco-sapidi. Lungo da far pensare chiude tra sapidità di mare sepolto, amaritudini officinali e un appenaappena di rustico che lo rende fortunatamente umano. 93- Punti. – UMBRIA IGT SAUVIGNON “UBI CONSISTAM” 2021, LA PALAZZOLA (UMBRIA): un olfatto che va ben oltre quell’idea botritica che può inizialmente distrarre da un’attenzione che va invece rivolta al timo, al finocchietto selvatico, all’origano, un corteo di erbe aromatiche che precede dolci ricchezze di frutta esotica e zafferano in aperto contrasto con una sapidità nettamente percepibile che sa di quasi oliva. Una sapidità che è porta d’accesso al sorso e sentiero da seguire, tra rimandi d’agrume e sottolineature di spezie, per raggiungere il lungo finale balsamico. Ispirato ai Sauvignon degli antipodi, strizza forse l’occhio alla Loira e si rivela assolutamente felliniano. È giovane e sfrontato quindi non se li meriterebbe, ma io 90 Punti glieli do lo stesso. E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di sopportare le mie elucubrazioni e quelli che hanno altresì avuto la fortuna di “schivarmi”. Sono state due giornate intense, ricche di spunti di approfondimento, due giornate dopo le quali il mondo del Sauvignon e del Pinot Nero sono meno misteriosi (o forse no). Appuntamento all’Edizione 2027, io l’ho già messa in agenda, e Voi?   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo
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Calabria, la Storia nel calice. La punta del tacco alza la voce. Arrow Right Top Bg

19 Febbraio, 2026

Calabria, la Storia nel calice. La punta dello stivale alza la voce.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 26 Gennaio gli eleganti spazi di PALAZZO RIPETTA a Roma hanno ospitato CALABRIA, LA STORIA NEL CALICE, Evento organizzato dall’ARSAC che ha consentito a oltre 250 professionisti del settore di aprire una finestra concretamente esaustiva sulla produzione vitivinicola di quella “punta dello stivale” troppo spesso ingiustamente dimenticata nelle trattazioni enoiche. La Calabria è regione di complessità geomorfologiche, ambientali, pedoclimatiche, ampelografiche, una frammentazione che si traduce in produzioni quasi esclusivamente da vitigni autoctoni e fortemente identitarie che raccontano con dovizia di particolari Storia, storie, uomini e Territori. All’entusiasmo dei partecipanti ha fatto da spalla la soddisfazione di Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, molto attento a consolidare il dialogo con i professionisti e la stampa per promuovere in Italia e nel mondo l’unicità identitaria dei vini calabresi attraverso un fitto calendario di appuntamenti che li vedrà protagonisti nelle principali manifestazioni del settore. GLI ASSAGGI 96 etichette con Gaglioppo e Magliocco a guidare le danze e una fitta schiera di vitigni bianchi (Mantonico, Pecorello, Greco Bianco e Zibibbo) a fare ben più che da contorno. Allegria ed eleganza nelle bollicine, profondità nei passiti, scorrevolezza senza alcuna banalità nei vini fermi, declinazioni diverse della comune ricerca della Qualità. Io ho assaggiato una quarantina di etichette e tra queste ne ho scelte quattordici. Quattordici voci che Vi invito ad ascoltare con attenzione, ne vale la pena. DI NOVANTA CE N’È UNO… – CALABRIA IGT MANTONICO “AUTORITRATTO” 2022, ANTONELLA LOMBARDO: lo riassaggio a distanza di qualche mese apprezzando come si esalti nell’evidenziare la freschezza del mandarino, sterzi bruscamente verso i toni erbacei, si lasci cullare dalla calma indotta da dolcezze di miele e mandorla. Il sorso è deciso, coerente, coinvolgente, profondo…ve ne vengono in mente altre? Rifugge l’immediato, punta sui pensieri, glicerico per accarezzarVi, salino, materico e financo tannico per prenderVi a schiaffi. Affatto scontato, forse supponente, certo non per tutti ma, per quei pochi, da tenere vicino al cuore. 90 Punti. GLI ALTRI – SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ (DA ZIBIBBO) “DORÈ” 2022, CANTINA MASICEI: un Metodo Classico da Zibibbo che si presenta al naso con dolcezze di albicocca disidratata e fico secco prima di sottolineare la frutta secca sotto miele. Il sorso è un delicato solletico di sottile effervescenza, un lungo percorso in cui la freschezza ha la meglio sulle supposte morbidezze, un sentiero che conduce a un finale di inattese amaritudini erbacee e Vermoutheggianti. 89- Punti.   – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “MASSIMO MARRELLI” MILLESIMATO 2017, MARRELLI WINES: se cercate eleganza olfattiva beh…cambiate canale. Però…però è proprio in questo suo rustico incipit che questo Metodo Classico da Greco e Mantonico cela la propria eleganza. Nulla di affettato, nessun buffetto sulle guance, 89+ Punti.   – CALABRIA IGT PECORELLO “JXP” 2024, TERMINE GROSSO: un olfatto green di lime e nespola con la soffusa dolcezza del kiwi ad arrotondare e restituire grassezze e un contorno floreale a regalare semplice eleganza. In bocca è decisione ed equilibrio per non scontentare nessuno; fiori, frutta e agrumi si danno di gomito e la sapidità regala brividi a un sorso altrimenti davvero troppo salomonico. Il JFK dei Pecorelli. 87+ Punti. – TERRE DI COSENZA DOP PECORELLO 2023, COLACINO WINES: finocchietto selvatico e mineralità gessosa regalano brillantezza a un olfatto di dolcezze di pesca e susina, di tiglio e tropicali con un lontano richiamo di baccello di vaniglia. Sorso fresco e sapido, vivo, persistente e con un finale che sottolinea la frutta facendo marameo a noi che aspettavamo un guizzo minerale. 87++ Punti.   – CALABRIA IGT GRECO BIANCO “PARTICELLA CINQUANTOTTO” 2023, ANTONELLA LOMBARDO: un vino da sfogliare con calma, scandendo il “CINQUANTOTTO” mentre Vi riempite il naso delle freschezze di macchia mediterranea, di agrume… “CINQUANTOTTO” e trovate la frutta gialla matura… “CINQUANTOTTO” e navigate sottocosta seguendo la linea di una Calabria infinita… Un po’ di frutta secca, un soffio di zafferano e poi quel sorso che aspettavate. “CINQUANTOTTO” anche in bocca, potete contarlo aspettando la fine di un vino fatto di freschezze e concentrazione, azzurro di mare, bianco di sale, giallo di sole. 89- Punti. – CIRÒ DOC BIANCO GRECO BIANCO “DIVERSAMENTE” 2021, TENUTA DEL CONTE: un olfatto che non fa sconti, ruvido, contadino, terragno. Sottolinea sassosa mineralità e non nasconde le pungenze di erbe aromatiche lasciando in coda arancia candita, frutta esotica e zagara. In bocca freschezza e sapidità sono lama a doppio filo che fende l’ampiezza del sorso. Decisamente mediterraneo, se ne sta a guardare sale e tannini che si rincorrono ridendo di quanti cercano in un vino altro che gioia e pensieri. 89 Punti (con forse un +). – CALABRIA IGT ZIBIBBO “RUGGIA” 2024, CANTINA MASICEI: uno Zibibbo che nasconde la propria eleganza dietro un incipit di nobile rusticità, una ruvida carezza di terra bagnata ed erbe amare prima delle gentilezze di tiglio e zagara, prima della pesca, prima dei soffi minerali. Sorso intenso, fresco e costantemente ravvivato da una ritmica sapidità che accompagna un allungo di rimandi fruttati e sottolineature di frutta secca. 89- – Punti.   – CIRÒ DOC ROSSO CLASSICO SUPERIORE 2023, VIGNETI VUMBACA: l’olfatto è ricco di frutta rossa matura ma sono l’intrico di macchia mediterranea, i guizzi amaricanti di rabarbaro e liquirizia, il pensieroso tabacco e una ferrosità terragna che sa di lama di spada sepolta a rendere interessante un vino che sembra voler strizzare l’occhio alle sfumature più che alle evidenze. Il sorso è caldo ed equilibrato, sottolinea la frutta, fa leva sulla compattezza dei tannini per sostenersi e sulla lunga scia minerale per gestire l’allungo. 88++ Punti. – CIRÒ DOC ROSSO CLASSICO “FONDOVALLE” 2023, ESPEDITO ARCURI: spezie scure, liquirizia, macchia mediterranea, arancia rossa, ciliegia…tutto scompare di fronte a quell’impronta contadina che renderebbe concreta e irrinunciabile l’impronta olfattiva di questo vino. In bocca è tagliente, vibrante freschezza e viva sapidità si fondono a un tannino fisicamente presente esaltando la chiusura amarognola di macchia mediterranea e ginepro. Un vino con un’anima, che sia il vero volto della Calabria? 89 Punti (ma forse di più). – CALABRIA IGT NERELLO “ELEUTERIA” 2022, TENUTA DEL TRAVALE: scorza d’arancia, garofani e frutta rossa, questo l’incipit olfattivo di un vino che sorprende poi con freschezze amaricanti di genziana, con l’eucalipto e la lavanda, con una senape che sfrucuglia il naso, con un accenno al tabacco e una rugginosa mineralità a prendere per mano la chiusura quasi erbacea. In bocca è caldo, morbido ma mai rilassato; ben piantato sulle larghe spalle fresco-sapide sottolinea tannini materici allungandosi poi su belle sensazioni minerali e freschezze balsamiche. Confesso che ho fatto fatica a pensare che fosse un vino calabrese. 88++ Punti. – CALABRIA IGT CALABRESE NERO “1890” 2021, TRAMONTANA VINI: la fragola, capofila del lungo corteo di frutti rossi, precede ciliegie e amarene in confettura (ma anche no) e una coda di terziari scuri che raccontano spezie, liquirizia e cioccolato. In bocca sorprende con una freschezza che sottolinea quel “anche no” che Vi dicevo della frutta mentre i tannini snelliscono e allungano la piacevolezza del sorso. 88+ Punti.   – LAMEZIA DOC ROSSO 2017 RISERVA, CANTINE LENTO: deciso nell’anteporre i terziari di liquirizia, pepe nero, noce moscata e cannella alla marasca e alle more di rovo succose e mature. È un’idea di sigaro l’ultima che vi sovviene prima che l’assaggio riveli freschezza ed eleganza. Sostanza e tannini congrui e decisi supportano un sorso che nell’allungo rivela erbe aromatiche, cuoio e cacao. 88 Punti. – CALABRIA IGT PASSITO “LUIGI VIOLA” SARACENA 2021, CANTINE VIOLA: albicocche disidratate, datteri, uva sultanina a profusione. E poi agrumi canditi, polvere di caffè, curcuma, timo, tè, camomilla, caramello salato… Complessità olfattive che sfociano in cui l’evidente dolcezza glicerica viene mascherata da una sapidità marina, dalla freschezza amaricante dell’arancia candita, da una acidità ancora in vena di fare scherzi. Chiude lunghissimo sottolineando dolcezze di fichi secchi e datteri. 89- – Punti (ma forse di più). E QUINDI? E quindi GRAZIE agli Organizzatori per avermi voluto ospitare a una serata unica e particolarmente ricca di spunti di approfondimento. Un’organizzazione “quasi” impeccabile (peccato davvero per lo spazio e il servizio un pochino risicati), un percorso di degustazione pensato con attenzione e da cui sarebbero in molti a dover prendere spunto. Il vino al centro tante chicche che, fuori dal calice, sono risultate irrinunciabili: salumi, formaggi, dolci e oli EVO che hanno completato un’esperienza TOP che non ho difficoltà a definire UNICA. Complimenti e…appuntamento a una prossima volta che spero vicina Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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BIOdinamico & BIOlogico. La realtà oltre il mito del buon selvaggio. Arrow Right Top Bg

12 Febbraio, 2026

BIOdinamico & BIOlogico. La realtà oltre il mito del buon selvaggio.

IL COSA E IL DOVE CONVIVIUM RENAISSANCE Lo scorso 19 Gennaio, gli spazi del GARUM di Roma hanno ospitato per la prima volta CONVIVIUM RENAISSANCE, tappa italiana di un tour che si propone di promuovere il vino “vero”. L’Evento, organizzato da Lorenzo Macinanti e Giulia Arimattei di VINI SELVAGGI con la collaborazione di SOLOVINO, ha riunito 60 Produttori consentendo loro di incontrare un vasto numero di operatori HoReCa e professionisti del settore promuovendo quel vino biodinamico che vuole essere, oggi più che mai, espressione vera di un luogo piuttosto che prodotto costruito “a tavolino” per l’edonistico piacere del consumatore.   A precedere la degustazione c’è stato un incontro-conferenza stampa con Nicolas Joly, profeta assoluto della biodinamica e fondatore del progetto CONVIVIUM RENAISSANCE. Argomento centrale dell’incontro è stato ovviamente: “biodinamico perché si”, affermazione forse tranchant ma semplice e priva di possibili fraintendimenti.     Joly non ha usato giri di parole per definire “finto” il vino convenzionale e per decretare il fallimento delle Denominazioni in quanto strumento per salvaguardare le unicità di un Territorio. Joly ha cavalcato a pelo paragonando il vino “convenzionale” alla chirurgia estetica affermando che come la seconda riproduce la bellezza ma si dimentica dello “charme”, il primo riproduce il gusto dimenticandosi di raccontare il Territorio. Esattamente come sentii dire dal Prof. Scienza qualche tempo fa, Joly afferma che la vitivinicoltura moderna produce vini perfetti ma “morti”, privi cioè di identità e incapaci di esprimere il luogo. Il “metodo Joly” per capire se un vino è realmente buono?! “Stappate una bottiglia e conservatela senza metterla in frigo o “pompette et similia” e lasciate che l’ossidazione faccia il suo lavoro. Se quel vino ha davvero il DNA del luogo in cui è stato prodotto continuerà a raccontarlo ma, se viceversa è frutto del lavoro di un enologo beh…il contatto con l’aria non lo scalfirà perché quel vino è già morto.” Affermazione da prendere con pinze lunghissime ma Joly è così e la fede non ammette dubbi. Ha strali anche per i Produttori di vini “naturali, “rei” di prendere dalla biodinamica solo quello che gli fa comodo e cavalcare un’onda che gli consenta di entrare nel mercato. E il biologico? Il “sistema” BIO è in crisi (e certo, una legislazione che chiede a chi non usa la chimica di “certificarsi” non aiuta il Produttore) perché il climate change incide sulle produzioni mentre chi fa biodinamica da sempre si trova a gestire piante abituate a gestire lo stress, resilienti e affatto dipendenti dai fattori esterni In chiusura Vi lascio meditare su una affermazione che, confesso, mi ha fatto grattare la testa: “L’agricoltura biologica salvaguarda la vita sulla Terra mentre la biodinamica riconnette la Terra a quel Sistema Solare che gli dà la vita.” (si, lo so, detta così e vedendo Nicolas agitare le braccia verso il cielo, è difficile non pensare a “quelli della biodinamica” come a una setta). Meditate gente, meditate…     GLI ASSAGGI Tanti Produttori e tanti vini, difficile anche solo pensare di poterli assaggiare tutti, anche perché l’idea degli assaggi “conviviali” era beh…sicuramente “originale” ma davvero poco “pratica”. Nel caos della davvero tanta gente e della ricerca di un dove poter pensare a quello che stavo bevendo, in una sessantina di etichette ci ho comunque ficcato il naso. Nelle righe seguenti troverete la mia personalissima “TOP TEN”, dieci vini che a io modestissimo parere dovreste DAVVERO provare. Voi leggete e criticate ma soprattutto assaggiate e condividete. QUELLI DA NOVANTA – ROMANGIA IGP ROSSO “DETTORI ROSSO” 2020, DETTORI (SARDEGNA): assaggiato a un anno di distanza sembra aver quasi trovato pace su quella sedia impagliata che, di fronte al camino, sorregge i Vostri pensieri. Avete posato il bicchiere piccolo sulla gamba sinistra, a macchiare un pantalone che racconta terra e lavoro, lo sguardo sulla lama vissuta del coltello a serramanico con cui avete tagliato pane e formaggio, una mano che passa tra i capelli sollevando memorie… Annusate il mirto, l’arancia rossa, un rimando di tabacco dalla borsa che avete nella tasca della giacca. Un sorso, poi un altro, a dissetare e far alzare lo sguardo su una parete che scherma i marosi lontani, capite la frutta, apprezzate la freschezza balsamica e Vi lasciate andare sullo schienale, soddisfatti dell’oggi e pronti al domani. 92 Punti. – VIPAVSKA DOLINA “AMPHORA EXTREME” 2020, GUERILA (SLOVENIA): un’Azienda che nel nome cela la volontà di combattere porta a porta i vitigni internazionali puntando su resistenza e resilienza di autoctoni come Malvazjja, Pinela, Zelen e naturalmente quella Rebula che, declinata qui in una delle tante interpretazioni aziendali, consente di mettere il territorio in primo piano grazie al proprio profilo aromatico non spiccatamente “aggressive”. Un vino che dietro l’aspetto “cloudy” cela un olfatto carico dell’ultima luce prima del temporale, elettrico, ferroso prima che giallo e grasso di frutta disidratata, miele, erba secca, resine nobli e spezie di un Oriente qui vicino nell’anima più che fisicamente. In bocca è schiaffo acido e ruvida carezza minerale. I tannini, attesi come erinni, nascondono invece con piglio garbato i sei mesi di macerazione in anfora facendosi scudo dei due anni di esilio in legno. Il risultato è un armonico caos di emozioni lungo quanto quel sorso che Vi affannate a rinnovare continuamente. Hasta el Terroir, SIEMPRE! 90 Punti. GLI ALTRI – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “PROLOGO” 2021, DE FERMO (ABRUZZO): un Montepulciano che racconta senza filtri la ruvida eleganza del Territorio di Loreto Aprutino. Un naso schietto, di marasche e prugne in confettura, viole ed erbacee durezze, cuoio e pepe, calcare elevato e lontananze marine. Narrazioni contadine che il tino aperto sottolinea e che in bocca diventano sostanza viva, struttura, concentrazione; i tannini paiono Dervisci rotanti ipnotizzando un sorso di imperante freschezza e morbidezze studiate. Chiude lungo su note di radici lasciandoVi muti a contemplare la bottiglia ormai vuota. 88++ Punti. – AJACCIO ROUGE “ANTICA” 2020, DOMAINE U STILICCIONU (CORSICA): uno schiaffo di pepe, timo, funghi e humus e una carezza di fragola e mora fanno sgranare gli occhi. Seguono un allungo di cuoio e il ritorno dei frutti rossi. Sorso goloso e inaspettatamente elegante, frutto di compita tannicità, freschezza fruttata e allungo non indifferente. Sorprendentemente scorrevole e insolitamente corso (o forse no). 88+ Punti. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “MASSÀL” DODÒN 2018, DENIS MONTANAR (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Merlot di quelli che strizzano l’occhio al Cabernet, affatto vergognosi del proprio animo vegetale, contadino, selvatico, fors’anche scontroso come i friulani. La frutta rossa c’è, matura, magari sotto spirito, ci sono le spezie, il tabacco, la ruggine che intacca la lama della spada. In bocca la freschezza comanda, il tannino graffia ma con unghie d’amante, la sostanza c’è e l’allungo dà tempo di pensare. 88+ Punti. – CHAMPAGNE “GRILLE BESACE” PINOT BIANCO, ETIENNE SANDRIN (FRANCIA): profumatissimo nei suoi toni di susina, fiori di campo, agrumi e profondità gessose, s’allunga poi su toni della frutta secca sotto miele e pane “ottosemi” tostato. Assaggio elegante e puntuale, con freschezza e sostanza in grande equilibrio. Solo Pinot Bianco per uno Champagne da provare assolutamente. 88+ Punti. – CHAMPAGNE PAS DOSÉ PREMIER CRU “L’APHRODÍSIAQUE”, DAVID LÉCLAPART (FRANCIA): né più e né meno di quello che la natura concede, niente zuccheri, solo lavoro e passione. Uno Champagne estroverso per le note menta, intimista per quelle di frutta secca, erotico di spezie e pane tostato, succoso d’albicocca e mela Fuji croccante. Assaggio profondo e complesso, setoso e suadente, speziato, citrino, maledettamente minerale, una costante tensione gustativa per un sorso che vuole trasgressione. 89- Punti. – SPUMANTE BLANC DE BLANCS BRUT NATURE GRECO DI SUBUR, CLOS LENTISCUS (SPAGNA): dalla quasi estinta (e per me sconosciuta) Malvasia di Sitges, un Blanc de Blancs che fa della nocciola la portabandiera dei descrittori olfattivi. Quasi arrogante scansa di lato l’arancia amara, l’albicocca e gli sfalci d’erba lasciando poi che i lieviti raccontino il pan brioche e il mare, affatto lontano, dica la sua. In bocca affascina con la sua cremosità e travia con una trama salina che porta a memorie di caramello salato in un quadro di freschezze da quasi lacrime. 89- punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. – CHIANTI DOCG 2022 RISERVA, SINE FELLE – PODERE CASACCIA (TOSCANA): lascia che siano i terziari i primi a mettere il naso fuori. Vi schiaffeggia con il rabarbaro e, mentre scuotete la testa, prugna, marasca e frutti di bosco scendono in campo prendendo possesso del palcoscenico lasciando che note terrose ed erbacee approntino la chorus line. In bocca invece la frutta si riprende lo spazio che gli è proprio, spalleggiata da tannini vivaci e intriganti che, spalleggiati da sottili peposità, ritmano il sorso prolungandone il finale nel quale s’affaccia una nota di tabacco. 87++ Punti. – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT TEROLDEGO “MOREI” 2020, FORADORI (TRENTINO): al bosco fitto di more e mirtilli s’accostano le frescosità della scorza di arancia amara e della mentuccia mentre le violette donano un tocco di gentilezza, il pepe nero fa stropicciare il naso e un accenno di pietra focaia fa voltare la testa. Sorso concentrato, materico, avvolto da una trama tannica tanto fitta da sembrare armatura portante della pietrosa mineralità. Chiude lungo, a ricordare frutta, pepe e pietrisco. 88 Punti. UN MARE DI FOGLIE – GUIDA BIO Lo sorso 24 Gennaio nelle sale dell’Hotel VILLA PAMPHILI di Roma è stata presentata l’Edizione 2026 della GUIDA BIO, progetto editoriale che sotto la supervisione di Antonio Stanzione si propone di raccogliere il meglio della produzione vinicola “green” del nostro Paese. La degustazione ai banchi d’assaggio è stata preceduta da un interessante convegno che ha cercato di inquadrare il senso dell’agricoltura biologica inserendola all’interno del sistema globale. 20%, questa è la quota biologica della produzione agricola e viticola italiana, percentuale forse in crescita ma comunque penalizzata da farraginosi meccanismi certificativi, costi elevati e poca attenzione nella comunicazione. L’attenzione che il consumatore pone sempre più al prezzo non aiuta ma, se si riuscisse a far capire quanto i danni causati dall’agricoltura “convenzionale” incidono sui costi sociali, forse saremmo tutti disposti a spendere poco di più “al banco”. Ecco dunque che sarebbe fondamentale lavorare sull’aspetto culturale rendendo consapevole il consumatore dell’importanza delle proprie scelte così come sarebbe importante che fosse garantita la giusta remunerazione a chi produce con attenzione, anello debole di una filiera che, sempre più, premia trasformazione e distribuzione costringendo anche il prezzo dei prodotti BIO alla corsa al ribasso. Fondamentale dunque anche il ruolo della GDO nel dare maggior valore alla Qualità del cibo in maniera concreta e non soltanto in termini di marketing. GLI ASSAGGI Tanto da assaggiare e poco tempo (DAVVERO pochissimo) per farlo. Tra quello in cui sono riuscito a ficcare il naso ho scelto 5 etichette, 5 vini che Vi invito come sempre ad assaggiare, criticare e condividere.         – COLLINE PESCARESI IGT “LULI” 2023, SPERANZA (ABRUZZO): un pecorino insolitamente intimista, denso nei toni pasticceri del limone e del miele con un appena di resina e una silenziata mineralità. Il sorso è luminoso ed evidenzia sferica sostanza che evolve nel breve in un finale che, teso ed energico, sottolinea la pasta di mandorle. 87+ Punti.     – FRIULI ISONZO DOC PIGNOLO “ARBIS RÒS” 2019, BORGO SAN DANIELE (FRIULI VENEZIA GIULIA): ancora imbrigliato nell’abbraccio del legno regala dolci sensazioni di more e ciliegie in confettura con il cioccolato al latte a fare da legante e le spezie a cercare di vivacizzare. Freschezza e tannini serrati regalano un sorso che evidenzia impudenze giovanili mentre la frutta spadroneggia nel lungo finale. Appuntamento a fra qualche anno. 87 Punti con (forse) un +. – COLLIO DOC FRIULANO 2023, TENUTA STELLA (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Friulano che sa di Tocai, vecchio stile nei suoi toni grassi di frutta tropicale e quella sentita nota di armellina a firmare la paternità del vitigno lasciando nell’ombra un’idea di pera e il sensuale abbraccio di burro e miele. Il sorso mostra la sostanza delle vendemmie di un tempo con moderna leggiadria puntellandosi sulle solide basi minerali e su una freschezza forse appenaappena in affanno ma non certo doma. Lungo, molto lungo il finale nel quale la mandorla è regina e la sapidità sigillo territoriale. Un Friulano vero, da tenere in considerazione. 89- – Punti. – LUGANA DOP “BIO” 2023, PERLA DEL GARDA (LOMBARDIA): dalle quinte olfattive escono prima le freschezze d’agrume ed erbe aromatiche e poi la sostanza della mela prima che la sottesa mineralità si impadronisca del palcoscenico. Sorso snello, ben calibrato in termini fresco-sapidi e con un allungo nel quale tornano frutta e mineralità. 85- Punti.   – TOSCANA IGP MERLOT “M” 2020, LA QUERCE (TOSCANA): dalla terra del Sangiovese un Merlot con la “M” Maiuscola. Nero e nobile nella livrea e nei dolci e intensi profumi di prugna e more, nelle intriganti atmosfere speziate di chiodi di garofano e pepe, in quelle suadenti dei legni nobili. In bocca ha presenza senza lo sgarbo della potenza, accarezza il palato con tannini broccati e mostra il proprio lignaggio nell’allungo privo di cedimenti. Un “giovin signore”, forse troppo. 88+ Punti. E QUINDI? E quindi intanto GRAZIE agli organizzatori di questi due bellissimi Eventi e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che hanno avuto la fortuna di non incappare nelle mie elucubrazioni. Sono state due giornate davvero molto intense che oltre a farmi scoprire nuove realtà (e riconnettermi con vecchi amici) mi hanno consentito di ragionare una volta di più sulle tematiche del BIO (DINAMICO e non), soppesando filosofie produttive degne di un druido e incessante ricerca sul campo. BIO…prefisso oggi sulla bocca di tutti, tre lettere che se da una parte vogliono dire attenzione all’identità dei Territori e alla salvaguardia del sistema “mondo”, dall’altra hanno bisogno dell’attenzione di una governance spesso attenta solo alla burocrazia. Al contempo serve che i Produttori non trattino il biologico solo come una “moda” e non nascondano dietro di esso approssimazioni che il calice rileva con spietata freddezza. Si stanno facendo grandi passi avanti nella Qualità di chi fa e nella consapevolezza di chi consuma ma gli assaggi di queste due intense giornate hanno evidenziato anche che sono in diversi ad avere ancora un lungo cammino da percorrere. In ogni caso BBRAVI (con due “BB”), BBRAVI tutti Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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5 Febbraio, 2026

La Sardegna di VINODABERE. Un viaggio in un'isola che è un continente.

IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana del 13 e 14 Dicembre scorsi VINODABERE ha organizzato la quarta Edizione de LA SARDEGNA DI VINODABERE, Evento dedicato alla viticoltura di una Regione che è in realtà un caleidoscopio di realtà. Un “mondo di mondi” che il vino interpreta in maniera magistrale e che le oltre 40 Aziende presenti all’Hotel BELSTAY di Roma hanno presentato al numeroso pubblico intervenuto attraverso oltre 200 etichette.     GLI ASSAGGI Circa 80 i vini che ho assaggiato, 80 pezzi del “continente Sardegna” a comporre un puzzle che ha soluzione solo se si è disposti a guardare il risultato della composizione con l’occhio di chi vede in Qualità e diversità il vero filo conduttore di un Terroir unico. Qui Vi presento 17 etichette che ritengo degne della Vostra attenzione, criticate le mie scelte, suggeritemi altro ma soprattutto assaggiate e…condividete!     I PEZZI DA NOVANTA – BARBAGIA IGT ROSSO “GHIRADA ELISI” 2023, CANTINA FRANCESCO CRISPONI: un vino netto, tagliente, duro come lo sguardo che i quattro mori lanciano allo stivale. Sa di antico, di contorte radici e preistoriche memorie, fresco di alloro, piccante di spezia, pensieroso di lavoro fatto e camino spento. Sorso succoso e profondo come solo le radici delle viti prefilosseriche sanno essere, frutto e tannini a dettare il ritmo, la spezia che torna, la terra un ricordo il cuoio una dura presenza quando infili la mano nella bisaccia per trarne fuori la bottiglia. 90 Punti? Sicuramente! – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “GRÀSSIA” 2021 RISERVA, GIUSEPPE SEDILESU: olfatto scuro, di tè nero e liquirizia, mirtilli e cioccolato, fresco di bosco… Dolce come può esserlo solo la carezza fatta con la mano ruvida di chi sa e trasmette, per alcuni versi brusco, maledettamente attaccato alla terra, non nasconde il sudore e la fatica, da lì viene il vino! Sorso di infinita, profonda freschezza, reso ancor più vivo dai tannini fin troppo pettinati e dalle impunture sapide che ne ricamano la trama. Infinito nella sua persistenza balsamica, un vino per perdersi, un vino per ritrovarsi, erotico più che semplicemente passionale, un vino per dire: “Ancora!” 91 Punti. – VERNACCIA DI ORISTANO DOC “ANTICO GREGORI” 1991 RISERVA, CONTINI: olfatto complesso che vede sfidarsi dolcezze di miele e ridondanze di dattero con amaritudini di mallo di noce, accenni sapidi di arachide con grassezze pasticcere di cioccolato bianco e caramella mou. Il sorso rivela una inattesa, irriverente gioventù, dinamico, progressivo…infinito e, nell’attesa riempita di chiacchiere, un’anima vermoutheggiante che lascia basiti. Forse esercizio di stile, forse quotidiana bravura. 90+ Punti. I QUASIQUASI – ISOLA DEI NURAGHI IGT BIANCO “LEILA” 2021, ALBERTO LOI: Cannonau…in bianco… Il naso è un’esplosione che rimescola un universo di dolcezze (acacia, cera d’api, camomilla…) ad amaritudini di erbe aromatiche (salvia, timo…). Giallo di ginestra e zafferano crea un ponte tra il Mediterraneo e quell’Oriente che la penisola nasconde alla vista tra ricordi di legni nobili e graffi di salgemma. In bocca freschezza e struttura si danno la mano regalando un sorso dinamico e profondo che sottolinea frutta e spezie prima della lunga chiusura salata e vegetale. 88- – Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC JERZU “CARDEDO” 2019 RISERVA, ALBERTO LOI: mettete da parte le grassezze di prugne, amarene e more mature e concentrateVi sulle balsamicità, di tè e tabacco, sul pepe, la cannella, la noce moscata… Un quadro orientale sul quale si stagliano note mediterranee di carruba, mirto e ginepro rivelate con genuina, contadina eleganza. Sorso di grande equilibrio fresco-sapido, trama tannica fitta e sapientemente tessuta e spunti minerali ferrosi che lo rendono maledettamente aderente al Territorio. Chiude lungo, anche troppo rispetto alla voglia di riempire ancora il calice. Ad appena un passo da quel numero che tutti vorrebbero e comunque…tanta roba. 89- Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “URÙLU” 2022, CANTINE DI ORGOSOLO: vigne vecchie che respirano l’aria frizzante dei quasi 800m/slm regalano panorami ampi e interregionali, fatti di boschi di conifere e macchia mediterranea, frutti di bosco, liquirizia e sottolineature speziate. Sorso caldo e avvolgente ma leggiadramente sostenuto dall’arrembante freschezza. Lungo il finale, dedicato alla frutta e alla sapidità. 88- – Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC CLASSICO “SOROI” 2021, CANTINE DI ORGOSOLO: olfatto potente e concentrato, a sottolineare il nero della frutta in confettura e di un ginepro che aggiunge freschezza balsamica a dolcezze non disdegne del miele. Sorso di grande impatto calorico e schiaffeggianti contrasti, rude sulle gengive, carezzevole in gola e lungo…molto lungo nel ricordarVi la sostanza della frutta. 88++ Punti.   – VERMENTINO DI GALLURA SUPERIORE 2019 (MAGNUM), TENUTE CAMPIANATU: un vino che ho assaggiato seguendone le età, dallo “JUNIOR” 2024 irriverente nei profumi e quasi dimentico del mare di cui si riempie lo sguardo, passando per una annata 2023 floreale e balsamica ma forse un pochino troppo “caciarona”, la maturità di una 2022 di grande sostanza e il “passo falso di una 2021 spintasi forse un po’ troppo oltre. Beh, questa 2019 ha una marcia in più; matura ed esotica (forse con la “r”), agrumata, fresca di primavera e macchia mediterranea non ha falsi pudori e scomoda un idrocarburo che sa di fuoribordo lanciato attraverso le onde della Costa Smeralda. Il sorso è di bilanciato equilibrio, ricco, succoso, disteso tra sontuose dolcezze e concreta sostanza a guardare lontano nell’allungo intriso di fiori e frutta. 90 Punti (con un “forse”). – VERMENTINO DI GALLURA SUPERIORE “THILIBAS” 2024, CANTINA PEDRES: un Vermentino che si presenta al naso anteponendo alla frutta le freschezze balsamiche, gli intrichi di macchia mediterranea, le erbe aromatiche e un ché di etereo. In bocca la sapidità comanda e la freschezza beh…stringe un po’ i denti per non perdere la scia mentre il piacevole finale vede la rivincita della frutta. 88- Punti.     – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “VISERA” 2023, CANTINA FRANCESCO CRISPONI: intimista, forse terroso in principio, sicuramente speziato in quel suo divenire stentato che sa di rustica timidezza. Con impegno si riesce a tirargli fuori un frutto denso, quasi appassito… In bocca è complesso e compresso, eppure succoso, balsamico, decisamente sapido, intrigantemente fumé. Io lo vedo da bicchiere piccolo, sedie di paglia e parole sussurrate. 88+ Punti. – BARBAGIA IGT ROSSO “TZAPPU” 2022, SIOTTO: profondamente scuro e speziato, di balsamiche aperture, che della frutta racconta la ciliegia e l’arancia sanguinella mentre lascia intravedere il mare tra gli intrichi di macchia mediterranea. Sorso teso, pieno, consistente e profondo con un lunghissimo finale cui si arriva percorrendo un sentiero di freschezze agrumate punteggiato di spezie e richiami iodati. 88+ Punti.   – BARBAGIA IGT ROSSO “GHIRADA ELISI” 2023, SIOTTO: olfatto tagliente, le erbe aromatiche in prima fila, i fiori come un tappeto, i piccoli frutti di bosco in lungo corteo, un legno che si traveste da baccello di vaniglia e che è appena troppo evidente… Sorso diretto, spigoloso eppure elegante, tannini carezzevoli (ma un pochino affettati), freschezza e sapidità continuamente ravvivate a stimolare la beva, lungo…molto lungo nel ricordare la frutta. 88+ Punti.   – CANNONAU DI SARDEGNA DOC “BAKARRU (GHIRADA BUCARRU)” 2022, GIAN PIERO TRAMALONI: da alberelli di ottant’anni 15° alcolici che Vi accolgono con un fiato di lacca che però non deve fuorviarVi. Frutta e spezie tracciano un sentiero di quasi vin brulé tra cannella e chiodi di garofano e scorza d’arancia. Visciole e prugne si confondono a vegetalità di sottobosco mentre liquirizia e cioccolato sono il gatto e la volpe. Sorso profondo e di grande equilibrio fresco-sapido, centrato sul frutto carnoso e tenuto ben vivo da freschezze d’agrume fino alla lunga chiusura che racconta di n uovo erbe e spezie infuse. 88++ Punti E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE e a Maurizio Valeriani per avermi voluto ospitare ancora una volta a un Evento che merita di essere etichettato come uno di quelli “da non perdere” all’interno del vastissimo panorama romano. GRAZIE anche a tutti i Produttori che hanno voluto condividere con me il loro lavoro, le loro esperienze e la loro passione. È stata una giornata molto intensa, ricca di stimoli e spunti di approfondimento. Io ho già messo in agenda la prossima Edizione e, datemi retta, Voi fate lo stesso Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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FLOS OLEI 2026. La maggiore età di una guida che celebra l'EVO. Arrow Right Top Bg

29 Gennaio, 2026

FLOS OLEI 2026. La maggiore età di una guida che celebra l'EVO.

IL COSA E IL DOVE Con l’Edizione 2026 la guida FLOS OLEI ha compiuto la maggiore e nel fine settimana 30 Novembre – 1 Dicembre scorsi è stata presentata al pubblico romano nelle ampie ed eleganti sale dell’Hotel WESTIN EXCELSIOR ROME in occasione del FLOS OLEI TOUR 2026. 500 Produttori, 761 EVO da 57 Paesi e 35 regioni olivicole recensiti in 912 Pagine curate da Marco Oreggia e Laura Marinelli e celebrati in una due giorni dedicata al mondo dell’Extra Vergine di Oliva e della Qualità. Due giorni durante i quali il numeroso pubblico accorso ha potuto assaggiare il lavoro delle circa 80 Aziende presenti ai banchi di assaggio, partecipare a masterclass tematiche e assaggiare le proposte gastronomiche di diversi chef. GLI ASSAGGI C’era davvero tanto in cui ficcare il naso (in realtà meno di quanto mi aspettassi), sono senza nessun programma e, per una volta, con un bel po’ di tempo a disposizione. Tra i circa 60 EVO assaggiati ne ho selezionati cabalisticamente diciassette. Diciassette oli che Vi invito a provare personalmente per capire le infinite sfaccettature di quell’oro verde di cui io e altri ci sforziamo inutilmente di parlare e che per mille motivi continua a occupare sulle nostre tavole il posto di Cenerentola anziché di principe.   QUELLI DA NOVANTA – MONOVARIETALE INTOSSO, TOMMASO MASCIANTONIO – TRAPPETO DI CAPRAFICO (ABRUZZO): olfatto ricco, fresco e mentolato, che evidenzia carciofo fresco, pomodoro e cicoria accennando a sottili peposità. Assaggio elegante e di inarrestabile progressione amaro – piccante che chiude sottolineando erbe aromatiche e piccantezze di pimento. 90 Punti.     – TERRA DI BARI – BITONTO DOP MONOCULTIVAR CORATINA “CAGNARA”, CICCOLELLA (PUGLIA): olfatto ombroso che sciorina con rustica eleganza campagnole amaritudini di rucola, cicoria e cardo. Il pomodoro arriva con calma accompagnato dalla mandorla e dalla melanzana mentre s’affaccia un ché d’agrume. Assaggio potente, con amaro e piccante in grande evidenza ma mai sopra le righe per un palato di grande impatto. 91 Punti. – MONOCULTIVAR BELLA DI CERIGNOLA “L’OLIO DEL NONNO SALVATORE”, LE TRE COLONNE(PUGLIA): si presenta subito come una vera e propria “spremuta di piselli”, freschissimi e succosi, appena tolti dal baccello. Un vero colpo da KO che quasi lascia ci si dimentichi del pomodoro verde e delle freschezze balsamiche di menta e basilico. Assaggio elegantemente dosato, di grande coerenza, a rimarcare le freschezze leguminose aggiungendovi quelle ortolane, dolci di lattuga e stuzzicanti di sedano. 92 Punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. I QUASIQUASI – MONOVARIETALE CROGNALEGNO “CROGNALE”, TOMMASO MASCIANTONIO – TRAPPETO DI CAPRAFICO (ABRUZZO): carciofo, cardo e pomodoro introducono balsamicità di finocchietto selvatico e eleganti sensazioni di mandorla. Assaggio inizialmente elegantemente silenzioso ma che ben presto rivela potenza amaro-piccante e allungo fresco e saporito. 89 Punti.   – MONOCULTIVAR FRANTOIO “PRIORATO”, TENUTE DEL CARICATURO (CAMPANIA): olfatto vegetale, a sottolineare lattuga, cicoria e carciofo, che lascia a menta e rosmarino il compito di rinfrescare. Assaggio decisamente amaro e gagliardamente piccante, coerente e con ampie sottolineature speziate di pepe e forse cannella. 87++ Punti.     – EVO “SPACCAPIETRE”, LERRY PICCINI (MARCHE): olfatto che si destreggia tra sfalci freschi ed erbe aromatiche, con intarsi di finocchietto selvatico, carciofo e mela. Assaggio segnato da piccante delicato e amaro poco presente, che rimanda alle freschezze ortolane ma non dimentica le dolcezze di frutta e spezie (cannella). Decisamente di acchiappo il packaging ma…c’è ancora tanto lavoro da fare. 85- – Punti. – TERRA DI BARI – BITONTO DOP “TENUTA TORRE DI MOSSA”, DE CARLO (PUGLIA): deciso il carciofo, di polso la menta, il rosmarino e il timo, cicoria e lattuga a contorno. Assaggio coerente e balsamico, deciso nell’amaro e consono nel piccante, con un allungo privo di cedimenti dedicato a mandorla e intriganti peposità. 89 Punti tuttitutti.     – EVO “ORGANIC CRU”, CICCOLELLA (PUGLIA): Coratina e Ogliarola Barese per un olfatto “decisamente deciso”! Bello il contrasto tra l’erba appena sfalciata e la camomilla, tra la mela Granny Smith e il gelsomino! In bocca spinge sul piccante e sottolinea l’amaro rimandando coerentemente ai descrittori olfattivi e aggiungendovi, in chiusura, una coccarda di mandorla. 88+ Punti – MONOCULTIVAR CORATINA “LE SELEZIONI”, LE TRE COLONNE (PUGLIA): olfatto ortolano che affianca lattuga a legumi lasciando a carciofo e peperoncino la chorus line del palcoscenico. Assaggio subito e decisamente piccante, con amaro che, in progressione, va a caratterizzare l’atmosfera e finale piacevolmente erbaceo. 88+ Punti.     – TERRA DI BARI – CASTEL DEL MONTE DOP MONOCULTIVAR CORATINA “DON GIOACCHINO”, SABINO LEONE (PUGLIA): olfatto “regionale”, a sottolineare le cime di rapa prima del carciofo per allungarsi poi su note di legumi e freschezze di basilico. Assaggio deciso, con amaro e piccante saldamente alleati e pronti alla pugna e un finale di rara lunghezza e decisamente erbaceo (forse troppo). 89+ Punti.   – MONOCULTIVAR FRANTOIO “LA M’NÈNN”, SABINO LEONE (PUGLIA): olfatto dedicato alla frutta secca con una mandorla che scimmiotta l’armellina della pesca a farla da padrona, seguono erbe aromatiche e un appena di pomodoro e un sorriso di noce moscata. Assaggio decisamente piccante con l’amaro a sottolineare atmosfera e allungo. 88+ Punti.   – MONOCULTIVAR BOSANA “ANTICHI ULIVETI”, PINNA (SARDEGNA): olfatto ortolano che punta decisamente su lattuga e soncino per lasciare al carciofo la chiusura e alla mela il compito di far riflettere. Assaggio equilibrato e coerente, che aggiunge le piccantezze dolci del sedano ai descrittori olfattivi e lascia una piacevole e durevole scia amaro-piccante. 88– Punti.   – EVO “TESORO”, FEUDO DISISA (SICILIA): olfatto che mixa frutta a ortaggi, lasciando il naso a zigzagare tra mela Golden e pomodoro, banana e melanzana…con piacevoli note di noce e spezie a contorno. Assaggio elegante, di equilibrata intensità e con un finale progressivo e molto lungo. 89- Punti. p.s. da tenere assolutamente d’occhio la “prova d’autore” MONOCULTIVAR NOCELLARA DEL BELICE (confesso di essermi perso in chiacchiere e non ho preso appunti…prometto però che farò in modo di riparare). – MONOCULTIVAR FRANTOIO, FRANTOIO PRUNETI (TOSCANA): olfatto che sottolinea foglia di pomodoro e carciofo, freschezze di salvia e un bel tiramolla tra le dolcezze della mandorla e le piccantezze del ravanello. Assaggio caratterizzato da amaro e piccante decisi, importanti ma mai sopra le righe e da un finale piacevolmente erbaceo. 88 Punti (con, forse, un +).     – MONOCULTIVAR MORAIOLO “N° 51” (PRESIDIO SLOW FOOD OLIVI SECOLARI), DECIMI(UMBRIA): olfatto governato da stuzzicosità di pepe nero e peperoncino a precedere carciofo, mandorla e sfalci freschi. Assaggio compito, di bell’equilibrio amaro-piccante, a sottolineare verdi freschezze ortolane di quasi lattuga. 88- Punti.     – MONOVARIETALE GRIGNANO “ARLENE”, PERNIGO (VENETO): olfatto dedicato alla frutta, con mela, pera e banana in grande spolvero con il pomodoro verde che sembra un po’ in affanno ma cui vengono in soccorso le freschezze di menta e basilico. In bocca comanda l’orto di sedano e lattuga, piace l’amaro che alza la testa e un po’ meno l’arrancare del piccante. In ogni caso un assaggio interessante e molto consigliabile. 88- Punti.   E QUINDI? E quindi GRAZIE a tutti! Agli Organizzatori per avermi ospitato ancora una volta e ai Produttori per aver avuto la pazienza di raccontarmi il loro lavoro e sorbirsi le mie considerazioni. È stata una giornata intensa, una delle pochissime occasioni per approfondire la conoscenza di quell’Extra Vergine che anche l’affollatissimo mondo degli Eventi romani si ostina a tenere ai margini. Si sta facendo molto per la promozione ma, al di là dell’impegno profuso da me e da tanti altri e delle mie pessimistiche convinzioni, sembra che le parole non si traducano in fatti e che dal Governo alla “massaia di Voghera” l’olio resti sempre e soltanto un “grasso per condire”. Ma io non demordo! Appuntamento all’Edizione 2027! Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo
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Cantine d'Italia 2026 (by GoWine). Quando il vino vale il viaggio. Arrow Right Top Bg

22 Gennaio, 2026

Cantine d'Italia 2026 (by GoWine). Quando il vino vale il viaggio.

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 9 Dicembre, nelle sale dell’Hotel STARHOTELS METROPOLE di Roma, l’infaticabile GoWine ha presentato l’Edizione 2026 della propria Guida CANTINE D’ITALIA, un volume fuori dagli schemi classici, pensato in primis per l’enoturista, dedicato a chi il vino lo fa e ha voglia di raccontarlo e a chi prende spunto da un bicchiere di vino per conoscere il Territorio.       GLI ASSAGGI Ai banchi d’assaggio un’ampia rappresentanza delle 911 Cantine recensite in guida (con, casualmente, un occhio di riguardo per il Piemonte), un panorama ampio e variegato della produzione enologica italiana scelto con cura dal vulcanico Massimo Corrado. Dalle tante cose in cui ho ficcato il naso ho estrapolato una personalissima “TOP NINE”, nove vini che mi piace davvero suggerirVi e di cui mi piacerebbe conoscere il Vostro parere. Assagiate, criticate, suggerite e…condividete.   – TERRE D’ABRUZZO IGP PECORINO “MOTTAGROSSA” 2025, TERRE D’ERCE (ABRUZZO): illude il naso con un incipit di macchia mediterranea e panorami marini ma prende poi la strada di un frutto maturo che è mela e soffi d’agrume su uno sfondo appena ammandorlato. Il sorso è serrato e caldo, frutta a gogo bilanciata in chiusura da una finalmente libera sapidità. 86++ Punti.   – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “LUIGI SABATINI” 2020 RISERVA, TERRE D’ERCE (ABRUZZO): olfatto ciccione che presenta ribes e marasche, cespugli di macchia mediterranea, dolcezze di tabacco e di spezie d’oriente e scura mineralità. In bocca riempie con la sostanza e accarezza con i tannini evidenziando una sostanza fruttata resa più dinamica da incursioni balsamiche. Un vino che non ha paura di mostrarsi, di sicuro successo per gli amanti del genere ma non il mio Montepulciano. 87+ Punti. – BARBERA D’ASTI DOCG “LOW A POP” 2024, TORCHIO 1953 (PIEMONTE): una Barbera chiacchierina, che non lesina profumi birbanti di visciole e marasche tra gentilezze di viole e glicini. Fresca di arancia a mara, verde e arruffata di macchia mediterranea, sottilmente peposa, ruvida quanto deve nel dire della sua mineralità. In bocca strilla freschezze verdi di quasi viticcio a supportare tannini monelli. Ritorna il frutto, ritornano le spezie, accenni di menta e sapidità quasi salmastra allungano il sorso… Sicuramente POP, magari PUNK per quelli che la Barbera la vorrebbero educata. Qui ci vogliono pane e salame, amici in quantità e scorta di bottiglie. Tecnicamente 87 Punti, ma non fatemi dire quanto mi piace! – ROERO DOCG “PIERIN” 2022 RISERVA, PODERI VAIOT (PIEMONTE): netta l’impronta di pot pourrì floreale quasi quanto il peccato di gioventù d’arancia rossa che precede le visciole sotto spirito. Poi è tutto sottobosco, di bacche, di rovi, di felci e non mancano un ché di mentolato e l’accenno speziato della noce moscata. Sorso caldo e di composta educazione fresco-sapida, perfetta per pareggiare i tannini e allungare il sorso accompagnando la spinta minerale. 87++ Punti. – BARBARESCO DOCG “VALLEGRANDE” 2022, FRATELLI GRASSO (PIEMONTE): bella l’impronta balsamica che precede i frutti rossi e le visciole! Una sferzata di freschezza spalleggiata dall’arancia rossa e dalle erbe officinali che pareggia i conti con le note scure dell’humus e del tabacco mentre l’oriente delle spezie prova a far ragionare la graffiante mineralità. In bocca mostra eleganza nel mettere d’accordo tannini e viva freschezza lasciando che il sorso si allunghi su persistenze minerali. 87+ Punti. – ROERO DOCG “VALMAGGIORE” 2020 RISERVA 2020, DEMARIE (PIEMONTE): un bosco di piccoli frutti e ciclamini circonda balsamicità di tabacco e sottigliezze di spezia in una atmosfera di mineralità grafitica. Sorso ampio, profondo, di equilibrio studiato e raggiunto e tannini vispi ma comunque e ducati, lungo nelle persistenze speziate. 87++ Punti.     – COLLINE SALUZZESI DOC PELAVERGA “DIVICAROLI” 2024, CASCINA MELOGNIS (PIEMONTE): olfatto malandrino e di assoluto acchiappo, giocato sulle intensità del frutto rosso e gli acuti del pepe, sugli inciampi di radice e le smancerie delle roselline selvatiche, tra la compita eleganza dei gerani e il richiamo di quel ché di rustico che tiene il vino ancorato alla terra, sulle freschezze ferrose di arancia e le amaritudini di origano e salvia. Sorso leggero ma affatto banale, intriso di una semplicità che confonde spingendoci a cercare il complesso anche dove è tutto evidente, non fresco, “dippiù”, preciso nel ricordare le bacche, schietto nel dire di gesso e pepe. Un rosso per chi ama i bianchi o semplicemente il vino. 89 Punti tuttitutti. – MALVASIA DI CASORZO DOC “IT’S ROCK” 2024, CANTINA DI CASORZO (PIEMONTE): olfatto “aggressive” che strilla ribes, amarene, mandarino, petali di rosa; dolcezze ed eleganza che contrastano con le amaritudini vegetali delle erbe aromatiche. In bocca è dolce ma non sdolcinata, con quel solletico di carbonica che sa di peccato e che amplifica il contrasto con l’anima vegetale. Il “Frank-N-Furter” (Rocky Horror Picture Show) delle Malvasie, irresistiBBile! 88+ Punti. – PUGLIA IGP BIANCO BIOLOGICO “INCIPIT” 2024, CANTINA MASSERIA TORRICELLA (PUGLIA): un Minutolo dal naso BOOM! Immediatamente mentolato assume poi i toni del giallo raccontando ginestre e mimose, pompelmi e susine e per allungarsi infine sui toni dolci della mandorla. Il sorso mostra una sostanza glicerica che va ben oltre la gradazione alcolica e una sapidità quantomeno decisa cui la freschezza fatica non poco a pareggiare. Lungo e davvero molto piacevole. 87 Punti con forse un +. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GoWine per avermi invitato ancora una volta a uno dei suoi tanti Eventi, giornate che, come la Guida di cui Vi ho detto, si discostano dalla consuetudine, pensate per essere a misura di assaggio, senza inutili gigantismi che rendano difficile anche solo immaginare una degustazione. E GRAZIE a tutti i Produttori presenti, in pectore o rappresentati, per il loro lavoro e per le emozioni che riescono a trasmettere attraverso di esso. Appuntamento dunque all’Edizione 2027!   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Treperquattrododici. Un riassunto nel caos. Arrow Right Top Bg

15 Gennaio, 2026

Treperquattrododici. Un riassunto del caos.

IL COSA E IL DOVE I mesi di Novembre e Dicembre sono stati un vero accavallarsi di Eventi nel panorama enoico della Capitale. Tanto, di tutto, dippiù… Difficile star dietro all’offerta e praticamente impossibile ricambiare con le parole quanto ricevuto nel bicchiere. Poco tempo, poco spazio e la mia consueta, elefantiaca dinamicità nello scrivere. Ma qualcosa è comunque dovuto e allora mi sono inventato questa sorta di riassunto proponendovi i miei personalissimi “po’ di” di BOLLICINE (by DECANTER WINE ACADEMY), UVA FIERA (by LA PECORA NERA e Pasquale Livieri), DUE PASSI IN VIGNA (by VINARIO4) e ERA UVA (by ALTROVINO). Dodici vini (in realtà qualcuno in più) per raccontare quattro giornate di assaggi ricche di spunti bisognosi di approfondimento e caratterizzate da un grande successo di pubblico. GLI ASSSAGGI Come già detto, nelle righe seguenti troverete qualche parola dedicata a dodici etichette che ho ritenuto di sottoporre alla Vostra attenzione, non necessariamente le migliori tra quelle degustate negli Eventi di cui Vi ho detto ma che credo meritino un occhio di riguardo e che troverete elencate per Regione seguendo il più tradizionale degli ordini alfabetici. Se vorrete Vi potrete divertire a ricomporre il puzzle inserendole negli Eventi di cui sono state protagoniste ma, datemi retta, sarà meglio che utilizziate il Vostro tempo per ficcare il naso nel bicchiere e lasciarVi attraversare dalle emozioni. Salute! – RIBOLLA GIALLA SPUMANTE BRUT 2022 MILLESIMATO, TREBES – MITJA PRINCIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): nel caleidoscopico mondo del Metodo Martinotti un approccio olfattivo di questa caratura è raro e prezioso. Compito nel proporre il giallo della pesca e della mela Golden, dell’agrume maturo e del fieno. Più deciso invece sui toni delle erbe aromatiche e sugli spigoli aguzzi delle pietre mentre risulta seducente nel farVi scoprire una fine pasticceria lievitata. Sorso che mostra un’effervescenza mai sopra le righe e capace di veicolare con garbo e piglio deciso una fisicità fresco-sapida degna di nota. Chiude tra agrumi, guizzi pepato-minerali e speranza di poter riempiere ancora il bicchiere. Unannodicemento, diciottomesidiautoclave e unannodibottiglia…alla faccia del Metodo Martinotti! 88++ Punti. -FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SAUVIGNON “PRIMALUCE” 2019, AQUILA DEL TORRE (FRIULI VENEZIA GIULIA): al naso comunica il calore dei tropici in aperto contrasto con la mineralità preistorica della ponca, la dolcezza di miele e caramello e la freschezza del mentolo, il fumo di un camino e una vegetalità educata ma affatto timida che sposa contorni di pesca bianca. Assaggio di grande soddisfazione, a rimarcare calore e sostanza sottolineando evoluzioni di pesca e affondi di sambuco in un contesto di sapidità marina nel quale non è difficile immaginare marosi pietrificati. 89- Punti. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “INTONATO” 2022, ROEK (FRIULI VENEZIA GIULIA): un naso che affossa prugne e mirtilli con amaritudini vegetali e incursioni pepose. In bocca volume e vinosa freschezza si tengono per mano regalando un sorso agile, ritmato dai tannini vispi e dalle cabernetteggianti vegetalità. Sui PIWI c’è ancora tanto da lavoro da fare, da parte di chi li coltiva e li mette in bottiglia e da parte di chi li assaggia ma questo è un vino da tenere d’occhio. 86 Punti. – VINO BIANCO “VICUS” 2023, CANTINA 837 (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso è un nodo gordiano di mielose dolcezze regalate dal lungo isolamento nel legno americano e amaritudini di mallo di noce che una speziatura di quasi senape prova a dipanare. In bocca le dolcezze diventano pasticcere e rivaleggiano con la minerale sapidità evidenziando creme di frutta e una mandorla che, complici i ritorni speziati, fa l’occhiolino al panforte. Dai vigneti più alti del Friuli e dal “pioniere” dei PIWI, un Solaris su cui riflettere. 86 Punti. – LAZIO IGP VERMENTINO “FRIO – BREZZA” 2024, PRIMALUCE (LAZIO): fresco di frutta, profuma di mela, rinfresca il naso con la menta allargandosi poi in cespugliosi panorami mediterranei sottolineando però una vena tufacea di insolita sostanza. In bocca mostra personalità e ciccia, verve acida e materica sostanza in una atmosfera intrisa di salmastri ricordi. 87- Punti.   Da tenere d’occhio il “NO LABEL” di CASAMECOCCI (LAZIO), quel Procanico che fermenta nel legno in cui poi riposerà per sei mesi. Un olfatto falsamente timido di pasticceria di mandorla dolce e cedro maturo che svela pruriti di fieno e freschezze di erbe aromatiche e un sorso di evidente freschezza, vivacità tannica e schiaffi amaricanti di sambuco che si becca il mio personalissimo premio “MANNAGG’”.     – MARCHE IGT SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT NATURE 2019, PODERE SABBIONI (MARCHE): uva spina e bergamotto, mela Granny Smith, frutta secca, mineralità salmastra, glicine, zafferano, idrocarburi pronti ad accendersi…sisi, tanti bei descrittori ma di questo vino non è tanto il “cosa” quanto il “come”! Qui di “classico” c’è poco (forse la melodia accennata), ché il ritmo è punk! Massimo viene dal mondo della moda e qui, anche se si discorre di cravatta usata come fascia per i capelli e di anfibi slacciati la classe non è acqua! In bocca l’effervescenza è sottile, diafana, più solleticante che carezzevole. Si, forse la freschezza è un po’ in affanno ma la sapidità rende il sorso praticamente irrinunciabile, compulsivo (e quando gli zuccheri stanno a zero questo è tutt’altro che scontato). 87/93 Punti. – ALTA LANGA DOCG BRUT 2020, PASQUALE PELISSERO (PIEMONTE): un olfatto tuttifrutti (forse troppo) che esalta il Pinot Nero sacrificando un po’ le ampiezze dello Chardonnay; ciliegie (anche candite) s’accostano alla prugna mentre sullo sfondo, in una atmosfera appena ossidativa, c’è quel po’ di banana (sic) che non ci voleva. In bocca è ancora il frutto maturo a fare la parte del leone ma i graffi agrumati e la buona sapidità fanno comunella con la briosa effervescenza pareggiando in qualche modo i conti. 87++ Punti. – ALTA LANGA DOCG BRUT 2021, AGRICOLA TT (PIEMONTE): sfuggitomi durante l’evento organizzato dal Consorzio Alta Langa nel Giugno scorso, si propone al naso con immediatezze appena sfornate seguite da un incedere progressivo di profumi che dalla delicatezza dei fiori bianchi conducono alle ruvide freschezze delle erbe aromatiche passando per una mela matura che cerca di fare da pacera. Il sorso, di equilibrate freschezza e sapidità, vive di una effervescenza che, un pochino troppo vivace, rischia di farci sorvolare sulla cremosità pasticcera di un agrume che governa il finale con piglio forse eccessivo. 86++ Punti. – MOSCATO D’ASTI DOCG CANELLI 2017, L’ARMANGIA (PIEMONTE): dolce al naso? Sicuramente si ma…rimarrete di sasso nel ritrovarVi immersi in un’atmosfera di tè alla menta, strilli d’agrume e vegetalità del tutto inattese! In bocca torna tutto e tutto si pareggia: dolcezze, mentolate freschezze, orientali speziature, sottilissima carbonica, allungo infinito… Un vino per far riflettere chi il Moscato lo “tollera” solo giovane e col panettone. 90 Punti (ma forse 91). Stavolta è andata così; dovevo scegliere un vino e la sorte ha deciso per questo ma L’ARMANGIA (e ancor prima Ignazio Giovine) meriterebbero ben altri spazi. Dovrei dirVi di “TITON” e “VIGNALI”, gemelli diversi di una DOCG NIZZA che in appena 250m di distanza raccontare tutto e il contrario di tutto, dovrei dirVi di quell’illegale “UVA TANTUM” che “gli attributi” ce li ha non solo in etichetta e che farebbe invidia anche ai cugini borgognoni, di quell’Albarossa “MACCHIAFERRO” che già mi vedo tenere al guinzaglio la Bagna Cauda ignorante che faceva zia Corinna, di… Vabbè, ne leggerete delle belle. Datemi tempo e…stay tuned! – TRENTO DOC BRUT “COLLEZIONE 15”, CANTINA DI ISERA 907 (TRENTINO): profuma di pesca e ananas, è fresco di pane appena sfornato e arancia, non lesina la frutta secca… Il sorso è sostanzioso, decisamente sapido e sicuramente fresco anche se non perfettamente coordinato, evidenzia subito le dolcezze fruttate ma è poi il duetto sapidità-agrume a guidare le danze che si chiudono poi con un allungo deciso e salino. 88- – Punti.   – UMBRIA IGT BIANCO “ANTICO” 2024, LA MÈRULA (UMBRIA): Trebbiano, Verdello, Canaiolo Bianco e Malvasia per un Orvieto “classico” (o quasi), ha un “gemello diverso” che passa 13giorni sulle trebbie uscendone un pochino ingolfato di profumi e sostanza. Lui gioca sull’agilità, un gioco di piedi a ritmo di glicine e biancospino, fa un paio di finte di mela verde e poi affonda colpi di erbe aromatiche e mandorla al bersaglio grosso. Il sorso segue l’olfatto, schiva sovrastrutture, colpisce e scappa, irretisce con l’agrume, graffia col sale e mette al tappeto con una gustosa persistenza agrumata forse un po’ frettolosa. 87- Punti. – UMBRIA IGT MERLOT “30” 2022, TRENTAQUERCE (UMBRIA): Merlot tuttifrutti levateve proprio! Questo è il regno delle pirazine e dei polifenoli, peperone e pomodoro sposano erba appena sfalciata…finalmente un EVO in cui c’è anche l’alcol! Scherzi a parte qua sembra di dialogare con un Cabernet del Nord Italia più che con un Merlot umbro. Il sorso è un capolavoro di tensione, eucalipto e liquirizia aggiungono toni empireumatici alla profondità del frutto rosso regalando un assaggio rinfrescante per la bocca e per lo spirito. Non è un vino per pensare (o forse si), è un vino da bere e questo, oggi, non è poco per niente. 88 Punti. E QUINDI? E quindi niente! GRAZIE intanto a tutti (Organizzatori e Produttori) e mille scuse a quanti, per motivi di spazio non sono riuscito. Credetemi, è stato difficile scegliere chi “dentro” e chi “fuori” ma spero nessuno me ne vorrà, è stato difficile essere presente, ed era impossibile accontentare tutti. Sono anni che predico nel deserto auspicando un calendario “ragionato” degli Eventi del vino che sia rispettoso di chi organizza, di chi espone e di chi viene ad assaggiare (ciascuno per i propri motivi) ma sembra che questo sia impossibile (siamo arrivati a 9 Eventi in un fine settimana!) e il 2026 sembra iniziare già con il botto Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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LIFE OF WINE 2026. Il vino alla prova del tempo. Arrow Right Top Bg

8 Gennaio, 2026

LIFE OF WINE 2025. Il vino alla prova del tempo

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 30 Novembre, le ampie sale dell’HOTEL VILLA PAMPHILI di Roma hanno ospitato la quattordicesima Edizione di LIFE OF WINE, Evento unico nel panorama nel mondo del vino. Nato nel 2010 da un’idea di STUDIO UMAMI e Roberta Perna (e con l’aiuto, dal 2019, di Maurizio Valeriani), propone agli appassionati romani una vera e propria esperienza, un viaggio attraverso le età del vino compiuto grazie alle etichette in degustazione declinate in diverse annate e raccontate dai numerosi Produttori presenti. Un format ormai collaudato e atteso per un anno intero dai winelovers romani, l’occasione unica di confrontare l’oggi con lo ieri in termini non solo di evoluzione ma anche di stile produttivo. GLI ASSAGGI Circa 60 Aziende e un numero imprecisato di etichette in degustazione, tanta Toscana (per tanti motivi), una bella iniezione di Nord e qualche voce da Sud, un percorso complicato da seguire perché è sempre difficile dire “questo si e questo no” di fronte a tanta abbondanza. Regola numero uno avere tempo a disposizione, regola numero due avere pazienza, regola numero tre improvvisare; questo in breve e da sempre il mio approccio a una giornata impegnativa da gestire con calma e sangue freddo. Dai circa centotrenta assaggi ho estrapolato ventuno vini da sottoporre alla Vostra attenzione, date una letta alle mie personalissime impressioni e trovate il sistema per assaggiare di persona, ché ne vale davvero la pena! p.s. se doveste pensare che stavolta sia stato particolarmente “cattivo” beh…avete ragione (ma davvero m’aspettavo qualcosa in più). QUELLI DA NOVANTA – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC COLLINE TERAMANE “TORRE MIGLIORI” 2008 RISERVA, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): certo nel 2008 era difficile sbagliare ma qui si rasenta la perfezione. Olfatto evoluto a scimmiottare la Toscana con piglio d’Abruzzo evidenziando il selvatico di marasche (anche sotto spirito) e visciole, le more con le spine, intrichi di ginepro, ombre di grafite, graffia amaricanti di liquirizia e un’idea grassa di gianduia a strizzare l’occhio. In bocca non ne vuole sapere di chinare il capo! Vivo, vibrante per freschezza e tannini. Un assaggio luminoso di frutto di frutto che in chiusura s’incupisce lasciandoVi soli davanti al calice, in ascolto dei Vostri pensieri. 90 Punti. – MITTERBERG IGT BIANCO “NÖRDER CUVÉE BLANC” 2015, PLONERHOF (ALTO ADIGE): nel loro giocoso rincorrersi sui ripidi sentieri delle diverse annate, qui è il Riesling ad arrivare primo, tagliando dritto sul pendio della grafite e staccando di ruota le freschezze di mandarino e grassezze opulente di frutta matura non dimentica della banana. In bocca accenna invece a volersi mettere a ruota di un Sauvignon che, impaziente, sembrava finora dover mordere il freno e che adesso, libero da giochi di squadra, si lancia all’attacco a colpi di pesca e finocchio selvatico. Interminato il finale, perso nell’abbraccio del Pinot Bianco…minerale, riassuntivo, totale. 91++ Punti. – SÜDTIROL – ALTO ADIGE DOC BLAUBURGUNDER – PINOT NERO “EXCLUSIV” 2014 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): l’olfatto veste il frac, elegantissimo nel suo “pinguino” di balsamicità e legni nobili calca la guida rossa dei piccoli frutti di bosco tra applausi fumé e di cuoio. Il sorso corre via leggero su ghiaioni minerali, tra tannini intriganti e frutti rossi che ammiccano sullo sfondo erotico delle spezie. Annata difficile trattata con esemplare maestria per un risultato che sarebbe un peccato lasciar chiuso nella sua cornice di vetro. 90+ Punti. – ROMAGNA ALBANA DOCG PASSITO “AR” 2021 RISERVA, FATTORIA ZERBINA (EMILIA ROMAGNA): ci sono vini che vanno raccontati e ci sono vini che parlano da soli… “AR” è un vino che si capisce guardando gli occhi di chi lo fa. Salta fuori da sotto un tavolo che ne aveva imboscato l’ultimo sorso e di suo ha ben poco da dire (che vuol dire tanto), è tutto scritto lì, evidente. 320 gr/l di zucchero (avete idea di quanti siano treettitre di zucchero in un litro d’acqua?!), trecentosettantamezzebottiglie (trecentosessantanove dopo questa), esiliato in vetro solo nove volte dal lontano 1966, torchiato a mano (un giro ogni due ore per massimo un giorno), filtrato a lino… TrockenBeereAuslese “levateve proprio!” Profuma di frutta candita e più che matura, scorza d’agrume, cera d’api, tiglio, acacia, tabacco, anice… È dolce, palesemente dolce, ma sapido, minerale… Un esercizio di stile, competenze e capacità in un sorso. 92 Punti? Forse, forse di più (o magari di meno), ma non si dà un punteggio a un sogno. p.s. probabilmente è un vino senza senso ma se ci doveste arrivare dopo aver assaggiato i vari “BIANCO DI CEPARANO”, “TERGENO”, “ARROCCO” e magari quello “SCACCO MATTO” che qui non era presente beh…forse un senso ce lo troverete. – SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2014 (MAGNUM), GINI (VENETO): da un’annata complessa un vino ridotto all’osso, scarno, essenziale, pietroso ma screziato di ginestre, rude nel dire di timo seccato al sole. Il sorso ha la ruvida delicatezza dei vecchi, mani di ruvida grafite che accarezzano con la delicatezza della crema di limone e dell’acacia e della cera d’api e la vivacità di una freschezza che non vuol saperne di chinare la testa. Un vino per pochi, che vuole pensieri profondi e poche parole. 91+ Punti. – VENETO IGT PINOT NERO “CAMPO ALLE MORE” 2016 (MAGNUM), GINI (VENETO): a chi si chiedesse cosa ci fa il Pinot Nero in zona Soave bisognerebbe dire di esperienza, lungimiranza, visione… E il naso nel bicchiere dice di Borgogna, forse troppo, o forse no vista l’esuberanza che poco c’azzecca con i cugini d’oltralpe. Il piccolo frutto sale in piedi sulla cattedra e se la comanda arringando dall’alto sbuffi balsamici, profonde vegetalità e spezie scure. Il sorso è ricco, fresco come pochi, consistente e setosa la trama tannica, piccante la sapidità, caldo quanto serve a smussarne gli spigoli della calcarea presenza. Come direbbe mio cugino: “in fondo è solo Pinot Nero” (o forse no?) 91 Punti. I QUASIQUASI – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2018, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): il primo impatto è con le freschezze verticali del mentolo e con le amaritudini della liquirizia, delicate eppure capaci di imporsi sulle ampiezze della frutta gialla, della camomilla, di un ananas che avrei preferito di no. Poi pepe bianco, vaniglia, burro fuso, pietra… Il sorso è pieno, sapido, marino, caldo da quasi mettere in difficoltà la freschezza e lungo, molto lungo, a rimarcare tostature e spezie. 88++ Punti. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2014, FARAONE (ABRUZZO): da una annata difficile un vino destinato a sorprendere quelli che “è solo Trebbiano”. Sfumature di vaniglia accompagnano la mela ancora succosa, il fieno stempera il sambuco, il tutto in una atmosfera fumé e idrocarburica che confonde la memoria e scimmiotta mineralità di Pecorino. Assaggio snello, fresco, scattante, salato e sottilmente pepato e intrigantemente tannico, screziato di erbe essiccate che s’allunga ancora sul frutto e sulla spezia. 88 Punti (ma da riassaggiare con calma). – MITTERBERG IGT BIANCO “NÖRDER CUVÉE BLANC” 2018, PLONERHOF (ALTO ADIGE): dei tre moschettieri (Riesling renano, Sauvignon Blanc e Pinot Bianco) è il secondo ad alzare la voce esaltando la pesca matura, strizzando l’occhio alla mentuccia e al timo, scansando quel Pinot Bianco che provava a fare da paciere e dandosi un po’ di gomito con un Riesling che strilla vulcano violento e selce tagliente. In bocca è salato, succoso, si ricorda della pesca e ci mette vicino l’albicocca, la freschezza del pompelmo e la grassezza della nocciola. Un sorso complesso, o forse semplice ma da far girare la testa. Vi serve altro? Assaggiatelo! 90- Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “STEFANO ANTONUCCI” 2018, SANTA BARBARA (MARCHE): su un tessuto finemente speziato si disegna una trama di caramello bruciato e delicate tostature che precedono l’incedere arrembante della frutta gialla matura e candita, del pompelmo, della camomilla, della mandorla fresca in una atmosfera che “puzza” di pietre sbattute. Sorso glicerico che accompagna quella progressione fresco-sapida che governa l’assaggio e conduce al lungo ed estremamente coerente finale. 89 Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “STEFANO ANTONUCCI” 2012, SANTA BARBARA (MARCHE): olfatto intenso, quasi aromatico, a sciorinare pompelmi maturi e frutta gialla candita (pesca e albicocca) tra inserimenti a gamba tesa di idrocarburi e spuzzate lenitive di vaniglia. In bocca spicca per una morbidezza che, inattesa, prende il posto di una mineralità che, supposta potente, sorprende invece per la lenta ma inesorabile progressione che dinamizza il sorso senza renderlo scontroso. Chiude lungo tra ricordi di frutta e ricami speziati. 89- Punti. – BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2020, CARPINETO (TOSCANA): scuro e balsamico, di alloro e sottobosco di felci, di terra rossa, ferrosa, fresco d’arancia, intrigante di tè e spezie d’Oriente. Sorso di stimolante freschezza reso ancor più intrigante da una sapidità a tutto tondo e dai tannini obbligati a mordere il freno. Invogliante il finale cantato a due voci dai ritorni di arancia e dagli acuti di chiodi di garofano. Un Brunello che strizza l’occhio al Rosso e non se ne vergogna. 89- Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “POGGIASSAI” 2015, POGGIO BONELLI (TOSCANA): gesso e resina si mescolano con visciole in confettura e ciliegie sotto spirito, in pepe e la china sposano note di catrame e quel non so che di animale rende il tutto più legato alla terra. Sorso fresco, potente ma mai eccessivo, compatto, succoso e di piccante persistenza. 88+ Punti.   – BOLGHERI DOC SUPERIORE “SONDRAIA” 2016, POGGIO AL TESORO (TOSCANA): un’annata che trova la quadra tra le piacionerie internazionali dell’annata 2020 e le note umide di funghi e tabacco messo ad asciugare della 2018. La ciliegia e il lampone sposano la prugna secca, i legni nobili, la macchia mediterranea, la polvere di caffè, l’eucalipto e la liquirizia. Il sorso è insieme vivace e opulento, ben indirizzato dalla freschezza e marcato da tannini forse un pelo sopra le righe ma stuzzicanti, in un rimarcare continuo di prugna, cassis, liquirizia e tabacco. 89- Punti. – TRENTO DOC BRUT ROSÉ “+4” 2012 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): si mostra da subito in tutta la freschezza del suo abito balsamico-boschivo evidenziando resine e funghi prima di virare sull’agrume dolce e financo cremoso, un mandarino che sposa la melagrana e s’allarga sulla mela cotogna tra guizzi di pepe, crosta di pane e mineralità. Sorso di struggente cremosità, fresco da dare i brividi, sapido da far schioccare la lingua, lungo, accordato con l’olfatto e con una chiusura pasticcera e agrumata. Proposto qui in anteprima, celebrerà nel 2026 i cinquant’anni dell’Azienda e lo farà in grande stile. 89 Punti. – TRENTO DOC BRUT ROSÉ “+4” 2010 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): olfatto complesso screziato di orientali speziature ma centrato su quei piccoli frutti che in coda di assaggio riveleranno anche la fragolina, sul mandarino e sulla pasticceria. Sorso elegantissimo segnato dal contrasto tra la suadente cremosità e il modo un po’ rustico di proporre la sua dolomitica freschezza e la calcarea mineralità, rispettoso dell’olfatto, elegantissimo e di lunghezza che insegna. 89- Punti.   – VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2019, SECONDO MARCO (VENETO): un somarello che porta una soma si semplicità disarmante e forse proprio per questo complessa. Pagine di profumi in perfetto ordine da sfogliare con calma, violette, ciliegie sotto spirito, cioccolato fondente freschezze medicinali e contadine terrosità. In bocca crea in centro bocca un pianeta di frutta matura attorno al quale orbita lo spazio profondo di una freschezza a molti sconosciuta. Giovanissimo, 89- Punti e tante belle speranze per il futuro. – VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2018, SECONDO MARCO (VENETO): un olfatto freschissimo di eucalipto e “buco con la menta intorno”, etereo più che balsamico, a introdurre delicatezze di fragola e ciliegia e piccantezze pepate. In bocca propone succosa eleganza, tannini calibrati sulla gestione della freschezza, riverenze di spezie e allungo da enciclopedia. Splendida la performance della Rondinella nel girare la chiave di accensione e magistrale la gestione dell’endurance da parte di Corvina e Corvinone. 89 Punti. – VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2017, SECONDO MARCO (VENETO): il frutto se ne sta in finestra ad osservare con discrezione l’arrembante incedere di freschezze mentolate che, dietro un velo di vaniglia, lasciano che si palesino evidenze erbacee. Sorso luminoso, di succulenta sapidità, e traviante malia. Pensate alle difficoltà dell’annata e poi ai Ripasso “da manuale”, alle concentrazioni, alle sottolineature… Dimenticate tutto (NO, l’annata NO!) e dividete anche Voi la Valpolicella dei “secondo tutti” da quella di SECONDO MARCO. 89+ Punti (ma sapete quanto io sia tirato). – SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2022, GINI (VENETO): sisi, ci sono gli agrumi (quelli con cui in pasticceria fanno le creme), la nespola, la camomilla…ma è quell’anima di pietrosa mineralità che lascia basiti. In bocca è morbidezza che seduce e sapidità che schiaffeggia, appena tostato, fumé un po’ di più, minerale e agrumato nell’allungo… Prefillosserico e fondamentale per comprendere le annate di cui leggerete di seguito. 89+ Punti. – SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2018, GINI (VENETO): un vino dall’olfatto profondo come le radici delle vigne di centoquarant’anni da cui proviene, grasso di mela cotogna, pesca e pompelmo maturi, accenna al confetto ma racconta la ghiaia, fiori gialli e gelsomini, erbe selvatiche, spezie pasticcere, camomilla e forse basilico. Sorso ampio che propone, tra nobili maniere e retaggi contadini, albicocca matura e scorza di limone, spezie e sapida, pietrosa mineralità. Chiude un po’ brusco, sottolineando la mandorla di quel confetto percepito al naso e lasciando intendere che ha ancora molto da raccontare. 90- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli organizzatori e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di dedicarmi parte del loro tempo e la pazienza di starmi a sentire e quelli che per ovvie ragioni non sono riuscito a importunare. È stata una giornata intensa, forse un pochino al di sotto delle aspettative (complici i troppi Eventi di un fine settimana davvero “overbooked”) ma sempre e comunque imperdiBBile! Io ho già messo in agenda l’Edizione 2026, e Voi.   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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SPARKLE Day 2025. L'Italia delle bollicine nella guida di Cucina & Vini Arrow Right Top Bg

1 Gennaio, 2026

SPARKLE Day 2025. L'Italia delle bollicine nella guida di Cucina & Vini

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 29 Novembre le ampie sale del THE WESTIN EXCELSIOR HOTEL di Roma hanno ospitato la ventiquattresima Edizione di SPARKLE DAY, appuntamento ormai irrinunciabile per gli enoappassionati romani organizzato dalla rivista CUCINA & VINI per presentare l’Edizione 2026 di quella Guida SPARKLE che quest’anno ha premiato 92 delle 976 etichette recensite con le ambitissime “5 Sfere”. Una giornata dedicata al meglio della spumantistica nazionale, una giornata dedicata a chi sa e a chi ha voglia di scoprire e (forse) anche una giornata dedicata a quel pubblico “giovane” che, da una pregressa “distanza”, inizia or ad avvicinarsi al mondo del vino nonostante il periodo non certo felice che questo sta attraversando. GLI ASSAGGI Lo SPARKLE DAY è sempre impegnativo! Oltre 200 vini in degustazione e pubblico degno delle migliori “aperture di buffet”. Bisogna arrivare presto, armarsi di santa pazienza, essere pronti alla pugna ed evitare di fare qualsiasi tipo programma a meno di non essere preparati a cambiarlo in corso d’opera. Mi sono armato dunque della mia consueta buona dose di estro e improvvisazione e sono partito all’attacco. Una sessantina le etichette in cui ho ficcato il naso e tra queste ne ho scelte 10 (in realtà 12) che ho ritenuto di sottoporre alla Vostra attenzione; assaggiatele con curiosità e fatemi sapere cosa ne pensate (ché quello che di quello che scrivo non mi fido neppure io). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC BLANC DE BLANCS EXTRA BRUT “600” 2019, CANTINA KURTATSCH (ALTO ADIGE): erbe alpine e fiori di campo squarciano il sipario di zest di limone e una profonda mineralità che racconta pietra focaia e calcare tagliente. La pasticceria, dolce e salata, sta in finestra accennando a nocciole tostate, zenzero candito e pan brioche. Sorso di grande freschezza e sapidità di mare che era, piacevolissimo nel suo ricordarVi della frutta e delle tostature percepite all’olfatto. 89- – Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC BRUT “1919” 2018 RISERVA, KETTMEIR (ALTO ADIGE): propone con semplice eleganza intensità di erbe aromatiche e crosta di pane, frutta secca, nespola e fiori gialli, mela Granny Smith e albicocca su uno sfondo di vulcanica mineralità. Sorso energico e sostanzioso, decisamente fresco e finemente intessuto di sensazioni sapide e fragranti. Lungo, goloso e mai sopra le righe. 89 Punti. – FRANCIACORTA DOCG BRUT, TERRE D’AENÒR (LOMBARDIA): luminoso di frutta (pesca, arancia e mandarino) si lascia presto andare ai toni più cupi della polvere pirica e del pane abbrustolito suggerendo pasticcerie di pan di spagna su uno sfondo di erbe aromatiche e gessosa mineralità. Sorso coinvolgente, ben giocato tra rimandi di frutta e incursioni fresco-sapide che, nel finale, diventano decisamente minerali. 89 Punti.   – ALTA LANGA DOCG BRUT “BIANC ‘D BIANC” 2019, GIULIO COCCHI (PIEMONTE): un olfatto esuberante propone agrumi e glicine, timo e mela cotogna, nocciole tostate, vaniglia, pepe, pasticceria di pan di spagna, mandorla, sbuffi minerali… In bocca non accenna a chinare il capo nonostante le morbidezze cerchino di fargli mettere la testa a posto, sottolinea la frutta e s’allunga sulle note vegetali. Peccato per quell’equilibrio che arriverà. 89 Punti (quasi). – ALTA LANGA DOCG PAS DOSÉ “PSEA” 2019 RISERVA, PECCHENINO (PIEMONTE): fragranze di pasta frolla si confondono con dolcezze di agrumi e susine, note verdi boschive e di salvia accompagnano mineralità di pietra focaia mentre si apprestano caramello, tè e ancora una frutta che stavolta è tropicale e matura. La carbonica finissima amplifica la decisa freschezza del sorso mentre la sapidità racconta il territorio e l’assaggio si dipana ricordando frutta e pasticceria secca con un appena di piccantezza pepata. 90- – Punti (e un BRAVO per quell’Albeisa che sa tanto di Tradizione). – TRENTO DOC BRUT “R” 2017 RISERVA, CANTINA ROTALIANA (TRENTINO): un’apoteosi di pesca gialla sposa il mandarino e l’albicocca in un turbine che alza polvere pasticcera di zucchero a velo, pasta di mandorle e cannella senza dimenticarsi del pane appena sfornato. In bocca è agile e scattante, la vivace sapidità detta il ritmo e l’allungo racconta di agrumi, tè e pietra. 89+ Punti.   – SPUMANTE METODO CLASSICO – TRADIZIONALE RIESLING BRUT “COLLEZIONE”, LA PALAZZOLA – GRILLI (UMBRIA): per dire di questo vino bisogna spendere qualche parola per almeno quattro delle cinque annate presenti. La 2018, subito fumosa e fungina, a comunicare brume, castelli e umide armature pronte alla pugna, che evolve poi in dolcezze di zafferano e mela cotogna a contrasto di amaritudini di salvia e rosmarino e rude mineralità. In bocca è morbido e profondo, rimarca l’olfatto, sottolinea un idrocarburo prima acciaioso, spinge sulla vena minerale e vi aggiunge note pera e scorza d’agrume. 89- – Punti. La 2013 “puzza” di polvere da sparo sparata e quella dolcezza di mela renetta in composta che gli si affianca sembra essere fuori posto, la crema al limone troppo “fighetta” per tener testa agli idrocarburi, la lavanda troppo delicata per arginare il pepe, le mandorle…le mandorle si, vanno d’accordo con i lieviti pasticceri e anche con il miele del torrone In bocca ricama il fraseggio fresco-sapido con effervescenza di eleganza non comune e s’allunga quasi oltre la pazienza tra mineralità e note di fieno a contenere le freschezze amaricanti del chinotto cui fanno da contraltare mandorle, nocciole e cioccolato bianco. 89 Punti (ma forse si merita anche un +). La 2010…la 2010 al naso è pura, erotica eleganza; la mela annurca in tacchi a spillo, una guepiere di camomilla, il lungo bocchino di gelso bianco e lo scudiscio di idrocarburi…vestito per uccidere in una atmosfera di tè e buccia di pesca. In bocca stato gassoso e stato liquido si fondono in un abbraccio lubrico, un sorso epicureo in cui quanto immaginato con l’olfatto diventa maledetta realtà. 90 Punti (ma con un -). La 2005 è un discorso a parte, intriga con un olfatto di spezie e caramello che tentano di arginare le amaritudini di chinotto e liquirizia, con il miele del torrone e il cedro a prender per mano gli idrocarburi in una atmosfera balsamica e fumé, ma in bocca… Il sorso è cremoso (fin troppo), un esercizio di audace morbidezza che però prevarica indecente il sottile confine dell’equilibrio dimenticandosi della possibilità di allungarsi raccontando della propria indole nordica e minerale. Io gli do 87+ Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO”, ma so che per molti sarebbero almeno 91). – VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG RIVE DI COLBERTANDO  ASCIUTTO “VIGNETO GIARDINO”, ADAMI (VENETO): olfatto elegantissimo nel suo abito di macedonia di frutta reso vieppiù intrigante da sospiri agrumati che accarezzano dolcezze sussurrate di acacia, e vaniglia. L’assaggio è morbida carezza, cremoso assaggio che dipana con calma i rimandi olfattivi e chiude lungo e vibrante solleticando la lingua con stuzzichevoli piccantezze salate. 89 Punti con un bel + per quell’“ASCIUTTO” che lega passato e presente, Storia e storytelling. p.s. i DRY non mi piacciono! – VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG DRY “CRUNER”, LE COLTURE (VENETO): al naso il glicine e l’acacia incontrano mughetti e sambuco in un tiramolla di dolcezze e vegetalità prima che le prime vincano la battaglia alleandosi con pera, mela, banana e confetto, lasciando sul campo di battaglia accenni pietrosi e mandorlati. Morbido e cremoso mostra viva freschezza e la gessosa sapidità di fondo allunga il sorso oltre i rimandi di frutta. 89 Punti (con, forse, un +).   – ASOLO PROSECCO SUPERIORE DOCG EXTRA DRY “COLLEZIONE DEL COMMENDATOR”, COMMENDATOR POZZOBON ROSALIO (VENETO): tra mela, pera e mandarino maturo provano ad alzare la testa vegetalità di sambuco e freschezze di lavanda mentre una sottile mineralità gessosa riempie delicatamente l’atmosfera. Il sorso è cremoso e dinamico, fresco, mai sopra le righe, invita al secondo bicchiere senza alzare la voce. A volergli trovare un difetto…la chiusura, un abbassare il volume progressivo che vuole essere educato ma lascia con l’impressione che manchi qualcosa. 89- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a CUCINA & VINI per avermi ospitato ancora una volta, è stata una giornata impegnativa: successo di pubblico e organizzazione come sempre da “5 Sfere”. Se posso fare un appunto beh…mi sarei aspettato un numero maggiore di Produttori presenti. Mi rendo conto che gli Eventi sono tanti (anzi, direi troppi) e l’essere presenti è un costo importante in termini economici e di tempo, ma il vero “plus” di un assaggio sono le parole di chi quel vino lo fa. Vabbè, in ogni caso teneteVi pronti, ché quella del prossimo anno sarà l’Edizione delle “nozze d’Argento” e se conosco CUCINA & VINI sarà scintillante Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo
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