Aurore Casanova. Ascoltare la Champagne, leggere i terroir
25 Feb 2026
Vigne e orizzonti

Aurore Casanova. Ascoltare la Champagne, leggere i terroir

Mardeuil, Vallée de la Marne

Una visita d’ottobre tra biodinamica, precisione e lettura dei terroir

Visitare Aurore Casanova a Mardeuil, in Vallée de la Marne, significa entrare in una Champagne intima, silenziosa, profondamente legata al vigneto e alla sensibilità di chi lo interpreta. La visita di ottobre – con le vigne ormai avviate verso il riposo vegetativo e quell’atmosfera sospesa tipica del post-vendemmia – è il momento ideale per comprendere davvero il progetto di Aurore: un lavoro fatto di osservazione, misura e coerenza.

La sede è qui, a Mardeuil, ma sarebbe riduttivo parlare di un progetto “di Marna” in senso stretto. Il cuore operativo è nella Vallée de la Marne, ma le vigne sono sparse in più zone della Champagne, componendo un mosaico territoriale ampio e articolato.

Mardeuil e oltre: una Champagne plurale

Il valore fondante del Domaine Aurore Casanova è il rispetto per l’ambiente e per tutte le forme di vita, affinché le viti possano raggiungere un equilibrio naturale e produrre uve di qualità. Il progetto, avviato nel 2012 e strutturato come domaine nel 2013 da Aurore e Jean-Baptiste, si basa su una visione chiara: osservare, comprendere e accompagnare il vigneto, senza forzarlo.

I vigneti non sono concentrati in un’unica area, ma distribuiti su terroir molto diversi, ciascuno con una propria identità pedologica e climatica:

  • Puisieulx – Grand Cru della Montagne de Reims
    Qui dominano Pinot Noir (da selezione massale e cloni) e Chardonnay, coltivati su limi poggianti su calcare duro. Un terroir di grande tensione e profondità, capace di dare vini strutturati ma sempre eleganti.
  • Le Mesnil-sur-Oger e Oger – Côte des Blancs
    Due grandi nomi dello Chardonnay, con 22 appezzamenti e quasi altrettante esposizioni. Il comune denominatore è il sottosuolo calcareo, con terreni fini e bruni o colluvi calcarei in superficie, che conferiscono verticalità, precisione e una marcata impronta minerale.
  • Champvoisy e Vauciennes – Vallée de la Marne
    Qui il Pinot Meunier trova un terreno ideale: terre brune della Marna su calcare duro, capaci di esaltare l’espressione varietale senza perdere finezza.
  • Épernay
    Capitale della Champagne, ma anche territorio di Chardonnay dei versanti meridionali, che apporta equilibrio e rotondità all’insieme.

Questa pluralità di terroir e varietà è il vero patrimonio del domaine, ed è valorizzata da un lavoro quotidiano di osservazione e contemplazione che guida Aurore e Jean-Baptiste sia in vigna che in cantina.

Aurore Casanova. Ascoltare la Champagne, leggere i terroir

Due percorsi, una visione comune

Aurore Casanova non nasce come progetto di marketing, ma come espressione naturale di due percorsi personali.

Aurore, ex ballerina, porta con sé una formazione fatta di disciplina, ascolto e ricerca dell’equilibrio. Un’esperienza che l’ha condotta anche a vivere un anno a Roma, ampliando il suo sguardo e il suo rapporto con il tempo.
Jean-Baptiste proviene invece da un ambito tecnico altamente specializzato, legato alla progettazione e realizzazione di protesi, dove precisione, controllo e attenzione al dettaglio sono imprescindibili.

Si sono conosciuti ad un corso di viticoltura e da li nasce tutto e queste due sensibilità si ritrovano chiaramente nel vino.

 

Biodinamica e attenzione al dettaglio

Il lavoro in vigna segue un approccio biodinamico, applicato con intelligenza e senza dogmi. L’obiettivo non è aderire a un protocollo, ma favorire l’equilibrio naturale della pianta e la vitalità del suolo.

Questa filosofia si traduce in una cura estrema dei dettagli pratici. Durante la visita, uno degli esempi più emblematici riguarda la scelta delle cassette per la vendemmia: il colore non è casuale. In base alle condizioni climatiche, vengono utilizzate cassette diverse, perché una cassetta bianca e una grigia possono generare fino a 2,5 °C di differenza nella temperatura delle uve. Un dettaglio che incide direttamente sulla qualità del frutto che arriva in cantina. Qui il dettaglio non è ossessione, ma forma concreta di rispetto.

La vinificazione, una  volta pressate le uve, non vede distinzione tra cuvèe e taille. Poi si prosegue con affinamento in legno di vario tipo prima del tiraggio.

 

La degustazione: un gioco per leggere territorio e cépage

Aurore Casanova. Ascoltare la Champagne, leggere i terroirLa degustazione è stata impostata come una sorta di gioco didattico, pensato per comprendere al meglio stile, territorio e vitigno attraverso tre Champagne, degustati in sequenza.

Chardonnay – Le Mesnil-sur-Oger
Un’apertura luminosa e verticale, giocata su agrumi freschi e mineralità gessosa. Bocca tesa, precisa, profondamente territoriale.

Aurore Casanova. Ascoltare la Champagne, leggere i terroirPinot Noir – Puisieulx
Un grande Pinot Noir, con frutti rossi, frutta candita e una profondità notevole. Proviene da vigne piantate negli anni ’60 dalla madre di Aurore, un dettaglio che aggiunge valore umano e storico al vino. Elegante, profondo, mai eccessivo.

Cuvée Union – Puisieulx & Le Mesnil
Assemblaggio di Chardonnay e Pinot Noir, provenienti da Puisieulx e Le Mesnil. Un vino di grande complessità e profondità, con agrumi canditi, stratificato, armonico, capace di unire tensione e volume.

Sono vini da ascoltare, che non cercano l’impatto immediato, ma si fanno amare sorso dopo sorso. Un bellissimo “gioco” per comprendere davvero terroir e cépage.

 

Un progetto da seguire

La visita di ottobre da Aurore Casanova è stata molto più di una degustazione: un momento di confronto autentico, fatto di osservazione, dialogo e consapevolezza.

Aurore Casanova rappresenta una Champagne contemporanea ma non modaiola, biodinamica senza ideologia, tecnica senza rigidità, profondamente rispettosa dei luoghi.
Una produttrice i cui Champagne meritano senza dubbio di essere provati, da chi cerca nel vino non solo qualità, ma senso del territorio e autenticità.

 

Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo