26 Apr 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Al-Cantàra. Quando il vino si fa poesia

Un Incontro speciale al Vinitaly

Il Vinitaly non è solo una fiera, ma un’esperienza umana. Un luogo dove incontri persone, scopri storie e capisci che dietro ogni bottiglia si nasconde un mondo di passione e, a volte, pura poesia. Questo è il mio racconto di un’edizione indimenticabile, segnata dall’incontro con un vero gentiluomo, il signor Pucci Giuffrida di Al-Cantàra Winery.

L’Eleganza della Poesia in un Calice

Al Vinitaly ho incontrato un uomo dagli occhi vispi, ma con modi educati ed eleganti che mi hanno subito colpita. È Pucci Giuffrida, il proprietario di un’azienda siciliana che già conoscevo.
Il mio colpo di fulmine con l’azienda è avvenuto grazie a La Notturna, il primo vino che ho conosciuto e a cui ho dedicato persino un reel su Instagram, stregata dalla sua originalità. Si tratta di un Nerello Mascalese vinificato in bianco, una sfida tecnica che trasforma un uva tradizionalmente rossa in un bianco di straordinaria finezza. Al palato è vibrante, con note di fiori bianchi, agrumi e una mineralità gessosa tipica delle pendici dell’Etna. Il suo nome è un omaggio alla “Serenata” di Nino Martoglio, evocando atmosfere notturne fatte di sospiri e canti d’amore sotto i balconi siciliani, proprio come il vino che ammalia con la sua eleganza discreta ma persistente.

La filosofia di Al-Cantàra, infatti, è un unicum nel panorama enologico. Fondata nel 2005 da Pucci, un commercialista catanese con una profonda passione per l’arte e la poesia, l’azienda si propone di unire il vino alla cultura, all’arte e alle tradizioni più autentiche della Sicilia. Il nome stesso, che in arabo significa “ponte”, simboleggia questo legame profondo, un ponte che unisce la terra, il vino e la poesia. Il loro slogan, “Al-Cantàra, poesie da bere”, racchiude perfettamente questa visione. Ogni etichetta è un’opera d’arte unica, che si ispira a un verso o a una filastrocca della tradizione, raccontando una storia tutta siciliana. Degustare con lui è stato come ascoltare un cantastorie.

I Vini: Racconti in Bottiglia

L’esperienza di degustazione con Pucci Giuffrida è stata un vero e proprio viaggio sensoriale, tra vini che portano con sé non solo profumi e sapori, ma anche emozioni e storia.
Allo stand abbiamo deciso di iniziare con Luci Luci 2021, un vero protagonista premiato con 93 punti alla guida internazionale 5StarWines. Questo vino è l’emblema dell’acciaio vibrante: fresco, teso, con profumi di mela verde e una nota di pietra focaia che racconta la forza del vulcano. Il nome “Luci Luci” richiama le lucciole, protagoniste di una splendida poesia di Martoglio che parla di queste piccole luci che guidano il cammino nella notte. È stato un momento magico ascoltare Pucci che me l’ha recitata con tanto sentimento, trasmettendomi l’emozione di un uomo che ama la sua terra quanto le rime dei suoi poeti.

“Onde si move e donde nasce Amore”,

Un’altra perla che non potevo lasciarmi sfuggire è “Onde si move e donde nasce Amore”, un Etna Bianco DOC che incanta per la sua complessità. Tecnicamente è un Carricante che sprigiona note di zagara e frutta a polpa bianca, sostenuto da una sapidità marina quasi inaspettata a queste altitudini. Il nome, di una bellezza disarmante, è tratto dal celebre sonetto di Guido Cavalcanti. Anche se il poeta era toscano, la scelta di Pucci sottolinea come l’amore e la bellezza siano linguaggi universali che trovano nel vino una delle loro espressioni più alte. È un vino che danza nel calice, proprio come il sentimento descritto nei versi, muovendosi tra eleganza e forza vulcanica.

Muri Antichi, Nerello Mascalese Etna DOC

Infine, per chiudere il cerchio dei rossi, abbiamo esplorato il Muri Antichi, un Etna Rosso DOC che rappresenta l’anima più verace del territorio. Questo Nerello Mascalese, con un piccolo saldo di Nerello Cappuccio, si presenta con un colore rubino trasparente e profumi di piccoli frutti rossi e pepe nero. Il nome richiama i muretti a secco di pietra lavica che disegnano il paesaggio etneo, custodi silenziosi di vigne secolari. È un vino che sa di storia e di fatica, ma che regala una beva vellutata e profonda, perfetta per raccontare la Sicilia più autentica.

Promesse

Salutare il signor Pucci non è stato un semplice addio di fine fiera, ma un “a presto” carico di bellissime aspettative. Ci siamo lasciati con una promessa solenne: ritrovarci presto nella nostra Trinacria, tra i muretti a secco e l’energia vibrante dell’Etna. Lì, dove l’aria profuma di ginestra e cenere vulcanica, mi ha promesso che continuerà a recitare per me tante altre poesie, svelando i racconti e i segreti che ancora attendono di essere stappati tra i filari. Un arrivederci che sa di sole e letteratura, nell’attesa di tornare a calpestare quella terra magica e lasciarmi incantare ancora una volta dai suoi versi da bere.

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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