Lire of Wine. Meno male che c’è
Life of Wine si conferma essere uno degli eventi del vino maggiormente apprezzati e apprezzabili. A Roma come in Italia. Sarà per la suggestione dei vini di annata e per la possibilità di far scoprire ai partecipanti le mirabolanti evoluzioni dei vini nel corso del tempo; sarà per la qualità dei produttori presenti, fatto sta che Life of Wine difficilmente delude
Il vino è materia viva. Si evolve costantemente anno dopo anno e poterne apprezzare le differenze, cogliere le sfumature, arrivare a degustare anche annate molto remote è una esperienza che merita il prezzo del biglietto.
In questa edizione ho trovato una grande, forse invadente, presenza della Toscana ma, d’altronde, chi meglio della Toscana ha la capacità in termini di produzione, dunque volumi, dunque risorse, per lasciare le proprie bottiglie a maturare nel tempo?
Una simile presenza mi ha invogliato spintaneamente a concentrarmi proprio su questa regione. Con qualche incursioni in altre zone d’Italia. Poche ma ne ho avute.
Interessanti le espressioni del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano incontrate. Ne avessi trovate di simili. Che spettacolo!
Alla Tenuta Friggiali le espressioni di Brunello sanno di informale spensieratezza. Ciò che sembra un ossimoro in realtà si realizza con vini di due annate: la 2015, superba e austera nella sua magnificenza; la 2019 giovane e vivace dalle future grandi prospettive. Poi un terzo, un cru, Focaia 2017, convincente e soprattutto con grandi prospettive!
Devo essere sincero: mi sono fermato a lungo a parlare con Davide Peluso e sua moglie perché affascinato dal mistero di una famiglia napoletana che si sposta in Toscana. Una storia tutta da raccontare e chissà che non lo farò.
La seconda è la Cantina Dei con espressioni di Nobile di Montepulciano che correvano letteralmente dal 2011 al 2013 al 2015. Una corsa per via della snellezza di questi vini che ancorché Nobili sono vivi e complessi, avvolgenti e intriganti, affabili e fini. Sono vini che raccontano la Toscana riuscendo a suscitare racconti. Incredibili.
Sempre in Toscana, Badia di Morrona dimostra come anche a Pisa il Sangiovese dia espressioni che possono far parlar di se. È il caso di Vigna Alta 2019. Più che interessante è intensamente vivo. Con Taneto l’esperimento, che poi non è manco tanto esperimento, di raffinato e intenso blend tra Syrah e Merlot indica come necessiti di anni di affinamento per raggiungere un livello eccellente. Infine con N’Antia il taglio bordolese si arricchisce dell’erba del Cabernet Franc (con Sangiovese e Merlot) per una espressione super interessante.
Di Gagiablu, azienda maremmana dove Laura ha trovato il suo rifugio, ho apprezzato il convincente metodo classico XVIII da Sangiovese (Blanc de noir), il Vermentino che sa di Vermentino sapido mediterraneo e il Ciliegiolo che senza alcun passaggio in legno dimostra le sue grandi potenzialità. Onore al merito di Laura se ha scelto il tappo Stelvin: poche ciancie e tanta concretezza.
Alla Corte dei Venti è il Brunello, quello di un tempo, quello vero e schietto. Il Brunello di Montalcino che va preservato come bene dell’umanità. Pulito e senza fronzoli, rispettante della tradizione che fa fatto grande questo vino. Due annate DOCG, 2017 e 2018 più la Riserva 2019. Posso solo dire: chapeau. Ogni altra considerazione lascerebbe il tempo che trova.
Stessa identica considerazione per Poggio Lucina. Qui la marcia diversa la da la simpatia di Evelise Di Donato. Le annate 2013, 2016, 2019, profondamente diverse, hanno la matrice comune della storicità e della tradizione. Senza inventarsi nulla, il Brunello di Montalcino è questo e questo deve rimanere.
La Toscana ha una penultima tappa a Bolgheri per una verticale principalmente di bianchi. Da Vermentino ovviamente. Siamo a Poggio al Tesoro ovvero la trasposizione di una esperienza pregressa in Valpolicella per approdare in riva al mare. Solo Solo nelle annate 2014, 2018, 2021 e 2024. Il rewind mi dice che il 2024 è pronto e schietto ma andando all’indietro nel tempo si scoprono le incredibili e affascinanti metamorfosi sapide di un vino che, anche per la 2014 può ancora dare grandi soddisfazioni. Il problema sarà trovare le bottiglie. Gli assaggi del Sondraia Superiore, Supertuscan da Cabernet Sauvignon, Franc e Merlot nelle annate 2016, 2018, 2020 sono state da applauso. Elegante, raffinato e intenso. La 2020? Deve rimanere un pò in bottiglia.
Per finire in bellezza mi sono lasciato le vecchie annate del Chianti Classico di Carpineto. Avevo già assaggiato molto di questa incredibile azienda ma non il 1993 che ho trovato incredibilmente vellutato e intenso. Un vino per il quale vale la pena di recarsi in Toscana (o magari in enoteca).
Le incursioni in altre regioni meritano di essere citate in tre casi.
Il primo nelle Marche per espressioni di Verdicchio di annata decisamente convincenti di Stefano Antonucci di Cantina Santa Barbara. Due linee con una, Le Vaglie, molto sofisticata elegante e complessa, l’altra gastronomica immediata e alla portata di tutti. In entrambi i casi però stiamo parlando di vere eccellenze del territorio.
Altra incursione in Abruzzo con Faraone Santa Maria dell’Arco dove Cerasuolo e Trebbiano vanno da un lato a confermare dall’altro a dare valore ad un vitigno, il Trebbiano, troppo spesso relegato a ruolo di comprimario.
Terza incursione sui terreni vulcanici del soave con viti pre fillossera di Gini dimostrano come, in barba al fastidioso, insetto si possano creare vini di un livello estremamente importante e certamente non banali come molti del Soave.
Per ultimo, impossibile, davvero impossibile non citare La Stradina di Gattinara. Cinque ragazzi dei quali ho già scritto un articolo la cui lettura può farvi capire come si possano realizzare vini da 100 punti (veri) solo giocando tra amici. Anche perché come diceva il Marchese del Grillo: quando si scherza, occorre essere seri. I loro vini sono oltre che seri, spaziali, unici, incredibili. Se imboccate la stradina è un non ritorno.
Life of Wine si inserisce in un panorama romano che, specialmente nel corso di questo ultimo weekend è stato troppo pieno di iniziative. Troppe e impossibile da gestire sia per chi, come detto al settore, deve fare notizia o creare notizia sia per gli appassionati che non sanno dove sbattere la testa sia per chi deve scrivere degli stessi. È veramente del tutto inadeguato e inopportuno e non lasciatemi dire cos’altro, organizzare nove eventi in un solo fine settimana. Peccato perché sono eventi che meriterebbero la giusta attenzione e solo una attenta e condivisa programmazione potrebbe condurre a massimizzare gli sforzi. Ricordiamoci sempre che i produttori vanno rispettati.
Life Wine ha sicuramente la capacità di attirare persone e produttori, ma anche per questa stupenda, meravigliosa iniziativa un confronto con altre organizzazioni sarebbe assolutamente auspicabile.
In ogni modo, Life of Wine, meno male che c’è!
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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