L'Aietta. Francesco Mulinari: il vino, la terra, l’anima
28 Mag 2025
Vigne e orizzonti

L’Aietta. Francesco Mulinari: il vino, la terra, l’anima

 

Nuove tappe per Vino e Orizzonti: oggi approdiamo a Montalcino, terra d’eccellenza e tradizione a me molto cara, tra le colline che da secoli parlano il linguaggio del Sangiovese. Cambiamo orizzonte, ma restiamo fedeli alla nostra curiosità: quella che ci spinge a scoprire storie autentiche, come quella di Francesco Mulinari e della sua piccola, ma sorprendente realtà: L’Aietta.

L'Aietta. Francesco Mulinari: il vino, la terra, l’animaCi sono luoghi dove il vino non è solo un prodotto, ma un’espressione sincera di vita. Dove il tempo rallenta, i racconti scorrono tra le botti e i sorrisi nascono spontanei, come tra vecchi amici.
L’ho conosciuto per caso, Francesco. Era un pomeriggio d’estate che doveva durare un’ora… finì a cena. Mi sono sentito come da bambino, quando andavo in cantina con mio papà: emozionato, felice, appagato.
Da allora, ogni volta che torno a Montalcino, passo da lui. È diventato un appuntamento fisso, un momento di condivisione autentica. Ritrovo sempre lo stesso calore, la stessa magia.

L'Aietta. Francesco Mulinari: il vino, la terra, l’animaLa sua Aietta è una cantina piccola, autentica, scavata nella roccia e immersa in un angolo di Montalcino che profuma di memoria contadina. Francesco non è solo un vignaiolo: è un custode di verità, un artigiano d’altri tempi, un uomo che vive il vino con amore profondo.
Ogni visita da lui è un ritorno a qualcosa di essenziale. È sempre bello ascoltare – e riascoltare – la sua storia: ogni volta mi sembra nuova, ogni volta mi affascina.

Sapete quanto io ami le piccole aziende artigianali e il più possibile naturali. Nel 2022, incuriosito da un post su Facebook, sono andato a scoprire questo piccolo produttore di cui non avevo mai sentito parlare. E ne sono uscito trasformato.
Parlo dell’azienda probabilmente più piccola di Montalcino. Se c’è un esempio autentico di vin de garage, è questo: poche migliaia di bottiglie, una qualità sorprendente.

Siamo appena sotto le mura del borgo, su una strada ripida che scende verso un piccolo vigneto ad anfiteatro esposto a sud-ovest. Poco prima si trova la cantina, disposta su due livelli: sopra la vinificazione, sotto l’affinamento e lo stoccaggio.

L'Aietta. Francesco Mulinari: il vino, la terra, l’animaLa storia della sua azienda nasce da un piccolo appezzamento di mille metri quadrati proprio sotto alle mura di Montalcino (oggi, tra scassi e ampliamenti, è diventato mezzo ettaro), acquistato dal padre nel 1995. Ma come mai Francesco arriva nel mondo del vino? Classe 1983, inizia ad appassionarsi all’agricoltura e nel ’97 si iscrive all’istituto agrario, iniziando a fare pratica sui filari abbandonati del terreno di famiglia. Di questi, in seguito, si scoprì che erano iscritti a Brunello

Così mi sono detto: sono a Montalcino, mi piace l’agricoltura, e allora? Facciamo ‘sto Brunello.

Fino al 2013 ha girovagato per aziende importanti di Montalcino come Tenuta Vitanza, Casanova di Neri, Il Marroneto, per un periodo da Marino Colleoni, alcune vendemmie da Giancarlo Pacenti e infine al Castello Romitorio

Dove stando in ufficio ho imparato gli aspetti burocratici e un po’ pallosi di questo lavoro

Ma è in quel momento che decide di dedicarsi esclusivamente al proprio vino.

L’azienda nasce nel 2001, quando Francesco decide di coltivare un appezzamento di famiglia. Il nome “L’Aietta” deriva da un terrazzamento del vigneto chiamato “Aia”, dove si organizzavano feste e ritrovi.
Francesco ha restaurato i muretti a secco e piantato tutto ad alberello – scelta quasi obbligata. Basta vedere le foto per capire la fatica. Oggi si cammina tra i filari circondati da boschi, silenzio e una biodiversità mozzafiato. Il dislivello tra la prima e l’ultima vite supera i 100 metri.

Oltre a questo appezzamento (unico iscritto a Brunello), coltiva altri vigneti in zone diverse di Montalcino, tra cui uno a sud e uno a est, dove sorgerà la nuova cantina. Ma l’idea resta chiara: essere un piccolo produttore, coerente con sé stesso.

Francesco è un tuttologo del vino: vigna, cantina, degustazioni, vendita. Ha iniziato in modo convenzionale, è passato al biologico e ora guarda alla biodinamica, frutto di anni di studio e confronto. Per alcune lavorazioni usa anche il cavallo, in collaborazione con La Piombaia e Villa Cipressi.

La cantina è una tana del vino: piccola, vera, piena di bottiglie, cartoni, botti, passione.
Iniziamo la degustazione con il metodo classico rosé a base Sangiovese, affinato in anfora: fine, strutturato, fresco, armonico. Lo beviamo a temperatura di cantina e… finisce troppo in fretta.
I suoi vini sono puliti, precisi, vivi. Raccontano il terroir e il carattere del vignaiolo. Gli assaggi dalle botti e dalle bottiglie si susseguono in un pomeriggio felice, che mi ricorda perché amo il vino e la condivisione.

Brunello e Rosso sono esempi perfetti di come si possano fare grandi vini senza chimica, senza tecnologia esasperata, solo con onestà e lavoro. Sono vini senza difetti, verso quella perfezione che è il cruccio di Francesco. Ma soprattutto, sono identitari.

Gli altri suoi vini
  • Grandine: doveva essere un passito, ma una grandinata ha cambiato i piani. Malvasia, Vermentino, Zibibbo. Fresco, minerale, aromatico. Una sorpresa piacevolissima.
  • Rosso di Montalcino: fruttato, note di erbe mediterranee, salvia, balsamicità. Tannino elegante, buona persistenza. Autentico.
  • Rosso di Montalcino Anfora, prima annata 2021 Sei mesi di macerazione sulle bucce, sei mesi senza bucce sempre in anfora, poi altri sei in bottiglia. Frutto pieno, vino di corpo e di beva bellissima. Vino spettacolare.
  • L'Aietta. Francesco Mulinari: il vino, la terra, l’animaQuintoelemento: uvaggio chiantigiano storico (Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Trebbiano). Equilibrato, pulito, grande bevibilità. Perché si chiama così? Andate a trovarlo e scopritelo: Francesco è pieno di sorprese.
  • Brunello di Montalcino: ciliegia, ribes, scorza d’arancia, fiori, spezie. Freschezza, pienezza, tannino integrato, lunga persistenza minerale. Un piccolo gigante, già oggi godibilissimo.

Sempre a Montalcino, Francesco ha acquisito un podere in zona Ponte degli Abeti (vicino a Fuligni), dove sorgerà la nuova cantina ma anche la sua nuova casa. Qui ci sarà più spazio per lo stoccaggio del vino e per l’accoglienza, ma anche un nuovo terreno dove è stato piantato un vigneto di 2000 metri con 2000 piante di Sangiovese con sesto d’impianto 120×80. Chissà se avremo nuovi vini…

Con Francesco il tempo vola. In un mondo del vino che corre veloce, lui è una radice che resiste.
Ogni volta che lo saluto, so già che non vedo l’ora di tornare.

Perché da Francesco non si va solo a degustare vino: si va a respirare verità, a parlare di vita, a sentirsi a casa.
Francesco non fa semplicemente vino. Custodisce un pezzo autentico di Montalcino, fatto di legami sinceri, memoria contadina ed emozioni vive.
Ogni sorso racconta una storia, ogni visita è un ritorno a qualcosa di essenziale.

Se amate i vini veri e le persone autentiche, andate a trovarlo.
Vi porterete a casa molto più di qualche bottiglia: vi porterete un frammento di terra, di passione e di umanità.
Con lui si va per un’ora e si resta tutto il pomeriggio e ogni volta, mentre me ne vado, sorrido e penso: forse, un giorno, potrei anche restare (è il mio sogno nascosto nel cassetto)

 

Emanuele Muzzo

Su Instgram è semplicemente Emanuele Muzzo

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