Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

Concours Mondial de Bruxelles 2025 Arrow Right Top Bg

23 Ottobre, 2025

Concours Mondial de Bruxelles. I Sauvignon del Sud Africa (ma non solo)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 6 Ottobre, nella splendida cornice di Palazzo VALENTINI a Roma, si è tenuta la cerimonia di premiazione dei 582 vini italiani che hanno conquistato una medaglia al CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES, manifestazione giunta alla sua 32a Edizione e che è ormai ben più che un semplice concorso enologico, piuttosto uno strumento per mettere in contatto i mercati internazionali con i Territori, valorizzando storia e identità di ogni singola etichetta. È stata una serata intensa, trascorsa tra i banchi di assaggio e tre masterclass dedicate ai Rosati della Provenza, ai migliori vini della Provincia di Roma e ai Sauvignon del Sud Africa. Di quest’ultima e delle nove migliori etichette tra le tante in cui ho ficcato il naso potrete leggere più avanti. Buona lettura. LA MASTERCLASS IL SUD AFRICA DEL VINO Storia complessa quella del Sud Africa del vino, scritta da olandesi, francesi e inglesi. I primi iniziarono a impiantare i primi vigneti nel 1652 (la prima vendemmia sarà quella del 1659) seguendo l’idea dell’allora Governatore Jan Van Riebeech che, convinto che il vino aiutasse a tener lontano lo scorbuto dai marinai si fece mandare le prime barbatelle. Con il suo successore (Simon Van der Stel) i francesi, in particolare gli ugonotti rifugiatisi nel paese, misero in campo le proprie conoscenze in termini di vinificazione. Agli inglesi spetterà il compito di perfezionare l’esportazione nell’800. Fillossera, reimpianti massivi, guerre e apartheid furono colpi durissimi da assorbire ma, dopo l’abolizione di quest’ultimo nel 1991 anche la produzione autarchica di vino ebbe fine e grazie alle moderne tecnologie e a un’Europa più vicina ci si concentrò sulla viticoltura di qualità. L’unico “vero” autoctono, quel Pinotage frutto dell’incrocio tra Pinot Nero e Cinsault, venne affiancato da Sauvignon Blanc, Chardonnay, Merlot… La viticoltura si sviluppa essenzialmente lungo le coste e l’introduzione nel 1973 del sistema Wine of Origin ha ripartito e classificato i vigneti in Regioni, Distretti, Zone e Aziende. Io Vi dico che quello di Stellenbosch è certamente il distretto più importante e famoso degli altri cercate Voi notizie perché un po’ di lavoro personale non guasta. GLI ASSAGGI Condotta da Marco Sciarrini, la masterclass ha messo a confronto sei vini di cinque Aziende di tre zone diverse del Paese cercando di evidenziarne le differenze e sottolineandone i punti di contatto con il gusto comune. Ne è venuto fuori un bel viaggio all’altro capo del mondo, là dove l’aria, l’acqua e forse il vino girano al contrario. Date una letta alle mie personali considerazioni e…correte ad assaggiare! – ELGIN SAUVIGNON BLANC “APPELLATION SERIES” 2024, BOSCHENDAL ESTATE (FRANSCHHOEK): apparentemente appena ridotto presenta un olfatto quasi didattico, con le note di bosso fuse alle freschezze di lime che s’accostano a nuances di erba tagliata, finocchio selvatico e sambuco. Iodata e piacevolmente “contadina” l’atmosfera, soffusa di un dualistico incontro tra foglia di pomodoro e dolcezze d’acacia. In bocca la nocciola sposa la Francia di un appena di legno regalando un sorso brillante e al contempo cremoso che s’allunga in un finale che racconta dolcezze e sapida piccantezza. 87++ Punti.   – ELGIN SAUVIGNON BLANC “APPELLATION SERIES” 2022, BOSCHENDAL ESTATE (FRANSCHHOEK): due anni extra di esiliata solitudine in vetro sembrano non aver giovato alla causa. Persa l’arrembante freschezza dell’annata 2024 si presenta col peso di una stanchezza evolutiva percepita a prescindere dalla serie di descrittori olfattivi che porgono il fianco a un legno “troppo legno” all’acacia. In bocca si dilunga nelle grassezze dimenticandosi di pareggiarle con quella freschezza che aveva conosciuto in una gioventù della quale resta solo la memoria sapido-piccante. 85– Punti. – COASTAL REGION SAUVIGNON BLANC “COASTAL COUVÉE” 2021, DELAIRE GRAFF ESTATE (STELLENBOSCH): l’olfatto sorprende con una nota apparentemente brettata presto coperta da freschezze mentolate e di prato bagnato. Seguono accenni di agrume maturo e tropicalità di ananas disidratato e mango. In bocca la lunga permanenza sui lieviti regala cremosità e un placido, glicerico srotolarsi dei descrittori olfattivi tropicali regalando un allungo di glicerica dolcezza. 86–Punti. – SAUVIGNON BLANC “THE BLACK SWAN” 2019, STEENBERG ESTATE (CONSTANTIA): olfatto spiazzante, che racconta nettamente le bianche aromaticità del Brie e poi una lunga sequenza ortolana fatta di lattuga e coste di sedano. Gli agrumi (mandarino compreso) e la frutta tropicale se ne stanno lontano a guardare e introducono un sorso che amplifica quella sensazione casearia percepita all’inizio associandola a note di erbe aromatiche che lasciano immaginare erborinate piccantezze. Sorprende la nota regalata da quell’ultima goccia che sporca il calice e che racconta radice di genziana senza possibilità di smentita. Bottiglia evidentemente poco “simpatica” che ha spinto ad aprirne un’altra con risultati sensibilmente differenti ma dallo sfondo comparabile. Difficile valutarlo (quantomeno non nel breve di una masterclass), dal punto di vista tecnico, onestamente non mi sentirei di dargli più di 83+ Punti ma ormai dovreste conoscermi e, per piacevolezza di beva gli ammollo il mio personalissimo premio “LEVATEMELO” e 92 sorprendentissimi Punti. Troverò il modo di riassaggiarlo: stay tuned. – SAUVIGNON BLANC “PAULINA’S RESERVE” 2023, RICKETY BRIDGE ESTATE (FRANSCHHOEK): altro naso altra sorpresa! Qui si percepisce una nota più di pesce azzurro che semplicemente “marina”, fusa a freschezze di zest di limone. Il resto dei descrittori olfattivi strizza l’occhio a un legno composto ma non nascosto, che narra di vaniglia in baccello, cera d’api e acacia. Eucaliptica e rigenerante la nota con cui si congeda dall’olfatto richiedendo un sorso che conferma le percezioni olfattive amplificando le dolcezze tropicali. Lungo il finale e 87- i Punti che gli assegno. – STELLENBOSCH SAUVIGNON FUMÉ “THE DUIKER CADENZA” 2024, NEETHLINGSHOF ESTATE (STELLENBOSCH): certamente il più “europeista” della batteria, ben centrato sulle note di pesca e albicocca, affatto dimentico dell’agrume e del giusto di tropicalità concede in finale accenni di pera e soffi di vaniglia. In bocca concentra le sensazioni olfattive sottolineando la frutta e ricordandosi infine delle vegetalità finora sottaciute allungandosi in una chiusura sapida e burrosa. 86 Punti e il mio personalissimo premio “PONZIO PILATO”. A LATERE QUELLI DA NOVANTA – SICILIA DOC BIANCO “ABBADESSA” 2018 RISERVA, ANSALDI (SICILIA): sono passati sei mesi dall’ultima volta in cui c’ho ficcato il naso dentro, sei mesi durante i quali ha potuto ripensare la propria dinamica, placare il Grillo e lasciare allo Zibibbo il giusto spazio senza che questo debba strillare il proprio “eccomi”. Di primo acchito lo direste appena ridotto ma subito capite che qui c’è puzza di acciarino, uno sparo sparato che rivaleggia con l’idrocarburo combusto. Lo zibibbo invita poi ad allargare lo sguardo e placare gli animi, tra zafferani orientali, tropici di frutta e burrose dolcezze pasticcere. In bocca eleganza e vivacità si fondono in un sorso di irresistibile morbidezza trapuntata di acuti sapido-agrumati e minerale prodondità. 90++ – SICILIA DOC SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “CUVÉE DI FAMIGLIA” 2018 MILLESIMATO, ANSALDI (SICILIA): Grillo, solo Grillo, fermo sui lieviti quel tanto che serve e dosaggio a suon di “perpetuo”… Un traviante intreccio di macchia mediterranea, salsedine, zagare e frutta tropicale che s’avviluppa e s’impossessa del naso facendosi spazio tra le freschezze vegetali di sambuco e menta e quella pasticceria siciliana che trasforma la dieta in un “chissenefrega”… Carbonica sottile, timida ma di elegante e affermativa presenza, a rendere cremoso un sorso piacevolmente acido e progressivamente marino. Un Metodo Classico là dove pensavate non si potesse vestito di nordica alterigia e borbonica sostanza. 90 Punti, tuttitutti. GLI ALTRI – CONTROGUERRA DOC PECORINO 2022, LIDIA & AMATO (ABRUZZO): un Pecorino che regala grassezze di frutta matura e candita intarsiate di dolcezze di burro, acacia e quasi legno oltreché sottili speziature e salgemma. Sorso caldo, glicerico, sostanzioso, di buona freschezza e decisa sapidità, decisamente corrispondente e dal finale piacevolmente agrumato. Un Pecorino che merita di essere riassaggiato con calma. 87- Punti. – COLLI DI SALERNO IGT AGLIANICO “FUSARA” 2022, GUERRITORE (CAMPANIA): olfatto scuro di foglie essiccate, ginepro, gelso… Poi uno spot di marasche e lamponi e un corteo di erba tagliata, finocchio selvatico, rosmarino e grafite. Sorso caldo e deciso, stemperato dalla freschezza e dai tannini vivaci, decisamente centrato sulla frutta e con una chiusura amaricante di quasi mallo di noce. 87 Punti. – COLLI DI LUNI DOC ROSSO “TERRE D’ORIENTE” 2018, LA BAIA DEL SOLE FEDERICI (LIGURIA): fatta la tara su un legno che ha ancora troppa voce in capitolo il Sangiovese trova il proprio spazio regalando note scure di frutti di bosco e rabarbaro, accenni di terra e rusticità, freschezze di mare e chinotto, caffè e una presa di tabacco. Sorso ciccione e gratificante, sostenuto da una vivace freschezza, educatamente tannico e con una chiusura di viva sapidità. 87++ Punti.   – FRANCIACORTA DOCG BRUT “TESTANERA” 2016 RISERVA, CENTINARI (LOMBARDIA): il naso è un elegante mix di cioccolato al latte, mango, e sottili peposità che quasi fanno dimenticare il profumo di crosta di pane che pervade l’atmosfera. Il sorso ripropone frutta matura e sottili grassezze veicolate dalla fine effervescenza e ben bilanciate dalla bella freschezza. Molto elegante anche se, forse…80 mesi sono tanti. 87++ Punti.   – TERRE SICILIANE IGT BIANCO “MURGENTIA” 2024, TENUTA VALLE DELLE FERLE (SICILIA): Nero d’Avola e Frappato bianchi per l’occhio ma rossi nell’anima, che regalano nettissime e subitanee note di melagrana e fragola per evolvere poi energicamente in fresche, amaricanti vegetalità di finocchio selvatico e luppolo. Succo e polpa riempiono un sorso di vibrante freschezza e dinamica progressione. Davvero da provare. 87 Punti. – VITTORIA DOC FRAPPATO 2023, TENUTA VALLE DELLE FERLE (SICILIA): lo so, eravate pronti a lamponi e mirtilli ma…sono anice e finocchio selvatico a dominare la scena, con la complicità di un origano “che ne basta poco” per farVi dire “senti che profumo”! Poi ancora ciliegie, prugne, rosa canina, ma anche alloro, tabacco e liquirizia. Sorso coerente di trasversale dualità, di portante freschezza e distesa sapidità, finemente tannico e lungo quanto serve. 88 Punti con forse un -. – CERASUOLO DI VITTORIA DOCG 2018, TENUTA VALLE DELLE FERLE (SICILIA): Nero d’Avola e Frappato a mezzi, nati, vissuti, vendemmiati e divenuti vino inseparati. Nel calice sembra essere il Nero d’Avola quello che vuole farsi portavoce del binomio, rivelando dopo il rosso dei fiori, dei mirtilli e delle ciliegie, spezie, carruba e macchia mediterranea. Sorso verticale, di spalla acida larga e muscolata, tannini evidenti ma mai sopra le righe e una chiusura lunga a sottolineare sapidità. 88 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli Organizzatori di questo Evento per avermi ospitato e a tutti i Produttori che hanno avuto la voglia e la pazienza di raccontarmi il loro lavoro, grazie a Marco Sciarrini per la conduzione di una interessantissima masterclass e anche al membro dell’Ambasciata del Sud Africa intervenuto per contestualizzare i vini in degustazione dal punto di vista storico-geografico. È stata una gran bella serata, appuntamento al 2026 per la 33a Edizione.     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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AIS Metodo Classico 2025 Arrow Right Top Bg

16 Ottobre, 2025

L'Altro mondo del metodo classico. L'effervescenza targata AIS (la masterclass).

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 28 Settembre, nelle ampie sale dell’A.ROMA LIFESTYLE HOTEL l’AIS LAZIO ha aperto il nuovo anno sociale organizzando la seconda Edizione de L’ALTRO VOLTO DEL METODO CLASSICO, Evento dedicato a quelle bollicine che sempre più stanno diffondendosi anche in areali produttivi non propriamente “vocati” per tradizione. Un viaggio spumeggiante lungo un’Italia del vino sempre più attenta non solo alla Qualità ma anche alle esigenze/richieste di un mercato che proprio nelle frizzantezze cerca stimoli per rialzare la testa. Centootto Aziende per centodieci etichette (se non mi sono sbagliato a contare) le proposte ai banchi d’assaggio più un focus sulla spumantizzazione laziale di cui leggerete poco più avanti. Una serata di gran classe, nobilitata dalla presenza di un gran numero di winelovers e professionisti del settore, una serata che ha consentito di evidenziare luci e ombre dell’effervescenza. LA MASTERCLASS Condotta da Emanuela Di Palma ha consentito ai numerosi partecipanti di approfondire la conoscenza delle bollicine laziali attraverso l’assaggio di dieci etichette di dieci Aziende diverse in rappresentanza dei diversi areali produttivi della Regione. Dai vulcani al mare passando per il calcare degli Appennini siamo andati alla scoperta di come l’effervescenza possa rappresentare il Territorio. Catone, Plinio, Columella, Orazio…tante le testimonianze di come le seconde fermentazioni abbiano coinvolto anche i Romani, storie di quando il vino era in parte ancora “misterioso”, storie che molti anni più avanti hanno coinvolto papi e canzoni popolari; storie che quando il Frascati divenne la prima DOC italiana (1966) mandarono in soffitta quella “romanella” che all’epoca aveva una sua dignità e una sua storia. Ma la Storia si sa, è fatta di corsi e ricorsi ed è così che ci ritroviamo in un oggi in cui ai nomi di Martinotti, Charmat, Scacchi, Pérignon si aggiungono quelli di Gancia in Italia e di Mottura nel Lazio. Vabbè, date una letta a. – SPUMANTE METODO CLASSICO “DOSAGGIO ZERO”, FAMIGLIA COTARELLA: è da subito mela, poi limoni maturi, nocciole, un intreccio di crosta di pane e mineralità silicea, sopite dolcezze d’acacia, un filo di fumo e una chiusura di erbe aromatiche. In bocca è citrico (fin troppo), tirato, un po’ sulle sue. Ostenta minerale sapidità e chiude indeciso nella scelta tra dolcezze di caramella al miele e amaritudini di mandorla. 85++ Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO DOSAGGIO ZERO, ANTICA CANTINA LEONARDI: inizialmente boschivo e financo rustico propone in sequenza mineralità sorprendentemente gessose piuttosto che vulcaniche, agrumate freschezze di mandarino e intrecci di frutta estiva e vegetali verzure. Sorso coerente, più sapido che fresco che nel finale, ahimè non lunghissimo, ripropone echi fruttati e sorprese balsamiche a chi sa aspettare. 87++ Punti.   – VINO SPUMANTE BRUT NATURE 2015, SERGIO MOTTURA: nette le sensazioni di mela golden (anche macerata) cui seguono affondi di agrume maturo, acuti di pesca, nebbie di miele d’acacia e contorni di pan brioche. Sorso cremoso e consistente, grasso, a quasi ricordare la banana delle birre Weizen, ravvivato da soffi aromatici di timo e salvia. 87+ Punti.     – SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ “STRAPPO ALLA REGOLA” 2022 MILLESIMATO, CANTINA LE MACCHIE: Vi accoglie con sensazioni boschive e financo fungine, foglie e radici prima dei fiori di campo, prima della pesca gialla e succosa, prima degli agrumi maturi e di quelle erbe aromatiche e di quella nocciola che dovete agitarlo per tirargliele fuori. In bocca riempie e accarezza con una carbonica che ripropone con garbo i descrittori olfattivi aggiungendovi un tocco di oliva. 86++ Punti perché la lunghezza non è certo il suo forte.   – LAZIO IGT SPUMANTE METODO CLASSICO “GAIVS” BIOLOGICO 2020, RISERVA DELLA CASCINA: apre con una nota rustica di fieno le porte dell’olfatto proponendo poi il dolce delle susine e dell’acacia, le freschezze del lime e della mela verde, amaritudini aromatiche di quasi vermouth e una mineralità scura, lavica. Il sorso è fresco, birichino e corrispondente ma l’effervescenza…latita. Chiude sottolineando i richiami vegetali. 85+ Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO” perché…l’assaggio denota stanchezza. – SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ 2022, CANTINA DEL TUFAIO: naso titubante, indeciso tra le bianche florealità della campagna e le note amaricanti delle erbe aromatiche, sembra scegliere le seconde ma si dilunga troppo sulle prime dimenticandosi anche della tufacea (e forse scontata) mineralità. In bocca la sapidità stacca di ruota una freschezza un po’ in affanno con la garbata effervescenza che allarga un pochino l’orizzonte in un finale fruttato e maturo. 84+ Punti (e più di qualche dubbio). – LAZIO BIANCO IGP SPUMANTE METODO CLASSICO “VENTO DI PONENTE” 2021, CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA: mela golden, pesca tabacchiera, pera, un bel po’ di tropicalità, pasticceria cremosa e profumi di forno. Sorso teso, fresco e decisamente sapido, di buona rispondenza che propone nel non troppo lungo finale una nota scura di grafite. 84++ Punti.   – SPUMANTE METODO ANCESTRALE EXTRA BRUT “NYNPHE” 2020, DONATO GIANGIROLAMI: giallo e delicato, di camomilla, di ananas, di pesca, gialla la ginestra, giallo e dolce il cedro a sgambettare le fresche amaritudini di timo e finocchietto. Una nebbia minerale di quasi idrocarburo avvolge il tutto e introduce un sorso maturo e succoso che le belle freschezza e sapidità pareggiano in un complessivo equilibrio. Buona la persistenza ma…mi sarei aspettato più grinta. 87++ Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO EXTRA BRUT ROSÉ “KIUS” 2021, MARCO CARPINETI: non ostenta neppure l’esteriorità del colore, un rosa delicato che quasi cozza con la grinta del perlage. Rosa fuori e rosa nell’animo, con quei suoi profumi di geranio e pompelmo. I piccoli frutti di bosco paiono essere farcitura di panini caldi e dolci. Mai sottaciuta la mineralità, a sorreggere un sorso cremoso e di polputa sostanza. Lungo e di equilibrio affatto comune. 88++ Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT NATURE ROSATO 2018 MILLESIMATO, RAFFAELE SCHIAVELLA: naso che mixa grasse complessità fruttate a freschezze ombrose di bosco, le susine alla terra umida e ai funghi, le more alle felci, il tutto intriso di una non comune eleganza contadina. Sorso di grande presenza, sostanzioso ma mai pesante, l’effervescenza supporta una decisa freschezza che a un certo punto sembra diventare un baratro insormontabile, una sorta di “buco” che la sapidità aiuta a superare per raggiungere il lungo finale. 89 Punti. A LATERE Di seguito una personalissima “TOP SEVEN” estrapolata da quanto incontrato ai banchi d’assaggio. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SPUMANTE METODO CLASSICO SEKT PAS DOSÉ “COMITISSA” 2020 RISERVA, LORENZ MARTINI (ALTO ADIGE): pera e melone ingentiliscono la rustica eleganza di un naso complesso, giocato tra fienagioni e frutta secca, dolcezze di tiglio e mineralità porfiriche, fiori di campo e note di camino spento. In bocca avvolge e rinfresca con quelle sue asprezze di mela verde che spalleggiano la ricca mineralità. Lungo e affatto banale. 89- Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO “MATA”, VILLA MATILDE AVALLONE (CAMPANIA): il naso vermoutheggia spingendo sulle amaritudini aromatiche di cassis, timo e salvia prima che si apprezzino dolcezze di caramella al lampone e asprezze di melagrana e rosa canina, freschezze di pompelmo (rosa) e un ritorno di fragoline di bosco a prendere per mano i glicini. Sorso di non banale sostanza, ben tessuto in quella trama fresco sapida resa vellutata dalla carezzevole effervescenza. Chiude lungo tra ritorni fruttati e persistenze vegetali. 88 Punti. – LAMBRUSCO DI SORBARA DOC SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “DDR” 2015, CANTINA DELLA VOLTA (EMILIA ROMAGNA): “DDR”, Degorgiatura Dosaggio Recente ma anche il Deutsche Demokratische Republik dei Lambruschi di Sorbara. Netto, “tedesco” nei suoi profumi di melagrana e lamponi, di mirto e genziana, di rosa appassita e cannella… Sorso di polso e inusuale eleganza, ben piantato sui piedi fresco-sapidi ma di suadente cremosità con quel tannino leggero che… Si becca il mio personalissimo premio “LEVATEMELO” e 88+ Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO “GRAN CUVÉE” 2021, VELENOSI (MARCHE): tra grassezze di burro d’arachidi e nocciole si fanno strada delicatezze floreali, dolcezze di caramella d’orzo e note di zest di limone in una atmosfera decisamente da forno. In bocca è morbido e cremoso e amplia il panorama gusto-olfattivo proponendo dolcezze di miele, asprezze di uva spina e note minerali e di mandorla e chiudendo sui toni dell’agrume. 88+ Punti.   – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT NATURE 2020, ENZO BOGLIETTI (PIEMONTE): difficile incasellarlo in una categoria precostituita, questo “esemplare” di un Progetto “NEBBIONE” che meriterebbe certo altro spazio (confesso che mi piacerebbe poter assaggiare con calma tutti i rappresentanti dell’Associazione), assaggiato ad occhi bendati trarrebbe in inganno molti. Un bianco vestito di rosso? Un rosso vestito di bianco? Vinificato con le sole punte dei grappoli si presenta in un abito molto tedesco, tra mineralità gessose, pietre sbattute e sbuffi di idrocarburi; segue il pot pourri di fiori secchi, una brezza mentolata e un’idea elegante di zafferano a colorare di rosso un olfatto che i frutti di quel colore li lascia intravedere in una sorta di iperuranio.. In bocca è ancora la mineralità a comandare, gestendo anche la fine effervescenza e segnando tutto l’assaggio incluso il lungo finale. 87++ Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO ROSÉ BRUT “APNEA” 2019, GIANCARLO CECI (PUGLIA): rosa, rosarum, rosis… Quella canina in evidenza, con le loro asprezze a pareggiare i lamponi, i mughetti e le erbe aromatiche a sottolineare le amaritudini vegetali, la scorza d’arancia a firmare in calce… In bocca la freschezza spalleggia la sapidità di salsedine e la setosa effervescenza prolunga le cremose piacevolezze di un assaggio di ottima rispondenza gusto-olfattiva. 88 Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT 2019 (MAGNUM), DECUGNANO DEI BARBI (UMBRIA): netta la sensazione di yogurt alla frutta (“erotica” più che esotica vista la cremosa percezione tattile), poi la crema pasticcera a rivaleggiare con le vegetali note di mughetto e ancora la burrosa pasticceria dolce-salata e le scaglie di mandorla. Il sorso è lama affilata e sapidità di mare che fu, cremoso e di ottima corrispondenza, con un finale a due voci (agrumi e mandorle). 88- Punti.   E QUINDI? E quindi GRAZIE all’AIS LAZIO e alla Delegazione di Roma per avermi ospitato ancora una volta, è stata una serata davvero bella, intrisa di Qualità e ricca di contenuti. Certo avrei preferito che ci fossero stati più Produttori presenti in persona, ma non si può avere tutto e il servizio dei colleghi sommelier è stato prezioso e professionale laddove c’era da “raccontare per delega”. E mentre metto dunque in agenda sin da ora l’Edizione 2026, spero in altre manifestazioni di questo livello nelle quali andare a ficcare il naso.   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Buono...Non lo conoscevo 2025 Arrow Right Top Bg

9 Ottobre, 2025

BUONO...NON LO CONOSCEVO. L'Italia dei vitigni autoctoni secondo GoWine.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 25 Settembre l’instancabile GoWine ha organizzato l’Edizione 2025 di BUONO…NON LO CONOSCEVO, Evento dedicato ai vitigni autoctoni italiani e a tutti quei Produttori che si spendono per valorizzarli. Una cinquantina le Aziende presenti nelle sale del Grand Hotel Palatino di Roma, alcune in prima persona altre nell’enoteca “condivisa”, tutte in rappresentanza di un’Italia ampelografica non sempre sulla bocca di tutti e spesso colpevolmente dimenticata. Una bella serata, come sempre a misura d’assaggio.   GLI ASSAGGI C’era tanto da assaggiare, tanto ma non “troppo” come spesso accade, volti noti e primi incontri, da Sud a Nord per raccontare un viaggio fatto con il naso nel bicchiere ascoltando dalla voce di chi fa parole che trasudano di lavoro, Territorio, Storia e Qualità. Tra il tanto di cui mi sono impicciato ho scelto dodici vini, una “TOP TWELVE” che come sempre Vi invito a testare personalmente criticandola e suggerendomi magari qualcosa che mi sono perso.     – ABRUZZO DOP PECORINO “COLLECIVETTA” 2024, PASETTI (ABRUZZO): un Pecorino che s’atteggia a tedesche aromaticità, tra importanze minerali di calcare sbattuto e mature grassezze citrine. Importanti i toni di erbe aromatiche, luminose le ginestre e decise le note vegetali e di nespola. In bocca l’agrume sposa sapidità adriatiche e appenniniche mineralità in una summa di beverina piacevolezza. 85++ Punti perché… mi pare non sappia da che parte pendere. – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC SUPERIORE “TESTAROSSA” 2024, PASETTI (ABRUZZO): il naso è un groviglio di delicatezze: roselline, violette, lamponi… Difficile scansare tante “smancerie” e lasciare il posto alle erbe aromatiche, alla mineralità elle vegetali varietalità del vitigno. In bocca mostra freschezza e glicerico calore ben supportati da una minerale sapidità che accompagna il sorso nella sua interezza (finale fruttato compreso). 86 Punti perché…elegante si ma piacione anche no. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “HARIMANN” 2017, PASETTI (ABRUZZO): naso intenso a comunicare importanza e nessuna vergogna nel raccontare un legno ancora non perfettamente integrato e paccaminosamente piccolo. Le confetture di visciole e prugne s’accompagnano alle note balsamico-aromatiche di ginepro e tabacco arrotolato mentre l’atmosfera s’incupisce lasciando immaginare boschi umidi e fungini, mineralità di pietra bagnata e sottili amaritudini di cacao. Sorso di grande presenza e calore, vellutata morbidezza e tannini consoni s’accostano a freschezza e sapidità affilate come la lama della spada arimanna. 90- Punti perché se li merita anche nella sua spocchiosa gioventù. – TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO BIANCO “LE ÒRTOLE” 2022, VESTINI CAMPAGNANO (CAMPANIA): naso complesso, ben spartito tra tropicalità di ananas e più nostrane note di pesca bianca, susina e tiglio. Segue la lunga schiera del timo, della nocciola fresca, della scorza d’agrume. Accenni boschivi e sottesa mineralità chiudono l’olfatto introducendo un sorso in cui freschezza e sapidità si danno di gomito e conducono a un finale minerale e agrumato. 88++ Punti. – CASAVECCHIA DI PONTELATONE DOC “CASA VECCHIA” 2021 RISERVA, VESTINI CAMPAGNANO (CAMPANIA): dolcezze di frutti di bosco si accompagnano a fresche succosità di arancia rossa e, mentre l’amarena duetta con la mineralità e il tabacco con le sfrucugliose peposità, s’avanzano soffi mentolati e sussurri di liquirizia a riempire l’atmosfera. In bocca mostra freschezza, polso e sostanza ben sostenuti da una trama tannica ben tessuta. Chiude tra spezie e balsamici ricordi. Da provare con formaggi “strong”. 88+ Punti. – TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO NERO 2022, VESTINI CAMPAGNANO (CAMPANIA): si presenta con rustiche dolcezze di gelso e piccoli frutti di bosco in confettura. Poi prugna, liquirizia, china, una gentilezza di viola, l’accenno della vaniglia. In bocca freschezza e tannini si danno la mano mentre le morbidezze fruttate sono tenute al guinzaglio dall’importante sapidità. Chiude tra accenni vegetali, mineralità diffusa e cenni d’agrume. 89–Punti. – VINO BIANCO “VIORANGE” 2023, POGGIO RIDENTE (PIEMONTE): quindici giorni di macerazione gli donano un colore antico e un affatto scontato fascino contadino. Regala al naso profumi intensi di frutta candita, albicocca, tè, ferrosità temporalesca, mineralità di pietra bagnata e amare freschezze d’agrume e timo. Sorso grasso e scorrevolissimo, di acuta freschezza e astringenza tannica che “’ntender no la po chi no la prova” e che contrasta piacevolissimamente con i dolci rimandi di mela cotogna. 87++ Punti. – RUCHÈ DI CASTAGNOLE MONFERRATO DOCG 2023, POGGIO RIDENTE (PIEMONTE): un Ruché che alle rose rosse affianca fragole e ciliegie, alle sensazioni di “chiuso” le aperture olfattive di eucalipto. Sorso fresco e di gustosa leggerezza, sostenuto da piacevoli tannini, intrigante sapidità e stuzzicanti piccantezze cementizie. Lungo e godurioso.   88– Punti. – BARBERA D’ASTI DOC “VALLIA” 2022, POGGIO RIDENTE (PIEMONTE): una Barbera ruvida e poco incline alle smaancerie. Un Barbera che “si la frutta” ma le erbe aromatiche e la menta sono voci non zittibili, quasi uno strillo. In bocca è acida, scalpita, tira pugni e sbuccia le nocche ma lo fa con grande stile, quasi soffiandosi sulla punta delle dita ed evitando di alzare lo sguardo. La Barbera, quella per le persone anziane come me (anche se non è frizzante come vorrei), per quelli che non lesinano pugni e carezze, per quelli che il vino è “vino”. 88- Punti. – AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG CLASSICO “CASTEL” 2018, ROBERTO MAZZI (VENETO): non nasconde certo le dolcezze di spezie e vaniglia ma le camuffa con sapienza dietro il succo della ciliegia sotto spirito, della foglia di tabacco arrotolata a sigaro, del rabarbaro, della china e della confettura di piccoli frutti di bosco. Un olfatto “carico” che quasi stona con la “magrezza” di un sorso che sembra schermirsi, vergognarsi di quei suoi diciassetegradialcolici portati con ragazzina disinvoltura. Punta sulla succosità dell’arancia e sull’evidenza della ciliegia per sorprendere poi con l’ordinata massa dei tannini. Pensatelo per il dopocena, con il bicchiere piccolo e la voglia di raccontarsi. 89–Punti. – VALPOLICELLA DOC CLASSICO “CASA FORLAGO” 2023, FRANCHINI (VENETO): subito fuori schema, con quel suo olfatto incline alla rusticità più che al blasone di Negrar, terragno, boschivo, umido, ferroso… Poi la scia delle bacche nere e dei piccoli frutti rossi, rossa anche l’arancia a precedere cannella e pepe di panpepato, un qualcosa tra il finocchietto e la menta… Sorso snello, poco incline ai condizionamenti propone freschezze balsamiche e bella sapidità ben riequilibrate da tannini e calore glicerico e un finale che alterna sale a frutta. Da bere ascoltando “I FOUGHT THE LAW” dei THE CLASH. 88- Punti. – AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG CLASSICO “FORLAGO PASSIONE” 2019 (MAGNUM), FRANCHINI (VENETO): naso giovanile, quasi discolo, segnato da quelle amarene sotto spirito che tanto piacevano a mia nonna e che precedevano chiacchiere spesso senza senso, poi confettura di prugne, melagrana, ombre umide di sottobosco, polvere di caffè, noce moscata, tabacco, accenni di smalto. Sorso snello che, inaspettato, riempie il palato con la sua trama tannica ben tessuta attorno ai richiami di spezie dolci, polvere di caffè e cioccolato. Tradizionale? Moderno? Scegliete Voi. 89– Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GoWine per avermi voluto ospitare ancora una volta, a tutti i Produttori che hanno avuto la bontà d’animo di sopportare i miei deliri, a tutti quelli cui non sono riuscito a rompere le scatole per motivi di tempo e a tutti Voi che avete voluto dedicarmi un po’ del vostro tempo per leggermi fino a qui. Con GoWine l’appuntamento è al prossimo Evento che deciderà di organizzare, con Voi alla prossima settimana Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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ÈNO Florence 2025 Arrow Right Top Bg

2 Ottobre, 2025

ÈNO. Florence Wine Excellence 2025

IL COSA E IL DOVE Il 21 e 22 Settembre scorsi la FORTEZZA DA BASSO di Firenze ha ospitato la prima Edizione di èno Florence Wine Excellence, una due giorni in cui professionisti del vino e appassionati hanno potuto incontrarsi e dialogare in una cornice assolutamente unica. Non solo banchi d’assaggio ma anche e soprattutto masterclass, workshop e incontri con i Produttori il tutto pensato da cinque grandi agenzie fiorentine che il vino lo conoscono bene. Un progetto pensato oggi per avere un futuro domani.   GLI ASSAGGI Duecentotrenta le Aziende presenti e oltre novecento etichette in degustazione, questi i numeri di un Evento che facendo perno sulla Toscana (oltre novanta i Produttori a rappresentarla) ha consentito al grande pubblico accorso di fare un bel ripasso della geografia del vino italiana e non (diverse le proposte francesi). Posto come ovvio che io non potessi neppure pensare di assaggiare tutto mi è sembrato subito il caso di mandare a monte i bei programmi della vigilia e ficcare il naso laddove il caso, l’istinto o la semplice fortuna di trovare un banco meno affollato mi avrebbero consentito di farlo. Oltre cento i vini che ho assaggiato rappresentati qui da “quattordicietichette” (in realtà quindici). Quattordici vini (più uno), uno per ciascuna Azienda cui sono andato a rompere le scatole più…più qualcosa che non potevo fare a meno di raccontarVi o porre alla Vostra attenzione. Come sempre date una letta al mio personalissimo recit de dégustation, prendete con le molle i miei tiratissimi giudizi e correte ad assaggiare. Siate Curiosi, SEMPRE! QUELLI DA NOVANTA – TRENTO DOC ROSÉ DE NOIR “MONSIEUR MARTIS” 2020, MASO MARTIS (TRENTINO): un Moschettiere vestito di rosa anziché di rosso, a confondere e celare grinta e coraggio dietro un abito dal colore traviante. Mostra la guardia elegante del fioretto fendendo l’aria tra note di fragola e corbezzolo per toccare la rosa appassita al fin della licenza tra il brusio di una folla che mormora note di arancia, fumo e mineralità. In bocca è cremoso e sferzato dal brioso perlage che ravviva il sorso tambureggiando ritmicamente agrumi e mineralità. Maschio, o forse…femmina. 91 Punti. – TRENTO DOC “MADAME MARTIS” 2015 RISERVA BRUT, MASO MARTIS (TRENTINO): “MADAME” un nome che poco si addice con un vino con tanto piglio. Forse “MISTRESS” sarebbe più adatto o forse no, forse quel “MADAME” è perfetto per descrivere l’energia e l’eleganza che questa bottiglia racchiudono. Una scintilla di pietra focaia o forse un “C@@@@” urlato con rabbia scivolando sulla pietra bagnata, questo l’incipit olfattivo. Poi sono frutti rossi, agrumi (bergamotto), nocciole, la spezia (quella di “DUNE”), il fumo del camino, la pasticceria di mandorla… In bocca…in bocca entra deciso imponendo una morbidezza che il suo alter ego non conosceva, una carezza (ma con mano pesante), un “permesso” che non accetta dinieghi. Di acidità dalle larghe spalle, mai domo non arretra di un passo dalla propria minerale posizione. Lungo, sontuoso… Femmina più che donna. 91 Punti. M’ero riproposto di scrivere di un solo vino per Azienda ma siccome qui ho già fatto uno strappo alla regola, mi perdonerete se Vi segnalo il TRENTO DOC ROSÉ EXTRA BRUT 2021 di eleganza non comune a partire dal colore e il VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT MÜLLER THURGAU “AL+MA 800” 2024, un Müller trasversale che sottolinea la mezz’elica di DNA ereditata dal Riesling firmando a colpi di pietra focaia il plot fresco e fruttato di un vino che merita più di un sorso (e che mi piacerebbe ornato di tappo STELVIN).     – SOAVE CLASSICO DOC “VINTAGE COLLECTION” 2016, INAMA (VENETO): eclittico, nasconde dietro grassezze di burro che chardonneggiano la dolce frescosità delle scorze di limone candito. Poi sono mele ranette, albicocche, addirittura l’uva prima della pesca gialla. E come se il susseguirsi di fecce di anno in anno fosse un over-boost di profumi non tarderete a scoprire pera, camomilla, un guizzo di lime e un graffio di frutta secca. E la mineralità del Soave?! È lì, alla finestra, pronta a sostenere senza far calare mai l’attenzione e ad affiancare la freschezza in quell’assaggio teso e di corrispondente complessità, un lungo viaggio fatto sfogliando nuovamente le pagine di un libro ricco di frutta che nell’epilogo sottolinea nuovamente note di burro e firma con la nocciola. 90+ Punti. GLI ALTRI – VENEZIA GIULIA IGP “NICE WINE” 2023, ALTÙRIS (FRIULI VENEZIA GIULIA): uno Chardonnay che tra le striature minerali affianca la mela renetta alla frutta tropicale, la vaniglia alla scorza d’agrume, le erbe officinali alla mandorla tostata. In bocca la struttura morbida e coerente è ben bilanciata da freschezza e sapidità. Chiude sottolineando la mineralità del territorio senza essersi mai seduto o aver perso bevibilità. 86++ Punti. Ma la vera sorpresa sono le Birre, quelle del primo birrificio agricolo artigianale friulano (GJULIA); una gamma amplissima all’interno della quale non posso non segnalare alla Vostra attenzione la “EST”, una Weizen affascinante, didattica e “bananosa” e la “KRISTALL CUVÉE”, una IPA a base Sauvignon sgrassatissima, divertente e…traditrice.       – COLLIO DOC FRIULANO 2024, VILLANOVA (FRIULI VENEZIA GIULIA): subito intenso nelle sue dolci florealità di camomilla vira presto sulle note della nespola e sulle freschezze del cedro e del finocchietto selvatico prima di chiudere ritmando mineralità e amaritudini mandorlate. Sorso morbido, abbastanza fresco e sostenuto da una dritta, sapida spina dorsale. Chiude alternando le dolcezze dell’acacia a quelle della mandorla. Un Friulano con un piede in due staffe, indeciso nello scegliere tra tradizione e modernità. 86+ Punti. – COLLIO DOC BIANCO DA UVE AUTOCTONE 2023, CANTINA PRODUTTORI CORMONS (FRIULI VENEZIA GIULIA): il giallo della pesca e della mimosa, il bianco della pera e dei fiori di campo, il verde delle erbe aromatiche, le dolcezze del miele d’acacia, la ruvida, iodata presenza di un mare che era… Questo l’olfatto di un vino che in bocca rivela calore e salinità con la riservata e forse scorbutica tipicità friulana. 88 Punti con forse un – perché un po’ di brio non avrebbe guastato.   – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “BURGUM NOVUM” 2021 RISERVA, CASTELFEDER (ALTO ADIGE): tè nero e more affiancano ciliegie e cioccolato in una atmosfera minerale in cui agrumate freschezze e brezze balsamiche scandiscono il ritmo dei profumi. In bocca calore e morbidezza non mancano ma è la sapidità la spina dorsale di un assaggio che tannini e ritorni d’agrume mantengono vivo e vitale e che in chiusura ci regala un inatteso assolo speziato. Un Pinot Nero che meriterebbe forse un giudizio più accondiscendente ma cui la mia ormai nota cattiveria assegna 89 Punti (con forse un +). – BENACO BRESCIANO IGT BIANCO “EXPLORER” 2022, FAMIGLIA OLIVINI (LOMBARDIA): al naso si presenta quasi timido (complice una temperatura di servizio un pochino troppo bassa) e rivela pian piano delle note iodate che precedono quelle del mandarino e della pesca gialla. Poi s’assesta nel calice e lascia trasparire grassezze di burro, appena più di un ahimé di esotico e un sospiro pirico che accenna all’idrocarburo. In bocca prende possesso dei propri spazi, cremoso, ricco, succoso, fresco, fa poi capolino il legno e nel finale propone una nota di scorza d’agrume amaro. Un aggravio di pena nel suo esilio in vetro non credo gli faccia male. 88+ Punti. – PIEMONTE DOC MOSCATO PASSITO “REDENTO” 2020, CAUDRINA (PIEMONTE): naso complesso eppur lievissimo, a raccontare caramelle d’orzo e pesche sciroppate senza dimenticarsi una strizzata d’occhio alla tropicalissima ananas. E poi un susseguirsi di zafferano, miele, la pasticceria della pasta di mandorle e dei canditi e…una sottile peposità. In bocca è come al naso, ricchissimo eppure di garbata irruenza, sostenuto da freschezza e sapidità d’avanzo e con un lunghissimo finale dolce-amaro di mandorla. Per meditare…soprattutto sul fatto che la bottiglia da mezzolitro non sarà sufficiente a placare la Vostra sete. 88++ Punti. – TERRE SICILIANE IGT NERELLO MASCALESE “ALBERELLI DI GIODO 2021”, GIODO (SICILIA e TOSCANA): del vulcano ha cenere e lapilli, la lava nera e tagliente, le durezze profonde della terra e la fatica di radici che cercano spazio. Ma non mancano le ciliegie e le amarene, le viole, il pepe. Il sorso ha in sé il calore della lava e la freschezza dei poco meno di millemetri, un tessuto tannico fittofitto e chiusura lunga fatta di tanti pensieri. 88++ Punti. Certo, ho scelto la Sicilia alla Toscana, ma non posso non dirVi del BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2020 che, pur nella sua irruenza giovanile di carcadè e incenso sottolinea già tabacchi, china e ferro. Ha l’arroganza irriverente di schermirsi camuffandosi da “ROSSO DI” ma sa bene di valere almeno 90 Punti.       – MARSALA SUPERIORE DOC AMBRA SEMISECCO “OLD JOHN” 1998 RISERVA, PELLEGRINO (SICILIA): profuma di ricordi e d’attesa sciorinando con calma le secche dolcezze del fico e del dattero, le amaritudini del mallo di noce e della scorza d’agrume, l’opera lenta e dolce delle api, i legni nobili… In bocca regna la freschezza e la sapidità governa l’assaggio, di amabile dolcezza svolge la traccia indicata dall’olfatto senza fretta e con compita diligenza. Un Brandy senza esserlo. 88++ Punti. – TOSCANA IGT MERLOT “REDIGAFFI” 2023, TUA RITA (TOSCANA): un Merlot che s’agita come un Sangiovese e s’atteggia a Nebbiolo proponendo con maremmana bischeritudine e sabauda nobiltà more e lamponi, macchia mediterranea, un ché di violetta le note ferrose che precedono il temporale su un tessuto che è trama speziata e ordito balsamico. L’assaggio tradisce la gioventù di un vino lungi dall’essere ma già conscio del proprio destino. Di piemontese freschezza e calore toscano mostra tannini sottili ancorché non ancora domestici. Il sorso è agile ben più di quanto i pensieri impieghino a lasciare il corto circuito innescatosi tra calice e cervello. Un veggente che racconta storie vissute non ancora in prima persona. 89 Punti per avere la scusa di riassaggiarlo quando ne meriterà ben più di 90. – TOSCANA IGT ROSSO “LUPO NERO” 2016, TENUTA L’IMPOSTINO (TOSCANA): scuro come l’etichetta suggerisce il bosco e l’agguato dei piccoli frutti e delle spine. Scuro il tabacco, scuro il caffè, del cioccolato fondente. Scura la prugna scuro il ferro arrugginito che si percepisce nell’aria, scure le spezie e financo quell’agrume chinotto che rinfresca l’olfatto tenendo per mano i sospiri mentolati. In bocca è importante, materico, a dimostrare che quella che prima era in agguato e ora presente, tannini scattanti a sostenere la freschezza di un sorso dall’agile muscolatura. Non ancora domo dopo quasi due lustri non lo sarà forse mai ed è forse in questa sua natura selvatica che sta buona parte del suo fascino. 89 Punti. Gli fa da contraltare il TOSCANA IGT ROSSO “LUPO BIANCO” 2019 che mostra femminile eleganza nel pennellare ad olio i tratti della frutta e delle spezie e grazia inaspettata nel sorso di grande equilibrio. Peccato gli manchi il fascino delle “tenebre”. – BOLGHERI SUPERIORE DOC “MARIANOVA” 2021, MICHELE SATTA (TOSCANA): restio a essere inquadrato nello schema bolgherese cerca l’impossibile matrimonio d’amore tra la dura toscanità del Sangiovese e i misteri d’Oriente del Syrah. Profondo e complesso già all’olfatto racconta la dolcezza del gelso e il tabacco arrotolato del toscano, uno spartito vegetale sul quale s’appuntano note di piccoli frutti rossi e contrappunti di viole e lavanda. E poi zenzero, kakadè e note gessose. Sorso identitario e orgoglioso, mai pesante, scorrevole, tannini sostanziosi ma mai d’intralcio e il finale…lungo e con un ché di fumé che sa di libri e pensieri. Da riassaggiare con la dovuta calma. 88++ Punti. Il BOLGHERI SUPERIORE “PIASTRAIA” 2022? Merita sicuramente di essere assaggiato ma è un po’ troppo incline al frutto per i miei gusti, tanto da lasciare molto indietro le freschezze di menta piperita e le succosità d’arancia. Lo so, mi prenderete per pazzo ma…è meglio del precedente e si merita 89 Punti (tuttitutti).     – VALLE D’AOSTA DOC CHARDONNAY “CUVÉE BOIS” 2021, LES CRÊTES (VALLE D’AOSTA): uno Chardonnay che al naso non diresti, per quella sua profonda vena boisé, quell’idea fumosa… E poi il giallo degli agrumi e della noce moscata, una striscia salina e ancora frutta gialla matura a sottendere un ché di miele. In bocca s’allarga, lento ma inesorabile, ancora tra gli agrumi maturi e raccontando fiori bianchi prima di sterzare, a fondo calice, su inattese note di tabacco. Indeciso se puntare su intensità o delicatezza sceglie la terza via dell’eleganza. 89– Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tutti! Grazie agli Organizzatori per avermi ospitato e a tutti quei Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportare i miei deliri. È stata una giornata intensa (io mi sono limitato a esserci nella sola giornata di Domenica), un nuovo mattoncino nel grande muro degli Eventi del vino in Italia. Location, spazio, offerta, organizzazione e, perché no, elegante semplicità, una formula semplice per un risultato assicurato. Appuntamento al 2026     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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25 Settembre, 2025

VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT "FLY" & "RUN" 2023, AMP

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 6 Maggio, presso il MANGILI GARDEN HOTEL di Roma 5 Produttori hanno presentato alcune delle loro etichette durante una serata in cui cibo e vino si sono presi per mano e hanno parlato Qualità e Territorio. Abruzzo, Alto Adige, Toscana, Trentino e Sicilia, TENUTA DEL PRIORE COL DEL MONDO, AMP, LEUTA WINERY, LA MAGIA, STATELLA, bolle, bianchi, rosati e rossi, stili diversi, stessa mentalità. Per motivo di spazio le righe che leggerete sono dedicate a uno solo di loro ma gli altri…non me li lascerò scappare, è solo questione di tempo.   ANDREA Beh Andrea (Moser) non è certo un novellino. Si è fatto le ossa con FRANZ HAAS, ha messo su muscoli dirigendo quella CANTINA CALDARO che è la più grande Cantina Cooperativa dell’Alto Adige. Giovane, dinamico, paura di niente, né di sperimentare (ripenso a quel PROJECT XXX che stava per eXplore, eXperiment, eXclusive di cui scrissi qui tanto tempo fa) né di tirare una linea sul passato e percorrere sentieri mai battuti.   TEMPORARY WINE TEMPORARY WINE è un progetto “figlio” di XXX, un progetto che in buona parte stravolge il concetto comune di enologia e invita a dimenticare le annate asservite al vino per abbracciare con animo puro il vino asservito all’annata. I vini pensati da Andrea sono vini itineranti, migranti come è migrante la vite, figli del territorio, del clima impazzito, della fortuna, della bravura, dell’estro del winemaker. Cambiano regioni e vitigni, cambiano le idee, cambiano gli uomini…strade sempre diverse per vini pensati e voluti per essere unici, emozionanti e irripetibili. Il cuore, la passione, l’attenzione, la cura, il rispetto: sempre quelli, mai diversi. “FLY” & “RUN” Ying e Yang, pinot entrambi, bianco e nero, stessa vigna, stesse radici a percorrere sentieri diversi, due vini per due dediche (scoprite Voi a chi). – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT PINOT BIANCO “FLY” 2023, AMP: ha la leggerezza del pallone dei fratelli Mongolfier, quella dell’aria frizzante delle alte quote. Intenso come una sequenza di microappigli su una placca strapiombante, di ruvida solidità come quei porfidi che le radici della vite sondano fin nel profondo. Calcare e porfido, l’acqua e il fuoco che diventano terra, l’aria a fare da legante. Alterna l’agrume alla pesca bianca, il mughetto alle erbe aromatiche, calca la mano sullo sfalcio maturo e sul contadino che si terge la fronte, sciacqua il tutto con una salina onda di risacca che vien voglia di surfare. Il sorso è marinaio che segue la bussola del sale, dritto, preciso lungo la rotta dell’olfatto orza sulla scia glicerica fino al porto sicuro della mandorla tostata e della scorza d’agrume. Forse un po’ impostato, certamente profondo, assolutamente verticale. Non basterà una bottiglia per comprenderlo, compratene “tre per tre” tre di questa annata e tre delle due che seguiranno. Poi non ce ne saranno più e Voi…non è detto che abbiate capito. 91 Punti. – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT PINOT NERO “RUN” 2023, AMP: “RUN” è più terragno, vola basso anzi…corre. Piè veloce come Achille l’Eroe, piede alato come Mercurio messaggero. A voi la scelta, lui corre e racconta di chilometri che sono diventati viaggio. Viene dall’Oriente e ha una bisaccia di spezie vinta ai dadi col Syrah. Mimetico ha attraversato i boschi portando in dote resine e strobili, calpestato terra bagnata, masticato viticci per goliardia bambina. Per carità, il frutto c’è, succoso, aspro, dissetante, la visciola, il lampone…ce n’è tanto, ma è per quelli che si fermano all’abito e non indagano lo spirito. Il sorso è la meta del viaggio (o forse no), di certo è un passo che ti toglie da dov’eri e ti porta altrove. L’hai pensato fresco e l’hai voluto fresco! L’hai messo nella glacette e ringrazi l’intuito (ché l’esperienza e solo di chi sa o c’è già passato). Il primo è lungo, affilato, dissetante, se non facessi finta di essere uno che “assaggia” saresti già al secondo bicchiere di questo girotondo che come la storia s’avvolge su se stesso. Prima il frutto, poi il bosco, poi la spezia, poi intrichi mediterranei, poi il frutto…sempre uguale e sempre diverso. Vi ricordate delle “tre bottiglie per tre anni”? Pensate al domani e vivete l’oggi. Pensate al girotondo. 90 Punti. “FLY” & “RUN” non costano poco, ma sono UNICI e ce ne sono pochipochi, cercateli, se Vi capita assaggiateli, se potete comprateli, se li comprate compratene tre (per tre). Cosa faccio io? Non ve lo dico   Roberto Alloi VINODENTRO  
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18 Settembre, 2025

TORRE ZAMBRA. Una perla preziosa nell'ostrica di Villamagna.

L’AZIENDA Siamo a Villamagna (CH), là dove una delle più piccole DOC d’Italia (e sicuramente la più piccola d’Abruzzo) firma vini che sanno di tradizione e strizzano l’occhio a un futuro non solo immaginato ma fortemente voluto. La storia che lega TORRE ZAMBRA e la Famiglia De Cerchio al vino inizia qui nel 1910, quando il bisnonno Vincenzo acquista dai latifondisti borbonici dell’epoca i venti ettari di terreno sui quali si erge ancora oggi l’omonima torre di avvistamento per impiantarvi i primi vigneti di Montepulciano e Trebbiano. Le vicissitudini del secondo conflitto mondiale azzerarono quanto fatto fino ad allora, il dopoguerra fu dedicato alla rinascita dell’Azienda agricola e il 1961 al primo imbottigliamento (a precorrere i tempi di gran parte dell’allora Abruzzo del vino). Oggi l’Azienda è guidata da un Federico che ha fatto della promozione del lavoro della propria famiglia quasi una missione. Al marchio storico si sono affiancati altri progetti in Abruzzo, Puglia e Sicilia, la nuova cantina è in fase di ultimazione e la storica torre si è quasi definitivamente trasformata nella suite più prestigiosa del moderno relais con piscina che accoglie oggi gli enoturisti e non solo. I VINI (MA MICA TUTTI) Sostenibilità e Tradizione sono alla base della produzione aziendale. Una produzione incentrata prevalentemente sui rossi ma affatto dimentica di quei bianchi di cui troppo spesso ci si dimentica bevendo l’Abruzzo. Fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, cemento, legno ma soprattutto Territorio, un Territorio che porta nel bicchiere l’unicità delle caratteristiche pedoclimatiche di Villamagna e tutta quella resilienza abruzzese che quella Torre che campeggia in etichetta e fisicamente in Azienda rappresenta appieno.   – TERRE D’ABRUZZO IGT PECORINO “POGGIO SALAIA” BIOLOGICO 2024: mughetto e sambuco aprono le danze. Vegetalità inattese e sottile mineralità che nell’immediato zittiscono pera Williams e susina che però non ci stanno a farsi mettere i piedi in testa. Ed è tra queste dolcezze di frutto e le amaritudini di nocciola che si srotola il plot centrale di un olfatto che, in chiusura, s’imbelletta di cipria e note di panificazione. In bocca spiccano freschezza e minerale sapidità e la chiusura se la giocano a pari e dispari l’agrume e la mandorla. Un Pecorino inatteso. 87++ Punti. – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “PASSO SACRO” BIOLOGICO 2024: sarà colpa del Pecorino assaggiato poco prima ma qui, quella nota di cipria evidenzia un continuum che è firma in calce alla filosofia produttiva e precede incensando le note rosse di fragoline, lamponi e ciliegie croccanti. Le note floreali sono appannaggio dei gerani mentre sorprende una nota piuttosto netta di oliva verde. L’assaggio evidenzia freschezza e sapidità e procede tra modernità e tradizione sottolineando ora la frutta ora quel green varietale del Montepulciano che, spesso celato, ci accompagna qui fino a una chiusura nella quale fa nuovamente capolino la frutta. 87- – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PIANA MARINA” BIOLOGICO 2023: il sottofondo è incipriato e allusivo, ma la sostanza, l’anima di questo vino è quel mare che sta laggiù… Ve ne trasmette subito il nuotare impazzito delle alici il pizzicore del finocchietto selvatico e del timo che ne guardano la vastità dalle colline di Villamagna. E poi arrivano le dolcezze del tiglio, della pera, dell’albicocca, dello zafferano, delle scorzette candite, del confetto… E le freschezze di una mela Granny Smith s’accompagnano alle amaritudini della nocciola non ancora matura e alle zenzerose piccantezze. In bocca ha massa e manca forse di un po’ di dinamismo, propone freschezza e impone sapidità, sottolineando un agrume che può traviare spingendo a lasciar lì un resto che, a calice vuoto, è tanta roba: un accenno di idrocarburo, cenere di camino per pensare, mineralità prima celata e una chiusura d’osso di pesca. Pecca d’arrogante gioventù facendosi cercare anziché proporsi ma metterà la testa a posto. Da bere ascoltando SEVEN INTO THE SEA degli IN TUA NUA. 89- Punti. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “MADIA” BIOLOGICO 2022: un incipit alcolico un po’ scorbutico prelude a toni aspri ed elegantemente campagnoli di piccoli frutti rossi e neri, delle more ha le spine, delle visciole l’asprezza, della prugna la dolcezza, del tè la spinta, del viticcio la vegetale freschezza. Un po’ di terra umida introduce un sorso di delicata consistenza, luminoso di frutta croccante e tannini quasi domi che s’impegna a sostenere tipicità varietali erbacee e amaricanti ma, nel finale, china il capo lasciando campo aperto a una frutta decisamente più organizzata. 86+ Punti, ma solo perché sono cattivo e non gli perdono quella resa finale. With the compliments. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “COLLE MAGGIO” BIOLOGICO 2022: il naso mi riporta subito alle amarene che nonna metteva nel barattolo, sotto uno zucchero che al sole diventava quel nettare che tanto le piaceva, poi sono viole, tabacco trinciato forte, fresche grassezze di quegli After Eight che scartavo con giovanile supponenza e che ormai non sono più di moda, e liquirizia tutt’attorno a riempire l’atmosfera con il fumo di un camino spento. In bocca è caldo, morbido, sostanzioso ma agile grazie alla vivacità dei tannini e alla sapidità di cui è intriso. Chiude sui toni della frutta sottolineando un pochino troppo il legno che lo ha ospitato. 88 Punti con, forse, un -. – VILLAMAGNA DOC 2022: Montepulciano dentro! Selvatico, ispido, rustico, con quell’accenno pollaioso che è strizzata d’occhio e affatto vergogna… Gli lisciano il pelo i frutti rossi in confettura, e le dolcezze balsamiche del tabacco, la grazia dei petali di rosa e la freschezza ammiccante dell’agrume lasciando posto, in ultimo, a sottili tostature di pepe e caffè. Il sorso è un abbraccio energico che avvolge e solleva, una scossa di freschezza, una tannica pacca sulla spalla e mani fruttate che, infine, allontanano e squadrano. Moderno? Tradizionale? Scegliete voi, magari aprendone una seconda bottiglia (ché la prima è finita mentre decidevate). 88 Punti. E QUNDI? E quindi GRAZIE a TORRE ZAMBRA e alla Famiglia De Cerchio per l’ospitalità, la cortesia e la professionalità dimostratami, GRAZIE a Luisa per avermi dedicato un paio d’ore del suo preziosissimo tempo e anche a Voi che avete avuto la cortesia di leggermi fino qui. TORRE ZAMBRA è una piccola perla preziosa nell’ostrica di Villamagna, io tornerò per assaggiare altro, Voi andateci…ne vale la pena.     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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ENOTirino 2025 Arrow Right Top Bg

11 Settembre, 2025

ENOTirino 2025. Una masterclass e qualcos'altro.

IL COSA E IL DOVE Il 30 e 31 Agosto, Bussi sul Tirino ha ospitato la seconda Edizione di ENOTIRINO, Evento fortemente voluto da Giorgio d’Orazio, Luca Di Carlo e Marco Giuliani con il duplice intento di valorizzare e promuovere le eccellenze enologiche abruzzesi e contribuire alla rinascita di Bussi e di tutta quella Valle del Pescaraviolentata per anni dai veleni e dal menefreghismo della MONTEDISON. Un Bussi dal quale ha mosso i primi passi la storia del vino di tutta la Regione, un Bussi dove Montepulciano e Cerasuolo raccontano autenticità e Tradizione. Circa 100 le Aziende presenti in rappresentanza di un Abruzzo fatto di Territori spesso duri come le popolazioni italiche che lo abitavano ma sicuramente in grado di accogliere, Territori dai quali è necessario e fondamentale partire per conoscere il vino. Una manifestazione organizzata e partecipata come poche che nelle sale di un Castello Cantelmo tornato a vecchi splendori ha riunito tanta ma tanta Qualità. A tutto questo (che mica è poco) si aggiunge il piacevole pomeriggio trascorso solo pochi giorni prima con un Giuliano Pettinella che, nella nuova e ormai pienamente operativa cantina di Tocco da Casauria mi ha voluto regalare due ore del suo preziosissimo tempo e tutte le emozioni che i suoi vini mi sanno regalare ogniqualvolta ci ficco il naso dentro. Un Giuliano Pettinella che troverete più avanti accostato all’altro amico Alessandro Filomusi Guelfi nella bellissima masterclass dedicata alla sottozona Casauria e ai suoi tesori. Dodici i vini di cui leggerete, sei quelli della masterclass, cinque tra i pochi che il poco tempo di un Sabato impicciatissimo mi ha lasciato assaggiare e un’ultima etichetta (che in realtà sarebbero tre) assaggiata da Giuliano nell’occasione di cui Vi ho detto. Come sempre Vi invito a leggere ma mai come questa volta Vi invito ad assaggiare! LA MASTERCLASS “CASAURIA: TRA TRADIZIONE E CONTEMPORANEITÀ”, titolo che ha suscitato qualche perplessità soprattutto pensando ai protagonisti dell’incontro, un Giuliano che ha rappresentato sin dalle sue prime bottiglie il futuro del Montepulciano (inteso come vitigno) pur dimostrando di voler rimanere fortemente ancorato alla Tradizione e un Alessandro che, gravato del peso di un’eredità importante come quella lasciatagli dal padre Lorenzo, sembra avere ben chiare le idee sulla strada da intraprendere, una strada che corre parallela a quella di Giuliano con i dovuti distinguo e lo stesso traguardo ben fissato in mente. Sei i vini in degustazione, tre per ciascuno dei due “contendenti”, sei vini “uguali”, sei vini profondamente diversi, cinque annate con una 2019 presa come ponte sul quale stringersi la mano guardando al domani. Date una letta alle mie personali considerazioni e vogliate perdonare l’essere stato prolisso nel descrivere quel primo vino che, come dettoVi, ho avuto sotto il naso tre volte nel breve periodo. Leggete ma soprattutto assaggiate (e stavolta dovrete impegnarVi per cercare ‘ste bottiglie, ché non ce ne sono mica tante in giro). – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022, PETTINELLA: dall’ultima volta che l’ho assaggiato ha scontato un altro anno di pena in quel vetro che lo costringe. Un anno durante il quale ha potuto riflettere, educare il proprio comportamento, iniziare a pensare al futuro. Ha rinunciato al “satana” dello sgarbo alcolico lasciatogli in eredità da un’annata torrida e s’è lasciato andare totalmente alla freschezza. S’approccia al Vostro naso come un vino di pancia, quasi dimentico dello spirito se non di quello orgoglioso e viscerale che porta in dote da quel Territorio che mai come ora sembra voler “tenere fuori”, rivendicare la propria unicità. Racconta la campagna delle visciole e delle marasche, ricorda la mora e il graffio della spina, la liquirizia che Vi guarda passare dal bordo della strada… Un appena boschivo di funghi e cortecce e poi il sorso… Vivace, impulsivo prima, compulsivo poi. Non Vi abbraccia, Vi avvinghia, difficile scrollarselo di dosso. Inciampate nella sua calcarea, spigolosa mineralità, nel suo cilicio di tannini e cercate nuovamente conforto in quel naso che ora Vi regala l’Oriente delle spezie e un’amarena che ora è, la gentilezza della vaniglia e lo sgambetto monello del vinacciolo. A questo punto mi è d’obbligo innestare in questa folle narrazione l’over-time dedicatogli una settimana prima in quel di Tocco da Casauria, laddove nasce e cresce, dove Giuliano ha voluto regalarmi due preziosissime ore di emozioni. Quel giorno era passata un’oretta da quando il bicchiere lo aveva accolto, un’ora di chiacchiere, nasi ficcati dentro alla traditora, assaggi e grandi sorsi, refill e pensieri. E in quell’ora, seguendo lo slancio naturale proprio dei vini “artigianali” ha mostrato tutta la sua mutevolezza, quella dei vini fatti così, con passione e sapiente artigianalità. In una sorta di danza verticale fatta di posati avanzamenti s’è innalzato dalla terra e dalle radici verso il sole di un frutto pieno e rotondo e quell’amarena, prima sconosciuta, si è poi palesata nel calice riempiendo il palato del suo succo. Da Femmina a Donna, da amante a moglie, dal sesso all’amore. Alla fine, tornando all’oggi e tirando le somme, penserete a un’eresia ma mi sembra ancor più giovane della volta scorsa e quel fondo del calice che sa di sagrestia mi pare oggi quasi una preghiera, uno “stappami” cantato dalle sirene cui noi, novelli Ulisse, dobbiamo essere bravi a resistere. Vuole farcelo credere ma ancora non s’è redento. Da bere ascoltando LA GUERRA È FINITA dei BAUSTELLE. È forse per questo che a un anno di distanza si ritrova con un meno in meno (89- e tantetante speranze). Monellaccio. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2021, PETTINELLA: un olfatto inatteso, firmato da un graffio di alcol. S’atteggia a più maturo di frutto e di carattere, sfoderando da subito quell’amarena prima celata ai più frettolosi ma forse è solo apparenza, ché subito porta aria di temporale. Ed è proprio quella ferrosa atmosfera che si percepisce quando l’aria è carica di elettricità a tradirne l’animo scalpitante. Imbrigliato nel resto dei suoi stessi profumi morde il freno, muore dalla voglia di raccontare macchia mediterranea, spezie, pot pourri di fiori secchi, la freschezza delle erbe aromatiche, la voce balsamica della liquirizia. Un suo andare di fretta che impone calma perché questa sua irruenza mal si confà alla sostanza che comunica. In bocca è il tannino il padrone. Governa il frutto con pugno di ferro in guanto di velluto, esaltandone la massa senza consentirgli di valicare quel confine oltre il quale scadrebbe nella scontata opulenza. Nel finale la calcarea mineralità s’accosta e accompagna il sorso lasciando spazio ancora alla freschezza nel finale sottilmente balsamico. Sicuramente non ancora arrivato ma prossimo al traguardo della prontezza. 89-. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2019, PETTINELLA: austero nel suo abito tessuto di balsamicità da sagrestia. Un abito talare che comunica la sacralità dello scricchiolio sotto i piedi delle tavole di una soffitta ingombra di ricordi, l’attenzione e la meraviglia di aprire un vecchio album impolverato dal quale ammicca lo sguardo dello zio Giovanni (che in realtà amava il rosato) quasi imponendo la cura che con un’uva ricca e “rustica” come il Montepulciano si deve avere per coglierne gli aspetti essenziali evitando inutili ridondanze. L’olfatto si muove attento come un funambolo sul filo teso e sottile dell’equilibrio, un Philippe Petit che tra le Torri Gemelle della luce e dell’oscurità incontra in armoniosa successione l’amarena (ma dio ci scampi dal confonderla con quella dei topping da quattro soldi), i fiori appassiti, le erbe aromatiche, la liquirizia, la china e un tocco animale che è firma in calce a un lavoro di conservazione della storia viaggiando nel futuro. Il sorso è di pesante leggerezza, massiccio eppure sveltissimo nell’assolvere il suo compito dissetante richiedendo un immediato refill. La freschezza sostiene, il tannino coinvolge, il frutto rapisce, la spezia fa sognare, la mineralità…la mineralità chiude il sipario, ricordando la pietra e la terra da cui nasce la pianta, a chiudere un cerchio perfetto con l’etereo incipit. Da bere ascoltando DON’T SPEAK dei NO DOUBT. 91+ Punti. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2019 RISERVA, FILOMUSI GUELFI: a memoria m’era successa la stessa cosa con l’annata 2014, stesse sensazioni, stesso impatto emotivo. Un Montepulciano “al contrario” questo di Alessandro (anche pensando a quello che Lorenzo cercava di ottenere dai suoi vini). Un vino che costringe a ripensare la dinamica dell’assaggio facendoci fare autocritica laddove abbiamo peccato di omologazione. Il naso Vi porta a passeggio nell’orto e Vi lascia apprezzare lattuga e sedano rapa, peperone, foglia di pomodoro. Il frutto c’è, arriva! Ma dovete aspettarlo un po’, sta maturando, la visciola ha appena virato di colore, è aspra e pungente. E poi arrivano le note scure, del legnetto di liquirizia, del caffè, fors’anche il cacao, di sicuro l’ispido della pelliccia, di una firma “animale” che tiene il vino ancorato alla terra dalla quale proviene. In bocca non fa sconti, nessuna piacioneria, nessun ammiccamento. Il tannino è ruvida carezza, forse scappellotto, di sicuro contraltare alla dolcezza di una frutta ben più evidente che al naso. Chiude su balsamici ricordi di liquirizia lasciandoVi soli a dialogare con l’anima. 88+ Punti; meno, molti meno di quanti gliene darei pensando a quanto mi piace. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “FONTE DEI” 2015, FILOMUSI GUELFI: dalla saggezza del cru che Lorenzo immaginava potesse rappresentare il “cos’è” Casauria, un vino che porta la firma di chi l’ha voluto. Al naso non si schermisce e mostra tutta la potenza di cui il Montepulciano dispone. Se vi confronto i Montepulciano di Giuliano, sembra che quelli ne vogliano seguire le tracce. Hanno una falcata molto più agile, una frequenza di corsa più rapida, tre passi dei loro per uno di questo “FONTE DEI” eppure viaggiano affiancati nel solco della tradizione verso il traguardo di un futuro mai dimentico del passato Qui è di nuovo evidente il frutto, uno spot su un palcoscenico scuro fatto di inchiostro, china, liquirizia, funghi forse, note vegetali sicuramente. Terziari morbidi e intimisti per pensare il giusto prima del sorso. In bocca è potenza e agilità, dinamica freschezza a snellirne la struttura imponente. Succoso, legno ben integrato, tannini cavalcati a pelo ma ben domati e un finale lunghissimo di frutta, spezie e…caffè. Forse non il mio Montepulciano, ma forse perché sono il solito iconoclasta. 89+ Punti con forse un altro +. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2012 (CAMPIONE DI BOTTE), FILOMUSI GUELFI: imbottigliato a tradimento per l’occasione, sembra essersela presa a male. Sbuffa, ringhia, drizza il pelo, scansa le carezze… Scorbutico al naso, chiuso, introverso, quasi scocciato di essere stato tratto fuori da quel suo buio esilio che dura ormai da ben tredici anni. È reticente nel raccontare di prugne e visciole, meno a far parlare della liquirizia, del giusto di pepe… Anche in bocca si mostra poco accondiscendente. Sottolinea i tannini, si spinge fino a mostrare un animo di frutti neri, poi un allungo di spezie e…mette di nuovo il broncio. Forse è il caso di parlarci un po’ (ma oggi non ce n’è il tempo) oppure è meglio che se ne stia ancora qualche tempo a rimuginare su quello che è e quello che vuole essere. Mi meraviglio nello scrivere “non pronto” ma tant’è. 88 Punti e tante belle speranze anche per lui. A LATERE – CONTROGUERRA DOC PECORINO “CASANOVA” 2024, BARONE CORNACCHIA: un Pecorino diverso da quanto mi aspettassi (è la seconda volta che mi capita quest’Estate!). Sicuramente vi colpirà la vibrante, agrumata freschezza, sicuramente la frutta matura guida le danze e quella tropicale non sta certo in finestra a guardare ma è quell’atmosfera calda e ventilata che fa tanto “collina” a sorprendermi, quell’idea di erba di campo e fiori piegati dalle brezze adriatiche. In bocca freschezza e sapidità marina si danno di gomito e…quel tannino sottile e birichino… In chiusura agrumi ed erbe aromatiche per un Pecorino da assaggiare. 85 Punti con forse un -. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “POGGIO VARANO” MACERATO 2022, BARONE CORNACCHIA: un naso concentrato come l’occhio suggerisce, sostanzioso nei suoi profumi di mela macerata, pesca gialla, nespole. Tanta frutta in una atmosfera selvatica e vegetale che in fondo lascia intravedere note amaricanti di frutta secca non ancora matura e freschezze d’agrume. Sorso voglioso, materico, scorrevole, di grande coerenza, che aggiunge amaritudini di erbe aromatiche al plot olfattivo e chiude lungo, davvero lungo. 88 Punti con forse un + – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “VIGNA LE COSTE” 2019 RISERVA, BARONE CORNACCHIA: E la frutta?! Dov’è la frutta!? L’incipit è balsamico e speziato, pizzicoso di pepe, dolce di cannella e chiodi di garofano. Poi verde di corteccia, umido di bosco, vispo di resina, amaricante di liquirizia, caffè e cacao per le tostature e poi…ecco la frutta, rossa (con qualche fiore). Sorso caldo, materico, educatamente tannico, elegante nonostante la decisa sapidità, morbido quanto serve per soddisfare i palati più omologati ma senza prestare il fianco a inutili piacionerie. 87+ Punti. – COLLI APRUTINI IGT PECORINO “CORTALTO” 2019, CERULLI SPINOZZI: Pecorino (e siamo a tre)?! Sicuri che non sia Trebbiano?! O forse Riesling?! Vegetale anche nel suo proporre quegli agrumi cui al frutto sembra preferire la foglia, nei fiori di mughetto, nella freschezza della mentuccia. Amaricante di timo… Ma che sto dicendo!? Gli idrocarburi sono quelli che strillano! Da quando la Mosella ha cambiato corso ed è diventata un affluente del Vomano!? Appena lo assaggiate “il sale Vi assale”, dovete berne un secondo sorso, subito, prima di ritrovare nuovamente un agrume fresco-amaro che è quasi lime (altro che Margarita!). Bellobello! 89—Punti. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PER INIZIARE” 2017, RABOTTINI: intenso nel proporre fiori secchi, mela matura, nespola, sambuco, un appena di smalto, idrocarburi appena accesi, mandorla e un tocco di miele. In bocca è compatto, tannico quanto serve a tener per mano la minerale sapidità, ripropone la mela e svela la paglia, il confetto, le erbe aromatiche. Completo ed elegante, l’ho già assaggiato più volte ma…farò finta di non ricordare e riassaggerò con più calma. Da non perdere. 89—Punti. – CERASUOLO D’ABRUZZO “TAUMA” 2024, PETTINELLA: beh, di questo “Cerasuolo” (tra virgolette perché deve ancora capire da che parte stare) ho già scritto diverse volte (andateVi a cercare gli altri articoli, ché mica posso dirVi tutto io!). Rispetto alla 2022 che è l’ultima in cui ho ficcato il naso, questa appare molto più solare e, forse, marina. Sottolinea subito il sudore e la fatica ma poi s’allarga in un sorriso di frutta rossa, carnosa, palpabile, presente; ma non la banale ciliegia, ci sono i ribes, i lamponi, qualcosa di piccolo che dovete scarpinare su per i monti per raccogliere. Ché, qui niente è scontato e tutto ha un senso che DOVETE cercare. Ed è solo VOLENDO che riuscirete a passare al secondo livello, quello che sbloccate pensando a un legno che c’è ma è diafana presenza, quello che regala liquirizia e cioccolato fondente, un’impronta nera sulla sabbia dorata, là dove nessuno si sarebbe aspettato di trovarla. Frutta, sale e…calore. Un calore che sorprende quando Vi accorgete che i gradi alcolici che il naso supponeva sono tanti di meno, un calore che diventa grande freschezza quando, impossibilitati a resistere, Vi lasciate andare al sorso. Importante eppure godurioso, un urlo quasi blasfemo di sale e graffianti acidità, quella della melagrana, quella del chinotto… Lunghissimo in bocca come lo sguardo che si perde nel blu cangiante dell’Adriatico, a ricordare la frutta rossa e, questa volta si, la ciliegia sorprendendo ancora una volta con una nota scura di oliva. 88++ Punti. E QUINDI? E quindi grazie a Giorgio per avermi invitato anche quest’anno a una manifestazione che avrei voluto avere il tempo di gestire con la calma che merita e di cui metto in agenda sin da ora l’Edizione 2026. Un Evento davvero bello in un posto davvero bello, un Evento degno di entrare nel novero di quelli estivi cui non si può mancare. Vi aspetto lì l’anno prossimo.       Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Frascati Città del Vino 2025 Arrow Right Top Bg

4 Settembre, 2025

Frascati incontra Frascati: il Concorso Enologico Città del Vino 2025

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Luglio l’Aula Consiliare “FALCONE E BORSELLINO” di Palazzo Marconi a Frascati ha rivestito l’insolita veste di sala degustazione ospitando la premiazione dei vini “frascatani” che si sono fatti onore al XXIII Concorso Enologico Internazionale “CITTÀ DEL VINO”. Presenti il Sindaco Francesca Sbardella e l’Assessore Claudio Cerroni, diplomi e medaglie sono stati consegnati ad Aziende che da anni si impegnano a fare Qualità e a promuovere un Territorio assolutamente unico come quello dei Castelli Romani attraverso il prodotto Vino. Vino quale prodotto estetico ed estatico, vino quale Cultura vino quale conoscenza, impegno e capacità. LA MASTERCLASS Ben sedici le etichette in assaggio. Sedici vini tra “FRASCATI” veri e propri (DOC e DOCG) e vini prodotti da Aziende “DI” Frascati presentati dal Sommelier Francesco Radiciotti. Sedici vini in rappresentanza di un areale molto ampio interpretato da ciascun Produttore in maniera personale. Mentre metto nero su bianco le mie personalissime note di degustazione, mi accorgo di ritrovarmi ad un anno di distanza dall’Edizione 2024 ragionando ancora una volta su quale sia il metro di giudizio adottato dalla Giuria internazionale e, ahimè, quale sia l’idea che i Produttori hanno riguardo il raccontare e il promuovere un Territorio attraverso pratiche che sembrano spesso ribaltare l’etimo del termine (terrere) “escludendo” ciò che dovrebbe essere difeso a favore dell’inclusione di quanto, essendo “estraneo”, dovrebbe altresì essere “escluso”. Difficile infatti, al di là di quanto raccontato da chi conduceva gli assaggi e da diversi dei Produttori intervenuti, leggere il contributo organolettico del Vulcano Laziale in molti dei calici. Questo sembra dimostrare ancora una volta quanto, nella realtà dei fatti e conti della serva alla mano, il mercato sia più importante dell’idea che si dice di voler far passare. In ogni caso e ben lungi dal voler innescare e cavalcare alcuna sterile polemica, date una letta al mio personalissimo recit de dégustation, correte ad assaggiare (ché senza ficcare personalmente il naso nel bicchiere, le parole restano tali e assolutamente vuote), criticate e…condividete. – FRASCATI DOC SPUMANTE “SPUMANTE SAN MARCO” BRUT, CANTINE SAN MARCO: tra le morbidezze della mela matura si fa strada la freschezza dell’agrume, un sospiro di fiori di campo e quel 30% di Malvasia Puntinata segna a dito più la nocciola che la mandorla. In bocca è bollicinoso ma s’atteggia a garbato, punta sull’importante acidità ma pecca sul piano della mineralità territoriale, ricorda i descrittori olfattivi aggiungendo un pizzico di erbe aromatiche e chiude sul contrasto tra l’appena di ammandorlato e la sottile tendenza dolce. Ostentatamente piacione. 83 Punti – VINO SPUMANTE “> CESANESE” 2024, AZIENDA AGRICOLA L’OLIVELLA: un Cesanese dalle bolle divertenti, sbarazzine e anche più esuberanti del precedente, che tira timidamente in ballo piccoli frutti di bosco e melagrana. In bocca la birbante effervescenza amplifica le note fragolose e accompagna il sorso verso un finale cui le leggere piccantezze regalano un po’ di interesse e mezzo punto di bonus. 83+ Punti.   – LAZIO IGT MALVASIA PUNTINATA “SOLO MIA” 2024, CASALE VALLECHIESA: si mostra con imbellettata aromaticità proponendo vegetalità erbacee e note di gelsomino, mandorla dolce e camomilla in una atmosfera di iodata sapidità. In bocca la sostanza glicerica affianca la sapidità e veicola le sensazioni fruttato-agrumate. Buona la persistenza. 85 Punti.   – LAZIO IGT BELLONE “RUPES” 2024, TENUTA DE’ NOTARI: propone un naso timido e fresco che racconta pesca bianca e agrumi su uno sfondo appena vegetale. Sorso fresco, esile e scorrevole, con una chiusura di mandorla dolce a coprire gli accenti sapidi. 83- Punti.     – LAZIO IGT BIANCO “QUARANTA/SESSANTA BIANCO” 2023, AZIENDA AGRICOLA L’OLIVELLA: l’etichetta annota le percentuali di Viognier (da vendemmia anticipata) e Bellone (da vendemmia tardiva) di un vino che, a tre anni dalla sua comparsa sul mercato, non riesce ancora a liberarsi dalla voglia di scimmiottare il Sauvignon. Pesche, nespole e sambuco sugli scudi, salvia, timo e un accenno di pietrisco a seguire le schiere. Sorso sicuramente fresco e giustamente sapido ma ahimè ostentatamente piacione e modaiolo. 83 Punti. – LAZIO IGP SAUVIGNON “SESTO 21” 2024, CASATA MERGÈ: naso intenso che propone la pesca e la sua armellina e una decisa nota di sedano rapa ad anticipare salvia, sfalci e tanto di ananas. In bocca mostra struttura, sapidità da vendere e, mentre esalta la foglia di pomodoro, calca il piede sull’acceleratore della frutta tropicale. 84+ Punti.     – FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO SANTA TERESA” 2024, FONTANA CANDIDA: pesche, fiori di campo, mandorle dolci, ginestre e…tropicalità accompagnate anche dallo sciabordio delle onde e da un filo di fumo che sa di “Signor Robinson”. Il sorso è morbido e ripropone i descrittori olfattivi aggiungendovi un tocco di salvia e un sospiro di aghi di pino. 86- Punti.   – FRASCATI SUPERIORE DOCG 2024, FERRI: giallo di camomilla e mimosa prosegue enunciando frutta tropicale e bergamotto tra intarsi di noce moscata ed erbe aromatiche. Sorso fresco e di sapidità sottolineata dall’atmosfera sottilmente iodata. Chiude su dolcezze fruttate senza dimenticarsi però di un tocco d’agrume. 85- Punti.   – FRASCATI SUPERIORE DOCG “HEREDIO” 2024, CASALE VALLECHIESA: l’olfatto induce a ozi tropicali, mollezze da cui le erbe officinali ci scuotono. Mughetti e un appena di mineralità introducono un sorso sicuramente fresco e appena meno sapido; una ricerca di equilibrio che, unita ai descrittori olfattivi ordinatamente riproposti, lo rendono forse troppo aderente al gusto internazionale piuttosto che aderente al Territorio. 85 Punti con forse un -.   – FRASCATI SUPERIORE DOCG “SESTO 21” 2023 RISERVA, CASATA MERGÈ: in una atmosfera di soffusa sacralità propone erbe aromatiche e gesso prima ancora della frutta matura. In bocca esalta la glicerica sostanza senza dimenticarsi della sapidità minerale. Un po’ in affanno la freschezza cui, nel finale giunge in aiuto la cremosa pasticceria degli agrumi. 86++ Punti. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “FILIAE” 2023 RISERVA, BORGO DEL CEDRO: il naso apprezza subito una silicea mineralità, un accenno di pietra sbattuta che ricorda l’idrocarburo e che introduce un corteo di albicocche, melone, lime a precedere dolcezze di acacia e grassezze di castagno. In bocca è brillante pur nel suo abito di compite morbidezze, fresco e assolutamente sapido, sottolinea il proprio carattere minerale e chiude con buona persistenza sui toni varietali della mandorla evidenziando, a bicchiere vuoto, leggere balsamicità e sottigliezze di erbe aromatiche. 87+ Punti. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO FILONARDI” 2023 RISERVA, VILLA SIMONE: tra mela e melone, tra camomilla e vegetalità di erbe aromatiche s’affaccia il vulcano con le sue profondità minerali. In bocca è dritto, morbido quanto serve per piacere ai molti, orgoglioso quanto deve per soddisfare i pochi. Chiude tra agrumi e mineralità raccontando di una giovinezza ancora lunga. 87 Punti.   – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2023 RISERVA, FONTANA CANDIDA: giallo di ginestre, senape e camomilla sposa presto il verde della mentuccia e delle erbe aromatiche fresche prima di rilassarsi a suon di pesche e susine. È una leggera brezza marina quella che introduce il sorso sostanzioso e glicerico, firmato da una graffiante sapidità che non si spegne neppure nel lungo finale. Unica pecca la gioventù. 86++ – LAZIO IGT ROSSO “QUARANTA / SESSANTA ROSSO” 2024, L’OLIVELLA: Syrah e Cesanese, l’Oriente e l’Impero. Marasche e prugne governano il naso ma la spezia…la spezia non ci sta a chinare il capo. E allora c’è il nero del pepe, il giallo della curcuma, sfrucugliano il naso e lasciano la curiosità di un’altra sniffata. In bocca è semplice e divertente, vinoso, stimola la chiacchiera, sa di pacca sulle spalle. Sapido fino all’osso ricalca l’olfatto e chiude sull’inatteso di una nota verde che sa di raspo e intriga. 87- Punti. – LAZIO IGT ROSSO “RACEMO ROSSO” 2022, AZIENDA AGRICOLA L’OLIVELLA: sessanta parti di Cesanese e il saldo di Sangiovese per un naso intenso e scuro di prugna matura (e forse secca), ciliegia e liquirizia a introdurre una balsamicità che vira presto sui toni di una vaniglia che contrasta con le diffuse leggerezze vegetali. Sorso ammiccante e agile nonostante la non esile struttura. Succoso, minerale, che mostra tannini ancora vivi e con un allungo gestito da piccantezze pepate e amaritudini di liquirizia. 86+ Punti. – LAZIO IGT ROSSO “PIVOT”, 2020, AZIENDA AGRICOLA L’OLIVELLA: sessanta parti di Cesanese e quaranta equamente divise tra Merlot e Cabernet Sauvignon. Un metodo Ripasso made in Frascati che regala un abbraccio olfattivo fatto di cioccolato, confettura di amarene, cuoio e un legno che è quello della radice di liquirizia e di un contenitore forse un po’ troppo presente. In bocca ha la morbidezza di un toffée, non particolarmente sapido mostra invece una importante spalla acida che incide su un sostanziale sbilanciamento gustativo che sottolinea la necessità di un assaggio futuro. Non certo il mio vino ma un bel vino (magari da bicchiere piccolo e pensieri) e, soprattutto, un vino che incontrerà il favore di molti. 86+ Punti. E QUINDI? E quindi niente! A distanza di un anno (anzi, a distanza di anni) nulla è cambiato. Di nuovo ci ritroviamo a parlare di Territorio senza conoscere il significato del termine e di un “vulcano” che ci circonda ma che non riesce a finire nel bicchiere. 16 vini di sicuro interesse ma che lasciano trasparire il livello qualitativo della concorrenza, 16 vini che sono lo specchio di quanto la giuria internazionale conosca l’areale dei Castelli Romani (con buona pace di ancora una volta ne ha ostentato la “qualificata” rappresentanza (fors’anche per vanto), 16 vini che rappresentano quello che il mercato cerca e quella che è la filosofia produttiva della gran parte delle Aziende. Quella di Frascati e “del” Frascati è ancora oggi una guerra che si combatte su due fronti, quello di fare vini “firmati” dalla storia e dal “luogo” e quella di fare vini che si vendono. Ficcando il naso in questi sedici bicchieri è evidente da quale parte penda la bilancia ma, pur volendo e dovendo giustificare i Produttori (che comunque, alla fine del mese, devono portare qualcosa in cassa), vorrei che da parte di questi ci fosse il coraggio di dire che così è perché così deve essere, senza quel “predicare bene e razzolare male” che il bicchiere non può nascondere. Il “Frascati” c’è, e anche in questa occasione s’è palesato, la sua è una storia di coraggio sta anche a noi averne per sostenerlo. VIVA IL FRASCATI Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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I Drink Pink 2025 Arrow Right Top Bg

28 Agosto, 2025

I DRINK PINK 2025 (by Gambero Rosso)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Luglio, negli ampi e rinnovati spazi dell’Hotel CARDO di Roma, GAMBERO ROSSO ha organizzato l’Edizione 2025 di I DRINK PINK, serata Evento dedicata a quel bere rosa che si sta conquistando spazi sempre più ampi nel cuore degli enoappassionati. Una serata che ha visto la partecipazione di un gran numero di enoappassionati (ed enofighetti) in cerca di Qualità e, perché no, di fuggire almeno per un po’ dal caldo cattivo che attanaglia Roma in questo Luglio africano come non mai. Una serata in cui al Vino s’è accostata la silenziosa Qualità dell’Extra Vergine e la ridanciana freschezza del Gelato con la “G” maiuscola. GLI ASSAGGI Tante le Aziende presenti (in molti casi lodevolmente di persona) e tante le etichette in degustazione. Un viaggio da Nord a Sud di un’Italia del vino colorata, spensierata ma sempre seria e poco incline a sacrificare la Qualità sull’altare di un colore che acchiappa l’occhio. Tante le etichette in cui ho ficcato il naso (e ancor di più le chiacchiere che ho scambiato con i Produttori). Tra queste ne ho scelte sei (più tre intrusi) da sottoporre alla Vostra attenzione. Sei vini che mi piace invitarVi ad andare ad assaggiare di persona, una TOP SIX che Vi invito come sempre a criticare, ampliare con quei consigli che però non mi date mai e condividere. QUELLO DA NOVANTA – OLTREPÒ PAVESE METODO CLASSICO DOCG CRUASÉ EXTRA BRUT 2018, SCUROPASSO ROCCAPIETRA: è il piccolo frutto rosso (lampone, mirtillo, ribes) il principe dell’olfatto (in maniera singolare oserei dire), ma la mela Granny Smith non ci sta a cedere lo scettro e s’allea quindi con un agrume che è arancia sanguinella per mantenere il potere. Non mancano dolcezze candite, note verdi di rosmarino, sottili tostature, note pasticcere di pan brioche, suadenti speziature di zafferano e un’atmosfera di gessosa mineralità. Il sorso rapisce con freschezza e dinamicità, un “ancora” strillato di arancia rossa e ribes fino al “non ti fermare” della chiusura di erbe aromatiche. Più che sensuale erotico. Un vino per disfare i letti e cedere al peccato. Cabalisticamente 90 Punti. Da bere ascoltando “SEX” dei NEGRITA. GLI ALTRI – TINTILIA DEL MOLISE DOP ROSATO “NON BERMI” 2024, CLAUDIO CIPRESSI (MOLISE): l’olfatto è un erotico “vedo non vedo” di piccoli frutti rossi e neri, poi melagrana, fiori di campo e una guepiere di roselline selvatiche che invita al sorso senza por tempo in mezzo. Succoso, piacevolissimo, intrigante, traviante, sottolinea la vena minerale e ripropone i toni dell’olfatto a colpi di piacevolissima freschezza e persistenza non comune. 87- Punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”.   – TINTILIA DEL MOLISE DOP “COLLEQUINTO” 2024, CLAUDIO CIPRESSI (MOLISE): rose e glicini precedono fragoline di bosco e lamponi senza dimenticarsi di un quid di noce moscata Poi un lampo di amarena forse fuori posto introduce un sorso polposo, sapido e di adeguata freschezza ben gestito dalla massa glicerica. Chiude piacevolmente lungo tra memorie di frutti rossi. 86+ Punti. – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “ROSA – AE” 2024, TORRE DEI BEATI (ABRUZZO): subito di gessosa mineralità ha un “poi” di gerani e roselline e un “dopo” di agrumi ed erbe aromatiche. È l’”infine” di liquirizia a invogliare il sorso, corrispondente e lungolungo nel richiamare i lamponi. Ne avevo già scritto anni fa quando era stato una delle mie “bottiglie della settimana”. A distanza di tempo cambia l’annata ma non la sostanza. Un vino che ci riporta al Cerasuolo che era con la Delorian del futuro. 87 Punti. – FRANCIACORTA DOCG BRUT ROSÉ 2021, FERGHETTINA (LOMBARDIA): elegante già nel suo abito di vetro propone al naso eleganze di geranio e freschezze di melagrana, dolcezze di prugna e amarena e sapidità di crosta di pane, dolcezze di spezia e mineralità che impregna. Sorso ricco, coerente nei profumi e nella sostanza fresco-sapida e con un finale di adeguata lunghezza. 88- Punti.   – TOSCANA IGT ROSATO “TM ROSÉ” 2024, TENUTA MONTETI (TOSCANA): di colore etereo, rapisce da subito l’occhio sorprendendo poi con un olfatto di maremmana, sostanziosa, contadina eleganza, quasi necessario per tenerlo con i piedi per terra. È tutto prati e campagna, erbe aromatiche e fiori di campo, salvia e rosmarino, margherite e cicoria, poi…poi arrivano i piccoli frutti rossi e la melagrana, dopo ancora l’intrigante amaritudine della mandorla fresca e una muschiata freschezza. Sorso che vive di una spina dorsale fresco sapida e della corrispondenza gusto-olfattiva. Agile come i cavalli maremmani che batterono i mustang di Buffalo Bill s’allunga in ricordi e tramonti. Più elegante o più contadino? Ci lascia con il dubbio e forse sta proprio qui il segreto del suo fascino. 88+ Punti (ma probabilmente sono almeno 3 di più). TRE “INTRUSI” – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “BIANCHI GRILLI PER LA TESTA” 2023, TORRE DEI BEATI(ABRUZZO): freschezze d’erba tagliata piuttosto che fieno maturo, freschezze di lime a contrasto di dolcezze di tiglio, piccantezze di zenzero e pepi…una tavolozza olfattiva che dipinge una tela salmastra. Al sorso spicca una freschezza cui pone freno la morbidezza glicerica mentre la sapidità marina si fonde con quella minerale in un lungo finale cui gli agrumi vogliono aggiungere la firma. 88 Punti. – PECORINO “GIOCHEREMO CON I FIORI” 2024, TORRE DEI BEATI (ABRUZZO): un incipit minerale schiude il sipario su quei fiori che l’etichetta invoca. Fiori di campo, di disarmante semplicità e bellezza, che precedono freschezze d’agrume ed erbe aromatiche e dolce, polposa sostanza di frutta gialla. Sorso di grande equilibrio che avvolge e coinvolge chiudendo lungo e sapido. Pecca di gioventù ma 87 Punti se li merita tutti. – TOSCANA IGT ROSSO “CABURNIO” 2019, TENUTA MONTETI (TOSCANA): sotto la luce delle marasche e ei lamponi si cela lo scuro della macchia mediterranea, la nota green della foglia di pomodoro, l’amaritudine della noce e lo stuzzicare del pepe, il tutto in un’atmosfera tabaccosa che non si può non notare. Sorso di grande corrispondenza segnato dalla carezza dei tannini e dalla energica chiusura balsamica e vegetale. Forse un po’ troppo ruffiano (sicuramente più del TM ROSÉ”). 87+ Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GAMBERO ROSSO per avermi voluto ospitare ancora una volta, a tutti i produttori che mi hanno sopportato con pazienza e che hanno voluto condividere con me le loro parole oltre che il loro vino e GRAZIE a Voi che avete avuto il buon cuore di sorbirvi fino a qui i miei sproloqui. È stato un Evento che mi spinge a mettere in agenda sin da ora un’Edizione 2026 che spero ancora più affascinante (un consiglio: fatelo anche Voi).     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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