Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

ÈNO Florence 2025 Arrow Right Top Bg

2 Ottobre, 2025

ÈNO. Florence Wine Excellence 2025

IL COSA E IL DOVE Il 21 e 22 Settembre scorsi la FORTEZZA DA BASSO di Firenze ha ospitato la prima Edizione di èno Florence Wine Excellence, una due giorni in cui professionisti del vino e appassionati hanno potuto incontrarsi e dialogare in una cornice assolutamente unica. Non solo banchi d’assaggio ma anche e soprattutto masterclass, workshop e incontri con i Produttori il tutto pensato da cinque grandi agenzie fiorentine che il vino lo conoscono bene. Un progetto pensato oggi per avere un futuro domani.   GLI ASSAGGI Duecentotrenta le Aziende presenti e oltre novecento etichette in degustazione, questi i numeri di un Evento che facendo perno sulla Toscana (oltre novanta i Produttori a rappresentarla) ha consentito al grande pubblico accorso di fare un bel ripasso della geografia del vino italiana e non (diverse le proposte francesi). Posto come ovvio che io non potessi neppure pensare di assaggiare tutto mi è sembrato subito il caso di mandare a monte i bei programmi della vigilia e ficcare il naso laddove il caso, l’istinto o la semplice fortuna di trovare un banco meno affollato mi avrebbero consentito di farlo. Oltre cento i vini che ho assaggiato rappresentati qui da “quattordicietichette” (in realtà quindici). Quattordici vini (più uno), uno per ciascuna Azienda cui sono andato a rompere le scatole più…più qualcosa che non potevo fare a meno di raccontarVi o porre alla Vostra attenzione. Come sempre date una letta al mio personalissimo recit de dégustation, prendete con le molle i miei tiratissimi giudizi e correte ad assaggiare. Siate Curiosi, SEMPRE! QUELLI DA NOVANTA – TRENTO DOC ROSÉ DE NOIR “MONSIEUR MARTIS” 2020, MASO MARTIS (TRENTINO): un Moschettiere vestito di rosa anziché di rosso, a confondere e celare grinta e coraggio dietro un abito dal colore traviante. Mostra la guardia elegante del fioretto fendendo l’aria tra note di fragola e corbezzolo per toccare la rosa appassita al fin della licenza tra il brusio di una folla che mormora note di arancia, fumo e mineralità. In bocca è cremoso e sferzato dal brioso perlage che ravviva il sorso tambureggiando ritmicamente agrumi e mineralità. Maschio, o forse…femmina. 91 Punti. – TRENTO DOC “MADAME MARTIS” 2015 RISERVA BRUT, MASO MARTIS (TRENTINO): “MADAME” un nome che poco si addice con un vino con tanto piglio. Forse “MISTRESS” sarebbe più adatto o forse no, forse quel “MADAME” è perfetto per descrivere l’energia e l’eleganza che questa bottiglia racchiudono. Una scintilla di pietra focaia o forse un “C@@@@” urlato con rabbia scivolando sulla pietra bagnata, questo l’incipit olfattivo. Poi sono frutti rossi, agrumi (bergamotto), nocciole, la spezia (quella di “DUNE”), il fumo del camino, la pasticceria di mandorla… In bocca…in bocca entra deciso imponendo una morbidezza che il suo alter ego non conosceva, una carezza (ma con mano pesante), un “permesso” che non accetta dinieghi. Di acidità dalle larghe spalle, mai domo non arretra di un passo dalla propria minerale posizione. Lungo, sontuoso… Femmina più che donna. 91 Punti. M’ero riproposto di scrivere di un solo vino per Azienda ma siccome qui ho già fatto uno strappo alla regola, mi perdonerete se Vi segnalo il TRENTO DOC ROSÉ EXTRA BRUT 2021 di eleganza non comune a partire dal colore e il VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT MÜLLER THURGAU “AL+MA 800” 2024, un Müller trasversale che sottolinea la mezz’elica di DNA ereditata dal Riesling firmando a colpi di pietra focaia il plot fresco e fruttato di un vino che merita più di un sorso (e che mi piacerebbe ornato di tappo STELVIN).     – SOAVE CLASSICO DOC “VINTAGE COLLECTION” 2016, INAMA (VENETO): eclittico, nasconde dietro grassezze di burro che chardonneggiano la dolce frescosità delle scorze di limone candito. Poi sono mele ranette, albicocche, addirittura l’uva prima della pesca gialla. E come se il susseguirsi di fecce di anno in anno fosse un over-boost di profumi non tarderete a scoprire pera, camomilla, un guizzo di lime e un graffio di frutta secca. E la mineralità del Soave?! È lì, alla finestra, pronta a sostenere senza far calare mai l’attenzione e ad affiancare la freschezza in quell’assaggio teso e di corrispondente complessità, un lungo viaggio fatto sfogliando nuovamente le pagine di un libro ricco di frutta che nell’epilogo sottolinea nuovamente note di burro e firma con la nocciola. 90+ Punti. GLI ALTRI – VENEZIA GIULIA IGP “NICE WINE” 2023, ALTÙRIS (FRIULI VENEZIA GIULIA): uno Chardonnay che tra le striature minerali affianca la mela renetta alla frutta tropicale, la vaniglia alla scorza d’agrume, le erbe officinali alla mandorla tostata. In bocca la struttura morbida e coerente è ben bilanciata da freschezza e sapidità. Chiude sottolineando la mineralità del territorio senza essersi mai seduto o aver perso bevibilità. 86++ Punti. Ma la vera sorpresa sono le Birre, quelle del primo birrificio agricolo artigianale friulano (GJULIA); una gamma amplissima all’interno della quale non posso non segnalare alla Vostra attenzione la “EST”, una Weizen affascinante, didattica e “bananosa” e la “KRISTALL CUVÉE”, una IPA a base Sauvignon sgrassatissima, divertente e…traditrice.       – COLLIO DOC FRIULANO 2024, VILLANOVA (FRIULI VENEZIA GIULIA): subito intenso nelle sue dolci florealità di camomilla vira presto sulle note della nespola e sulle freschezze del cedro e del finocchietto selvatico prima di chiudere ritmando mineralità e amaritudini mandorlate. Sorso morbido, abbastanza fresco e sostenuto da una dritta, sapida spina dorsale. Chiude alternando le dolcezze dell’acacia a quelle della mandorla. Un Friulano con un piede in due staffe, indeciso nello scegliere tra tradizione e modernità. 86+ Punti. – COLLIO DOC BIANCO DA UVE AUTOCTONE 2023, CANTINA PRODUTTORI CORMONS (FRIULI VENEZIA GIULIA): il giallo della pesca e della mimosa, il bianco della pera e dei fiori di campo, il verde delle erbe aromatiche, le dolcezze del miele d’acacia, la ruvida, iodata presenza di un mare che era… Questo l’olfatto di un vino che in bocca rivela calore e salinità con la riservata e forse scorbutica tipicità friulana. 88 Punti con forse un – perché un po’ di brio non avrebbe guastato.   – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “BURGUM NOVUM” 2021 RISERVA, CASTELFEDER (ALTO ADIGE): tè nero e more affiancano ciliegie e cioccolato in una atmosfera minerale in cui agrumate freschezze e brezze balsamiche scandiscono il ritmo dei profumi. In bocca calore e morbidezza non mancano ma è la sapidità la spina dorsale di un assaggio che tannini e ritorni d’agrume mantengono vivo e vitale e che in chiusura ci regala un inatteso assolo speziato. Un Pinot Nero che meriterebbe forse un giudizio più accondiscendente ma cui la mia ormai nota cattiveria assegna 89 Punti (con forse un +). – BENACO BRESCIANO IGT BIANCO “EXPLORER” 2022, FAMIGLIA OLIVINI (LOMBARDIA): al naso si presenta quasi timido (complice una temperatura di servizio un pochino troppo bassa) e rivela pian piano delle note iodate che precedono quelle del mandarino e della pesca gialla. Poi s’assesta nel calice e lascia trasparire grassezze di burro, appena più di un ahimé di esotico e un sospiro pirico che accenna all’idrocarburo. In bocca prende possesso dei propri spazi, cremoso, ricco, succoso, fresco, fa poi capolino il legno e nel finale propone una nota di scorza d’agrume amaro. Un aggravio di pena nel suo esilio in vetro non credo gli faccia male. 88+ Punti. – PIEMONTE DOC MOSCATO PASSITO “REDENTO” 2020, CAUDRINA (PIEMONTE): naso complesso eppur lievissimo, a raccontare caramelle d’orzo e pesche sciroppate senza dimenticarsi una strizzata d’occhio alla tropicalissima ananas. E poi un susseguirsi di zafferano, miele, la pasticceria della pasta di mandorle e dei canditi e…una sottile peposità. In bocca è come al naso, ricchissimo eppure di garbata irruenza, sostenuto da freschezza e sapidità d’avanzo e con un lunghissimo finale dolce-amaro di mandorla. Per meditare…soprattutto sul fatto che la bottiglia da mezzolitro non sarà sufficiente a placare la Vostra sete. 88++ Punti. – TERRE SICILIANE IGT NERELLO MASCALESE “ALBERELLI DI GIODO 2021”, GIODO (SICILIA e TOSCANA): del vulcano ha cenere e lapilli, la lava nera e tagliente, le durezze profonde della terra e la fatica di radici che cercano spazio. Ma non mancano le ciliegie e le amarene, le viole, il pepe. Il sorso ha in sé il calore della lava e la freschezza dei poco meno di millemetri, un tessuto tannico fittofitto e chiusura lunga fatta di tanti pensieri. 88++ Punti. Certo, ho scelto la Sicilia alla Toscana, ma non posso non dirVi del BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2020 che, pur nella sua irruenza giovanile di carcadè e incenso sottolinea già tabacchi, china e ferro. Ha l’arroganza irriverente di schermirsi camuffandosi da “ROSSO DI” ma sa bene di valere almeno 90 Punti.       – MARSALA SUPERIORE DOC AMBRA SEMISECCO “OLD JOHN” 1998 RISERVA, PELLEGRINO (SICILIA): profuma di ricordi e d’attesa sciorinando con calma le secche dolcezze del fico e del dattero, le amaritudini del mallo di noce e della scorza d’agrume, l’opera lenta e dolce delle api, i legni nobili… In bocca regna la freschezza e la sapidità governa l’assaggio, di amabile dolcezza svolge la traccia indicata dall’olfatto senza fretta e con compita diligenza. Un Brandy senza esserlo. 88++ Punti. – TOSCANA IGT MERLOT “REDIGAFFI” 2023, TUA RITA (TOSCANA): un Merlot che s’agita come un Sangiovese e s’atteggia a Nebbiolo proponendo con maremmana bischeritudine e sabauda nobiltà more e lamponi, macchia mediterranea, un ché di violetta le note ferrose che precedono il temporale su un tessuto che è trama speziata e ordito balsamico. L’assaggio tradisce la gioventù di un vino lungi dall’essere ma già conscio del proprio destino. Di piemontese freschezza e calore toscano mostra tannini sottili ancorché non ancora domestici. Il sorso è agile ben più di quanto i pensieri impieghino a lasciare il corto circuito innescatosi tra calice e cervello. Un veggente che racconta storie vissute non ancora in prima persona. 89 Punti per avere la scusa di riassaggiarlo quando ne meriterà ben più di 90. – TOSCANA IGT ROSSO “LUPO NERO” 2016, TENUTA L’IMPOSTINO (TOSCANA): scuro come l’etichetta suggerisce il bosco e l’agguato dei piccoli frutti e delle spine. Scuro il tabacco, scuro il caffè, del cioccolato fondente. Scura la prugna scuro il ferro arrugginito che si percepisce nell’aria, scure le spezie e financo quell’agrume chinotto che rinfresca l’olfatto tenendo per mano i sospiri mentolati. In bocca è importante, materico, a dimostrare che quella che prima era in agguato e ora presente, tannini scattanti a sostenere la freschezza di un sorso dall’agile muscolatura. Non ancora domo dopo quasi due lustri non lo sarà forse mai ed è forse in questa sua natura selvatica che sta buona parte del suo fascino. 89 Punti. Gli fa da contraltare il TOSCANA IGT ROSSO “LUPO BIANCO” 2019 che mostra femminile eleganza nel pennellare ad olio i tratti della frutta e delle spezie e grazia inaspettata nel sorso di grande equilibrio. Peccato gli manchi il fascino delle “tenebre”. – BOLGHERI SUPERIORE DOC “MARIANOVA” 2021, MICHELE SATTA (TOSCANA): restio a essere inquadrato nello schema bolgherese cerca l’impossibile matrimonio d’amore tra la dura toscanità del Sangiovese e i misteri d’Oriente del Syrah. Profondo e complesso già all’olfatto racconta la dolcezza del gelso e il tabacco arrotolato del toscano, uno spartito vegetale sul quale s’appuntano note di piccoli frutti rossi e contrappunti di viole e lavanda. E poi zenzero, kakadè e note gessose. Sorso identitario e orgoglioso, mai pesante, scorrevole, tannini sostanziosi ma mai d’intralcio e il finale…lungo e con un ché di fumé che sa di libri e pensieri. Da riassaggiare con la dovuta calma. 88++ Punti. Il BOLGHERI SUPERIORE “PIASTRAIA” 2022? Merita sicuramente di essere assaggiato ma è un po’ troppo incline al frutto per i miei gusti, tanto da lasciare molto indietro le freschezze di menta piperita e le succosità d’arancia. Lo so, mi prenderete per pazzo ma…è meglio del precedente e si merita 89 Punti (tuttitutti).     – VALLE D’AOSTA DOC CHARDONNAY “CUVÉE BOIS” 2021, LES CRÊTES (VALLE D’AOSTA): uno Chardonnay che al naso non diresti, per quella sua profonda vena boisé, quell’idea fumosa… E poi il giallo degli agrumi e della noce moscata, una striscia salina e ancora frutta gialla matura a sottendere un ché di miele. In bocca s’allarga, lento ma inesorabile, ancora tra gli agrumi maturi e raccontando fiori bianchi prima di sterzare, a fondo calice, su inattese note di tabacco. Indeciso se puntare su intensità o delicatezza sceglie la terza via dell’eleganza. 89– Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tutti! Grazie agli Organizzatori per avermi ospitato e a tutti quei Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportare i miei deliri. È stata una giornata intensa (io mi sono limitato a esserci nella sola giornata di Domenica), un nuovo mattoncino nel grande muro degli Eventi del vino in Italia. Location, spazio, offerta, organizzazione e, perché no, elegante semplicità, una formula semplice per un risultato assicurato. Appuntamento al 2026     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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FLY & RUN AMP Arrow Right Top Bg

25 Settembre, 2025

VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT "FLY" & "RUN" 2023, AMP

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 6 Maggio, presso il MANGILI GARDEN HOTEL di Roma 5 Produttori hanno presentato alcune delle loro etichette durante una serata in cui cibo e vino si sono presi per mano e hanno parlato Qualità e Territorio. Abruzzo, Alto Adige, Toscana, Trentino e Sicilia, TENUTA DEL PRIORE COL DEL MONDO, AMP, LEUTA WINERY, LA MAGIA, STATELLA, bolle, bianchi, rosati e rossi, stili diversi, stessa mentalità. Per motivo di spazio le righe che leggerete sono dedicate a uno solo di loro ma gli altri…non me li lascerò scappare, è solo questione di tempo.   ANDREA Beh Andrea (Moser) non è certo un novellino. Si è fatto le ossa con FRANZ HAAS, ha messo su muscoli dirigendo quella CANTINA CALDARO che è la più grande Cantina Cooperativa dell’Alto Adige. Giovane, dinamico, paura di niente, né di sperimentare (ripenso a quel PROJECT XXX che stava per eXplore, eXperiment, eXclusive di cui scrissi qui tanto tempo fa) né di tirare una linea sul passato e percorrere sentieri mai battuti.   TEMPORARY WINE TEMPORARY WINE è un progetto “figlio” di XXX, un progetto che in buona parte stravolge il concetto comune di enologia e invita a dimenticare le annate asservite al vino per abbracciare con animo puro il vino asservito all’annata. I vini pensati da Andrea sono vini itineranti, migranti come è migrante la vite, figli del territorio, del clima impazzito, della fortuna, della bravura, dell’estro del winemaker. Cambiano regioni e vitigni, cambiano le idee, cambiano gli uomini…strade sempre diverse per vini pensati e voluti per essere unici, emozionanti e irripetibili. Il cuore, la passione, l’attenzione, la cura, il rispetto: sempre quelli, mai diversi. “FLY” & “RUN” Ying e Yang, pinot entrambi, bianco e nero, stessa vigna, stesse radici a percorrere sentieri diversi, due vini per due dediche (scoprite Voi a chi). – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT PINOT BIANCO “FLY” 2023, AMP: ha la leggerezza del pallone dei fratelli Mongolfier, quella dell’aria frizzante delle alte quote. Intenso come una sequenza di microappigli su una placca strapiombante, di ruvida solidità come quei porfidi che le radici della vite sondano fin nel profondo. Calcare e porfido, l’acqua e il fuoco che diventano terra, l’aria a fare da legante. Alterna l’agrume alla pesca bianca, il mughetto alle erbe aromatiche, calca la mano sullo sfalcio maturo e sul contadino che si terge la fronte, sciacqua il tutto con una salina onda di risacca che vien voglia di surfare. Il sorso è marinaio che segue la bussola del sale, dritto, preciso lungo la rotta dell’olfatto orza sulla scia glicerica fino al porto sicuro della mandorla tostata e della scorza d’agrume. Forse un po’ impostato, certamente profondo, assolutamente verticale. Non basterà una bottiglia per comprenderlo, compratene “tre per tre” tre di questa annata e tre delle due che seguiranno. Poi non ce ne saranno più e Voi…non è detto che abbiate capito. 91 Punti. – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT PINOT NERO “RUN” 2023, AMP: “RUN” è più terragno, vola basso anzi…corre. Piè veloce come Achille l’Eroe, piede alato come Mercurio messaggero. A voi la scelta, lui corre e racconta di chilometri che sono diventati viaggio. Viene dall’Oriente e ha una bisaccia di spezie vinta ai dadi col Syrah. Mimetico ha attraversato i boschi portando in dote resine e strobili, calpestato terra bagnata, masticato viticci per goliardia bambina. Per carità, il frutto c’è, succoso, aspro, dissetante, la visciola, il lampone…ce n’è tanto, ma è per quelli che si fermano all’abito e non indagano lo spirito. Il sorso è la meta del viaggio (o forse no), di certo è un passo che ti toglie da dov’eri e ti porta altrove. L’hai pensato fresco e l’hai voluto fresco! L’hai messo nella glacette e ringrazi l’intuito (ché l’esperienza e solo di chi sa o c’è già passato). Il primo è lungo, affilato, dissetante, se non facessi finta di essere uno che “assaggia” saresti già al secondo bicchiere di questo girotondo che come la storia s’avvolge su se stesso. Prima il frutto, poi il bosco, poi la spezia, poi intrichi mediterranei, poi il frutto…sempre uguale e sempre diverso. Vi ricordate delle “tre bottiglie per tre anni”? Pensate al domani e vivete l’oggi. Pensate al girotondo. 90 Punti. “FLY” & “RUN” non costano poco, ma sono UNICI e ce ne sono pochipochi, cercateli, se Vi capita assaggiateli, se potete comprateli, se li comprate compratene tre (per tre). Cosa faccio io? Non ve lo dico   Roberto Alloi VINODENTRO  
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TORRE ZAMBRA Arrow Right Top Bg

18 Settembre, 2025

TORRE ZAMBRA. Una perla preziosa nell'ostrica di Villamagna.

L’AZIENDA Siamo a Villamagna (CH), là dove una delle più piccole DOC d’Italia (e sicuramente la più piccola d’Abruzzo) firma vini che sanno di tradizione e strizzano l’occhio a un futuro non solo immaginato ma fortemente voluto. La storia che lega TORRE ZAMBRA e la Famiglia De Cerchio al vino inizia qui nel 1910, quando il bisnonno Vincenzo acquista dai latifondisti borbonici dell’epoca i venti ettari di terreno sui quali si erge ancora oggi l’omonima torre di avvistamento per impiantarvi i primi vigneti di Montepulciano e Trebbiano. Le vicissitudini del secondo conflitto mondiale azzerarono quanto fatto fino ad allora, il dopoguerra fu dedicato alla rinascita dell’Azienda agricola e il 1961 al primo imbottigliamento (a precorrere i tempi di gran parte dell’allora Abruzzo del vino). Oggi l’Azienda è guidata da un Federico che ha fatto della promozione del lavoro della propria famiglia quasi una missione. Al marchio storico si sono affiancati altri progetti in Abruzzo, Puglia e Sicilia, la nuova cantina è in fase di ultimazione e la storica torre si è quasi definitivamente trasformata nella suite più prestigiosa del moderno relais con piscina che accoglie oggi gli enoturisti e non solo. I VINI (MA MICA TUTTI) Sostenibilità e Tradizione sono alla base della produzione aziendale. Una produzione incentrata prevalentemente sui rossi ma affatto dimentica di quei bianchi di cui troppo spesso ci si dimentica bevendo l’Abruzzo. Fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, cemento, legno ma soprattutto Territorio, un Territorio che porta nel bicchiere l’unicità delle caratteristiche pedoclimatiche di Villamagna e tutta quella resilienza abruzzese che quella Torre che campeggia in etichetta e fisicamente in Azienda rappresenta appieno.   – TERRE D’ABRUZZO IGT PECORINO “POGGIO SALAIA” BIOLOGICO 2024: mughetto e sambuco aprono le danze. Vegetalità inattese e sottile mineralità che nell’immediato zittiscono pera Williams e susina che però non ci stanno a farsi mettere i piedi in testa. Ed è tra queste dolcezze di frutto e le amaritudini di nocciola che si srotola il plot centrale di un olfatto che, in chiusura, s’imbelletta di cipria e note di panificazione. In bocca spiccano freschezza e minerale sapidità e la chiusura se la giocano a pari e dispari l’agrume e la mandorla. Un Pecorino inatteso. 87++ Punti. – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “PASSO SACRO” BIOLOGICO 2024: sarà colpa del Pecorino assaggiato poco prima ma qui, quella nota di cipria evidenzia un continuum che è firma in calce alla filosofia produttiva e precede incensando le note rosse di fragoline, lamponi e ciliegie croccanti. Le note floreali sono appannaggio dei gerani mentre sorprende una nota piuttosto netta di oliva verde. L’assaggio evidenzia freschezza e sapidità e procede tra modernità e tradizione sottolineando ora la frutta ora quel green varietale del Montepulciano che, spesso celato, ci accompagna qui fino a una chiusura nella quale fa nuovamente capolino la frutta. 87- – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PIANA MARINA” BIOLOGICO 2023: il sottofondo è incipriato e allusivo, ma la sostanza, l’anima di questo vino è quel mare che sta laggiù… Ve ne trasmette subito il nuotare impazzito delle alici il pizzicore del finocchietto selvatico e del timo che ne guardano la vastità dalle colline di Villamagna. E poi arrivano le dolcezze del tiglio, della pera, dell’albicocca, dello zafferano, delle scorzette candite, del confetto… E le freschezze di una mela Granny Smith s’accompagnano alle amaritudini della nocciola non ancora matura e alle zenzerose piccantezze. In bocca ha massa e manca forse di un po’ di dinamismo, propone freschezza e impone sapidità, sottolineando un agrume che può traviare spingendo a lasciar lì un resto che, a calice vuoto, è tanta roba: un accenno di idrocarburo, cenere di camino per pensare, mineralità prima celata e una chiusura d’osso di pesca. Pecca d’arrogante gioventù facendosi cercare anziché proporsi ma metterà la testa a posto. Da bere ascoltando SEVEN INTO THE SEA degli IN TUA NUA. 89- Punti. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “MADIA” BIOLOGICO 2022: un incipit alcolico un po’ scorbutico prelude a toni aspri ed elegantemente campagnoli di piccoli frutti rossi e neri, delle more ha le spine, delle visciole l’asprezza, della prugna la dolcezza, del tè la spinta, del viticcio la vegetale freschezza. Un po’ di terra umida introduce un sorso di delicata consistenza, luminoso di frutta croccante e tannini quasi domi che s’impegna a sostenere tipicità varietali erbacee e amaricanti ma, nel finale, china il capo lasciando campo aperto a una frutta decisamente più organizzata. 86+ Punti, ma solo perché sono cattivo e non gli perdono quella resa finale. With the compliments. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “COLLE MAGGIO” BIOLOGICO 2022: il naso mi riporta subito alle amarene che nonna metteva nel barattolo, sotto uno zucchero che al sole diventava quel nettare che tanto le piaceva, poi sono viole, tabacco trinciato forte, fresche grassezze di quegli After Eight che scartavo con giovanile supponenza e che ormai non sono più di moda, e liquirizia tutt’attorno a riempire l’atmosfera con il fumo di un camino spento. In bocca è caldo, morbido, sostanzioso ma agile grazie alla vivacità dei tannini e alla sapidità di cui è intriso. Chiude sui toni della frutta sottolineando un pochino troppo il legno che lo ha ospitato. 88 Punti con, forse, un -. – VILLAMAGNA DOC 2022: Montepulciano dentro! Selvatico, ispido, rustico, con quell’accenno pollaioso che è strizzata d’occhio e affatto vergogna… Gli lisciano il pelo i frutti rossi in confettura, e le dolcezze balsamiche del tabacco, la grazia dei petali di rosa e la freschezza ammiccante dell’agrume lasciando posto, in ultimo, a sottili tostature di pepe e caffè. Il sorso è un abbraccio energico che avvolge e solleva, una scossa di freschezza, una tannica pacca sulla spalla e mani fruttate che, infine, allontanano e squadrano. Moderno? Tradizionale? Scegliete voi, magari aprendone una seconda bottiglia (ché la prima è finita mentre decidevate). 88 Punti. E QUNDI? E quindi GRAZIE a TORRE ZAMBRA e alla Famiglia De Cerchio per l’ospitalità, la cortesia e la professionalità dimostratami, GRAZIE a Luisa per avermi dedicato un paio d’ore del suo preziosissimo tempo e anche a Voi che avete avuto la cortesia di leggermi fino qui. TORRE ZAMBRA è una piccola perla preziosa nell’ostrica di Villamagna, io tornerò per assaggiare altro, Voi andateci…ne vale la pena.     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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ENOTirino 2025 Arrow Right Top Bg

11 Settembre, 2025

ENOTirino 2025. Una masterclass e qualcos'altro.

IL COSA E IL DOVE Il 30 e 31 Agosto, Bussi sul Tirino ha ospitato la seconda Edizione di ENOTIRINO, Evento fortemente voluto da Giorgio d’Orazio, Luca Di Carlo e Marco Giuliani con il duplice intento di valorizzare e promuovere le eccellenze enologiche abruzzesi e contribuire alla rinascita di Bussi e di tutta quella Valle del Pescaraviolentata per anni dai veleni e dal menefreghismo della MONTEDISON. Un Bussi dal quale ha mosso i primi passi la storia del vino di tutta la Regione, un Bussi dove Montepulciano e Cerasuolo raccontano autenticità e Tradizione. Circa 100 le Aziende presenti in rappresentanza di un Abruzzo fatto di Territori spesso duri come le popolazioni italiche che lo abitavano ma sicuramente in grado di accogliere, Territori dai quali è necessario e fondamentale partire per conoscere il vino. Una manifestazione organizzata e partecipata come poche che nelle sale di un Castello Cantelmo tornato a vecchi splendori ha riunito tanta ma tanta Qualità. A tutto questo (che mica è poco) si aggiunge il piacevole pomeriggio trascorso solo pochi giorni prima con un Giuliano Pettinella che, nella nuova e ormai pienamente operativa cantina di Tocco da Casauria mi ha voluto regalare due ore del suo preziosissimo tempo e tutte le emozioni che i suoi vini mi sanno regalare ogniqualvolta ci ficco il naso dentro. Un Giuliano Pettinella che troverete più avanti accostato all’altro amico Alessandro Filomusi Guelfi nella bellissima masterclass dedicata alla sottozona Casauria e ai suoi tesori. Dodici i vini di cui leggerete, sei quelli della masterclass, cinque tra i pochi che il poco tempo di un Sabato impicciatissimo mi ha lasciato assaggiare e un’ultima etichetta (che in realtà sarebbero tre) assaggiata da Giuliano nell’occasione di cui Vi ho detto. Come sempre Vi invito a leggere ma mai come questa volta Vi invito ad assaggiare! LA MASTERCLASS “CASAURIA: TRA TRADIZIONE E CONTEMPORANEITÀ”, titolo che ha suscitato qualche perplessità soprattutto pensando ai protagonisti dell’incontro, un Giuliano che ha rappresentato sin dalle sue prime bottiglie il futuro del Montepulciano (inteso come vitigno) pur dimostrando di voler rimanere fortemente ancorato alla Tradizione e un Alessandro che, gravato del peso di un’eredità importante come quella lasciatagli dal padre Lorenzo, sembra avere ben chiare le idee sulla strada da intraprendere, una strada che corre parallela a quella di Giuliano con i dovuti distinguo e lo stesso traguardo ben fissato in mente. Sei i vini in degustazione, tre per ciascuno dei due “contendenti”, sei vini “uguali”, sei vini profondamente diversi, cinque annate con una 2019 presa come ponte sul quale stringersi la mano guardando al domani. Date una letta alle mie personali considerazioni e vogliate perdonare l’essere stato prolisso nel descrivere quel primo vino che, come dettoVi, ho avuto sotto il naso tre volte nel breve periodo. Leggete ma soprattutto assaggiate (e stavolta dovrete impegnarVi per cercare ‘ste bottiglie, ché non ce ne sono mica tante in giro). – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022, PETTINELLA: dall’ultima volta che l’ho assaggiato ha scontato un altro anno di pena in quel vetro che lo costringe. Un anno durante il quale ha potuto riflettere, educare il proprio comportamento, iniziare a pensare al futuro. Ha rinunciato al “satana” dello sgarbo alcolico lasciatogli in eredità da un’annata torrida e s’è lasciato andare totalmente alla freschezza. S’approccia al Vostro naso come un vino di pancia, quasi dimentico dello spirito se non di quello orgoglioso e viscerale che porta in dote da quel Territorio che mai come ora sembra voler “tenere fuori”, rivendicare la propria unicità. Racconta la campagna delle visciole e delle marasche, ricorda la mora e il graffio della spina, la liquirizia che Vi guarda passare dal bordo della strada… Un appena boschivo di funghi e cortecce e poi il sorso… Vivace, impulsivo prima, compulsivo poi. Non Vi abbraccia, Vi avvinghia, difficile scrollarselo di dosso. Inciampate nella sua calcarea, spigolosa mineralità, nel suo cilicio di tannini e cercate nuovamente conforto in quel naso che ora Vi regala l’Oriente delle spezie e un’amarena che ora è, la gentilezza della vaniglia e lo sgambetto monello del vinacciolo. A questo punto mi è d’obbligo innestare in questa folle narrazione l’over-time dedicatogli una settimana prima in quel di Tocco da Casauria, laddove nasce e cresce, dove Giuliano ha voluto regalarmi due preziosissime ore di emozioni. Quel giorno era passata un’oretta da quando il bicchiere lo aveva accolto, un’ora di chiacchiere, nasi ficcati dentro alla traditora, assaggi e grandi sorsi, refill e pensieri. E in quell’ora, seguendo lo slancio naturale proprio dei vini “artigianali” ha mostrato tutta la sua mutevolezza, quella dei vini fatti così, con passione e sapiente artigianalità. In una sorta di danza verticale fatta di posati avanzamenti s’è innalzato dalla terra e dalle radici verso il sole di un frutto pieno e rotondo e quell’amarena, prima sconosciuta, si è poi palesata nel calice riempiendo il palato del suo succo. Da Femmina a Donna, da amante a moglie, dal sesso all’amore. Alla fine, tornando all’oggi e tirando le somme, penserete a un’eresia ma mi sembra ancor più giovane della volta scorsa e quel fondo del calice che sa di sagrestia mi pare oggi quasi una preghiera, uno “stappami” cantato dalle sirene cui noi, novelli Ulisse, dobbiamo essere bravi a resistere. Vuole farcelo credere ma ancora non s’è redento. Da bere ascoltando LA GUERRA È FINITA dei BAUSTELLE. È forse per questo che a un anno di distanza si ritrova con un meno in meno (89- e tantetante speranze). Monellaccio. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2021, PETTINELLA: un olfatto inatteso, firmato da un graffio di alcol. S’atteggia a più maturo di frutto e di carattere, sfoderando da subito quell’amarena prima celata ai più frettolosi ma forse è solo apparenza, ché subito porta aria di temporale. Ed è proprio quella ferrosa atmosfera che si percepisce quando l’aria è carica di elettricità a tradirne l’animo scalpitante. Imbrigliato nel resto dei suoi stessi profumi morde il freno, muore dalla voglia di raccontare macchia mediterranea, spezie, pot pourri di fiori secchi, la freschezza delle erbe aromatiche, la voce balsamica della liquirizia. Un suo andare di fretta che impone calma perché questa sua irruenza mal si confà alla sostanza che comunica. In bocca è il tannino il padrone. Governa il frutto con pugno di ferro in guanto di velluto, esaltandone la massa senza consentirgli di valicare quel confine oltre il quale scadrebbe nella scontata opulenza. Nel finale la calcarea mineralità s’accosta e accompagna il sorso lasciando spazio ancora alla freschezza nel finale sottilmente balsamico. Sicuramente non ancora arrivato ma prossimo al traguardo della prontezza. 89-. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2019, PETTINELLA: austero nel suo abito tessuto di balsamicità da sagrestia. Un abito talare che comunica la sacralità dello scricchiolio sotto i piedi delle tavole di una soffitta ingombra di ricordi, l’attenzione e la meraviglia di aprire un vecchio album impolverato dal quale ammicca lo sguardo dello zio Giovanni (che in realtà amava il rosato) quasi imponendo la cura che con un’uva ricca e “rustica” come il Montepulciano si deve avere per coglierne gli aspetti essenziali evitando inutili ridondanze. L’olfatto si muove attento come un funambolo sul filo teso e sottile dell’equilibrio, un Philippe Petit che tra le Torri Gemelle della luce e dell’oscurità incontra in armoniosa successione l’amarena (ma dio ci scampi dal confonderla con quella dei topping da quattro soldi), i fiori appassiti, le erbe aromatiche, la liquirizia, la china e un tocco animale che è firma in calce a un lavoro di conservazione della storia viaggiando nel futuro. Il sorso è di pesante leggerezza, massiccio eppure sveltissimo nell’assolvere il suo compito dissetante richiedendo un immediato refill. La freschezza sostiene, il tannino coinvolge, il frutto rapisce, la spezia fa sognare, la mineralità…la mineralità chiude il sipario, ricordando la pietra e la terra da cui nasce la pianta, a chiudere un cerchio perfetto con l’etereo incipit. Da bere ascoltando DON’T SPEAK dei NO DOUBT. 91+ Punti. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2019 RISERVA, FILOMUSI GUELFI: a memoria m’era successa la stessa cosa con l’annata 2014, stesse sensazioni, stesso impatto emotivo. Un Montepulciano “al contrario” questo di Alessandro (anche pensando a quello che Lorenzo cercava di ottenere dai suoi vini). Un vino che costringe a ripensare la dinamica dell’assaggio facendoci fare autocritica laddove abbiamo peccato di omologazione. Il naso Vi porta a passeggio nell’orto e Vi lascia apprezzare lattuga e sedano rapa, peperone, foglia di pomodoro. Il frutto c’è, arriva! Ma dovete aspettarlo un po’, sta maturando, la visciola ha appena virato di colore, è aspra e pungente. E poi arrivano le note scure, del legnetto di liquirizia, del caffè, fors’anche il cacao, di sicuro l’ispido della pelliccia, di una firma “animale” che tiene il vino ancorato alla terra dalla quale proviene. In bocca non fa sconti, nessuna piacioneria, nessun ammiccamento. Il tannino è ruvida carezza, forse scappellotto, di sicuro contraltare alla dolcezza di una frutta ben più evidente che al naso. Chiude su balsamici ricordi di liquirizia lasciandoVi soli a dialogare con l’anima. 88+ Punti; meno, molti meno di quanti gliene darei pensando a quanto mi piace. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “FONTE DEI” 2015, FILOMUSI GUELFI: dalla saggezza del cru che Lorenzo immaginava potesse rappresentare il “cos’è” Casauria, un vino che porta la firma di chi l’ha voluto. Al naso non si schermisce e mostra tutta la potenza di cui il Montepulciano dispone. Se vi confronto i Montepulciano di Giuliano, sembra che quelli ne vogliano seguire le tracce. Hanno una falcata molto più agile, una frequenza di corsa più rapida, tre passi dei loro per uno di questo “FONTE DEI” eppure viaggiano affiancati nel solco della tradizione verso il traguardo di un futuro mai dimentico del passato Qui è di nuovo evidente il frutto, uno spot su un palcoscenico scuro fatto di inchiostro, china, liquirizia, funghi forse, note vegetali sicuramente. Terziari morbidi e intimisti per pensare il giusto prima del sorso. In bocca è potenza e agilità, dinamica freschezza a snellirne la struttura imponente. Succoso, legno ben integrato, tannini cavalcati a pelo ma ben domati e un finale lunghissimo di frutta, spezie e…caffè. Forse non il mio Montepulciano, ma forse perché sono il solito iconoclasta. 89+ Punti con forse un altro +. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2012 (CAMPIONE DI BOTTE), FILOMUSI GUELFI: imbottigliato a tradimento per l’occasione, sembra essersela presa a male. Sbuffa, ringhia, drizza il pelo, scansa le carezze… Scorbutico al naso, chiuso, introverso, quasi scocciato di essere stato tratto fuori da quel suo buio esilio che dura ormai da ben tredici anni. È reticente nel raccontare di prugne e visciole, meno a far parlare della liquirizia, del giusto di pepe… Anche in bocca si mostra poco accondiscendente. Sottolinea i tannini, si spinge fino a mostrare un animo di frutti neri, poi un allungo di spezie e…mette di nuovo il broncio. Forse è il caso di parlarci un po’ (ma oggi non ce n’è il tempo) oppure è meglio che se ne stia ancora qualche tempo a rimuginare su quello che è e quello che vuole essere. Mi meraviglio nello scrivere “non pronto” ma tant’è. 88 Punti e tante belle speranze anche per lui. A LATERE – CONTROGUERRA DOC PECORINO “CASANOVA” 2024, BARONE CORNACCHIA: un Pecorino diverso da quanto mi aspettassi (è la seconda volta che mi capita quest’Estate!). Sicuramente vi colpirà la vibrante, agrumata freschezza, sicuramente la frutta matura guida le danze e quella tropicale non sta certo in finestra a guardare ma è quell’atmosfera calda e ventilata che fa tanto “collina” a sorprendermi, quell’idea di erba di campo e fiori piegati dalle brezze adriatiche. In bocca freschezza e sapidità marina si danno di gomito e…quel tannino sottile e birichino… In chiusura agrumi ed erbe aromatiche per un Pecorino da assaggiare. 85 Punti con forse un -. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “POGGIO VARANO” MACERATO 2022, BARONE CORNACCHIA: un naso concentrato come l’occhio suggerisce, sostanzioso nei suoi profumi di mela macerata, pesca gialla, nespole. Tanta frutta in una atmosfera selvatica e vegetale che in fondo lascia intravedere note amaricanti di frutta secca non ancora matura e freschezze d’agrume. Sorso voglioso, materico, scorrevole, di grande coerenza, che aggiunge amaritudini di erbe aromatiche al plot olfattivo e chiude lungo, davvero lungo. 88 Punti con forse un + – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “VIGNA LE COSTE” 2019 RISERVA, BARONE CORNACCHIA: E la frutta?! Dov’è la frutta!? L’incipit è balsamico e speziato, pizzicoso di pepe, dolce di cannella e chiodi di garofano. Poi verde di corteccia, umido di bosco, vispo di resina, amaricante di liquirizia, caffè e cacao per le tostature e poi…ecco la frutta, rossa (con qualche fiore). Sorso caldo, materico, educatamente tannico, elegante nonostante la decisa sapidità, morbido quanto serve per soddisfare i palati più omologati ma senza prestare il fianco a inutili piacionerie. 87+ Punti. – COLLI APRUTINI IGT PECORINO “CORTALTO” 2019, CERULLI SPINOZZI: Pecorino (e siamo a tre)?! Sicuri che non sia Trebbiano?! O forse Riesling?! Vegetale anche nel suo proporre quegli agrumi cui al frutto sembra preferire la foglia, nei fiori di mughetto, nella freschezza della mentuccia. Amaricante di timo… Ma che sto dicendo!? Gli idrocarburi sono quelli che strillano! Da quando la Mosella ha cambiato corso ed è diventata un affluente del Vomano!? Appena lo assaggiate “il sale Vi assale”, dovete berne un secondo sorso, subito, prima di ritrovare nuovamente un agrume fresco-amaro che è quasi lime (altro che Margarita!). Bellobello! 89—Punti. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PER INIZIARE” 2017, RABOTTINI: intenso nel proporre fiori secchi, mela matura, nespola, sambuco, un appena di smalto, idrocarburi appena accesi, mandorla e un tocco di miele. In bocca è compatto, tannico quanto serve a tener per mano la minerale sapidità, ripropone la mela e svela la paglia, il confetto, le erbe aromatiche. Completo ed elegante, l’ho già assaggiato più volte ma…farò finta di non ricordare e riassaggerò con più calma. Da non perdere. 89—Punti. – CERASUOLO D’ABRUZZO “TAUMA” 2024, PETTINELLA: beh, di questo “Cerasuolo” (tra virgolette perché deve ancora capire da che parte stare) ho già scritto diverse volte (andateVi a cercare gli altri articoli, ché mica posso dirVi tutto io!). Rispetto alla 2022 che è l’ultima in cui ho ficcato il naso, questa appare molto più solare e, forse, marina. Sottolinea subito il sudore e la fatica ma poi s’allarga in un sorriso di frutta rossa, carnosa, palpabile, presente; ma non la banale ciliegia, ci sono i ribes, i lamponi, qualcosa di piccolo che dovete scarpinare su per i monti per raccogliere. Ché, qui niente è scontato e tutto ha un senso che DOVETE cercare. Ed è solo VOLENDO che riuscirete a passare al secondo livello, quello che sbloccate pensando a un legno che c’è ma è diafana presenza, quello che regala liquirizia e cioccolato fondente, un’impronta nera sulla sabbia dorata, là dove nessuno si sarebbe aspettato di trovarla. Frutta, sale e…calore. Un calore che sorprende quando Vi accorgete che i gradi alcolici che il naso supponeva sono tanti di meno, un calore che diventa grande freschezza quando, impossibilitati a resistere, Vi lasciate andare al sorso. Importante eppure godurioso, un urlo quasi blasfemo di sale e graffianti acidità, quella della melagrana, quella del chinotto… Lunghissimo in bocca come lo sguardo che si perde nel blu cangiante dell’Adriatico, a ricordare la frutta rossa e, questa volta si, la ciliegia sorprendendo ancora una volta con una nota scura di oliva. 88++ Punti. E QUINDI? E quindi grazie a Giorgio per avermi invitato anche quest’anno a una manifestazione che avrei voluto avere il tempo di gestire con la calma che merita e di cui metto in agenda sin da ora l’Edizione 2026. Un Evento davvero bello in un posto davvero bello, un Evento degno di entrare nel novero di quelli estivi cui non si può mancare. Vi aspetto lì l’anno prossimo.       Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Frascati Città del Vino 2025 Arrow Right Top Bg

4 Settembre, 2025

Frascati incontra Frascati: il Concorso Enologico Città del Vino 2025

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 17 Luglio l’Aula Consiliare “FALCONE E BORSELLINO” di Palazzo Marconi a Frascati ha rivestito l’insolita veste di sala degustazione ospitando la premiazione dei vini “frascatani” che si sono fatti onore al XXIII Concorso Enologico Internazionale “CITTÀ DEL VINO”. Presenti il Sindaco Francesca Sbardella e l’Assessore Claudio Cerroni, diplomi e medaglie sono stati consegnati ad Aziende che da anni si impegnano a fare Qualità e a promuovere un Territorio assolutamente unico come quello dei Castelli Romani attraverso il prodotto Vino. Vino quale prodotto estetico ed estatico, vino quale Cultura vino quale conoscenza, impegno e capacità. LA MASTERCLASS Ben sedici le etichette in assaggio. Sedici vini tra “FRASCATI” veri e propri (DOC e DOCG) e vini prodotti da Aziende “DI” Frascati presentati dal Sommelier Francesco Radiciotti. Sedici vini in rappresentanza di un areale molto ampio interpretato da ciascun Produttore in maniera personale. Mentre metto nero su bianco le mie personalissime note di degustazione, mi accorgo di ritrovarmi ad un anno di distanza dall’Edizione 2024 ragionando ancora una volta su quale sia il metro di giudizio adottato dalla Giuria internazionale e, ahimè, quale sia l’idea che i Produttori hanno riguardo il raccontare e il promuovere un Territorio attraverso pratiche che sembrano spesso ribaltare l’etimo del termine (terrere) “escludendo” ciò che dovrebbe essere difeso a favore dell’inclusione di quanto, essendo “estraneo”, dovrebbe altresì essere “escluso”. Difficile infatti, al di là di quanto raccontato da chi conduceva gli assaggi e da diversi dei Produttori intervenuti, leggere il contributo organolettico del Vulcano Laziale in molti dei calici. Questo sembra dimostrare ancora una volta quanto, nella realtà dei fatti e conti della serva alla mano, il mercato sia più importante dell’idea che si dice di voler far passare. In ogni caso e ben lungi dal voler innescare e cavalcare alcuna sterile polemica, date una letta al mio personalissimo recit de dégustation, correte ad assaggiare (ché senza ficcare personalmente il naso nel bicchiere, le parole restano tali e assolutamente vuote), criticate e…condividete. – FRASCATI DOC SPUMANTE “SPUMANTE SAN MARCO” BRUT, CANTINE SAN MARCO: tra le morbidezze della mela matura si fa strada la freschezza dell’agrume, un sospiro di fiori di campo e quel 30% di Malvasia Puntinata segna a dito più la nocciola che la mandorla. In bocca è bollicinoso ma s’atteggia a garbato, punta sull’importante acidità ma pecca sul piano della mineralità territoriale, ricorda i descrittori olfattivi aggiungendo un pizzico di erbe aromatiche e chiude sul contrasto tra l’appena di ammandorlato e la sottile tendenza dolce. Ostentatamente piacione. 83 Punti – VINO SPUMANTE “> CESANESE” 2024, AZIENDA AGRICOLA L’OLIVELLA: un Cesanese dalle bolle divertenti, sbarazzine e anche più esuberanti del precedente, che tira timidamente in ballo piccoli frutti di bosco e melagrana. In bocca la birbante effervescenza amplifica le note fragolose e accompagna il sorso verso un finale cui le leggere piccantezze regalano un po’ di interesse e mezzo punto di bonus. 83+ Punti.   – LAZIO IGT MALVASIA PUNTINATA “SOLO MIA” 2024, CASALE VALLECHIESA: si mostra con imbellettata aromaticità proponendo vegetalità erbacee e note di gelsomino, mandorla dolce e camomilla in una atmosfera di iodata sapidità. In bocca la sostanza glicerica affianca la sapidità e veicola le sensazioni fruttato-agrumate. Buona la persistenza. 85 Punti.   – LAZIO IGT BELLONE “RUPES” 2024, TENUTA DE’ NOTARI: propone un naso timido e fresco che racconta pesca bianca e agrumi su uno sfondo appena vegetale. Sorso fresco, esile e scorrevole, con una chiusura di mandorla dolce a coprire gli accenti sapidi. 83- Punti.     – LAZIO IGT BIANCO “QUARANTA/SESSANTA BIANCO” 2023, AZIENDA AGRICOLA L’OLIVELLA: l’etichetta annota le percentuali di Viognier (da vendemmia anticipata) e Bellone (da vendemmia tardiva) di un vino che, a tre anni dalla sua comparsa sul mercato, non riesce ancora a liberarsi dalla voglia di scimmiottare il Sauvignon. Pesche, nespole e sambuco sugli scudi, salvia, timo e un accenno di pietrisco a seguire le schiere. Sorso sicuramente fresco e giustamente sapido ma ahimè ostentatamente piacione e modaiolo. 83 Punti. – LAZIO IGP SAUVIGNON “SESTO 21” 2024, CASATA MERGÈ: naso intenso che propone la pesca e la sua armellina e una decisa nota di sedano rapa ad anticipare salvia, sfalci e tanto di ananas. In bocca mostra struttura, sapidità da vendere e, mentre esalta la foglia di pomodoro, calca il piede sull’acceleratore della frutta tropicale. 84+ Punti.     – FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO SANTA TERESA” 2024, FONTANA CANDIDA: pesche, fiori di campo, mandorle dolci, ginestre e…tropicalità accompagnate anche dallo sciabordio delle onde e da un filo di fumo che sa di “Signor Robinson”. Il sorso è morbido e ripropone i descrittori olfattivi aggiungendovi un tocco di salvia e un sospiro di aghi di pino. 86- Punti.   – FRASCATI SUPERIORE DOCG 2024, FERRI: giallo di camomilla e mimosa prosegue enunciando frutta tropicale e bergamotto tra intarsi di noce moscata ed erbe aromatiche. Sorso fresco e di sapidità sottolineata dall’atmosfera sottilmente iodata. Chiude su dolcezze fruttate senza dimenticarsi però di un tocco d’agrume. 85- Punti.   – FRASCATI SUPERIORE DOCG “HEREDIO” 2024, CASALE VALLECHIESA: l’olfatto induce a ozi tropicali, mollezze da cui le erbe officinali ci scuotono. Mughetti e un appena di mineralità introducono un sorso sicuramente fresco e appena meno sapido; una ricerca di equilibrio che, unita ai descrittori olfattivi ordinatamente riproposti, lo rendono forse troppo aderente al gusto internazionale piuttosto che aderente al Territorio. 85 Punti con forse un -.   – FRASCATI SUPERIORE DOCG “SESTO 21” 2023 RISERVA, CASATA MERGÈ: in una atmosfera di soffusa sacralità propone erbe aromatiche e gesso prima ancora della frutta matura. In bocca esalta la glicerica sostanza senza dimenticarsi della sapidità minerale. Un po’ in affanno la freschezza cui, nel finale giunge in aiuto la cremosa pasticceria degli agrumi. 86++ Punti. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “FILIAE” 2023 RISERVA, BORGO DEL CEDRO: il naso apprezza subito una silicea mineralità, un accenno di pietra sbattuta che ricorda l’idrocarburo e che introduce un corteo di albicocche, melone, lime a precedere dolcezze di acacia e grassezze di castagno. In bocca è brillante pur nel suo abito di compite morbidezze, fresco e assolutamente sapido, sottolinea il proprio carattere minerale e chiude con buona persistenza sui toni varietali della mandorla evidenziando, a bicchiere vuoto, leggere balsamicità e sottigliezze di erbe aromatiche. 87+ Punti. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO FILONARDI” 2023 RISERVA, VILLA SIMONE: tra mela e melone, tra camomilla e vegetalità di erbe aromatiche s’affaccia il vulcano con le sue profondità minerali. In bocca è dritto, morbido quanto serve per piacere ai molti, orgoglioso quanto deve per soddisfare i pochi. Chiude tra agrumi e mineralità raccontando di una giovinezza ancora lunga. 87 Punti.   – FRASCATI SUPERIORE DOCG “LUNA MATER” 2023 RISERVA, FONTANA CANDIDA: giallo di ginestre, senape e camomilla sposa presto il verde della mentuccia e delle erbe aromatiche fresche prima di rilassarsi a suon di pesche e susine. È una leggera brezza marina quella che introduce il sorso sostanzioso e glicerico, firmato da una graffiante sapidità che non si spegne neppure nel lungo finale. Unica pecca la gioventù. 86++ – LAZIO IGT ROSSO “QUARANTA / SESSANTA ROSSO” 2024, L’OLIVELLA: Syrah e Cesanese, l’Oriente e l’Impero. Marasche e prugne governano il naso ma la spezia…la spezia non ci sta a chinare il capo. E allora c’è il nero del pepe, il giallo della curcuma, sfrucugliano il naso e lasciano la curiosità di un’altra sniffata. In bocca è semplice e divertente, vinoso, stimola la chiacchiera, sa di pacca sulle spalle. Sapido fino all’osso ricalca l’olfatto e chiude sull’inatteso di una nota verde che sa di raspo e intriga. 87- Punti. – LAZIO IGT ROSSO “RACEMO ROSSO” 2022, AZIENDA AGRICOLA L’OLIVELLA: sessanta parti di Cesanese e il saldo di Sangiovese per un naso intenso e scuro di prugna matura (e forse secca), ciliegia e liquirizia a introdurre una balsamicità che vira presto sui toni di una vaniglia che contrasta con le diffuse leggerezze vegetali. Sorso ammiccante e agile nonostante la non esile struttura. Succoso, minerale, che mostra tannini ancora vivi e con un allungo gestito da piccantezze pepate e amaritudini di liquirizia. 86+ Punti. – LAZIO IGT ROSSO “PIVOT”, 2020, AZIENDA AGRICOLA L’OLIVELLA: sessanta parti di Cesanese e quaranta equamente divise tra Merlot e Cabernet Sauvignon. Un metodo Ripasso made in Frascati che regala un abbraccio olfattivo fatto di cioccolato, confettura di amarene, cuoio e un legno che è quello della radice di liquirizia e di un contenitore forse un po’ troppo presente. In bocca ha la morbidezza di un toffée, non particolarmente sapido mostra invece una importante spalla acida che incide su un sostanziale sbilanciamento gustativo che sottolinea la necessità di un assaggio futuro. Non certo il mio vino ma un bel vino (magari da bicchiere piccolo e pensieri) e, soprattutto, un vino che incontrerà il favore di molti. 86+ Punti. E QUINDI? E quindi niente! A distanza di un anno (anzi, a distanza di anni) nulla è cambiato. Di nuovo ci ritroviamo a parlare di Territorio senza conoscere il significato del termine e di un “vulcano” che ci circonda ma che non riesce a finire nel bicchiere. 16 vini di sicuro interesse ma che lasciano trasparire il livello qualitativo della concorrenza, 16 vini che sono lo specchio di quanto la giuria internazionale conosca l’areale dei Castelli Romani (con buona pace di ancora una volta ne ha ostentato la “qualificata” rappresentanza (fors’anche per vanto), 16 vini che rappresentano quello che il mercato cerca e quella che è la filosofia produttiva della gran parte delle Aziende. Quella di Frascati e “del” Frascati è ancora oggi una guerra che si combatte su due fronti, quello di fare vini “firmati” dalla storia e dal “luogo” e quella di fare vini che si vendono. Ficcando il naso in questi sedici bicchieri è evidente da quale parte penda la bilancia ma, pur volendo e dovendo giustificare i Produttori (che comunque, alla fine del mese, devono portare qualcosa in cassa), vorrei che da parte di questi ci fosse il coraggio di dire che così è perché così deve essere, senza quel “predicare bene e razzolare male” che il bicchiere non può nascondere. Il “Frascati” c’è, e anche in questa occasione s’è palesato, la sua è una storia di coraggio sta anche a noi averne per sostenerlo. VIVA IL FRASCATI Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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I Drink Pink 2025 Arrow Right Top Bg

28 Agosto, 2025

I DRINK PINK 2025 (by Gambero Rosso)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Luglio, negli ampi e rinnovati spazi dell’Hotel CARDO di Roma, GAMBERO ROSSO ha organizzato l’Edizione 2025 di I DRINK PINK, serata Evento dedicata a quel bere rosa che si sta conquistando spazi sempre più ampi nel cuore degli enoappassionati. Una serata che ha visto la partecipazione di un gran numero di enoappassionati (ed enofighetti) in cerca di Qualità e, perché no, di fuggire almeno per un po’ dal caldo cattivo che attanaglia Roma in questo Luglio africano come non mai. Una serata in cui al Vino s’è accostata la silenziosa Qualità dell’Extra Vergine e la ridanciana freschezza del Gelato con la “G” maiuscola. GLI ASSAGGI Tante le Aziende presenti (in molti casi lodevolmente di persona) e tante le etichette in degustazione. Un viaggio da Nord a Sud di un’Italia del vino colorata, spensierata ma sempre seria e poco incline a sacrificare la Qualità sull’altare di un colore che acchiappa l’occhio. Tante le etichette in cui ho ficcato il naso (e ancor di più le chiacchiere che ho scambiato con i Produttori). Tra queste ne ho scelte sei (più tre intrusi) da sottoporre alla Vostra attenzione. Sei vini che mi piace invitarVi ad andare ad assaggiare di persona, una TOP SIX che Vi invito come sempre a criticare, ampliare con quei consigli che però non mi date mai e condividere. QUELLO DA NOVANTA – OLTREPÒ PAVESE METODO CLASSICO DOCG CRUASÉ EXTRA BRUT 2018, SCUROPASSO ROCCAPIETRA: è il piccolo frutto rosso (lampone, mirtillo, ribes) il principe dell’olfatto (in maniera singolare oserei dire), ma la mela Granny Smith non ci sta a cedere lo scettro e s’allea quindi con un agrume che è arancia sanguinella per mantenere il potere. Non mancano dolcezze candite, note verdi di rosmarino, sottili tostature, note pasticcere di pan brioche, suadenti speziature di zafferano e un’atmosfera di gessosa mineralità. Il sorso rapisce con freschezza e dinamicità, un “ancora” strillato di arancia rossa e ribes fino al “non ti fermare” della chiusura di erbe aromatiche. Più che sensuale erotico. Un vino per disfare i letti e cedere al peccato. Cabalisticamente 90 Punti. Da bere ascoltando “SEX” dei NEGRITA. GLI ALTRI – TINTILIA DEL MOLISE DOP ROSATO “NON BERMI” 2024, CLAUDIO CIPRESSI (MOLISE): l’olfatto è un erotico “vedo non vedo” di piccoli frutti rossi e neri, poi melagrana, fiori di campo e una guepiere di roselline selvatiche che invita al sorso senza por tempo in mezzo. Succoso, piacevolissimo, intrigante, traviante, sottolinea la vena minerale e ripropone i toni dell’olfatto a colpi di piacevolissima freschezza e persistenza non comune. 87- Punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”.   – TINTILIA DEL MOLISE DOP “COLLEQUINTO” 2024, CLAUDIO CIPRESSI (MOLISE): rose e glicini precedono fragoline di bosco e lamponi senza dimenticarsi di un quid di noce moscata Poi un lampo di amarena forse fuori posto introduce un sorso polposo, sapido e di adeguata freschezza ben gestito dalla massa glicerica. Chiude piacevolmente lungo tra memorie di frutti rossi. 86+ Punti. – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “ROSA – AE” 2024, TORRE DEI BEATI (ABRUZZO): subito di gessosa mineralità ha un “poi” di gerani e roselline e un “dopo” di agrumi ed erbe aromatiche. È l’”infine” di liquirizia a invogliare il sorso, corrispondente e lungolungo nel richiamare i lamponi. Ne avevo già scritto anni fa quando era stato una delle mie “bottiglie della settimana”. A distanza di tempo cambia l’annata ma non la sostanza. Un vino che ci riporta al Cerasuolo che era con la Delorian del futuro. 87 Punti. – FRANCIACORTA DOCG BRUT ROSÉ 2021, FERGHETTINA (LOMBARDIA): elegante già nel suo abito di vetro propone al naso eleganze di geranio e freschezze di melagrana, dolcezze di prugna e amarena e sapidità di crosta di pane, dolcezze di spezia e mineralità che impregna. Sorso ricco, coerente nei profumi e nella sostanza fresco-sapida e con un finale di adeguata lunghezza. 88- Punti.   – TOSCANA IGT ROSATO “TM ROSÉ” 2024, TENUTA MONTETI (TOSCANA): di colore etereo, rapisce da subito l’occhio sorprendendo poi con un olfatto di maremmana, sostanziosa, contadina eleganza, quasi necessario per tenerlo con i piedi per terra. È tutto prati e campagna, erbe aromatiche e fiori di campo, salvia e rosmarino, margherite e cicoria, poi…poi arrivano i piccoli frutti rossi e la melagrana, dopo ancora l’intrigante amaritudine della mandorla fresca e una muschiata freschezza. Sorso che vive di una spina dorsale fresco sapida e della corrispondenza gusto-olfattiva. Agile come i cavalli maremmani che batterono i mustang di Buffalo Bill s’allunga in ricordi e tramonti. Più elegante o più contadino? Ci lascia con il dubbio e forse sta proprio qui il segreto del suo fascino. 88+ Punti (ma probabilmente sono almeno 3 di più). TRE “INTRUSI” – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “BIANCHI GRILLI PER LA TESTA” 2023, TORRE DEI BEATI(ABRUZZO): freschezze d’erba tagliata piuttosto che fieno maturo, freschezze di lime a contrasto di dolcezze di tiglio, piccantezze di zenzero e pepi…una tavolozza olfattiva che dipinge una tela salmastra. Al sorso spicca una freschezza cui pone freno la morbidezza glicerica mentre la sapidità marina si fonde con quella minerale in un lungo finale cui gli agrumi vogliono aggiungere la firma. 88 Punti. – PECORINO “GIOCHEREMO CON I FIORI” 2024, TORRE DEI BEATI (ABRUZZO): un incipit minerale schiude il sipario su quei fiori che l’etichetta invoca. Fiori di campo, di disarmante semplicità e bellezza, che precedono freschezze d’agrume ed erbe aromatiche e dolce, polposa sostanza di frutta gialla. Sorso di grande equilibrio che avvolge e coinvolge chiudendo lungo e sapido. Pecca di gioventù ma 87 Punti se li merita tutti. – TOSCANA IGT ROSSO “CABURNIO” 2019, TENUTA MONTETI (TOSCANA): sotto la luce delle marasche e ei lamponi si cela lo scuro della macchia mediterranea, la nota green della foglia di pomodoro, l’amaritudine della noce e lo stuzzicare del pepe, il tutto in un’atmosfera tabaccosa che non si può non notare. Sorso di grande corrispondenza segnato dalla carezza dei tannini e dalla energica chiusura balsamica e vegetale. Forse un po’ troppo ruffiano (sicuramente più del TM ROSÉ”). 87+ Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GAMBERO ROSSO per avermi voluto ospitare ancora una volta, a tutti i produttori che mi hanno sopportato con pazienza e che hanno voluto condividere con me le loro parole oltre che il loro vino e GRAZIE a Voi che avete avuto il buon cuore di sorbirvi fino a qui i miei sproloqui. È stato un Evento che mi spinge a mettere in agenda sin da ora un’Edizione 2026 che spero ancora più affascinante (un consiglio: fatelo anche Voi).     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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OLI D'ITALIA 2025 Arrow Right Top Bg

21 Agosto, 2025

Guida OLI D'ITALIA 2025 (by GAMBERO ROSSO)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 10 Luglio, nei rinnovati spazi dell’Hotel CARDO di Roma, GAMBERO ROSSO ha presentato al pubblico romano la sua Guida OLI D’ITALIA 2025. Una presentazione fatta un po’ in sordina all’interno della tappa romana di I DRINK PINK, manifestazione dedicata al rosa nel bicchiere. “Solo” otto le Aziende partecipanti di cui sette presenti con i propri EVO alla masterclass collegata, un numero certo non consono all’importanza dell’extravergine e che sembra voler confermare quanto “inutili” siano gli sforzi miei e di molti altri per comunicare quell’Extra Vergine di Oliva che, mancando dell’edonismo dell’alcol, non riuscirà mai ad affiancare il vino nel cuore dei consumatori. LA MASTERCLASS Condotta dal curatore della Guida Indra Galbo, è stata l’occasione per parlare a molti che di EVO poco sapevano di cos’è un Olio Extra Vergine di Oliva, quali sono le caratteristiche organolettiche cui fare attenzione, come imparare ad assaggiarlo e a sceglierlo. Niente di “tecnico” dunque e poco anche in termini di degustazione, ma un momento assolutamente importante in termini di comunicazione e divulgazione.     Sette gli Oli in degustazione provenienti da quattro regioni differenti. Sette interpretazioni di Extra Vergine che si sono presentate all’appuntamento con tutte le problematiche legate al periodo. Leggendo le mie personalissime note d’assaggio tenete dunque conto del fatto che, come già mi ritrovai a scrivere lo scorso anno e gli anni precedenti ancora, il Luglio romano sta all’EVO come io sto alla danza classica. Dategli comunque una letta, assaggiate e diffondete il verbo dell’Extra Vergine (e se per caso doveste essere tra quelli che “guardano i numeri”…tenete conto del fatto che sei mesi fa gli stessi oli avrebbero potuto prendere almeno un paio di Punti in più). – MONOCULTIVAR OTTOBRATICA “L’OTTOBRATICO”, OLEARIA SAN GIORGIO (CALABRIA): monocultivar che propone un olfatto caldo e maturo di pomodoro rosso e banana con un appena di frutta secca a contorno e un quid di lattuga e basilico a rinfrescare. In bocca mostra un sottile piccante di buona progressione e dell’amaro pare aver perso coscienza se non quando in chiusura propone sottili note di carciofo e una intrigante sapidità. 86 Punti con forse un -.   – “OPERE D’OLIO N°1”, COSTA D’ORO (UMBRIA): blend umbro a base Dolce Agogia propone al naso sentori maturi di mela e mandorla dolce seguiti da nuances di carciofo e da uno…sgarbo di quasi gomma. In bocca è delicato nel proporre i toni dell’amaro e di un piccante presente sin da subito ma che altrettanto velocemente tende a scomparire lasciando spazio in chiusura ad amaritudini di rucola. 83 Punti.   – “LAUDEMIO”, FRESCOBALDI (TOSCANA): olfatto delicato dal quale emergono chiari i sentori di cicoria, foglia di pomodoro e mandorla verde cui seguono sottili richiami di erbe aromatiche e fieno. L’assaggio segue l’olfatto aggiungendo freschezza e amplificando i temi del carciofo, del sedano rapa e dell’erba sfalciata di fresco. 87/+ Punti.     – “COLLEZIONE DI FAMIGLIA”, FARCHIONI OLII (UMBRIA): olfatto di buona intensità, verde di salvia e foglia di pomodoro con un bell’accento di mallo di noce. L’assaggio sottolinea un amaro di media intensità ma con un bel crescendo e un piccante a quasi pareggio. Sapida la chiusura con una delicata nota di aghi di pino. 87- Punti.   – “GRAN CRU TENUTA MACCHIA DI ROSE”, FRANTOIO MURAGLIA (PUGLIA): intenso nelle sensazioni vegetali erba appena sfalciata, pomodoro verde, erbe aromatiche, mandorla e sedano rapa. Amaro “strong” e piccante in rapido crescendo accendono le luci sui rimandi di cicoria, melanzana, lattuga e oiva. Assolutamente invidiabile la persistenza. 89 punti. – TERRE DI SIENA DOP “OLIO DEL CONTE” BIOLOGICO, POGGIO BONELLI (TOSCANA): olfatto verde ma non troppo (soprattutto parlando del pomodoro) che propone sentori erbacei, di carciofo e di mandorla dolce con un accenno alla freschezza della mela verde. Assaggio equilibrato segnato da un amaro di media intensità e da un piccante increscendo che sembra dire di wasabi. 86- Punti.   – MONOCULTIVAR CORATINA, DEDOLIO (PUGLIA): carciofo, cicoria di campo ed erba appena sfalciata riempiono il naso mentre un coro a bocca chiusa di erbe aromatiche e cime di rapa fa da controcanto. Assaggio di grande sostanza e notevole intensità a sottolineare un piccante che cerca di staccare di ruota l’amaro. 88—Punti.     E QUINDI? E quindi GRAZIE a GAMBERO ROSSO per essersi fatto ancora una volta ambasciatore dell’oro verde delle nostre tavole e a tutte le Aziende che hanno voluto essere presenti alla serata. Grazie di tutto e a tutti ma…ci sono diversi “ma” sui quali non mi stancherò mai di porre l’accento. Luglio non è il mese adatto per parlare di EVO, per quanto ben conservati quelli in assaggio apparivano tutti quantomeno “stanchi” e, in un paio di casi beh…si muovevano incerti sull’orlo del difetto. L’Extra Vergine soffre (e soffrirà sempre) di complesso di inferiorità nei confronti del vino e se si vuole fare davvero breccia nei cuori dei consumatori bisogna proporglielo all’apice delle proprie potenzialità! Da ultimo una “nota di servizio”: basta con la plastica dei bicchierini, si può e si dovrebbe assaggiare in altro materiale! Sfoghi a parte è stata comunque una bella serata e non ci saranno mai parole sufficienti per lodare il lavoro di chi si impegna a promuovere la Cultura dell’EVO di Qualità. GRAZIE a tutti (anche a Voi che avete avuto la buona creanza di leggermi fino a qui) Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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45° Forum della Cultura del Vino Arrow Right Top Bg

14 Agosto, 2025

45° Forum della Cultura del Vino

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 5 Luglio la Fondazione Italiana Sommelier ha organizzato negli ampi ed eleganti spazi dell’Hotel ROME CAVALIERI di Roma il 45° FORUM DELLA CULTURA DEL VINO, una giornata che in realtà è stata un viaggio tra parole e assaggi, un racconto di lavoro, passioni, territori che abbraccia l’intero stivale italico oltrepassandone i confini. Una Giornata organizzata insieme a VINITALY che è iniziata con il convegno “IL LUSSO DI STARE INSIEME” (a mio modestissimo parere poco azzeccato come titolo) e che è terminata con la consegna dei diplomi ai nuovi sommelier e con l’apertura dei banchi d’assaggio.   GLI ASSAGGI Beh, inutile dire che da assaggiare cera tanto, tantissimo, “deppiù”! Tanto vino e tanta gente. Data una prima occhiata alle Aziende presenti e fatto un programmino di massima, mi sono poi ritrovato a doverlo adattare alle necessità del momento, schivando i tavoli con i Produttori più blasonati e le code chilometriche per approdare laddove lo spazio consentiva una parvenza di tranquillità. Dai circa 80 calici in cui ho ficcato il naso ho estrapolato la mia classicissima lista di “consigli per”, una TOP FOURTEEN che accosta nomi noti a interessanti novità che Vi invito a leggere, criticare, ampliare suggerendomi aggiunte degne di nota e che Vi invito a condividere. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “SPELT” 2022, FATTORIA LA VALENTINA (ABRUZZO): caldo di grano al sole e pesca surmatura, spinge il piede sull’acceleratore delle vegetalità regalando sbuffi di coriandolo, erbe amare e luppolo per congedarsi dal naso con toni salmastri e appena fumé. Il sorso mixa con sapienza dolce, glicerica sostanza e sapidità marina cavalcando il filone delle freschezze. Chiude su ricordi di frutta e sensazioni vegetali prendendosi 87— Punti.   – ABRUZZO DOC ROSSO “DOCHEIO” 2021, FATTORIA LA VALENTINA (ABRUZZO): un Montepulciano a cavallo tra Storia antica, tradizione e futuro. Propone con ferma delicatezza il blu-viola di mirtilli in confettura, lavanda, violette e rugginosa ferrosità su uno sfondo boschivo e resinoso non privo di soffi balsamici che ricordano l’oriente e il tè. Sorso di grande equilibrio, fresco quanto deve, sapido quanto serve. Fin troppo eleganti, i tannini gli tolgono quel quid che lo avrebbe reso eccellente e anticipano un finale di arancia rossa caramellata. 88++/89- Punti. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “28 QUINTALI” 2017 RISERVA, LAMPATO (ABRUZZO): naso importante che sciorina marasche, more di rovo, prugna, confettura di ciliegia e poi tabacco, liquirizia e cacao ingentiliti da una smanceria di vaniglia. Sorso che s’acchitta e esegue l’olfatto, sicuramente fresco, ma principalmente materico con quella vena “green” che le morbidezze non riescono a nascondere del tutto e che salva l’assaggio in zona Cesarini. Di certo non il mio Montepulciano se non altro per la malcelata opulenza ma… 88+ Punti. – ABRUZZO DOC PECORINO “OCTAVA DIES – CHIAMAMI QUANDO PIOVE” 2023, VALORI (ABRUZZO): forse meno pietroso di quanto vorrei ma dinamico e di semplice complessità, propone zafferano e mughetti, pere e ginestre e poi nespole e forse eleganze di rose. In bocca si è rapiti da quella profonda sapidità cui la morbidezza stenta a tener testa e da una freschezza che schiaffeggia il palato richiamando una beva che, in chiusura di bottiglia, scoprirete agrumata quando è ormai troppo tardi. 89 Punti con forse un + e il mio personalissimo premio “BELLASCOPERTA”. – RAVENNA ICT CHARDONNAY “GÈRA” 2023, FRATELLI RAGUZZONI (EMILIA ROMAGNA): il tempo di chiedersi cosa ci faccia (da sessant’anni) lo Chardonnay a Modena per ritrovarsi di colpo in Borgogna. Un naso complesso, in parte intricato in parte evidentissimo, prima vegetale, poi dolce e grasso di mou, lo scuro del pepe, la luminosa cometa dello zafferano… In bocca invoca calma e cela brio (perché non farci un bel Metodo Classico?), conferma l’olfatto anche geograficamente e rivela un appena di lacca che…mannaggia. Un vino, un’amante, trasgressivo, che riempie e complica… 88 Punti. – VINO ROSSO FRIZZANTE “FILARE DI MEZZO” 2023, FRATELLI RAGUZZONI (EMILIA ROMAGNA): dalla grande famiglia dei Lambruschi s’è scelto l’Oliva per raccontare il sale della terra (anzi, del mare), le ciliegie e le viole senza dimenticarsi di un agrume che è arancio tarocco e appena chinotto. Mica tanta roba, quella che serve. In bocca è verace, riempie con gusto e romagnola vivacità lasciando poco spazio alle elucubrazioni. Bevetelo e divertiteVi, non chiede altro. 88 Punti. – RAVENNA IGT CENTESIMINO “SAVIGNONE” 2023, PODERI MORINI (EMILIA ROMAGNA): olfatto che strilla rosa canina, geranio e fragolina di bosco in un intenso vociare di sottofondo fatto di peperoncino, arancia rossa, intrecci di ginepro e boschività resinose. Il sorso? Succoso e coinvolgente, un tuttifrutti morbido e gentile, appena solleticato dai tannini e con un finale di piacevolissima sapidità. 89- Punti. – ALBANA DI ROMAGNA SECCO DOCG “SETTE NOTE” 2023, PODERI MORINI (EMILIA ROMAGNA): una vena agrumata s’alterna alla frutta tropicale, alle nespole, all’aneto, ai fiori d’acacia, alle mandorle verdi e a una diffusa mineralità. Fuse, freschezza e sapidità conducono il sorso tenendo per mano la ricca morbidezza e, in chiusura, la sapidità dà un ultimo colpo di coda a ravvivare il sorso. 87+ Punti.   – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SCHIOPPETTINO DI PREPOTTO 2015 RISERVA, LA VIARTE (FRIULI VENEZIA GIULIA): di oscura luminosità mette insieme rotundone e chiodi di garofano, sangue, ferro, polvere da sparo e freschezze balsamiche di menta, incenso e resine boschive. Sorso che mostra polso e presenza, sicuramente fresco ma soprattutto di preistorica, marina sapidità. Chiude fumoso, la ruvida carezza del nonno, quella che ricorderai sempre. 89 Punti ma forse 90. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC FRIULANO “LIENDE” 2023, LA VIARTE (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso propone dolcezze di frutta gialla e zafferano a contrasto di vegetali freschezze di finocchietto selvatico su uno sfondo di mare lontano. In bocca è l’agrumato mandarino ma soprattutto il mugghiare sepolto di un mare preistorico che riempie il calice di salina mineralità. Chiusura didascalica e ammandorlata per un Friulano a cavallo tra tradizione e modernità. 87- Punti. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC BIANCO “BIANCOSESTO” 2023, LA TUNELLA (FRIULI VENEZIA GIULIA): dolce di mela Golden e pera Williams, amaricante di sambuco, fresco di lime e di un bergamotto che aromatizza, forse, anche il tè. Un’idea di nespola e poi la dolcezza vanigliata del sacchetto di confetti e un soffio tostato che incide la corazza minerale. Sorso di grande corrispondenza, soddisfazione e piacevole scorrevolezza, profondamente sapido ancorché fresco e lungo quanto serve a coprire i ragionamenti tra un calice e l’altro. 90 Punti (forse). – COLLIO DOC FRIULANO “MANDITOCAI” 2022, LIVON (FRIULI VENEZIA GIULIA): un cespuglio di erbe aromatiche in un mare giallo di ginestre, le loro rudi amaritudini a contrasto con la gentile dolcezza della camomilla, gli agrumi, il frangersi di un’onda salmastra e un ahimé di frutta tropicale. In bocca conferma ed esalta, salino prima che fresco, racconta il Friuli di una volta con piglio moderno spingendo il piede sull’acceleratore dell’aromaticità e, in chiusura, sottolineando una mandorla che è quasi osso di pesca. Il Tocai è morto, via il Tocai! 89 Punti. – COLLIO DOC PINOT BIANCO “CAVEZZO” 2022, LIVON (FRIULI VENEZIA GIULIA): bianco di susina, fiori di campo e melone, sorprende con le fresche amaritudini della salvia, della meta e del finocchietto selvatico in una atmosfera di mineralità translucida, quasi gessosa. Di coinvolgente freschezza e sapidità, propone un sorso d’impatto che la glicerica morbidezza tiene in elegante equilibrio. Se solo avesse avuto un minimo di “coraggio” in più… 88 Punti. – FRIULI IGT BIANCO “BRAIDE ALTE” 2022, LIVON (FRIULI VENEZIA GIULIA): giallo di frutta matura, mimosa e zafferano, propone grassezze di mou e lieviti su una base di erbette in una atmosfera boschiva e minerale. Di profonda mineralità e buona freschezza avvolge il palato in un abbraccio forse un tantino troppo affettato ma mirabilmente parallelo ai descrittori olfattivi. Coinvolge e fa parlare di sè ma forse s’atteggia un po’ troppo. 89 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tutti, alla Fondazione Italiana Sommelier per aver organizzato l’Evento, ai Produttori presenti (quelli che ho citato e quelli che per ragioni diverse ho lasciato muti). È stata una giornata intensa, all’insegna della Qualità macchiata però dalla possibilità di accedere al convegno della mattina solo se “soci” della F.I.S. La Cultura non deve essere appannaggio di gruppi ristretti, MAI (ma forse, ne “IL LUSSO DI STARE INSIEME” era compresa anche questa separazione tra gli “uni” e gli “altri”). In ogni caso io ho già messo in agenda l’Edizione numero Quarantasei, e Voi Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Moscato Wine Festival 2025 Arrow Right Top Bg

7 Agosto, 2025

MOSCATO WINE FESTIVAL by GoWine

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 3 Luglio l’instancabile GoWine ha organizzato nei nuovi ambienti dell’Hotel Diana la tappa romana di un MOSCATO WINE FESTIVAL che spegne quest’anno la ventiquattresima candelina. In una sala invero un po’ troppo “raccolta” ma sufficiente a contenere un pubblico che il caldo cattivo del Luglio romano ha purtroppo ridotto c’erano oltre 20 etichette per raccontare da Nord a Sud un’Italia di dolcezze e aromaticità, un’ampia panoramica delle molteplici interpretazioni possibili di Moscato affiancate dalla freschezza e dalla vivacità di un’ampia scelta di bollicine Metodo Classico e Martinotti.   GLI ASSAGGI Sempre a misura d’assaggio gli Eventi di GoWine! Tanto da scegliere ma mai “troppo”. Ed è stato un piacere lasciarsi trasportare dalla piacevolezza di assaggi nuovi e ficcare il naso con rinnovata Curiosità in calici mai banali e troppo spesso relegati nel troppo stretto abito delle feste. Tra le tante etichette ne ho scelte dieci da segnalare alla Vostra attenzione, dieci vini che Vi invito ad assaggiare dopo averne letto le poche parole che ho dedicato a ciascuno di loro. – MOLISE DOC MOSCATO PASSITO “APIANAE” 2016, DI MAJO NORANTE (MOLISE): naso di decisa aromaticità che si apre poi su albicocche e arance candite, dolcezze di miele e caramella d’orzo, caramello, fresche piccantezze di zenzero e pepe bianco e note di smalto. Sorso caldo, estremamente morbido, quasi polposo ma sorretto e ravvivato da una dritta spina fresco-sapida. Chiude su toni agrumati e memorie di tè alla pesca. 88 Punti con forse un +. – ASTI DOCG SPUMANTE “LA SELVATICA” 2024, CAUDRINA (PIEMONTE): subito “green”, propone note di erbe di campo, salvia, sambuco e finocchietto selvatico prima di passare il testimone a nespole e agrumi e chiudere in una nuvola profumata di tigli e pietre bagnate. Sorso cremoso e deciso che l’effervescenza appena sopra l’aspettato rende quasi nervoso, fresco ed erbaceo presta il fianco a dolcezze di pera e cioccolato bianco ma l’ultima parola lascia che siano l’erba limoncella e l’intrigante sapidità a pronunciarla. 87 Punti con forse un +. – MOSCATO D’ASTI DOCG 2024, G. D. VAJRA (PIEMONTE): se la frutta matura (pesca e albicocca) non manca quello che rende più intrigante l’olfatto sono i toni verdi e boschivi di salvia, sambuco e resina di pino che nel finale lasciano nuovamente spazio alle dolcezze di acacia e zenzero candito. Sorso che sottolinea l’equilibrio tra freschezza e dolcezze e che la sottile effervescenza rende ancora più piacevole. Chiude sui toni della frutta e si becca 87 Punti.   – MOSCATO D’ASTI DOCG 2024, GIANNI DOGLIA (PIEMONTE): bianco di fiori, verde di mela, giallo di pesca, un tricolore di profumi chiusi da strilli di gelsomino. In bocca ha grande freschezza e quella decisa sapidità che fa a sportellate con le dolcezze e rende il sorso vivo e intrigante. Chiude piacevolmente amaricante ricordando la salvia e l’armellina di quella pesca che avevate percepito al naso. 88 Punti. – MOSCATO D’ASTI DOCG “LA GALEISA” 2024, CAUDRINA (PIEMONTE): di decisa e sorprendente balsamicità racconta di menta e salvia prima ancora delle dolcezze di tiglio e miele, delle succosità della frutta a polpa gialla matura, delle freschezze di zagare e mandarino. Sorso di elegante dolce ed equilibrata freschezza, misuratamente effervescente e con una chiusura dedicata alla pesca. 88 Punti.   – MOSCATO D’ASTI DOCG “LA CAUDRINA” 2024, CAUDRINA (PIEMONTE) : la pera e l’albicocca lasciano spazio anche all’esotico ananas in un naso di grande aromaticità non dimentico di zagare, dolcezze di miele e amaritudini di salvia e anice. Sorso che del quale la sottile accentua la cremosità, decisamente fresco e agrumato che, nel finale, non si dimentica di una sottile nota di nocciola fresca. 87 Punti.   – MOSCATO D’ASTI DOCG 2024, CASCINA CASTLET (PIEMONTE): subito fiori d’arancio e glicine, poi la frutta (ahimé tropicale), le erbe di campo, la lavanda, la salvia, un ritorno di pera e una nitida impronta minerale a mettere pace. Sorso che la suadente carbonica rende di cremosa dolcezza, intrecciato di richiami minerali e agrumati e di buona persistenza. 87– Punti.   – TRENTINO DOC MOSCATO GIALLO 2024, DE TARCZAL (TRENTINO): la salvia è la prima a calcare il palcoscenico olfattivo, poi il sambuco e poi il tripudio di dolcezze fruttate (mela, pesca, agrumi). Un ché di maggiorana prima di un sorso morbido, assolutamente secco pur nelle sue dolci digressioni e con una piacevolissima coda aromatica e salmastra. 87+ Punti.   – VENETO IGT MOSCATO SECCO “AROMATICO”2024, IL PIANZÌO (VENETO): al naso è “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, un’esplosione floreale che lascia poi il posto alle dolcezze tipiche del Moscato, la pesca, l’albicocca, il miele d’acacia… Poi sono agrumi e soprattutto amaritudini aromatiche di salvia e timo. Il sorso ha buona freschezza e giusto equilibrio ben coordinato con i descrittori olfattivi di agrumi, pesca ed erbe aromatiche. 87+ Punti. – COLLI EUGANEI DOC MOSCATO SECCO “’A CENGIA” 2020, CA’ LUSTRA ZANOVELLO (VENETO): naso complesso e ammaliante di rose (rosse direi), zagare, gelsomini cui si affiancano pesca e albicocca (sciroppata), freschezze di pompelmo, sambuco, erbe aromatiche, speziature di pepe bianco e noce moscata, un alito affatto sottaciuto di legni nobili. Sorso secco a sorprendere per la dolcezza attesa e comunque percepita, fresco, più salmastro che sapido e con una chiusura che rivela un’inattesa nota mentolata. 88+ Punti e il mio premio “SURPRAIS”. In calce mi fa piacere dire due parole sull’Azienda LA FARETRA, nuova realtà di quel Gavorrano che è rustica Maremma e Colline Metallifere. Tre le etichette prodotte (più un EVO): “PASSO INDIETRO ROSSO” è un taglio bordolese di eleganza un po’ troppo affettata, ancora incravattato in un legno un pochino troppo invadente, “PASSO INDIETRO BIANCO” è un fifty/fifty di Vermentino e Viognier interessante ma che si diverte a sauvignoneggiare e perde parte della propria identità (interessante è però pensarlo tappato Stelvin) e infine “NATURE”, un Metodo Classico pas dosé a base Pinot Nero che dopo 48 mesi sui lieviti mixa eleganza e bischera irriverenza raccontando piccoli frutti rossi senza dimenticarsi di fiori, frutta bianca e sussurri marini. Un sorso né tronfio né banale, sicuramente fresco e cui forse gioverebbero un paio d’anni d’esilio in più. E QUINDI E quindi GRAZIE a GoWine per avermi ospitato ancora una volta e a tutti Voi per aver avuto la gentilezza di leggermi fino a qui. È stata una bella serata, all’insegna di una Qualità fuori dagli schemi e mai banale, una serata ricca di spunti di approfondimento che mi daranno lavoro nei giorni a venire ergo…stay tuned       Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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