26 Gen 2025
BlendNews

Barolo Castellero 2021 Marrone. L’anteprima

Non sono riuscito ad andare a Grandi Langhe ed è un vero peccato. Devo però ringraziare Denise Marrone della Azienda Agricola Gian Piero Marrone che ha comunque tenuto io provassi in anteprima il nuovo entrato nella gamma Marrone, il Barolo Castellero 2021. Il ringraziamento non solo è d’obbligo ma è particolarmente sentito perché mi ha fatto scoprire un vino davvero interessante. 

Castellero è un Barolo che ha il diritto di fregiarsi della menzione speciale sottozona Castellero.

BaroloIncredibile non solo pensare ma anche constatare che ognuna delle 181 MGA (menzioni geografiche aggiuntive) consenta di realizzare vini con sfumature diverse. Magia del territorio, magia della natura. 

Castellero 2021 è prodotto con uve Nebbiolo Lampia vinificato tradizionalmente con successiva malolattica in botti da trenta ettolitri e trenta mesi di affinamento, batonnage ogni dieci giorni, sei di bottiglia. Come dire, appena imbottigliato.

Il colore nel calice è un elegante, bellissimo e trasparentissimo rubino che lascia intravedere le prime unghie granata. Ne avrà ancora di tempo per esprimersi. Il lavoro di pulizia è stato comunque incredibile. 

Quando si ha per le mani una bottiglia di Barolo la sensazione è di aver a che fare con un vino certamente importante tanto che il solo il nome incute timore. 

Sarà l’occasione giusta? Con cosa lo abbino? Non sarà troppo impegnato? 

Pensieri. Quanti pensieri si fanno prima di aprire un Barolo. Se però si vince la sfida con se stessi riuscendolo a stappare, non si potrà fare a meno di portare il calice al naso. Ciò che accade è l’essere investiti da un cosi raffinato, intenso e particolare effluvio che le domande di cui sopra, svaniscono all’istante. I pensieri lasciano spazio allo stupore e alla meraviglia. La mente è concentrata solo li, nel calice tanto che il naso è dentro e li vorrebbe rimanere. 

C’è un misto di misticismo e realismo portando al naso un calice di Castellero 2021: è possibile che i cosi numerosi ed intensi profumi che fuoriescono dal calice siano solamente merito di un vitigno incredibile come il Nebbiolo, coltivato in un territorio così unico come le Langhe (e in questo caso la sottozona Castellero)? Probabilmente anzi, sicuramente no. Ci vuole la mano dell’uomo tanto in vigna quanto in cantina. Uomo? Semmai donna visto che l’enologo della cantina è Valentina, che con Denise e Serena rappresentano l’attuale generazione Marrone (a proposito avete letto l’articolo Azienda Agricola Gian Piero Marrone. La vita, le storie, i ricordi, il vino ?)

Frutta matura come ribes, more, lamponi, ciliegie non lasciano il campo all’arancia. La integrano. Arriva una nota caramellosa di china che si unisce al tabacco trinciato e ai chiodi di garofano. Poi pepe e cannella. Nessuno dei sentori si accavalla o sovrasta l’altro ma è come se si accomodassero l’uno vicino all’altro alzandosi ogni tanto. Come a farsi timidamente vedere per poi tornare al proprio posto. Una sorta di rispetto reciproco.

Roteando il calice arriva una ventata di freschezza, quasi balsamica, grazie al floreale (viola) e allo stupendo sottobosco. È come se i sentori nobili e corposi necessitassero di tempo e stabilità per esprimersi mentre l’impeto della rotazione risveglia l’energia della gioventù. In fondo è un vino giovane che magari sembra già domato ma domato non è e il saliscendi di suggestioni, lo conferma. Insieme al sorso.

È con il sorso che ci si accorge infatti della giovinezza di questo Cavallero, giovinezza che non lo penalizza, anzi, lo rende intrigante e pronto. 

La prima sensazione che si ha una volta che il vino arriva in bocca è il retro olfatto e gusto. Strano davvero  È come se dalla gola partisse un incredibile sensazione di ciliegia e di caramello prima che il liquido vi arrivi. Una sorta di accenno del finale di un amplesso. Una anteprima di qualcosa di sublime che avverrà. Ma non subito. Richiederà del tempo. Del lavoro. L’attesa. La spasmodica attesa. Nel mentre occorrerà confrontarsi con le sensazioni date da un tannino domato ma non certo ammansito; dalla freschezza e dalla secchezza che rendono necessario abbinarlo a qualcosa. Mangia, nutriti, mettiti in forza. Perché il bello arriva dopo.

Bellissimo e riuscitissimo il bilanciamento ma soprattutto la capacità dell’alternanza di durezze e morbidezze che si rincorrono giocando a nascondino. Persistenza? Buona ma non lunghissima cosa questa che legata ad una ottima sapidità e ad un calore percepito non eccessivo, fanno di questo Barolo Castellero un valido, anzi, validissimo compagno di pasto. Un piatto di carne succosa, tipo un arrosto, è certamente il giusto accoppiamento ma, vista la sua freschezza io l’ho accompagnato con dei salumi e si è creato un meraviglioso e soddisfacente connubio. 

Mi è però rimasta in mente la sensazione della gola. La voglia di capire cosa sarà questo Barolo tra qualche anno, quando il tannino si sarà lasciato sedurre riducendo il proprio impeto ed aprendo le porte all’impavido amante. 

Nell’attesa lo si potrà stappare senza pensarci e accompagnarlo come ho fatto io in maniera semplice. Rimarrò come un innamorato in attesa della propria donna che lo lascerà attendere e attendere ancora prima di comparire. 

Occorre aspettare, aspettare, aspettare. Ma anche così ho avuto grandi soddisfazioni.

 

Ivan Vellucci

ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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