Aquila del Torre. Riesling d’autore e l’alba dei nuovi Cru
30 Lug 2025
Vigne e orizzonti

Aquila del Torre. Riesling d’autore e l’alba dei nuovi Cru

Ci troviamo a nord di Udine, in quella che, a mio parere, è una delle più belle aziende vitivinicole friulane: un anfiteatro di vigneti, spesso terrazzati, unico nel suo genere. Siamo nella zona dei Colli Orientali del Friuli, in località Savorgnano del Torre, nel comune di Povoletto.

Dal 1996 l’azienda è di proprietà della famiglia Ciani ed è condotta dal figlio di Claudio, Michele.
Conosco l’azienda da una decina d’anni, ma penso che nell’ultimo periodo abbia raggiunto una maturità e un’identità molto specifiche, che ho potuto riscontrare nei vini in questi ultimi 5-6 anni.

Ogni volta è sempre affasciante ed istruttivo fare un tour delle vigne con Michele che  racconta la filosofia e i lavori che sono stati svolti e che continuano a essere portati avanti. L’azienda è certificata biologica dal 2013, ma è praticamente a conduzione biodinamica dallo stesso periodo. Punto focale, infatti, è la biodiversità di questa bellissima zona.

L’idea è quella della valorizzazione massima del terroir. Dei 50 ettari totali dell’azienda, 18 sono vitati, piantati a Picolit, Riesling, Refosco, Merlot, Friulano e Sauvignon. L’età media delle vigne è di 30 anni, con il Picolit e il Friulano che raggiungono anche i 60 anni.

L’anfiteatro è stato suddiviso in terrazzamenti dove, in alcune zone, si trova un solo filare; in altre, due. Il cuore della collina è coltivato a Refosco e Merlot, la parte verso la cantina a Sauvignon, quella opposta a Friulano. Sulla parte più alta si trovano Picolit e Riesling. Il sistema dei terrazzamenti ha permesso anche la realizzazione di canali per lo scolo delle acque, favorendo le lavorazioni, che sono praticamente tutte manuali.

Michele, di formazione agronomica, ci spiega tutto con grande amore e passione. Ci racconta la scelta della biodinamica mentre camminiamo tra i vigneti, dove in alcuni punti le pendenze sono veramente importanti. Ma poter camminare in un ambiente sano è un’esperienza che non ha eguali.
Vi consiglio di provare a camminare in un vigneto coltivato in biodinamica da anni: noterete la differenza!

Michele ci racconta che la squadra che si occupa dei lavori in vigna è sempre molto felice di venire a lavorare qui. All’interno della tenuta si notano casette per api, fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema e dei vigneti.

Aquila del Torre. Riesling d’autore e l’alba dei nuovi Cru

Ci avviciniamo alla cantina. Mentre osserviamo il paesaggio circostante, arriva anche papà Claudio, che poi si fermerà a chiacchierare durante la degustazione. La cantina è moderna, con attrezzature in acciaio per la vinificazione, ma anche uova in cemento per la vinificazione e l’affinamento dei vini, delle quali Michele è molto soddisfatto. Per ora sono tre, ma presto aumenteranno.

Le lavorazioni sono artigianali, con l’utilizzo del pied de cuve per l’avvio della fermentazione, rigorosamente con lieviti indigeni. Nessuna aggiunta nelle varie fasi: i vini bianchi affinano per molti mesi sulle fecce fini, mentre i rossi, dopo una macerazione sulle bucce, invecchiano in barriques di rovere francese, mai solo di primo passaggio, ma sempre con un misto.

Ne escono vini molto interessanti, caratterizzati da finezza e ottima bevibilità. Vini che, come detto, hanno trovato una forte identità, accompagnati da etichette molto belle e riconoscibili: “Aquila del Torre” è abbreviato in AT, in grafiche diverse per ogni vino, ma sempre unite da un filo conduttore che rappresenta il legame tra uomo e terra visto attraverso il vino.

Veniamo ai vini, tutti degni di nota. Oggi vi parlo solo di alcuni:

  • Riesling: sentori di mele e agrumi, poi erbe mediterranee e note floreali. Al palato il vino è teso, croccante, con bella persistenza e bevibilità.
  • Sauvignon Prima Luce: non il classico Sauvignon. Viene affinato in botti di legno per 12 mesi. Al naso sentori complessi e ampi: frutta tropicale, spezie dolci, erbe mediterranee, agrumi. Al palato è pieno e rotondo, equilibrato, pulito, con buona freschezza e persistenza. Una bella bevuta!
  • Oasi: una piccola chicca, una perla unica nel suo genere. È un Picolit vinificato secco. Al naso il bouquet è ampio: sentori di canditi, vaniglia, tostature, ricordi di panettone e spezie dolci. Al palato è pieno, avvolgente, con bella mineralità, grande persistenza e bevibilità.
  • Refosco dal Peduncolo Rosso: frutti di bosco, viole e spezie al naso. Al palato è fresco, pieno, succoso, con bella ampiezza e persistenza. Una beva molto piacevole.

Azienda punto di riferimento della zona, credo che nei prossimi anni i loro vini siano destinati a una crescita ancora più importante.

Aquila del Torre. Riesling d’autore e l’alba dei nuovi Cru

Ma Aquila del Torre non è soltanto un’azienda esemplare per la cura della vigna e la sensibilità verso la biodiversità: è anche una delle pochissime realtà dei Colli Orientali del Friuli capace di produrre Riesling di altissimo livello.
La prova concreta l’abbiamo avuta durante la degustazione che ho organizzato qualche settimana fa, al tramonto, proprio tra i filari di Aquila del Torre. Una degustazione alla cieca, pensata per confrontare terroir e stili, che ha messo in dialogo Riesling provenienti dall’Italia, dall’Alsazia e dalla Mosella. Il Riesling di Aquila del Torre, in questo contesto internazionale, ha saputo distinguersi per tensione, freschezza e una finezza aromatica davvero memorabile.

In più, c’è una novità importante per questo territorio: dal 2025 è stato approvato ufficialmente il CRU “Colli Orientali del Friuli Savorgnano” (a livello normativo sottozona, ma mi sembra troppo denigrante questo vocabolo che usa il nostro legislatore), dove è previsto un bianco composto da almeno l’80% di Friulano e il 10% di Picolit. Mi entusiasma vedere come qui si stiano valorizzando vecchie vigne di Picolit e Friulano, due vitigni capaci di offrire un profilo aromatico e una freschezza fuori dal comune, soprattutto quando il Picolit è vinificato in versione secca.

Questo tipo di lavorazione esalta i caratteri minerali e la pulizia della beva, con un risultato affascinante e identitario. Il blend Friulano–Picolit mi sembra perfetto per raccontare il terroir di queste colline: l’uso calibrato del legno in piccole e medie capacità aggiunge una dimensione aromatica che si integra alla perfezione con la freschezza e la sapidità di base.

È in questo contesto, con queste prospettive di valorizzazione del territorio e delle sue varietà storiche, che la nostra serata dedicata al Riesling ha trovato il suo senso più profondo: dimostrare che anche qui, tra i Colli Orientali, si possono produrre bianchi longevi e di grande respiro internazionale.

Dopo aver raccontato la filosofia e la storia di Aquila del Torre, è naturale parlare della degustazione che abbiamo organizzato tra i loro vigneti. Non una degustazione qualsiasi, ma una sfida alla cieca tra Riesling provenienti da tre grandi aree: Italia, Alsazia e Mosella, con qualche incursione fuori confine per allargare lo sguardo.

Abbiamo iniziato proprio da casa, con le tre annate del Riesling di Aquila del Torre, 2020, 2015 e 2012 per comprendere come il terroir friulano e la mano di Michele Ciani interpretano questo vitigno. A seguire abbiamo aperto il GraZicA 2023 di Burja, proveniente dalla Vipavska Dolina in Slovenia, e il Windbichel 2021 di Castel Juval, espressione elegante dell’Alto Adige e della Val Venosta. Da lì siamo volati lontano, fino all’Eden Valley in Australia, con il Penfolds “Bin 51” 2023, prima di rientrare in Europa con due interpretazioni radicali e macerate di Pierre Frick: il Riesling Rot-Murlé 2021 e il Grand Cru “Vorbourg” 2022, entrambi dall’Alsazia.

Sempre dall’Alsazia sono arrivati altri confronti preziosi: il Riesling Grand Cru Frankstein 2021 di Jeran Louis & Eric Kamm, l’elegante Riesling 2021 di Domaine Weinbach e il Riesling 2022 di Marcel Deiss, una delle firme più particolari della regione. Poi ci siamo immersi nella Mosella con lo Schieferterrassen 2021 di Heymann-Löwenstein, il Wehlener Trocken 2020 di Dr. Loosen, il Alte Reben Trocken 2020 di Markus Molitor, il Nonnengarten Trocken 2022 di Clemens Busch e, infine, il Wehlener Sonnenuhr Kabinett 2021 di J.J. Prüm.

La degustazione di Riesling ha portato alla luce vari aspetti importanti. Primo: la Mosella si conferma la terra d’eccellenza per questo vitigno. I produttori che lavorano in maniera pulita, spesso in biodinamica, hanno espresso i migliori risultati. I vini più costruiti “a tavolino”, come il Penfolds o lo stesso Löwenstein, rimanevano indietro: si percepiva che erano vini impeccabili tecnicamente, ma meno autentici nel carattere.

Aquila del Torre. Riesling d’autore e l’alba dei nuovi Cru

Ci siamo chiesti anche se abbia senso macerare il Riesling, come fa Pierre Frick. Alla fine della degustazione ho voluto riprovare i suoi vini dopo quelli della Mosella e devo ammettere che facevo fatica a berli: l’espressione del vitigno appariva forzata e mancava quella finezza che rende il Riesling unico. Marcel Deiss ha portato probabilmente il miglior naso della giornata, con profumi complessi e seducenti, ma al palato il vino si perdeva. Al contrario, Clemens Busch e Markus Molitor sono stati i vertici assoluti della serata, con J.J. Prüm a rivaleggiare ma, a mio avviso, non allo stesso livello per la presenza sempre evidente di un residuo zuccherino. Molitor ha offerto un naso classico con un bellissimo sentore di zafferano, segno di grande precisione ed eleganza.

E per concludere, una delle sorprese più belle della degustazione: il Riesling del padrone di casa, Aquila del Torre, annata 2012. Un vino di profondità, con una stratificazione di profumi e sapori sorprendente e un’ottima persistenza. Avercene di Riesling così, capace di dialogare alla pari con i grandi interpreti europei!

Questa serata non è stata soltanto una degustazione tecnica, ma un vero e proprio viaggio attraverso territori, filosofie e interpretazioni del Riesling. Ed è bello pensare che proprio qui, tra i terrazzamenti di Savorgnano, si stia scrivendo una nuova pagina per i bianchi dei Colli Orientali del Friuli, con l’approvazione del nuovo CRU e la valorizzazione di vitigni storici come il Friulano e il Picolit.

 

Emanuele Muzzo

Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo

Vigne e Orizzonti

Se il Riesling 2012 di Aquila del Torre ci ha dimostrato che queste colline possono parlare la lingua dei grandi bianchi del mondo, il futuro che ci attende promette vini sempre più identitari, profondi e capaci di emozionare. E allora, brindiamo a ciò che verrà, perché questa è solo l’inizio di una storia ancora tutta da scrivere.